Una simulazione di soccorso in mare per sensibilizzare cittadini e turisti sull'importanza della prevenzione degli annegamenti e testare il coordinamento tra le diverse forze impegnate nelle emergenze. È l'iniziativa che si è svolta questa mattina sul litorale di Porto Recanati, nella zona Montecatini, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione dell'annegamento, promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità.
L'esercitazione, organizzata dal Comitato di Porto Potenza Picena della Croce Rossa Italiana, rientra nella campagna nazionale "Bandiera Blu: al mare in sicurezza". Inizialmente prevista per sabato scorso, era stata rinviata a causa delle condizioni del mare, ritenute non idonee allo svolgimento delle manovre in piena sicurezza.
Lo scenario simulato ha riguardato una bagnante finita contro alcuni scogli sommersi e rimasta priva di sensi. Dopo la chiamata al 112, è scattato il dispositivo di emergenza che ha coinvolto il Nucleo OPSA (Operatori Polivalenti di Salvataggio in Acqua) della Croce Rossa, intervenuto con una moto d'acqua per il recupero della donna, l'equipaggio sanitario a terra e il Gruppo comunale di Protezione civile di Porto Recanati, impegnato sia nelle operazioni in mare con il gommone sia nella gestione dell'area.
Una volta riportata a riva, la figurante è stata sottoposta alle manovre di rianimazione e successivamente presa in carico dal personale sanitario, che ha applicato i protocolli di emergenza per il trauma, simulando tutte le procedure previste fino al trasferimento.
L'esercitazione ha consentito di verificare l'efficacia del coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti nei soccorsi, elemento ritenuto fondamentale nella gestione delle emergenze in ambiente marino.
«Quella di oggi è stata molto più di una simulazione: è stata una prova concreta della professionalità dei nostri OPSA in mare e dell'efficienza dell'equipaggio di soccorso a terra – ha dichiarato il presidente del Comitato di Porto Potenza Picena della Croce Rossa Italiana, Matteo Carlocchia –. Ogni annegamento è prevenibile quando ci sono preparazione, consapevolezza e collaborazione».
Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Andrea Michelini, che ha ringraziato i volontari coinvolti sottolineando come iniziative di questo tipo rappresentino «un investimento concreto nella sicurezza della comunità e dei tanti turisti che scelgono Porto Recanati durante l'estate».
Il primo cittadino ha inoltre ricordato il valore della Bandiera Blu, riconoscimento ottenuto dalla città per il quinto anno consecutivo, evidenziando come il premio non riguardi soltanto la qualità delle acque, ma anche l'impegno sul fronte della sicurezza, dell'accoglienza e della tutela ambientale.
Anche il consigliere comunale con delega alla Protezione civile Gianluigi Serena ha sottolineato l'importanza di esercitazioni di questo tipo, che consentono di verificare sul campo procedure, mezzi e capacità operative: «Un sistema di Protezione civile efficiente si costruisce prima dell'emergenza, attraverso formazione, addestramento e collaborazione tra tutte le realtà del territorio».
Fa discutere a Urbisaglia la scelta di allestire il palco della tradizionale Festa della Maestà nell'area del parcheggio adiacente al cimitero comunale. La vicenda è emersa dopo la segnalazione giunta questa mattina alla redazione di Picchio News da parte di un lettore, che ha raccolto il malcontento di alcuni cittadini presenti davanti al camposanto.
Nelle ultime ore è poi arrivata la presa di posizione ufficiale degli organizzatori della manifestazione, che hanno spiegato le ragioni della scelta, definendola una decisione "difficile, ma fatta con rispetto e senso di responsabilità".
La protesta dei cittadini: "Scelta priva di rispetto e sensibilità"
A farsi portavoce del malumore di diversi residenti è un lettore che, recatosi al cimitero per la consueta visita ai propri cari, ha assistito a scene di forte disappunto tra i presenti. "Un gruppo di donne, visibilmente contrariato, discuteva animatamente della scelta, giudicandola priva di sensibilità e rispetto verso i defunti e verso chi si reca al cimitero per raccoglimento", riferisce la segnalazione.
L'allestimento delle strutture della festa a ridosso del muro perimetrale è stato definito dal segnalante come un'iniziativa "quantomeno infelice" se non una vera e propria "indecenza" che ignora il valore simbolico del luogo. Tra le reazioni più esasperate, c'è "persino chi è arrivato a ipotizzare di trasferire le salme dei propri familiari in altri comuni", sottolinea il lettore. "Per le pie donne presenti, il detto Requiescant in pace sembrava assumere un significato amaro", conclude il cittadino.
La replica degli organizzatori: "Scelta difficile, ma necessaria per la sicurezza"
Di fronte alle preoccupazioni sollevate, l'organizzazione della Festa della Maestà è intervenuta ufficialmente con una nota per spiegare con trasparenza le ragioni del posizionamento. "Comprendiamo perfettamente la sensibilità che questo tema può suscitare. Il cimitero è un luogo caro alla nostra comunità e proprio per questo desideriamo spiegare che non si tratta in alcun modo di una mancanza di rispetto", spiegano i promotori.
La crescita straordinaria registrata dalla manifestazione negli ultimi anni ha infatti reso gli spazi tradizionali del parco insufficienti ad accogliere in sicurezza le migliaia di visitatori previsti. A seguito di numerosi tavoli tecnici con gli enti competenti per l'elaborazione dei piani di Safety e Security, l'ampliamento verso l'area del parcheggio del cimitero si è rivelata l'unica soluzione praticabile.
"Non è stata una decisione presa con leggerezza. Abbiamo valutato diverse alternative, ma nessuna era praticabile dal punto di vista tecnico e della sicurezza. L'unica altra opzione sarebbe stata quella di contingentare gli ingressi con i varchi, escludendo molti cittadini dalla festa", spiegano gli organizzatori, rassicurando comunque che "sarà sempre garantito, ogni sera, il passaggio e la possibilità di accedere al parcheggio, cercando di limitare al minimo ogni disagio e trattando il luogo con la dignità e l'attenzione che merita".
"Sappiamo che non tutti condivideranno questa decisione e rispettiamo ogni opinione espressa con spirito costruttivo - conclude il comunicato -. Chiediamo soltanto di comprendere che questa scelta nasce da valutazioni tecniche approfondite e dalla volontà di garantire una Festa della Maestà sicura, accogliente e aperta a tutti".
"Le tariffe riconosciute ai canili convenzionati delle Marche sono ormai insufficienti a garantire una gestione adeguata delle strutture". È la denuncia della rete "Uniti per Chi Non Ha Voce", che riunisce quindici associazioni animaliste marchigiane e che ha inviato alla Regione Marche una richiesta formale per l'aggiornamento dei contributi giornalieri destinati ai canili.
Attualmente, spiegano le associazioni, molti Comuni riconoscono tra 1,94 e 2 euro al giorno per ogni cane ospitato, una cifra che, secondo la rete, non sarebbe più in grado di coprire nemmeno le spese alimentari.
«Con questi importi non si paga neppure il cibo – sottolineano – figuriamoci le cure veterinarie, il personale, la pulizia, la manutenzione, le utenze, la gestione sanitaria e quella amministrativa».
La richiesta rivolta alla Regione punta all'adeguamento delle tariffe, ferme all'ultimo aggiornamento del 2019, ma anche all'introduzione di criteri uniformi per gli affidamenti, così da evitare gare al massimo ribasso, e a un rafforzamento dei controlli sulla qualità dei servizi offerti dalle strutture convenzionate, comprese quelle gestite dalle Unioni Montane.
Secondo la rete animalista, negli ultimi anni i costi di gestione sono cresciuti in maniera significativa. Il prezzo dei mangimi di qualità sarebbe aumentato tra il 30 e il 40% rispetto al 2019, con incrementi ancora più elevati per gli alimenti destinati a cuccioli, animali anziani o con particolari esigenze sanitarie.
