Cala il sipario sull’edizione 2026 del Teatro della Comunità, storico progetto che da anni porta teatro, cultura e partecipazione negli spazi della città. Dopo quattordici serate di prove e il debutto davanti al pubblico, i registi Marco Di Stefano e Tanya Khabarova affidano ai ringraziamenti il bilancio di un’esperienza che ha coinvolto attori, tecnici, volontari, sostenitori e cittadini.
Il numero 113 del Teatro della Comunità ha trovato casa al parco Trovellesi, a Fontespina, in un anfiteatro da circa 200 posti che nel corso delle prove ha attirato la curiosità degli abitanti della zona e dei frequentatori del parco.
Al centro dello spettacolo, il tema dei defunti che protestano perché non vengono più ricordati, affrontato con una chiave grottesca e metaforica, ma anche con poesia e leggerezza.
«Lo spettacolo è stato avvincente – racconta Marco Di Stefano – e il tema metaforico e grottesco dei defunti che protestano perché non ricordati è stato giocato con poesia e leggerezza».
Tra gli elementi scenici più particolari, un vecchio telefono, diventato nella storia il tramite tra l’aldilà e il mondo dei vivi. Una scelta che ha assunto anche un valore generazionale: «I più giovani non ne avevano mai toccato uno», osserva Di Stefano.
Nel racconto, un funzionario e il suo assistente, interpretati rispettivamente da Stefano Bianchi e Raffaele Ripari, hanno fatto da filtro alle richieste che i defunti rivolgevano ai vivi. Tra i personaggi che hanno lasciato il segno anche quello interpretato da Gina Moschettoni, protagonista di un delirante percorso culinario ispirato alla Grande abbuffata.
Ma a conquistare il pubblico è stato l’intero gruppo degli interpreti. «Tutti gli attori, per una volta, bravissimi, erano assolutamente in parte ed efficaci, dal più piccolo al meno giovane», sottolinea Di Stefano. Il risultato sono stati grandi applausi durante e al termine della rappresentazione.
Il regista rivolge quindi un lungo ringraziamento a quanti hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo: da Giovanni Scarpetta, per le riprese e l’assistenza, a Gold TV, per le riprese e le interviste, fino al Comune di Civitanova Marche, che da anni sostiene il progetto.
«Ci auguriamo che in futuro si possa ripetere», è l’auspicio di Di Stefano, che sottolinea come senza la collaborazione di tutte le persone coinvolte sarebbe stato impossibile portare avanti il laboratorio.
Sul palco si sono alternati Stefano Bianchi, Monia Ciminari, Maria Vittoria Bianchi, Gianfranco Gironacci, Maria Stortini, Daniel Trefoloni, Gina Moschettoni, Marco Zamponi, Seidi Pettinelli, Raffaele Ripari, Ibrahima Ndao, Alice Cingolani, Maria Pezzotta, Renata Sacchi, Pierina Santini, Wanny Vitolo, Luca Massetani e Flavio Ottani.
Le musiche sono state curate da Tanya Khabarova e Antonio Ferdinando Di Stefano, mentre Eliseo Mozzica Freddo si è occupato di luci e audio, con la collaborazione di Giovanni Scarpetta.
Con la conclusione dell’edizione 2026, il Teatro della Comunità chiude così un altro capitolo della propria lunga storia. Un progetto che, oltre alla rappresentazione finale, continua a vivere soprattutto nel percorso condiviso tra gli attori e nella capacità di trasformare un luogo della città in uno spazio di incontro, cultura e partecipazione.
Nuovo arrivo in casa Matelica. La società biancorossa ha annunciato nelle scorse ore il tesseramento dell’attaccante Matteo Sartori, innesto di esperienza che va a rinforzare ulteriormente il reparto offensivo.
Classe 1991, Sartori arriva dal Fano, con cui nella scorsa stagione ha conquistato i playoff di Promozione, contribuendo alla promozione in Eccellenza. Indimenticabile, in particolare, il suo gol nella finale contro l’Azzurra Colli: una spettacolare conclusione dalla distanza, addirittura da circa 40 metri, che ha permesso al Fano di riequilibrare la partita prima del successo ai calci di rigore.
Sartori vanta una carriera lunga e ricca di esperienze, anche in categorie importanti. Cresciuto nel Misano, ha vestito tra le altre le maglie di San Marino in Lega Pro Seconda Divisione, Spal in Serie D, Rimini in Lega Pro Seconda Divisione, Jesina, Recanatese, Dro Calcio, Pianese e Marignanese Cattolica in Serie D.
Nel corso della sua carriera ha inoltre giocato con Fya Riccione, K-Sport Montecchio Gallo e Urbino, tutte esperienze maturate nel campionato di Eccellenza.
Un intero fine settimana dedicato alla scoperta di uno dei patrimoni culturali più preziosi delle Marche. Sabato 12 e domenica 13 settembre il FAI Marche propone “Lo splendore dei Teatri Unesco nelle Marche”, iniziativa che per la prima volta riunirà in un unico appuntamento gli otto teatri marchigiani inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.
Sei saranno le strutture visitabili nella giornata di sabato 12 settembre, mentre le altre due apriranno le porte al pubblico domenica 13. Un’occasione per conoscere da vicino i teatri condominiali all’italiana, modello architettonico e culturale unico, riconosciuto dall’UNESCO lo scorso 26 luglio con la proclamazione del “Sistema dei teatri condominiali all’italiana dell’Italia Centrale tra XVIII e XIX secolo” a Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
L’iniziativa nasce dalla volontà del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano di contribuire alla conoscenza e alla valorizzazione di questo patrimonio, sottolineandone il valore storico, artistico e identitario. Il progetto è realizzato in sinergia con la Regione Marche, insieme alle amministrazioni comunali e alle fondazioni che gestiscono e valorizzano i diversi teatri.
«Lo splendore dei Teatri Unesco nelle Marche» coinvolgerà le delegazioni territoriali FAI, che accompagneranno i visitatori attraverso programmi di visita differenziati.
Sabato 12 settembre
La prima giornata sarà particolarmente ricca, con sei teatri aperti.
A Jesi, il Teatro G.B. Pergolesi sarà visitabile con un turno unico alle 18, su prenotazione.
