Via libera dalla Conferenza permanente all’intervento di miglioramento sismico della chiesa di chiesa di San Lorenzo, situata nella frazione di Brondoleto, nel comune di Castelraimondo. Un progetto importante per il recupero di un edificio religioso di grande valore storico e identitario per il territorio, con un investimento complessivo pari a 1.401.943,23 euro.
La chiesa sorge sulla sommità del colle che domina la frazione ed è stata originariamente edificata nel XVI secolo, per poi essere riedificata nel XIX secolo a seguito dei gravi danni subiti durante il terremoto del luglio 1799. L’edificio presenta una pianta rettangolare con due cappelle laterali ed è quasi completamente simmetrico rispetto all’asse longitudinale, fatta eccezione per il campanile. La struttura è inoltre collegata ad alcuni edifici limitrofi di civile abitazione sul lato Est, mentre sul lato Nord è connessa alla sacrestia e alla casa parrocchiale.
L’accesso alla chiesa avviene dalla facciata principale attraverso una breve scalinata in marmo centrata sulla navata, ma sono presenti anche ingressi secondari lungo il prospetto Sud e tramite la sacrestia comunicante con i locali laterali.
Il progetto di intervento prevede una serie di opere finalizzate al consolidamento e alla messa in sicurezza dell’edificio. In particolare saranno ricostruite le porzioni di muratura e di copertura crollate, mentre le strutture esistenti verranno consolidate attraverso tecniche specialistiche come lo scuci-cuci e le iniezioni di geocalce.
Per il campanile è previsto lo smontaggio controllato della parte superiore rispetto al livello della chiesa, seguito dal consolidamento delle murature di base e dalla successiva ricostruzione delle porzioni rimosse. Saranno inoltre realizzati intonaci armati sulle superfici esterne e reticoli di rinforzo sulle facciate interne.
Tra gli interventi programmati figurano anche il ripristino del solaio di copertura, l’installazione di pannelli di controventamento delle falde, l’inserimento di catene metalliche e capochiave esterni per ridurre il rischio sismico, oltre a cuciture armate negli ammorsamenti murari.
“Proseguiamo con quel cambio di passo che ci consente di recuperare queste vere e proprie opere d’arte del nostro patrimonio culturale e religioso – ha dichiarato il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli –. Stiamo lavorando senza sosta per permettere di far tornare a nuova luce un’altra chiesa, espressione di una comunità e della sua cultura. Ringrazio il presidente della Regione, l’arcivescovo Francesco Massara, l’Ufficio ricostruzione e il sindaco Patrizio Leonelli per la collaborazione”.
È Luigi Simonelli il nuovo segretario comunale di Civitanova Marche. Prende il posto di Benedetto Perroni, che ha recentemente assunto l’incarico di segretario comunale presso il Comune di Macerata.
“Do il benvenuto a nome di tutta l’Amministrazione al dottor Luigi Simonelli – ha dichiarato il sindaco – che da oggi assume l’incarico di segretario comunale della nostra città. Siamo certi che, con la sua esperienza e professionalità, saprà offrire un contributo fondamentale al buon andamento della macchina amministrativa e alla realizzazione dei progetti per Civitanova Marche. A lui va il nostro augurio di buon lavoro”.
Il primo cittadino ha inoltre voluto ringraziare il predecessore: “Colgo l’occasione per ringraziare il dottor Benedetto Perroni per il lavoro svolto in questi anni. A lui i migliori auguri per il suo nuovo e prestigioso ruolo presso il Comune di Macerata”.
Simonelli è laureato in Giurisprudenza e vanta un lungo e articolato percorso professionale. Attualmente ricopre l’incarico di Direttore dell’ATA 4 di Fermo ed è Segretario comunale nei Comuni di Monte Urano e Monte San Giusto. Nel corso della sua carriera ha inoltre svolto il ruolo di Segretario comunale in diversi enti, tra cui Montecosaro, Montegiorgio, Monte Rinaldo e Ortezzano.
Nel marzo 1993 ha vinto il concorso nazionale per segretari comunali e successivamente ha frequentato il corso di specializzazione, conseguendo l’idoneità alle funzioni di Segretario generale per i Comuni fino a 65 mila abitanti.
Sicurezza, disagio giovanile, prevenzione e integrazione sociale saranno al centro del settimo appuntamento di Civitalk, il ciclo di incontri pubblici promosso da Omar Midoun per stimolare un confronto aperto sui grandi temi dell’attualità destinati a disegnare il futuro.
L’incontro si terrà martedì 12 maggio alle ore 21.15 nella sala Cecchetti della biblioteca comunale “Silvio Zavatti”, con il patrocinio del Comune di Civitanova Marche e ad ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Dopo sei appuntamenti organizzati nell’ultimo anno e mezzo, Civitalk torna affrontando una questione particolarmente sentita dalla cittadinanza: il rapporto tra sicurezza urbana e disagio giovanile, tra fenomeni di devianza e strumenti educativi e sociali capaci di prevenirli.
Ospite della serata sarà Riccardo Zenobi, dirigente del commissariato della Polizia di Stato di Civitanova Marche, che offrirà un’analisi del territorio e del fenomeno dei reati commessi da minori e giovanissimi. Accanto a lui interverrà Katia Marilungo, già presidente dell’Ordine degli Psicologi delle Marche, che approfondirà le cause più profonde del disagio giovanile e delle devianze che possono sfociare in comportamenti e reati di forte allarme sociale.
A portare una testimonianza concreta dal mondo educativo sarà invece Luca Giustozzi, responsabile dell’oratorio dei Salesiani di Civitanova Marche, che racconterà l’esperienza dei Salesiani nel lavoro quotidiano con i ragazzi e il valore delle attività aggregative come strumento di inclusione e prevenzione della criminalità giovanile.
«L’obiettivo di Civitalk – spiega Omar Midoun – è creare occasioni di confronto serio e accessibile su temi che riguardano il presente e il futuro della nostra comunità. Quello della sicurezza e del disagio giovanile è un tema delicato, che non può essere affrontato solo con slogan o semplificazioni. Servono ascolto, dialogo e punti di vista diversi. Mi auguro che tanti civitanovesi partecipino con domande, osservazioni e contributi. Civitalk nasce proprio per favorire un dialogo aperto e libero tra esperti e cittadini, nella convinzione che una comunità più consapevole sia anche una comunità più forte».
