di Alessandra Bastarè

Macerata, concerti, recital, incontri, dibattiti e reading: dal 17 al 23 giugno in scena "Controra 2019"

Macerata, concerti, recital, incontri, dibattiti e reading: dal 17 al 23 giugno in scena "Controra 2019"

Anche quest'anno sono tantissimi gli appuntamenti della "Controra" 2019. Musicultura ha scelto il ristorante Vere Italie per annunciare quella che sarà, sicuramente, una settimana ricca di vivacità e partecipazione per il centro storico di Macerata. Un'iniziativa che, di anno in anno, è cresciuta sempre di più e ha conquistato la fiducia del pubblico. L'appuntamento per poter godere di concerti, recital, incontri, dibattiti e reading  è dal 17 al 23 giugno e la formula è sempre la stessa: associare il divertimento al piacere dell'approfondimento. Quest'anno inoltre, a raccontare storie e protagonisti della "Controra" ci sarà anche Radio 1 Rai, con il programma condotto da John Vignola "Music Club". Per tutta la settimana infatti, a partire dalle ore 15:00, ci sarà la diretta sulle frequenze dello storico media partner di Musicultura 2019, trasmessa dai locali del ristorante Vere Italie. È possibile partecipare dal vivo alla trasmissione prenotandosi al numero 0733-1840572. "Controra" approderà anche in Piazza Cesare Battisti, nei cortili di Palazzo Convenati e di Palazzo Ciccolini e nei nuovissimi ambienti del Centrale Plus in Piazza della Libertà. Un evento trasversale organizzato anche grazie al sostegno del Comune di Macerata. "Sono due le notizie principali di quest'anno - ha esordito Ezio Nannipieri, vice Presidente di Musicultura -: la prima è che il Direttore Artistico, Piero Cesanelli, si è preso un anno sabbatico, la seconda è che volevamo avere tutti gli ospiti riuniti in un solo contesto. Quest'anno inoltre Musicultura festeggia 30 anni mentre la Controra 15. Quando è nato quest'ultimo progetto abbiamo pensato a cosa non volevamo che fosse. Non volevamo che fosse qualcosa di serioso e nemmeno qualcosa di circoscritto in un tema che avrebbe indubbiamente tarpato gli slanci dell'ultimo momento. Inoltre la canzone doveva rimanere il punto di incontro insieme ad altri modi di concepire l'arte e la vita. La musica sarà sempre la protagonista, nei live come negli approfondimenti. Il tutto arricchito da filoni di approfondimento letterario e cinematografico." "L'apertura sarà affidata a uno dei caposaldi del jazz, Lino Patruno, lunedì 17, alle ore 18:00, in Piazza della Libertà - ha spiegato Ninnipieri -. A seguire, alle ore 21:15, presso il Cortile Palazzo Ciccolini, ci sarà l'appuntamento "Una cantautrice, un rettore, un rapper": Grazia Di Michele, Claudio Pettinari e Moreno daranno vita a uno spettacolo in cui musica, chimica e rap si uniscono. Moltissimi anche gli appuntamenti letterari come quelli con Giordano Bruno Guerri, Andrea Purgatori, Valerio Calzolaio e Lidia Ravera. Mercoledì 19, alle ore 21:15, al Teatro Lauro Rossi, si terrà il concerto del Quinteto Astor Piazzola. Dopo la scomparsa del grande Fabrizio Frizzi, avremo l'occasione di avere in Città il fratello Fabio, con cui è nato un bellissimo legame. Sarà a Macerata per raccontarci una storia personale, professionale e di famiglia. Ampio spazio anche alla critica musicale con i giornalisti Ernesto Assante e Carlo Massarini che ci parleranno, rispettivamente, di Woodstock e dei Beatles. Senza dimenticare gli spettacoli, già annunciati, di Morgan, della Pfm, di Sanandra Maitreya e di Angélique Kidjo." Tra i partner di "Controra" troviamo anche l'Università degli Studi di Camerino, presente oggi Roberto Giambò; l'Università degli Studi di Macerata, a portare il suo saluto oggi c'era Pamela Lattanzi e Vere Italie e Med Store con Stefano Parcaroli.  

10/06/2019
La gioia di Bravi: "Abbiamo fatto un miracolo, dedico la vittoria ai recanatesi" (FOTO E VIDEO)

La gioia di Bravi: "Abbiamo fatto un miracolo, dedico la vittoria ai recanatesi" (FOTO E VIDEO)

"Una vittoria quella di questa sera che mette a dura prova le coronarie di tutti - il commento a caldo del neo primo cittadino di Recanati, Antonio Bravi, che ha battuto lo sfidante Simone Simonacci per appena trenta voti al secondo turno delle amministrative -. C'è davvero un grande entusiasmo perché abbiamo fatto un miracolo. I miei complimenti vanno anche all'avversario che ha fatto un grandissimo risultato. Noi abbiamo lavorato tantissimo e questa è una grande soddisfazione. Credo sia una grande giornata per la Città e ci prepariamo a governare per questi cinque anni come abbiamo fatto fino ad ora, con grandi risultati. Non c'è una prima cosa urgente da fare: il nostro è un treno in corsa - ha proseguito -. Penseremo subito alla stagione estiva perché Recanati deve essere rilanciata. Per il resto faremo il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora e che sappiamo fare." Una Città che ha mostrato una notevole spaccatura a livello di voto. "Le valutazioni sul voto le faremo con calma - ha commentato Bravi -. Pensavamo di avere margini più ampi, ma non tutto ha funzionato. L'importante è però il risultato e l'abbiamo ottenuto. Dedico la vittoria alla gente che mi ha sostenuto e ai cittadini di Recanati. Non avevamo nessuno alle spalle, avevamo tutti contro e abbiamo fatto tutto da soli. I cittadini ci hanno capito e premiato." Grande soddisfazione e gioia questa sera per il neo Sindaco Bravi che, insieme ai suoi sostenitori, tra questi anche l'ex primo cittadino Francesco Fiordomo, ha festeggiato il risultato in Piazza Giacomo Leopardi tra cori, applausi e spumante.  

10/06/2019
I 25 anni di successi della Ram System, Paoloni: "Oggi dico grazie all'incoscienza della gioventù" (FOTO)

I 25 anni di successi della Ram System, Paoloni: "Oggi dico grazie all'incoscienza della gioventù" (FOTO)

