di Francesco Silla

Porto Recanati e Macerata in controtendenza: la popolazione torna a crescere, crollo verticale per Tolentino

Porto Recanati e Macerata in controtendenza: la popolazione torna a crescere, crollo verticale per Tolentino

La provincia di Macerata continua a fare i conti con il calo demografico, ma i dati più recenti mostrano un rallentamento dell’emorragia di residenti e qualche segnale incoraggiante. Secondo il bilancio demografico Istat 2025, la diminuzione della popolazione appare meno marcata rispetto agli anni precedenti, con alcune realtà che registrano addirittura lievi crescite, in particolare lungo la costa e nell’area della Val di Chienti. Resta però un quadro complesso, segnato da un saldo naturale fortemente negativo e da difficoltà diffuse nelle aree interne, compensate solo in parte dall’apporto della popolazione straniera. Guardando ai dati dei singoli comuni, emergono dinamiche molto differenziate. Porto Recanati registra il miglior risultato con un aumento di 134 abitanti (+1%), passando da 12.600 a 12.734 residenti, con un dato particolarmente significativo rappresentato dal saldo naturale positivo di +2, frutto di 101 nascite contro 99 decessi. Crescono anche Potenza Picena (+25, fino a 15.470 abitanti) e Civitanova Marche, che si conferma la città più popolosa della provincia con 41.929 residenti, in aumento di 40 unità. Dopo un calo negli anni precedenti, Civitanova torna così a salire, mantenendo comunque una crescita di oltre 3.600 abitanti rispetto al 2000. Anche il capoluogo Macerata mostra segnali positivi, raggiungendo 40.689 residenti con un incremento di 104 persone, mentre Corridonia si avvicina a quota 15mila con un +54 (14.684 abitanti). In controtendenza alcune realtà della bassa valle del Chienti, come Montecosaro (-24) e Morrovalle (-19), mentre tra i centri più in difficoltà spicca Tolentino, che perde 118 residenti scendendo a 17.439. In calo anche Recanati (-41), mentre San Severino tiene con un lieve +6 (11.893 abitanti) e Treia scende a 9.002 residenti, perdendone 78. Nell’area appenninica prevale il segno meno, con Camerino a 5.935 abitanti (-49) e Matelica a 9.026 (-46), mentre Cingoli resta sostanzialmente stabile con un lieve incremento di 5 residenti. A livello provinciale, il bilancio complessivo resta negativo, anche se meno drammatico rispetto al passato. Al 1° gennaio 2025 i residenti erano 302.030, scesi a 301.689 al 31 dicembre, con una perdita di 341 abitanti. Il dato riporta la popolazione ai livelli di inizio anni Duemila, dopo il picco del 2012 quando si erano raggiunti 321.791 residenti. Il declino era già iniziato prima del sisma, ma è stato accelerato dal terremoto del 2016 e successivamente dalla pandemia, con perdite significative soprattutto nel 2020. Il saldo naturale resta fortemente negativo, con 1.476 nascite contro 3.682 decessi (-1.882), mentre anche il saldo migratorio interno è in rosso (-174). A sostenere parzialmente la popolazione è invece il contributo degli stranieri, con 2.635 arrivi dall’estero e 920 partenze, per un saldo positivo di +1.715. In conclusione, il quadro che emerge è quello di una provincia che continua a perdere abitanti ma con una discesa meno ripida rispetto agli anni passati. Le aree costiere e alcuni centri della Val di Chienti mostrano segnali di vitalità, mentre l’entroterra resta in difficoltà. Decisivo si conferma il contributo della popolazione straniera, senza il quale il calo sarebbe molto più marcato, mentre il persistente saldo naturale negativo rappresenta la vera criticità strutturale per il futuro demografico del territorio.

03/04/2026 17:40
Macerata, per votare servirà una bussola? Cinque candidati sindaci e (già) una galassia di liste

Macerata, per votare servirà una bussola? Cinque candidati sindaci e (già) una galassia di liste

Alle prossime elezioni amministrative del Comune di Macerata, il rischio per molti cittadini è quello di trovarsi davanti a una scheda elettorale tutt’altro che intuitiva, quasi un rompicapo tra simboli, liste e candidati sindaci. In campo ci sono infatti cinque aspiranti primi cittadini, sostenuti da una galassia ampia e articolata di forze politiche e civiche che potrebbero generare confusione e disorientamento nell’elettore. L’uscente Sandro Parcaroli si ripresenta con una coalizione di centrodestra composta da un folto numero di liste. Accanto ai partiti tradizionali come Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc e Noi Moderati, figurano anche liste civiche come Maceratesi per Parcaroli, ispirata al modello delle regionali con Marchigiani per Acquaroli, alla lista Civici Marche e ad una ulteriore lista Civici per Parcaroli legata al presidente dei commercianti del centro storico Giuseppe Romano. Sul fronte opposto, il direttore di Val di Chienti Gianluca Tittarelli guida una coalizione di centrosinistra altrettanto ampia, anch’essa sostenuta da sette liste. Tra queste troviamo il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Avs, Macerata Riformista – che unisce Italia Viva e Partito Socialista – oltre a realtà civiche come Strada Comune, L’altra Macerata e Uniamo Macerata. A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono candidati che si presentano al di fuori dei due principali schieramenti. Giordano Ripa, già uscito dalla coalizione nella passata legislatura, corre con la lista Futuro per Macerata, mentre Orioli, in passato candidato in una lista a sostegno di Parcaroli, si propone ora con il Terzo Polo, sostenuto da una costellazione di sigle tra cui Azione, Base Popolare, Partito Liberal Democratico, Repubblicani Europei, Radicali Italiani, il nuovo Cdu, Cristiani Democratici Uniti, Ora e Movimento Socialista Liberale, tutte racchiuse in un’unica lista. Infine, Sigona si presenta con Officina delle Idee, la lista creata dall’ex rettore di Camerino Flavio Corradini, affiancata da una seconda lista, Urbana Futura, promossa da Marcello Marcelli. Il risultato è una scheda elettorale che potrebbe apparire affollata, variopinta e complessa, con una presenza significativa di liste civiche o “semiciviche” accanto ai partiti tradizionali. Un mix che, se da un lato amplia la rappresentanza, dall’altro rischia di rendere più difficile per l’elettore orientarsi al momento del voto. Emblematici saranno anche i simboli, spesso colorati e numerosi, che riempiranno la scheda, contribuendo a un effetto visivo potenzialmente dispersivo. Va comunque ricordato che il quadro è ancora in evoluzione: le liste devono essere ufficialmente chiuse e presentate agli uffici comunali, passaggio che chiarirà in modo definitivo la composizione degli schieramenti e l’aspetto finale della scheda elettorale.