Ad Ascoli Piceno, il Teatro Ventidio Basso aprirà dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17.
A Offida, sarà possibile visitare il Teatro Serpente Aureo dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17.
A Macerata, il Teatro Lauro Rossi proporrà turni di visita dalle 17 alle 19.
A San Severino Marche, il Teatro Feronia sarà protagonista di un turno unico alle 21.30.
A Fermo, infine, il Teatro dell’Aquila sarà visitabile alle 11, con partecipazione su prenotazione.
Domenica 13 settembre
La seconda giornata sarà dedicata agli altri due teatri marchigiani inseriti nel riconoscimento UNESCO.
A Fabriano, il Teatro Gentile da Fabriano accoglierà i visitatori alle 17.30, con turno unico su prenotazione.
A Urbania, il Teatro Bramante proporrà due appuntamenti, alle 10.30 e alle 16.
L’iniziativa rappresenta un’occasione particolare per scoprire non soltanto la storia dei singoli edifici, ma anche il sistema culturale e sociale che ha dato origine ai teatri condominiali all’italiana, una delle espressioni più originali della tradizione teatrale dell’Italia centrale tra Settecento e Ottocento.
Il riconoscimento Unesco ha infatti riunito sotto un’unica denominazione otto realtà profondamente legate ai rispettivi territori e alla storia delle comunità che le hanno costruite e mantenute nel tempo.
Il FAI Marche punta così a trasformare il riconoscimento internazionale in un’opportunità concreta di conoscenza e partecipazione, portando il pubblico dentro luoghi che rappresentano una parte fondamentale dell’identità culturale regionale.
Per due giorni, dunque, le Marche metteranno in mostra i propri teatri storici, con un itinerario che attraverserà Jesi, Ascoli Piceno, Offida, Macerata, San Severino Marche, Fermo, Fabriano e Urbania, celebrando un patrimonio che dal palcoscenico locale è arrivato sul più prestigioso palcoscenico internazionale: quello dell’Unesco.
Dalle microalghe ai fondi di caffè, passando per le trebbie di birra: la ricerca di Natasha Waris, dottoranda dell’Università di Camerino, arriva sul palcoscenico europeo. La giovane ricercatrice è stata infatti selezionata tra i 100 finalisti europei di EU TalentOn 2026, la competizione scientifica promossa dalla Commissione europea e dedicata a ricercatrici e ricercatori all’inizio della loro carriera.
L’appuntamento è in programma a Brest, in Francia, dal 7 all’11 settembre, dove i finalisti provenienti da diversi Paesi europei si confronteranno per cinque giornate attraverso sessioni di brainstorming, workshop, incontri e attività dedicate alle grandi sfide della ricerca europea.
La candidatura di Waris nasce dal suo percorso di dottorato a Unicam ed è stata selezionata nell’ambito della Mission Arena “A Soil Deal for Europe”, collegata alla Missione dell’Unione europea dedicata alla tutela e alla salute dei suoli.
La ricercatrice svolge la propria attività presso il Soil Biodiversity and Monitoring Lab della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, sotto la supervisione della professoressa Antonietta La Terza, responsabile del laboratorio.
Al centro del suo lavoro c’è il progetto AlgaeBrew, finanziato nell’ambito di EU ERA-NET SUSFOOD2, attraverso il quale Natasha studia lo sviluppo e la valutazione di biofertilizzanti e biostimolanti a base di microalghe e sottoprodotti organici.
Tra le materie prime analizzate ci sono anche prodotti di scarto apparentemente lontani dal mondo della ricerca, come fondi di caffè e trebbie di birra. L’obiettivo è capire come questi materiali possano essere trasformati in risorse utili per l’agricoltura, valutandone gli effetti sulle proprietà del suolo, sulla crescita e sulla salute delle piante e sul microbioma della rizosfera.
Una ricerca che si inserisce pienamente nella transizione verso modelli agricoli più sostenibili e circolari: trasformare i flussi di scarto in nuove risorse significa infatti favorire il riciclo dei nutrienti e la salute del suolo, riducendo allo stesso tempo lo spreco di materiali.
La partecipazione a EU TalentOn rappresenterà ora per la dottoranda Unicam un’importante occasione di confronto internazionale. A Brest i 100 giovani ricercatori saranno chiamati a lavorare insieme sulle cinque Missioni europee di Horizon Europe, attraverso sessioni di brainstorming, workshop, incontri e attività di confronto dedicate alle grandi sfide della ricerca e dell’innovazione.
CIVITANOVA MARCHE – Alla vista dei finanzieri avrebbe prima gettato un borsello, poi si sarebbe tuffato in mare nel tentativo di evitare i controlli. Una fuga durata però poco: una volta uscito dall’acqua, l’uomo è stato fermato e identificato. Nel corso degli accertamenti sono stati trovati 75 grammi di hashish, un bilancino e 1.145 euro in contanti.
È il risultato di un'operazione antidroga condotta dalla Guardia di finanza di Civitanova Marche nei pressi di uno chalet del lungomare nord, nell’ambito dei servizi di prevenzione e contrasto ai traffici illeciti.
L’operazione è scattata a seguito di una mirata attività info-investigativa. I militari della Compagnia di Civitanova Marche hanno effettuato una serie di controlli con l’ausilio di un cane antidroga, che avrebbe consentito di individuare un cittadino di origini tunisine, regolarmente soggiornante in Italia.
Secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, alla vista dei militari l’uomo avrebbe cercato di eludere gli accertamenti, prima abbandonando un borsello e poi tuffandosi in mare. Dopo essere tornato a riva è stato fermato e identificato.
Le successive verifiche hanno portato al rinvenimento di circa 75 grammi di hashish, oltre a un bilancino di precisione e 1.145 euro in banconote di diverso taglio. Secondo gli investigatori, il denaro sarebbe riconducibile al presunto profitto dell’attività illecita, anche alla luce dell’assenza di un'occupazione o di un contratto di lavoro.
L’uomo è stato quindi arrestato in flagranza con l’accusa di traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope. Droga, bilancino e denaro sono stati sottoposti a sequestro probatorio. Sulla base degli elementi raccolti, l’Autorità giudiziaria ha disposto una misura di custodia cautelare personale.