Non si placa la bufera dopo l'assemblea dell'ATA 3 di ieri. Se la sindaca di Montefano Angela Barbieri aveva parlato di un "colpo di mano" (leggi qui), il Comitato No Discarica Cantagallo/Pollenza rincara la dose, definendo la seduta «l’ennesima pagina buia» nella gestione dei rifiuti in provincia di Macerata. Una riunione iniziata tra le proteste e conclusa, secondo il Comitato, con una mozione che «calpesta la logica, la trasparenza e il rispetto dei territori».
Il punto di rottura riguarda la relazione tecnico-scientifica dell'Università di Camerino, trasmessa dal Comune di Pollenza il 26 marzo, che documenta l'inidoneità dell'area di Cantagallo a causa dell'alta permeabilità dei terreni e della vulnerabilità delle falde. Secondo il Comitato, la risposta ricevuta dall'ATA di fronte alla mancata considerazione di tale documento è stata «surreale».
L'ente avrebbe infatti ammesso di non aver preso in considerazione la nota perché «non dispone di personale adeguato a effettuare valutazioni di questo tipo». Un'affermazione che ha lasciato il Comitato attonito: «Se l’ATA non ha personale qualificato per valutare una relazione scientifica universitaria, come può decidere criteri aggiuntivi per individuare i siti idonei? È una contraddizione che offende l’intelligenza dei cittadini e mina la credibilità dell’intero processo».
Il Comitato punta il dito contro il cambio dei criteri a partita in corso, sostenendo che la nuova graduatoria - che spinge Pollenza, Loro Piceno e Montefano in cima alla lista dei siti papabili - sia stata costruita appositamente per ottenere un risultato già scritto. «Si è preferito modificare i criteri, come se la gestione dei rifiuti fosse un gioco di potere e non una questione che riguarda la salute delle persone», denunciano i rappresentanti dei cittadini, definendo il metodo adottato come «sfacciatamente politico».
Non mancano critiche anche alla gestione logistica della seduta, definita «degradante». Il Comitato lamenta il ritardo dell'inizio dei lavori - giustificato curiosamente con la difficoltà di parcheggio per via del mercato a Macerata - e il protrarsi della riunione oltre le 16, senza rispetto per i cittadini presenti.
Infine, lo sguardo si sposta sul "caso Cingoli", dove balla una differenza enorme tra l'indennizzo richiesto dal Comune (1,8 milioni) e quello proposto dall'ATA (630mila euro), segno per il Comitato di un’operazione «fragile e improvvisata». La conclusione dei cittadini è un grido di battaglia: «Siamo disgustati da un metodo che calpesta i territori, ma non arretreremo di un millimetro. La discarica a Cantagallo non passerà».
L’Ufficio Anagrafe del Comune di San Severino ricorda ai cittadini che per il rilascio della Carta d’Identità Elettronica (CIE) è necessario prenotare un appuntamento telefonico contattando il numero 0733-641256, attivo dalle ore 8 alle 10 nei giorni feriali.
La comunicazione si inserisce nel percorso di adeguamento al Regolamento UE 2019/1157, che stabilisce standard di sicurezza uniformi per i documenti d’identità dei cittadini europei.
Dal 3 agosto 2026 la Carta d’Identità cartacea non sarà più valida, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul documento. La CIE diventerà quindi l’unico documento riconosciuto per l’identificazione e per l’espatrio.
Per il rilascio è richiesta la presenza dell’interessato (dai 12 anni in su), una fototessera recente, la precedente carta d’identità oppure la denuncia in caso di smarrimento o furto, e la tessera sanitaria. Il costo del documento è di 22 euro, pagabili in contanti o con POS.
Per i minori è necessaria la firma di entrambi i genitori nel caso si richieda la validità per l’espatrio, oppure il loro assenso scritto in caso di assenza.
Il Comune invita i cittadini a programmare per tempo il rinnovo del documento, in vista della progressiva sostituzione delle carte d’identità cartacee.
Si chiama “Kune”, parola in esperanto che significa “insieme”, la nuova associazione nata a Macerata con l’obiettivo di promuovere e rafforzare i rapporti con le città gemellate e sviluppare nuove relazioni internazionali.
La presentazione ufficiale si è svolta nel piazzale Vittime del terrorismo, nel quartiere Corneto, durante un incontro conviviale aperto alla cittadinanza e alla stampa. L’evento ha visto la partecipazione di una classe di studenti provenienti dall’Isola La Réunion, ospiti delle famiglie degli studenti del Liceo Classico Linguistico Leopardi, in un momento di autentico scambio culturale fatto di tradizioni, usanze e condivisione.
“Abbiamo voluto presentare la nostra associazione mostrando fin da subito lo spirito che ci ha spinto a costituirla – ha spiegato il presidente Luciano Frattani –. Lo scambio culturale vissuto oggi rappresenta perfettamente la nostra idea di comunità: un luogo dove culture diverse si incontrano e crescono insieme”.
Kune è un’associazione senza scopo di lucro che persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Tra i suoi obiettivi principali vi è il consolidamento dei rapporti con le città gemellate di Weiden, Issy-les-Moulineaux e Floriana, oltre alla costruzione di nuove collaborazioni internazionali.
L’associazione intende operare attraverso l’organizzazione di attività culturali, artistiche e ricreative, promuovendo al contempo il volontariato e la partecipazione civica. Non mancheranno iniziative editoriali e progetti solidali, con particolare attenzione al sostegno delle persone in condizioni di svantaggio.
Con Kune, Macerata punta dunque a rafforzare il proprio ruolo di città aperta al dialogo e allo scambio, dove il concetto di “insieme” diventa il motore di nuove opportunità culturali e sociali.
(Foto di Luciano Cartechini)
Un incontro tra tradizione artigianale e inclusione sociale dà vita a una nuova collaborazione nel territorio maceratese. Protagoniste l’Anffas Macerata e l’Associazione Scuola di Ceramica Maestri Vasai Appignanesi, due realtà diverse per storia e missione, ma unite da un obiettivo comune: creare opportunità attraverso il lavoro e la cultura.
