di Francesco Silla

La guerra vista dal Bar Totò, Hooman e Bahar: "Il regime è vicino al collasso, sogniamo un Iran libero" (FOTO e VIDEO)

La guerra vista dal Bar Totò, Hooman e Bahar: "Il regime è vicino al collasso, sogniamo un Iran libero" (FOTO e VIDEO)

Hooman e Bahar Ghaempanah sono due fratelli iraniani, titolari del Bar Totò insieme alle sorella Shadi, che da dodici anni vivono a Macerata. Abbiamo deciso di intervistarli per farci raccontare le loro impressioni sulla guerra Iran-Usa-Israele e sulla situazione internazione. Un racconto che porta con sé una storia fatta di sacrifici, speranza e desiderio di libertà. Bahar, ci racconta, ha vissuto fino a 36 anni come direttrice di banca in Iran sotto il regime teocratico, che definisce senza esitazione soffocante e repressivo. “Quando quaranta giorni fa è iniziata la guerra siamo stati contenti, perché pensavamo fosse l’inizio della fine”, spiega. Racconta che molti iraniani vedevano nel conflitto una possibilità di cambiamento, perché da decenni il sistema limita lo sviluppo del Paese e reprime la popolazione. "L’80% degli iraniani la pensa come noi, ma le informazioni diffuse dalla propaganda del regime raccontano una realtà diversa, costruita per mantenere il controllo". Nonostante questa speranza iniziale, oggi prevale la preoccupazione crescente. Le conseguenze del conflitto si stanno facendo sentire anche in Occidente e la situazione appare sempre più complessa. Bahar sottolinea come vivere per decenni sotto un regime repressivo porti a desiderare una sola cosa: la fine. “Non hai libertà di espressione e di pensiero, i dissidenti vengono fatti sparire o repressi con violenza e morte”, racconta. Parla di un clima costante di paura e oscurantismo. “Spero arrivi la democrazia e la libertà nella mia terra”. Anche i contatti con i familiari e gli amici rimasti in Iran sono difficili e frammentari. Il regime, raccontano, mantiene un controllo rigido sulle comunicazioni e l’accesso a internet è stato interrotto, rendendo quasi impossibile avere notizie dirette: "Siamo riusciti a parlare brevemente con qualche nostro parente. Ci possono chiamare solo da li tramite linea telefonica, ma è complicato e rischioso". Hooman guarda comunque al futuro con una convinzione precisa: il regime è vicino alla caduta. “Speriamo che finisca bene per il popolo iraniano, ma io penso che a breve il regime cadrà”, afferma. Non sa dire quando accadrà, se tra un mese o due, ma è certo che succederà. “Anche se fanno pace, la gente tornerà in strada e lo farà cadere, sicuramente”. Secondo lui, il sistema è ormai indebolito e vicino al collasso, e manca solo l’ultimo colpo per determinare una svolta definitiva. “È solo questione di tempo”, aggiunge. Questa convinzione convive però con un sentimento di incertezza e difficoltà quotidiana, alimentato dalle notizie negative e dalla distanza dalla propria terra. Nonostante tutto, la vita a Macerata rappresenta un equilibrio importante. “Qui mi trovo bene, ho creato una famiglia”, racconta Bahar. Anche Hooman si dice sereno in Italia, ma non nasconde che, se l’Iran si liberasse dall’oppressione, tornerebbe a vivere nel suo Paese. “Se l’Iran fosse libero, tornerei subito”, dice. È un legame forte, che resiste nonostante le difficoltà e la distanza. Sul piano internazionale, la situazione resta altamente instabile. Dopo una fase di apparente pausa grazie a un accordo mediato dal Pakistan, la tensione è tornata a salire. La riapertura dello stretto di Hormuz da parte del regime iraniano è stata seguita da nuovi bombardamenti israeliani in Libano, portando a una nuova sospensione e a un sistema di controlli per il transito. Intanto, il prezzo del petrolio al barile si è abbassato a 97,63 dollari, ma i carburanti in Italia restano stabili nonostante la proroga dello sconto sulle accise. I prezzi medi della regione Marche indicano il gasolio a 2,155 euro, benzina a 1,780, GPL a 0,805 e metano a 1,530. In questo contesto, cresce anche l’attenzione politica. Il Consiglio regionale delle Marche si riunirà martedì 14 aprile alle 10, con un intervento in videomessaggio di Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana. Un segnale che dimostra come la crisi iraniana non sia solo una questione interna, ma un tema di interesse internazionale e geopolitico. La storia di Hooman, Bahar e Shadi è quella di chi ha lasciato il proprio Paese in cerca di libertà, ma continua a guardare a casa con speranza. Una testimonianza diretta che racconta non solo la durezza della repressione, ma anche la forza di un popolo che, nonostante tutto, continua a credere in un futuro libero e democratico.

09/04/2026 12:55
Marche prima per longevità in Italia: tutti i dati Istat e le differenze territoriali

Marche prima per longevità in Italia: tutti i dati Istat e le differenze territoriali

In occasione della Giornata della Salute celebrata ieri, i dati diffusi dall'Istat nel report "La salute: una conquista da difendere" incoronano le Marche come la regione più longeva d’Italia, confermando un quadro complessivamente positivo ma segnato da profonde differenze territoriali. L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita in costante crescita, ma il dato più significativo riguarda proprio il primato marchigiano, simbolo di un modello sanitario e sociale capace di garantire livelli di benessere superiori alla media nazionale. Le Marche si distinguono per un’età mediana alla morte che supera gli 86 anni, posizionandosi nettamente al vertice rispetto alla media italiana e soprattutto rispetto ad alcune regioni del Sud. Il dato evidenzia un divario importante, considerando che in Campania l'età mediana si ferma sotto gli 82 anni, con uno scarto di circa 4 anni. Nel dettaglio, l'età mediana alla morte nel 2023 è pari a 81,6 anni per gli uomini e 86,3 anni per le donne, con una media nazionale di 84,4 anni. Le Marche guidano la classifica con 86,1 anni, seguite da Umbria (85,9), Molise (85,7), Toscana (85,7), Emilia (85,5), Abruzzo (85,4), Liguria (85,4), Basilicata (85,3), Trento (85), Veneto (84,8), Friuli (84,7), Lombardia (84,6) e Bolzano (84,5), mentre sotto la media si collocano Valle d’Aosta (84,3), Puglia (84,1), Lazio (83,9), Calabria (83,8), Sicilia (83,3) e infine Campania (81,9). Questo conferma una marcata differenza tra Nord e Sud, oggi più evidente rispetto al passato. A livello nazionale, la speranza di vita alla nascita ha raggiunto gli 83,4 anni, con una crescita significativa tra il 1990 e il 2024: circa 8 anni in più per gli uomini e 6,5 per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni. Tuttavia, il report evidenzia come la geografia della mortalità sia cambiata nel tempo. Se nel 1990 la mortalità maschile era più elevata al Nord e quella femminile al Sud, oggi la situazione è convergente, con livelli più alti nel Mezzogiorno per entrambi i sessi. Tra il 1990 e il 2023 la mortalità standardizzata per età diminuisce del 43% tra gli uomini e di quasi il 40% tra le donne, ma con una riduzione più marcata nel Centro-Nord, dove in alcune regioni supera il 50%, mentre nel Mezzogiorno si attesta intorno al 35%. Questo ha contribuito a rendere il territorio di residenza un fattore determinante per la sopravvivenza. Il report dell’Istat offre anche uno sguardo più ampio sull’evoluzione della salute in Italia, evidenziando come negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute sia diminuita dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025, più che dimezzata in termini standardizzati dal 9,8% al 4,5%. I miglioramenti più significativi riguardano le fasce più anziane: nel 2025 quasi il 28% delle donne di 85 anni e più dichiara di stare male o molto male, con una quota dimezzata rispetto al 1995, mentre tra gli uomini della stessa età si è passati dal 39,5% al 17,2%. Allo stesso tempo, la pandemia di Covid-19 ha inciso temporaneamente sulla mortalità per malattie infettive, salita al 12,4% nel 2020 e poi scesa al 5,0% nel 2023. Nel lungo periodo si registra una forte riduzione dei decessi per malattie respiratorie e dell’apparato digerente, passati rispettivamente da 5-600 a 60-70 e da circa 400 a 40 decessi ogni 100mila abitanti. Tuttavia, con l’aumento della longevità crescono anche le patologie cronico-degenerative: i tumori rappresentano oggi il 26,3% dei decessi, mentre le malattie cardiovascolari sono passate al 30%, diventando la principale causa di morte. Aumenta anche la multimorbilità, che nel 2025 riguarda 13 milioni di persone, di cui il 39% ultra75enni, insieme alla diffusione di diabete e ipertensione, legata non solo all’invecchiamento ma anche a stili di vita meno salutari e a una maggiore capacità diagnostica. 

