Quest'anno sono stati per la prima volta i rappresentanti dei Comuni italiani ad aprire il corteo per l'anniversario dei 70 anni della Repubblica nella parata del 2 giugno a Roma.Fra i quasi 400 sindaci c'era anche una delegazione delle Marche, composta da Nazzareno Frenquellucci, sindaco di Porto Sant'Elpidio, Andrea Gentili, sindaco di Monte San Giusto, membri anche del Consiglio direttivo di Anci Marche, Nelia Calvigioni, sindaco di Corridonia, Luciano Pantanetti, presidente del Consiglio comunale di Macerata, Roberto Coppi, assessore all'Urbanistica del Comune di Urbino, Alessandro Ciarrocchi, assessore all'Ambiente e Patrimonio di Fermo. "Si sente tutto il peso del tricolore e della fascia che portiamo'' hanno commentato Gentili e Frenquellucci. ''Un evento che accresce il nostro senso di responsabilità nei confronti dei cittadini e del Paese intero". (Ansa)
70 anni di voto alle donne, 70 anni di democrazia. Questo è lo slogan con cui il Comune e l'ANPI di Urbisaglia hanno deciso di celebrare, in occasione della Festa della Repubblica, l'anniversario del primo voto alle donne.La cerimonia, che si è svolta presso il Loggiato Comunale “Augusto Pantanetti”, alla presenza del Sindaco di Urbisaglia Paolo Giubileo, il maresciallo Rosario Cianci, il Presidente ANPI di Urbisaglia Giovanna Salvucci e la Sindaca dei ragazzi Laura Fiorani, ha visto come protagoniste le ragazze del '46, quelle che il 2 giugno di 70 anni fa si recarono per la prima volta a votare.«Ci è sembrato importante rendere omaggio alle ragazze del '46» ha sottolineato Giovanna Salvucci, presidente dell'ANPI di Urbisaglia «perché averle fra noi dimostra quanti pochi anni siano passati da quando le donne hanno iniziato ad entrare a pieno titolo nella vita politica italiana, e quanta strada c'è ancora da fare per una piena parità di rappresentanza femminile nelle istituzioni, nel mondo del lavoro e della ricerca.»Tra le 28 donne di Urbisaglia che il 2 giugno del 1946 avevano già compiuto 21 anni e potevano quindi esercitare il diritto di voto sono intervenute alla manifestazione Vania Bartomucci e Maria Caraceni, nate nel 1922, Emma Lulani e Fiorina Marinsalta del 1923, Giulia Ariozzi e Giulia Andreozzi del 1924, Maria Pia Foglia e Santa Lancioni del 1925, che hanno ricordato la grande emozione del primo voto e la felicità di essere prese in considerazione per la prima volta nella storia.Prima della consegna degli attestati di riconoscimento da parte del Sindaco Giubileo, è intervenuta la Prof. Lina Caraceni dell'Università di Macerata, che ha ricordato come il voto alle donne del 2 giugno 1946 fu l’epilogo di un lungo percorso di lotta per la giustizia sociale che richiese l’impegno di donne coraggiose. «Queste donne» ricorda la prof. Caraceni, «dovettero combattere contro secoli di cultura che avevano relegato l’identità femminile ad un ruolo subalterno e sottomesso, ai margini della politica e della società. Alcune di quelle donne, 21 per l’esattezza, vennero elette nell’assemblea costituente e contribuirono direttamente a scrivere i principi fondativi della Repubblica. Donne come Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa Mattei, protagoniste della lotta partigiana e di liberazione, fecero in modo che l’art. 3 della Costituzione, il principio di uguaglianza, diventasse la base fondativa di un sistema politico antifascista.»Co-protagonisti della manifestazione i diciottenni di Urbisaglia, che hanno ricevuto dal Sindaco e dalle ragazze del '46 una copia della Carta Costituzionale, in un simbolico “passaggio di consegne” di impegno sociale e civile. Erano presenti Lorenzo Alessandrini, Laura Becerrica, Glauco Buccolini, Giorgio Buratti, Edoardo Cansolino, Federico Carradori, Sasha Chiacchiera, Fabian Collhaj, Marco Croce', Gloria Fattori, Antonio Fiorani, Luca Giannini, Riccardo Pierucci, Matteo Salvi e Giacomo Staffolani, che sabato scorso hanno anche partecipato ad un momento di formazione sulla Costituzione tenuto dal prof. Francesco Rocchetti e da Caterina Recchi.Il Sindaco di Urbisaglia e il Direttivo dell'ANPI si sono dichiarati molto soddisfatti per la riuscita della manifestazione, ed hanno ringraziato per la preziosa collaborazione le Forze dell'ordine, l'Associazione dei Carabinieri in congedo, i rappresentanti della associazioni di Urbisaglia, il Consiglio dei Ragazzi, Giulio Pantanetti e Rosanna Cicconi per le ricerche storiche effettuate, i ragazzi del '98 con le loro famiglie e soprattutto le splendide ragazze del '46, che hanno incantato tutti gli intervenuti con la loro forza ed il loro sorriso.
Tutti in fila per visitare le sale della Prefettura di Macerata. Tantissime persone questo pomeriggio hanno atteso in fila in piazza della Libertà per avere la possibilità di visitare gli appartamenti di rappresentanza risalenti al XIII secolo.La visita è stata resa possibile grazie alla collaborazione del FAI – Delegazione di Macerata che ha organizzato le visite guidate iniziate alle 16 e in chiusura alle 19.30.Gli alloggi si trovano al secondo piano del palazzo e si aprono con lo splendido e vasto salone detto “delle Armi” per le decorazioni delle pareti. Poi si passa in successione nella Sala Verde (o del Biliardo), nella Sala Rossa (o Biblioteca) fino ad arrivare nel Salottino Bianco (o della Musica) che si affaccia dal piano superiore della Loggia dei Mercanti, da cui si può godere di una magnifica vista dall’alto su tutta la piazza.