Abbiamo incontrato Robertino Paoloni, titolare della Ram System che divide la sua giornata tra gli impegni da dirigente dell’azienda, da neo-sindaco e da papà. Negli anni dei primi sistemi di intaglio pilotati da computer, la Ram System ha sviluppato e distribuito un software specifico in grado di pilotare questi sistemi. Fin dagli inizi l'azienda è stata partner Roland per quanto concerne i sistemi digitali nel mondo della comunicazione visiva. Molte sono le competenze maturate, in oltre 25 anni, nel settore delle arti grafiche e in quello industriale in cui è richiesta l'adozione di sistemi digitali. “L’Aziende nasce nel 1993 grazie all’incoscienza della gioventù – ci ha spiegato Paoloni -. Abbiamo iniziato in tre e oggi ho completamente acquisito l’Azienda. Avevo 23 anni quando tutto è partito. Ero dipendente di un’altra realtà del territorio e, ripeto, guidato dall’incoscienza della mia giovane età, ho deciso di lanciarmi in questa impresa. Con il senno di poi, posso dire che è andata molto bene e soprattutto rifletto spesso su ciò che ho fatto: oggi, a molti giovani, manca lo spirito d’iniziativa e quel pizzico di spregiudicatezza che a me, hanno portato fortuna.” “Ho iniziato con la mia esperienza di tecnico grafico e, durante un convegno nel Nord Italia, mi sono reso conto di essere riuscito a dare delle informazioni tecniche a tutti i presenti – ci racconta Paoloni -. Queste informazioni sono risultate vincenti e le persone hanno iniziato a cercarmi perché avevo dato loro delle soluzioni, non dei prezzi.” Paoloni ci indica poi delle sedie nel suo ufficio. “Quello è stato il primo progetto al mondo in cui si è riusciti a personalizzare delle sedie e degli arredamenti per bar e locali: l’idea è stata della Ram System:” L’Azienda, dopo aver raggiunto una sua posizione stabile sul mercato, negli anni, ha acquisito altre tre realtà. “Attualmente collaboriamo con un fornitore coreano ma l’obiettivo, a breve termine, è quello di riuscire a produrre il tipo di macchina da stampa di cui necessitiamo (quella per grandi formati) direttamente qui. Grazie all’esperienza e alla preparazione di un fornitore limitrofo, riusciamo a realizzare anche tutte le modifiche per delle realizzazioni speciali che ci vengono richieste, di volta in volta, dai nostri clienti. Per noi la personalizzazione è un aspetto fondamentale e riuscire a soddisfare le diverse richieste dei clienti è un grande motivo di orgoglio e sinonimo del fatto che stiamo lavorando nella maniera giusta.” “Memore del successo avuto in merito al ‘dare e ricevere informazioni’ non ho mai abbandonato quella strada e ho sempre formato e offerto formazione ai miei clienti – ci racconta il titolare della Ram System -. Si tratta di corsi che teniamo noi in azienda o che vengono comunque svolti qui da persone esterne, tra questi anche docenti del Politecnico di Milano. Il nostro organico è inoltre strutturato per lavorare in maniera continuativa, con un consulente aziendale che viene da noi due volte alla settimana. Insieme a lui, collaborano un consulente finanziario, c’è poi la supervisione di un consulente CNA, lavoriamo con uno studio legale (perché le leggi sono tante) e poi ci sono i reparti paghe e sicurezza. Un lavoro d’equipe che ho voluto sin dall’inizio perché ho la mania dell’organizzazione e di delegare: ogni persona qui ha il suo ruolo e lo porta avanti nel miglior modo possibile.” “Abbiamo iniziato a lavorare principalmente con le Marche poi, con il passare del tempo, abbiamo raggiunto anche l’Umbria, l’Abruzzo, la Bassa Romagna e, più in generale, tutta Italia. In questo momento, ad esempio, stiamo facendo una installazione a Como – ci ha spiegato Paoloni -. In alcune zone d’Italia abbiamo dei colleghi quindi cerchiamo di non creare interferenze e collaborare semplicemente. Abbiamo una piccola parte di lavoro anche all’estero: in Brasile c’è la nostra installazione più grande.” Un territorio, quello di Loro Piceno e maceratese in generale, che per Paoloni, come per molti altri imprenditori che abbiamo incontrato, rappresenta un motivo di orgoglio, nonostante i sacrifici e le difficoltà. “Per passione ho sempre deciso di mantenere qui l’Azienda – ha proseguito Paoloni -. L’ho volontariamente voluta sul territorio maceratese per due ragioni: intanto perderei le persone con le quali ho iniziato e poi perché sono nato qui e, per me, c’è un dovere etico nel ridare qualcosa al territorio. Spostare un’azienda come la mia da un luogo in cui è sempre più difficile portare lavoro, indubbiamente mi porterebbe dei vantaggi di fatturato ma impoverirebbe la nostra mission.” “La nostra filosofia aziendale infatti pone al centro la professionalità delle persone e delle aziende. Una professionalità sulla quale lavoriamo ogni giorno con seminari, corsi e focus orientati ad accrescere le conoscenze di tutte le persone che lavorano in estrema fiducia con il team Ram System. Il nostro slogan è infatti "con noi si cresce", in questa frase si evince lo spirito che anima il lavoro quotidiano della nostra azienda e la voglia di crescere insieme ai nostri partner e alle aziende che ogni giorno si avvalgono dei nostri servizi. L’obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento nel nostro settore e nel nostro territorio.”

09/06/2019
Papa Francesco in visita nelle Sae di Luigi e Maria: "Diremo che Camerino è stata assassinata" (FOTO)

Papa Francesco in visita nelle Sae di Luigi e Maria: "Diremo che Camerino è stata assassinata" (FOTO)

L'abbiamo trovato in contemplazione delle sue montagne, con un raggio di sole che gli batteva sul viso, seduto davanti alla sua Sae nell'Area Cortine, in zona ovest, a Camerino. Luigi Sansolini ha 86 anni, sarà lui il primo terremotato a ricevere la visita di Papa Francesco domenica 16 giugno, in occasione dell'arrivo del Pontefice nelle zone colpite dal sisma. "Cosa dirò al Santo Padre? Che sono tre anni che vivo qui, da solo, e che Camerino è stata assassinata" la rabbia e il dolore non si nascondono nemmeno tra le rughe che solcano il viso del Signor Luigi, che non ha nascosto la sua emozione pensando agli ultimi tre anni della sua vita. "Sono stato un operaio edile e ogni giorno andavo a Esanatoglia per lavorare. Ho perso mia moglie dieci anni fa e tre anni fa la mia casa a San Venanzio - ci racconta -. Cosa hanno fatto? Nulla. Quando i soldi c'è da chiederli sono sempre precisi e puntuali mentre quando bisogna darli non si vede nessuno. Siamo stanchi di queste visite che non servono a niente. Hanno assassinato questa Città." Dalla Sae numero uno a quella numero due, tre, quattro e cinque il sentimento è sempre lo stesso. "Vorremmo regalate al Pontefice dei prodotti del nostro territorio ma non abbiamo più nulla - ci racconta Maria Forotti, anche lei terremotata -. Io e mio marito abbiamo perso la nostra casa in campagna qui a Camerino. Avevamo anche una seconda casa a San Severino Marche: quella è stata completamente buttata giù perché c'era poco da fare. Siamo felici di ricevere la visita del Pontefice ma per noi la situazione è la stessa da tre anni e, mi creda, non è bello vivere qui." Il Santo Padre atterrerà con il suo elicottero, domenica prossima, 16 giugno, al campetto sportivo sotto alle Sae nell'Area Cortine ovest di Camerino per cercare di dare una parola di conforto a tutte quelle persone che di parole ne hanno sentite fin troppe e che avrebbero invece solo bisogno dei fatti e di una ricostruzione che permetta loro "almeno di poter ricordare il momento in cui potremmo tornare ad abitare la nostra casa e la nostra Città."

09/06/2019
Macerata-Loreto, Papa Francesco ai pellegrini: "Coraggio, avanti. Io pregherò per voi e voi pregate per me" (FOTO)

Macerata-Loreto, Papa Francesco ai pellegrini: "Coraggio, avanti. Io pregherò per voi e voi pregate per me" (FOTO)

