MACERATA – È un cordoglio unanime quello espresso da Macerata per Andrea Angeli. A ricordare la figura del peacekeeper, scrittore ed ex funzionario delle Nazioni Unite sono il sindaco Sandro Parcaroli, la Giunta e l’amministrazione comunale, insieme all’Università di Macerata, con cui Angeli aveva mantenuto negli anni un legame profondo.
«Macerata piange la scomparsa di un grande concittadino capace di percorrere le strade del mondo e di tessere trame di pace», sottolinea il sindaco Sandro Parcaroli, ricordando una figura che per diversi decenni è stata protagonista delle missioni internazionali di pace.
Dal Cile del dopo Pinochet ai Balcani, passando per il Kosovo e l’Iraq. Angeli era stato per tre anni a Sarajevo durante la guerra in Bosnia-Erzegovina e aveva poi operato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, dove fu anche testimone dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003.
«Una vita trascorsa al servizio della pace e delle istituzioni in giro per il mondo ma sempre con le radici nella nostra città», prosegue Parcaroli. Angeli era infatti tornato a vivere a Macerata, alternando periodi a New York e Roma. Le sue esperienze nei teatri di crisi internazionali erano diventate anche il tema di diversi libri.
Il sindaco ne ricorda soprattutto la capacità di creare rapporti umani al di là delle differenze: «Ovunque nel mondo è riuscito a costruire e mantenere rapporti basati sulla disponibilità, sulla lealtà e sulla collaborazione a prescindere dalle barriere culturali, sociali, etniche, religiose».
Un ricordo condiviso anche dall’Università di Macerata, dove Angeli si era laureato in Giurisprudenza nel 1980 e in Scienze politiche nel 1982. Nel 2013 l’Ateneo lo aveva scelto tra i primi insigniti del riconoscimento di “Laureato dell’Anno”, assegnato insieme all’Alam, l’Associazione Laureati dell’Ateneo Maceratese.
«La scomparsa di Andrea Angeli ci addolora profondamente e rappresenta una perdita molto significativa per tutta la nostra comunità», afferma il rettore John McCourt. «Andrea è stato una figura davvero unica, capace di unire in modo esemplare il profondo attaccamento alle proprie radici e una straordinaria apertura al mondo».
McCourt ricorda anche «la grande generosità umana, la disponibilità e la semplicità con cui condivideva le sue esperienze, soprattutto con i giovani». Per l’Università, Angeli è stato non soltanto un laureato illustre, ma una figura capace di trasformare il proprio percorso professionale in una testimonianza concreta di impegno, dialogo e apertura verso il mondo.
Un legame con l’Ateneo che avrebbe dovuto rinnovarsi il prossimo 16 ottobre, nell’ambito del Macerata Humanities Festival, con la presentazione del suo ultimo libro, Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto. L’incontro, organizzato dall’Alam, si terrà comunque e sarà dedicato al suo ricordo.
«Avevamo fortemente voluto questo incontro e Andrea aveva accolto con entusiasmo il nostro invito», ricorda la presidente dell’Alam Daniela Gasparrini. «Per noi non era soltanto un laureato di successo, ma una persona capace di incarnare i valori più autentici che l’Università cerca di trasmettere: apertura, curiosità, coraggio, responsabilità verso gli altri».
Un appuntamento che ora assumerà un significato diverso, ma ancora più profondo: sarà l’occasione per raccontare ai giovani la straordinaria esperienza umana e professionale di Andrea Angeli e mantenere vivo quel filo che, nonostante i tanti anni trascorsi lontano, lo aveva sempre legato a Macerata.
È stato denunciato per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti il 60enne del posto coinvolto in un incidente stradale avvenuto lo scorso 11 agosto lungo la Strada Provinciale 78, in località Gabella Nuova, nel territorio comunale di Sarnano.
L'incidente si era verificato intorno alle 18:15, quando, per cause ancora in fase di accertamento, il motociclo condotto dall'uomo si era scontrato frontalmente con un'autovettura guidata da una donna, anche lei residente a Sarnano.
L'impatto era stato particolarmente violento. Il conducente della moto aveva riportato gravi traumi ed era stato soccorso e successivamente trasportato d'urgenza in eliambulanza all'ospedale regionale Torrette di Ancona.
Sul posto erano intervenuti i carabinieri dell'aliquota radiomobile della Compagnia di Tolentino, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica del sinistro. Nell'ambito delle verifiche sono stati disposti anche gli accertamenti clinici da parte del personale sanitario.
Gli esami hanno evidenziato la positività del 60enne all'assunzione di cannabinoidi e cocaina. Sulla base degli accertamenti effettuati, nei suoi confronti è quindi scattata la denuncia in stato di libertà all'autorità giudiziaria per guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope.
Per l'uomo è stato inoltre disposto il ritiro immediato della patente di guida, mentre il motociclo coinvolto nell'incidente è stato sottoposto a sequestro amministrativo. Restano in corso gli accertamenti per chiarire nel dettaglio la dinamica dello scontro frontale avvenuto sulla provinciale.
Momenti di apprensione nel pomeriggio del 1° settembre ai Giardini Diaz di Macerata, dove alcune telefonate giunte al numero di emergenza 112 hanno segnalato la presenza di due persone che, secondo le segnalazioni, sarebbero state in possesso di armi da fuoco.
L’allarme è scattato intorno alle 16.20. Sul posto sono intervenuti con urgenza i Carabinieri della Sezione Radiomobile del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Macerata, supportati anche da una volante della Polizia di Stato.
I militari hanno rintracciato e sottoposto a controllo due giovani, entrambi classe 2007, residenti a Macerata, di origine egiziana e già conosciuti alle forze dell’ordine per precedenti di polizia.
Gli accertamenti hanno permesso di chiarire che i due erano in possesso di due pistole giocattolo, riproduzioni di armi reali. Una delle due, tuttavia, sarebbe risultata priva del prescritto tappo rosso di sicurezza, elemento che può rendere particolarmente difficile distinguere una riproduzione da un’arma vera, soprattutto a distanza.
Le due pistole sono state immediatamente sottoposte a sequestro penale.
Al termine degli accertamenti, i due giovani sono stati deferiti in stato di libertà all’autorità giudiziaria, con contestazione delle ipotesi di reato di procurato allarme e porto di oggetti atti ad offendere/riproduzioni di armi prive del previsto segnale identificativo.
L’intervento delle forze dell’ordine è scattato a seguito delle segnalazioni dei cittadini al 112, consentendo di verificare rapidamente la situazione e mettere in sicurezza l’area.
Incidente questa mattina, intorno alle 10, in piazza della Libertà a Tolentino, sul lato di Palazzo Sangallo. Per cause ancora in corso di accertamento da parte della Polizia Locale, una Fiat Punto, condotta da una donna di 47 ha investito una donna di 89 anni.
L’anziana, a seguito dell’impatto, è caduta a terra ed è stata immediatamente soccorsa dal personale sanitario del 118, intervenuto sul posto con due ambulanze. La donna è stata successivamente trasportata al pronto soccorso dell'ospedale di Macerata per gli accertamenti e le cure del caso.
