Fino a ieri ho creduto che Zygmunt Bauman – il sociologo polacco profeta dei “legami liquidi” – rispecchiasse la nostra epoca relazionale. Oggi sono costretta a rivedere la mia tesi: Bauman inizia ad apparirmi come un inguaribile ottimista, un romantico d’altri tempi.
Le sue acque instabili descrivevano un mondo di amori precari ma pur sempre tangibili. Partendo dal legame solido delle generazioni passate, attraverso la fluida instabilità della modernità liquida, siamo approdati a un’evaporazione totale: i sentimenti si dissolvono nell’aria come una nuvola di vapore da sigaretta elettronica. Una vera e propria “svapata” relazionale: avvolgente sul momento, ma destinata a svanire nel nulla senza lasciare traccia, odore o peso specifico.
Molti iniziano il loro primo approccio su Tinder o Bumble, giardini digitali di promesse infinite. Un match! La dopamina sale alle stelle, si inizia a chattare e si idealizza l’altro come l’anima gemella su misura, cucita da foto filtrate e info spiritose. Qualche incontro fisico, ma poi l’inevitabile imprevisto: evaporazione pura! Il silenzio improvviso.
Il partner fantasma si dissolve, lasciando l’amaro in bocca di un’energia solo apparente. Questo è il sintomo di una società solo apparentemente connessa ma iperindividuale, dove la prossimità fisica è un’opzione e la vulnerabilità non è tenuta in alcuna considerazione. Al primo dubbio o insicurezza si scappa, per paura di mostrarsi per come si è o di deludere l’aspettativa creata nel mondo virtuale.
La vita vera ha bisogno di presenza, non di idealizzazione; richiede corpi con fragilità, difetti e nevrosi irrisolte. Qualcuno ha voglia o tempo per tutto ciò? Preferiamo una distrazione leggera che riempie lo schermo per un istante. Questa tendenza a sparire è una difesa: tanto più il rapporto resta leggero, tanto meno si rischia il fallimento o il dolore.
Meglio la tristezza momentanea rispetto alla fatica di una relazione che richiede impegno e intimità. L’altro non è più un soggetto da scoprire, ma un oggetto necessario a colmare un vuoto e quindi facilmente sostituibile. Non un individuo reale ma uno specchio che deve riflettere l’immagine che desideriamo. E così consumiamo relazioni gassose: “svapiamo” emozioni senza neanche lasciare tracce di cenere, solo un vago profumo che svanisce nell’etere.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, "Chiedilo all'avvocato". Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa alla tematica sul risarcimento danni e nello specifico in ambito sportivo.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana, alla domanda posta da una lettrice di Macerata che chiede: "Durante una competizione un atleta provoca un fatto illecito che provoca danni, la responsabilità è solo sua o può risponderne anche la società sportiva per cui gioca?".
Nel mondo dello sport, soprattutto a livello dilettantistico, è diffusa l’idea che eventuali comportamenti illeciti commessi in campo restino impuniti o confinati alla sfera personale dell’atleta, in realtà, il quadro giuridico è più articolato e meno intuitivo di quanto si possa pensare. L’ordinamento prevede che anche i soggetti che si avvalgono dell’attività altrui possano essere chiamati a rispondere dei danni provocati da chi agisce nel loro interesse: è il principio espresso dall’articolo 2049 del codice civile, che disciplina la responsabilità dei "padroni e committenti" e che, secondo un orientamento ormai consolidato, si applica ben oltre i confini del lavoro subordinato.
Si tratta di una forma di responsabilità di natura sostanzialmente oggettiva, fondata sul principio “cuius commoda eius et incommoda”: chi trae vantaggio dall’attività altrui deve sopportarne anche i rischi; in questo modo, l’onere della prova si sposta sul preponente, il quale, per andare esente da responsabilità, dovrebbe dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, superando la tradizionale presunzione di colpa in eligendo o in vigilando.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che tale responsabilità non richiede necessariamente un rapporto di lavoro subordinato, né un contratto formale o una prestazione retribuita: è sufficiente che sussista un rapporto di preposizione, anche solo occasionale, ossia che il soggetto autore dell’illecito sia inserito nell’organizzazione del preponente e operi nel suo interesse.
