di Diego Fusaro

Venti di guerra: Ursula von der Leyen prepara gli europei al conflitto con la Russia

Venti di guerra: Ursula von der Leyen prepara gli europei al conflitto con la Russia

In questi giorni Ursula von der Leyen, sacerdotessa dei mercati apatridi e vestale del turbocapitalismo senza frontiere, così si è espressa: "gli europei devono fare i conti con la dura verità che questa è la nuova normalità, dobbiamo essere pronti a rispondere all'irresponsabilità della Russia nel modo più rapido ed efficace". Si tratta di dichiarazioni surreali, come sempre, che meritano di essere commentate telegraficamente. Anzitutto, si evoca una presunta superficialità della Russia, lasciando intendere che sia quest'ultima a volere la guerra, costringendo di fatto l'Unione Europea a organizzarsi per poter rispondere all'occorrenza. Si tratta di propaganda allo stato puro, se si considera che è, semmai, l'Unione Europea che da mesi sta facendo letteralmente di tutto per provocare la Russia e per condurla al conflitto, fingendo ipocritamente che sia la Russia stessa a volerlo. Hanno mobilitato intere piazze per supportare il riarmo europeo, preparando con la manipolazione organizzata le masse europee ad accettare di buon grado il conflitto voluto da Bruxelles. Sì, proprio così, gli araldi del pensiero unico europeisticamente corretto ci stanno conducendo direttamente al conflitto con la Russia. Lo bramano, lo cercano e, insieme, nascondono ipocritamente il loro desiderio inconfessabile. Non sfugga, poi, la macabra espressione "nuova normalità", la quale rinvia fin troppo evidentemente all'infausta epoca pandemica. The new normal, infatti, fu l'espressione coniata dagli architetti del consenso per giustificare il mutamento di paradigma reso possibile dall'emergenza epidemica e giustificato ovviamente come risposta obbligata in chiave securitaria: la riplasmazione della società e dell'economia a beneficio dei gruppi dominanti veniva presentata come una necessaria scelta al cospetto di una emergenza che - così ci garantivano- non poteva essere affrontata se non in quella maniera. Adesso la nuova normalità viene resa necessaria non dal virus, ma dalla guerra, senza tuttavia che il paradigma governamentale muti nella sua essenza. Il dispositivo resta sempre il medesimo: in nome dell'emergenza, si impongono misure di per sé intollerabili ma che divengono necessarie perché presentate come le sole in grado di garantire la sopravvivenza messa a repentaglio prima dal virus, poi dal conflitto. Ciò che nella normalità è inaccettabile diventa inevitabile nell'emergenza e, di più, viene presentato come una misura salvifica al cospetto della gravità dell'emergenza stessa. Insomma, ancora una volta, l'emergenza viene utilizzata come ars regendi dal blocco oligarchico neoliberale. La riduzione delle libertà e la compressione dei diritti, funzionali alla governance neo-liberale, vengono ipocritamente presentati e attuati come risposte necessarie all'emergenza. Lo stato d'emergenza, che trapassa nello stato d'eccezione, è oggi il segreto dell'ordine neoliberale e della sua governance: che sia l'emergenza bellica o quella epidemica, quella terroristica o quella climatica, l'emergenza viene utilizzata come metodo di governo dal blocco oligarchico neoliberale.

06/09/2026 12:40
La sinistrash dice addio al woke: ridere per non piangere

La sinistrash dice addio al woke: ridere per non piangere

Il repentino ripensamento da parte delle sinistre fucsia traditrici di Marx e di Gramsci in relazione alla sciagurata ideologia woke non deve essere concepito come l’esito di una riflessione critica, sempre auspicabile. Semplicemente, i processi di manipolazione dell’immaginario collettivo in direzione della produzione dell’uomo senza identità e senza memoria, semplice pedina eterodiretta dal sistema della produzione, si sono scontrati con il radicamento dei popoli nella loro storia, nella loro cultura e nella loro identità. Non essendo riusciti nel loro intento di riorganizzazione coatta dell’immaginario collettivo, le sinistre al servigio del blocco oligarchico neoliberale cambiano repentinamente direzione, fingendo di aver compreso l’assurdità dell’ideologia woke che fino a ieri avevano propugnato strenuamente come se si trattasse della priorità assoluta. PC un tempo indicava il nobile Partito Comunista, baluardo dei lavoratori e degli oppressi: oggi indica solo il codice politicamente corretto, di cui le sinistre arcobaleno sono custodi e garanti. Per contenere la perdita di consensi, essi compiono una goffa strambata. Il fabula docet è che, come sempre, solo dalla capacità delle masse nazionali popolari di resistere alle aggressioni dei gruppi dominanti e delle loro fazioni politiche di completamento dipende la possibilità di fermare l’avanzata del nulla camuffato sotto il segno del progresso e sotto le insegne dell’arcobaleno. Se non incontra resistenza da parte della società civile, il capitale si impadronisce dell’intera vita e supera ogni possibile limite, infettando ogni cellula del reale e del simbolico. In questa luce, quello che è accaduto non è un semplice ripensamento da parte della sinistra, da tempo ormai simile a Wile E. il coyote che cammina sul nulla e precipita solo quando si ferma a riflettere sul proprio operato: è, invece, l’esito dello sbarramento che le masse nazionali popolari occidentali hanno operato ai danni dell’avanzata spietata della neoliberalizzazione integrale del mondo della vita. I Dem americani per primi hanno fatto marcia indietro e ripudiato l’ideologia woke, che fino a ieri avevano propugnato strenuamente. La notizia, riportata da tutti i più letti e soprattutto più venduti quotidiani di stretta osservanza liberal-progressista, merita un pur telegrafico commento. Come ha puntualmente mostrato Carl Rhodes nel suo studio “Capitalismo woke”, l’ideologia woke può complessivamente essere letta come la piattaforma di supporto del nuovo capitalismo liberal-progressista, che, per un verso, aspira a dirottare lo sguardo dalla lotta di classe verso questioni del tutto secondarie, che nemmeno menzionano il diagramma dei rapporti di forza e le contraddizioni sociali ed economiche; e che, per un altro verso, permette alle aziende multinazionali di ripulirsi l’immagine, mediante una pratica che potremmo a giusto titolo definire di rainbow-washing: aziende che sfruttano fino allo sfinimento i lavoratori si intestano battaglie arcobaleno per apparire progressiste e vicine alle istanze sociali. Per non tacere, poi, del fatto, trascurato da Rhodes, che il wokismo risulta in tutto funzionale alla dinamica di neoliberalizzazione integrale del mondo della vita e alla conseguente riconfigurazione antropologica dell’essere umano in coerenza con la logica del libero consumo e del libero costume. Probabilmente, meglio tardi che mai, i Dem americani si sono accorti che le istanze arcobaleno sono sideralmente distanti dalla sensibilità delle classi nazionali popolari e che accentuano il già in atto divorzio tra popolo e sinistra. Con tutta evidenza, ai lavoratori e alle masse nazionali popolari poco importa delle questioni arcobaleno, rispetto alle quali appaiono decisamente più rilevanti i problemi legati al lavoro, al salario e ai diritti sociali. Forse lo sta capendo perfino la sinistrash liberal-atlantista.