Aumenti che hanno interessato anche le cure veterinarie, dagli antiparassitari ai vaccini, fino ai farmaci e agli interventi chirurgici, senza dimenticare il costo del personale, dell'energia, dell'acqua, dello smaltimento dei rifiuti e della manutenzione ordinaria e straordinaria.
Per le associazioni, mantenere tariffe così basse rischia di compromettere la qualità dell'assistenza agli animali.
A sostegno della richiesta viene richiamata anche la delibera n. 527 del 2025 dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), che individua come congrua una tariffa compresa tra 3,50 e 4,50 euro al giorno per cane, ritenuta necessaria per garantire sostenibilità economica, trasparenza e adeguati standard di benessere animale.
La rete evidenzia inoltre come il vero problema dei costi sia rappresentato dall'elevato numero di ingressi nei canili.
«Se si vuole davvero ridurre la spesa pubblica – affermano – occorre investire nella prevenzione del randagismo e nelle politiche di controllo del territorio, piuttosto che continuare a comprimere le tariffe riconosciute alle strutture».
Le quindici associazioni chiedono infine alla Regione Marche un intervento concreto.
«La Regione ha il dovere, ma anche l'opportunità, di adottare un provvedimento chiaro, aggiornato e coraggioso che rimetta al centro la dignità dei cani ospitati e la trasparenza dell'azione amministrativa».
Disagi e proteste per il cambio dell'orario del trasporto pubblico urbano entrato in vigore da sabato 1° agosto. A segnalare quanto accaduto è un cittadino di Macerata, che denuncia una presunta carenza di comunicazione nella gestione del passaggio all'orario festivo.
Secondo il suo racconto, la moglie si è recata nella mattinata di oggi alla fermata dell'Inps, dove avrebbe atteso l'autobus per oltre un'ora insieme ad altri passeggeri, ignara dell'entrata in vigore dei nuovi orari.
Il cittadino sostiene che alle fermate non fosse presente alcun avviso relativo alla modifica del servizio e lamenta che le informazioni non sarebbero state adeguatamente diffuse. Nella sua segnalazione afferma inoltre che la comunicazione sul cambio degli orari "non sarebbe stata pubblicata sul sito del Comune di Macerata e riferisce di aver contattato telefonicamente il vicesindaco Francesca D'Alessandro, la quale, sempre secondo quanto raccontato, non sarebbe stata a conoscenza della variazione".
Le conseguenze, a suo dire, avrebbero interessato numerosi utenti. Alla fermata erano presenti anche persone anziane che, non utilizzando internet, sarebbero rimaste prive di informazioni e avrebbero dovuto contattare parenti o conoscenti per poter rientrare a casa.
A chiarire la situazione sarebbe stato un altro passeggero, che ha informato la donna dell'entrata in vigore dell'orario festivo. Successivamente il marito ha contattato telefonicamente un dipendente dell'azienda di trasporto, ricevendo conferma della modifica del servizio.
La protesta si conclude con un duro giudizio sulla gestione della comunicazione.
«Questa mancanza di comunicazione, sia verso il Comune di Macerata sia verso gli organi di stampa locali, è stata veramente una vergogna», scrive il cittadino, che chiede l'intervento dell'assessore al Bilancio e alle Partecipate Barbara Antolini affinché venga fatta chiarezza sulle modalità con cui è stato comunicato il cambio degli orari del trasporto pubblico.
Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali del Comune di Macerata né dell'azienda di trasporto in merito alla vicenda.
Martedì sera, un'amica mi manda un messaggio su WhatsApp. Nessun testo, solo un link e tre parole: "Questo devi vederlo". Apro, guardo, e in effetti aveva ragione, era esattamente il tipo di cosa che sapeva mi avrebbe fatto sorridere. Le rispondo, ci scriviamo un po', e mentre chiudo la conversazione mi rendo conto di una cosa che a chi fa il mio mestiere dovrebbe essere ovvia, ma che a volte dimentichiamo tutti: quel piccolo gesto, quel contenuto passato in privato da una persona a un'altra persona, vale infinitamente più di qualsiasi post con mille like.
Perché mettere un like, ormai, non significa quasi più niente. È diventato un gesto automatico, quasi involontario, lo facciamo scorrendo senza nemmeno fermarci davvero, un colpo di pollice e via! Ma inoltrare un contenuto a qualcuno con la frase "questo devi vederlo" è tutta un'altra cosa, perché lì ci metti la faccia, scegli una persona precisa, ti esponi, dici "ho pensato a te mentre guardavo questo". È il contrario esatto dell'applauso pubblico di un like, è intimità, è fiducia, è un piccolo atto di relazione vera dentro un mondo che di solito premia solo i grandi numeri.
E la cosa interessante, per chi come me osserva questi meccanismi da anni, è che anche le piattaforme se ne stanno accorgendo. Le analisi più recenti sull'algoritmo di Instagram raccontano che le condivisioni, i salvataggi e il tempo che passiamo davanti a un contenuto stanno diventando molto più importanti del semplice like, e in particolare che l'invio di un post a un'altra persona è considerato il segnale più forte in assoluto. In altre parole, anche la macchina ha capito quello che noi sappiamo istintivamente: che una cosa mandata in privato a un amico conta più di cento cuoricini pubblici, perché dietro c'è una scelta, un pensiero, una persona che ha detto "questo merita di arrivare proprio a te".
Il che cambia completamente il modo in cui dovremmo pensare a quello che pubblichiamo. Per anni ci siamo chiesti "come faccio a farmi vedere, come ottengo più like, come divento virale", e ci siamo riempiti i feed di frasi motivazionali, di immagini belle ma vuote, di contenuti costruiti per piacere a tutti e che proprio per questo non dicono niente a nessuno. Ma il contenuto che viaggia davvero, quello che le persone si passano di mano in mano, non è quasi mai il post genericamente ispirazionale. È il consiglio molto specifico, la piccola lista utile, l'osservazione intelligente che ti fa pensare "questo lo mando subito a Paola", l'errore comune spiegato bene, la cosa concreta che risolve un problema o che fa ridere per quanto è vera.
Ed è qui che si nasconde il trucco più semplice e più prezioso che posso darti, quello che uso io stessa prima di pubblicare qualsiasi cosa. Fermati un attimo, guarda il tuo contenuto e chiediti: a chi verrebbe voglia di mandarlo, e soprattutto perché? Se ti viene in mente subito una persona, un nome, una situazione, allora quel contenuto ha una ragione di esistere, ha dentro un'utilità, un'emozione o un punto di vista abbastanza forte da meritare di essere passato a qualcuno. Ma se non ti viene in mente nessuno, se la risposta non arriva, allora probabilmente stai pubblicando qualcosa di carino ma inutile, qualcosa che verrà guardato per un secondo e dimenticato subito dopo.
Perché alla fine è sempre la stessa storia, quella che continuo a raccontarti settimana dopo settimana da questa rubrica. I numeri grandi, la platea, la visibilità, contano molto meno di quanto pensiamo. E non c'è like al mondo che possa competere.
Il Parco del Pincio si arricchisce di una nuova area giochi pensata per garantire divertimento, inclusione e socializzazione. Il Comune di Morrovalle ha infatti completato l'installazione di una moderna struttura ludica inclusiva, progettata per abbattere le barriere architettoniche e offrire a tutti i bambini, senza distinzioni, uno spazio sicuro dove giocare insieme.
Cuore dell'intervento è un grande castello multiattività di oltre 60 metri quadrati, caratterizzato da colori vivaci e da numerose opportunità di gioco. La struttura si sviluppa attorno a tre torrette coperte, tra cui una suggestiva torretta panoramica esagonale, collegate da un ponte a onda inclinato e da un ponte in rete, percorsi che stimolano movimento, equilibrio e coordinazione.