"Pronto? Ha messo lo scarpe da tennis?". "Sì scarpe da tennis e tonaca da vescovo". "Una bella macedonia". Lo scambio di battute tra Papa Francesco e Monsignor Giancarlo Vecerrica, ideatore del Pellegrinario Macerata-Loreto ha strappato un sorriso a tutti i presenti. Il Santo Padre è infatti intervenuto telefonicamente in occasione dell'avvio del 41° Pellegrinaggio che ha preso il via pochi minuti fa dallo Stadio Helvia Recina di Macerata e che si concluderà domani mattina con l'arrivo al Santuario della Santa Casa di Loreto. "Io questa sera vi sono vicino - ha proseguito Papa Francesco -. Un caro saluti a tutti voi che siete uniti in questo momento del pellegrinaggio. Anche io vi sono vicino nel pellegrinare, nel camminare, nell'andare avanti: è quello che facciamo tutta la vita per andare incontro alla pienezza di Gesù." "Questa sera pregherò per voi e voi pregate per me - ha concluso il Pontefice, benedicendo tutti i presenti -. Coraggio, avanti e buon pellegrinaggio a tutti voi." Dopo l'intervento di Papa Francesco, l'emozionante arrivo della Fiaccola nello stadio maceratese ha aperto la Santa Messa, celebrata dal Cardinale Gualtiero Bassetti. Il vescovo diocesano Nazzareno Marconi, prima della funzione, ha rivolto ai tanti presenti il suo saluto: "Carissimi amici del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, Eminenza, e cari Confratelli Vescovi di questa bella terra marchigiana, benvenuti a Macerata! Questa nostra Chiesa Locale vi accoglie con affetto e vi ringrazia dal profondo del cuore per la vostra testimonianza di fede. Per noi il Pellegrinaggio è sempre un dono dello Spirito Santo, che ci conferma nella fede. Ancor più stasera, in questa bellissima vigilia di Pentecoste. Da Vescovo e Biblista dovrei citare un testo biblico, e ce ne sono di bellissimi, a commento del tema del vostro pellegrinaggio. Ma preferisco citare un poeta moderno, così amo definire Claudio Baglioni, che è molto più che un cantautore. Nel 1981 inizia così una sua famosa canzone: Strada facendo, vedrai / Che non sei più da solo / Strada facendo troverai / Un gancio in mezzo al cielo. Il segreto, che vince la più radicale solitudine dell’uomo, è scoprire che siamo agganciati al Cielo. La nostra vita scorre, passo dopo passo, senza cadere, se ci agganciamo fortemente a quel punto sicuro, che è l’amore del Padre celeste. È l’amore di Dio Padre, la comunione con Cristo, la presenza dolce e forte nella nostra via dello Spirito Santo, quel “un gancio in mezzo al cielo” a cui è sospesa la nostra invincibile speranza. Auguro a tutti e ad ognuno che stanotte, “strada facendo”, tenuti per mano da Maria, scopriate la verità della mente e del cuore “che non sei più da solo”. Buon pellegrinaggio e che Dio vi benedica tutti." Il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha poi celebrato la Messa insieme a numerosi sacerdoti e vescovi delle Marche, alla presenza di autorità politiche e militari della Regione. Nell’omelia, il cardinale ha affermato che la sua presenza stava "a testimoniare la premura di tutta la Chiesa italiana per questa grande manifestazione di popolo che esprime la fede e la pietà cristiana, così profonde nell’animo di tutti gli italiani". Dopo aver raccomandato a tutti di aver fiducia nello Spirito Santo, il presidente della Cei è entrato nel vivo dei problemi contemporanei, affidandosi al Paraclito, "perché lo Spirito è un amico fedele, che ci riporta sulla retta via, quando sbandiamo". La prima preghiera è stata per l’Italia, “il nostro Paese”, "perché in ogni contrada si possa vivere nella pace e nella concordia, e cresca il senso della solidarietà fraterna". Poi "per i malati, gli anziani e i ricoverati negli ospedali". Ed infine "un grido di allarme nei confronti di un triste fenomeno che riguarda i nostri giovani: la mancanza di lavoro e di prospettive per il loro avvenire. Sappiamo ormai dalle cronache che intere regioni del nostro Paese si stanno spopolando: i giovani, privi di speranza per il futuro, scappano. È triste quel Paese che non sa dare speranza ai propri figli! È triste quel Paese che non sa progettare il futuro, che non riesce a sanare le ferite della propria storia". Da buon vescovo umbro, non ha potuto dimenticare "le persone che ancora vivono nella precarietà a causa del terremoto. Sono passati tre anni dal sisma del 2016 e ancora la ricostruzione si fa attendere". La Messa è stata preceduta da alcune testimonianze. Jonata, di Firenze, ha raccontato la sua vita con Caterina, dal giorno del matrimonio alla morte della moglie, dopo una via Crucis di sette anni. Un cammino fatto di speranze (ad un certo punto il male era scomparso, avevano avuto un figlio) e di prove "fino a che il Signore le ha chiesto tutto. E lei glieLo ha dato. Non tutto in una volta, ma piuttosto in un cammino, quello della sua croce". Al funerale di Caterina, nella Basilica della Santissima Annunziata di Firenze, c’erano più di 1.500 persone a far festa, con canti e fuochi d’artificio, come voleva lei. "Quel vuoto – ha concluso Jonata – non è mai stato vuoto. È stato colmato con qualcos’altro. Qualcosa che non avverti, se ti muovi troppo bruscamente. Ma se fai attenzione e ti appoggi con delicatezza, ti sostiene. Una compagnia che non finisce più". Infine l’intervento di Tilly, una dirigente di azienda di Algeri, venuta dal suo Paese proprio per portare una testimonianza al Pellegrinaggio. Dal 1990 al 2000, in Algeria, sono morte 200 mila persone. Anche la Chiesa ha pagato il suo contributo di sangue: un vescovo e quaranta religiosi, per i quali l’8 dicembre dell’anno scorso, ad Algeri, è iniziato il processo di beatificazione. Fra costoro ci sono anche i sette monaci uccisi a Tibrine; di uno di essi, Tilly era amica personale. "Da algerina e cattolica, ho dovuto confrontarmi con le sofferenze del mio Paese – ha detto –. Questi martiri avevano la possibilità di partire e mettersi in salvo, ma hanno deciso di rimanere, fedeli alla loro vocazione e alla popolazione, da cui erano rispettati e amati. Una fedeltà così va ben oltre l’umano, ma ha le sue radici nel sacrificio di Gesù. Grazie a loro, ho acquisito una maggiore consapevolezza del valore che ha vivere insieme nella grazia di chi ha dato tutto per l’umanità. Vorrei che tutto questo servisse per un mondo di solidarietà e pace, nel rispetto e nel dialogo fra tutti gli uomini, al di là della loro origine e delle loro religioni. Monsignor Giampietro Dal Toso, presidente delle Pontificie opere missionarie, ha ringraziato per l’adesione del Pellegrinaggio al mese missionario straordinario indetto dal Papa per il prossimo ottobre. “Tempi difficili i nostri, in cui la crisi ha portato insicurezza, paura e rabbia. C’è il pericolo di chiudersi in se stessi e seppellire i talenti ricevuti in dono, perché la paura porta alla paura e non fa agire. L’antidoto è la consapevolezza che ognuno è prezioso agli occhi del Signore, perché Dio sa contare solo fino ad uno. Per questo l’altro, amato da Dio come me, non è qualcuno da cui devo difendermi ma un altro me stesso - sono state le parole del Cardinale Bassetti -. La solitudine è inscritta nella nostra natura di essere unici e irripetibili, ma possiamo trasformarla in compagnia se non ci limitiamo a camminare fianco a fianco agli altri ma se alziamo lo sguardo al vero e unico capogruppo: quel Gesù che ha portato con se sulla croce tutte le tragedie di ogni uomo e del mondo”.

