Modifiche alla viabilità in occasione della manifestazione Art Festival in programma a Recanati venerdì 13 e sabato 14 luglio nel centro storico. Lo prevede una ordinanza della Polizia Locale per il buon svolgersi dell'evento e a tutela della pubblica incolumità. Nello specifico il provvedimento prevede che dalle ore 16.00 di Giovedì 12 Luglio 2018, alle ore 01.00 di Domenica 15 Luglio 2018, in P.le San Vito (antistante la Chiesa) sarà sospesa la circolazione e vietata la sosta per tutti i veicoli, con possibilità di ingresso/uscita a V.lo San Vito, negli orari non interessati dalla manifestazione per il montaggio di un tendone.
Nei giorni 13 e 14 Luglio 2018, dalle ore 16:00 alle ore 01.00 del giorno successivo,verrà sospesa la circolazione e la sosta nelle vie Falleroni, Via I° Luglio, C.so Persiani, P.za Leopardi, via Cavour, Cortile Palazzo Venieri, via Calcagni, via Roma, via Antici e via XX Settembre e nei P.li Mazzagalli-Morotti, P.le Gioberti, P.le San Carlo, P.le Fedeli, P.le Giordani, P.le Gigli, P.le Patrizi e P.le Duomo. Sarà vietata la sosta per tutti i veicoli in via I° Luglio e via Castelfidardo (tratto compreso tra v.le Battisti e via Giuoco del Pallone) e riservati i parcheggi per gli artisti partecipanti alla manifestazione. Nei giorni sopraindicati, dalle ore 16.00 alle ore 19.00 sarà autorizzata la circolazione dei soli residenti e autorizzati in L.go Garibaldi e via Falleroni, tratto compreso tra L.go Garibaldi e P.le Duomo. Nel restante orario di sospensione della circolazione, via Mazzini e via Matteotti potranno essere transitate in entrambi i sensi, solo dai residenti e/o autorizzati. Per info e chiarimenti è possibile contattare il Comando della Polizia Locale al numero di telefono 071 75 87 243.
Dal dott. Alessandro Maccioni, direttore Area Vasta 3, riceviamo
Il violento incendio scoppiato nel pomeriggio del 6 luglio scorso nell'azienda ORIM di Macerata, specializzata nella lavorazione di rifiuti speciali e materiali ferrosi, ha provocato l’innalzamento di una nube di fumo che ha coinvolto la zona di Piediripa e si è dispersa lungo la Valle del Chienti per diverse ore. L’incendio è stato spento in poche ore senza che siano stati rilevati danni a persone.
Sono stati effettuati numerosi campionamenti di ortaggi, frutta e foraggi che hanno impegnato il personale del Dipartimento di Prevenzione dell’Area Vasta 3 di Macerata che si è immediatamente attivato con azioni preventive di controllo sulle filiere alimentari.
Si è in attesa dell’esito degli esami di laboratorio che riguardano gli alimenti (ortaggi e frutta), foraggi, acqua, aria, suolo che l’ARPAM e l’Istituto Zooprofilattico hanno avviato sin dai primi momenti dell’incendio.
Sulla base dei risultati dei primi monitoraggi effettuati verrà valutata la necessità di intraprendere ulteriori accertamenti e le conseguenti azioni a tutela della salute pubblica.
I risultati delle analisi saranno resi noti non appena disponibili e seguiranno ulteriori comunicati di aggiornamento.
La Direzione dell’Area Vasta 3 di Macerata non intende sottovalutare la gravità dell’evento ponendo particolare attenzione alle ricadute sulla salute pubblica.
A Tolentino dal 29 luglio al 19 agosto presso la casa famiglia "Giada" (Comunità Papa Giovanni XXIII), che ospita giovani e adulti affetti da gravi problematiche, gli "Universitari Costruttori", organizzano un campo di lavoro di una settimana ciascuna per un rifacimento della pavimentazione esterna in preformati. La volontaria Valeria Picchio spiega le finalità dell’associazione: “Siamo gli Universitari Costruttori e costruiamo davvero, mattone su mattone, per dare una mano a quanti hanno bisogno di solidarietà, ma anche di case. Era il 1966 quando un gruppo di studenti dell’Università di Padova decise di costruire una casa per due famiglie in difficoltà. Volevano, ispirandosi a principi cristiani di solidarietà, fare qualcosa di concreto per gli altri. Da allora abbiamo organizzato decine di cantieri edili in tutta Italia, per la costruzione o la ristrutturazione di edifici a favore di associazioni, comunità e cooperative impegnate nel sociale, che richiedano aiuto per opere di tipo edilizio, non avendo mezzi economici sufficienti per garantirsi la manodopera. Siamo un gruppo di volontari eterogeneo per età, professione e provenienza geografica, animato dalle motivazioni ideali e religiose più diverse, ma accomunato dalla buona volontà”.
Dalla finalità alla pratica il passo è breve: “Lavoriamo otto ore al giorno, ci svegliamo presto e facciamo vita comunitaria dalla prima colazione alla ‘buona notte’. Siamo aiutati da volontari che garantiscono il buon andamento dei campi e dei lavori. Non richiediamo ai partecipanti (in 50 anni oltre 15.000!) alcuna competenza nel lavoro edilizio, poiché in cantiere sono sempre presenti muratori esperti che ci guidano nei lavori; inoltre lo sforzo fisico richiesto è commisurato alle possibilità di ciascuno.
Non si chiede ai partecipanti alcuna competenza nel lavoro edilizio, poiché in cantiere sono sempre presenti muratori esperti che guidano nei lavori; inoltre lo sforzo fisico richiesto è commisurato alle possibilità di ciascuno. Per rendere il nostro intervento completamente gratuito ci paghiamo vitto, alloggio e assicurazione, versando 100€ a persona.