03/04/2026 17:30
Ciambelle pasquali marchigiane: le “strozzose”, dolce antico della tradizione contadina

Ciambelle pasquali marchigiane: le “strozzose”, dolce antico della tradizione contadina

La Pasqua si avvicina e cosa c’è di meglio di un dolce made in Marche, capace di raccontare storia, tradizioni e profumi di una volta. Le ciambelle pasquali marchigiane, dette anche "strozzosse", rappresentano uno dei simboli più autentici della cultura gastronomica locale, un dolce semplice ma ricco di significato che ancora oggi resiste al tempo. Le loro origini affondano in un passato contadino, quando a prepararle erano le “Vergare”, le donne delle famiglie rurali custodi dei saperi domestici. Si tratta di una ricetta antica e povera, realizzata con pochi ingredienti facilmente reperibili, ma proprio per questo capace di racchiudere un forte valore simbolico legato alla condivisione e alla festa. Tradizione vuole che queste ciambelle venissero preparate nella notte del Venerdì Santo, per poi essere cotte la domenica di Pasqua. Un gesto che segnava la fine della Quaresima e l’inizio della celebrazione, con un dolce che riuniva la famiglia attorno alla tavola. Gli ingredienti sono semplici: uova, zucchero, olio, farina e mistrà o liquore all’anice, che dona al dolce il suo aroma caratteristico. Nel fermano sono conosciute come “strozzosse”, un nome curioso che secondo la tradizione popolare potrebbe derivare dalla loro consistenza compatta. Il procedimento è essenziale ma presenta una particolarità che rende questo dolce unico. Si inizia montando uova e zucchero, poi si aggiungono olio e farina, seguiti dal mistrà. Una volta ottenuto l’impasto, si formano le ciambelle che vengono prima lessate per circa quindici minuti. vengono poi fatte riposare e spaccate ai lati per poi venir cotte in forno per un'altra mezzora circa. La doppia cottura è l’elemento distintivo che conferisce una consistenza a metà tra biscotto e pane dolce. Qualcuno poi, più goloso, aggiunge una glassa sopra dopo cottura. Proprio questa lavorazione rappresenta una delle curiosità più interessanti della ricetta, piuttosto rara nella tradizione dolciaria italiana. Anche la forma è particolare, un cerchio che si spacca sui lati. Oggi le "strozzosse" continuano a essere protagoniste delle tavole marchigiane, spesso gustate a colazione o accompagnate da un bicchiere di vino dolce nei giorni di festa. C'è anche chi le mangia con il salato per un antipasto diverso. Un dolce che è molto più di una ricetta, ma una vera e propria testimonianza di identità, memoria e tradizione che continua a vivere nel presente.      

03/04/2026 11:00
"Macerata continua a crescere": Parcaroli inaugura la sede elettorale e rilancia la sfida elettorale (VIDEO e FOTO)

"Macerata continua a crescere": Parcaroli inaugura la sede elettorale e rilancia la sfida elettorale (VIDEO e FOTO)

È stata inaugurata nel tardo pomeriggio di oggi, nel cuore del centro storico, la nuova sede elettorale del sindaco uscente Sandro Parcaroli, situata in corso Matteotti 23. Un appuntamento che ha segnato ufficialmente l’avvio della nuova fase della campagna elettorale e che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti della maggioranza, delle liste civiche e del centrodestra cittadino. La sede, come sottolineato nel comunicato stampa diffuso alla vigilia, nasce non solo come quartier generale operativo ma come spazio di incontro e confronto con la cittadinanza, un vero e proprio laboratorio di idee aperto ai maceratesi. Al centro della visione politica della coalizione il claim “Macerata continua a crescere”, uno slogan che richiama il percorso amministrativo degli ultimi cinque anni e la volontà di proseguire nel solco tracciato. Durante l’inaugurazione, il sindaco ha ribadito il valore simbolico del luogo, lo stesso da cui era partita la precedente campagna elettorale, sottolineando il senso di continuità e fiducia nel percorso intrapreso. Nel suo intervento ha evidenziato i risultati raggiunti, con particolare riferimento agli investimenti legati al PNRR e ai segnali di crescita della città. “Questa è la nuova sede elettorale della mia coalizione e guarda caso è la stessa sede elettorale di cinque anni e mezzi fa. Abbiamo realizzato tantissimi punti del nostro programma, altri sono in corso e molti ancora li porteremo avanti insieme a nuovi progetti. Saranno altri cinque anni favolosi. Macerata continua a crescere: è uno slogan che oggi trova conferma nei dati. Io ho bisogno di voi, perché insieme possiamo rendere questa città ancora più bella”, ha dichiarato Parcaroli rivolgendosi ai presenti. Il primo cittadino ha poi sottolineato l’importanza dell’unità del centrodestra, definendola un elemento fondamentale per affrontare le sfide future e proseguire nel lavoro avviato. Ha inoltre rimarcato il valore umano e politico dell’esperienza amministrativa, definendo il ruolo di sindaco come uno dei più impegnativi ma anche tra i più gratificanti. L’evento si è così trasformato in un momento di rilancio politico, con l’obiettivo dichiarato di costruire una nuova fase di sviluppo per Macerata, e lanciando la sfida elettorale agli altri candidati sindaci.  

02/04/2026 19:09
Ospedali di comunità e Pnrr: tra ritardi e obiettivi, il punto sulle Marche

