"Non cerco vendetta, solo giustizia e verità per Pamela": l'appello di Alessandra Verni alla città di Macerata (FOTO e VIDEO)
Questa mattina i Giardini Diaz di Macerata hanno ospitato la cerimonia commemorativa per l'ottavo anniversario della scomparsa di Pamela Mastropietro. Come ogni anno, accanto alla targa commemorativa, è stata piantata una camelia bianca, simbolo della purezza di una giovane vita stroncata prematuramente, ma ancora viva nel ricordo della comunità e soprattutto di chi l'ha amata.
Alessandra Verni, che non ha mai smesso di cercare giustizia per sua figlia, ha voluto ribadire l'importanza del ricordo: "Oggi sono qui perché lo devo a mia figlia e perché è ciò che lei vorrebbe. Questa è un'occasione per commemorarla, ma questa storia, così come molte altre, dovrebbe essere ricordata tutti i giorni. La mia battaglia non è ancora finita, perché i complici di Oseghale sono ancora a piede libero".
Durante la mattinata, si sono susseguiti gli interventi di monsignor Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, del sindaco Sandro Parcaroli e di Francesca D'Alessandro, vicesindaco e assessore alle pari opportunità. Ma sono state soprattutto le parole del prefetto Giovanni Signer, ad aver colpito nel segno: "Dal punto di vista giudiziario, una responsabilità individuale è stata riconosciuta, ma io credo che qui si debba parlare di responsabilità collettiva. Quando Pamela lasciò Corridionia, furono in molti a vederla e ad accorgersi che si trovava in difficoltà. Questa tragedia, quindi, ci rende tutti responsabili: è la responsabilità morale di tutti coloro che si sono voltati dall'altra parte. La nostra Costituzione ci dice che quello della solidarietà è un dovere fondamentale: spero che questa cerimonia e questa camelia siano un monito per tutti noi".
La cerimonia si è conclusa con l'appello di una madre che non si è mai arresa, e che sta ancora lottando per ottenere la verità, ma soprattutto la giustizia che merita: "Sono qui oggi come madre e come testimone di un dolore e di un amore che non possono essere seppelliti dal silenzio e dalla paura. Calpestare queste strade significa ripercorrere i passi di Pamela, passi che sono stati interrotti brutalmente tra l'ombra di queste colline, in via Spalato. Davanti ai resti di mia figlia, in obitorio, mi è stato detto di dimenticare. Ma io, oggi, chiedo a voi: come si può chiedere a una madre di dimenticare la propria carne? Dire a una madre di dimenticare è come sputare sulla croce, è come andare ai piedi della Madonna mentre piange suo figlio e dirle di tacere, di dimenticare, di far finta di nulla. Io non dimentico. L'ho promesso all'obitorio baciando la fronte fredda di mia figlia".
Ma il suo discorso non si è limitato a sottolineare il valore eternante del ricordo e l'impossibilità di una madre di lasciarsi alle spalle il dolore di una perdita brutale e disumana. Alessandra Verni ha infatti proseguito con una esplicita denuncia dei mali "invisibili" e intoccabili che appestano la comunità: "Non c'è palazzo del potere, non c'è sagrestia, non c'è vicolo oscuro che possa nascondere per sempre ciò che è stato fatto. Pamela è stata vittima di un male che non è solo di strada, ma ha radici profonde in antichi riti di potere, consumati nel silenzio di palazzi e sedi che pensate essere invisibili. No, io non posso dimenticare: ci sono ancora troppe domande a cui non è stata data risposta e ci sono ancora molti punti oscuri e zone d'ombra che pesano su questa città e sul mio cuore. Ma non c'è segreto, per quanto occulto, che non sia destinato a essere incenerito dalla verità".










nubi sparse (MC)
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