di Valeria Re

Dalle Grotte di Frasassi al Festival: la scrittrice Claudia Casadei porta il fantasy a Casa Sanremo

Dalle Grotte di Frasassi al Festival: la scrittrice Claudia Casadei porta il fantasy a Casa Sanremo

Avventurosa. Visionaria. Resiliente. Questi gli aggettivi scelti dall'anconetana Claudia Casadei per definire la sua opera omnia. È un'eccellenza marchigiana quella selezionata da Casa Sanremo per il salone letterario che si terrà nella cittadina ligure nello stesso periodo del famoso Festival musicale: due eventi pensati per celebrare, simultaneamente, due delle forme d'arte più rappresentative del nostro paese, letteratura e musica.  Classe 1964, Claudia Casadei ha sempre lavorato a contatto con i più piccoli, dall'insegnamento nella scuola primaria, alla fondazione de "La Scatola Magica", primo centro multidisciplinare per bambini, fino all'ambito del viaggio "tailor made". Creatività e fantasia hanno sempre fatto parte del suo bagaglio interiore, un po' per inclinazione personale, un po' per deformazione professionale. Ed è proprio con i suoi ragazzi che la Casadei ha iniziato a ricevere i primi riconoscimenti.  "La scrittura - ha iniziato a spiegare l'autrice - rappresenta per me una fonte di evasione, uno strumento per fuggire dalla routine di tutti i giorni. La fantasia è il mio pane quotidiano: da che ricordi, ho sempre scritto storie. I miei modelli di riferimento sono C.S. Lewis e Tolkien, che sono proprio i pilastri del fantasy, ma il mio autore del cuore è Terry Brooks".   Ed è proprio il genere meno rappresentato in Italia, il fantasy, ad aver aperto alla Casadei le porte dell'editoria: il suo primo romanzo, "Ma.Ik - Iridi di fuoco", viene dato alle stampe nel 2018. Seguiranno altri due libri ambientati nello stesso universo ("Ma.Ik - La Caccia è Aperta" e "Ma.Ik - Gli Eredi dell'Universo"), in una trilogia che vede come protagonisti cinque giovani marchigiani alle prese con la possibile fine dell'umanità e con un malvagio distruttore di mondi. Il legame con la propria terra è ciò che spinge l'autrice ad ambientare I'inizio della saga proprio in uno dei luoghi più iconici della nostra regione, nelle Grotte di Frasassi: "Il mio rapporto con le Marche è strettissimo, soprattutto per via della mia attività nel settore turistico: è un territorio che sento mio, che mi appartiene. Nella trilogia uno dei temi su cui mi soffermo con più insistenza è proprio il senso di casa e di appartenenza". Lo scorso dicembre è stato pubblicato il suo nuovo romanzo fantasy, "EMMA HAAST - Il Risveglio del Grande Predatore", con il quale la Casadei parteciperà al concorso letterario Casa Sanremo Writers, la cui premiazione si svolgerà la stessa sera della finale del Festival della canzone italiana: "In ogni storia che racconto c'è un po' di me: i libri, per uno scrittore, sono come dei figli. Ho fatto fatica a lasciare Ma.Ik e a salutare i miei vecchi personaggi per iniziare a creare un nuovo mondo, con nuovi protagonisti. Quando scrivi un personaggio, questo prende vita, cresce ed evolve insieme a te." Il fantasy, si sa, è uno dei generi più complessi a cui approcciarsi nell'ambito della scrittura. Si tratta di creatività allo stato puro: universi e realtà che prendono forma nella mente di chi li crea per poi materializzarsi su carta. Ed è proprio su questo aspetto che si è soffermata la Casadei: "Il fantasy va costruito in un certo modo: è necessario che il libro sia corposo, consistente, denso, perché il segreto della buona riuscita di una storia di fantasia sta tutto lì. L'ispirazione, poi, viene da sé. Lo scheletro della storia ce l'ho in testa, ma poi tutte le variabili le butto giù sul momento, prendendo spunto da dettagli che mi colpiscono. A volte mi lascio suggestionare da un'esperienza lavorativa, o dal nome di una foresta in Corsica, mi scrivo un appunto e poi ci ricamo sopra". Il peggior incubo di uno scrittore è sicuramente il temutissimo "blocco" creativo, ma l'autrice marchigiana non si è mai trovata alle prese con uno stallo produttivo nella sua carriera artistica: "Il mio principale antagonista è il tempo. Vorrei poter scrivere in maniera continuativa, ma svolgendo anche un altro lavoro sono costretta a farlo di notte, o nei fine settimana. Non ho mai avuto il blocco dello scrittore, e credo che questo sia legato al fatto che questa mia attività rappresenti una valvola di sfogo. La vita è già abbastanza frenetica, e ognuno di noi ha bisogno di trovare un modo per evadere e fuggire dalla quotidianità. C'è chi va in palestra e c'è chi scrive: la scrittura è, in un certo senso, il mio punching ball". I temi che la Casadei affronta nei suoi libri e attraverso le storie dei suoi personaggi sono fortemente ispirati alle sue esigenze professionali, allo stretto contatto con i più piccoli e alla necessità di trovare un linguaggio comune, attraverso cui esprimere i valori fondanti della crescita e della formazione personale: "All'interno della trilogia cerco di sfiorare in punta di piedi tutte quelle che sono le problematiche degli adolescenti. Parlo di coraggio, di amicizia, di senso di appartenenza, e persino di ricerca della fede, e lo faccio utilizzando un vocabolario chiaro e pulito, affidandomi principalmente all'evocazione per immagini". Claudia Casadei rappresenta un unicum, nella nostra regione, poiché incarna un genere poco praticato in Italia, e lo fa mantenendo saldo e vivido il legame con la sua terra, scrivendone senza mai nascondere le proprie radici: "Sono una persona schiva, per cui faccio molta fatica ad espormi. Nonostante ciò, ho scelto di non utilizzare uno pseudonimo, perché credo che la scrittura, per me, sia un'occasione di crescita, ma, soprattutto, la quintessenza dell'autenticità".

16/02/2026 13:15
Macerata, l'ex centro medico Aurora rinasce grazie a Fisiomed: taglio del nastro con Parcaroli (FOTO)

Macerata, l'ex centro medico Aurora rinasce grazie a Fisiomed: taglio del nastro con Parcaroli (FOTO)

Si è tenuta stamattina l'inaugurazione del nuovo centro Fisiomed aperto a Macerata. L'incontro, a cui hanno preso parte anche i rappresentanti dell'amministrazione comunale, ha avuto luogo nella nuova succursale, presso l'ex centro medico Aurora, in via Roma.  Un passaggio di testimone importante, che, stando alle parole dell'ex proprietario di Aurora, Graziano Grelloni, "rappresenta un nuovo inizio per questo centro, di cui ho preso in mano la gestione quattro anni fa, ereditandolo da padre, e al quale ho cercato di ridare vigore negli ultimi. Date le ridotte dimensioni dei locali e l'esiguo numero di professionisti che ci lavoravano, però, "Aurora" non era più in grado di reggere la concorrenza con altre realtà più importanti. Si è trattato, dunque, di un inglobamento necessario". "Naturalmente, io e mi sorella abbiamo pensato subito a FisioMed, che è il gruppo che negli ultimi anni ha offerto al nostro territorio i migliori servizi, sia in termini di qualità, che di risposta immediata alle necessità e alle richieste dei pazienti - ha aggiunto Grelloni -.  Il mio compito, però, non si esaurisce qui, perché assumerò il ruolo di collaboratore esterno per il miglioramento e l'incremento dei servizi". Grelloni ha poi proseguito, soffermandosi su quelle che sono le evidenti carenze della sanità pubblica: "Questo importante centro di sanità offre ai cittadini una valida alternativa a quella pubblica che, come sappiamo, spesso non riesce a rispondere, soprattutto in termini di tempistiche, alle richieste della cittadinanza". I reparti della succursale resteranno gli stessi dell'ex centro medico Aurora, ma con un maggior investimento sul personale operativo all'interno della struttura. L'amministratore unico del centro medico associati Fisiomed, Enrico Falistocco, si è invece soffermato sull'importanza della territorialità e della vicinanza del gruppo alla città di Macerata: "Quest'anno Fisiomed soffia trenta candeline: a partire dal lontano 1996, siamo cresciuti prestando sempre molta attenzione a quelle che sono le necessità del nostro territorio, arrivando a contare ben 10 centri. La nostra intenzione è quella di valorizzare questa struttura e arricchirla per prestare un servizio aggiuntivo a quest'area, perfezionando, in sostanza, l'entrata del centro Aurora all'interno del gruppo della grande famiglia Fisiomed". Falistocco ha infine concluso il suo intervento con un'anticipazione che lascia spazio a molti interrogativi: "Il 2026 sarà un anno di grandi novità, che naturalmente non posso svelare in questa sede. Dietro questo progetto, c'è il nostro auspicio di crescita collettiva". Il primo cittadino Sandro Parcaroli ha affermato: "Dobbiamo ringraziare Fisiomed per aver deciso di continuare ad investire su questa città. Ci tenevo a essere presente proprio per manifestare la vicinanza dell'amministrazione a questa nuova sede maceratese". L'inaugurazione si è conclusa con il canonico taglio del nastro e la benedizione di don Egidio Tittarelli. 

