Anche per la nostra Castelraimondo il 2017 sarà un anno di sfide e di scelte irripetibili. - così esordisce in un comunicato stampa il coordinatore del locale circolo del PD, Marco Cavallaro - Il terremoto ha causato ingenti danni a diverse strutture pubbliche e a molti edifici privati, ma la città, pur ferita, non è stata fiaccata ed anzi ha a disposizione più di una freccia al proprio arco, soprattutto se tutti insieme cercheremo di farle assumere un ruolo centrale nella ricostruzione del territorio montano.
È prioritario, a nostro avviso, lanciare e sostenere progetti espansivi nell’area di Torre del Parco, baricentrica rispetto ai comuni di Castelraimondo, Camerino e Pioraco, per costituire un nuovo centro di sviluppo in termini abitativi ed economici, in forza sia della riconversione di aree già urbanizzate (quali, ad esempio, le Casermette), sia delle possibilità edificatorie ancora non sfruttate delle aree limitrofe, sia mediante il rilancio della zona industriale di Lanciano.
Ciò - continua il giovane avvocato - potrebbe rappresentare pure il presupposto su cui valutare le ipotesi di nuove aggregazioni amministrative, come la fusione fra più comuni, per integrare le rispettive risorse, affiancando all’attività economica della cultura, dell’ambiente e dell’enogastronomia, la produttività artigiana ed imprenditoriale tipica del nostro comune.
Alcune sfide, di cui da tempo inascoltati avevamo segnalato l’importanza, ora sono da accettare con urgenza: la trasformazione del complesso edilizio dell’ex consorzio agrario provinciale, il recupero del centro cittadino e dell’urbanizzazione a sostegno dell’accessibilità e della viabilità, la riqualificazione del fabbricato adibito a consorzio agrario e da tempo inutilizzato nel quartiere Feggiani, la ridestinazione dell’area ora occupata dal deposito di carburanti Capam. Non c’è più tempo da attendere per garantire l’uso pubblico e privato immediato e la fruibilità di queste grandi risorse, che al momento sono un peso per la comunità e delle brutture per il paese.
Occorre accelerare al massimo il superamento dell’emergenza; bisogna fare il possibile e l’impossibile per consentire ai privati e alle attività economiche, mediante opere di messa in sicurezza o, se necessario, scelte drastiche di ricostruzione, di ricollocarsi negli immobili agibili e anche in quelli che possono divenirlo con facilità.
Il territorio di Castelraimondo, per la sua natura e composizione, può offrire alla ricostruzione aree idonee all’edificazione con nuove tecniche costruttive e nuovi materiali, anche per le realtà limitrofe maggiormente segnate dal sisma; pure da qui riparte la difesa della comunità, già prima fiaccata da numerose crisi occupazionali e lavorative su cui non possiamo né dobbiamo far scendere l’oblio.
La vertenza SACCI - prosegue ancora la nota - va riaperta con forza e al massimo livello, con l’intervento della Regione e del Governo; non è pensabile che decine di posti di lavoro manchino in un settore che ora ha anche importanza strategica per la ricostruzione.
Siamo convinti che sia necessaria unità di intenti e i consiglieri comunali del gruppo Castelraimondo Identità & Futuro hanno interpretato appieno lo spirito di fattiva collaborazione civica, impegnandosi nei momenti dell’emergenza ma anche pronti a fornire idee e suggestioni per il futuro.
Ringraziamo per quanto hanno fatto gli infaticabili Vigili del Fuoco, gli encomiabili volontari, i laboriosi dipendenti comunali.
Ma non possiamo accontentarci della gestione dell’emergenza e non ci sembra emergano chiare e decise dall’amministrazione comunale le linee guida della ricostruzione e i progetti per il futuro che sono invece indispensabili.
Alcuni problemi sono drammaticamente urgenti da risolvere: pensiamo, su tutti, alla condizione del Palazzo Comunale, per l’ennesima volta ed ancor più gravemente lesionato dal sisma ed alla cronica indisponibilità di luoghi di aggregazione pubblica, aggravata dall’inagibilità dei Teatri e della biblioteca comunali.
Non ci interessano sterili questioni formalistiche o personalistiche chiunque le avanzi, perché per noi fare opposizione non è opporsi per principio o farsi notare, ma presentare proposte e progetti e svolgere critiche costruttive.
Per discutere di tutto questo - conclude la nota - invitiamo i concittadini lunedì 16 gennaio alle ore 21 presso il Bar il Pendolino per discutere della ricostruzione con l’Assessore Regionale Angelo Sciapichetti, il Segretario Regionale del Partito Democratico Francesco Comi, il Consigliere Provinciale Massimo Montesi e l’Arch. Stefano Siroti: sarà un’occasione per esaminare ed approfondire le problematiche della ricostruzione e per ragionare sul futuro della nostra comunità.
Tuttavia, viste le avverse condizioni climatiche l'incontro previsto per questa sera è rinviato a data da destinarsi e sarà nostra premura informarvi sulla nuova data.
“Abbiamo proposto in sede parlamentare alcuni suggerimenti per il cosiddetto ‘Milleproroghe’. Si tratta in sostanza di una manovra su due fronti, quello fiscale e quello infrastrutturale”. Lo scorso mercoledì il gruppo regionale di Lega Nord ha esposto ai rappresentati parlamentari di partito alcuni suggerimenti per una più rapida ripresa dell’economia nei 130 Comuni del cratere.
Il consigliere regionale Luigi Zura-Putaroni e alcuni membri del coordinamento provinciale, hanno reso noti i punti della manovra ieri, sabato 14 gennaio, in una conferenza stampa.
“È necessario dare un aiuto concreto anche alle imprese – hanno spiegato – ed è per questo che abbiamo pensato ad una manovra fiscale che preveda non sospensioni ma vere e proprie esenzioni fiscali, l’abbattimento della burocrazia coi suoi tempi faraonici e un occhio di riguardo alle infrastrutture”.