Tra gli elementi più apprezzati figurano tre scivoli di diverse tipologie e altezze – uno a tubo e due curvi – progettati per consentire a bambini di età e abilità differenti di vivere l'esperienza del gioco in piena sicurezza. Completano l'allestimento pannelli didattici e sensoriali dedicati ai temi della pasticceria, del tris e della guida, facilmente accessibili anche ai più piccoli, oltre a un pianerottolo attrezzato con panchina e tavolino per i momenti di relax o di gioco tranquillo.
«I nostri parchi pubblici rappresentano un importante luogo di comunità e devono essere spazi in cui ogni bambino possa sentirsi accolto, libero di giocare e fare amicizia senza ostacoli – sottolinea il sindaco Andrea Staffolani –. Con questa installazione al Parco del Pincio compiamo un passo concreto verso una città sempre più inclusiva, a misura di famiglia e attenta alle esigenze dei più piccoli».
Grande attenzione è stata dedicata anche alla qualità dei materiali e alla sicurezza dell'impianto. La struttura portante è realizzata in acciaio zincato a caldo ad alta stabilità, mentre gli elementi in polietilene trattati anti-UV garantiscono resistenza e durata nel tempo, preservando la brillantezza dei colori. L'intera area di impatto, estesa per oltre 70 metri quadrati, è stata rivestita con pavimentazione antitrauma in gomma drenante di colore rosso mattone.
L'intervento si è concluso con la sistemazione e la pulizia dell'area verde circostante, restituendo ai cittadini uno spazio completamente rinnovato, moderno e pronto a diventare un nuovo punto di riferimento per le famiglie e per i bambini del territorio.
Proseguono secondo il cronoprogramma i lavori di ammodernamento della Strada Statale 502-78 “di Cingoli”, nel tratto compreso tra Belforte del Chienti e Sarnano, un intervento strategico destinato a migliorare i collegamenti nelle aree interne dell’Appennino centrale.
Il cantiere interessa lo Stralcio 2, nel territorio di Cessapalombo, in località Colfano, dove è in corso un investimento complessivo di 21,6 milioni di euro. L’opera è interamente finanziata: i lavori sono stati avviati il 4 agosto 2025 e la conclusione è prevista per l’inizio del 2028, rispettando il termine contrattuale fissato in 793 giorni.
L’intervento rappresenta uno dei tasselli fondamentali della cosiddetta “Autostrada dei Territori Interni”, il grande progetto infrastrutturale destinato a collegare il Montefeltro ad Ascoli Piceno e a rafforzare la rete viaria delle aree interne marchigiane. Per l’intero programma sono già disponibili risorse superiori ai 740 milioni di euro.
Durante il sopralluogo al cantiere il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha ricordato il percorso che ha portato alla realizzazione dell’opera: “Arrivando qui non ho potuto fare a meno di ripensare a cinque anni fa, quando attorno a un tavolo si discuteva della destinazione dei fondi del PNRR complementare con l’allora commissario Legnini. All’epoca l’idea di realizzare una Pedemontana che collegasse Caldarola ad Ascoli sembrava per molti un’utopia”.
“Ho insistito con forza – ha aggiunto Acquaroli – per superare tutte le resistenze e oggi vedere l’avanzamento concreto di questo cantiere mi rende ancora più felice e orgoglioso, perché sono consapevole del suo valore strategico per il territorio. La ricostruzione dei nostri paesi da sola non basta: senza viabilità e senza connessioni veloci non possono esserci sviluppo, impresa, crescita economica e attrattività per gli investimenti”.
Secondo il presidente della Regione, la nuova arteria permetterà di ridurre i tempi di percorrenza, migliorare la sicurezza e offrire una prospettiva di rilancio alle comunità dell’entroterra.
La sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano ha sottolineato il valore dell’investimento per il territorio: “Per troppo tempo l’entroterra marchigiano ha pagato il prezzo dell’isolamento infrastrutturale. Oggi vediamo avanzare un’opera strategica, attesa da tanto tempo, capace di generare sviluppo economico e soprattutto coesione sociale”.
Il commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli ha evidenziato come la Pedemontana rappresenti anche un elemento centrale della rinascita post sisma: “La ricostruzione passa anche e soprattutto dalla ricostruzione infrastrutturale. Con un avanzamento contabilizzato che sfiora il 17% dell’importo contrattuale e con le opere principali, come viadotto e galleria artificiale, ormai in fase esecutiva, questo intervento dimostra concretamente che gli impegni presi con le comunità stanno diventando opere reali”.
L’assessore regionale alle Infrastrutture Francesco Baldelli ha ricordato il significato strategico della Pedemontana delle Marche, definita “Autostrada dei Territori Interni”: “Un anno fa, proprio qui a Cessapalombo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni definì questa giornata storica. Oggi possiamo dire che quella visione infrastrutturale sta prendendo forma”.
Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo tracciato lungo 1,7 chilometri, in sostituzione dell’attuale percorso di 2,2 chilometri, eliminando uno dei tratti più tortuosi della strada. Una volta completata, l’opera consentirà di dimezzare i tempi di percorrenza, aumentando sicurezza e fluidità del traffico.
Tra gli interventi principali figurano il viadotto di 193 metri sul fiume Fiastrone, una galleria artificiale di 47 metri, nuove rotatorie e un attraversamento idraulico sul Fosso Chienti lungo 62 metri. Il viadotto, realizzato in acciaio e calcestruzzo e composto da sei campate, permetterà il superamento del Fiastrone e il collegamento con la nuova rotatoria sulla sponda destra del corso d’acqua.
Nel cantiere sono già stati completati l’attraversamento idraulico e gli scavi principali. Proseguono invece i lavori per il viadotto sul Fiastrone, mentre per la galleria artificiale sono terminati gli scavi e le opere di contenimento. Sono stati realizzati i pali di fondazione profonda delle spalle del viadotto ed è in corso la realizzazione delle opere di elevazione. Completato anche il cordolo di coronamento dei pali in calcestruzzo armato destinati al contenimento della galleria artificiale.
Il progetto prevede,inoltre, la rinaturalizzazione dei tratti stradali dismessi, passaggi per la fauna selvatica e soluzioni tecniche pensate per rendere l’infrastruttura più sicura rispetto ai cambiamenti climatici e al rischio sismico.
Per la sindaca di Cessapalombo, Giuseppina Feliciotti, la presenza delle istituzioni rappresenta un segnale importante: “Ma ancora più importante è vedere che, a un anno dall’avvio del cantiere, i lavori stanno procedendo concretamente. Per le aree interne infrastrutture come la Pedemontana significano più servizi, contrasto allo spopolamento e nuove opportunità per chi vive, lavora e investe in questi territori”.
La SS 502-78 rappresenta un collegamento strategico tra la SS 4 Salaria e la SS 77 della Val di Chienti. Il suo potenziamento migliorerà l’accessibilità delle aree interne, supporterà la ricostruzione post sisma e contribuirà a creare un collegamento alternativo e più efficiente rispetto all’autostrada A14.
Il nuovo polo scolastico di Tolentino entra in una fase decisiva. È iniziato infatti il montaggio della struttura prefabbricata in cemento armato che costituirà l'ossatura del corpo centrale dell'edificio, segnando l'avvio della fase di realizzazione tridimensionale del nuovo campus.
Al cantiere si è svolto un sopralluogo tecnico al quale hanno partecipato il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, i tecnici e i responsabili dell'impresa incaricata dei lavori.
L'intervento procede secondo il cronoprogramma previsto e rappresenta un passaggio fondamentale per la costruzione della nuova struttura scolastica, destinata a ospitare il Liceo Classico, il Liceo Scientifico, il Liceo Coreutico "Filelfo", l'Ite "Filelfo" e l'Ipia "Frau".
"Stiamo costruendo una struttura moderna, sicura e sostenibile, progettata secondo i più elevati standard tecnologici e di efficienza energetica – ha dichiarato il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci –. Il nuovo polo scolastico non sarà soltanto un luogo dedicato alla formazione, ma un punto di riferimento per l'intera comunità, capace di coniugare qualità degli spazi, innovazione e sicurezza".