08/04/2026 15:00
Tolentino, infarto mentre è al lavoro a 34 anni: la telefonata alla cognata infermiera gli salva la vita

Tolentino, infarto mentre è al lavoro a 34 anni: la telefonata alla cognata infermiera gli salva la vita

Una telefonata, pochi minuti decisivi e la prontezza di chi sa riconoscere i segnali giusti. È così che Elisabetta Buschittari, infermiera di Treia in servizio all’ospedale di Macerata, ha contribuito a salvare la vita a Sebastiano Marano, 34 anni, colpito da un infarto mentre stava lavorando. A segnalare la vicenda alla redazione di Picchio News è stato Salvatore Marano, fratello di Sebastiano e fidanzato della stessa Elisabetta, che ci ha informato dell’episodio, sottolineando il ruolo decisivo dell’intervento a distanza dell’infermiera. Abbiamo poi ascoltato il racconto di Elisabetta. Tutto è accaduto mercoledì primo aprile. Sebastiano, impegnato nella consegna di ossigeno a bordo del suo furgone, ha iniziato ad avvertire un forte dolore al petto irradiato alle braccia. In quel momento ha deciso di chiamare Elisabetta, sapendo che lavorava in ospedale, ma senza voler allarmare nessuno. Cercava rassicurazioni, sperando che si trattasse di un malessere passeggero. “Mi ha chiamato dicendo che aveva un dolore toracico che si irradiava alle braccia – racconta Elisabetta Buschittari – stava guidando il furgone e mi ha detto che si sarebbe fermato per capire meglio cosa stesse succedendo”. Dall’altra parte del telefono, l’infermiera ha iniziato subito a porre domande precise per valutare la situazione. “Gli ho chiesto se il dolore cambiava con i movimenti e se aveva sudorazione fredda. Quando mi ha detto che sudava freddo e faceva fatica a respirare, ho capito che poteva essere qualcosa di cardiaco”, spiega. A quel punto Elisabetta ha invitato con decisione Sebastiano a chiamare il 118, ma lui ha inizialmente rifiutato. “Non voleva chiamare, continuava a dirmi che aspettava, che magari gli passava”, racconta. Un atteggiamento dettato dalla paura di creare allarmismi. Capita la gravità della situazione, l’infermiera ha deciso di agire comunque. “Gli ho detto di stare fermo e di non muoversi, che avrei chiamato io il 118”, spiega. Nel frattempo ha allertato i familiari e ha dato indicazioni precise al fratello su cosa fare e cosa comunicare ai soccorritori. Durante quei momenti concitati, Elisabetta è rimasta costantemente in contatto con Sebastiano. “Sono rimasta al telefono con lui per tutto il tempo, mi sono fatta dire dove si trovava e controllavo che restasse cosciente e stabile”, aggiunge. Grazie a questa gestione lucida e tempestiva, i soccorsi sono stati attivati rapidamente. L’ambulanza è arrivata nel giro di pochi minuti, quando Sebastiano si trovava ancora nel furgone, quasi al termine del turno di lavoro. Da lì il trasporto in ospedale e le cure necessarie. La prontezza e la competenza dell’infermiera, unite alla capacità di mantenere il sangue freddo e guidare a distanza ogni passaggio, hanno invece permesso di trasformare un potenziale dramma in una storia a lieto fine. Un episodio che evidenzia ancora una volta quanto sia fondamentale riconoscere subito i segnali di un infarto e intervenire senza esitazioni. Oggi Sebastiano sta meglio anche grazie a quella telefonata che, nei momenti più critici, ha fatto la davvero la differenza.

04/04/2026 19:45
Porto Recanati e Macerata in controtendenza: la popolazione torna a crescere, crollo verticale per Tolentino

Porto Recanati e Macerata in controtendenza: la popolazione torna a crescere, crollo verticale per Tolentino