08/06/2019
Roberto Vecchioni incanta lo Sferisterio: il Banco Marchigiano dona cinque mila euro all'Associazione G.A.I.A. Onlus (FOTOGALLERY)

Roberto Vecchioni incanta lo Sferisterio: il Banco Marchigiano dona cinque mila euro all'Associazione G.A.I.A. Onlus (FOTOGALLERY)

Una serata esclusiva quella che è andata in scena questa sera allo Sferisterio di Macerata. “Il Banco Marchigiano ascolta L'INFINITO" ha visto il teatro del capoluogo gremito in ogni ordine di posto (2.400 le persone presenti) grazie alla presenza dei tanti soci dell'istituto di credito, arrivati nel centro storico di Macerata per godere del concerto di Roberto Vecchioni. Una serata-evento dal grande spessore sociale: l'incasso sarà infatti devoluto in beneficenza all’Associazione “Progetto G.A.I.A. Onlus”, presieduta dal Dottor Filippo Marilungo, attiva presso il reparto oncomatologico pediatrico dell’ospedale “Salesi” di Ancona. Il Professore ha regalato ai presenti dei fantastici momenti attraverso l'esecuzione del suo concept album, volutamente non pubblicato in digitale, che lui stesso ha definito "non dodici canzoni ma una sola lunghissima canzone divisa in dodici momenti". Nostalgia, rabbia politica, amore e autobiografia. Vecchioni è sempre lui, un uomo d'altri tempi che non tramonta mai e che sa coinvolgere, come un bravo Professore, il suo pubblico. Un romantico nostalgico che attraversa con la musica e con le parole il suo tempo e la sua epoca. Vecchioni ha arricchito la serata con aneddoti letterari e di vita vissuta, come il giorno in cui conobbe Francesco Guccini. "Lo incontrai a Sanremo. Lui stava seduto su un divano, lo occupava tutto - ha scherzato -. Mi disse 'tu sei quello che ha scritto la canzone di quelli allo stadio?'. Io gli risposi: 'sì, tu invece sei quello del trenino che va a sbattere'. È sempre stato così tra noi." "La mia ragazza", "Mi manchi", "Sogna ragazzo sogna" e i pezzi del nuovo album. Il Professore, che più volte si è emozionato, tra un brano e l'altro non ha mancato di regalare una "piccola" lezione di vita e un momento di riflessione ai presenti, salutandoli con una commovente "Luci a San Siro" e una altrettanto coinvolgente "Samarcanda".  Nota di merito anche alla performance del DG del Banco Marchigiano, Marco Moreschi, che ha interpretato, senza nascondere l'emozione, "Ho conosciuto il dolore" di Vecchioni. Il Prof. è stato poi omaggiato del Disco d'Oro griffato Banco Marchigiano. "Vi inviterei tutti sul palco per vedere che effetto fa - ha esordito il Direttore del Banco Marchigiano Marco Moreschi -. Mi dicevano che questo posto era magico ma non credevo così tanto. Questa per noi è una serata magica perché festeggiamo la nascita di una nuova realtà voluta dal nostro Presidente Sandro Palombini." "Voglio ringraziare tutti i presenti per questa serata voluta dalla direzione generale - ha commentato Palombini -. Due anni fa abbiamo deliberato un progetto per far crescere una banca di carattere regionale e abbiamo fatto passi molto importanti. In un anno e mezzo abbiamo aperto tre filiali ad Ancona. Nel 2018 abbiamo modificato la denominazione sociale e la dimensione della banca è raddoppiata: da 4mila soci siamo passati a 9mila, con una operatività che è passata da due province a quattro. Un valore è stato dato anche dalle tante attività culturali, benefiche e assistenziali che abbiamo messo in atto. Il bilancio del 2018, chiuso qualche giorno fa, ha dato risultati buoni e numeri lusinghieri per il 2019." "Questo di oggi è un evento straordinario ed emozionante" - ha aggiunto Marco Bindelli, Vice Presidente del Banco Marchigiano. La parola poi alla vice presidente dell'Associazione Gaia Onlus Maria Paoloni. "Questa sera abbiamo dimostrato il 'poco fatto da molti'. Io prima di rivestire il mio ruolo da vice presidente sono una mamma e abbiamo dimostrato, insieme, di poter dare un aiuto non solo affettivi e psicologico ma anche economico al reperto del Salesi di Ancona ."  Presente sul palco anche il primario del reparto di oncologia pediatrica del nosocomio idrico, il Dottor Piermani che ha ringraziato i presenti per aver dato un "contributo per la salute dei bambini e per le famiglie."       Foto di Lucia Montecchiari

07/06/2019
Sfratto del "Galilei", gli studenti manifestano: "Nessun dialogo, ci hanno trattato a pesci in faccia" (FOTO)

Sfratto del "Galilei", gli studenti manifestano: "Nessun dialogo, ci hanno trattato a pesci in faccia" (FOTO)

“Scioperiamo perché ci hanno trattato a pesci in faccia. Non ci hanno avvertito, hanno fatto tutto alle nostre spalle e se ne sono usciti all’ultimo momento dicendoci, a giochi fatti, che verremo spostati. Non ci hanno avvisato e non ci hanno ascoltato, non c'è stato dialogo” – così Sofia, rappresentante degli studenti del Liceo Scientifico, che questo pomeriggio hanno manifestato davanti alla sede originaria per evitare lo sfratto dal Palazzo degli Studi, annunciato nella giornata di sabato. “Noi non ci spostiamo perché quello è un posto al quale siamo affezionati e che, soprattutto, ci consente di avere delle agevolazioni in ambito didattico: laboratori, lim, televisioni e molto altro. Materiale utile per il nostro percorso di studi – ha spiegato la rappresentante degli studenti -. Se proprio dobbiamo essere spostati, non vogliamo essere frammentati: o ci spostiamo tutti o andiamo in una sede che ci può ospitare tutti, centrale e succursale insieme. Questa è un’ingiustizia fatta per fare del bene a qualcuno senza pensare al male che invece si fa a ben tre enti differenti: succursale, centrale e la sede di ragioneria (nel caso in cui noi venissimo trasferiti lì)”. “Gli stessi insegnanti si sono opposti alla volontà originaria del Preside di revocare il Consiglio perché, anche loro, stanno dalla nostra parte – ha concluso Sofia -. Il Dirigente si sta rendendo conto che non può combattere tutti quanti: ora il Presidente Antonio Pettinari, come rappresentante della Provincia, deve prendere dei provvedimenti che siano stabili per questa situazione che noi riteniamo inammissibile.” Il Consiglio è in corso e una rappresentanza degli studenti verrà ricevuta dal Preside dell'Istituto "Galilei" Pierfrancesco Castiglioni per discutere in merito alla vicenda, in attesa delle deliberazioni della Provincia, attese per domani.

Dalle biciclette alle due ruote motorizzate: i 70 anni della Moto Nardi di Piediripa (FOTO)

Dalle biciclette alle due ruote motorizzate: i 70 anni della Moto Nardi di Piediripa (FOTO)