Con l'arrivo dei prefabbricati prende quindi forma la parte centrale dell'edificio, un passaggio che consentirà di rendere progressivamente visibile la struttura del futuro campus.
"Finalmente è partita la fase di realizzazione e verticalizzazione dell'edificio - commenta il sindaco Mauro Sclavi -. Ringraziamo il presidente Gentilucci e la Provincia di Macerata che hanno dato un nuovo impulso al cantiere. I prefabbricati sono già pronti per essere assemblati e in breve tempo vedremo crescere la struttura, a dimostrazione che il campus c'è".
Una volta completato, il nuovo polo scolastico riunirà diversi istituti superiori della città in un unico complesso, con l'obiettivo di offrire spazi più moderni e funzionali per studenti e personale scolastico.
Undici vittime nel giro di un anno. È il dato che più preoccupa nel quadro degli infortuni sul lavoro nelle Marche, con la provincia di Macerata protagonista di una crescita drammatica degli incidenti mortali.
Secondo i dati Inail diffusi durante l'iniziativa “Inail insieme - incontri con il territorio. La persona al centro”, nel 2025 le morti sul lavoro nel Maceratese sono passate da 2 a 11, segnando l'aumento più rilevante tra le province marchigiane.
Un dato che incide fortemente sul bilancio regionale: nelle Marche gli infortuni mortali sono infatti saliti complessivamente da 15 nel 2024 a 27 nel 2025, in controtendenza rispetto al dato nazionale, dove invece si è registrata una lieve diminuzione, passando da 797 a 792 vittime.
L'aumento regionale è legato soprattutto alle province di Macerata e Ascoli Piceno: nel territorio ascolano le vittime sono cresciute da 2 a 5, mentre nel Maceratese il salto è stato ancora più evidente, da 2 a 11.
Un incremento che ha portato anche a un raddoppio dell'incidenza degli infortuni mortali ogni 100mila lavoratori nelle Marche: si è passati da 2,33 a 4,15.
Il dato arriva in un contesto di crescita occupazionale. Come spiegato dal direttore generale dell’Inail Marcello Fiori, nel 2025 le Marche hanno raggiunto circa 651mila occupati, un risultato positivo che però comporta anche un aumento delle persone esposte ai rischi.
«Le Marche stanno crescendo dal punto di vista occupazionale – ha spiegato Fiori – ma abbiamo registrato alcuni fenomeni in crescita rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda la mortalità». Il direttore generale dell'Inail ha sottolineato proprio il caso della provincia di Macerata: «Stiamo indagando, vogliamo capire perché da 2 vittime si è passato a 11».
Numeri che, come ricordato dallo stesso Fiori, non possono essere letti soltanto come statistiche: «Quelle 11 persone non tornano a casa e hanno messo in una situazione di grave disagio e dolore le proprie famiglie».
Accanto al dato sugli incidenti mortali, nel 2025 nelle Marche sono aumentate anche le denunce complessive di infortunio sul lavoro: da 11.949 a 12.006. Considerando però il rapporto con il numero degli occupati, si registra una lieve diminuzione dell'incidenza, passata da 1.855 a 1.844 denunce ogni 100mila lavoratori.
Un quadro più complesso riguarda invece gli incidenti in itinere, cioè quelli avvenuti nel tragitto casa-lavoro: nelle Marche sono aumentati dell'1,6%, passando da 2.701 a 2.745 casi, ma le vittime sono diminuite da 7 a 4.
Resta dunque il nodo principale: capire cosa abbia determinato l'impennata degli incidenti mortali nel Maceratese e quali misure possano essere messe in campo per invertire un trend che, almeno sul fronte delle vittime, appare in forte controtendenza.
Civitanova Marche entra nel cuore dell’estate con una stagione che, dopo un avvio condizionato dal maltempo, sembra aver ritrovato il suo ritmo. Spiagge, ristorazione e intrattenimento restano i punti di forza della proposta turistica cittadina, con gli operatori che raccontano un’estate caratterizzata da alcune conferme e da nuove tendenze, a partire dalla crescita delle presenze straniere.
A fare il punto è Marco Scarpetta, titolare di Rafael Beach e vicepresidente dell’Associazione Balneari Civitanovesi, che sottolinea come le difficoltà delle prime settimane siano ormai superate. “Finalmente è arrivato il caldo fisso – racconta – dopo diverse giornate di maltempo che hanno stressato strutture, operatori e anche i turisti che aspettavano di godersi il mare. Ora la gente è tornata tranquillamente in spiaggia”.
Sul fronte delle presenze, secondo Scarpetta il flusso appare leggermente più contenuto rispetto agli anni passati, ma con un elemento positivo: l’aumento dei visitatori stranieri, soprattutto dal Nord Europa. “Credo ci sia un po’ meno pressione, ma anche un aumento percentuale delle presenze straniere”, spiega, in attesa dei dati ufficiali di fine stagione.
Una tendenza confermata anche da Aldo Ascani, titolare dello Shada, che individua proprio nella crescita del turismo internazionale uno dei segnali più interessanti dell’estate 2026. “Mai come quest’anno ci sono tanti stranieri – sottolinea – ed è positivo anche perché molti hanno acquistato immobili nel Maceratese e frequentano le spiagge di Civitanova”.
Accanto alla spiaggia, continua a trainare la stagione anche la vita serale. La ristorazione e l’intrattenimento si confermano elementi centrali dell’offerta cittadina, come racconta Mauro Alberti, titolare del Muchacha, che ha registrato una risposta particolarmente positiva nelle ore della cena e del dopo cena. “Abbiamo fatto un exploit veramente inaspettato”, spiega, parlando di una stagione partita presto e comunque positiva, nonostante qualche difficoltà sul fronte delle presenze diurne infrasettimanali e della viabilità sul lungomare sud.
Anche per lo Shada il comparto dell’intrattenimento continua a rappresentare un punto di forza: la formula che unisce spiaggia, ristorazione e club mantiene il proprio richiamo senza particolari cali rispetto agli anni precedenti.
Il quadro che emerge dalle voci degli operatori è quindi quello di un’estate in equilibrio: Civitanova conferma la propria vocazione balneare, mentre cresce il peso di un turismo più internazionale e di un’offerta capace di vivere dalla mattina fino alla notte.
Dopo il riconoscimento Unesco dei Teatri Storici Condominiali delle Marche, il territorio guarda a una nuova grande sfida: riportare i Monti Sibillini al centro del dibattito internazionale con l'obiettivo di costruire un percorso verso l'iscrizione nella lista dei Patrimoni dell'Umanità.
È questo l'ambizioso progetto che accompagnerà la nascita del nuovo Club per l'Unesco “San Ginesio e i Monti Sibillini”, che sarà presentato ufficialmente venerdì 11 settembre alle ore 18 presso l'Auditorium di Sant'Agostino a San Ginesio.
L'associazione nasce con l'obiettivo di promuovere i valori dell'Unesco attraverso la tutela del patrimonio materiale e immateriale, la cultura della pace, lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione dell'identità delle aree interne dell'Appennino centrale.
Tra le prime iniziative del Club ci sarà proprio la volontà di avviare un nuovo percorso culturale, scientifico e istituzionale per sostenere la candidatura del Parco Nazionale dei Monti Sibillini a Patrimonio Mondiale Unesco.
L'idea non nasce da zero. Un primo tentativo di candidatura era stato avviato oltre dieci anni fa, ma il percorso non era riuscito a raggiungere l'obiettivo. Nel tempo, secondo i promotori, il progetto aveva perso forza a causa dell'ampliamento del perimetro della proposta verso territori non pienamente legati all'identità storica e paesaggistica dei Sibillini.