Ospedali di comunità e Pnrr: tra ritardi e obiettivi, il punto sulle Marche

La promessa di una sanità più vicina ai cittadini operata con investimenti del PNRR rischia di trasformarsi in un risultato parziale, con criticità evidenti soprattutto nel Mezzogiorno. Non solo le più note case di comunità, ovvero i maxi ambulatori pensati per alleggerire i pronto soccorso e rafforzare la prevenzione, risultano in ritardo e concentrate nel Centro-Nord, ma anche i nuovi ospedali di comunità mostrano un andamento a macchia di leopardo. Queste strutture, finanziate con un miliardo di euro e destinate ad accogliere pazienti fragili e cronici che non possono essere assistiti a domicilio ma non necessitano di cure ospedaliere ad alta intensità, sono per circa tre quarti concentrate in sole quattro regioni: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Secondo l’ultimo monitoraggio Agenas, a dicembre 2025 risultavano attive 163 strutture, di cui ben 118 in queste aree, per un totale di quasi 3 mila posti letto, mentre tutte le regioni meridionali insieme si fermano a 23. Persistono inoltre territori completamente scoperti, come Basilicata, Valle d’Aosta e Bolzano, segno di un’Italia sanitaria ancora fortemente diseguale. Nelle Marche, invece, il percorso appare più avanzato e strutturato. È stata recentemente inaugurata la Casa e l’Ospedale di Comunità di Treia, prime strutture territoriali dell’Ast di Macerata, anche se non ancora operative. L’intervento, finanziato con fondi PNRR e regionali per oltre 2,2 milioni di euro, si inserisce in una strategia più ampia che punta a rafforzare la sanità di prossimità. La struttura di Treia, dotata di 20 posti letto, rappresenta un nodo logistico-assistenziale fondamentale in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche. Parallelamente, ad Ascoli è stato inaugurato il primo ospedale di comunità pienamente operativo della regione, con 18 posti letto e i primi pazienti già trasferiti. La Regione punta a realizzare complessivamente 9 ospedali di comunità e 29 case di comunità, sostenendo il progetto anche con piani straordinari di assunzione di personale sanitario. Le autorità regionali sottolineano come le Marche siano al di sopra della media nazionale nel rispetto dei cronoprogrammi PNRR, con l’obiettivo di creare una rete capillare e realmente funzionante. A livello generale, il rischio concreto è quello di arrivare alla scadenza europea di giugno con una “coperta corta” e forti disparità territoriali. Secondo i programmi regionali, sono 594 gli ospedali di comunità previsti, ma il target minimo fissato dall’Europa è di 307 strutture operative entro l’estate. Un obiettivo ancora raggiungibile grazie a un possibile rush finale, ma che potrebbe lasciare indietro ampie aree del Paese. Il sistema si regge su un modello assistenziale che prevede presenza infermieristica 24 ore su 24 e un supporto medico limitato ma costante, pari ad almeno 4,5 ore al giorno per sei giorni a settimana. Attualmente, tutti i 163 ospedali attivi garantiscono assistenza infermieristica continua, ma solo 133 assicurano la presenza minima del medico e appena 61 dispongono di ambienti protetti per pazienti con demenza o disturbi comportamentali. Questo quadro evidenzia come, oltre alla realizzazione delle strutture, sia fondamentale garantirne la piena operatività. L’ospedale di comunità è definito come una struttura intermedia tra assistenza domiciliare e ospedale tradizionale, con l’obiettivo di evitare ricoveri inappropriati e facilitare le dimissioni protette. Si tratta di presidi destinati principalmente a pazienti fragili, spesso anziani, con un quadro clinico stabilizzato ma che necessitano ancora di sorveglianza sanitaria o prestazioni infermieristiche. In media dispone di 15-20 posti letto, fino a un massimo di 40, e prevede una degenza non superiore ai 30 giorni, salvo casi eccezionali. L’accesso avviene su indicazione del medico di base, dello specialista o del pronto soccorso, e riguarda pazienti con prospettiva di miglioramento a breve termine. Questo modello rappresenta uno degli elementi chiave per ridisegnare la sanità territoriale, rendendola più vicina ai cittadini e capace di rispondere in modo efficace ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e con patologie croniche.

31/03/2026 19:00
Le Vergini e Vallebona "regine" del mattone: ecco dove e perché costa di più comprare casa a Macerata

Le Vergini e Vallebona "regine" del mattone: ecco dove e perché costa di più comprare casa a Macerata

Il mercato immobiliare di Macerata continua a mostrare un quadro articolato, in cui le differenze di prezzo tra le varie zone della città risultano sempre più marcate. I dati relativi alle abitazioni civili in stato conservativo normale evidenziano come il valore al metro quadrato non segua più una semplice distinzione tra centro e periferia, ma sia influenzato da molteplici fattori legati a servizi, posizione e qualità urbana. Nel centro storico, che comprende le principali piazze e vie cittadine, i valori si attestano tra i 1200 e i 1750 euro al metro quadrato, confermando una fascia di mercato solida ma non necessariamente la più elevata in assoluto. Nelle aree centrali immediatamente limitrofe, come quelle attorno a piazza Mazzini e ai viali di circonvallazione, si registra una maggiore variabilità, con prezzi compresi tra 850 e 1550 euro al metro quadrato, segno di una differenziazione più accentuata tra gli immobili. Valori simili, ma con un tetto massimo più contenuto, si riscontrano nella zona di corso Cairoli, via Carducci e del centro direzionale panorama, dove le quotazioni vanno da 850 a 1350 euro al metro quadrato. Scendendo leggermente, nelle aree comunque centrali ma più defilate, come quelle che comprendono via San Giovanni Bosco e le strade limitrofe, i prezzi si collocano tra 800 e 1300 euro al metro quadrato, rendendo queste zone particolarmente interessanti per chi cerca un compromesso tra posizione e costo. Un andamento diverso si osserva nella zona di piazza della Vittoria, corso Cavour e vie limitrofe, dove i valori tornano a salire fino a 1750 euro al metro quadrato, allineandosi alle punte più alte del centro storico. Nelle zone centrali più accessibili, come quelle delle vie Cioci, Cadorna, Mameli e limitrofe, il mercato si mantiene su livelli più contenuti, con prezzi compresi tra 800 e 1350 euro al metro quadrato. È però nelle aree semicentrali che emergono i dati più significativi. Quartieri come Collevario, Colleverde, Borgo Santa Croce e Montalbano presentano valori compresi tra 1100 e 1650 euro al metro quadrato, ma è soprattutto l’area che comprende le Vergini, Corneto, Vallebona e via Cincinelli a distinguersi nettamente. Qui si registrano i valori più alti dell’intero mercato cittadino, con punte che raggiungono i 2050 euro al metro quadrato, a conferma di una crescente attrattività di queste zone. Al contrario, altre aree semicentrali come Rione Pace, Borgo San Giuliano e le contrade circostanti mostrano quotazioni più contenute, con valori tra 800 e 1400 euro al metro quadrato, mantenendo comunque un buon equilibrio tra accessibilità e qualità abitativa. Nelle zone periferiche, come Sforzacosta e Piediripa, il mercato offre opportunità più accessibili, con prezzi che oscillano tra 950 e 1450 euro al metro quadrato, mentre Villa Potenza si conferma come la zona più economica della città, con valori compresi tra 700 e 1250 euro al metro quadrato. Infine, nelle aree extraurbane e rurali, sia a nord ovest che a nord est, i prezzi scendono ulteriormente, attestandosi tra 600 e 1000 euro al metro quadrato, rappresentando la fascia più bassa del mercato immobiliare locale. Nel complesso, i dati delineano un mercato in evoluzione, in cui le zone semicentrali più richieste superano ormai il centro storico in termini di valore, mentre periferie ed aree rurali continuano a offrire soluzioni più economiche, delineando una città immobiliare sempre più diversificata. A offrire una chiave di lettura di questi dati è Gabriella Tasso, titolare dell’agenzia immobiliare Casa Tasso, che invita a considerare con attenzione la natura stessa delle rilevazioni: “I dati dell’Agenzia delle Entrate offrono una fotografia utile, ma inevitabilmente parziale e non aggiornata del mercato, perché si riferiscono al semestre precedente. Questo significa che spesso c’è uno sfasamento tra i valori rilevati e la situazione reale attuale". Una dinamica che si riflette anche nelle differenze tra tipologie di immobili: "Il mercato immobiliare, infatti, si muove su binari diversi: il nuovo segue dinamiche proprie, con una domanda molto alta e una disponibilità limitata, mentre l’usato varia molto in base alla zona e alle caratteristiche degli immobili". Proprio questa distinzione aiuta a spiegare il peso crescente delle aree più recenti: “Le aree più nuove risultano spesso più valorizzate perché offrono edifici con standard moderni, come l’efficienza energetica e le normative antisismiche, elementi sempre più richiesti dagli acquirenti”. Diverso invece il discorso per il centro storico, che pur mantenendo un valore stabile presenta alcune criticità: “Il centro storico è meno adatto soprattutto a famiglie e giovani coppie, a causa di limiti strutturali come la difficoltà di accesso, la mancanza di parcheggi o di ascensori. Questo porta molti a preferire zone semicentrali o più nuove, almeno in una prima fase della vita”. Una tendenza che, secondo Tasso, è legata anche ai cambiamenti nelle esigenze abitative nel corso del tempo: “La scelta della casa riflette spesso il momento della vita: le famiglie cercano maggiore comodità e spazi più funzionali, mentre in fasi successive possono anche tornare verso il centro”.

