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Sul palco di San Marino per dire che "Lavorare fa schifo": il rock marchigiano dei CaPaBrò tra provocazione e denuncia

Sul palco di San Marino per dire che "Lavorare fa schifo": il rock marchigiano dei CaPaBrò tra provocazione e denuncia

Un’esperienza “strana ma bellissima”, vissuta quasi senza aspettative. I CaPaBrò, band rock marchigiana con radici tra Jesi e la provincia di Macerata, tornano dal San Marino Song Contest con un brano che non lascia indifferenti: “Lavorare fa schifo”, titolo diretto e provocatorio, cantanto in classica uniforme da impiegato, che già di per sé racconta la loro presa di posizione sul mondo del lavoro contemporaneo. La band ha raggiunto le semifinali, portando in televisione un pezzo che unisce denuncia, riflessione e ironia. (Il video della loro esibizione) Abituati a contesti più underground, tra circoli, festival e palchi indipendenti, il salto in un evento televisivo è stato netto: “Per noi era una prima volta in un contesto televisivo così – raccontano – veniamo da realtà più piccole, dai circoli, dai festival, dall’underground. È stato strano, ma il clima era davvero bello”. Una scelta controcorrente, che li ha distinti anche nel panorama della gara. Senza volerlo sottolineare direttamente, il riconoscimento è arrivato soprattutto dal pubblico: tra i commenti, in molti hanno evidenziato come fosse uno dei pochi brani con un messaggio sociale forte. “A prescindere dal contesto, noi non cerchiamo compromessi. Anzi, portare un pezzo così in televisione è stato ancora più stimolante”.  Ma “Lavorare fa schifo” non è solo uno slogan: è insieme provocazione e denuncia, come ammettono gli stessi CaPaBrò: “È entrambe le cose. Una provocazione ma anche un giudizio reale sul mondo del lavoro di oggi”. Nel testo infatti emergono temi concreti: precariato, lavoro nero, salari bassi, mancanza di tutele.  Ma anche una critica più ampia a una narrazione radicata, quella secondo cui i giovani “non hanno voglia di lavorare”. ““Non è che i giovani non hanno voglia di lavorare – spiegano – non hanno voglia di lavorare in certe condizioni, quelle che il sistema attuale ha reso possibili, facendole diventare la normalità, ma in realtà rappresentano l’anormalità. Il lavoro non può diventare vita, non può diventare identità, non può diventare competizione, non deve essere sfruttamento. Lavorare in queste condizioni i giovani, per fortuna, dicono di no”. C’è poi un’immagine che attraversa tutto il brano: quel “giorno rosso di primavera” cantato nel ritornello che si stampa subito in testa e che può avere diverse interpretazioni: un giorno rosso sul calendario, ma anche un riferimento alla “rossa primavera” dei canti partigiani. “Onestamente, quando l’abbiamo scritto, non avevamo pensato a un giorno festivo. Ma in realtà ha senso: può essere interpretato come un giorno non lavorativo, così importante da cui, metaforicamente, ognuno sarebbe disposto anche ad andare in galera pur di non lavorare”. Ma non è l’unica lettura possibile. “C’è un altro livello di significato legato alla ‘rossa primavera’: un richiamo al nostro mondo, alla nostra storia, ai luoghi in cui viviamo, che si intreccia nel verso successivo al colore rosso del sangue di chi ha perso la vita sul lavoro”, aggiungono. Nel testo infatti c’è anche un riferimento esplicito a uno dei temi più drammatici: le morti sul lavoro. “In Italia muoiono in media tre persone al giorno sul lavoro – sottolineano – parliamo di circa mille morti l’anno. È una cosa che non è accettabile”. Un’altro passaggio interessante del brano è il rifiuto al doversi sentir dire che “la libertà è lavorare”. Alla domanda su quali sono le libertà che abbiamo oggi rispondono: “Sicuramente quella di poter dire no. Possiamo rifiutare un turno, una connessione tossica, un certo tipo di lavoro, accettare o meno condizioni che ci sembrano diseguali”. Ma la libertà non si ferma al lavoro. “Abbiamo la libertà di avere un’identità fuori dal lavoro – continuano – di suonare, scrivere, organizzare una festa con gli amici, amare qualcuno, prenderci tempo per noi stessi, viaggiare. Sono libertà che purtroppo spesso non ce ne rendiamo conto”. Per la band dunque la vera emancipazione sta nel riconoscere queste possibilità e farle vivere, anche a costo di andare contro la routine imposta dal sistema. Oltre a permettergli di dire in diretta Rai che “lavorare fa schifo” e spiegarne le ragioni, la partecipazione al San Marino Song Contest ha aperto anche nuove opportunità dal vivo alla band.“Non dovevamo andare in tour ora – spiegano – ma si è creato interesse attorno al brano e stanno arrivando tante richieste”. E per una band abituata al palco, la scelta è stata naturale: “Noi viviamo di concerti, non potevamo tirarci indietro”. Sono già in programma date in tutta Italia, da Latina a Torino, passando per Bari, Genova e Perugia, con un’estate che si preannuncia intensa. Oltre al rock made in Marche, sul palco di San Marino insieme ai CaPaBrò c’erano anche altri pezzi della nostra regione. “Intorno avevamo un intero team di marchigiani che ha lavorato con noi: dalla scrittura del brano, agli arrangiamenti, alla produzione, fino allo studio, il Potemkin Studio di Andrea Mei, ma anche tutte le persone che ci hanno supportato negli outfit, come Aurora Marinelli. Non eravamo solo noi sul palco, ma tante personalità delle Marche che hanno lavorato insieme a noi. Conquisteremo anche questa piccola repubblica” – scherzano, o forse no.

20/03/2026 20:00
"Tanti ristoranti, meno residenti e il problema parcheggi: quale futuro per il centro storico di Macerata?" (FOTO e VIDEO)

"Tanti ristoranti, meno residenti e il problema parcheggi: quale futuro per il centro storico di Macerata?" (FOTO e VIDEO)