Una seconda ambulanza ha prestato assistenza anche alla conducente della Fiat Punto, apparsa in evidente stato di agitazione a seguito dell’incidente. Sul luogo dell’investimento sono intervenuti gli agenti della Polizia Locale di Tolentino, impegnati nei rilievi e negli accertamenti necessari a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e a stabilire le eventuali responsabilità.
"Guiducciiiii". Così, in maniera inconfondibile, così come lo era il suo sferragliare con le chiavi sulla porta prima di centrare il verso giusto con cui far scattare la serratura, si annunciava e si presentava, ogni volta, nella redazione di Picchio News, Andrea Angeli. Basterebbe soltanto questo particolare a fotografare il rapporto fraterno, a tratti quasi simbiotico, che ha legato Andrea a Guido Picchio, il direttore responsabile di questa testata.
È uno di quei casi in cui si scrive con gli occhi umidi. Chiedo a Guido, chi altri meglio di lui, un ricordo del suo amico Andrea. Facendolo so di chiedergli di fare uno sforzo, di scavalcare il dolore per una perdita incolmabile, che ha profondamente toccato tutta la nostra redazione.
Gli chiedo la prima volta che si sono conosciuti: "Il nostro rapporto era già iniziato da tempo, ma è nel 1994 che è diventato qualcosa di molto più profondo. Andrea era a Sarajevo, durante la guerra, e mi propose di andare con lui. Mi lasciò un giubbotto antiproiettile e organizzò tutto perché potessi raggiungerlo. Per me era la prima esperienza in uno scenario di guerra."
Guido racconta di essere partito insieme ad altri giornalisti di testate nazionali (Toni Capuozzo, Paolo Liguori, Federico Bugno, Gigi Riva), su un volo che trasportava aiuti umanitari verso Sarajevo. Una volta atterrati, però, non c'era tempo da perdere: bisognava scendere rapidamente dall'aereo e raggiungere il mezzo blindato che attendeva a poche decine di metri, mentre dalle colline arrivavano i colpi: "Andrea aveva già pensato a tutto. Dove dormire, con chi muovermi, dove mangiare, come organizzare il rientro. Io ero un giornalista freelance che non conosceva nessuno. Lui mi aveva preparato il terreno. È stato il mio angelo custode."
Da quella prima esperienza sarebbe, per l'appunto, nata un'amicizia fraterna, destinata a durare per oltre trent'anni e a passare attraverso alcuni dei luoghi più difficili del mondo. Sarajevo, il Kosovo, l'Afghanistan e altri scenari di crisi nei quali Andrea continuava a esserci, sempre con quel suo modo discreto di muoversi e di mettere gli altri nelle condizioni di lavorare: "Con Andrea si aprivano porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Aveva una rete di rapporti incredibile: giornalisti, funzionari, generali, ambasciatori. Mi ha permesso di fare servizi e di incontrare persone che, da solo, probabilmente non avrei mai potuto avvicinare."
Erano anni in cui fare il giornalista in quei luoghi significava anche affrontare difficoltà che oggi sembrano quasi impensabili. Non c'erano i cellulari e da Sarajevo bisognava spesso dettare gli articoli per telefono, sostenendo costi enormi. Per vendere fotografie e servizi Guido doveva poi rientrare in Italia, spostarsi in treno fino a Milano e cercare di trasformare quelle immagini e quei racconti in lavoro. Eppure, anche in quelle condizioni, riuscì a realizzare reportage importanti, collaborando con testate come Corriere della Sera, Oggi, Gente, L'Espresso e Panorama.
Nel frattempo, anche Andrea conosceva direttamente il pericolo. Fu sequestrato dai serbi e trattenuto per tre giorni. Un'esperienza che non lo avrebbe però allontanato dagli scenari di crisi. Guido stesso, qualche mese dopo, avrebbe vissuto un'esperienza di sequestro insieme ai giornalisti Lucia Annunziata e Federico Bugno: "Erano situazioni in cui potevi davvero rischiare la vita. Eppure Andrea aveva una capacità incredibile di rimanere lucido. Anche quando intorno c'era il caos, lui riusciva a trasmetterti tranquillità. Mi diceva: 'Stai con me'. E tu sapevi che potevi fidarti."
È forse proprio qui che emerge uno dei tratti più caratteristici di Andrea Angeli. La sua autorevolezza non aveva bisogno di essere esibita. Aveva rapporti ai massimi livelli, ma riusciva a parlare con tutti nello stesso modo: "Per Andrea erano tutti uguali. Non faceva differenza tra un generale, un ambasciatore, un giornalista di qualsiasi testata o una persona che incontrava per strada. Se qualcuno aveva bisogno di una mano, lui cercava di fare quello che poteva. Ed era per questo che era così amato."
Guido ricorda con particolare affetto le tante occasioni in cui quella sua straordinaria rete di conoscenze diventava quasi surreale. Andrea poteva arrivare alla Farnesina su una Renault 4 sgangherata e muoversi con la stessa naturalezza con cui avrebbe attraversato una strada di Macerata. Conosceva volti, nomi, persone e ambienti di ogni genere. Poteva trovarsi davanti a un ambasciatore, a un generale o a un esponente delle istituzioni e comportarsi esattamente come avrebbe fatto con un vecchio amico: "Questa era la cosa che mi colpiva di più. Aveva le porte aperte ovunque, ma non aveva perso nulla della sua semplicità".
È un tratto che Guido ritrova anche nei tanti viaggi fatti insieme negli anni successivi. Andrea non era soltanto quello che permetteva di arrivare in un luogo: era quello che faceva sentire al sicuro chi arrivava con lui. Una presenza capace di orientarsi in contesti sconosciuti e di trasformare la propria esperienza in una forma di protezione per gli altri: "Abbiamo vissuto tante cose insieme. E ogni volta Andrea c'era. Anche quando sembrava impossibile organizzare qualcosa, lui trovava il modo. È grazie a lui se ho potuto raccontare tante realtà e realizzare servizi che altrimenti non avrei mai potuto fare."
Parliamo di un uomo che per professione ha portato pace negli scenari di guerra e questo traspariva nel suo tono placido, nel suo modo di vivere lento, da acuto osservatore, in anacronismo con la realtà attuale, in cui si tende a piegare il tempo, senza rispettarlo.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere l’uomo nella sua quotidianità, svestito l’impeccabile completo con cui si presentava in ogni occasione pubblica. Di Andrea ci resterà quel suo fisico slanciato che si accompagnava a un portamento elegante per natura e per cultura e che te ne faceva avvertire, soltanto standogli accanto, lo spessore umano. È una sensazione che non capita spesso. Anzi, quasi mai. Ci resteranno i suoi occhi azzurri che spuntavano come fessure gentili dal volto e dietro i quali potevi leggere il suo animo curioso, la sua apertura verso il mondo.
Di lui ci resterà il suo amore per la carta stampata. E indubbiamente ci resterà il suo amore per il viaggio. Il modo di vivere itinerante che lo ha sempre accompagnato, senza però mai tradire il legame viscerale per la città natale, Macerata: "Andrea aveva girato il mondo, aveva vissuto in posti diversi, aveva rapporti a Roma, a New York e in tantissimi altri luoghi. Ma Macerata era sempre il punto in cui tornava - ricorda Guido -. Era un maceratese che portava il nome della nostra città in giro per il mondo. E forse Macerata non si è mai resa fino in fondo conto della grandezza di questo suo figlio."