L’operazione ha portato anche ad altri risultati. Nell’ambito dei controlli effettuati nella stessa zona, i finanzieri hanno individuato tre ulteriori persone, segnalate alle competenti Prefetture quali assuntori e detentori di sostanze stupefacenti. Complessivamente sono stati sequestrati circa 10 grammi di hashish, sottoposti a sequestro amministrativo.
MACERATA – Il concerto di Serena Brancale in programma questa sera allo Sferisterio di Macerata è stato annullato.
La comunicazione è arrivata dagli organizzatori di Sferisterio Live+, che hanno spiegato la cancellazione con «motivi organizzativi indipendenti dalla volontà dell’artista e di Sferisterio Live+».
Un annuncio che arriva a poche ore dall’appuntamento e che lascia quindi senza concerto il pubblico che aveva acquistato il biglietto per la serata.
Gli organizzatori hanno fatto sapere che chi ha acquistato i biglietti online o nei punti vendita autorizzati potrà richiedere il rimborso. La richiesta dovrà essere effettuata entro 20 giorni a partire da oggi, secondo le modalità previste per il canale attraverso il quale è stato effettuato l’acquisto.
Resta invece la speranza di poter recuperare in futuro l’appuntamento con l’artista. «Speriamo di vedere presto Serena sul palco dello Sferisterio», è il messaggio affidato agli organizzatori dopo l’annullamento.
Per il momento, dunque, il concerto di questa sera non si terrà e il pubblico è invitato a procedere con le richieste di rimborso entro i termini indicati.
(Foto tratta dalla pagina ufficiale facebook di Serena Brancale)
MONTECOSARO – Quattro concerti, grandi interpreti e le suggestive chiese del centro storico a fare da cornice. Montecosaro si prepara ad accogliere la 37ª edizione del “Settembre Musicale Montecosarese”, storica rassegna di musica classica organizzata dalla Corale Santa Cecilia e dal Blog Montecorriere.
La manifestazione, che anche quest’anno sarà a ingresso libero, prenderà il via sabato 12 settembre e proporrà un programma capace di spaziare dall’organo alla musica vocale, dalla fisarmonica elettronica alla tradizione della coralità polifonica.
Ad aprire la rassegna, nella chiesa di Sant’Agostino, sarà il concerto “Vox Callidi”, realizzato in collaborazione con il festival “Terra d’Organi Antichi”. Protagonista sarà l’organista messicano Felipe Adrian Rojero, chiamato a far risuonare il prezioso organo storico Gaetano Callido, accompagnando il pubblico attraverso alcune delle grandi sonorità della tradizione organistica.
Il secondo appuntamento è fissato per sabato 19 settembre, nella chiesa delle Anime, con “Nelle Anime, la voce e le sei corde”. Sul palco il soprano Chiara Marangoni e il chitarrista classico Vincenzo Ruggiero, impegnati in un programma nel quale voce e chitarra dialogheranno attraverso un repertorio raffinato e suggestivo.
Domenica 20 settembre, nuovamente nella chiesa di Sant’Agostino, sarà invece la volta di Diego Trivellini con lo spettacolo “101 strumenti in una fisarmonica speciale”. Al centro dell’esibizione le potenzialità della fisarmonica elettronica, utilizzata per riprodurre le sonorità di un’intera orchestra attraverso un unico strumento. Una proposta originale che punta a mettere insieme innovazione, tecnica e spettacolo.
A chiudere la rassegna, sabato 27 settembre, sarà come da tradizione la Rassegna di Cori Polifonici. Accanto alla Corale Santa Cecilia di Montecosaro si esibiranno il Coro Città di Sassoferrato e il Chorus Marignanensis di San Giovanni in Marignano, per una serata dedicata alla tradizione della musica corale.
«Ogni edizione del Settembre Musicale Montecosarese rappresenta un momento di crescita e di rinnovata passione», sottolinea il direttore artistico Giorgio Quattrini, che evidenzia il valore della rassegna come occasione di incontro tra artisti, pubblico e territorio.
Per Quattrini, infatti, il Settembre Musicale non è soltanto una successione di concerti, ma «un vero e proprio percorso che intreccia storia, tradizione e innovazione», capace di riportare al centro la forza e l’attualità della musica classica.
Un ruolo fondamentale è affidato anche alle location. Le storiche chiese del centro di Montecosaro, con il loro patrimonio artistico e architettonico, diventeranno parte integrante dell’esperienza musicale. Quest’anno, invece, resterà fuori dal programma il Teatro delle Logge, abitualmente protagonista della manifestazione, per consentire i lavori di restauro. L’obiettivo è restituire in futuro alla rassegna un teatro ancora più bello e accogliente.
Il Settembre Musicale si conferma così anche uno strumento di valorizzazione del patrimonio storico e culturale di Montecosaro, mettendo in relazione la musica con i luoghi e con la comunità.
Una scelta importante riguarda inoltre l’accessibilità: nonostante le difficoltà organizzative ed economiche, gli organizzatori hanno deciso di mantenere gratuiti tutti i concerti. «È una scelta alla quale teniamo molto – spiega Quattrini – perché permette a chiunque di avvicinarsi alla grande musica».
Il direttore artistico rivolge infine un ringraziamento a tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione della rassegna: dalla presentatrice Maria Tiziana Pepi al fotografo Marco Castignani, dalla Corale Santa Cecilia ai numerosi collaboratori, oltre al Banco Marchigiano, storico sponsor dell’iniziativa, e all’Amministrazione comunale di Montecosaro per il sostegno economico e morale.
Dopo 37 anni, il Settembre Musicale Montecosarese rinnova dunque il proprio appuntamento con il pubblico, confermandosi uno degli eventi culturali più longevi e significativi del territorio.
Lavorare, fare un tirocinio o un apprendistato in un altro Paese dell’Unione europea. Sono le opportunità al centro del laboratorio di orientamento EURES Targeted Mobility Scheme (TMS), in programma a Macerata per aiutare cittadini e giovani a conoscere e utilizzare gli strumenti disponibili per la mobilità professionale in Europa.
L’iniziativa è promossa da Eurodesk Italy, in collaborazione con il coordinamento nazionale Eures TMS, la rete nazionale Eures Italia, i Centri Eurodesk del Comune di Civitanova Marche, ente capofila, e Europe Direct Marca di Camerino, insieme all’Università degli Studi di Macerata e al Centro di Documentazione europea, ospitato dall’Ateneo.
