Il più soddisfatto è probabilmente Gianluca Tittarelli, il maggiore candidato del Centrosinistra, che ora sa di potercela fare. Ci sono già degli sconfitti dopo il pronunciamento che finalmente ha sciolto la riserva sulla ri-candidatura di Sandro Parcaroli. Il Sindaco uscente ha affidato alla città una lettera politicamente inconcludente, piena di buoni sentimenti, vuota di qualsiasi contenuto. Siamo tornati ai tempi della lacrima sul viso della prima campagna elettorale con un ulteriore balzo in avanti: a scrivere le lettere ora ci pensa l’intelligenza artificiale. Che ha un difetto: non ha sentimenti e dunque quando cerca suscitare emozioni è facile smascherarla. A dare l’esempio su un disinvolto ricorso a ChatGPT è uno dei componenti del quartetto eccetera. Ma l’IA applicata al Parcaroli pensiero (l’ossimoro è sempre in agguato) lascia sul campo dei caduti.
Gli sconfitti sono Macerata impedita a esprimere una candidatura all’altezza della sfida culturale, sociale ed economica dei prossimi cinque anni e i partiti locali del Centrodestra che si fanno imporre il candidato dall’alto e non avranno alcuna autonomia nel condurre la campagna elettorale e tanto meno nell’elaborazione del programma che peraltro per questo Centrodestra è pleonastico. Ma c’è anche un altro sconfitto ed è lo stesso Sandro Parcaroli che finisce sotto tutela. Ha provato a pretendere un posto garantito per il quartetto eccetera: Festino, Valigetta, Lego e Imballo anche se su questo ultimo nome il Sindaco è disposto a cedere: c’è stato un inatteso “divorzio”. Gli è stato risposto: accontentati che non ti rimandiamo a casa, la giunta si sceglie in base al peso elettorale.
Ed eccolo pronto camaleonticamente a trasformarsi da candidato della Lega in uomo di Fratelli d’Italia che però non vuole ufficialmente saperne. Parcaroli può perdere e l’ordine di scuderia partito da Giovanni Donzelli è “ce lo dobbiamo sorbire perché Matteo Salvini si è impuntato, ma sia chiaro: se perde deve essere una sconfitta della Lega”. Preso atto che il Sindaco non è in grado di pronunciare un discorso pubblico di spessore, la campagna elettorale viene affidata a una specie di commissario ad acta imposto alla Lega locale da Matteo Salvini, l’onorevole Riccardo Augusto Marchetti, a un esperto di comunicazione e poi viene resuscitato come pretoriano di ferro quel Fabio Pistarelli ora recuperato come cane da guardia di questo Sindaco per conto di Fratelli d’Italia con il compito di sorvegliare strettamente sulla composizione della futura giunta.
Il Sindaco uscente così viene formalmente candidato da una Lega sfaldata, che sta perdendo i pezzi e che è in preda a una faida interna. L’escamotage è presentare Parcaroli come candidato di coalizione il che consente a Forza Italia di dettare pesanti condizioni. Lo scenario è comunque da tutti contro tutti. I sintomi? Laura Laviano assessore all’ambiente e alle attività produttive è uscita dalla Lega. E’ stata crocifissa dall’onorevole Giorgia Latini, che però è stata a sua volta costretta a digerire il commissariamento di Parcaroli da parte di Marchetti per evitare che Renzo Marinelli diventasse il plenipotenziario del maceratese, e da Mauro Lucentini. I modi sono stati maldestri, il contenuto politico inaccettabile. Si è detto alla Laviano: fatti da parte da assessore se non stai più nella Lega. Facile la risposta: io sto qui perché eletta. E non si può dire lo stesso di Andrea Marchiori o di Katiuscia Cassetta.
E già questo la dice lunga su come la Lega locale considera l’elettore. Ma che in quel partito ci sia una serie di “ricatti” incrociati è testimoniato dal fatto che mentre si crocifigge Laura Laviano nulla si è detto di Francesco Luciani, presidente del Consiglio comunale in quota Lega, che correrà nella lista civica “I Marchigiani” animata dall’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro. C’è poi l’incognita Claudio Carbonari anche lui ex Lega e ora pronto a fare una sua lista magari in raccordo con i Marchigiani, ma assai poco disponibile ad appoggiare Parcaroli, come del resto Maurizio Del Gobbo uscito dal Pd. Calcinaro è un civico che Guido Castelli ha convinto ad appoggiare Acquaroli, ma pare che tra i due non corra affatto buon sangue.
