L’ultimo Rapporto Aran sulle retribuzioni propone un’analisi tanto attesa quanto sorprendente sui differenziali territoriali degli stipendi nella sanità pubblica, spostando l’attenzione dai principi contrattuali ai livelli retributivi effettivi. La domanda di fondo è semplice ma cruciale: quanto guadagna davvero un infermiere o un operatore sociosanitario a seconda dell’azienda e del territorio in cui lavora.
I dati riguardano circa 485mila dipendenti non dirigenti del Servizio sanitario nazionale e si concentrano su tre profili chiave: i professionisti sanitari, in larga parte infermieri, con una retribuzione media nazionale di 36mila euro, gli operatori sociosanitari, che si attestano sui 28.100 euro, e gli assistenti amministrativi, con una media di 29.500 euro. Il primo elemento che emerge è la dimensione degli scarti: nonostante il contratto nazionale eserciti una forte regolazione centrale, la differenza tra le aziende che pagano meno e quelle che pagano di più oscilla tra 4mila e 5mila euro annui, a seconda del profilo professionale. Un dato che dimostra come, anche all’interno di regole comuni, esistano margini concreti per politiche retributive differenziate tra le oltre cento aziende sanitarie del Paese.
La scomposizione delle buste paga aiuta a capire dove nascono queste differenze. È soprattutto la componente variabile della retribuzione a spiegare lo scarto, incidendo tra il 60% e il 76% del differenziale complessivo. Per i professionisti sanitari sono in particolare i compensi legati alla produttività a generare le maggiori distanze, mentre il sistema delle indennità risulta più uniforme. Un quadro che riflette scelte organizzative e gestionali diverse, più che disparità nei trattamenti di base.
La parte più sorprendente del rapporto riguarda però l’analisi territoriale. In un sistema sanitario a gestione regionale, non emergono differenze nette riconducibili ai confini amministrativi. Al contrario, il rapporto individua aree contigue con livelli retributivi simili: Lombardia e Veneto si collocano su valori elevati, l’Appennino centrale su livelli mediani, mentre la zona padana, estesa fino alle Marche, presenta retribuzioni più contenute. Le regioni a statuto speciale mostrano andamenti disomogenei, con la Sardegna su valori più bassi e Sicilia e Province autonome su livelli più alti.
Per le Marche, questo dato è particolarmente significativo. La regione si inserisce in un’area in cui gli stipendi sanitari risultano mediamente più bassi rispetto ai territori confinanti più forti dal punto di vista economico. Un elemento che può incidere sulle dinamiche di mobilità del personale, soprattutto per figure già oggi difficili da reperire come infermieri e operatori sociosanitari.
Il rapporto introduce anche un’analisi degli “stili gestionali” delle aziende sanitarie, osservando come vengano gestite le relatività retributive tra i diversi profili professionali. Alcune aziende tendono a valorizzare maggiormente i professionisti sanitari rispetto agli assistenti amministrativi, ampliando la forbice salariale; altre, invece, la comprimono. Qui emerge una discrezionalità rilevante, che solleva interrogativi importanti: si tratta di strategie consapevoli per attrarre e trattenere personale sanitario o di esiti non pianificati di prassi consolidate nel tempo?
Nel complesso, il quadro delineato dal Rapporto Aran mette in discussione alcune narrazioni consolidate. Se il decentramento regionale fosse il fattore decisivo, dovremmo osservare cluster regionali ben definiti. In realtà, le scelte retributive sembrano rispondere soprattutto a logiche di mercato del lavoro locale e a forme di benchmarking tra aziende vicine, più che a indirizzi politici regionali espliciti.
Una riflessione finale riguarda due temi che il rapporto indica come meritevoli di ulteriori approfondimenti. Il primo è quello delle prestazioni aggiuntive, oggi non rilevate nei dati, retribuite con tariffe orarie superiori allo straordinario e sempre più utilizzate per far fronte alle carenze di organico. Una loro diffusione disomogenea potrebbe modificare in modo significativo i differenziali retributivi effettivi. Il secondo tema è la possibile correlazione tra retribuzioni e performance sanitarie: i territori e le aziende che pagano di più ottengono anche risultati migliori in termini di servizi e qualità delle cure?
Mentre il dibattito politico nazionale torna a interrogarsi sull’autonomia differenziata, questi dati suggeriscono che il Servizio sanitario nazionale esprime già una forma di federalismo di fatto, più complessa e meno governata di quanto le norme formali lascerebbero immaginare. Un federalismo che, anche nelle Marche, si traduce in differenze concrete negli stipendi di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della sanità pubblica.
(Fonte Il Sole 24 Ore, Rapporto Aran)
Con il via libera del 9 gennaio dei 27 ambasciatori dell’Unione europea, l’accordo di libero scambio Ue-Mercosur entra nella fase conclusiva. Sabato 17 gennaio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen firmerà ufficialmente l’intesa in Paraguay, aprendo a un mercato integrato da oltre 700 milioni di consumatori tra Europa e Sud America. L’accordo mira a ridurre o eliminare la maggior parte dei dazi doganali (91%), favorendo le esportazioni europee di auto, macchinari e farmaceutica e, al contempo, l’ingresso nel Mercato unico di prodotti agricoli sudamericani, dalla carne alla soia. Per Bruxelles è anche una scelta strategica per diversificare i partner commerciali e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche.
Il percorso resta però politicamente fragile. Dopo oltre 25 anni di negoziati e un’intesa preliminare fallita nel 2019, l’accordo è stato sbloccato solo nel dicembre 2024, per poi subire un nuovo rallentamento a causa delle proteste degli agricoltori europei. Le garanzie offerte dalla Commissione, tra cui una clausola di salvaguardia sulle importazioni agricole e maggiori risorse per la Politica agricola comune, hanno convinto anche l’Italia a dare il proprio assenso. Resta ora il passaggio più delicato: la ratifica da parte del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, dove il rischio di bocciature non è scongiurato.
Tra i territori più esposti alle conseguenze dell’accordo ci sono le Marche e, in particolare, la filiera della carne bovina marchigiana. La regione rischia di trovarsi a competere direttamente con produzioni sudamericane ottenute dalla stessa razza Marchigiana, esportata geneticamente all’estero decenni fa ma allevata oggi con costi molto più bassi e regole meno stringenti. Un paradosso che mette in difficoltà un comparto già in declino da anni, caratterizzato da rese inferiori ma da una qualità elevata, non adeguatamente valorizzata né sostenuta da politiche strutturali di lungo periodo. (fonte Marche Agricole)
Preoccupazioni analoghe arrivano anche da Assalzoo, che vede nell’accordo un rischio concreto di distorsione competitiva per l’intera filiera agro-zootecnica italiana. Le normative europee impongono standard molto elevati su sostenibilità, sicurezza alimentare e benessere animale, con costi che non trovano equivalenti nei Paesi del Mercosur. Senza una reale reciprocità delle regole e controlli efficaci, l’apertura del mercato potrebbe favorire importazioni a basso costo, mettendo sotto pressione il valore del Made in Italy e la trasparenza verso il consumatore finale. (Fonte Adriaeco)
La firma in Paraguay segnerà solo l’inizio dell’ultima fase dell’accordo. Il confronto tra opportunità economiche e tutela delle filiere agricole è tutt’altro che chiuso. Sarà nelle ratifiche nazionali che si deciderà se il libero scambio prevarrà sulle paure del mondo rurale europeo.
(foto Ansa)
Nel pomeriggio di oggi Macerata ha vissuto un momento di grande festa con Miss Befana 2026, l’evento che ha riportato in piazza della Libertà la magia dell’Epifania, nonostante il rinvio forzato dei giorni scorsi a causa della neve e nonostante il freddo arrivato in piazza una volta sceso il sole. La manifestazione, inizialmente prevista per il 6 gennaio, si è svolta con successo a partire dalle 16:30, trasformando un imprevisto in un’occasione ancora più sentita di condivisione e partecipazione.
Organizzato dalla Pro Loco di Villa Potenza in collaborazione con il Comune di Macerata, l’appuntamento ha richiamato famiglie, bambini e curiosi nel cuore della città, regalando sorrisi, musica e tradizione. Grande attenzione ha suscitato la sfilata delle Miss Befana, che quest’anno hanno arricchito l’evento presentando ciascuna una eccellenza del territorio, valorizzando così cultura e identità locale, prima dell’elezione della befana più bella.