La ripresa economica dovrà basarsi, secondo la proposta di Lega Nord, sull’esenzione dalle imposte per tutte le attività economiche nel cratere.
Sull’esempio della “Zona Franca dell’Emilia”, si propone la creazione di una Zona Franca anche per i territori del sisma di agosto e ottobre 2016 che abbia la durata di almeno 10-12 anni.
“A tal proposito – fanno sapere – occorrono misure di esenzione e semplificazione per la determinazione del reddito di ogni tipologia di attività economica. Esenzioni e agevolazioni, ovviamente, anche per le aziende del cratere che vogliano mantenere l’organico o fare nuove assunzioni. Vanno anche incentivate economicamente – aggiungono – la ricostruzione e la ripresa consentendo la delocalizzazione agevolata nel cratere. Infine vanno sostenuto le nuove attività imprenditoriali anche e soprattutto con la semplificazione della burocrazia”.
In merito alle infrastrutture, per la provincia di Macerata è stato portato l’esempio della bretella San Severino-Tolentino, da tempo in programma. San Severino incassa circa 700mila euro annui dalle sanzioni stradali.
“Chiediamo che venga prevista la possibilità di destinare i proventi delle sanzioni pecuniarie del Codice della Strada integralmente alle opere stradali locali”.
In ultimo, Lega Nord ha proposto un alleggerimento delle sanzioni per mancato rispetto del patto di stabilità.
La scorsa settimana ho scritto delle gravi responsabilità della giunta regionale, sui ritardi nel posizionare i ricoveri prefabbricati per il bestiame, a sostituzione delle stalle ormai inagibili, e mi sono arrivate numerose lagnanze. Facciamo una volta per tutte che ciascuno fa il suo mestiere: chi governa si concentra nel fare cose concrete (non c’è che l’imbarazzo della scelta…), chi scrive controlla e giudica l’operato di chi governa. Funziona, o almeno dovrebbe funzionare così. D’altra parte occorre rilevare che in questo caso, tutta la stampa è stata unanime e concorde nel denunciare i palesi ritardi del governo regionale. Non a caso, mentre il ministro dell’Agricoltura, Martina – visibilmente irritato per le inefficienze – presiedeva un incontro in Regione, in Parlamento il vicepresidente della Camera, Simone Baldelli, con un suo intervento in aula sollecitava il governo a intervenire con rapidità al riguardo. Sono seguite, inoltre le interpellanze della parlamentare di SEL, Lara Ricciatti. Praticamente l’intero arco costituzionale si dice basito e sgomento a fronte di tanta lentezza e incapacità di agire della Regione Marche. A Norcia, per dire, sono arrivate le prime casette di legno, mentre a Castelsantangelo sul Nera, dove le aspettano dal lontano 24 agosto, non si vede ancora niente.
L’ho scritto in altre circostanze e qui ribadisco la mia sensazione: è la prova provata che alla stragrande maggioranza del governo regionale del terremoto e dell’immediato post sisma non interessa più di tanto.
Qualcuno ha mai visto in giro per i paesi disastrati, a parte il presidente Ceriscioli e l’assessore Sciapichetti, gli altri componenti della giunta?? Lo sapete che la vice presidente Anna Casini (PD) è la titolare dell’assessorato all’agricoltura? E che, detto per inciso, è la responsabile in prima persona del disastro della mancata costruzione delle stalle prefabbricate? Qualcuno se la ricorda in giro tra i pascoli e gli allevatori? Oppure vogliamo parlare dell’assessora alle attività produttive Manuela Bora (ancora PD)? Glielo hanno detto che nella sua regione ci sono stati tre o quattro spaventosi terremoti che hanno distrutto sia grandi fabbriche che piccoli opifici? Che le attività di allevamento e pascolo sono l’unica fonte di ricchezza di interi piccoli centri? C’è mai stata a visitare una stalla distrutta, oppure ha avuto paura della puzza di bestiame e fieno che esse emanano? Ma vogliamo parlare dell’assessore Moreno Pieroni (Uniti per le Marche) che si occupa di cultura? Ha letto sui giornali dei gravissimi danni a tutto il patrimonio artistico e in generale a tutti i beni culturali? Anche lui, qualcuno lo ha mai visto da queste parti? E Loretta Bravi (Popolari-UDC) ha la delega alle professioni e alle università. Dovrebbe girare come una trottola, visto che Camerino ha l’Ateneo distrutto. Invece niente. Nessuno, a momenti, la smuove dal suo ufficio. E su Fabrizio Cesetti (PD) due parole non le vogliamo spendere? Assessore al bilancio, ai servizi pubblici locali e al demanio (praticamente il cuore pulsante dell’apparato amministrativo) quasi non si è mai mosso dalla sua postazione e non ha detto una parola.
Beninteso, non è necessario e indispensabile stare sul posto, però visto che anche il Presidente della Repubblica ogni tanto capita da queste parti, sarebbe auspicabile una maggiore presenza di chi questi territori li governa in prima persona. Insomma è un fatto di sensibilità e di cortesia istituzionale, che questi figuri hanno dimostrato sicuramente di non possedere.
In verità si tratta di un’umanità varia che è un mix di vecchi volponi della politica e di dilettanti allo sbaraglio che però ha ben chiara in mente la strategia da perseguire: fregarsene del terremoto! Anzi, possibilmente approfittarne in un secondo momento, per ricavarne benefici in termini di consenso, ma scaricare oggi tutte le responsabilità sulle spalle dell’assessore Angelo Sciapichetti. Il quale essendo pure maceratese, quindi del collegio quasi interamente terremotato, diventa doppiamente interessato e responsabile. Praticamente un gioco da ragazzi, visto che il buon Angelo piuttosto che rispondere: “a brigante, brigante e mezzo”, offre evangelicamente l’altra guancia. Infatti su Facebook, nel silenzio generale dei suoi colleghi di giunta, si è assunto tutte le responsabilità. Anche quelle che sue palesemente non sono: come quella dei ritardi sulla costruzione delle stalle prefabbricate.
