Macerata si prepara ad accogliere un evento di grande intensità emotiva e valore sociale: sabato 31 gennaio, al cinema - teatro Italia, alle ore 17, andrà in scena la rappresentazione teatrale e coreografica “Burattino di legno, anima di vento”, un’opera che unisce arte, sport, solidarietà e sensibilizzazione, dedicata alla memoria di Haron Leoperdi.
L’iniziativa è promossa dalla SSD Ginnastica Macerata A r.l., in collaborazione con l’Istituto Paritario San Giuseppe – Cambridge International School, e nasce da una significativa sinergia sportiva tra la SSD Ginnastica Macerata e la A.S.D. Discobolo di Sciacca.
“‘Burattino di legno, anima di vento’ è molto più di uno spettacolo: è un atto d’amore che trasforma il dolore in bellezza e condivisione - dichiara Riccardo Sacchi, assessore allo Sport del Comune di Macerata -. Lo sport, nella sua forma più autentica, è un potente strumento educativo e sociale, capace di unire arte e scuola e di parlare direttamente al cuore delle persone. La storia di Haron ci ricorda che ogni vita, anche la più fragile, ha un valore immenso e che una comunità cresce davvero quando sa prendersi cura degli altri, riconoscendo nella diversità una ricchezza e non un limite".
Lo spettacolo prende vita dal testo originale di Tiziana Maniscalco e dalle coreografie di Marinella Riggio, entrambe di Sciacca (Agrigento), ed è ispirato alla celebre favola di “Pinocchio”, riletta in chiave contemporanea come metafora della diversità, della fragilità e della forza dell’animo umano.L’origine del progetto affonda le radici nel Campionato del Mondo di Ginnastica Aerobica di Pesaro 2024, dove Arianna Ciucci, Direttore Tecnico della SSD Ginnastica Macerata e responsabile della Squadra Nazionale Junior, presentò una routine sulle musiche di “Pinocchio”, conquistando una splendida medaglia d’argento. In quell’occasione, Ciucci spiegò come la scelta musicale fosse un omaggio personale al figlio Haron, bambino di soli 7 anni, nato con una rara malattia genetica mai diagnosticata, che non camminava e non parlava.
“Da questa testimonianza profonda è nata l’idea di trasformare quell’esercizio sportivo in una vera e propria rappresentazione teatrale: una storia capace di toccare corde intime e universali, dove lo sport diventa linguaggio di amicizia, solidarietà e inclusione, e la diversità non è limite, ma ricchezza – afferma Rita Perticarari, nonna di Haron e rappresentante legale SSD Ginnastica Macerata A r.l. -. Lo spettacolo ‘Burattino di legno, anima di vento’ racconta la storia vera di Haron, un bambino nato con una malattia rara e vissuto solo sette anni. La storia è ispirata alla favola di Pinocchio e segue il percorso di un burattino di legno che incontra un’anima di vento fragile e luminosa. Insieme imparano che ciò che conta davvero non è il corpo perfetto ma la forza dei legami, dell’amicizia, dell’amore”.
Lo spettacolo, già interpretato dagli atleti siciliani de Il Discobolo, arriva ora a Macerata con il coinvolgimento attivo degli alunni dell’Istituto San Giuseppe e degli atleti della SSD Ginnastica Macerata, in un progetto corale che intende coinvolgere scolaresche, insegnanti, famiglie, associazioni del territorio e tutta la cittadinanza.
L’ingresso allo spettacolo sarà ad offerta libera: il ricavato verrà interamente devoluto all’Associazione di Volontariato “Tutti per l’Emmanuel” di Tolentino, che offre gratuitamente supporto professionale a bambini con disabilità e che, negli ultimi mesi di vita di Haron, ha messo a disposizione un fisioterapista per il suo trattamento.
“I fondi messi a disposizione dalle istituzioni non riescono a soddisfare la richiesta, è solo tramite le Associazioni che possiamo cercare di colmare tanti vuoti – sottolinea Rita Perticarari - e con questo continueremo a dare voce ad Haron e a dare un significato alla sua missione terrena… per non dimenticare mai… Quindi diciamo che l’evento combina la celebrazione della vita di Haron con un’importante iniziativa di beneficenza”.
Haron è venuto a mancare improvvisamente il 26 novembre 2024, ma questo evento vuole essere molto più di un ricordo: un modo per far germogliare il seme dell’amore, dell’inclusione e della solidarietà che Haron, con la sua breve ma intensa vita, ha saputo donare.
È partito lo scorso fine settimana il ciclo degli open days sanitari, un’iniziativa che prevede 24 weekend di visite ed esami con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa nel sistema sanitario pubblico marchigiano. Un percorso non risolutivo, ma concreto, che punta ad agire subito su una delle criticità più avvertite dai cittadini.
Alll’avvio dell’iniziativa una settimana fa, l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro sui social ha sottolineato il valore dell’impegno messo in campo negli ospedali marchigiani. "In tanti ospedali in questo weekend si è lavorato per il recupero delle liste d'attesa: qui c'è gente che ci prova a risolvere, sarà sufficiente? Assolutamente no. Ma i passi si fanno", ha scritto Calcinaro, evidenziando come l’operazione serva anche a "far capire la differenza tra chi prova a fare e chi chiacchiera".
Arrivano poi i commenti a questo secondo weekend di visite. L’assessore ha voluto ringraziare in modo particolare il personale medico e sanitario che ha aderito agli open days, mettendosi a disposizione nei fine settimana per garantire ulteriori prestazioni. "Ci tengo veramente a ringraziare il personale medico e sanitario che in molti ospedali delle Marche si sta mettendo a disposizione per recuperare visite dalle liste di attesa", ha commentato, ricordando allo stesso tempo che il percorso "non è risolutivo per questa tematica ma è un segno importante che il sistema pubblico vuole dare".
Calcinaro non ha però nascosto una nota critica nei confronti di chi, pur avendo confermato l’appuntamento, non si è presentato: "Un po' meno ringrazio quegli utenti che poi non si sono presentati".