Ad arricchire il pomeriggio non sono mancati gli spettacoli di danza delle scuole A passo di danza e Oltakademi, che hanno proposto una selezione esclusiva di esibizioni molto apprezzate dal pubblico, contribuendo a rendere l’atmosfera ancora più coinvolgente.
Il momento più atteso è arrivato con la spettacolare discesa acrobatica della Befana dei Vigili del Fuoco dalla Torre dei Tempi, che ha strappato applausi ed emozione, diventando il simbolo conclusivo di una giornata di festa riuscita. Un evento che ha permesso di celebrare l’Epifania a Macerata anche oltre il calendario, dimostrando come la tradizione possa continuare a unire la comunità e a regalare momenti di autentica gioia.
Superbonus al 110% più contributi potenziati, fino al 100%. È il doppio regime di sostegni alla ricostruzione delle zone terremotate che prende forma dopo la Legge di Bilancio 2026. Questo regime interesserà principalmente il Centro Italia (dove c’erano 5mila cantieri a rischio blocco in assenza di strumenti di cessione dei crediti), ma non solo.
Alla ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 2016 andrà la gran parte dei fondi previsti dalla legge di Bilancio: 1,3 miliardi su poco più di 1,6 miliardi. Il resto sarà destinato ad altre zone: circa 200 milioni all’Abruzzo e poco più di 60 milioni all’Emilia-Romagna. Coinvolti saranno anche Ischia, Campobasso e Catania.
Il primo regime attivo per il 2026 è quello introdotto dal decreto Omnibus (Dl 95/2025) qualche mese fa. Questo provvedimento ha prorogato il superbonus al 110% per le spese relative agli interventi sugli immobili colpiti dal sisma in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, purché le istanze di concessione dei contributi pubblici siano state presentate dopo il 30 marzo 2024. Rimane così possibile usare la cessione del credito e lo sconto in fattura. Si tratta, di fatto, dell’ultima finestra disponibile per il 110%.
A questo si affianca un secondo regime, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 (comma 616 dell’articolo 1), dopo un lungo lavoro di limatura. Questo nuovo intervento riguarda le istanze presentate prima del 30 marzo 2024, per le quali non era più disponibile la cessione dei crediti. Per evitare un ulteriore allungamento degli strumenti di trasferimento dei bonus, insostenibile per il Governo, è stato introdotto un meccanismo diverso: un contributo aggiuntivo che si somma a quello già previsto per la ricostruzione.
In sintesi la legge di Bilancio proroga i sostegni agli interventi di ricostruzione del Centro Italia con istanza presentata prima del 30 marzo 2024, ma anziché reintrodurre la cessione dei crediti, attiva una nuova forma di contribuzione.
Per i terremoti successivi al 1° aprile 2009, nei territori con stato di emergenza, i Commissari straordinari possono riconoscere un incremento del contributo per la ricostruzione, che coprirà le spese eccedenti il contributo base (per le istanze entro il 31 dicembre 2024) fino al 100% del costo degli interventi, generando così una sorta di superbonus al 100%. Saranno escluse dal contributo le unità immobiliari costruite in violazione delle norme urbanistiche, edilizie o di tutela paesaggistico-ambientale, salvo sanatoria.
La manovra stanzia complessivamente poco più di 1,6 miliardi, di cui 1,3 miliardi destinati al Centro Italia, coprendo i circa 5mila cantieri rimasti esclusi dalla proroga del superbonus. Per gli altri territori: Abruzzo 215 milioni, Emilia-Romagna 61,41 milioni, Catania 12,10 milioni, Campobasso 3,9 milioni, Ischia 0,26 milioni. Il riparto materiale delle risorse sarà stabilito con un successivo provvedimento.
(Fonte: Il Sole 24 ore)
Una serie di provvedimenti varati dalla Commissione europea potrebbe consentire già oggi ai Ventisette di dare il via libera alla firma del trattato commerciale UE-Mercosur. Il 7 gennaio, al termine di un incontro straordinario dei ministri dell’Agricoltura, Bruxelles ha accolto le richieste di Paesi come Italia e Francia, annunciando nuove misure sui fertilizzanti e la possibilità di sospendere, anche in modo retroattivo, il dazio ambientale in caso di circostanze impreviste. «Credo che abbiamo affrontato le vere preoccupazioni del mondo agricolo con vere soluzioni», ha dichiarato il commissario al Commercio Maros Sefcovic, ricordando anche le semplificazioni normative pensate per favorire il consenso sull’intesa.
La firma dell’accordo, rinviata nei mesi scorsi proprio per le proteste degli agricoltori, richiede una maggioranza qualificata dei governi europei. Oggi il quadro politico resta diviso: la Francia voterà contro, come annunciato dal presidente Emmanuel Macron, mentre la posizione dell’Italia appare sempre più orientata al sì. «Se verranno certificate le premesse di garanzia del mondo produttivo che chiediamo, noi approveremo la sottoscrizione dell’accordo», ha spiegato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, aggiungendo di aver chiesto che le clausole di salvaguardia scattino già con un calo dei prezzi agricoli del 5%. Anche con il no francese, a Bruxelles si ritiene possibile raggiungere i numeri necessari per procedere alla firma.
Dal mondo agricolo continuano però le preoccupazioni. Cia-Agricoltori Italiani, con il presidente nazionale Cristiano Fini e quello regionale marchigiano Alessandro Taddei, aveva accolto con favore il rinvio della firma, definendolo «un segnale importante». Taddei avverte che il Mercosur, una volta approvato, potrebbe favorire l’ingresso nel mercato europeo di carne, riso, miele e altri prodotti sudamericani realizzati con costi e regole diverse dagli standard UE. «Il rinvio è un primo risultato, ma non basta», sottolinea, perché «senza risorse adeguate, regole uguali per tutti e una Pac forte, il reddito delle imprese agricole e la tenuta delle aree rurali sono seriamente a rischio». Per il presidente di Cia Marche, l’accordo potrà funzionare solo «se le clausole di salvaguardia saranno applicate in modo tempestivo e trasparente, garantendo una concorrenza davvero equa».
“Un mobile d’epoca da riportare allo splendore dei tempi passati”. Con questa immagine evocativa Francesco Borrelli ha descritto la Civitanovese, il club rossoblù rilevato ufficialmente lo scorso 23 dicembre da Mauro Profili (LEGGI QUI). Un’espressione che racchiude l’essenza del nuovo corso: rispetto per la storia, ma anche la volontà di restaurare, rinnovare e rilanciare una società gloriosa oggi alle prese con una stagione complicata. Le ambizioni del nuovo presidente, tuttavia, dovranno partire da un obiettivo immediato e imprescindibile: la salvezza nel campionato di Eccellenza, dove la Civitanovese occupa attualmente l’ultimo posto in classifica. Solo dopo aver messo in sicurezza la categoria sarà possibile pianificare il futuro, con traguardi più importanti e dichiarati, tra cui l'approdo del club nei campionati professionistici nell'arco di 4-5 anni.
La presentazione ufficiale di Borrelli si è svolta questa mattina nella Sala Consiliare del Comune di Civitanova Marche. Al tavolo, insieme al nuovo numero uno rossoblù, erano presenti il sindaco Fabrizio Ciarapica insieme al suo consulente Michele Cerrone, gli assessori Claudio Morresi (sport) e Giuseppe Cognigni (sicurezza), oltre al commercialista Giuseppe Eleuteri e l'avvocato Massimo Bertola, che hanno seguito e concluso la lunga trattativa. In sala anche il consigliere regionale Pierpaolo Borroni, direttore generale Paolo Pochetti, il direttore sportivo Mauro Traini e l’allenatore Daniele Marinelli.
Ad aprire la conferenza è stato il sindaco Ciarapica, che ha dato il benvenuto a Borrelli, sottolineando l’importanza di una collaborazione tra società e amministrazione. Un concetto ripreso dallo stesso presidente: «La presenza in Comune è simbolo di una convergenza con l’amministrazione, punto fondamentale del nostro progetto. Ringrazio i miei consulenti che hanno seguito questa lunga trattativa».