Possono partecipare ai campi persone dai 16 ai 75 anni; per i minorenni è necessaria l’autorizzazione scritta dei genitori. Per motivi di sicurezza, legati alle normative vigenti, sono richiesti guanti da lavoro e scarpe antinfortunistiche".
Per informazioni e iscrizioni: segreteria@universitaricostruttori.it o tel. 3200538507. Il sito è www.universitaricostruttori.it
Dalla sezione di Macerata di Italia Nostra riceviamo e pubblichiamo:
Coinvolti i territori di quattro comuni. Evacuati un centro commerciale e uffici del circondario. Vietato il consumo di prodotti agricoli raccolti in zona in attesa dei risultati delle analisi dell’ARPAM. Queste, in brevissimo, le conseguenze dell’incendio che qualche giorno fa ha bruciato parte della ORIM, industria che opera nello smaltimento dei rifiuti industriali, a Piediripa di Macerata.
La ferita è ancora freschissima ed intensa è la preoccupazione per le conseguenze di quanto è successo ma, anche in tale situazione, vorremmo provare a evitare facili polemiche nel tentativo di analizzare le informazioni che abbiamo a disposizione (praticamente quelle delle prime righe) e di gettare le basi per una reazione all’emergenza che sia opportuna e lungimirante.
Innanzitutto, cosa è successo? Non è stato un evento naturale, un terremoto o un qualcosa di imprevedibile. L’incendio della ORIM è una conseguenza dell’attività umana, una attività che, seppur svolta, nella migliore delle ipotesi, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza e con tutte le attenzioni possibili, ha determinato un qualcosa che ha spinto quattro sindaci a ordinare ai propri concittadini di rimanere a casa con le finestre chiuse. Il tutto era ampliamente prevedibile e, se fosse stata fatta su quella zona una pianificazione degna, non ci troveremmo nelle condizioni di oggi, in cui possiamo solo sperare in conseguenze che non siano troppo gravi.
Seconda questione che riteniamo rilevante. Dal sito internet della ORIM leggiamo che l’azienda ha una storia più che trentennale, svoltasi per lo più nello stabilimento di Piediripa, zona che nelle ultime vicende urbanistiche maceratesi ha visto la previsione e la realizzazione di nuove volumetrie, residenziali, commerciali e produttive, sia nel comune di Macerata che nell’adiacente comune di Corridonia. Il tutto autorizzato, realizzato e utilizzato come se quello stabilimento pericoloso non esistesse.
Terzo aspetto, che poi, di fatto, contiene tutti i precedenti: il territorio è una risorsa finita, non riproducibile e tutti gli abusi che su di esso vengono di continuo perpetrati si riverberano direttamente, come in questo caso, sulla salute dei cittadini che lo abitano. Tutti ne siamo proprietari, tutti ne siamo responsabili e tutti dobbiamo goderne allo stesso modo: perché questo accada, c’è bisogno che il territorio sia governato sulla base di una serie di norme eque, chiare e trasparenti, valide per tutti. Queste norme esistono, ma la loro applicazione è quantomeno ondivaga.
La regione, con la provincia svuotata di competenze e risorse, appare il primo ente da chiamare in causa per la gestione delle tematiche prima evocate, nel tentativo di dare una qualsiasi risposta alla domanda che ci si poneva nel titolo. Detto questo, non possiamo però non osservare la sua sostanziale assenza: la politica ambientale della nostra regione appare del tutto vuota, mancante del minimo obiettivo definito e dichiarato, sempre in balia dell’emergenza di turno.
Osserviamo con rammarico una regione il cui consiglio approva all’unanimità una legge avanzata dall’opposizione sul divieto di bruciare rifiuti in impianti regionali ma che si trincera dietro ad un parere tecnico negativo per negare il rinnovo di un’autorizzazione ambientale per il proseguo dell’attività del cementificio di Castelraimondo, il potenziale nuovo inceneritore sulla testa dei cittadini marchigiani. Basterà che l’azienda risponda alle prescrizioni mosse dagli uffici regionali per far ripartire tutta la procedura. Osserviamo con preoccupazione una regione che non riesce a bloccare gli iter autorizzativi per l’apertura di nuove cave nei territori dei comuni di Treia e Cingoli, nonostante i vari assessori interessati si siano dichiarati contrari e nonostante, soprattutto, le nuove autorizzazioni per le nuove cave siano state richieste sulla base di un nuovo piano redatto dalla provincia ma su cui la regione non ha ancora espresso un parere ed in palese contrasto con le previsioni regionali. Osserviamo con dolore una regione che saluta con entusiasmo il rilancio della cava della Gola della Rossa, nel pesarese, con tanto di visita di presidente e assessore alle attività produttive, per degli interventi che la proprietà era stata condannata a realizzare dal 2009, con milioni di euro di multe ancora pendenti sulla proprietà rilasciate dalla polizia municipale di Serra San Quirico, sul cui territorio insiste la cava, per aver oltrepassato i limiti imposti dalle concessioni.
Tornando alla domanda iniziale, possiamo quindi affermare che la risposta è nelle mani della regione e della sua amministrazione e che, se si continua sulla strada sinora battuta, con le tematiche ambientali sempre subordinate ad altre istanze, quella risposta non potrà che essere negativa.