30/08/2026 12:20
Putin vuol fare crollare l'Unione Europea? Non sarebbe poi così male

Putin vuol fare crollare l'Unione Europea? Non sarebbe poi così male

Ebbene sì, tra gli obiettivi di Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, vi sarebbe anche quello di far implodere l’Unione Europea nel 2026. Ne danno notizia i più importanti ma soprattutto più venduti quotidiani nazionali e internazionali europei di provata fede liberal-atlantista. In verità, la notizia ha tutta l’aria di una trovata propagandistica, l’ennesima, per fomentare la già marcatissima russofobia dilagante in Europa. E, conseguentemente, per preparare l’opinione pubblica europea alla guerra con la Russia di Putin, fingendo come sempre che sia quest’ultima a volere il conflitto che, in realtà, cerca l’Europa stessa. Sia come sia, sfugge probabilmente agli araldi della propaganda europeisticamente corretta che larga parte della popolazione europea sarebbe entusiasta al cospetto di una implosione di quella Unione Europea che è una delle fonti principali dei suoi tormenti e delle sue sciagure. Perché mai, in effetti, i cittadini europei dovrebbero essere legati al costrutto tecnocratico, depressivo e repressivo di Bruxelles, che di fatto coincide con una riorganizzazione verticistica del capitale dopo il 1989 e come una sofisticata macchina per stritolare i popoli e le culture della vecchia Europa? Insomma, i pretoriani della propaganda appaiono piuttosto scarsi anche nel loro mestiere, mobilitando argomenti e sensibilità che finiscono probabilmente, in ultima istanza, per ritorcersi contro di loro. La UE è un tempio vuoto, un'istituzione priva di vera anima politica e democratica. La UE cela la dittatura del capitale e della finanza, riducendosi a un guscio vuoto al cui interno comandano i mercati e i poteri economici. Vero è che l’uscita dall’Unione Europea e l’abbandono della moneta unica rappresentano la condizione necessaria ma non sufficiente per l’attuazione di una autentica democrazia socialista. Quel che è chiaro, al di là di ogni ragionevole dubbio, è che quest’ultima comunque non può essere realizzata nei perimetri blindati di quell’Unione Europea che garantisce soltanto la competitività e la dominazione capitalistica

23/08/2026 11:00
Caldo estremo e cambiamento climatico: non ve la raccontano tutta

Caldo estremo e cambiamento climatico: non ve la raccontano tutta

Come ogni estate ormai da lustri, si parla a gran voce e a tambur battente dell’emergenza caldo estremo. Si evoca il cambiamento climatico e si ricorda alle plebi della globalizzazione neoliberale che è colpa loro se si sta producendo una vera e propria apocalisse verde. La soluzione proposta per risolvere il problema resta sempre la medesima: green economy e transizione ecologica. Dove sta l’impostura di questa narrazione ripetuta in forma martellante dall’ordine discorsivo egemonico? Che vi siano la devastazione ambientale, il cambiamento climatico e il dramma ecologico, nulla quaestio. Ampiamente discutibile, invece, è la soluzione proposta dal blocco oligarchico neoliberale e dai suoi intellettuali di completamento. Come aveva già capito Marx nelle sue ultime riflessioni, successive alla stesura del primo libro di Das Kapital, il sistema capitalistico appare la prima forma storica incapace di creare un equilibrio tra uomo e natura, producendo anzi la “frattura metabolica” con la natura stessa, intesa e trattata come fondo disponibile per la illimitata valorizzazione del valore. È questa quella che è stata definita la “seconda contraddizione” del capitale: la prima riguarda lo sfruttamento della forza lavoro umana, la seconda lo sfruttamento della natura che porta quest’ultima alla sua distruzione. Su queste basi, appare evidente quale sia la sola soluzione possibile: uscire dal sistema capitalistico in quanto fonte primaria della contraddizione ecologica. Ed è proprio ciò che il blocco oligarchico neoliberale si adopera in ogni modo per evitare che accada. Lo fa proponendo un ambientalismo neoliberale che, anziché intendere il mercato capitalistico come fondamento della contraddizione, lo concepisce come soluzione: è questa l’essenza del nuovo capitalismo verde. Esso ammette l’esistenza della contraddizione ecologica e, insieme, nega la natura “capitalogenica”, fingendo che la causa del disastro ambientale sia l’atteggiamento irresponsabile dei singoli individui che ancora non si sono convertiti alle borracce in metallo, alla bicicletta, al nuovo lifestyle eco-friendly e quella green economy il cui verde corrisponde non tanto alla natura quanto ai dollari. Il capitalismo verde usa la contraddizione ecologica come fondamento per sviluppare una nuova ondata di accumulazione verde del capitale, mettendo a profitto lo stesso dramma ambientale. E suggerendo che il mercato capitalistico, lungi dall’essere la causa, può essere la sola soluzione del problema: secondo i taumaturghi dell’ambientalismo neoliberale, si tratterebbe semplicemente di verniciare di verde il sistema capitalistico, producendo la transizione ecologica e continuando a propiziare l’accumulazione illimitata del valore ma in forma green. Fintantoché l’infinita brama di valorizzazione del valore – poco importa, in fondo, se ritinteggiata con il verde della green economy – seguiterà a organizzare e a dirigere il rapporto degli esseri umani con la natura, non potrà darsi alcuna misura efficace per aggirare le malefatte e i cataclismi provocati dalla produzione stessa o, in una parola, l’esito dell’apocalisse ambientale. Il riformismo ambientale, non meno del riformismo sociale, è un absurdum, dacché presuppone la connivenza con la contraddizione principale, che chiede invece di essere superata e non “addomesticata” o “mitigata” (prolungando la sofferenza e le sue conseguenze). Si parla assai spesso, con termine disgustoso, di negazionismo climatico in relazione a chi scioccamente nega l’esistenza del problema. È bene avere contezza del fatto che esiste anche un negazionismo climatico di secondo genere, quello proprio di chi stoltamente nega la responsabilità del capitalismo nella genesi del disastro ambientale. Con tutta evidenza, l’impostura dell’ambientalismo neoliberale risiede nella sua aspirazione a metabolizzare la questione ecologica dirottandola nei circuiti della valorizzazione del valore e, in tal guisa, disgiungendo l’ambientalismo dall’anticapitalismo.