La provincia di Macerata continua a fare i conti con il calo demografico, ma i dati più recenti mostrano un rallentamento dell’emorragia di residenti e qualche segnale incoraggiante. Secondo il bilancio demografico Istat 2025, la diminuzione della popolazione appare meno marcata rispetto agli anni precedenti, con alcune realtà che registrano addirittura lievi crescite, in particolare lungo la costa e nell’area della Val di Chienti. Resta però un quadro complesso, segnato da un saldo naturale fortemente negativo e da difficoltà diffuse nelle aree interne, compensate solo in parte dall’apporto della popolazione straniera. Guardando ai dati dei singoli comuni, emergono dinamiche molto differenziate. Porto Recanati registra il miglior risultato con un aumento di 134 abitanti (+1%), passando da 12.600 a 12.734 residenti, con un dato particolarmente significativo rappresentato dal saldo naturale positivo di +2, frutto di 101 nascite contro 99 decessi. Crescono anche Potenza Picena (+25, fino a 15.470 abitanti) e Civitanova Marche, che si conferma la città più popolosa della provincia con 41.929 residenti, in aumento di 40 unità. Dopo un calo negli anni precedenti, Civitanova torna così a salire, mantenendo comunque una crescita di oltre 3.600 abitanti rispetto al 2000. Anche il capoluogo Macerata mostra segnali positivi, raggiungendo 40.689 residenti con un incremento di 104 persone, mentre Corridonia si avvicina a quota 15mila con un +54 (14.684 abitanti). In controtendenza alcune realtà della bassa valle del Chienti, come Montecosaro (-24) e Morrovalle (-19), mentre tra i centri più in difficoltà spicca Tolentino, che perde 118 residenti scendendo a 17.439. In calo anche Recanati (-41), mentre San Severino tiene con un lieve +6 (11.893 abitanti) e Treia scende a 9.002 residenti, perdendone 78. Nell’area appenninica prevale il segno meno, con Camerino a 5.935 abitanti (-49) e Matelica a 9.026 (-46), mentre Cingoli resta sostanzialmente stabile con un lieve incremento di 5 residenti. A livello provinciale, il bilancio complessivo resta negativo, anche se meno drammatico rispetto al passato. Al 1° gennaio 2025 i residenti erano 302.030, scesi a 301.689 al 31 dicembre, con una perdita di 341 abitanti. Il dato riporta la popolazione ai livelli di inizio anni Duemila, dopo il picco del 2012 quando si erano raggiunti 321.791 residenti. Il declino era già iniziato prima del sisma, ma è stato accelerato dal terremoto del 2016 e successivamente dalla pandemia, con perdite significative soprattutto nel 2020. Il saldo naturale resta fortemente negativo, con 1.476 nascite contro 3.682 decessi (-1.882), mentre anche il saldo migratorio interno è in rosso (-174). A sostenere parzialmente la popolazione è invece il contributo degli stranieri, con 2.635 arrivi dall’estero e 920 partenze, per un saldo positivo di +1.715. In conclusione, il quadro che emerge è quello di una provincia che continua a perdere abitanti ma con una discesa meno ripida rispetto agli anni passati. Le aree costiere e alcuni centri della Val di Chienti mostrano segnali di vitalità, mentre l’entroterra resta in difficoltà. Decisivo si conferma il contributo della popolazione straniera, senza il quale il calo sarebbe molto più marcato, mentre il persistente saldo naturale negativo rappresenta la vera criticità strutturale per il futuro demografico del territorio.

03/04/2026 17:40
Macerata, per votare servirà una bussola? Cinque candidati sindaci e (già) una galassia di liste

Macerata, per votare servirà una bussola? Cinque candidati sindaci e (già) una galassia di liste

Alle prossime elezioni amministrative del Comune di Macerata, il rischio per molti cittadini è quello di trovarsi davanti a una scheda elettorale tutt’altro che intuitiva, quasi un rompicapo tra simboli, liste e candidati sindaci. In campo ci sono infatti cinque aspiranti primi cittadini, sostenuti da una galassia ampia e articolata di forze politiche e civiche che potrebbero generare confusione e disorientamento nell’elettore. L’uscente Sandro Parcaroli si ripresenta con una coalizione di centrodestra composta da un folto numero di liste. Accanto ai partiti tradizionali come Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc e Noi Moderati, figurano anche liste civiche come Maceratesi per Parcaroli, ispirata al modello delle regionali con Marchigiani per Acquaroli, alla lista Civici Marche e ad una ulteriore lista Civici per Parcaroli legata al presidente dei commercianti del centro storico Giuseppe Romano. Sul fronte opposto, il direttore di Val di Chienti Gianluca Tittarelli guida una coalizione di centrosinistra altrettanto ampia, anch’essa sostenuta da sette liste. Tra queste troviamo il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Avs, Macerata Riformista – che unisce Italia Viva e Partito Socialista – oltre a realtà civiche come Strada Comune, L’altra Macerata e Uniamo Macerata. A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono candidati che si presentano al di fuori dei due principali schieramenti. Giordano Ripa, già uscito dalla coalizione nella passata legislatura, corre con la lista Futuro per Macerata, mentre Orioli, in passato candidato in una lista a sostegno di Parcaroli, si propone ora con il Terzo Polo, sostenuto da una costellazione di sigle tra cui Azione, Base Popolare, Partito Liberal Democratico, Repubblicani Europei, Radicali Italiani, il nuovo Cdu, Cristiani Democratici Uniti, Ora e Movimento Socialista Liberale, tutte racchiuse in un’unica lista. Infine, Sigona si presenta con Officina delle Idee, la lista creata dall’ex rettore di Camerino Flavio Corradini, affiancata da una seconda lista, Urbana Futura, promossa da Marcello Marcelli. Il risultato è una scheda elettorale che potrebbe apparire affollata, variopinta e complessa, con una presenza significativa di liste civiche o “semiciviche” accanto ai partiti tradizionali. Un mix che, se da un lato amplia la rappresentanza, dall’altro rischia di rendere più difficile per l’elettore orientarsi al momento del voto. Emblematici saranno anche i simboli, spesso colorati e numerosi, che riempiranno la scheda, contribuendo a un effetto visivo potenzialmente dispersivo. Va comunque ricordato che il quadro è ancora in evoluzione: le liste devono essere ufficialmente chiuse e presentate agli uffici comunali, passaggio che chiarirà in modo definitivo la composizione degli schieramenti e l’aspetto finale della scheda elettorale.

03/04/2026 17:30
Ciambelle pasquali marchigiane: le “strozzose”, dolce antico della tradizione contadina

Ciambelle pasquali marchigiane: le “strozzose”, dolce antico della tradizione contadina

La Pasqua si avvicina e cosa c’è di meglio di un dolce made in Marche, capace di raccontare storia, tradizioni e profumi di una volta. Le ciambelle pasquali marchigiane, dette anche "strozzosse", rappresentano uno dei simboli più autentici della cultura gastronomica locale, un dolce semplice ma ricco di significato che ancora oggi resiste al tempo. Le loro origini affondano in un passato contadino, quando a prepararle erano le “Vergare”, le donne delle famiglie rurali custodi dei saperi domestici. Si tratta di una ricetta antica e povera, realizzata con pochi ingredienti facilmente reperibili, ma proprio per questo capace di racchiudere un forte valore simbolico legato alla condivisione e alla festa. Tradizione vuole che queste ciambelle venissero preparate nella notte del Venerdì Santo, per poi essere cotte la domenica di Pasqua. Un gesto che segnava la fine della Quaresima e l’inizio della celebrazione, con un dolce che riuniva la famiglia attorno alla tavola. Gli ingredienti sono semplici: uova, zucchero, olio, farina e mistrà o liquore all’anice, che dona al dolce il suo aroma caratteristico. Nel fermano sono conosciute come “strozzosse”, un nome curioso che secondo la tradizione popolare potrebbe derivare dalla loro consistenza compatta. Il procedimento è essenziale ma presenta una particolarità che rende questo dolce unico. Si inizia montando uova e zucchero, poi si aggiungono olio e farina, seguiti dal mistrà. Una volta ottenuto l’impasto, si formano le ciambelle che vengono prima lessate per circa quindici minuti. vengono poi fatte riposare e spaccate ai lati per poi venir cotte in forno per un'altra mezzora circa. La doppia cottura è l’elemento distintivo che conferisce una consistenza a metà tra biscotto e pane dolce. Qualcuno poi, più goloso, aggiunge una glassa sopra dopo cottura. Proprio questa lavorazione rappresenta una delle curiosità più interessanti della ricetta, piuttosto rara nella tradizione dolciaria italiana. Anche la forma è particolare, un cerchio che si spacca sui lati. Oggi le "strozzosse" continuano a essere protagoniste delle tavole marchigiane, spesso gustate a colazione o accompagnate da un bicchiere di vino dolce nei giorni di festa. C'è anche chi le mangia con il salato per un antipasto diverso. Un dolce che è molto più di una ricetta, ma una vera e propria testimonianza di identità, memoria e tradizione che continua a vivere nel presente.      