L’appuntamento è fissato per mercoledì 23 settembre, dalle 10 alle 12, all’Università di Macerata, al Polo Pantaleoni, Aula Verde, in via della Pescheria Vecchia 26.
L’obiettivo del laboratorio è fornire ai partecipanti gli strumenti necessari per affrontare un’esperienza professionale in un altro Paese dell’Ue, illustrando le possibilità offerte dal programma Eures Tms, che sostiene la mobilità lavorativa attraverso opportunità di lavoro, tirocinio e apprendistato.
Il programma è finanziato nell’ambito della componente Employment and Social Innovation (EaSI) del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) e rappresenta uno degli strumenti messi a disposizione a livello europeo per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro oltre i confini nazionali.
Il laboratorio è aperto a tutti i cittadini europei maggiorenni, con una particolare attenzione alla fascia di età 18-35 anni. Durante le due ore dell’incontro, i partecipanti affronteranno due diversi momenti.
La prima sessione sarà dedicata alla presentazione del programma Eures Tms e alla simulazione della registrazione sulla piattaforma. La seconda sarà invece incentrata sulle competenze e sulle strategie necessarie per affrontare un percorso di mobilità professionale in Europa.
La partecipazione è gratuita, ma i posti disponibili sono limitati ed è quindi necessaria l’iscrizione.
Cavalieri, uomini d’arme, mercanti, musici, danzatrici e combattimenti. Per una sera Civitanova Alta tornerà indietro di oltre sette secoli, trasformandosi in un grande palcoscenico a cielo aperto.
L’appuntamento è per sabato 5 settembre, dalle 19 a mezzanotte, con “Lo Gran Guasto di Civitate Nova”, la rievocazione storica dedicata agli avvenimenti che nel 1292 segnarono la storia della città medievale.
Il centro storico sarà trasformato in uno spazio scenico diffuso, nel quale strade, piazze e luoghi simbolici diventeranno parte integrante della rappresentazione. Il pubblico potrà muoversi tra piazza della Libertà, piazza XXV Luglio, piazza dell’Unità, via Duca d’Aosta, il chiostro di San Francesco e gli spazi dell’ex Pescheria, incontrando lungo il percorso rievocatori, attori, artisti e personaggi della Civitate Nova medievale.
Al centro dell’iniziativa ci sarà proprio il racconto del “Gran Guasto” del 1292, una vicenda ambientata in una città segnata dalla distruzione e dalla paura dopo l’attacco degli uomini d’arme provenienti da Fermo.
Con Civitate Nova chiamata a organizzare la propria difesa, il Podestà dovrà affidarsi anche a una masnada di soldati di mestiere guidata da Ubaldo Fossocaronte. Ma il pericolo non arriverà soltanto dall’esterno: tra le mura della città prenderanno forma sospetti, tradimenti e nuovi intrighi, fino alla drammatica resa dei conti.
La storia sarà raccontata attraverso scene recitate, momenti narrativi, combattimenti, musica, danza, spettacoli di fuoco e momenti corali, in un crescendo destinato a culminare nello scontro finale per la difesa della città.
Il cuore della rappresentazione sarà piazza della Libertà, dove prenderanno vita alcuni dei passaggi fondamentali della vicenda: dalla chiamata della compagnia armata al giuramento di fedeltà alla città, fino alla scoperta del tradimento, all’allarme per le porte spalancate e alla battaglia conclusiva.
Non sarà dunque una semplice sequenza di spettacoli, ma una narrazione itinerante, pensata per accompagnare progressivamente il pubblico dentro la vicenda. Gli spettatori potranno attraversare il centro storico seguendo personaggi ed eventi e, almeno per qualche ora, avere la sensazione di essere entrati nella Civitate Nova del 1292.
Il centro storico diventerà così parte della storia stessa, non una semplice scenografia. Musica, animazioni e spettacoli accompagneranno la serata nei diversi punti della manifestazione, fino alla grande rappresentazione conclusiva e al racconto delle conseguenze della battaglia.
L’obiettivo è quello di riportare cittadini e visitatori dentro la storia della propria città, attraverso un linguaggio capace di unire documentazione storica, teatro, rievocazione e spettacolo.
Un viaggio nel passato pensato anche per rafforzare il legame con la memoria e l’identità cittadina, trasformando per una notte Civitanova Alta nella Civitate Nova medievale, tra cavalieri, paure, tradimenti e battaglie.
Dopo oltre dieci anni, l’Università di Macerata torna a lavorare in Cirenaica, in Libia, con un nuovo importante progetto di ricerca dedicato al patrimonio archeologico dell’antica Cirene.
Il 28 luglio, a Tripoli, è stato sottoscritto un nuovo permesso di lavoro nei siti archeologici tra l’Ateneo maceratese e il Department of Antiquities (DoA) della Libia. A firmare l’accordo sono stati Emanuela Stortoni, docente di Archeologia pubblica e Metodologie della ricerca archeologica dell’Università di Macerata, e il presidente del Dipartimento, Mohamed Faraj Mohamed al-Faloos.
L’intesa avrà una durata di cinque anni e consentirà all’Università di Macerata di sviluppare un programma di studi e ricognizioni nel territorio di Cirene, la prima colonia greca in Africa, nell’area dell’attuale Shahhat.
Il progetto, già avviato con le prime ricognizioni nel 2025, punta in particolare allo studio dell’antico paesaggio e interesserà alcune aree ancora scarsamente documentate. Tra queste figurano Gasr Battah, Siret el-Bab, la necropoli di Snibat el-Awila, la necropoli di Balagrae e il complesso di Siret el-Giamel.
La ricerca, condotta con il supporto del DoA di Cirene, diretto da Adel Bufejra, si avvarrà di un approccio multidisciplinare e di tecnologie avanzate. Le attività comprenderanno ricognizioni sul terreno, rilievi Gps, immagini satellitari, riprese con drone, fotogrammetria e sistemi Gis.