Elemento decisivo è il nesso di "occasionalità necessaria", che ricorre quando l'attività affidata abbia reso possibile o anche solo agevolato la commissione dell’illecito, come precisato dalla giurisprudenza (Cass. civ. n. 2851/2025), tale nesso non viene meno neppure quando il comportamento dell’autore rappresenti un abuso o una violazione delle regole: anche un eccesso o una condotta contraria alle istruzioni può restare collegata alle mansioni, se è proprio il ruolo ricoperto ad aver creato l’occasione del fatto.
Proprio su queste basi si innesta la recente decisione della Cassazione penale, sez. V, n. 12258 del 31 marzo 2026, nel caso di specie, la Corte d’Appello di Venezia, pur confermando la responsabilità penale dell’imputato per un delitto di lesioni, aveva escluso la responsabilità civile dell’associazione sportiva dilettantistica di appartenenza, ritenendo indispensabile un rapporto di lavoro subordinato tra atleta e società.
A seguito del ricorso della parte offesa la Suprema Corte ne accoglieva le motivazioni in quanto l'atleta era tesserato, capitano della squadra e pienamente inserito nella struttura organizzativa dell’associazione, essendo sottoposto al potere direttivo e disciplinare esercitato attraverso allenatore, staff tecnico e sistema disciplinare interno, come dimostrato anche dalla sanzione inflitta per i fatti accaduti: la condotta lesiva si era verificata proprio nello svolgimento della competizione sportiva, quindi nell’ambito dell’attività per cui l’atleta operava per conto della società.
Pertanto, in risposta alla nostra lettrice, si può affermare che "pur in assenza di un rapporto di subordinazione lavorativa, l’associazione sportiva può essere chiamata a rispondere dei danni derivanti dall’illecito commesso dal proprio atleta nello svolgimento dell’attività sportiva cui è preposto" (Cass. Pen., Sez. V, Ord. n. 12258 del 31.03.2026). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Cinque anni fa, un laboratorio di ceramica a Faenza vendeva 40 pezzi al mese dal proprio negozio fisico. Oggi, quello stesso laboratorio spedisce 300 ordini al mese in 14 paesi. La differenza non è stata un forno più grande o più personale. È stato un sito web con un pulsante per il checkout.
Le piccole imprese in Italia e in Europa stanno vivendo esattamente questo cambiamento. Il negozio fisico non è scomparso, ma non è più l'unico canale di entrate (e spesso nemmeno quello principale). Ciò che è cambiato è la rapidità con cui un operatore individuale o un micro-team può passare dall'idea alla prima vendita online.
I numeri dietro al cambiamento
Secondo i dati Eurostat, il fatturato dell’e-commerce tra le PMI europee è cresciuto del 22% tra il 2022 e il 2025. Ma la vera notizia non è la crescita complessiva. È chi sta crescendo.
Le aziende con meno di 10 dipendenti rappresentano ora il 38% dei nuovi negozi online in Italia. Si tratta di un enorme balzo rispetto al solo 19% del 2020. Non si tratta di aziende tecnologiche o di marchi nativi digitali. Sono panetterie, laboratori di pelletteria, librerie indipendenti e consulenti freelance che aggiungono un pulsante “Acquista” alle loro attività esistenti.
La barriera all'ingresso è diminuita perché gli strumenti sono diventati più semplici. Piattaforme come E-commerce con Jimdo.com consentono a un imprenditore di creare un negozio online funzionante in un pomeriggio, senza bisogno di uno sviluppatore. Questa accessibilità è importante quando il tuo intero team è composto da tre persone e nessuno ha studiato informatica.
Perché il solo commercio al dettaglio tradizionale ha smesso di funzionare
L'affluenza nei centri delle città italiane è diminuita di circa il 15% tra il 2019 e il 2024. I dati ISTAT sull'adozione delle TIC nelle imprese italiane confermano che solo il 20,4% delle aziende italiane con almeno 10 dipendenti ha venduto online nel 2024, il che significa che quasi l'80% del tessuto produttivo non ha ancora monetizzato attraverso l'e-commerce.