"Non è un caso che sia finita così. Negli ultimi giorni Macerata se l'è tenuto con sé". Una frase che Guido pronuncia con la voce spezzata, perché dentro ci sono una vita intera e migliaia di ricordi. Ricordi che non possono essere racchiusi in una sola fotografia, in un solo viaggio, in una sola storia.
Non possiamo che concludere queste righe con: "Fa' buon viaggio, anche questa volta, A.A.".
Prevista per sabato 5 settembre la serata conclusiva del V Forum della Montagna e delle celebrazioni per la Battaglia del Pian Perduto, presso la Sala Amici del Trentino di Castelsantantelo sul Nera a partire dalle ore 11:00, quando si terrà l'incontro "Identità culturale e patrimonio dell'Appennino umbro-marchigiano. Un dialogo tra comunità".
All'incontro interverranno: Caterina Comino, Direttrice CEDRAV (Centro per la Documentazione e la Ricerca Antropologica della Valnerina); il Professore Giuseppe Rivetti, Presidente FAI Marche; Don Marco Rufini, già Pievano della Pievania dei Santi Benedetto e Scolastica in Norcia. In apertura dell’incontro, moderato da Barbara Olmai, previsti i saluti dell’Amministrazione Comunale.
L' evento sarà un' occasione di confronto in cui la storia e la tradizione millenaria della montagna potranno essere proposte come fondamenta per delineare le strategie per il futuro, promuovendo una visione integrata di sviluppo, coesione sociale e tutela del paesaggio.
Ma l'estate di Castelsantangelo sul Nera è stata caratterizzata anche da cammini, cultura, tradizioni e uno sguardo rivolto al domani: una serie di eventi che hanno animato il paese per settimane.
La riscoperta del territorio è passata per le letture tratte da "La battaglia del Pian Perduto", durante la quale i residenti, gli escursionisti e gli appassionati hanno potuto ripercorrere il cammino dei luoghi simbolo della storia.
Non ha visto meno entusiasmo l' escursione ad alta quota verso Monte Lieto e l'alta Valle Rapegna, con il Cai di Camerino, ampiamente partecipata e apprezzata.
Anche i sapori ed il saper fare locale hanno avuto la loro importanza, con il mercatino dell'artigianato presso l'Area Commerciale che ha permesso di riscoprire i tesori e le eccellenze del territorio.
La presentazione de “Il paese senza sentieri”, dell' autore Barchi, che ha trasportato nel linguaggio del fumetto la sua esperienza lungo il Cammino nelle Terre Mutate, ha raccontato la testimonianza di un percorso solidale e di conoscenza di sè e dell'ambiente circostante
Ricca di suggestioni, infine, la serata con la musica d'autore grazie al tributo a Fabrizio De André, a cura di Luciano Monceri.
L'intero progetto si inserisce all'interno delle iniziative previste dalla Legge Regionale delle Marche n 23 del 6 ottobre 2022, “Celebrazioni dell’anniversario della Battaglia del Pian Perduto”. Per consultare il programma dettagliato, è possibile visitare il sito istituzionale del Comune di Castelsantangelo sul Nera, oppure consultare i canali social ufficiali del Forum della Montagna.
Intervento dei Vigili del Fuoco questa mattina sul Monte Ragnolo, in una zona non distante dai Piani di Ragnolo, nel territorio di Fiastra. Poco dopo le 9, la squadra del distaccamento di Camerino è stata chiamata a intervenire per il recupero di un bovino adulto finito in un dirupo.
Considerata la particolare conformazione del terreno e la posizione dell'animale, alle operazioni ha preso parte anche l'elicottero Drago del Reparto Volo di Pescara, che ha affiancato i Vigili del Fuoco nelle delicate fasi del recupero.
Dopo le operazioni, il bovino è stato portato in salvo e recuperato vivo. Al termine dell'intervento è stato affidato alle cure del veterinario, che si è occupato di verificarne le condizioni. Un'operazione complessa, portata a termine dalla squadra di Camerino con il supporto dell'elicottero dei Vigili del Fuoco, che ha permesso di mettere in salvo l'animale finito nel dirupo.
Si è conclusa la prima edizione della NGD Cup. A sfidarsi Juniores Maceratese e VR Macerata, insieme nel ricordo. È stato questo il mantra della manifestazione, nata per ricordare Nicolas Calabrese, Giorgio Franceschini e Daniele Francalancia, i tre ragazzi rimasti uccisi in un incidente la mattina dello scorso 15 Giugno sulla SS 77. Il fatto sconvolse, oltre alle tre famiglie delle vittime, l'intera comunità di Macerata.
Dalla tragedia sono nate però varie manifestazioni di solidarietà e beneficenza, tra cui tale torneo, organizzato dall'associazione Tristar, e dalle società sportive Cluentina e VR Macerata, in cui militava uno dei tre ragazzi coinvolti nell'incidente mortale, Nicolas. Molta la commozione nel corso della serata.
Presente allo stadio San Giuliano un grande pubblico, i congiunti dei tre giovani che hanno premiato i vincitori e la squadra seconda classificata e varie presenze istituzionali, come la vicesindaca Francesca D'Alessandro, oltre all'arbitro Juan Liuca Sacchi.
La finale, in un giorno in cui il risultato contava relativamente, se l'è aggiudicata dopo una partita combattuta la Juniores Maceratese, 7-6 ai calci di rigore contro la VR Macerata dopo il 4-4 mozzafiato dei tempi regolamentari, col pareggio raggiunto all'ultimo secondo di gioco.
Dopo il match infine tutti si sono riuniti a tavola in un gioioso terzo tempo, come dovrebbe sempre essere nelle manifestazioni sportive.
La scomparsa di Andrea Angeli continua a suscitare cordoglio e ricordi a Macerata. Tra i messaggi arrivati in queste ore c'è anche quello del Comitato del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, che ha voluto stringersi alla famiglia e agli amici del 69enne, ex funzionario delle Nazioni Unite e protagonista per oltre trent'anni di missioni internazionali in alcuni degli scenari più difficili del mondo.
Andrea Angeli, impegnato come funzionario Onu e peacekeeper, ha portato il proprio lavoro nei luoghi segnati dalle guerre e dalle crisi internazionali, mettendo a disposizione professionalità, esperienza e soprattutto una profonda attenzione alla costruzione della pace.
Un percorso umano e professionale nel quale, come lui stesso aveva raccontato in più occasioni, aveva avuto un'importanza particolare l'incontro con don Giancarlo Vecerrica e con il Pellegrinaggio Macerata-Loreto.
Un legame che, nel tempo, era diventato parte della sua storia e della sua riflessione personale sulla pace, proprio a partire dalle esperienze vissute nei teatri di guerra.
