Il circolo cittadino del Partito Democratico di Macerata ha un nuovo segretario. È Mario Iesari il nome scelto all’unanimità dal congresso cittadino riunito ieri sera nella sede provinciale del partito. Contestualmente è stata eletta Alessia Scoccianti alla presidenza dell’Assemblea.
Il congresso ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso unitario che ha portato il partito a ritrovarsi attorno a un progetto politico condiviso, con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza sul territorio e rilanciare l’attività del circolo cittadino.
Numerosi gli iscritti che hanno partecipato ai lavori, prendendo parte al dibattito sulla relazione programmatica presentata dal neosegretario Iesari. Al centro del confronto le prospettive future del Pd maceratese, il ruolo del partito nella città e le strategie per affrontare le prossime sfide politiche.
Nel corso dell’assemblea è stato inoltre rinnovato il direttivo cittadino, che sarà composto da Andrea Bertini, Roberto Cappelloni, Giuliano Centioni, Ninfa Contigiani, Stefano Di Pietro, Massimo Lanzavecchia, Marina Lombardello, Alessandra Machella, Zeno Meriggi, Sokhna Sonia Ndao, Paola Ottaviani, Romeo Renis, Caterina Rogante, Giovanni Smargiassi, Katia Soldini, Giuseppe Spernanzoni e Pierpaolo Tartabini. L’incarico di tesoriere è stato affidato a Raffaele Berardinelli.
Nei prossimi giorni sarà invece definita la nuova segreteria cittadina.
Nel suo intervento programmatico Mario Iesari ha indicato alcune priorità per il futuro del Partito Democratico a Macerata: "Rafforzare il radicamento nella società cittadina, costruire una proposta politica credibile e capace di crescere nel tempo, ampliare il confronto con le forze alleate e rendere l’organizzazione del partito sempre più efficace e vicina alle esigenze della comunità".
Durante il congresso non è mancato il ringraziamento alla segretaria uscente Ninfa Contigiani, al presidente uscente Massimo Lanzavecchia e al direttivo che negli ultimi anni ha guidato il circolo cittadino, accompagnandolo verso il nuovo percorso
«La situazione della medicina territoriale non è frutto di un'emergenza improvvisa, ma il risultato di anni di mancata programmazione». È questa la posizione espressa da Paolo Dignani, coordinatore di Civico 22, che torna a intervenire sul tema dell'assistenza sanitaria nel territorio tolentinate dopo le nuove criticità registrate negli ultimi giorni.
Dignani ricorda come il movimento avesse già denunciato la situazione circa tre mesi fa, quando quasi duemila cittadini erano rimasti senza medico di medicina generale in seguito al pensionamento di un professionista e alla scelta lavorativa di un altro. Secondo Civico 22, si trattava di eventi ampiamente prevedibili che avrebbero richiesto una programmazione adeguata.
Nel frattempo, osserva il coordinatore, il quadro si è ulteriormente aggravato. A causa di un grave evento personale che ha costretto un altro medico a sospendere l'attività – vicenda alla quale Dignani esprime «la massima vicinanza umana» – sarebbero emersi tutti i limiti delle soluzioni temporanee predisposte per garantire l'assistenza ai cittadini rimasti senza medico di base.
Nel mirino di Civico 22 finisce il presidio attivato alla Cittadella della Sanità, affidato a tre medici incaricati di seguire gli assistiti privi di medico. Secondo Dignani, la struttura avrebbe evidenziato criticità organizzative e tecniche, tra cui problemi di connessione e difficoltà nell'accesso alle cartelle cliniche, con ripercussioni sull'efficienza del servizio. L'assenza di uno dei tre professionisti avrebbe poi reso ancora più difficile la gestione dell'assistenza.
Per il coordinatore di Civico 22, le maggiori conseguenze ricadono sui cittadini più fragili, in particolare anziani, malati cronici e pazienti oncologici, che necessitano di un rapporto costante con il proprio medico di medicina generale per prescrizioni, controlli e monitoraggi.
Dignani contesta inoltre il riferimento ai cosiddetti «fattori imponderabili» utilizzato, a suo avviso, per spiegare i nuovi disagi. «Le vicende personali sono imprevedibili e meritano il massimo rispetto – afferma – ma proprio per questo un sistema sanitario efficiente deve essere organizzato per reggere anche eventi straordinari. Se basta un solo problema a riportare il servizio in emergenza, significa che il sistema era già fragile».
A sostegno delle proprie valutazioni, Civico 22 richiama alcuni dati relativi al territorio di Tolentino, Serrapetrona, Belforte del Chienti, Caldarola e Cessapalombo. Prima del sisma del 2016, ricorda Dignani, erano presenti 21 medici di medicina generale, tre pediatri di libera scelta e quattro medici titolari di guardia medica. Oggi, secondo il movimento, i medici di medicina generale sono scesi a 13, i pediatri a due e non vi sarebbero più titolari della guardia medica, con ulteriori pensionamenti già previsti nei prossimi anni.
Pur non essendo rappresentato in Consiglio comunale, Civico 22 ribadisce la volontà di continuare a dare voce alle esigenze del territorio e di sollecitare risposte da parte delle istituzioni. «Non ci interessa alimentare polemiche né cercare capri espiatori – sostiene Dignani – ma riteniamo che sia finito il tempo degli alibi. Dopo sei anni di governo regionale e quasi cinque di governo nazionale da parte del centrodestra, è sui risultati che chi amministra deve essere valutato».
Il coordinatore conclude sottolineando come il problema riguardi il funzionamento della medicina di base, «il servizio sanitario più vicino ai cittadini», e non possa essere scaricato sui medici di famiglia, già gravati da carichi di lavoro sempre più pesanti.
«I cittadini – conclude Dignani – chiedono di sapere come si intenda garantire la continuità dell'assistenza territoriale, sostituire i medici che andranno in pensione e impedire che situazioni come quella di Tolentino diventino la normalità. Continueremo a chiedere risposte chiare, impegni verificabili e una programmazione seria, perché il diritto alla salute non può dipendere dall'emergenza permanente».
Il gruppo consiliare “Per Cingoli”, attraverso una nota del consigliere Raffaele Consalvi, interviene sull'approvazione delle nuove tariffe Tari 2026, deliberata dal Consiglio comunale nella seduta di giovedì scorso con il voto favorevole della maggioranza e quello contrario della minoranza.
Secondo il gruppo di opposizione, il nuovo piano tariffario comporterà un aumento medio del 12,6%, che si aggiunge ai rincari già registrati nell'ultimo anno e che, viene sottolineato, «graverà ancora una volta sui bilanci delle famiglie e delle attività economiche».
Per sostenere la propria posizione, "Per Cingoli" riporta alcuni esempi. Una famiglia composta da due persone residente in un'abitazione di 100 metri quadrati passerebbe da una Tari di 201 euro nel 2024 a 269 euro nel 2026, mentre una famiglia di quattro componenti, nella stessa tipologia di immobile, vedrebbe la tariffa salire da 273 a 367 euro.