Si è svolto oggi pomeriggio alle ore 17, presso l’Aula Verde del Polo Pantaleoni, l’incontro-dibattito dedicato al futuro del centro storico di Macerata, promosso dal comitato civico Centro Storico Macerata. Un appuntamento atteso, che ha registrato una folta partecipazione della cittadinanza, con l’aula piena, segno evidente di quanto il tema sia sentito dalla comunità. Al centro dell’incontro, il rilancio del cuore cittadino, tra criticità e opportunità legate alla vivibilità, agli spazi pubblici, al commercio di prossimità, alla sicurezza e alle prospettive di sviluppo sostenibile. Un confronto aperto che ha visto la presenza di cittadini, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa. "Il centro storico non è solo un luogo fisico, ma l’identità stessa della nostra comunità", avevano sottolineato i promotori alla vigilia, e il dibattito odierno ha confermato questa visione, arricchendola di analisi concrete, proposte e una forte volontà di riportare il centro al centro. Nicola Perfetti, del comitato civico centro storico Macerata, ha spiegato il senso dell’iniziativa: “È un incontro, un punto che ci eravamo posti come qualificante del nostro operato. Siamo attivi da circa un anno e stiamo svolgendo un’attività di scouting, stiamo cercando di capire quelle che sono le problematiche da residenti per residenti. Il centro storico ci si scorda sempre essere un quartiere. Questo di oggi è un punto della situazione, un punto nave che abbiamo voluto compiere anche con le istituzioni, con assessori ed esponenti della cultura e delle università locali, per fare il punto sullo stato attuale del centro storico, tra residenzialità, prospettive future, commercio e accessibilità, con tutte le problematiche attuali”. Un intervento che richiama ascolto diretto, analisi e una visione condivisa. A fornire un’analisi approfondita è stato il giornalista Carlo Cambi, che ha portato dati e riflessioni sul contesto socio-economico: "Macerata ha una conformazione di mura che esclude e non include. I residenti sono 2600, con una perdita di 600 negli ultimi anni. È la quarta città in Italia per incremento dell’inflazione e allo stesso tempo ci sono molti pensionati con circa 900 euro. Sono dati che contrastano con l’idea che il commercio vada benissimo. Il profilo demografico del centro storico invecchia, diminuisce e costa sempre di più viverci”. Un quadro segnato da criticità evidenti, numeri e una realtà in progressivo cambiamento. Entrando nel dettaglio economico, ha aggiunto: "Il valore immobiliare è di 1200 euro a metro quadrato, molto inferiore rispetto a realtà come Civitanova. Le attività economiche sono 3775, ma si sono erose di 150 unità. Il commercio all’ingrosso vale il 22%, ma è in calo. Il 5,8% sono attività di ristorazione e si registra un fenomeno di gentrificazione, con l'espulsione di residenti e attività tradizionali. Dobbiamo riconquistare i luoghi, restituirli ad artigiani e specificità locali, recuperando identità e anima della città". Parole che indicano la necessità di rilancio economico, tutela e valorizzazione del territorio. Sul ruolo dell’università si è soffermato il rettore John McCourt: "Deve essere una città per giovani e anziani. Dobbiamo migliorare la situazione parcheggi e la coordinazione tra eventi e locali. Il centro non deve essere conservato come un museo, ma deve essere vissuto e pieno di vita. L’università ha investito per rivitalizzarlo, come dimostra anche l’intervento sull’ex Banca d’Italia. Se il centro è il cuore pulsante della città e rallenta, tutta la città ne soffre. Serve investire, insieme, pubblico e privato". Un intervento che evidenzia il ruolo strategico dell’università, gli investimenti e la necessità di una città più dinamica. Una riflessione culturale è arrivata dal poeta Filippo Davoli: "Il problema di Macerata non è l’accoglienza, ma il trattenere. Il centro storico è un quartiere abitato, ma si è progressivamente spopolato: uffici e negozi hanno chiuso e i residenti hanno iniziato ad andarsene. Bisogna ripopolare il centro, perché se torna la vita tornano anche il commercio e la cultura, che acquista stabilità oltre agli eventi”. Un richiamo alla vita quotidiana, alla comunità e alla necessità di ripopolare il centro. A chiudere, l’intervento dell’assessore comunale Paolo Renna: "Proseguiamo un lavoro iniziato da tempo. L’ascolto è un dovere per chi amministra ed è anche un piacere. Ora raccogliamo proposte e disagi dei cittadini. Siamo un comune terremotato e le difficoltà vengono anche da lontano, ma Macerata ha tutti i presupposti per rifiorire e ricrescere".  L’incontro ha così rappresentato un primo passo concreto verso un percorso partecipato, in cui istituzioni e cittadini sembrano pronti a collaborare per restituire centralità, rafforzare l’identità e rilanciare la vita del centro storico.

20/03/2026 19:20
Matelica, ok al recupero dell’Abbazia di Roti: progetto da 3,5 milioni di euro

Matelica, ok al recupero dell’Abbazia di Roti: progetto da 3,5 milioni di euro

Un gioiello dimenticato in mezzo alla natura, l’Abbazia di Roti – o Rotis – nel territorio di Braccano, nel Matelicese, sta per tornare a nuova vita. Ieri, 19 marzo, durante la Giunta dell’Unione Montana, è stato approvato il progetto esecutivo per il recupero del complesso, che vanta una storia millenaria. Il monastero, esistente almeno dall’XI secolo, ospitò i monaci dell’ordine benedettino ed era una tappa di rilievo per i pellegrini durante il Medioevo, situato in posizione strategica tra le strade che conducevano a Matelica, Cingoli, Jesi e lungo la costa adriatica. Secondo i documenti storici, fino al XVIII secolo l’Abbazia di Roti ospitava anche i festeggiamenti dedicati alla Vergine, in quanto luogo consacrato a Santa Maria delle Grazie, titolo oggi passato alla vicina chiesa di Braccano. «Con orgoglio e grande emozione abbiamo approvato il progetto esecutivo per il recupero dell’Abbazia di Roti – ha dichiarato il sindaco di Matelica, Denis Cingolani –. Grazie al finanziamento di 3,5 milioni di euro ottenuto con l’ordinanza 13/2023 del commissario straordinario alla ricostruzione, Sen. Guido Castelli, finalmente il progetto potrà prendere forma. È un grande passo per la rinascita di questo complesso monastico rimasto per troppi anni danneggiato». Il sindaco ha voluto inoltre ringraziare il commissario Castelli e l’ufficio tecnico dell’Unione Montana per il prezioso lavoro svolto. Con questo intervento, un pezzo importante della storia e della cultura del Matelicese potrà essere valorizzato, restituendo alla comunità un luogo che per secoli è stato punto di riferimento spirituale e culturale.

20/03/2026 13:30
Il comandante dei Carabinieri Tolentino rientra dalla missione in Kosovo: “Esempio di professionalità”

Il comandante dei Carabinieri Tolentino rientra dalla missione in Kosovo: “Esempio di professionalità”

È tornato in Italia dopo otto mesi di missione internazionale in Kosovo il luogotenente carica speciale Gaetano Barracane, comandante della Stazione Carabinieri di Tolentino. Ad accoglierlo, nella sede del Comando provinciale di Macerata, è stato il comandante della legione Carabinieri “Marche”, generale di brigata Nicola Conforti, Conforti, insieme a una rappresentanza di militari dell’Arma. Un incontro carico di significato, durante il quale il generale ha voluto esprimere parole di profondo apprezzamento per l’impegno e la professionalità dimostrati dal luogotenente nel corso della missione KFOR – MSU (Multinational Specialized Unit), sottolineando come il suo operato rappresenti un esempio concreto dell’eccellenza dell’Arma dei Carabinieri nei contesti internazionali più delicati. Durante il periodo trascorso a Pristina, Barracane è stato impegnato in attività fondamentali per il mantenimento della sicurezza e per il monitoraggio dell’equilibrio socio-politico della regione balcanica, operando in un contesto multinazionale complesso e altamente sensibile. La missione MSU, infatti, costituisce uno dei pilastri dell’intervento NATO per garantire libertà di movimento e sicurezza alle comunità locali. Il rientro a Tolentino è stato accolto con entusiasmo non solo dai colleghi, ma anche dalla comunità locale, che ritrova al comando della Stazione un punto di riferimento forte di un’importante esperienza sul campo. Un bagaglio di competenze che ora sarà messo nuovamente al servizio del territorio. Al termine dell’incontro, il generale Conforti ha rinnovato il ringraziamento dell’Istituzione, evidenziando ancora una volta il senso del dovere e lo spirito di servizio dimostrati dal luogotenente Barracane, e formulando i migliori auguri per un sereno e proficuo proseguimento dell’attività in Italia.  

20/03/2026 09:43
Macerata, già tutti "in coda" per il nuovo sottopasso. Parcaroli: "È un'opera d'arte" (VIDEO e FOTO)

Macerata, già tutti "in coda" per il nuovo sottopasso. Parcaroli: "È un'opera d'arte" (VIDEO e FOTO)