“Fin da piccolo ho sempre amato i motori e il ‘profumo’ della benzina e tutto ciò che ho imparato nel mondo del motociclo lo devo a mio padre." Paolo Nardi l’amore per le due ruote ce l’ha nel sangue ed è stato proprio suo padre a trasmetterglielo partendo da un piccolo negozio di riparazione per le biciclette e dando il via a quella che oggi è diventata la Moto Nardi a Piediripa di Macerata. “Nel 1949 Luigi Nardi iniziò la sua attività aggiustando bicilette in Corso Cavour e ogni mattina, con il suo side car andava a Foligno per portare i giornali in Provincia. Con il tempo l’attività si ingrandisce e Luigi diventa un subagente Piaggio della provincia di Macerata, il concessionario si trovava invece ad Ancona – ha proseguito Paolo -. Finché nel 1978 mio padre lasciò l’attività a me." "In quel tempo la cultura delle due ruote c’era e soprattutto andava sempre crescendo, anche se all’inizio rimaneva un bene di lusso che solo in pochi potevano permettersi”, ci racconta Eliane, moglie di Paolo che lavora in azienda insieme al marito da ben 40 anni -. Man mano l’attività si amplia e viene inaugurato il negozio di via Roma, poi a seguire il trasferimento presso “la lunga di Villa Potenza” e infine qui, nell’attuale struttura di Piediripa." "Quando ho iniziato ero un ragazzino, la scuola non mi piaceva e con il benestare della mia famiglia decisi di andare presto a lavorare. Iniziai l’attività in un’altra officina, perché mio padre non volle farmi sentire un ‘privilegiato’ e voleva che facessi la gavetta" - racconta Paolo. "Nel 1970, dopo anni di sacrifici e di duro lavoro, siamo infine passati da subagenti a concessionari Piaggio” ha aggiunto Eliane. “Paolo è uno dei rari esempi, che si trovano oggi, di imprenditore che è riuscito a trasformare la propria passione in un’attività, che poi è diventata fiorente: la Moto Nardi è riuscita a prendere un marchio ed evolverlo – ha aggiunto Vincenzo, genero di Paolo -. È sempre stato un appassionato di motocross e un amante delle gare di gincane vespistiche a livello regionale e nazionale fin da ragazzino, partecipando a molte di esse come dimostrano le centinaia di coppe e trofei vinti nel corso degli anni. Quando Paolo diventa gestore dell’attività, la stessa cambia marcia e, nel corso degli anni, passa da subagente a concessionario. Un traguardo molto importante, non facile da raggiungere e fatto di impegni e sacrifici, che ha definito un allargamento degli orizzonti commerciali consentendo all’azienda di affermarsi ed evolversi, acquisendo un ruolo rilevante nel mercato delle due ruote del territorio di riferimento. La ditta Moto Nardi è cresciuta, negli anni, con le vendite, ha acquistato fiducia da parte dell’Azienda madre, dimostrando sempre un grande impegno, fino a diventare leader del settore a livello regionale". "La Piaggio ha riconosciuto la storicità della Moto Nardi, la sua serietà e la potenzialità sul mercato. Oggi l’azienda si è evoluta, ampliando la gamma dell’offerta con marchi prestigiosi e con la vendita di abbigliamento moto di alta qualità e potenziando i servizi di assistenza all’utente. Ne sono testimoni i 12 brand diversi rappresentati e l’area territoriale seguita a livello commerciale che va da Senigallia ad Ascoli Piceno - ha continuato Vincenzo -. Proprio con la Piaggio c’è una collaborazione diretta, in quanto Moto Nardi rappresenta l’Azienda madre sul territorio e trasferisce alla stessa la  conoscenza del mercato, rappresentando e comunicando le aspettative dei clienti”. Ma come è cambiato, negli anni, il mercato delle due ruote? “L’evoluzione si può vedere sotto diversi profili: mentre lo scooter può rappresentare, soprattutto nelle grandi città, un bene di utilizzo quotidiano come può essere l’auto per la sua praticità e facilità di guida, il mondo della moto, soprattutto in questi ultimi anni, è diventato un mondo di appassionati e di cultori che la possiedono per il piacere di averla e per viaggiare – ci ha spiegato Vincenzo -. Bisogna comprendere che il mondo delle moto rappresenta una vera passione e che chi l’acquista vuole delle attenzioni assolutamente diversificate, vuole essere coinvolto e divertirsi, avendo a disposizione servizi come l’assistenza qualificata, l’accessoristica e molto altro. Negli ultimi anni il mercato sta infatti premiando maggiormente il mondo della moto, rispetto a quello dello scooter che comunque non è secondario." Un’azienda che ha saputo trasformarsi nel tempo e che guarda con malinconia e ammirazione ai classici evergreen degli anni ’70 e ’80 che hanno fatto il successo delle due ruote, non solo nel campo della motorizzazione ma anche in quello del cinema e della cultura italiana. “Gli anni del boom della Vespa e del Ciao saranno indimenticabili – ha spiegato Paolo -, poi con l’internazionalizzazione molte cose sono cambiate. Ancora oggi però la stessa vespa, nonostante sia il modello più costoso, mantiene il suo fascino intramontabile ed è amata non solo da appassionati ma anche dai giovanissimi e proprio perché si è sempre in continua evoluzione, è già sul mercato la Vespa elettrica, che ha cominciato a riscuotere un grande interesse.” Moto Nardi, proprio quest’anno, festeggia i 70 anni di attività. “E’ un traguardo importante che ci rende orgogliosi soprattutto in vista del fatto che, partendo da una mentalità artigianale e lungimirante quale era quella di Luigi, siamo riusciti oggi ad avere una vera e propria anima commerciale che ha preso il comando: quella di Paolo” ha concluso Vincenzo, futuro erede della Moto Nardi di Piediripa. Foto di Lucia Montecchiari  

02/06/2019
Ergastolo per Oseghale : è stato lui a uccidere Pamela (Foto)

Ergastolo per Oseghale : è stato lui a uccidere Pamela (Foto)

Ergastolo per Innocent Oseghale. È questa la sentenza di primo grado inferta al 30enne nigeriano per l'omicidio di Pamela Mastropietro. Lo ha stabilito la Corte d'Assise del Tribunale di Macerata questa sera, alle 20:00, dopo cinque ore di Camera di consiglio.  Una vicenda che ha coinvolto un'intera nazione a partire dal 31 gennaio 2018 quando il corpo della giovane romana è stato rinvenuto, fatto a pezzi, in due trolley abbandonati a Casette Verdini. Sedici lunghi mesi di indagini che, questa sera, hanno trovato una risposta nelle parole del Presidente della Corte, il Guidice Roberto Evangelisti che, "in nome del popolo italiano", ha dichiarato "Innocent Oseghale colpevole dell'omicidio" di Pamela Mastropietro e della violenza sessuale". Oseghale è stato condannato a 18 mesi di isolamento diurno e al risacrimento delle spese nei confronti delle parti civili Mastropietro, Potenza e comune di Macerata: 300mila euro a testa per Stefano Mastropietro e Alessandra Verni, 4mila euro al proprietario dell'appartamento in via Spalato e 3.600 euro al Comune di Macerata. Per il 30enne nigeriano anche l'interdizione dai pubblici uffici e la decadenza della potestà genitoriale. Applausi e commozione in aula da parte della famiglia della vittima e dei tanti amici, arrivati quest'oggi da Roma, per assistere alla sentenza. Subito dopo la lettura, i genitori di Pamela si sono abbracciati. Impassibile l'imputato che, jeans e felpa, ha ascoltato la condanna senza bisogno dell'interprete.  Presenti in aula anche il questore di Macerata Antonio Pignataro e il primo cittadino della Città Romano Carancini. "Fuori uno" è stato il commento a caldo di Alessandra Verni, madre di Pamela, "Ho provato gioia quando è stata letta la sentenza - ha continato -. Ho sempre pensato a Pamela e credo che tutta l'Italia abbia pregato per mia figlia. Ringrazio tutte le persone di buon cuore che hanno creduto in lei e in noi. La speranza era questa, poi c'è sempre la giustizia divina." Commozione anche per il padre di Pamela, Stefano Mastropietro: "Seguire il processo non è stato facile anche se avevo già visto quelle immagini che sono state proiettate durante le udienze. Ho sempre sperato che sarebbe finita così." "Ringraziamo la Procura perché fino alla fine ha insistito sulla violenza sessuale e alla fine abbiamo vinto: questa è la vittoria della civiltà contro le barbarie - il commento del legale della famiglia Mastropietro e zio di Pamela Marco Valerio Verni. Anche lui, come la madre della 18enne, credi ci sia stato il coinvolgimento di certe persone: "in questo senso andremo avanti". Foto di Lucia Montecchiari    

29/05/2019
"Giustizia per Pamela": al via l'ultima udienza del processo contro Oseghale (FOTO)

"Giustizia per Pamela": al via l'ultima udienza del processo contro Oseghale (FOTO)