L’iniziativa nasce dall’incontro tra l’impegno di Anffas sul fronte dell’inclusione lavorativa e la lunga tradizione dei maestri vasai appignanesi, che dal 2008 si dedicano alla tutela e alla diffusione dell’arte ceramica, anche attraverso corsi e laboratori rivolti alle nuove generazioni.
Cuore del progetto è la collaborazione con i laboratori “Tuttincluso”, promossi da Anffas Macerata, dove gli ospiti stanno lavorando alla decorazione di manufatti in ceramica grezza messi a disposizione dall’associazione dei vasai. Ogni oggetto diventa così un pezzo unico, frutto di manualità, creatività e partecipazione.
I prodotti realizzati saranno esposti e disponibili presso il negozio “Tuttincluso” in corso Matteotti a Macerata, offrendo visibilità non solo al lavoro artigianale, ma anche al valore sociale dell’iniziativa.
"Un progetto che rappresenta un esempio concreto di collaborazione territoriale, capace di unire tradizione e innovazione sociale". Anffas Macerata ha espresso un sentito ringraziamento all’associazione dei Maestri Vasai Appignanesi per aver accolto con entusiasmo la proposta, contribuendo a costruire un percorso condiviso che valorizza competenze, inclusione e identità locali.
SARNANO – Una giornata carica di significato per la comunità quella vissuta domenica nell’area accanto all’Abbazia di Piobbico, dove si è svolta la cerimonia per la posa della prima pietra del nuovo edificio destinato ai servizi comunitari.
L’iniziativa si è aperta con la celebrazione della Santa Messa, officiata da don Marcello Squarcia, alla presenza di autorità religiose, civili e militari e di numerosi cittadini. Un momento di raccoglimento che ha preceduto la benedizione del cantiere, segno concreto di una ripartenza attesa da tempo.
Alla cerimonia hanno preso parte anche il presidente dell’Istituto Diocesano, Ippolito Antonini, insieme agli amministratori locali, a conferma della rilevanza dell’intervento per l’intero territorio.
La ricostruzione dell’edificio rappresenta un passaggio fondamentale per restituire alla comunità uno spazio che in passato ha avuto un ruolo centrale nella vita del borgo, ospitando attività di aggregazione, momenti di socialità e occasioni di preghiera.
A sottolineare il valore del luogo anche la presenza del presidente dell’associazione Abbadia 6.5, realtà attiva nella promozione di iniziative che animano l’area nel corso dell’anno, tra cui la tradizionale festa di agosto e quella del Primo Maggio, appuntamenti che rafforzano il senso di appartenenza e partecipazione.
Con la benedizione del cantiere prende ufficialmente il via un’opera importante per Sarnano e per Piobbico: un intervento che non si limita alla ricostruzione edilizia, ma punta a restituire alla comunità un luogo identitario, destinato a tornare punto di riferimento sociale e culturale.
È stato presentato questa mattina presso la Pinacoteca di Ripe San Ginesio il nuovo canale podcast Le Vie dei Monti Azzurri, promosso dall’Unione Montana dei Monti Azzurri – ente che riunisce e coordina le strategie di sviluppo dei Comuni dell’area – e realizzato in collaborazione con Loquis, la prima piattaforma al mondo di travel podcast geolocalizzati.
Il progetto nasce nell’ambito delle strategie di valorizzazione territoriale promosse dall’Unione Montana dei Monti Azzurri, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale, paesaggistico e identitario delle Marche interne attraverso il linguaggio del podcast, trasformando la scoperta del territorio in un’esperienza immersiva capace di accompagnare cittadini e visitatori lungo un viaggio fatto di storie, natura, tradizioni e comunità.
L’iniziativa si inserisce quindi in un percorso più ampio di sviluppo e promozione coordinato dall’Unione Montana dei Monti Azzurri, che negli ultimi anni ha lavorato alla costruzione di un sistema territoriale integrato, fondato sulla collaborazione tra Comuni, sulla valorizzazione delle risorse locali e su modelli di turismo sostenibile. In questo contesto, il progetto rappresenta uno strumento innovativo per rendere accessibili e raccontabili luoghi, paesaggi e comunità, rafforzando l’identità dell’area e la sua attrattività.
Chiusura temporanea per lo stabilimento termale di Sarnano, in via Alcide De Gasperi. La decisione è stata assunta dalla società Sarnano Terzo Millennio srl, che ha disposto lo stop alle attività a partire da oggi, 2 maggio 2026.
Alla base del provvedimento, spiegano dalla direzione, c’è il mancato aggiornamento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), attualmente in fase di istruttoria presso il Comando dei Vigili del Fuoco. Una situazione che ha portato l’azienda a optare per una sospensione precauzionale delle attività, in attesa del completamento dell’iter burocratico.
Secondo quanto comunicato, la questione sarebbe legata anche al fatto che i precedenti organi amministrativi non avrebbero portato a termine gli interventi previsti da un progetto presentato nel 2018, né completato le procedure necessarie, tra cui la Scia richiesta dalla normativa vigente.
“La sicurezza di dipendenti, collaboratori e visitatori è la nostra priorità assoluta”, sottolinea la società, spiegando che la chiusura si è resa necessaria per garantire il pieno rispetto delle norme in materia di sicurezza.
La struttura resterà chiusa fino a nuova comunicazione. Alla riapertura, gli appuntamenti già fissati saranno riprogrammati in base alle esigenze della clientela.
Nel frattempo, la direzione ha avviato le procedure per regolarizzare la posizione nel più breve tempo possibile, con l’obiettivo di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie e riprendere l’attività.
“Ci scusiamo per il disagio arrecato – conclude la società – ma si tratta di una scelta dettata dal massimo senso di responsabilità e dal rispetto delle normative vigenti”.
Un forno accessibile e una pirlatrice per abbattere le barriere nel lavoro. È l’appello lanciato dalla cooperativa sociale Lia Lab, realtà attiva dal 2022 e impegnata nell’inclusione lavorativa di persone con fragilità attraverso la produzione di pinse artigianali.
