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Politica Macerata

“Ego te baptizo piscem”: e Parcaroli vegano si ritrovò creato Sindaco

“Ego te baptizo piscem”: e Parcaroli vegano si ritrovò creato Sindaco

“Ego te baptizo piscem”. S’usava così una volta quando i cardinali, o addirittura il Papa, rendevano plausibile l’assurdo. La storia si racconta a proposito del cardinale Egidio Albornoz – c’entra con Macerata perché le mura vennero rifatte per suo ordine: noi c’abbiamo l’assessore Lego e pure il Papa nel ’300 c’aveva il cardinale Lego – che giunto a Bologna come legato chiese alle suore di fargli i tortellini, ma era vigilia e le consacrate si rifiutarono.

Allora il cardinale, che li pretese, per evitare lo scandalo li battezzò pesce: precetto di magro rispettato. A Sandro Parcaroli è successa la stessa cosa: scortato dai fidi Mauro Lucentini, il “Basettoni” della Lega in provincia di Macerata, e dal vice-provinciale Luca Buldorini, detto l’uomo con la valigetta perché è fornito del necessaire, si è presentato al cospetto di Matteo Salvini che è – come i porporati di una volta – onusto d’incarichi (ministro degli LL.PP. delle infrastrutture e dei treni in ritardo, vicepresidente del Consiglio, segretario federale della Lega), il quale non con la spada di Alberto da Giussano – passata un po’ in sordina come del resto anche la mitraglietta FN Minimi della Folgore – ma con una pacca sulla spalla gli ha detto: io ti creo sindaco.

L’“ego te baptizo piscem” a Sandro Parcaroli, diventato vegano – per questo ha fatto ritrarre il Comune dalla gestione e dalla proprietà del mattatoio in favore dell’imprenditore Ilario Marcolini, così come ha di fatto messo da parte la Raci: è intima convinzione etica – è stato particolarmente gradito.

Potrà dire di sé – come si scrive sui cosmetici cruelty free – “nessun animale è stato ucciso” per questa mia carica. Diciamo però che un paio di vittime in questa faccenda ci sono. La prima è sicuramente la dignità politica di Macerata. La città si sta facendo imporre il Sindaco da Roma con un processo che, almeno a giudicarlo da come viene proposto, tutto è tranne che democratico. S’usava appunto nello Stato pontificio del basso Medioevo la creazione delle cariche per decreto.

La dignità di Macerata è stata calpestata nell’incontro d’investitura anche per l’assenza di qualsiasi rappresentante della comunità cittadina. A parte Parcaroli, che è un maceratese d’adozione, della città non c’era nessuno e francamente resta poco spiegabile perché in questo vertice leghista non fosse presente anche, anzi soprattutto, l’avvocato Aldo Alessandrini che della Lega è contemporaneamente segretario cittadino e capogruppo in Consiglio comunale.

È pur vero che Sandro Parcaroli si è già fatto dettare la sua giunta bis: vicesindaco Luca Buldorini, l’uomo con la valigetta accolto a Roma come uno dei magi; assessore Lego e assessora Imballo confermati; Giuseppe Romano assessore al commercio e alla famiglia. Questi erano tutti alla cena con cui Luca Buldorini – ora rinnega – ha fondato Compagnia Marca Libera, la falange del generale Roberto Vannacci.

Il fatto che l’ex parà ora abbia strappato con Salvini crea un qualche imbarazzo, ma comunque consegna a Macerata, forse in riparazione del fatto che appunto la città nella scelta del candidato sindaco del Centrodestra non conta nulla, un nuovo primato: sarà, ammesso ma niente affatto concesso che Parcaroli ce la faccia, la prima città ad avere come sindaco un’espressione diretta degli amici del generale Roberto Vannacci.

Per la Civitas Mariae, per la città della pace, dove la carità cristiana, la tolleranza, la solidarietà sono i cardini del vivere civile, si prepara un’amministrazione che si fonda su concetti come “Mussolini è uno statista come lo sono stati Cavour e Stalin”, “Con me siete in tanti: è come avere davanti a me la decima legione”, “Che piaccia o no non nasciamo uguali su questa terra”, “Cari omosessuali normali non lo siete”, “Per quanto esecrabile l’odio è un sentimento che non può essere represso in un tribunale”.

Ci sono in quella “falange” molti altri pensieri di ancor più pregnante profondità che sono il corredo ideale della squadra che attornia Sandro Parcaroli e che gli ha fatto da corteo verso l’investitura ricevuta da Salvini.

La seconda vittima di questa faccenda è proprio il Centrodestra locale. Subisce un candidato calato da Roma, imposto da una forza politica che, stando alle elezioni regionali appena trascorse, è largamente minoritaria. Si dice: sono gli equilibri di coalizione.

Ci sta; anche se Forza Italia, quando saprà che Fratelli d’Italia in cambio di Parcaroli vuole Civitanova Marche – che non è capoluogo, ma è la città di maggior peso della provincia – forse non ci resta tanto bene. E del resto gli stessi militanti meloniani si domanderanno perché un partito che ha un terzo dei consensi in città non debba avere anche il Primo cittadino. E poi c’è il comparto dei civici.

Sandro Parcaroli è stato eletto dalla sua lista e i civici si sentono traditi: il gruppo misto in Consiglio comunale non è mai stato ampio come in questa sindacatura. C’è un’antica regola per ora mai smentita: per fare il Sindaco ci vogliono i voti.

Qualcuno nel Centrodestra ha cominciato a domandarsi se il consenso su Parcaroli sia così granitico. Diciamo la verità: c’è una malcelata paura di perdere che comincia ad avere una qualche eco anche a palazzo Raffaello in quel di Ancona, dove siede colui che tutto può: Francesco Acquaroli, che certo non gradirebbe una sconfitta nella sua provincia. E allora ecco che scatta il metodo Parcaroli.

Già sta dicendo in giro che, se anche Salvini lo ha indicato, e per lui è un onore sovrano, ci deve pensare. Ora va a Zanzibar; al ritorno dirà. Si accettano scommesse; non scioglierà alcuna riserva e cercherà di adottare con il Centrodestra, come ha fatto in tante altre occasioni, la tattica della rana bollita: far passare il tempo fino al punto in cui la sua candidatura diventa ineluttabile. Del resto l’Ego te baptizo piscem funziona così: prescinde dalla realtà.

 

P.S.: Ne riparleremo, comprate i pop corn perché siamo solo all’inizio.

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