03/04/2026 11:00
"Macerata continua a crescere": Parcaroli inaugura la sede elettorale e rilancia la sfida elettorale (VIDEO e FOTO)

"Macerata continua a crescere": Parcaroli inaugura la sede elettorale e rilancia la sfida elettorale (VIDEO e FOTO)

È stata inaugurata nel tardo pomeriggio di oggi, nel cuore del centro storico, la nuova sede elettorale del sindaco uscente Sandro Parcaroli, situata in corso Matteotti 23. Un appuntamento che ha segnato ufficialmente l’avvio della nuova fase della campagna elettorale e che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti della maggioranza, delle liste civiche e del centrodestra cittadino. La sede, come sottolineato nel comunicato stampa diffuso alla vigilia, nasce non solo come quartier generale operativo ma come spazio di incontro e confronto con la cittadinanza, un vero e proprio laboratorio di idee aperto ai maceratesi. Al centro della visione politica della coalizione il claim “Macerata continua a crescere”, uno slogan che richiama il percorso amministrativo degli ultimi cinque anni e la volontà di proseguire nel solco tracciato. Durante l’inaugurazione, il sindaco ha ribadito il valore simbolico del luogo, lo stesso da cui era partita la precedente campagna elettorale, sottolineando il senso di continuità e fiducia nel percorso intrapreso. Nel suo intervento ha evidenziato i risultati raggiunti, con particolare riferimento agli investimenti legati al PNRR e ai segnali di crescita della città. “Questa è la nuova sede elettorale della mia coalizione e guarda caso è la stessa sede elettorale di cinque anni e mezzi fa. Abbiamo realizzato tantissimi punti del nostro programma, altri sono in corso e molti ancora li porteremo avanti insieme a nuovi progetti. Saranno altri cinque anni favolosi. Macerata continua a crescere: è uno slogan che oggi trova conferma nei dati. Io ho bisogno di voi, perché insieme possiamo rendere questa città ancora più bella”, ha dichiarato Parcaroli rivolgendosi ai presenti. Il primo cittadino ha poi sottolineato l’importanza dell’unità del centrodestra, definendola un elemento fondamentale per affrontare le sfide future e proseguire nel lavoro avviato. Ha inoltre rimarcato il valore umano e politico dell’esperienza amministrativa, definendo il ruolo di sindaco come uno dei più impegnativi ma anche tra i più gratificanti. L’evento si è così trasformato in un momento di rilancio politico, con l’obiettivo dichiarato di costruire una nuova fase di sviluppo per Macerata, e lanciando la sfida elettorale agli altri candidati sindaci.  

02/04/2026 19:09
Ospedali di comunità e Pnrr: tra ritardi e obiettivi, il punto sulle Marche

Ospedali di comunità e Pnrr: tra ritardi e obiettivi, il punto sulle Marche

La promessa di una sanità più vicina ai cittadini operata con investimenti del PNRR rischia di trasformarsi in un risultato parziale, con criticità evidenti soprattutto nel Mezzogiorno. Non solo le più note case di comunità, ovvero i maxi ambulatori pensati per alleggerire i pronto soccorso e rafforzare la prevenzione, risultano in ritardo e concentrate nel Centro-Nord, ma anche i nuovi ospedali di comunità mostrano un andamento a macchia di leopardo. Queste strutture, finanziate con un miliardo di euro e destinate ad accogliere pazienti fragili e cronici che non possono essere assistiti a domicilio ma non necessitano di cure ospedaliere ad alta intensità, sono per circa tre quarti concentrate in sole quattro regioni: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Secondo l’ultimo monitoraggio Agenas, a dicembre 2025 risultavano attive 163 strutture, di cui ben 118 in queste aree, per un totale di quasi 3 mila posti letto, mentre tutte le regioni meridionali insieme si fermano a 23. Persistono inoltre territori completamente scoperti, come Basilicata, Valle d’Aosta e Bolzano, segno di un’Italia sanitaria ancora fortemente diseguale. Nelle Marche, invece, il percorso appare più avanzato e strutturato. È stata recentemente inaugurata la Casa e l’Ospedale di Comunità di Treia, prime strutture territoriali dell’Ast di Macerata, anche se non ancora operative. L’intervento, finanziato con fondi PNRR e regionali per oltre 2,2 milioni di euro, si inserisce in una strategia più ampia che punta a rafforzare la sanità di prossimità. La struttura di Treia, dotata di 20 posti letto, rappresenta un nodo logistico-assistenziale fondamentale in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche. Parallelamente, ad Ascoli è stato inaugurato il primo ospedale di comunità pienamente operativo della regione, con 18 posti letto e i primi pazienti già trasferiti. La Regione punta a realizzare complessivamente 9 ospedali di comunità e 29 case di comunità, sostenendo il progetto anche con piani straordinari di assunzione di personale sanitario. Le autorità regionali sottolineano come le Marche siano al di sopra della media nazionale nel rispetto dei cronoprogrammi PNRR, con l’obiettivo di creare una rete capillare e realmente funzionante. A livello generale, il rischio concreto è quello di arrivare alla scadenza europea di giugno con una “coperta corta” e forti disparità territoriali. Secondo i programmi regionali, sono 594 gli ospedali di comunità previsti, ma il target minimo fissato dall’Europa è di 307 strutture operative entro l’estate. Un obiettivo ancora raggiungibile grazie a un possibile rush finale, ma che potrebbe lasciare indietro ampie aree del Paese. Il sistema si regge su un modello assistenziale che prevede presenza infermieristica 24 ore su 24 e un supporto medico limitato ma costante, pari ad almeno 4,5 ore al giorno per sei giorni a settimana. Attualmente, tutti i 163 ospedali attivi garantiscono assistenza infermieristica continua, ma solo 133 assicurano la presenza minima del medico e appena 61 dispongono di ambienti protetti per pazienti con demenza o disturbi comportamentali. Questo quadro evidenzia come, oltre alla realizzazione delle strutture, sia fondamentale garantirne la piena operatività. L’ospedale di comunità è definito come una struttura intermedia tra assistenza domiciliare e ospedale tradizionale, con l’obiettivo di evitare ricoveri inappropriati e facilitare le dimissioni protette. Si tratta di presidi destinati principalmente a pazienti fragili, spesso anziani, con un quadro clinico stabilizzato ma che necessitano ancora di sorveglianza sanitaria o prestazioni infermieristiche. In media dispone di 15-20 posti letto, fino a un massimo di 40, e prevede una degenza non superiore ai 30 giorni, salvo casi eccezionali. L’accesso avviene su indicazione del medico di base, dello specialista o del pronto soccorso, e riguarda pazienti con prospettiva di miglioramento a breve termine. Questo modello rappresenta uno degli elementi chiave per ridisegnare la sanità territoriale, rendendola più vicina ai cittadini e capace di rispondere in modo efficace ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e con patologie croniche.