Definizione delle priorità. Pianificazione delle modalità per raggiungerle. Attuazione delle modalità pianificate nella gestione del territorio. Come si vede non stiamo proponendo soluzioni più o meno definite ma la definizione di un metodo, ad oggi completamente assente, per la costruzione di quelle soluzioni, un metodo all’interno del quale tutti possono dare un proprio contributo, in cui tutti possono partecipare, con trasparenza e condivisione, portando avanti gli interessi che legittimamente partecipano alla vita democratica della nostra comunità.
La domanda che ci si poneva nel titolo è a suo modo banale per la sua risposta apparentemente scontata. Noi non ci aspettiamo un sì o un no, bensì l’adozione, da parte della politica regionale, di quel percorso che stiamo proponendo: solo quando il territorio sarà considerato come quel bene comune da tutelare e governare nell’interesse di tutti i suoi abitanti potremo finalmente osservare delle risposte reali a quella domanda.
"Chiedo l'intervento urgente del capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, Gioacchino Giomi, affinché verifichi cosa è successo e attivi gli uffici sanitari del dipartimento centrale per disporre i dovuti urgenti controlli a tutela della salute dei vigili del fuoco coinvolti nelle operazioni di spegnimento dell'incendio alla Orim di Macerata".
Così Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato autonomo Conapo, interviene in merito alla vicenda dei potenziali rischi per la salute dei pompieri intervenuti alla Orim che "si sono visti ritirare le uniformi e i dispositivi di protezione coinvolti nell'incendio".
"Questi rischi – spiega il sindacalista nazionale - sono purtroppo all'ordine del giorno per noi vigili del fuoco. E' imperativo cercare quanto più possibile di prevenirli e, qualora non possibile, di limitarne le conseguenze dal punto di vista sanitario".
"Ma mi sia anche consentito dire che noi vigili del fuoco siamo stanchi del trattamento che lo Stato ci riserva: con un rischio pari o superiore a quelli che corrono gli altri corpi dello Stato veniamo remunerati con 300 euro di meno al mese, è semplicemente vergognoso e calpesta la nostra dignità", aggiunge.
Torna, puntuale, anche oggi la consueta rubrica "Chiedilo all'avvocato", curata dall'avvocato Oberdan Pantana.
Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato maggiormente il tema della sicurezza sulle strade e nello specifico il caso in cui l’automobilista sia distratto nella guida dall’uso vietato del telefonino o di altro strumento tecnologico, tanto da comportare un incidente mortale o delle lesioni gravissime. Di seguito le spiegazioni dell'avvocato Pantana.
Innanzitutto, bisogna ricordare che il solo fatto di utilizzare apparecchi radiotelefonici durante la guida, comporta la violazione dell’art. 173, 2° comma, del Codice della Strada, secondo il quale: “È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all'articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l'uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l'uso delle mani). Inoltre, il comma 3–bis del medesimo articolo, prevede quale sanzione amministrativa il pagamento di una somma da euro 161 a euro 647; infine, viene applicata anche la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.
Mentre, se da tale violazione al Codice della Strada, ne deriva un sinistro stradale dall’esito mortale, il responsabile sarà incolpato del reato di omicidio stradale, previsto e punito dall’art. 589 bis del codice penale, con la pena della reclusione da due a sette anni; infine, se dall’utilizzo di apparecchi radiotelefonici alla guida ne consegue, invece, un sinistro con lesioni gravi o gravissime, ai sensi dell’art. 590 bis del codice penale, il trasgressore andrà incontro al reato di lesioni stradali, punito con la pena della reclusione da tre mesi ad un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.
Non sempre, però, risulta agevole poter provare tale tipologia di violazione pur in concomitanza di tali tragici eventi, in quanto l’istantaneità nell’utilizzo di tali strumenti tecnologici, pur fatale per la realizzazione di tali reati, a volte non consente alla Polizia Giudiziaria poter risalire alle effettive cause di tali delitti.
Per tali ragioni, la Procura di Pordenone con la Procura Generale di Trieste, tramite la Direttiva n. 4414 del 26 giugno 2018 indirizzata agli operatori di Polizia Giudiziaria del Friuli Venezia Giulia, hanno posto in essere delle precise indicazioni, condivise sin da subito anche da altre Procure italiane, sul come porre in essere i dovuti accertamenti al fine di far emergere tali responsabilità.
Le distrazioni tecnologiche più frequenti, specifica la direttiva, sono rappresentate dall'uso dei telefonini per chattare, inviare sms, utilizzare la rubrica telefonica, telefonare o riceverne, impostare il navigatore ecc. . In questi casi il conducente perde il controllo visivo del veicolo e può provocare incidenti anche molto gravi. Per questo motivo è estremamente importante che gli organi di vigilanza pongano la massima attenzione su questi dispositivi e su tutte le ulteriori dotazioni di bordo del veicolo come telecamere e scatole nere. In caso di sinistro mortale o con lesioni gravissime, andranno quindi attivati immediatamente accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone, specifica la direttiva, ai sensi dell'art. 354 del codice di procedura penale; in particolare la Polizia Giudiziaria dovrà verificare l'orario esatto dell'incidente ed elencare tutti i dispositivi elettronici presenti sul veicolo, il loro stato unitamente al recupero dei codici di sblocco. Il dispositivo in uso all'eventuale persona deceduta dovrà sempre essere sequestrato prestando attenzione a non spegnerlo; per le persone ferite andrà richiesto il consenso degli interessati mentre i dispositivi di bordo andranno sequestrati assieme al veicolo.