Anche per le imprese, secondo il gruppo consiliare, gli aumenti sarebbero significativi. Un laboratorio artigiano di 300 metri quadrati, come quello di un falegname o di un fabbro, passerebbe da 651 a 828 euro, mentre un bar di 100 metri quadrati vedrebbe la tassa aumentare da 525 a 705 euro.
Nel comunicato vengono inoltre contestate le recenti dichiarazioni del presidente del Cosmari, che aveva prospettato una possibile riduzione delle tariffe. «La realtà racconta una storia ben diversa – sostiene il gruppo –: gli aumenti sono già stati deliberati e tutto lascia intendere che il trend di crescita proseguirà anche nei prossimi anni».
L'opposizione richiama poi il tema della presenza della discarica sul territorio comunale, evidenziando come Cingoli percepisca risorse derivanti dagli indennizzi ambientali. Secondo "Per Cingoli", tali entrate avrebbero potuto essere utilizzate per alleggerire il peso della tassa sui rifiuti a carico di cittadini e imprese.
«In un periodo in cui il costo della vita continua ad aumentare e le attività economiche affrontano difficoltà sempre maggiori – si legge nella nota – sarebbe stato necessario fare ogni sforzo per contenere la pressione fiscale locale, non per incrementarla».
Il comunicato si conclude con una domanda rivolta all'amministrazione comunale: «Come è possibile che il Comune che ospita la discarica e incassa milioni di euro di compensazioni ambientali continui a chiedere ai propri cittadini di pagare un aumento dietro l'altro? È una risposta che l'Amministrazione ha il dovere di dare».
Il Teatro Giuseppe Piermarini di Matelica non è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, nell'ambito della candidatura del "Sistema dei teatri condominiali all'italiana dell'Italia centrale fra il XVIII e il XIX secolo". Una decisione che lascia l'amaro in bocca alla comunità matelicese, come sottolinea il sindaco Denis Cingolani, che ha espresso il proprio rammarico pur rivolgendo le congratulazioni ai teatri marchigiani che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.
«Desidero innanzitutto esprimere le più sincere congratulazioni ai teatri marchigiani e ai territori che hanno ottenuto il riconoscimento Unesco – afferma il primo cittadino –. Si tratta di un risultato storico che rende onore alla straordinaria tradizione dei teatri storici della nostra regione. A questa soddisfazione, però, per Matelica si accompagna un profondo rammarico».
Progettato dall'architetto Giuseppe Piermarini, autore anche del celebre Teatro alla Scala di Milano, il teatro matelicese rappresenta da oltre due secoli uno dei principali simboli della città. Al suo interno custodisce inoltre i resti di un antico impianto termale di epoca romana, elemento che ne accresce ulteriormente il valore storico e culturale.
«Il Teatro Piermarini costituisce il cuore della vita culturale, sociale e civile della nostra comunità – prosegue Cingolani –. È un teatro che ha conservato intatti la propria identità, il proprio valore storico e la propria funzione pubblica. Per questo la sua esclusione suscita inevitabilmente una grande delusione, peraltro già emersa nelle prime fasi della candidatura».
Il sindaco precisa comunque che l'Amministrazione rispetta il percorso di valutazione seguito dall'Unesco, pur non condividendone l'esito. «Siamo perfettamente consapevoli che le valutazioni si fondano su criteri rigorosi e su un complesso percorso tecnico-scientifico. Non è una questione di campanile, ma di rispetto verso una comunità che da oltre duecento anni custodisce con orgoglio questo straordinario bene culturale, investendo risorse, competenze e passione per mantenerlo vivo e fruibile».
Secondo il primo cittadino, il mancato riconoscimento non diminuisce il prestigio del teatro. «Il Teatro Piermarini non perde certamente il proprio valore perché non inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale. Il suo prestigio resta immutato e continuerà a essere riconosciuto da quanti ne conoscono la storia, la raffinatezza e la bellezza. È però innegabile che il riconoscimento Unesco avrebbe rappresentato un'importante opportunità di crescita culturale, turistica ed economica per Matelica e per tutto l'entroterra marchigiano».
Cingolani conclude ribadendo l'impegno dell'Amministrazione comunale nella tutela e nella valorizzazione del teatro. «Continueremo con ancora maggiore determinazione a investire nel Teatro Piermarini, a promuoverne la conoscenza e a valorizzarne il ruolo come luogo di cultura, partecipazione e crescita civile. I riconoscimenti sono importanti, ma ancora più importante è il dovere di custodire e tramandare alle future generazioni un patrimonio che nessuna esclusione potrà mai sminuire».
Il tema del Piano Estate nelle scuole torna al centro del dibattito anche a Macerata. A sollevare la questione è lo Snals provinciale, che collega l’ampliamento delle attività scolastiche nei mesi estivi con un’altra criticità già segnalata da tempo: la carenza di adeguati sistemi di climatizzazione negli istituti, in particolare nelle scuole dell’infanzia e negli uffici di segreteria.
«Da tempo diciamo che la scuola non è un parcheggio e che l’insegnante non può essere trasformato in un sorvegliante o in un animatore – afferma il segretario provinciale Snals di Macerata, Ugo Barbi –. Ma se a questo aggiungiamo che bambini e personale vengono lasciati in ambienti roventi, privi di un minimo di climatizzazione, il problema diventa ancora più serio: non parliamo più soltanto della dignità della funzione docente, ma anche di salute e sicurezza».
Il sindacato richiama l’attenzione sulle condizioni di lavoro e di permanenza all’interno degli edifici scolastici durante i periodi di maggiore caldo, ricordando anche recenti episodi verificatisi nelle Marche, come il malore di un bambino in un asilo nido della provincia di Ancona.
Secondo lo Snals, la situazione richiede interventi strutturali e un piano di adeguamento degli edifici. Il sindacato ricorda le richieste già avanzate insieme alle altre segreterie provinciali nell’ambito di Confsal Marche, con la sollecitazione rivolta ai Comuni affinché venga predisposto un programma di climatizzazione per le scuole dell’infanzia e per le sedi amministrative scolastiche in vista del prossimo anno scolastico.
«Il Piano Estate rischia di aggravare proprio questo aspetto – prosegue Barbi – perché prolunga la presenza di bambini e personale nelle strutture scolastiche nelle settimane più calde dell’anno, in edifici che già in condizioni ordinarie faticano a garantire un microclima adeguato».
Per lo Snals, prima di introdurre nuove iniziative estive sarebbe necessario assicurare che gli ambienti scolastici siano realmente adeguati e sicuri per chi li frequenta ogni giorno.
Il sindacato conferma la disponibilità al confronto con le istituzioni competenti, ma ribadisce la volontà di mantenere alta l’attenzione su temi legati alla salute, alla sicurezza e alla qualità della vita scolastica di studenti, docenti e personale amministrativo.
Un errore di stampa sui manifesti del Macerata Opera Festival finisce al centro del dibattito politico. A segnalarlo è Andrea Perticarari, consigliere comunale di minoranza del Partito Democratico a Macerata, che in un post pubblicato sui social richiama l'attenzione su una svista presente nella cartellonistica della manifestazione: il nome del compositore Giuseppe Verdi compare infatti scritto "Gioseppe Verdi".