L'aumento degli affitti e il cambiamento delle abitudini dei consumatori hanno spinto i piccoli rivenditori verso modelli ibridi che combinano vendite fisiche e digitali.
E il cambiamento non riguarda solo la sopravvivenza. Molti negozi fisici in buona salute hanno aggiunto l'e-commerce perché i loro clienti se lo aspettavano. Un cliente che scopre una borsa fatta a mano su Instagram vuole comprarla subito, non pianificare un viaggio dall'altra parte della città il sabato successivo.
Il mobile commerce ha ulteriormente accelerato questo processo. Oltre il 61% degli acquisti online italiani avviene ora su smartphone, il che significa che l'intero percorso dalla scoperta all'acquisto può richiedere meno di tre minuti. Le piccole imprese che si sono adattate a questa realtà hanno visto risultati immediati.
Logistica e pagamenti sono diventati più semplici
Uno dei motivi per cui le piccole imprese hanno evitato l'e-commerce per anni era il mal di testa operativo. Spedizioni, resi, elaborazione dei pagamenti, conformità fiscale transfrontaliera: sembrava di costruire una seconda attività sopra la prima.
Questo è cambiato. Servizi come le opzioni di evasione degli ordini e-commerce di Poste Italiane e l'elaborazione dei pagamenti localizzata di Stripe hanno eliminato i punti di attrito più dolorosi. Un ceramista di Deruta ora può accettare pagamenti in euro, sterline e dollari senza dover comprendere i protocolli di cambio valuta.
La vendita transfrontaliera, un tempo riservata alle aziende con agenti doganali, è diventata accessibile alle microimprese. Il sistema One Stop Shop (OSS) dell'UE per l'IVA, parte del più ampio quadro normativo del commercio elettronico spiegato su Wikipedia, ha semplificato la rendicontazione fiscale per i venditori che spediscono negli Stati membri.
Quel singolo cambiamento normativo ha aperto 27 mercati nazionali con una sola registrazione.
Il collegamento con il social commerce
Le piccole imprese hanno un vantaggio autentico rispetto ai grandi rivenditori: la personalità. E le piattaforme social premiano proprio questo. Una ceramista che filma il suo processo su TikTok o un venditore di formaggi che pubblica aggiornamenti sulla stagionatura su Instagram costruiscono una fedeltà del pubblico che nessun marchio aziendale può replicare.
Questo percorso dal contenuto al commercio è potente. Una ricerca del Consorzio Netcomm mostra che l'82,7% delle aziende italiane di e-commerce è attivo sui social media, con artigiani e produttori alimentari italiani tra i segmenti in più rapida crescita sulle piattaforme di social selling. Il percorso di conversione è breve: un cliente guarda un video di 30 secondi, clicca sul negozio e completa un acquisto prima che il video successivo venga riprodotto automaticamente.
Ma il social commerce funziona al meglio quando si collega a un vero e proprio negozio online. Affidarsi interamente allo shop integrato di Instagram o a un elenco su un marketplace significa non possedere la relazione con il cliente. Le piccole imprese intelligenti utilizzano i canali social per la scoperta e il proprio sito di e-commerce per la transazione effettiva.
Cosa ci aspetta
Le piccole imprese che stanno prosperando online in questo momento non sono quelle con la tecnologia più sofisticata. Sono quelle che hanno iniziato. Un negozio funzionante con 20 prodotti batte un negozio pianificato con 200 prodotti che non viene mai lanciato.
Strumenti basati sull'intelligenza artificiale per le descrizioni dei prodotti, la gestione automatizzata dell'inventario e l'analisi predittiva stanno già arrivando su piattaforme adatte alle PMI. Il divario tra ciò che un'azienda di 5 persone e un'azienda di 500 persone possono fare online continua a ridursi. Per le piccole imprese disposte a sperimentare, la trasformazione dell'e-commerce non sta rallentando. È solo all'inizio.