Particolare attenzione andrà riposta, prosegue la direttiva, nel controllo dei dispositivi mobili in dotazione al conducente: se l'autista presterà il consenso l'apparato andrà consultato in loco con informazione sulla facoltà di fare presenziare un avvocato o persona di fiducia purché prontamente reperibile; nel verbale si darà atto di tutto quanto, ovvero se sono presenti messaggi o chat aperte e coincidenti con il momento del sinistro. Se dall'esame del dispositivo non emerge alcun elemento che sostenga l'utilizzo del supporto al momento del sinistro, l'apparecchio verrà consegnato al proprietario, diversamente si procederà al sequestro del cellulare per quanto di competenza.
Inoltre, nell'ipotesi in cui l'autista non risulti collaborativo, la Polizia Giudiziaria potrà procedere alla perquisizione in flagranza con successivo sequestro del dispositivo per i successivi accertamenti tecnici di cui all’art. 360 del codice di procedura penale; se le condizioni lo suggeriscono la Polizia Giudiziaria potrà limitarsi a richiedere all'autista il numero dell'utenza per poi richiedere alla Procura l’acquisizione del tabulato telefonico.
Infine, la direttiva specifica che, tutti i dispositivi che non possono essere esaminati immediatamente con il consenso dell'interessato, dovranno essere sequestrati ed esaminati successivamente con la complessa procedura prevista per gli accertamenti tecnici irripetibili.
Pertanto, l’applicazione da parte della Polizia Giudiziaria di tale direttiva consentirà la migliore ricostruzione dei fatti al fine di far emergere le dovute responsabilità.
Come sempre rimango in attesa delle vostre richieste via mail dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Avv. Oberdan Pantana
"Questa città italiana un tempo accoglieva i migranti. Ora, è un simbolo per la politica dell'ala destra". Titola così il "The New York Times" un articolo (qui) che ha come protagonista proprio Macerata e nel quale il giornalista Jason Horowitz traccia una disamina sugli ultimi mesi vissuti da questa città e dai suoi abitanti. E del circolo di odio e violenza che sembra non fermarsi. Ultimi mesi che, si legge, hanno di certo aiutato l'insediamenteo del nuovo governo italiano, quello che si regge su Matteo Salvini "Ora la forza più turbolenta e potente d'Italia. Più di tutti, ha capito e sfruttato la rabbia scatenata a Macerata".
"Ora, mentre le democrazie liberali - si legge ancora sul prestigioso quotidiano americano - in tutta Europa sono sotto pressione, i nuovi fili del populismo stanno trasformando la politica italiana e velocemente. Il partito nazionalista di Salvini, la Lega, ha aumentato il suo sostegno a Macerata dallo 0,6% nel 2013 al 21% a marzo".
Una situazione che si è acutizzata nel tempo perché "Macerata non è sempre stata così. Aveva una reputazione di tolleranza e, nel 2013, ha vinto il riconoscimento nazionale per i suoi sforzi di integrazione. Un tempo l'ex vescovo si vantava dello spirito accogliente codificato nel DNA della città".
Una città di provincia dove si respirava un'atmosfera tranquilla che ha attratto turisti e studenti, che ha attratto anche Pamela, barbaramente uccisa dopo essersi trasferita in città. Una città di provincia che per molti migranti intervistati doveva rappresentare un nuovo inizio. "C'era l'idea che Macerata fosse una città accogliente", ha detto il signor Diallo, senegalese intervistato dal giornalista. "Ma alcune parti della popolazione non sono pronte."
Il mais e probabilmente altri ortaggi e verdure surgelati prodotti in un'azienda in Ungheria sono la possibile fonte di un focolaio di Listeria che dal 2015 ha provocato 47 casi, tra cui 9 morti in 5 paesi europei, ovvero Austria, Danimarca, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Ma, «nonostante il ritiro del prodotto ordinato dall'Ungheria, nuovi casi potrebbero ancora emergere». Infatti, diverse le marche coinvolte nell'operazione precauzionale che riguarda mais e verdure. In Austria, a finire nel mirino sono i prodotti di marchio Penny, venduti nell'omonima catena di supermercati, in particolare i mix di verdure messicane, fritte, borgognona e balcaniche. In Germania il mix di verdure Freshona Gemüsemix e il mais dolce da un chilo venduto dai supermercati Lidl. Nel Regno Unito, dove due persone lo scorso anno sono morte per listeriosi, 43 prodotti a base di mais dolce sono stati ritirati dal principale fornitore di supermercati Greenyard Frozen UK. Tra quelli colpiti, riporta la BBC online «i prodotti a marchio proprio di Tesco, Aldi e Sainsbury».
A lanciare l’allerta alimentare, sono il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) con un comunicato apparso sul sito ufficiale di quest’ultimo ente. Il 29 giugno 2018, l'Ufficio ungherese per la sicurezza della catena alimentare ha vietato la commercializzazione di tutte le verdure surgelate prodotte dalla società tra agosto 2016 e giugno 2018 e ne ha ordinato il ritiro immediato. «Ma finché i prodotti contaminati sono ancora sul mercato e nei congelatori dei consumatori possono ancora emergere nuovi casi», si legge nella valutazione aggiornata del rischio, tanto più che il lungo periodo di incubazione della listeriosi è molto lungo (fino a 70 giorni). Per ridurre il rischio di infezione da Listeria monocytogenes, l'ECDC e l'EFSA raccomandano «ai consumatori di cucinare a fondo le verdure surgelate non pronte al consumo, anche se tali prodotti vengono normalmente consumati senza cottura (ad esempio in insalate e frullati). Ciò vale soprattutto per i consumatori a più alto rischio di contrarre la listeriosi come anziani, donne in gravidanza, neonati e adulti con basse difese immunitarie». Inizialmente si pensava che la fonte di cibo incriminato fosse limitata al mais congelato, ma il sequenziamento dell'intero genoma ha trovato ceppi del pericoloso batterio in altre verdure surgelate prodotte dall'azienda nel 2016, 2017 e 2018, persistiti nell'impianto di lavorazione nonostante le procedure di pulizia e disinfezione.