Nel suo intervento, Perticarari mette in relazione questo episodio con altri fatti avvenuti negli ultimi giorni. Il consigliere ricorda innanzitutto la presa di posizione del sindaco di Filottrano, che il 23 luglio aveva chiesto pubblicamente delle scuse per un errore di stampa in occasione delle lauree in piazza ad Ancona, dove la parola "Ingegneria" era stata riportata in maniera errata.
Il secondo episodio richiamato riguarda invece i manifesti del Macerata Opera Festival, alcuni dei quali erano stati ricoperti con locandine di protesta contro le scelte stilistiche della campagna di comunicazione della manifestazione.
Infine, Perticarari evidenzia la scoperta dell'errore nel nome del celebre compositore, osservando che la svista sarebbe presente proprio nei manifesti del festival.
Pur prendendo le distanze dagli atti di danneggiamento della cartellonistica, il consigliere ritiene che il contenuto delle contestazioni possa rappresentare un tema di discussione.
ecco il testo completo del post:
"GIOSEPPE VERDI In questi giorni, per una serie di coincidenze, 2-3 episodi apparentemente slegati tra loro possono essere valutati insieme. Il primo: in data 23 luglio il Sindaco di Filottrano chiedeva a gran voce delle scuse per un errore (INGENGERIA invece di Ingegneria) su delle stampe in occasione delle lauree in piazza ad Ancona. Il secondo: in data 25 luglio sulla cronaca locale, veniva pubblicata la notizia che i manifesti del Mof erano stati imbrattati con delle locandine critiche sulle scelte stilistiche degli stessi e non solo. Il terzo: nella giornata di ieri - ma la cosa risale a prima sicuramente - ci si accorge che sempre nei manifesti del Mof il nome di Verdi è GIOSEPPE. Ora, seppur condannando il gesto di rovinare la cartellonistica del Mof, il contenuto della stessa è sicuramente tema su cui discutere. Io non ho le competenze per valutare scelte stilistiche ed artistiche e quindi aspetto le valutazioni di altri, ma certamente so che il maggiore compositore italiano si chiamasse GIUSEPPE".
Il Partito Democratico provinciale di Macerata interviene sul tema della gestione dei rifiuti e sulle recenti vicende politiche locali, puntando l’attenzione sulle tensioni interne al centrodestra e sulle scelte relative all’individuazione della nuova discarica provinciale.
A firmare la nota è il segretario provinciale del Pd di Macerata Angelo Sciapichetti, che analizza il quadro politico dopo le recenti vicende che hanno riguardato il Comune di Macerata e la Provincia.
“Dopo quello che è accaduto nel comune di Macerata (nomina giunta, presidenza del consiglio, commissioni ecc.) e in provincia, una cosa è certa: la destra ha perso la sua verginità che era rappresentata dalla tanto sbandierata unità e compattezza”, scrive Sciapichetti. Secondo il segretario provinciale del Pd, la maggioranza di centrodestra sarebbe entrata in una fase di forte conflittualità interna: “Tutti contro tutti, si naviga a vista e a farne le spese è la comunità maceratese. Ogni giorno assistiamo infatti a composizioni e scomposizioni che cambiano equilibri, la nascita dei futuristi di Vannacci, tutti forieri di nuove battaglie fratricide”.
Nel mirino del Pd provinciale finisce anche la questione della nuova discarica provinciale. Sciapichetti sottolinea come la Regione Marche, guidata dal presidente Francesco Acquaroli, sia intervenuta attraverso la Direzione ambiente nei confronti dell’Ata 3, in merito alle procedure adottate per le modifiche della graduatoria dei siti individuati e ai ritardi nella valutazione ambientale strategica.
Secondo il segretario provinciale del Pd, la nuova graduatoria avrebbe portato ai primi posti due siti nel territorio di Montefano e uno a Pollenza, modificando il lavoro precedentemente affidato alla Politecnica delle Marche.
“Esattamente quello che il Pd della provincia di Macerata ha messo in evidenza e contestato nei mesi scorsi con comunicati, documenti e assemblee pubbliche”, afferma Sciapichetti, secondo il quale quanto emerso avrebbe dovuto spingere a una revisione del percorso intrapreso, anche alla luce dei possibili ricorsi al Tar.
Il segretario provinciale dem critica inoltre la gestione della comunicazione relativa alla nota inviata dalla Regione: “La provincia tiene di fatto nascosta per circa un mese la missiva della Regione, certamente non usuale, che chiede di fare chiarezza sui criteri adottati per la stesura della nuova graduatoria che stravolge completamente il lavoro affidato alla Politecnica delle Marche e poi se ne esce con la risposta piccata del presidente che rivendica con orgoglio il percorso adottato”.
Rivolgendosi al presidente della Provincia Giuseppe Gentilucci, Sciapichetti aggiunge: “La politica è scelta, caro presidente Gentilucci, è vero, ma un conto è scegliere nell’interesse del bene comune e un conto scegliere secondo criteri politici punitivi che anziché risolvere il problema lo aggrava”.
In conclusione, il Pd provinciale di Macerata chiede di riprendere un confronto tra tutte le forze politiche e civiche del territorio sul tema della gestione dei rifiuti: “Un percorso virtuoso del confronto costruttivo tra tutte le forze politiche e civiche della provincia di Macerata, interrotto unilateralmente dalla bramosia di potere della destra”.
Tra le richieste avanzate dal Partito Democratico provinciale c’è anche l’azzeramento della gestione del Cosmari, con l’obiettivo di tornare a un modello che, secondo il Pd, aveva portato negli anni scorsi la provincia di Macerata a essere considerata un riferimento regionale e nazionale nella gestione dei rifiuti.
A Porto Recanati nasce il nuovo comitato di Futuro Nazionale, dopo l’iter stabilito dagli organi centrali per la costituzione dei Comitati Costituenti del movimento.
A rappresentare il nuovo gruppo sarà Tonino Paoletti, figura conosciuta nell’ambiente portorecanatese per aver già partecipato attivamente alla vita politica cittadina.
Nel nucleo fondante del comitato spicca anche la presenza di Marco Alfei, tra i primi nella provincia di Macerata a credere nel progetto di Vannacci e ad aver costituito uno dei comitati più attivi sul territorio provinciale.
Il comitato riunisce esponenti provenienti da diverse esperienze della politica nazionale, accomunati dalla volontà di intraprendere un nuovo percorso. “Sono persone che hanno voluto intraprendere questo percorso sia perché delusi da partiti che hanno svilito il ruolo della politica sia perché si sono sentiti partecipi di un progetto serio che sicuramente non mancherà di regalare importanti momenti di proficua partecipazione nella vita politica locale”, spiegano dal nuovo gruppo.
Futuro Nazionale annuncia per le prossime settimane un incontro pubblico di presentazione, durante il quale verranno illustrati nel dettaglio il progetto e gli obiettivi del movimento a Porto Recanati.