La richiesta è rivolta a istituzioni, imprese e cittadini, con l’obiettivo di sostenere l’acquisto di nuove attrezzature che permettano di rendere il laboratorio ancora più inclusivo. “Il nuovo forno a tunnel orizzontale sarà utilizzabile anche da persone in sedia a rotelle – spiega il presidente Roberto Pizzabiocca – mentre la pirlatrice consentirà di coinvolgere lavoratori con ridotte capacità motorie”.
A sostenere l’iniziativa anche il consigliere comunale Gianluca Crocetti e la presidente Anas Alessandra Perugini, che hanno recentemente visitato la cooperativa. “È una realtà che merita attenzione e sostegno perché crea valore sociale e opportunità reali”, ha dichiarato Crocetti, invitando la comunità a contribuire al progetto. Perugini ha sottolineato come “dotarsi di strumenti accessibili significhi permettere a più persone di essere protagoniste”.
Attiva da tre anni, Lia Lab coinvolge oggi otto ragazzi e ragazze con fragilità, affiancati da cinque operatori. Il laboratorio produce quotidianamente tra le 500 e le 1000 pinse, con l’obiettivo di favorire autonomia e inserimento lavorativo stabile.
Il prodotto, realizzato con farine di riso e soia e lunghe lievitazioni, unisce qualità gastronomica e valore sociale. “L’ingrediente principale? Tanto amore”, raccontano i giovani coinvolti nel progetto.
Nel 2026 la cooperativa ha ottenuto il riconoscimento come miglior progetto di inclusione dall’Università di Macerata e avviato collaborazioni con uno spin-off dell’Università Bocconi, da cui è nata anche una pinsa al carciofo realizzata con materie prime di recupero.
Ora la sfida è crescere: nuove attrezzature permetterebbero di aumentare la produzione e soprattutto ampliare le opportunità lavorative, rendendo il laboratorio sempre più accessibile. È possibile sostenere il progetto contattando direttamente la cooperativa o tramite donazione online.
Questo ponte del 1° Maggio ha diviso l'Italia in due categorie: chi è partito e chi è rimasto.
Se sei partito, probabilmente giovedì sera, mentre preparavi la valigia, hai fatto questa cosa: hai aperto TikTok e hai scritto "dove mangiare a Roma". Non Google. TikTok.
E hai visto video di persone vere, sedute al tavolo, che ti mostravano il piatto, il locale, il conto. Non recensioni scritte. Video. Con la faccia, la voce e il posto vero.
Se invece sei rimasto a casa, probabilmente oggi, sabato, aprirai Facebook Eventi e cercherai "cosa fare stasera vicino a me". Concerto? Sagra? Aperitivo con musica dal vivo? Lo trovi lì. Non più sulle locandine attaccate in giro. Su Facebook.
Benvenuto nel 2026, l'anno in cui i social sono diventati il nuovo Google!
E dopo mesi di articoli in cui ti ho detto "stacca dai social, vivi l'esperienza vera", oggi ti dico una cosa diversa: va bene, ma se proprio li usi, almeno usali così.
I numeri che raccontano il cambiamento
Uno su tre consumatori salta Google e inizia la ricerca direttamente su TikTok, Instagram. Nella Gen Z questa percentuale supera il 50%.
Non è una moda. È un cambio strutturale.
La gente non cerca più "miglior ristorante Milano" su Google. Apre Instagram, guarda video di persone che ci sono state, vede il locale, l'atmosfera, il piatto. Non una recensione scritta anonima, ma una persona vera che ti dice "Io ci sono stata, guarda".
E funziona. Perché vedere è più potente che leggere.
Facebook, dal canto suo, è diventato il centro eventi di ogni città. Vuoi sapere cosa succede stasera? Non cerchi sul sito del Comune, apri Facebook Eventi, filtri per "oggi", "vicino a me", e lì trovi tutto: concerti, mostre, sagre, aperitivi, presentazioni di libri.
Instagram è il motore di scoperta visivo. Cerchi "outfit matrimonio maggio" e trovi migliaia di foto vere, di persone vere, con outfit reali. Non più solo modelle perfette su siti di moda, ma persone come te.
Perché funziona meglio di Google
Ci sono tre motivi per cui cercare sui social sta superando Google.
Primo: vedi persone vere, non algoritmi SEO. Secondo: è più veloce. Terzo: trovi cose che Google non ti mostrerebbe mai.
Come cercare bene (senza farsi fregare)
Ma attenzione, non tutto quello che vedi è oro. Anche sui social c'è pubblicità mascherata. Ecco come distinguere contenuto genuino da sponsorizzata nascosta.
Primo segnale: guarda i commenti. Se un video ha 50mila visualizzazioni ma solo 10 commenti, qualcosa non torna. I contenuti veri generano conversazione. La gente chiede "Quanto costa?", "Dov'è esattamente?", "Ci sono stata anche io!". Se i commenti sono vaghi o inesistenti, probabilmente è pubblicità.
Secondo: cerca creator locali, non influencer nazionali. Se cerchi dove mangiare a Macerata, fidati di chi vive a Macerata. Non dell'influencer milanese che passa una volta e posta il locale perfetto.
Terzo: confronta sempre più fonti. Non fidarti di un solo video. Guardane tre, quattro. Se tutti dicono che quel posto è buono, probabilmente lo è. Se solo uno lo dice ed è perfetto, forse è pubblicità.
Quarto trucco per Facebook Eventi: controlla chi organizza. Un evento con 500 "interessati" ma organizzato da un profilo fake? Passa oltre. Un evento con 50 partecipanti ma organizzato da un'associazione culturale seria della tua città, probabilmente vale la pena.
La verità del ponte (che leggerai lunedì)
Probabilmente stai leggendo questo articolo lunedì mattina. Il ponte è finito. Torni al lavoro.
E magari, questo weekend, hai fatto esattamente quello che ho descritto. Hai cercato un ristorante su TikTok. Hai trovato un evento su Facebook. Hai scoperto un posto che non conoscevi grazie a un Reel di Instagram.
E ha funzionato.
Non sto dicendo che i social sono perfetti. Non sto dicendo che dobbiamo passarci la vita. Sto dicendo che, per una volta, possiamo riconoscere che quando li usiamo con uno scopo preciso, funzionano. Non tutto è male, non tutto è perdita di tempo, non tutto è scroll infinito. A volte i social ti aiutano davvero a trovare quel localino nascosto dove hai mangiato benissimo sabato sera.
