Sano a sapersi

Sport e alimentazione, esiste la dieta "perfetta"? Parola alla nutrizionista Elisa Pelati

Sport e alimentazione, esiste la dieta "perfetta"? Parola alla nutrizionista Elisa Pelati

L’attività fisica in generale e quella sportiva in particolare sono elementi essenziali per lo sviluppo e conservazione del nostro organismo, per la protezione della salute ed anche per arricchire la qualità della vita. Molte bambine e molti bambini, fin dalla tenerissima età, sono inviati alla pratica di uno sport, un interesse che spesso riesce a coinvolgerli per essere mantenuto anche in età adolescenziale, giovanile ed adulta. Spesso l’attività sportiva è anche un’attività agonistica inquadrata in club, squadre ed associazioni, altre volte è un’attività amatoriale. In ambedue le situazioni ormai la legge prevede delle indagini mediche per avvalorare l’idoneità all’attività. Nei centri di medicina dello sport più illuminati e con servizi adeguati è previsto anche un sussidio ulteriore di informazione e cultura per essere utile ad una migliore attività sportiva e con più sicurezza. Uno degli aspetti certamente più importanti per chi fa attività sportiva è quello nutrizionale. Ne parliamo con la dottoressa Elisa Pelati dietista e nutrizionista, consulente presso il servizio di medicina dello sport nel centro medico Associati Fisiomed di Macerata. Dott.ssa Pelati, esiste la dieta “perfetta” per lo sportivo? “La dieta dello sportivo deve, per prima cosa, prendere in considerazione le caratteristiche fisiche individuali, rispondendo alle preferenze alimentari e ai bisogni dell’atleta, oltre che gli specifici programmi di allenamento e i vari impegni agonistici. Esistono strategie nutrizionali alle quali riferirsi, ben consolidate da un punto di vista scientifico, che però non bastano per evitare la nascita di nuovi suggerimenti e schemi nutrizionali, spesso fantasiosi, che vengono presentati come “innovativi” e “validi”, ma che, in realtà, minano la salute fisica e mentale degli atleti. Non esistono alimenti “magici” o diete “miracolose” in grado di ottimizzare la prestazione sportiva: solamente delle giuste scelte nutrizionali, da portare avanti nel corso dell’intera carriera agonistica, possono aiutare l’atleta ad avere un organismo efficiente e pronto a rispondere al meglio alle varie sfide sportive.” Quali sono gli errori più comuni dei giovani atleti e quali sono le strategie che possono aiutarli a modificare la loro alimentazione? “Quello che mi sento di sottolineare è la gestione non ottimale della prima parte della giornata, con una colazione assente o scarsa e di spuntini a basso potere nutritivo; uno scarso consumo di verdura, legumi e frutta secca; eccessivo consumo di snack e bevande zuccherate e inadeguata idratazione. In questo contesto è fondamentale sottolineare il ruolo centrale dell’educazione alimentare, che, a mio avviso, dovrebbe essere sempre più presente all’interno delle società sportive e delle scuole. Valide abitudini alimentari contribuiscono ad ottimizzare non solo le prestazioni sportive e il recupero post gara e post allenamento ma anche la salute fisica e mentale, prevenendo le malattie croniche non trasmissibili che sono tipiche della nostra società.” Gli integratori servono davvero ad uno sportivo? “Una alimentazione varia, equilibrata e personalizzata soddisfa tutti i fabbisogni nutrizionali dell’organismo e non richiede l’uso di integratori. L’eventuale utilizzo di prodotti a fini energetici e di prodotti destinati alla reintegrazione delle perdite idrosaline, che deve essere comunque valutato con professionisti esperti, non può quindi andare a sostituire gli alimenti, che dovrebbero rappresentare sempre la prima scelta per una gestione ottimale della prestazione sportiva.” Quali sono i consigli che si sente di dare agli sportivi che ci leggono? “Per prima cosa, è fondamentale affidarsi a personale esperto, che sia in grado di comprendere i bisogni individuali e di supportare l’atleta con le più recenti evidenze scientifiche. Attenzione, soprattutto, ai consigli che si trovano nei social media e, in generale, su internet, perché spesso si tratta di falsi miti alimentari, che si possono rivelare molto pericolosi per la salute dell’atleta. Ricordo che i modelli alimentari riconosciuti a livello scientifico, se ben strutturati, come validi e sicuri, anche in ambito sportivo, sono il modello mediterraneo, che si basa per la maggior parte su alimenti vegetali, il modello vegetariano e quello vegano. L’alimentazione dovrebbe coprire il dispendio energetico giornaliero, prevedere il consumo di alimenti provenienti da tutte le categorie alimentari in base al modello alimentare seguito, con una ottimale distribuzione dei pasti durante la giornata, così da favorire adeguate riserve muscolari ed epatiche di glicogeno, prevenire l’ipoglicemia, “disagi” gastrointestinali e la giusta introduzione di carboidrati, proteine e grassi, nonché vitamine e sali minerali. Oltre al cibo, l ’idratazione è fondamentale: fornire all’organismo giuste quantità di acqua, prima, durante e dopo l’attività, oltre a supportare la prestazione fisica e prevenire l’eccessiva perdita di liquidi, permette di ridurre stanchezza, carenza di concentrazione e di lucidità.”

28/04/2024 14:45
Terme dell’Aspio, quale futuro per un pezzo di storia della nostra regione?

Terme dell’Aspio, quale futuro per un pezzo di storia della nostra regione?

Le Terme di Aspio si trovano nelle Marche, in provincia di Ancona. Secondo Plinio il Vecchio esse erano utilizzate già nell’antica Roma, ma la tradizione termale non ha avuto continuità fino ai giorni nostri. Sin da fine Ottocento, l’acqua salsobromoiodica delle sorgive spontanee della zona situata nelle immediate vicinanze del torrente Aspio, era conosciuta e utilizzata per le sue proprietà benefiche. Il 1930, anno di rilascio della Concessione Mineraria, segna la nascita delle Terme dell’Aspio. Da allora, nel tempo, sono diventate punto di riferimento per la popolazione locale, principalmente per le cure idropiniche e, in misura minore, per la balneo fangoterapia. Negli anni, l’attività termale si è sviluppata, ampliando la gamma dei servizi offerti. Oltre alle tradizionali cure che hanno caratterizzato la storia delle Terme dell’Aspio, sono state introdotte nuove tipologie di trattamenti, in particolare, quelli riguardanti l’apparato respiratorio. Le acque di Aspio sono di tipo salso-bromo-iodiche e sgorgano da quattro sorgenti. Vengono utilizzate per la cura di malattie gastroenteriche, delle vie urinarie e delle vie respiratorie. Lo stabilimento ha subito dalla fine degli anni del secolo scorso varie vicissitudini legate ad infiltrazioni inquinanti le sorgenti acquifere con conseguenti vicende giudiziarie che per un periodo di circa 10 anni hanno causato la chiusura dello stabilimento. Solo nel 2012 è stato fatto un progetto di riapertura aggiungendo strutture per altri servizi come il benessere e la fisioterapia. Nel frattempo, comunque le Terme hanno perso la convenzione con il servizio Sanitario Nazionale ed il progetto di riapertura ha subìto un ulteriore stop anche per il protrarsi delle vicende giudiziarie predette. È stata comunque sempre conservata dalla proprietà la concessione mineraria. Nel 2017 la società Bellisio di Pergola (PU), già concessionaria di una sorgente di acqua sulfurea, ha stipulato un contratto di affitto dello stabilimento dell’Aspio dove, su autorizzazione del comune di Camerano, sono stati fino ad ora erogati trattamenti termali per l’apparato respiratorio utilizzando l’acqua sulfurea della società Bellisio conservando per la popolazione di Ancona e dintorni l’opportunità di terapia termale. Marco Patacconi è l’amministratore delegato della società Bellisio Acque Minerali che dal 2017 gestisce la storica sede delle Terme dell’Aspio. Signor Patacconi perché allora la decisione di gestire la gran parte degli spazi che sono delle Terme dell’Aspio? “Noi usufruiamo di una concessione mineraria a Pergola, da quella sorgente riceviamo un’ottima acqua sulfurea che viene utilizzata da tante strutture sanitarie, soprattutto per le cure inalatorie ed insufflazioni timpaniche. Le Terme dell’Aspio già dal 2015 avevano cessato ogni attività, c’erano ambienti ed anche attrezzature adibiti alle cure termali ed allora, con l’autorizzazione del Comune di Camerano e contratto di affitto con la proprietà, abbiamo erogato un servizio di cure inalatorie ambulatoriali utilizzando la nostra acqua di Pergola, naturalmente con direzione sanitaria e servizio medico a disposizione.” Vi siete limitati all’attività ambulatoriale? “La struttura è abbastanza ampia, abbiamo curato la manutenzione generale degli ambienti, abbiamo incrementato nell’ambulatorio le apparecchiature necessarie. Soprattutto però abbiamo tenuto viva l’aspettativa molto diffusa nel territorio che intanto alle Terme dell’Aspio era possibile avere terapie con acqua minerale e poi che le terme potessero tornare ai vecchi splendori prima delle vicende legate all’inquinamento acquifero, utilizzando proprio quelle acque tanto apprezzate.” Che avete fatto in questo senso? “Ci siamo dovuti districare a volte come spettatori a volte interessati direttamente in varie vicende giudiziarie, che però adesso sembrano aver raggiunto una rassicurante chiarezza. Nel frattempo non abbiamo trascurato il bene principale, le acque, cercando di verificare lo stato delle vecchie sorgenti e delle acque minerali stesse con analisi eseguite su nostra indicazione nell’istituto preposto dell’Università di Camerino, risultati molto incoraggianti. Abbiamo poi sollecitato l’ufficio Regione Marche delle concessioni minerarie ad intervenire perché la concessione Terme dell’Aspio, in mano alla proprietà della struttura assolutamente inattiva da tanti anni, fosse concessa a chi ha la volontà e ricerca la possibilità di riattivare la stazione termale. Tutto questo lo abbiamo fatto con confronto continuo e sintonia con l’amministrazione del Comune di Camerano, molto interessata perché un’importante risorsa del suo territorio non rimanga inerte.” Cosa si aspetta per il futuro? “Io direi l’immediato futuro. Mi aspetto che il nostro impegno di questi anni abbia uno sbocco positivo. Noi siamo a disposizione per contribuire alla rinascita delle Terme dell’Aspio tanto amate dai cittadini del territorio. Siamo testimoni del grande interesse che ancora teniamo vivo. Questo almeno ci sia riconosciuto e poi siamo aperti a discutere ogni proposta e progetto con la proprietà, con la Regione Marche, il Comune di Camerano, con altri enti o privati cittadini interessati ad eventuali investimenti. Le Terme dell’Aspio possono essere un’offerta sanitaria utile alla cittadinanza e una chicca turistica complementare in un territorio già molto ricco di offerte: Ancona, la riviera del Conero, Loreto ecc…”