Borrelli ha raccontato come il progetto Civitanovese sia nato quasi per caso, la scorsa estate, da una conversazione tra amici in riva al mare: «Mi sono sentito coinvolto. Parliamo di un club storico. Con me inizierà un nuovo ciclo che porterà rinnovamento e obiettivi di rinascita. Oggi la Civitanovese è come un mobile d’epoca, un pezzo di storia da rinfrescare e riportare allo splendore dei tempi passati. Questa città merita una squadra capace di competere con realtà almeno pari alla sua importanza, anche a livello nazionale».
Il legame con il territorio è stato uno dei temi centrali del suo intervento. Pur avendo origini napoletane e lavorando tra Roma e Milano, Borrelli ha spiegato come Civitanova rappresenti per lui una seconda casa: «Fa parte del mio cuore. Sono sposato con una marchigiana e passo qui le estati. Il mio primo lavoro è stato nelle Marche, ad Ancona. Questo territorio è sempre tornato nella mia vita. La Civitanovese è come se fosse la mia squadra e Civitanova la mia città».
Il progetto sportivo si sviluppa su due livelli ben distinti. Nel breve termine l’obiettivo è la salvezza: «È un cammino tutto in salita. Ci aspettano 14 finali. Dovremo uscire da una situazione molto difficile. Ci saranno investimenti immediati, anche con l’arrivo di calciatori non del territorio, ma forti e funzionali al raggiungimento della salvezza». Un nuovo annuncio dovrebbe essere in programma già per la giornata di oggi. Nel lungo periodo, invece, la visione è quella di un club strutturato e moderno: «Non vogliamo tenere la Civitanovese come fanalino. Vogliamo creare valore, con uno stile anglosassone, un management che si assuma responsabilità e obiettivi. Il perno dell’investimento sarà il settore giovanile. Oggi è poco più di una scuola calcio, ma deve diventare un punto di riferimento per tutto il territorio, il luogo a cui ogni ragazzo aspira. È un progetto che richiede tempo e il sostegno dell’amministrazione e dei tifosi».
Non è mancato un appello diretto a calciatori, procuratori e imprenditori: «Questa è una fase per salire su un carro che oggi è fanalino di coda, ma che aspira a un progetto importante. Chi vuole crescere professionalmente non deve impaurirsi. Lo stesso vale per gli imprenditori locali: serve crederci, perché è un progetto che può portare valore anche all’economia del territorio».
Sul tema stadio, oggi bisognoso di importanti interventi di riqualificazione, Borrelli ha preferito non sbilanciarsi: «Al momento parliamo di investimento sportivo. Creare valore per la Civitanovese significa anche aspirare al professionismo, perché solo lì si può parlare di reale ritorno degli investimenti. Nei dilettanti è molto più difficile». A tal proposito il sindaco Ciarapica ha fatto sapere che nei prossimi giorni sarà regolarizzata la convezione per l'utilizzo del Polisportivo.
Chiarimenti sono arrivati anche sulla questione societaria e sulle polemiche legate alle quote: l’avvocato di Borrelli ha spiegato che il presidente ha acquisito il 100% del capitale sociale da MondoService, poiché la società aveva azzerato il capitale a causa delle perdite. Il socio di Profili, Lotorto, detentore del 25%, era stato convocato ma non si è presentato, perdendo così di fatto le sue quote.«Le quote di una società dilettantistica non hanno valore – ha aggiunto Borrelli –. Il vero valore sono gli investimenti. Se qualcuno vuole investire con me, le porte sono aperte».
Il nuovo presidente ha già incontrato la squadra: «Ho trovato un gruppo contento di questo cambiamento. Non vedo grandi gap con le altre squadre, se non quello di classifica. Abbiamo una buona difesa, ma dobbiamo ritrovare il gol. Stiamo cercando giocatori che possano garantirlo».
Sulla governance futura ha chiarito: «Non sono solito azzerare tutto. Nel settore giovanile servirà un lavoro di comunicazione e apertura al territorio, con open day e un progressivo rinnovamento che coinvolgerà allenatori e manager».
Infine, un passaggio fondamentale dedicato alla tifoseria: «Parlerò oggi pomeriggio ufficialmente con i tifosi. Capisco il loro malumore, si sono sentiti avviliti e abbandonati. Spero tornino allo stadio: un tifo caldo può fare la differenza anche per i giocatori».
Al termine della conferenza le interviste di rito, con il sindaco Ciarapica che ha dichiarato: "Ringrazio Borrelli per la scelta fatta e per la volontà di investire a Civitanova e nella Civitanovese, una squadra che rappresenta la nostra identità e la nostra storia. Il progetto prevede il ritorno nei professionisti e la valorizzazione dei giovani talenti locali. Ci tengo a ringraziare anche Mauro Profili che alcuni anni fa ha rilevato la Civitanovese in tribunale e vinto due campionati di fila".
Il nuovo corso della Civitanovese è iniziato. La strada è in salita, ma l’obiettivo dichiarato è chiaro: restaurare un pezzo di storia del calcio marchigiano e riportarlo, passo dopo passo, allo splendore dei tempi migliori. A partire dal primo impegno del nuovo anno, che vedrà subito la squadra impegnata nel sentito derby con la Fermana capolista. Per l'occasione Borrelli ha invitato tutti i tifosi a tornare allo stadio, applicando il prezzo unico del biglietto a 5 euro.
Macerata si è svegliata sotto un manto bianco che ha trasformato la città in un grande scenario invernale. La neve caduta nel pomeriggio di ieri ha ricoperto strade, piazze e giardini, regalando un colpo d’occhio suggestivo e una giornata diversa dal solito, in cui la città sembra essersi letteralmente “ghiacciata”. Fin dalle prime ore del mattino sono entrati in azione gli spazzaneve per liberare le principali arterie, mentre in diversi punti non sono mancati bob improvvisati e slitte pronte a scivolare sull’asfalto innevato.
Da corso Cavour fino alla rotonda dello Sferisterio, passando per piazza della Libertà e piazza Mazzini, il bianco ha dominato il panorama urbano. Nei giardini Diaz e lungo viale Trieste famiglie, bambini e gruppi di amici si sono ritrovati per giocare, passeggiare e immortalare pupazzi di neve comparsi un po’ ovunque, simbolo di una giornata vissuta con leggerezza nonostante il freddo pungente.
Il lavoro dei mezzi comunali ha permesso di mantenere le strade percorribili, mentre la città si muove a ritmo più lento, adattandosi alle condizioni meteo. La neve, nel corso delle ore, ha iniziato lentamente a sciogliersi, ma l’inverno non sembra voler concedere tregua. Già oggi, mercoledì 7 gennaio, sono previste nuove precipitazioni nevose tra le 17 e le 19, con la possibilità di un nuovo velo bianco sulle zone già interessate.
Per domani il cielo dovrebbe concedere una pausa dalla neve, ma il freddo resterà protagonista. Le temperature sono attese in calo, con valori che scenderanno sotto lo zero, aumentando il rischio di gelate notturne e mattutine. Una situazione che richiederà attenzione negli spostamenti, ma che continua a regalare a Macerata il fascino raro di una città avvolta dall’inverno.
Macerata ha vissuto un momento di grande emozione con il passaggio della fiamma olimpica, evento storico che ha coinvolto la città nonostante il freddo e la pioggia. Il corteo è partito da via Roma per poi radunarsi in viale Cavour davanti al monumento ai Caduti, proseguendo verso i Cancelli, la rotonda dello Sferisterio e infine lungo corso Cairoli.
Quindici tedofori si sono alternati nel portare il fuoco olimpico, simbolo universale di pace e sport, accolti da numerosi cittadini accorsi per assistere a un passaggio unico per Macerata. La fiamma, partita da Roma nelle scorse settimane, continuerà il suo viaggio fino a raggiungere i luoghi che ospiteranno le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
«Essere qui e vedere la fiaccola che passa è un onore, per la Macerata sportiva è un evento pazzesco», ha dichiarato Giovanni Torresi, vicepresidente del Comitato regionale Coni Marche.
L’assessore allo Sport Riccardo Sacchi ha sottolineato come il percorso della fiaccola porti in tutta Italia, per oltre 12mila chilometri, i valori dello sport come l’inclusione, definendo il passaggio in città un momento storico e motivo di orgoglio anche per la crescita sportiva favorita dagli investimenti dell’amministrazione.