31/03/2026 19:00
Le Vergini e Vallebona "regine" del mattone: ecco dove e perché costa di più comprare casa a Macerata

Le Vergini e Vallebona "regine" del mattone: ecco dove e perché costa di più comprare casa a Macerata

Il mercato immobiliare di Macerata continua a mostrare un quadro articolato, in cui le differenze di prezzo tra le varie zone della città risultano sempre più marcate. I dati relativi alle abitazioni civili in stato conservativo normale evidenziano come il valore al metro quadrato non segua più una semplice distinzione tra centro e periferia, ma sia influenzato da molteplici fattori legati a servizi, posizione e qualità urbana. Nel centro storico, che comprende le principali piazze e vie cittadine, i valori si attestano tra i 1200 e i 1750 euro al metro quadrato, confermando una fascia di mercato solida ma non necessariamente la più elevata in assoluto. Nelle aree centrali immediatamente limitrofe, come quelle attorno a piazza Mazzini e ai viali di circonvallazione, si registra una maggiore variabilità, con prezzi compresi tra 850 e 1550 euro al metro quadrato, segno di una differenziazione più accentuata tra gli immobili. Valori simili, ma con un tetto massimo più contenuto, si riscontrano nella zona di corso Cairoli, via Carducci e del centro direzionale panorama, dove le quotazioni vanno da 850 a 1350 euro al metro quadrato. Scendendo leggermente, nelle aree comunque centrali ma più defilate, come quelle che comprendono via San Giovanni Bosco e le strade limitrofe, i prezzi si collocano tra 800 e 1300 euro al metro quadrato, rendendo queste zone particolarmente interessanti per chi cerca un compromesso tra posizione e costo. Un andamento diverso si osserva nella zona di piazza della Vittoria, corso Cavour e vie limitrofe, dove i valori tornano a salire fino a 1750 euro al metro quadrato, allineandosi alle punte più alte del centro storico. Nelle zone centrali più accessibili, come quelle delle vie Cioci, Cadorna, Mameli e limitrofe, il mercato si mantiene su livelli più contenuti, con prezzi compresi tra 800 e 1350 euro al metro quadrato. È però nelle aree semicentrali che emergono i dati più significativi. Quartieri come Collevario, Colleverde, Borgo Santa Croce e Montalbano presentano valori compresi tra 1100 e 1650 euro al metro quadrato, ma è soprattutto l’area che comprende le Vergini, Corneto, Vallebona e via Cincinelli a distinguersi nettamente. Qui si registrano i valori più alti dell’intero mercato cittadino, con punte che raggiungono i 2050 euro al metro quadrato, a conferma di una crescente attrattività di queste zone. Al contrario, altre aree semicentrali come Rione Pace, Borgo San Giuliano e le contrade circostanti mostrano quotazioni più contenute, con valori tra 800 e 1400 euro al metro quadrato, mantenendo comunque un buon equilibrio tra accessibilità e qualità abitativa. Nelle zone periferiche, come Sforzacosta e Piediripa, il mercato offre opportunità più accessibili, con prezzi che oscillano tra 950 e 1450 euro al metro quadrato, mentre Villa Potenza si conferma come la zona più economica della città, con valori compresi tra 700 e 1250 euro al metro quadrato. Infine, nelle aree extraurbane e rurali, sia a nord ovest che a nord est, i prezzi scendono ulteriormente, attestandosi tra 600 e 1000 euro al metro quadrato, rappresentando la fascia più bassa del mercato immobiliare locale. Nel complesso, i dati delineano un mercato in evoluzione, in cui le zone semicentrali più richieste superano ormai il centro storico in termini di valore, mentre periferie ed aree rurali continuano a offrire soluzioni più economiche, delineando una città immobiliare sempre più diversificata. A offrire una chiave di lettura di questi dati è Gabriella Tasso, titolare dell’agenzia immobiliare Casa Tasso, che invita a considerare con attenzione la natura stessa delle rilevazioni: “I dati dell’Agenzia delle Entrate offrono una fotografia utile, ma inevitabilmente parziale e non aggiornata del mercato, perché si riferiscono al semestre precedente. Questo significa che spesso c’è uno sfasamento tra i valori rilevati e la situazione reale attuale". Una dinamica che si riflette anche nelle differenze tra tipologie di immobili: "Il mercato immobiliare, infatti, si muove su binari diversi: il nuovo segue dinamiche proprie, con una domanda molto alta e una disponibilità limitata, mentre l’usato varia molto in base alla zona e alle caratteristiche degli immobili". Proprio questa distinzione aiuta a spiegare il peso crescente delle aree più recenti: “Le aree più nuove risultano spesso più valorizzate perché offrono edifici con standard moderni, come l’efficienza energetica e le normative antisismiche, elementi sempre più richiesti dagli acquirenti”. Diverso invece il discorso per il centro storico, che pur mantenendo un valore stabile presenta alcune criticità: “Il centro storico è meno adatto soprattutto a famiglie e giovani coppie, a causa di limiti strutturali come la difficoltà di accesso, la mancanza di parcheggi o di ascensori. Questo porta molti a preferire zone semicentrali o più nuove, almeno in una prima fase della vita”. Una tendenza che, secondo Tasso, è legata anche ai cambiamenti nelle esigenze abitative nel corso del tempo: “La scelta della casa riflette spesso il momento della vita: le famiglie cercano maggiore comodità e spazi più funzionali, mentre in fasi successive possono anche tornare verso il centro”.