Quindi a fronte di un’assessora (con funzioni di vice presidente) all’Agricoltura che non ha combinato niente, c’è un assessore alla Protezione Civile ( come dice la parola stessa non del bestiame) che oltre a correre giorno e notte ininterrottamente dal 24 di agosto, si deve beccare pure maledizioni e insulti che suoi non sono.
Decisamente un bell’ambientino questo qui della Giunta Regionale. Personalmente, ma anche molto sommessamente, dico che così non può funzionare, anche perché, oggettivamente, non si riescono a fare gli interessi dei marchigiani. I quali, tuttavia, se ne sono accorti e a tempo debito li cacceranno come meritano - cioè malamente – dal governo della Regione.
“Stiamo parlando in un contesto di straordinarietà dove, probabilmente, al governo non è chiaro che solo un folle può parlare di vincoli paesaggistici ed urbanistici in paesi che oggi sono fantasma, che non esistono più, che sono sotto cumuli di macerie”.
Lo ha affermato l’on. Lara Ricciatti (SI) nel corso di un duro confronto alla Camera dei Deputati con il sottosegretario di Stato alle Attività produttive Giacomelli, delegato dal governo a rispondere alle interpellanze urgenti.
La deputata di Sinistra Italiana ha sottoposto al governo la vicenda delle ordinanze di alcuni comuni terremotati delle Marche, come Pieve Torina, che hanno autorizzato i cittadini residenti a realizzare, a proprie spese ed in aree di proprietà privata, casette di legno per far fronte ai tempi lunghi della burocrazia. Ordinanze che avevano trovato una ferma opposizione della Regione.
Il sottosegretario Giacomelli ha ribadito, nel corso della sua risposta, la vigenza di tutte le norme ed i vincoli urbanistici ordinari, sottolineando come la costruzione delle casette in legno avrebbe esposto i proprietari a sanzioni di natura penale, come previsto dalle leggi vigenti e dagli orientamenti giurisprudenziali maggioritari.
Una soluzione che avrebbe permesso ai residenti - ha spiegato Ricciatti nel corso del suo intervento - di restare nei propri comuni e di tenere uniti i propri nuclei familiari. “La normativa richiamata dal sottosegretario è sacrosanta in circostanze ordinarie, se volessi costruire una casetta di legno per prendere il tè nel mio giardino - ha replicato ironicamente la deputata marchigiana -; quello che non capisco e reputo folle è impedire una ipotesi di questo tipo: si tratterebbe di una soluzione per un lasso di tempo circoscritto, senza costi per lo Stato e con la condizione di rimuovere il tutto al momento della dichiarazione di agibilità delle case vere e proprie”.
Ricciatti ha sottolineato come le casette siano le stesse acquistate dallo stato, quindi sicure da ogni punto di vista, e idonee ad affrontare l’emergenza di questi giorni con temperature rigide e neve. Perplessità sono state sollevate anche sul privilegiare la soluzione dei container che “sono freddi e non in grado di garantire adeguata intimità familiare, considerato che in molti casi vedranno la ‘convivenza forzata’ di più nuclei familiari”.
“Davanti a questa situazione io vorrò vedere quale sarà quel giudice che si assumerà la responsabilità di accusare e condannare quelle persone terremotate di abuso edilizio”, ha concluso Ricciatti.
Venerdì 13 gennaio, alle ore 21.00 il Partito Democratico si ritrova a Civitanova Marche nella sala del consiglio comunale per discutere con iscritti ed elettori di politica, sinistra e governo insieme all'On. Roberto Speranza candidato Segretario nazionale della SINISTRA PD al prossimo congresso nazionale del Partito.
Roberto Speranza ha scelto le Marche per continuare la sua campagna di ascolto dei territori locali, volendo comprendere problemi e soluzioni, in particolare, di una regione pesantemente colpita dal terremoto.
Dopo la visita delle aree del terremoto, all'Università di Camerino, all’Università di Macerata, la giornata marchigiana di Roberto Speranza si conclude nel consiglio comunale di Civitanova Marche in via Buozzi a fianco del Cinema Rossini dove incontrerà i cittadini.
"C'è stata carenza di comunicazione e mancanza di un coordinamento efficace: potevamo fare meglio": con queste parole, in cui si evidenzia anche onestà intellettuale, l'assessore regionale Angelo Sciapichetti entra nel merito della questione relativa alle stalle e alle problematiche enormi che stanno riscontrando gli allevatori nelle zone terremotate.