21/04/2024 12:50
Urologia, i miti da sfatare di una specialità antica: intervista al dottor Fabrizio Fioretti

Urologia, i miti da sfatare di una specialità antica: intervista al dottor Fabrizio Fioretti

L’urologia è una specialità medico-chirurgica che si occupa soprattutto delle patologie dell’apparato urinario maschile, ma anche di quello femminile. Nella storia della medicina ha radici nell’antichità, ancor prima dell’era greca e romana, molto probabilmente perché alcune patologie, come per esempio la calcolosi delle vie urinarie o le varie forme patologiche della prostata, come infiammazione ipertrofia e tumore, hanno sempre avuto una vasta incidenza tra la popolazione ed una sintomatologia spesso importante riservando quindi l’attenzione massima per il recupero di un’accettabile qualità della vita altrimenti molto compromessa. Prima di occuparci nelle prossime puntate di questa rubrica delle specifiche patologie con approfondimento, oggi vogliamo fare una valutazione generale della specialità parlandone con un medico urologo che svolge la sua attività nel territorio, il dottor Fabrizio Fioretti. Dr. Fioretti chi è l’Urologo e di cosa si occupa? "L'urologo è un medico ed un chirurgo specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle malattie dell’apparato urinario femminile e maschile (reni, ureteri, vescica e uretra) e dell’insieme di organi e strutture dell’apparato genitale maschile. La patologia di gran lunga più frequente di cui si occupa l’urologo è quella prostatica, sia per la componente benigna legata all’ostruzione urinaria e a tutti i disturbi che ne conseguono, sia per quella maligna, poiché il tumore della prostata è il più consueto nel sesso maschile dopo i 50 anni. Ugualmente importanti sono la diagnosi ed il trattamento dei tumori del rene e della vescica, che colpiscono quasi allo stesso modo entrambi i sessi e sono tra i più comuni dell’età adulta".    Quando richiedere una visita urologica? "C’è ancora un vecchio retaggio culturale secondo cui l’urologo è il medico a cui rivolgersi “a una certa età”, ma in realtà eseguire controlli urologici periodici è importante, soprattutto a partire dai 40 anni. Questo permette una diagnosi precoce e un intervento tempestivo in caso di patologie tumorali, ma anche il trattamento di problematiche come la calcolosi urinaria, l’infertilità maschile e le disfunzioni sessuali. La frequenza dei controlli dovrebbe aumentare in presenza di fattori di rischio quali obesità, fumo di sigaretta o familiarità per malattie oncologiche e sicuramente non sono da sottovalutare sintomi anche lievi che in molte situazioni vengono trascurati". Anche le donne vanno dall’urologo? "Ovviamente anche le donne si rivolgono allo specialista urologo e i motivi più comuni comprendono oltre alle patologie tumorali di cui abbiamo già detto, le infezioni urinarie, purtroppo molto frequenti a tutte le età e sempre più spesso sostenute da batteri resistenti agli antibiotici più comuni, l’incontinenza urinaria e la calcolosi". L’urologo è anche andrologo? "Sì, alcuni urologi si occupano di andrologia che può essere considerata la controparte maschile della ginecologia. L’andrologo ha una preparazione specifica nel trattare problemi relativi alla sfera sessuale maschile, dalle disfunzioni erettive alle malformazioni genitali sia congenite che acquisite (come il recurvatum penieno) . Ha inoltre un ruolo fondamentale nella diagnosi sia clinica che strumentale e nel trattamento dell’infertilità di coppia, per ciò che riguarda la componente maschile".   

07/04/2024 12:00
La festa è salute: tutti i benefici della Pasqua

La festa è salute: tutti i benefici della Pasqua

La Pasqua è una grande festa, con il Natale proietta alla sublimazione ed esaltazione i sentimenti religiosi dei credenti. In realtà coinvolge tutti richiamando sensazioni intime ed individuali, ma per l’occasione anche riunioni familiari, l’incontro con gli amici, le tradizioni popolari delle città e dei paesi, le tavole imbandite con le migliori prelibatezze caratteristiche dei luoghi. La Pasqua ha un suo iter particolare che nei giorni della Settimana Santa contempla la sofferenza della Passione e della morte fino alla gioia della Resurrezione. Sono i passaggi della fede che ci ricordano il Gesù Cristo uomo e Dio, ma può anche essere la metafora della vita di ognuno di noi. Credenti o no sono riflessioni, momenti di meditazione e contemplazione che fanno bene allo spirito, ma anche al nostro corpo. Anche lasciando nel loro ambito circoscritto e di professione di fede le funzioni religiose la Pasqua è di sicuro un’occasione per qualche giorno di riposo, per incontrare le persone care, parenti ed amici, per soddisfare il gusto di pietanze e dolci che solo nelle grandi occasioni sono a disposizione con tanta cura, ricercatezza ed anche abbondanza. Naturalmente l’osservazione è generale e vale per i più che hanno l’occasione di coniugare la serenità, i buoni sentimenti, i piacevoli incontri e i piaceri della tavola con un benessere fisico e mentale, il valore aggiunto della buona salute. Facendo queste osservazioni non bisogna però dimenticare che ci sono anche i malati, i fragili e gli emarginati. Bisogna essere capaci di annoverare tra i piaceri della festa anche la volontà e l’abnegazione per farla bella anche ai più deboli. La Pasqua ha anche i suoi simboli: la colomba e l’uovo di cioccolato a cui ogni anno, proprio per alimentare la ricerca e speranza di benessere, si attribuiscono particolari auspici. La colomba simbolo della pace quest’anno la vorremmo vedere volare in tutti i cieli del mondo, aleggia nei nostri cuori e ne ritroviamo le sembianze in uno squisito dolce della tradizione. Le guerre che ogni giorno opprimono i nostri pensieri hanno bisogno di simboli che esorcizzino quanto di peggio è capace l’umanità. La speranza è che l’altro simbolo della Pasqua, l’uovo di cioccolato, contenga la tradizionale sorpresa legata idealmente ai bisogni di questi tempi: anzitutto la pace, ma anche la solidarietà, l’amicizia, l’amore. Questa mia descrizione della buona salute nella festa risente molto di una visione olistica della vita, tiene molto conto delle possibili connessioni energetiche spirituali che possono far molto bene al nostro corpo. Che poi i possibili grandi stravizi a tavola di Pasqua e di Pasquetta possano far male lo sappiamo tutti. Non mancheremo di parlarne con qualche specialista per rimediare i danni che possono sopravvenire. Intanto godiamoci la festa e approfittiamo dei suoi benefici. Buona Pasqua a tutti.

31/03/2024 11:50
Con la primavera tornano le allergie: dall'efficacia del vaccino al perché ne soffriamo sempre di più

Con la primavera tornano le allergie: dall'efficacia del vaccino al perché ne soffriamo sempre di più