Nel bilancio dell’ultimo fine settimana, l’assessore ha parlato di quasi quattrocento prestazioni erogate tra sabato e domenica negli ospedali di Inrca, Pesaro, Senigallia, Urbino, Fano, Jesi, Fabriano, Ascoli Piceno, Fermo e San Benedetto del Tronto. "Non è risolutivo ovviamente, ma è un segnale forte e duraturo di volontà di tanto personale medico e sanitario di fare passi in avanti sul tema delle liste di attesa", ha ribadito Calcinaro, chiudendo con un ringraziamento a tutti coloro che stanno contribuendo a rendere possibile l’iniziativa.
Si è chiusa con un bilancio estremamente positivo la mostra dedicata al Polittico di Monte San Martino di Carlo e Vittore Crivelli, ospitata tra dicembre e gennaio nella Sala Alessi di Palazzo Marino, nel cuore di Milano. In 41 giorni di apertura sono stati registrati oltre 53mila visitatori, un dato significativo che conferma il forte interesse suscitato da uno dei capolavori più importanti della pittura italiana del Quattrocento, raramente concesso in prestito. L’esposizione rientrava nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026 e ha rappresentato una vetrina di assoluto rilievo sia per l’opera sia per il borgo marchigiano da cui proviene.
Il Polittico, datato intorno al 1490, è una monumentale “macchina” pittorica alta circa tre metri e larga oltre due, composta da dieci tavole e da una predella raffigurante Cristo benedicente tra i dodici apostoli, con al centro la Vergine con il Bambino. L’opera colpisce per la ricchezza dei dettagli, le raffinate dorature e l’intensa espressività delle figure, ed è considerata dagli studiosi un caso quasi unico, poiché ritenuta l’unica realizzazione attribuibile congiuntamente ai due fratelli Crivelli, pittori veneziani attivi nelle Marche nella seconda metà del Quattrocento. Prima della mostra milanese, il Polittico era stato spostato da Monte San Martino solo in rarissime occasioni, e non usciva dal territorio nazionale dal 1961.
Soddisfazione e orgoglio emergono dalle parole del sindaco di Monte San Martino, Matteo Pompei, che ha definito l’intera operazione «esemplare dal punto di vista dell’organizzazione», frutto di un lavoro di coordinamento durato un anno e che ha coinvolto Curia di Fermo, Arcidiocesi, Comune di Monte San Martino, Soprintendenza delle Marche, Regione Marche, Comune di Milano, Civita Mostre e Musei, Rinascente e Intesa Sanpaolo.
«Tutti hanno lavorato per un unico intento – ha spiegato – e i numeri ci dicono che il riscontro è stato straordinario, soprattutto considerando che Crivelli è forse più noto ai critici che al grande pubblico». Per il sindaco, la mostra è stata «una vetrina unica, non solo per l’opera ma anche per il borgo», e un esempio concreto di come i piccoli centri possano ripartire puntando su un turismo culturale di qualità.
Particolarmente toccante, per Pompei, è stato il momento in cui, alla vigilia della chiusura, una parte significativa della comunità di Monte San Martino si è recata a Milano per visitare la mostra. «È stato commovente – ha raccontato – vedere persone dai tre mesi agli ottant’anni arrivare a Milano e trovare il nome di Monte San Martino sulla facciata di Palazzo Marino, a due passi dal Duomo». Un’immagine simbolica che sintetizza il senso profondo dell’iniziativa e il dialogo tra realtà apparentemente lontane.
A sottolinearne il valore è stato anche Giampiero Feliciotti, presidente dell’Unione Montana Monti Azzurri, che ha definito l’iniziativa «un’occasione per Milano di connettersi alle radici profonde dell’arte e della spiritualità del centro Italia, valorizzando il patrimonio culturale nazionale in un luogo simbolico come Palazzo Marino». La mostra ha confermato così il ruolo dell’arte come ponte tra territori, capace di raccontare storie e identità che attraversano i secoli e uniscono il Paese, concetto ribadito anche dal sindaco Pompei: "È bello vedere due realtà diametralmente opposte come Milano e Monte San Martino unirsi attraverso l’arte"
Con la chiusura dell’esposizione milanese, il Polittico sarà ora sottoposto a un accurato intervento di restauro e successivamente verrà collocato nella Pinacoteca civica di Monte San Martino, insieme alle altre opere del patrimonio comunale. La scelta è legata alla necessità di un riadeguamento post-sisma della chiesa di San Martino Vescovo, sua sede originaria. Questo passaggio offrirà una nuova occasione per ammirare l’opera in una mostra di carattere temporaneo, nel periodo necessario ai lavori di recupero dell’edificio sacro, rafforzando ulteriormente il legame tra il capolavoro dei Crivelli e il territorio che lo custodisce.
Siamo già nella prima fase pre-elettorale e a segnare l’avvio concreto della campagna è l’apertura del primo comitato elettorale in città, quello di Giordano Ripa, in corso della Repubblica. Un segnale politico chiaro che anticipa i tempi e accende ufficialmente il confronto in vista delle prossime amministrative a Macerata.
Intanto la città si interroga sul quadro politico complessivo: Sandro Parcaroli si ricandiderà alla guida del centrodestra o si aprirà una fase di confronto interno? E, sul fronte opposto, resta aperta la partita nel centrosinistra, dove non è ancora definito il candidato unitario.
Alla conferenza stampa di presentazione, Giordano Ripa aveva ufficializzato la sua candidatura a sindaco con il progetto civico “Futuro per Macerata”, puntando su ascolto, partecipazione e trasparenza amministrativa. La proposta di Ripa, stando a quando detto dal candidato sindaco si concentra attenzione alle frazioni, alla manutenzione urbana, alla sicurezza, ai giovani, alla sanità e alla cultura, punti centrali di una proposta che Ripa definisce alternativa e ancora aperta al contributo dei cittadini.
Gabriele Micarelli, ex candidato sindaco di Macerata, riflette sulla situazione politica della città. Dalla sua esperienza nel civismo alle idee per rafforzare il coinvolgimento dei cittadini, Micarelli offre spunti concreti per capire come rilanciare la partecipazione civica.
Negli anni lei è stato spesso presente nel dibattito civico maceratese. Oggi invece è più defilato. Come guarda alla situazione attuale?
La guardo con l’occhio di chi ha partecipato, ma oggi non è coinvolto direttamente. Negli anni ho preso parte per quattro volte alle elezioni amministrative, sempre nel mondo del civismo, mettendoci la faccia. Alle ultime elezioni mi sono candidato addirittura con una sola lista, in modo consapevole, senza alcuna ambizione personale, come gesto di testimonianza. Oggi sono fuori da tutto da tempo e forse proprio per questo riesco a osservare le cose con maggiore distacco.