"Pamela c'è. Verità e giustizia per Pamela". È quanto scritto nel cartellone appeso questa mattina davanti al Tribunale di Macerata. Un tribunale blindatissimo con un grande dispiegamento di forze dell'ordine per lo svolgimento dell'ultima udienza del processo di primo grado che vede imputato Innocent Oseghale per l'omicidio di Pamela Mastropietro.  Il 30enne nigeriano, accusato di omicidio, violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere, è arrivato dal carcere scortato dagli uomini della polizia penitenziaria alle 8:45. La mamma Alessandra Verni, il papà Stefano Mastropietro e tutta la famiglia di Pamela sono arrivati con in testa il legale Marco Valerio Verni. La mamma della 18enne romana, volto lo sguardo allo striscione esposto, non ha potuto trattenere un grido: "giustizia per Pamela". Tanti i parenti e gli amici, con indosso una t-shirt con una foto della vittima, che siedono oggi in aula.  L'attesa è tanta per un processo che ha scosso le coscienze non solo delle comunità maceratese e romana ma di tutta l'Italia. L'udienza, iniziata alle 9:38, si è aperta con le repliche del sostituto procuratore, Stefania Ciccioli, del Procuratore Giovanni Giorgio, delle parti civili e, infine, della difesa. Il sostituito procuratore ha rimarcato che le due coltellate sono state inferte a Pamela quando lei era ancora in vita: "lo stesso non rinvenimento del diaframma, dimostra la volontà dell'imputato di far sparire ciò che avrebbe ricostruito il tramite delle due ferite. Oltre al fatto che manca la cute dove le due ferite sono state inferte." Il procuratore Giorgio ha rimarcato la "genuinità delle dichiarazioni del Marino perché fatte esclusivamente di notizie inedite che lui ha ottenuto in carcere. Oseghale ha strumentalizzato la Mastropietro come un giocattolo - ha concluso Giorgio - e ha soddisfatto le sue voglie sessuali inducendola a un rapporto non protetto senza il suo consenso." La replica della parte civile rappresentata dall'avvocato Andrea Marchiori, ha evidenziato il fatto che, in occasione del 30 gennaio 2018, il sindaco di Macerata aveva firmato un'ordinanza relativa a un maxi controllo nei pressi del Parco di Fontescodella dove, quella mattina, era in campo un grande dispiegamento di forze dell'ordine. Una condizione che ha fatto sorgere dei dubbi alle stesse parti civili "come è possibile che i due abbiano avuto un rapporto alla luce del giorno in un luogo con così tanti poliziotti?". I difensori di Oseghale, Matraxia e Gramenzi, hanno ridabito che la 18enne romana "non è stata uccisa e non è stata violentata dall'imputato". Alle ore 14.40 i giudici si sono riuniti in Camera di Consiglio per decidere la sentenza di primo grado del 30enne nigeriano, attesa in serata. Foto di Lucia Montecchiari  

29/05/2019
Recanati, come sarà la composizione del Consiglio Comunale: ecco i due scenari possibili

Recanati, come sarà la composizione del Consiglio Comunale: ecco i due scenari possibili

Recanati ieri ha scelto che il ballottaggio del 9 giugno per l'elezione a Sindaco della Città sarà tra il candidato Antonio Bravi, appoggiato dal primo cittadino uscente Francesco Fiordomo, e il candidato del centrodestra Simone Simonacci. I due l'hanno spuntata sui cinque candidati in corsa al primo turno con, rispettivamente, il 30,62% di preferenze e il 28,39%. In lizza per la fascia tricolore, si erano presentati infatti, oltre ai due scelti dai cittadini per disputare il secondo turno delle amministrative, anche Graziano Bravi (Cittadini per Recanati, Recanati nel mondo, Siamo Recanati, Valore futuro, Su La Testa, Partito Democratico), Massimiliano Grufi (UdC, Forza Popolare, Costituente Popolare, Progetto Recanati) e Stefano Gurini (Movimento 5 Stelle). Ecco i due scenari possibili della composizione del Consiglio Comunale. Nel caso in cui la vittoria dovesse andare al candidato Antonio Bravi, la maggioranza otterrebbe 10 seggi in Consiglio Comunale: 5 seggi per la lista Vivere Recanati: Rita Soccio, Mirco Scorcelli, Tania Paoltroni, Giorgio Lorenzetti, Antonella Mariani 2 seggi per Uniti per Antonio Bravi sindaco: Stefano Miccini e Michele Moretti 2 seggi per Recanati insieme: Reginaldo Polsonetti e Roberta Sforza 1 seggio per Idee in Comune: Sergio Bartoli Per la minoranza i seggi sarebbero invece 6: 1 seggio per Simone Simonacci (sindaco sconfitto) 1 seggio per Graziano Bravi (sindaco sconfitto) 2 seggi alla Lega per la coalizione di Simonacci: Nicoletta Marzioli e Benito Mariani 2 seggi al Partito Democratico per la coalizione di Bravi: Andrea Marinelli e Roberta Pennacchioni Nel caso in cui la vittoria dovesse andare al candidato Simone Simonacci, la maggioranza otterrebbe 10 seggi in Consiglio Comunale: 6 seggi per la Lega: Nicoletta Marzioli, Benito Mariani, Pierluca Trucchia, Alberto Palmieri, Monica Malizia, Eleonora Chiaramoni 2 seggi alla lista In Comune: Roberto Bartomeoli e Sabrina Bertini 1 seggio alla lista Per una Recanati Migliore: Maurizio Paoletti 1 seggio a Fratelli d'Italia: Riccardo Ficara Pigini Per la minoranza i seggi sarebbero invece 6: 1 seggio ad Antonio Bravi  1 seggio a Graziano Bravi 2 seggi per la lista Vivere Recanati per la coalizione di Antonio Bravi: Rita Soccio, Mirco Scorcelli 2 seggi al Partito Democratico per la coalizione di Graziano Bravi: Andrea Marinelli e Roberta Pennacchioni

28/05/2019
Omicio Pamela Mastropietro, domani la sentenza per Innocent Oseghale: chiesto l'ergastolo

Omicio Pamela Mastropietro, domani la sentenza per Innocent Oseghale: chiesto l'ergastolo

Inizierà domani mattina alle nove l’ultima udienza, presso il Tribunale di Macerata, per il processo a Innocent Oseghale, il 30enne nigeriano accusato dell’omicidio della 18enne romana Pamela Mastropietro. Le repliche delle parti apriranno domani l’udienza, che si concluderà con la condanna in primo grado, dopo la Camera di Consiglio, per Oseghale che è accusato anche di violenza sessuale nei confronti di Pamela. Nel caso in cui le repliche delle parti dovessero richiedere più tempo però, il Presidente della Corte, Roberto Evanagelisti, ha già annunciato che potrebbe essere necessaria un’ulteriore udienza. La richiesta della Procura e della parte civile Mastropietro, rappresentata dal legale Marco Valerio Verni, per Osgehale è l’ergastolo. Come più volte hanno ribadito infatti “Pamela è morta per le coltellate inferte da Oseghale ed ha subito violenza sessuale prima di essere uccisa.” Una versione che i legali dell’imputato hanno sempre smentito. Secondo i due avvocati Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, Pamela sarebbe morta di overdose all’interno dell’appartamento di via Spalato e Oseghale, per far sparire il suo cadavere, ha deciso di farlo a pezzi e occultarlo in due valigie lasciate poi a Casette Verdini, a Pollenza. Se fossero confermati solo i reati di vilipendio e l’occultamento, il nigeriano otterrebbe una pena molto più bassa. Il processo di primo grado nei confronti di Oseghale è stato incentrato proprio sulla causa della morte della 18enne romana, con le deposizioni e i confronti dei medici legali e dei tossicologi.  