“Presto organizzeremo un incontro dove presenteremo con dovizia di particolari il nostro progetto. Quindi, a presto!!”, conclude il comitato.
Nuovo cambio negli equilibri del centrodestra maceratese. Il consigliere comunale Andrea Blarasin lascia Fratelli d'Italia e aderisce a Futuro Nazionale, il movimento politico fondato dal generale Roberto Vannacci. Una scelta che, spiega lo stesso amministratore, è maturata al termine di una riflessione politica e personale.
«È una scelta maturata dopo un'attenta riflessione politica e personale – dichiara Blarasin – e nasce dalla volontà di proseguire il mio impegno pubblico all'interno di un progetto nel quale riconosco valori che hanno sempre accompagnato il mio percorso: comunità, identità, sicurezza, lavoro, attenzione alle famiglie, ai territori e alle persone più fragili».
Esponente della tradizione della destra sociale, Blarasin ribadisce che «la politica deve essere prima di tutto servizio alla comunità, presenza concreta e capacità di dare risposte ai problemi reali dei cittadini».
«Non cambio i miei principi – aggiunge – cambia il percorso politico attraverso il quale intendo continuare a rappresentarli. Credo che un amministratore debba poter esprimere con libertà le proprie idee, mantenendo autonomia di pensiero, coerenza e responsabilità verso gli elettori».
Nel percorso che ha portato all'adesione, il consigliere comunale cita il confronto avuto con Gianni Alemanno e con Fabrizio Ciarapica, coordinatore regionale di Futuro Nazionale.
«Ringrazio Gianni Alemanno e Fabrizio Ciarapica per il confronto e la disponibilità dimostrata in questa fase. Ho trovato in Futuro Nazionale la volontà di costruire una proposta politica attenta ai territori, al ruolo degli amministratori locali e alla formazione di una nuova classe dirigente. Un progetto che sta inoltre coinvolgendo molti giovani, restituendo entusiasmo e partecipazione a una nuova generazione che vuole avvicinarsi alla politica e assumersi responsabilità per il futuro delle proprie comunità».
Sull'adesione interviene anche Gianni Alemanno: «Andrea Blarasin, che conosco bene fin dai tempi della militanza giovanile, rappresenta una delle migliori esperienze amministrative della destra marchigiana. Il fatto che scelga di aderire al progetto di Futuro Nazionale è un'ulteriore dimostrazione che la vera destra oggi non alberga nel centrodestra di governo ma trova il suo punto di riferimento in Roberto Vannacci. Il ruolo istituzionale di Blarasin è stato guadagnato sul campo attraverso le preferenze dei cittadini e quindi ha tutto il diritto di fare le scelte che ritiene più opportune per rispettare il suo mandato elettorale».
Parole di soddisfazione anche da parte di Fabrizio Ciarapica, coordinatore regionale di Futuro Nazionale: «Accogliamo con grande entusiasmo l'adesione di Andrea Blarasin nel nostro partito. La sua comprovata esperienza amministrativa, unita al profondo legame con la città di Macerata e con i valori della nostra comunità, rappresenta un valore aggiunto fondamentale per la crescita di Futuro Nazionale nelle Marche».
Blarasin conclude assicurando che «il mio impegno per Macerata continua con lo stesso senso di responsabilità di sempre». «Continuerò a lavorare sui temi concreti che riguardano la nostra città, dalla sicurezza al decoro urbano, dallo sviluppo economico alla qualità della vita dei cittadini. Entro in Futuro Nazionale con entusiasmo e responsabilità, con l'obiettivo di contribuire alla costruzione di una politica più vicina alle comunità locali e al territorio marchigiano».
La vicenda della presidenza della Terza Commissione consiliare Urbanistica torna al centro del dibattito politico a Macerata. Il consigliere comunale Simone Livi (FdI) interviene con una proposta che punta a ricomporre la frattura interna alla maggioranza, chiedendo un passo di responsabilità istituzionale per chiudere una situazione che si trascina da settimane.
«Rivolgo un appello a Silvano Iommi affinché valuti un gesto di responsabilità istituzionale, rassegnando le dimissioni dalla Presidenza della Commissione», afferma Livi, secondo il quale la questione dovrebbe essere risolta «nel rispetto degli accordi politici e nell’interesse della maggioranza».
Il consigliere aggiunge di essere disponibile a fare un passo ulteriore: «Se questo consentirà di ristabilire gli equilibri concordati, rinuncerò senza esitazione alla presidenza, purché a Fratelli d’Italia venga riconosciuta la guida di una commissione consiliare, come previsto dagli accordi di coalizione».
Una posizione che Livi rivendica come un atto politico e non personale. «In queste settimane qualcuno ha voluto rappresentare questa vicenda come una mia battaglia per una poltrona. È una ricostruzione che respingo con fermezza».
Secondo il consigliere comunale, il punto centrale della discussione non sarebbe l’attribuzione di un incarico, ma il rispetto degli impegni assunti all’interno della coalizione. «La mia proposta dimostra il contrario: ciò che mi sta a cuore non è il destino di Simone Livi, ma il rispetto della parola data, la credibilità della politica e la stabilità della maggioranza».
Livi sottolinea quindi la disponibilità a rinunciare a un ruolo pur di trovare una soluzione condivisa. «Non difendo un incarico personale. Difendo il valore degli accordi, la lealtà tra alleati e la convinzione che gli interessi della coalizione e della città debbano prevalere su quelli dei singoli».
Il consigliere invita ora tutte le parti coinvolte a un confronto improntato alla responsabilità. «La politica dà il meglio di sé quando si è disposti a sacrificare qualcosa di proprio per costruire qualcosa di più grande».
"L'assessore Renna scarica le responsabilità sui cittadini, ma dimentica le vere cause dell'aumento della Tari". Torna ad attaccare la gestione del centrodestra la consigliera comunale di minoranza e segretaria del Partito Democratico cittadino, Ninfa Contigiani, che interviene nel dibattito sul Piano economico-finanziario del servizio rifiuti, in discussione lunedì prossimo in Consiglio comunale, mentre martedì 28 il Consiglio regionale sarà chiamato ad affrontare il nuovo Piano regionale dei rifiuti.
"La realtà - sostiene Contigiani - è che il Piano economico-finanziario per il quadriennio 2026-2029 continuerà a rimodulare la Tari al rialzo, confermando un incremento dei costi del servizio. Sono questi i fatti. Poi ci sono le cause, che l'assessore Renna, nell'intervento pubblicato sulla stampa, fa finta di dimenticare, arrivando perfino ad accusare i cittadini di essere stanchi e poco efficienti perché, nelle zone più popolose, la raccolta differenziata non funzionerebbe e non verrebbero rispettati gli orari di conferimento".
Secondo la consigliera dem, la situazione sarebbe ben diversa. "Per correttezza andrebbe ricordato che i maceratesi, prima del cambio di governo in Provincia e nei Comuni, facevano la raccolta differenziata e la facevano bene, tanto che il territorio era arrivato a sfiorare il 75%. Se oggi i costi aumentano è perché in questi anni sono state compiute precise scelte politiche che hanno compromesso il sistema".