"Lo ricorderemo al prossimo Pellegrinaggio Macerata-Loreto come una testimonianza vivente che ci ha portato ad aprire il cuore alla pace nel mondo", sono le parole con cui don Giancarlo Vecerrica ha voluto accompagnare il ricordo di Andrea.
Un messaggio che racchiude il senso di un rapporto costruito negli anni e di una testimonianza che il Comitato intende custodire anche nel prossimo appuntamento del Pellegrinaggio.
"Pregheremo per lui, affidando al Signore la sua vita e il suo desiderio di pace", conclude il Comitato del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, unendosi al dolore della famiglia e delle tante persone che hanno conosciuto e accompagnato Andrea Angeli nel corso della sua vita.
Pugni in faccia ed una sassata al parabrezza dell'auto. Così si è conclusa la serata di un uomo che l'altra sera si trovava nel centro di Civitanova, in corso Garibaldi. Intorno all'una di notte, nei pressi del bar 'La Parigina', la vittima, un uomo tunisino di 50 anni che era insieme ad un suo amico, è stato avvicinato dall'aggressore, che senza apparente motivo, avrebbe iniziato a prenderlo a pugni per poi lanciare una pietra sul parabrezza della sua auto, prendendo il telefono dell'uomo e, in seguito, scappando facendo perdere le sue tracce.
Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e della Croce Verde, che hanno prestato soccorso all'uomo, trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Civitanova Alta e sottoposto agli accertamenti e alle cure del caso.
Dopo l'arrivo dei carabinieri e degli agenti del commissariato di polizia, sono iniziate le operazioni per ricostruire la dinamica dei fatti e identificare il responsabile. L'uomo aggredito, che sostiene di non conoscere l'aggressore, ha confermato l'intenzione di sporgere denuncia. Una volta formalizzata quest'ultima, sarà possibile l'inizio delle indagini da parte delle forze dell'ordine.
(Foto di repertorio)
Saranno celebrati sabato 5 settembre, alle ore 11, nella chiesa di Santa Croce a Macerata, i funerali di Andrea Angeli, scomparso ieri sera all'età di 69 anni. La cerimonia rappresenterà l'occasione per familiari, amici, conoscenti e per l'intera comunità maceratese di dare l'ultimo saluto all'ex funzionario delle Nazioni Unite, peacekeeper e scrittore, protagonista di una lunga carriera trascorsa in alcune delle aree di crisi più difficili del mondo.
Per quanti desiderassero rendergli omaggio prima delle esequie, la camera ardente è stata allestita presso il Centro Funerario Città di Macerata, in via Velini 235, dove è possibile recarsi per l'ultimo saluto.
La notizia della morte di Angeli ha suscitato profondo cordoglio in città e in particolare nella redazione di Picchio News, alla quale era legato da una profonda amicizia e, soprattutto, da un rapporto decennale con il direttore responsabile Guido Picchio.
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Andrea Angeli ha lasciato un segno profondo nella storia della diplomazia internazionale e nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscerlo. Dal Cile all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, ha trascorso decenni al servizio delle Nazioni Unite, scegliendo spesso di operare nei luoghi dove il rischio era maggiore e dove la presenza di un uomo di pace poteva fare la differenza.
Proprio la sua straordinaria esperienza era stata raccontata dallo stesso Angeli ai microfoni del Picchio Podcast, in un'intervista nella quale aveva ripercorso le missioni, gli incontri, i momenti di paura e le storie umane che avevano accompagnato la sua vita (guarda qui).
Negli ultimi mesi stava inoltre lavorando alla sua ultima fatica editoriale, che era ormai prossima alla stampa. Sabato, nella chiesa di Santa Croce, Macerata si raccoglierà dunque per salutare per l'ultima volta uno dei suoi figli più illustri, ricordandone l'impegno professionale, l'umanità e quell'eleganza innata che chi lo ha conosciuto ricorda come uno dei suoi tratti distintivi.
Terminati i lavori di riqualificazione e manutenzione straordinaria dei campi 1 e 2 del Tennis Club di San Severino Marche.
Domenica 6 settembre il taglio del nastro ufficiale, a partire dalle ore 19:00, alla presenza del sindaco Rosa Piermattei e dell'assessore comunale allo Sport Paolo Paoloni, insieme ai dirigenti e al presidente di Tc Andra Tacchi.
L'investimento di 70mila euro, finanziato tramite mutuo agevolato dall'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e sostenuto dall'Amministrazione comunale, segna il compimento di un percorso di modernizzazione dell'impianto di via Campo Fiera.
La struttura ha osservato un' accurata opera di retopping e sistemazione del fondo, seguita da un completo rifacimento delle superfici da gioco.
Anche la recinzione perimentrale è stata completamente sostituita e rinnovata, garantendo così standard elevati di sicurezza, performance e comfort visivo per atleti e spettatori.
Il Tennis Club di San Severino Marche, dotato di quattro campi, di cui due all'aperto e due al coperto, con quest'ultima opera di riqualificazione conferma il suo ruolo nella promozione del tennis sul territorio.
In concomitanza con la serata inaugurale, si terrà anche la celebrazione di premiazione finale del Torneo Memorial Gheroni, appuntamento agonistico di riferimento della stagione tennistica locale.
Palazzo Venieri ha fatto da cornice alla presentazione ufficiale della nuova stagione della Recanatese, insieme al Csi Recanati e al Recanati Calcio a 5. Una serata caratterizzata da una grande partecipazione, con dirigenti, tecnici, giocatori, collaboratori, settore giovanile, famiglie e tifosi riuniti per dare ufficialmente il via a una nuova annata sportiva.
Il suggestivo cortile di Palazzo Venieri si è riempito di persone, tra applausi e grande entusiasmo, in un appuntamento che ha rappresentato anche l'occasione per ribadire la volontà delle tre realtà sportive cittadine di collaborare e sviluppare progetti comuni.
Ad aprire la serata sono stati i presidenti Massimiliano Guzzini, Graziano Bravi e Romano Frenquelli, rispettivamente alla guida delle società coinvolte. Sul palco sono poi saliti il sindaco di Recanati Emanuele Pepa, il vicepresidente vicario del Coni Marche Marco Porcarelli e il vicepresidente della Divisione Calcio a 5 Andrea Farabini, che hanno sottolineato l'importanza della progettualità e della partecipazione.
Presente anche la Banca di Credito Cooperativo, rappresentata dal presidente Gabriele Brandoni e dal direttore Celani.
Nel corso della serata è stata presentata anche la nuova società della Recanatese. Adolfo Guzzini ricopre il ruolo di presidente onorario, mentre la presidenza è affidata a Massimiliano Guzzini. Al suo fianco il vicepresidente Andrea Tubaldi e i consiglieri Andrea Manciola, Ivan Marconi, Francesco Fiordomo e Tommaso Valentini. A coordinare l'evento è stato proprio Francesco Fiordomo.
Al centro del nuovo corso societario ci sono soprattutto aggregazione, sostenibilità e valorizzazione dei giovani, con l'obiettivo di coinvolgere maggiormente la comunità e rafforzare il rapporto tra società, settore giovanile, famiglie e tifoseria.