Soddisfazione anche da parte del sindaco Sandro Parcaroli, che ha definito il passaggio della fiaccola «una bellissima cosa e un onore», ricordando come il simbolo olimpico unisca i popoli nel segno dello sport.
La vicenda dei dazi americani sulla pasta italiana ha registrato una svolta rilevante che attenua un rischio inizialmente molto grave per il Made in Italy. Come ricordato dalla Farnesina, sulla base delle comunicazioni ufficiali del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il 4 settembre 2025 erano stati pubblicati i risultati preliminari dell’indagine antidumping sulle importazioni di pasta straniera, con il coinvolgimento di 13 marchi italiani accusati di pratiche di dumping, ovvero di esportazioni verso gli Stati Uniti a prezzi inferiori a quelli di mercato.
L’ipotesi iniziale prevedeva l’applicazione di un dazio del 91,74%, una percentuale che avrebbe compromesso in modo drastico la competitività della pasta italiana sul mercato americano. Nella fase preliminare dell’indagine, le autorità statunitensi avevano ritenuto insufficiente la cooperazione di due aziende individuate come rispondenti obbligatori, La Molisana e Garofalo, applicando loro il livello tariffario massimo previsto dalla procedura.
Lo stesso trattamento era stato esteso anche agli altri undici produttori coinvolti, tra cui Barilla. Le imprese interessate hanno però respinto le accuse, sostenendo di aver sempre collaborato pienamente. Il Governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni, presentando una memoria difensiva tramite l’Ambasciata a Washington, affiancata da un intervento analogo della Commissione Europea.
Successivamente le aziende hanno fornito documentazione supplementare al Department of Commerce, consentendo nuovi approfondimenti. I tempi dell'indagine si sono nel frattempo allungati anche a causa della sospensione provvisoria dell'amministrazione Usa legata al cosiddetto shutdown, che ha fatto slittare la conclusione al marzo 2026, poi fissata all’11 marzo.
Alla luce delle verifiche svolte, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato in anticipo alcune valutazioni che riducono in modo significativo i dazi provvisori annunciati a settembre. Le aliquote sono state riviste dal 91,74% al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati. Questi valori si aggiungono al 15% di dazi orizzontali concordati a fine luglio 2025 tra Usa e Unione Europea per la generalità dei prodotti europei.
Le aziende hanno ora la facoltà di presentare ulteriori osservazioni, mentre l'efficacia delle misure resta sospesa fino alla conclusione definitiva dell’indagine. La riduzione delle aliquote rappresenta un segnale positivo per un comparto che negli Stati Uniti trova il primo mercato extraeuropeo, con un export che supera i 670 milioni di euro, evitando un impatto che avrebbe potuto superare il 100% di carico tariffario complessivo.
Nelle Marche questa notizia ha un peso particolare, perché il mercato americano incide in modo significativo sull’equilibrio della filiera regionale della pasta. Quando gli Stati Uniti introducono barriere commerciali, l’export rallenta, gli ordini si bloccano e le imprese rinviano investimenti e assunzioni, con effetti che vanno oltre i singoli marchi coinvolti nell’indagine.
In una regione dove operano realtà come Pasta di Camerino, i pastifici di Campofilone e la cooperativa Girolomoni nel Pesarese, che riunisce più di 450 aziende agricole e produttive, l’incertezza sui dazi crea instabilità prospettica e frena la crescita. I dati mostrano come l’export marchigiano di pasta secca verso gli Stati Uniti, pari a 2,6 milioni di euro nel 2024, abbia subito un rallentamento nel 2025, confermando quanto il clima politico-commerciale influenzi direttamente occupazione, investimenti e strategie industriali.
La revisione al ribasso dei dazi offre quindi una boccata d’ossigeno, ma il settore resta in attesa della decisione finale, consapevole che dal dialogo tra istituzioni dipendono le prospettive future di una parte importante del Made in Italy regionale.
Nel cuore del centro storico di Sant'Angelo in Pontano, sotto le suggestive volte dei sotterranei del teatro comunale “Nicola Antonio Angeletti”, prende vita una delle realtà culturali più affascinanti delle Marche: il Museo Tipologico del Presepe Cassese, una collezione permanente che racconta secoli di storia, arte e tradizione presepiale. Dal 2022 la raccolta è custodita in questo spazio grazie a un progetto fortemente voluto dall’amministrazione comunale e seguito da Gianni Berarducci, consigliere comunale che ha curato l’allestimento insieme alla figlia di Domenico Cassese, storico collezionista.
«Questa collezione è stata proposta dalla figlia di Domenico Cassese», spiega Berarducci, «anche perché Sant'Angelo in Pontano ha da tempo la nomina di Paese dei presepi. Il paese è diventato famoso per il percorso espositivo che allestivamo ogni anno e, conoscendo il sindaco, è nata l’idea di creare una mostra permanente». Una proposta che si è concretizzata nel momento in cui la famiglia Cassese doveva lasciare l’abitazione che ospitava la raccolta, rendendo necessaria una nuova collocazione capace di valorizzarne il prestigio.
La scelta dei sotterranei del teatro non è stata casuale. «Il locale si adattava molto bene alla mostra», sottolinea Berarducci, «è stato completamente recuperato, rifatto con tutte le illuminazioni a led nelle bacheche e oggi la collezione è esposta in modo molto più pertinente e consono al valore che ha». Un allestimento che esalta ogni dettaglio e accompagna il visitatore in un viaggio tra epoche e tradizioni diverse.
Tra i pezzi più importanti della collezione spicca il celebre presepe di Matera, realizzato da «uno scultore molto famoso di Trapani», come racconta Berarducci, «ed è sicuramente uno dei pezzi più pregiati». Accanto a questo capolavoro, il museo conserva presepi e statue risalenti anche al Settecento, oltre a opere provenienti da numerose aree d’Europa. «Ci sono pezzi di Cesi, visto che Domenico era originario di quella zona», aggiunge, «ma anche presepi polacchi, napoletani, spagnoli e francesi. È una collezione davvero internazionale».
La figura di Domenico Cassese rappresenta il cuore pulsante di questo patrimonio. Nato a Brindisi nel 1908 da famiglia napoletana e vissuto tra Pollenza e Macerata, Cassese ha dedicato l’intera vita al presepe, trasformando una passione infantile in un percorso culturale di rilievo nazionale. Partecipò a convegni, mostre e scambi con collezionisti italiani ed esteri, arrivando a creare un vero museo tipologico nella propria abitazione, visitato da appassionati e scolaresche fino alla sua scomparsa nel 1997.
Oggi quella lunga storia continua a vivere a Sant'Angelo in Pontano, rafforzando l’identità di un borgo che, come ricordato anche dal sindaco Vanda Broglia, è conosciuto in tutto il centro Italia come “il paese dei cento presepi”. Un riconoscimento che trova nuova linfa proprio nella presenza della collezione Cassese, destinata a rimanere in dotazione al Comune per dieci anni.
La visita al museo è possibile su appuntamento durante la settimana, mentre nei giorni festivi l’apertura è prevista dalle 15:30 alle 19:30. Un’occasione preziosa per scoprire un patrimonio artistico e culturale unico, dove il presepe diventa racconto, memoria e identità condivisa.
Questa mattina, nell’Aula Biblioteca dell’Ospedale di Macerata, si è tenuta l'inaugurazione del nuovo angiografo donato dalla Fondazione Carima alla Radiologia Interventistica, diretta dal dottor Salvatore Alborino. Un passaggio decisivo per il rafforzamento dell’offerta sanitaria del territorio e per la qualità delle prestazioni rivolte ai cittadini.
Il valore umano e collettivo dell’iniziativa è stato sottolineato dal presidente della Fondazione Carima Francesco Sabbatucci Friscioni Stendardi, che ha voluto ringraziare chi quotidianamente rende possibile questo impegno: “Tutto questo è grazie a quelle persone vestite con le camicie verdi e bianche che ci aiutano tutti i giorni”. Il presidente ha poi ricordato come si tratti di una donazione che va oltre ogni confine: “È una cosa che serve a tutti, non solo alla provincia di Macerata, ma anche a chi arriva da fuori regione per curarsi qui”.