16/08/2026 11:20
Ceuta: armi di immigrazione di massa contro la Spagna che ha osato opporsi a Israele

Ceuta: armi di immigrazione di massa contro la Spagna che ha osato opporsi a Israele

La Spagna è nel caos: migliaia di migranti dal Marocco sono giunti a Ceuta, enclave spagnola nel Nord Africa. La situazione è delicata e, insieme, tragica, a tal punto da mettere in difficoltà il governo di Sanchez. La sciocca destra liberista e atlantista, in Spagna come in Italia, punta il dito contro il governo di Sanchez, come se fosse responsabile dell’accaduto. Ma che cosa sta realmente accadendo? Partiamo da due antefatti che ci paiono degni di nota. Il primo antefatto concerne il contegno della Spagna rispetto alle politiche imperialistiche e assassine di USraele: come è noto, Sanchez è stato l’unico presidente europeo a opporsi a Israele e alla sua gestione oscena della questione palestinese. Lo stesso Trump ha più volte tuonato contro la Spagna, minacciando ritorsioni. Secondo antefatto: il re del Marocco, soprattutto a partire dal 2020, intrattiene eccellenti relazioni con Israele, tant’è che a partire dal 2021 sono stati stipulati anche accordi militari tra le due nazioni. Proviamo allora a mettere in fila i fatti e a costruire un discorso coerente, che faccia da ipotesi esplicativa per quanto sta accadendo a Ceuta: non è forse ragionevole ipotizzare che sia in atto una ritorsione, se non una vera e propria vendetta in piena regola, contro la Spagna di Sanchez per le sue posizioni poco ortodosse e decisamente disallineate rispetto alle oscene politiche di USraele? La nostra è un’ipotesi, sia chiaro. Un’ipotesi che tuttavia tiene conto anche del fatto che il Marocco attualmente è un paese in forte crescita e che attualmente non conosce queste ondate di migrazione così come sono state registrate in questi giorni a Ceuta. Nel suo studio “Armi di immigrazione di massa”, del 2010, Kelly Greenhill ha mostrato meticolosamente come l’immigrazione di massa possa essere agevolmente utilizzata come strumento di aggressione e di destabilizzazione contro gli Stati. L’arrivo di masse di rifugiati può essere sfruttato come un’arma temibile, alimentando, sfruttando e gestendo il fenomeno migratorio in funzione di obiettivi preordinati. Non è difficile comprendere come quanto sta accadendo a Ceuta possa essere interpretato secondo questa chiave ermeneutica. Sul perché il Marocco abbia scelto di utilizzare le armi di immigrazione di massa contro la Spagna, ci siamo già espressi: a nostro giudizio, si può ragionevolmente trattare di una vendetta contro il governo di Sanchez da parte di Israele, alleato del Marocco soprattutto dal 2020 e palesemente infastidito dal governo spagnolo e dalle sue posizioni in difesa di Gaza. La situazione, comunque, non è priva di ombre e di ambiguità: per un verso, Ceuta è tecnicamente parte della Spagna, ma, per un altro, fa parte del continente africano e rientra tra le conquiste colonialistiche europee dell’epoca moderna. Il contegno del governo giullaresco di Giorgia Meloni è apparso, ancora una volta, inqualificabile e deplorevole: anziché portare solidarietà alla Spagna di Sanchez, resa oggetto di un attacco con armi di immigrazione di massa, lo squallido governo di Giorgia Meloni e degli sfasciacarrozze di accompagnamento ha bloccato Schengen e ha puntato il dito contro Sanchez, presentandolo vigliaccamente come responsabile di questi imponenti afflussi di esseri umani. Lo squallido governo di Giorgia Meloni continua stabilmente a rimanere subalterno a Washington e a Israele, salvo poi riempirsi la bocca demenzialmente di espressioni come patriottismo e sovranismo. La nostra Italia non si merita di essere governata da questi ignoranti servi di Washington e di Israele e nemici dell’interesse nazionale italiano.

09/08/2026 12:00
L'Italia userà i fondi Safe per il riarmo: guerra con la Russia sempre più vicina?

L'Italia userà i fondi Safe per il riarmo: guerra con la Russia sempre più vicina?