Marco Bindelli, Vice Presidente della BCC di Civitanova Marche e Montecosaro e consigliere delegato ai rapporti con il Movimento del Credito Cooperativo, interviene a seguito delle recenti parole del Governatore Ignazio Visco sulla nuova legge di riforma delle BCC e sul ruolo delle Federazioni“Nelle considerazioni finali della relazione annuale, anno 2015 – centoventiduesimo esercizio, che per la prima volta non si è svolta in coincidenza con l’Assemblea dei Partecipanti dell’Istituto di via Nazionale, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ha fornito un importante monito alla componente associativa del credito cooperativo.Che la critica fosse importante (e forse inaspettata) lo si rileva dalla celerità con la quale l’ufficio stampa di Federcasse si è apprestato ad inviare ai giornalisti il comunicato stampa con cui difende la storia e l’operato delle Federazioni e puntualizza le funzioni del contratto di coesione previsto dalla nuova legge n. 49/2016, che ha convertito con modifiche il d.l. n. 18/2016, contenente la riforma delle BCC.Ecco cosa ha detto Ignazio Visco dopo aver trattato dei vantaggi della riforma delle banche popolari approvata lo scorso anno: “È necessario – ha detto Visco - dare al più presto piena attuazione alla riforma delle banche di credito cooperativo, condizione indispensabile per rafforzare il comparto e aggiornare il modello di attività a tecnologie e mercati in evoluzione. La Banca d’Italia emanerà in tempi rapidi la normativa secondaria, in coordinamento con la BCE; ci attendiamo un’attuazione altrettanto veloce da parte del sistema. Nel definire l’assetto di gruppo e i rapporti tra le varie componenti, occorre seguire logiche strettamente industriali, mediante un patto di coesione che dia effettivi poteri di governo alla capogruppo, e perseguire con determinazione razionalizzazioni e guadagni di efficienza. La componente associativa può mantenere un ruolo di rappresentanza a livello nazionale e territoriale, senza indebite interferenze sulla pianificazione strategica, sulla gestione operativa e sulle funzioni di controllo del gruppo”.In sostanza, il Governatore di Bankitalia, in riferimento alla riforma della BCC, ha affermato chiaramente che il futuro ruolo delle Federazioni (nazionale e regionali) non potrà che essere di pura rappresentanza (al pari dell’Abi o di Confindustria) e, soprattutto, che non saranno ammesse indebite interferenze delle stesse nell’attività di direzione e coordinamento che la capogruppo eserciterà sulle BCC.Non solo, pur essendo ovvio e scontato in base a quanto previsto dal nuovo art. 37-bis del Testo Unico Bancario (TUB) introdotto dalla nuova legge di riforma del credito cooperativo, Visco ha sentito la necessità di specificare che il processo di costituzione del Gruppo Bancario Cooperativo (GBC) o dei GBC dovrà seguire logiche prettamente industriali tese alla ricerca di razionalizzazioni ed efficienze, facendo intendere chiaramente che non saranno ammesse quelle logiche che, sino ad oggi, hanno spesso caratterizzato il sistema cooperativo.La stessa necessità di puntualizzare la funzione del patto di coesione, ben definita dall’art. 37-bis, comma 3, lett. b, punto 1, del TUB, denota la volontà di porre fine a quel tentativo che si sta attuando di far credere alle Banche di Credito Cooperativo che l’autonomia resterà invariata a seguito dell’adesione ad un GBC.Il contratto di coesione rappresenta lo strumento in base al quale la capogruppo eserciterà il proprio potere nei confronti delle BCC e, in particolare, la propria attività di direzione e coordinamento. Anche per le BCC virtuose la capogruppo fisserà i medesimi indirizzi strategici ed obiettivi operativi previsti per le altre BCC aderenti al gruppo, mentre, relativamente agli altri poteri (diversi da indirizzi strategici ed obiettivi operativi) dovrebbe prevedersi un’applicazione proporzionata alla rischiosità delle banche aderenti.A questo punto, è auspicabile che, oltre alla costituzione di almeno due gruppi, con i decreti attuativi, la cui emanazione è stata annunciata in tempi brevi ed in coordinamento con la BCE, l’organo di vigilanza possa incidere anche sull’elemento più importante per il successo della nuova riforma e dell’intero sistema di credito cooperativo: la governance della capogruppo!
Il semaforo per entrare in centro è rosso. Eppure si può entrare, visto che la segnaletica verticale parla chiaro: la zona a traffico limitato nei giorni festivi è attiva dalle 16.30 alle 19.Proteste stamattina a Macerata, dove il semaforo fra via Zara e via Don Minzoni è rimasto acceso sul rosso fisso, ad indicare il divieto di accesso verso piazza della Libertà, traendo in inganno gli automobilisti, soprattutto quelli provenienti da fuori città, che di fronte al semaforo rosso non hanno voluto di certo rischiare la multa.A raccontare la vicenda, sotto tanti aspetti paradossale, è Francesco Lattanzi, titolare della tabaccheria in via Gramsci, che ha più volte sollecitato un intervento per risolvere la questione definitivamente."Parlo anche a nome di tanti miei colleghi che lavorano in centro e restano aperti in occasione delle festività. Tutto questo, infatti, succede ogni volta che una festa capita in un giorno diverso dalla domenica. In pratica" dice Francesco "il semaforo non riconosce la festività e dovrebbe esserci qualcuno a impostare manualmente il semaforo. Mi sono rivolto prima all'Apm che mi ha indirizzato ai vigili urbani i quali a loro volta mi hanno nuovamente invitato a rivolgermi all'Apm. Qui, sono riuscito a parlare con un funzionario gentilissimo, il quale mi ha spiegato che il funzionamento del semaforo dipende effettivamente dai vigili urbani ai quali sono stati dati in dotazione due telecomandi per impostare correttamente il semaforo nei giorni di festa. Pare, però, che entrambi i telecomandi siano andati persi...". Aggiungere altro, francamente, sarebbe davvero superfluo.
