CIVITANOVA MARCHE – Un normale controllo stradale si è trasformato in un pomeriggio di tensione nel cuore di Civitanova Marche, dove l'ostinazione di un automobilista ha fatto scattare una denuncia a piede libero. I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia locale, impegnati in un servizio di vigilanza sulle principali arterie cittadine per garantire la sicurezza stradale, hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata un uomo di 51 anni. Il protagonista della vicenda, originario di Napoli ma da tempo residente a Civitanova Marche, era già noto alle forze dell'ordine per numerosi precedenti.
L'episodio si è verificato nel pomeriggio di giovedì, intorno alle ore 17:45, quando la pattuglia dell'Arma ha intercettato il cinquantunenne alla guida di un veicolo lungo via Aldo Moro, intimandogli l'alt per una verifica di routine. Durante gli accertamenti sul posto, i militari hanno scoperto che l'uomo stava circolando abusivamente, in quanto colpito da un provvedimento di revoca della patente di guida emesso in precedenza dalla Prefettura di Macerata.
La situazione, già compromessa sul piano amministrativo, è precipitata rapidamente nel momento in cui i Carabinieri hanno iniziato a contestare le sanzioni previste dal Codice della Strada. Nel disperato tentativo di opporsi alle procedure e di bloccare l'ispezione, l'automobilista ha perso il controllo, scagliandosi contro i militari operanti con gravi ingiurie e frasi esplicitamente minacciose.
Una condotta aggressiva che non ha comunque fermato l'operato delle forze dell'ordine. Al termine degli accertamenti di rito e dopo aver formalizzato la ricostruzione della dinamica, i Carabinieri hanno proceduto al sequestro dei documenti e alla contestazione dei verbali, denunciando l'uomo all'autorità giudiziaria per le pesanti violazioni penali emerse durante il controllo.
SAN SEVERINO MARCHE – Non si ferma l'ondata di controlli a tappeto contro il traffico di stupefacenti nella provincia di Macerata, capace questa volta di scoperchiare un’insospettabile centrale dello spaccio gestita da un anziano della zona. Nella tarda serata di sabato 16 maggio scorso, i Carabinieri della Stazione di San Severino Marche hanno tratto in arresto in flagranza di reato un pensionato di 70 anni, residente a Montefano, con la pesante accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L'operazione è scattata intorno alle 23:30 nel cuore del centro cittadino, dove i militari erano impegnati in un servizio mirato di osservazione e controllo del territorio, predisposto proprio per contrastare la diffusione della droga nell'entroterra maceratese. I Carabinieri hanno intercettato e intimato l'alt a una BMW 318. L'atteggiamento visibilmente nervoso e sospetto del conducente ha spinto i militari ad approfondire il controllo con una perquisizione personale e veicolare. L'intuizione si è rivelata fondata, poiché all'interno dell'abitacolo sono stati rinvenuti ventiquattro grammi di cocaina già suddivisi in dosi pronte per essere immesse sul mercato, oltre a tre grammi di marijuana e un bilancino di precisione.
L’azione investigativa si è spostata immediatamente dal posto di blocco all'abitazione del settantenne. La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di stringere definitivamente il cerchio attorno all'attività illecita dell'uomo. All'interno delle mura domestiche, i Carabinieri hanno infatti scovato e sequestrato altri ventitré grammi di cocaina, quattro grammi di hashish, un secondo bilancino di precisione e una quantità considerevole di materiale idoneo al confezionamento delle dosi.
Tutta la droga e la strumentazione idonea allo spaccio sono state poste sotto sequestro e assunte in carico in attesa del formale versamento presso il competente Ufficio Corpi di Reato. Al termine delle formalità di rito, per il pensionato sono scattate le manette e l'uomo è stato trasferito presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, restando a immediata disposizione dell'autorità giudiziaria competente.
La Recanatese si gode una salvezza dal peso enorme, conquistata al termine di una stagione sofferta e chiusa nel migliore dei modi con il successo sul San Marino Calcio (LEGGI QUI). Al triplice fischio sono arrivate anche le parole dei protagonisti di una rincorsa costruita con carattere, unità e spirito di sacrificio.
Il primo a parlare è stato il tecnico Giovanni Pagliari, che ha voluto sottolineare il valore del percorso compiuto dalla squadra nelle ultime settimane: “I ragazzi meritavano questa salvezza perché nell’ultimo mese e mezzo abbiamo fatto grandi cose: tre vittorie, un pareggio e una sconfitta immeritata a Macerata. Oggi è un grande trionfo e sono contento soprattutto per la società, perché retrocedere sarebbe stato un peccato per quello che è stato fatto a Recanati in questi anni”.
L’allenatore giallorosso ha poi evidenziato la forza del gruppo, capace di reagire dopo uno dei momenti più difficili della stagione: “È un gruppo che si è ritrovato in maniera incredibile dopo la brutta sconfitta di Castelfidardo. La società ci è stata vicina, ed è stato fondamentale. È stata dura perché quando ti trovi in una posizione scomoda di classifica tutto pesa di più, ma alla fine tutto è bene quel che finisce bene”.
A fare eco alle parole del mister è stato il capitano Massimo D’Angelo, uno dei leader dello spogliatoio, che ha raccontato l’attesa e la determinazione con cui la squadra ha inseguito questo traguardo: “Aspettavamo questo momento da molto tempo. Lo stavamo preparando quasi inconsciamente già da settimane e poi ci siamo arrivati nel migliore dei modi”.
D’Angelo ha anche ricordato come il gruppo sia riuscito a restare concentrato nonostante le tensioni esterne e le difficoltà vissute durante la stagione: “Anche con il ricorso a tavolino del tribunale non abbiamo mai perso il focus sul campo, allenandoci sempre e dando tutto per la Recanatese, magari a volte senza riuscirci al cento per cento. Alla fine però quello che contava era raggiungere l’obiettivo”.
Infine, il capitano, visibilmente emozionato, ha voluto dedicare una riflessione speciale ai tanti giovani protagonisti della salvezza: “Sono i giovani che sono usciti fuori pian piano, io non ho guidato niente. Questo per me è un grande orgoglio, perché ci sono tanti ragazzi validi e spero davvero che possano fare un grande percorso”.
Il Palascherma di Ancona, storico tempio della scherma marchigiana, ha fatto da cornice all'ultima gara promozionale Under 10 della stagione, un appuntamento che ha visto la partecipazione di quasi cento giovanissimi atleti in rappresentanza di undici società della regione. In questo contesto di alto livello, l'anno sportivo dei piccoli talenti della Macerata Scherma si è chiuso sotto il segno dell’entusiasmo, del coraggio e di risultati straordinari che confermano la bontà del lavoro svolto all'interno del club.