Listeria è una famiglia di batteri composta da dieci specie. Una di queste, Listeria monocytogenes, causa la listeriosi, una malattia che colpisce l'uomo e gli animali. Seppur rara, ricorda l'Efsa sul suo sito, la listeriosi è spesso grave, con elevati tassi di ricovero ospedaliero e mortalità. Nell'UE sono stati segnalati circa 1470 casi nell'uomo nel 2011, con un tasso di mortalità del 12,7%. La Listeria si ritrova nel terreno, nelle piante e nelle acque. Anche gli animali, tra cui bovini, ovini e caprini, possono essere portatori del batterio. Ovviamente la nostra associazione monitorerà gli aggiornamenti che dovessero arrivare dalle autorità sanitarie e che si occupano di sicurezza alimentare a livello europeo, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per informare i consumatori italiani se eventuali partite degli stessi prodotti siano state commercializzate anche in Italia.
È stato di nuovo reso disponibile ai residenti e ai visitatori di Visso, il 'Giardino della Sibilla', l'area verde adiacente alla sede del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, anch'essa interessata dal terremoto così come la struttura del vecchio convento francescano che ospitava il Parco fino all'ottobre del 2016.
Dopo la riperimetrazione della zona rossa di Visso che ha consentito nuovamente l'accessibilità al giardino, il Parco, che ne è proprietario, ha proceduto alla manutenzione, anche straordinaria, permettendone la fruizione. Si tratta di uno spazio relax, dove si può godere della 'musica' creata dalla confluenza delle acque del Nera con quelle del torrente Ussita, e che ha sempre funzionato come luogo di aggregazione della popolazione giovanile del borgo montano. La riapertura del giardino coincide con il dopo-festival di RisorgiMarche che interesserà, il 9 luglio, Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera dopo il concerto di Alex Britti. (Ansa)
Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro, interviene sulla questione delle magliette rosse, iniziativa promossa da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano. In migliaia, infatti, tra associazioni, comitati, scuole, musicisti, giornalisti, scrittori, singoli cittadini hanno deciso di rispondere all’appello "Una maglietta rossa per fermare l'emorragia di umanità" indossandone una ieri, sabato 7 luglio.
Valerio Verni ha risposto a questa iniziativa con un video nel quale si mostra con indosso una maglietta nera. "Il motivo non è solo che trovo questo colore molto bello ed elegante - dice l'avvocato nel video - ma anche che questo colore spesso viene associato a colori terrorizzanti proprio come terrorizzante è il presente che gli ultimi governi che si sono succeduti fino a pochi anni fa ci hanno lasciato in eredità".
"Il vero motivo di questo messaggio però - spiega - è la risposta che io vorrei dare a qualche benpensante che in questi giorni ha indossato una maglietta rossa contro la presunta emorragia di umanità provocata dalla nuova politica italiana in tema di gestione dei flussi migratori. A queste persone vorrei rispondere che di rosso a me viene in mente solo il colore del sangue versato da una ragazzina di 18 anni uccisa e fatta a pezzi. Ecco, dietro a questo omicidio c'è in effetti una barbara politica migratoria che fino ad oggi è servita solo ad arricchire alcune persone ed alcune organizzazioni criminali. Dov'eravate quando Pamela è stata uccisa in quel modo? Perché non avete indossato anche in quella occcasione una maglietta rossa?"
"Solo un senso di pudore e di rispetto per mia nipote" conclude Verni "mi impedisce di postare le foto (vere, non finte come amate fare qualche volta voi) del suo cadavere che, lo ricordo, è stato depezzato (ossia tagliato a pezzi), disarticolato (avete presente quando mangiate un pollo, cercando di disarticolarne le ossa?), scuoiato (gli hanno levato la pelle), lavato con la varechina, messo in due trolley e abbandonato sulla strada".
La denuncia arriva da un operatore del settore civitanovese che sul proprio profilo social si sfoga contro il comportamento scandaloso di alcuni "infermieri senza scrupoli" che come degli avvoltoi, con il cadavere ancora caldo di una signora, hanno "accerchiato" la figlia per consigliarle un'impresa funebre.
"Scusate lo sfogo - scrive il titolare dell'impresa nel suo post - ma mi sono rotto le scatole di veder piangere una cliente a cui le è appena morta la mamma, perché in ospedale è stata accerchiata da infermieri senza scrupoli che approfittando della sua vulnerabilità, la pressavano per aiutarla nella scelta dell'impresa funebre".
La denuncia via social si conclude ricordando, se mai ce ne fosse il bisogno, che ognuno è libero di scegliere liberamente a chi affidarsi in questo momento di dolore e soprattutto che il comportamento di infermieri e dottori compiacenti, oltre ad essere deprecabile, è soprattutto illegale.
Erano circa mille persone ieri sera sul prato antistante il Ristorante del Pescatore presso localita' Molini a festeggiare il battesimo di Giulia Fattori, la piccola nata prematura nel settembre scorso all'ospedale di Macerata dopo una corsa in ambulanza dalla roulotte di Visso dove i genitori si erano sistemati in attesa delle Sae.