Dopo l’arrivo e l’allestimento degli accampamenti, la Rievocazione storica della battaglia di tolentino entra nel vivo. Combattuta oltre duecentodieci anni fa dalle truppe austriache comandate dal Barone Federico Bianchi, Duca di Casalanza e dagli eserciti franco-napoletani del Re di Napoli Gioacchino Murat, la battaglia è considerata dagli storici come la prima combattuta per l’indipendenza d’Italia.
Per tre giorni, il Castello della Rancia accoglierà il pubblico delle grandi occasioni e i circa 300 rievocatori provenienti da tutta Europa.
Durante la giornata di sabato 2 maggio e domenica 3 maggio, i bambini potranno divertirsi con attività e giochi dell’epoca in collaborazione con l’associazione “La Storia Toccata con Mano”.
Il Castello della Rancia sarà aperto e visitabile.
Area food a cura di LET’S MEAT e ITACA FOOD & BEVERAGE.
Sempre sabato 2 maggio, dalle ore 9:30 visita guidata ai luoghi della Battaglia e visita Cantina “Il Pollenza”.
Visita ai Luoghi della Battaglia di Tolentino accompagnati da un esperto storico dell’Associazione Tolentino 815. Partendo dal Castello della Rancia visiteremo l'Ossario di Salcito, l'Ossario di Cantagallo, l'ex-chiesetta della Cisterna e l'Ossario del Rotondo. Verranno evidenziati i punti più importanti di un campo di battaglia particolarmente grande, le movimentazioni degli eserciti, le armi usate e l'importanza che la Battaglia di Tolentino ha avuto nel contesto storico italiano ed europeo. Al termine sarà possibile fare una visita guidata della Cantina de “il Pollenza”.
Alle ore 12:30 Rancio del Soldato.
Dalle ore 14:30 preparazione alla Battaglia e visita agli accampamenti storici. Le truppe trascorrono questo periodo antecedente lo scontro presso gli accampamenti: si studiano le ultime tattiche, si ispezionano, puliscono le armi e si preparano le cartucce.
I Generali passano in rivista le Armate schierate, controllano gli armamenti, esaminano il campo di Battaglia e studiano le tattiche da adottare.
Alle ore 15:30 Rievocazione Storica bella Battaglia – 1° Giorno. Le movimentazioni e gli scontri tra gli eserciti napoletano ed austriaco si effettuano nella zona retrostante il Castello della Rancia, stessi luoghi dove più di duecento anni fa si svolgeva la Prima Battaglia per l’Indipendenza Italiana. Verranno illustrate le varie tattiche d’impiego della fanteria e della cavalleria e sarà possibile seguire le varie fasi delle movimentazioni delle truppe commentate da Luca Romagnoli.
Alle ore 17:00 Rientro negli accampamenti. Alle ore 18:00 “Il ruolo del Medico d’epoca” a cura del Dott. Marco Arena – Associazione Terre Tarantine in collaborazione con Associazione Napoleonica d’Italia.
Negli accampamenti verrà esposta l’Ambulanza del periodo napoleonico di proprietà della Associazione Napoleonica D’Italia. Insieme ad un esperto dell’A.N.I, il dottor Marco Arena dell’Associazione Terre Tarantine, svolgerà un approfondimento sul lavoro del medico nel 1800 durante una battaglia campale.
Notte 815 - Castello Della Rancia.
Gli accampamenti si animano con i soldati che festeggiano e riposano mentre si preparano alla seconda giornata di scontri. La magia dell'ottocento aleggerà in tutto il Castello e gli accampamenti.
Danze d’epoca animeranno la serata, grazie al Balletto Storico del Battaglione Estense che si esibirà nel cortile del Castello della Rancia. Soldati, popolani, cartomanti, creano angoli curiosi di vita quotidiana. Lasciatevi travolgere dall’atmosfera e fatevi trasportare indietro nel tempo.
La rievocazione prosegue e si conclude domenica 3 maggio.
Si ricorda che l’organizzazione ha previsto anche un servizio navetta per collegare il centro città con il Castello della Rancia. Sabato 2 e domenica 3 maggio, dalle ore 13 verranno effettuate varie corse con partenza dal piazzale antistante l’area camper in zona Sticchi (piscina comunale) e soste a piazza della Concordia (zona Cinema Giometti) e Castello della Rancia.
Macerata si appresta a presentare, sabato 9 maggio alle ore 16, il nuovo impianto natatorio, un’infrastruttura di eccellenza che restituisce valore a un’area dal profondo significato storico per la comunità. La struttura sorge infatti in viale Giorgio Maria Pagnanelli, nel cuore del Polo scolastico dell’ex Saram, area che ha ospitato in passato la caserma della Guardia di Finanza e, precedentemente, la scuola dell’Arma Aeronautica. Con questo intervento, la città colma un’attesa pluriennale, dotandosi di uno spazio moderno e pienamente accessibile, armonizzato con il tessuto urbano e scolastico circostante.
L’edificio destinato alle piscine è stato concepito con un’architettura funzionale e luminosa, dove le ampie vetrate non solo definiscono l’estetica dei prospetti, ma garantiscono un’illuminazione naturale che favorisce il benessere degli utenti e degli accompagnatori. La solidità del telaio in cemento armato si unisce al calore della copertura in legno lamellare, creando un ambiente accogliente e tecnicamente all’avanguardia. L’integrazione con il quartiere è assicurata da percorsi pedonali dedicati che collegano l’impianto direttamente alle scuole limitrofe tramite rampe con pendenze dolci studiate per abbattere ogni barriera architettonica e garantire la massima inclusività.
Il cuore pulsante dell’impianto è rappresentato dai due specchi d’acqua realizzati secondo i più moderni standard di omologazione sportiva. La vasca principale, di 25 metri a otto corsie, è predisposta sia per l’attività corsuale quotidiana sia per competizioni agonistiche di livello nazionale. Ad essa si affianca una seconda vasca ludico-ricreativa, ideale per l’avviamento al nuoto e per il fitness in acqua. Il piano vasca è stato progettato come uno spazio polivalente e versatile, utile tanto per la preparazione degli atleti quanto per il riscaldamento prima delle attività didattiche.