Ad aprire le danze è stata la straordinaria prova di carattere del giovanissimo Tommaso Beccacece. Unico rappresentante della società maceratese nella categoria del fioretto di ferro, Tommaso ha dovuto affrontare la competizione senza il supporto ravvicinato dei propri compagni di squadra. Nonostante la tenera età, il piccolo atleta ha dimostrato la determinazione e il coraggio di un veterano, gestendo la pedana con una maturità ammirevole che fa ben sperare per il futuro.
Subito dopo lo spazio è stato interamente dedicato alle categorie "plastica", dove il divertimento e la pura passione agonistica hanno preso il sopravvento. Per la fascia d'età 2016-2017 si sono alternati in pedana Paolo Di Fede Pilato, Gabriele Graziosi, Elisa Vissani, Chiara Pierluigi ed Edoardo Rapari. Tutti i fiorettisti hanno tirato con un entusiasmo contagioso, celebrando nel modo migliore la conclusione di una stagione ricca di soddisfazioni. Una nota di merito speciale va anche ai piccolissimi del gruppo, Filippo Ferrante e Leonardo Cecconi, che hanno chiuso il loro anno sportivo regalando sorrisi e stoccate vincenti a tutto il pubblico presente.
Le emozioni più intense e i verdetti più importanti sono arrivati però dalla categoria agonistica 2014-2015. A dominare la scena in modo assoluto è stato Edoardo Bono, vincitore della prova dorica e autore di un fantastico "en plein". Il talentuoso atleta ha infatti conquistato il primo posto in tutte le gare a cui ha preso parte quest'anno, confermando un potenziale tecnico cristallino. La giornata ha regalato anche momenti di intensa e correttissima rivalità interna, culminati in due veri e propri derby societari. Letizia Prestigiacomo ha conquistato un meritatissimo terzo posto, superando all'ultima e decisiva stoccata il compagno di sala Mattia Stacchiola, quest'ultimo autore comunque di una prestazione magistrale. Sul terzo gradino del podio è salito anche un radioso Emanuel Odunze, protagonista di un vero e proprio balzo in avanti grazie a una crescita costante che lo ha visto migliorare assalto dopo assalto.
Con questo ricco bagaglio di medaglie, felicità e preziosa esperienza, la Macerata Scherma saluta la stagione agonistica delle categorie più giovani, confermandosi una splendida realtà di crescita sportiva e umana per tutto il territorio. I riflettori rimangono tuttavia accesi per il prossimo importante appuntamento, fissato per il 24 maggio a Jesi, dove andrà in scena l'attesissimo campionato regionale a squadre Under 14.
La quinta edizione di “Giardini Nascosti”, nel borgo storico di Civitanova Alta, si svolgerà per la prima volta in più giorni, da giovedì 21 a domenica 24 maggio 2026.
Gli organizzatori della rassegna hanno scelto quest’anno un tema significativo, con il titolo: “La parola. Cucire le parole. C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare (Qoelet 3,7)”. “La parola nei social può ferire, suscitare odio, creare false notizie - spiegano -. Però la parola è alla base delle relazioni, purché prima ci sia l’ascolto dell’altro: quindi prima il tempo del silenzio poi la parola, come dice il versetto di Qoelet del sottotitolo". Nel corso dell’evento saranno proposti ai visitatori laboratori, mostre, presentazioni di libri, spettacoli musicali e di danza che avranno come denominatore comune proprio la parola. Non mancherà l’omaggio ad alcuni personaggi del borgo storico, al loro legame con Civitanova, alla loro arte: Magdalo Mussio, Alfredo Ruggeri, Claudio Gaetani.
La rassegna inizierà giovedì 21 maggio - ore 21 - al Giardino dei Frati Cappuccini con lo spettacolo Cantico Pittorico: sarà l’incontro fra il suono, che racconta l’altro e l’altrove dei canti dal mondo, e il segno pittorico in costante ricerca della relazione fra interiorità e contesti esterni. Ad esibirsi in questa performance il Primigenia Folk Lab di Serena Abrami e l’artista Paola Tassetti.
Venerdì 22 maggio - ore 21 - c’è la Residenza artistica “Libera Idea” di Paola Tassetti in via Aurora, con Femministe Selvagge e in dialogo con Lucia Tancredi.
Sabato 23 maggio sono in programma diversi eventi. Si partirà alle ore 10 al Giardino dei Frati Cappuccini con la conferenza di Fra Pietro Maranesi dal titolo: “Senza nulla di proprio secondo Francesco d’Assisi. Tra libertà e cura nella gestione della proprietà”. Alle ore 16, in via Porta Zoppa si ragionerà su “Civitas Nova nella Marca d’Ancona”, con l’ing. Ernesto Cecarini, mentre alle ore 18, allo spazio multimediale S. Francesco ci sarà l’omaggio a Magdalo Mussio a venti anni dalla scomparsa: “Stanza/Ombra/Traccia; parole, segni, frammenti”.
Nei prossimi giorni gli organizzatori presenteranno il programma di domenica 24 maggio, con le proposte che i visitatori troveranno in 35 giardini della città alta
Si è conclusa nel pomeriggio con un esito tragico la vicenda dell’84enne di Tolentino, allontanatosi da casa giovedì mattina e mai rientrato. Il corpo dell’uomo è stato individuato e recuperato dai Vigili del Fuoco in località Borgianello, nel territorio di Serrapetrona, dopo un’intensa attività di ricerca coordinata con le forze dell’ordine.
L’allarme era scattato nelle ore successive alla scomparsa, quando i familiari avevano denunciato ai Carabinieri il mancato rientro dell’anziano. L’uomo si era allontanato a bordo della sua Fiat Panda nera, diretto verso una proprietà situata proprio nel comune di Serrapetrona, ma non sarebbe mai arrivato a destinazione, facendo perdere le proprie tracce.
Le ricerche sono state avviate nella mattinata odierna dopo l’attivazione del piano di coordinamento da parte dei Carabinieri, che hanno richiesto il supporto dei Vigili del Fuoco. Sul campo hanno operato diverse unità specializzate, tra cui squadre cinofile, operatori con droni provenienti dall’Umbria e un elicottero decollato dall’Abruzzo, impegnati in un’ampia attività di sorvolo e perlustrazione delle aree più impervie.
È stato proprio il lavoro congiunto delle squadre a consentire il ritrovamento dell’uomo in una zona isolata. Una volta raggiunto il punto segnalato, i soccorritori non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell’84enne.