Una giornata destinata a restare nella storia di Macerata ha segnato oggi un punto di svolta per la viabilità cittadina. Una folla numerosa ha partecipato all’inaugurazione, accorrendo per assistere al taglio del nastro e vivere da vicino un momento molto atteso. Con l’apertura al traffico del nuovo sottopasso di via Roma, va definitivamente in pensione il passaggio a livello al chilometro 30+294 della linea Civitanova-Albacina, ponendo fine a decenni di disagi e code che hanno segnato la vita quotidiana di migliaia di cittadini. L'opera è stata completata dall'azienda Francucci. Il progetto, realizzato grazie a un investimento complessivo superiore agli 8 milioni di euro, rappresenta il risultato di una complessa sinergia istituzionale che ha coinvolto il Comune, la Provincia, Rete Ferroviaria Italiana, l’Ufficio Speciale Ricostruzione della Regione Marche e ANAS. Il finanziamento principale, pari a 7,5 milioni di euro, è stato garantito dal Piano Nazionale Complementare al PNRR, mentre la restante parte è stata coperta da RFI. Un lavoro complesso, pianificato per ridurre al minimo l’impatto del cantiere, concentrando gran parte delle lavorazioni fuori dal tracciato stradale. Dal punto di vista tecnico, il sottopasso si presenta come un’infrastruttura moderna e funzionale. Con un’altezza libera di 5 metri consente il passaggio di ogni tipologia di mezzo, inclusi quelli pesanti e di soccorso. La carreggiata, larga complessivamente 12 metri, è organizzata con due corsie da 3,5 metri, affiancate da banchine di sicurezza, mentre particolare attenzione è stata riservata alla mobilità sostenibile con un marciapiede da 1,5 metri e un percorso da 2,5 metri utilizzabile anche come pista ciclabile. Migliorata anche la pendenza longitudinale, resa più dolce per garantire maggiore sicurezza anche in condizioni meteo avverse. “Oggi non inauguriamo soltanto un’opera pubblica, ma un'opera d'arte che celebra un traguardo atteso e desiderato da tutta la nostra comunità”, ha dichiarato il sindaco Sandro Parcaroli. “Il sottopasso di via Roma è la risposta concreta a anni di attese, disagi e code interminabili”, ha aggiunto, sottolineando come l’opera rappresenti “meno stress e più tempo per le famiglie”. Un risultato che, ha evidenziato, è frutto di un grande lavoro di squadra, ringraziando istituzioni, tecnici e cittadini per la pazienza dimostrata durante i lavori.         Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha definito l’intervento “un’opera strategica attesa da decenni”, simbolo della capacità del territorio di guardare avanti migliorando sicurezza, mobilità e qualità della vita. Acquaroli ha ribadito l’importanza della collaborazione tra enti, sottolineando l’impegno della Regione nel continuare a investire in infrastrutture moderne ed efficienti. Sulla stessa linea l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Marchiori, che ha parlato di “fine di un’attesa lunga cinquant’anni” e di un esempio concreto di buon governo capace di trasformare un progetto in realtà. Un risultato reso possibile dal lavoro dell’ufficio tecnico e delle imprese coinvolte, oltre alla collaborazione dei cittadini interessati dalle opere. Il commissario straordinario Guido Castelli ha definito l’inaugurazione “un giorno speciale per tutta la comunità maceratese”, sottolineando come l’opera rappresenti anche un segnale di sviluppo e modernizzazione. “La ricostruzione può e deve essere un’occasione per crescere”, ha affermato, evidenziando il valore strategico dell’intervento. Dal lato ferroviario, l’ingegnere Simone Perticarini ha evidenziato come l’intervento rientri tra le priorità nazionali di RFI per la soppressione dei passaggi a livello più critici. “L’eliminazione del passaggio a livello migliora drasticamente la sicurezza e la regolarità del servizio ferroviario”, ha spiegato, sottolineando l’importanza dell’opera anche per la rete ferroviaria. La cerimonia si è conclusa con la benedizione del vescovo Nazzareno Marconi, seguita dal taglio del nastro che ha sancito ufficialmente l’apertura dell’infrastruttura. Un momento simbolico, condiviso da tanti cittadini presenti, che ha segnato l’inizio di una nuova fase per la città. Con l’entrata in funzione del sottopasso, Macerata archivia definitivamente una delle sue criticità storiche. La viabilità torna fluida, le code si riducono e migliora anche l’impatto ambientale, grazie alla diminuzione dei tempi di percorrenza e delle emissioni. Un cambiamento concreto che proietta la città verso un futuro più moderno ed efficiente.    

19/03/2026 18:00
La magia della neve alle porte della primavera: riaprono gli impianti a Bolognola e Frontignano

La magia della neve alle porte della primavera: riaprono gli impianti a Bolognola e Frontignano

La neve è tornata proprio alle soglie della primavera, regalando un weekend da sogno agli appassionati di sci. Una perturbazione intensa sta interessando l'Appennino maceratese, con accumuli che variano tra i 30 e i 60 centimetri. Grazie a questa "imbiancata" fuori stagione, le stazioni di Bolognola e Frontignano hanno annunciato la riapertura ufficiale degli impianti a partire da venerdì 20 marzo. A Bolognola Sky la situazione è ottimale. Nonostante il vento in quota, il manto nevoso permette di aprire quasi tutto il comprensorio. Da domani saranno operativi le sciovie Pintura 1, Pintura 2 e Castelmanardo, oltre al tapis roulant Scoiattolo. Sabato e domenica si aggiungerà anche il tapis roulant Madonnina. Le piste saranno tutte percorribili, a eccezione di Porte di Berro. Gli operatori confermano che la stazione resterà aperta tutti i giorni per sfruttare questo clima ancora pienamente invernale. La viabilità è garantita, ma è fondamentale avere gomme termiche o catene a bordo per raggiungere le vette in sicurezza. Anche a Frontignano di Ussita l'entusiasmo è alle stelle con oltre 40 cm di neve fresca. Da venerdì 20 marzo saranno aperti tutti i giorni la seggiovia Saliere, la seggiovia Belvedere e il tapis roulant del Campo Scuola, con tutte le relative piste. Oltre allo sci, sono attivi il noleggio attrezzatura e la scuola sci con i maestri. Per il weekend è previsto anche un programma speciale: sabato sera si terrà la tradizionale cena in quota al rifugio Saliere, arricchita da una divertente gara di slittini sotto le stelle.

19/03/2026 11:10
Valfornace, approvato il progetto per la ricostruzione del cineteatro: sarà una sala polivalente

Valfornace, approvato il progetto per la ricostruzione del cineteatro: sarà una sala polivalente

La Conferenza regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica inerente alla demolizione e ricostruzione del cineteatro di Valfornace, immobile gravemente danneggiato dagli eventi sismici del 2016/20167 e destinato a trasformarsi in una moderna sala polivalente a servizio della comunità. Il progetto, inserito nell’ordinanza commissariale 137 del 2023 e finanziato per 1.085.000 euro, prevede la ricostruzione sul sedime originario, con una configurazione architettonica completamente rinnovata ma rispettosa del contesto urbano di Pievebovigliana, dove è ubicato l’edificio. "Con la conclusione positiva della conferenza, l’intervento riceve l’approvazione necessaria per procedere alla fase esecutiva, passo decisivo verso la restituzione alla comunità di un luogo culturale centrale nella vita del paese e destinato a diventare un nuovo punto di riferimento per eventi, incontri ed attività sociali - conferma il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Ringrazio ovviamente per quanto fatto finora da tutte le componenti coinvolte, dal Comune fino all’Ufficio Speciale Ricostruzione ed alla Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli". “Ringrazio il commissario Castelli per la sua costante attenzione al nostro comune e a tutte le comunità colpite dal sisma. Questa è un’altra struttura che restituiamo alla nostra comunità, segnando un passo fondamentale. L’approvazione del progetto tecnico rappresenta l’avvio concreto per ridare alla comunità una struttura essenziale. Questo è un ulteriore tassello che si aggiunge al grande lavoro che stiamo portando avanti insieme alla struttura commissariale e alla Regione. Insieme, stiamo facendo un grande lavoro per le comunità”, dichiara il sindaco Massimo Citracca.

18/03/2026 16:10
Porto Potenza si tinge di verde all’O’Connell Irish Pub per San Patrizio: "Qui la vera atmosfera irlandese" (FOTO e VIDEO)

Porto Potenza si tinge di verde all’O’Connell Irish Pub per San Patrizio: "Qui la vera atmosfera irlandese" (FOTO e VIDEO)