Soddisfazione anche da parte dell’amministrazione comunale. Il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli ha evidenziato l’importanza della collaborazione con la Fondazione Carima, dichiarando: “Ringrazio la Fondazione con la quale collaboriamo su più fronti e che aiuta concretamente la città di Macerata”. Una sinergia che nel tempo ha prodotto risultati tangibili per la comunità.
Il quadro complessivo degli investimenti è stato illustrato dal segretario della Fondazione Gianni Fermanelli, che ha parlato di un percorso iniziato un anno fa e oggi portato a compimento: “Dopo un anno esatto si chiude un cerchio nel migliore dei modi. Abbiamo completato una campagna di donazioni sanitarie che conta 17 apparecchiature distribuite su tutti e tre i presidi ospedalieri per un valore complessivo di circa 1 milione e 600 mila euro”. Il nuovo angiografo, ha aggiunto, rappresenta “il fiore all’occhiello di un impegno che ha come obiettivo l’accrescimento del benessere sociale, culturale e fisico del territorio”.
Dal punto di vista sanitario, la dirigente Ast Macerata Daniela Corsi ha sottolineato come questa donazione completi un percorso di crescita già avviato: “Avevamo grandi professionalità e oggi l’unità operativa è finalmente come deve essere. Questi nuovi macchinari eliminano molti spostamenti per la radiologia e permettono un’offerta che cresce ed è sempre più disponibile per i cittadini”.
A rimarcare l’importanza istituzionale dell’evento è intervenuto anche l’assessore regionale Paolo Calcinaro, che ha definito l’inaugurazione “un momento importante”, ribadendo un concetto chiave: “Il pubblico da solo non ce la può fare, mentre quando c’è un’alleanza con il privato si cresce”. Un ringraziamento sentito alla Fondazione Carima e un riconoscimento al valore dell’ospedale di Macerata, già protagonista di ottimi risultati nei dati Agenas: “È un’acquisizione di ulteriore qualità per professionalità riconosciute anche a livello ultraregionale”.
Il direttore generale Ast Macerata Alessandro Marini ha evidenziato il livello tecnologico dell’angiografo e il valore del lavoro di squadra: “Si tratta di una dotazione di altissima fascia, molto performante. Questa tecnologia, unita alla grande professionalità del dottor Alborino, del suo gruppo e di tutta la struttura, ci consente di mantenere performance tra le migliori a livello nazionale”. Marini ha inoltre annunciato che, completate le verifiche tecniche, la macchina sarà operativa dall’inizio del nuovo anno.
A spiegare nel dettaglio l’impatto clinico del nuovo angiografo è stato il direttore della Radiologia Interventistica Salvatore Alborino, che ha ricordato come questo settore sia ormai centrale nella medicina moderna: “La radiologia interventistica riduce gli interventi invasivi e anche i costi”. Grazie a questa apparecchiatura, ha spiegato, “potremo lavorare con maggiore precisione, accuratezza e velocità, trattando più pazienti”. Alborino ha aggiunto che alcuni interventi, soprattutto in ambito oncologico e vascolare, “possono essere eseguiti solo con apparecchiature di questo livello, permettendoci procedure molto più avanzate e complesse rispetto a quelle già oggi di altissima difficoltà che eseguiamo”.
L’inaugurazione del nuovo angiografo si configura così non solo come un traguardo tecnologico, ma come il simbolo concreto di una collaborazione virtuosa tra istituzioni, sanità e mondo privato, capace di tradursi in qualità delle cure, innovazione e maggiore attenzione ai bisogni dei cittadini.
Sabato pomeriggio Civitanova Marche ha vissuto un momento significativo per il panorama culturale e creativo del territorio con l’inaugurazione ufficiale della Galleria TeaClub, nuovo spazio dedicato all’incontro tra arte, design e architettura, situato in Corso Umberto 9.
Un’apertura molto attesa che ha richiamato pubblico, professionisti e rappresentanti dell’eccellenza marchigiana, impreziosita dalla presenza di un testimonial d’eccezione come Gianmarco Tamberi, campione olimpionico e simbolo di uno stile italiano vincente, elegante e autentico.
TeaClub nasce dal sogno dell’architetto milanese Alessandro Agrati, tra i maggiori interpreti dell’Italian Style e recentemente scomparso, e prende forma grazie alla visione e all’intraprendenza di Umberto Antonelli, imprenditore del territorio e titolare del gruppo Eurobuilding SpA.
«TeaClub è molto più di un brand, è un’autentica passione per la valorizzazione dei luoghi», ha spiegato Antonelli, sottolineando come l’obiettivo sia quello di creare un nuovo standard di eccellenza e offrire «un’esperienza unica e indimenticabile».
La filosofia di TeaClub mette l’uomo al centro del vivere, proponendo una nuova idea di abitare e di ospitalità in cui estetica, funzionalità ed emozione convivono in perfetto equilibrio. Non un semplice showroom, ma una galleria viva, pensata per raccontare il valore del tempo e della bellezza.
«Il vero lusso non è la firma, ma la ricerca dei materiali naturali e la maestria di chi li lavora», ha ribadito Antonelli durante l’inaugurazione, richiamando il valore di pietre, legni, ceramiche e lavorazioni artigianali d’eccellenza.
All’interno dello spazio espositivo, le opere di grandi artisti come Luigi Montanarini, Pericle Fazzini, Carlo Levi, Lucio Fontana, Sante Monachesi, Sandro Trotti, Sandro Pazzi, Gregor Beker, Michelio Iorizzo e Agostino Cartuccia dialogano con elementi di arredo di altissimo pregio.
Oggetti in travertino lavorato artisticamente, legni selezionati e materiali naturali danno vita a progetti unici e personalizzati, capaci di trasmettere armonia e benessere.
Un ruolo centrale è affidato proprio al travertino, materiale identitario che diventa il filo conduttore dell’intero progetto. «Abbiamo cercato di creare ambienti unici, dove il tempo possa essere vissuto in spazi piacevoli e in pace con se stessi», ha spiegato Antonelli, sintetizzando una visione che unisce design, emozione e qualità della vita. «In una parola sola, abbiamo cercato di rappresentare il bello, la bellezza».
Molto sentito anche l’intervento di Gianmarco Tamberi, che ha voluto essere presente nonostante i numerosi impegni personali e sportivi. «Ci tenevo davvero ad essere qui oggi», ha detto il campione olimpionico, «perché Umberto è una persona vera, umana, di cuore, e per me è un amico». Tamberi ha inoltre sottolineato con emozione come la sala fosse «piena di eccellenze marchigiane», riconoscendo il valore del progetto e del territorio che lo ospita.
Con la sua apertura, la Galleria TeaClub si propone come un nuovo punto di riferimento a Civitanova Marche per chi cerca arte, design e qualità progettuale, un luogo dove il tempo acquista valore e la bellezza diventa esperienza quotidiana.
Aumenta il numero dei miliardari in Italia e cresce anche il valore complessivo dei loro patrimoni. Secondo l’ultima classifica Forbes, aggiornata a fine anno, sono 79 gli italiani con una ricchezza superiore al miliardo di dollari, cinque in più rispetto alla precedente edizione pubblicata ad aprile.
Nel complesso, il patrimonio totale dei super-ricchi italiani raggiunge 357,2 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 339 miliardi della scorsa primavera. In questo scenario di forte concentrazione della ricchezza, Diego Della Valle entra nella top 100 Forbes, risultando il primo imprenditore marchigiano presente nella graduatoria.
Al vertice della classifica dei più ricchi si conferma Giovanni Ferrero, presidente del gruppo Ferrero, con un patrimonio stimato in 41,3 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 38,2 miliardi di aprile. Un risultato che arriva dopo un anno record per il gruppo, che ha chiuso con 18,4 miliardi di dollari di fatturato, in aumento dell’8,9 per cento, e con l’acquisizione di Kellogg per 3,1 miliardi di dollari annunciata a luglio. Al secondo posto cresce anche la fortuna di Andrea Pignataro, fondatore del conglomerato Ion, con 36,9 miliardi, mentre rimane stabile al terzo Giancarlo Devasini, legato a Tether, con 22,4 miliardi.