Lo ha recentemente annunziato il ministro Tajani, questa volta senza esibirsi nel suo proverbiale saltello: l’Italia utilizzerà il fondo Safe per il riarmo. Detto fondo prevede che gli Stati dell’Unione Europea possano attingere da Bruxelles una notevole quota di danari per armarsi. Il giullaresco governo della destra bluette neoliberale si conferma, una volta di più, per quello che realmente è: il nemico dell’interesse nazionale e il servo dell’imperialismo occidentale. Naturalmente il riarmo viene attuato in funzione antirussa, come se la Russia di Putin fosse in procinto di invadere l’Italia e l’Europa. Al di là del vitreo teatro delle ideologie e della martellante propaganda, sappiamo benissimo che è invece l’Unione Europea che si sta adoperando in ogni modo per occasionare la guerra con la Russia di Putin, fingendo però, con la massima ipocrisia, che sia quest’ultima a cercare il conflitto. Hanno pure il coraggio di definirsi patrioti, quando in realtà sono nemici della patria e dell’interesse nazionale: dietro il patriottismo ideale si nasconde l’atlantismo imperialistico reale. Anziché mettere a disposizione fondi per lo Stato sociale e per la scuola, per la sanità e per il lavoro, l’Unione Europea investe sulle armi e sulla guerra, con ciò rivelando una volta di più la propria natura di treno in corsa verso l’abisso. Intanto, così ha recentemente dichiarato, senza perifrasi, Elly Schlein, vestale della sinistrash fucsia padronale e nemica delle classi lavoratrici: «Il Pd sosterrà l’Ucraina con tutti i mezzi a disposizione». Non è chiaro se tra i mezzi a disposizione figurino anche i lauti stipendi dei parlamentari e dei senatori della sinistra fucsia, ma è fuor di discussione il fatto che la Schlein difenda strenuamente l’invio di armi al guitto di Kiev, attore Nato. Schlein ha, inoltre, asserito che Putin ha violato il diritto internazionale. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, domandiamo: forse che Putin lo ha violato più di Washington, strenuamente supportata dalla sinistra come dalla destra italiana? Insomma, a conti fatti, si tratta della stessa posizione nefanda fatta valere dalla destra bluette neoliberale e filoatlantista di Giorgia Meloni. Ciò mi permette, una volta di più, di sottolineare come oggi, con la loro omogeneità bipolare, destra e sinistra rappresentino l’alternanza che nega l’alternativa, facendo sempre e comunque valere l’interesse del blocco oligarchico neoliberale e del suo tableau de bord. D’altro canto, due è il numero minimo per fingere una democrazia. I militonti della destra e quelli della sinistra (se Sparta piange, Atene non ride...) si illudono oscenamente di poter scegliere tra due paradigmi alternativi, quando in realtà la loro scelta ricade sempre e comunque sul programma delle classi dirigenti senza frontiere, rispetto alle quali destra e sinistra non sono se non gli zelanti maggiordomi. Nelle inqualificabili parole di Elly Schlein si coagula perfettamente la deplorevole adesione della sinistra al paradigma capitalistico e imperialistico dominante: quel paradigma che essa, quand’era rossa e non si era ancora sbiadita facendosi fucsia, combatteva strenuamente, opponendosi tanto al capitalismo quanto all’imperialismo. La vestale della sinistra fucsia punta il dito contro Putin, reo di aver violato il diritto internazionale. Curiosamente, però, non punta mai il dito contro Washington, che della violazione del diritto internazionale ha fatto il proprio quotidiano modus operandi. Anziché sostenere la possibilità di un mondo multipolare, sottratto alla presa dell’imperialismo americano, la sinistra, non diversamente dalla destra, supporta sempre e comunque le irragionevoli ragioni di Washington, demonizzando con la logora categoria della dittatura tutto ciò che, per una ragione o per un’altra, all’imperialismo di Washington opponga resistenza. Come ricordavo nel mio studio "Sinistrash", la figura che meglio rappresenta la metamorfosi kafkiana della sinistra arcobaleno deve essere ravvisata nel Mattia Pascal pirandelliano, il quale, da un giorno all’altro, decide di cambiare la propria identità e di rinnegare in toto il proprio passato. Così ha fatto anche la sinistra, facendosi indistinguibile dalla destra e assumendo lo sguardo di chi, in alto, ci odia.

02/08/2026 13:30
Caso Roggero: "Non fu legittima difesa. Assurda la richiesta della grazia"

Caso Roggero: "Non fu legittima difesa. Assurda la richiesta della grazia"

Sta facendo assai dibattere la sentenza di questi giorni, che prevede il carcere per il gioielliere del cuneese che ha ucciso due rapinatori che stavano fuggendo dalla sua gioielleria dopo aver compiuto una rapina. Come sempre accade, l’opinione pubblica risulta divisa secondo le due tifoserie dei sostenitori e degli avversari: ma, si sa, l’opinione pubblica non pensa e si muove solo per istinti privi di riflessione (gli stessi che, con ogni probabilità, troverete a commento di queste mie riflessioni…). Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: i due uomini uccisi non sono eroi ma delinquenti, che certo hanno pagato in modo esageratamente alto la loro colpa. Il fatto che addirittura lo Stato risarcisca le loro famiglie è un pessimo segnale, considerato il fatto che non sono morti sul lavoro, a meno che per lavoro non si intenda lo svaligiare le gioiellerie puntando la pistola contro il proprietario. Ugualmente non deve passare per eroe il gioielliere, come invece stanno provando a fare i militonti della destra neoliberale: ricordiamo infatti che il gioielliere ha aperto il fuoco sui ladri quando questi erano già in fuga. Non è legittima difesa, con buona pace di chi la va evocando in relazione all’accaduto. Se si spara a qualcuno che sta fuggendo come può essere legittima difesa? Va tuttavia detto che, se volessimo ragionare con il paradigma di Tommaso Hobbes, chi punta la pistola contro un cittadino sta per ciò stesso uscendo dai perimetri dello Stato per ricadere in quelli dello stato di natura, ove prevale la legge del più forte. Per ciò stesso, l’uomo a cui viene puntata la pistola si deve egli stesso muovere nello stato di natura, poiché là lo ha condotto, contro la sua volontà, l’aggressore. Come si può a questo punto pretendere che l’aggredito rispetti le leggi dello stato che sono state violate dall’aggressore, il quale ha così precipitato se stesso e l’aggredito nello stato di natura? Questo mi pare un punto dirimente: se il gioielliere avesse sparato quando gli stavano puntando l’arma, avrebbe per ciò stesso agito per legittima difesa e andrebbe assolto. Ma il fatto che egli abbia aperto il fuoco quando i malviventi erano già in fuga non ha giustificazioni possibili: il crimine dei rapinatori, che merita indubbiamente di essere punito come la legge prevede, appare poca cosa rispetto a quello compiuto dal gioielliere. Il reato dei malviventi riguarda la proprietà privata, quello del gioielliere concerne la vita: solo la dilagante idiozia neoliberale, che anima i militonti di destra e la loro ottusità inscalfibile, può giustificare la morte per chi violi la proprietà privata, con ciò riconfermando, oltretutto, che per il liberalismo nella sua variante odierna la sola libertà che realmente conti è quella della proprietà e del mercato. Dunque, nessuna giustificazione per i malviventi, ma nessuna giustificazione ugualmente per il gioielliere che ha sparato a delinquenti che stavano fuggendo senza più mettere in pericolo la sua vita. In molti stanno evocando la possibilità della grazia per il gioielliere del cuneese Roggero, colpevole di aver freddato a colpi di revolver i delinquenti che avevano svaligiato la sua gioielleria. Si tratta di una richiesta profondamente sbagliata, anzitutto in ragione del fatto che non siamo al cospetto di un caso di legittima difesa o di eccesso di legittima difesa: giuridicamente parlando, si tratta di ritorsione, considerato il fatto che i malviventi (come tali vanno qualificati) stavano fuggendo e che il gioielliere – a cui era stato revocato il porto d’armi – ha sparato loro alle spalle e per di più in mezzo alla strada, con il rischio di colpire i passanti. Reato è quello dei malviventi che hanno compiuto la rapina e ugualmente reato, ancora più grave, è quello commesso dal gioielliere, che ha vigliaccamente sparato alle spalle. Se, oltretutto, venisse concessa la grazia, si creerebbe un precedente pericoloso: un precedente che, oltre a costituire una palese ingiustizia per quanti hanno subito una condanna per motivi analoghi senza ricevere la grazia, finirebbe per sdoganare la folle idea che in Italia vale la legge del taglione o, se si preferisce, il Far West per cui ognuno può farsi giustizia da sé. Sbagliano tanto coloro i quali stanno provando a santificare i delinquenti che hanno compiuto la rapina e che sono sciaguratamente stati uccisi, quanto coloro i quali stanno glorificando il gioielliere, che oltretutto propriamente un santo non era: nel 2005, aveva puntato la pistola contro il fidanzato della figlia e, a cagione di ciò, aveva patteggiato due mesi di carcere. Quella del gioielliere sarebbe stata legittima difesa, se egli avesse sparato mentre la rapina si stava svolgendo, quando la vita sua e dei suoi familiari effettivamente era in pericolo. Questo dice la legge: tutto il resto sono chiacchiere ideologiche, care soprattutto a quella demenziale e squallida destra neoliberale che è talmente serva di Washington da averne metabolizzato il concetto stesso di “giustizia” come far west legalizzato e fai da te.   (Foto Roggero Ansa) 