È primavera, la stagione della temperatura più mite dopo il freddo dell’inverno, del risveglio della natura, della fioritura degli alberi e del verde sempre più vivo. È considerata la stagione più bella dell’anno, ma può nascondere delle insidie per la nostra salute, soprattutto legate alle reazioni allergiche verso i pollini che sono nell’aria che si respira. Sono condizioni sempre fastidiose che possono anche includere una certa gravità e pericolo per la salute degli individui che ne soffrono. Ne parliamo con il dottor Fabrizio Franceschini, specialista in pediatria, allergologia e immunologia clinica con lunga esperienza di dirigente medico presso l’ospedale Salesi di Ancona ed oggi consulente del gruppo medico Associati Fisiomed. Dr. Franceschini, è vero che le allergie sono in aumento e se sì perché accade questo? "Le allergie, sia negli adulti che soprattutto nei bambini sono in costante aumento negli ultimi decenni. Nel 1960 le allergie respiratorie colpivano l’1-2% della popolazione, 10 anni dopo aumentavano al 4%, negli anni ‘80 sono arrivate al 9% e attualmente colpiscono circa il 30% della popolazione (circa 1 persona su 3). L’Oms parla di epidemia allergica e stima che nel 2050 arriveranno a colpire il 50% della popolazione (circa 1 persona su 2). Le allergie alimentari aumentano di pari passo: un tempo quasi sconosciute, dagli anni ‘90 ad oggi hanno registrato una crescita esponenziale". Parlando di allergie respiratorie, che sono quelle con cui abbiamo a che fare durante ogni primavera, le cause dell’aumento sono diverse. I cambiamenti climatici fanno sì che le stagioni inizino sempre prima, il periodo di fioritura delle piante aumenta ogni anno, il caldo eccessivo e la scarsità delle piogge fanno aumentare i pollini nell’atmosfera e facilitano la liberazione di ozono nell’aria, gas che irrita le vie respiratorie e che facilita l’infiammazione allergica. Inoltre va considerato l’inquinamento dell’aria. Contrariamente a quanto si può pensare chi abita in centri urbani è più predisposto alla allergia a pollini e non chi abita in campagna. La ragione di questo risiede nella capacità del polline di legarsi ai particolati dei gas di scarico delle auto, legame che potenzia l’azione patogena del polline. Quindi le erbe e gli alberi di città sono più pericolosi di quelli in campagna". Come si curano le allergie respiratorie? "Dipende dal tipo di patologia e anche dal tipo di allergia. L’asma è una della patologie più frequenti e pericolose in medicina. Di asma si muore ancora oggi. Essendo una patologia che noi medici definiamo multifattoriale (cioè può essere causata da diversi fattori e non solo dalla allergia quali le infezioni, il fumo di sigaretta, lo sforzo fisico) la sola cura dell’allergia spesso non la risolve. La diagnosi tempestiva, il precoce uso di farmaci broncodilatatori, il controllo regolare della spirometria permettono di metterla sotto controllo.  Il vero problema è la terapia della rinocongiuntivite allergica, che quasi sempre precede l’asma, ma che nella maggior parte dei casi viene sottovalutata, curata incostantemente e basandosi troppo spesso sui consigli sbagliati che si ottengono consultando il  'Dott. Google'. La terapia precoce della rinite allergica si è dimostrata in grado di prevenire lo sviluppo di asma. Per questo è necessario curare in tempo questa patologia, soprattutto nel bambino".  I vaccini antiallergici funzionano? "L’allergia è una risposta immunitaria verso sostanze innocue, ma che l’organismo riconosce come pericolose. È quindi una patologia dovuta ad una alterazione del riconoscimento dell’antigene.  Uno dei metodi che viene sfruttato in clinica per la cura delle allergie respiratorie è indurre la tolleranza immunitaria che si ottiene somministrando alte dosi della sostanza allergizzante (alte dosi rispetto alla concentrazione dell’esposizione all’allergene naturale, che consiste in pochi microgrammi).  I vaccini antiallergici di oggi sono molto più efficaci di quelli di una volta. Molti obiettano che sono costosi. Oggi però molti di questi sono riconosciuti come farmaci, si prendono in farmacia, sono prescrivibili con piano terapeutico e mutuabili. Costituiscono la vera terapia della rinocongiuntivite allergica perché sono capaci di agire specificamente sugli agenti causali. Antistaminici e spray nasali possono dare sollievo temporaneo, ma non sono in grado di modificare la storia naturale della malattia. Agire con i vaccini antiallergici nel bambino è quindi di importanza fondamentale".    

24/03/2024 11:00
"Sano a Sapersi" compie un anno: la rubrica per orientarsi nel mare magnum dell'informazione medica

"Sano a Sapersi" compie un anno: la rubrica per orientarsi nel mare magnum dell'informazione medica

Un anno fa aveva inizio la mia collaborazione con Picchio News per la realizzazione della rubrica "Sano a sapersi". Il fine del giornale e di chi come me ci ha lavorato e continua a lavorarci era quello di proporre una buona informazione medico-scientifica per alimentare la cultura della salute indispensabile per la prevenzione e ricerca del benessere. In un anno sono stati proposti 43 servizi (qui potete trovarli tutti) coinvolgendo le migliori fonti per tutti gli argomenti trattati. Riteniamo di aver fatto un buon lavoro e per stimolare altrettanto interesse nel tempo che verrà voglio riproporre la presentazione di questo servizio di un anno fa con la speranza che possa essere un buon auspicio per tutto quello che abbiamo in mente di trattare in futuro e con la certezza di aver acquisito anche noi un’autorevolezza che ci permetterà di utilizzare ancora di più le migliori fonti nell’ambito della scienza medica.  ++ Presentazione della rubrica "Sano a sapersi" marzo 2023. I principi e i valori da tener sempre presenti ++ L’INFORMAZIONE MEDICO-SCIENTIFICA DEVE ESSERE SICURA E DI QUALITÀ L’ASMI (Associazione Stampa Medica Italiana) ne è la garanzia. L’Asmi ha caratterizzato la storia dell’informazione medica tutelandone qualità ed autorevolezza. Chi scrive è onorato di esserne un associato dopo aver dimostrato e avuto conferma che il suo lavoro di comunicazione medico-scientifica fosse degno ed idoneo per appartenervi.  Tutti, uomini e donne, sono consapevoli che la salute è la più grande ricchezza che si possa avere. Quando viene a mancare, ogni aspetto della vita ne risente negativamente e, se la malattia e le condizioni croniche di precarietà prendono il sopravvento, crolla tutto come fosse un castello di sabbia; il benessere economico, il benessere psicologico, la carriera, i piaceri e i più svariati interessi della vita subiscono un ridimensionamento drastico di fronte alla mancanza di una buona salute. Ecco allora che, per preservare questo preziosissimo bene, ognuno di noi ha bisogno di costruirsi il proprio bagaglio culturale in merito, fermo restando che, al di sopra di tutto, deve sempre rimanere il parere degli operatori sanitari.  Bisogna conoscere quali sono i rischi e i benefici di determinati comportamenti, quali possono essere i danni ed eventualmente come è meglio ripararli. Naturalmente, come dicevo, in questa non facile opera ci sono delle figure preposte per aiutarci, consigliarci, prescriverci: sono i nostri medici di famiglia, i nostri specialisti di fiducia, tutto il personale sanitario qualificato. La cultura del benessere, la conoscenza dei comportamenti da adottare nelle più svariate situazioni, gli stili di vita da prediligere per star bene, i segnali da riconoscere quando la salute è a rischio, sono elementi che, se presenti nei cittadini, aiutano in maniera determinante a sostenere il nostro Sistema Sanitario Nazionale e i professionisti che ne fanno parte. Per tutto questo c’è bisogno di essere informati…di essere ben informati.  L’informazione medico-scientifica negli ultimi decenni ha subito un’accelerazione di pari passo con il grande sviluppo dei mezzi di comunicazione, impressionante è l’immensa quantità di notizie ed argomenti che la rete internet riesce a divulgare con grande velocità e fluidità. L’informazione medico-scientifica ha acquisito sempre più spazio nei giornali cartacei, radio e televisione, interferendo comunque quasi sempre anche con la rete online. Durante il periodo più nero della pandemia Covid, proprio partendo dai grandi rischi dell’infezione virale, il topic “sanità” ha di fatto invaso la nostra vita quotidiana. Naturalmente tutto ciò non può essere che di grande beneficio per la cultura della salute che dicevamo. Possono però sorgere dei rischi e bisogna evidenziarli. L’avvento dei social network, in particolare, permettendo a chiunque di esprimersi e divulgare informazioni potenzialmente fruibili da tutti, spesso concede diritto di parola sui più svariati argomenti a chi non ha né le conoscenze né le competenze necessarie per disquisirne. La sanità non fa eccezione, purtroppo, ma l’informazione medico-scientifica è troppo importante perché non sia controllata. Occorre sempre verificare provenienza e affidabilità delle fonti e valutare le modalità di proposizione dei contenuti. È qui che entra in gioco il giornalista medico-scientifico che, con la sua cultura e la sua esperienza, deve garantire la qualità dell’informazione basandola sulle migliori fonti: medici, biologi ed istituti di ricerca.  È esattamente quello che cercheremo di fare in questa rubrica: offrire a voi lettori un servizio chiaro, semplice e veloce, come richiede il mezzo virtuale che abbiamo a disposizione, ma anche sicuro e, per questo, realmente utile. 

03/03/2024 10:28
L'intelligenza artificiale nel settore sanitario, come utilizzarla? Intervista al prof. Emanuele Frontoni

L'intelligenza artificiale nel settore sanitario, come utilizzarla? Intervista al prof. Emanuele Frontoni