"Lavorare insieme, unire e coinvolgere, progetti sostenibili e giovani al centro, questo il nostro programma – ha affermato il presidente Massimiliano Guzzini -. Ci stiamo impegnando molto per mettere a punto l'organizzazione, puntando a stimolare interesse e partecipazione".
Una linea che punta dunque a costruire non soltanto una nuova stagione sportiva, ma anche un progetto condiviso per il futuro del calcio e dello sport recanatese, mettendo al centro il territorio e le nuove generazioni.
Sgomento a Macerata per la scomparsa di Andrea Angeli - 69 anni, ex funzionario Onu in molte aree di crisi, peacekeeper, scrittore di grande sensibilità - trovato senza vita all'interno della sua abitazione di via Antonio Gramsci. Il corpo è stato scoperto nella serata di oggi, intorno alle 21. Resta ancora da chiarire il momento esatto del decesso, avvenuto per cause naturali.
A dare l'allarme sono stati familiari e conoscenti, preoccupati dopo alcuni giorni trascorsi senza riuscire a mettersi in contatto telefonicamente con lui. Raggiunta l'abitazione, lo hanno trovato privo di vita sul letto.
Sul posto sono intervenuti i sanitari della Croce Verde di Macerata, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, e gli agenti della Polizia di Stato, impegnati negli accertamenti del caso per ricostruire quanto accaduto.
La notizia ha colpito profondamente anche la redazione di Picchio News. Andrea Angeli era infatti un caro amico della testata e, in particolare, del direttore responsabile Guido Picchio, con il quale aveva instaurato un rapporto decennale di profonda amicizia e stima.
La sua scomparsa lascia un grande vuoto nella redazione, che si stringe attorno alla famiglia e alle persone a lui più vicine in questo momento di dolore.
Tutta la redazione di Picchio News esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Andrea Angeli, ricordandone l'umanità, la disponibilità e l'eleganza innata.
Andrea, proprio in questi ultimi mesi, stava completando la sua ultima fatica editoriale, pronta per essere mandata in stampa. Macerata perde uno dei suoi figli più illustri.
Fu proprio Andrea a raccontarci la sua straordinaria vita in un episodio del Picchio Podcast (qui la puntata integrale). Un'intervista che oggi assume un significato ancora più importante e che riproponiamo per ricordare il grande spessore umano e professionale di Angeli e fare in modo che la sua storia non venga dimenticata.
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Una vita attraverso le guerre del mondo
Dal Cile di Pinochet all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, Angeli ha vissuto la guerra con il compito più difficile: servire la pace. Una vita trascorsa tra diplomazia e umanità, coraggio e paura, silenzi e scelte impossibili.
"Ho sempre ricordato che la strada l'ha aperta Giorgio Pagnanelli, il primo funzionario italiano dell'ONU nel 1957", raccontava Angeli nel nostro podcast. "Quando entrai io, nel 1987, non feci nulla di nuovo: la via era già stata tracciata".
Un ragazzo curioso, attratto dal mondo e dalle persone, che aveva scelto di non cercare le sedi più comode della diplomazia internazionale. "Molti cercavano sedi comode come New York o Ginevra", spiegava, "io invece accettai missioni difficili: Cile, Iraq, Namibia, Sarajevo. Luoghi dove si rischiava, ma dove serviva davvero esserci".
Dal Cile sotto dittatura alle sabbie dell'Iraq, Angeli ha attraversato decenni di crisi internazionali. E in ogni luogo ha incontrato soprattutto la sofferenza delle persone comuni.
"C'è un filo che lega tutte queste esperienze: la sofferenza delle persone comuni", raccontava. "In Cile si respirava ancora paura, in Iraq la gente cercava solo di sopravvivere. Ogni guerra è diversa, ma la disperazione ha sempre lo stesso volto".
Sarajevo e quella donna salvata dall'assedio
Tra le pagine più intense della sua esperienza c'era quella vissuta a Sarajevo, nell'inverno del 1993, quando la città era ormai da due anni sotto assedio.
"Le istruzioni da New York furono chiare: non abbiamo nulla da offrire ai sarajevesi, tenete le posizioni e buona fortuna. Era una missione quasi impossibile", ricordava.
In mezzo a quella tragedia si inserisce una delle storie a cui Angeli era più legato: quella del salvataggio di Rosaria Bartoletti, 69 anni, l'ultima italiana rimasta a Sarajevo.
Un giorno Angeli si trovò tra le mani una busta contenente mille marchi tedeschi, un contributo di emergenza destinato alla donna. Decise di rintracciarla. Con l'aiuto del gruppo cattolico Beati Costruttori di Pace, che garantiva anche un servizio postale umanitario, dopo giorni di ricerche riuscì a scoprire dove si trovava.
Rosaria viveva in uno scantinato sulla linea del fronte.
Quando finalmente riuscì a raggiungerla, lei lo abbracciò e gli disse: "Sei mio figlio".
Grazie all'aiuto dell'Alto Commissariato ONU e di una famiglia siciliana pronta ad accoglierla, Rosaria riuscì a tornare in Italia nel febbraio del 1994.
"È tornata a casa, e per me quella fu la vittoria più bella", raccontava Angeli.
"La paura c'è sempre, ma diventa abitudine"
In una vita trascorsa nei teatri di guerra, la paura era una presenza costante. Angeli non la negava, ma la raccontava con la semplicità che lo contraddistingueva.
"La paura c'è sempre, ma diventa abitudine", confessava. "Io non avevo moglie né figli, quindi spesso mi esponevo più degli altri. Ma ogni parola sbagliata, in quei contesti, può costare vite".
Nel corso della sua carriera subì anche un rapimento, un episodio che raccontava con estrema discrezione: "Fa parte del mestiere. Noi non siamo lì per fare le star, ma per aiutare. Il silenzio, a volte, è l'unica protezione".
Nel libro J'accuse l'Onu, di Zlatko Dizdarević e Gigi Riva, Angeli viene ricordato come "uno dei pochi che hanno fatto la differenza". Una definizione che lui stesso riconduceva al rapporto costruito sul campo con le popolazioni: "L'ONU nei palazzi di New York era paralizzata. Ma sul campo c'erano pochi di noi, rimasti anni in mezzo alle bombe. E la gente del posto lo capiva. Ci rispettavano perché rischiavamo con loro".
Tra i ricordi più forti, quello di una messa di Natale a Sarajevo: cinque posti riservati in prima fila, due civili e tre militari. "La gente ci guardava come a dire: questi o sono pazzi, o sono venuti a rischiare con noi. Forse avevano ragione".
I riconoscimenti e l'ultima opera
Per il suo impegno, Angeli aveva ricevuto numerosi riconoscimenti, dal Premio San Tommaso Apostolo al Premio Antonio Russo, fino alla nomina a Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.
Nel 2019 era stato inoltre onorato nel Giardino Virtuale del Monte Stella di Milano per le sue azioni di coraggio a Sarajevo.
La sua esperienza internazionale era confluita anche nei suoi libri. Tra le opere più recenti, "Fede, ultima speranza", con la prefazione del cardinale Camillo Ruini, nel quale Angeli raccontava gli incontri con religiosi di ogni credo conosciuti nei luoghi di guerra.