La nuova impostazione punta invece su un elemento centrale: la riconoscibilità del territorio. Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini viene individuato come cuore naturalistico, culturale e identitario dell'Appennino centrale.
Un'area dove natura, storia, spiritualità e tradizioni convivono da secoli. Dal Monte Vettore al Lago di Pilato, dalla Grotta della Sibilla agli antichi borghi medievali, dalle abbazie agli eremi fino ai percorsi della transumanza e alle produzioni locali, i Sibillini rappresentano un patrimonio nel quale ambiente e cultura si intrecciano profondamente.
Una ricchezza che, secondo i promotori, rientra pienamente nella visione Unesco del paesaggio culturale, dove il rapporto tra uomo e ambiente diventa elemento distintivo.
Il nuovo sodalizio avrà il compito di promuovere attività di educazione, tutela del patrimonio, digitalizzazione della memoria storica, ricerca e collaborazione con scuole, università, associazioni e amministrazioni locali.
Il Club opererà nell'area delle alte vallate del Tenna, del Fiastrone e del Fiastrella, coinvolgendo numerosi comuni del territorio dei Sibillini e puntando a creare una rete capace di dialogare con il Parco Nazionale e con i programmi Unesco dedicati alla sostenibilità ambientale.
«La candidatura Unesco non appartiene a una singola associazione o a un singolo Comune – spiegano i promotori – ma deve diventare una sfida condivisa da tutto il territorio».
L'obiettivo è infatti quello di costruire un modello di sviluppo capace di unire tutela ambientale, turismo culturale, ricerca, formazione e rilancio economico delle aree interne.
Il Club per l'Unesco “San Ginesio e i Monti Sibillini” è stato promosso dall'architetto Giuseppe Bocci, ideatore dell'iniziativa e vicepresidente del sodalizio.
La presidenza è stata affidata alla dottoressa Caterina Ciccotti, mentre un ruolo di rilievo nella governance sarà ricoperto dalla professoressa Paola Calafati, considerata una memoria storica del territorio ed esperta di politiche Unesco.
Dopo il riconoscimento ottenuto dai Teatri Storici delle Marche, il territorio marchigiano prova dunque a rilanciare una nuova grande candidatura internazionale. Una sfida che punta a valorizzare uno dei patrimoni naturali e culturali più importanti dell'Appennino italiano.
La Prefettura ha reso noto il calendario delle postazioni degli autovelox che saranno installati lungo la superstrada SS77 della Val di Chienti e sulla SS77 Var per il mese di agosto 2026. Sul sito dell’ente, nella sezione dedicata, è possibile consultare l’elenco completo delle postazioni attive giorno per giorno: l’elenco viene aggiornato mensilmente e comprende sia i servizi gestiti dalla polizia stradale di Macerata sia le postazioni delle polizie locali dei singoli comuni.
IL CALENDARIO COMPLETO DI AGOSTO 2026
Sabato 1 agosto i controlli si apriranno con la polizia locale a Camerino (postazione al km 39+590, direzione mare, dalle 8 alle 13). Domenica 2 e lunedì 3 agosto la polstrada presidierà la superstrada a Macerata con le consuete postazioni ai km 79+070 (direzione monti) e 104+200 (direzione mare), entrambe attive dalle 8 alle 20. Martedì 4 agosto triplo intervento delle polizie locali: a Montecosaro al mattino (km 102+400, 8-13, direzione monti), a Tolentino nel pomeriggio (km 77+270, 13-19, direzione mare) e a Corridonia (km 85+100, 13-19, direzione monti).
Mercoledì 5 e giovedì 6 agosto la polstrada tornerà ad operare a Macerata ai km 79+070 e 104+200 dalle 8 alle 20, mentre giovedì 6 la polizia locale si attiverà anche a Camerino (km 39+590, 13-19, direzione mare). Venerdì 7 agosto nuova giornata di controlli a Macerata gestita dalla polstrada (km 79+070 e 104+200, 8-20). Sabato 8 agosto sarà presente la polizia locale a Caldarola (km 58+600, 13-18, direzione mare), mentre domenica 9 agosto la polstrada sarà a Macerata con le postazioni ai km 79+070 e 104+200 dalle 8 alle 20.
Lunedì 10 agosto le polizie locali opereranno a Belforte del Chienti al mattino (km 63+370, 8-13, direzione monti) e a Tolentino nel pomeriggio (km 77+270, 13-19, direzione mare). Martedì 11 agosto controlli della polizia locale a Caldarola (km 58+600, 8-13, direzione mare), seguiti mercoledì 12 agosto da Montecosaro (km 102+400, 8-13, direzione monti). Giovedì 13 agosto postazioni attive a Corridonia (km 85+100, 13-19, direzione monti) e a Camerino (km 39+590, 13-19, direzione mare).
Venerdì 14 agosto la polstrada sarà a Macerata (km 79+070 e 104+200, 8-20). Nella giornata di Ferragosto, sabato 15 agosto, la polizia locale presidierà Tolentino al mattino (km 77+270, 8-13, direzione mare). Domenica 16 agosto la polstrada tornerà a Macerata (km 79+070 e 104+200, 8-20). Lunedì 17 agosto controlli della polizia locale a Belforte del Chienti (km 63+370, 8-13, direzione monti). Martedì 18 e mercoledì 19 agosto la polstrada effettuerà verifiche a Macerata dalle 8 alle 20 (km 79+070 e 104+200).
Giovedì 20 agosto la polizia locale opererà a Tolentino (km 77+270, 8-13, direzione mare), a Corridonia (km 85+100, 8-13, direzione monti) e a Belforte del Chienti (km 63+370, 13-18, direzione monti). Venerdì 21 agosto postazione della polstrada a Macerata (km 79+070 e 104+200, 8-20). Sabato 22 agosto interventi della polizia locale a Caldarola (km 58+600, 8-13, direzione mare) e a Camerino (km 39+590, 8-13, direzione mare). Domenica 23 agosto controlli gestiti dalla polstrada a Macerata (km 79+070 e 104+200, 8-20).
Lunedì 24 agosto postazione a Tolentino (km 77+270, 8-13, direzione mare). Martedì 25 agosto polizia locale a Belforte del Chienti (km 63+370, 8-13, direzione monti), mentre mercoledì 26 agosto toccherà a Corridonia (km 85+100, 8-13, direzione monti). Giovedì 27 agosto controlli della polizia locale a Caldarola (km 58+600, 13-18, direzione mare). Venerdì 28 agosto la polstrada presidierà di nuovo Macerata (km 79+070 e 104+200, 8-20).
Il weekend finale vedrà la polizia locale a Belforte del Chienti sabato 29 agosto (km 63+370, 13-18, direzione monti) e a Camerino domenica 30 agosto (km 39+590, 8-13, direzione mare). Chiuderà il mese di agosto, lunedì 31, una tripla presenza della polizia locale a Caldarola (km 58+600, 8-13, direzione mare), a Tolentino (km 77+270, 13-19, direzione mare) e a Corridonia (km 85+100, 13-19, direzione monti).
Ecco, nel dettaglio, l'elenco completo delle attivazioni con il relativo chilometraggio:
Il taglio delle accise sui carburanti è entrato in vigore, ma secondo Federconsumatori il provvedimento è ben lontano dalle aspettative e dalle reali necessità di famiglie e consumatori. La riduzione prevista, pari a 17 centesimi tra accise e IVA, riguarda esclusivamente il gasolio e resterà valida fino al 6 agosto.
Per l’associazione dei consumatori si tratta di una misura insufficiente rispetto agli aumenti registrati nelle ultime settimane, aggravati da quelli che vengono definiti “intollerabili fenomeni speculativi”. «È come sfidare un uragano con un ombrellino di carta», sottolinea Federconsumatori, che pur apprezzando l’intenzione del Governo ritiene il provvedimento incapace di compensare gli attuali rincari.