26/07/2026 12:00
Le ignobili parole di Macron: siamo pronti a versare il (vostro) sangue

Le ignobili parole di Macron: siamo pronti a versare il (vostro) sangue

"Siamo pronti a difendere la libertà anche a costo di versare il sangue": così ha dichiarato in questi giorni sire Macron, presidente gallico e prodotto in vitro dei Rothschild, durante l'ultima riunione dei cosiddetti "volenterosi d'Europa". La frase risulta demenziale oltreché pomposa: come d'altro canto è demenziale il nome stesso dei "volenterosi d'Europa", che più opportunamente andrebbero appellati volenterosi guerrafondai europei, considerato il fatto che si stanno adoperando in ogni modo per occasionare la guerra con la Russia di Putin, fingendo però, in maniera ipocrita, che sia la Russia stessa a cercare il conflitto. Deve essere chiaro che, se sangue verrà versato, non sarà certo quello dei "volenterosi" e, in generale, di chi comanda il treno in corsa verso l'abisso chiamato Unione Europea. Sarà invece, come sempre, il sangue della povera gente, ossia dei cittadini europei, che all'occorrenza verranno spediti al fronte a immolarsi per i sacri valori della spending review e del Fiscal Compact, ossia i fondamenti dell'Unione Europea come tecnocrazia depressiva e repressiva, buona solo a santificare il turbocapitalismo finanziario. Sembra che ormai siamo davvero a un passo dalla guerra dell'Europa con la Russia di Putin e le parole di Macron chiedono di essere lette in questa lugubre cornice di senso. Fa oltretutto sorridere il fatto che Macron, con l'usuale postura propagandistica, proclami l'Europa regno della libertà, contrapponendole ideologicamente l'impero della dittatura russa. A conti fatti, l'Unione Europea è soltanto il regno della libertà del mercato e della Tecnica, sul cui altare vengono quotidianamente sacrificate le libertà dei cittadini europei.   Come non mi stanco di ribadire, il pericolo massimo è rappresentato, oggi, dalla UE e dal nichilismo "uccidentale" ben più che dalla Russia, dall'Iran o dalla Cina, che anzi a detto nichilismo stanno provando a resistere.

19/07/2026 11:30
Trump molla definitivamente il "guitto" Zelensky

Trump molla definitivamente il "guitto" Zelensky

Recentemente, Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, l’imperatore a stelle e strisce, ha fissato alcuni punti che meritano di essere celermente richiamati. Anzitutto ha chiarito che Washington non sarà più dalla parte di Kiev: sembra, a tutta prima, un paradosso, se si considera che la guerra d’Ucraina nacque proprio per volontà di Washington, che utilizzò il guitto di Kiev, attore Nato, come testa d’ariete contro la Russia, con l’obiettivo malcelato di piegare quest’ultima alla dominazione made in USA. Era il vecchio sogno americano, vivo fin dagli anni Novanta, di neutralizzare la potenza resistente della Russia dopo l’ingloriosa caduta dell’Unione Sovietica. Con sobrio realismo, Donald trump ha tuttavia compreso l’irrealizzabilità di questo progetto malsano: la Russia non è disposta a genuflettersi all’imperialismo americano, essendo anzi pronta a difendere fino in fondo la propria sovranità culturale, economica, politica e militare. A cagione di ciò, il guitto di Kiev è stato abbandonato da Washington, proprio come vengono gettati nelle fiamme i burattini del famelico burattinaio Mangiafuoco quando non servono più. In secondo luogo, Donald Trump, che ha recentemente sentito telefonicamente Vladimir Putin, ha sostenuto che quest’ultimo desidera porre rapidamente fine al conflitto. Insomma, la Russia non ha alcun interesse a far proseguire oltre la guerra, già durata troppo tempo: ben altrimenti sembra operare l’attore Nato, sponsorizzato da Bruxelles. Egli continua ad adoperarsi in ogni modo per far sì che il conflitto prosegua e non si addivenga mai alla pace, anche perché, se si ponesse fine alla guerra, egli dovrebbe essere giudicato dal suo popolo per le troppe malefatte che ha compiuto in questi anni. Insomma, a conti fatti, chi è oggi il reale responsabile della prosecuzione della guerra, se non il guitto di Kiev supportato da Bruxelles? Parafrasando Cicerone: per quanto tempo ancora, guitto di Kiev, abuserai della nostra pazienza?