12/02/2026 15:30
Discarica a cielo aperto a Scossicci, 27 carcasse di cani e un gatto tra i rifiuti: "Chi sa qualcosa parli" (VIDEO)

Discarica a cielo aperto a Scossicci, 27 carcasse di cani e un gatto tra i rifiuti: "Chi sa qualcosa parli" (VIDEO)

Un macabro ritrovamento quello avvenuto lo scorso sabato a Porto Recanati, durante la passeggiata di una ragazza e del cane che le era stato dato in preaffido dall'Associazione Amici Animali di Osimo: la carcassa di un pastore maremmano incaprettato e decapitato, nascosta in mezzo alla vegetazione di una scarpata in località Scossicci.  Dietro l'agghiacciante scoperta, però, si cela una realtà ben più estesa e sistematica. L'intervento dei soccorsi, infatti, ha permesso il rinvenimento di un vero e proprio cimitero a cielo aperto. Sarebbero ben 28 le carcasse trovate a poca distanza dal primo animale, racchiuse all'interno di sacchi di crocchette o di terriccio: 27 cani e, presumibilmente, un gatto.  Con ogni probabilità, dietro l'abbandono dei corpi senza vita, non si celerebbe l'operato di un "killer", ma l'incuria e il tentativo di sbarazzarsi di animali già deceduti evitando così le relative spese: i resti, infatti, presentano vari stati di decomposizione, segno del fatto che risalgono a periodi diversi. Le perizie autoptiche delle carcasse sono state affidate all'istituto zooprofilattico di Tolentino, incaricato di accertare la causa dei decessi. La volontaria dell'Associazione Amici Animali che ha segnalato la presenza del pastore maremmano, dando il via alle operazioni necessarie al rinvenimento e alla rimozione dei resti degli altri cani, ha deciso di aprirsi dopo la terribile scoperta e di raccontare le dinamiche dell'accaduto: "Era sabato, verso mezzogiorno. Mi trovavo a Porto Recanati per un pre affido di cui ci occupiamo come associazione di volontariato. Il cane, che era insieme alla ragazza che intende adottarlo, ha fiutato la carcassa di un altro animale in prossimità del ponte. Mi sono immediatamente recata sul posto, per effettuare la segnalazione e assicurarmi che venisse rimosso nel rispetto delle norme igienico-sanitarie. Solo in un secondo momento mi sono resa conto della gravità della situazione: il cane era a un metro e mezzo dalla strada, ben visibile, e aveva tutte e quattro le zampe legate. Avvicinandomi, mi sono accorta che non aveva più la testa e che all'altezza del collo c'era della plastica". A quel punto si è attivata la catena di telefonate: il direttivo dell'Associazione Amici Animali, la guardia forestale e la guardia zoofila di competenza. Di lì a poche ore, nella zona, sono state rinvenute altre due carcasse avvolte in sacchi di crocchette - una delle quali trovata vicino ad un altro contenitore pieno cartucce da fucile. Le forze dell'ordine, intervenute sul posto, hanno messo in moto la macchina istituzionale, occupandosi della rimozione degli animali e della segnalazione dell'area, contaminata non solo dai corpi in putrefazione, ma anche da altre buste piene di eternit e rifiuti vari.  "È davvero agghiacciante rendersi conto di quanto l'essere umano sia capace di spingersi oltre i limiti della decenza" - ha proseguito la volontaria - "Nei giorni successivi sono stati rinvenuti altri corpi: 28, in totale. È impossibile che nessuno si sia accorto di questo scempio. Spero che chiunque sia a conoscenza di altri aspetti inerenti al caso, decida di fare la cosa giusta e di parlare, anche in forma anonima". La legge Brambilla, in vigore dal 1 luglio 2025, prevede la reclusione da sei mesi a tre anni con una multa che va dai 10.000 ai 60.000 euro per chiunque cagioni la morte di un animale senza necessità o per crudeltà, con eventuali aumenti della pena in caso di aggravanti (come, ad esempio, quello del crimine reiterato). Nel frattempo, l'associazione Amici Animali ha lanciato un appello: "Stiamo valutando la possibilità di mettere una taglia per chiunque fornirà informazioni utili agli inquirenti. Aiutateci a trovare i colpevoli".    

11/02/2026 13:40
Mike Pompeo presenta il suo libro ad Ancona: “Tutti chiedono aiuto agli Usa, non alla Cina” (VIDEO e FOTO)

Mike Pompeo presenta il suo libro ad Ancona: “Tutti chiedono aiuto agli Usa, non alla Cina” (VIDEO e FOTO)

Mai un passo indietro: questo il titolo del libro di Mike Pompeo, direttore della CIA e segretario di stato degli USA durante la prima amministrazione Trump. L'opera, tradotta e pubblicata dalla casa editrice maceratese Liberilibri, è stata presentata questa mattina alla Mole Vanvitelliana di Ancona.  A introdurre l'incontro è stato l'intervento dell'avvocato Paolo Tanoni che, dopo i dovuti ringraziamenti, ha parlato dell'importanza dell'imparzialità e dell'assenza di pregiudizi nel confrontarsi con quelli che possono essere a buon ragione considerati alcuni dei temi più scottanti dell'epoca attuale. Il titolo del libro - in inglese "Never give an inch" - si ispira alla strategia adottata da Pompeo durante la sua carriera da diplomatico: è un mestiere che richiede abilità nelle negoziazioni, pur rimanendo ferrei e intransigenti per quegli aspetti considerati insindacabili. A ricoprire il ruolo di moderatore dell'evento è stato il giornalista Maurizio Molinari (autore della prefazione di "Mai un passo indietro"), che, attraverso domande concise e accessibili al pubblico, ha dato modo a Pompeo di esporre i contenuti nodali del suo libro.  A partire dalla questione iraniana, fino all'uccisione di Alex Pretti da parte degli agenti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), le argomentazioni di Pompeo hanno suscitato l'entusiasmo e il plauso del pubblico: specchio di una fetta di popolazione fortemente affezionata all'egemonia degli USA in Italia e nel mondo. L'ex diplomatico statunitense ha infatti affermato a più riprese la necessità di un Occidente forte e coeso contro la minaccia orientale, ma soprattutto il ruolo chiave che gli Stati Uniti continuano a ricoprire a livello globale: "Tutte le nazioni fanno affidamento negli Stati Uniti e, quando hanno bisogno di una mano, chiedono aiuto a noi, non alla Cina". Evasivo di fronte alla domanda di Molinari sulla questione israelo-palestinese, Pompeo ha sottolineato l'importanza degli Accordi di Abramo e la centralità del problema iraniano: "La politica adottata da Trump non tende all'isolazionismo, ma ad eliminare le tendenze anti-americane e anti-israeliane. Bisogna anche riconoscere che attualmente la questione iraniana è più centrale e urgente di quella di Gaza, la cui ricostruzione costituirà sicuramente una svolta fondamentale per il Medio Oriente". Russia, Cina e Corea del Nord hanno rappresentato il fulcro dell'incontro, con particolare attenzione alla minaccia che il regime di Xi Jinping incarna per l'Occidente e alla necessità di una presa di posizione da parte dell'Europa: "L'Europa non ha investito a sufficienza sulla propria sicurezza e deve iniziare a mobilitarsi per rafforzare il sistema difensivo. Bisogna anche prestare attenzione ai bambini e ai giovani, a cui la dottrina comunista viene inculcata attraverso alcuni social network". La cerimonia si è conclusa con il conferimento della cittadinanza onoraria a Pompeo da parte del sindaco di Pacentro (paese di origine dei bisnonni del diplomatico statunitense), sottolineando ancora una volta lo stretto sodalizio tra l'ex segretario di stato e le sue origini abruzzesi.