Si è compiuto questa mattina a Potenza Picena un passo decisivo per la realizzazione del nuovo casello autostradale della Valpotenza sulla A14. L'incontro ha visto la partecipazione del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana, dell’assessore alle Infrastrutture Francesco Baldelli e dei rappresentanti istituzionali della provincia di Macerata e dei comuni di Potenza Picena, Montelupone, Recanati, Porto Recanati e Macerata.
Il vertice ha sancito l'avvio ufficiale del tavolo tecnico, strumento necessario per entrare nella fase operativa di un’opera attesa dal territorio da oltre quarant’anni. Il nuovo svincolo sorgerà tra le stazioni di Loreto-Porto Recanati e Civitanova Marche e si collegherà direttamente alla SP 576 Helvia Recina tramite rampe dedicate e una nuova rotatoria.
Secondo il cronoprogramma illustrato da Autostrade per l’Italia, l’iter autorizzativo e il progetto esecutivo si concluderanno all'inizio del prossimo anno, mentre l’avvio effettivo dei cantieri è previsto per il secondo trimestre del 2027. L'infrastruttura è stata progettata con un approccio sostenibile per decongestionare il traffico urbano, spostando i mezzi pesanti sulla rete autostradale e potenziando la sicurezza stradale.
Il presidente Francesco Acquaroli ha definito l'opera come un'opportunità storica capace di cambiare il destino di un intero distretto produttivo, rendendo la valle nuovamente competitiva e attrattiva per gli investimenti. Anche l’assessore Francesco Baldelli ha rimarcato come il casello sia il tassello finale di un piano di interventi più ampio, che include l'ammodernamento della Strada Regina e i collegamenti tra Sforzacosta, Macerata e Villa Potenza, per i quali la Regione ha investito oltre 50 milioni di euro.
Una nuova ondata di tentativi di truffa digitale sta colpendo in queste ore i contribuenti maceratesi. Diversi cittadini hanno segnalato la ricezione di messaggi ingannevoli sul proprio smartphone che simulano comunicazioni ufficiali dell'Ufficio Entrate del Comune di Macerata. L'obiettivo dei malviventi è chiaro: sfruttare la paura di sanzioni per sottrarre dati personali e bancari.
Il meccanismo utilizzato è quello dello "smishing", ovvero il phishing tramite sms. Il testo del messaggio, segnalato da numerosi utenti, recita testualmente: "La tua posizione Tari risulta non corretta. Per evitare sanzioni contatta urgentemente il numero XXXXXXXXX". Il tono urgente e la minaccia di sanzioni immediate sono studiati appositamente per spingere la vittima a chiamare il numero indicato, dove operatori compiacenti cercano di estorcere codici di accesso o dati sensibili.
L'amministrazione comunale è intervenuta prontamente per chiarire l'assoluta estraneità dell'ente a queste comunicazioni, specificando che l'Ufficio Entrate non utilizza mai il canale sms per interfacciarsi con l’utenza, né richiede pagamenti o regolarizzazioni tramite procedure telefoniche. Le uniche modalità di contatto valide restano esclusivamente quelle istituzionali già note, come la posta ordinaria, la pec, le email degli uffici o i colloqui diretti presso le sedi comunali.
L'invito rivolto a chiunque riceva tali messaggi è di non rispondere, ignorare il testo e, soprattutto, non fornire alcuna informazione sensibile. Per verificare la propria reale situazione tributaria ed evitare spiacevoli raggiri, i cittadini possono scrivere all’indirizzo email tributi@comune.macerata.it oppure consultare i recapiti ufficiali presenti nel sito istituzionale del Comune. Si raccomanda la massima attenzione e si invita la cittadinanza a segnalare tempestivamente ogni episodio sospetto alle autorità competenti per arginare la diffusione della truffa.