L’obiettivo è quello di censire le principali testimonianze archeologiche della chora cirenaica, nei settori meridionale, orientale e occidentale, ricostruendo i rapporti tra insediamenti, necropoli e antichi percorsi viari e monitorando al tempo stesso lo stato di conservazione di un patrimonio diffuso e particolarmente fragile.
Una prima mappatura delle evidenze archeologiche ha già permesso di delineare un quadro particolarmente ricco. Dall’età greca a quella romana e bizantina, il territorio conserva fortificazioni, abitati, impianti produttivi e necropoli monumentali, inseriti in una fitta rete viaria che in passato collegava città, villaggi, porti e aree desertiche.
Non solo ricerca sul campo. L’accordo prevede infatti anche il coinvolgimento degli operatori locali e lo sviluppo di iniziative di formazione e valorizzazione del patrimonio. Una particolare attenzione sarà riservata alle attività didattiche rivolte alle scuole locali e agli studenti universitari italiani e libici, con l’obiettivo di favorire occasioni di confronto, formazione e scambio culturale.
La nuova missione, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si inserisce nella lunga tradizione di studi e attività archeologiche condotte dall’Università di Macerata in Libia, anche nella regione della Tripolitania.
Con la firma della nuova licenza quinquennale, l’Ateneo consolida dunque la propria presenza scientifica nel Paese e torna a confrontarsi direttamente con un patrimonio ancora in larga parte inesplorato e oggi particolarmente esposto a rischi, in una regione che da millenni rappresenta un crocevia di popoli, culture e scambi, al centro delle dinamiche del Mediterraneo.
Violento incidente questa mattina, poco dopo le 7, lungo la strada provinciale 78 Picena, nel tratto che dal capoluogo scende verso la frazione di Sforzacosta. Per cause ancora in corso di accertamento, una Fiat Punto e un furgone si sono scontrati frontalmente.
L’impatto è stato particolarmente violento, tanto che, dopo lo schianto, il furgone si è ribaltato sulla carreggiata.
Immediato l’allarme ai soccorsi. Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e i vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di soccorso e nella messa in sicurezza dei mezzi.
Il bilancio dell’incidente è di due feriti, entrambi trasportati all’ospedale di Macerata per le cure e gli accertamenti del caso.
Sul posto anche gli agenti della polizia locale, impegnati nei rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dello schianto.
Per consentire i soccorsi e i rilievi, la strada era stata chiusa in entrambe le direzioni, con il traffico deviato attraverso la Carrareccia.
Il tratto è stato successivamente riaperto e la situazione della viabilità è tornata regolare
Morrovalle piange la scomparsa di Nazzarena Acquaroli, storico volto della scuola, della cultura e dell’impegno civile della città. Laureata in Pedagogia e Beni Culturali, ha guidato per decenni le scuole del territorio prima come maestra, poi come vicepreside dell’Istituto Comprensivo di Morrovalle e infine come preside della scuola elementare Lorenzo Lotto di Monte San Giusto, trasmettendo a generazioni di studenti la passione per la storia e per il proprio paese.
Nazzarena Acquaroli è stata per oltre trent’anni l’anima e la presidente della sezione locale dell’Archeoclub d’Italia, ruolo che lo scorso anno le era valso la nomina a socia onoraria dell'associazione nazionale. Sotto la sua spinta instancabile Palazzo Lazzarini si è trasformato nel cuore della vita cittadina come sede del Museo Civico e della Biblioteca Comunale.
A lei si devono tappe fondamentali nella tutela del patrimonio locale, tra cui il restauro conservativo della storica Fonte del Coppo, la valorizzazione della necropoli picena di contrada Santa Lucia e dei resti romani del Fanum Apollonis, promossi con eventi come Borghi Aperti – Morrovalle by Night. Capace di unire il rigore dello studio accademico alla divulgazione, ha curato mostre e convegni importanti, tra cui quello sul legame tra il poeta Giuseppe Gioachino Belli e la Marchesa Vincenza Roberti, sostenendo la pubblicazione di monografie e tesi sulla storia morrovallese.
Tra le sue intuizioni più amate figurano il concorso scuole Archeojunior, giunto al traguardo dei ventisei anni, la rassegna Invito all’Opera per l'avvicinamento al melodramma, oltre alle letture per bambini in biblioteca, le gite d'arte e le passeggiate storiche tra i vicoli del borgo. La sua scomparsa lascia un profondo cordoglio in tutta la comunità e nelle istituzioni, come ricordato dal sindaco Andrea Staffolani:
«Per lei la cultura non è mai stata erudizione, ma il modo in cui una comunità impara a riconoscersi. Aveva capito prima di altri che i beni culturali si difendono insegnandoli e con progetti come Archeojunior ci lascia un metodo destinato a durare. A nome mio, dell’Amministrazione e dell’intera città, mi stringo al dolore dei familiari».
Una giornata speciale per celebrare 80 anni di storia, sport e vita associativa. Sabato 5 settembre, l’Associazione Tennis Macerata festeggerà un importante traguardo con una grande festa aperta a tutta la comunità maceratese.
L’appuntamento, in programma dalle 16 alle 24, sarà l’occasione per raccontare e valorizzare una realtà che nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento per lo sport e la socialità cittadina. Un pomeriggio e una serata dedicati non soltanto al tennis, ma alle numerose attività che durante l’anno trovano spazio all’interno della struttura: padel, pickleball, danza, ginnastica dolce, pilates e tonificazione e balli latino-americani.
Nel corso della festa sono previsti anche diversi momenti di approfondimento, con la presenza di numerosi ospiti. Si parlerà di sport e istituzioni, inclusione, medicina e prevenzione ed enogastronomia, attraverso incontri pensati per affrontare temi di interesse per la comunità e per raccontare le tante sfaccettature che ruotano attorno al mondo dello sport.
Uno dei momenti più significativi della giornata sarà dedicato alla storia dell’Associazione Tennis Macerata, con l’inaugurazione e l’intitolazione del nuovo Campo Centrale a Massimo Capodaglio. Un omaggio alla storia e alle persone che hanno contribuito a rendere grande l’ATM nel corso dei suoi 80 anni di attività.
Non mancherà, naturalmente, il tennis giocato. Sono infatti in programma due appuntamenti da non perdere, con le esibizioni di Tommaso Compagnucci, Alessandro Tombolini e Roberto Palpacelli. Proprio Palpacelli sarà protagonista anche di un altro momento della giornata, con la presentazione del libro dedicato alla sua autobiografia, scritto da Federico Ferrero.