Le cause che hanno portato Banca Marche allo stato di insolvenza sono ''molteplici e diffuse'', ma una delle criticità ''è stata rappresentata dalle filiere di controllo istituzionale, vale a dire l'attività svolta sia dalla Banca d'Italia che dalla Consob, rispetto alla quale non può non rilevarsi uno scarto fra risultanze istruttorie e la realtà che si è poi drammaticamente verificata''. Lo scrive la Commissione di indagine istituita dal Consiglio regionale il 18 febbraio, e presieduta da Mirco Carloni, nella sua Relazione finale. Un testo di 67 pagine, con grafici e tabelle, che non risparmia nessuno, a partire dai vertici del sistema bancario italiano, passando per le Fondazioni ex proprietarie di BM e gli ex dirigenti. Molti dei quali, a cominciare dal vecchio Dg Massimo Bianconi, sono indagati a vario titolo dalla procura della Repubblica di Ancona. La relazione, approvata il 24 maggio scorso, verrà presentata ufficialmente il 3 giugno e discussa in Aula il 7 giugno. L'Ansa ne ha potuto prendere visione in anticipo: il quadro che ne emerge offre molti spunti di riflessione.Banca Marche, prima commissariata per 28 mesi, poi quasi 'salvata' da Fonspa se la Commissione Ue non si fosse messa di traverso, infine messa in liquidazione coatta dal Governo Renzi nel novembre 2015, è una ferita aperta per il territorio: con la risoluzione dell'istituto si sono persi 1,5 miliardi di investimenti, ricorda la Commissione, ''di cui circa 400 milioni per le Fondazioni di Pesaro, Macerata e Jesi, una perdita di risparmi per circa 43 mila piccoli azionisti che ammonta a più di mezzo miliardo di euro, e un altro mezzo miliardo per un migliaio di obbligazionisti subordinati''. Le responsabilità penali verranno accertate, ma ci sono defaillance sistemiche, carenze di visione strategica, su cui la Commissione punta il dito. Ad esempio la questione Fonspa, che, sostiene la relazione, ''ha contribuito ad aggravare la situazione di Banca Marche''. La vicenda Fonspa ha costretto BM ''a corrispondere gli interessi: si è concentrato il rischio verso una sola controparte, e nel momento in cui il credito Fonspa non è stato rimborsato'', si sono verificati ''danni reputazionali ingenti, provocando una perdita di liquidità molto rilevante''. I commissari di Bankitalia ''avrebbero dovuto piuttosto provvedere per tempo a far fronte alla scadenza dei pronti contro termine relativi al prestito Fonspa''. Ma c'è di più. Banca d'Italia forse ''non è stata in grado di valutare pienamente la situazione tecnica di BM, pur avendola ispezionata in molteplici occasioni''.Già nell'esercizio 2011 di BM (che si era chiuso con un utile netto di 135 milioni), i crediti deteriorati erano schizzati a 1.708 milioni (+28,9%). Il 28 dicembre 2011 Banca d'Italia attesta però una situazione tecnica adeguata, e ''non solleva alcun elemento di allarme oggettivo'', né ritiene di dover ''bloccare l'azione della Consob'', che sta preparando il prospetto informativo sull'aumento di capitale da 180 milioni di euro, che si concluderà nei primi mesi del 2012. Eppure nelle sue ispezioni, a partire dal 2010, l'organo di Vigilanza aveva a più riprese individuato carenze nella governance di BM, rischi creditizi elevati, scarsa incisività del collegio sindacale, tanto da arrivare a sanzionare 17 amministratori e sindaci di BM: ciononostante, all'epoca valuta che non ci sono ragioni per stoppare l'aumento di capitale. Un passaggio delle Considerazioni finali la Commissione lo riserva poi ad un presunto ''eccesso di accantonamenti'', che avrebbe creato le condizioni per il commissariamento di BM. Bacchettate infine alle Fondazioni che controllavano il 56% di Banca Marche. Nel 2008 dissero no alle offerte vincolati di Credit Agricole e Banca Popolare dell'Emilia Romagna, che volevano acquisire il controllo di BM. Credit aveva messo sul piatto 2,3 miliardi, la banca emiliana 2,6 miliardi. Soldi 'cash' che le Fondazioni rifiutarono, per proseguire ''da sole''.(Ansa)
Sono iniziati da circa due mesi i lavori di consolidamento e adeguamento sismico del ponte lungo la provinciale 78 nei pressi del torrente Fiastra, nel comune di Urbisaglia.Recentemente il Presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari insieme a una squadra i tecnici, al Sindaco di Urbisaglia Paolo Francesco Giubileo ed al consigliere provinciale Roberto Broccolo, su richiesta dell'Amministrazione Comunale, ha deciso la realizzazione di una passerella pedonale in modo da collegare meglio il comune della provincia di Macerata con l'Abbadia di Fiastra.A tal proposito si stanno ultimando gli atti necessari per l'adeguamento del progetto originario. Per tale intervento saranno utilizzate le risorse derivanti dal ribasso d’asta.L'intera opera è stata appaltata alla ditta EDILBIANGI srl di S. Severino Marche, il costo complessivo dell'opera è di 1 milione di euro. -