31/03/2026 12:20
Avis Nazionale sul caso plasma Marche: "Si faccia luce sull’accaduto"

Avis Nazionale sul caso plasma Marche: "Si faccia luce sull’accaduto"

Dopo le recenti notizie sullo smaltimento di alcune sacche di plasma nelle Marche, Avis Nazionale è intervenuta sottolineando l’importanza del valore dei donatori. "Insieme alla nostra sede regionale - spiega il Presidente di Avis Nazionale, Oscar Bianchi - stiamo seguendo con attenzione l’evolversi della situazione. Il nostro desiderio è che si faccia luce sull’accaduto, non per puntare il dito, ma per proteggere l’impegno di chi dona". L’associazione ha espresso un profondo dispiacere nel constatare che il gesto generoso di molti non ha potuto trasformarsi nell'aiuto sperato. "Ogni goccia di sangue e plasma è un dono prezioso - continua Bianchi - perché nasce dalla generosità gratuita e anonima dei donatori. Vive grazie all'energia dei nostri volontari e richiede una cura attenta e responsabile, la stessa che Avis coltiva da sempre per onorare la fiducia di chi sceglie di donare". L’obiettivo, secondo Avis, è comprendere cosa sia accaduto, imparare e migliorare affinché la dedizione dei donatori trovi sempre la strada più efficiente per aiutare il prossimo. "Rappresentiamo una famiglia di oltre un milione e trecentomila persone. Ogni giorno, le nostre 3.300 sedi lavorano con amore per coordinare questo flusso di solidarietà, in armonia con le istituzioni e le strutture trasfusionali". A seguito dell'emersione del caso, la regione Marche ha istituito una commissione di verifica per fare piena luce sulle presunte criticità legate allo smaltimento delle sacche. L'assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro, ha precisato che si sarebbe trattato di circa 300 sacche e che l'episodio sarebbe stato causato da una "criticità temporanea dovuta alla carenza di personale".  Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, ha sottolineato che "non esiste sfiducia verso l’assessore" e ha ricordato che l'indirizzo politico e la gestione operativa sono distinte. "Prima di tutto vogliamo tutelare chi dona sangue - ha dichiarato - eventuali responsabilità tecniche saranno valutate dalla commissione interna, il cui lavoro dovrebbe concludersi entro 30 giorni". Il Partito Democratico ha invece definito l’episodio gravissimo, sottolineando criticità nella gestione del sistema sanitario e della filiera del plasma. Secondo i dem, la vicenda evidenzia "la necessità di maggiore trasparenza e controlli, e richiede una relazione pubblica immediata e interventi urgenti per garantire la sicurezza delle donazioni".

30/03/2026 18:40
Sarnano, riapre la chiesa di Santa Chiara: rinascita culturale e ricostruzione post terremoto (FOTO e VIDEO)

Sarnano, riapre la chiesa di Santa Chiara: rinascita culturale e ricostruzione post terremoto (FOTO e VIDEO)

A Sarnano si celebra una nuova tappa nel percorso di rinascita del territorio con l’inaugurazione e la riapertura della chiesa di Santa Chiara, nel cuore del centro storico. Un evento che arriva dopo un primo importante giro di interventi nel polo museale adiacente e che rappresenta un simbolo concreto della ricostruzione post sisma, non solo materiale ma anche culturale e sociale. Il sindaco Fabio Fantegrossi ha sottolineato il valore identitario dell’edificio: "Una chiesa che si connette al tessuto urbano. È un edificio simbolico del comune di Sarnano", ricordando come l’attuale struttura sorga sull’antica chiesa di San Pietro. L’edificio, in stile barocco, si distingue per la sua verticalità ed eleganza, con una facciata convessa e un linguaggio architettonico dinamico caratterizzato dall’uso del mattone. Il recupero della chiesa assume un significato ancora più ampio perché inserito all’interno di un sistema culturale più articolato. "È fondamentale il suo recupero perché la chiesa è annessa al polo museale, che è stato recentemente ristrutturato e riallestito", ha aggiunto il sindaco, evidenziando l’obiettivo di creare un percorso culturale diffuso che colleghi pinacoteca, teatro, chiesa e altri luoghi simbolo del territorio. A rimarcare l’importanza del momento è stato anche Guido Castelli, commissario alla ricostruzione, che ha parlato di un percorso lungo e complesso: "È una giornata importante. I km che faccio ogni giorno aumentano perché stiamo vedendo i frutti di un lavoro che è iniziato anni fa". Dopo un decennio dal terremoto, i segnali sono concreti: "Dopo dieci anni tutto si sta mettendo per il meglio", ha affermato, ricordando come siano state già ristrutturate circa 1200 chiese. Castelli ha poi sottolineato un aspetto cruciale della ricostruzione: "La ricostruzione è anche prevenzione. Questo serve anche a prepararci alla prossima scossa che verrà", evidenziando come l’esperienza maturata rappresenti un patrimonio di competenze fondamentale per il futuro. Il tema della rinascita sociale è stato al centro anche dell’intervento di Silvia Luconi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha evidenziato il cambiamento vissuto negli ultimi anni: "Dopo dieci anni, in cui all'inizio vedevamo le persone che se ne andavano, oggi vediamo riaprire luoghi e tornare gente". Un processo che va oltre la ricostruzione fisica: "Oltre alla costruzione materiale ci deve essere una ricostruzione immateriale, che faccia rivivere l'entroterra". Sulla stessa linea Pierpaolo Borroni ha ribadito la necessità di un impegno parallelo sul piano sociale: "Dobbiamo ricostruire un tessuto sociale contemporaneamente alla valorizzazione del nostro territorio". Fondamentale anche il lavoro di recupero delle opere d’arte, come spiegato da Pierluigi Morriconi della Soprintendenza Marche Sud: "Abbiamo portato via le opere, ristrutturandole e salvandole alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Ed oggi le possiamo rivedere di nuovo qui". Le opere, provenienti dalla pinacoteca e dalla chiesa, tornano così alla comunità, mentre alcune saranno protagoniste anche di una mostra internazionale a Monaco di Baviera. La direttrice dei lavori Deborah Licastro ha evidenziato l’importanza dell’intervento, dal valore di 300mila euro, definendolo uno degli ultimi completati: "Restituirla oggi alla comunità di Sarnano è un momento di grande emozione, arrivato grazie a un lavoro di sinergia tra ministero, impresa, amministratori e soprintendenza". I lavori sono stati eseguiti dalla ditta AR di Alessandrini Nello, contribuendo a riportare alla luce un edificio che nel tempo ha già affrontato due terremoti. La riapertura della chiesa di Santa Chiara rappresenta così molto più di un semplice recupero architettonico: è il segno tangibile di una comunità che, dopo anni difficili, torna a vivere i propri spazi, a valorizzare la propria storia e a guardare con fiducia al futuro.