Contigiani individua quattro responsabilità principali dell'attuale amministrazione. "La prima è l'abbandono di ogni attività di sensibilizzazione, formazione e informazione. Sono stati eliminati incontri pubblici, laboratori nelle scuole, momenti di confronto con i cittadini e perfino la distribuzione del calendario della raccolta, giustificando tutto con un presunto risparmio di carta. Così si è smesso di accompagnare i cittadini nel corretto conferimento dei rifiuti".
"La seconda responsabilità riguarda la gestione della nuova discarica. Quando la destra è arrivata al governo ha trovato un percorso già avviato, con gli otto siti ritenuti idonei. Ha azzerato tutto perché, nel frattempo, alcune amministrazioni erano cambiate colore politico. Dopo cinque anni non è ancora stata individuata una soluzione e, nel frattempo, sono state forzate procedure e graduatorie. Prima il sindaco di Macerata commissiona uno studio che individua il sito nel territorio comunale, poi, con le elezioni alle porte e sotto la pressione dei cittadini, insieme al presidente della Provincia Gentilucci modifica la graduatoria orientandola verso Montefano, Comune non amministrato dal centrodestra".
Per la consigliera, il ritardo avrebbe avuto anche conseguenze economiche. "In questi anni, mentre si rinviavano le decisioni, si è continuato a conferire i rifiuti a Cingoli pagando una tariffa di abbancamento enormemente più elevata, con costi che hanno finito per gravare sulle tasche dei cittadini".
Infine l'affondo sulla governance del Cosmari. "La destra ha voluto conquistare la presidenza e la maggioranza del Consiglio di amministrazione del Consorzio, chiedendo al centrosinistra di svolgere un ruolo puramente di facciata. Abbiamo rifiutato quella proposta e credo che sia stata una scelta giusta, perché la gestione di questi anni ha portato il Cosmari a una situazione di grave difficoltà finanziaria".
Secondo Contigiani, dietro queste scelte ci sarebbe una strategia precisa. "Si sta progressivamente indebolendo il servizio pubblico del Consorzio dei Comuni attraverso decisioni sbagliate e continui aumenti tariffari, così da convincere i cittadini che l'unica soluzione sia il termovalorizzatore affidato a una gestione privata".
Una prospettiva che, secondo la consigliera di opposizione, sarebbe tutt'altro che immediata. "Anche un eventuale termovalorizzatore dovrebbe essere localizzato, finanziato, progettato, appaltato e costruito, conclude Cintigiani. Sono procedure che richiedono tempi lunghi. È difficile immaginare che possa entrare in funzione prima di almeno dieci anni. Nel frattempo, però, i cittadini continuano a pagare una Tari sempre più alta".
La Camera ha approvato un emendamento al decreto legge Sport che introduce nuove misure per la sicurezza delle piscine, prevedendo la chiusura degli impianti dotati di bocchettoni di aspirazione e grate non conformi alle norme vigenti. L'obiettivo del provvedimento è ridurre il rischio del cosiddetto "effetto ventosa", un fenomeno che può provocare l'intrappolamento dei bagnanti e che negli anni è stato all'origine di numerosi incidenti, molti dei quali hanno coinvolto bambini.
L'approvazione arriva all'indomani della tragedia avvenuta a Monterotondo, dove ha perso la vita un bambino di cinque anni. La misura, elaborata in Commissione Cultura e sostenuta trasversalmente da tutte le forze politiche, si applica alle piscine pubbliche e private aperte al pubblico, comprese quelle di strutture ricettive e circoli.
Per proprietari e gestori degli impianti la scelta sarà obbligata: adeguare i sistemi di aspirazione oppure sospendere l'attività.
Tra le principali novità introdotte dal provvedimento figura l'obbligo di installare sistemi anti-intrappolamento, con griglie e bocchettoni progettati per distribuire i flussi di aspirazione ed evitare fenomeni vorticosi in grado di bloccare i bagnanti.
È prevista inoltre la sospensione immediata dell'impianto qualora i controlli accertino irregolarità non sanate.
Il testo istituisce anche un fondo statale da 4,7 milioni di euro per il 2026, destinato a sostenere Comuni ed enti pubblici nell'adeguamento delle piscine di loro competenza.
A sottolineare l'importanza dell'intervento è stato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento e presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, secondo cui l'approvazione "rappresenta un passaggio significativo per rafforzare la sicurezza nelle strutture acquatiche e prevenire nuovi incidenti". Una volta entrata in vigore la norma, saranno i controlli sul territorio a verificare il rispetto degli obblighi previsti.
Rifiuti da costruzione e demolizione, il Movimento 5 Stelle attacca l’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Marche e chiede una nuova strategia per il riciclo degli inerti.
In vista della seduta del Consiglio regionale del 28 luglio, dedicata alla discussione del Piano, la capogruppo M5S Marta Ruggeri interviene sul capitolo dei rifiuti speciali, in particolare quelli prodotti dal settore edilizio.
«Il nuovo Piano della Giunta analizza i rifiuti da costruzione e demolizione, ma senza una vera strategia di impatto – sostiene Ruggeri -. Parliamo di materiali che rappresentano quasi la metà dei rifiuti speciali prodotti nelle Marche, ma la loro gestione resta legata a indirizzi regionali vecchi di oltre vent’anni».
Secondo la consigliera, il settore avrebbe bisogno di un aggiornamento alla luce delle normative europee e degli attuali strumenti ambientali, che puntano sul recupero degli inerti e sull’utilizzo di materiali riciclati nelle opere pubbliche.
Ruggeri evidenzia inoltre le difficoltà per imprese e centri di raccolta nel reimmettere sul mercato gli aggregati riciclati: «Serve un coordinamento pubblico efficace e una vera politica di filiera per trasformare questi materiali in una risorsa».
Per questo la capogruppo M5S ha depositato una mozione, sottoscritta anche dagli altri gruppi di opposizione, con alcune proposte rivolte alla Giunta regionale: aggiornare le linee guida sugli inerti, individuare nei nuovi strumenti urbanistici aree dedicate allo stoccaggio di terre e materiali da scavo, rendere più competitivi gli aggregati riciclati e promuoverne l’utilizzo nelle grandi opere infrastrutturali.
«I rifiuti da demolizione non devono finire in discarica o restare inutilizzati nei piazzali – conclude Ruggeri -. Devono diventare una risorsa per la transizione ecologica del comparto edile marchigiano».
Giornata di incontri istituzionali a Roma per l'assessore all'Ambiente del Comune di Macerata, Deborah Pantana, che mercoledì 22 luglio ha preso parte a una serie di confronti con i vertici nazionali di Noi Moderati. L'assessore ha incontrato il presidente del partito, Maurizio Lupi, e il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Massimo Dell'Utri, per discutere delle prospettive di sviluppo della città e del territorio maceratese.