Il corpo è stato successivamente recuperato tramite l’elicottero impiegato nelle operazioni e trasportato in contrada Rancia, dove è stato consegnato alle autorità competenti. La salma resterà ora a disposizione del medico legale per gli accertamenti previsti, utili a chiarire con precisione le circostanze del decesso.
A Apiro, lungo la SP 117, un uomo di 52 anni alla guida della moto è finito contro un’auto per cause ancora in corso di accertamento. L’impatto ha reso necessario l’intervento immediato dei soccorsi. L'incidente è avvenuto intorno alle ore 16
Il motociclista è stato classificato in codice rosso ed è stato successivamente elitrasportato con Icaro all’ospedale di Torrette per le cure urgenti.
Si chiude con un’altra dimostrazione di forza la prima settimana della Giro d'Italia 2026, che sull’arrivo in salita di Corno alle Scale consegna la scena ancora una volta a Jonas Vingegaard. Il danese della Visma | Lease a Bike centra il secondo successo di tappa, imponendosi con un’azione nel finale che non lascia spazio agli avversari e conferma la sua condizione da grande favorito della corsa.
La giornata si sviluppa su ritmi elevati e con una battaglia continua per entrare nella fuga buona, segno di una tappa mai davvero sotto controllo completo del gruppo. L’azione si accende con diversi tentativi e con un gruppo di attaccanti che riesce inizialmente a prendere margine, ma senza mai ottenere un vantaggio realmente rassicurante. Il lavoro del gruppo, infatti, mantiene sempre la situazione aperta, preparando il terreno per una selezione naturale sulle salite decisive.
È proprio nella fase centrale e poi sull’ultima ascesa che la corsa si spezza. I movimenti in gruppo e le accelerazioni dei big ridisegnano progressivamente la tappa, fino a quando la salita finale diventa il giudice definitivo della frazione. In questo contesto emerge ancora una volta la solidità di Vingegaard, capace di leggere perfettamente i tempi dell’azione decisiva e di accelerare nel momento più importante, fino a staccare tutti negli ultimi 700 metri.
Alle sue spalle resiste Felix Gall, ma senza riuscire a contenere lo scatto conclusivo del danese, che chiude con un vantaggio netto e firma così una vittoria che pesa anche in chiave generale. Sul podio di giornata si inserisce un convincente Davide Piganzoli, protagonista di una prova di grande sostanza che lo porta a chiudere terzo a 34 secondi.
Se davanti si decide la tappa, alle spalle della lotta per la vittoria arriva invece una delle notizie più pesanti della giornata italiana. Giulio Pellizzari vive infatti una frazione complicata, andando in difficoltà già nelle prime fasi dell’ultima salita. Il corridore italiano perde contatto dai migliori nel momento chiave e chiude con un ritardo di 1’28”, segnale di una giornata storta proprio nel primo grande banco di prova di alta montagna.
Non cambia invece la situazione in classifica generale, dove Afonso Eulálio riesce a difendere la Maglia Rosa nonostante le difficoltà e il forcing degli uomini di classifica nelle fasi finali. Il leader continua così a guidare la corsa al termine di una tappa dura e selettiva, che ridisegna gli equilibri soprattutto tra gli inseguitori.
Il successo di Vingegaard, arrivato ancora una volta con autorità, conferma quindi un avvio di Giro in cui il danese si sta imponendo come riferimento assoluto in salita, mentre per il ciclismo italiano la giornata lascia l’amaro in bocca soprattutto per le difficoltà evidenziate da Pellizzari proprio nel momento in cui la corsa ha iniziato a fare davvero selezione. Ma è solo la prima settimana di corsa. Il Giro è ancora lungo.
(Foto Ansa)
i è svolto nei giorni 16 e 17 maggio 2026, il seminario intensivo di studio e formazione tradizionale e marziale. Ospitato dal Centro Arti Marziali e discipline del Benessere, a Piediripa, l’evento è stato organizzato da Andrea Bordi, Discepolo del Sifu Luigi Martone e Presidente dell'Asd Wuxing.
In parallelo alle attività formativa collettiva, Bordi ha inoltre avviato il percorso di aggiornamento tecnico relativo alla forma dei doppi coltelli.
Al termine delle attività, il maestro Martone ha espresso grande soddisfazione non solo per la serietà con cui il gruppo porta avanti il lavoro, ma anche per il clima di collaborazione e amicizia che ha caratterizzato l'intero evento.
La sessione di apertura di sabato è stata dedicata agli esami ufficiali e alla revisione tecnica della Danza del Leone, sotto la supervisione diretta del Caposcuola Nazionale della International Chiu Chi Ling Hung Gar Kung Fu Association, Sifu Luigi Martone.
In sede d'esame sono stati formalizzati i seguenti risultati:
Gabriele Cimorosi: conseguimento del Diploma di 2° Dyuhn (Allenatore).Demis Teodori (Istruttore Asd Wuxing) e Chiara Latini (Grado Nero): menzione per il lavoro svolto nello studio e nella preservazione della Danza del Leone.
Il pomeriggio di sabato e la mattinata di domenica sono stati riservati allo stage collettivo incentrato sulla forma Lau Gar Jeong.
Le sessioni di allenamento si sono concentrate sull'analisi approfondita dei principi strutturali, sullo studio delle applicazioni pratiche e sulle dinamiche biomeccaniche caratteristiche dell'Hung Gar tradizionale della Famiglia Chiu. All'evento era presente anche Massimiliano Pallotti, responsabile tecnico del settore Tai chi dell'associazione, in veste di praticante di stili esterni ed estimatore del Kung fu del maestro Martone. L'evento ha registrato la piena attuazione del programma tecnico previsto, consolidando la sinergia didattica tra i partecipanti e la commissione tecnica nazionale.
Dopo l’incontro del 14 maggio, promosso dall’Amministrazione Comunale di Potenza Picena e dedicato alla sicurezza della Strada Regina, anche alla luce della realizzazione del nuovo casello autostradale dell’A14, svoltosi nella sala convegni dell’azienda Elettromedia alla presenza del presidente Acquaroli, i Comitati “Una Valle da Vivere” esprimono condivisione e piena soddisfazione per le dichiarazioni del presidente della Regione Marche in merito all’intenzione di realizzare, in collaborazione con ANAS, un progetto per la messa in sicurezza della viabilità della Strada Regina, nel tratto compreso tra la SS16 e Fontenoce.
Non si parla, quindi, di una nuova strada, ma della valorizzazione dell’esistente attraverso ampliamenti, by-pass e rotatorie, interventi che potranno rendere la viabilità più sicura e sostenibile.