"A volte bisogna riflettere per capire cosa non sta funzionando per cercare di porvi rimedio. A proposito delle stalle per il ricovero degli animali" spiega Sciapichetti "è necessario ammettere con onestà che è mancata una comunicazione chiara e comprensibile, sopratutto per gli addetti ai lavori e un coordinamento efficace per produrre un tempestivo intervento. Purtroppo abbiamo comunicato in maniera scoordinata i contenuti dell'ordinanza n. 5 del 26 novembre 2016, la quale, semplifica la procedura per la costruzione delle piazzole e la messa in opera delle tensostrutture in modo tale da dare agli allevatori la possibilità di realizzare gli interventi necessari autonomamente,così come richiesto dalle stesse associazioni e non solo.Non abbiamo portato a conoscenza sufficientemente, il fatto che erano state individuate delle stalle agibili divise per territori dove sarebbe stato possibile, nell'emergenza neve, far alloggiare e mettere al riparo temporaneamente gli animali. E' vero che gli animali sono la vita e l'unica fonte di reddito per gli allevatori, ma è anche vero che forse andava spiegato meglio che la priorità assoluta in un'emergenza di proporzioni inenarrabili è stata data alla messa in sicurezza delle oltre 24.000 persone sfollate, agli anziani e alla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado. Si poteva fare di più e meglio per non farci trovare impreparati dal generale inverno? Certamente sì, come in tutto e come sempre nella cose e nella vita, adesso però è inutile perdersi dietro alle recriminazioni, alla ricerca dei se è dei ma. È invece indispensabile fare tesoro di quanto accaduto per invertire la rotta e recuperare il ritardo accumulato; a questo è servito l'incontro con il Ministro Martina, il Commissario Errani, il Direttore della protezione civile Curcio, il Presidente Ceriscioli, l'assessore competente Casini e i responsabili regionali e provinciali di Coldiretti, Cia, Copagri e Confagricoltura; una riunione operativa e molto costruttiva in cui sono stati stabiliti inpegni, metodo di lavoro e un cronoprogramma da rispettare.
Questo i numeri reali: oltre 600 le stalle lesionate dopo le scosse del 26 e del 30 ottobre (dopo la scossa del 24 agosto erano appena 46)
Le schede Fast effettuate fino ad oggi sono n.224; ancora da fare n.380.L'impegno preso è quello di portare a termine l'operazione schede Fast entro e non oltre giorni 20 a partire da subito (5 sopralluoghi al giorno per ognuna della 4 squadre incaricate).
Cosa deve fare concretamente da domani un allevatore: A) Sollecitare (se ancora non l'ha avuto)il sopralluogo per la scheda FASTB) Avuta la scheda FAST, scegliere tra due opportunità :1 - effettuare alla lettera quanto previsto dall'ordinanza n.5 del 26.11.2016 che da la possibilità al singolo allevatore di realizzare in proprio la piazzola e la tensostruttura, comprando direttamente il materiale senza nessun anticipo economico; riceverà il rimborso integrale per tutte le spese necessarie sostenute, dietro presentazione di una fattura non quietanzata che lo Stato pagherà al 100% entro trenta giorni dalla presentazione;2 - affidare alla Regione la realizzazione delle piazzole e delle tensostrutture. In questo caso l'ente pubblico deve seguire le procedure di appalto pubblico che sono state effettuate dopo il terremoto del 24 agosto che hanno visto vincitrici due aziende, ognuna delle quali, si è impegnata ad installare non più di 100 struttura al mese.
Il Ministro Martina ha anche annunciato che a febbraio partirà la prima tranche di 11 milioni di euro di aiuti diretti agli allevatori per coprire il mancato reddito".
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della La Vice Presidente della Commissione Sanità al Consiglio Regionale, Elena Leonardi.
"La Vice Presidente della Commissione Sanità al Consiglio Regionale, Elena Leonardi fa il punto della situazione in merito agli effetti della riforma sanitaria, la riconversione degli Ospedali in Ospedali di Comunità, con la chiusura dei Punti di Primo Intervento situati nei piccoli nosocomi e la riorganizzazione della rete dell'emergenza-urgenza.
“Possiamo senza ombra di dubbio affermare – dichiara la Leonardi – che in tema di Sanità pubblica, ci troviamo in pieno caos: pronto soccorso al collasso, carenza di personale medico ed infermieristico, blocco delle sale operatorie nel periodo festivo per gli interventi programmati, mancanza di posti letto adeguati e liste d'attesa interminabili!”
“Non passa giorno in cui non emergano criticità e casi limite – continua la Leonardi – si stanno aprendo tutte le crepe di una riforma programmata e gestita sulla base di annunci e promesse di fururi miglioramenti, ma incapace nei fatti di dare risposte concrete in tema di diritto alla salute!”
Non più solo casi sporadici portati all'attenzione per la gravità e singolarità dell'evento ma ormai un lungo elenco di situazioni gravi e disperate quello che sta riempiendo le pagine della cronaca in queste ultime settimane: dal collasso dei Pronto Soccorso di Torrette e di Jesi, ai pazienti costretti a scendere al freddo dalle ambulanze per ricevere le cure in quello di Macerata, fino ai ritardi nell'arrivo dei soccorsi segnalati nei giorni scorsi in un incidente a Recanati; tutti episodi che per la consigliera Leonardi evidenziando le carenze del sistema sanitario regionale.
“Il caos che regna – dichiara la capogruppo di Fratelli d'Italia – attorno alla riorganizzazione delle strutture ospedaliere e la relativa trasformazione in ospedali di comunità è un fatto gravissimo
mentre l'adeguamento ai nuovi standard normativi dell'assistenza ospedaliera rappresenta in questo momento un “vuoto” della riforma sanitaria.”
“Torno a chiedere se sia corretto assegnare dei sostanziosi premi di natura economica ai Direttori delle Aree Vaste sulla base dei tagli effettuati e non sulla base dei servizi erogati ai pazienti. Con questo principio si premia indistintamente chi ha reso la macchina più efficiente riducendo gli sprechi e chi ha invece tagliato servizi essenziali a danno dei cittadini!”
“Insomma – conclude la Leonardi – e' giunto il momento che Ceriscioli apra una nuova fase, quella dedicata alla “revisione” della sua Riforma, chiedo una verifica politica in Aula dell'intero sistema sanitario regionale, vanno garantiti servizi essenziali, le prestazioni mediche per chi ha bisogno e va tutelata dignità al malato".