Questo è il clima in un Centrodestra che è stato logorato nel consenso dallo stesso Parcaroli. Ci sono i risultati delle regionali a dirlo. Macerata è la città dove il Centrodestra è andato peggio. Acquaroli ha prevalso con appena il 50,4% e tutti i partiti che lo appoggiavano hanno avuto qui risultati deludenti: Fratelli d’Italia non è arrivata oltre il 28,3%, la Lega ha perso due voti su tre con un misero 7,8%, ancora peggio Forza Italia inchiodata al 6. Sommati fanno il 41% largamente insufficiente per vincere al primo turno. Parcaroli può contare solo su queste tre liste perché i civici al momento del formarsi della giunta presenteranno un conto salato. Al punto che si comincia a ragionare di un listone maceratese di personaggi della società civile “equivicino” a Parcaroli ma non di sostegno.
Il non brillante risultato del settembre scorso potrebbe diventare un incubo tra tre settimane. Il referendum sulla riforma Nordio se a Macerata va male rischia di far implodere il Centrodestra. Il Sindaco non ha detto una parola, nessuno dei partiti di Centrodestra ha fatto campagna per il sì. Anche in questo l’ordine è partito da Roma; Giorgia Meloni non vuole che una eventuale sconfitta al referendum si riverberi su di lei. Dunque tutti allineati e coperti. A livello nazionale le forze minori del Centrodestra dicono di votare sì al referendum, ma in realtà voteranno no proprio per ridimensionare il potere e il peso di Giorgia Meloni. In fin dei conti la Riforma Nordio è cosa che sta a cuore solo a Forza Italia.
In queste condizioni a Macerata il Centrodestra si trova a fare campagna elettorale con tre handicap.
- Il primo è dato dal fatto che a sostenere Parcaroli saranno solo i colonnelli dei partiti peraltro spaccati al loro interno. Non ha intorno a sé una parte viva della città fatta di professioni, imprenditori e intellettuali.
- Il secondo handicap è l’indagine sul mattatoio che peraltro tra meno di un mese chiude definitivamente.
- Il terzo handicap è che non può neppure indicare la squadra di governo perché ha un’autonomia assai limitata e non ha un esercito che va a caccia di voti per lui, tenendo conto che ci sono almeno altre due o tre liste nel centrodestra che comunque gli sottrarranno consenso.
Parcaroli però va già promettendo posti raccontando che lui ha i pieni poteri. Stando ai sondaggi Fratelli d’Italia andrà attorno al 29, Forza Italia al 7, la Lega non può sperare di andare oltre il 4% perché erosa dalla lista Vannacci. Comunque il pallottoliere della giunta non torna. Fratelli d’Italia ha già prenotato i posti: Paolo Renna Vicesindaco, assessori Simone Livi, Pierfrancesco Castiglioni e Romina Leombruni. Nessuna possibilità per Francesca D’Alessandro la vicesindaco uscente sulla quale c’è un doppio veto. La Lega se prende il 4% deve accontentarsi di un solo assessore. Ci sarà una lotta al coltello tra Andrea Marchiori, Luca Buldorini e Giuseppe Romano, ma c’è una variabile: Anna Menghi, indispensabile per rispettare la quota di almeno tre assessori donna.
E poi c’è Forza Italia che cercherà di avere due posti, ma probabilmente ne avrà uno solo. Altra lotta intestina tra Riccardo Sacchi e Barbara Antolini. C’è infine l’incognita dei civici: Francesco Luciani pretenderà un incarico. Nel Centrosinistra c’è una situazione analoga e tuttavia Gianluca Tittarelli si presenta come civico e ha dalla sua l’opportunità di raccogliere i delusi da sei anni di Centrodestra. Certo la lista di Marco Sigona e quella del Terzo polo possono essere elementi di attrazione dell’elettorato di centro. In proiezione ballottaggio è più probabile che il Centrosinistra ritrovi unità di quanto possa accadere nel Centrodestra dove se Paracroli non passa al primo turno potrebbe scontare una disaffezione dell’elettorato nella seconda e decisiva tornata. Questo è il quadro. Verrebbe da dire al Centrodestra: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

cielo coperto (MC)
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