In questi giorni il dibattito politico locale è piuttosto acceso, ma anche frammentato. Che impressione ha da cittadino?
Da cittadino percepisco una certa confusione. Si leggono articoli, nomi, ipotesi, incontri, posizionamenti, ma il quadro complessivo non è ancora chiaro. È una situazione che ho già visto in passato e che spesso produce lo stesso effetto: le persone faticano a sentirsi coinvolte e finiscono per allontanarsi.
Secondo lei qual è il rischio principale in questa fase?
Il rischio è che tutto resti confinato dentro dinamiche politiche che il cittadino osserva dall’esterno. Quando i nomi arrivano già definiti, quando le scelte sembrano maturare lontano dalla vita quotidiana della città, cresce la sensazione di subire più che partecipare. Ed è da lì che nasce la disaffezione.
Lei ha sempre difeso il valore del civismo. Oggi che ruolo può avere?
Il civismo non è un’alternativa ai partiti, è un complemento. Serve soprattutto nei momenti in cui la politica fatica a leggere il territorio. Può aiutare a riportare l’attenzione sulle persone, sulla fiducia, sulla credibilità quotidiana.
Lei usa spesso l’immagine delle “chiavi della città”. Perché?
Perché rende bene l’idea. Il sindaco è la persona a cui affidi ciò che hai di più caro. Quando dai le chiavi di casa a qualcuno, non lo fai per appartenenza, ma per fiducia.
Cosa proporrebbe lei di fare?
In modo naturale e forse banale mi piacerebbe poter ascoltare direttamente i cittadini. Non per scegliere un candidato, ma per capire quali persone della società civile godono di fiducia reale. Ad esempio con un semplice sondaggio.
Può essere uno strumento utile anche alla politica?
Assolutamente sì. Non sostituisce i partiti e non indica candidature, ma può offrire un’indicazione utile a tutti gli schieramenti, di destra e di sinistra. Può aiutare a individuare nomi proposti direttamente dai cittadini.
Reputerebbe quindi utile ascoltare i cittadini tramite un sondaggio sui nostri canali web?
Perché no! Esatto. Un modo semplice e trasparente per dire: prima dei nomi ufficiali, ascoltiamo i maceratesi. Poi ognuno farà le proprie valutazioni.
E quindi domanda per i nostri lettori. Quale persona della società civile maceratese potrebbe essere indicata come figura affidabile per la guida della città di Macerata?
Nota: Le segnalazioni non costituiscono candidature né indicazioni di voto, ma un contributo civico utile alla riflessione pubblica.
Oggi il Museo della Scuola ha avuto l’onore di accogliere Ornella Ricca, una delle figure cui il museo è intitolato insieme al marito Paolo Ricca, primi donatori dei materiali esposti. La visita ha rappresentato un momento di grande emozione per tutto il team del museo, che ha voluto celebrare il legame profondo tra i primi donatori e questa realtà unica.
Come spiega Marta Brunelli, vicedirettrice del Mudesc: “Il Museo della Scuola nasce come un'emanazione di un centro di ricerca di storia dell'educazione sul libro scolastico. Infatti, come vedete, i libri scolastici fanno parte del nucleo fondante di questa realtà. Poi, grazie alla conoscenza con alcuni importanti collezionisti, in primis Ornella e Paolo Ricca, siamo riusciti ad acquisire integralmente la loro enorme collezione, che ha dato origine al museo”.
Il museo unisce ricerca scientifica, didattica e contatto con la società: “Gli studenti lavorano qui, svolgono il tirocinio curriculare e partecipano a lezioni su storia dell’educazione, beni culturali e management. Ogni anno accogliamo circa mille visitatori, tra scuole locali e anche provenienti da altre regioni”, continua Brunelli.
Anche Juri Meda, docente Unimc che intercettò la donazione dei Ricca, ricorda l’inizio del progetto: “Il museo è nato vent’anni fa, nel 2006 a Brescia, durante un convegno sui quaderni di scuola. Lì incontrammo Ornella e Paolo e nacque l’idea di far diventare permanente la loro grande collezione. Dal 2012, anno dell’inaugurazione, il museo accoglie materiali che raccontano la storia della scuola italiana e diventano patrimonio per studenti e visitatori”.
Ornella Ricca si è detta profondamente emozionata: “Quando noi ci incontrammo non sapevamo, facevamo esposizioni itineranti e a un certo punto mio marito si era stancato… allora decidemmo di donare la collezione al museo. Una storia d’amore nata sui banchi di scuola ha dato vita a questo bellissimo museo dei banchi di scuola”.
Durante la visita, i docenti Unimc hanno accompagnato Ornella Ricca tra le sale del museo e le hanno donato un mazzo di rose bianche, una per ogni anno di apertura del museo, a testimonianza della lunga e preziosa storia condivisa.
Il Museo della Scuola è aperto al pubblico e alle scolaresche dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. Inoltre, offre opportunità di tirocinio universitario unico nel suo genere, per chi desidera vivere un’esperienza diversa dal solito nei beni culturali.
Si è svolto questo pomeriggio, a Macerata, presso il Centrale Plus in Piazza della Libertà, l’evento dedicato alla Riforma della Giustizia, un confronto pubblico orientato a sostenere le ragioni del "Sì" e ad approfondire, punto per punto, i contenuti della riforma.
L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Francesco Battistoni, segretario regionale di Forza Italia, e di Gianluca Pasqui, presidente del Consiglio regionale delle Marche e segretario provinciale FI Macerata, che hanno sottolineato l’importanza di un confronto pubblico fondato sui contenuti e non su contrapposizioni ideologiche. A seguire sono intervenuti Paolo Parisella, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Macerata, e Donato Attanasio, presidente della Camera Penale di Macerata, richiamando il ruolo centrale dell’avvocatura nella difesa delle garanzie costituzionalie dei diritti dei cittadini.
“Un sistema penale accusatorio richiede necessariamente che ci sia una posizione di parità dell'accusa e della difesa davanti a un giudice terzo e imparziale, perché il giudice sia davvero terzo è necessario che abbia una carriera totalmente separata rispetto al pubblico ministero che è la parte dell'accusa – ha spiegato Parisella – questa riforma ha il pregio di realizzare un’effettiva separazione delle carriere, garantendo ad entrambi una vera autonomia e assicurando così una parità tra accusa e difesa effettiva e sostanziale, non solo formale”.