Già nel 2010 i Comitati spontanei, nel corso di numerosi incontri e attraverso nuove progettazioni elaborate con l’urbanista Giuseppe Malaisi, avevano espresso una netta contrarietà alla nuova superstrada sopraelevata a quattro corsie proposta dalla Provincia di Macerata, avanzando in alternativa soluzioni sostenibili ed efficaci, pienamente in linea con la recente visione della Regione Marche.
Diversa è invece la posizione dei Comitati rispetto alla proposta di nuova viabilità avanzata dalla Provincia di Maceratatra Villa Potenza e Sambucheto. Tale progetto prevede una nuova strada che attraverserebbe una campagna fragile dal punto di vista dell’ecosistema, caratterizzata da numerose zone esondabili, fertile e vocata a un’agricoltura di qualità. Inoltre, la nuova viabilità risulterebbe lontana dalle zone industriali di Montecassiano e Recanati e comporterebbe costi elevati, dovuti ai numerosi espropri e alla realizzazione di nuovi ponti sul fiume Potenza.
Nell’assemblea cittadina del 7 dicembre, svoltasi a Vallacascia di Montecassiano, i Comitati hanno illustrato una possibile progettazione alternativa: una nuova viabilità che utilizzi e ampli in parte i percorsi esistenti e preveda, solo in parte, una nuova bretella periferica a Sambucheto. Una soluzione che consentirebbe di evitare la distruzione di agricoltura, paesaggio e ambiente, con costi nettamente più contenuti.
Infine, i Comitati esprimono contrarietà e forte dissenso nei confronti del mega impianto fotovoltaico da 36 megawatt su 45 ettari previsto a Potenza Picena, ritenendolo causa di un evidente danno agricolo e paesaggistico in una valle che presenta anche una significativa vocazione storico-turistica.
La Recanatese chiude una delle stagioni più difficili degli ultimi anni nel modo migliore possibile, travolgendo il San Marino e conquistando una salvezza sudatissima ma meritata. Una gara che vale molto più del risultato, perché certifica la capacità di un gruppo di rialzarsi dopo un’annata complessa, fatta di alti e bassi e di grande pressione psicologica.
Contro un avversario volenteroso ma poco incisivo, i giallorossi hanno inizialmente faticato a sciogliersi, frenati dalla paura e dalla posta in palio. Per oltre un’ora la squadra ha giocato con il freno a mano tirato, senza riuscire a esprimere pienamente il proprio potenziale, ma con il passare dei minuti la qualità è emersa fino a indirizzare la partita.
Il protagonista assoluto è stato Gianmarco Pierfederici, autore di una straordinaria tripletta che lo porta a quota 14 gol stagionali, un bottino che lo consacra come punto di riferimento offensivo e ne premia generosità, crescita e continuità. La sua prestazione ha sbloccato una partita rimasta in equilibrio troppo a lungo.
Il primo tempo ha offerto poche emozioni, con ritmi bassi e occasioni sporadiche. La Recanatese ha provato a rendersi pericolosa con alcune iniziative, tra cui un traversone di Ale per Masala e una conclusione di Chiarella respinta da Meli, oltre a un tentativo di D’Angelo nel finale di frazione. Il San Marino ha risposto con qualche ripartenza, ma senza mai impensierire seriamente la retroguardia ospite.
Nella ripresa la squadra di Recanati ha mostrato un atteggiamento più deciso e aggressivo. Il vantaggio è arrivato al 7’ proprio con Pierfederici, bravo a finalizzare un’azione ben costruita da Chiarella. Il gol ha sbloccato definitivamente la gara, permettendo ai giallorossi di giocare con maggiore serenità e controllo.
Il raddoppio è arrivato alla mezz’ora con Ciccanti, autore di un elegante pallonetto dopo un’azione nata da un lungo lancio di Vecchio, mentre il tris ha certificato la superiorità della Recanatese con una manovra corale rifinita ancora da Pierfederici. Nel finale è arrivato anche il gol della bandiera del San Marino con Sambu, utile solo per le statistiche.
La Recanatese può così tirare un sospiro di sollievo e celebrare una salvezza che, a un certo punto della stagione, sembrava complicata da raggiungere.
RECANATESE (3-4-2-1): Fioravanti; Giusti, Vecchio, Cocino; Gori (14’st Eleuteri), Scorza, Ferro (31’pt Carano), Mordini; D’Angelo (36’st Di Francesco), Chiarella (14’st Ciccanti); Pierfederici (40’st Pesaresi) All.G.Pagliari A disp. Zagaglia, Paoltroni, Fiumanò, Mehmedi
SAN MARINO (4-3-3): Meli; Pericolini, Shiba, Ale, Brighi; Golfarelli (29’st Zulu), Milazzo (35’st Giacomini), Ziello; Masala (13’st Sambou), Melloni (13’st Cum), Rubino (13’st Della Salandra) All.Biagioni A disp. Coletta, Muteba, Silvestri, Kadu
Arbitro: Mansour Faye di Brescia
Reti. 7’st Pierfederici, 30’Ciccanti, 38’e 39’ Pierfederici, 42’Sambu
Si è svolto ieri il congresso provinciale del Partito Democratico, un appuntamento caratterizzato da ampia partecipazione e confronto politico.
Angelo Sciapichetti è stato rieletto all’unanimità segretario provinciale, confermando la continuità della guida del partito sul territorio. Francesco Borioni è stato eletto Presidente dell’assemblea, a testimonianza della nuova organizzazione interna.
Rinnovati anche gli organismi dirigenti: in direzione entrano numerosi esponenti tra cui Cristina Arrà, Francesca Baldassarri, Matteo Pascucci, Romano Carancini, Ninfa Contigiani, Claudio Cavallaro, Fulvio Esposito, Maura Catinari, Giulio Silenzi, Franco Frapiccini, Valentina Mordini, Tommaso Gaballo, Andrea Gentili, Massimo Montesi, Diego Nardi, Camilla Palmieri, Cesarina Pazzelli, Beatrice Pierini, Irena Pietrella, Martina Ramaccini e Mirta Romagnoli.
Confermati i vicesegretari Claudio Cavallaro e Andrea Gentili, insieme al tesoriere Giovanni Scoccianti. Stefano Dall’Aglio assume il ruolo di segretario organizzativo, mentre la nuova segreteria provinciale è composta da Riccardo Carota, Alessia Scoccianti, Tommaso Domizi, Matteo Catini, Antonella Cicconi, Federico Dari, Francesco Sopranzi e Raffaele Consalvi.
Nel suo intervento, Sciapichetti ha sottolineato il valore dell’unità e della partecipazione: “Il congresso è stata una bella occasione di incontro e confronto”, evidenziando l’impegno a costruire una nuova classe dirigente e a valorizzare i giovani. “Andiamo avanti con impegno, passione ed umiltà”, ha concluso.