28/05/2019
Da Sefro a leader della troticoltura Europea con 22 stabilimenti: la storia dell'Erede Rossi Silvio (FOTO)

Da Sefro a leader della troticoltura Europea con 22 stabilimenti: la storia dell'Erede Rossi Silvio (FOTO)

Un’azienda che in soli settant’anni si è trasformata da pioniera della troticoltura italiana a leader di settore in Europa. L’Erede Rossi Silvio è oggi considerata una realtà maceratese di prestigio e affidabile non solo a livello locale ma anche estero. Abbiamo incontrato Roberto Rossi, uno dei titolari dell’azienda a conduzione familiare che da Sefro ha raggiunto traguardi internazionali. “L’Azienda nasce nel 1947 da mio nonno Silvio che iniziò l’attività proprio qui a Sefro, dove oggi c’è lo stabilimento principale – ci spiega Roberto -. Lui morì giovanissimo, ad appena 40 anni; mio padre quindi, a 16 anni, prese in mano le redini della nostra realtà e la portò avanti, finché non siamo subentrati io e miei fratelli, Rodolfo e Silvio. In questi anni siamo riusciti ad affermare il nostro nome eliminando la concorrenza e acquisendo le aziende di troticoltura in Italia: a oggi, contiamo 22 impianti distribuiti tra Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Molise, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Belgio. A questi si aggiungono due mangimifici che ci permettono di portare avanti una produzione interna prettamente autonoma, dall’uovo, al mangime (completamente naturale) fino alla trota confezionata.” “I nostri allevamenti di trote nascono in sorgente e quindi abbiamo delle temperature costanti delle acque per tutto l’anno che variano dagli 8 ai 12 gradi: proprio da qui, dall’habitat naturale, siamo riusciti a sviluppare la nostra idea, portando avanti l’intero ciclo di produzione senza antibiotici – ha proseguito Roberto -. L’Azienda Erede Rossi Silvio produce circa il 40% delle trote che si produce in Italia e siamo il gruppo più grande d’Europa. Da quattro anni ci siamo anche spostati a mare, in Albania, dove abbiamo allevamenti di orate e branzini.” 200 dipendenti, 110 mila quintali di produzione di trota e 40 mila quintali di orata. Il 50% della produzione viene esportata in Svizzera, Germania, Grecia, Polonia, Romania e Francia, mentre il 70% di tutta la produzione raggiunge, sul territorio nazionale, la grande distribuzione. Sono solo alcuni dei numeri dell’Azienda Erede Rossi Silvio. Unica azienda al mondo ad allevare senza l’uso dell’antibiotico: non solo per le trote ma anche per i branzini e le orate di mare. Il tutto in un habitat naturale incontaminato e in acque limpide e abbondanti, senza mai dimenticare il pieno rispetto della natura e il costante controllo durante l’intero ciclo evolutivo della trota. Ma nel dettaglio come si alleva una trota? “Il primo passaggio importante è quello della scelta delle acque. Le uova embrionate stanno negli incubatori per 20 giorni prima della schiusa e poi nasce l’avannotto – ha continuato Roberto -. Tutto questo procedimento avviene nell'acqua, deviata appositamente dal fiume con impianti idonei, in un’ambiente naturale che tutela il pesce da malattie e infezioni esterne. Un procedimento che si sviluppa in circa 14 mesi per una trota bianca e in 16/18 mesi per la trota salmonata. Durante l’accrescimento vengono poi fatte delle selezioni e le trote vengono divise in vasche eterogenee e omogenee in base alla loro grandezza: la trota bianca è molto più piccola rispetto a quella salmonata che ha una pezzatura più grande. Entrambe vengono poi lavorate fino al prodotto finito: filetto, eviscerato oppure viene venduta intera.” Lavorazioni che avvengono completamente in azienda, che si tratti di prodotto fresco, congelato, carpaccio, surgelato o confezionato. “Le consegne, che coprono l’intero territorio nazionale e non solo, avvengono ogni giorno: l’ultimo carico parte intorno a mezzogiorno e, la mattina successiva, si trova sul banco del pesce del supermercato – ha continuato Roberto -. Una logistica organizzata che, nonostante il territorio montano, funziona a 360 gradi, sia per il prodotto morto che per il vivo. Per quest’ultimo facciamo solo ed esclusivamente trasporti con i nostri mezzi dato che siamo gli unici ad avere un brevetto apposito: invece di trasportare 50 quintali ne riusciamo a trasportare 120. Ciò ci permette di avere costi più bassi e, dal punto di vista ambientale, consumi di carburanti a basso impatto.” L’Azienda Erede Rossi Silvio è certificata MSC (Certificazione Pesce Sostenibile), Friend of the Sea, la GLOBALG.A.P.: riconoscimenti volontari sul prodotto e sulla sostenibilità ambientale che conferiscono pregio a una realtà maceratese leader sul territorio nazionale. “La trota ha inoltre proprietà che non hanno nulla da invidiare a quelle di molti altri pesci – ha concluso Roberto -. Rispetto al salmone è infatti meno grassa (circa 3%), ha un contenuto altissimo di omega 3 e proprio per quest’ultimo stiamo prendendo la certificazione. Infine ha il 20% di proteine: può dirsi un pasto completo a tutti gli effetti.” Naturalezza, impegno nel ricercare strutture moderne e tecnologicamente all’avanguardia nel confezionamento senza dimenticare l’habitat naturale di nascita e crescita del prodotto principale: la trota. Elementi che hanno reso l’Azienda Eredi Rossi Silvio sinonimo di qualità.

26/05/2019
Indice della Salute de "Il Sole 24 Ore": Macerata al 68° posto. Terzultima per la speranza di vita

Indice della Salute de "Il Sole 24 Ore": Macerata al 68° posto. Terzultima per la speranza di vita

Sono Bolzano, Pescara e Nuoro le aree più “sane” d’Italia. A dirlo è la classifica sull’Indice della Salute stilata da Il Sole 24 Ore. Dall’incrocio di ben 12 marcatori nasce il report del quotidiano economico-finanziario nazionale che, quest’anno, ha posizionato agli ultimi posti, tra le 107 province del nostro Belpaese, Rieti, Alessandria e Rovigo. Le grandi città che possono vantare un posto di merito solo Milano, Cagliari e Firenze. La fotografia scattata da Il Sole 24 Ore è il risultato della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei singoli indicatori. Uno spaccato della nostra Italia che evidenzia anche la debolezza dei piccoli centri: la differenza più evidente si ha infatti tra le città e le aree interne. Queste ultime soffrono molto la distanza dai servizi essenziali. Nella classifica finale dell’indice di salute, Macerata si classifica 68esima, al di sotto della media, con 469,9 punti. Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio il report stilato da Il Sole 24 Ore. Il nostro capoluogo “vanta” la 20esima posizione per quanto riguarda il tasso di mortalità. Macerata si posiziona al 65esimo posto per la mortalità per tumore. Nella classifica per l’aumento della speranza di vita, il Capoluogo ricopre una delle peggiori posizioni: 105esima sulle 107 province italiane. Sale invece di posizione quando si analizza il consumo di farmaci per diabete (25esima) e il consumo di farmaci per ipertensione (19esima). Per quanto riguarda la recettività ospedaliera Macerata si posiziona a metà classifica, alla 58esima posizione, mentre per l’emigrazione ospedaliera il Capoluogo ricopre la 74esima posizione. Nella classifica finale sono le seguenti le posizioni delle province della Regione Marche: Ancona (32), Ascoli Piceno (65), Macerata (68), Fermo (69), Pesaro-Urbino (79). IL LINK PER VISIONARE NEL DETTAGLIO LA CLASSIFICA DE IL SOLE 24 ORE

21/05/2019
L'intuito di Oliviero Pigini e il suo amore per la musica e la chitarra: la storia della Eko Music Group (FOTO)

L'intuito di Oliviero Pigini e il suo amore per la musica e la chitarra: la storia della Eko Music Group (FOTO)