05/02/2026 18:20
La dittatura dell’aspetto - Tra filler, botox e insicurezze: in Italia +42,5% di interventi tra  2020 e 2024

La dittatura dell’aspetto - Tra filler, botox e insicurezze: in Italia +42,5% di interventi tra 2020 e 2024

“Specchio, servo delle mie brame…” esordiva Grimilde, attendendo che il suo fedele oggetto magico le rinnovasse lo stesso vaticinio di sempre. Un tempo, leggendo la fiaba, mai ci saremmo aspettati di poterci identificare nella perfida antagonista disposta a tutto pur di restare eternamente giovane e bella. Eppure, quell’era è arrivata. Volti perfetti e tutti uguali tra loro, corpi scolpiti e irrealistici, pelle di seta, uniforme e liscia come il guscio di un uovo. Tutto, al di là dello “schermo delle brame”, appare armonioso, levigato e privo di asperità. Ciò che un tempo era eccezione - appannaggio di poche elette, il più delle volte assoggettate alle pressioni degli ambienti in cui vivevano o lavoravano - è divenuto regola. A ricorrere agli eufemistici “ritocchini” non sono più le privilegiate esponenti di un’élite distante, quasi cristallizzata nel suo irraggiungibile benessere, ma giovani donne (e, contrariamente a quanto si pensi, anche uomini) date in pasto ad una comunicazione ingannevole e spietata, che gioca su una sbagliata narrazione dell’imperfezione al fine di instillare nella mente del consumatore il germe dell’insicurezza. È così che un naso adunco, un labbro sottile e un occhio incappucciato diventano storture. Secondo un sondaggio dell’ISAPS (International Society of Aesthetic Plastic Surgery) pubblicato nel 2025, dal 2020 al 2024 si è registrato un aumento del 42,5% dei trattamenti estetici (chirurgici e non). All’interno del panorama mondiale, l’Italia si posiziona al quarto posto per il ricorso a questo tipo di procedure mentre, nel 2023, era soltanto nona. Salta immediatamente all’occhio l’incremento massiccio di interventi di chirurgia e medicina estetica, con una particolare adesione alla rinoplastica (10,7%) e alla blefaroplastica (10,4%), seguite da liposuzione, mastoplastica e lipofilling facciale. Stando alle statistiche registrate dall’ISAPS, inoltre, alla fobia per il difetto fisico si aggiungerebbe quella dello scorrere del tempo: iniezioni di botulino e di acido ialuronico (il famigerato filler) si posizionano rispettivamente al primo e al secondo posto nella classifica delle procedure non chirurgiche praticate nel nostro paese.  Botox, filler, mastoplastiche e rinoplastiche sono soltanto la punta di un profondo iceberg alla cui base sta la pressione crescente che i più importanti brand di cosmetici esercitano su un target di consumatori sempre più giovani e sempre più esposti. Il mercato crea il prodotto e, al tempo stesso, insinua nei potenziali fruitori la convinzione di averne bisogno: è in questo modo che una crema rassodante si trasforma in cellulite, un filler in labbra sottili, e un siero rimpolpante in rughe da prevenire. In un mondo ormai alla mercè di pubblicità ingannevoli, di immagini ritoccate e dell’uso massiccio dell’intelligenza artificiale, chi si guarda allo specchio non coglie più il tratto caratteristico da valorizzare e da esprimere al meglio, ma piuttosto l’imperfezione da aggiustare.  Resta da chiedersi, dunque, quali siano le motivazioni profonde alla radice di questa escalation: il desiderio (legittimo) di riconoscersi nel proprio riflesso, o l’intossicazione da standard irraggiungibili. La crepa, se così la si vuole definire, si insinua proprio nel sottile e impercettibile confine tra ciò che si fa per piacere agli altri e ciò che si fa per amore di sé stessi. Forse, nell’era della perfezione performativa e dell’ostentazione a tutti i costi, il vero atto politico non è tanto ignorare il difetto, quanto contemplarlo e, un giorno o l’altro, farci pace: essere Grimilde, ma senza l’ossessione di diventare Biancaneve.    

31/01/2026 11:00
"Non cerco vendetta, solo giustizia e verità per Pamela": l'appello di Alessandra Verni alla città di Macerata (FOTO e VIDEO)

"Non cerco vendetta, solo giustizia e verità per Pamela": l'appello di Alessandra Verni alla città di Macerata (FOTO e VIDEO)

Questa mattina i Giardini Diaz di Macerata hanno ospitato la cerimonia commemorativa per l'ottavo anniversario della scomparsa di Pamela Mastropietro. Come ogni anno, accanto alla targa commemorativa, è stata piantata una camelia bianca, simbolo della purezza di una giovane vita stroncata prematuramente, ma ancora viva nel ricordo della comunità e soprattutto di chi l'ha amata. Alessandra Verni, che non ha mai smesso di cercare giustizia per sua figlia, ha voluto ribadire l'importanza del ricordo: "Oggi sono qui perché lo devo a mia figlia e perché è ciò che lei vorrebbe. Questa è un'occasione per commemorarla, ma questa storia, così come molte altre, dovrebbe essere ricordata tutti i giorni. La mia battaglia non è ancora finita, perché i complici di Oseghale sono ancora a piede libero".  Durante la mattinata, si sono susseguiti gli interventi di monsignor Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, del sindaco Sandro Parcaroli e di Francesca D'Alessandro, vicesindaco e assessore alle pari opportunità. Ma sono state soprattutto le parole del prefetto Giovanni Signer, ad aver colpito nel segno: "Dal punto di vista giudiziario, una responsabilità individuale è stata riconosciuta, ma io credo che qui si debba parlare di responsabilità collettiva. Quando Pamela lasciò Corridionia, furono in molti a vederla e ad accorgersi che si trovava in difficoltà. Questa tragedia, quindi, ci rende tutti responsabili: è la responsabilità morale di tutti coloro che si sono voltati dall'altra parte. La nostra Costituzione ci dice che quello della solidarietà è un dovere fondamentale: spero che questa cerimonia e questa camelia siano un monito per tutti noi".  La cerimonia si è conclusa con l'appello di una madre che non si è mai arresa, e che sta ancora lottando per ottenere la verità, ma soprattutto la giustizia che merita: "Sono qui oggi come madre e come testimone di un dolore e di un amore che non possono essere seppelliti dal silenzio e dalla paura. Calpestare queste strade significa ripercorrere i passi di Pamela, passi che sono stati interrotti brutalmente tra l'ombra di queste colline, in via Spalato. Davanti ai resti di mia figlia, in obitorio, mi è stato detto di dimenticare. Ma io, oggi, chiedo a voi: come si può chiedere a una madre di dimenticare la propria carne? Dire a una madre di dimenticare è come sputare sulla croce, è come andare ai piedi della Madonna mentre piange suo figlio e dirle di tacere, di dimenticare, di far finta di nulla. Io non dimentico. L'ho promesso all'obitorio baciando la fronte fredda di mia figlia".  Ma il suo discorso non si è limitato a sottolineare il valore eternante del ricordo e l'impossibilità di una madre di lasciarsi alle spalle il dolore di una perdita brutale e disumana. Alessandra Verni ha infatti proseguito con una esplicita denuncia dei mali "invisibili" e intoccabili che appestano la comunità: "Non c'è palazzo del potere, non c'è sagrestia, non c'è vicolo oscuro che possa nascondere per sempre ciò che è stato fatto. Pamela è stata vittima di un male che non è solo di strada, ma ha radici profonde in antichi riti di potere, consumati nel silenzio di palazzi e sedi che pensate essere invisibili. No, io non posso dimenticare: ci sono ancora troppe domande a cui non è stata data risposta e ci sono ancora molti punti oscuri e zone d'ombra che pesano su questa città e sul mio cuore. Ma non c'è segreto, per quanto occulto, che non sia destinato a essere incenerito dalla verità".   

30/01/2026 17:40
"Stranger Things effect": il fenomeno di massa oltre la serie cult