Al centro dei colloqui, la condivisione di strategie programmatiche orientate al rilancio economico di Macerata, con particolare attenzione ai progetti di gemellaggio e cooperazione internazionale, considerati strumenti per rafforzare l'attrattività della città, creare nuove opportunità di crescita e sostenere il tessuto produttivo locale. Tra i temi affrontati anche la sostenibilità ambientale e la valorizzazione del territorio attraverso iniziative capaci di coniugare sviluppo e qualità della vita.
L'incontro è stato inoltre l'occasione per ribadire il ruolo che Noi Moderati intende svolgere a fianco delle amministrazioni locali, valorizzando il contributo delle liste civiche e promuovendo un dialogo costante con gli enti territoriali.
"È stato un momento di confronto estremamente positivo e costruttivo – ha dichiarato Deborah Pantana –. Con il sottosegretario Dell'Utri ci siamo soffermati in particolare sull'importanza dello sviluppo di gemellaggi strategici, strumenti fondamentali per promuovere le nostre eccellenze sul piano internazionale, attirare opportunità e dare nuova linfa allo sviluppo economico di Macerata. Con l'onorevole Lupi abbiamo ribadito la volontà comune di mettere sempre al centro la città e i suoi cittadini. Noi Moderati dimostra nei fatti di essere vicina alle amministrazioni locali e di saper dare voce concreta alle esigenze della comunità e al mondo delle liste civiche".
Nel corso degli incontri è stato fatto il punto anche sulle principali linee programmatiche del partito a sostegno delle comunità locali. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento dei gemellaggi internazionali per favorire scambi turistici, culturali e commerciali, il sostegno al civismo e agli amministratori locali, oltre a misure finalizzate a promuovere uno sviluppo sostenibile che sappia coniugare tutela ambientale, innovazione e crescita economica.
L'obiettivo condiviso è quello di consolidare un canale di dialogo diretto con il Governo e i vertici nazionali, trasformando progetti di cooperazione internazionale e iniziative territoriali in opportunità concrete per lo sviluppo di Macerata.
Nel corso della giornata, il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha inoltre ringraziato i vertici locali del partito per il lavoro svolto, rivolgendo un riconoscimento al commissario regionale Tablino Campanelli, alla commissaria provinciale Maika Gabellieri, al coordinatore comunale Luigi Carelli e ai componenti della lista "Civici per le Marche".
ANCONA – Dopo settimane di polemiche, il Consiglio regionale delle Marche ha approvato la proposta di legge presentata dalla Giunta guidata dal presidente Francesco Acquaroli, ribattezzata nel dibattito politico e mediatico "legge anti kebab".
Il provvedimento, approvato con 19 voti favorevoli e 9 contrari, punta a fornire ai Comuni nuovi strumenti per la valorizzazione dei centri storici, favorendo le attività considerate espressione dell'identità del territorio e limitando l'insediamento di alcune tipologie commerciali ritenute non coerenti con il contesto urbano.
La norma nasce con l'obiettivo dichiarato di contrastare il progressivo impoverimento commerciale dei centri cittadini, sostenendo botteghe artigiane, produzioni locali, attività legate alla tradizione marchigiana e iniziative capaci di preservare il decoro urbano.
Per la maggioranza si tratta di una risposta concreta a un fenomeno che negli ultimi anni ha visto molti negozi storici chiudere i battenti, lasciando spazio a serrande abbassate e locali sfitti.
A difendere il testo in Aula è stato Marco Ausili, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e relatore di maggioranza.
«La legge approvata oggi serve a ridare identità, qualità e futuro ai nostri centri storici, non a discriminare nessuno», ha dichiarato, respingendo le accuse rivolte dalle opposizioni. Secondo Ausili, il provvedimento mette a disposizione dei Comuni strumenti per programmare meglio lo sviluppo commerciale e salvaguardare le caratteristiche delle città marchigiane.
Di segno opposto la posizione del centrosinistra, che ha contestato il provvedimento sia nel metodo sia nel merito.
Le opposizioni hanno criticato l'assenza di risorse economiche dedicate, ritenendo difficile rilanciare davvero il commercio senza investimenti concreti, e hanno evidenziato il mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli operatori economici nella fase di elaborazione della legge.
Per Massimo Seri, consigliere della lista Ricci Presidente e relatore di minoranza, il testo non offre risposte efficaci alle difficoltà dei Comuni e delle imprese.
«Mi aspettavo qualche elemento innovativo che aiutasse concretamente amministrazioni e operatori economici, ma non lo ritrovo», ha affermato, tornando a sottolineare anche il tema delle coperture finanziarie.
Il confronto si è concentrato anche su uno degli aspetti più discussi della norma: la possibilità di limitare l'apertura di attività commerciali legate a prodotti etnici o non riconducibili alle produzioni tipiche locali. Un punto che ha alimentato il dibattito politico fin dalla presentazione della proposta e che ha portato il provvedimento a essere definito, dai suoi critici, "legge anti kebab".
Con l'approvazione in Consiglio regionale si chiude l'iter legislativo della norma. Ora l'attenzione si sposterà sulla sua attuazione concreta e sul ruolo dei Comuni, chiamati a tradurre le nuove disposizioni in strumenti urbanistici e regolamenti locali. Sullo sfondo resta un confronto politico destinato a proseguire, tra chi vede nella legge un'opportunità per rilanciare i centri storici e chi, invece, la considera un intervento privo delle risorse necessarie per affrontare la crisi del commercio di prossimità.
Il Partito democratico di Potenza Picena interviene sul tema della gestione dei rifiuti e dell’aumento della Tari, chiedendo chiarimenti all’amministrazione comunale e annunciando un approfondimento sui dati, sui costi del servizio e sulle strategie future per il territorio. Nel comunicato diffuso dal Pd vengono evidenziate criticità legate al decoro urbano, alla raccolta differenziata e alla necessità di nuovi interventi strutturali. Vi copiamo integralmente il comunicato che è stato divulgato.
Una delle sorprese più scottanti di questa già torrida estate è l’impennata della tassa sui rifiuti, già aumentata negli scorsi anni e che non sembra destinata a riduzioni. Molti gli aspetti che concorrono a questa situazione per le tasche dei cittadini di Potenza Picena e il Partito Democratico si è preso l’impegno di approfondirli, al fine di garantire una corretta informazione alla cittadinanza.
Già a colpo d’occhio sconcerta l’impegno economico crescente richiesto ai potentini, per nulla ripagato da strade pulite e sgombre da rifiuti. Sacchetti conferiti nei giorni e nei momenti sbagliati, ingombranti a bordo strada e cassonetti differenziati ormai solo dalle scritte esposte, ma che in realtà ospitano ogni genere di rifiuto indifferenziato.
Partiamo quindi dalle basi, da quanto avviene dentro le nostre case. Come è possibile che il Comune che fu pilota del progetto porta a porta si sia ridotto a non distinguere i diversi cassonetti? Come possiamo giustificare che una comunità che ha bonificato una discarica non riesca a conferire uno stendino rotto all’isola ecologica e preferisca invece abbandonarlo a bordo strada? Cosa ha reso un territorio virtuoso una fotografia sbiadita e logora di sé stesso? Cosa è cambiato?