12/07/2026 11:50
Vannacci nemico di Giorgia Meloni? La guerra nel centrodestra liberal-atlantista

Vannacci nemico di Giorgia Meloni? La guerra nel centrodestra liberal-atlantista

Prosegue la tensione nel centrodestra. "Il generale Vannacci è contro di noi". Così ha recentemente asserito Giorgia Meloni, presidente del consiglio ed esponente di spicco della giullaresca destra bluette neoliberale e filoatlantista, filoisraeliana e filoucraina, nemica giurata dell'interesse nazionale e vestale di un patriottismo di cartapesta. La frase sembra, a un tempo, dire il vero e il falso. Dice qualcosa di plausibile, nella misura in cui il neofondato partito del generale sta letteralmente svuotando non soltanto la Lega di Matteo Salvini, ma anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Lo segnalano i sondaggi, che parlano di una crescita vertiginosa di "Futuro nazionale" e di un considerevole calo del partito di Giorgia Meloni. A sua volta, detto calo si spiega tanto in relazione al tradimento operato da Fratelli d'Italia, partito che si autoproclamava patriottico fintantoché era all'opposizione, e che, una volta giunto al governo, si è rivelato penosamente genuflesso a Washington, a Israele e al sistema finanziario, quanto in relazione al travaso di consensi che sta avvenendo a favore del partito del Vannacci. La frase di Giorgia Meloni, tuttavia, risulta infondata, se si considera che "Futuro nazionale" è alfiere di posizioni che, grosso modo, coincidono con quelle predicate da Giorgia Meloni fintantoché era all'opposizione: anche il partito del Vannacci è fondamentalmente liberista e antisocialista, atlantista e antimultipolarista, e, dulcis in fundo, collocato a destra e dunque tale da mantenere in vita la demenziale dicotomia di destra e sinistra, cuore segreto della riproduzione capitalistica. Il Vannacci si oppone, è vero, alla guerra in Ucraina, e bene fa a opporsi, ma non perviene nemmeno lontanamente a una messa in discussione radicale dell'ordine monopolare americanocentrico. Per quel che concerne la Palestina, si è già apertamente schierato dalla parte di Israele. Vero è che, allo stato dell'arte, il prode generale ha affermato di non voler fare da stampella al centro-destra, e questo va indubbiamente a suo onore: siamo però convinti che, quando le elezioni si avvicineranno, anche il partito del generale si riavvicinerà al centro-destra, svolgendo come prevedibile la parte di traghettatore del dissenso antisistemico verso il binario morto del sistema stesso; sistema al quale, giova insistervi, nemmeno ora si oppone realmente, per le ragioni già chiarite dell'atlantismo, del liberismo e del mantenimento della demenziale coppia dicotomica di destra e sinistra. Insomma, come abbiamo mostrato nel nostro studio "Demofobia", che vinca la destra bluette o la sinistra fucsia, poco cambia: trionfa in ogni caso il partito unico fintamente articolato del turbocapitalismo.

05/07/2026 12:50
La regione Marche contro il kebab: mai una volta contro le multinazionali del cibo

La regione Marche contro il kebab: mai una volta contro le multinazionali del cibo

La giunta regionale delle Marche ha deciso di bandire dai centri storici i negozi etnici e i venditori di kebab. Si tratta di un provvedimento palesemente demenziale, da qualsiasi prospettiva noi lo guardiamo. In primo luogo, la giullaresca destra bluette neoliberale e filoatlantista, filoisraeliana e filoucraina che amministra la regione oltreché la nazione è cultrice indefessa del libero mercato, al quale poi contravviene quando si tratta di negarlo per chi sia portatore di identità differenti. Insomma un libero mercato su basi etniche, quanto di peggio si possa immaginare. In secondo luogo, questi sedicenti numi tutelari dell'identità italica si accaniscono contro i venditori di kebab e mai una volta prendono posizione contro le multinazionali del World Food, le quali evidentemente non rappresentano per loro una minaccia all'identità nazionale. È il vecchio vizietto della destra Italica, da Almirante a Fratelli d'Italia, quella che ha tradito oltretutto anche il messaggio socialista di Mussolini, per farsi vestale del libero mercato e dell'atlantismo: proprio così, il neofascismo in Italia, da Almirante in poi, resta solo un tragicomico episodio di normalizzazione liberale e atlantista della patria. Se la prendono coi venditori di kebab ma non con le multinazionali del cibo americanizzato, con i disperati che migrano e non con i padroni che sfruttano l'immigrazione o con le banche capitalistiche che vivono in maniera parassitaria sulla pelle dei ceti medi e delle classi lavoratrici. Costoro andrebbero rispediti alla scuola elementare della saggezza, per dirla con Hegel: dovrebbero presto o tardi imparare che il nostro nemico non è chi ha un'identità diversa dalla nostra, ma chi, non avendo un'identità, si batte contro tutte le identità. Il barbaro non è chi viene da lontano ma chi, vicino o lontano che sia, si adopera per distruggere tutte le identità, la nostra come quella altrui. Chi realmente abbia un'identità forte e la ami, per ciò stesso rispetta e ama anche le identità degli altri. Difendere chi siamo non vuol dire fare la guerra agli altri che non siamo, ma opporsi ai processi di sradicamento disidentificante turbocapitalistico; processi ai quali la destra come la sinistra, non solo nelle Marche, sono pienamente organici. In accordo con la concezione non ideologica dell’universale, la verità coincide – parafrasando Hegel – con il processo mediante il quale l’umanità pensata come un solo Soggetto perviene alla piena consapevolezza di sé come Intero differenziato (identità dell’identità e della non-identità) e pone in essere forme obiettive socio-economiche che, in maniera comunitaria, rendano possibile l’eguale libertà di tutti e la tutela dell’identità di ognuno.

25/06/2026 11:30
Il demenziale patentino antifascista per editori: tornano i metodi del fascismo