Missionari, suore, cappellani militari, vescovi, monsignori, archimandriti sotto assedio e rabbini erranti: figure incontrate dal Cile all'Iraq, dalla Cambogia a Timor Est, dai Balcani all'Afghanistan, accomunate dalla scelta di rimanere accanto ai più deboli anche sotto le bombe.
Proprio per quest'opera Angeli si era aggiudicato la sesta edizione del Premio Letterario degli Ambasciatori presso la Santa Sede, riconoscimento consegnatogli dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che aveva definito il volume un "caleidoscopio di storie di presenza di religiosi in aree di conflitto".
Una testimonianza che resta
Anche davanti ai conflitti contemporanei Angeli non aveva rinunciato alla speranza. "Dobbiamo restare con i piedi per terra, ma credere che la pace, prima o poi, vincerà. Perché ogni guerra, prima o poi, finisce".
E alla domanda su un possibile rimpianto per il proprio operato aveva risposto con la consueta lucidità: "Forse, a Sarajevo, avrei potuto fare di più".
Dalla Macerata dei suoi studi al fango di Sarajevo, dalla quiete dei palazzi dell'ONU al fragore delle bombe, Andrea Angeli ha costruito una testimonianza che non appartiene soltanto al passato.
Oggi quella voce torna ancora più preziosa. Perché raccontare la sua storia significa ricordare un uomo che ha scelto di esserci quando sarebbe stato più semplice andare via, e che ha fatto della presenza accanto agli altri la propria forma di servizio alla pace.
Il podcast in cui Andrea ci raccontava la sua vita diventa così anche un modo per salutarlo, riascoltarne la voce e custodire il ricordo di un maceratese illustre, un professionista delle Nazioni Unite, uno scrittore e soprattutto un uomo di straordinaria sensibilità. Qui sotto potete trovare il video integrale.
È stata Campofilone a ospitare la festa regionale dedicata alle Bandiere Blu 2026, il riconoscimento assegnato dalla FEE ai Comuni che si distinguono per qualità delle acque, servizi, attenzione all'ambiente e sostenibilità. Le Marche confermano quest'anno 20 località premiate, distribuite lungo circa 185 chilometri di costa.
La cerimonia si è svolta nell'area anfiteatro sul lungomare di Ponte Nina, proprio nel territorio di Campofilone, che ha conquistato il prestigioso riconoscimento per la prima volta. Un appuntamento dedicato non soltanto al mare, ma anche alla capacità del territorio marchigiano di coniugare qualità dell'accoglienza, tutela ambientale e attrattività turistica.
Ad aprire la manifestazione è stato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha sottolineato il valore del riconoscimento e il percorso compiuto dalla regione negli ultimi anni.
"Il riconoscimento delle Bandiere Blu ha un valore sempre attuale, perché la qualità dell'offerta dei nostri servizi e delle nostre acque rappresenta un fiore all'occhiello", ha dichiarato Acquaroli. "È un risultato straordinario che sprona a continuare a lavorare insieme su questa strada".
Il presidente ha evidenziato come il risultato sia frutto del lavoro portato avanti da amministrazioni locali, istituzioni e imprese, sottolineando anche la crescita dell'attrattività turistica delle Marche. Un turismo che, secondo Acquaroli, non è più legato esclusivamente alle spiagge, ma sempre più orientato alla ricerca di esperienze diverse.
"Non c'è più soltanto il turismo balneare, ma anche quello dei borghi, gastronomico, la curiosità, la ricerca, la voglia di vivere qualcosa di unico. E le Marche hanno sicuramente tanto da raccontare anche da questo punto di vista", ha aggiunto. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Campofilone Riccardo Verdecchia, che ha definito motivo di "grande soddisfazione e orgoglio" l'aver ospitato la cerimonia regionale.
Il primo cittadino ha sottolineato come dietro la Bandiera Blu ci sia "una comunità intera", composta da amministratori, uffici comunali, operatori turistici e commerciali, associazioni, volontari e cittadini.
"La Bandiera Blu non è soltanto un traguardo, ma anche una responsabilità e uno stimolo a proseguire con determinazione sulla strada della sostenibilità, della collaborazione tra territori e della crescita dell'attrattività delle nostre comunità", ha spiegato Verdecchia. "La Bandiera Blu è un traguardo. Ma, soprattutto, è un nuovo punto di partenza".
Nel corso dell'evento è intervenuto anche il presidente della Fondazione FEE Italia Claudio Mazza, che ha ribadito come il riconoscimento rappresenti il risultato di un percorso che mette insieme tutela dell'ambiente, qualità dei servizi, gestione responsabile del territorio ed educazione alla sostenibilità.
"Le 20 Bandiere Blu delle Marche confermate anche per il 2026 testimoniano una qualità diffusa e soprattutto la capacità dei Comuni marchigiani di lavorare insieme per tutelare il territorio e offrire un'accoglienza di eccellenza", ha affermato Mazza.
Le 20 Bandiere Blu delle Marche
Durante la cerimonia sono stati consegnati i riconoscimenti ai rappresentanti delle 20 località marchigiane premiate nel 2026: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo, Senigallia, Ancona (Portonovo), Sirolo, Numana, Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova Marche, Porto Sant'Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso, Campofilone, Cupra Marittima, Grottammare e San Benedetto del Tronto.
Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, gli assessori regionali Paolo Calcinaro e Francesca Pantaloni, numerosi consiglieri regionali, autorità locali e cittadini. Con 20 Bandiere Blu su circa 185 chilometri di costa, le Marche si confermano tra le regioni italiane più virtuose per densità di riconoscimenti: in media, si registra infatti una Bandiera Blu ogni 9,2 chilometri di litorale.
Il riconoscimento tiene conto di numerosi parametri, tra cui qualità delle acque di balneazione, gestione ambientale, efficienza dei servizi, raccolta differenziata, mobilità sostenibile, piste ciclabili, aree verdi, servizi turistici, accessibilità e sicurezza delle spiagge.
Un risultato che, oltre a premiare la qualità del mare marchigiano, guarda quindi alla capacità dei territori di costruire un modello turistico sempre più attento alla sostenibilità e alla valorizzazione complessiva della costa.
Cinquant'anni fa, sui 99 MHz in FM, prendevano vita le prime trasmissioni di Radio Caldarola, un'avventura nata quasi per gioco dall'entusiasmo di un gruppo di giovani e diventata, nel giro di poco tempo, una presenza importante nella quotidianità della comunità.
Erano gli anni delle radio libere, quando iniziare a trasmettere significava soprattutto avere inventiva, capacità di arrangiarsi e una buona dose di passione. A Caldarola, infatti, non c'erano apparecchiature pronte all'uso: trasmettitori, antenne, collegamenti e strumenti tecnici venivano recuperati, modificati o addirittura costruiti direttamente dai ragazzi.
Dietro una voce trasmessa nell'etere c'erano saldature, fili, componenti recuperati e numerose prove. Ogni problema diventava una sfida da risolvere e ogni soluzione contribuiva a rendere quella radio qualcosa di unico. Più che una semplice emittente, Radio Caldarola era diventata un luogo di incontro, di sperimentazione e di condivisione, dove i giovani potevano imparare e mettere a disposizione le proprie idee.
Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta furono tanti i ragazzi del paese a lasciarsi coinvolgere dall'esperienza. La radio finì così per diventare un punto di riferimento per la comunità, dando voce alle associazioni, alle iniziative locali e alle attività del territorio, oltre ad accompagnare le giornate dei caldarolesi con musica e programmi.
Il legame con il paese era profondo: chi stava davanti al microfono, chi preparava le trasmissioni e chi si occupava della parte tecnica non si limitava a fare radio. Stava contribuendo a costruire una nuova forma di comunicazione locale, capace di coinvolgere direttamente la comunità.
A distanza di mezzo secolo, quell'esperienza è tornata a rivivere nei racconti dei suoi protagonisti. I "ragazzi di Radio Caldarola" si sono recentemente ritrovati per una serata insieme, riscoprendo persone, episodi e ricordi di una stagione che per molti ha rappresentato molto più di un semplice passatempo.
È stato un vero e proprio tuffo nel passato, ma anche l'occasione per ritrovare quello spirito di amicizia e aggregazione che aveva accompagnato l'avventura della radio. Per tanti giovani di allora, quelle ore trascorse insieme tra microfoni, musica e apparecchiature erano diventate un modo per stare insieme e, allo stesso tempo, contribuire alla vita del paese.
Oggi, tra Internet, social network, podcast e piattaforme digitali, quel mondo fatto di apparecchi autocostruiti e soluzioni artigianali sembra lontanissimo. Eppure proprio la semplicità di quell'esperienza ne racconta ancora il valore: non erano i mezzi a fare la differenza, ma la capacità di costruire qualcosa insieme.
Il cinquantesimo anniversario di Radio Caldarola non è quindi soltanto una ricorrenza dal sapore nostalgico. È il ricordo di una generazione che, con strumenti limitati ma tanta inventiva, riuscì a creare una voce per il proprio paese.
Un amarcord che diventa anche una riflessione sul presente: perché, cinquant'anni dopo, l'eredità più preziosa di quella radio resta forse proprio quella fatta di amicizia, partecipazione e senso di comunità.
Cambio al vertice della 114ª Squadriglia Radar Remota dell'Aeronautica Militare di Potenza Picena. Dopo oltre tre anni alla guida del reparto, il Maggiore Luciano Speranza ha lasciato il comando, cedendo il testimone al Capitano Giorgio De Simone, che assume ora la responsabilità della struttura radar potentino.
La cerimonia si è svolta questa mattina alla presenza del Generale di Brigata Giacomo Ghiglierio, comandante della 4ª Brigata Telecomunicazioni e Sistemi per la Difesa Aerea e l'Assistenza al Volo di Borgo Piave. All'appuntamento hanno preso parte numerose autorità civili e militari della provincia di Macerata, a testimonianza del legame consolidato negli anni tra la Squadriglia e il territorio.
Tra i presenti anche il sindaco di Potenza Picena Noemi Tartabini, il vicesindaco di Macerata Francesca D'Alessandro, il viceprefetto aggiunto di Macerata Maria Strino, la presidente regionale della Croce Rossa Italiana Rosaria Del Balzo Ruiti e il comandante del Presidio aeronautico di Macerata e Ancona, Colonnello Marco Attanasio.
Alla cerimonia hanno partecipato inoltre alcuni dei precedenti comandanti della 114ª Squadriglia Radar Remota: Raimondo Lanzarini, primo comandante del reparto, Nunzio Pisano e Alessandro Grossi. Una presenza che ha sottolineato la continuità e il forte legame costruito nel tempo attorno alla struttura dell'Aeronautica Militare.
Nel corso della cerimonia, il Generale Ghiglierio ha conferito al Maggiore Luciano Speranza un encomio per l'attività svolta durante i suoi oltre tre anni di comando. Il riconoscimento ha premiato non soltanto l'operato professionale, ma anche l'impegno nelle iniziative sociali e di sensibilizzazione promosse per far conoscere più da vicino l'attività dell'Aeronautica Militare e rafforzare il rapporto tra la Forza Armata e la comunità maceratese.
Durante il suo incarico, Speranza ha infatti contribuito a consolidare il rapporto tra la 114ª Squadriglia e il territorio, favorendo occasioni di incontro, collaborazione e conoscenza reciproca con istituzioni e cittadini.
Parole di stima e gratitudine sono arrivate anche dal sindaco di Potenza Picena Noemi Tartabini, che ha sottolineato l'importanza della presenza della Squadriglia sul territorio e il rapporto costruito negli anni con le istituzioni e la cittadinanza.
Con il passaggio di consegne si apre ora una nuova fase per la 114ª Squadriglia Radar Remota, che proseguirà la propria attività sotto la guida del Capitano Giorgio De Simone, nel solco della professionalità e dell'impegno che hanno caratterizzato il reparto.
Sarà Juan Luca Sacchi ad arbitrare Cagliari-Lecce, gara valida per la terza giornata della Serie A 2026/27, in programma lunedì 7 settembre alle 18:30. Per il fischietto maceratese si tratterà dell'esordio stagionale nella massima serie, dopo la direzione in Serie B della sfida Cesena-Sampdoria, terminata 1-1.
Sacchi sarà coadiuvato dagli assistenti Alessandro Costanzo della sezione di Orvieto e Francesco Luciani della sezione di Milano. Il quarto ufficiale sarà Francesco Fourneau di Roma 1, mentre al Var è stato designato Marco Piccinini della sezione di Forlì, con Paolo Mazzoleni di Bergamo nel ruolo di Avar.
Sono nove i precedenti di Sacchi con il Cagliari, con un bilancio favorevole ai rossoblù: cinque vittorie, due pareggi e due sconfitte. Il primo incrocio risale alla stagione 2015/16, quando il Cagliari si impose per 4-0 sul Crotone nella prima giornata del campionato di Serie B poi vinto dalla formazione allenata da Massimo Rastelli.
Nella stessa stagione arrivò anche una delle due sconfitte, lo 0-2 interno contro il Perugia, mentre l'altro successo fu il 3-0 contro la Salernitana. Nel 2018/19 Sacchi arbitrò poi due sfide del Cagliari contro il Bologna: 3-2 in Sardegna e 1-1 al Dall'Ara.
Più recenti gli incroci nella scorsa stagione, quando il direttore di gara marchigiano ha arbitrato Lazio-Cagliari 2-0, la sfida di Coppa Italia Napoli-Cagliari, terminata 1-1 nei tempi regolamentari e poi decisa ai rigori, e il successo interno dei rossoblù per 3-2 contro l'Atalanta del 27 aprile.
Particolarmente interessante anche il precedente più diretto con la gara di lunedì: Cagliari-Lecce 4-1 della stagione 2024/25, quando la formazione allora allenata da Davide Nicola riuscì a imporsi in rimonta.
Il bilancio complessivo di Sacchi con il Lecce è invece molto più ampio. Sono 19 le partite dirette dal fischietto della sezione di Macerata, con sette vittorie salentine, sei pareggi e sei sconfitte. Il primo precedente risale addirittura al 2013, in Coppa Italia di Serie C, con il Lecce sconfitto 2-1 a Latina.