L’accoglienza dei visitatori e degli spettatori è stata curata con particolare attenzione: una gradinata consente di seguire le attività sportive in totale sicurezza, grazie a una barriera trasparente che protegge il piano vasca senza ostacolare la visuale. L’organizzazione interna prevede spazi fluidi che comprendono quattro zone spogliatoi distinte, uffici amministrativi e un presidio di primo soccorso facilmente raggiungibile sia dall’area natatoria che dall’esterno.
Sul fronte della sicurezza e della logistica, la struttura risponde alle più recenti normative antincendio e dispone di locali tecnologici all’avanguardia per la filtrazione e la sanificazione delle acque. La mobilità è supportata da un parcheggio dedicato posto sul lato ovest del complesso, con spazi riservati ai mezzi di soccorso e agli addetti, garantendo una fruizione ordinata della zona. Attraverso questa realizzazione, l’area dell’ex SARAM si trasforma in un polo di aggregazione sociale e sportiva di alto profilo, offrendo finalmente alla città di Macerata un servizio essenziale e di qualità per tutte le generazioni. Il nuovo impianto sarà pienamente fruibile da lunedì 11 maggio.
Il report Istat pubblicato nel 2026, basato sui dati del Censimento permanente della popolazione relativi al 2024, conferma un quadro di lieve ma costante calo demografico nelle Marche, dove i residenti scendono a 1.480.545 unità, con una diminuzione di 2.201 persone rispetto al 2023. In questo scenario, la provincia di Macerata emerge come il territorio più in difficoltà, registrando la perdita più consistente sia in valore assoluto che percentuale: -963 residenti in un anno, pari a -0,3%.
Alla base di questa dinamica c’è soprattutto il saldo naturale fortemente negativo, con un marcato squilibrio tra nascite e decessi. Nelle Marche nel 2024 si contano 8.252 nati, in calo di 545 unità rispetto all’anno precedente, segnando un nuovo minimo storico. Il tasso di natalità scende a 5,6 per mille, ben al di sotto della media nazionale, mentre a Macerata, pur registrando il valore più alto tra le province marchigiane con 6,0 per mille, il dato risulta comunque in diminuzione. Parallelamente, i decessi restano elevati e determinano un saldo naturale regionale pari a -9.287 unità, di cui -2.004 nella sola provincia di Macerata.
Il quadro è aggravato da un progressivo invecchiamento della popolazione, con un’età media che sale a 47,9 anni, superiore al dato nazionale. Cresce anche il numero degli anziani, in particolare gli ultraottantacinquenni, che superano le 73mila unità. Questo fenomeno incide in modo ancora più evidente nei piccoli comuni, molto diffusi nel territorio maceratese, dove si registrano livelli di invecchiamento più marcati, con età medie elevate e indici di vecchiaia molto alti.
Nonostante il calo complessivo della popolazione, si osserva una crescita della componente straniera, che raggiunge 135.023 residenti, pari al 9,1% del totale, con un aumento di oltre 3.000 unità rispetto al 2023. Anche nella provincia di Macerata gli stranieri rappresentano una quota significativa, pari al 9,6% della popolazione, contribuendo a contenere la flessione demografica grazie a una struttura per età più giovane.
Un ulteriore elemento critico riguarda i piccoli comuni, che costituiscono una parte rilevante del territorio regionale e maceratese. Qui si concentrano le dinamiche più problematiche, con bassi tassi di natalità e livelli di mortalità elevati, segno di una popolazione sempre più anziana. Non a caso, proprio in provincia di Macerata si registrano alcuni dei casi più estremi, come il comune di Monte Cavallo, che con appena 100 abitanti rappresenta il comune più piccolo delle Marche.
Analizzando la geografia del territorio, emerge una provincia a due velocità. Su 55 comuni, la stragrande maggioranza (43 centri) è in calo. In questo deserto demografico spicca però il primato di Porto Recanati: è lui l’unico comune della provincia capace di crescere in modo significativo, con un incremento di 134 residenti. Un risultato trainato quasi interamente dal saldo migratorio estero (+111), che riesce a fare da scudo al calo demografico naturale.
Accanto a Porto Recanati, si muovono pochi altri centri in controtendenza: Macerata città chiude l’anno con un saldo positivo di +47 unità, grazie anche qui agli stranieri (+366) che compensano un saldo naturale cittadino molto sofferente (-252). Segnali di tenuta arrivano anche da Treia (+47) e Appignano (+17), mentre si registra una curiosità statistica a Morrovalle, che rimane l'unico comune della provincia a restare perfettamente "stabile", senza guadagnare né perdere un solo abitante rispetto all'anno precedente.
Tutto il resto della provincia, invece, fatica. Le perdite più pesanti si concentrano in centri importanti come Tolentino (-162) e Cingoli (-123), seguiti da Castelraimondo (-80) e Montecassiano (-83). Anche le "regine" della costa e della cultura come Civitanova Marche e Recanati segnano il passo, perdendo rispettivamente 76 e 74 residenti.
Il quadro è aggravato dal progressivo invecchiamento: l’età media nel Maceratese sale a 47,9 anni e gli ultraottantacinquenni superano ormai le 73mila unità. Questa "vecchiaia" della popolazione è evidente soprattutto nelle aree interne e nei comuni montani, dove si registrano i casi più estremi: dai piccoli cali di Ussita (-10) e Poggio San Vicino (-11), fino a Monte Cavallo, che con appena 100 abitanti totali (e 3 persi nell'ultimo anno) si conferma il comune più piccolo delle Marche.
In sintesi, i dati del Censimento 2024 delineano per il Maceratese una fase di stagnazione profonda. Lo squilibrio generazionale e il calo delle nascite rappresentano le sfide più urgenti per un territorio che, al momento, trova solo nella popolazione straniera (che a Macerata rappresenta il 9,6% dei residenti) un parziale cuscinetto contro lo spopolamento.