POTENZA PICENA – Per una settimana, la costa maceratese cambia volto e si tinge di verde. Non è un gioco di luci né un effetto speciale: è lo spirito di San Patrizio che soffia fino all’Adriatico, trasformando l’O’Connel Irish Pub in un autentico frammento d’Irlanda. Nel giorno dei festeggiamenti per il santo patrono, siamo stati qui con le nostre telecamere e fotocamere per raccontare e catturare l’atmosfera.  Entrare nel locale è come varcare una porta invisibile: fuori Porto Potenza, dentro Dublino. Legno caldo, luci soffuse, il vociare allegro di chi brinda e ride. Un’atmosfera che, come spiegano i protagonisti del locale, richiama uno stile di vita ben preciso: “Gli irlandesi sembrano essere tutti amici e sono tutti felici, dalla mattina alla sera. Il pub irlandese racchiude proprio questo stile di vita”. Un legame che non è solo evocativo ma anche reale: Potenza Picena è gemellata con Templemore, cittadina irlandese, un ponte culturale che rafforza ancora di più questa immersione nell’isola di smeraldo. A raccontare il cuore del progetto è Simone, titolare dell’O’Connel Irish Pub – oltre che della Locanda del Tavolo Matto – affiancato da Michele, responsabile del locale. “Per festeggiare San Patrizio, da lunedì fino a domenica tutte le sere abbiamo questo appuntamento con l’Irlanda – spiega Simone – dove tutti i giorni si potrà trovare la musica folk tipica irlandese, per concludere domenica con un tributo agli U2, la storica rock band dublinese”. La settimana musicale infatti si è aperta con Martin Warren e ha vissuto uno dei momenti più partecipati proprio nella serata di San Patrizio, animata dai Fraticelt. Il viaggio prosegue poi con i Be Folk, Jonfen e The Shamrock Tree, fino al weekend con i Runark il sabato e il gran finale di domenica con gli U2 Experience. “Se è possibile venite tutti vestiti di verde per stare anche voi nell’atmosfera irlandese”, aggiunge Simone, sottolineando lo spirito partecipativo dell’iniziativa. Sette giorni consecutivi di musica, brindisi e festa, fino a domenica, per vivere Porto Potenza come se fosse Dublino. A entrare nel dettaglio dell’offerta gastronomica invece è Michele, responsabile del locale. “Il più famoso di tutti probabilmente è il Guinness Stew – spiega – lo stufato di manzo, viene cotto all’interno della birra 4-5 ore, rimane una carne molto tenera e particolare. Consiglio a tutti di assaggiarla”. Accanto ai grandi classici come Fish and Chips e Cottage Pie, spazio anche a una proposta speciale pensata per la settimana: “Abbiamo proposto una nuova ricetta, che è il Limerick Ham, un taglio di prosciutto con una riduzione all’arancia, molto buono, da assaggiare”. Deliziosi anche i dolci, in particolare l'Irishmisù: un tiramisù cremoso con l'aggiunta del Bayles, il famoso liquore irlandese a base di whiskey e crema di latte.  È ancora Simone a ripercorrere la nascita del locale, inaugurato circa un anno fa proprio nel giorno del suo compleanno. “Qui sorgeva un ristorante pizzeria storico, la Taverna Tre Corone, che conoscono tutte le persone della zona – racconta –. Dopo tanti anni i proprietari hanno deciso di cedere e, vista la conformazione del locale, che era tutto di legno, si prestava molto a questa tipologia”. Una scelta maturata anche grazie all’esperienza diretta: “Siamo andati qualche volta in Irlanda, prima di aprire e anche dopo, per cercare di prendere al meglio l’atmosfera irlandese, di cui ci siamo follemente innamorati”. E i risultati sono già evidenti: “Neanche un anno è passato e siamo molto soddisfatti, cercheremo di fare sempre di più”. Il nome del pub non è casuale e richiama una figura simbolo della storia irlandese. “Come fosse il nostro Garibaldi”, spiegano dal locale, riferendosi a Daniel O’Connell, politico e avvocato noto come “Il Liberatore”, protagonista dell’emancipazione dei cattolici irlandesi nel 1829 e punto di riferimento del nazionalismo non violento. A completare l’esperienza è l’offerta brassicola, raccontata da Lorenzo, esperto di birre del locale. “Tutte le birre esposte sono irlandesi – spiega – bassa gradazione alcolica, poco frizzanti, perché agli irlandesi piace bere tanto”. Dalla Guinness Stout, “la più famosa, quella che si conosce in tutto il mondo”, alle varianti più aromatiche, fino alla curiosità della settimana: “Questa è la birra verde, una simil lager un po’ più amarognola”. Il racconto si chiude con una filosofia che va oltre il semplice locale. “La cosa che ci piace di più dell'Irlanda, oltre ai paesaggi, sono le persone”, spiegano Simone e il suo staff. Ed è proprio questo spirito che oggi rivive a Porto Potenza. Le porte sono aperte ogni giorno: “Vi aspettiamo qui all’O’Connel Irish Pub”. Il resto lo fa l’atmosfera. E una pinta alzata al momento giusto. Sláinte.

18/03/2026 15:10
Ancona capitale italiana della cultura 2028: Dante Ferretti guida il progetto “Questo adesso”

Ancona capitale italiana della cultura 2028: Dante Ferretti guida il progetto “Questo adesso”

Ancona – È la città dorica a conquistare il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 con il dossier “Ancona. Questo adesso”, annunciato dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. La città riceverà un contributo di 1 milione di euro per realizzare il proprio progetto culturale. La commissione giudicatrice ha definito “eccellente” il dossier presentato dal Comune, lodando il modello di valorizzazione culturale solido e coerente, capace di coniugare identità locale e apertura internazionale. Il progetto si distingue per rigenerazione urbana, inclusione e capacità di coinvolgere un pubblico ampio e diversificato, dai giovani agli enti territoriali. La strategia complessiva è stata giudicata coerente con un impatto significativo sul tessuto socio-economico della città, con particolare attenzione alla dimensione europea e mediterranea. Il dossier, ispirato alle parole del poeta locale Francesco Scarabicchi, si sviluppa in quattro macroaree tematiche che, insieme all’avatar di Venere, anticamente protettrice del Duomo di Ancona, individuano nella città l’epicentro culturale ed economico dell’Adriatico e crocevia di percorsi verso Oriente. Il progetto intende valorizzare il rapporto tra infrastrutture e comunità, il recupero dei monumenti e degli spazi culturali storici – come la Pinacoteca e il Museo archeologico nazionale – il Parco urbano del Cardeto e il Parco regionale del Conero, e i progetti digitali e linguaggi creativi delle nuove generazioni. “Sono emozionato – commenta Dante Ferretti, scenografo tre volte premio Oscar e direttore artistico di uno dei progetti principali, il Museo della Civiltà del Mare Adriatico – Ancona è nel mio cuore: qui è nata la mia carriera con i primi film e l’ispirazione per Fellini in E la nave va. Questa vittoria è una grande occasione: la città ha nel mare, nella storia e nella luce un’energia creativa unica. Sarò testimonial della sua bellezza, trasformando il patrimonio adriatico in narrazione cinematografica universale”. Con questa vittoria, Ancona si candida a diventare un modello di progettazione culturale innovativa e condivisa, unendo storia, arte e contemporaneità in un percorso di crescita sostenibile e partecipata. (Foto di Enrico Matteucci tratta da Wikipedia)

18/03/2026 13:23
Colpo di coda dell’inverno sui Sibillini: torna la neve tra Macereto e Bolognola

Colpo di coda dell’inverno sui Sibillini: torna la neve tra Macereto e Bolognola

Colpo di coda dell’inverno sui Sibillini: la neve torna a imbiancare le quote medio-alte tra Macereto e Bolognola, regalando scenari suggestivi a pochi giorni dall’inizio della primavera. Le immagini diffuse dal gruppo Meteo Macerata e Provincia documentano una nuova nevicata che ha interessato l’Appennino marchigiano, con accumuli freschi e paesaggi tornati improvvisamente in veste invernale. Un episodio coerente con il peggioramento in atto, caratterizzato da precipitazioni diffuse e un deciso calo delle temperature. Secondo le previsioni, infatti, sulle aree montane sono attese ancora deboli nevicate e condizioni perturbate, mentre a quote più basse prevalgono piogge e cieli molto nuvolosi. Il maltempo dovrebbe insistere ancora per circa due giorni, prima di un graduale miglioramento. Successivamente è atteso un cambio di scenario, con il ritorno di condizioni più stabili e temperature in rialzo: segnali concreti di una primavera ormai alle porte, dopo l’ultimo, improvviso ritorno dell’inverno.

