La "metamorfosi" di Parcaroli: da imprenditore a politico di professione in cerca di consenso (e stipendio)
In attesa che Godo ci faccia sapere se ha una lista con cui si candida, probabilmente con gesto teatrale lo farà il 25 aprile, termine ultimo, come a dire: “Cari maceratesi ecco la vostra liberazione”, si possono tuttavia fare delle prime considerazioni. Intanto dobbiamo salutare con soddisfazione la trasformazione di Sandro Parcaroli, riuscito in una metamorfosi che di certo Ovidio non poteva immaginare. Va già meglio con Franz Kafka ed in effetti il nostro amato sindaco, in cerca di continuità, qualche tratto di somiglianza con Gregor Samsa ce l’ha, anche se a Parcaroli auguriamo una fine migliore. Risvegliarsi insetto non dev’essere piacevole, ma quel che è peggio è che il povero Gregor finisce rifiutato dai suoi.
C’è molto di kafkiano nella vicenda politica del Centrodestra maceratese e quindi le "Metamorfosi di Parcaroli" sono in totale sintonia. Che capita? Che il nostro è il solo politico di professione a candidarsi nella tornata elettorale di fine maggio. Ai maceratesi ancora nessuno lo ha detto, ma devono essere informati del fatto che con le loro imposte contribuiranno – come avveniva nel Medioevo – a mantenere il signor Sindaco che non ha nessuna altra occupazione se non quella che gli deriverà, sempre che venga rieletto, dalla carica di primo cittadino con appannaggio pari a 115.920 euro.
Si è detto nel primo mandato che egli avrebbe devoluto l’assegno mensile (circa 6 mila euro netti al mese) in beneficenza, ma non si ha traccia di queste elargizioni. A maggior ragione è legittimo ritenere che se verrà rieletto s’intascherà, com’è giusto che sia, il suo emolumento. Perché Sandro Parcaroli, alla testa del Centrodestra, ma ancora orfano della lista che deve candidarlo, oggi è un politico di professione. Lui continua a definirsi imprenditore, ma da quel che risulta il suo ingrosso di computer lo ha venduto e anzi, in occasione della inchiesta che riguarda la R-Store di Napoli che ha assorbito la Med-Store di Parcaroli con sede a Piediripa, il Sindaco ci ha tenuto a specificare che lui con la Med non c’entra più nulla e che anche i figli suoi, pur mantenendo incarichi in alcune società satellite con il core business di R-Store, che è la distribuzione di prodotti Apple “ereditata” dal padre, non c’entrano nulla, come da nota dell’avvocato Gabriele Cofanelli.
Non risulta che il perito informatico Sandro Parcaroli abbia sin qui intrapreso altre attività imprenditoriali, dunque il nostro sindaco è, si presume data l’età, o pensionato o sindaco a tempo pieno; dunque un politico di professione. È qui che si sostanzia la metamorfosi che forse sta diventando per lui un po’ imbarazzante. Mentre Marco Sigona, medico e dermatologo, ben rappresenta il suo impegno diuturno in ospedale, mentre Mattia Orioli svolge la professione forense, Giordano Ripa continua nella “missione” di medico, Giancarlo Tittarelli è il direttore del centro commerciale Val di Chienti, di Sandro Parcaroli non si conosce un’altra occupazione oltre a quella di sindaco.
È singolare che l’imprenditore prestato alla politica, che si è fatto eleggere a capo di una lista civica che poi ha dissolto come neve al sole, oggi divenuto dirigente regionale della Lega, si debba ripresentare all’elettorato dicendo: votatemi perché faccio il sindaco. Ecco la metamorfosi: da civico, da rappresentante della società civile in sei anni si è fatto integrale interprete della carriera politica, dei codici della politica.
Questo suo percorso personale spiega però molte altre cose: la scarsissima attenzione che ha prestato all’incremento di strutture produttive in città. Aveva promesso – da imprenditore dell’informatica – al suo esordio come sindaco di creare una sorta di Silicon Valley a Valleverde, aveva promesso sostegno alle attività artigianali da riportare addirittura in centro storico, aveva promesso la Raci per sostenere gli allevatori (com’è andata col mattatoio lo sanno tutti e la storia è solo all’inizio), aveva promesso il nuovo polo ortofrutticolo forse sapendo che il grosso delle imprese di Macerata è ancora nel settore dell’agricoltura (sono 482 e sono le più numerose), aveva promesso che il Centro Fiere che per ora non è stato restituito alla città, ma ospita qualche evento privato a pagamento, sarebbe diventato un nuovo volano d’impresa. Di tutto ciò nulla è accaduto.
I risultati dopo sei anni sono che a Macerata ci sono, rispetto al 2022, 303 imprese in meno e che solo nell’ultimo anno (2025 su 2024) sono chiuse 215 aziende manifatturiere (per intenderci quelle che creano davvero ricchezza). Il segretario provinciale di Fratelli d’Italia Massimo Belvederesi ha fatto sapere che la filiera positiva Comune-Regione-Governo in mano al Centrodestra ha portato a Macerata mezzo miliardo di euro. Giusto per quelli che hanno la mia età è un fiume di soldi pari a mille miliardi delle vecchie lire. Giusto per divertirci diciamo che sono più di dodicimila euro per ogni maceratese, poppanti e ultracentenari inclusi.
Tutto questo si sarebbe dovuto tradurre, se amministrato con il criterio dell’imprenditore di cui Parcaroli si autodefinisce interprete, in una spinta formidabile alla industrializzazione di Macerata, alla creazione di strutture capaci di incrementare la produttività e il valore aggiunto della città. Non pare sia accaduto; in dettaglio me ne occuperò nei prossimi giorni.
Immagino che non sia accaduto perché appunto c’è stata la metamorfosi che ora impone a Sandro Parcaroli di aspettare che si acquetino le doglie della sua Lega, lui è un dirigente regionale del partito che fa capo a Matteo Salvini che peraltro lo ha imposto come candidato al Centrodestra, e venga partorita la lista dove lui sarà candidato. Ormai Parcaroli è un esponente di partito e si trova nella imbarazzante condizione di non poter chiedere ospitalità ad altra lista se non quella che ha, anche se in condominio con qualche esercente il commercio, il simbolo leghista.
Ma se non gli fanno la lista rischia di restare disoccupato. Perché, da politico di professione, deve farsi eleggere per guadagnare anche uno stipendiuccio da seimila euro o giù di lì al mese pagato dai contribuenti maceratesi.

nubi sparse (MC)
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