L’Intelligenza Artificiale (IA) è forse l’argomento di maggior dibattito e discussione a livello globale nell’ambito delle tecnologie che possono essere utilizzate nella gestione della vita dell’uomo. Ma che cos’è? L'intelligenza artificiale è la tecnologia di base che consente di simulare i processi dell'intelligenza umana attraverso la creazione e l'applicazione di algoritmi integrati in un ambiente di calcolo dinamico. Certamente l’argomento è complesso e suscita problemi di applicazione, gestione ed anche di eticità. Noi oggi ci limitiamo a quella che è la possibile applicazione alle pratiche sanitarie per la protezione della nostra salute. Ne parliamo con il prof. Emanuele Frontoni, docente di informatica presso l’Università di Macerata e co-director del VRAI (Vision Robotics and Artificial Intelligence Lab) particolarmente attivo e con riconoscenza nazionale e internazionale soprattutto nell’applicazione dell’IA alla sanità. Prof. Frontoni, quali sono i trend applicativi dell’Intelligenza Artificiale per la salute dell’uomo? "L’IA viene utilizzata, o è in fase di sperimentazione, per diversi scopi nel settore sanitario e della ricerca, tra cui la gestione delle patologie croniche, la rilevazione delle malattie, la fornitura di servizi sanitari e la scoperta di nuovi farmaci. Questa nuova tecnologia del digitale permette ai medici e ad altri professionisti del settore non solo di automatizzare i propri compiti routinari, ma anche di avere un supporto nelle loro decisioni, affrontare più rapidamente problemi clinici complessi o migliorare la conoscenza del paziente e conseguente miglioramento delle decisioni cliniche. Attraverso l’uso della IA i sistemi diventano più accurati grazie alla loro capacità di comprendere i dati di addestramento, consentendo così di ottenere approfondimenti senza precedenti su variabilità del trattamento, diagnostica e risultati dei pazienti. È utile supporto al dialogo medico-paziente con le chatbot, servizi alimentati dalla IA e da metodi di processamento del linguaggio naturale. Si consente ai pazienti di porre relative alla loro salute o guidarli nel gestire il problema con un supporto per gli operatori sanitari nella produzione di risposte ed indicazioni, riducendo il carico su esperti sanitari e permettendogli di concentrarsi su altri aspetti cruciali. La rapida evoluzione degli LLM (Large Language Model, ndr) in questo ambito ci permette oggi di utilizzare sistemi evoluti di supporto con una qualità ed empatia non presenti nello stato dell’arte solo un anno fa. Nel campo delle chirurgie robotiche l’IA e i robot collaborativi hanno rivoluzionato le procedure chirurgiche fornendo assistenza durante interventi che richiedono velocità, precisione, controllo e flessibilità. La modellazione 3D a supporto della diagnosi per immagini sta permettendo una migliore pianificazione degli interventi e nuovi metodi di formazione del personale sanitario. Per la predisposizione delle malattie o delle complicanze vengono utilizzate tecniche di IA per predire malattie croniche basandosi sui dati degli EHR (cartella clinaca elettronica, ndr) del paziente disponibili, promuovendo un intervento precoce e un processo decisionale rapido. Ad esempio nella diabetologia italiana sono in fase di sviluppo approcci di predizione delle complicanze che dimostrano livelli di accuratezza altissimi, con un impatto sulla qualità e nella personalizzazione delle cure senza precedenti. L’IA trova anche applicazione nel monitoraggio della salute attraverso Wearable abilitati dall’IA. I dispositivi indossabili, potenziati dall’IA possono essere strumenti efficaci per fornire istruzioni virtuali ai pazienti e collegarli, se necessario, a esperti sanitari in tempo reale. I dati provenienti da questi dispositivi sono anche utilizzati per dare feedback in tempo reale volti a migliorare le abitudini dell’utente all’interno di una visione di prevenzione. Nel settore dell’analisi automatica per immagini radiografiche, grazie a big data e tecnologie di deep learning si possono estrarre informazioni utili da immagini complesse come quelle derivanti da TAC e Risonanza Magnetica. Classificare e segmentare immagini sono delle prerogative tipiche dei sistemi di visione artificiale e costituiscono un utile supporto alla diagnosi per immagini ormai ampiamente sperimentato ed utilizzato in tanti settori specifici. Molto importante l’IA nel campo della ricerca dei farmaci. L’IA sta rivoluzionando la ricerca e lo sviluppo dei farmaci. Può essere utilizzata per analizzare grandi set di dati genetici e clinici per identificare nuovi target farmacologi, prevedere la risposta al trattamento e individuare potenziali effetti collaterali. Gli algoritmi possono anche assistere nella progettazione di nuovi farmaci, ad esempio prevedendo la struttura e le proprietà dei composti chimici. Ciò può accelerare il processo di scoperta dei farmaci e aumentare la probabilità di successo. Questo sono solo alcuni dei modi in cui l’IA sta trasformando il settore sanitario e sono moltissimi i campi della salute e del benessere dell’uomo che saranno sempre più supportati da algoritmi all’interno di una virtuosa collaborazione uomo-macchina". L’IA e la salute dell’uomo, quali sono gli aspetti etici? "Per garantire che l’utilizzo dei metodi di IA nel settore sanitario sia conforme agli standard etici è necessario implementare procedure di verifica robuste. Ci sono alcune considerazioni chiave che debbono necessariamente divenire parte integrante di tutti gli approcci applicativi e tecnologici sopra descritti. Tra questi la trasparenza, il rispetto della privacy, l’equità e la responsabilità. Garantire la conformità etica nel settore sanitario è un compito complesso che richiede un approccio olistico e una costante vigilanza. Tuttavia con le giuste politiche e procedure in atto è possibile utilizzare questi potenti strumenti in modo sicuro e nel pieno rispetto delle nuove norme e certificazioni che arriveranno velocemente a regolamentare il settore a partire dall’AI Act e delle linee guida della Commissione Europea".   

18/02/2024 10:50
La Lega del Filo d'Oro di Osimo: un'eccellenza di scienza, umanità e civiltà

La Lega del Filo d'Oro di Osimo: un'eccellenza di scienza, umanità e civiltà

Oggi ho vissuto una delle esperienze più emozionanti del mio lavoro di giornalista medico-scientifico. Dopo più di 30 anni sono tornato ad osservare l’attività assolutamente originale e preziosissima della "Lega del Filo d’Oro" di Osimo. Sono stato accolto dal presidente della fondazione Rossano Bartoli, lo stesso disponibile distinto signore che quando eravamo giovani, io curioso cronista della salute e lui entusiasta ricercatore della dignità e delle opportunità per ogni essere umano, mi accolse in una palazzina di Osimo decorosa, ma abbastanza limitata negli spazi dove un gruppo di "visionari" aveva deciso di accudire, educare e cercare di inserire socialmente tra i più sfortunati portatori di disabilità i sordo-ciechi, con deficit plurisensoriali che presuppongono spesso anche limiti neurologici. Una specie di prigione vitale e sociale per loro, una condanna ad una sterile e faticosa assistenza per le famiglie. A questa triste visione ero rimasto, ma stamattina osservando la nuova sede della “Lega del Filo d’Oro” a Padiglione di Osimo molto grande e plurifunzionale, ho subito intuito che molte cose sono cambiate e che forse i sogni e le incerte aspettative di allora sono diventate solida realtà. Di questo ho parlato con il Presidente della Fondazione “Lega del Filo d’Oro” Rossano Bartoli. Presidente Bartoli, quando è nata la “Lega del Filo d’Oro” e perché? “La “Lega del Filo d’Oro” fu costituita come associazione nel 1964 per iniziativa di Sabina Santilli, sordo-cieca dall’età di 7 anni. È divenuta Fondazione dal 1° gennaio 2021, rinnova il proprio impegno nel rispondere ai bisogni delle persone sordo-cieche e pluriminorate psico-sensoriali attraverso l’assistenza, l’educazione, la riabilitazione, il recupero e la valorizzazione delle potenzialità residue con l’obiettivo della ricerca della maggiore autonomia possibile. È questa la missione della “Lega del Filo d’Oro” nei suoi quasi 60 anni di storia, che l’ha portata a diventare punto di riferimento nazionale nel trattamento della disabilità grave e complessa".  Dove siete presenti attualmente in Italia? “Oltre a questa nostra sede storica e di riferimento qui ad Osimo, siamo presenti in 10 regioni italiane con 5 centri residenziali con annessi servizi territoriali e 5 sedi territoriali. Sebbene il modello si incentri sulla persona con disabilità multiple, la necessità di creare relazioni e interazioni per chi non vede e non sente porta ad abbracciare progressivamente l’intero nucleo familiare, i territori e le istituzioni. Pur nella diversità degli interventi, che si articolano lungo il percorso dalla diagnosi alla riabilitazione e all’inserimento socio-educativo, il modello della “Lega del Filo d’Oro” si contraddistingue per la costante spinta oltre i limiti imposti dalla condizione di disabilità, lavorando su ciò che è possibile fare per la valorizzazione delle potenzialità residue e il riconoscimento dell’unicità di ciascuna persona".  Come programmate la vostra attività? "Oltre all’assistenza sociale e socio-sanitaria per la diagnosi, riabilitazione ed inclusione sociale dei propri utenti, la 'Lega del Filo d’Oro' è attiva con suoi centri di ricerca e formazione per lo sviluppo di approcci avanzati e competenze specialistiche. Siamo molto attenti alle nuove tecnologie che possono essere utili e forse anche molto utili al nostro lavoro”. Ci descrive l’attività in questa vostra splendida sede di Osimo? "È la sede nazionale della Fondazione, ad Osimo la 'Lega del Filo d’Oro' è nata ed oggi opera con un centro di riabilitazione riconosciuto dalla Regione Marche come 'unità Speciale per sordo-ciechi e pluriminorati psico-sensoriali'. Ciò consente anche il ricovero di utenti provenienti da tutta Italia con retta di degenza a carico delle Asl di residenza. Questa struttura ha una capacità operativa di 63 posti a tempo pieno, 15 a degenza diurna e offre prestazioni ambulatoriali e domiciliari. Qui svolgono le attività di diagnosi e riabilitazione e vengono ospitati utenti di diverse fasce di età: bambini, giovani ed adulti. Al suo interno troviamo il centro diagnostico che formula una valutazione globale ed effettua interventi precoci per bambini al di sotto di 6 anni, inoltre vi sono servizi educativi e riabilitativi personalizzati, l’assistenza medica, il centro di ricerca ed anche un centro di documentazione". Concludendo, Presidente Bartoli se lei volesse farci un esempio della bontà del vostro lavoro, quale potrebbe essere? "Di esempi potrei portarne tantissimi: il sollievo di tantissime famiglie, la scolarizzazione di tanti nostri assistiti. Pensi che ben 8 sordo-ciechi da noi curati sono arrivati persino alla laurea. Non era certo l’aspettativa di quando era stata scoperta la loro grave disabilità". Che sensazione ha della valutazione pubblica del vostro lavoro? "Quasi entusiasmante, è la molla che ci spinge a fare di più e meglio ogni giorno. Una prova ne è la grande generosità dei cittadini che con le loro donazioni ci permettono ogni anno di allargare di più le nostre strutture e di renderle sempre più efficienti".