A completare il programma saranno musica e Food&Beverage, che accompagneranno il pubblico per tutta la durata della manifestazione.
Un giovane attaccante per mister Giandonato. La Recanatese continua a puntellare la propria rosa e accoglie Lorenzo Sivieri, classe 2006, in arrivo dalla Primavera della Cremonese.
Nonostante la giovane età, Sivieri può già vantare un'esperienza nel campionato di Serie D: due anni fa, infatti, ha fatto il suo esordio con la maglia della Mobilieri Ponsacco.
Un profilo che porta alla corte di Giandonato centimetri, forza fisica e voglia di emergere, caratteristiche che potranno rappresentare un'importante soluzione per il reparto offensivo giallorosso.
Per la Recanatese si tratta di un innesto giovane e di prospettiva, con Sivieri pronto a mettersi a disposizione del gruppo e a ritagliarsi il proprio spazio nel campionato di Serie D.
Il mercato non si ferma in casa Trodica. Nuovo doppio colpo dei trodicensi: arrivano infatti Manuel Covarelli e Nicholas Damiani a rinforzare il centrocampo biancazzurro.
Partendo dal primo, classe 2001, è un centrocampista offensivo con alle spalle importanti esperienze nel calcio dilettantistico. Nel corso della sua carriera ha vestito casacche prestigiose come quelle di Viterbese, Flaminia, Rieti, Sora, FAVL Cimini e Narnese.
Assieme a lui arriva anche Damiani, under classe 2008. Dopo il percorso nel settore giovanile, Nicholas ha maturato esperienze importanti in giovane età, fino alla Primavera del Gubbio, con cui ha disputato il campionato di Primavera 3.
Manca sempre meno al debutto tra le mura amiche contro il Castelfidardo, ma il gruppo di mister Buratti non vuole farsi trovare impreparato.
MATELICA - Intervento dei Vigili del fuoco nel primo pomeriggio di oggi sul Monte San Vicino per soccorrere un escursionista rimasto ferito a una gamba durante un’escursione.
L’allarme è scattato poco prima delle 15.30. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco volontari di Apiro, che hanno raggiunto l’uomo e prestato le prime operazioni di soccorso.
L’escursionista è stato immobilizzato e successivamente trasportato con una barella fino a un luogo sicuro, dove è stato affidato alle cure del personale sanitario intervenuto per prestare assistenza.
Nelle operazioni di soccorso è stato coinvolto anche il Soccorso Alpino, impegnato insieme ai Vigili del fuoco nelle attività necessarie per raggiungere e mettere in sicurezza l’escursionista.
L’intervento ha permesso di riportare l’uomo in una zona accessibile ai mezzi di soccorso, consentendo così al personale sanitario di procedere con le cure e gli accertamenti del caso.
Il Municipio torna a essere la casa della comunità. A dieci anni dagli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia, Monte Cavallo ha inaugurato la nuova sede comunale, ricostruita e riqualificata nell’ambito degli interventi della ricostruzione post sisma. Un momento dal forte valore simbolico e concreto per il piccolo centro dell’entroterra maceratese, che torna a disporre di una struttura sicura, moderna, accessibile e pronta ad accogliere non soltanto gli uffici dell’amministrazione, ma anche servizi e attività a disposizione dei cittadini.
Alla cerimonia hanno partecipato la senatrice Elena Leonardi, il sottosegretario alla Presidenza della Regione Marche Silvia Luconi, il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, il presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui, diversi consiglieri regionali, numerosi sindaci del territorio e rappresentanti delle istituzioni locali.
L’intervento, finanziato con oltre 2,3 milioni di euro nell’ambito della ricostruzione post sisma, ha riguardato il complesso comunale formato da due corpi di fabbrica realizzati in epoche differenti.
Sulla porzione storica, risalente alla seconda metà dell’Ottocento, è stato effettuato un importante intervento di miglioramento sismico. I lavori hanno interessato la copertura e il cordolo perimetrale, il consolidamento delle murature e dei solai e l’inserimento di elementi di rinforzo strutturale. La parte più recente del complesso è stata invece demolita e successivamente ricostruita.
Particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità e alla piena fruibilità degli ambienti. I due edifici sono stati collegati attraverso una rampa interna al piano terra e una scala dotata di montascale al primo piano, consentendo di raggiungere agevolmente i diversi livelli del complesso. Anche le finiture esterne sono state uniformate, con l’obiettivo di inserire armonicamente il nuovo intervento nel tessuto urbano esistente.
Il nuovo Municipio ospiterà una pluralità di funzioni. Gli uffici comunali sono collocati al primo piano della parte ricostruita, mentre al piano terra trovano spazio la Protezione civile, la Pro Loco e una sala destinata a manifestazioni, feste e conferenze. Nell’edificio storico sono invece ospitate la sala consiliare, gli spazi espositivi, l’ufficio postale e, al piano terra, locali destinati ai servizi socio-sanitari.
«La rinascita della nostra sede comunale rappresenta un traguardo simbolico e concreto di resilienza e ripartenza per tutta la comunità di Monte Cavallo – sottolinea il sindaco Pietro Cecoli –. Con questo intervento restituiamo ai cittadini una struttura moderna, sicura ed efficiente, destinata non solo agli uffici pubblici e ai servizi essenziali, ma anche alla vita sociale e culturale del territorio».
Il primo cittadino ha quindi rivolto un ringraziamento alla Struttura commissariale, al commissario Guido Castelli, alla Regione Marche, all’USR Marche, alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche, alla ditta esecutrice e alla direzione dei lavori, oltre ai dipendenti comunali impegnati nel trasloco. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al pittore Daniele Cristallini, che ha impreziosito i nuovi ambienti con alcune sue opere.
Per il commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli, la restituzione del Municipio rappresenta un passaggio fondamentale: «Restituire il Municipio a Monte Cavallo significa restituire alla comunità un punto di riferimento fondamentale e dare concretezza a quella ricostruzione che deve creare le condizioni per continuare a vivere e progettare il futuro nei nostri territori».