Secondo le stime elaborate dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che tengono conto dell’andamento della materia prima, del cambio euro-dollaro e della variazione delle accise, i prezzi attualmente praticati sarebbero superiori rispetto a quelli dovuti di 23 centesimi al litro per la benzina e 24,8 centesimi al litro per il gasolio.
L’associazione evidenzia inoltre come, nonostante il taglio delle accise avrebbe dovuto essere operativo immediatamente, «alla pompa non se ne vede l’ombra» e il prezzo del diesel continui a viaggiare oltre i 2,19 euro al litro nella modalità self service.
Secondo i calcoli dell’Osservatorio, se la riduzione fosse applicata correttamente, il prezzo del gasolio dovrebbe attestarsi intorno a 2,02 euro al litro, mentre quello della benzina dovrebbe scendere a 1,988 euro al litro.
Federconsumatori quantifica inoltre gli effetti economici dei sovrapprezzi ancora presenti sul mercato. Con l’attuale taglio dell’accisa sul diesel, gli aggravi ammonterebbero a 276 euro annui per famiglia sulla benzina e a 84,48 euro annui per famiglia sul diesel. A questi si aggiungerebbero le ricadute indirette, stimate in 174,90 euro annui per nucleo familiare, legate al trasporto delle merci su gomma, che in Italia interessa oltre l’86% dei prodotti movimentati.
Numeri che, secondo l’associazione, dimostrano l’urgenza di interventi più incisivi e strutturali rispetto ai «soliti provvedimenti spot utili solo a placare, in maniera insufficiente, le emergenze».
Per questo Federconsumatori chiede un taglio delle accise di almeno 25 centesimi sul gasolio e 20 centesimi sulla benzina, da mantenere almeno fino a settembre. L’associazione sollecita inoltre controlli più stringenti contro i fenomeni speculativi, spesso segnalati dai cittadini, e ribadisce la necessità di scorporare le accise dal calcolo dell’IVA, eliminando quello che definisce un meccanismo che comporta «l’imposizione di una tassa su un’altra tassa».
Per finanziare tali misure, Federconsumatori propone infine di reperire le risorse attraverso una adeguata tassazione degli extraprofitti delle aziende energetiche e petrolifere.
Parte a Civitanova Marche il primo ciclo di disinfestazione notturna contro le zanzare organizzato dal Servizio Igiene Urbana del Comune. Gli interventi interesseranno progressivamente tutte le zone del territorio comunale e, salvo condizioni meteorologiche avverse, si svolgeranno nella fascia oraria compresa tra la mezzanotte e le 6 del mattino.
Il programma prenderà il via nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 luglio con il trattamento nelle zone di Civitanova Alta, Zona Industriale B e Zona Industriale A. La notte successiva, tra lunedì 27 e martedì 28 luglio, toccherà all’area del Centro e del Borgo Marinaro, mentre tra martedì 28 e mercoledì 29 luglio gli interventi interesseranno la zona Risorgimento.
Il calendario proseguirà nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 luglio nella zona San Marone, tra giovedì 30 e venerdì 31 luglio nelle aree di Maranello e Santa Maria Apparente, per concludersi tra venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto nelle zone di Fontespina e IV Marine.
Il Comune precisa che il prodotto utilizzato è un insetticida classificato come presidio medico e non è nocivo per le persone, fatta eccezione per particolari situazioni di allergie o intolleranze agli agenti chimici. I cittadini che rientrano in queste categorie sono invitati a segnalare preventivamente la propria situazione, così da consentire eventuali accorgimenti nelle aree interessate.
Durante le ore del trattamento, in via precauzionale, l’amministrazione raccomanda di non sostare all’esterno delle abitazioni, tenere chiuse le finestre, non lasciare all’aperto biancheria, alimenti o bevande e lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo. È inoltre consigliato non lasciare animali domestici all’esterno e rimuovere o rovesciare le ciotole di acqua e cibo presenti negli spazi aperti.
Il Comune ricorda che la lotta alle zanzare richiede anche la collaborazione dei cittadini. È importante evitare il ristagno dell’acqua in contenitori come sottovasi, secchi o ciotole per animali, cambiando frequentemente l’acqua per impedire la proliferazione delle larve.
Accanto agli interventi di disinfestazione adulticida, l’amministrazione porta avanti anche l’attività di disinfestazione larvicida, attraverso l’utilizzo di apposite pastiglie nelle caditoie stradali, con l’obiettivo di bloccare lo sviluppo delle larve degli insetti.
Un collegamento più sicuro, moderno ed efficiente torna a disposizione del territorio. È stato inaugurato il nuovo ponte sulla strada comunale Ripaiolo, a Colmurano, un’opera attesa dalla comunità e realizzata nell’ambito degli interventi di messa in sicurezza della viabilità finanziati con le risorse della ricostruzione post sisma e del Pnrr
Alla cerimonia hanno partecipato il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, il sindaco di Colmurano Mirko Mari e il primo cittadino di Loro Piceno Robertino Paoloni.
L’intervento ha un valore complessivo di 1,1 milioni di euro e restituisce al territorio un’infrastruttura fondamentale per la mobilità locale, capace di migliorare i collegamenti con la Statale 78 e ridurre i tempi di percorrenza verso i centri vicini.
I lavori hanno previsto la demolizione completa del vecchio impalcato e delle pile esistenti, la pulizia dell’alveo del corso d’acqua e la realizzazione di una nuova struttura con travi in acciaio, nuova pavimentazione stradale e parapetti in acciaio corten e legno, progettati per inserirsi nel contesto paesaggistico circostante.
Sono state inoltre realizzate opere di regimentazione idraulica e interventi sulle scarpate attraverso tecniche di ingegneria naturalistica, con l’obiettivo di garantire sicurezza e durabilità nel tempo.
«Ogni infrastruttura che restituiamo a un territorio colpito dal sisma significa fare un passo avanti verso una ricostruzione completa e duratura – ha dichiarato il commissario Guido Castelli –. Ponti e strade non sono semplici opere pubbliche, ma collegamenti che permettono alle persone di vivere, lavorare e fare impresa».
Castelli ha evidenziato come il ponte di Ripaiolo si inserisca nel più ampio programma di rafforzamento della viabilità del cratere, che comprende numerosi interventi su strade comunali e provinciali per garantire collegamenti più sicuri ed efficienti.
Soddisfazione anche da parte del sindaco di Colmurano Mirko Mari, che ha sottolineato il valore strategico dell’opera per l’intera area della valle del Fiastra.
«Con l’inaugurazione del nuovo ponte di Ripaiolo consegniamo alla comunità un’opera attesa e fondamentale – ha dichiarato il primo cittadino –. Questo intervento migliora la qualità della vita dei cittadini, rende più agevoli gli spostamenti e consente di ridurre i tempi di collegamento con Loro Piceno e con la Statale 78».
L’opera è stata finanziata con 700 mila euro dell’Ordinanza del commissario straordinario n. 137 del 2023 e con 400 mila euro del Pnrr, per un investimento complessivo di 1,1 milioni di euro.
La ricostruzione del centro storico di Visso entra finalmente nella fase operativa. Con la consegna del cantiere di Palazzo dei Priori prende il via il primo intervento pubblico nel cuore della “perla dei Sibillini”, un passaggio atteso da anni e destinato a segnare l’avvio della rinascita del borgo dopo il terremoto.
L'intervento riguarda uno degli edifici più importanti della città: Palazzo dei Priori, storica sede comunale, insieme agli edifici privati ad esso aggregati. Il complesso, di origine medievale, ha rappresentato per secoli il centro della vita amministrativa, istituzionale e sociale della comunità vissana.
L'opera ha un valore complessivo di 6,4 milioni di euro, di cui 4,4 milioni destinati ai lavori, e rientra tra gli interventi previsti dalle Ordinanze Speciali per la ricostruzione dei centri storici colpiti dal sisma.