11/02/2024 11:00
Il laboratorio analisi, non solo esami per la diagnosi della malattia: intervista al dottor Gironelli

Il laboratorio analisi, non solo esami per la diagnosi della malattia: intervista al dottor Gironelli

Fin dalla più remota antichità gli uomini hanno sempre attribuito grande importanza ai fluidi corporei in generale e al sangue in particolare. Nell’antico Egitto si credeva che per prevedere il sesso di un nascituro bastasse bagnare con urina di una donna incinta due sacchetti contenenti semi di orzo e di grano (papiro di Saqqara). In base a quale dei due fosse germinato prima si sarebbe potuto capire il sesso del feto. La Bibbia è piena di riferimenti al sangue come fonte e simbolo della vita. Credenza che si è mantenuta nei secoli, basti pensare alle espressioni "purosangue", "mezzosangue" usati in zootecnia e non solo, purtroppo. Le scarsissime possibilità delle tecnologie dei tempi precedenti hanno sempre reso impossibile uno studio più organico dei vari componenti. Comunque l’interesse ai fluidi corporei non venne mai meno, in maniera magari grezza e grossolana si era capito che attraverso di essi si poteva raggiungere qualche utile informazione. Così tutti sanno, se non altro per motivi di goliardia, che nel Medioevo i medici assaggiavano l’urina dei pazienti in presenza di certi sintomi. Se avessero percepito nelle urine un gusto dolce avrebbero potuto formulare la diagnosi di diabete. In ogni modo fino all’800 i progressi in questo settore furono pochi. Nella prima metà dell’800 le cose cominciarono a cambiare. Nell'ambito della semeiotica (la scienza dei segni) i medici poterono aggiungere anche i cosiddetti "segni chimici". Parliamo della moderna scienza di medicina di laboratorio con il dottor Luigi Gironelli, biologo specializzato in biochimica e chimica clinica nonchè direttore Fisiomedlab di Civitanova Marche e con punto prelievi nella nuova sede Fisiomed di Sforzacosta.  - Dr. Gironelli attingendo dalla storia della sua specialità quali elementi standard hanno caratterizzato l’era moderna delle analisi di laboratorio e quali sono i passaggi fino ai nostri giorni? "I tipici esempi di 'segno chimico', ovvero di 'identificazione chimica della malattia', possono essere: il glucosio nelle urine dei diabetici (non una grande novità come abbiamo visto a cura di Michel Eugène Chevreul, 1815), l’albumina nelle urine di soggetti con malattie renali (Richard Bright, 1837), la tirosina e la leucina nelle urine di pazienti con atrofia acuta del fegato (Friedrich Theodor Frerichs, 1848), la iperglicemia (Claude Bernard, 1855), la diminuzione dell’urea urinaria nelle malattie epatiche in genere (Giorgio Roster, 1879), ecc. Un maggiore significato i segni chimici lo otterranno di lì a poco con la possibilità di passare da analisi qualitative ad analisi quantitative potendo così determinare non solo la presenza di un qualche tipo di analita, ma anche la sua quantità. Nel secondo dopo guerra del 900 cominciò il boom della medicina di laboratorio. Cominciò l’uso di kit pronti per l’analisi di ogni tipo di metabolita. Fino ad allora in laboratorio si dovevano preparare i reagenti necessari ai vari tipi di analisi. Furono introdotte nuove strumentazione per l’automazione della conta degli elementi figurati del sangue, sicché l’esecuzione di esami come l’emocromo passò da molti a pochissimi minuti. Successivamente si introdussero gli esami basati sugli anticorpi e sugli enzimi ottenendo una precisione ed un’efficienza assolutamente impensabili fino a poco tempo prima. L’introduzione dell’informatica ha portato ad un miglioramento della produttività assolutamente incredibile. Con questo siamo ormai giunti ai nostri giorni dove il laboratorio classico, pur utilizzando reazioni ormai ben consolidate da anni nel loro uso, riesce grazie alle nuove strumentazioni sotto controllo dei computer ad offrire ai pazienti un servizio altamente specializzato ed efficiente".  Discorso a parte merita invece lo sviluppo delle tecniche cosiddette di "biologia molecolare". In pratica con questo termine si intendono gli esami eseguiti attraverso la reazione della Pcr (polymerase chain reaction) che, intervenendo attraverso un complicato sistema di enzimi altamente specializzati direttamente sugli acidi nucleici, permettono dei risultati praticamente infallibili. Certamente non servono per eseguire le comuni analisi di tutti i giorni, ma in ambiti ben definiti, tipo virologia (vedi recente pandemia di COVID19), microbiologia o medicina legale sono arrivati ad essere il gold standard da usare come riferimento.  Come un po' tutta la sanità, l'orientamento anche per questa disciplina è quello di una medicina di laboratorio sempre più personalizzata e di precisione, ma anche integrata nei vari team clinici".  Oltre alla diagnosi della malattia come contribuisce il laboratorio analisi alla sua prevenzione? "Una delle definizioni della medicina di laboratorio è oggi 'un approccio emergente al trattamento e alla prevenzione delle malattie, che tiene conto della variabilità individuale a livello di caratteristiche genetiche, di ambiente e di stili di vita'. Nell'immaginario collettivo il medico di laboratorio si occupa dei prelievi di sangue che i pazienti effettuano di routine per i controlli medici. Pensare che il ruolo del professionista di laboratorio sia così marginale e sia limitato all'esecuzione di prelievi di sangue è sicuramente sbagliato. La Medicina di Laboratorio è una disciplina composita che applica tutte le moderne metodologie scientifiche per dare il suo contributo alla prevenzione, alla diagnosi, alla terapia e alla gestione delle malattie.  Sbagliato pensare che le figure professionali che operano in laboratorio siano solo medici. La Medicina di Laboratorio è una disciplina che richiede il contributo di professionalità e competenze diverse. In laboratorio operano medici, ma anche biologi, chimici, biotecnologici, tecnici di laboratorio, infermieri, ognuno con compiti e responsabilità ben definiti. La convivenza di professionalità e competenze diverse permette di avere una visione allargata delle situazioni e consente una valutazione delle stesse nella loro complessità nei vari ambiti in cui si opera. Come è accaduto per molte delle professioni sanitarie, anche la medicina di laboratorio si è evoluta ed oggi è cambiato anche il suo ruolo all'interno del Sistema Sanitario Nazionale. Si è assistito ad un travolgente progresso scientifico ed innovazione tecnologica ed i ruoli e le competenze dello specialista di laboratorio hanno dovuto soddisfare le esigenze di questa trasformazione ed evoluzione che è continua. Basti pensare, per esempio, alle sfide che oggi questa disciplina deve affrontare: è pienamente coinvolta nell'assicurare un affidabile uso dei Big Data al fine di trarre informazioni utili in ambito sanitario, così come nel garantire un corretto utilizzo dell'intelligenza artificiale ed ancora, come il contesto da pandemia da Covid-19 ha insegnato, come implementare nuovi strumenti di gestione per essere più pronti ad affrontare le situazioni di emergenza".  Che ruolo ha avuto il laboratorio analisi nella gestione della pandemia da Covid-19? "A portare all'attenzione dell'opinione pubblica la medicina di laboratorio è stato proprio il Covid-19 visto che l'individuazione dei soggetti positivi o negativi alla malattia è stata possibile proprio grazie agli esami di laboratorio, in particolare il tampone molecolare. Questo è stato rilevante soprattutto per individuare i soggetti asintomatici. Inoltre, importantissimo è stato il ruolo del laboratorio nella sorveglianza epidemiologica e nella valutazione dell'immunizzazione, mediante la ricerca degli anticorpi anti Sars-CoV-2, e lo sarà sempre più ora nel monitoraggio della risposta immunitaria indotta dalla vaccinazione. Il laboratorio ha avuto un ruolo molto importante anche nella diagnostica differenziale e nella prognosi mediante la determinazione di biomarcatori, come i parametri ematologici, i fattori della coagulazione o i marcatori di infiammazione, comunemente richiesti ed eseguiti nei nostri laboratori".  E in ambito oncologico? "La medicina di laboratorio è diventata via via sempre più preziosa anche in ambito oncologico e non soltanto per i vari esami di laboratorio che possono suggerire la presenza di un tumore e quindi indicare la necessità di approfondimenti in proposito.  Oggi è disponibile un innovativo ed importante approccio, noto come biopsia liquida che permette l'identificazione del dna tumorale isolato dal sangue dei pazienti. La biopsia liquida ha enormi potenzialità in oncologia ed una delle applicazioni è la possibilità di monitorare l'evoluzione molecolare della neoplasia. È una forte spinta per la medicina di precisione. Come un po' tutta la sanità, l'orientamento anche per questa disciplina è quello di una medicina di laboratorio sempre più personalizzata e di precisione, ma anche integrata nei vari team clinici. La nostra è una disciplina che dovrà coinvolgere sempre più nuovi interlocutori, gli esperti di Health Techology Assessment, dei Big Data e dell'Intelligenza Artificiale al fine di rendere il referto di laboratorio sempre più affidabile ed informativo e che risponda a criteri di qualità, tracciabilità, coerenza ed efficacia di alto livello".  