Segue al quarto posto Francesco Gaetano Caltagirone con 9,8 miliardi, protagonista di un anno segnato dalle operazioni finanziarie che hanno coinvolto il sistema bancario italiano, mentre scende al quinto Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, con 9,5 miliardi. La sesta posizione è occupata da Massimiliana Landini Aleotti, che con 8,1 miliardi resta la donna più ricca della classifica.
Subito dopo si colloca Piero Ferrari e famiglia con 7,6 miliardi, seguito dal gruppo degli eredi di Leonardo Del Vecchio, tutti all’ottavo posto con 7,5 miliardi ciascuno: Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente Del Vecchio, insieme a Nicoletta Zampillo e Rocco Basilico.
La top 30 prosegue con Giuseppe Crippa e famiglia con 6,9 miliardi, Paolo e Gianfelice Rocca con 6,1 miliardi, Giuseppe De’Longhi con 6 miliardi, Sergio Stevanato con 5 miliardi, Patrizio Bertelli e Miuccia Prada con 4,9 miliardi, fino ai grandi nomi dell’industria, della moda e del lusso come Renzo Rosso, Brunello Cucinelli, Remo Ruffini, Giuliana e Luciano Benetton, Isabella Seragnoli, Giorgio Perfetti e Fabrizio Di Amato, che chiude la top 30 con 3,1 miliardi di dollari.
Allargando lo sguardo alla graduatoria completa, Diego Della Valle si posiziona al 63esimo posto con un patrimonio di 1,4 miliardi di dollari. È il primo marchigiano presente nella classifica Forbes dei più ricchi, un dato che assume un valore simbolico in un elenco dominato da grandi dinastie industriali e finanziarie. La sua presenza conferma il peso di un’imprenditoria legata al made in Italy e alla manifattura di qualità, capace di competere su scala globale pur partendo da contesti territoriali meno rappresentati ai vertici della ricchezza nazionale.
La ricerca "Le equilibriste. La maternità in Italia 2025" a cura di Alessandra Minello per Save the Children fotografa un decennio di persistenti squilibri tra genitorialità e partecipazione al lavoro. In Italia, le madri continuano a confrontarsi con un mercato del lavoro che penalizza la presenza di figli, in un contesto sociale che ancora attribuisce alla donna la responsabilità principale della cura familiare. La denatalità e il calo delle nascite, insieme a nuclei familiari sempre più piccoli e fragili, accentuano il fenomeno. Nel 2024 sono nati 370.000 bambini, con un calo del 2,6% rispetto al 2023, e il tasso di fecondità totale è sceso a 1,18 figli per donna, mentre l’età media al parto è di 32,6 anni (ISTAT, 2025).
Nel Centro Italia e nelle Marche emerge chiaramente lo svantaggio occupazionale femminile legato alla maternità. Nel 2024, il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 54 anni senza figli era del 74,3%, scendendo al 69,2% tra le madri con figli minori. La penalizzazione cresce con il numero di figli e nelle fasce d’età centrali: tra le donne 35-44enni con due o più figli minori, il tasso di occupazione scende al 67,1%, contro il 95% degli uomini nella stessa condizione.
L’inattività delle donne aumenta dal 19,9% senza figli al 26,4% con figli minori, mentre per gli uomini con figli minori l’inattività è solo del 3% (Save the Children, 2025). Per quanto riguarda i nuclei monoparentali, al Centro Italia le quote di madri sole e padri soli con figli risultano più elevate rispetto alla media nazionale, pari rispettivamente al 20,6% e al 6,0% del totale dei nuclei.
Nelle Marche e in altre regioni centrali, tra il 2011 e il 2021, l’aumento dei nuclei con madri sole ha superato il 40% (ISTAT, 2021). Anche la distribuzione dei figli mostra una prevalenza del figlio unico tra i nuclei monoparentali, con il 70% dei nuclei con un solo figlio residente, spesso maggiorenne.
A livello nazionale, i dati confermano uno scenario complesso: il tasso di occupazione femminile nella fascia 25-54 anni è del 64,9%, quasi venti punti inferiore a quello maschile, con un tasso di disoccupazione del 7,5% rispetto al 5,6% degli uomini. L’inattività cresce sensibilmente con la maternità, e le famiglie monoparentali mostrano livelli più elevati di povertà e deprivazione materiale.
Le politiche familiari, pur in aumento di spesa rispetto al Pil (1,55% nel 2022), non hanno ancora colmato le disparità strutturali tra donne e uomini, né risposto adeguatamente alle esigenze delle madri sole. La fotografia complessiva del Paese evidenzia l’urgenza di interventi mirati a sostenere la maternità, garantire pari opportunità nel lavoro e ridurre le disuguaglianze territoriali e di genere, in particolare nel Centro e nel Sud Italia (Save the Children, 2025).
Questi dati suggeriscono una riflessione più ampia sul legame tra lavoro e genitorialità in Italia. Lo svantaggio occupazionale che le donne affrontano mette di fronte molte madri a una scelta difficile: conciliare la maternità con la propria carriera o rinunciare temporaneamente - o permanentemente - alla genitorialità per preservare l’indipendenza economica e professionale.
Negli ultimi anni, alcune misure legislative hanno cercato di sostenere i genitori: il Bonus per le nuove nascite (1.000 euro una tantum per figli nati o adottati dal 2025 con ISEE fino a 40.000 euro), le maggiorazioni dell’Assegno unico e universale (AUU) per il primo anno di vita dei figli, la decontribuzione per le madri lavoratrici fino al compimento del decimo anno del figlio più piccolo, e l’incremento dell’indennità del congedo parentale all’80% della retribuzione per tre mesi entro il sesto anno di vita del bambino.
A queste si aggiungono gli investimenti nei servizi educativi per la prima infanzia attraverso il Pnrr e la Legge di Bilancio 2022, con l’obiettivo di raggiungere il 33% di copertura dei bambini 0-3 anni, e strumenti di welfare aziendale per migliorare la conciliazione tra lavoro e cura dei figli.
Tuttavia, nonostante queste misure, molte famiglie - in particolare quelle a basso reddito - restano escluse dai benefici dei servizi e dei trasferimenti monetari, e le difficoltà di accesso ai nidi d’infanzia rimangono rilevanti. L’insieme delle politiche dimostra che, senza interventi più mirati e integrati, il peso della genitorialità continua a ricadere in misura sproporzionata sulle donne, confermando il fenomeno della scelta forzata tra essere madri o mantenere indipendenza professionale, con effetti diretti sulla denatalità e sulla partecipazione femminile al lavoro (Save the Children, 2025; ISTAT, 2025).
Fonti: Le equilibriste. La maternità in Italia 2025, maggio 2025, a cura di Alessandra Minello, Save the Children; I nuclei familiari nei Censimenti della popolazione, anni 2011-2021, ISTAT; Indicatori demografici - Anno 2024, Istat
Nei primi dieci mesi del 2025 nelle Marche si sono registrati 25 infortuni mortali sul lavoro, uno ogni dodici giorni, con un aumento di dieci vittime rispetto allo stesso periodo del 2024. I decessi avvengono soprattutto nell’industria manifatturiera e colpiscono in prevalenza i lavoratori over 50. La provincia più segnata è Macerata, con 7 morti, seguita da Ascoli Piceno con 4 casi, un dato che conferma una situazione particolarmente critica nel territorio maceratese.
Crescono anche gli infortuni sul lavoro, in aumento dell’1,3% rispetto allo scorso anno. Pesaro e Urbino detiene il primato negativo con 93 denunce in più, seguita proprio da Macerata con +76 e da Ancona con +58, numeri che fotografano una diffusione del fenomeno in tutta la regione ma con un peso rilevante anche nella provincia maceratese.
In forte aumento anche le malattie professionali: rispetto al 2024 triplicano le denunce per disturbi psichici e comportamentali, mentre crescono anche le patologie del sistema nervoso. «Una vera strage che non tende ad arrestarsi e che ci dice che ciò che è stato fatto finora è insufficiente», afferma Loredana Longhin, segreteria regionale Cgil Marche. «È urgente migliorare la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, partendo dall’assunto che ogni incidente sul lavoro può essere prevenibile», conclude Longhin, ribadendo la necessità di maggiore formazione.