Innanzitutto è cambiato il governo del Paese. È infatti innegabile che quello che nei primi anni Duemila era solo un comune di provincia oggi è una città che esprime una giunta filogovernativa, ha eletto un suo concittadino presidente della Regione e può vantare addirittura il presidente della ditta Cosmari, Consorzio Smaltimento Rifiuti per l’appunto.
È giustificabile una tale involuzione proprio oggi, quando l’agire del nostro Comune potrebbe essere esemplare per la Regione o quanto meno rispettoso delle tasche dei cittadini? Noi crediamo di no.
Dati alla mano, la produzione totale dei rifiuti del nostro Comune è salita da 534,86 kg di rifiuti per abitante prodotti nel 2014 (anno che vede uscire il Pd dal governo della città) a 554,35 kg nel 2024. A questo va aggiunto un significativo calo nella raccolta differenziata, passata da 6.322,685 tonnellate nel 2014 a 6.188,086 tonnellate nel 2024: una flessione che produce un aumento dei rifiuti non differenziati, quindi destinati allo smaltimento in discarica.
Non si parla a caso di gestione dei rifiuti perché, come per qualsiasi questione amministrativa, le scelte dovrebbero essere oculate e aderenti alle specificità del territorio. Gestite, appunto, non lasciate all’emergenza o alla singola iniziativa virtuosa.
I costi che le famiglie sostengono sono infatti il risultato delle scelte fatte dalla politica e negli ultimi anni, purtroppo, gli investimenti che traducono le direzioni politiche delle giunte prima Acquaroli e poi Tartabini hanno solo perpetuato trascuratezza e mancanza di visione.
E pensare che qualche investimento sui rifiuti non nutrirebbe solo la gloria del Comune, ma anche la salute, il decoro urbano e, non ultimo, permetterebbe ai cittadini di risparmiare qualche centinaio di euro. È incredibile che in dodici anni di governo non si sia individuato un solo grande intervento strutturale.
Altrettanto grave è la mancanza di campagne di sensibilizzazione continue ed efficaci, che si sarebbero potute realizzare anche a costo zero attraverso i canali social. È certamente lodevole l’iniziativa di sensibilizzazione rivolta ai turisti, così come necessaria la figura del vigilante dei rifiuti, ma si tratta di azioni puntuali e isolate in un contesto che avrebbe bisogno di interventi organici.
Quanto sarebbe invece risultato incisivo un intervento di formazione pensato per la cittadinanza residente, magari partendo dai quartieri con maggiori problematiche, così come il rilancio della pratica virtuosa attraverso una sperimentazione della tariffa puntuale, capace di premiare i cittadini più attenti?
Crediamo infatti che una corretta gestione dei rifiuti sia anche un veicolo di legalità, dove il rispetto delle regole tutela il territorio di tutti e le tasche del singolo.
Guardando al futuro, spiace constatare come le tematiche ambientali siano sempre molto lontane dalla sensibilità della giunta Tartabini. L’Unione Europea ha individuato il punto d’origine della catena del rifiuto come il più importante e impattante nella gestione dello smaltimento: produrre meno rifiuti significa gestire e smaltire meno rifiuti.
Sarà quindi necessario capire come riusciremo entro il 2035, secondo la Direttiva (UE) 2018/850, a limitare al 10% il conferimento dei rifiuti in discarica con gli attuali dati di produzione.
Una strategia di facile realizzazione come il compostaggio rionale potrebbe rappresentare un’ulteriore soluzione per ridurre i costi e contribuire alla cura del verde urbano, quartiere per quartiere.
Meno rifiuti in discarica dovrebbe essere un obiettivo chiaro della nostra Giunta, anche alla luce delle vicende che stanno interessando il Comune di Montefano e Macerata per la realizzazione della nuova discarica.
Il percorso dei rifiuti prodotti nelle nostre case attraversa infatti altri territori e spesso termina a casa dei “nostri vicini”. È proprio in questo contesto che un’amministrazione seria non può cedere alla propaganda né arroccarsi nei propri confini, considerando estraneo ciò che accade fuori dal proprio territorio.
Sappiamo bene che è proprio il percorso compiuto dai rifiuti a generare costi significativi sulle nostre tasche, così come sappiamo che la gestione consorziale dello smaltimento è nata per aumentarne l’efficacia, garantire un ambiente più pulito e contenere i costi.
Non vogliamo tornare indietro: lasciamo volentieri le roccaforti alle rievocazioni storiche. Dai banchi dell’opposizione esigiamo soluzioni efficaci, capaci di rispettare il nostro territorio e, soprattutto, i suoi abitanti.
I consiglieri comunali di minoranza Nalmodi, Rovazzani, Sabbatini, Piscitelli e Ubaldi annunciano l'avvio di un percorso comune di collaborazione e confronto programmatico in vista delle elezioni amministrative della primavera 2027. L'iniziativa punta a costruire un'alternativa all'attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Andrea Michelini.
In una nota congiunta, i consiglieri spiegano che la decisione di unire le forze nasce da una condivisa preoccupazione per la situazione della città e dalla volontà di proporre un progetto amministrativo alternativo.
Secondo gli esponenti dell'opposizione, negli ultimi anni l'amministrazione avrebbe privilegiato «proclami e propaganda» senza affrontare in modo efficace le principali esigenze del territorio, lasciando irrisolte le priorità della comunità.
L'obiettivo dichiarato è quello di avviare una nuova fase amministrativa capace di riportare Porto Recanati a ricoprire un ruolo centrale nel territorio attraverso una pianificazione sui temi ritenuti strategici, tra cui sicurezza e decoro urbano, welfare e sostegno alle famiglie, infrastrutture, servizi e sviluppo economico.
«Non stiamo parlando di una semplice alleanza elettorale, ma di un patto di responsabilità per la nostra comunità– dichiarano congiuntamente i consiglieri di opposizione –. Porto Recanati non può più permettersi di essere governata a colpi di slogan pubblicitari e promesse mai mantenute. Gli unici risultati tangibili sono stati ottenuti grazie al supporto della Regione Marche. Per il resto il nulla assoluto. Di fronte a un'azione amministrativa inconcludente e permalosa noi rispondiamo unendo le nostre voci e le nostre competenze. Vogliamo offrire ai cittadini un progetto di governo alternativo, solido e concreto. Porto Recanati deve tornare a essere fiera, dinamica e protagonista».
I consiglieri definiscono il percorso avviato come un laboratorio programmatico, aperto a quanti condividano l'obiettivo di costruire una proposta politica alternativa per il governo della città e di offrire risposte alle esigenze della maggioranza dei cittadini.
Una spesa da oltre 10mila euro per la sistemazione delle aiuole davanti allo Sferisterio finisce al centro della polemica politica. A sollevare la questione è Roberto Cherubini, esponente del Movimento 5 Stelle di Macerata, che chiede maggiore trasparenza sull'intervento disposto dal Comune in vista del Macerata Opera Festival.
Nel mirino c'è una determina con cui l'amministrazione ha affidato i lavori di "sistemazione e rinnovo del verde urbano" in piazza Nazario Sauro, per un importo di oltre 10.800 euro.