18/03/2026 11:00
Marche, nasce la Consulta regionale per la famiglia: oltre 11 milioni per interventi e progetti

Marche, nasce la Consulta regionale per la famiglia: oltre 11 milioni per interventi e progetti

Nasce ufficialmente nelle Marche la Consulta Regionale per la Famiglia, nuovo organismo consultivo e propositivo istituito con l’obiettivo di rafforzare, monitorare e migliorare le politiche a sostegno dei nuclei familiari. La Consulta resterà in carica fino al termine dell’attuale legislatura e si riunirà per la prima volta il prossimo 24 marzo nella sede regionale. A sottolinearne l’importanza è il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, che parla di un passo significativo nel riconoscere il ruolo centrale della famiglia nella coesione sociale e nello sviluppo del territorio. L’obiettivo è costruire strumenti sempre più efficaci e partecipati, capaci di rispondere concretamente ai bisogni quotidiani dei cittadini, puntando su ascolto, programmazione e visione strategica. Sulla stessa linea anche l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Paolo Calcinaro, che evidenzia come l’insediamento della Consulta rappresenti l’avvio di un percorso condiviso di confronto e partecipazione, destinato a diventare centrale nelle politiche familiari regionali. Tra i compiti principali dell’organismo figurano la formulazione di proposte sul programma triennale degli interventi per la famiglia, il monitoraggio dell’efficacia delle politiche regionali e la redazione di rapporti periodici. La Consulta avrà inoltre un ruolo attivo nella promozione di studi, ricerche ed eventi tematici, oltre a essere coinvolta nella Valutazione di Impatto Familiare (VIF) sugli atti regionali. L’istituzione della Consulta si inserisce nel solco della nuova legge regionale approvata lo scorso anno, che ha segnato un cambio di paradigma: la famiglia non è più solo destinataria di interventi, ma diventa criterio guida trasversale per tutte le politiche pubbliche. In quest’ottica, ogni nuova misura dovrà essere valutata anche in base al suo impatto sui nuclei familiari. Sul fronte delle risorse, la Regione ha previsto per il triennio 2026-2028 uno stanziamento complessivo di oltre 11,8 milioni di euro destinati agli interventi per la famiglia, ai quali si aggiungono fondi europei e statali per il potenziamento dei servizi, in particolare dei Centri per la Famiglia. La Consulta sarà composta da 33 membri, tra rappresentanti istituzionali e del mondo associativo: cinque componenti di diritto e 28 designati da associazioni familiari, terzo settore, Comuni, Ambiti Territoriali Sociali e altri organismi coinvolti nelle politiche sociali. Alle riunioni potranno partecipare anche rappresentanti del sistema scolastico e universitario regionale. .

17/03/2026 15:52
Porto Recanati, partiti gli interventi di bonifica nell’area sotto il Capannone Nervi

Porto Recanati, partiti gli interventi di bonifica nell’area sotto il Capannone Nervi

Sono iniziati questa mattina i lavori di asportazione dei materiali caduti al di sotto del Capannone Nervi, affidati alla ditta Unifor s.r.l. di Osimo. Il progetto di bonifica è stato redatto dall’ingegner Andrea Catena, mentre la supervisione è affidata al Responsabile Unico del Procedimento, Agnese Pirani. L’importo complessivo dell’intervento ammonta a 57.883 euro e il cronoprogramma prevede il completamento delle opere entro la fine del mese di aprile.

16/03/2026 17:45
CB Tigrotto, oltre tremila ore di servizio: "Essere volontari significa sentirsi in dovere di aiutare"

CB Tigrotto, oltre tremila ore di servizio: "Essere volontari significa sentirsi in dovere di aiutare"

Una giornata di condivisione e spirito associativo quella vissuta dal gruppo Cb Tigrotto, che si è ritrovato per il tradizionale pranzo sociale e per l’assemblea annuale, occasione utile per fare il punto sulle attività svolte e avviare il tesseramento per il 2026. La giornata è iniziata con la partecipazione alla messa, durante la quale sono stati ricordati i soci passati a miglior vita, in un momento di raccoglimento e gratitudine per chi ha fatto parte della storia dell’associazione. Successivamente i soci si sono ritrovati al ristorante Villa Anton di Recanati, dove hanno condiviso un pranzo conviviale all’insegna dell’ottimo cibo e dello stare insieme. Con l’occasione si è svolta anche l’assemblea annuale e il tesseramento per il 2026. Al termine del pranzo ha preso la parola il presidente Matteo Compagnucci, che ha aperto il suo intervento con un semplice ma sentito: 'Grazie'. “Grazie per esserci, grazie perché siete venuti oggi - ha detto - ma grazie anche perché abbiamo fatto oltre tremila ore (3627) di servizio tra volontariato e Protezione Civile. Questo è stato possibile solamente grazie ad ognuno di voi”. Il presidente ha poi voluto ringraziare il direttivo, sottolineando il lavoro che spesso resta dietro le quinte: "Ringrazio il Direttivo che è sempre al mio fianco e li vorrei vicino a me perché dietro ad ogni singolo servizio c’è un qualcosa di più grande che ogni componente del direttivo conosce e svolge". Compagnucci ha quindi ricordato il valore profondo del volontariato: “Essere volontari vuol dire non essere obbligati a fare quella cosa, ma sentirsi in dovere di farla, perché è un sentimento che nasce da dentro”. Nel suo intervento ha anche voluto riflettere sul significato stesso di essere un’associazione: "Essere associazione non vuol dire avere tante ricchezze, tanti mezzi o tanti immobili. Secondo me essere associazione vuol dire aiutarsi, condividere, volersi bene. L’associazione è fatta di persone e non di cose, di persone che hanno un unico obiettivo: aiutare gli altri". Il bilancio dell’attività è stato positivo: “Abbiamo fatto un ottimo lavoro tra volontariato e Protezione Civile e questo è il salto di qualità che volevamo e vogliamo fare”. Guardando al percorso dell’associazione, il presidente ha ricordato anche le prospettive per il futuro: "L’anno scorso parlavo di costruire il futuro. Non è facile al giorno d’oggi, ma sono contento che nel corso dell’anno abbiamo avuto delle new entry, tra cui anche un ragazzo giovane". Compagnucci ha poi voluto ringraziare tutti i soci anche per la fiducia accordatagli nonostante la giovane età: "Vi ringrazio perché, nonostante la mia giovane età, mi avete dato fiducia. In questi due anni spero di aver ricambiato con il mio impegno tutta la fiducia che mi avete affidato". Un ringraziamento è stato rivolto anche alle famiglie dei volontari: “Dietro a tutto questo ci sono anche le famiglie, che sacrificano il loro tempo libero quando siamo impegnati nei servizi, e magari a casa ci sono bambini piccoli o anziani”. Parlando delle prospettive, il presidente ha sottolineato che il futuro dell’associazione richiederà l’impegno di tutti: “Prospettive per il futuro ce ne sono, ma questo implica uno sforzo in più per tutti. Noi ce la mettiamo tutta”. Tra gli obiettivi futuri rimane fondamentale quello della formazione. Il presidente ha ribadito l’importanza di continuare a svolgere corsi e aggiornamenti, perché le associazioni di volontariato devono restare sempre al passo con i tempi: “È fondamentale svolgere i corsi, perché le associazioni devono essere sempre al passo con i tempi”. In chiusura, con una battuta che ha strappato un sorriso ai presenti, Compagnucci ha lanciato anche un appello: “Abbiamo bisogno di nuove leve”, ribadendo la massima disponibilità dell’associazione ad accogliere chiunque voglia diventare socio. Il gruppo CB Tigrotto, infatti, continua a essere operativo sul territorio sia nel supporto alla Polizia Locale sia nelle attività di Protezione Civile, confermando il proprio impegno costante al servizio della comunità.

16/03/2026 17:40
Gemelle di Porto Recanati ad ‘Affari Tuoi’: il colpo grosso sfuma ma arrivano 10mila euro

Gemelle di Porto Recanati ad ‘Affari Tuoi’: il colpo grosso sfuma ma arrivano 10mila euro