"Stranger Things effect": il fenomeno di massa oltre la serie cult

Tra notti in montagna, spettacoli pirotecnici, serate in discoteca e cenoni a casa di amici, c’è chi l’ultimo giorno dell’anno ha preferito trascorrerlo diversamente. Complici le fastidiose e persistenti influenze delle scorse settimane, alcuni fieri anticonformisti hanno deciso di rimanere avvolti nel comfort della propria abitazione e del proprio divano, in compagnia di quella che è, a mani basse, la forma artistica dei giorni nostri per eccellenza: quella cinematografica. L’epoca dei cinema e dei palinsesti televisivi è ormai agli sgoccioli e i servizi di streaming a pagamento - Netflix, Amazon Prime Video, Now TV, e chi più ne ha, più ne metta - fanno da padroni nella giungla di materiali audiovisivi pronti all’uso: un territorio in continua espansione nelle mani di una manciata di aziende “sforna-serie TV”. Se una produzione di contenuti rapida e massiva comporta inevitabilmente un investimento in termini quantitativi, piuttosto che qualitativi, è anche vero che, per la legge dei grandi numeri, ogni tanto spunti fuori qualche prodotto in grado di emergere nel marasma della mediocrità. È questo il caso di "Stranger Things" (2016), serie TV che ha avuto il suo epilogo proprio nelle ultime settimane, attraverso una trovata commerciale che ha voluto suddividere la quinta e ultima stagione in tre parti: i primi quattro episodi alla fine di novembre, gli episodi dal quinto al settimo nel periodo natalizio e, infine, l’ultimissimo episodio il 31 dicembre (precisamente, in Italia, il 1° gennaio alle ore 02:00). La serie TV, ambientata nei coloratissimi anni ’80, ruota attorno alle avventure di un gruppo di amici adolescenti alle prese con gli “strani eventi” che si verificano a Hawkins (Indiana), eventi misteriosamente collegati agli esperimenti svolti in un laboratorio segreto che sorge nei pressi della città. All’uscita della primissima stagione, nel lontano luglio 2016, la serie TV rappresentò subito un fenomeno di massa. In molti, tra giovani e giovanissimi, iniziarono a seguire le vicissitudini dei protagonisti sin dal principio, affezionandosi ai personaggi e presentandosi sempre puntuali all’appuntamento con ogni nuova uscita della serie. Il suo impatto culturale è stato talmente travolgente da riuscire a direzionare i gusti e gli interessi di intere categorie di individui e in diversi ambiti, dalla moda, con un ripiegamento massiccio sull’usato e sullo stile vintage, fino alla musica, permettendo così la riscoperta, soprattutto tra i più giovani, di band e cantanti in vetta alle classifiche di quegli anni: nelle ultime settimane, personalità del calibro di Kate Bush e Prince (voci protagoniste, rispettivamente, della colonna sonora della quarta e della quinta stagione) hanno raggiunto il picco degli ascolti dopo decenni di “letargo mediatico”. Vista la portata e l’ascendente di questa serie evento, non sorprende che alcuni dei fan più accaniti abbiano deciso, dopo aver stappato lo spumante, di rincasare e aspettare davanti allo schermo l’uscita dell’attesissimo ultimo episodio, per iniziare l’anno in compagnia di quegli stessi personaggi, figli di un’altra realtà, che hanno visto crescere nel corso di circa dieci anni. Certo, non sono mancate critiche spietate e scherni nei confronti della produzione: membri del cast considerati non più all’altezza del proprio compito, grossolani buchi di trama e frettolosità nella scrittura che hanno lasciato una buona fetta del pubblico delusa dal finale della serie. Negli ultimi giorni, a seguito dell’uscita dell’ultimo episodio, ha preso forma nei meandri dei social media una fantasiosa teoria, tanto minuziosa quanto contorta, ossia il cosiddetto “Conformity Gate”, elaborato da alcuni spettatori particolarmente attenti, ma soprattutto insoddisfatti dell’epilogo che i creatori di "Stranger Things", i fratelli Duffer, hanno dato alla serie più amata di Netflix. Secondo questa teoria, l’episodio conclusivo, distribuito nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, sarebbe stato un "finto" finale, a cui avrebbe dovuto seguirne un altro il 7 gennaio. A sostegno della strampalata tesi, i fan hanno addotto a diversi dettagli disseminati qua e là nella massiccia campagna pubblicitaria della serie e nel corso della quinta stagione. La teoria, concepita quasi per gioco, come risposta ironica alla delusione del pubblico nei confronti del finale, ha preso sempre più piede, fino a divenire una vera e propria corrente con tanto di schieramenti: i cinici, insoddisfatti del finale ma consapevoli dell’inconsistenza del “Conformity Gate”, gli speranzosi, ossia i fautori della teoria e, infine, i paghi, coloro che trovano che il finale vada bene così e che non ci sia bisogno di conclusioni alternative. Il 7 gennaio è trascorso, portando con sé l’atteso verdetto: quello dell’ottavo episodio non era un “fake ending”, i fratelli Duffer non sono i nuovi Lynch, e "Stranger Things" si è ufficialmente conclusa nel clamore mediatico a cui era destinata e che si meritava. Al di là di ogni suggestione e di ogni speculazione, ciò che conta, nella sua evidenza e finitezza, è il prodotto, così come è stato distribuito al consumatore: con tutte le sue imperfezioni, con i buchi di trama e gli strappi di un lavoro umano concepito e confezionato per il gusto di molti, dall'idealista più sensibile fino allo scettico affamato di coerenza. Resta un dato di fatto: nel giro di pochi anni, "Stranger Things" è diventata un vero e proprio cult, rappresentativo non solo di quegli anni ’80 così ingannevolmente perfetti - un bellissimo vaso di Pandora pieno zeppo di tensioni e conflitti in ebollizione - ma anche della nostra stessa epoca, un’epoca che continua a reclamare per sé quell’illusorietà di benessere, quel finto equilibrio, quella facciata ostentatamente sorridente. Un’epoca in cui si ha bisogno più che mai di inforcare la propria bicicletta e pedalare per le strade della città a caccia di villain interdimensionali, che forse ci appaiono di gran lunga meno spaventosi dei mostri odierni.

08/01/2026 09:30
"Il nostro indie-rock con echi di Pino Daniele, così cantiamo la nostra terra": i 'Gruve' si raccontano dopo la vittoria dell'Homeless Fest

"Il nostro indie-rock con echi di Pino Daniele, così cantiamo la nostra terra": i 'Gruve' si raccontano dopo la vittoria dell'Homeless Fest

Sono cinque e sono tutti giovanissimi: il frontman Zurru (Alessandro Azzurro), il chitarrista e tastierista Jude (Giordano Alessandrini), il batterista Nico (Nicolò Mattii), il chitarrista e bassista Cap (Enrico Maria Capretta) e il chitarrista Morix (Giordano Moriconi). In arte, sono i Gruve, vincitori dell’Homeless Fest 2025. Il progetto “Gruve” nasce nel periodo post pandemico, quando la voglia di tornare a vivere di quelle generazioni a cui era stato sottratto tutto, persino il diritto di andare a scuola e di vedere i propri amici, iniziava a scalpitare più intenso che mai. “Io e Zurru siamo cresciuti insieme, ci conosciamo da sempre - ha iniziato a raccontare il chitarrista (ma, all’occorrenza, tastierista e bassista) Jude - Nel 2021 ci siamo detti: ‘perché non creiamo una band tutta nostra?’; così, abbiamo contattato Enrico e Nico. Giordi si è unito solo la scorsa estate: ci serviva un’altra chitarra per l’apertura del concerto di Giorgio Vanni, ci siamo trovati bene e abbiamo deciso di continuare a suonare insieme.” L’idea di chiamare la band "Gruve", invece, è nata dall’urgenza di darsi un nome alla vigilia della prima esibizione in un bar di Montegiorgio. “Ci avevano chiesto come ci chiamassimo, e non sapevamo cosa rispondere- ha continuato Jude - Ci vedevamo di sera per pensare ad un nome adatto, ma non riuscivamo a venirne fuori: volevamo qualcosa che evocasse la zona in cui eravamo cresciuti. Proprio davanti allo studio c’era una gru, così Zurru ha colto subito l’assonanza con la parola “groove”, e abbiamo partorito l’idea di Gruve”. Gli esordi sono stati analoghi a quelli di moltissime altre band giovanili: qualche concerto nei locali del circondario, repertorio di cover - cantautorato italiano, ma anche brani dei Beatles -, scarsa retribuzione. Poi, però, sono arrivati i loro primi tre brani: “Se ci fossi tu”, “La notte un po’ più sera” e “Lavori in corso”. Sono stati composti in modo istintivo, senza nessuno schema organizzativo: buttavano giù idee, poi si riunivano in studio e cercavano di assemblare il tutto. In ogni pezzo, però, c’è la firma del suo ideatore: "L’indie-rock è il filo conduttore di tutte e tre le canzoni, ma in realtà i brani sono musicalmente diversi tra loro - ha spiegato Giordano Moriconi, “new entry” del gruppo - 'La notte un po’ più sera' è più esplosiva, ha un ritornello rockeggiante, con il trombone e gli altri strumenti che ripetono ossessivamente la linea melodica e le danno una grande carica. 'Se ci fossi tu' è una ballad molto calma, con svariati riferimenti all'indie, quindi rimane rock, ma in una chiave più cantabile. 'Lavori in corso' è un brano che invece si rifà musicalmente a Pino Daniele: è armonicamente più raffinato, con un'atmosfera sospesa e un ritmo funkeggiante.” Tra i “lavori in corso” della band, l’EP album che uscirà a gennaio e sarà composto dalle tre canzoni vincitrici dell’Homeless Fest più un brano inedito, e un ritiro di quattro giorni in una casa di campagna nel Fermano, dove i giovani musicisti si riuniranno per abbozzare i pezzi per un nuovo album tutto incentrato sulla territorialità e sulla riscoperta delle comunità locali: "Dieta Mediterranea".      

30/12/2025 11:00
Macerata, Palazzo Buonaccorsi riabbraccia la "Madonna con Bambino e Santi" dopo il restauro

Macerata, Palazzo Buonaccorsi riabbraccia la "Madonna con Bambino e Santi" dopo il restauro

