Civitanova, in 200 per la Pastasciutta Antifascista: "Basta propaganda, l’integrazione salva le nostre scuole"
CIVITANOVA MARCHE –Quindici tavolate lunghe e fitte, dove lo spazio stretto si fa subito comunità. Almeno dodici persone a fila, forse qualcuna in più, per un colpo d'occhio che al campetto della Cherubini di Civitanova Alta profuma di partecipazione. Lo spazio, gestito dalla Società Operaia, ha fatto da cornice perfetta al successo della tradizionale Pastasciutta Antifascista del 25 luglio, promossa e organizzata quest'anno da un'alleanza stretta tra Anpi Civitanova Marche-Montecosaro, Spi Cgil e Anffas. Insieme, per portare oltre duecento cittadini a condividere un rito che unisce memoria e presente.
Il filo conduttore è lo storico gesto della famiglia Cervi che, il 25 luglio 1943, alla notizia della caduta del fascismo e dell'arresto di Mussolini, offrì pasta a tutto il paese di Campegine per festeggiare la fine della dittatura. Ottantatré anni dopo, a Civitanova quella stessa pasta diventa l'occasione per disinnescare la retorica geopolitica contemporanea e smontare i cliché della propaganda sulla "Remigrazione".

La tesi emersa dal dibattito tra i tavoli è netta: "L'immigrazione – è stato sottolineato a più riprese – non è una crisi permanente, ma una realtà demografica ed economica da governare con i criteri di una reale integrazione. In un'Italia colpita da un inverno demografico senza precedenti, sono proprio i figli delle famiglie immigrate a riempire le aule, salvando gli istituti scolastici del territorio da accorpamenti e chiusure certe".
La critica alla gestione attuale si fa allora politica e sociale:"La finta lotta ai flussi migratori non ferma gli arrivi, ma produce solo precarietà giuridica. Il risultato? Lavoratori invisibili lasciati in balia dello sfruttamento".
La serata del campetto Cherubini ha dimostrato che si può fare memoria attiva anche a tavola, unendo una grande festa popolare a una riflessione lucida sul futuro del Paese.





pioggia moderata (MC)
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