Nel corso degli interventi, Stefano Montecchiarini, responsabile provinciale del Dipartimento Giustizia e Affari Costituzionali e della campagna referendaria di Forza Italia per il Sì, ha illustrato l’impianto complessivo della riforma e le sue finalità. Barbara Antolini, segretaria comunale FI Macerata e presidente del Comitato per il Sì “Macerata Provincia”, ha posto l’accento sulla necessità di un sistema giudiziario che non renda il cittadino succube del processo, ma lo riconosca come soggetto titolare di diritti, valorizzando l’equilibrio tra accusa e difesa. Presenti anche Riccardo Sacchi, assessore del Comune di Macerata, e Chiara Biondi, consigliere regionale e responsabile regionale per la campagna referendaria di Forza Italia per il Sì nelle Marche.
A offrire una riflessione tecnica e culturale sul significato della riforma è stato Paolo Giustozzi, responsabile della Scuola Territoriale della Camera Penale: “Più la campagna elettorale prosegue e più ci rendiamo conto che il problema non è la contrapposizione tra Sì e No, ma far comprendere che non esistono argomenti tecnici per sostenere il No. Forse può sembrare perentorio, ma da tecnici siamo certi che queste ragioni non ci siano. Il dibattito si sposta quindi sulla suggestione, contro la quale dobbiamo informare e spiegare che non ci sarà alcuna sottomissione della magistratura alla politica, né tentativi di controllo della magistratura requirente, che a livello costituzionale rimane organizzata esattamente come oggi. Parlare di origini complottiste della riforma significa fare un processo alle intenzioni privo di basi normative”.
Questa mattina sono stati segnati i nuovi parcheggi sul lato destro di corso Cavour, partendo dalla parrocchia di Maria Santissima Immacolata fino al civico 48. Il tratto di corso Cavour interessato era da tempo soggetto a sosta selvaggia, creando disagi alla circolazione e ai residenti.
Ora sarà possibile parcheggiare gratuitamente rispettando il disco orario per 30 minuti, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. Questa novità rappresenta un miglioramento importante per chi frequenta il centro e per chi abita nella zona, garantendo più ordine e sicurezza lungo corso Cavour.
L’incontro a porte chiuse delle forze del centrosinistra di Macerata, annunciato nei giorni scorsi come un passaggio decisivo, si è svolto nella serata di giovedì ma senza produrre l’esito più atteso: il nome del candidato sindaco. Un confronto che, secondo la nota stampa diffusa al termine della riunione, segna però l’avvio ufficiale di una fase nuova nel percorso verso le elezioni comunali di Macerata 2026.
“È iniziata molto positivamente la fase preliminare della discussione sulla scelta della figura del sindaco/a delle forze di centrosinistra per le elezioni di Macerata 2026”, si legge nel comunicato, che richiama l’accordo politico sottoscritto la scorsa settimana come base del lavoro comune. “La firma dell’accordo della scorsa settimana ha indicato lo scopo, il metodo, i criteri dell’alleanza di centrosinistra”, un’alleanza che punta a costruire “insieme, la risposta ai cambiamenti della città e l’alternativa alla fallimentare maggioranza di destra”.
Nel corso dell’incontro, però, non è stato individuato alcun nome condiviso. La stessa nota chiarisce che “nella serata di ieri sera (giovedì) ci si è riuniti per esprimere le rose di proposte di candidatura al ruolo di sindaco/a”, avviando dunque un passaggio interlocutorio più che conclusivo. Il percorso delineato resta quello di un confronto interno che dovrà ancora maturare una sintesi: “Un processo partecipativo e di confronto condurrà, in tempi brevi, a individuare la disponibilità capace di maggiore aggregazione e più rappresentativa anche delle linee guida del programma elettorale che si sta definendo”.
Restano quindi sullo sfondo i nomi che da settimane circolano nel dibattito politico cittadino, così come l’ipotesi che possa emergere una figura nuova, ma dall’incontro non è arrivata alcuna indicazione ufficiale. Un dato che conferma come la partita sia tutt’altro che chiusa e come le diverse anime del centrosinistra maceratese siano ancora alla ricerca di un equilibrio politico e di una leadership condivisa.
La nota è firmata dalle forze che hanno preso parte alla riunione e che compongono il perimetro dell’alleanza in costruzione (Alleanza Verdi Sinistra, Casa Rifomista, L’Altra Macerata, Macerata Bene Comune, Macerata Insieme, Movimento 5 stelle, Officina delle Idee, Partito democratico, Partito socialista Italiano, Strada Comune). Per ora, però, l’unica certezza è l’avvio del confronto: il nome del candidato sindaco resta ancora da scrivere.
Il dossier A14 è uno dei più rilevanti sul tavolo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Lo ha ribadito il vicepremier e ministro Matteo Salvini nel corso del question time alla Camera, spiegando che l’importo complessivo dei lavori in corso ammonta a 441 milioni di euro, di cui 187 milioni già eseguiti entro il 2025 e 115 milioni destinati agli interventi previsti nel 2026.
Secondo quanto riferito dal ministro, entro febbraio di quest’anno è prevista la conclusione del cantiere tra gli svincoli di Pedaso e Grottammare, un tratto strategico dell’A14 Adriatica che interessa sia l’adeguamento delle gallerie sia il sistema di smaltimento delle acque.
Si tratta di un intervento che, pur essendo fuori provincia, incide sull’intero tratto autostradale marchigiano. Attualmente le tre corsie arrivano fino all’uscita di Porto Sant’Elpidio, mentre da Pedaso iniziano i lavori che creano un imbuto viario capace di generare disagi fino a Civitanova Marche.
Quando a questi cantieri si sommano anche interventi sulle uscite o sui tratti autostradali maceratesi, il rischio di code prolungate aumenta in modo significativo, con conseguenze dirette sulla sicurezza stradale. In condizioni di traffico rallentato e carreggiate temporaneamente modificate, cresce infatti anche il pericolo di incidenti, spesso legati alla velocità non adeguata in tratti particolarmente complessi della rete autostradale.