Il progetto prevede un importante intervento di miglioramento sismico, con il consolidamento delle murature in pietra, il rafforzamento di solai, volte e coperture e il recupero dei collegamenti strutturali tra le diverse parti dell'edificio. Particolare attenzione sarà riservata alla conservazione delle caratteristiche storiche e architettoniche del palazzo.
Tra le operazioni previste anche il trasferimento dell'archivio comunale, necessario per consentire lo svolgimento dei lavori e garantire allo stesso tempo la tutela del patrimonio documentale custodito all'interno dell'edificio.
«Palazzo dei Priori rappresenta la storia, l'identità e la memoria della comunità vissana – ha dichiarato il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli – sottolineando come con questo primo cantiere si entri nella fase più concreta della ricostruzione del borgo. Un passaggio reso possibile anche grazie alla realizzazione del tunnel di via Galliano, infrastruttura che ha creato le condizioni di sicurezza necessarie per operare nel centro storico.
Soddisfazione anche da parte del sindaco di Visso Rosella Sensi, che ha definito la consegna del cantiere una giornata storica per la città: «Dopo dieci anni dal sisma vedere finalmente la ricostruzione entrare nel vivo nel cuore della Perla dei Sibillini è un segnale importante».
Il primo cittadino ha ricordato il ruolo della collaborazione tra istituzioni e l'importanza del tunnel di via Galliano, opera strategica finanziata con circa 500 mila euro, che consente il passaggio dei mezzi di cantiere e di soccorso in sicurezza senza compromettere gli edifici storici lungo la strada.
La ricostruzione del centro storico proseguirà con altri interventi già programmati. Per Palazzo Governatori è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica da 6,8 milioni di euro e si procederà ora con la progettazione esecutiva. Per Palazzo Varano il progetto esecutivo da 3 milioni di euro è in fase di consegna, mentre per Chiesa e Palazzo San Giacomo, con un investimento di 5,8 milioni di euro, il progetto è in fase conclusiva.
Con l'avvio dei lavori a Palazzo dei Priori, Visso apre dunque una nuova fase della ricostruzione: dopo anni di attesa, il centro storico torna a essere un luogo di intervento, recupero e futuro, con l'obiettivo di restituire alla comunità i suoi spazi simbolo e il patrimonio storico che rappresenta l'identità della città.
Sta facendo assai dibattere la sentenza di questi giorni, che prevede il carcere per il gioielliere del cuneese che ha ucciso due rapinatori che stavano fuggendo dalla sua gioielleria dopo aver compiuto una rapina. Come sempre accade, l’opinione pubblica risulta divisa secondo le due tifoserie dei sostenitori e degli avversari: ma, si sa, l’opinione pubblica non pensa e si muove solo per istinti privi di riflessione (gli stessi che, con ogni probabilità, troverete a commento di queste mie riflessioni…).
Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: i due uomini uccisi non sono eroi ma delinquenti, che certo hanno pagato in modo esageratamente alto la loro colpa. Il fatto che addirittura lo Stato risarcisca le loro famiglie è un pessimo segnale, considerato il fatto che non sono morti sul lavoro, a meno che per lavoro non si intenda lo svaligiare le gioiellerie puntando la pistola contro il proprietario. Ugualmente non deve passare per eroe il gioielliere, come invece stanno provando a fare i militonti della destra neoliberale: ricordiamo infatti che il gioielliere ha aperto il fuoco sui ladri quando questi erano già in fuga. Non è legittima difesa, con buona pace di chi la va evocando in relazione all’accaduto. Se si spara a qualcuno che sta fuggendo come può essere legittima difesa?
Va tuttavia detto che, se volessimo ragionare con il paradigma di Tommaso Hobbes, chi punta la pistola contro un cittadino sta per ciò stesso uscendo dai perimetri dello Stato per ricadere in quelli dello stato di natura, ove prevale la legge del più forte. Per ciò stesso, l’uomo a cui viene puntata la pistola si deve egli stesso muovere nello stato di natura, poiché là lo ha condotto, contro la sua volontà, l’aggressore. Come si può a questo punto pretendere che l’aggredito rispetti le leggi dello stato che sono state violate dall’aggressore, il quale ha così precipitato se stesso e l’aggredito nello stato di natura? Questo mi pare un punto dirimente: se il gioielliere avesse sparato quando gli stavano puntando l’arma, avrebbe per ciò stesso agito per legittima difesa e andrebbe assolto.
Ma il fatto che egli abbia aperto il fuoco quando i malviventi erano già in fuga non ha giustificazioni possibili: il crimine dei rapinatori, che merita indubbiamente di essere punito come la legge prevede, appare poca cosa rispetto a quello compiuto dal gioielliere. Il reato dei malviventi riguarda la proprietà privata, quello del gioielliere concerne la vita: solo la dilagante idiozia neoliberale, che anima i militonti di destra e la loro ottusità inscalfibile, può giustificare la morte per chi violi la proprietà privata, con ciò riconfermando, oltretutto, che per il liberalismo nella sua variante odierna la sola libertà che realmente conti è quella della proprietà e del mercato. Dunque, nessuna giustificazione per i malviventi, ma nessuna giustificazione ugualmente per il gioielliere che ha sparato a delinquenti che stavano fuggendo senza più mettere in pericolo la sua vita.
In molti stanno evocando la possibilità della grazia per il gioielliere del cuneese Roggero, colpevole di aver freddato a colpi di revolver i delinquenti che avevano svaligiato la sua gioielleria. Si tratta di una richiesta profondamente sbagliata, anzitutto in ragione del fatto che non siamo al cospetto di un caso di legittima difesa o di eccesso di legittima difesa: giuridicamente parlando, si tratta di ritorsione, considerato il fatto che i malviventi (come tali vanno qualificati) stavano fuggendo e che il gioielliere – a cui era stato revocato il porto d’armi – ha sparato loro alle spalle e per di più in mezzo alla strada, con il rischio di colpire i passanti. Reato è quello dei malviventi che hanno compiuto la rapina e ugualmente reato, ancora più grave, è quello commesso dal gioielliere, che ha vigliaccamente sparato alle spalle.
Se, oltretutto, venisse concessa la grazia, si creerebbe un precedente pericoloso: un precedente che, oltre a costituire una palese ingiustizia per quanti hanno subito una condanna per motivi analoghi senza ricevere la grazia, finirebbe per sdoganare la folle idea che in Italia vale la legge del taglione o, se si preferisce, il Far West per cui ognuno può farsi giustizia da sé. Sbagliano tanto coloro i quali stanno provando a santificare i delinquenti che hanno compiuto la rapina e che sono sciaguratamente stati uccisi, quanto coloro i quali stanno glorificando il gioielliere, che oltretutto propriamente un santo non era: nel 2005, aveva puntato la pistola contro il fidanzato della figlia e, a cagione di ciò, aveva patteggiato due mesi di carcere.
Quella del gioielliere sarebbe stata legittima difesa, se egli avesse sparato mentre la rapina si stava svolgendo, quando la vita sua e dei suoi familiari effettivamente era in pericolo. Questo dice la legge: tutto il resto sono chiacchiere ideologiche, care soprattutto a quella demenziale e squallida destra neoliberale che è talmente serva di Washington da averne metabolizzato il concetto stesso di “giustizia” come far west legalizzato e fai da te.
(Foto Roggero Ansa)
Per generazioni abbiamo creduto che l’amore romantico fosse fusione. Condividere tutto - spazio, tempo, amicizie - è stato a lungo considerato il metro di misura della solidità di una coppia, una garanzia contro l'infedeltà e l'abbandono. Eppure, questa presenza fisica costante ha spesso rivelato i suoi limiti: la saturazione, l'illusione di possedere l'altro e il progressivo spegnimento del desiderio.