04/02/2024 10:50
"La sanità in una situazione preoccupante, ecco cosa serve": intervista esclusiva al dottor Romano Mari

"La sanità in una situazione preoccupante, ecco cosa serve": intervista esclusiva al dottor Romano Mari

La sanità pubblica nazionale, il Servizio Sanitario Nazionale come correttamente è definita l’istituzione universale che tutela la salute di tutti i cittadini, sta vivendo un momento di crisi o comunque di necessità di assestamento e sostanziale riforma. Il compito gravoso è delle autorità politico-amministrative nazionali e regionali, ma il supporto, il contributo di analisi e di idee è sicuramente appannaggio delle istituzioni specifiche, in questo caso gli ordini provinciali dei medici ed odontoiatri e la loro federazione nazionale di sicuro in prima linea. È un argomento certamente molto sensibile per i cittadini. Ne parliamo con il Presidente dell’Ordine dei Medici ed Odontoiatri della provincia di Macerata, dr. Romano Mari, anche medico di medicina generale di lunga esperienza.  Dr. Mari ci confidi qualche sua riflessione sulla situazione della sanità in Italia. "La situazione sanitaria in primis del Servizio Sanitario Nazionale è abbastanza precaria e preoccupante. I tre anni passati per il settore sono stati sicuramente i più difficili da quando il SSN è stato istituito. Una pandemia devastante con migliaia di morti e milioni di malati ha messo a durissima prova tutte le strutture sanitarie, dall’ambulatorio di medicina generale agli ambulatori dei distretti, ai pronto soccorso degli ospedali, ai reparti specialistici fino alle terapie intensive, che con grande fatica hanno potuto prendersi cura dei malati covid più gravi. Adesso che la situazione non è ancora del tutto normalizzata e l’emergenza di molto attenuata, possiamo dire che alla fine il sistema ha tenuto, ma la pandemia ha evidenziato e focalizzato tante criticità e carenze che erano preesistenti, ora però non più tollerabili e che necessitano un grande impegno di tutti per il loro superamento".  I medici come hanno vissuto il loro ruolo necessariamente in prima linea? "I medici hanno lavorato sodo, tutti, dico tutti oltre il loro impegno standard. Quelli proprio in primissima linea, negli ambulatori di medicina generale, nelle RSA, nei pronto soccorso, nei reparti di ricovero, nelle terapie intensive addirittura stremati, ma mai latitanti, nemmeno un caso segnalato di assenza dal tanto extra lavoro. Molti medici ed altri operatori sanitari, alcuni anche nelle Marche e nella nostra provincia, hanno sacrificato persino la loro vita contraendo l’infezione covid durante il loro lavoro. Un’esperienza fortissima e faticosissima per tutti noi che ha colpito molto favorevolmente la società. Le nostre prestazioni considerate non più un costo ma una risorsa ed un’opportunità su cui bisognerebbe investire ancor di più. Il gradimento della figura del medico e delle professionalità collegate è notevolmente aumentato nella percezione della gente, è stimato che l’80% dei cittadini ha molto apprezzato il nostro lavoro, solo il Presidente Mattarella può vantare qualche punto in più. Proprio il Presidente ha dedicato una giornata al Quirinale per ringraziare vivamente gli operatori sanitari per l’impegno profuso durante la pandemia; lo stesso ha fatto in una udienza anche Papa Francesco definendoci custodi assoluti della salute dell’umanità con un riferimento particolare ai medici di famiglia".  Dopo un periodo così intenso quali sono le attuali considerazioni inerenti alla vostra professione? Quali le proposte? "I medici hanno dimostrato e continuano a dimostrare di essere fedeli al loro codice etico-professionale, ma devono essere messi in grado di lavorare in assolute migliori condizioni. Gli orari, le responsabilità anche le eque retribuzioni vanno inquadrate in un nuovo progetto di sanità pubblica che tenga conto delle esigenze nuove di un servizio sanitario moderno ed equilibrato nelle sue funzioni. Lo stress, l’eccessiva fatica, le frustrazioni ricorrenti devono essere allontanate da operatori che hanno bisogno di serenità per dare il massimo del loro servizio. Dall’università di medicina fino alle specializzazioni e agli impieghi lavorativi devono essere visibili progetti attraenti e di soddisfazione. Non è possibile che in Italia si laureino 9000 medici all’anno e solo 4000 hanno una borsa di specializzazione, non è possibile che ormai migliaia di medici si rivolgano a cooperative per fare i "gettonisti", ad ambulatori privati di dubbia utilità o addirittura decidano di emigrare all’estero. Devo dire che qualcosa si sta muovendo a livello nazionale e regionale, sono state aumentate le borse di studio per gli specializzandi, per noi che lavoriamo si sta eliminando la responsabilità penale, era presente in solo 3 paesi del mondo. Ma noi diciamo con forza che vanno migliorate le strutture, soprattutto quelle territoriali, va creata dappertutto una rete di assistenza diffusa che intervenga su tante situazioni di salute e lasci ai pronto soccorso degli ospedali solo la casistica più grave ed urgente. Naturalmente è una questione anche di risorse oltre che di scelte. In molte altre nazioni europee ed occidentali assimilabili all’Italia la percentuale di PIL utilizzato per il servizio sanitario si aggira al 7%, qui in Italia poco più del 6%. Bisogna di sicuro tener conto della difficoltà della nostra economia pubblica, ma non possiamo non dire che la medicina moderna per essere efficace ha bisogno di uno sforzo ulteriore per una rete assistenziale sicura, tenendo anche conto della necessità di una tecnologia sempre più avanzata ed in evoluzione. Ripeto che uno sforzo di analisi e progettazione si sta facendo, ma la nostra raccomandazione è che bisogna fare presto, non bisogna adagiarsi nelle discussioni, c’è bisogno di realizzazioni. Noi Medici disponibili sempre a partecipare ad una catena condivisa di efficace propulsione".  Dr. Mari la medicina privata può essere utile in questa prospettiva? “Sicuramente, la medicina privata convenzionata e non, è stata utilissima durante la pandemia, è stata l’ancora di salvezza per i problemi di salute di tanti cittadini in mezzo ad una tempesta che rischiava di trascinare a fondo il principio fondamentale: la necessità di salvaguardare il bene più importante che abbiamo. Anche le stazioni termali Santa Lucia di Tolentino e San Giacomo di Sarnano hanno contribuito in maniera decisiva con i loro centri vaccinali frequentatissimi. Le terme andrebbero valorizzate ed utilizzate dal servizio pubblico avendo anche gli spazi e gli ambienti ottimali e sostenibili.  Tante strutture private hanno fatto investimenti importanti ed offrono ottimi servizi che possono contribuire in un ambito di programmazione ben definita e condivisa con adeguati controlli ad abbattere liste di attesa e a fornire l’utilizzo di professionalità e tecnologie di primissimo livello. Nella nostra provincia operano ottime strutture private; qualcuna non ancora convenzionata e dotata di ottima organizzazione e tecnologia potrebbe essere già gradatamente inserita. Filoni di convenzione certificati affidabili e buoni risultati attesi possono essere davvero molto graditi ai cittadini per la qualità, la tempistica e la vicinanza territoriale".  Per concludere dr. Mari? "Nell’agosto scorso la nostra amministrazione delle Marche ha fatto approvare un piano sanitario regionale, nel 2024 dovranno essere presentate le linee attuative e soprattutto speriamo le attuazioni. Noi medici ed operatori sanitari regionali in generale siamo pronti a collaborare con suggerimenti, idee ed operatività a qualsiasi livello".  Grazie Dr. Mari per la disponibilità, la chiarezza e il bagaglio culturale e professionale che ci ha riservato.  

21/01/2024 11:00
Biorisonanza e fitoterapia, come sostituire i farmaci tradizionali: le nuove frontiere della medicina

Biorisonanza e fitoterapia, come sostituire i farmaci tradizionali: le nuove frontiere della medicina