Stasera è previsto l’incontro "carbonaro" delle sigle del centro sinistra. Nei giorni scorsi avevamo raccontato come, almeno sulla carta, sembri esserci una certa unità all’interno dello schieramento. Quello che continua a mancare è però il nome del candidato sindaco, un vuoto che in realtà riguarda entrambi i fronti, in attesa che Parcaroli sciolga le riserve e comunichi ufficialmente le sue intenzioni ai suoi.
I nomi che circolano sulla stampa sono ormai gli stessi da qualche settimana. Il più chiacchierato resta Gianluca Tittarelli, direttore del centro commerciale Val di Chienti e presidente della Banca Macerata Fisiomed, che sarebbe sostenuto da una parte del Pd e da alcune realtà civiche. C’è poi l’ipotesi Andrea Tonnarelli, avvocato, indicato e appoggiato dall’area della sinistra radicale.
Naturalmente non è escluso che possa emergere anche un nome nuovo, magari proprio al termine dell’incontro di questa sera, quando le diverse anime del centro sinistra si confronteranno a porte chiuse.
Una parte del Pd, secondo voci che circolano in città, sembrerebbe spingere anche per il medico maceratese Romano Mari, presidente dell’Ordine dei Medici e già presidente del consiglio comunale. Resta inoltre da capire se le dieci forze che si sono raggruppate in questa fase preliminare si tradurranno effettivamente in dieci liste al momento della presentazione elettorale.
Nel frattempo si registra fermento anche nell’area moderata, con Mattia Orioli di Base Popolare Marche, che invoca apertamente una nuova stagione politico-amministrativa,rompendo con la continuità dell’amministrazione Parcaroli. Un monito all'attuale sindaco di farsi da parte e uno spostamento verso l'altra coalizione? Noi moderati invece, secondo le parole del segretario cittadino Luigi Carelli, si allontana dal caos elettorale per muoversi da solo.
Nel caso in cui Parcaroli decidesse di non riprovarci, si aprirebbe un'intensa fase nel centro-destra. La lista di chi ambisce al ruolo di candidato è lunga e i personalismi non fanno bene alle coalizioni.
Con la fine del mandato di Sandro Parcaroli, conclusosi a dicembre e non rinnovabile se non attraverso una proroga che permetta di far coincidere le elezioni provinciali con quelle del Comune di Macerata, si apre una nuova fase per la guida della Provincia di Macerata.
La scelta del prossimo presidente assume un peso rilevante perché il 2026 si preannuncia come un anno decisivo, caratterizzato da 110 milioni di euro di investimenti destinati alle scuole, ai nuovi poli di Cingoli e Tolentino, alla viabilità e alla riqualificazione di immobili provinciali come il Palazzo della Prefettura e la caserma dei Vigili del Fuoco.
All’interno del centrodestra prende corpo l’ipotesi di una candidatura femminile, ma le prime disponibilità sono già venute meno. Tra i nomi sondati c’è stato quello della sindaca di Potenza Picena Noemi Tartabini, che ha però declinato. La sua figura resta significativa perché rappresenta l’unica amministratrice meloniana con fascia tricolore in un territorio dove il partito raccoglie circa il 30% dei consensi, ma governa solo un Comune su 55, un dato che evidenzia difficoltà organizzative.
Nel caso in cui la candidatura della Tartabini resti definitivamente fuorigioco, potrebbe riaffacciarsi una soluzione già ipotizzata in passato, ovvero quella del sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci. Una prospettiva che, tuttavia, non ha mai trovato un consenso pieno all’interno del centrodestra. A rendere più complessa la sua eventuale candidatura c’è anche la distribuzione degli incarichi istituzionali, dato che l’entroterra maceratese esprime già il presidente del Consiglio regionale Pasqui e un consigliere regionale, Marinelli, indicato come possibile assessore.
L’uscita di Parcaroli rischia così di lasciare Macerata senza rappresentanti di primo piano sia sul fronte provinciale che su quello regionale. Restano comunque sul tavolo altri nomi, come quelli del sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica e del primo cittadino di Matelica Denis Cingolani, che continuano a circolare tra le possibili opzioni.
Sul versante opposto, il centrosinistra può puntare soprattutto a una candidatura di testimonianza, dal momento che circa il 90% dei Comuni della provincia di Macerata è attualmente amministrato dal centrodestra.
Le Marche si confermano tra le regioni italiane più attrezzate e ricettive per il tennis secondo il Tennis Readiness Index 2025, il primo indicatore che misura la prontezza tennistica di ciascuna regione italiana. Con un punteggio di 53,9/100, le Marche si posizionano al quinto posto della classifica nazionale, subito dietro a Valle d’Aosta, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. Il dato riflette un buon equilibrio tra capillarità dei circoli e delle società sportive (58,1 su 100), partecipazione dei tesserati (58,9 su 100), e vitalità delle scuole tennis e percorsi giovanili (35,3 su 100), oltre a una accessibilità media agli eventi di alto livello come le ATP Finals di Torino (51,1 su 100).
Il posizionamento delle Marche mette in luce come la regione sia in grado di sostenere sia la pratica amatoriale che quella giovanile, con una rete di società sportive diffuse e una partecipazione significativa dei cittadini. La regione mantiene un buon livello di accessibilità agli eventi di tennis di rilevanza internazionale, contribuendo alla diffusione della passione per questo sport tecnico e formativo. La presenza di talenti locali come Luca Nardi, Elisabetta Cocciaretto e l'allenatore del campionissimo Jannik Sinner Simone Vagnozzi testimonia come le Marche possano contare su un ecosistema sportivo capace di produrre giocatori competitivi a livello nazionale e internazionale. Tolentino, peraltro, con il suo circolo è diventata dal 2025 sede di un torneo Wta, il massimo circuito del tennis femminile (leggi qui).
Il Tennis Readiness Index 2025 mostra un’Italia in fermento, con un Nord che domina la classifica grazie alla maggiore densità di club e circoli, e un Centro-Sud dove l’investimento in strutture e programmi giovanili è ancora determinante per colmare il gap. Con il boom di tesserati e società sportive registrato negli ultimi anni e il crescente interesse per eventi come le ATP Finals, le Marche confermano il proprio ruolo tra le regioni più dinamiche nella promozione e nello sviluppo del tennis, diventando un modello di riferimento per altre aree del Paese.