In un'ora dal mare Adriatico all'Appennino, da Civitanova a Foligno. 110 km di strada che unirà, finalmente, le due regioni confinanti.L'ultimo tratto umbro della strada statale 77 Val di Chienti, pare, sarà inaugurato quest'estate. Il "corridoio" umbro-marchigiano sarà lungo, appunto, 110 chilometri. Un'ora quindi, considerando il limite di velocità di 110 km/h per raggiungere il mare e viceversa, la città umbra da Civitanova. Un sollievo per chi era abituato a percorrere chilometri e chilometri di pendenze e curve.Il nuovo tracciato conterà circa 22 km di gallerie per carreggiata, senza contare i 2,5 km di gallerie artificiali. Il tunnel più lungo tra le montagne che separano Umbria e Marche è quello di Varano con i suoi 3,4 chilometri, seguono Sostino (2,8 km), Pale (2,4 km), Cupignolo (2,2 km), Belfiore (1,1 km), Palude (1,1 km) e La Franca (1 km). Le gallerie dell’asse viario sono realizzate seguendo i più elevati standard di sicurezza sia sul fronte della videosorveglianza, con l’installazione quindi di telecamere, che sul fronte dei rilevatori antincendio, bypass carrabili e naturalmente illuminazione.Come noto, sono state proprio le gallerie, in particolare quella di La Franca a finire sotto inchiesta. Ai microfoni di Report, un operaio un anno fa denunciò l’utilizzo di quantitativi di cemento inferiori a quelli necessari nella realizzazione del tunnel. Venne aperto un fascicolo dalla procura della Repubblica di Spoleto e dispose una serie di accertamenti. La denuncia ha fatto scattare anche una serie di verifiche da parte di Anas e Quadrilatero attraverso società specializzate che hanno confermato la presenza di vuoti e sottospessori, ma non i rischi statici delle galleria. Dal mese di aprile sono state avviate le operazioni di risanamento delle parti non conformi (intasamento dei vuoti) interamente a carico del contraente generale.Oltre alle gallerie nel tratto umbro della Foligno-Civitanova per un investimento complessivo di 1,1 miliardi finanziato dal Cipe, si contano cinque chilometri di viadotti tra cui quello denominato "Palude" ai piedi del quale i lavori di scavo hanno fatto riaffiorare un tesoro di reperti di epoca romana tuttora al vaglio della Soprintendenza. Impedimenti a parte, pare proprio che questo progetto, da anni in sospeso, tra alti e bassi, sia ormai proprio prossimo all'inaugurazione.
Cerimonia di commemorazione questa mattina, nella Sala Giunta del Comune, per il 70° Anniversario della nascita della Repubblica Italiana con la consegna delle medaglie d'oro e degli attestati del Ministero della Difesa ai civitanovesi Luigi Panichelli (98 anni) e Mario Belfiglio (90 anni).Il sindaco Tommaso Claudio Corvatta e il presidente del consiglio comunale Ivo Costamagna hanno ricevuto i due partigiani che si sono battuti per la liberazione della patria.“Un sentito grazie da parte dell'istituzione che rappresento – ha detto Costamagna - Avete combattuto e rischiato la vita per dare una nuova storia al nostro Paese e noi non vi ringrazieremo mai abbastanza. Abbiamo scelto questo giorno per la cerimonia perché il 2 giugno è una di quelle giornate su cui c'è più bisogno di riflettere, soprattutto tra i giovani. Oggi ci troviamo ad un bivio, come allora, c'è bisogno di una nuova partecipazione dei cittadini, di una nuova resistenza, non vogliamo chiudere il bilancio delle nostra generazione con un segno meno”.Presenti in sala, parenti e familiari di Panichelli e Belfiglio, i rappresentanti dell'Anpi Anita Pantanetti e Lorenzo Marconi (presidente provinciale), consiglieri comunali e assessori.“Sono emozionato per avervi qui oggi – ha detto Corvatta - La vostra è una testimonianza di vita, con sudore e sangue avete difeso i valori che oggi chiamiamo “bene”, ma che qualcuno ha messo fortemente in discussione e c'è chi prova ancora a farlo. Non siamo qui per celebrare ma per imparare a fare ciò che avete fatto voi, a riconoscere e combattere le intolleranze e il razzismo e a chiamarli il “male”.Nel dibattito sono interveniti anche l'assessore Cristiana Cecchetti che ha ricordato i 70 anni del voto alle donne e l'arduo cammino dell'emancipazione femminile, il consigliere Mirella Franco (Pd) e Sergio Marzetti (Ncd), Lorenzo Marconi e Giorgia Belforte.Con una lucidità sorprendente e notevole senso dell'umorismo Panichelli ha ricordato le tante volte che ha rischiato la vita in guerra, per l'Italia e per il mondo. Belfiglio ha ringraziato l'Amministrazione e ha inoltre ricordato i tanti compagni caduti per lo stesso ideale.La cerimonia si è chiusa con le foto di rito, l'intonazione dell'Inno di Mameli e Bella Ciao.