Serata ricca di colpi di scena su Affari Tuoi, con protagonista Valentina, 33 anni, titolare di un centro estetico a Porto Recanati, accompagnata dalla sorella gemella Elisa, che vive a Montefano. Single e amante delle sfide, Valentina si è presentata in studio con il pacco numero 17, pronta a tentare la fortuna insieme al conduttore Stefano De Martino e al celebre “Dottore” del programma. Dietro la partecipazione delle gemelle c’era un desiderio chiaro: vincere abbastanza soldi per organizzare una bella vacanza con la loro comitiva di amici. La partita però non è stata affatto semplice. Il primo pacco aperto, il numero 4 della Liguria, conteneva l’invenzione di Herbert Ballerina, la “fretta di torta”. Da lì in poi, la fortuna ha voltato le spalle: quattro pacchi rossi consecutivi venivano eliminati (50mila, 75mila, 15mila e 100mila euro), lasciando solo un pacco blu da 10 euro. Il Dottore propone un cambio pacco: Valentina lascia il 17 per il numero 12 dell’Umbria. Dopo un primo tiro fortunato, però, viene eliminato il pacco da 200mila euro. Stefano De Martino invoca il “mantra” per aiutarla, e le gemelle sembrano riprendere fiducia. Arriva una prima offerta da 19mila euro, che viene tritata senza esitazioni. Eliminati anche lo zero e i pacchi di Gennarino e Ballerina, la partita sembra girare a loro favore. Le emozioni aumentano: rifiutano un cambio pacco e un’offerta da 25mila euro. Via anche il pacco da 20mila, fino ad arrivare al finale mozzafiato: due pacchi blu, tre rossi (tra cui il tanto ambito 300mila) e quello nero. Il Dottore alza l’offerta a 29mila euro, ma le sorelle non si fermano. Valentina apre il pacco numero 17, quello iniziale: è il pacco nero, dal valore di 10mila euro. Poi arriva l’offerta finale del Dottore, 39mila euro. “Sono le pecora nera della famiglia, tanti sono tanti, è la scelta più difficile che abbia mai fatto finora. Io mi sento di andare avanti però, rifiuto e vado avanti”, dichiara Valentina. La decisione di continuare si rivela purtroppo un azzardo: i 300mila euro erano nel pacco numero 3. All’ultimo momento le gemelle accettano un cambio pacco: lasciano il 12 e prendono il 15. Il pacco finale contiene 10mila euro. “Almeno non torni a casa a mani vuote”, commenta De Martino.   Una partita intensa, fatta di coraggio e scelte difficili, che ha regalato a Valentina ed Elisa una serata da protagoniste e un premio comunque significativo, con tutta la provincia di Macerata che già celebra le due gemelle di Porto Recanati.

15/03/2026 21:51
Dalle Marche alla corsa agli Oscar, Giulia Grandinetti: "Come regista vorrei far sentire le persone meno sole" (VIDEO)

Dalle Marche alla corsa agli Oscar, Giulia Grandinetti: "Come regista vorrei far sentire le persone meno sole" (VIDEO)

Nel corso della conversazione emerge una visione molto chiara del cinema: non come evasione, ma come uno strumento per interrogare il presente. Per Giulia Grandinetti i film più importanti sono quelli capaci di aiutare a orientarsi nel mondo e a non sentirsi soli. Una riflessione che arriva proprio alla vigilia della notte più importante per il cinema mondiale. Tra poche ore, infatti, gli occhi dell’industria cinematografica saranno puntati sulla cerimonia degli Academy Awards, gli Oscar. Un appuntamento che quest’anno ha sfiorato da vicino anche il percorso della regista originaria di Potenza Picena, che abbiamo ospitato nel Picchio Podcast, il format di Picchio News dedicato alle figure più interessanti del territorio che hanno saputo affermarsi anche oltre i confini locali. Negli ultimi anni il suo nome ha iniziato a circolare nei festival internazionali grazie ai suoi cortometraggi e in particolare a Majonezë, film che ha attraversato il circuito mondiale entrando nella corsa agli Oscar grazie alla vittoria in festival qualificanti, tra cui quello di Los Angeles. Ma dietro ai riconoscimenti c’è soprattutto una visione del cinema molto precisa: non tanto un traguardo, quanto un processo. La storia di Giulia Grandinetti parte da una realtà piccola, quella di Potenza Picena. Un contesto lontano dai grandi centri cinematografici, ma proprio per questo fertile per l’immaginazione. «Da bambina passavo molto tempo a inventare giochi e storie con gli altri», racconta. «Sono cresciuta in un’epoca in cui non eravamo ancora sommersi dalla tecnologia e quella noia diventava quasi una necessità creativa». Il primo contatto con il linguaggio delle immagini arriva presto, grazie al padre, appassionato di fotografia. A tredici anni le affida una videocamera di casa: da quel momento inizia a esplorare il mondo attraverso l’obiettivo. Non c’è però un momento preciso in cui decide di diventare regista. Piuttosto, un lungo atto di fiducia nel processo creativo. «Non ho mai creduto al risultato finale – spiega – ma alla necessità di provare. È stato un atto di fede nel processo. Ho avuto anche tanti fallimenti, ma sono stati fondamentali». Curiosamente, una delle caratteristiche più singolari del suo percorso è proprio l’assenza iniziale di una formazione cinematografica tradizionale. «Sono cresciuta senza cinema», ammette. «Nel mio paese non c’era un cinema facilmente raggiungibile, quindi ho visto soprattutto film in televisione. Quando sono arrivata a Roma a diciotto anni per studiare recitazione mi sono accorta di avere enormi lacune». I suoi coetanei citavano autori, correnti e film. Lei invece non aveva mai sentito nominare giganti come Fellini, Pasolini o Kubrick. «All’inizio mi sono sentita in difetto, poi ho capito che era anche una grande opportunità: potevo scoprire tutto da zero mentre iniziavo a fare i primi passi in questo mondo». Tra i pochi riferimenti dell’infanzia c’era Steven Spielberg, scoperto anche grazie alla serie Dawson's Creek, dove il protagonista Dawson Leery sognava di diventare regista. Per Grandinetti il cinema non è mai un gesto puramente autobiografico. I film nascono piuttosto come strumenti per mettere sul tavolo domande collettive. «Cerco sempre di non parlare direttamente di me», spiega. «Mi interessa mettere al centro qualcosa che riguarda tutti e che possa far sentire le persone meno sole». Questo approccio si riflette anche nel suo modo di vivere il lavoro di regista: una continua attenzione ai dettagli. «Nella vita ho molti difetti», scherza, «ma quando faccio regia quei difetti diventano qualità. La mia pignoleria, per esempio, sul set diventa una risorsa». Molti dei suoi lavori hanno esplorato universi distopici. Ma oggi, osservando il mondo contemporaneo, la regista ammette di sentirsi in una fase diversa. «Negli ultimi anni ho la sensazione che non ci sia più bisogno di inventare la distopia: la stiamo vivendo», riflette. Una riflessione maturata anche attraverso la lettura del sociologo Zygmunt Bauman, autore del concetto di “retrotopia”, la nostalgia per un passato percepito come più stabile rispetto a un futuro incerto. Da qui nasce una posizione sempre più esigente nei confronti del cinema. «Oggi sento il bisogno che i film si assumano una responsabilità rispetto al tempo che stiamo vivendo. Non importa il budget o la dimensione del progetto: conta la domanda che il film pone al mondo». Il cortometraggio Majonezë è stato il progetto che più di tutti ha portato la regista marchigiana sulla scena internazionale. La partecipazione alla corsa agli Oscar è arrivata grazie alla vittoria in festival qualificanti, tra cui l’AFI Fest di Los Angeles. Da lì è partita una campagna di promozione durata circa un mese e mezzo tra New York, Los Angeles, Parigi e Londra. «Non abbiamo pensato agli Oscar come obiettivo finale», racconta. «La cosa importante era continuare a far vedere il film». Negli Stati Uniti l’opera ha sorpreso molti spettatori per la sua natura europea e per il modo in cui è stata realizzata con mezzi limitati ma grande inventiva. «Lì sono rimasti colpiti anche dal retroscena della produzione. Noi europei spesso dobbiamo essere creativi perché abbiamo meno risorse». Il vero premio, però, non sono state le candidature o i riconoscimenti. «La cosa più bella è stata incontrare artisti con carriere straordinarie e poter parlare con loro del film. Anche solo prendere un caffè insieme e ascoltare le loro storie». Tra gli incontri più sorprendenti del viaggio americano c’è quello con Oliver Stone, regista premio Oscar e autore di film come Platoon e JFK. Durante una cena tra amici, Stone – che aveva visto il corto – ha improvvisamente proposto un brindisi dedicato proprio a Majonezë. «Mi ha detto che trovava il film estremamente depresso e mi ha chiesto se fossi depressa anche io», racconta sorridendo. «Ma il fatto che un regista di quella statura si sia fermato a fare un brindisi per una regista emergente è stato incredibile». Per Grandinetti momenti come questo dimostrano una cosa semplice: i grandi artisti restano profondamente umani. «Credo che abbiano bisogno di rimanere in contatto con il mondo reale. Altrimenti come potrebbero continuare a fare film che parlano del mondo?». Dopo una trilogia di cortometraggi, la regista sta lavorando al suo primo lungometraggio, un progetto che porta avanti da diversi anni. La domanda centrale è tanto "semplice" quanto universale: che cos’è l’amore? «È un film che mi ha già insegnato moltissimo anche prima di essere girato», racconta. «Spero di realizzarlo presto». Nel cinema, del resto, il tempo ha ritmi molto diversi: tra scrittura, produzione, riprese e distribuzione possono passare anni. «È una sorta di condanna», scherza, «ma fa parte del processo». Prima di chiudere, Grandinetti torna a parlare del territorio da cui tutto è iniziato. Le Marche negli ultimi anni stanno diventando sempre più un set cinematografico. Ma per la regista il vero valore non sta solo nei paesaggi. «Quando si sceglie un luogo per un film bisogna sentire che ha a che fare con la storia che si sta raccontando», spiega. Secondo lei la regione custodisce un elemento ancora poco esplorato: una dimensione quasi mistica. «Le Marche hanno un’energia particolare che spesso viene raccontata solo come cartolina. In realtà c’è molto di più da indagare». E forse è proprio qui che si misura il senso del percorso di Giulia Grandinetti. Non nei premi, nei festival o nella corsa agli Oscar che ha accompagnato Majonezë, ma nella domanda che continua a inseguire attraverso il cinema: che cosa può ancora dirci un film sul mondo che stiamo vivendo? Per la regista marchigiana il cinema non è una fuga dalla realtà, ma uno spazio in cui provare a rimettere ordine dentro un tempo confuso. Un luogo dove porre domande, accendere discussioni, creare incontri. Anche scomodi. È forse questo il paradosso più affascinante del suo percorso: partire da una piccola città delle Marche, senza una vera educazione cinematografica alle spalle, e arrivare a dialogare con alcuni dei protagonisti del cinema mondiale. Ma senza perdere quella stessa curiosità con cui, a tredici anni, prendeva in mano per la prima volta una videocamera per provare a raccontare una storia. Perché alla fine, più che la carriera o il successo, ciò che sembra muovere davvero il suo lavoro è un’altra urgenza: continuare a cercare immagini e storie capaci di restituire un senso al presente. Anche quando quel senso, come accade spesso nel cinema migliore, non arriva come una risposta ma come una domanda che resta aperta.  