28/03/2026 17:30
Chiude il mattatoio Villa Potenza: "Nessun accordo con Comune e Regione"

Chiude il mattatoio Villa Potenza: "Nessun accordo con Comune e Regione"

La chiusura del mattatoio di Villa Potenza è ormai ufficiale. Con una nota stampa il consorzio Cozoma, ente che gestisce la struttura, ha confermato che “ad oggi visto che non siamo riusciti a trovare nessun accordo sia con il Comune di Macerata che con la Regione Marche confermiamo la chiusura del servizio di macellazione il giorno 31 marzo”. Una decisione che segna un punto di svolta per l’intero comparto zootecnico locale e che arriva al termine di una vicenda complessa, fatta di passaggi amministrativi, incertezze politiche e difficoltà economiche. Negli ultimi mesi il futuro della struttura era rimasto sospeso dopo la decisione del Tribunale di annullare l’aggiudicazione dell’impianto, bloccando di fatto il percorso che sembrava poter garantire continuità al servizio. Nel frattempo, il Consiglio comunale di Macerata aveva istituito una commissione di inchiesta per fare chiarezza, ma senza riuscire a fornire risposte immediate agli operatori del settore. Proprio tra gli allevatori si è diffusa una preoccupazione sempre più forte, legata non solo alla perdita del mattatoio, ma alle conseguenze sull’intera filiera. La prospettiva della chiusura, già emersa nelle settimane precedenti, aveva colto di sorpresa molti allevatori che avevano fatto affidamento sulla continuità del servizio, arrivando in alcuni casi anche a investire nelle proprie attività. La decisione del Tribunale ha però cambiato il quadro, alimentando un clima di incertezza e sfiducia. Il tema centrale resta quello dell’impatto sulla filiera zootecnica locale. Il mattatoio rappresenta infatti un punto di riferimento per numerosi allevamenti, sia per la vicinanza sia per i servizi offerti. La sua eventuale chiusura comporta difficoltà logistiche e organizzative, in un contesto in cui le alternative risultano limitate o meno strutturate. Alla base della decisione ci sono anche le difficoltà economiche nella gestione dell’impianto, tra costi elevati e una riduzione dei volumi di attività nel tempo. Elementi che hanno reso sempre più complesso garantire la sostenibilità del servizio in assenza di certezze sulla proprietà e sul futuro della struttura. Nel frattempo le istituzioni locali stanno cercando di individuare possibili soluzioni. È stata annunciata una nuova asta per il 14 maggio, con l’intenzione del Comune di partecipare, ma resta aperta la questione della gestione e della sostenibilità nel lungo periodo. Il confronto tra enti e territori proseguirà nelle prossime settimane, mentre dal settore arriva la richiesta di decisioni rapide per evitare ripercussioni sull’intero comparto agricolo.

27/03/2026 16:59
Neve e gelo nel Maceratese, altro che primavera: numerosi gli interventi dei Vigili del fuoco (VIDEO)

Neve e gelo nel Maceratese, altro che primavera: numerosi gli interventi dei Vigili del fuoco (VIDEO)

Altro che primavera: la neve torna a imbiancare Sassotetto, Ussita, Frontignano, Bolognola e Castelsantangelo sul Nera, riportando un clima pienamente invernale nelle aree montane del maceratese, dove si registra freddo gelido e temperature in netto calo. Il brusco peggioramento delle condizioni meteo conferma le previsioni diffuse nelle scorse ore, con scenari tipici dei mesi più freddi che stanno interessando l’intero territorio. Domani riapriranno anche alcuni stabilimenti sciistici. La situazione era stata già delineata dall’allerta meteo emessa dalla Protezione Civile delle Marche, valida dalla mezzanotte di giovedì 26 marzo fino alla mezzanotte di venerdì 27 marzo, che annunciava una fase di forte instabilità su tutta la provincia di Macerata. L’avviso sottolineava un peggioramento diffuso, capace di coinvolgere sia l’entroterra sia la fascia costiera, con raffiche di vento intense e un ritorno significativo della neve anche a quote relativamente basse. Nelle aree interne, corrispondenti alla Zona 3, l’allerta è stata classificata come gialla, con venti sud-occidentali già nella notte e raffiche fino a burrasca forte, comprese tra i 75 e gli 88 km/h. Ancora più critica la situazione lungo la costa e le colline maceratesi, Zona 4, dove il livello di allerta sale ad arancione per vento e mareggiate. Qui, dalla mattinata di giovedì, è prevista una rotazione dei venti dai quadranti settentrionali con raffiche fino a tempesta, capaci di raggiungere i 102 km/h, soprattutto lungo il litorale. Le precipitazioni si sono estese su tutto il territorio, accompagnate da un rapido abbassamento della quota neve fino a 500-600 metri, con possibili ulteriori cali durante i rovesci più intensi. Non si escludono fenomeni come neve tonda o pioggia mista a neve anche in zone pianeggianti e costiere, segno di un’irruzione fredda particolarmente incisiva per il periodo. Il mare si presenta da molto mosso ad agitato, aumentando il rischio di mareggiate lungo tutta la costa provinciale. Il crollo termico è evidente anche nei centri urbani: a Macerata le temperature massime non supereranno gli 8 gradi, con minime intorno ai 6 gradi, valori decisamente inferiori alle medie stagionali e più vicini a uno scenario invernale che primaverile. Nel frattempo, il maltempo sta già provocando i primi disagi. Secondo quanto comunicato dai vigili del fuoco, sono un centinaio gli interventi effettuati finora. Nell’entroterra pesarese si segnalano diverse richieste di aiuto per automobili in difficoltà a causa della neve, mentre nel fermano le squadre sono intervenute per rimuovere rami e alberi caduti sulla sede stradale.

27/03/2026 10:30
Caro Carburanti: il prezzo del diesel vola alle stelle ma nelle Marche resta il più basso d'Italia (VIDEO)

Caro Carburanti: il prezzo del diesel vola alle stelle ma nelle Marche resta il più basso d'Italia (VIDEO)