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Forza Nuova Macerata:
"Tre presunti scafisti africani arrestati tra i richiedenti asilo in strutture di accoglienza del territorio dove erano ospitati, nutriti e riscaldati a spese dei contribuenti italiani. Ieri l’arresto del presunto capo pakistano di un’associazione a delinquere dal carattere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che stranamente si era venuto a rifugiare nel nostro capoluogo. Sapevamo da tempo che l’immigrazione a Macerata era completamente fuori controllo, ma le cronache degli ultimi giorni stanno a nostro avviso consacrando politicamente la città come capitale italiana dell’immigrazione clandestina. Frutto del buonismo dell’amministrazione comunale, che invece di utilizzare tutti gli strumenti normativi a disposizione per disincentivare il fenomeno, ha trasformato la città in un centro di accoglienza a cielo aperto, con delle politiche particolarmente permissive in materia. Frutto della leggerezza, del lassismo con il quale le autorità competenti hanno affrontato il pericolosissimo messaggio arrivato con l’arrivo di centinaia di clandestini pakistani tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. Frutto del ruolo comico che a nostro avviso stanno assumendo le Prefetture, le quali, invece di accertare in tempi rapidi che chi non ha diritto di restare in Italia sia effettivamente allontanato dal territorio nazionale, anche alla luce dell’allarme terrorismo, sembrano ormai ridotte al ruolo di “tour operator” per tutti i finti profughi che sbarcano sulle nostre coste. E’ inutile posizionare transenne in via Don Minzoni durante il mercato per prevenire attentati se poi non si comprende che occorre chiudere il rubinetto dell’immigrazione clandestina. Invece di bloccare i flussi migratori, chiudere le frontiere e risolvere il problema a monte, i nostri governanti, nazionali e locali, pretendono di fermare il terrorismo e di proteggere le piazze con delle barriere. Verrebbe da pensare a uno stolto che vuol riempire un bicchiere bucato sul fondo e invece di coprire il buco continua a versare acqua dalla cima se non fosse che siamo in Italia, dove purtroppo ci stiamo abituando ad essere amministrati da incompetenti".
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Coordinamento provinciale di Macerata (FI).
"Forza Italia è sensibile ai problemi delle popolazioni che hanno subìto le gravi conseguenze del sisma. Per questo motivo il Coordinamento provinciale di Macerata, guidato da Lorena Polidori, in collaborazione con i Coordinatori provinciali di Ancona, Pesaro e Fermo, Daniele Berardinelli, Alessandro Bettini e Jessica Marcozzi, e con la responsabile dei Club Forza Silvio, Claudia Regoli, ha organizzato per il 28 gennaio p.v. una cena di beneficenza a Macerata (ore 20,30 al ristorante La Filarmonica, via Ghino Valenti 126 – presso il centro sportivo) i cui proventi saranno devoluti ai Comuni di Camerino e di Tolentino.
Per Forza Italia le parole non bastano, servono interventi concreti, contributi fattivi, quotidiana vicinanza, attenzione e tempestive risposte alle popolazioni che stanno subendo le gravi conseguenze del terremoto. Per informazioni rivolgersi ai referenti locali del Partito".
Per il premier Paolo Gentiloni gli auguri di pronta guarigione da parte di Giuseppe Pezzanesi, sindaco di Tolentino, la città terremotata di origine della famiglia del premier, che aveva visitato quando era ancora ministro degli Esteri.
"Sono dispiaciuto, ma confido che questo problema non lasci strascichi, che si tratti di uno stop momentaneo - dice Pezzanesi all'ANSA -. Questa cosa non ci voleva, soprattutto per l'uomo Gentiloni, la persona moderata, mite che tutti conosciamo. Siamo vicini a lui e alla sua famiglia". Il sindaco di Tolentino ricorda l'agenda fitta di appuntamenti del presidente del Consiglio: "politica internazionale, ma anche sicurezza e migranti, senza dimenticare naturalmente il terremoto. Sta tirando la corda, come tutti noi, lavorando con grande impegno e senza esibizionismi" (ANSA).
Da Emanuele Porfiri, segretario del PCI di Tolentino riceviamo
Entrando nel merito della delibera sulla costruzione del villaggio abitativo per la collocazione temporanea dei cittadini di Tolentino sfollati a causa del sisma, siamo consapevoli dello stato di necessità oggettivo che ha indotto l’Amministrazione Comunale a prendere un provvedimento di urgenza.
Riteniamo comunque che la zona non sia la più idonea per la collocazione di manufatti lamierati, in quanto la stessa è posta a pochi metri dal fiume Chienti. Il clima umido perenne comprometterà la vivibilità delle oltre 400 persone che vi alloggeranno, oltre alla non funzionalità rispetto ai servizi, in quanto localizzata fuori dal perimetro abitativo. Ad esempio ,non riusciamo a capire perché non sia stata individuata altra zona, tipo tutto il terreno ancora incolto in contrada Pace a ridosso del parco commerciale, si poteva prendere l’occasione anche di poter portare a termine le opere di sistemazione della viabilità, incompleta da anni, anche se il Sindaco, più volte ha comunicato l’accordo con il privato per la realizzazione di tale opera di completamento.
Altra considerazione potrebbe essere quella che questo villaggio, successivamente potrebbe essere utilizzato per altre iniziative, come quella di accoglienza,in quanto un D.L. emanato ultimamente,le Regioni dovranno predisporre aree attrezzate per l’accoglienza di profughi, ripartite per Provincia, così sicuramente l’impegno finanziario temporaneo potrebbe avere una sua valenza. Riteniamo comunque un gravissimo errore che il villaggio sia recintato: sarebbe l’ennesimo lager e la città di Tolentino non dovrebbe accettare una tale provocazione.
Auspichiamo che per la fase successiva, quella della localizzazione per la costruzione dei moduli abitativi in legno, sia presa in considerazione la zona da noi evidenziata, quale quella in contrada Pace. Questo progetto potrebbe essere utile alla cittadinanza per uno sviluppo economico e sociale della città, vedi soprattutto quella di ricezione turistica per incentivare l’occupazione giovanile.