Cherubini precisa di non mettere in discussione la necessità di curare il decoro della città, soprattutto in occasione di una manifestazione di rilievo come il Macerata Opera Festival. Le perplessità riguardano invece le modalità con cui è stato affidato l'intervento.
«L'affidamento è diretto, senza gara e senza confronto tra più operatori», osserva l'esponente del M5S. Una procedura consentita dalla normativa per importi inferiori alle soglie previste dal Codice degli appalti, ma che, secondo Cherubini, «apre una questione di opportunità politica».
Per il rappresentante pentastellato, infatti, resta da chiarire se l'amministrazione abbia realmente ricercato la soluzione economicamente più vantaggiosa. «Oltre 10.800 euro per aiuole e verde urbano non sono pochi. Sarebbe opportuno conoscere nel dettaglio come è composta questa spesa: materiali utilizzati, ore di lavoro, piante installate e manutenzione prevista».
Cherubini evidenzia inoltre che nella determina si fa riferimento a una ditta «in possesso di idonea esperienza», ma si domanda quali siano stati i criteri adottati per la scelta dell'operatore economico. «È stato effettuato un confronto, anche informale, con altri preventivi oppure si è proceduto direttamente all'affidamento?», chiede.
Secondo il M5S, la questione non riguarda tanto la regolarità amministrativa dell'atto quanto il principio della trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche. «Quando si spendono soldi dei cittadini – sostiene Cherubini – il criterio dovrebbe essere sempre quello del massimo controllo, del massimo risparmio e della massima trasparenza».
L'esponente pentastellato sottolinea inoltre come, a suo giudizio, la documentazione disponibile non consenta di comprendere in maniera puntuale le lavorazioni eseguite e ricorda che, in passato, lo stesso assessore Iommi aveva definito "funerea" la realizzazione di quell'aiuola.
«La domanda è semplice – conclude Cherubini –: i cittadini stanno pagando il giusto oppure stanno pagando troppo? Anche i piccoli affidamenti meritano attenzione, perché è proprio dalla gestione delle spese ordinarie che passa la credibilità di un'amministrazione».
Il Comune di Morrovalle apre la strada alla Rottamazione Quinquies, offrendo a cittadini e imprese la possibilità di regolarizzare i debiti relativi ai tributi locali e alle sanzioni del Codice della strada con un'importante agevolazione economica. Grazie al regolamento approvato dal Consiglio comunale, sarà infatti possibile estinguere le proprie pendenze pagando esclusivamente la quota capitale dovuta e le eventuali spese di notifica o procedura, ottenendo l'azzeramento totale delle sanzioni e degli interessi di mora. Le domande dovranno essere presentate entro il prossimo 30 settembre.
La misura interessa tutti i carichi pendenti e gli accertamenti divenuti esecutivi, purché non ancora affidati alla riscossione coattiva, emessi entro il 31 dicembre 2024. Rientrano nella definizione agevolata le principali entrate comunali, tra cui Imu, Tari, Cup – relativo a passi carrabili, pubblicità e occupazione del suolo pubblico – oltre alle multe per violazioni del Codice della strada.
Oltre alla cancellazione di sanzioni e interessi, il provvedimento offre una significativa flessibilità nei pagamenti. I contribuenti potranno scegliere se versare l'importo dovuto in un'unica soluzione oppure richiedere una rateizzazione fino a un massimo di 48 rate mensili, con una rata minima di 80 euro. La presentazione della domanda consentirà inoltre di sospendere eventuali procedure cautelari o esecutive già avviate, evitando allo stesso tempo l'apertura di nuovi contenziosi tributari.
L'iter prevede la presentazione dell'istanza entro il 30 settembre, la successiva verifica da parte degli uffici comunali, la comunicazione dell'esito entro il 30 novembre 2026 e il pagamento dell'intero importo o della prima rata entro il 31 dicembre 2026.
«Abbiamo voluto tendere una mano a tutti i cittadini e alle attività economiche del nostro territorio che si trovano in una situazione di temporanea difficoltà – afferma il sindaco Andrea Staffolani –. Non si tratta di una sanatoria che premia chi non rispetta le regole, ma di un patto di collaborazione e buona fede per favorire la regolarizzazione spontanea dei debiti accumulati».
Sottolinea la portata dell'iniziativa anche l'assessore al Bilancio e ai Tributi Alfredo Benedetti, che definisce il provvedimento «un intervento ad alto impatto sociale che offre la possibilità di ripartire». L'assessore evidenzia inoltre come la definizione agevolata consenta anche di autodenunciare eventuali irregolarità di cui il Comune non è ancora a conoscenza, evitando così il pagamento di sanzioni e interessi. «La misura riguarda oltre 560 mila euro di entrate sanabili, con un risparmio complessivo per i contribuenti di oltre 110 mila euro tra sanzioni e interessi», spiega Benedetti, precisando che la definizione si articola in due ambiti: il primo riguarda gli atti notificati e divenuti definitivi entro il 31 dicembre 2024, mentre il secondo offre la possibilità di regolarizzare spontaneamente le violazioni esistenti al 31 dicembre 2025 per le quali il Comune non ha ancora notificato alcun atto.
Gli uffici comunali sono già a disposizione dei cittadini per fornire informazioni e assistenza nella compilazione e nella presentazione delle domande di adesione.
Il Partito Democratico delle Marche riparte da Thomas Braconi, eletto all'unanimità nuovo segretario regionale nel corso dell'assemblea del partito. L'elezione arriva dopo le dimissioni dell'ex segretaria Chantal Bomprezzi, rassegnate all'indomani delle ultime elezioni amministrative.
Braconi, già eletto un anno fa alla guida del PD della provincia di Ancona, assume ora la responsabilità di guidare il partito marchigiano in una fase considerata cruciale per il rilancio dell'organizzazione e per la preparazione delle prossime sfide politiche.
Soddisfazione è stata espressa da Matteo Ricci, che ha definito l'elezione il risultato di un lungo lavoro di ricomposizione interna.
«Finisce l'era delle divisioni. È stato un lungo mese di faticosa tessitura unitaria e sono molto soddisfatto del risultato raggiunto. Finalmente è prevalsa la responsabilità di tutti e la voglia di ricostruire e rilanciare il partito marchigiano, che viene da almeno dieci anni di grandi difficoltà. L'unità è la precondizione per tornare a vincere», ha dichiarato.
Ricci ha inoltre sottolineato come l'accordo raggiunto abbia consentito di evitare il commissariamento del partito regionale.
«Oggi non abbiamo solo evitato un commissariamento, che avrebbe avvilito ulteriormente il nostro elettorato, ma abbiamo posto le basi per tornare a essere forti in vista delle prossime sfide e per costruire un'opposizione efficace al sempre più mediocre governo della Regione», ha aggiunto.
Con l'elezione di Thomas Braconi si apre dunque una nuova fase per il Partito Democratico delle Marche, chiamato a ritrovare compattezza interna e a rafforzare la propria azione politica sul territorio in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.