Sembrava tutto pronto, invece arriva uno stop inatteso dall’Eurocamera. Con 334 voti favorevoli, 324 contrari e 11 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la richiesta di inviare il testo dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur alla Corte di giustizia dell’Ue per un parere legale. Un passaggio che congela di fatto l’iter dell’intesa: per l’attuazione definitiva, l’Eurocamera dovrà ora attendere l’esame della Corte, che potrebbe richiedere diversi mesi. Solo dopo sarà possibile votare la ratifica finale dell’accordo.
La richiesta è stata presentata da un gruppo di eurodeputati appartenenti alla Sinistra Ue, ai Verdi e a una parte dei Liberali. Il testo approvato chiede formalmente di “domandare il parere della Corte di giustizia, a norma dell’articolo 218, paragrafo 11, del Tfue, circa la compatibilità con i Trattati dell’accordo previsto, della proposta che l’Ue concluda l’accordo di partenariato Ue-Mercosur e l’accordo interinale sugli scambi, nonché della procedura seguita per ottenere tale conclusione”. La risoluzione incarica inoltre la presidente del Parlamento europeo di attivarsi rapidamente per ottenere il parere della Corte e di trasmettere il documento, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.
Nei mesi scorsi l’accordo Ue-Mercosur aveva già acceso forti proteste, in particolare da parte del mondo agricolo. Anche nel territorio maceratese non erano mancate le mobilitazioni, con un corteo a Piediripa che aveva coinvolto molti agricoltori.
Anche gli allevatori preoccupati per le possibili ricadute sul settore, si erano espressi in merito: "Senza una reale reciprocità delle regole e controlli efficaci, l’apertura del mercato potrebbe favorire importazioni a basso costo, mettendo sotto pressione il valore del Made in Italy e la trasparenza verso il consumatore finale".
Sul tema era intervenuta recentemente anche la Lega di Macerata. Il segretario Aldo Alessandrini aveva ribadito la necessità di “difendere le eccellenze produttive locali e garantire condizioni di mercato realmente eque per l’intera filiera agroalimentare”.
Una posizione espressa nonostante l’alleato di governo Fratelli D'Italia, attraverso le parole del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, avesse dato il via libera alla firma dell’accordo, subordinandola però alla presenza di precise premesse di garanzia per il mondo produttivo.
Una posizione, quella assunta dopo l'invio alla corte di giustizia, che verrà salutata con approvazione dal Cia Marche, che già da mesi porta avanti una battaglia politica e sindacale per proteggere la filiera agrolimentare, in questo caso marchigiana.
"Senza risorse adeguate, regole uguali per tutti e una Pac forte, il reddito delle imprese agricole e la tenuta delle aree rurali sono seriamente a rischio". Per il presidente di Cia Marche Alessandro Taddei, l’accordo potrà funzionare solo "se le clausole di salvaguardia saranno applicate in modo tempestivo e trasparente, garantendo una concorrenza davvero equa".
Il percorso è iniziato, ma il traguardo è ancora da definire. Nelle Marche prende forma la riforma che apre alla possibilità di ampliare la giunta regionale da 6 a 8 assessori, una scelta resa possibile da una legge statale approvata durante l’estate. Il Consiglio regionale ha, infatti, compiuto il primo passo formale con il voto sulla modifica dello Statuto, passaggio indispensabile per rendere operativa la nuova composizione dell’esecutivo.
L’aula ha approvato il provvedimento con 19 voti favorevoli della maggioranza, mentre l’opposizione ha scelto la strada delle 9 astensioni. La modifica consente di aumentare il numero degli assessori già a partire da questa legislatura, fissando come principio cardine quello dell’invarianza di spesa, tema che resta però al centro del confronto politico. Prima che la riforma diventi definitiva saranno necessari un secondo voto in Consiglio tra circa due mesi e, successivamente, l’approvazione di una legge ordinaria chiamata a chiarire nel dettaglio la questione delle risorse economiche.
Sul piano politico l’accordo appare solo parziale. Se da un lato c’è una convergenza generale sull’opportunità di rafforzare la giunta regionale, dall’altro opposizione e normativa statale non intendono concedere margini sui costi. Il nodo principale riguarda il rischio che l’ingresso di due nuovi assessori, senza una revisione delle norme sui subentri in Consiglio, possa portare all’entrata dei primi dei non eletti, facendo così saltare il principio dell’invarianza di spesa.
Intanto iniziano a circolare i nomi dei possibili nuovi assessori. In quota Fratelli d’Italia si parla di Silvia Luconi, il cui ingresso comporterebbe il subentro in Consiglio di Mirco Braconi. Per la Lega il nome più citato è quello di Renzo Marinelli, ma su questa ipotesi emergono resistenze interne al partito, legate al possibile rientro in assemblea dell’ex assessore alla sanità ed ex vicepresidente della Regione Filippo Saltamartini. L’alternativa sarebbe Andrea Antonini, che lascerebbe il seggio a Pasqualino Piunti. L’eventuale nomina di Luconi e Marinelli porterebbe inoltre in giunta due rappresentanti maceratesi, territorio oggi non presente nell’esecutivo a sei.
Dopo il primo via libera, dunque, si apre la fase più delicata. La partita si giocherà sia sul fronte economico, per garantire davvero l’assenza di nuovi costi, sia su quello politico, dove equilibri territoriali e rapporti tra i partiti della maggioranza potrebbero rivelarsi decisivi.
Macerata è stata teatro di un momento di confronto pubblico sul referendum costituzionale sulla giustizia e, in particolare, sul tema della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, una questione che continua a dividere il mondo giuridico, politico e l’opinione pubblica. Questo pomeriggio, presso il Ristorante Centrale in Piazza della Libertà, cittadini, operatori del diritto ed esperti si sono ritrovati per approfondire una riforma destinata a incidere in modo significativo sull’equilibrio tra poteri dello Stato.
L’incontro, intitolato "Diritto e attualità – Referendum costituzionale sulla giustizia: Sì o No a confronto", si è distinto per il taglio dialogico e per la volontà di offrire strumenti di comprensione al di là delle contrapposizioni ideologiche. Ad aprire i lavori sono stati gli avvocati Bruno Mandrelli e Romano Carancini, che hanno inquadrato il contesto giuridico e istituzionale della riforma, sottolineando la centralità del tema per la vita democratica del Paese.
