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"Il nostro indie-rock con echi di Pino Daniele, così cantiamo la nostra terra": i 'Gruve' si raccontano dopo la vittoria dell'Homeless Fest

"Il nostro indie-rock con echi di Pino Daniele, così cantiamo la nostra terra": i 'Gruve' si raccontano dopo la vittoria dell'Homeless Fest

Sono cinque e sono tutti giovanissimi: il frontman Zurru (Alessandro Azzurro), il chitarrista e tastierista Jude (Giordano Alessandrini), il batterista Nico (Nicolò Mattii), il chitarrista e bassista Cap (Enrico Maria Capretta) e il chitarrista Morix (Giordano Moriconi). In arte, sono i Gruve, vincitori dell’Homeless Fest 2025.

Il progetto “Gruve” nasce nel periodo post pandemico, quando la voglia di tornare a vivere di quelle generazioni a cui era stato sottratto tutto, persino il diritto di andare a scuola e di vedere i propri amici, iniziava a scalpitare più intenso che mai.

“Io e Zurru siamo cresciuti insieme, ci conosciamo da sempre - ha iniziato a raccontare il chitarrista (ma, all’occorrenza, tastierista e bassista) Jude - Nel 2021 ci siamo detti: ‘perché non creiamo una band tutta nostra?’; così, abbiamo contattato Enrico e Nico. Giordi si è unito solo la scorsa estate: ci serviva un’altra chitarra per l’apertura del concerto di Giorgio Vanni, ci siamo trovati bene e abbiamo deciso di continuare a suonare insieme.”

L’idea di chiamare la band "Gruve", invece, è nata dall’urgenza di darsi un nome alla vigilia della prima esibizione in un bar di Montegiorgio. “Ci avevano chiesto come ci chiamassimo, e non sapevamo cosa rispondere- ha continuato Jude - Ci vedevamo di sera per pensare ad un nome adatto, ma non riuscivamo a venirne fuori: volevamo qualcosa che evocasse la zona in cui eravamo cresciuti. Proprio davanti allo studio c’era una gru, così Zurru ha colto subito l’assonanza con la parola “groove”, e abbiamo partorito l’idea di Gruve”.

Gli esordi sono stati analoghi a quelli di moltissime altre band giovanili: qualche concerto nei locali del circondario, repertorio di cover - cantautorato italiano, ma anche brani dei Beatles -, scarsa retribuzione. Poi, però, sono arrivati i loro primi tre brani: “Se ci fossi tu”, “La notte un po’ più sera” e “Lavori in corso”. Sono stati composti in modo istintivo, senza nessuno schema organizzativo: buttavano giù idee, poi si riunivano in studio e cercavano di assemblare il tutto.

In ogni pezzo, però, c’è la firma del suo ideatore: "L’indie-rock è il filo conduttore di tutte e tre le canzoni, ma in realtà i brani sono musicalmente diversi tra loro - ha spiegato Giordano Moriconi, “new entry” del gruppo - 'La notte un po’ più sera' è più esplosiva, ha un ritornello rockeggiante, con il trombone e gli altri strumenti che ripetono ossessivamente la linea melodica e le danno una grande carica. 'Se ci fossi tu' è una ballad molto calma, con svariati riferimenti all'indie, quindi rimane rock, ma in una chiave più cantabile. 'Lavori in corso' è un brano che invece si rifà musicalmente a Pino Daniele: è armonicamente più raffinato, con un'atmosfera sospesa e un ritmo funkeggiante.”

Tra i “lavori in corso” della band, l’EP album che uscirà a gennaio e sarà composto dalle tre canzoni vincitrici dell’Homeless Fest più un brano inedito, e un ritiro di quattro giorni in una casa di campagna nel Fermano, dove i giovani musicisti si riuniranno per abbozzare i pezzi per un nuovo album tutto incentrato sulla territorialità e sulla riscoperta delle comunità locali: "Dieta Mediterranea".

 

 

 

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