Una storia lunga 60 anni che ha attraversato (e attraversa tutt’oggi) cinque continenti, partendo da Recanati. Una storia fatta di passione, sacrificio e di un grandissimo amore, quello per la musica e per ogni suo genere. Abbiamo incontrato Stelvio Lorenzetti, Amministratore Delegato della Eko Music Group, che ci ha raccontato la storia dell’azienda e del suo fondatore, Oliviero Pigini: un viaggio sulle note del rock and roll e dei live dei mitici anni ’70, ’80, ’90 fino ad arrivare ai giorni nostri. “La Eko nasce nel 1959 grazie all’intuito del fondatore Oliviero Pigini, originario di Castelfidardo – ci ha raccontato Stelvio Lorenzetti -. Oliviero non conosceva la chitarra. Vendeva principalmente fisarmoniche insieme allo zio, Marino Pigini, che lo mandò in America proprio per vendere lo strumento musicale che produceva da oltre 40 anni. Oliviero, di ritorno dal lunghissimo viaggio e affascinato dal mondo d’oltreoceano, spiegò allo zio che ormai la fisarmonica era ‘morta' e stava partendo una nuova tendenza, quella del rock and roll e della chitarra. Marino era scettico e decise di continuare a produrre fisarmoniche. Oliviero decise quindi di lasciare l’azienda dello zio e si mise in proprio, iniziando a vendere chitarre, importandole dalla Jugoslavia. Chiamò questi nuovi strumenti GMI (giocattoli musicali italiani), ma ben presto si accorse che erano brutti e rozzi e non poteva continuare vendendo dei pezzi di bassa qualità. È qui che scatta la scintilla: insieme ai fratelli Paladino, Oliviero, nel 1959, fonda la Eko e inizia produrre chitarre. Ma la sua intuizione geniale non si fermò qui: iniziò a investire anche nell’insegnamento della chitarra, uno strumento allora sconosciuto ai più, creando delle scuole di musica e "convertendo" i fisarmonicisti, con l’aiuto di un grande chitarrista classico di Frosinone, Mario Gangi. A quel punto, richiesta e offerta si incontrarono e la chitarra iniziò a essere venduta in tutto il mondo”. “Tutto inizia a Recanati, la madre Eko nasce lì, dove oggi c’è anche un busto di Oliviero – ha continuato Lorenzetti -. Nel 2008 ci siamo poi spostati nella sede attuale qui a Montelupone. La produzione delle chitarre Eko inizia con la classica, la western e l’elettrica: quella che attecchiva di più era la western, il cosiddetto modello ‘Ranger’, che invase tutto il mondo, dall’America, passando per il Giappone e raggiungendo l’intera Europa. Per le elettriche c’era sempre la Fender americana che dominava il mercato, mentre la chitarra classica era riconosciuta come un prodotto della cultura spagnola. La velleità degli strumenti Eko era una: conquistare il mercato mondiale di tutti i tipi di chitarra. E così è stato e, a oggi, vendiamo in tutti e 5 i continenti.” “La nostra produzione oggi si sviluppa però in Cina dove abbiamo stabilito delle collaborazioni con cinque fabbriche e, da lì, esportiamo in tutto il mondo anche se stiamo, piano piano, cercando di riportare una parte della produzione in Italia – ha spiegato l’Amministratore Delegato -. Il 70% del valore della chitarra infatti è dato dalla manodopera e il 30% dalla materia prima; quest’ultima ha sempre lo stesso costo in ogni parte del mondo perché il legno, le corde e le meccaniche sono sempre gli stessi. C’è un approccio diverso però nell’acquisto dello strumento: oggi la gente cerca chitarre che non costino una fortuna perché solo in pochi si possono permettere strumenti da 3mila euro. La Eko parte da una qualità media e arriva a una qualità alta che viene venduta al pubblico con una cifra contenuta: lì noi ci fermiamo perché il nostro target è quello.” La produzione della Eko si aggira sulle 100mila chitarre l’anno e vanta oltre 100 modelli. Solidità, ottimo suono, giusto prezzo e il classico gusto italiano con l’attenzione ai dettagli e alla colorazione: sono queste le caratteristiche che rendono il marchio recanatese grande in tutto il mondo. “Una serie di qualità che il mercato ama, accetta e recepisce” ha commentato Lorenzetti. “Tutti i più grandi artisti italiani sono nostri amici e vengono spesso a trovarci e noi siamo felici di offrire loro strumenti di prima qualità: Jovanotti, Renato Zero, Claudio Baglioni, Ron, Negramaro, Edoardo Bennato, Biagio Antonacci, Negrita, Saturnino, Luca Colombo, Massimo Varini e tantissimi altri artisti famosi – ha continuato Lorenzetti -.  Avere la possibilità di “usare” la loro immagine per promuovere il nostro marchio ci fa piacere: in questo modo Eko sale sopra a tutti i palchi italiani e non solo. Collaboriamo anche con moltissimi artisti americani, inglesi, australiani, spagnoli e sudamericani.” “Quando Oliviero iniziò, si rese conto che stava partendo anche il rock and roll pesante – ha proseguito Lorenzetti -: quello dei concerti dal vivo e quindi della chitarra elettrica che, da sola, non suona. Decise quindi di iniziare a commercializzare anche gli amplificatori per chitarra e nacque “l’amplificazione Eko”. All’inizio acquistava gli amplificatori da terzisti, la FBT nacque grazie alla Eko. Poi, col tempo, la produzione degli amplificatori fu fatta internamente. In questo modo la Eko diede il via a tutto il reparto elettronico locale: i produttori si resero conto che con l’elettronica era possibile fare molte cose. Nacque poi la moda degli organi elettronici e se ne vendevano moltissimi ai tempi: Oliviero, insieme alla Thomas americana e alla Vox inglese diede vita alla EME, Elettronica Musicale Europea, a Sambucheto, per la costruzione appunto di organi elettronici." “Nel 1967 Oliviero morì e alla Eko venne a mancare il condottiero – ha proseguito Lorenzetti -. I due soci che rimasero, Pierdominici e Vignoni, i quali si occupavano più di produzione e non avevano le stesse qualità imprenditoriali del fondatore e, nel 1985, arrivò anche la grande crisi, la Eko venne spazzata via e i sindacati la fecero fallire. Nel 1987, Don Lamberto Pigini, fratello di Oliviero, decise di ricomprare il marchio e, l’anno dopo, mi chiamò. Ci mettemmo in società e rifondammo l’azienda, decidendo di rimanere sempre qui perché Recanati è la patria della Eko e la Eko deve rimanere qui, continuando a essere un’eccellenza del nostro territorio. Oggi stiamo cercando di riportare la produzione in Italia, con il lancio di due nuove chitarre: “Infinito”, in onore dei 200 anni dalla prima stesura della poesia e la “Ranger Futura”, in onore del nostro modello storico. Due chitarre che verranno prodotte interamente in Italia.” Sull’elettronica, che al giorno d’oggi sta prendendo sempre più piede, Lorenzetti ha espresso il suo punto di vista. “Prima c’erano le sale di registrazione e di incisione invece oggi i vari componenti delle band registrano il loro pezzo singolarmente, magari trovandosi anche in diverse parti del mondo, e poi l’elettronica e la tecnologia pensano al resto: la cosiddetta home recording. Fortunatamente però per la chitarra è diverso: i chitarristi hanno una determinata forma mentis e hanno determinate richieste. Il mercato della chitarra è sempre molto forte e fortunatamente ci sono sempre i live: lì l’elettronica non può dare gli stessi risultati.” “Quanto tempo ci vuole per fare una chitarra? Il tempo che ci vuole per fare una chitarra – ci spiega sorridendo il liutaio Roberto Fontanot, uno dei più importanti e famosi in Italia -. Creare una chitarra è un lavoro di grande pazienza per dare vita a uno strumento raffinato e delicato: un lavoro fatto principalmente dalla scelta delle materie prime. Per produrre chitarre Eko siamo noi stessi a creare il design tramite il pc, poi la macchina del controllo numerico, con la quale riusciamo a produrre con precisione ciò che vogliamo, pensa al resto. Dopo l’assemblaggio si passa poi alla verniciatura a led (studiata appositamente insieme alla ICA di Civitanova Marche) che non appesantisce il legno. Ci vogliono circa 200 step di produzione per fare una chitarra senza considerare la parte iniziale, quella di selezione degli alberi, che vengono scelti e abbattuti insieme ai Carabinieri Forestali.” Un lavoro lungo e meticoloso, come ci ha mostrato Roberto, fatto di amore e passione e che conferisce allo strumento quelle qualità uniche e necessarie per chi, della musica, non può farne a meno.

19/05/2019

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