''E' stato un momento bellissimo - raccontano i genitori della piccola, Giulio e Romina - ci siamo ritrovati sommersi di sorrisi e simpatia in una festa che ha riunito tre-quattro paesi del circondario, e' come se Giulia, nata frettolosamente , fosse il segno di speranza per ricominciare ad essere comunita'''. Infatti non solo da Visso, presente naturalmente il sindaco sen. Giuliano Pazzaglini, ma anche da Castelsantangelo sul Nera, da Ussita, da Montecavallo, da Pieve Torina e addirittura dall' Umbria, molti amici e conoscenti si son dati appuntamento iniziando cosi' una festa dalle 18 fino alla mezzanotte. La piccola Giulia, naturalmente dopo aver preteso giustamente la sua pappa e' andata a riposare.
Il sacro rito del battesimo si e' svolto nella piccola e suggestiva chiesetta di San Michele presso la frazione di Rasenna.
“Vogliamo che ci sia restituito ciò che ci è stato tolto dal terremoto del 2016. Vogliamo che tutte le scuole di San Ginesio tornino ad essere edificate dove sorgevano, all’interno delle mura del paese”.
Valeria Rossi, una dei portavoce del comitato per la salvaguardia del polo scolastico di San Ginesio, spiega i motivi che una settimana fa hanno condotto un gruppo di cittadini sanginesini a iniziare una raccolta firme che, ad oggi, conta oltre 300 adesioni.
“Il terremoto ci ha insegnato che d’ora in avanti dobbiamo progettare il nostro presente in modo da garantirci un futuro sicuro, in una terra che sappiamo essere a rischio sismico – continua la Rossi – Aspettavamo con fiducia e speranza l’avvio dei lavori del nuovo polo scolastico, che pone tutti i diversi ordini scolastici, infanzia primaria Ipsia e Licei, in dialogo tra loro, ricercando anche l’armonia con la bellezza e la storicità del sito. San Ginesio è un museo a cielo aperto, e ha visto generazioni di studenti formarsi anche nutrendosi delle bellezze architettoniche e delle eredità culturali del borgo. Allo stesso tempo San Ginesio è un paese pronto alle sfide della contemporaneità e che vuole integrare sicurezza, innovazione e tradizione. Vogliamo che ci siano restituite le nostre scuole, tutte, nel minor tempo possibile, come ci era stato assicurato. Chiediamo alla nostra amministrazione comunale, e di riflesso all’Ufficio del Commissario straordinario per la ricostruzione, al Ministero e alle Soprintendenze di Roma e Ancona, la deroga al vincolo che oggi impedisce la realizzazione del polo scolastico. E’ l’unica soluzione che ci permetterà di avere le scuole presto e di iniziare così a sanare le numerose ferite già inferte dal terremoto”.
“La Notte dei Desideri” edizione 2018 ha animato la piazza nella serata dello scorso 5 luglio e ha coinvolto numerosi bambini e genitori.
L’iniziativa, proposta dall’Ufficio del Turista e in primis da Palmiro Antonini, ha un fascino particolare e rievoca una specie di rito atavico, qual è quello di affidare con fiducia al cielo speranze e desideri.
I bambini scrivono i propri desideri su foglietti di carta legati poi a dei palloncini. Gli adulti, e non solo genitori, con divertita ma apparente noncuranza imitano i piccoli e, anche loro, scrivono i loro bigliettini. Quale sarà il contenuto? Top secret, ma ognuno ha diritto di esprimere sogni e desideri per poi affidarli al cielo.
Chiede che il Governo mantenga "le promesse fatte equiparando le retribuzioni e le pensioni dei vigili del fuoco agli altri Corpi dello Stato". Una sollecitazione che il Conapo, sindacato autonomo dei vigili del fuoco, rivolge alla politica, e in particolare ai rappresentanti locali, all'indomani dell'impegnativo e rischioso intervento alla Orim di Piediripa.
"Nonostante, l’incendio sia divampato in maniera enorme nel giro di pochi minuti, il tempestivo intervento delle squadre dei Vigili del Fuoco di tutto il territorio ha permesso che il rogo fosse domato nel giro di poche ore - spiega il segretario provinciale Michele Cicarilli- Come al solito, e come è giusto che sia: Tutti fuori e i VVF dentro. Sembra una fase fatta ma nei momenti di grande calamità agli incendi e in tutte le situazioni dove il pericolo e il rischio si fanno presenti, mentre tutta la gente scappa per salvarsi o rimane molto distante solo a guardare, i Vigili del Fuoco sono chiamati a mettere in gioco la propria vita per riportare alla normalità tutte quelle criticità che hanno modificato il quieto vivere dei cittadini.Con tempismo, coraggio e alta professionalità i Vigili del Fuoco della Provincia di Macerata ieri hanno dato il loro ennesimo contributo placando il rogo che si era sviluppato presso la ditta Orim.I video e le foto che hanno descritto quei momenti sono pubblici e ognuno si sarà reso conto di quanto importante sia stato l’intervento dei Vigili del Fuoco. Non va dimenticato però - sottolinea il segretario provinciale - che dentro quei camion rossi che arrivano a sirene spiegate e dentro quelle divise nere a righe gialle fluorescenti, dentro quei caschi neri, rossi, argento, che coprono il volto, ci sono cuori che battono e battono forte e velocemente, ci sono Uomini con molta adrenalina nel sangue che nonostante il timore, e nonostante la propria umanità si mettono a servizio di tutta la popolazione. Ci sono Uomini che hanno lasciato a casa le loro sicurezze, i loro affetti, mogli, figli e ogni volta che si trovano davanti un simile scenario non possono garantire a se stessi e alle loro famiglie che riusciranno a tornare a casa. Nascosti nelle divise ci sono Uomini che diversamente da quelli che lavorano dietro una scrivania, corrono un rischio e una precarietà enormi.
