E per evitarlo, a Macerata non facciamo le elezioni: Sandro Parcaroli sia confermato sindaco con un decreto del ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini. Così risparmiamo i soldi delle elezioni!
Il “caso” di Aldo Alessandrini ha del clamoroso, è sconcertante ed è un’offesa alla democrazia. I fatti sono noti. Da segretario cittadino e capogruppo in consiglio comunale della Lega, l’avvocato – che ha svolto il suo impegno consiliare con “disciplina ed onore”, come dovrebbe fare qualsiasi civil servant – ha contestato la composizione della lista del suo partito, che si è apparentato con un gruppo di negozianti per fare la somma di due debolezze, e se ne è andato.
È stato accolto in Forza Italia e ha sottoscritto la candidatura al prossimo Consiglio comunale con questa motivazione offerta dalla segretaria cittadina di Forza Italia, avvocatessa Barbara Antolini:
“In questo percorso di crescita e consolidamento (di Forza Italia) si inserisce con grande valore l’ingresso dell’avvocato Aldo Alessandrini, professionista stimato e figura profondamente radicata nella comunità. La sua scelta di candidarsi con Forza Italia rappresenta un segnale importante e conferma la capacità del nostro partito di essere un punto di riferimento credibile per chi vuole impegnarsi concretamente per il bene della città”.
Tutto questo accadeva il 22 aprile. Il giorno dopo: contrordine compagni. Ad Aldo Alessandrini viene impedita la candidatura. I vertici regionali della Lega – l’ascolana onorevole Giorgia Latini e il commissario provinciale Mauro Lucentini – si rivolgono a Matteo Salvini, il quale ordina a Forza Italia, che ubbidisce, di cacciare Alessandrini.
Giova ricordare che lo stesso Matteo Salvini ha imposto a Francesco Acquaroli, presidente della Regione ed esponente di primo piano di Fratelli d’Italia, di ricandidare Sandro Parcaroli. Dunque il Centrodestra di Macerata è totalmente eterodiretto.
Già questo basterebbe a far sollevare qualche perplessità e, come avrebbe detto Francesca da Rimini: “Il modo ancor m’offende”. Ma ciò su cui i dirigenti locali del Centrodestra non stanno riflettendo sono le conseguenze sulla credibilità dell’alleanza: sia per quanto riguarda l’autorevolezza e l’autonomia degli esponenti, ma soprattutto sulla capacità di tenuta, una volta che fosse confermata al governo della città.
Ci sono alcune considerazioni da fare. La prima riguarda proprio il sindaco e la sua credibilità. A fronte di questo schiaffo che è stato dato ad Aldo Alessandrini (si tratta di circostanza penalmente rilevante), Sandro Parcaroli ha affermato che “puntava a un posto garantito, cosa che non credo sia giusto richiedere prima”.
Ora il sindaco dimentica che l’assessore “Lego” (al secolo Andrea Marchiori) pretese nel 2020 l’assicurazione – che lui gli diede – del posto di assessore per ritirarsi dalla corsa a Sindaco in favore di Parcaroli. Marchiori non fu neppure eletto e Sandro Parcaroli gli garantì il posto in giunta, così come fece con Katiuscia Cassetta e Oriana Piccioni, entrambe non elette.
Dunque questa è la prima “dimenticanza” del sindaco. La seconda sta nel prosieguo della dichiarazione di Parcaroli, sempre su Alessandrini:
“Il cambio di casacca, purtroppo, avviene spesso, ma non credo sia corretto nei confronti di chi ti ha dato fiducia in passato e cerca di capire come ti comporterai in futuro”.
Da che pulpito! Sandro Parcaroli dimentica di essere stato eletto in una lista civica che portava il suo nome. Ai tempi della sua candidatura egli spergiurò di essere un imprenditore prestato al servizio della città e attorno alla civica che portava il suo nome si riunirono pezzi non irrilevanti della società civile. Appena eletto, per convenienza personale, Sandro Parcaroli si è iscritto alla Lega e ne è diventato dirigente regionale. Non solo: ha remato contro la sua lista civica.
Ecco, basta questo per nutrire dubbi su “come si comporterà in futuro” questo candidato sindaco.
Ma andiamo oltre. È di tutta evidenza che dentro Forza Italia si è scatenata una faida. Riccardo Sacchi evidentemente non gradisce la presenza di concorrenti perché rivuole il posto da assessore. Ha storto il naso sull’arrivo in Forza Italia di due dissidenti della giunta Parcaroli: Laura Laviano, assessore unico eletto della Lega, che ha lasciato il partito, e Silvano Iommi, uno dei “traditi” dal passaggio di Parcaroli dalla lista civica alla Lega.
Ma alla fine Barbara Antolini ha avuto la meglio e tanto Laura Laviano quanto Silvano Iommi sono candidati con Forza Italia. La domanda è: perché la levata di scudi contro Alessandrini? La risposta è semplice: perché la candidatura dell’ex segretario cittadino della Lega è la prova dell’enorme difficoltà dei salviniani e un competitor interno a Forza Italia temibilissimo.
A questo punto però una domanda va posta a Barbara Antolini: che fa? Si dimette da segretario cittadino? Può sopportare di essere stata palesemente sfiduciata?
E, allargando lo sguardo: con quale credibilità oggi il Centrodestra si presenta a chiedere voti ai maceratesi se tutto viene imposto da un solo partito e da Roma?
Ma vi sono altre due questioni aperte e riguardano le liste. Forza Italia aveva un elenco di 23 candidati, compreso Alessandrini. Adesso ne ha 22, uno solo sopra la soglia minima per l’ammissione della lista. Di quella leghista-bottegaia nulla, a 24 ore dalla scadenza ultima per la presentazione, è dato sapere: né chi sono i candidati né se è stato raggiunto il numero minimo.
Viene solo da considerare che il “campo largo” che sostiene Gianluca Tittarelli ha sette liste tutte formate e pronte, così come quelle di Marco Sigona e Mattia Orioli. Al contrario, due dei principali attori del Centrodestra giocano a nascondino. È questo un modo corretto ed efficace per presentarsi agli elettori?
A meno che non si ritenga – come sembra ritenere anche Francesco Acquaroli e Fratelli d’Italia – che a Macerata le elezioni siano inutili e che il sindaco lo nomini direttamente Matteo Salvini. Diciamo che proprio un metodo democratico non sembra.
E comunque ci sarà da divertirsi lunedì in Consiglio comunale, con Forza Italia che si trova con tre assessori e la Lega senza capogruppo. E si spera che da qui a lunedì si sappia se le liste sono state presentate. Ma non facciamo drammi: tanto a Macerata il sindaco lo fa per decreto Matteo Salvini!
P.S. Sia detto per inciso: aver impedito la candidatura di Aldo Alessandrini potrebbe rientrare nella fattispecie dell’articolo 294 del Codice penale, che recita:
“Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.