Si è svolta ieri, sabato 16 maggio alle ore 19, la presentazione del libro “Fascisti e antifascisti. Tentativi di conciliazione”presso il dehors esterno di Palazzo Cortesi, in piazza Cesare Battisti. L’evento ha visto la partecipazione dello scrittore Ferdinando Bergamaschi e del filosofo Diego Fusaro, richiamando l’attenzione del pubblico su uno dei temi più complessi e dibattuti della storia politica italiana del Novecento.
La presentazione ha offerto un’occasione di approfondimento storico e filosofico sui tentativi di conciliazione e sulle strategie politiche attribuite al fascismo. Nel volume, Bergamaschi propone una lettura che interpreta alcune aperture del regime come parte di una strategia politica strutturata, legata anche all’idea di una “democrazia radicale e sostanziale di matrice roussoviana”, alternativa al modello parlamentare tradizionale.
Sono stati richiamati alcuni passaggi centrali del libro, dai Patti di pacificazione del 1921 ai rapporti con socialisti e sindacati, fino ai Patti Lateranensi del 1929 e ai tentativi di dialogo nella fase della Repubblica Sociale Italiana, con attenzione anche alla sinistra fascista e a figure culturali come Berto Ricci.
La presenza di Diego Fusaro ha contribuito ad arricchire il dibattito, offrendo ulteriori spunti di riflessione filosofica e interpretativa sui temi affrontati, con particolare attenzione alle letture del Novecento italiano e alle sue contraddizioni politiche e culturali.
L’evento si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione di Palazzo Cortesi, recentemente restaurato e destinato a diventare un nuovo polo culturale e ricettivo nel centro cittadino. La struttura, gestita da Sara Longarini, punta a coniugare ospitalità, cultura e ristorazione, con l’obiettivo di creare uno spazio di aggregazione aperto a cittadini e turisti.
Nonostante il tempo incerto, la presentazione si è comunque svolta regolarmente, trasferita per sicurezza sotto le logge adiacenti al dehors. A margine dell’incontro, gli ospiti sono stati accolti all’interno del palazzo per un aperitivo-cena.
Un ringraziamento a Sara Longarini e Diego Margione, che, insieme alla redazione di Picchio News, hanno curato l’organizzazione dell’evento. La presentazione è stata moderata da Paola Pauri, collaboratrice della stessa testata. L’iniziativa ha rappresentato uno dei primi appuntamenti di un calendario culturale più ampio che accompagnerà l’apertura completa della struttura prevista per la fine di giugno.
Il “Comitato No Discarica Cantagallo/Pollenza” interviene con un comunicato durissimo dopo l’assemblea dell’ATA 3 del 15 maggio 2026, descrivendo quanto accaduto come un momento di forte contrapposizione istituzionale e sociale. Nel testo si legge: “Eravamo presenti all’assemblea dell’ATA 3 del 15 maggio 2026. Siamo entrati indignati. Siamo usciti umiliati.”
Secondo il comitato, anche questa seduta avrebbe replicato un clima già visto nelle precedenti riunioni, segnato da tensione e da una forte chiusura al confronto. Nel comunicato viene denunciato “un incredibile livello di arroganza politica, di chiusura al confronto e di totale disprezzo verso i cittadini e verso i territori più piccoli che lascia attoniti”, con interventi giudicati sempre più duri e distanti dalle comunità coinvolte.
Il passaggio politico viene descritto come già definito a priori: “Non un ripensamento, non un dubbio, non un gesto di ascolto: solo la volontà di ribadire, con toni ancora più duri, una decisione già scritta e già costruita ad arte.” Nel mirino anche alcuni amministratori locali, indicati come simboli di una gestione squilibrata del territorio.
Ampio spazio viene dedicato alla posizione del sindaco di Civitanova Marche, criticato per il richiamo al “senso di responsabilità”. Nel comunicato si legge: “si trincera dietro la densità di popolazione e, naturalmente, il tanto decantato senso di responsabilità”, mentre il comitato contesta la logica secondo cui territori diversi avrebbero un peso differente nella gestione dei rifiuti.
Critiche anche al sindaco di Recanati, accusato di solidarietà tardiva: “si proclama solidale con noi a parole, peccato che questa solidarietà arrivi solo ora”, mentre sul sindaco di Macerata il tono è ancora più netto: “Di nuovo assente. Come nella precedente assemblea.”
Uno dei passaggi centrali riguarda la posizione di Pollenza e il suo ruolo storico nella gestione dei rifiuti provinciali. Il comitato sottolinea: “Pollenza è il Comune che da oltre trent’anni sopporta il peso del Cosmari”, aggiungendo che il territorio continua a subire impatti ambientali e sanitari significativi e che “continuerà a sopportare il Cosmari ancora per lunghissimo tempo”.
Nel documento viene contestata anche la scelta dei criteri adottati a livello provinciale: “Se la logica è davvero quella di ‘non penalizzare chi ha già sofferto’, allora Pollenza doveva essere la prima a essere esclusa. Invece è stata messa in cima alla lista dei sacrificabili.” Una decisione definita come “una contraddizione politica gigantesca” e un “insulto alla nostra storia e ai nostri sacrifici”.
Forti critiche anche al sistema di voto dell’ATA 3, definito non equilibrato: “Non si vota per teste, ma per peso demografico”, un meccanismo che secondo il comitato trasformerebbe il processo decisionale in una “dittatura numerica”.
Ampia parte del comunicato è dedicata al cosiddetto “senso di responsabilità”, considerato una giustificazione politica ricorrente. Nel testo si legge: “Abbiamo perso il conto di quante volte… gli amministratori favorevoli alla mozione hanno recitato il loro mantra preferito: dobbiamo avere senso di responsabilità verso i cittadini”, frase che viene contestata ricordando che “per quasi un decennio l’ATA 3 è rimasta immobile”.
La conclusione del comitato è un atto di forte contrapposizione istituzionale: “Noi cittadini di Pollenza non siamo sudditi, né tanto meno siamo territori di serie B o discariche viventi”. Il gruppo annuncia infine che la mobilitazione continuerà anche nelle sedi legali.
Grande festa per l' A.S.D. Sforzacosta, che conquista con un turno d’anticipo la promozione in Seconda Categoria al termine di una stagione da protagonista. La formazione maceratese centra il salto di categoria grazie al successo ottenuto contro la Corridonia, approfittando contemporaneamente del rallentamento del Morrovalle, fermato sul pareggio dal Colbuccaro.