Palazzo Buonaccorsi ha celebrato il "ritorno a casa" della "Madonna con Bambino e Santi", opera danneggiata dal terremoto del 2016 e finalmente restaurata, con un incontro che si è svolto mercoledì 17 dicembre presso il museo maceratese. Il quadro, raffigurante una  variazione sul tema della Consegna delle chiavi a San Pietro, è una tavola quattrocentesca risalente alla seconda decade del XV secolo, la cui paternità è stata a lungo dibattuta. L'attribuzione più recente, quella avanzata dallo storico dell'arte Matteo Mazzalupi, ricondurrebbe l'opera a Giovanni di Corraduccio, pittore folignate operoso anche nelle Marche. La tavola, restaurata già nel 1939-1940 da Luigi Benedettucci e negli anni '90 da Gianfranco Pasquali, si presenta come un'insolita rivisitazione della canonica iconografia della Traditio clavium, con un Cristo adulto raffigurato nell'atto di consegnare le chiavi a San Pietro. Qui, invece, al centro dell'opera campeggiano la Madonna e Gesù bambino, inseriti in una mandorla luminosa sorretta da sei angeli. Ai lati, svettano i santi Pietro, Paolo, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista e Francesco d'Assisi. Fa da sfondo una corona di piccoli santi e angeli musicanti, insieme ad una fitta trama di iscrizioni. Tra questi, è possibile scorgere anche il volto di San Venanzio, indice della probabile collocazione originaria dell'opera nella città di Camerino. Il restauro della "Madonna con Bambino e Santi", curato dall’Istituto Centrale per il Restauro e dalla Soprintendenza ABAP di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, rientra nel più ampio progetto di recupero delle opere danneggiate dal sisma.  "Siamo molto felici di riavere questa importante opera dopo due anni trascorsi alla mole vanvitelliana sotto le sapienti mani dell'Istituto Centrale di Restauro. - ha dichiarato l'assessore alla cultura Katiuscia Cassetta - Si tratta di un importante ritorno a casa: questo percorso è iniziato nel 2020, quando il ministero ha messo a disposizione importanti fondi per il recupero delle opere che avevano subito dei danni durante il terremoto. A distanza di 10 anni, le opere stanno finalmente facendo ritorno".  Le operazioni di recupero sono state eseguite e coordinate dalla dottoressa Teresa Mascolo, con la collaborazione di alcuni studenti e docenti dei corsi di laurea Magistrale ICR in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. Lo storico dell'arte SABAP Ascoli Piceno, Fermo e Macerata Pierluigi Moriconi, un "ponte tra i laboratori e le comunità", ha rievocato i drammatici ricordi del sisma: "Dopo la paura iniziale siamo passati all'esecuzione. Abbiamo fatto della Mole Vanvitelliana un deposito per le opere più danneggiate e un laboratorio, istituendo allo stesso tempo altri depositi distribuiti in tutto il territorio e gestiti dalla Soprintendenza in collaborazione con i Comuni e con le Curie. Tutto questo ha permesso, ad oggi, la riapertura di moltissimi musei e pinacoteche." L'appuntamento si è concluso con gli interventi di Giuliana Pascucci, responsabile del Servizio Musei, e di Teresa Mascolo, restauratrice della "Madonna con Bambino e Santi", che hanno illustrato le peculiarità artistiche della tavola e le tecniche esecutive adottate nelle operazioni di recupero.                   

18/12/2025 14:38
Pieve Torina, il tartufo come "bandiera" della ripresa post sismica (FOTO e VIDEO)

Pieve Torina, il tartufo come "bandiera" della ripresa post sismica (FOTO e VIDEO)

"Scrigno di biodiversità" è il sottotitolo della nuovissima edizione di "Le Terre del Tartufo", un viaggio enogastronomico alla riscoperta delle ricchezze del nostro territorio e di una delle sue più pregiate risorse, il fungo ipogeo che nasce all'ombra dei boschi e che può essere scovato solo dal fiuto di qualche abilissimo amico a quattro zampe e dagli esperti vanghetti dei cosiddetti "cavatori". Il tartufo, insomma, è un bene tanto raro, quanto prezioso, e a Pieve Torina lo si celebra con un evento che compie il suo quarto anniversario e che vedrà la piccola cittadina dell'entroterra marchigiano protagonista il 6, il 7, il 13 e il 14 dicembre.  Il giornalista Giocchino Bonsignore, ospite d'onore e mediatore dell'evento, ha definito il tartufo come prodotto identitario ma anche come decisivo elemento di coesione per un territorio ancora in fase di ripresa: "Si tratta di un bene immateriale, un bene che il terremoto non ci ha potuto sottrarre, un bene che è rimasto. Negli ultimi anni si è rafforzata sempre di più l'idea che il tartufo possa diventare una bandiera per la ricostruzione. Certo, c'è ancora molta strada da fare e il tartufo non risolverà tutti i problemi locali, ma io sono sicuro che ci darà una grande mano." L'unicità di questo pregiatissimo fungo, come ha affermato il professore Andrea Spaterna dell'Università di Camerino, sta proprio nelle sue straordinarie caratteristiche organolettiche, caratteristiche che derivano da un contesto ambientale quasi completamente incontaminato, ma anche nella sua "irriproducibilità": "Il tartufo è un prodotto che nessuno può copiarci, perché le sue qualità sono il risultato di un'interazione con un contesto ambientale e territoriale all'interno del quale questo fungo ipogeo cresce e matura.  L'Università di Camerino fa e farà sempre la sua parte, sia sul versante della formazione - basta ricordare il corso di laurea in scienze gastronomiche -, sia sul versante della ricerca, dimostrandosi ancora una volta l'Università non del territorio, ma per il territorio." Il sindaco Alessandro Gentilucci ha parlato, a proposito di "Le terre del tartufo", di "ricostruzione immateriale che viaggia di fianco alla ricostruzione fisica e che proietta questi territori in un percorso rivolto al futuro, dando così ai giovani l'opportunità di restare, ma anche di ritornare." E sul tema "giovani" si è soffermato anche Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016, sottolineando il ruolo centrale che, all'interno di una comunità, deve svolgere il "principio della restanza", ossia la volontà di rimanere nella propria terra: "Dobbiamo rappresentare i nostri ragazzi, in modo che se anche dovessero decidere legittimamente di andare in giro per il mondo spinti dalla curiosità di conoscere nuove culture, possano trovare dentro di sé il desiderio di tornare. E il desiderio di tornare c'è solo se il rapporto con il tuo luogo d'origine è positivo, è bello, è un archetipo." Dal simpatico duo de Il doppiatore marchigiano, al divulgatore scientifico Francesco Broccolo, alcuni dei più conosciuti influencer marchigiani sono stati chiamati al rapporto per collaborare nella promozione dell'evento. "Si parla molto spesso del tartufo come alimento nutritivo, ma mai come essere vivente e come parte integrante di un sistema. Oggi, quindi, parleremo della biodiversità che ruota attorno al tartufo, anche per l'importante contributo che esso fornisce alle piante sotto cui nasce: c'è uno scambio vicendevole, quindi bisogna imparare a comprenderne il meccanismo per preservarlo al meglio in questo momento di cambiamenti climatici e ambientali." Questo profumatissimo fungo ipogeo, dunque, non rappresenta soltanto un prodotto straordinariodda proteggere e tramandare come bene immateriale del nostro territorio, ma costituisce anche il perno di una ripresa economica, turistica e sociale per i luoghi che sono stati devastati dal sisma; e gli appuntamenti con "Le terre del tartufo" si pongono proprio questo obiettivo: quello di valorizzare una ricchezza inestimabile che merita di essere messa in risalto.  L'evento, che si svolge nel Palazzetto dello sport di Pieve Torina, ospita diversi espositori, ognuno con le proprie tipicità. Immancabili, ovviamente, gli stand dedicati al tartufo, dall'intramontabile bianco al nero pregiato: una vera e propria officina di sapori... e di odori. Durante le giornate del 6 e del 7 dicembre si svolgeranno diversi eventi incentrati sulle varie declinazioni culinarie del fungo, dai laboratori e dagli showcooking con chef stellati, fino al cibo di strada e alla pizza. Insomma, ce n'è per tutti gusti!   

06/12/2025 20:00
Monte Cavallo, le Sae diventano case-vacanza 'in affitto': "Puntiamo sugli amanti della natura e delle escursioni"

Monte Cavallo, le Sae diventano case-vacanza 'in affitto': "Puntiamo sugli amanti della natura e delle escursioni"

Un centinaio di abitanti e qualche casetta di legno: è la piccola realtà di Monte Cavallo, il paese arroccato sui pendii del maceratese, reduce dal terremoto del '97 e da quello del 2016. Il sindaco Pietro Cecoli, primo cittadino da ben tre decenni, ha rilasciato per noi una breve intervista per far luce sulla situazione attuale di un comune che, come molti altri in questa zona, ha deciso di rinascere dalle proprie macerie. "Ora che la ricostruzione si è mobilitata, alcune delle casette che erano state costruite in occasione dell'ultimo sisma si sono liberate. Qualcuno, però, ha deciso di restarci: una signora non deambulante, a cui purtroppo non era stato installato l'ascensore per muoversi liberamente in casa e accedere ai piani superiori, ha preferito tenere la sua casetta - precisa Romoli -. Abbiamo indetto un bando ad hoc in modo da permetterle di rimanere nell'abitazione più agevole per la sua condizione. La nostra amministrazione si impegna e si impegnerà sempre per garantire il benessere dei cittadini e del comune". Alcune delle casette di legno costruite a seguito del terremoto del '97 sono state addirittura predisposte ad un uso turistico: "Le strutture sono state acquisite tramite bando da un privato che ha deciso di affittarle a coloro che desiderino trascorrere un weekend qui a Monte Cavallo. A differenza di altre realtà, che si trovano a 400 metri e vantano di poter essere classificate come "comuni di montagna", il nostro paese è davvero un territorio montanaro e ha ancora moltissime bellezze da regalare agli amanti della natura e delle escursioni". Alla domanda su come stia procedendo la ricostruzione del municipio, Cecoli ha risposto: "Abbiamo assegnato l'appalto per i lavori lo scorso anno e la ditta ingaggiata ci ha comunicato che la fine della ristrutturazione è prevista per maggio. Aspettiamo tutti con ansia il momento di poter rientrare finalmente in sede". 