31/03/2026 12:20
Avis Nazionale sul caso plasma Marche: "Si faccia luce sull’accaduto"

Avis Nazionale sul caso plasma Marche: "Si faccia luce sull’accaduto"

Dopo le recenti notizie sullo smaltimento di alcune sacche di plasma nelle Marche, Avis Nazionale è intervenuta sottolineando l’importanza del valore dei donatori. "Insieme alla nostra sede regionale - spiega il Presidente di Avis Nazionale, Oscar Bianchi - stiamo seguendo con attenzione l’evolversi della situazione. Il nostro desiderio è che si faccia luce sull’accaduto, non per puntare il dito, ma per proteggere l’impegno di chi dona". L’associazione ha espresso un profondo dispiacere nel constatare che il gesto generoso di molti non ha potuto trasformarsi nell'aiuto sperato. "Ogni goccia di sangue e plasma è un dono prezioso - continua Bianchi - perché nasce dalla generosità gratuita e anonima dei donatori. Vive grazie all'energia dei nostri volontari e richiede una cura attenta e responsabile, la stessa che Avis coltiva da sempre per onorare la fiducia di chi sceglie di donare". L’obiettivo, secondo Avis, è comprendere cosa sia accaduto, imparare e migliorare affinché la dedizione dei donatori trovi sempre la strada più efficiente per aiutare il prossimo. "Rappresentiamo una famiglia di oltre un milione e trecentomila persone. Ogni giorno, le nostre 3.300 sedi lavorano con amore per coordinare questo flusso di solidarietà, in armonia con le istituzioni e le strutture trasfusionali". A seguito dell'emersione del caso, la regione Marche ha istituito una commissione di verifica per fare piena luce sulle presunte criticità legate allo smaltimento delle sacche. L'assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro, ha precisato che si sarebbe trattato di circa 300 sacche e che l'episodio sarebbe stato causato da una "criticità temporanea dovuta alla carenza di personale".  Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, ha sottolineato che "non esiste sfiducia verso l’assessore" e ha ricordato che l'indirizzo politico e la gestione operativa sono distinte. "Prima di tutto vogliamo tutelare chi dona sangue - ha dichiarato - eventuali responsabilità tecniche saranno valutate dalla commissione interna, il cui lavoro dovrebbe concludersi entro 30 giorni". Il Partito Democratico ha invece definito l’episodio gravissimo, sottolineando criticità nella gestione del sistema sanitario e della filiera del plasma. Secondo i dem, la vicenda evidenzia "la necessità di maggiore trasparenza e controlli, e richiede una relazione pubblica immediata e interventi urgenti per garantire la sicurezza delle donazioni".

30/03/2026 18:40
Sarnano, riapre la chiesa di Santa Chiara: rinascita culturale e ricostruzione post terremoto (FOTO e VIDEO)

Sarnano, riapre la chiesa di Santa Chiara: rinascita culturale e ricostruzione post terremoto (FOTO e VIDEO)

A Sarnano si celebra una nuova tappa nel percorso di rinascita del territorio con l’inaugurazione e la riapertura della chiesa di Santa Chiara, nel cuore del centro storico. Un evento che arriva dopo un primo importante giro di interventi nel polo museale adiacente e che rappresenta un simbolo concreto della ricostruzione post sisma, non solo materiale ma anche culturale e sociale. Il sindaco Fabio Fantegrossi ha sottolineato il valore identitario dell’edificio: "Una chiesa che si connette al tessuto urbano. È un edificio simbolico del comune di Sarnano", ricordando come l’attuale struttura sorga sull’antica chiesa di San Pietro. L’edificio, in stile barocco, si distingue per la sua verticalità ed eleganza, con una facciata convessa e un linguaggio architettonico dinamico caratterizzato dall’uso del mattone. Il recupero della chiesa assume un significato ancora più ampio perché inserito all’interno di un sistema culturale più articolato. "È fondamentale il suo recupero perché la chiesa è annessa al polo museale, che è stato recentemente ristrutturato e riallestito", ha aggiunto il sindaco, evidenziando l’obiettivo di creare un percorso culturale diffuso che colleghi pinacoteca, teatro, chiesa e altri luoghi simbolo del territorio. A rimarcare l’importanza del momento è stato anche Guido Castelli, commissario alla ricostruzione, che ha parlato di un percorso lungo e complesso: "È una giornata importante. I km che faccio ogni giorno aumentano perché stiamo vedendo i frutti di un lavoro che è iniziato anni fa". Dopo un decennio dal terremoto, i segnali sono concreti: "Dopo dieci anni tutto si sta mettendo per il meglio", ha affermato, ricordando come siano state già ristrutturate circa 1200 chiese. Castelli ha poi sottolineato un aspetto cruciale della ricostruzione: "La ricostruzione è anche prevenzione. Questo serve anche a prepararci alla prossima scossa che verrà", evidenziando come l’esperienza maturata rappresenti un patrimonio di competenze fondamentale per il futuro. Il tema della rinascita sociale è stato al centro anche dell’intervento di Silvia Luconi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha evidenziato il cambiamento vissuto negli ultimi anni: "Dopo dieci anni, in cui all'inizio vedevamo le persone che se ne andavano, oggi vediamo riaprire luoghi e tornare gente". Un processo che va oltre la ricostruzione fisica: "Oltre alla costruzione materiale ci deve essere una ricostruzione immateriale, che faccia rivivere l'entroterra". Sulla stessa linea Pierpaolo Borroni ha ribadito la necessità di un impegno parallelo sul piano sociale: "Dobbiamo ricostruire un tessuto sociale contemporaneamente alla valorizzazione del nostro territorio". Fondamentale anche il lavoro di recupero delle opere d’arte, come spiegato da Pierluigi Morriconi della Soprintendenza Marche Sud: "Abbiamo portato via le opere, ristrutturandole e salvandole alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Ed oggi le possiamo rivedere di nuovo qui". Le opere, provenienti dalla pinacoteca e dalla chiesa, tornano così alla comunità, mentre alcune saranno protagoniste anche di una mostra internazionale a Monaco di Baviera. La direttrice dei lavori Deborah Licastro ha evidenziato l’importanza dell’intervento, dal valore di 300mila euro, definendolo uno degli ultimi completati: "Restituirla oggi alla comunità di Sarnano è un momento di grande emozione, arrivato grazie a un lavoro di sinergia tra ministero, impresa, amministratori e soprintendenza". I lavori sono stati eseguiti dalla ditta AR di Alessandrini Nello, contribuendo a riportare alla luce un edificio che nel tempo ha già affrontato due terremoti. La riapertura della chiesa di Santa Chiara rappresenta così molto più di un semplice recupero architettonico: è il segno tangibile di una comunità che, dopo anni difficili, torna a vivere i propri spazi, a valorizzare la propria storia e a guardare con fiducia al futuro.