Nelle Marche i prezzi dei carburanti tornano a salire, segnando un’inversione dopo la breve fase di calo legata al recente taglio delle accise. Proprio in questa regione nei giorni scorsi si è registrato l’aumento più evidente del diesel, con un incremento di 0,034 euro al litro. Nonostante ciò, ad oggi il dato medio resta il più basso d’Italia, fermandosi a 2,016 euro al litro, confermando comunque una posizione relativamente favorevole rispetto al resto del Paese. Anche la benzina nelle Marche ha mostrato un leggero aumento, insieme al Veneto, pur rimanendo tra le più convenienti a livello nazionale. Questo andamento locale si inserisce in un contesto generale di rialzi durante il fine settimana, cancellando in parte gli effetti positivi del provvedimento governativo entrato in vigore nei giorni precedenti. A livello nazionale, il prezzo medio del diesel ha raggiunto 2,043 euro al litro. Si tratta di un rimbalzo dopo il calo determinato dal decreto legge approvato il 18 marzo, che aveva temporaneamente alleggerito i costi per gli automobilisti. Il trend delle ultime settimane conferma come il diesel sia il carburante più soggetto a rincari significativi. Diversa la situazione della benzina, che ha registrato aumenti più contenuti. La media nazionale si è attestata a 1,747 euro al litro, risultando comunque inferiore rispetto ai livelli precedenti. Tuttavia, nel Sud Italia i prezzi restano più elevati, con diverse regioni sopra quota 1,760 euro al litro, evidenziando una disparità territoriale ancora marcata. Nonostante l’intervento del Governo, pari a un taglio di 24,4 centesimi al litro e con un costo superiore al mezzo miliardo di euro, gli effetti sembrano essersi rapidamente attenuati. I ribassi più consistenti rispetto ai picchi precedenti si sono registrati in alcune regioni del Nord, mentre nel Sud le riduzioni sono state più limitate, sia per il diesel sia per la benzina. Il quadro complessivo resta incerto e sarà più chiaro con i prossimi aggiornamenti ufficiali. Le nuove medie nazionali potrebbero infatti non discostarsi molto da quelle della settimana precedente, quando i prezzi erano già elevati. A influenzare la situazione ha contribuito anche l’andamento del petrolio, che nei giorni scorsi ha raggiunto i 110 dollari al barile prima di scendere a 96 dollari, un calo i cui effetti si vedranno solo nei prossimi giorni. Rimane infine l’incognita legata alla scadenza del 7 aprile, ultimo giorno previsto per lo sconto sulle accise. Il Governo è chiamato a valutare eventuali nuove misure, soprattutto se il prezzo del greggio dovesse restare alto e se non ci saranno miglioramenti sul fronte internazionale. Intanto proseguono gli incontri tra istituzioni, sindacati e associazioni di categoria, che riconoscono come la riduzione delle accise abbia comunque contribuito a contenere il costo della benzina. Prezzi Gasolio (SELF) in ordine crescente (Dati MIMIT):  Marche 2.016; Umbria 2.024; Abruzzo 2.025; Veneto 2.029; Lazio 2.030; Toscana 2.032; Emilia Romagna 2.040; Puglia 2.040; Friuli Venezia Giulia 2.041; Campania 2.042; Liguria 2.044; Piemonte 2.044; Sardegna 2.044; Basilicata 2.048; Lombardia 2.049; Calabria 2.053; Provincia di Trento 2.054; Molise 2.056; Sicilia 2.057; Valle d'Aosta 2.067; Provincia di Bolzano 2.071.  Prezzi Benzina (SELF) in ordine crescente (Dati MIMIT): Marche 1.722; Veneto 1.729; Toscana 1.732; Umbria 1.734; Emilia Romagna 1.736; Piemonte 1.736; Lazio 1.737; Abruzzo 1.739; Lombardia 1.739; Friuli Venezia Giulia 1.740; Sardegna 1.740; Provincia di Trento 1.743; Liguria 1.747; Valle d'Aosta 1.753; Puglia 1.756; Campania 1.758; Molise 1.760; Calabria 1.766; Sicilia 1.766; Provincia di Bolzano 1.769; Basilicata 1.775.  (Fonte: Il Sole 24 Ore) 

26/03/2026 14:00
Il vero "pulp" arriva dai seggi, non dai podcast: bolla social e voto reale, cosa ci ha detto il referendum?

Il vero "pulp" arriva dai seggi, non dai podcast: bolla social e voto reale, cosa ci ha detto il referendum?

Il giorno dopo la prima vera sconfitta del governo Meloni - quella del referendum sulla giustizia - si parla già di caduta dell’esecutivo, di elezioni anticipate, di possibili fratture al centro della maggioranza (con il quarto incomodo Vannacci, la cui consistenza elettorale è ancora tutta da verificare). Il risultato è netto e, per molti versi, sorprendente. Le campagne referendarie erano partite in modo simile: magistrati e diretti interessati hanno insistito sugli stessi temi. Per il “sì”, Di Pietro si è speso in numerose ospitate televisive. A seguirlo, il ministro Nordio, che alle presenze mediatiche ha però affiancato anche alcune gaffe. Per il “no”, invece, si sono visti protagonisti come Gratteri, Colombo e diversi esponenti della minoranza parlamentare, che hanno puntato sul tema dell’elezione a sorte a partire da una lista stilata dal Parlamento. Rimandendo sul piano della comunicazione, ciò che ha davvero mosso l'opinione pubblica sono stati i casi social. Il primo riguarda il video di Alessandro Barbero, che in un reel esprimeva perplessità sulla riforma: contenuto poi oscurato da Facebook perché ritenuto fake news. Il secondo è la scelta della premier di scendere in campo nell’ultima settimana, moltiplicando le apparizioni televisive - da Mentana a Quarta Repubblica - ma andando poi a concludere la campagna referendaria nel podcast più seguito del momento. L’ospitata che ha fatto più rumore, infatti, è stata quella al Pulp Podcast di Fedez e Davide Marra. La puntata è uscita il giorno prima del silenzio elettorale, con reel diventati virali nelle ore immediatamente precedenti e successive. Da lì, il dibattito è esploso. C’è chi ha criticato la scelta di una premier che preferisce canali senza contraddittorio; chi, al contrario, ha esaltato il podcast come simbolo di una comunicazione capace di “battere” i media tradizionali, offrendo 50 minuti di confronto su temi che la stessa premier aveva evitato per mesi nei contesti giornalistici. Non sono mancate critiche anche ai conduttori, accusati di aver sprecato l’occasione, risultando troppo accomodanti, quasi due "Fazio qualunque". A quel punto, il tema del referendum era passato in secondo piano. Si discuteva soltanto di comunicazione: cosa fosse giusto o sbagliato, cosa si sarebbe potuto fare meglio. Poi arrivano domenica e lunedì mattina. Gli italiani hanno votano e, dopo un iniziale testa a testa negli instant poll, si afferma la vittoria del "no". Meloni era pronta. Poche ore dopo pubblica un breve video in cui dichiara di rispettare la scelta degli italiani, ribadendo però la necessità di una riforma della giustizia e invitando ad andare avanti. Le settimane precedenti, in cui la premier è scesa dal suo "scranno" per entrare nel dibattito pubblico, vanno forse lette proprio così: un modo per mettere le mani avanti. Meloni aveva percepito il rischio della sconfitta e ha lavorato per spersonalizzare il voto. Altrimenti oggi il discorso pubblico sarebbe tutto su dimissioni ed elezioni (chiedete a Renzi). C’è però un altro dato da tenere a mente: questo referendum dimostra che la bolla social è, appunto, una bolla. Per giorni si è discusso di quanto il Pulp Podcast si fosse trasformato in uno strumento di propaganda governativa, salvo poi arrivare a un risultato opposto. Forse i social non incidono così tanto come si crede. Sono senza dubbio strumenti più capillari e diretti rispetto alla televisione, e per questo politici e celebrità li utilizzano sempre di più. Ma il linguaggio resta spesso lo stesso. Un tempo Sorrentino presentava un film in tv; oggi continua a farlo, ma passa prima da podcast come quelli di Gazzoli o Tintoria. Allo stesso modo, Meloni va da Mentana, ma anche da Fedez, per intercettare pubblici diversi. L’errore è attribuire a questi strumenti un potere di indirizzo assoluto. Sono più rapidi, più virali, ma non annullano la capacità di scelta degli elettori.  Il popolo ha parlato - e lo ha fatto in modo diverso rispetto alla narrazione dominante sui social, che spesso tendiamo a proiettare sull'intero Paese. Un segnale, forse, che il rumore di fondo resta solo rumore di fondo.

24/03/2026 12:40
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