05/12/2025 18:47
Pieve Torina, torna il festival del tartufo: edizione sperimentale, si punta sui giovani (VIDEO e FOTO)

Pieve Torina, torna il festival del tartufo: edizione sperimentale, si punta sui giovani (VIDEO e FOTO)

Il 6 e il 7 dicembre Pieve Torina ospiterà la quarta edizione de "Le Terre del Tartufo", il festival dedicato ad una delle più pregiate prelibatezze del nostro territorio. Si tratta di un evento innovativo e più diversificato rispetto agli anni precedenti, che ruoterà attorno ai produttori locali e alle iniziative turistiche promosse per favorire la ripresa delle realtà segnate dal terremoto del 2016. Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina  e presidente dell’Unione Montana Marca di Camerino, ha dichiarato che si tratterà di un'edizione straordinaria e sperimentale: "Abbiamo lanciato questo evento grazie alla collaborazione degli influencer marchigiani. Con questa nuova edizione abbiamo intenzione di creare quel salto di qualità e di ringiovanire proprio il format della nostra esperienza". Il festival punterà sulla partecipazione dei giovani, la vera forza trainante di una rinascita territoriale che va tutta a loro vantaggio. "Con manifestazioni di questo tipo" - ha dichiarato il sindaco - "non solo si vuole favorire una promozione turistica del territorio attraverso il lavoro delle aziende locali, ma si intende anche garantire ai giovani la possibilità di credere nel potenziale di queste realtà e di mettere radici, piuttosto che allontanarsene".  Un'edizione "ringiovanita", dunque, che vedrà la partecipazione di Multiradio e di una troupe della trasmissione RAI "Uno Mattina" e che si soffermerà su aspetti enogastronomici innovativi e apparentemente distanti dalla consumazione tipica del tartufo: accanto a degustazioni e showcooking con chef stellati per i palati più raffinati, sarà possibile assaggiare anche pizza e street food, una formula pensata appositamente per andare incontro alle esigenze di tutti i visitatori, dai più grandi ai più piccoli.  Tra gli espositori che aderiranno all'iniziativa, saranno presenti anche l'azienda agricola Carassai Giordano e il panificio Fronzi, entrambe specializzate nella produzione e vendita del tartufo.  "Per la nostra azienda, questo sarà il secondo anno a Terre del Tartufo: è una manifestazione nella quale crediamo tantissimo perché valorizza realmente il territorio e i suoi prodotti tipici, lasciando grande spazio agli espositori per esprimere le proprie peculiarità. Trovare una vetrina così centrata sulla produzione locale è un grande vanto" - ha affermato Erika Carassai - "Carassai Giordano è un'azienda agricola a conduzione familiare gestita da me e dai miei fratelli. Oltre a produrre il tartufo nero pregiato e a venderlo sul mercato, agli chef e ai consumatori, proponiamo anche l'esperienza della cerca in natura insieme a tartufai esperti proprio per avvicinare il consumatore al mondo di questo meraviglioso e profumatissimo fungo". Tra le attività previste, il cibo di strada in Piazza Santa Maria accompagnato da un dj set, la colazione in terrazza con la degustazione di ricotta al tartufo, laboratori e talk show a tema, show cooking affidati a chef di primo piano. Per i più piccoli ci saranno anche attività ludiche ed esperienziali con le paste artigianali del territorio.

03/12/2025 16:12
L'enigma di Sarnano 45 anni dopo, la Procura rispolvera il giallo Rothschild: omicidio o morte bianca?

L'enigma di Sarnano 45 anni dopo, la Procura rispolvera il giallo Rothschild: omicidio o morte bianca?