Il convegno presso il Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio sabato ha sicuramente contribuito ad alimentare una cultura della salute che ha sempre più bisogno di un'informazione adeguata, certificata, libera e con riferimento a fonti scientifiche autorevoli e riconosciute. Il titolo dell’incontro "Nuove prospettive nella PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia): biorisonanza e fitoterapia" ; responsabile scientifico è la Dottoressa Edy Virgili. Già è evidente l’originalità dell’argomento almeno rispetto ai canoni della medicina occidentale che siamo abituati a trattare. In quella sigla sono raccolti i principi già scientificamente validati della medicina tradizionale cinese, ma anche la medicina quantica, la bioenergetica, tutte discipline che considerano l’uomo come un sistema di reti energetiche bioelettriche prima ancora che di cellule e molecole. Studiosi illustri nel convegno, attingendo da questa visione deducibile dalla fisica quantistica, propongono un nuovo schema della malattia e del benessere proponendo supporti come biorisonanza e fitoterapia che possono sostituire l’utilizzo di farmaci tradizionali o per lo meno integrarli. In questo ambito di principi scientifici già abbastanza collaudati ed acquisiti per prospettive innovative importanti se non rivoluzionarie, l’incontro con i relatori è sicuramente coinvolgente. Anzitutto abbiamo voluto ascoltare la responsabile scientifica del convegno, la dottoressa Edy Virgili. Dott.ssa Virgili perché questo programma? Cosa si prefigge un incontro scientifico di questo tipo? "Se ormai è appurato che le nostre cellule sono a tutti gli effetti da assimilare a degli atomi della materia con tutte le loro caratteristiche di scomposizione elettrica, protoni, elettroni e neutroni, è evidente che nella malattia si produce una vera e propria alterazione elettrogenica. La biorisonanza tende a ristabilire l’ordine originario favorendo un restauro elettrico che in termini biologici significa guarigione della malattia o comunque una sua progressiva attenuazione. La fitoterapia è una branca farmacologica, cura con estratti vegetali naturali, non prodotti di sintesi artificiale come i farmaci. La terapia è diluita nel tempo per i dosaggi abbastanza bassi dei principi attivi. Il limite può essere un’efficacia ridotta nella eventuale fase acuta della malattia, il beneficio un ottimo viatico di prevenzione ed effetti collaterali negativi  quasi assenti".  Con argomenti così importanti ed anche complessi il contributo di ricercatori che hanno dedicato molto tempo a queste tematiche e ai principi che le ispirano è assolutamente indispensabile. Il professor Giuseppe Rocca, già ricercatore presso le università di Milano e Torino, partecipante a progetti a Londra, Oslo e in alcune università americane ha voluto dare oggi il suo contributo.  Prof. Rocca qual è l’indicazione che ha voluto dare ai tanti professionisti che oggi l’hanno ascoltata? "La considerazione che ho voluto anzitutto sottolineare è di carattere generale, riguarda non solo la salute ma tutte le vicende della vita di tutti noi. Le difficoltà, i fallimenti, i problemi giornalieri si devono affrontare con la consapevolezza che si possono superare, si devono superare e il risultato, se siamo accorti e responsabili, è che ne usciremo più forti di prima. Il nostro corpo, i nostri tessuti se colpiti da malattia hanno lo stesso comportamento, si allenano, si fortificano se aiutati a superare la difficoltà. Bisogna individuare il modo e i mezzi per non stressare ulteriormente e annientare le reazioni di difesa fisiologiche con terapie, o meglio con dosaggi di terapia devastanti anche se i risultati sembrano a prima vista soddisfacenti. Naturalmente occorre una buona valutazione e un buon senso scientifico che abbia sempre presente il principio che il corpo va aiutato e non assolutamente sostituito contro la malattia. È un ragionamento abbastanza criptico all’apparenza, ma un buon medico sa di che cosa sto parlando". Prof. Rocca quale deve essere lo spirito del buon ricercatore? "Il ricercatore scientifico deve essere curioso, deve gettare lo sguardo sempre più in là, mai accontentarsi del risultato ottenuto. La scienza è un continuo divenire, avere la cultura e lo spirito libero per coglierne i punti interessanti che si manifestano per poi perseguirli è alla base di tutte le conquiste nell’ambito medico-scientifico".  Con il Prof. Rocca tanti altri relatori. Interessante la relazione del dottor Alexander Bertuccioli dell’Università di Urbino, che con semplicità e chiarezza ha ben descritto gli estratti vegetali più utili ed efficaci per la prevenzione e cura della colesterolemia, tante patologie anche molto gravi interessate. Per concludere una esauriente disamina di un’importante manifestazione scientifica non si può trascurare chi ha contribuito alla realizzazione del convegno, sicuramente per un interesse di visibilità legato alla loro attività, ma soprattutto perché credono a tutti i princìpi ed input che provengono da una seria e libera ricerca medico-scientifica. La società JEA, che produce farmaci fitoterapici, ha un programma molto composito fatto di ricerca e comunicazione. La sua ad, la dottoressa Jane Virgili sottolinea un grande impegno per una idonea produzione dove i dosaggi dei principi attivi fino alla confezione dei contenitori rispondono alle dovute indicazioni per una efficace ricerca della salute. L'amministratore unico di Associati Fisiomed, Enrico Falistocco, responsabile di uno dei più importanti ed organizzati centri medici del territorio ha contribuito alla realizzazione dell’incontro scientifico "perché un centro medico che ambisce a fornire tutti i servizi necessari per la salute dei cittadini non può astenersi dall’esplorare gli elementi più innovativi che prefigurano la necessità anche di nuove realizzazioni strutturali proiettate nel futuro".

14/01/2024 10:20
La sanità che verrà: le sfide del pubblico e del privato nel 2024

La sanità che verrà: le sfide del pubblico e del privato nel 2024

Le feste belle e calde di ogni buon sentimento e tutti i migliori auguri li abbiamo ricevuti e li abbiamo elargiti. Ieri per ultima è arrivata la Befana, vecchia, con le scarpe rotte, a cavallo di una scopa e con il sacco sulle spalle pieno di bei regali per i buoni e di carbone per i cattivi. La vecchia a cavallo della scopa è un’immagine romantica, strana per i bambini di oggi, nostalgica per noi bambini di un tempo lontano, che oggi facciamo fatica a reperire una calza ed un camino dove appenderla per far ricevere i doni ai nostri figli o meglio ai nostri nipoti. La Befana in questa difficoltà di proiezione moderna dell’incanto di sempre diventa allora la metafora della nostra coscienza che ci dona forza, volontà e salute per essere buoni, capaci di esprimerci al meglio nel nostro lavoro, nella nostra missione nell’anno che verrà.  Il nostro lavoro è contribuire al diffondersi di una cultura della salute che attecchisca con radici profonde nella conoscenza di tutti per la protezione della salute individuale e collettiva. Tralasciamo in relazione a questo spinoso e determinante argomento chi avrebbe oggi dovuto ricevere un regalo e chi il carbone, ci auguriamo per il 2024 che tutti quelli che hanno una possibilità, una responsabilità abbiano poi tra un anno la calza piena di riconoscimenti e ringraziamenti. Noi con la nostra rubrica “Sano a sapersi” faremo il nostro meglio: osserveremo, cercheremo di capire, ci faremo aiutare da studiosi, ricercatori, dai medici specialisti, dai politici e programmatori del servizio pubblico e di quello privato. Nell’euforia ancora coinvolgente delle feste vissute in serenità, amicizia ed amore amo immaginare uno tsunami di buona informazione medico-scientifica che in parallelo accompagni una ristrutturazione moderna dei presidi territoriali della tutela della salute.  Sul fronte del privato già nel 2023 abbiamo avuto positive avvisaglie; nel pubblico è stato approvato un piano regionale sanitario che dovrà ricevere le sue linee attuative nel 2024. Da segnalare nel territorio della provincia di Macerata il gruppo medico “Associati Fisiomed” con le sue cinque sedi distribuite nella provincia, l’ultima inaugurata con programmi futuristici due mesi fa (leggi qui), sta proponendo un modello organizzativo e strutturale dove la diagnosi e la cura sono garantite da ottime professionalità e dal più moderno assetto tecnologico, ma dove sono anche presenti uno spazio e le figure idonee per elargire una comunicazione sanitaria di primo livello in favore della prevenzione. È il primo esempio di un progetto lungimirante ed illuminato che tende ad agganciare le strutture del servizio sanitario nazionale per un futuro di collaborazione e complementarietà a favore di un servizio sanitario composito ed efficiente. In questa prospettiva tutti comunque devono avere la possibilità di attingere, secondo le loro aspettative, le variegate forme di tutela della salute. Sarà compito di tutti gli attori coinvolti far mantenere il carattere di universalità ad un servizio integrato e composito. A noi dell’informazione accogliere gli aspetti più interessanti,  fornire anche gli input critici,  stimolare una conoscenza per il contributo di tutti. Già dalla prossima domenica contiamo di poter discutere nella nostra rubrica di questi argomenti con il Presidente dell’ordine dei medici ed odontoiatri della provincia di Macerata, il dottor Romano Mari, un’opinione di primissimo livello professionale ed istituzionale. 

07/01/2024 10:40
"L'augurio per tutti: un 2024 di buona salute"

"L'augurio per tutti: un 2024 di buona salute"