28/03/2026 17:30
Chiude il mattatoio Villa Potenza: "Nessun accordo con Comune e Regione"

Chiude il mattatoio Villa Potenza: "Nessun accordo con Comune e Regione"

La chiusura del mattatoio di Villa Potenza è ormai ufficiale. Con una nota stampa il consorzio Cozoma, ente che gestisce la struttura, ha confermato che “ad oggi visto che non siamo riusciti a trovare nessun accordo sia con il Comune di Macerata che con la Regione Marche confermiamo la chiusura del servizio di macellazione il giorno 31 marzo”. Una decisione che segna un punto di svolta per l’intero comparto zootecnico locale e che arriva al termine di una vicenda complessa, fatta di passaggi amministrativi, incertezze politiche e difficoltà economiche. Negli ultimi mesi il futuro della struttura era rimasto sospeso dopo la decisione del Tribunale di annullare l’aggiudicazione dell’impianto, bloccando di fatto il percorso che sembrava poter garantire continuità al servizio. Nel frattempo, il Consiglio comunale di Macerata aveva istituito una commissione di inchiesta per fare chiarezza, ma senza riuscire a fornire risposte immediate agli operatori del settore. Proprio tra gli allevatori si è diffusa una preoccupazione sempre più forte, legata non solo alla perdita del mattatoio, ma alle conseguenze sull’intera filiera. La prospettiva della chiusura, già emersa nelle settimane precedenti, aveva colto di sorpresa molti allevatori che avevano fatto affidamento sulla continuità del servizio, arrivando in alcuni casi anche a investire nelle proprie attività. La decisione del Tribunale ha però cambiato il quadro, alimentando un clima di incertezza e sfiducia. Il tema centrale resta quello dell’impatto sulla filiera zootecnica locale. Il mattatoio rappresenta infatti un punto di riferimento per numerosi allevamenti, sia per la vicinanza sia per i servizi offerti. La sua eventuale chiusura comporta difficoltà logistiche e organizzative, in un contesto in cui le alternative risultano limitate o meno strutturate. Alla base della decisione ci sono anche le difficoltà economiche nella gestione dell’impianto, tra costi elevati e una riduzione dei volumi di attività nel tempo. Elementi che hanno reso sempre più complesso garantire la sostenibilità del servizio in assenza di certezze sulla proprietà e sul futuro della struttura. Nel frattempo le istituzioni locali stanno cercando di individuare possibili soluzioni. È stata annunciata una nuova asta per il 14 maggio, con l’intenzione del Comune di partecipare, ma resta aperta la questione della gestione e della sostenibilità nel lungo periodo. Il confronto tra enti e territori proseguirà nelle prossime settimane, mentre dal settore arriva la richiesta di decisioni rapide per evitare ripercussioni sull’intero comparto agricolo.

27/03/2026 16:59
Neve e gelo nel Maceratese, altro che primavera: numerosi gli interventi dei Vigili del fuoco (VIDEO)

Neve e gelo nel Maceratese, altro che primavera: numerosi gli interventi dei Vigili del fuoco (VIDEO)

Altro che primavera: la neve torna a imbiancare Sassotetto, Ussita, Frontignano, Bolognola e Castelsantangelo sul Nera, riportando un clima pienamente invernale nelle aree montane del maceratese, dove si registra freddo gelido e temperature in netto calo. Il brusco peggioramento delle condizioni meteo conferma le previsioni diffuse nelle scorse ore, con scenari tipici dei mesi più freddi che stanno interessando l’intero territorio. Domani riapriranno anche alcuni stabilimenti sciistici. La situazione era stata già delineata dall’allerta meteo emessa dalla Protezione Civile delle Marche, valida dalla mezzanotte di giovedì 26 marzo fino alla mezzanotte di venerdì 27 marzo, che annunciava una fase di forte instabilità su tutta la provincia di Macerata. L’avviso sottolineava un peggioramento diffuso, capace di coinvolgere sia l’entroterra sia la fascia costiera, con raffiche di vento intense e un ritorno significativo della neve anche a quote relativamente basse. Nelle aree interne, corrispondenti alla Zona 3, l’allerta è stata classificata come gialla, con venti sud-occidentali già nella notte e raffiche fino a burrasca forte, comprese tra i 75 e gli 88 km/h. Ancora più critica la situazione lungo la costa e le colline maceratesi, Zona 4, dove il livello di allerta sale ad arancione per vento e mareggiate. Qui, dalla mattinata di giovedì, è prevista una rotazione dei venti dai quadranti settentrionali con raffiche fino a tempesta, capaci di raggiungere i 102 km/h, soprattutto lungo il litorale. Le precipitazioni si sono estese su tutto il territorio, accompagnate da un rapido abbassamento della quota neve fino a 500-600 metri, con possibili ulteriori cali durante i rovesci più intensi. Non si escludono fenomeni come neve tonda o pioggia mista a neve anche in zone pianeggianti e costiere, segno di un’irruzione fredda particolarmente incisiva per il periodo. Il mare si presenta da molto mosso ad agitato, aumentando il rischio di mareggiate lungo tutta la costa provinciale. Il crollo termico è evidente anche nei centri urbani: a Macerata le temperature massime non supereranno gli 8 gradi, con minime intorno ai 6 gradi, valori decisamente inferiori alle medie stagionali e più vicini a uno scenario invernale che primaverile. Nel frattempo, il maltempo sta già provocando i primi disagi. Secondo quanto comunicato dai vigili del fuoco, sono un centinaio gli interventi effettuati finora. Nell’entroterra pesarese si segnalano diverse richieste di aiuto per automobili in difficoltà a causa della neve, mentre nel fermano le squadre sono intervenute per rimuovere rami e alberi caduti sulla sede stradale.