Un incrocio di risultati che ha permesso allo Sforzacosta di creare un distacco ormai irraggiungibile sulle inseguitrici, facendo scattare la festa davanti al proprio pubblico. Un traguardo atteso e meritato per la società maceratese, che torna così in Seconda Categoria dopo un periodo di assenza.
I numeri della stagione confermano il valore del cammino compiuto dalla squadra: nelle 27 giornate disputate fino ad ora sono arrivate 20 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte, rendimento che ha consentito allo Sforzacosta di dominare il campionato e chiudere i conti con una giornata di anticipo.
Al triplice fischio è esplosa la gioia di squadra, società e tifosi, protagonisti di una giornata da ricordare per tutto l’ambiente biancorosso.
Già da giorni, comincia a salire la tensione mediatica intorno all’Hantavirus. I modi e le strategie narrative ricordano tragicamente quelli del coronavirus, cosicché ci troviamo a vivere una sorta di déjà vu. Si vocifera nemmeno troppo obliquamente del possibile ritorno di una epidemia in Europa, proprio nei giorni in cui, per ironia della sorte, il governo italiano ha varato il nuovo piano pandemico, attivo fino al 2029.
Non sappiamo, ovviamente, come andrà a finire, ma non ci stupiremmo affatto se dovesse ripresentarsi uno scenario analogo a quello del 2020, con il ritorno in pompa magna del Leviatano tecnosanitario. I virus e le epidemie esistono purtroppo da sempre, ma la vera novità della civiltà tecnomorfa contemporanea consiste nell’utilizzarle ad arte per riorganizzare il potere e il governo delle cose e delle persone, cavalcando l’emergenza come ars regendi.
Come non mi stanco di sottolineare, neoliberismo ed emergenza fanno sistema, cosicché l’ordine neoliberale e l’emergenza permanente si rovesciano dialetticamente l’uno nell’altra. L’emergenza infatti, soprattutto se amplificata dal discorso mediatico e dai monopolisti della parola, permette al potere neoliberale di imporre misure e norme proprie dello Stato d’eccezione che, in una condizione di normalità, mai verrebbero accettate e che è invece la situazione dell’emergenza a rendere non solo accettabili, ma, di più, necessarie.
D’altro canto, la tesi che avevamo sostenuto nel nostro libro del 2021, “Golpe globale”, è quella secondo cui l’emergenza presenta ormai un andamento a YoYo, alternando fasi 1 di emergenza radicale a fasi 2 di emergenza più blanda o latente. Stiamo dunque, dopo una lunga fase 2, per tornare alla fase 1? È una domanda che non possiamo eludere e per la quale tuttavia non abbiamo una risposta certa. Lo scopriremo presto.
Intanto, la sensazione è, inevitabilmente, quella del déjà vu. L’Hantavirus sembra a tutti gli effetti ricondurci alla stagione epidemica principiata nel 2020: l’allarmismo mediatico ha già cominciato a scaldare i motori e, oltretutto, si è già registrato il primo caso di quarantena per un italiano.
L’immarcescibile Burioni è intervenuto, spiegando che potremo tirare un sospiro di sollievo solo se tra 50 giorni non vi saranno contagi. Dulcis in fundo, riparte la corsa al siero santissimo, il sacro Graal delle multinazionali del farmaco.
L’emergenza permanente - giova insistervi - costituisce la cifra dell’ordine neo-liberale, che utilizza l’emergenza stessa come arte di governo per riplasmare le nostre vite e per riorganizzare a suo beneficio l’amministrazione delle cose e delle persone. Governare con l’emergenza è a tutti gli effetti la strategia più specifica dell’ordine tecnocapitalistico contemporaneo.
Perché questa peculiare ars regendi possa funzionare a pieno regime, occorre ovviamente terrorizzare ad arte la popolazione, amplificando mediaticamente le crisi: parafrasando Spinoza, la passione triste della paura rende i cittadini passivi e disposti a subire letteralmente tutto, a patto che quel tutto sia presentato come funzionale alla salvezza.
Come sempre, a dover essere messa in discussione non è certo l’existence delle emergenze, compresa quella epidemica: deve invece essere messo in discussione l’uso politico ed economico che di esse viene fatto dalla raison neoliberale, che le impiega per potenziare la propria struttura, per rinsaldare il proprio dominio di classe e per attuare più velocemente e senza impedimenti il proprio tableau de bord su scala planetaria.
Non si placano le onde d'urto dopo la tesissima assemblea dell’Ata3 di venerdì scorso, che ha approvato con il 63% dei voti dei sindaci la nuova graduatoria per la futura discarica provinciale. Dopo le proteste sollevate dai cittadini e dagli amministratori di Montefano (che occupa i primi due posti della terna con le zone Margherita e Fratte), il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi ha diffuso una nota ufficiale per spiegare il proprio fermo "no" alla delibera e, in particolare, al terzo sito individuato: la zona Cantagallo di Pollenza.
A differenza di altre componenti politiche, Sclavi ha rivendicato la scelta di non abbandonare l'aula durante le concitate fasi della votazione di venerdì in corso della Repubblica a Macerata. "In entrambe le sedute ho deciso con responsabilità di non uscire dall’aula ma di rimanere con coerenza per esprimere il mio voto contrario", ha precisato il primo cittadino di Tolentino.
L'affondo del sindaco Sclavi contesta nel merito il posizionamento del sito pollentino, che confina strettamente con il territorio da lui amministrato: "Non ho trovato corretto il ribaltamento prospettato. Far balzare in testa il sito di Cantagallo di Pollenza significa di fatto realizzare una discarica praticamente sul territorio di Tolentino".
Secondo Sclavi, la decisione dell'Ata non tiene conto della storia ambientale della zona: "Parliamo di un territorio già martoriato, che ospita ormai da cinquant'anni gli impianti del Cosmari e che in passato ha già dovuto farsi carico di una discarica comprensoriale nella zona di Santa Lucia, attualmente in fase di post mortem".
Oltre al danno territoriale, il sindaco di Tolentino contesta, esattamente come fatto venerdì dal comitato e dal vicesindaco di Montefano, il metodo politico con cui è stata stravolta la prima classifica dell’Università Politecnica delle Marche, modificando il peso dei criteri originari. "Resta il fatto che non ritengo corretto il principio che è stato adottato", ha chiosato Sclavi.
È stata inaugurata ieri pomeriggio a Monte San Martino la nuova sede dell’associazione giovanile "Martinelli 603", un progetto nato dal desiderio semplice e potente di ritrovarsi, stare insieme e immaginare il futuro del paese.
La nuova casa dei giovani è stata realizzata nei locali di una ex fabbrica, una maglieria nata più di cinquant’anni fa per dare lavoro a tante ragazze del paese. Oggi quello stesso spazio torna a vivere con una nuova vocazione: come luogo di relazioni, idee, incontri, feste, iniziative e partecipazione.