Una presa di posizione a tutela delle eccellenze agroalimentari e del diritto all'informazione dei cittadini. La Giunta comunale di Civitanova Marche ha approvato una delibera di indirizzo strategica a sostegno dell’iniziativa promossa da Coldiretti, volta a rafforzare la trasparenza sull’origine dei prodotti e a contrastare l’uso improprio dell’etichetta "Made in Italy".
Il provvedimento nasce dalla necessità di colmare i vuoti della normativa europea che, attualmente, permette di definire "italiano" anche un prodotto realizzato con ingredienti esteri, purché l'ultima fase di trasformazione avvenga nel nostro Paese. Una pratica che l'amministrazione considera dannosa sia per i consumatori che per il comparto economico nazionale.
Con questo atto, il comune di Civitanova Marche si impegna ad attivarsi presso le sedi competenti, anche attraverso il supporto dell’ANCI, affinché venga avviato un percorso di revisione delle regole UE. L'obiettivo è garantire criteri più stringenti e trasparenti, valorizzando le filiere autentiche e promuovendo modifiche normative che rendano chiara e veritiera l’indicazione della provenienza degli alimenti.
La consigliera Paola Campetelli, che ha seguito l’iter del provvedimento, ha ribadito l'importanza di questa azione a difesa del territorio: "La delibera approvata rappresenta un passo importante per la difesa del vero Made in Italy e per la tutela dei nostri cittadini. Oggi troppo spesso sugli scaffali troviamo prodotti che richiamano l’italianità ma che, in realtà, utilizzano materie prime straniere".
"Ringrazio il Sindaco e la giunta per aver scelto di schierarsi con decisione al fianco delle imprese agricole e dei cittadini. Vogliamo regole più chiare a livello europeo, che permettano a chi acquista di sapere davvero cosa porta in tavola e che valorizzino in modo autentico il lavoro delle nostre filiere", ha concluso la consigliera.
Il piano di difesa della costa a Scossicci compie un significativo passo in avanti. Il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche ha infatti consegnato ufficialmente la variante tecnica suppletiva che potenzia il progetto di realizzazione delle scogliere emerse. Grazie all'accordo istituzionale con il comune di Porto Recanati, il quadro economico dell'opera passa da 9 a 10 milioni di euro complessivi, permettendo un intervento ancora più capillare ed efficace contro l'erosione marina.
L'integrazione progettuale non si limita a completare quanto già previsto, ovvero le otto barriere emerse attualmente in fase di costruzione e il salpamento delle strutture artificiali "Ferran", ma introduce nuove opere strutturali nel tratto più a nord del litorale. Nello specifico, la variante prevede il rifiorimento e la risagomatura dei 14 pennelli esistenti, ciascuno dei quali raggiungerà una lunghezza di 50 metri, di cui 30 emersi e 20 sommersi. Questa estensione dei lavori consentirà di mettere in sicurezza ulteriori 830 metri di costa, garantendo una protezione molto più ampia rispetto al piano originario.
Nonostante l'ampliamento del cantiere, il cronoprogramma non subirà rallentamenti. Sfruttando la contemporaneità dell'esecuzione delle nuove opere con quelle già appaltate, il termine di ultimazione rimane fissato per l'8 dicembre 2026. Un traguardo ambizioso che rispetta gli originari 203 giorni naturali consecutivi stabiliti alla consegna dei lavori lo scorso novembre.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Andrea Michelini, che ha sottolineato l'impegno corale di Regione Marche, Provveditorato e uffici comunali per vincere una sfida fondamentale per l'economia turistica locale. Sulla stessa linea l'assessore Lorenzo Riccetti, che ha rivendicato la concretezza dell'azione amministrativa rispetto alle polemiche del passato. Riccetti ha ribadito che, per la prima volta dopo anni, la città vede fatti concreti anziché semplici promesse, mettendo in guardia dai danni di immagine causati da allarmismi infondati e proposte di gestione finanziaria definite "puramente demagogiche".
In occasione della Giornata della Salute celebrata ieri, i dati diffusi dall'Istat nel report "La salute: una conquista da difendere" incoronano le Marche come la regione più longeva d’Italia, confermando un quadro complessivamente positivo ma segnato da profonde differenze territoriali.