(nella foto il segretario Emanuele Porfiri)
Lieve malore per il premier Paolo Gentiloni al rientro da Parigi. Il presidente del Consiglio, si apprende, si è recato al Policlinico Gemelli dove è emersa la necessità di un piccolo intervento di angioplastica ad un vaso periferico perfettamente riuscito. Gentiloni sta bene ed è vigile.
Il decorso post operatorio del premier prosegue senza problemi. Gentiloni, sbarcato dal volo che da Parigi aveva fatto rientro a Roma, aveva normalmente fatto rientro a Palazzo Chigi dove, avvertendo un leggero malessere, aveva deciso di farsi controllare in ospedale. Il presidente del Consiglio, sempre lucido ed in piedi, si è recato in auto al Gemelli avvertendo il suo staff che non si sentiva bene: "Mi vado a far vedere - aveva detto - non mi sento bene".
Non è previsto al momento, secondo quanto si è appreso, nessun bollettino medico sulle sue condizioni. Il premier è stato ricoverato nella Unità di terapia intensiva cardiologica (Utic) del Policlinico Gemelli guidata dal professor Antonio Rebuzzi.
(Fonte: ANSA)
Arriverà a febbraio la prima tranche degli interventi per aiuti diretti per le aree dell'Italia centrale colpite dal sisma: ''11 milioni di euro agli allevatori danneggiati dal terremoto, che completano e irrobustiscono una strategia che abbiamo messo in campo dal 24 agosto, quando abbiamo anticipato le risorse della Pac per dare liquidità alle aziende agricole''. Lo ha annunciato il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, a margine di un incontro presso la sede della Regione Marche, presenti il governatore Luca Ceriscioli, Vasco Errani e Fabrizio Curcio.
''Credo che ci sia da parte di tutti la consapevolezza che siamo di fronte ad un'emergenza molto complessa che casca in un periodo complicato dal punto di vista climatico e ambientale, che le innovazioni degli strumenti messi a punto con la protezione civile e il commissario sono innovazioni per tutti e quindi vanno conosciute, capite e interpretate da tutti''. Così il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che ad Ancona ha fatto il punto nella sede della Regione Marche sulla situazione nelle aree del sisma, e i ritardi lamentati dagli allevatori nella fornitura di stalle mobili. ''Il raggio di azione degli strumenti messi a fuoco per l'emergenza terremoto - ha aggiunto - è assolutamente nuovo, è molto più forte e radicale degli interventi impostati per emergenze precedenti''. (Ansa)
Dal capogruppo di Forza Italia in Regione, Jessica Marcozzi, riceviamo
La nostra Regione sta crollando sotto i colpi della disoccupazione e l’Amministrazione regionale non prevede alcun fondo o stanziamento per favorire il lavoro, soprattutto giovanile e femminile. Nessun piano o programmazione ma solo contributi a pioggia a associazioni varie quando, invece, i nostri conterranei si ritrovano ad avere serie difficoltà ad arrivare a fine mese per mancanza di un lavoro. E’ ora che la politica di Centrosinistra la smetta di occuparsi solo dei suoi interessi in barba alle difficoltà della collettività.
Nelle Marche insistono, infatti, circa 68 mila disoccupati. I dati Istat rielaborati dalla Regione Marche sul terzo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo 2015 forniscono un quadro drammatico in merito all'occupazione nella nostra Regione con un calo del 6,5% di assunzioni (pari a circa 114 mila persone) rispetto al 2015. E, purtroppo, fatto gravissimo, l’Amministrazione non sta facendo nulla per sostenere e favorire l’occupazione, la crescita economica e il rilancio del tessuto aziendale marchigiano. Nel bilancio non figurano stanziamenti per l’occupazione o sostegni alle aziende. Un atteggiamento inaccettabile. Per questo motivo chiederò spiegazioni all’Amministrazione con un’interrogazione consiliare.
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dall'on. Emanuele Lodolini.
"Ė stata una prima settimana 2017 durissima per freddo, neve e disagio che alcuni, tra i più poveri, hanno pagato addirittura con la morte! È necessario arrivare al più presto in Parlamento all’approvazione definitiva del reddito di inclusione, e dotare il Paese di una misura universale di contrasto alla povertà. Qualcosa di importante si è iniziato a fare. Penso al governo Renzi: con la legge di stabilità 2016 abbiamo definito un fondo da 1 miliardo 150 milioni e a metà 2016 l'Italia si è dotata finalmente di misure come il Sostegno per l'inclusione attiva (Sia). Il funzionamento e l'applicazione del Sia prevedono il rafforzamento del sistema dei servizi sociali sul territorio nell'ottica della rete integrata dei servizi. Il Sia prevede, infatti, l'erogazione di un sussidio economico alle famiglie con minori in condizioni di povertà, subordinato all'adesione a un progetto di attivazione sociale e lavorativa. Per accedere al Sia è necessaria una valutazione multidimensionale dei bisogni e la costruzione di un patto con i servizi, finalizzato al miglioramento del benessere della famiglia e quindi alla graduale riconquista dell'autonomia. La presa in carico richiede interventi personalizzati di valutazione, consulenza, orientamento, monitoraggio, attivazione di prestazioni sociali e d’interventi in rete con altri servizi pubblici e privati del territorio. Nei fatti il Sia pertanto, anticipa, in versione ridotta, alcuni contenuti essenziali del Reddito d’inclusione, in attesa che si completi l'iter parlamentare e il successivo percorso attuativo della legge delega per il contrasto alla povertà presentata dal PD nel luglio 2016. Una misura che permetterà di dare sostegno a circa 200mila famiglie, con 500mila minori, per un totale di quasi un milione di persone, destinata, quindi, ad ampliare nel prossimo futuro la platea dei potenziali beneficiari, con l'obiettivo di diventare uno strumento universale di contrasto alla povertà. Dobbiamo, infine, rispondere all'appello lanciato giorni fa da "Alleanza contro la povertà", l'associazione che raggruppa 35 organizzazioni. È necessario introdurre il reddito d’inclusione sociale contro la povertà, in sostegno di famiglie e persone in grave difficoltà economiche. L'Istat ci dice che un milione e 600 mila famiglie, ovvero 4,5 milioni di persone hanno varcato la soglia della povertà assoluta, un minore su tre è a rischio. Ecco, loro devono essere la priorità. Parliamo di famiglie con reddito Isee sotto i tremila euro. Può essere fatto anche attraverso il ricorso a un provvedimento d’urgenza. Qualunque via normativa verrà scelta, ritengo indispensabile portare rapidamente a compimento il lavoro svolto dalla Camera dei deputati con la legge delega per il contrasto alla povertà, che ha visto il coinvolgimento di tante organizzazioni attive sul tema, a partire dal prezioso contributo dell’Alleanza contro la povertà".