Lo scenario resta grave anche a livello nazionale. In Italia le morti bianche non accennano a calare: secondo l’Inail, fino a ottobre 2025 le vittime del lavoro sono 896, sei in più rispetto allo stesso periodo del 2024, pari a un incremento dello 0,7%. Aumentano anche le denunce di infortunio, +1,2%, passando da 491.439 a 497.341. Dei 896 decessi, 657 sono avvenuti in occasione di lavoro, con un’incidenza di 27,5 casi ogni milione di occupati, mentre 239 riguardano infortuni in itinere, durante il tragitto casa-lavoro, in crescita del 2,6%.
L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, elaborando i dati Inail, evidenzia un’incidenza più critica in Basilicata, Umbria e Puglia, mentre Lombardia e Lazio restano in area meno allarmante. In valore assoluto il maggior numero di vittime si registra in Lombardia, seguita da Veneto, Campania ed Emilia Romagna. Il settore più colpito è quello delle costruzioni, seguito dalla manifattura e dal trasporto e magazzinaggio. L’incidenza cresce con l’età, toccando i livelli più alti tra gli over 65, e il giorno più critico resta il lunedì, quando si concentra quasi un quarto dei decessi.
(Foto di repertorio)
Geronimo Stilton entra in Rainbow. Il gruppo fondato da Iginio Straffi ha acquisito la proprietà intellettuale del celebre personaggio creato da Elisabetta Dami, segnando un passaggio rilevante per l’industria italiana dei contenuti per bambini e ragazzi. L'operazione, di cui non è stato reso noto il valore, si inserisce in una strategia di consolidamento che punta a sviluppare IP già affermate su più media, dall’editoria all’audiovisivo, fino alle esperienze dal vivo.
L’acquisizione nasce dall'affinità tra i valori del personaggio e quelli di Rainbow: curiosità, inclusione e desiderio di conoscenza. Secondo Straffi, Geronimo Stilton rappresenta un’eccellenza italiana con una forte riconoscibilità internazionale e un potenziale di sviluppo ancora ampio. Quando gli attuali proprietari hanno iniziato a cercare un partner per il futuro del personaggio, Rainbow si è proposta come soggetto in grado di garantirne una crescita coerente.
Sul post Facebook che annuncia l'acquisizione Rainbow Group scrive: "Geronimo Stilton entra nella famiglia Rainbow! Siamo entusiasti di annunciare l’acquisizione della proprietà intellettuale di Geronimo Stilton, uno dei personaggi più amati della narrativa per ragazzi. Con oltre 190 milioni di copie vendute e tradotto in più di 50 lingue, il suo messaggio di curiosità, amicizia e gentilezza continua a ispirare generazioni di lettori. Questo è solo l’inizio di un nuovo capitolo: lavoreremo per far evolvere il suo mondo con progetti editoriali, digitali e di entertainment, sempre con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni".
Dal punto di vista operativo, da gennaio partirà un piano di sviluppo integrato. L’attenzione iniziale sarà rivolta ai contenuti digitali e social, finora meno strutturati, affiancati da un progetto audiovisivo pensato come serie o film evento. L’obiettivo è ampliare il pubblico di riferimento mantenendo la continuità con l’identità editoriale che ha reso il personaggio un successo globale.
La dimensione educativa resta un elemento centrale. Geronimo Stilton è percepito come una figura rassicurante e autorevole, capace di accompagnare i più giovani senza imporre modelli. Per Rainbow la sfida sarà trasporre questa relazione di fiducia su nuovi linguaggi e piattaforme, senza snaturarla.
L’operazione rafforza il posizionamento di Rainbow come gruppo italiano integrato nell’intrattenimento per ragazzi, attivo tra animazione, cinema, piattaforme e live experience. Prosegue intanto il lavoro sui principali brand della società: il ritorno di Winx Club è previsto per il 2026, mentre i nuovi episodi di Mermaid Magic, dopo il successo globale del 2024 su Netflix, dovrebbero arrivare entro la fine dello stesso anno.
Per Straffi, l’acquisizione di Geronimo Stilton va nella direzione di costruire dall’Italia universi narrativi capaci di durare nel tempo e adattarsi a un mercato in costante evoluzione.
La protesta annunciata nei giorni scorsi si è svolta oggi, giovedì, con il raduno dei mezzi agricoli a Piediripa a partire dalle 9 e l’avvio del primo convoglio alle 10. Confagricoltura Macerata è tornata in strada in concomitanza con la grande manifestazione europea di Bruxelles per ribadire il proprio no alla nuova Politica agricola comune, ritenuta una minaccia concreta per il futuro di migliaia di aziende agricole.
Il corteo, organizzato in accordo con prefettura, questura e polizia locale, si è articolato in turni di dieci trattori all’ora. Dopo il primo convoglio delle 10, diretto verso la rotatoria di Corridonia all’altezza di Mediaworld e poi rientrato a Piediripa, un secondo gruppo è partito alle 11 sullo stesso percorso. L’ultima tranche di mezzi prenderà il via alle 14.30.
L’iniziativa ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze che le nuove regole europee potrebbero avere sul comparto agricolo. Secondo Confagricoltura, senza un cambio di rotta dell’Unione europea e politiche agricole più adeguate ai tempi e alle reali necessità del settore, nel giro di una decina d’anni molte imprese non riusciranno più a reggere il mercato, con ricadute pesanti anche sulle aziende della provincia di Macerata e sulla capacità di garantire produzioni di qualità ai consumatori. Gli agricoltori, viene ribadito, non chiedono sussidi, ma di essere messi nelle condizioni di assicurare produzione, qualità e sicurezza alimentare, oltre a un futuro sostenibile per i giovani.
Parallelamente al corteo, Confagricoltura Macerata ha attivato un presidio nelle vicinanze della propria sede per declinare a livello locale il dissenso verso la nuova Pac. L’associazione ha denunciato come le aziende del territorio, attive nei settori dei cereali, del vino, dell’olio, della zootecnia, degli ortaggi, della frutta e del miele, si troveranno a dover fare i conti con un miliardo di euro in meno all’anno e con tagli ai contributi Pac compresi tra l’8% e il 39%, fino ad arrivare al 60% per le realtà più grandi e strutturate. Una situazione che, secondo gli agricoltori, rischia di aggravare ulteriormente la mortificazione di vendere i propri prodotti a prezzi inferiori ai costi di produzione, pur continuando a garantire la tutela dell’ambiente e l’approvvigionamento alimentare della comunità.
Una serata di ringraziamento, condivisione e visione per il futuro quella organizzata dall'associazione Arena Sferisterio, che ha voluto riunire mecenati, sponsor e sostenitori al Teatro Filarmonica di Macerata per la tradizionale cena degli auguri. Un appuntamento sentito, pensato per dire grazie a chi, con il proprio contributo, rende possibile ogni anno il Macerata Opera Festival e la valorizzazione di uno dei luoghi simbolo della città.
L’evento si è aperto con un piccolo buffet, momento informale di incontro e dialogo, prima di spostarsi nella sala del teatro per la cena vera e propria. Nel corso della serata hanno preso la parola il presidente di Arena Sferisterio Sandro Parcaroli, la sovrintendente Lucia Chiatti e il direttore artistico Marco Vinco, che hanno tracciato un bilancio dell’anno appena concluso e condiviso prospettive e obiettivi futuri.
Parcaroli ha sottolineato come la cena fosse prima di tutto "una serata per dire grazie a tutti", ricordando che essere mecenate o sponsor del Macerata Opera Festival significa “avere a cuore questa città”. Il presidente ha evidenziato il grande successo della stagione appena trascorsa, nonostante qualche timore legato al meteo: "Due serate mi hanno fatto pregare per mandare via la pioggia, ma alla fine è andata bene". Il risultato è stato uno Sferisterio pieno, con pullman e turisti arrivati anche dalla costa, uno spettacolo che, ha ribadito Parcaroli, "è bellissimo da vedere". Un messaggio chiaro anche sul ruolo del festival, che "non è solo di Macerata, ma di tutto il territorio".