Riceviamo una nota da Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata:Sul problema delle fusioni delle Camere di commercio delle Marche noi presidenti ci eravamo ripromessi di non intervenire più sulla stampa in attesa che uscissero i decreti di attuazione della riforma.Visto che ormai tutti, chi più chi meno, stanno intervenendo e prendendo posizione rispetto al progetto di una Camera unica o di due Camere nel sistema camerale marchigiano, mi piace ricordare che la Camera di Commercio di Macerata, già nel dicembre 2014, con il voto unanime del suo Consiglio Camerale ha deliberato l’adesione alla decisione assunta e ribadita dell’Unione Regionale che indicava come soluzione una Camera di commercio per il nord delle Marche e una Camera di commercio per il sud.Macerata ha cioè già deciso da tempo per le due Camere e lo ha fatto secondo quanto era stato deliberato ed approvato in sede di Unione Regionale. Dirò di più, non solo abbiamo deliberato ma abbiamo già inviato a chi di competenza tutti i documenti richiesti e quindi da gennaio 2015 essi sono già al MISE, all’Unione Nazionale delle Camere di Commercio ed alla Regione Marche. E questo fatto è già noto a Roma dove infatti siamo inseriti nell’elenco delle Camere “in corso di fusione”.Quella decisione fu assunta perché volevamo fare in fretta e perché l’Ente Camerale è un Ente con “autonomia funzionale” (come, altro esempio, sono le Università) e quindi, come la stessa parola spiega, nella nostra autonomia spettava al Consiglio Camerale fare la scelta e Macerata ha fatto la sua da ormai 18 mesi.Durante questo lungo periodo, purtroppo, nessun’altra Camera ha assunto decisioni analoghe alle nostre ed è intervenuto nel dibattito in corso anche l’Ente Regione che invece propenderebbe, così si è espresso il Consiglio Regionale a stragrande maggioranza, per un'unica Camera regionale. Da parte mia, chiarita la posizione maceratese, vorrei comunque far presente che non è una scelta facile quella delle fusioni perché si tratta di mettere insieme Enti che hanno storie diverse (la Camera di Macerata ha ormai 205 anni), economie territoriali diverse, patrimoni diversi, numeri diversi di dipendenti, sedi diverse, modalità operative diverse nella promozione dei rispettivi territori: con le fusioni si rischia di penalizzare alcuni territori a scapito di altri, penalizzando, come spesso succede in Italia, chi è stato spesso più previdente e maggiormente attento ai segnali di futuro. Una cosa è certa, come amministratore farei molta fatica ad accettare scelte che potrebbero penalizzare la nostra Camera e l’intero territorio maceratese.
Sono due i luoghi culturali di San Severino dimenticati segnalati al Governo per il loro recupero, nell’ambito della campagna bellezza@governo.it che ha messo a disposizione, per tutto il territorio nazionale, 150 milioni di euro di risorse pubbliche.San Severino Marche ha scelto, infatti, la chiesa di San Michele Arcangelo, sita nella gola di Sant'Eustachio in Domorra, e il castello di Carpignano. Il primo è un edificio sacro oggi inagibile che rappresenta la testimonianza di un antico monastero benedettino situato lungo la via Lauretana e che, anche per tale ragione, rappresentava un luogo di passaggio molto frequentato dai viandanti. La struttura originaria dell'Abbazia intitolata a San Michele Arcangelo risale alla fine dell'undicesimo secolo, il complesso compare per la prima volta in un documento del 1086. La particolarità di questo edificio risiede nel fatto che è stato in parte costruito all'interno dei vani ipogei delle antiche cave di calcare scavate già in epoca romana. La chiesa si trova all'interno di una zona protetta inserita all'interno della rete “Natura 2000”. Il restauro completerebbe il progetto di riqualificazione dell'intera area finanziato dalla Comunità Europea diversi anni fa per la realizzazione di un sistema di piste ciclo-pedonali che ha permesso, ad oggi, di incrementare considerevolmente il flusso turistico all'interno di questa area.Il castello di Carpignano, invece, è un complesso monumentale che, danneggiato dal sisma del 1997, versa in gravi condizioni di conservazione. Le mura e il basamento poligonale della torre sono soggetti a continue cadute di elementi lapidei. Questo interessante castello, unico nel suo genere nel territorio settempedano a presentare una forma aggiornata all'introduzione delle armi da fuoco, esisteva già nei primi anni del Mille. Da fonti storiche si sa che nel sec. XIII il Comune di San Severino vantava dei diritti sul castello di Carpignano e che questo fu completamente distrutto durante le lunghe guerre e contese, sostenute dai Sanseverinati contro i Comuni vicini per entrarne in possesso. Deve essere stato, però, ben presto ricostruito, se nel 1379 “viene dato da Urbano IV in signoria a Bartolomeo Smeducci, assieme ad altri castelli”. Fino al 1471 il castello fu perduto e riconquistato più volte da San Severino che finalmente ne entrò definitivamente in possesso. Carpignano era uno dei baluardi maggiormente strategici per il Comune tanto che proprio nel 1471, ad opera di Pier Martino Cenci console di San Severino, il complesso fortificato fu notevolmente ampliato e rafforzato come tuttora testimoniano la cinta delle mura ed i resti di tre torrioni semicircolari eretti su basse scarpate a livello delle cortine, adatti alla difesa contro i tiri dell'artiglieria, già in grande uso in quell'epoca. Delle mura, che cingevano interamente il castello, per un circuito di circa 200 metri, non rimangono che pochi avanzi, mentre è ancora in piedi il fornice della porta del castello con arco a tutto sesto. Presso l'angolo a nord-ovest delle mura si eleva il grosso basamento pentagonale, probabilmente un’aggiunta effettuata nel 1471, cui è sovrapposta un’alta torre quadrata già esistente nella fortificazione pre rinascimentale.
Il prossimo 2 giugno, in occasione del 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica Italiana, la Prefettura di Macerata aprirà le porte ai cittadini.Grazie alla collaborazione del FAI - Delegazione di Macerata che organizzerà le visite guidate, dalle ore 16 alle 19.30 saranno visitabili gli appartamenti di rappresentanza risalenti al XIII secolo. Gli alloggi si trovano al secondo piano del palazzo e si aprono con lo splendido e vasto salone detto "delle Armi" per le decorazioni delle pareti. Poi si passa in successione nella Sala Verde (o del Biliardo), nella Sala Rossa (o Biblioteca) fino ad arrivare nel Salottino Bianco (o della Musica) che si affaccia dal piano superiore della Loggia dei Mercanti, da cui si può godere di una magnifica vista dall'alto su tutta la piazza.L'evento è realizzato in collaborazione con il FAI- Delegazione di Macerata, e con l'ausilio degli apprendisti ciceroni delle scuole di questa provincia, con la Provincia di Macerata e con l'Associazione Nazionale Polizia di Stato.L'ingresso è gratuito e libero.Al mattino, alle ore 10 presso il monumento ai Caduti di piazza della Vittoria, il Prefetto depositerà una corona di alloro in omaggio ai caduti per la fondazione della Repubblica.Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
Si svolgerà mercoledì 1 giugno alle ore 19 all'ex Cinema Italia un dibattito con i 6 candidati sindaco di San Severino sul tema salute.L'incontro voluto e organizzato dal gruppo delle mamme a sostegno della pediatria e dell'ospedale di San Severino verterà sui temi più caldi di cronaca settempedana: ospedale e inceneritore.Tutta la cittadinanza è invita a partecipare e intervenire. Sarà anche un'occasione per conoscere più da vicino i punti di vista dei 6 candidati sulla questione.
