La dittatura dell’aspetto - Tra filler, botox e insicurezze: in Italia +42,5% di interventi tra 2020 e 2024
“Specchio, servo delle mie brame…” esordiva Grimilde, attendendo che il suo fedele oggetto magico le rinnovasse lo stesso vaticinio di sempre. Un tempo, leggendo la fiaba, mai ci saremmo aspettati di poterci identificare nella perfida antagonista disposta a tutto pur di restare eternamente giovane e bella. Eppure, quell’era è arrivata.
Volti perfetti e tutti uguali tra loro, corpi scolpiti e irrealistici, pelle di seta, uniforme e liscia come il guscio di un uovo. Tutto, al di là dello “schermo delle brame”, appare armonioso, levigato e privo di asperità. Ciò che un tempo era eccezione - appannaggio di poche elette, il più delle volte assoggettate alle pressioni degli ambienti in cui vivevano o lavoravano - è divenuto regola. A ricorrere agli eufemistici “ritocchini” non sono più le privilegiate esponenti di un’élite distante, quasi cristallizzata nel suo irraggiungibile benessere, ma giovani donne (e, contrariamente a quanto si pensi, anche uomini) date in pasto ad una comunicazione ingannevole e spietata, che gioca su una sbagliata narrazione dell’imperfezione al fine di instillare nella mente del consumatore il germe dell’insicurezza. È così che un naso adunco, un labbro sottile e un occhio incappucciato diventano storture.
Secondo un sondaggio dell’ISAPS (International Society of Aesthetic Plastic Surgery) pubblicato nel 2025, dal 2020 al 2024 si è registrato un aumento del 42,5% dei trattamenti estetici (chirurgici e non). All’interno del panorama mondiale, l’Italia si posiziona al quarto posto per il ricorso a questo tipo di procedure mentre, nel 2023, era soltanto nona. Salta immediatamente all’occhio l’incremento massiccio di interventi di chirurgia e medicina estetica, con una particolare adesione alla rinoplastica (10,7%) e alla blefaroplastica (10,4%), seguite da liposuzione, mastoplastica e lipofilling facciale. Stando alle statistiche registrate dall’ISAPS, inoltre, alla fobia per il difetto fisico si aggiungerebbe quella dello scorrere del tempo: iniezioni di botulino e di acido ialuronico (il famigerato filler) si posizionano rispettivamente al primo e al secondo posto nella classifica delle procedure non chirurgiche praticate nel nostro paese.
Botox, filler, mastoplastiche e rinoplastiche sono soltanto la punta di un profondo iceberg alla cui base sta la pressione crescente che i più importanti brand di cosmetici esercitano su un target di consumatori sempre più giovani e sempre più esposti. Il mercato crea il prodotto e, al tempo stesso, insinua nei potenziali fruitori la convinzione di averne bisogno: è in questo modo che una crema rassodante si trasforma in cellulite, un filler in labbra sottili, e un siero rimpolpante in rughe da prevenire. In un mondo ormai alla mercè di pubblicità ingannevoli, di immagini ritoccate e dell’uso massiccio dell’intelligenza artificiale, chi si guarda allo specchio non coglie più il tratto caratteristico da valorizzare e da esprimere al meglio, ma piuttosto l’imperfezione da aggiustare.
Resta da chiedersi, dunque, quali siano le motivazioni profonde alla radice di questa escalation: il desiderio (legittimo) di riconoscersi nel proprio riflesso, o l’intossicazione da standard irraggiungibili. La crepa, se così la si vuole definire, si insinua proprio nel sottile e impercettibile confine tra ciò che si fa per piacere agli altri e ciò che si fa per amore di sé stessi. Forse, nell’era della perfezione performativa e dell’ostentazione a tutti i costi, il vero atto politico non è tanto ignorare il difetto, quanto contemplarlo e, un giorno o l’altro, farci pace: essere Grimilde, ma senza l’ossessione di diventare Biancaneve.

cielo sereno (MC)
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