27/03/2026 10:30
Caro Carburanti: il prezzo del diesel vola alle stelle ma nelle Marche resta il più basso d'Italia (VIDEO)

Caro Carburanti: il prezzo del diesel vola alle stelle ma nelle Marche resta il più basso d'Italia (VIDEO)

Nelle Marche i prezzi dei carburanti tornano a salire, segnando un’inversione dopo la breve fase di calo legata al recente taglio delle accise. Proprio in questa regione nei giorni scorsi si è registrato l’aumento più evidente del diesel, con un incremento di 0,034 euro al litro. Nonostante ciò, ad oggi il dato medio resta il più basso d’Italia, fermandosi a 2,016 euro al litro, confermando comunque una posizione relativamente favorevole rispetto al resto del Paese. Anche la benzina nelle Marche ha mostrato un leggero aumento, insieme al Veneto, pur rimanendo tra le più convenienti a livello nazionale. Questo andamento locale si inserisce in un contesto generale di rialzi durante il fine settimana, cancellando in parte gli effetti positivi del provvedimento governativo entrato in vigore nei giorni precedenti. A livello nazionale, il prezzo medio del diesel ha raggiunto 2,043 euro al litro. Si tratta di un rimbalzo dopo il calo determinato dal decreto legge approvato il 18 marzo, che aveva temporaneamente alleggerito i costi per gli automobilisti. Il trend delle ultime settimane conferma come il diesel sia il carburante più soggetto a rincari significativi. Diversa la situazione della benzina, che ha registrato aumenti più contenuti. La media nazionale si è attestata a 1,747 euro al litro, risultando comunque inferiore rispetto ai livelli precedenti. Tuttavia, nel Sud Italia i prezzi restano più elevati, con diverse regioni sopra quota 1,760 euro al litro, evidenziando una disparità territoriale ancora marcata. Nonostante l’intervento del Governo, pari a un taglio di 24,4 centesimi al litro e con un costo superiore al mezzo miliardo di euro, gli effetti sembrano essersi rapidamente attenuati. I ribassi più consistenti rispetto ai picchi precedenti si sono registrati in alcune regioni del Nord, mentre nel Sud le riduzioni sono state più limitate, sia per il diesel sia per la benzina. Il quadro complessivo resta incerto e sarà più chiaro con i prossimi aggiornamenti ufficiali. Le nuove medie nazionali potrebbero infatti non discostarsi molto da quelle della settimana precedente, quando i prezzi erano già elevati. A influenzare la situazione ha contribuito anche l’andamento del petrolio, che nei giorni scorsi ha raggiunto i 110 dollari al barile prima di scendere a 96 dollari, un calo i cui effetti si vedranno solo nei prossimi giorni. Rimane infine l’incognita legata alla scadenza del 7 aprile, ultimo giorno previsto per lo sconto sulle accise. Il Governo è chiamato a valutare eventuali nuove misure, soprattutto se il prezzo del greggio dovesse restare alto e se non ci saranno miglioramenti sul fronte internazionale. Intanto proseguono gli incontri tra istituzioni, sindacati e associazioni di categoria, che riconoscono come la riduzione delle accise abbia comunque contribuito a contenere il costo della benzina. Prezzi Gasolio (SELF) in ordine crescente (Dati MIMIT):  Marche 2.016; Umbria 2.024; Abruzzo 2.025; Veneto 2.029; Lazio 2.030; Toscana 2.032; Emilia Romagna 2.040; Puglia 2.040; Friuli Venezia Giulia 2.041; Campania 2.042; Liguria 2.044; Piemonte 2.044; Sardegna 2.044; Basilicata 2.048; Lombardia 2.049; Calabria 2.053; Provincia di Trento 2.054; Molise 2.056; Sicilia 2.057; Valle d'Aosta 2.067; Provincia di Bolzano 2.071.  Prezzi Benzina (SELF) in ordine crescente (Dati MIMIT): Marche 1.722; Veneto 1.729; Toscana 1.732; Umbria 1.734; Emilia Romagna 1.736; Piemonte 1.736; Lazio 1.737; Abruzzo 1.739; Lombardia 1.739; Friuli Venezia Giulia 1.740; Sardegna 1.740; Provincia di Trento 1.743; Liguria 1.747; Valle d'Aosta 1.753; Puglia 1.756; Campania 1.758; Molise 1.760; Calabria 1.766; Sicilia 1.766; Provincia di Bolzano 1.769; Basilicata 1.775.  (Fonte: Il Sole 24 Ore) 

26/03/2026 14:00
Il vero "pulp" arriva dai seggi, non dai podcast: bolla social e voto reale, cosa ci ha detto il referendum?

Il vero "pulp" arriva dai seggi, non dai podcast: bolla social e voto reale, cosa ci ha detto il referendum?

Il giorno dopo la prima vera sconfitta del governo Meloni - quella del referendum sulla giustizia - si parla già di caduta dell’esecutivo, di elezioni anticipate, di possibili fratture al centro della maggioranza (con il quarto incomodo Vannacci, la cui consistenza elettorale è ancora tutta da verificare). Il risultato è netto e, per molti versi, sorprendente. Le campagne referendarie erano partite in modo simile: magistrati e diretti interessati hanno insistito sugli stessi temi. Per il “sì”, Di Pietro si è speso in numerose ospitate televisive. A seguirlo, il ministro Nordio, che alle presenze mediatiche ha però affiancato anche alcune gaffe. Per il “no”, invece, si sono visti protagonisti come Gratteri, Colombo e diversi esponenti della minoranza parlamentare, che hanno puntato sul tema dell’elezione a sorte a partire da una lista stilata dal Parlamento. Rimandendo sul piano della comunicazione, ciò che ha davvero mosso l'opinione pubblica sono stati i casi social. Il primo riguarda il video di Alessandro Barbero, che in un reel esprimeva perplessità sulla riforma: contenuto poi oscurato da Facebook perché ritenuto fake news. Il secondo è la scelta della premier di scendere in campo nell’ultima settimana, moltiplicando le apparizioni televisive - da Mentana a Quarta Repubblica - ma andando poi a concludere la campagna referendaria nel podcast più seguito del momento. L’ospitata che ha fatto più rumore, infatti, è stata quella al Pulp Podcast di Fedez e Davide Marra. La puntata è uscita il giorno prima del silenzio elettorale, con reel diventati virali nelle ore immediatamente precedenti e successive. Da lì, il dibattito è esploso. C’è chi ha criticato la scelta di una premier che preferisce canali senza contraddittorio; chi, al contrario, ha esaltato il podcast come simbolo di una comunicazione capace di “battere” i media tradizionali, offrendo 50 minuti di confronto su temi che la stessa premier aveva evitato per mesi nei contesti giornalistici. Non sono mancate critiche anche ai conduttori, accusati di aver sprecato l’occasione, risultando troppo accomodanti, quasi due "Fazio qualunque". A quel punto, il tema del referendum era passato in secondo piano. Si discuteva soltanto di comunicazione: cosa fosse giusto o sbagliato, cosa si sarebbe potuto fare meglio. Poi arrivano domenica e lunedì mattina. Gli italiani hanno votano e, dopo un iniziale testa a testa negli instant poll, si afferma la vittoria del "no". Meloni era pronta. Poche ore dopo pubblica un breve video in cui dichiara di rispettare la scelta degli italiani, ribadendo però la necessità di una riforma della giustizia e invitando ad andare avanti. Le settimane precedenti, in cui la premier è scesa dal suo "scranno" per entrare nel dibattito pubblico, vanno forse lette proprio così: un modo per mettere le mani avanti. Meloni aveva percepito il rischio della sconfitta e ha lavorato per spersonalizzare il voto. Altrimenti oggi il discorso pubblico sarebbe tutto su dimissioni ed elezioni (chiedete a Renzi). C’è però un altro dato da tenere a mente: questo referendum dimostra che la bolla social è, appunto, una bolla. Per giorni si è discusso di quanto il Pulp Podcast si fosse trasformato in uno strumento di propaganda governativa, salvo poi arrivare a un risultato opposto. Forse i social non incidono così tanto come si crede. Sono senza dubbio strumenti più capillari e diretti rispetto alla televisione, e per questo politici e celebrità li utilizzano sempre di più. Ma il linguaggio resta spesso lo stesso. Un tempo Sorrentino presentava un film in tv; oggi continua a farlo, ma passa prima da podcast come quelli di Gazzoli o Tintoria. Allo stesso modo, Meloni va da Mentana, ma anche da Fedez, per intercettare pubblici diversi. L’errore è attribuire a questi strumenti un potere di indirizzo assoluto. Sono più rapidi, più virali, ma non annullano la capacità di scelta degli elettori.  Il popolo ha parlato - e lo ha fatto in modo diverso rispetto alla narrazione dominante sui social, che spesso tendiamo a proiettare sull'intero Paese. Un segnale, forse, che il rumore di fondo resta solo rumore di fondo.