Un passaggio di testimone ideale tra generazioni, dentro mura che hanno già custodito lavoro, sogni e pezzi importanti di vita comunitaria. Il nome scelto racconta bene lo spirito dell’associazione. "Martinelli" è infatti il soprannome con cui vengono chiamati i ragazzi di Monte San Martino, mentre "603" richiama i metri di altitudine del paese sul livello del mare. Un nome identitario, affettuoso, profondamente legato alla terra da cui nasce.
"L’idea è nata quasi per caso, durante una cena della Pro Loco - racconta il presidente Daniele Ercoli - ma in realtà rispondeva a un bisogno che sentivamo tutti. Negli ultimi anni diversi esercizi pubblici del paese hanno chiuso e i luoghi di ritrovo sono diventati sempre meno. Noi giovani volevamo creare uno spazio nostro, ma aperto a tutti, un’occasione per uscire di casa, incontrarsi, organizzare qualcosa, sentirsi parte attiva della comunità".
La risposta è stata immediata. Ancora prima dell’inaugurazione, “Martinelli 603” aveva già superato i sessanta iscritti tra i giovani del paese, a cui si aggiungono amici dei Comuni vicini legati in vario modo a Monte San Martino, che si propone quindi come polo di attrazione sociale per i giovani.
La sede resterà aperta soprattutto durante l’inverno, quando le occasioni di aggregazione sono più rare, mentre in estate l’associazione affiancherà e completerà le attività del chiosco ai giardini pubblici, con l’obiettivo di animare le serate e creare nuovi momenti di incontro.
"La sede è a disposizione della comunità e delle altre associazioni del paese – prosegue Ercoli –. Già da subito ospiterà iniziative e momenti conviviali, a partire dalla festa scudetto dell’Inter organizzata dal gruppo Monte San Martino Nerazzurra. Vogliamo che questo diventi un luogo vivo, attraversato da tante persone e da tante energie diverse".
Un risultato reso possibile grazie a un grande lavoro collettivo. I locali sono stati concessi gratuitamente dai proprietari e tanti ragazzi, insieme a tecnici e volontari, hanno contribuito alla sistemazione degli spazi senza chiedere compensi.
"Senza l’aiuto di tutti sarebbe stato impossibile – sottolinea il presidente –. I costi sarebbero stati troppo alti e non ce l’avremmo fatta. Ma anche questo significa comunità: mettere a disposizione tempo, competenze e passione per raggiungere insieme un obiettivo comune".
I giovani si sono dati uno statuto, hanno registrato formalmente l’associazione e hanno eletto un direttivo composto da undici persone. Daniele Ercoli è il presidente, Caterina Ghezzi la vicepresidente, Riccardo Pietrangeli il segretario e Marta De Angelis la tesoriera. Fanno parte del direttivo anche Alessandro Ghezzi, Irene Virgili, Federico Pietrangeli, Lucia Regoli, Matteo Paciaroni, Mattia Recchioni e Valerio Virgili.
Sono gli stessi giovani che già da anni animano la vita del paese in forme diverse: suonano nella banda e nel gruppo pop locale, giocano nella squadra di calcio, collaborano con la Pro Loco, organizzano giochi, feste e attività estive. Giovani che, spesso, indossano più “divise” della stessa comunità, come Mattia Recchioni, esempio di una generazione che non vuole limitarsi a guardare, ma sente il bisogno di partecipare.
Per sostenere le prime spese l’associazione ha già realizzato una linea di merchandising con felpe, magliette, shopper e adesivi, caratterizzati da grafica, colori e logo di “Martinelli 603”. Tra le idee più originali spicca una t-shirt dedicata ai cambiamenti climatici, che immagina ironicamente una Monte San Martino nel 2067 con la spiaggia: un modo leggero e creativo per parlare anche dei grandi temi del presente.
Il programma dei prossimi mesi è già ricco di idee. I ragazzi stanno lavorando all’organizzazione di eventi, feste, viaggi e anche a un’iniziativa di beneficenza, confermando la volontà di non limitarsi alla gestione di uno spazio, ma di costruire un vero percorso associativo e inclusivo.
A tagliare il nastro è stato il vicesindaco Piernicola Abbati, che ha sottolineato il valore simbolico e concreto dell’iniziativa. "Quello di oggi non è un semplice taglio del nastro – ha sottolineato Abbati – ma l’inizio di un percorso coraggioso. Questi ragazzi hanno scelto di mettersi in gioco, di non aspettare che qualcosa accada, ma di costruire con le proprie mani un luogo e una possibilità. Devono continuare a sognare il loro futuro e quello della nostra comunità, senza fermarsi alle prime difficoltà. La loro energia può diventare un esempio per le generazioni che verranno. L’amministrazione comunale sarà al loro fianco".
La parola futuro accompagna ogni iniziativa che vede protagonisti i giovani, ma nei piccoli paesi dell’entroterra, segnati dallo spopolamento e dalla difficoltà di trattenere energie nuove, assume un significato ancora più profondo. Diventa una parola concreta, quasi una forma di resistenza.
Restare, incontrarsi, aprire una sede, organizzare attività, ridare vita a uno spazio chiuso: sono gesti che raccontano una volontà precisa, quella di continuare a credere nel proprio paese.
A ricordarlo c’è anche lo striscione che campeggia sopra l’ingresso principale della nuova sede. Una linea del tempo parte dal 1240, anno del riconoscimento di Monte San Martino come Comune autonomo, e attraversa alcune delle tappe più significative della storia locale: le opere dei Crivelli, la fondazione della Società Operaia, la nascita della Sportiva, la visita di Re Carlo d’Inghilterra. Poi la linea prosegue con un tratteggio infinito.
"Perché il futuro del paese è ancora tutto da scrivere", ha tenuto a precisare Daniele Ercoli. E da ieri, a Monte San Martino, quella pagina bianca ha una nuova casa, una nuova voce e il volto dei suoi ragazzi.
(Articolo di Leonardo Virgili per i ragazzi del paese)
Nella pausa tra due respiri, si nasconde la chiave per superare ogni conflitto
Nella tradizione giapponese, il Ma (間) rappresenta l'equilibrio tra presenza e assenza, tra pieno e vuoto, lo spazio che dà senso alla forma. Nella musica è la pausa tra le note che impedisce loro di divenire rumore; nella pittura è il bianco che definisce i colori. In amore è il silenzio condiviso che disinnesca il conflitto e salva la relazione. Il Ma in questo caso diventa la chiave per dare un senso più profondo alle parole, specialmente quando queste rischiano di diventare armi durante un litigio.