È Camerino la "regina" dei redditi in provincia di Macerata. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, basati sulle dichiarazioni dei redditi 2025 (quindi riferite all'anno di imposta 2024), la città ducale svetta in cima alla classifica provinciale con un reddito medio complessivo di 28.002 euro. Segue a ruota il capoluogo, Macerata, che con i suoi 26.956 euro si conferma polo amministrativo e residenziale di riferimento.
Il podio si chiude con una sorpresa: Caldarola conquista la medaglia di bronzo con 25.138 euro, superando di un soffio Civitanova Marche (25.134 euro). Se la città costiera si conferma il motore trainante per numero di contribuenti e volume d'affari, la media pro capite risente della presenza di un tessuto economico variegato che va dal turismo al commercio, mentre centri come Camerino o il capoluogo beneficiano di una forte incidenza di redditi da lavoro dipendente pubblico e professionale.
Sopra la soglia dei 24mila euro troviamo anche centri come Recanati, Tolentino e Porto Recanati, che delineano un asse di benessere che dal mare risale verso l'entroterra industriale.
Scavando nei dati, emerge una realtà profonda: il reddito non è uguale per tutti, nemmeno nello stesso comune. Il settore del lavoro autonomo è quello che sposta gli equilibri. A Camerino, un libero professionista dichiara mediamente oltre 61.000 euro, più del doppio di un lavoratore dipendente fermo a circa 24.600 euro.
Questa "forbice" è visibile anche a Civitanova e Macerata, dove i redditi degli autonomi superano i 52.000 euro. Sono queste le città dove si concentrano le grandi firme professionali, gli avvocati, i medici e i consulenti. Il lavoro dipendente, di contro, appare come un'isola di stabilità: in quasi tutta la provincia, lo stipendio medio di chi ha un contratto resta ancorato tra i 21.000 e i 24.000 euro, con pochissime oscillazioni.
Scorrendo la classifica, emerge però il divario con le zone interne e montane. Se la media provinciale si attesta su 24.312 euro, sono molti i comuni che faticano a raggiungere la soglia dei 20mila euro. In fondo alla lista troviamo Poggio San Vicino e Monte Cavallo, con redditi medi che oscillano tra i 18.400 e i 18.500 euro. Un dato influenzato non solo dalla carenza di grandi poli occupazionali, ma anche dall'età media avanzata della popolazione, con un'alta incidenza di redditi da pensione spesso minimi.
Colpisce il dato di alcuni comuni del cratere: Pieve Torina (24.630 euro) e Muccia (24.352 euro) mostrano una tenuta sorprendente, posizionandosi nella parte alta della classifica.
In ogni caso, come accade per ogni analisi statistica basata sui dati fiscali, è necessaria una chiave di lettura prudente. I valori riportati, infatti, riflettono la capacità reddituale emersa dalle dichiarazioni e sono fortemente influenzati dalla composizione sociale dei singoli comuni.
In primo luogo, incide la percentuale di lavoratori dipendenti e pensionati: per queste categorie il prelievo avviene alla fonte, garantendo una tracciabilità totale del reddito che contribuisce a mantenere alta la media statistica. Al contrario, nei comuni a forte vocazione commerciale o artigianale, il dato risente maggiormente della variabilità del lavoro autonomo.
In secondo luogo, bisogna considerare l'"effetto distorsione" delle medie. Trattandosi di un valore pro capite ottenuto dividendo il reddito totale per il numero di contribuenti, la presenza di pochi cittadini con redditi molto elevati (i cosiddetti "paperoni") può far lievitare sensibilmente la media di un piccolo comune, non riflettendo necessariamente il benessere reale della maggioranza della popolazione.
L’analisi complessiva restituisce la fotografia di una provincia a due velocità: un asse centrale e costiero dinamico e solido, contrapposto a un entroterra più fragile che necessita di politiche mirate per il rilancio occupazionale e il contrasto allo spopolamento.
"Il Sentiero delle Acque di Pieve Torina conferma un trend d’eccezione: già nel periodo di Pasqua e per tutto il mese di aprile abbiamo registrato un flusso di migliaia di visitatori che, nei prossimi mesi, sarà destinato ad aumentare considerevolmente". È il sindaco, Alessandro Gentilucci, a tracciare un primo bilancio delle presenze turistiche primaverili.
"Non ci fermiamo qui poiché, come amministrazione, continuiamo a investire nel nostro fiore all’occhiello, ovvero le vasche benessere, il percorso kneipp e una nuova vasca a 'sorpresa'. Quest’ultimo progetto è stato pensato anche, e soprattutto, per le persone con disabilità, testimonianza della qualificazione che vogliamo dare al territorio attraverso un’esperienza sensoriale e solidale per tutti", sottolinea il primo cittadino.
"Le acque oligominerali del torrente Sant’Angelo ci rendono consapevoli della valenza turistica del nostro paese che ruota intorno alla biodiversità e che, grazie a questa, si è conquistata un ruolo di grande attrattore a livello regionale sul piano del turismo del benessere", conclude Gentilucci. L’estate a Pieve Torina si presenterà, dunque, con una nuova attrazione che andrà ad arricchire ulteriormente il Sentiero delle Acque.
Tolentino – Una nuova fase per la raccolta differenziata a Tolentino prende il via giovedì 30 aprile. Il Comune, in collaborazione con Cosmari, ha realizzato un progetto finanziato interamente con circa 50 mila euro, finalizzato a migliorare il conferimento dei rifiuti, sensibilizzare i cittadini verso un sistema di tariffazione puntuale e rafforzare il controllo sulle aree più sensibili del territorio.
Il progetto prevede la fornitura e il posizionamento di due distributori automatici di sacchetti, uno mini e uno large, che permetteranno alle utenze domestiche di prelevare gratuitamente i sacchi per la raccolta differenziata. I distributori saranno attivi 24 ore su 24 e dotati di un sistema di erogazione in grado di tracciare chi preleva, cosa preleva e quando. Il prelievo sarà consentito esclusivamente tramite tessera sanitaria intestata al soggetto del ruolo Tari, con un intervallo minimo di 60 giorni tra un prelievo e l’altro.