15/03/2026 13:30
Colonia felina al cimitero, la promotrice della petizione non ci sta: "I gatti sono sani solo grazie ai privati"

Colonia felina al cimitero, la promotrice della petizione non ci sta: "I gatti sono sani solo grazie ai privati"

MACERATA – Non si placa la polemica sulla gestione della colonia felina del cimitero cittadino. Dopo i recenti comunicati dell'amministrazione comunale (leggi qui) e i verbali dell'AST (leggi qui), che parlavano di una situazione sotto controllo e di una popolazione felina stabile, arriva la ferma replica di Anna Maria Simonelli, promotrice della petizione che ha raccolto l'impressionante cifra di oltre 25.800 firme. La Simonelli contesta punto su punto le versioni ufficiali, definendo le dichiarazioni di Comune e associazione Argo come "poco verosimili". Secondo la promotrice, i sopralluoghi effettuati dagli organi competenti non sarebbero in grado di fotografare la realtà. "L’Ast, con un sopralluogo di pochi minuti, non può valutare seriamente lo stato di salute dei felini - spiega Simonelli - poiché i gatti sono solitamente nascosti e si mostrano solo a chi li accudisce davvero bene. Abbiamo video che dimostrano come gli animali accolgano chi se ne occupa quotidianamente, e non si tratta dei volontari dell'associazione incaricata". Il punto centrale della contestazione riguarda proprio il merito della buona salute degli animali riscontrata dai veterinari. "Se i gatti sono in forma - attacca Simonelli - è merito di persone di buon cuore che forniscono cibo di qualità ogni giorno e puliscono i residui, a differenza di quanto dichiarato su Argo, che secondo alcune testimonianze somministrerebbe cibo solo una volta a settimana. Sono i privati a farsi carico di cure, sterilizzazioni e vaccinazioni presso ambulatori veterinari privati, agendo secondo coscienza per aiutare animali in difficoltà". La replica affronta anche il tema del decoro cimiteriale. La Simonelli definisce "assurdo" pretendere che gli animali non lascino tracce del loro passaggio o che vengano addestrati a usare postazioni specifiche. "L’unica soluzione per chi non tollera tali disagi è che i responsabili, siano essi il Comune o l'associazione incaricata, provvedano a migliorare la pulizia generale del cimitero, che spesso versa in condizioni di incuria indipendentemente dalla presenza dei gatti". In chiusura, la Simonelli rilancia: "Se la convivenza nel cimitero non è tollerata, il Comune provveda a spostare la colonia in un luogo idoneo e attrezzato, un rifugio adeguato al cui allestimento potrebbero partecipare economicamente anche i privati". La battaglia delle 25 mila firme, dunque, non si ferma qui. "A questa petizione verrà dato sicuramente un seguito - conclude - per accertare la correttezza delle modalità con cui viene svolto l'incarico di gestione della colonia".

14/03/2026 18:40
Quando il corpo cambia ma la bilancia no: il segreto della ricomposizione corporea

Quando il corpo cambia ma la bilancia no: il segreto della ricomposizione corporea

Quando si inizia un percorso nutrizionale, la prima aspettativa è quasi sempre la stessa: vedere il peso scendere sulla bilancia. È comprensibile, perché per anni il dimagrimento è stato valutato quasi esclusivamente attraverso un numero. Tuttavia, la ricerca scientifica degli ultimi anni ha messo in luce un concetto sempre più importante: migliorare il proprio corpo non significa necessariamente pesare meno. Il nostro organismo è costituito da diversi tessuti, tra cui massa muscolare e massa grassa, che svolgono ruoli distinti ma complementari. Il muscolo, metabolicamente attivo, contribuisce alla regolazione della glicemia, al metabolismo e all’utilizzo dell’energia. Anche il tessuto adiposo ha un ruolo attivo: oltre a immagazzinare energia, produce ormoni e molecole che influenzano il metabolismo e la comunicazione tra organi. Oggi l’attenzione si concentra più sull’equilibrio e sulla qualità di questi tessuti che sul semplice peso corporeo, e per questo nei percorsi di dimagrimento si parla sempre più spesso di ricomposizione corporea. La ricomposizione corporea è il processo attraverso cui la massa grassa diminuisce mentre la massa muscolare aumenta o viene preservata. In questa situazione il peso totale può cambiare poco, ma la qualità della composizione corporea migliora in modo significativo. Il corpo diventa più tonico, le circonferenze possono ridursi e il metabolismo può funzionare meglio, anche se la bilancia non mostra grandi variazioni. Questo fenomeno è ben documentato in letteratura scientifica. Numerosi studi mostrano che quando alimentazione equilibrata e attività fisica, in particolare l’allenamento di forza, vengono combinate, il corpo può ridurre il grasso corporeo e allo stesso tempo mantenere o aumentare la massa muscolare. È proprio questo equilibrio che rappresenta uno degli obiettivi più importanti dei moderni percorsi nutrizionali. La ricomposizione corporea è particolarmente frequente nelle persone sedentarie che iniziano ad allenarsi, in chi riprende l’attività fisica dopo un periodo di pausa o in chi ha una percentuale di grasso relativamente elevata. In questi casi il corpo risponde rapidamente agli stimoli dell’esercizio e dell’alimentazione, migliorando la propria composizione anche senza grandi cambiamenti nel peso. Per favorire questo processo entrano in gioco alcuni fattori chiave: un’alimentazione adeguata, un apporto proteico sufficiente e l’attività fisica regolare, soprattutto esercizi che stimolano la muscolatura. Anche il sonno e uno stile di vita equilibrato contribuiscono a sostenere questi adattamenti fisiologici. Il messaggio più importante, quindi, è che la bilancia non sempre racconta tutta la storia. Valutare la salute e i progressi di un percorso nutrizionale significa guardare anche ad altri parametri, come la percentuale di massa grassa, la massa muscolare o la circonferenza della vita. In altre parole, dimagrire non significa necessariamente pesare meno. A volte significa qualcosa di più importante: perdere grasso, preservare il muscolo e costruire un corpo più sano e metabolicamente più efficiente.