Nella contemporaneità sta emergendo una nuova consapevolezza: l’allontanamento non è più vissuto come una minaccia, ma come un luogo psichico in cui far nascere la mancanza e, con essa, la passione. La psicoterapeuta e saggista belga Esther Perel lo spiega nel suo lavoro Mating in Captivity: la scrittrice si chiede come possiamo desiderare ciò che già abbiamo, dato che il desiderio non si nutre di certezza, ma di mistero e di spazio.
Perel evidenzia un paradosso fondamentale della vita di coppia: «L'amore vuole accorciare le distanze per unire, ma il desiderio ha bisogno di distanza per esistere». Da un lato l’amore necessita di vicinanza e sicurezza, mentre dall'altro il desiderio trae linfa da ciò che è imprevedibile e nuovo. Sono due forze intense e al contempo opposte: la spinta a fondersi rischia di far morire l’erotismo, che al contrario vive di conquista. Per cui il problema non è scegliere tra amore e sesso, ma trovare il giusto equilibrio tra il bisogno di sicurezza e libertà.
Quando l'altro diventa del tutto prevedibile, quando la trasparenza è totale e l'individualità viene sacrificata per il "noi", l'eros si spegne perché non c'è più nulla da scoprire o da rincorrere. Spesso pretendiamo che il nostro partner racchiuda in sé la figura del genitore ideale, del migliore amico e del supporto emotivo, ma tutto ciò finisce per schiacciare la passione.
Secondo la scrittrice, un modo per mantenere viva la fascinazione è permettere al proprio compagno di alimentare la sua sfera autonoma, in cui continuare a crescere ed evolvere con le proprie inclinazioni. Solo così è possibile vederlo come un individuo indipendente anche in contesti diversi, ricreando la giusta distanza emotiva. Il concetto di "presenza ad ogni costo" confonde la vicinanza con la sicurezza. Ma la presenza fisica non è garanzia di presenza emotiva: l'amore adulto richiede il passaggio dall'invischiamento ad una relazione matura.
Questa capacità di vivere serenamente la distanza affonda le radici nella teoria dell'attaccamento di John Bowlby. Solo chi ha sviluppato un attaccamento sicuro possiede la vera "capacità di stare solo": la certezza interna che l'altro continui ad esistere e ad amarci anche quando non si trova nel nostro campo visivo. Ciò richiede la facoltà di rimanere se stessi, pur all'interno di un legame profondo in cui l'individualità è una risorsa (poiché i momenti di separazione permettono di coltivare i propri interessi, la carriera e il proprio mondo interiore) e il ritorno è un arricchimento, dato che tornare dall'altro con nuove esperienze e nuovi racconti impedisce alla coppia di ripiegarsi su se stessa.
Il coraggio di un amore adulto sta nel superare la convinzione per cui "se non ti vedo, ti perdo". Richiede invece fiducia in se stessi, nella propria stabilità emotiva e nel legame stabilito con il partner. La solidità nasce dalla libera scelta di ritrovarsi ogni volta. La distanza elimina il superfluo del quotidiano e trasforma il riavvicinamento in una riconquista consapevole.
Il comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco, riunito a Busan in Corea del Sud per la sua quarantottesima sessione, ha iscritto ufficialmente nella Lista dei beni protetti "Il sistema dei teatri condominiali all’italiana del XVIII e XIX secolo nell’Italia centrale". Il verdetto, giunto nella giornata di domenica 26 luglio, riconosce il valore storico e architettonico di una rete di strutture diffusa in particolare nel territorio marchigiano. Con questo nuovo inserimento, l'Italia consolida il primato per il maggior numero di siti registrati all'interno della lista internazionale, raggiungendo una quota complessiva di sessantadue beni.
Il progetto di candidatura, avviato nel 2020, ha visto come capofila la Regione Marche, affiancata dalle amministrazioni regionali di Umbria ed Emilia-Romagna, in collaborazione con numerosi enti locali e sotto il coordinamento tecnico-scientifico del Ministero della Cultura e del Ministero degli Affari Esteri. Alla sessione coreana del comitato, per la delegazione italiana, hanno preso parte la dirigente della Direzione Cultura regionale Daniela Tisi e la sottosegretaria alla presidenza delle Marche Silvia Luconi, insieme all'ambasciatore Liborio Stellino, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unesco, e all'ambasciatrice a Seul Emilia Gatto.
In una nota ufficiale, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso soddisfazione per il traguardo istituzionale raggiunto, definendolo il compimento di un percorso formale lungo e rigoroso. Il governatore ha sottolineato come il provvedimento dell'agenzia ONU ratifichi la peculiarità di un territorio che presenta un'elevata densità di questo tipo di strutture storiche, rivolgendo un ringraziamento alle strutture tecniche regionali, al Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli e alle iniziative avviate nella precedente legislatura con l'allora assessora Giorgia Latini. Da Busan, il sottosegretario Luconi ha evidenziato come il riconoscimento non costituisca un punto d'arrivo, bensì l'inizio di una fase che richiederà nuovi impegni sul fronte della tutela, della conservazione e della gestione cooperativa del sito seriale.
La designazione Unesco si concentra sulle caratteristiche specifiche del teatro condominiale, un modello architettonico e gestionale sviluppatosi tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo. In base a questa formula, la costruzione e la manutenzione degli edifici venivano finanziate direttamente dalle famiglie residenti nei borghi e nelle città attraverso l'acquisto e la proprietà dei singoli palchi. Secondo i dati tecnici presentati nel dossier, tali istituzioni hanno storicamente svolto una funzione di aggregazione civica e sociale per le comunità locali, oltre a quella strettamente legata all'attività culturale. Nelle intenzioni dei promotori, l'inserimento nella lista globale mira ora a incrementare la tutela del patrimonio immobiliare diffuso, favorire lo studio accademico di queste strutture e razionalizzare i flussi turistici legati ai beni storici dell'Italia centrale.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana “Chiedilo all'Avvocato”.
In questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato tematiche riferibili ai prodotti alimentari, soprattutto quelli proposti dai ristoratori. Il caso di specie scelto è di una lettrice di Civitanova Marche che è capitato di mangiare durante una cena dei prodotti surgelati dati per freschi e pertanto non indicati nel menù consegnato al tavolo, e che chiede: “A quali responsabilità va in contro il ristoratore di uno chalet che fa passare per fresco del pesce invece surgelato?”.
Tale circostanza ci porta subito ad applicare il principio giuridico oramai divenuto consolidato espresso dalla Suprema Corte con la sentenza n. 4735/2018 secondo il quale: “ Il menù, sistemato sui tavoli di un ristorante o consegnato ai clienti, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti degli avventori e manifesta l’intenzione del ristoratore di offrire i prodotti indicati nella lista. Da ciò consegue che la mera disponibilità di alimenti surgelati nel ristorante, non indicati nel menù, configura il reato di frode in commercio”.
Difatti, la Cassazione ha ribadito che la frode prevista dall’art. 515 c.p. si configura quando «l’alienante compie atti idonei diretti in modo non equivoco a consegnare all’acquirente una cosa per un’altra ovvero una cosa, per origine, qualità o quantità diversa da quella pattuita o dichiarata».
Inoltre, osserva la Suprema Corte, costituisce il delitto di frode in commercio anche il non indicare nella lista delle pietanze che determinati prodotti sono congelati, “giacché il ristoratore ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore”.
Infine, la Corte ha precisato che “In relazione alle modalità di rappresentazione dell’offerta dei prodotti è corretto ritenere che anche l’esposizione di immagini del prodotto offerto, in luogo della sua descrizione nel menù, sia idonea a configurare la condotta di reato, state proprio la natura delle immagini, volta ad incentivare la consumazione del prodotto” (Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 4735/18; depositata il 1° febbraio 2018).
Pertanto, in risposta alla nostra lettrice risulta corretto affermare che “La disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù o negli espositori nei quali gli stessi siano esposti a disposizione della clientela, integra il reato di tentativo di frode in commercio da parte del titolare” (Cass. Pen. Sez. III, sentenza n. 10375/20).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.