Nel corso del dibattito sono intervenuti il professor Giovanni Di Cosimo, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Macerata, l’avvocato Paolo Giustozzi e l’onorevole Debora Serracchiani, offrendo al pubblico punti di vista differenti sulle ricadute legali e pratiche del referendum e sul rapporto tra giustizia, politica e società civile.
A sostenere le ragioni del Sì è stato Paolo Giustozzi, referente per il si della Camera Penale del Tribunale di Macerata. Giustozzi ha evidenziato come la separazione delle carriere rappresenti un principio di equilibrio e imparzialità del giudice: "Le ragioni per le quali dovremmo votare sì sono le ragioni per le quali questa riforma ancora non è stata varata da 25 anni, da quando l'Italia ha modificato la Costituzione prevedendo che le parti nel processo siano in condizioni di parità. Voglio dire che una difesa, un accusato vale quanto l'accusatore di fronte al giudice e soprattutto che il giudice sia equidistante, imparziale, cioè sia in una posizione di terzietà rispetto all'accusa come lo è rispetto alla difesa".
Giustozzi ha poi aggiunto: "Sono condizioni, sono valutazioni talmente intuitive ed elementari che l'unica domanda è quella che ho fatto all'inizio, cioè come sia possibile che ancora non ci sia una separazione delle carriere come è prevista e attuata nella gran parte delle democrazie occidentali, nel mondo anche".
Di segno opposto la posizione dell’onorevole Debora Serracchiani, rappresentate nazionale PD per la Giustizia, che ha ribadito con forza le motivazioni del No: "Un no per difendere la Costituzione, un no per difendere la democrazia e un no perché siamo contro la legge del più forte. Questa riforma serve per la politica perché la politica abbia le mani libere, non vuole una magistratura che la controlli. Per questo motivo noi siamo contro e quindi votiamo no".
Serracchiani ha, inoltre, posto l’accento sul rischio di indebolire i meccanismi democratici, affermando: "È anche una rinuncia all'esercizio della democrazia, bisogna scegliere e non bisogna lasciare decidere all'estrazione a sorte. Domani ci chiederanno di estrarre a sorte consiglieri comunali, parlamentari, gli amministratori di condominio o anche il medico che ci dovrà prendere in cura, quindi è assolutamente non accettabile l'estrazione a sorte dei magistrati".
Le elaborazioni di Confindustria su dati Eurostat e GME relativi al 2025 confermano che le bollette italiane restano tra le più care d’Europa, evidenziando un gap competitivo e strutturale rispetto ai principali Paesi UE in tutte le fasce di consumo. Un divario che pesa in modo trasversale su PMI e grandi imprese e che deriva da una combinazione di fattori: prezzo della materia prima più elevato, costi di rete e di dispacciamento superiori e compensazioni ETS meno incisive rispetto a quelle garantite ai competitor europei.
Nel primo semestre del 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese in Italia ha raggiunto 278 euro/MWh, a fronte dei 242 euro/MWh della Germania, 183 della Francia, 171 della Spagna e 216 della media europea. Il dato colloca l’Italia quasi il 30% sopra la media UE, con un aggravio strutturale che riduce la competitività del sistema produttivo nazionale e incide direttamente sui margini delle imprese.
Il differenziale emerge con ancora maggiore chiarezza osservando i prezzi all’ingrosso. Tra gennaio e ottobre 2025, secondo il GME, il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è stato pari a 116 euro/MWh, contro 87 euro/MWh in Germania, 65 in Spagna e 61 in Francia. Alla base di questo scarto c’è la diversa composizione del mix energetico.
In Italia il gas naturale copre circa il 70% delle ore di produzione, rendendo il sistema fortemente dipendente dalla tecnologia marginale più costosa e più esposta alla volatilità dei mercati. In Francia il prezzo è spesso determinato dal nucleare, che non emette CO₂ in fase di generazione, mentre in Germania prevalgono carbone ed eolico e in Spagna un mix più bilanciato tra gas, nucleare e rinnovabili.
Il meccanismo del prezzo marginale fa sì che l’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda determini il prezzo dell’energia per tutte le unità prodotte. In Italia questo ruolo è svolto per la maggior parte delle ore da centrali a gas, con un impatto diretto sui costi. A ciò si aggiunge uno spread strutturale tra il prezzo del gas italiano PSV e il TTF tedesco, che si riflette sul prezzo elettrico e genera un extracosto stimato in circa 1 miliardo di euro l’anno, pari a 5–6 euro/MWh a carico di tutti i consumatori.
Oltre alla componente energia, i costi di rete e di dispacciamento rappresentano un ulteriore elemento di penalizzazione. Un’impresa con consumi medi pari a 3,7 GWh sostiene in Italia una spesa di circa 133.000 euro, contro i 78.000 euro della Francia, con un differenziale di circa il 70%. Per una piccola impresa con consumi di 755 MWh, il costo italiano si attesta intorno ai 25.000 euro, più del doppio rispetto ai meno di 10.000 euro registrati in Spagna.
Ancora più marcato è il divario sul fronte delle compensazioni per i costi indiretti ETS. La Germania destina a questo strumento 2,4 miliardi di euro, mentre l’Italia si ferma a 150 milioni, con un incremento previsto fino a 600 milioni dal 2025. Una distanza che continua a penalizzare in modo significativo le imprese energivore italiane, riducendo la loro capacità di competere sui mercati internazionali.
Secondo Confindustria, colmare il gap energetico è una priorità strategica per il futuro dell’industria italiana. L’obiettivo è allineare i costi energetici nazionali alla media europea, intervenendo su più leve: dal disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità rinnovabile da quello del gas, anche attraverso contratti di lungo termine, alla piena attuazione dell’energy release, dal rafforzamento delle compensazioni ETS alla riduzione degli oneri generali di sistema e dei costi di rete. Centrale è anche la costruzione di un mix energetico più competitivo, basato su rinnovabili e nucleare, insieme all’eliminazione dello spread gas PSV–TTF e alla promozione di contratti di lungo periodo per il biometano.
In sintesi, senza un intervento strutturale sul costo dell’energia, il rischio è che il divario con i principali Paesi UE continui ad ampliarsi, compromettendo competitività, investimenti e crescita sostenibile del sistema produttivo italiano.