Il demenziale patentino antifascista per editori: tornano i metodi del fascismo

Siamo alle solite. Leggiamo in questi giorni della nuova proposta di istituire un “patentino antifascista” per gli editori in relazione alla fiera libraria romana “Più libri più liberi”. Magari prossimamente aggiungeranno anche la richiesta, per gli editori, di avere in catalogo almeno 3 libri della Murgia, 5 di Scurati, 7 di Carofiglio e 4 di Saviano. Non ce ne stupiremmo affatto. Si tratta di una proposta che definire demenziale è ancora poco. Siamo al cospetto del solito, collaudatissimo antifascismo in assenza di fascismo, risorsa simbolica fondamentale della riproduzione dell’odierno capitalismo sans frontières. Come ho provato ad argomentare estesamente nel mio libro “Sinistrash”, l’antifascismo in assenza di fascismo è solo l’alibi per non essere anticapitalisti in presenza di capitalismo: serve a dirottare lo sguardo dalla contraddizione oggi dominante, la violenza del mercato capitalistico, verso un nemico morto e sepolto, il fascismo mussoliniano. L’antifascismo in assenza di fascismo a sinistra e l’anticomunismo in assenza di comunismo a destra lasciano intendere che l’unica forma politica ammessa e praticabile sia il liberalismo, ovvero l’involucro politico di legittimazione del totalitarismo glamour del capitalismo. Il paradosso, oltretutto, risiede nel fatto che l’idea di istituire un patentino di legittimità per poter parlare e per poter lavorare richiama direttamente i metodi che furono del regime fascista, quando, come è noto, era richiesta la tessera del partito per poter fare pressoché qualsiasi cosa. Per parte nostra, sulle orme di Spinoza, rivendichiamo la libertas philosophandi: in una libera repubblica democratica, ciascuno deve poter sostenere le tesi che vuole, le quali, se false, saranno poi confutate dalle tesi vere, poiché il contrario di falsità è verità, non censura. Le idee si combattono con le idee. Tra l’altro, il patentino potrebbe costituire un pericoloso precedente, quasi come se si aprisse una insidiosa finestra di Overton: per poter parlare e lavorare oggi ci viene chiesto di sottoscrivere il patentino di antifascismo, ma domani potrebbero chiederci di sottoscrivere un patentino con il quale ci si impegna a supportare Washington, Israele e il liberalismo occidentale. Ciò costituisce un ulteriore argomento per supportare la tesi di Spinoza circa la libertas philosophandi. Lo diciamo senza perifrasi. Preferiamo un mondo in cui anche i sedicenti fascisti possano esprimere le loro tesi rispetto a un mondo in cui, con l’alibi della lotta al fascismo, prevalga la censura e siano in pericolo le tesi critiche e disallineate di tutti. La libertà di espressione non si tocca. (Credit foto: Facebook Più Libri Più Liberi) 

21/06/2026 12:30
Gay pride: ode al capitalismo assoluto-totalitario

Gay pride: ode al capitalismo assoluto-totalitario

La CGIL era presente al Pride di Ancona con un proprio carro. Sono e non da poco finiti i tempi in cui il sindacato si occupava dei lavoratori e dei loro diritti, delle loro rivendicazioni e delle loro battaglie. L’odierno trionfo del sistema capitalistico avviene anche grazie alla desindacalizzazione del lavoro, ciò che rinsalda il processo di individualizzazione dei lavoratori e la loro iperbolica solitudine. La stessa sinistra, facendo ormai a gara con la destra, parla e opera come se i lavoratori nemmeno più esistessero: li ha, di fatto, sostituiti con nuove categorie, dai migranti alle donne, dagli Lgbt alle femministe in lotta contro il patriarcato. La defocalizzazione dello sguardo rispetto alla lotta di classe e alla difesa del lavoro contro il capitale resta un punto fermo del nostro presente e del quotidiano rinsaldarsi della dominazione capitalistica del mondo della vita. Le rivendicazioni arcobaleno, oltretutto, non si limitano a dirottare lo sguardo dal conflitto di classe, ma risultano in toto funzionali alla riorganizzazione capitalistica del mondo della vita e alla neoliberalizzazione integrale dell’immaginario, nel nome della deregolamentazione antropologica di completamento della deregolamentazione economica. Le parrucche fucsia e gli uomini camuffati da donne dei pride debbono essere interpretati non certo como rivendicazioni di emancipazione in chiave anticapitalistica, bensì come momenti di neoliberalizzazione del mondo della vita e di deregolamentazione capitalistica dell’immaginario, aventi per obiettivo la decostruzione della vecchia visione borghese e proletaria incardinata sul concetto di famiglia. Rhodes l’ha opportunamente definito woke capitalism e noi, per parte nostra, già da tempo lo qualifichiamo come capitalismo arcobaleno. Ciò rivela come oggi non soltanto la destra e la sinistra, ma anche il sindacato siano del tutto organici alla riproduzione capitalistica. Molti ancora non hanno capito che parrucche fucsia, uomini camuffati da donne e trampoli con soggetti discinti non sono momenti di emancipazione dal capitalismo, ma di emancipazione del capitalismo stesso, che si libera dall’idea di famiglia naturale e dal concetto di dimorfismo per poter estendere in maniera totale il dominio della forma merce e la neoliberalizzazione del mondo della vita. riproduzione e all’allargamento del modo capitalistico della produzione. (Foto di repertorio)

14/06/2026 12:30
Il drone in Romania: per la UE e per Crosetto è colpa di Putin

Il drone in Romania: per la UE e per Crosetto è colpa di Putin

Nei giorni scorsi, un drone ha colpito un palazzo in Romania. Subito, il coro unificato del pensiero unico europeisticamente corretto ha tuonato contro la Russia di Putin, indicandola come responsabile dell’accaduto. La Russia di Putin, per parte sua, ha cautamente chiesto le prove in relazione a tale accusa, chiedendo altresì di poter visionare i resti in modo da accertare l’eventuale responsabilità propria. Ma per l’Unione Europea non vi è alcun bisogno, evidentemente, di stabilire con certezza le responsabilità, perché comunque la colpa deve necessariamente essere attribuita, come sempre, alla Russia di Putin. L’obiettivo resta sempre immancabilmente lo stesso: presentare la Russia di Putin come il nemico irriducibile dell’Europa, per poter in tal guisa preparare l’opinione pubblica Europea alla guerra contro la Russia che gli euroinomani delle brume di Bruxelles stanno alacremente preparando da tempo, con le loro ridicole piazze a sostegno del riarmo e con i loro demenziali programmi di Rearm Europe. Il fatto, poi, che gli austerici di Bruxelles vogliano condurre l’Ucraina del guitto di Kiev, l’attore Nato Zelensky, nei perimetri dell’Unione Europea segnala in maniera inconfutabile come l’Europa si stia adoperando in ogni modo per occasionare la guerra con la Russia di Putin, fingendo però, con somma ipocrisia, che sia quest’ultima a volerla. Ricapitolando: l’Unione Europea vuole a tutti i costi la guerra con la Russia di Putin, ma finge ipocritamente che a volerla sia quest’ultima, in modo da poter vendere all’opinione pubblica tecnonarcotizzata e teledipendente l’idea che la guerra contro la Russia sia una guerra difensiva contro un aggressore cinico e irriducibile. Recentemente, Guido Crosetto, ministro ed esponente di spicco del giullaresco governo della destra bluette neoliberale e filoatlantista, filoucraina e filoisraeliana, ha svolto alcune dichiarazioni degne di essere commentate criticamente. Ha asserito il Crosetto che l’attacco russo per mezzo di droni al palazzo della Romania rivela la strutturale debolezza in cui attualmente versa la Russia di Putin. La frase del ministro, goffa e infondata come poche altre, riesce nel difficile intento di racchiudere ben due errori in poche righe. Anzitutto, su che basi Crosetto, in compagnia di tutto il coro virtuoso degli euroinomani di Bruxelles, può dichiarare con certezza che il drone che ha colpito il palazzo in Romania sia russo? Come sappiamo, non vi è certezza allo stato dell’arte e la Russia di Putin ha chiesto di poter visionare i resti per poter così accertare la reale responsabilità dell’accaduto. In secondo luogo, il Crosetto si avventura a sostenere a cuor leggero che la Russia di Putin si trova in una situazione di debolezza: su che basi egli svolge tali affermazioni? A conti fatti, sembra che la situazione di debolezza contrassegni, semmai, l’Ucraina del guitto di Kiev e quell’Unione Europea che, con stolida ottusità, seguita a supportarla indefessamente. In fondo, ci pare che le maldestre dichiarazioni del Crosetto debbano essere lette secondo l’usuale chiave ermeneutica della propaganda occidentale; propaganda in forza della quale si prova meticolosamente a persuadere l’opinione pubblica manipolata circa l’imminente crollo della Russia di Putin, quando, nella realtà dei fatti, a crollare sembra sempre più evidente che siano proprio l’Ucraina dell’attore Nato Zelensky e l’Unione Europea, treno in corsa verso il baratro.