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviato da "Vince Civitanova".
"Mascherare una moschea da centro culturale è un escamotage utile a realizzare un luogo di culto aggirando gli obblighi e divieti che a tali edifici si applicano.
Nella maggior parte dei casi si tratta di sedi di Associazione di Promozione Sociale perche' la normativa nazionale consente alle APS di aprire una sede ovunque in deroga alla norme urbanistiche.
Ma ci sono sentenze che ribadiscono che deve esserci una netta separazione tra l’associazionismo e il culto ma sappiamo bene però che molto spesso l’attività di culto è preponderante se non addirittura esclusiva. Centri islamici che spuntano come funghi sul territorio comunale generano comprensibili preoccupazioni da parte dei residenti, in parte legate al pericolo che l’islam rappresenta a livello ideologico, in parte legate a questioni più pratiche come la sicurezza, il degrado, la viabilità e il deprezzamento immobiliare.
Fermo restando il diritto sancito dall'art.19 della Costituzione a professare liberamente la propria fede religiosa, non può non rimarcarsi che, ad oggi, non è stata stipulata alcuna intesa fra lo Stato Italiano e le Organizzazioni Religiose Islamiche, a differenza di quanto avvenuto per altre confessioni religiose come quella cristiana, ortodossa, valdese, ecc. e, tra l'altro, l'art.8 della Costituzione pone il limite del contrasto con l'ordinamento giuridico italiano.
Ritengo pertanto opportuno e auspico che la Regione Marche, così come gia' fatto ad esempio dalla Lombardia e dal Veneto, fornisca alle amministrazioni locali i principi legislativi omogenei per l'insediamento di centri religiosi per garantire:
1- l'introduzione di meccanismi istituzionali come ad esempio il referendum consultivo che permetta ai cittadini di esprimersi direttamente sulla presenza e sulla costruzione di centri religiosi islamici o moschee
2- una adeguata qualità urbana delle aree da destinare alla nascita di edifici di culto
3- strumenti per garantire che i luoghi di culto e i centri culturali islamici non diventino luoghi di propaganda politica contro i nostri valori
4- strumenti per assicurare il controllo e il rispetto della sicurezza e dell'ordine pubblico nei luoghi in oggetto.
Inoltre ritengo necessario introdurre il parere delle Forze dell'ordine presenti sul territorio che dovrebbero esprimere in ordine all'apertura di centri culturali islamici e/o moschee.
Non dimentichiamo poi che proprio a Civitanova nel 2015 vennero arrestati e poi espulsi tre fondamentalisti appartenenti ad Al Quaeda, frequentatori dei centri islamici della città.
Con una regolamentazione precisa e mirata non si vuole discriminare nessuno, ma porre regole chiare e certe che valgano per tutti.
Con l'Europa sotto attacco serve assolutamente una normativa che regolamenti i centri culturali islamici e le moschee poiché non è possibile continuare a regalare diritti senza pretendere in cambio doveri.
Per questo, in attesa di disposizioni regionali o nazionali, presenterò una mozione in Consiglio comunale per sollecitare la Commissione preposta a redigere un regolamento che disciplini l'apertura dei nuovi centri e regoli invece l'attività di quelli già esistenti sul territorio".
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dall'on. Lara Ricciatti.
"Fornire con urgenza le strutture da adibire a stalle e chiarire le ragioni dei ritardi. É quanto chiede al Commissario Errani la deputata di Sinistra Italiana Lara Ricciatti, in merito all’allarme per il bestiame senza stalle, sollevato da diversi allevatori dell’area del cratere, che temono di perdere i loro capi a causa delle rigide temperature invernali.
“Sapevamo che questo momento sarebbe arrivato - afferma Ricciatti - per questo abbiamo fatto presente, sin da subito, la necessità di dotare gli allevatori di strutture idonee ad affrontare le rigidità dell’inverno”.
La deputata di Sinistra Italiana, che sta svolgendo una intensa attività di monitoraggio in tutte le aree delle Marche colpite dal sisma, ha depositato questa mattina una interpellanza urgente al governo per chiedere al Commissario straordinario del governo di adottare iniziative immediate al fine di evitare che le avverse condizioni meteorologiche siano ulteriore causa di deperimento di capi di bestiame e di gravi perdite per gli allevatori che, “tenacemente e a costo di significativi sacrifici, stanno tentando di mantenere in vita le proprie attività, anche in vista della prossima ricostruzione”.
Ricciatti ha, inoltre, chiesto chiarimenti sui ritardi nelle forniture delle strutture e l’indicazione di tempistiche certe sulle strutture provvisorie e sulle eventuali azioni di intervento per rendere agibili le stalle danneggiate.