Nel corso degli anni Sacchi ha incrociato i salentini soprattutto tra Serie B e Serie A. Tra i risultati più significativi figurano il 2-3 di Cosenza, il 2-1 contro il Verona e il successo per 2-0 sul Pisa nella stagione 2018/19.
In Serie A, invece, il fischietto marchigiano ha diretto diverse gare del Lecce: dall'esordio interno contro il Verona nel 2019/20, terminato 0-1, fino a Lecce-Sassuolo 1-1 del 6 ottobre 2023, con le reti di Berardi e Krstovic. Nel 2024/25 Sacchi ha arbitrato anche Lecce-Empoli 1-1, ultima partita di Luca Gotti sulla panchina salentina.
Nella stagione 2025/26, infine, il marchigiano ha diretto Lecce-Pisa 1-0, decisa da Stulic, oltre a due sfide contro la Roma: Lecce-Roma 0-2 e Roma-Lecce 1-0. Ora il ritorno in Serie A passa dunque da Cagliari-Lecce, con Juan Luca Sacchi pronto a inaugurare la sua stagione nella massima serie proprio in una sfida che, numeri alla mano, conosce già molto bene.
Un viaggio nella ricerca artistica di Ugo Caggiano, attraverso le opere realizzate negli anni Settanta, decennio segnato da sperimentazioni, materiali, colori e nuove forme espressive. È il percorso proposto dalla nuova mostra ospitata nelle stanze di Nino Caffè, in via Roma a Macerata, curata da Daniele Taddei e dedicata a uno dei periodi più significativi della produzione dell’artista, scomparso nel 2020.
Il taglio del nastro è in programma domenica alle 18. L’esposizione sarà poi visitabile gratuitamente fino al 3 gennaio 2027.
La mostra nasce dal lungo rapporto di Taddei con Caggiano e dal desiderio di riportare al centro quelle opere che, secondo il curatore, rappresentano in modo particolare la sua continua ricerca. Un artista che amava sperimentare con materiali e linguaggi diversi, trasformando elementi di uso comune in nuove possibilità espressive.
«La stanza a cui miro sempre era quella dove vengono gelosamente custoditi i lavori degli anni ’70», racconta Taddei, ricordando le visite nello studio di Caggiano a Serrapetrona. Opere nelle quali, spiega, accanto alla pittura compaiono «assemblaggi, applicazioni di materiali poveri» capaci di creare «un equilibrio di forme e di cromatismi di rara bellezza».
Il percorso espositivo restituisce proprio questa dimensione sperimentale: dalle plastiche alle stoffe, dalle grandi tele dai colori accesi alle opere realizzate con materiali poveri, fino alle sculture semoventi. Un universo nel quale ricorrono il gioco, il movimento, l’ironia e una particolare attenzione alla musicalità delle forme e dei colori.
Elementi che, secondo Taddei, raccontano anche l’uomo oltre che l’artista. Caggiano era infatti appassionato di lettura, natura, storia e musica, in particolare di jazz, e suonava il sax. «In quei lavori degli anni ’70 si incontrano tutte queste componenti», sottolinea il curatore.
Il decennio diventa così anche lo specchio di un’epoca attraversata da profonde trasformazioni sociali e culturali e da nuove correnti artistiche, dalla Pop Art all’Arte Povera.
Al centro della mostra resta però il linguaggio personale di Caggiano, fatto di ricerca e sperimentazione, ma anche di quel legame con l’infanzia e con il gioco che ha accompagnato tutta la sua produzione.
Un filo che oggi, attraverso queste opere, «viene ripreso e proseguito con questo straordinario evento che magicamente ci riporterà nuovamente a Lui».
Ventotto posti per i bambini, spazi moderni e un'attenzione particolare all'efficienza energetica. Prende forma a Chiesanuova di Treia il nuovo asilo nido realizzato dal comune di Treia all'interno del complesso scolastico della frazione, nell'ambito degli interventi per il potenziamento dell'offerta educativa dedicata alla fascia 0-6 anni.
La nuova struttura, pensata per offrire alle famiglie un servizio stabile e qualificato, ha richiesto un investimento complessivo di 872.200 euro, di cui 672mila euro finanziati attraverso il Pnrr e oltre 200mila euro con fondi di bilancio comunale.
L'edificio si sviluppa interamente al piano terra ed è affiancato da un'area verde destinata alle attività all'aperto e al gioco. La progettazione prevede inoltre una componente costruttiva in legno e soluzioni orientate alla sostenibilità: il nido sarà infatti classificato come NZEB (Nearly Zero Energy Building), grazie alla presenza di un impianto fotovoltaico, una pompa di calore, sistemi di isolamento e un impianto di ventilazione meccanica con recupero di calore.
Gli ambienti sono stati organizzati in due sezioni, entrambe dotate di spazi dedicati al soggiorno-pranzo, al riposo e ai servizi igienici. A questi si aggiunge un'area comune destinata alle attività e alla conservazione del materiale didattico. Una distribuzione degli spazi pensata per garantire funzionalità e sicurezza e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze dei bambini e degli operatori.
La realizzazione del nuovo nido rientra negli interventi finanziati dal PNRR per il potenziamento dei servizi per la prima infanzia. A completare il progetto è arrivato anche un ulteriore finanziamento di oltre 56mila euro per gli arredi.
Il Comune di Treia si è, infatti, classificato al secondo posto nella graduatoria marchigiana del Programma operativo complementare al Programma operativo nazionale "Per la Scuola" 2014-2020, cofinanziato da fondi europei. Le risorse permetteranno di dotare il nuovo asilo di arredi innovativi, con l'obiettivo di rendere gli ambienti ancora più funzionali e accoglienti.
"Con la realizzazione del nido di Chiesanuova si arricchisce ulteriormente l'offerta scolastica del nostro territorio, ma soprattutto si mette a disposizione delle famiglie un servizio importante per la prima infanzia", sottolinea il sindaco Franco Capponi.
L'obiettivo dell'amministrazione è costruire una rete di servizi per la prima infanzia distribuita sul territorio comunale. "A Passo Treia il nido è già presente, a Chiesanuova abbiamo realizzato questa nuova struttura e nel nuovo polo scolastico di Treia è previsto anche un asilo nido - aggiunge il primo cittadino -. In questo modo possiamo offrire un servizio rivolto alle famiglie e ai bambini di tutto il territorio comunale, avvicinando le opportunità alle diverse realtà del nostro Comune".
Per Capponi, il progetto presenta anche una valenza sociale. "Questi servizi possono favorire una maggiore integrazione tra i bambini. Bambini che magari non avrebbero occasione di incontrarsi prima della scuola primaria possono, invece, iniziare a conoscersi, giocare insieme e costruire relazioni già nell'età prescolare".
Con il nuovo asilo nido di Chiesanuova, dunque, Treia amplia il sistema dei servizi dedicati alla prima infanzia, puntando su una struttura inserita direttamente nel complesso scolastico della frazione e pensata per accompagnare bambini e famiglie già nei primi anni del percorso educativo.