Lucia Chiatti ha posto l'accento sul lavoro costante che accompagna il festival durante tutto l’anno, parlando di un percorso che si costruisce "ora dopo ora, sempre più mattoncino dopo mattoncino". Una sfida definita bellissima, capace di generare crescita non solo personale ma anche per l’intero territorio. La sovrintendente ha ricordato anche la presentazione del nuovo cast avvenuta a Roma, nella sala Spadolini del Ministero della Cultura, occasione in cui il Macerata Opera Festival è stato messo al centro del discorso istituzionale e culturale nazionale.
A chiudere gli interventi è stato Marco Vinco, che ha collegato idealmente la presentazione della nuova stagione del giorno precedente con la serata alla Filarmonica: "Ieri abbiamo presentato la nuova stagione con il nuovo cast e oggi ci ritroviamo qui per farci gli auguri". Un ringraziamento sentito a tutti i presenti, perché, ha sottolineato il direttore artistico, "senza di voi quello che facciamo non sarebbe possibile". Intervistato sul palco da Paolo Notari, Vinco ha condiviso anche un ricordo personale, raccontando il suo legame profondo con lo Sferisterio, dove hanno cantato i suoi zii: "Sento parlare dello Sferisterio prima ancora di sapere dove fosse".
La serata è stata accompagnata dalle eleganti note del pianoforte di Luca Giarritta, che hanno fatto da colonna sonora a un evento capace di unire riconoscenza, cultura e senso di comunità, confermando ancora una volta il valore dello Sferisterio e del Macerata Opera Festival per Macerata e per tutto il territorio.
"La sanità marchigiana è chiamata a una trasformazione profonda. Noi dobbiamo ricostruire un modello territoriale che rimetta al centro il territorio e alleggerisca la pressione sugli ospedali". È il messaggio lanciato dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, intervenendo ad Atreju, dove ha sottolineato la necessità di ricostruire un modello territoriale capace di fare filtro, riducendo l’inappropriatezza delle prestazioni e garantendo risposte più adeguate ai cittadini.
Secondo Acquaroli, gli ospedali devono tornare a occuparsi principalmente "dei casi più gravi e complessi, mentre negli anni è venuto meno quel sistema fatto di distretti, poliambulatori e medici di base che in passato intercettava gran parte dei bisogni quotidiani. Una deriva che ha portato molte richieste direttamente nei pronto soccorso".
Da qui la rivendicazione delle scelte compiute dalla Regione, dalla riorganizzazione delle aziende sanitarie alla riscrittura del piano socio-sanitario, impostato sul fabbisogno reale. "Dobbiamo rispondere con la programmazione - ha concluso - che comporta capacità di scelta e dialogo. I risultati li vedremo tra dieci anni, ma questo è il grande sforzo che dobbiamo mettere in campo, lavorando su prevenzione, assistenza domiciliare e solo così riusciremo a riequilibrare un sistema che comunque può essere considerato uno dei migliori sistemi sanitari nel mondo".
A sostenere la narrazione di una sanità regionale di qualità arrivano i dati Agenas del Programma nazionale esiti 2025, che collocano le Marche tra le realtà più performanti a livello nazionale. Spicca in particolare l'Azienda ospedaliera Umberto I - Lancisi di Ancona, che raggiunge livelli alti o molto alti in sette aree cliniche, dal cardiocircolatorio alla chirurgia oncologica.
Risultati che, secondo Acquaroli, sono "merito del lavoro quotidiano di medici, infermieri e operatori socio-sanitari e che si inseriscono nel percorso di potenziamento delle strutture, dei servizi e delle reti territoriali avviato negli ultimi anni". L'assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro, pur riconoscendo che il lavoro da fare resta significativo, ha parlato di "un dato nazionale che certifica la presenza di numerose eccellenze, indicando però come priorità ancora aperta il tema delle liste d'attesa".
Il dettaglio del PNE mostra un trend di miglioramento costante negli ultimi quattro anni, con progressi nelle aree cardiovascolare e neurologica e livelli elevati confermati in chirurgia oncologica, osteomuscolare, nefrologia e nell’area gravidanza e parto. Prestazioni di alto livello emergono anche in altri presidi regionali, come Macerata per la chirurgia oncologica e diversi ospedali per l’ambito osteomuscolare. Secondo la direttrice dell'Asur, Flavia Carle, nel 2024 le Marche hanno registrato valori superiori alla media nazionale in molte aree cliniche, con bassi tassi di mortalità dopo infarto e ictus e una riduzione del ricorso al taglio cesareo.
Accanto a questo quadro, però, emerge una lettura critica proposta dalla Cgil Marche, basata sui dati Agenas 2023 rielaborati dal proprio ufficio studi. Tra il 2019 e il 2023, le prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale nelle Marche sono diminuite del 17,1 per cento, pari a 285 mila prestazioni in meno, a fronte di un aumento nazionale del 2,5 per cento. Un calo che ha favorito il ricorso alle prestazioni in intramoenia, con la regione ai primi posti in Italia per incidenza del privato nelle strutture pubbliche. In alcuni casi i numeri sono emblematici: oltre il 55 per cento delle visite gastroenterologiche e il 38 per cento di quelle cardiologiche vengono effettuate in regime privato. Anche i ricavi da intramoenia per mille abitanti superano nettamente la media nazionale.
Per il sindacato, questi dati raccontano una realtà fatta di criticità evidenti, che smentirebbero l’idea di una sanità senza problemi e indicano la necessità di un cambio di passo. Da qui la richiesta alla Regione e al nuovo assessore di un’inversione di marcia, capace di rafforzare il servizio pubblico e garantire un accesso equo alle cure.
Le sessioni dedicate alla legge di bilancio riservano spesso colpi di scena e anche quella sulla manovra 2026 non fa eccezione. Al senato questa mattina ha preso forma un nuovo capitolo quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato davanti all’ufficio di presidenza della commissione Bilancio per annunciare che servono 3,5 miliardi di euro aggiuntivi.
Il punto centrale riguarda la Zes Unica del Sud, per la quale il Governo è chiamato a trovare 1,3 miliardi necessari a evitare un taglio secco del 39,62% ai crediti d’imposta già prenotati dalle imprese. Senza questo intervento, le aziende che hanno programmato investimenti contando sugli incentivi fiscali della Zona economica speciale si troverebbero con benefici drasticamente ridotti, mettendo a rischio piani industriali e cantieri già avviati. Le risorse dovrebbero arrivare da una combinazione di nuove coperture e rimodulazioni di fondi esistenti, in un quadro complessivo che mantiene invariati i saldi di deficit e debito.
Sul tema delle Zone economiche speciali si inserisce anche il dibattito aperto nelle Marche, dove il Partito democraticoha presentato in Consiglio regionale una proposta per aiutare i Comuni, soprattutto del centro-nord della Regione, rimasti esclusi dai benefici Zes, in particolare dal credito d’imposta per gli investimenti e dagli aiuti di Stato. I dem chiedono di utilizzare subito risorse già disponibili della programmazione regionale 2021-2027, pari a quasi 800 milioni di euro non ancora impegnati, tra fondi Fse, Fesr e Fondo di coesione. Secondo la capogruppo Valeria Mancinelli, si tratta di una cifra molto superiore ai fondi aggiuntivi Zes assegnati dopo l’ingresso di Marche e Umbria, che potrebbe sostenere sia le aree in difficoltà sia quelle già competitive, trasformandole in motore di sviluppo. La proposta nasce anche dalle richieste delle associazioni imprenditoriali e punta a un’iniziativa che parta dalle Regioni e dal Governo nazionale.
Gli altri miliardi richiesti dal correttivo alla manovra servono innanzitutto a finanziare le imprese rimaste escluse da Transizione 5.0, per un importo stimato tra 1,7 e 1,8 miliardi, necessario a coprire la lista d’attesa creatasi dopo l’esaurimento delle risorse. Una parte dei fondi è inoltre destinata a rafforzare il fondo per il caro materiali, come sollecitato dalle aziende dell’edilizia, e a compensare le minori entrate dell’Inps legate alla scelta dei lavoratori di aderire alla previdenza complementare. Sul fronte delle coperture, il Governo guarda a un superacconto dell’85% del contributo obbligatorio al servizio sanitario nazionale versato dalle assicurazioni sulle polizze di responsabilità civile, a un possibile contributo delle Regioni per circa 200 milioni e alla rimodulazione temporale di alcune grandi voci di spesa già previste.