24/03/2026 12:40
Pellizzari protagonista alla Sanremo. Vicino il rinnovo con la Red Bull

Pellizzari protagonista alla Sanremo. Vicino il rinnovo con la Red Bull

Nella recente Milano-Sanremo gli occhi erano puntati su diversi protagonisti italiani, tra cui Filippo Ganna, Giulio Ciccone, Giulio Pellizzari e Alberto Bettiol, in una gara poi vinta da Tadej Pogacar in 6h35’49”. Pellizzari ha chiuso al 40° posto, a soli dieci secondi dal vincitore, restando nel gruppo inseguitore dei battistrada e confermando segnali incoraggianti. La corsa è stata caratterizzata da episodi imprevisti, tra cui un errore della macchina apripista che ha portato alcuni corridori fuori percorso, obbligandoli a tornare indietro. Momenti di tensione, situazioni imprevedibili e ritmo altissimo hanno segnato una giornata complessa ma significativa per il giovane atleta marchigiano. Poco prima della salita della Cipressa, un altro episodio ha influenzato la gara: una caduta che ha coinvolto lo stesso Pellizzari insieme a nomi di primo piano come Pogacar, Wout Van Aert, Matteo Jorgenson e Biniam Girmay. Nonostante l’incidente, Pellizzari è riuscito a rientrare e a concludere la corsa con determinazione, dimostrando resistenza, carattere e capacità di recupero. Il finale ha visto un duello spettacolare tra Pogacar e Tom Pidcock, con lo sloveno capace di imporsi nella volata a due. In questo contesto di altissimo livello, la prestazione dell’italiano assume ancora più valore. Un dato particolarmente significativo è il terzo tempo fatto registrare da Pellizzari sull’ascesa del Poggio, segnale di una condizione fisica eccellente e di una crescita costante. Già nei giorni precedenti, il corridore di Camerino si era messo in evidenza alla Milano-Torino, vinta da Pidcock, dove aveva chiuso al quarto posto risultando il migliore degli italiani. A questo si aggiunge il terzo posto alla Tirreno-Adriatico, che conferma un inizio di stagione estremamente positivo. Continuità, prestazioni di alto livello e crescita tecnica rendono Pellizzari uno dei nomi più interessanti del ciclismo italiano attuale. Le sue performance non sono passate inosservate nemmeno a livello dirigenziale. La squadra legata al marchio Red Bull è infatti intenzionata a blindare il talento marchigiano, prolungando il contratto attualmente in scadenza nel 2028 fino al 2030. Una mossa che testimonia la fiducia nel progetto sportivo costruito attorno a lui. Pellizzari sarà inoltre uno dei punti di riferimento del team insieme a Primoz Roglic e si prepara a un ruolo da protagonista anche al Giro d’Italia, dove sarà capitano dopo il sesto posto ottenuto lo scorso anno. Futuro promettente, fiducia della squadra e ambizioni crescenti delineano il profilo di un atleta ormai pronto al salto definitivo.

23/03/2026 11:56
"Tanti ristoranti, meno residenti e il problema parcheggi: quale futuro per il centro storico di Macerata?" (FOTO e VIDEO)

"Tanti ristoranti, meno residenti e il problema parcheggi: quale futuro per il centro storico di Macerata?" (FOTO e VIDEO)