di Nicola VorzilloAnche a Porto Recanati con l’approssimarsi del 5 giugno, data fatidica delle elezioni, si avvicina per tutti i candidati il momento della verità, così che le varie liste stanno cercando di giocare le ultime carte che potrebbero risultare se non vincenti, quanto meno utili alla propria causa.Una è quella dei social. Infatti oltre ad organizzare vari incontri per promuovere le proprie candidature e farsi conoscere dai cittadini le varie liste si danno battaglia anche su Facebook. Il noto social ospita le pagine di tutte le varie liste e ognuna in maniera diversa la sta sfruttando per farsi conoscere meglio dagli elettori e convincerli a votare per loro. Vediamo nel dettaglio come sono queste pagine e quello che viene pubblicato.“Porto Recanati elezioni amministrative 2016”, è una pagina seguita da poco più di 110 persone che condivide di volta in volta le varie notizie inerenti a queste elezioni: link di articoli dei vari giornali online, articoli scritti nei vari blog, foto di articoli dei giornali cartacei e poi tutto quello che le varie liste, nei loro profili o in quelli dei candidati, pubblicano a sostegno della loro causa, non è legata a nessuna lista.“Città mia” è la pagina creata dalla coalizione a sostegno di Giovanni Giri ed è seguita da circa 150 persone. La loro immagine profilo è il simbolo del gruppo mentre in alto come immagne copertina troviamo la foto di un bel tramonto portorecanatese visto dall’alto con vista sul Monte Conero. Tra i post che pubblicano troviamo foto degli incontri che stanno tenendo riguardo diverse tematiche, link a interviste fatte al loro candidato, foto con i loro slogan elettorali e naturalmente link che rimandano alla lettura del loro programma.“Porto Recanati a Cuore” è la pagina dell’omonimo gruppo che si presenta con Alessandro Rovazzani sindaco. Ad oggi conta circa 1050 mi piace, il numero alto è anche frutto della loro presenza sul social da alcuni anni. Anche per loro l’immagine profilo è il simbolo del loro gruppo, mentre nell’immagine copertina sono presenti tutti i 16 candidati in lista con a capo il candidato sindaco, su sfondo bianco e sotto il loro simbolo con accanto un piccolo slogan. Nella loro pagina si trovano facilmente le foto degli incontri che tengono settimanalmente, collegamenti al loro sito web, link alle interviste del loro candidato e dei vari candidati e infine alcuni approfondimenti sui vari temi del loro programma.“Uniti per Porto Recanati” è la pagina della lista omonima che sostiene Loredana Zoppi come sindaco. Ha circa 300 followers. Come immagine profilo troviamo il loro simbolo mentre in alto c’è una foto con i volti e i nomi dei 16 candidati consiglieri e più in grande la foto della lora candidata a sindaco. Tra i vari post troviamo diverse foto, link alle varie interviste rilasciate alla stampa e post che approfondiscono i temi del loro programma.“Movimento 5 Stelle Porto Recanati” è la pagina usata dal movimento che sostiene Sauro Pigini. Conta circa 780 mi piace visto che sono attivi sul social da alcuni anni. Come immagine profilo troviamo il logo del movimento che tutti conosciamo e l’immagine copertina è una foto che ritrae il candidato sindaco insieme alla sua squadra. A differenza delle altre pagine sono presenti post che si occupano anche di politica nazionale provenienti dai vari blog affiliati al movimento, ma non mancano foto dei loro incontri e delle interviste fatte fino ad oggi.“Insieme alla gente” è la pagina che supporta Roberto Mozzicafreddo candidato sindaco, conta circa 400 mi piace. Anche per loro l’immagine profilo è dedicata al simbolo del gruppo e l’immagine di copertina è quasi una ricostruzione reale del simbolo con la squadra in posa sulla spiaggia, sullo sfondo il mare e di lato una barchetta che ritroviamo anche nel loro logo. Tra i loro post link ad articoli che parlano di loro, foto dei vari incontri e quelle dei loro slogan con l’immagine del candidato sindaco e dei vari candidati consiglieri con i motivi che li hanno spinti a candidarsi.“Elena Leonardi sindaco” è la pagina creata a sostegno di Elena Leonardi, conta circa 140 follower. La loro immagine è quella del logo della lista e come immagine copertina una panoramica sulla spiaggia portorecanatese con sfondo Monte Conero , sulla sinistra ancora il logo della coalizione e a destra un primo piano della candidata sindaco. Non mancano tra i vari post foto di gruppo dei candidati della lista, foto della candidata sindaco, eventi a sostegno della sua candidatura e link ad articoli che parlano di loro.Questa la panoramica sulle pagine facebook che stanno usando i vari gruppi per farsi conoscere dai cittadini portorecanatesi.Sui social non può mancare il lato spiritoso di queste elezioni. Quando mancavano pochi giorni alla autenticazione delle varie liste al Comune con le firme necessarie, in alcuni esercizi commerciali del paese è spuntata una settima lista, la lista “Sette Note”, 16 candidati consiglieri in cerca di sindaco, tra i vari candidati consiglieri erano presenti le foto di alcuni personaggi noti a chi frequenta Porto Recanati e non solo, su facebook la foto è diventata presto virale e non è mancato qualche credulone che li ha presi sul serio.La pagina più divertente è però quella di Sdrogio, nome un po’ particolare ma che raccoglie consensi da parte di tutti. Sdrogio che ha come immagine profilo quella del personaggio di Guerre Stellari Dart Fener o Lord Fener che dir si voglia e come immagine copertina un vagabondo con un pezzo di cartone e la scritta “Give me 1 dollar or I vote for Biagio Ciompo” (datemi 1 dollaro o voterò per Biagio Ciompo, noto personaggio locale). Oltre 420 i suoi fan e sul suo profilo ogni giorno frecciatine verso tutti i partiti e i candidati di queste elezioni 2016.