Quando un anno sta per andarsene e quello nuovo per arrivare ognuno di noi fa spontaneamente un bilancio dentro di sé su quello che è passato e magari comincia a focalizzare meglio i progetti per il futuro. In questa transazione naturale e che ogni 31 dicembre si rinnova si inseriscono gli auguri, ce li facciamo da soli e li facciamo agli altri e li riceviamo dagli altri. Il periodo è così euforizzante che gli auguri aleggiano nell’aria, si scambiano tra le persone più care, tra gli amici, tra i colleghi di lavoro, tra i conoscenti, persino tra sconosciuti, basta incontrarsi sulle scale, per strada, al supermercato, al ristorante, al bar un bel augurio c’è sempre. Gli auguri possono essere di diverso tipo, la bontà del Natale appena passato e l’ebbrezza per l’anno nuovo però li assembla in un’unica confezione. Auguri per tutto: serenità, lavoro, amore, amicizia e soprattutto salute. La salute, il bene primario ed essenziale della nostra vita se per caso viene a mancare tutto il resto ne risente, se il problema poi è molto grave tutto rischia di crollare: lavoro, sentimenti e rapporti sociali. Ecco allora che in questa nostra pagina, che ha l’ambizione di ricercare gli argomenti e gli interlocutori idonei per qualche riflessione e consiglio su come conservare la salute, gli auguri riguardano tutti gli aspetti della vita, ma soprattutto si augura che il 2024 sia un anno di buona salute. Più di una volta è capitato di elencare gli elementi che dipendono da noi per la protezione della salute, dalla nostra consapevolezza, dalla nostra conoscenza, dalla nostra volontà. Ricordarli fa parte dell’augurio che inviamo a chi legge la nostra rubrica "Sano a sapersi". In un periodo prolungato di festività, sentite, emozionanti, vissute spesso con gioia, buona parte delle emozioni e dei sentimenti, l’incontro di affetto con le persone care sono state vissute a tavola. Grandi mangiate e bevute la vigilia di Natale, il giorno di Natale, la notte di Capodanno e forse anche per l’Epifania sarà così. Raccomandare un adeguato regime dietetico in queste occasioni è tempo sprecato, a meno che non ci siano problematiche specifiche e pericolose correlate che impongono di stare attenti. La buona pietanza è piacere, è soddisfazione condivisa, è persino un aspetto propedeutico di buona salute. Che si esagera è sicuro, l’augurio è che non si persista, le belle mangiate delle feste non siano le micce che innescano una pericolosa abitudine. Un regime alimentare un po’ più rigoroso anche di quello dei giorni normali durante l’anno dopo le feste è da consigliare a tutti. Come da consigliare a tutti è la ripresa di una adeguata attività fisica se è stata sospesa, oppure addirittura cogliere il momento per iniziare, ognuno come può e dove può, basta anche poco ma con costanza, è sicuramente una grande salvaguardia della funzionalità ed integrità del nostro corpo. Buona alimentazione ed attività fisica sono due pilastri della prevenzione della malattia e preservazione della salute. Per questa chiacchierata di fine anno può essere sufficiente focalizzare questi due elementi. La familiarità delle malattie, le insidie dell’inquinamento ambientale, il cambiamento climatico, il fumo, l’alcol, le droghe sono gli altri argomenti da tenere d’occhio. Cercheremo di inquadrarli ancora durante l’anno che verrà, ci faremo aiutare da studiosi, ricercatori e medici specialisti al servizio di una diffusa cultura della salute. Buon anno! 

31/12/2023 11:50
La solitudine come male dei tempi moderni. Ma c'è un antidoto

La solitudine come male dei tempi moderni. Ma c'è un antidoto

La solitudine a dir la verità non è di per sé una malattia, è uno stato d’animo, una condizione anzitutto interiore piuttosto che corporale che presuppone tristezza, malinconia, fragilità. La solitudine può essere vissuta anche in mezzo ad una folta folla quando non si riesce a comunicare, a rapportarsi con gli altri, a sentire empatia e magari complicità. Può anche essere ricercata quando si ha la necessità di guardarsi dentro senza interferenze esterne, quando si cerca il silenzio per la contemplazione e la speculazione. In questo caso essere soli è una scelta. L’ascetismo degli eremiti è frutto della solitudine anche se spesso coniugato con la sofferenza e la privazione per espiare i limiti del corpo e liberare uno spirito puro. La solitudine come la si rigiri è angoscia e se togliamo il piccolo spicchio dei pensatori e degli asceti è per tutti gli altri uno stato negativo che assomiglia tanto ad una malattia, con sintomi importanti nel corpo e nella mente.  In una società come la nostra dove l’individualismo e l’egoismo la fanno da padroni in una scalata della gloria e del benessere quotidiano, sempre e comunque, tante persone restano indietro, restano sole per limiti intellettuali, per limiti di convivenza sociale, persino perché invecchiano e non hanno più energie. Nelle grandi città ma anche nei paesi sono moltissime le persone sole, è una popolazione invisibile e sofferente, spesso rassegnata ad una esistenza vegetativa e che preferisce nascondere la propria situazione piuttosto che ricercarne i rimedi. La solitudine è una malattia che si cronicizza con sintomi sempre più opprimenti che attanagliano corpo e mente.  L’antidoto più efficace che anzitutto previene e può anche curare è l’amicizia. Essa è quella categoria delle relazioni umane che ci fa aprire verso gli altri, che ci mette in contatto con i pensieri ed i sentimenti degli altri, che genera generosità e tolleranza verso l’altro fino a creare condivisione e complicità. L’amicizia quando è ricambiata o anche solo apprezzata combatte e sconfigge la solitudine nostra e di chi è oggetto del nostro sentimento. Può essere profonda ed esclusiva, ma esistono anche gli atti di amicizia che sono ugualmente efficaci. Durante tutto l’anno, in questi periodi di festa e riflessione ancora di più, andare a trovare gli anziani soli, i malati invalidi, fare un piccolo regalo a chi è o si sente scartato ed emarginato può essere fondamentale per accendere una fiammella di speranza, per riesumare momenti di serenità e di gioia, per trasmettere un po’ della soddisfazione che noi proviamo quando passiamo del tempo con i nostri amici. Se la solitudine perde e l’amicizia vince il mondo sarà migliore e più vivibile per tutti.

17/12/2023 12:03
Lo sport come veicolo di benessere fisico e mentale: cosa dice la scienza

Lo sport come veicolo di benessere fisico e mentale: cosa dice la scienza

Viviamo un periodo della storia dell’umanità in cui è assolutamente possibile avere un quadro abbastanza ampio e veritiero, direi scientifico, sulle attività umane. La comunicazione con tutti i suoi mezzi riesce a focalizzare bene limiti e benefici, ad individuare interconnessioni tra le azioni e le attività con la complessa vita individuale e sociale. Lo sport fin dagli albori della vita dell’uomo ha rappresentato un modo per misurarsi, migliorarsi, divertirsi e confrontarsi. Sembra a prima vista avulso dal contesto dello spartito della nostra vita, ma poi se scoperto e praticato ci si accorge che può essere un volano essenziale per l’equilibrio della nostra mente, lo sviluppo e la conservazione del nostro corpo, la protezione della salute e la ricerca di un sempre nuovo e consistente benessere. Se nell’antichità le attività sportive si limitavano a rudimentali performances corporali, come la corsa, il salto, la lotta, pian piano le discipline sportive hanno acquisito forme più complesse come il lancio del disco, la corsa con bighe e cavalli, la sfida di barche nei fiumi e in mare persino incontri cruenti tra gladiatori erano competizioni dove si confrontavano forza fisica ed abilità con le armi, l’epilogo per alcuni era però fatale. Ai giorni nostri dopo più di un secolo da quando De Coubertin ha riesumato le antiche olimpiadi greche con la possibilità di competere nello sport in tutte le sue forme, le discipline sportive sono innumerevoli con utilizzo del solo corpo, ma anche con tanti attrezzi. Tante discipline ma tutte sottoposte alla forza di volontà, all’allenamento e spesso anche alle possibilità economiche e logistiche per poterle praticare e raggiungere benefici risultati. L’osservazione che viene spontanea è che nella pratica sportiva è sempre annesso il piacere, il benessere del corpo e della mente, la possibilità di conservare più a lungo la propria salute.  L’attività fisica è fondamentale per lo stimolo positivo alla fisiologia del nostro corpo, un allenamento della nostra mente per apprendere meglio, capire di più, reagire prima e nei modi migliori e più opportuni. Sono questi i principi generali a cui è connesso anche il nostro stato di salute. Vorrei fare qualche esempio attinto dalla mia esperienza di sportivo molto amatoriale e poco agonistico, consapevole però del bene che incameravo quando praticavo i miei sport preferiti, sensazioni uniche ed irripetibili nel modo e nell’intensità.  Il calcio di sicuro è lo sport per quelli della mia generazione che per primo attirava l’attenzione dei bambini. Dal tifo per le squadre viste in tv alle interminabili partite in strada o nel cortile della parrocchia, il lasso di tempo era sempre brevissimo. Tante ore passate a giocare a calcio con squadre numerose in spazi ristretti, poi in collegio dai Salesiani con campi e squadre regolari, infine in campionati minori fino agli amatoriali, dai 10 anni ai 40 sempre in campo. Il calcio è uno sport di squadra, bisogna organizzarsi e coordinarsi con i compagni, ma è anche uno sport dove la ricerca del dribbling, dell’intervento sull’avversario, della visione del gioco le devi sentire dentro te stesso e devi correre e pensare rapportandoti con chi ti sta vicino, compagno o avversario. Un esercizio fisico e mentale pesante, ma piacevole. Dopo ogni partita sei stanco, ma stai meglio, hai protetto la tua salute. L’altro sport da me amato è il tennis; ho giocato da quando avevo 15 anni e qualche volta gioco ancora. Pochi risultati agonistici, ma una scuola per confrontarsi con te stesso. Il tennis è uno sport individuale, colpisci la pallina per mandarla dall’altra parte del campo e mettere in difficoltà il tuo avversario, dopo una frazione di secondo se non hai fatto il punto ti ritorna indietro nei modi più svariati e devi difenderti e cercare il modo di ripetere l’attacco…intuizione, riflessi, mobilità fisica e tutto in grande velocità. Un bellissimo gioco e tanta salute. Uno studio inglese pubblicato recentemente dimostra che i giocatori di tennis hanno un’aspettativa di vita maggiore di 10 anni. Infine lo sci, praticato quando già ero abbastanza grande. Imparare a dosare l’armonia dei movimenti, studiare le traiettorie, godere del paesaggio che mentre scivoli ti scorre intorno: salute e benessere! Sono tre esempi che conosco, ma le discipline sportive sono innumerevoli, tutte se praticate con passione sono propedeutiche ad uno stato d’animo sereno e ad un corpo sano. Da tener presente l’indicazione medica diventata obbligatoria di sottoporsi prima di praticare uno sport ad una visita di abilitazione per controllare che non ci siano controindicazioni in organi del corpo, la visita è da ripetere ogni anno. Se idonei, in campo con tanta gioia e per tanta salute. Per i bambini l’apprendimento di uno sport è la migliore prospettiva per il futuro.

10/12/2023 11:30
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