“Capiamo le difficoltà di intervento del Governo, ma di fronte a situazioni così drammatiche è necessario uno sforzo maggiore per salvaguardare persone e attività economiche sopravvissute al sisma. Se il governo non è in grado di far fronte a questa situazione, fornendo le strutture per tempo, potrebbe almeno consentire agli allevatori di provvedere autonomamente, rimborsando in una fase successiva gli interventi. Il freddo, purtroppo, non aspetta i tempi lunghi dei grandi appalti. Una soluzione va trovata ora”, conclude Ricciatti".
"Inutile girarci intorno: per riaprire la Valnerina occorrerà ancora diverso tempo": così l'assessore regionale Angelo Sciapichetti, in un intervento nel quale spiega la difficile situazione dell'arteria che funge da collegamento determinante per i paesi devastati dal sisma.
"Oggi la Valnerina purtroppo non è una strada attraversata da un fiume, ma come si vede dalle immagini si è staccata una parte consistente della montagna dando vita ad una enorme frana che ha formato un grande lago laddove c’era la carreggiata.
Speriamo che lo sciogliersi delle nevi nei prossimi giorni non aumenti il pericolo. Tutti vorremmo riaprire la Valnerina il prima possibile, ma ci rendiamo conto di fronte a queste drammatiche immagini di quello che è successo? Non credo possa sfuggire a nessuno la gravità della situazione e il rischio per l’incolumità della persone che eventualmente dovrebbero andarci a lavorare. Sono pertanto necessari studi accurati da parte di geologi e di gruppi di esperti altamente specializzati (studi già avviati) per appurare prima di tutto il grado di sicurezza e quali e quante opere occorrerà realizzare. Ecco perché se non vogliamo prenderci in giro, dobbiamo dirci realisticamente parlando come stanno le cose: per la riapertura, ci vorranno purtroppo tempi molto più lunghi di quanto ognuno di noi possa immaginare".
Dall'ing. Marco Alfei, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Macerata, riceviamo
Leggendo nel sito dell'Informagiovani di Macerata, nel momento attuale sono stati banditi dei concorsi in 3 Comuni diversi per le stesse figure di Tecnici che saranno impegnati per la ricostruzione post- Sisma. E' ragionevole pensare che nelle prossime settimane saranno bandite altre selezioni pubbliche in molti altri Comuni. C'è da dire però che esistono molte graduatorie vigenti nella provincia di Macerata e prorogate ancora a tutto il 2017 per le professionalità richieste e che i Comuni hanno la possibilità di convocare tali tecnici dalle graduatorie degli altri Comuni.
E devo dire che si tratta di una possibilità che dimostra una certa intelligenza del legislatore: che senso ha bandire tanti concorsi, uno per ogni Comune, per ricercare la stessa figura professionale, quando esistono delle persone che sono già state valutate e ritenute idonee a svolgere quelle mansioni?
A questo punto mi chiedo: i Comuni che pubblicano bandi in questi giorni hanno già convocato i Tecnici dalle graduatorie vigenti degli altri Comuni della Provincia? E ancora: ha senso che i tecnici che vogliono impegnarsi nella riscostruzione debbano sottoporsi allo stesso concorso prima a San Severino, poi a Pollenza, poi a Caldarola, e così via?
Secondo me ancora una volta dimostriamo di non essere un Paese efficiente.
Auspico che i Comuni comprendano questa questione e si adoperino a svuotare le graduatorie vigenti, prima di crearne altre che saranno poi forse prorogate, intelligentemente, per non essere mai utilizzate completamente.
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Movimento 5 stella di Tolentino
"A.S.S.M. si è premurata di accusare il MoVimento 5 Stelle di muovere polemiche pretestuose circa gli oneri di distacco e allaccio delle utenze per chi è stato colpito dal terremoto. Ma è evidente che chi ha scritto il comunicato non ha nemmeno letto la nostra proposta.
La dimostrazione è che ci si accusa di fingere di non sapere che A.S.S.M. è solo distributore e che per legge non ha competenza su queste spese. E, infatti, nella mozione protocollata, non si chiede di azzerare quelle spese in partenza, cosa che non potrebbe essere fatta, ma che il Comune, di concerto con A.S.S.M. provveda a rimborsarle una volta sostenute. L’Azienda, strumento dei cittadini a servizio dei cittadini, non può essere “munta” solo quando c’è da far quadrare i conti del Comune che ne riceve gli utili. A.S.S.M. stessa, nella propria nota, afferma di stare valutando “l’opportunità, in base agli utili di bilancio, di concedere un contributo che ben potrà essere destinato, da soggetti terzi, a copertura dei costi afferenti le opzioni esercitate dagli utenti danneggiati dal sisma”. Ma guarda! Esattamente ciò che abbiamo chiesto noi! Quindi dove sarebbe la polemica pretestuosa?
Nel nostro comunicato non c’era una singola riga che accusasse l’azienda municipalizzata di qualcosa: esso tirava in ballo la rigidità della burocrazia (cui anche A.S.S.M. deve sottostare). La reazione scomposta, e questa sì pretestuosa, che abbiamo avuto modo di leggere oggi testimonia solo una cosa: che a Tolentino c’è un movimento politico che, nel rispetto del mandato ricevuto dal popolo, porta avanti le istanze dei cittadini e c’è chi, invece, eletto da nessuno, colpito dalla sindrome della “coda di paglia”, si sente in “dovere” di intervenire nel dibattito politico quando invece il suo compito (ben stipendiato) sarebbe quello di gestire gli aspetti tecnici della conduzione dell’azienda municipalizzata in modo che essa possa servire al meglio la città. Per esempio, al posto del comunicato che ci accusa di fare polemica, ci saremmo aspettati un comunicato che spiegasse alla città il motivo dell’odierna sospensione dell’erogazione di acqua in alcune zone. Ma, evidentemente, l’ufficio stampa era troppo impegnato".