Uomini che quando tornano a casa si trovano ad affrontare le problematiche economiche e sociali per cercare di mantenere le proprie famiglie, uomini dello Stato, bravi, forti, essenziali, preparatissimi, professionisti, etc etc.. ai quali però non viene nemmeno riconosciuto il giusto compenso economico, Uomini ai quali ogni mese viene negata una giusta e corretta equiparazione, almeno agli altri corpi dello stato e lasciati con stipendi mediamente più bassi di 300/600 euro mensili. I VVF rischiano meno degli altri uomini dello stato? Perché allora non equipararne almeno gli istituti contributivi e retributivi?"E per assurdo proprio mentre ieri a Macerata i vigili del fuoco si sono trovati ad affrontare l’ennesimo incendio, nei palazzi romani, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto correttivo, predisposto dal precedente Governo, sul riordino delle carriere dei Vigili del Fuoco derivante dalla legge Madia, contestato fortemente dal Conapo, "in quanto non prevede delle modifiche adatte a valorizzare a dovere il personale operativo, soprattutto proprio in virtù del rischio che ricopre ogni giorno, come dimostrato nell’incendio di ieri, allontanandoci ancora una volta dal poter aspirare ad una equiparazione retributiva e pensionistica con gli altri corpi dello stato, o almeno con la Polizia di Stato la quale fa capo allo stesso ministero degli interni".
Il Conapo, "pur rendendosi conto che il nuovo Governo si trova per le mani un decreto predisposto dal precedente, ha ribadito con forza la necessità dell’apertura di un dialogo tra sindacati e governo dove si possano mettere in luce le vere necessità del personale operativo e possano trovarsi le giuste misure correttive da fare".
"Auspichiamo dunque - conclude - che tutti gli attuali politici, anche locali, dopo quanto accaduto ieri presso la ditta Orim, si possano far carico di richiamare i loro premier di Governo sulla fondamentale importanza e necessità di non affrettarsi a chiudere il decreto ma di effettuare modifiche correttive importanti per quegli stessi uomini che ieri hanno rischiato la loro vita per salvaguardare la sicurezza del popolo italiano".
Nei giorni scorsi, nella sede provvisoria del municipio, il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, ha celebrato il rito del matrimonio tra due cittadini, Renzo Reversi e Pina Giovannini. La coppia, entrambi i Pieve Torina e residenti in una soluzione abitativa di emergenza, ha scelto di consolidare la loro unione e ai neosposi sono andati i migliori auguri del primo cittadino, di tutta l'amministrazione comunale e dell'intera comunità.
Franca Caprodossi, artigiana-artista conosciutissima, se ne è andata. La piange la comunità di Pievebovigliana che la ricorda per le sue doti non solo creative, ma anche umane: "E' stata l’erede della tradizione tessitoria di un tempo e con grande amore, dedizione e spirito di sacrificio ha proseguito il lavoro di alto artigianato creato e sviluppato per decenni da Maria Ciccotti".
"Pievebovigliana perde uno dei suoi più alti e significativi esponenti di una tradizione di artigianato che ora non resta altro che ammirare nelle sale del museo di Pievebovigliana. Tante sono le case che ancora nelle Marche, ed in molte altre località d’Italia, fanno sfoggio dei tessuti e dei tappeti di Maria Ciccotti che nelle piccola frazione di Campi lavorò e diffuse la nobile arte delle tessitura. Non possiamo qui non ricordare quando Maria Ciccotti con la sua amica del cuore Clara Bonelli dettero vita alla scuola di tessitura e proprio in quella bella esperienza Franca Caprodossi emerse in tutta la sua bravura e collaborazione insostituibile. Purtroppo sono poche le persone che hanno saltuariamente seguito Franca in questa bellissima arte e purtroppo sempre con poca costanza.
Ora che Franca ci guarda dall’alto non resta che il rimpianto di questa nobile figura di artigiana e dei suoi bellissimi lavori oggi divenuti una rarità. In questo frangente post sisma dove tutto sembra perdersi e dove le più belle figure che hanno rappresentato qualcosa di vero e autentico artigianato sono scomparse non possiamo che sperare nei pochi ancora validi artigiani che nonostante l’oblio che ci provoca l’effimero consumistico modernismo ancora resistono e producono.
Addio cara Franca, ci hai fatto tanto sperare un tempo che tutto potesse continuare, purtroppo restiamo sempre più soli ed orfani di saperi.
Un caro sentito abbraccio al desolato compagno di una vita, l’amato Renzo e ai figli Alessandro ed Andrea".
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa a firma del sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci.
Leggere il comunicato stampa del Presidente del Parco Nazionale del Monti Sibillini Olivieri, mi vede costretto, per correttezza di informazione, a fornire delle precisazioni.
Premesso che il sottoscritto non ha mai detto che il Parco prende decisioni per “dispetto” e mai fatte dichiarazioni volte a “screditare” l’Ente, forse la perdita di credito si fa quando l’informazione si mistifica e non è rispondente e rispettosa degli eventi come quelli relativi all’installazione del cantiere per il lavori sulla SP136.
La nuova area dove posizionare i container è stata proposta dal sottoscritto e si trova dalla parte opposta a quella oggetto della richiesta, ad appena 6 metri di distanza (dall’altra parte della strada), ed essendo in zona 2, accolta dal Parco. Allora nasce una domanda: perché rispondere con un diniego categorico!