Sarnano, 1980 Sono trascorsi esattamente quarantacinque anni da quel 30 novembre del 1980, quando Sarnano si era svegliata coperta da una spessa coltre bianca che, oltre ad ammantare i comignoli e i sanpietrini di un paesino a 539 metri sul livello del mare, celò, forse per sempre, la soluzione di un mistero ancora oggi rimasto irrisolto: la morte di Gabriella Guerin e di Jeannette Bishop May. Chi vive in queste zone lo sa, che le prime nevi possono iniziare ad affacciarsi già durante la fine dell’autunno, prima che il freddo rigoroso dell’inverno cominci a dettare i ritmi delle piccole realtà arroccate sulle pendici dei Sibillini. Si tratta di nevicate passeggere, a cui quella gente è abituata: si continua ad andare al lavoro, nel peggiore dei casi a piedi, le scuole restano aperte, e la vita di tutti i giorni prosegue indisturbata. Giorgio Tassi, fotografo, scrittore e conoscitore delle cime sibilline che tante volte ha immortalato con la sua macchina fotografica, conserva il ricordo di quegli eventi con la lucidità di chi li ha vissuti indirettamente, di chi è rimasto ad ascoltare e ad osservare lo svolgimento di una vicenda oscura, tutt’altro che limpida: una storia il cui finale è stato dissolto, a poco a poco, insieme a quella cortina di neve caduta nella notte tra il 29 e il 30 novembre del 1980: “A quell’epoca avevo 15 anni e rammento perfettamente lo scalpore che suscitò questa storia, perché la scomparsa di qualcuno era un fatto estremamente anomalo da queste parti. Ho un ricordo vividissimo del 29 novembre, impresso nella mente come una fotografia: una coperta scurissima di nubi che, vista dal paese, si appoggiava sulle montagne rotolando giù per i pendii, sospinta da un fronte caldo. Il fronte caldo, si sa, anticipa sempre quello freddo, e infatti quella notte ci fu una nevicata indimenticabile. La mattina successiva, che era una domenica, andai a fare sci di fondo a Garulla. Il clima era totalmente cambiato: da nord veniva un vento freddissimo, al punto da non riuscire più a sentire un lato del viso per il gelo. Nevicò fino a tarda sera, e poi nei giorni seguenti: dovettero chiudere le scuole per 6-7 giorni”. Il ricordo di quel periodo, però, è ancora vivido nella memoria collettiva di una comunità avvezza alla calma piatta del tipico paesino in cui “non succede mai niente”, non soltanto per lo spettacolo bianco che si ritrovò davanti al risveglio, quanto per il rapido susseguirsi di eventi così torbidi e inspiegabili da non riuscire a passare del tutto inosservati. Non senza prima aver fatto un po’ di rumore. Chi erano Jeannette Bishop May “Rothschild” e Gabriella Guerin La scomparsa della Bishop e della Guerin nella notte tra il 29 e il 30 novembre del 1980 è stato un fatto di cronaca nera dalla portata internazionale, sia per le origini britanniche di colei che, negli anni seguenti, ha dato il nome a quello che è stato ricordato nell’immaginario collettivo, ma anche nei titoli delle più importanti testate giornalistiche come “Il caso de Rothschild”, sia perché, proprio come si evince dal cognome con cui volle continuare a firmarsi anche dopo la fine del suo precedente matrimonio, si trattava proprio dell’ex moglie del rampollo di una delle più conosciute - e potenti - famiglie dell’alta finanza mondiale. Sembra infatti che Jeannette Bishop, nonostante si fosse risposata con Stephen May - dirigente della catena di magazzini “John Lewis” -, avesse voluto continuare ad utilizzare il cognome del suo ex marito, il barone Evelyn Rothschild, proprio perché si trattava di un lasciapassare per moltissimi ambienti di élite, compreso quello dell’antiquariato - un settore di nicchia e piuttosto pericoloso, pullulante di ladri di opere d’arte e di malavitosi interessati a ripulire il denaro sporco attraverso la compravendita di esemplari di valore. Per muoversi con facilità in quel mondo, occorreva avere le conoscenze giuste, i contatti giusti e, soprattutto, il nome giusto. I Rothschild non hanno certo bisogno di presentazioni: banchieri di origine ebraica aschenazita, sono stanziati in diverse zone dell’Europa, compreso il Regno Unito, dove hanno ottenuto l’elevazione alla nobiltà con il titolo della baronia. Stando ad alcune “teorie del complotto”, la loro egemonia sarebbe addirittura così incontrastata da poter essere annoverati a giusto titolo tra i cosiddetti “poteri forti”, quelli che nascostamente decreterebbero a tavolino le sorti del mondo. Gabriella Guerin era italiana - friulana, per essere precisi -, e negli anni Sessanta si era trasferita in Inghilterra insieme al marito, in cerca di fortuna. Lì aveva conosciuto Jeannette, che era ancora una Rothschild a tutti gli effetti, e aveva iniziato a lavorare per lei come cuoca. Ma quella tra le due donne, più che un rapporto tra titolare e dipendente, era una vera e propria amicizia. Verso la fine degli anni Settanta, quando Gabriella rimase vedova e con due figli da crescere, la Bishop le chiese di farle da interprete durante i lavori di ristrutturazione di una casa acquistata in Italia: di fronte a questa nuova opportunità, la donna decise di non tirarsi indietro. Il giallo dei Sibillini: l'antefatto La casa in questione era quella in località Schito, a Sarnano. L’entroterra delle Marche è spesso meta di stranieri interessati all’acquisto di rustici troppo grandi o troppo costosi per la gente del posto: non è raro scoprire, nelle zone più panoramiche e isolate, lussuose ville decontestualizzate dal paesaggio, con tanto di piscina e alte siepi a coprire la proprietà dagli sguardi indiscreti. Schito, però, non rientra di certo tra le frazioni più gettonate per compravendite di questo genere. Si tratta di una località che sorge fuori dal centro abitato, un piccolo agglomerato di case al di sotto della strada provinciale. È una zona rurale, umida e nascosta. La casa scelta da Jeannette nel 1978 si trovava ancora più in basso di questo abitato, proseguendo su quel sentiero. Perciò, quando nel novembre del 1980 era tornata a Sarnano per controllare l’andamento dei lavori di ristrutturazione condotti dal geometra Nazzareno Venanzi, frequentava già da tempo quelle zone. Le due donne avevano annunciato allo stesso Venanzi di voler fare una gita in montagna nel pomeriggio e durante la giornata del 29 novembre furono avvistate da diversi testimoni. Secondo le dichiarazioni di chi le ha viste con certezza e di chi, invece, sostiene di aver riconosciuto la loro auto - la famosa Peugeot 104 nera targata Siena -, sarebbero salite verso Sassotetto per poi ridiscendere in paese circa due o tre volte nell’arco di poche ore. È vero, alcuni dei testimoni potrebbero essere stati suggestionati dal clamore mediatico di quei giorni e dal desiderio di dare una mano, ma è comunque assai insolito che due donne poco abituate ad escursioni “estreme” abbiano deciso di avventurarsi verso la montagna dalle 17.00 del pomeriggio (l’ora in cui furono viste, per l’ultima volta, di fronte all’albergo “Ai Pini”, dove alloggiavano) in poi: si può immaginare che, quando arrivarono a destinazione, il sole fosse già sceso oltre le cime. Per di più, l’aria si stava facendo gelida, preannunciando l’arrivo della neve. Sta di fatto che la loro automobile fu trovata solo il 19 dicembre. Stazionava a circa 1400 metri di altitudine, completamente sommersa dalla neve, nella zona di Fonte Trocca, non molto distante dal rifugio per pastori che prende il nome di casa Galloppa, dove furono trovate stoviglie sporche e i resti di un fuoco. Sotto le ruote della Peugeot, nulla: era evidente che il veicolo fosse stato parcheggiato prima dell’inizio della bufera. Ma allora, perché mai non tornare indietro? Che si sia trattato, come ha ipotizzato il giornalista Fabio Sanvitale, di un’avventura tra amiche finita in tragedia? I corpi di Jeannette e di Gabriella, o quello che ne restava, saranno rinvenuti più di un anno dopo, il 27 gennaio del 1982, in un boschetto che sorge indisturbato lungo il corso del Rio Bagno, nella frazione di Podalla (comune di Fiastra). Le ipotesi, allora, furono molteplici: dalla morte bianca, avvenuta per assideramento, a quella del sequestro finito male. La pista dell’antiquariato Il caso fu archiviato nel 1982, poi riaperto, e infine chiuso con una sentenza, quella del 1989, che però non escluse l’ipotesi del duplice omicidio. La mancanza di prove o, forse, la presenza di una sovrabbondanza spropositata di eventi che sembrano sfiorare e talvolta incastrarsi quasi perfettamente con la scomparsa delle due donne, ha fatto sì che le acque si confondessero ancora di più. Tra questi, il furto avvenuto alla casa d’aste Christie’s, con sede in Piazza Navona, a Roma, consumatosi nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre del 1980. Il 6 dicembre, esattamente una settimana dopo la scomparsa, un misterioso telegramma fu recapitato presso l’albergo Ai Pini: era indirizzato a Jeannette May e le dava indicazioni per un appuntamento presso via Tito Livio 3, appartamento 130. Il mittente si firmava come “Roland”. Telegrammi dal contenuto simile erano stati inviati anche al direttore della casa d’aste Christie’s e ai familiari di Valerio Ciocchetti - imprenditore del marmo rapito il 3 dicembre e trovato morto nel Tevere solo qualche mese più tardi -, rispettivamente il 3 e l’8 dicembre. Il nome che compariva alla fine di ogni messaggio era familiare, ma mai lo stesso: Roland, o Rodrigo, o Myrna de Cespedes Rodriguez. Il minuzioso lavoro di qualcuno che, avendo notato la risonanza mediatica della scomparsa di Jeannette, era interessato a focalizzare l’attenzione delle indagini sul furto di Christie’s, o un elemento chiave nella risoluzione del caso? Ancora oggi, non ci è dato saperlo. Le indicazioni fornite nei telegrammi conducevano tutte allo stesso indirizzo, a Roma, dove si scoprì essere situato il residence La Ginestra. L’interno 3 dell’edificio - dettaglio che non veniva specificato nel telegramma indirizzato alla Bishop, ma solo negli altri due - corrispondeva all’appartamento del direttore del residence, tale Oioli: direttore che, a quanto pare, in passato aveva lavorato anche a Sarnano, nell’hotel Hermitage, dove la stessa Jeannette aveva occasionalmente pernottato. Il mondo è piccolo, si sa. Durante le indagini dell’epoca, emerse anche un nome che fece la sua fugace comparsa in questa storia, giusto il tempo di un paio di brevi interrogatori di routine, per poi dissolversi insieme a moltissimi altri fatti che parvero irrilevanti agli inquirenti di allora. Si tratta di Giorgio Cefis, figlio dell’ex presidente della Montedison e del presunto fondatore della loggia massonica P2, Eugenio Cefis. L’uccisione di Roberto Calvi, a seguito del “crack” del Banco Ambrosiano, l’assassinio di Sergio Vaccari (personaggio tutt’altro che limpido legato al mondo dell’antiquariato, e non solo), lo IOR (Istituto per le Opere di Religione) di Marcinkus, le strane dinamiche di quegli anni collegate alle ingerenze della massoneria e dei servizi segreti negli eventi che hanno scritto la storia del nostro Paese nel quadro della guerra fredda, la ramificazione della criminalità organizzata come strumento esecutorio di quelle stesse macchinazioni: tutti questi elementi, oltre a rendere la vicenda ancora più intricata e insondabile, non fanno altro che accrescere la consapevolezza che “il caso de Rothschild” è un mistero inesorabilmente destinato a rimanere tale. Un caso ancora aperto La riapertura delle indagini dello scorso anno sembra aver risvegliato l’interesse della stampa e degli appassionati della cronaca nera. La domanda è una, ed è forte e insistente: perché mai scomodarsi, di nuovo, per un caso di più di quarant’anni fa? “Con questa iniziativa della Procura di Macerata, si fa sempre più strada l’ipotesi che non sia stato un caso di morte bianca, ma che sotto possa esserci qualcosa di più” - ha affermato Francesco Torresi, autore del libro “Il mistero de Rothschild - La verità dietro al Giallo dei Sibillini” - .“Purtroppo, si è persa la possibilità di chiarire dal principio i legami con gli avvenimenti più loschi di quel periodo storico. Bisognava dissipare quelle nebbie sin da subito, per dimostrare che le due donne fossero morte assiderate, e non assassinate. Sono domande che ormai ci poniamo da 45 anni e che forse sono destinate a non trovare mai una risposta. Personalmente, tendo a non propendere per nessuna delle due tesi: la sentenza del 1989 è una verità giudiziaria e ci dice chiaramente che non è possibile escludere l’ipotesi del duplice omicidio, né quella della morte bianca. Per quanti elementi io abbia trovato nel corso delle mie ricerche, devo riconoscere che ancora oggi non ho alcuna certezza sulla risoluzione di questo giallo. Il mio intento è quello di raccontarne gli avvicendamenti, affinché ognuno, sulla base di ciò che legge, possa farsi un’idea più chiara e lucida rispetto a chi è emotivamente coinvolto nel caso”. L’ex capo della squadra mobile di Macerata, Giorgio Iacobone, ha da sempre seguito la vicenda con l’interesse di chi, in quel 1980, c’era: “Personalmente, sono più incline a sostenere la tesi della morte bianca. A quel tempo lavoravo a Macerata e facevo parte dell'allora Ufficio Politico. Ricordo che, quando uscì fuori il fatto che si trattava dell’ex moglie di un Rothschild, ci fu un certo clamore e dovetti accompagnare sul posto il console inglese competente per le Marche. Le ragioni per cui in molti ritengono che possa trattarsi di un reato sono molteplici, ma credo che possano essere scardinate a una a una. Prima di tutto, ha sollevato qualche dubbio il fatto che le due donne siano andate a Sassotetto proprio nel momento in cui si prevedeva una bufera di neve. Grazie alla testimonianza del geometra Venanzi, però, sappiamo che questa passeggiata rientrava nei loro programmi. Poi, restano alcuni interrogativi su come siano rimaste intrappolate in questa bufera di neve e sulla loro permanenza a casa Galloppa: ci si chiede perché abbiano deciso di uscire dal rifugio nonostante fosse impossibile, con tutta quella neve, farsi strada fino a un centro abitato. Dal mio punto di vista, però, è piuttosto plausibile che l’eccezionalità della situazione abbia spinto le due donne a gesta disperate, dettate dall’istinto di sopravvivenza e da quell’adrenalina che sopraggiunge in ognuno di noi nelle condizioni più estreme”. Sta di fatto che lo scorso anno la Procura di Macerata ha deciso di rispolverare i fascicoli di un caso già chiuso da decenni, e che iniziative di questo genere non vengono prese per caso: qualcosa, nel frattempo, deve essersi mosso. Si vocifera di una confessione fatta da qualcuno sul letto di morte, ma nulla di confermato. I testimoni sono stati interrogati, di nuovo, a distanza di 45 anni dalla prima volta; il tempo, si sa, può giocare brutti scherzi e la probabilità che qualcuno di loro abbia perso la nitidezza di quei ricordi è molto alta. Nei giorni scorsi, inoltre, è trapelata la notizia di una intercettazione dalla quale emergerebbe una omertà concordata in caserma tra alcuni ex cantonieri che avrebbero dovuto essere sentiti dai carabinieri. Intanto gli anni passano, le tracce si cancellano, la gente dimentica - chi non dimentica, se non altro, finge di averlo fatto per evitare ulteriori grattacapi. Resta una sola certezza: l’enigmatica morte di due donne scomparse in una notte di bufera e ritrovate, mesi dopo, quando di loro non rimaneva quasi più nulla. Si dice che tutto ciò che si nasconde sotto la neve, prima o poi, viene svelato: il sole la scioglie a poco a poco, lasciando che le cose si mostrino di nuovo per ciò che erano. Che valga anche per i casi irrisolti?