L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita in costante crescita, ma il dato più significativo riguarda proprio il primato marchigiano, simbolo di un modello sanitario e sociale capace di garantire livelli di benessere superiori alla media nazionale.
Le Marche si distinguono per un’età mediana alla morte che supera gli 86 anni, posizionandosi nettamente al vertice rispetto alla media italiana e soprattutto rispetto ad alcune regioni del Sud. Il dato evidenzia un divario importante, considerando che in Campania l'età mediana si ferma sotto gli 82 anni, con uno scarto di circa 4 anni.
Nel dettaglio, l'età mediana alla morte nel 2023 è pari a 81,6 anni per gli uomini e 86,3 anni per le donne, con una media nazionale di 84,4 anni. Le Marche guidano la classifica con 86,1 anni, seguite da Umbria (85,9), Molise (85,7), Toscana (85,7), Emilia (85,5), Abruzzo (85,4), Liguria (85,4), Basilicata (85,3), Trento (85), Veneto (84,8), Friuli (84,7), Lombardia (84,6) e Bolzano (84,5), mentre sotto la media si collocano Valle d’Aosta (84,3), Puglia (84,1), Lazio (83,9), Calabria (83,8), Sicilia (83,3) e infine Campania (81,9). Questo conferma una marcata differenza tra Nord e Sud, oggi più evidente rispetto al passato.
A livello nazionale, la speranza di vita alla nascita ha raggiunto gli 83,4 anni, con una crescita significativa tra il 1990 e il 2024: circa 8 anni in più per gli uomini e 6,5 per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni. Tuttavia, il report evidenzia come la geografia della mortalità sia cambiata nel tempo. Se nel 1990 la mortalità maschile era più elevata al Nord e quella femminile al Sud, oggi la situazione è convergente, con livelli più alti nel Mezzogiorno per entrambi i sessi.
Tra il 1990 e il 2023 la mortalità standardizzata per età diminuisce del 43% tra gli uomini e di quasi il 40% tra le donne, ma con una riduzione più marcata nel Centro-Nord, dove in alcune regioni supera il 50%, mentre nel Mezzogiorno si attesta intorno al 35%. Questo ha contribuito a rendere il territorio di residenza un fattore determinante per la sopravvivenza.
Il report dell’Istat offre anche uno sguardo più ampio sull’evoluzione della salute in Italia, evidenziando come negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute sia diminuita dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025, più che dimezzata in termini standardizzati dal 9,8% al 4,5%. I miglioramenti più significativi riguardano le fasce più anziane: nel 2025 quasi il 28% delle donne di 85 anni e più dichiara di stare male o molto male, con una quota dimezzata rispetto al 1995, mentre tra gli uomini della stessa età si è passati dal 39,5% al 17,2%.
Allo stesso tempo, la pandemia di Covid-19 ha inciso temporaneamente sulla mortalità per malattie infettive, salita al 12,4% nel 2020 e poi scesa al 5,0% nel 2023. Nel lungo periodo si registra una forte riduzione dei decessi per malattie respiratorie e dell’apparato digerente, passati rispettivamente da 5-600 a 60-70 e da circa 400 a 40 decessi ogni 100mila abitanti.
Tuttavia, con l’aumento della longevità crescono anche le patologie cronico-degenerative: i tumori rappresentano oggi il 26,3% dei decessi, mentre le malattie cardiovascolari sono passate al 30%, diventando la principale causa di morte. Aumenta anche la multimorbilità, che nel 2025 riguarda 13 milioni di persone, di cui il 39% ultra75enni, insieme alla diffusione di diabete e ipertensione, legata non solo all’invecchiamento ma anche a stili di vita meno salutari e a una maggiore capacità diagnostica.
La gestione degli spazi pubblici dedicati alla cura e allo svago dei nostri amati animali domestici rappresenta una delle sfide più concrete e attuali che le amministrazioni comunali italiane si trovano oggi ad affrontare. Non si tratta semplicemente di installare una rete o delimitare un’area verde: progettare recinti per cani sicuri e funzionali richiede una visione d’insieme capace di mettere al centro il benessere degli animali, la sicurezza dei cittadini e la durabilità nel tempo delle infrastrutture.