(Fonte Confindustria)
Reduce da una stagione che lo ha consacrato tra i profili più interessanti del ciclismo italiano, Giulio Pellizzari è pronto per un 2026 di conferme e crescita. I sesti posti conquistati al Giro d’Italia e alla Vuelta, arrivati senza partire con il ruolo di capitano, dimostrano che il corridore della Red Bull Bora–Hansgrohe ha le possibilità di competere per la classifica generale nei Grandi Giri.
Pellizzari, in un'intervista a OA Sport racconta come l’assenza di pressioni abbia giocato un ruolo chiave nel suo rendimento, soprattutto al Giro, dove ha percepito un miglioramento costante giorno dopo giorno. La capacità di recupero e la continuità sulle tre settimane sono aspetti che gli hanno dato grande fiducia, ma che il giovane azzurro non considera un punto di arrivo. Al contrario, li vive come una base solida su cui costruire le prossime stagioni.
Nel 2026 tornerà alla Corsa Rosa, con un calendario che lo vedrà sicuramente al via anche della Tirreno-Adriatico, che verrà presentata venerdì 16 ad Ancona. Accanto a lui ci sarà Jai Hindley, presenza che Pellizzari considera un valore aggiunto fondamentale. Gli obiettivi verranno definiti più avanti, valutando i progressi fatti tra preparazione invernale e prime gare.
All’interno della squadra, anche la convivenza con Remco Evenepoel viene descritta in modo estremamente positivo. Pellizzari sottolinea come la vicinanza anagrafica favorisca un rapporto spontaneo e come l’approccio professionale e sereno del belga contribuisca a creare un ambiente ideale.
La preparazione per il 2026 passerà probabilmente da un lungo ritiro in altura sul Teide, pensato per costruire la condizione in vista degli appuntamenti più importanti. Grande attenzione sarà riservata anche alla cronometro, specialità decisiva soprattutto in un Giro d’Italia che proporrà una prova contro il tempo lunga e completamente pianeggiante. Pellizzari ha già lavorato in modo approfondito sulla posizione, effettuando test nella galleria del vento, e ha programmato allenamenti specifici per continuare a crescere in un fondamentale che, ammette, lo appassiona sempre di più.
Se il fondo non è mai stato un problema, l’obiettivo ora è diventare più esplosivo, aspetto su cui sta concentrando parte del lavoro. Una crescita che potrebbe aprirgli nuove prospettive anche nelle corse di un giorno, con un’attenzione particolare alle Classiche più dure. Il Lombardia resta la gara più adatta alle sue caratteristiche, seguita dalla Liegi-Bastogne-Liegi e dalle Strade Bianche, appuntamenti che rientrano nei suoi pensieri.
Guardando alla fine del 2026, Pellizzari non fissa obiettivi numerici o traguardi obbligati. La sua risposta è semplice ma significativa: sarà felice se potrà dire di aver vissuto una stagione serena, senza rimpianti, dando il massimo e senza intoppi.
Al polo museale di Pioraco, città della carta, prende forma una storia che affonda le sue radici nel Medioevo e arriva fino all’arte cartaria contemporanea. A raccontarla è Luisella Tamagnini, assessore alla cultura del Comune di Pioraco, che guida idealmente il visitatore in un viaggio unico nel suo genere. Non si conosce con certezza come la carta sia arrivata a Pioraco, ma si sa con precisione quando: nel 1264. A testimoniarlo è un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Camerino, dove si legge chiaramente che in quell’anno la carta veniva già fabbricata a Pioraco.
Questa lunga tradizione è oggi racchiusa all’interno del museo, che ripercorre secoli di produzione cartaria attraverso immagini, strumenti ed esempi di filigrane. Si parte dalle più antiche, risalenti al Duecento e al Trecento, per arrivare a quelle moderne, estremamente elaborate e raffinate, vere e proprie opere d'arte. Un ruolo di grande rilievo è occupato dalle carte valori, come banconote e documenti ufficiali, dove la filigrana diventa elemento di sicurezza ma anche di altissimo valore artistico.
Tra gli esempi più significativi spiccano le filigrane incise da Luigi Casoni, incisore piorachese che lavorò presso il Poligrafico dello Stato. Le sue opere testimoniano l’eccellenza raggiunta da Pioraco nel campo della carta destinata a moneta, assegni, passaporti e documenti ufficiali utilizzati anche in paesi come Libia e Iran. Nel museo sono presenti anche filigrane artistiche in chiaroscuro, con raffigurazioni di papi, personalità politiche e figure storiche, realizzate da incisori celebri come Librari di Fabriano e Cilotti di Pioraco.
Proseguendo idealmente a ritroso nel tempo, si scopre che Pioraco non aveva una sola cartiera, ma numerose. Nel Settecento se ne contavano circa quindici o sedici, ognuna caratterizzata da un proprio simbolo distintivo inserito nella filigrana, utile a rendere riconoscibile e tracciabile la produzione. Questo sistema racconta non solo una storia industriale, ma anche un’organizzazione avanzata e consapevole della qualità del prodotto.
Le condizioni che resero Pioraco ideale per la produzione cartaria erano straordinarie. La posizione logistica, con il paese sviluppato in discesa, e la presenza di numerosi corsi d’acqua valsero al borgo il soprannome di "piccola Venezia delle Marche". L’acqua, di qualità eccellente e potabile, era fondamentale per la lavorazione della carta, così come la possibilità di sfruttare la forza delle cascate come energia motrice.
Il museo attuale è anche il simbolo della rinascita dopo il terremoto del 2016. Con il Comune inagibile, si è scelto di salvare e riallestire questa parte fondamentale dell’identità pioarachese, riorganizzando un’ala del precedente museo. Dopo un lavoro impegnativo ma affrontato con determinazione, il polo museale è stato riaperto il 26 ottobre 2018, due anni dopo il sisma.
Oggi il museo è visitabile, con prenotazione soprattutto nel periodo invernale, ed è considerato un patrimonio da tutelare e valorizzare. Visitare il Museo della Carta di Pioraco significa riscoprire un sapere antico che rischia di andare disperso in un'epoca in cui la carta sembra aver perso importanza. All'interno sono contenuti anche i macchinari storici per la fabbricazione della carta. Eppure, dietro ogni foglio, resta vivo quel saper fare artigianale, fatto di mani, acqua, ingegno e arte, che ha reso Pioraco un punto di riferimento nella storia della carta italiana ed europea.