Castelli ha sottolineato inoltre il ruolo particolare che le sedi comunali rivestono nei piccoli centri dell’Appennino, definendole anche «presidi dello Stato e dei servizi». Una ricostruzione, ha evidenziato, che non deve limitarsi alla riparazione degli edifici danneggiati, ma deve contribuire a rendere i borghi «più vivi e attrattivi», garantendo servizi, spazi di socialità e condizioni capaci di contrastare lo spopolamento.
I lavori del nuovo Municipio si sono conclusi il 3 giugno 2026, nel rispetto dei tempi previsti, e l’opera è stata successivamente collaudata.
Nella parte storica troverà inoltre posto l’archivio storico comunale, attualmente interessato dalle attività di restauro e classificazione finanziate dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche. Un ulteriore tassello di un intervento che non guarda soltanto alla sicurezza degli edifici, ma anche alla conservazione dell’identità e della memoria della comunità.
L’inaugurazione si è trasformata così in una vera giornata di festa e condivisione con l’intera comunità di Monte Cavallo. Dopo il momento istituzionale, la giornata è proseguita in piazza insieme ai cittadini, tra musica, canti tradizionali e momenti conviviali, per celebrare il ritorno di uno dei luoghi centrali della vita del paese.
La restituzione del Municipio rappresenta infatti un passaggio importante nel percorso di ricostruzione di Monte Cavallo, non soltanto per il ritorno degli uffici comunali nella loro sede, ma anche per la possibilità di riavere a disposizione spazi destinati ai servizi, alle attività istituzionali, alla cultura e alla socialità.
Nella parte storica del Municipio troverà inoltre posto l’archivio storico comunale, attualmente interessato dalle attività di restauro e classificazione finanziate dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche. Un patrimonio documentale che tornerà così a trovare spazio all’interno della sede comunale, contribuendo a custodire e valorizzare la memoria della comunità.
Il nuovo edificio diventa quindi un luogo aperto a più funzioni e alle diverse esigenze del paese, con la presenza della Protezione civile, della Pro Loco, dell’ufficio postale, dei servizi socio-sanitari e di una sala destinata a manifestazioni, feste e conferenze, oltre agli uffici comunali e alla sala consiliare.
Un risultato che si inserisce nel più ampio percorso della ricostruzione post sisma. A Monte Cavallo, sul fronte della ricostruzione privata, sono 58 le domande di contributo presentate, 38 delle quali già concesse. L’importo complessivamente richiesto ammonta a 19.014.317,21 euro, mentre sono stati concessi 11.858.261,05 euro e già liquidati 7.264.125,79 euro. Sono 27 i cantieri conclusi e 10 quelli attualmente in corso.
Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, sono complessivamente 21 le opere: 4 completate, 8 appaltate, 2 con lavori iniziati, 6 in fase di progettazione e una finanziata.
LORO PICENO — Una giornata densa di emozione, memoria e profonda amicizia quella vissuta ieri, mercoledì 2 settembre, a Loro Piceno. Il borgo maceratese ha accolto i familiari di quattro veterani polacchi — Wacław Pacholski, Zygmunt Czarnecki, Zbigniew Nurowski e Józef Matuszewski — protagonisti di alcune delle pagine più difficili e significative della storia europea e della Seconda guerra mondiale anche in terra italiana.
Un’iniziativa dal forte valore simbolico che ha permesso ai familiari di ripercorrere idealmente le tracce dei propri cari, riscoprendo i luoghi e le testimonianze del passaggio del II Corpo Polacco guidato dal generale Anders.
La giornata ha preso il via nella residenza municipale. Ad accogliere gli ospiti è stato il sindaco Robertino Paoloni, che a nome dell'intera Amministrazione comunale ha espresso grande orgoglio ed emozione per la visita. Nel corso del ricevimento, il Comune ha voluto omaggiare i familiari con una brochure turistica dedicata alle bellezze locali e con alcune bottiglie del tradizionale Vino Cotto, suggellando l'incontro con un momento di convivialità.
Tra i momenti più significativi della mattinata, l'omaggio preparato da Luca Cimarosa: una serie di pennette USB contenenti migliaia di fotografie d'epoca raccolte in anni di ricerche. Un vero e proprio archivio della memoria in cui i familiari potranno cercare e, auspicabilmente, riconoscere i volti dei propri padri.
All'incontro ha portato il proprio saluto anche Mauro Radici, presidente dell'Ancr di Macerata e co-fondatore del progetto Polovers, da tempo impegnato nella valorizzazione della storia del II Corpo Polacco e dei legami di amicizia tra Italia e Polonia.
Successivamente, gli ospiti sono stati guidati da Luca Cimarosa in un percorso immersivo alla scoperta del paese. La visita ha toccato i mezzi corazzati della sua collezione privata, le suggestive Cucine del Castello e, cuore dell'itinerario, il museo dedicato alle due guerre mondiali, con un focus speciale sulla sezione riservata proprio al II Corpo Polacco.
Le storie di Wacław, Zygmunt, Zbigniew e Józef sono diverse ma profondamente intrecciate: soldati costretti dalla guerra a lasciare la propria patria, a compiere un lungo viaggio attraverso l'Europa e a stabilirsi in nuove terre alla fine del conflitto. Oggi, grazie ai loro figli e nipoti, quel ricordo torna a vivere nei luoghi che li videro protagonisti, rinsaldando il legame tra Loro Piceno e la storia d'Europa.
Arriva a Civitanova, dopo aver toccato Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, il viaggio di 'RotolArt – Arte in Viaggio'. La mostra sarà ospitata presso la Palazzina Cluana di Civitanova Marche dal 5 al 9 settembre, con inaugurazione ufficiale prevista per il 5 settembre alle ore 17:30, segnando così la terza tappa di un progetto di grande respiro culturale.
Il progetto, realizzato grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale di Civitanova Marche, del Sindaco Fabrizio Ciarapica, dell’Assessore al Turismo Mara Orazi e del consigliere comunale Gianluca Crocetti, è ideato dagli artisti napoletani Alfonso Caccavale e Antonio D’Antonio.
L’esposizione presenta 120 opere di artisti nazionali e internazionali, realizzate su rotoli di carta da pacchi. Caratteristica distintiva di "RotolArt" è il formato arrotolato delle opere: moduli di 100 × 50 cm che si sviluppano in un racconto visivo continuo.