29/11/2025 12:29
Unicam esce dai laboratori per la winter edition de La Scienza in Festa: "Basta con le torri d'avorio" (VIDEO e FOTO)

Unicam esce dai laboratori per la winter edition de La Scienza in Festa: "Basta con le torri d'avorio" (VIDEO e FOTO)

Venerdì 28 novembre l'Università di Camerino ha aperto le porte al pubblico con "Oltre i confini dell'aula: il ruolo dell'Università nel dialogo con la società", un incontro focalizzato sulla divulgazione delle iniziative promosse dall'Ateneo nell'ambito del public engagement. L'appuntamento ha dato ufficialmente il via a quella che è la nuova winter edition di "La Scienza in festa", un festival del sapere scientifico pensato per promuovere una maggior consapevolezza dell'importanza della ricerca anche tra coloro che non appartengono all'ambiente accademico.  "Questa versione invernale di "Scienza in festa" è la continuazione di un percorso che abbiamo iniziato da tempo con l'Università di Camerino: un percorso attraverso il quale vogliamo dimostrare quanto il public engagement sia fondamentale nel ruolo che le università rivestono all'interno delle dinamiche territoriali" ha affermato il professor Claudio Perfetti, coordinatore del progetto "Viceversa" di Unicam.  Il professor Graziano Leoni, rettore dell'Università di Camerino, ha introdotto il tema del Public Engagement parlando della dimensione universitaria non soltanto come luogo di ricerca, ma anche come snodo di legami che si rendono protagonisti attivi nello sviluppo della comunità: "Un'università che non sa uscire dalle aule e dai laboratori non può definirsi tale. Gli atenei hanno la responsabilità sociale di riversare sul territorio e sui cittadini le scoperte, gli studi, le attività formative. Non ha più senso parlare di un'università arroccata: il mito della torre d'avorio è ormai anacronistico". Un'università, dunque, che riabbraccia il significato etimologico del termine, ossia quello di una corporazione di persone, una comunità il cui fattore di coesione, l'unico e insindacabile, è il sapere come bene superiore. "L'universitas - ha dichiarato Pier Andrea Serra, presidente dell'associazione APEnet e prorettore per la Terza Missione dell'Università di Sassari - deve essere un ente che fa della ricerca, della didattica e del trasferimento delle conoscenze un bene territoriale, capace di andare incontro alle esigenze delle comunità e delle società. Un luogo dove c'è un'università è allo stesso tempo un luogo che ha più prospettive e più supporto, anche e soprattutto in condizioni di difficoltà, come nel caso di Camerino. Senza l'università, probabilmente, alcuni territori avrebbero meno speranze di crescita e di ripresa".  Territori, quindi, che vengono resi sempre più partecipi delle ricerche e dei progressi raggiunti all'interno delle aule. Alla base del public engagement stanno la volontà di coinvolgere attivamente la popolazione extra accademica e la divulgazione di nozioni che rischiano di rimanere completamente estranee a chi non possiede i mezzi per decifrarle.  L'iniziativa proseguirà nella giornata di sabato 29 novembre, a Matelica, con diversi appuntamenti divulgativi, dall'incontro "Algoritmi di guerra e grammatiche di pace: la scienza e i media nell'era dell'IA", alla "passeggiata scientifica" per le vie del centro storico arricchita da fondamenti di Botanica, Storia, Sociologia e Tecnologia, fino allo spettacolo di chimica e all' "aperitivo scientifico" che avrà come protagonista il Verdicchio di Matelica. 

28/11/2025 18:00
Da Riserva a "Castelli di Jesi Docg": l'Imt cambia le regole per l'élite del vino (VIDEO e FOTO)

Da Riserva a "Castelli di Jesi Docg": l'Imt cambia le regole per l'élite del vino (VIDEO e FOTO)

Martedì 18 novembre, presso il ristorante "Marcello" di Portonovo, si è tenuto il primo di una serie di incontri finalizzati alla divulgazione dei nuovi provvedimenti introdotti dall'Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) e rivolti a giornalisti e professionisti del settore. Il tema centrale degli appuntamenti è quello degli scenari evolutivi della denominazione, modificata con l'obiettivo di conferire maggior risalto al nome del territorio: il cambiamento attuato prevede il passaggio da Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg a Castelli di Jesi Docg, senza quindi dover specificare il tipo di vitigno. Si tratta di una scelta volta alla valorizzazione della località e alla produzione di un vino di élite, che prevede anche tempi di distribuzione drasticamente inferiori rispetto ai canonici diciotto mesi richiesti per il Verdicchio, con possibilità di messa in consumo a partire dal mese di marzo: un percorso intrapreso con l'intenzione di accrescere il valore della territorialità e di ciò che essa rappresenta nell'ambito dell'industria vinicola, espandendo la base produttiva nel mantenimento di una eccellenza qualitativa.  Michele Bernetti, presidente dell'Istituto marchigiano di tutela vini, ha affermato che "l'obiettivo è quello di dare evidenza alle migliori produzioni che derivano dalla zona dei Castelli di Jesi, una zona storica di produzione vinicola già in precedenza differenziata all'interno della struttura delle denominazioni con il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, insignito della denominazione di origine controllata e garantita, la cosiddetta Docg". Conclude: "Il nuovo disciplinare" - atteso al via libera nel 2026 - "consentirà di allargare la produzione e di presentarsi sul mercato con un certo numero di bottiglie che rappresenteranno il vertice all'interno della piramide della qualità nella zona dei Castelli di Jesi". "Dal 2011 ad oggi sono cambiate tante cose dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista metereologico e stagionale. Ad oggi, inoltre, il vino ha un appeal completamente diverso rispetto a tanti anni fa: bisogna sapersi adeguare al consumatore e alle sue esigenze. - ha dichiarato il direttore del Imt, Alberto Mazzoni - "Castelli di Jesi sarà sicuramente un emblema del territorio, perché non è circoscritto soltanto al discorso della denominazione, ma racconta tutto ciò che è legato a queste realtà e all'operato umano che è a esse correlato. Il nome del vitigno, Verdicchio, diventa facoltativo, perché Castelli di Jesi avrà una versione più 'giovane': già da marzo si uscirà con la tipologia ordinaria, senza aspettare i tempi di invecchiamento. Questo è un aspetto importantissimo, dal momento che un prodotto con un invecchiamento di 18 mesi comporta investimenti folli da parte delle aziende, oltre che un significativo limite per gli amanti del vino di pronta beva, consumabile già da marzo". Il prossimo incontro, su invito, si terrà il 1° dicembre, con un grande evento degustazione presso la Rotonda a Mare di Senigallia, a cui prenderanno parte 17 aziende Imt, sommelier e ristoratori delle Marche. A seguire, il tour proseguirà a Roma con le masterclass del 6 dicembre e del 26 gennaio - rispettivamente in collaborazione con l'Associazione italiana sommelier e con la Fondazione italiana sommelier -  per poi concludersi con la masterclass di Bologna del 22-24 febbraio 2026 in occasione della fiera Slow Wine.  

19/11/2025 10:11
Copyright © 2020 Picchio News s.r.l.s | P.IVA 01914260433
Registrazione al Tribunale di Macerata n. 4235/2019 R.G.N.C. - n. 642/2020 Reg. Pubbl. - n. 91 Cron.