In proposito il Parco ha risposto: “… tale area risulta di rilevante valore paesaggistico e ambientale (zona 1 del DM 03/02/1990 area interna in cui è prevalente l’interesse di protezione ambientale e zona “B” di riserva generale orientata” del Piano del Parco)” e termina: “… che le aree di cantiere e eventuale campo base debbano necessariamente essere individuate lungo il tratto di stradale senza occupazione di nuove aree, così come approvato nella progettazione a suo tempo esaminata, tenendo conto del rilevante valore ambientale e paesaggistico dell’area individuata”.
Tale suggerimento, libera l’area di rilevante valore paesaggistico e ambientale ma invade la strada provinciale che, secondo il Codice della Strada, la rende impercorribile.
Se il Parco, che afferma “Siamo abituati a studiare le carte e a cercare soluzioni”, avesse approfondito il problema e avesse proposto quello che il sottoscritto ha indicato, anziché dare soluzioni impraticabili, si sarebbe risparmiato tempo prezioso e soprattutto risorse.
Questi sono i fatti! Chiunque passerà per Spina di Gualdo potrà constatare il cantiere e i luoghi oggetto del contenzioso e trarne una valutazione!
Chiederò un incontro al Ministro dell’Ambiente per informarlo della difficilissima situazione e invitarlo a venire a visitare questo martoriato territorio e fargli constatare le difficoltà che le Amministrazioni comunali e le Comunità vivono.
Visto che è stato richiamato il Piano del Parco nel predetto parere, occorre, anche in questo caso fornire delle esatte informazioni.
Il Consiglio Direttivo del parco, con Delibera n.59 del 18/11/2002, ha solo adottato il predetto strumento e le molteplici osservazioni che all’epoca pervennero non risulta che siano state né accolte, né respinte, e l’Ente opera da ben 16 anni con un Regolamento provvisorio.
Si prende altresì atto che il Ministero dell’Ambiente, inspiegabilmente, ad oggi non ha esercitato il potere sostitutivo previsto all’art. 12 (Piano del Parco), commi 3 e 5 delle Legge 6 dicembre 1991, n. 394 e aggiornata con la Legge 9 dicembre 1998, n. 426 e ss.mm.ii.. (Legge quadro sulle aree protette) per il quale la predetta norma assegnava perentoriamente 18 mesi dalla costituzione degli Organi di un Ente Parco.
A tal proposito si sottolinea che il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è stato istituito con D.P.R. 06/08/1993, quindi da quasi 25 anni l’Ente è senza alcun documento oggettivo di pianificazione e senza un Piano Pluriennale Economico e Sociale per la promozione delle attività compatibili (Art. 12, Legge 394/91 - modificato dall'art. 2, comma 31, della legge 9 dicembre 1998, n. 426) – l’approvazione risale al 26/04/2001 con la delibera n.21 del Consiglio Direttivo.
Ad oggi non è stata effettuata, come detto, nessuna revisione violando, anche in questa circostanza, la Legge 394/91 e ss.mm.ii., e la Comunità si trova con un elaborato di programmazione vecchio di 17 anni! Dal 2001 ad oggi, il predetto documento, avrebbe dovuto avere almeno quattro aggiornamenti, essendo obbligatori ogni quattro anni, con possibilità di revisioni anche annuali, invece ad oggi nessun adeguamento! Questa è la situazione desumibile anche dal sito http://www.sibillini.net/attivita/index.php Cfr. Documenti.
Quindi, il Parco opera con un Regolamento provvisorio, senza uno strumento di pianificazione oggettivo e con un PPES, essenziale per la pianificazione economica e sociale, non aggiornato.
Il Prof. Olivieri, che guida l’Ente dal 14/02/2013 come Commissario straordinario e dall’11/07/2013 come Presidente, si è più volte impegnato all’approvazione del Piano del Parco tanto da assicurare che il limite temporale massimo era maggio 2016. Si pensava, visto che dopo gli eventi sismici dell’ottobre 2016 gli uffici sono stati trasferiti a Tolentino e Foligno e rientrati a Visso gli scorsi mesi, che questo tempo fosse stato utilizzato per la valutazione delle numerose osservazioni presentate all’epoca dell’adozione e, conseguentemente, approvato. Invece, ad oggi ancora nulla!
L’assessore al bilancio del comune di Camerino, Roberto Mancinelli, insieme alla responsabile dello staff del sindaco, Antonella Gamberoni, e all’avvocato Alberto Boccacci, ha partecipato quest’oggi, a Roma, alla riunione di un costituendo comitato per la giustizia di prossimità. All’incontro, oltre ai rappresentanti dei fori e delle amministrazioni dei comuni che, a seguito della riforma del 2013, hanno visto soppressi i loro tribunali, hanno preso parte anche alcuni parlamentari dei partiti di Governo.
“C’è la concreta volontà – ha affermato l’assessore Mancinelli – di rivedere alcune delle scelte che hanno fatto seguito alla riforma della giustizia del 2013, anche da un punto di vista della geografia giudiziaria. Ho preso parte a questo incontro, non mi vergogno di dirlo, con scarsissima fiducia e convinto che sarebbe stata un’altra di quelle riunioni utili solo a fissare la data della riunione successiva. Invece ho dovuto ricredermi e ho potuto constatare come ci si sia effettivamente resi conto che quella riforma non ha portato ad una adeguata risposta di giustizia sui territori e che, quindi, c’è una reale volontà di rivedere alcune scelte e porre rimedio alle tante problematiche che sono emerse in questi cinque anni. Per noi, lo ricordiamo, quella riforma significò la chiusura del nostro presidio di giustizia e di quel tribunale che, seppur piccolo, svolgeva un importante compito in provincia. Sono consapevole che tra i propositi e i fatti c’è di mezzo tanta strada, ma torno da Roma con grandi speranze e un rinnovato senso di fiducia”.