I distributori saranno posizionati in via Ciarapica, accanto alla casa dell’acqua e al nuovo ecocompattatore Pet, e nell’isola ecologica adiacente all’ascensore di via Roma-largo Marcorelli. Il progetto include anche impianti di videosorveglianza Tvcc e fototrappole, collegati in remoto al sistema comunale, per monitorare eventuali conferimenti non regolari.
In parallelo, è stata avviata una campagna di sensibilizzazione con lo slogan “Occhio a dove ci butti”, volta a educare i cittadini al corretto conferimento dei rifiuti e a ridurre l’abbandono dei sacchetti.
Durante la conferenza stampa di presentazione del progetto erano presenti il sindaco Mauro Sclavi, il presidente di Cosmari Paolo Gattafoni, il direttore generale Brigitte Pellei, l’assessore all’ambiente Diego Aloisi, il consigliere comunale Fabio Montemarani, Mauro Gesuelli presidente del Comitato di Quartiere Repubblica, e i dirigenti e operatori del Servizio Ambiente Patrizia Meo, Duilio Bellini e Claudio Gentile.
“Con questo progetto vogliamo agire su più fronti: informazione, modernizzazione dei servizi e controllo”, ha sottolineato l’assessore Aloisi. “Senza la collaborazione dei cittadini, strumenti tecnologici e nuovi distributori non bastano. Solo insieme possiamo ottenere risultati concreti per decoro, sostenibilità e raccolta differenziata”.
In questi giorni sono stati inoltre installati 100 nuovi cestini in tutta la città e a breve saranno posizionati distributori per i sacchetti delle deiezioni canine, completando così un percorso di miglioramento e valorizzazione del territorio e della partecipazione dei cittadini.
La Conferenza regionale ha ufficialmente approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica dedicato alla mitigazione del rischio idrogeologico nella frazione di Rocca Colonnalta, nel Comune di San Ginesio. L’intervento, che prevede un investimento complessivo di 1.635.000 euro, segna un passaggio decisivo per la messa in sicurezza di un borgo duramente provato dalla sequenza sismica del 2016 e del 2017 e attualmente minacciato da preoccupanti movimenti franosi lungo il bordo della scarpata orientale. Questa operazione si inserisce nel più ampio programma di rigenerazione promosso dalla Struttura commissariale e dall’Ufficio Speciale Ricostruzione, con l’intento di bilanciare la protezione strutturale, la salvaguardia del paesaggio e il rilancio socio-economico dei piccoli centri dell’entroterra marchigiano.
Il commissario straordinario Guido Castelli ha sottolineato come questo passo "sia fondamentale per restituire alla comunità la possibilità di investire nel proprio futuro senza dover abbandonare le proprie radici, ringraziando per la collaborazione il Comune e la Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli". Sulla stessa linea il sindaco Giuliano Ciabocco, che ha evidenziato come l’esecuzione dell’opera "stia procedendo a ritmo serrato per garantire ai residenti la permanenza nel proprio territorio, ringraziando le strutture tecniche che si stanno prodigando per il raggiungimento di questo obiettivo significativo nel processo di ricostruzione".
Il progetto affonda le sue radici negli studi di microzonazione sismica di terzo livello iniziati nel 2019, i quali avevano rilevato una frattura di trazione e un’instabilità del terreno tali da far ipotizzare, in un primo momento, la delocalizzazione obbligatoria delle abitazioni. Tuttavia, un’accurata analisi costi-benefici condotta dal Settore Attuazione Ordinanze Speciali dell’Usr ha dimostrato che la realizzazione di opere di mitigazione dirette sia la strada più efficace e sostenibile. Questa scelta permette infatti di procedere con la ricostruzione in sito, preservando integralmente l’identità storica e sociale della frazione.
Dal punto di vista tecnico, il cuore dell’intervento consiste nella realizzazione di una paratia tirantata lunga circa ottanta metri posizionata a valle della frattura, operazione accompagnata dalla demolizione dei fabbricati situati nella fascia di cantiere, dal consolidamento strutturale degli edifici a monte e da un sistema di regimazione delle acque superficiali per contrastare le cause del movimento franoso. Oltre alla sicurezza, il piano punta alla riqualificazione urbana attraverso la creazione di un’area verde attrezzata, un percorso belvedere situato proprio sulla testa della paratia, nuovi parcheggi e il completo rifacimento della viabilità e dei sottoservizi danneggiati.
Più occhi sul territorio e una collaborazione sempre più stretta tra residenti e forze dell'ordine. È questo l'obiettivo del Protocollo di Intesa per il controllo di vicinato, sottoscritto oggi in Prefettura dal prefetto Giovanni Signer e dal sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, alla presenza del questore e dei vertici provinciali di carabinieri e Guardia di Finanza.
Il progetto punta a creare una rete di "sicurezza partecipata". In alcune aree della città verranno formati dei gruppi di controllo composti da residenti che, attraverso la mera osservazione di ciò che accade nel proprio quartiere, potranno segnalare fatti o circostanze sospette.
Non si tratta di "ronde" o interventi diretti: il protocollo specifica chiaramente che i cittadini dovranno astenersi da ogni iniziativa autonoma. Il pattugliamento resta prerogativa esclusiva delle forze di Polizia, mentre ai residenti spetta il compito di monitorare il territorio con responsabilità e consapevolezza.
L’amministrazione comunale individuerà dei coordinatori che faranno da tramite tra i cittadini e le istituzioni. Queste figure saranno appositamente formate attraverso incontri periodici con le forze dell'ordine.
A supporto dell'iniziativa verrà promosso anche l'uso dell'applicazione "Youpol", che permette di inviare segnalazioni in tempo reale (anche con foto e video) alla sala operativa della Questura per episodi di bullismo, spaccio o violenza. Oltre al contrasto della microcriminalità, il protocollo mira a migliorare la qualità della vita quotidiana e la coesione sociale, con un'attenzione particolare alla tutela dei soggetti più fragili.
"Il progetto punta a incrementare la sicurezza effettiva e quella percepita - spiegano dalla Prefettura - valorizzando percorsi di cittadinanza attiva e contribuendo a prevenire il degrado urbano in ogni sua forma attraverso lo scambio tempestivo di informazioni". Il monitoraggio del progetto sarà curato dal Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, che valuterà nel tempo eventuali estensioni del servizio ad altre zone del comune.