Si è svolto oggi pomeriggio alle ore 17, presso l’Aula Verde del Polo Pantaleoni, l’incontro-dibattito dedicato al futuro del centro storico di Macerata, promosso dal comitato civico Centro Storico Macerata. Un appuntamento atteso, che ha registrato una folta partecipazione della cittadinanza, con l’aula piena, segno evidente di quanto il tema sia sentito dalla comunità. Al centro dell’incontro, il rilancio del cuore cittadino, tra criticità e opportunità legate alla vivibilità, agli spazi pubblici, al commercio di prossimità, alla sicurezza e alle prospettive di sviluppo sostenibile. Un confronto aperto che ha visto la presenza di cittadini, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa. "Il centro storico non è solo un luogo fisico, ma l’identità stessa della nostra comunità", avevano sottolineato i promotori alla vigilia, e il dibattito odierno ha confermato questa visione, arricchendola di analisi concrete, proposte e una forte volontà di riportare il centro al centro. Nicola Perfetti, del comitato civico centro storico Macerata, ha spiegato il senso dell’iniziativa: “È un incontro, un punto che ci eravamo posti come qualificante del nostro operato. Siamo attivi da circa un anno e stiamo svolgendo un’attività di scouting, stiamo cercando di capire quelle che sono le problematiche da residenti per residenti. Il centro storico ci si scorda sempre essere un quartiere. Questo di oggi è un punto della situazione, un punto nave che abbiamo voluto compiere anche con le istituzioni, con assessori ed esponenti della cultura e delle università locali, per fare il punto sullo stato attuale del centro storico, tra residenzialità, prospettive future, commercio e accessibilità, con tutte le problematiche attuali”. Un intervento che richiama ascolto diretto, analisi e una visione condivisa. A fornire un’analisi approfondita è stato il giornalista Carlo Cambi, che ha portato dati e riflessioni sul contesto socio-economico: "Macerata ha una conformazione di mura che esclude e non include. I residenti sono 2600, con una perdita di 600 negli ultimi anni. È la quarta città in Italia per incremento dell’inflazione e allo stesso tempo ci sono molti pensionati con circa 900 euro. Sono dati che contrastano con l’idea che il commercio vada benissimo. Il profilo demografico del centro storico invecchia, diminuisce e costa sempre di più viverci”. Un quadro segnato da criticità evidenti, numeri e una realtà in progressivo cambiamento. Entrando nel dettaglio economico, ha aggiunto: "Il valore immobiliare è di 1200 euro a metro quadrato, molto inferiore rispetto a realtà come Civitanova. Le attività economiche sono 3775, ma si sono erose di 150 unità. Il commercio all’ingrosso vale il 22%, ma è in calo. Il 5,8% sono attività di ristorazione e si registra un fenomeno di gentrificazione, con l'espulsione di residenti e attività tradizionali. Dobbiamo riconquistare i luoghi, restituirli ad artigiani e specificità locali, recuperando identità e anima della città". Parole che indicano la necessità di rilancio economico, tutela e valorizzazione del territorio. Sul ruolo dell’università si è soffermato il rettore John McCourt: "Deve essere una città per giovani e anziani. Dobbiamo migliorare la situazione parcheggi e la coordinazione tra eventi e locali. Il centro non deve essere conservato come un museo, ma deve essere vissuto e pieno di vita. L’università ha investito per rivitalizzarlo, come dimostra anche l’intervento sull’ex Banca d’Italia. Se il centro è il cuore pulsante della città e rallenta, tutta la città ne soffre. Serve investire, insieme, pubblico e privato". Un intervento che evidenzia il ruolo strategico dell’università, gli investimenti e la necessità di una città più dinamica. Una riflessione culturale è arrivata dal poeta Filippo Davoli: "Il problema di Macerata non è l’accoglienza, ma il trattenere. Il centro storico è un quartiere abitato, ma si è progressivamente spopolato: uffici e negozi hanno chiuso e i residenti hanno iniziato ad andarsene. Bisogna ripopolare il centro, perché se torna la vita tornano anche il commercio e la cultura, che acquista stabilità oltre agli eventi”. Un richiamo alla vita quotidiana, alla comunità e alla necessità di ripopolare il centro. A chiudere, l’intervento dell’assessore comunale Paolo Renna: "Proseguiamo un lavoro iniziato da tempo. L’ascolto è un dovere per chi amministra ed è anche un piacere. Ora raccogliamo proposte e disagi dei cittadini. Siamo un comune terremotato e le difficoltà vengono anche da lontano, ma Macerata ha tutti i presupposti per rifiorire e ricrescere".  L’incontro ha così rappresentato un primo passo concreto verso un percorso partecipato, in cui istituzioni e cittadini sembrano pronti a collaborare per restituire centralità, rafforzare l’identità e rilanciare la vita del centro storico.

20/03/2026 19:20
Treia, ospedale e casa di comunità insieme: "Assistenza di prossimità e meno pressione sul nosocomio"

Treia, ospedale e casa di comunità insieme: "Assistenza di prossimità e meno pressione sul nosocomio"

A Treia prende forma un nuovo modello di sanità territoriale che punta a rafforzare la vicinanza ai cittadini e a ridurre la pressione sugli ospedali. Il sindaco Franco Capponi sottolinea come la struttura sia già in linea con la riforma introdotta dalla legge 19, spiegando che “questa struttura ha già la nuova conformazione della sanità del territorio della Regione”, configurandosi come ospedale di comunità affiancato dalla casa di comunità, un sistema integrato pensato per rispondere in modo efficace ai bisogni locali. Gli interventi realizzati hanno permesso di rendere l’infrastruttura pienamente funzionale, "trasformandola in un polo di eccellenza territoriale capace di offrire servizi qualificati, in particolare nella riabilitazione intensiva", definita come il “fiore all’occhiello della sanità maceratese”. L’attenzione sarà rivolta soprattutto alle patologie dell’anziano, con l’obiettivo di garantire assistenza continua e prossima al domicilio. Ad oggi i 20 posti letto non sono ancora attulizzabili per mancaza di operatori, ma “gli spazi ci sono, ora c’è da trovare il giusto canale di risorse”, evidenzia Capponi, riferendosi alla necessità di ristrutturare il vecchio stabile dell’Inrca. Le prospettive restano positive grazie alla sinergia tra enti locali e Regione, in una visione che punta a restituire centralità a strutture che un tempo erano ospedali, oggi riconvertite in presidi moderni e più vicini ai bisogni reali della popolazione, capaci di offrire servizi capillari e continui. Sul piano regionale, l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro evidenzia come il piano preveda l’apertura di circa trenta case di comunità entro metà anno, anche se alcune risultano ancora in ritardo. “Andiamo verso la trentina, non 30 precise, però è un numero cospicuo”, spiega, sottolineando l’importanza di una rete capillare che offra un’alternativa concreta all’ospedale. L’obiettivo "è rendere i servizi più accessibili e diffusi, alleggerendo il carico delle strutture ospedaliere sia per i ricoveri sia per le prestazioni ambulatoriali". Fondamentale sarà anche la capacità di gestire sul territorio gli accessi impropri al pronto soccorso, offrendo soluzioni più appropriate e tempestive, perché “gli ospedali non riescono a offrire da soli tutti i servizi”. A rafforzare il quadro interviene il direttore generale dell’Ast Macerata, Alessandro Marini, che definisce l’intervento una realizzazione importante per la riorganizzazione dei servizi territoriali. La struttura diventa un punto di riferimento centrale dove il cittadino può trovare risposte rapide, soprattutto per la gestione della cronicità. “Ridiamo questa struttura all’organizzazione dei servizi territoriali”, afferma, evidenziando come al suo interno opereranno medici di famiglia e specialisti. L’ospedale di comunità garantirà degenze brevi e mirate, evitando il ricorso all’ospedale tradizionale e permettendo una gestione più efficace delle dimissioni, offrendo un luogo intermedio per chi non può rientrare subito a casa. Il progetto di Treia si inserisce in una rete più ampia di sette interventi nella provincia di Macerata, contribuendo a costruire una sanità territoriale moderna e integrata. Determinante il ruolo dei finanziamenti, con un investimento di un milione e duecentomila euro dalla Regione e un ulteriore milione di euro dal PNRR, nell’ambito della Missione 6 dedicata alla salute. Un lavoro reso possibile anche grazie all’impegno di tecnici, professionisti e maestranze, uniti da un forte senso di responsabilità e da un obiettivo comune: garantire servizi sanitari più efficienti, accessibili e vicini ai cittadini, in una rete sempre più diffusa e funzionale sul territorio.

20/03/2026 15:26
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