07/06/2026 14:20
Vannacci sceglie Israele e si rivela allineato all'ordine dominante

Vannacci sceglie Israele e si rivela allineato all'ordine dominante

Vannacci ha definitivamente chiarito la propria posizione, come usa dire. Non che non fosse in qualche modo chiaro il suo reale posizionamento nel diagramma dei rapporti di forza, in qualità di uomo politico organico al partito unico fintamente articolato del capitale. Da tempo era ampiamente nota la sua professione di fede liberista e atlantista, nonché la sua adesione al risibile schema della contrapposizione tra destra e sinistra, perfettamente funzionale alla riproduzione capitalistica e alla alternanza senza alternativa. Adesso però il Vannacci si spinge oltre e getta la maschera in relazione al proprio posizionamento rispetto a Israele. Così scrive il generale sulla propria pagina Facebook: “L’alleanza tra sinistra radicale e Islam è palese. Emerge grazie alle manifestazioni Propal con tanto di bandiere. […] La causa palestinese incarna la lotta contro gli ebrei, intrecciando religione e identità, e usa la retorica anti-occidentale per suscitare empatia. In Occidente, la sinistra antimperialista, globalista e talvolta antisemita abbraccia la stessa causa, sfruttando la propaganda emotiva sulle vittime per alimentare consenso”. Proviamo a fare chiarezza in questo delirio vacuo, in queste parole in libertà dadaista, in questo nulla mischiato al niente. Anzitutto, per il generale il nemico non è il nichilismo capitalistico, che aspira a neutralizzare ogni religione della trascendenza, dunque tanto l’Islam quanto il Cristianesimo. Niente affatto: per il prode generale passato dal campo militare a quello politico, il problema è l’Islam, religione della trascendenza che, come il Cristianesimo, ha oggi il merito di resistere al nulla della civiltà dei mercati. Come direbbe il vecchio Hegel, vi sono gli elementi per rispedirlo alla scuola elementare della saggezza. In secondo luogo, il generale prende di mira la sinistra, non il sistema capitalistico. Per la destra il nemico è la sinistra, per la sinistra il nemico è la destra, e intanto il sistema capitalistico può riprodursi indisturbatamente e le classi dominanti possono continuare a fare le loro malefatte senza interferenze, mentre i capita insanabilia di destra sono occupati nella lotta con i capita insanabilia di sinistra. Non sfugga nemmeno il passaggio, quasi lirico, con cui il generale identifica l’anti-imperialismo e il globalismo. Alla scuola elementare della saggezza di cui sopra, il generale potrà apprendere facilmente che la lotta contro l’imperialismo è l’opposto del cosmopolitismo, poiché chi lotta contro l’imperialismo rivendica le ragioni sacrosante dell’indipendenza della propria patria contro le ingerenze di Washington, facendo valere una dinamica antitetica rispetto a quella di quel cosmopolitismo che vuole l’unificazione del mondo sotto le insegne del libero mercato sotto cupola atlantista. Verrebbe da domandare al prode generale: se l’opposizione all’imperialismo corrisponde al male globalista, l’accettazione dell’imperialismo è invece una forma di resistenza al “mondo al contrario”? Veniamo infine alla questione del conflitto tra Israele e Palestina. Era nell’aria da tempo, ma mai il generale si era sbilanciato in maniera tanto chiara e inequivocabile. In passato si era limitato a dire che Israele aveva il diritto di difendersi, legittimando dunque la narrazione ideologica di Netanyahu, che usa quel teorema per poter aggredire i palestinesi qualificando come difesa l’aggressione. Ora, come dicevo, il generale si spinge più in là e delegittima la benemerita resistenza palestinese contro l’imperialismo israeliano, derubricando oltretutto sotto la voce “sinistra” la posizione di chi supporta quella benemerita resistenza. Per puntellare la propria posizione strutturalmente scricchiolante, il generale rispolvera il vecchio argomento logoro dell’identificazione tra critica dell’imperialismo di Israele e antisemitismo, il classico asylum ignorantiae, il caposaldo dell’ideologia dominante di quel “mondo al contrario” a cui il generale, volens nolens, risulta pienamente organico. Le posizioni del generale, sia chiaro, non ci stupiscono affatto: sono i pilastri programmatici della vecchia e collaudata destra bluette liberista e atlantista. Ci stupisce, invece, vedere tanti uomini e tante donne di buona volontà che si lasciano per l’ennesima volta abbindolare come citrulli dal mito di un nuovo che coincide perennemente con il vecchio. Il sistema dominante del liberal-capitalismo ha trovato la sua nuova dramatis persona.

31/05/2026 11:45
Copyright © 2020 Picchio News s.r.l.s | P.IVA 01914260433
Registrazione al Tribunale di Macerata n. 4235/2019 R.G.N.C. - n. 642/2020 Reg. Pubbl. - n. 91 Cron.