di Jacopo TassoLa fiducia verso il futuro economico e sociale italiano sta pian piano svanendo e l’ottimismo si raffredda.Nonostante i governi cerchino di rassicurarci guardando a ogni minimo cambiamento percentuale positivo e a lievi miglioramenti dell’economia e del mercato del lavoro, il clima e il morale degli italiani non è sicuramente sereno.Lo testimoniano infatti i dati dei sondaggi della Demos-Coop sulla percezione sociale che i cittadini hanno di loro stessi e sulle speranze verso il futuro. Due italiani su tre affermano che "è inutile fare progetti per sé e per la propria famiglia poiché il futuro è incerto e pieno di rischi”.Negli anni precedenti questo pensiero accomunava il 55% degli italiani, oggi invece la percentuale è più alta di ben 7 punti.Ci siamo abituati e rassegnati al corso della storia, il nostro tempo non è di ribellione, ma di delusione e di rassegnazione per quella che sembra una situazione immutabile anche se ovviamente non di nostro gradimento. Un altro dato è la consapevolezza della perdita di posizione sociale: lo scivolamento nella scala di classe. Nel 2006 coloro che si identificavano con il ceto medio erano il 60%, invece oggi la metà degli italiani (54%) ritiene di far parte di una classe sociale medio-bassa, quando nel 2011 la percentuale era di 12 punti inferiore. Questa tendenza è in crescita, e, allo stesso tempo, diminuisce il numero di coloro che si identificano nella fascia media, oggi pari al 39% della popolazione mentre solo l’anno scorso si attestava al 45%.I numeri poi aumentano quando si analizza la situazione economico-sociale di coloro che già si attestavano sulla zona medio-bassa, cioè pensionati e operai. Tra loro la percezione di scivolamento sociale è aumentata del 17% negli ultimi anni fino ad arrivare al 65%. Due operai su tra si sentono ai margini della struttura sociale, quasi ai livelli della rivoluzione industriale.Le cause di questo fenomeno sono sicuramente molte e varie, ma quella forse più importante è la mutata distribuzione della ricchezza negli ultimi anni. Nel nostro Paese, osserva l'Ocse, l'1% della popolazione detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta: il triplo rispetto al 40% più povero che possiede appena il 4,9%.L'avvento della crisi economica ha peggiorato soltanto la situazione. A farne le spese sono stati principalmente le fasce medio-basse e basse della società. Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2011, infatti, la perdita di reddito disponibile è stata più marcata per il 10% più povero della popolazione rispetto al 10% più ricco (- 4% contro - 1%). Nei sei anni della crisi economica, si è verificato un aumento della percentuale di famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà passata dal 18 al 25%. Ad oggi sono 15 milioni le persone che si trovano in questa condizione. Erano 11 milioni, prima della crisi.La mancanza di speranza e di prospettive future, unite ad una più pragmatica diminuzione della ricchezza delle famiglie, fa si che il morale degli italiani non possa far altro che essere tendente al pessimismo. La frattura di classe percepita che tenderà ad aumentare e l’immutabile fenomeno per cui i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri genera il clima delusione e rassegnazione generale in cui verte il paese e, nonostante tutto, non sembra esserci ombra di ribellione poiché tutto sommato si sopravvive ancora abbastanza bene. Pratichiamo "l'arte di arrangiarsi", della quale, in Italia, siamo tutti maestri, tuttavia, il problema esiste e tenderà a riprodursi fino a divenire patologico.D'altronde, si tratta di una tendenza diffusa, non solo in Italia.Come mostra il conflitto sociale esploso in Francia contro il Jobs Act. Per questo, conviene fare attenzione al degrado che coinvolge il sentimento sociale e spinge verso il basso quello che un tempo era il ceto medio, motore principale dell’ economia italiana e che sembra non avere speranze di risollevarsi , perché così si rischia davvero di perdere il futuro.
Enrico Ruffini è il nuovo presidente della Società Filarmonico-Drammatica di Macerata.Si sono appena concluse le elezioni nella storica sede di Via Gramsci e questo è il nuovo Consiglio direttivo: al fianco di Ruffini ci sono Alfredo Molinari vicepresidente, Riccardo Sinigallia segretario, Alberto Ferretti ragioniere, Domenico Sirocchi cassiere, Giorgio Francalancia economo, Raffaele Berardinelli, Ennio Chiaraluce, Luigi Jannucci, Gabriela Lampa, Luciano Pingi e Massimo Serra consiglieri."Dopo due mesi spesi nel tentativo di trovare alternative, che si sono rivelate non percorribili", afferma Enrico Ruffini, "mi è stato chiesto di accettare questa candidatura. L'ho accolta con spirito di servizio. Inizia da domani un lavoro importante, che deve vedere la nostra Società - una 'giovane' di soli 208 anni - in un rapporto più sinergico rispetto al territorio e all'amministrazione comunale. Ogni consigliere avrà una delega specifica, così da essere più operativo possibile".Il primo pensiero del neoeletto presidente va ai due che lo hanno preceduto, Giovanni Battistelli e Alfonso Cacchiarelli, questi in particolare perché, sottolinea Ruffini, "hanno saputo rilanciare la Filarmonica riportandola agli antichi lustri. A loro un ricordo grato e il riconoscimento per il grande lavoro svolto".L'incarico durerà quattro anni.