Le opere, che integrano una vasta gamma di tecniche – dall'acrilico all'acquerello, dal collage materico all'arte digitale, fino a grafismi e forme astratte – si configurano come una sequenza di "fermi immagine" che, accostati, generano una narrazione dinamica, simile a un cortometraggio.
Per questa tappa civitanovese, il progetto è curato dalla docente Lucia Spagnuolo, alla quale gli ideatori hanno affidato la responsabilità della mostra. L’evento vedrà anche la partecipazione della Dottoressa Maria Giuseppina Coppola e dello scrittore Marco Rotunno e 10 artisti del territorio, selezionati per rappresentare al meglio la realtà artistica della zona.
"Siamo orgogliosi di accogliere alla Palazzina Cluana questa importante tappa di RotolArt. È un evento che arricchisce la nostra offerta culturale e consolida la nostra strategia di destagionalizzazione, offrendo alla città un’occasione di confronto con linguaggi artistici internazionali, senza dimenticare la valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio", dichiara il Sindaco Fabrizio Ciarapica.
L'assessore al Turismo Mara Orazi ha aggiunto: "Vogliamo che la nostra città sia una meta viva per tutto l'anno. RotolArt è un’occasione in più per attrarre visitatori e curiosità. Ringrazio tutti gli artisti e continueremo a lavorare per una Civitanova che sappia parlare al turista in ogni stagione."
"Addio Andrea, galantuomo di pace". È con queste parole che Toni Capuozzo ha voluto ricordare Andrea Angeli, scomparso ieri all'età di 69 anni nella sua Macerata. Un ricordo personale, quello del giornalista e storico inviato di guerra, che restituisce il ritratto di un uomo conosciuto per decenni nei luoghi più difficili del mondo, là dove le Nazioni Unite cercavano, spesso senza successo, di portare la pace.
"Non lo vedevo da tempo, ma sono certo che Andrea Angeli prima della malattia ne dimostrasse molti di meno", scrive Capuozzo, ricordandone la barba sempre curata, i capelli ravviati con attenzione e quel fisico asciutto che sembrava quasi al riparo dal trascorrere degli anni.
Non c'era, del resto, giornalista di guerra che non avesse incontrato Andrea Angeli nei tanti teatri internazionali nei quali aveva lavorato come funzionario delle Nazioni Unite. Il suo compito era spesso quello di tenere i rapporti con la stampa: "Lo faceva con uno spirito amichevole, senza mai negare un lasciapassare, e sempre fondando il suo lavoro sullo studio e la conoscenza della realtà locale", ricorda Capuozzo.
Ma è un'altra l'immagine che il giornalista sceglie per raccontare Andrea, quella che più di ogni altra sembra racchiudere la sua personalità. L'eleganza. Un'eleganza che non veniva meno nemmeno nei luoghi dove sembrava fuori posto. "Poteva portare un giubbotto antiproiettile ma in una tasca teneva una cravatta, casomai servisse", racconta Capuozzo.
Un dettaglio apparentemente piccolo, ma che per chi lo conosceva diventa il simbolo di un modo di essere. Anche nelle situazioni più dure, Andrea non rinunciava a se stesso, alle proprie abitudini, alla propria dignità.
Le abitudini erano spartane. "Spesso il pranzo erano un cappuccino e un cornetto", ricorda Capuozzo. Ma non mancavano le piccole passioni, quelle che riuscivano a ritagliarsi uno spazio persino durante le missioni nei Balcani.
Come quella volta in cui i due rientrarono insieme dall'area balcanica con un viaggio decisamente singolare: Capuozzo costretto a tenere con una mano il tettuccio della 500 di Andrea, che si apriva controvento. Il giornalista stava tornando a casa, mentre Angeli aveva altri programmi: due giorni sugli sci a Cortina, prima di tornare nuovamente in guerra.
E ancora, dal Kosovo, dove Andrea trascorreva le missioni, alcuni fine settimana arrivava fino in Grecia per concedersi un bagno. Era il suo modo di resistere alla guerra senza permettere alla guerra di diventare la sua normalità.
Capuozzo ricorda anche il libro di Angeli, "Professione peacekeeper", un diario che raccontava dall'interno il significato di lavorare per la pace e che ancora oggi rappresenta una testimonianza preziosa per comprendere quanto difficile sia costruirla. "Tenetevi care quelle copie, che lui firmava con una penna stilografica", scrive Capuozzo.
Poi arriva il passaggio forse più intenso del suo ricordo. Quell'eleganza, quelle abitudini, quella cura quasi ostinata di sé non erano semplicemente caratteristiche personali. Erano una forma di resistenza: "Ho capito presto che quella sua eleganza era - come il rossetto di Sarajevo su bocche sdentate - una resistenza al dolore e al male, una trincea di dignità, un rifiuto di lasciarsi andare ai burroni dell'odio, e dell'abitudine all'orrore, un rimanere se stessi."
Parole che acquistano un significato ancora più forte se accostate alla fotografia scelta per accompagnare questo ricordo. Uno scatto del 1994, la prima notte a Sarajevo, durante la prima cena (qui il racconto completo), quando Guido Picchio e Andrea Angeli si trovavano insieme proprio con Toni Capuozzo e Adriano Sofri, allora corrispondente per "La Repubblica".
Un'immagine che arriva da uno dei momenti destinati a segnare la vita professionale e personale di quegli uomini e che oggi, a distanza di oltre trent'anni, assume inevitabilmente un altro significato. E proprio Adriano Sofri, sotto il post con cui Picchio News aveva annunciato la morte di Andrea, ha lasciato poche parole, ma sufficienti a raccontare la profondità del dolore: "Ho il cuore spezzato".
Andrea Angeli avrebbe poi continuato a viaggiare, a lavorare nei luoghi di crisi, a incontrare giornalisti, diplomatici, militari e persone comuni. Avrebbe attraversato altri conflitti e altre missioni, portando con sé quella professionalità e quella umanità che tanti, nel corso degli anni, hanno ricordato.
Fino al ritorno a casa. A Macerata, la città dove è nato e dove ha scelto di tornare. "Addio Andrea, galantuomo di pace", conclude Toni Capuozzo.