14/03/2026 16:31
Morrovalle, sette posti per il Servizio civile: come fare domanda

Morrovalle, sette posti per il Servizio civile: come fare domanda

È stato pubblicato nei giorni scorsi il bando per la selezione di operatori volontari da impiegare nei progetti di Servizio Civile Universale. I giovani tra i 18 e i 28 anni possono presentare domanda entro le ore 14 dell’8 aprile per partecipare ai programmi che si svolgeranno tra il 2026 e il 2027. Nel territorio di Morrovalle sono disponibili due progetti per un totale di sette posti. Il primo progetto, intitolato “Im-patto giovani”, prevede quattro posti e avrà durata di 12 mesi. Le attività si svolgeranno presso la ludoteca Amici & Co., dove i volontari saranno impegnati in diverse iniziative a sostegno dei più giovani. In particolare dovranno garantire il servizio di pre-scuola nei plessi scolastici, collaborare nelle attività dei centri di aggregazione per l’infanzia e l’adolescenza, contribuire all’organizzazione delle attività estive e supportare i servizi di accompagnamento al trasporto scolastico. Previsto inoltre un affiancamento alle attività educative degli asili nido. Il secondo progetto, “Social point”, mette invece a disposizione tre posti e si svolgerà presso il Comune di Morrovalle. I volontari selezionati affiancheranno gli uffici impegnati nelle politiche sociali e nelle politiche giovanili, partecipando anche alle attività di progettazione sociale e progettazione finanziata, oltre alla gestione di progetti e all’organizzazione di eventi. Gli operatori volontari selezionati sottoscriveranno un contratto che prevede un assegno mensile di 519,47 euro, cifra che potrà essere aggiornata in base alla variazione Istat. Le domande di partecipazione devono essere presentate esclusivamente online attraverso la piattaforma dedicata raggiungibile all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it, accessibile da pc, tablet e smartphone.

14/03/2026 16:23
Piove: i maglioni restano addosso, e forse è la cosa migliore

Piove: i maglioni restano addosso, e forse è la cosa migliore

Giovedì pomeriggio, una mia amica mi scrive: "Domenica piove di nuovo. Organizzo cena a casa. Otto persone. Regola: telefoni in un'altra stanza. Vieni?" "Vengo" rispondo. E penso: ecco, questo è il 2026. Ci abbiamo messo dieci anni, ma finalmente abbiamo capito. Il paradosso dell'iperconnessione solitaria Stamattina leggo la notizia: WhatsApp vuole lanciare profili per gli under 13. Bambini che ancora non sanno allacciarsi le scarpe, ma avranno uno stato da aggiornare. E mentre succede questo, gli adulti cosa fanno? Scappano. Cercano disperatamente modi per socializzare senza schermi. A Parma c'è un Silent Book Party che fa il tutto esaurito ogni due settimane. Cento persone. In silenzio. A leggere libri. Insieme. Lo capisci il paradosso? Diamo WhatsApp ai tredicenni mentre noi paghiamo per stare in una stanza con estranei senza parlare. Solo per non essere soli davanti a uno schermo. I dati dicono che quasi un quarto dei giovani tra 18 e 29 anni si sente solo. Non perché non hanno contatti. Ma perché hanno solo contatti digitali. E quelli non bastano. Non sono mai bastati. Soft socializing: la socialità a bassa pressione Il termine nuovo è "soft socializing". Suona figo, ma è solo un modo complicato per dire: stare insieme senza stress. Niente cene top dove devi vestirti bene e sembrare interessante. Niente aperitivi dove devi fare networking. Niente eventi dove devi postare per dimostrare che ci sei. Soft socializing è: pizza sul divano, porta un amico, nessuna aspettativa. È: running club che poi diventa cena insieme. È: festa di quartiere dove i vicini diventano amici veri, non solo gente che saluti per educazione. È socialità analogica. Lenta. Imperfetta. Quella che non fa like ma fa stare bene. Questo weekend piove (ed è perfetto) Avevamo già riposto i maglioni di lana. Pensavamo che la primavera fosse arrivata. Invece no. Piove ancora. Weekend freddo. Maglioni di nuovo addosso. E sai cosa? Forse è la cosa migliore che potesse capitare. Perché quando c'è il sole, senti la pressione di uscire. Di fare qualcosa di instagrammabile. Di non sprecare la giornata bella. Ma quando piove? Nessuna aspettativa. Puoi restare a casa. Puoi chiamare gente. Puoi fare le pizze al formaggio per Pasqua. Puoi stare sul divano per ore senza sentirti in colpa. La pioggia è la scusa perfetta per il soft socializing. Per quella socialità vera che non devi documentare. Che non devi ottimizzare. Che esiste anche se nessuno la vede. Come organizzare un weekend "soft social" (che funziona davvero) Primo: INVITA POCHE PERSONE.Tre, quattro, massimo otto. Se inviti venti persone diventa evento. E gli eventi hanno aspettative. Secondo: TELEFONI VIA.Regola non negoziabile. O li lasci in un'altra stanza, o li metti in una scatola all'ingresso. Ma via. Perché se anche una persona controlla Instagram, rompi la magia. Terzo: NIENTE PERFORMANCE CULINARIA.Non devi cucinare come Cracco. Pizza d'asporto va benissimo. Pasta al pomodoro va benissimo. Il punto non è il cibo. È stare insieme. Quarto: GIOCHI ANALOGICI, NON DIGITALI.Carte. Giochi da tavolo. Anche solo parlare. Ma niente Netflix passivo dove tutti guardano lo schermo e nessuno si guarda. Quinto: IL TEST FINALE.Se alla fine della serata ti senti pieno, non svuotato, hai fatto soft socializing. Se ti senti stanco perché hai dovuto "performare", hai sbagliato tutto. La verità finale Questo weekend piove. Puoi fare quello che avresti dovuto fare dieci anni fa: chiamare gente. Stare insieme. Senza telefoni. Senza documenti. Senza pubblico. Solo tu, loro, e una socialità così vera che non serve postarla per credere che sia successa.      

14/03/2026 13:26
Tolentino, ricostruzione post-sisma: approvato il piano per 24 abitazioni in via Nenni

Tolentino, ricostruzione post-sisma: approvato il piano per 24 abitazioni in via Nenni

Un nuovo passo avanti nel percorso di ricostruzione post-sisma riguarda il Comune di Tolentino. L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha infatti approvato il progetto esecutivo per il ripristino e il rafforzamento sismico dell’edificio residenziale di edilizia pubblica in via Nenni, di proprietà dell’Erap Marche, con un finanziamento complessivo di 2.721.009 euro. Il commissario alla ricostruzione Guido Castelli sottolinea l’importanza dell’intervento: «Con questo progetto la ricostruzione pubblica compie un ulteriore avanzamento, restituendo un immobile strategico per l’offerta abitativa sociale e migliorando la sicurezza strutturale e la qualità dell’abitare. L’edilizia residenziale pubblica rappresenta un settore nodale per la ripartenza dell’entroterra marchigiano colpito dal sisma, e proseguiremo su questa strada grazie al costante apporto dell’Erap, dell’Usr e della Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli». Anche il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi ha espresso apprezzamento: «A nome mio e di tutta la città ringrazio il commissario Castelli per l’attenzione continua dedicata al nostro territorio. L’edilizia popolare è fondamentale perché riguarda le fasce più deboli della popolazione, quelle che hanno maggiore bisogno di risposte concrete. A lui va il nostro plauso». L’edificio in questione ospita 24 unità abitative distribuite in quattro corpi collegati da un nucleo centrale. La struttura in cemento armato, con tamponature in laterizio, coperture piane e altezze fino a otto livelli, ha subito danni diffusi a causa del sisma, tra cui fessurazioni delle pareti esterne e interne, distacchi delle tamponature e vulnerabilità localizzate. Il progetto prevede interventi mirati al ripristino della piena agibilità e al miglioramento del comportamento sismico dell’edificio. Tra i lavori principali figurano l’adeguamento delle tamponature con sistemi antiribaltamento, il confinamento di pilastri e nodi strutturali, il ripristino dei calcestruzzi ammalorati e la sistemazione delle tramezzature interne. I lavori comprenderanno anche il ripristino di impianti e finiture, oltre a interventi di efficientamento energetico, come la coibentazione dell’involucro e la sostituzione degli infissi.    

13/03/2026 12:53
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