Metti una domenica mattina a Passo di Treia dove fuori dalla chiesa c'è un carro armato con appiccato un cartello che recita "Don Ariel non si tocca".E' questo quanto successo stamattina, nella popolosa frazione di Treia, dove alcuni parrocchiani hanno deciso di protestare contro le reiterate voci per le quali alla fine di giugno il parroco, don Ariel Veloz, sarebbe trasferito in un'altra parrocchia.Un gesto di grande affetto verso il religioso, cui tutta la comunità di Passo di Treia è legatissima, arrivato in concomitanza con la tradizionale festa dei trattori durante la quale vengono esposti mezzi e auto storiche e oggi anche un carro armato. E proprio sul mezzo militare, qualcuno ha attaccato il cartello che non lascia spazio ad alcuna interpretazione. Ora, non è chiaro se l'aver messo il cartello sul carro armato sia stato un gesto simbolico o più semplicemente una comodità, vista l'ampiezza del mezzo. Resta comunque il messaggio chiaro, forte, inequivocabile lanciato dalla comunità passotreiese: non spostate don Ariel. Una decisione definitiva in merito, comunque, arriverà soltanto alla fine di giugno.Don Ariel Veloz, 39 anni, originario di Santo Domingo e per un periodo assistente personale del vescovo Claudio Giuliodori, lo scorso 19 marzo accusò un malore mentre stava celebrando la santa messa e venne portato in ospedale a Macerata. Anche in quella occasione, tutta la comunità passotreiese si strinse con affetto intorno al suo parroco che, fortunatamente, pochi giorni dopo era già tornato alle sue consuete attività quotidiane.(Foto Mandino Tiburzi)
“L’attuale amministrazione non ha ancora approvato il rendiconto di gestione del 2015, Morrovalle rischia di essere commissariata”. A lanciare l’allarme sono i consiglieri comunali Luca Cabascia e Marco Morresi, che ieri hanno inviato una segnalazione al prefetto, Roberta Preziotti, chiedendo un intervento urgente vista la gravità dell’omissione.Per legge, infatti, gli enti locali sono tenuti a deliberare il rendiconto di gestione entro il 30 aprile dell’anno successivo. Se non viene effettuata l’approvazione entro i termini c’è il rischio che venga nominato un apposito commissario prefettizio che, sostituendosi all'organo consiliare, dà inizio alla procedura per lo scioglimento. “E’ un fatto gravissimo – afferma il consigliere Cabascia –, l’approvazione andava fatta 28 giorni fa. Ad oggi il Comune di Morrovalle non ha ancora adempiuto e non ha neppure convocato il consiglio comunale”.Oltre alla questione formale, con le pesanti conseguenze per l’Ente che così rischia il commissariamento, i consiglieri Cabascia e Morresi sottolineano anche la responsabilità politica: “Dopo circa un mese – precisano – non sappiamo nulla né su come è stato chiuso il bilancio comunale 2015 né sull’effettiva consistenza dei residui attivi e passivi. Si tratta di una mancanza di trasparenza nei confronti dei cittadini che, tra l’altro a pochi giorni dal voto, non conoscono ancora la reale situazione economica del Comune. Riteniamo – concludono Cabascia e Morresi – che un’amministrazione che omette di approvare uno degli atti più importanti sia un’amministrazione che si auto-delegittima agli occhi dei cittadini”.
Piazza gremita dei bambini dell' istituto comprensivo "Fermi" di Macerata per l' evento "1,2,3...Fermi per l' opera", volto a pubblicizzare e valorizzare l'opera in città tramite alcune esibizioni degli alunni dell' istituto.Sostenuto dallo Sferisterio di Macerata, l'evento ha visto decine di bambini esibirsi chi nel canto, chi nella recitazione e chi nel ballo sul palco allestito in piazza della Libertà, piena di genitori e curiosi. La manifestazione è stata introdotta dall'assessore Stefania Monteverde che sottolinea come la nostra sia una città della musica e dell'arte.La manifestazione, cominciata circa alle 16, si è spostata alle 18 in piazza Mazzini dove alcuni alunni si sono sfidati in una sfida a suon di tamburi, "Galli contro Romani", per poi spostarsi alla Galleria degli Antichi forni ad ammirare i lavori degli studenti delle scuole primarie dell' Istituto.
Le MenseverdiBio del Comune di Macerata ancora una volta conquistano la ribalta nazionale. E’ di questa mattina infatti la notizia – pubblicata dal quotidiano La Repubblica - che le nostre mense sono nella top ten delle 40 città italiane prese in esame dalla rete nazionale delle commissioni mensa, un coordinamento nato tra gruppi di genitori volontari, attivi nelle scuole, che assaggiano e controllano il cibo che viene consumato dai propri figli a scuola.Dopo il premio nazionale MensaVerde 2014 e il riconoscimento dell’Anci nazionale nell’ambito dell’indagine sulle buone prassi per i servizi dedicati all’infanzia, oggi arriva un altro primato, quello per la varietà di pesce che viene proposta nel menù. Menù che per l’85 % è biologico e viene preparato dal personale comunale nelle cucine interne alle scuole. Tutti fattori di eccellenza pluripremiati nel corso degli anni.“Un primato – interviene l’assessore alla Scuola, Stefania Monteverde - che si deve al progetto redatto dall’assessorato comunale alle Politiche scolastiche nell’ambito della campagna educativo alimentare della Regione Marche Pappa Fish che ha introdotto il pesce fresco locale nelle mense scolastiche. Un altro riconoscimento dal basso che, grazie alla collaborazione attiva dei comitati mensa dei genitori e dei cuochi comunali, conferma e incentiva l’impegno dell’Amministrazione comunale verso l’educazione a una sana alimentazione”.