In Occidente, siamo dominati dall’ esigenza del chiarimento immediato. Spinti dall'urgenza di aver ragione, cerchiamo lo scontro frontale senza la lucidità necessaria, finendo inevitabilmente per peggiorare la situazione. Dal punto di vista neuroscientifico, in quei momenti entriamo in uno stato emotivo alterato: il battito accelera, i livelli di cortisolo si impennano e l’amigdala prende il comando, attivando risposte arcaiche di attacco o fuga. In tale contesto si rivela impossibile l’ascolto empatico.
Il Ma interviene proprio qui, agendo come un regolatore del sistema nervoso. Non è silenzio punitivo o sintomo di freddezza, esso è, al contrario, un gesto d’amore. Praticarlo significa dire all'altro: « non voglio ferirti mentre la mia mente è offuscata». Siamo poco abituati al silenzio perché esso ci spoglia delle nostre difese e ci costringe ad ascoltarci.
La saggezza orientale ci insegna il valore del «vuoto condiviso». La coppia decide di comune accordo di fermarsi: pochi minuti di sola vicinanza fisica, in cui abitare lo stesso spazio e sentire il respiro dell’altro. È una forma di co-regolazione: i corpi si sincronizzano, uscendo dalla percezione di pericolo e placando lo stress. Solo allora la parola torna ad essere uno strumento di costruzione e non di distruzione.
Gli studi testimoniano che questo silenzio intenzionale agisce secondo una precisa sequenza temporale: 1-3 minuti: il respiro si regolarizza e il battito cardiaco si abbassa; 4-6 minuti: si riduce il cortisolo, riattivando la capacità di analisi; Oltre i 7 minuti: avviene la sincronizzazione corporea, con conseguente attivazione dell’empatia.
Il silenzio non è dunque un'assenza, ma un’intensità ritrovata. È la scelta consapevole di non cedere all’ascolto reattivo, nato dal bisogno egoistico di scaricare la rabbia sul partner. La maturità emotiva non risiede nel parlare di tutto subito, ma nel sapere quando tacere per proteggere chi amiamo.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all’avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa agli abbonamenti standard riguardo contratti predisposti unilateralmente dalla società quali quelle riguardanti le pay tv.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana alla domanda posta da un lettore di Matelica che chiede: “Ho firmato il contratto standard sottoposto per concludere il contratto con una pay tv, dopo anni mi vengono chiesti dei soldi per i rinnovi automatici: è legittimo?”.
Garantendo una sempre maggiore offerta di intrattenimento, sport, cinema e programmi televisivi per tutti i gusti, oggi le pay tv attraggono milioni di consumatori, proprio per questo motivo, una recente decisione della Corte di Cassazione è destinata ad avere effetti molto importanti nei rapporti tra utenti e società che forniscono servizi continuativi in abbonamento.
La decisione affronta una situazione estremamente frequente: molti contratti standardizzati prevedono infatti il rinnovo automatico dell’abbonamento in assenza di disdetta da parte del cliente, spesso il consumatore firma il modulo senza soffermarsi sulle condizioni generali, per poi ritrovarsi, richieste di pagamento per canoni, interessi di mora e penali.
È quanto accaduto nel caso definito in Cassazione, nel quale un privato aveva sottoscritto un contratto di abbonamento con una pay tv e, a distanza di anni, si era visto richiedere oltre mille euro per canoni maturati nell’arco di un triennio, oltre a interessi e penali connesse anche alla mancata restituzione della smart card; secondo la società fornitrice del servizio, il contratto si era automaticamente rinnovato in assenza di disdetta, circostanza questa contestata dal consumatore sostenendo di non averla mai approvata in modo espresso e consapevole.
A tal proposito, proprio il secondo comma dell’articolo 1341 c.c., disciplina le condizioni generali di contratti predisposti unilateralmente da una delle parti stabilendo che alcune clausole considerate vessatorie devono essere approvate specificamente per iscritto e, tra queste, rientrano anche quelle relative al rinnovo automatico del contratto; la ratio della norma è chiara: evitare che il consumatore accetti inconsapevolmente condizioni sfavorevoli inserite all’interno di moduli standardizzati predisposti dal professionista.
Proprio per questo il legislatore richiede una doppia manifestazione di volontà, vale a dire una firma generale per aderire al contratto e una firma ulteriore, autonoma e separata, per approvare le clausole vessatorie. Secondo la Cassazione, tale requisito non costituisce una mera formalità burocratica, ma rappresenta un concreto strumento di tutela della consapevolezza contrattuale del consumatore.
Nel contratto contestato, inoltre, veniva utilizzato il cosiddetto sistema “opt-out”, attraverso il quale il cliente firmava una dichiarazione generale di accettazione di tutte le condizioni contrattuali e solo in un momento successivo era chiamato, eventualmente, a escludere le clausole ritenute non desiderate mediante la compilazione di apposite caselle.
Anche tale meccanismo è stato ritenuto non conforme alla disciplina vigente, la Suprema Corte ha chiarito che la logica del codice civile opera in senso opposto: non spetta al consumatore attivarsi per eliminare le clausole sfavorevoli, ma è il professionista a dover acquisire un consenso espresso, specifico e consapevole sulle condizioni maggiormente onerose.
Secondo i giudici, il modello contrattuale adottato dalla società finiva così per “rovesciare” il sistema di tutela previsto dall’articolo 1341 c.c., favorendo il rinnovo automatico del contratto senza garantire una reale consapevolezza del consumatore.
Uno dei passaggi centrali della decisione riguarda il significato della firma separata: la Cassazione precisa che tale sottoscrizione ha la funzione di richiamare in modo effettivo e inequivocabile l’attenzione del contraente sulle clausole che possono incidere in maniera significativa sui suoi diritti o sui suoi obblighi economici, come quelle relative ai rinnovi automatici, alle penali o alle limitazioni del diritto di recesso.
Non è quindi sufficiente che tali condizioni siano semplicemente inserite in moduli lunghi e complessi: in assenza di una specifica approvazione, esse devono ritenersi inefficaci.
Pertanto, in risposta al nostro lettore, si può affermare che: “Qualora il contratto di abbonamento pay tv contenga una clausola di rinnovo automatico non approvata con firma specifica e separata, tale clausola può essere considerata inefficace ai sensi dell’art. 1341 c.c.; di conseguenza, il consumatore ha diritto di contestare le richieste di pagamento relative ai rinnovi successivi, comprese penali e interessi maturati” (Cass. Civ., Ordinanza n. 12153/2026).
Rimango in attesa, come sempre, delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.