Sicurezza perimetrale: il punto di partenza imprescindibile
Quando si parla di spazi all'aperto destinati al pubblico, la sicurezza perimetrale non è un optional, ma un vero e proprio punto di partenza e una fortissima necessità strutturale. Un'area mal delimitata espone l'amministrazione a rischi legali, ma soprattutto mette in pericolo persone, animali, edifici e mezzi di trasporto.
Per gli spazi dedicati ai cani, questo principio assume un significato ancora più profondo. Un perimetro ben progettato non serve solo a contenere gli animali all'interno dell'area, ma protegge anche i passanti all'esterno, evita fughe improvvise verso strade trafficate e riduce il rischio di conflitti tra animali di taglie diverse. La sicurezza, in questo contesto, è anche e soprattutto sinonimo di rispetto: verso i nostri amici a quattro zampe, verso i loro proprietari, e verso l'intera comunità.
Quali spazi possono essere recintati per la salvaguardia degli animali
Le amministrazioni pubbliche hanno oggi a disposizione una gamma molto ampia di recinzioni per cani e di aree delimitabili. Le aree cani nei parchi comunali sono l'esempio più comune, ma certamente non l'unico. Una progettazione attenta del contesto — la dimensione dell'area, il numero di cani previsti, la tipologia di razze più diffuse nel territorio e le esigenze specifiche della comunità locale — è sempre il punto di partenza corretto.
Tipologie di aree recintabili in ambito comunale
Si possono recintare specifiche zone all'interno di parchi urbani, creando spazi dedicati dove i cani possono giocare e correre liberi senza guinzaglio in totale sicurezza. Altrettanto utile è la recinzione di aree limitrofe a rifugi o canili comunali, per consentire momenti di socializzazione e movimento agli animali ospitati. Non vanno dimenticati gli spazi verdi adiacenti a strutture pubbliche — scuole, ospedali, centri sportivi — dove è necessario garantire una separazione netta tra le diverse utenze per ragioni di sicurezza. Infine, le recinzioni per cani rappresentano una soluzione eccellente all'interno di percorsi naturalistici attrezzati, pensati per i proprietari che desiderano portare i propri cani in ambienti più stimolanti rispetto al classico “sgambatoio” pubblico.
Caratteristiche tecniche e opzioni più adatte al territorio
Quando si scelgono le recinzioni per cani in ambito pubblico, le variabili tecniche da considerare sono numerose e non vanno sottovalutate. Ogni parametro incide direttamente sulla funzionalità dello spazio, sulla sicurezza degli animali e sulla sostenibilità economica dell'intervento nel tempo.
Altezza e resistenza: i parametri critici
L'altezza delle recinzioni per cani è un parametro critico: deve essere sufficiente a impedire il salto anche ai cani di taglia grande o più atletici, tenendo conto che alcune razze sono in grado di superare agevolmente barriere di altezza standard. Altrettanto importante è la resistenza alla pressione e all'urto: le recinzioni pubbliche sono soggette a sollecitazioni continue da parte degli animali e all'usura degli agenti atmosferici. I materiali scelti devono garantire una lunga durata senza richiedere manutenzione frequente — aspetto fondamentale per le amministrazioni che devono ottimizzare i costi nel lungo periodo.
Tipologia di maglia e sistemi di accesso
La tipologia di maglia o pannello è un altro elemento determinante: spaziature troppo ampie possono rappresentare un pericolo per i cani di piccola taglia, che potrebbero infilarsi o restare intrappolati.
Esistono soluzioni con maglie a geometria variabile, più strette nella parte bassa e più ampie in quella alta, pensate proprio per rispondere a questa esigenza specifica. Infine, i sistemi di accesso meritano un'attenzione speciale: cancelli a doppia apertura con zona filtro intermedia sono oggi considerati lo standard per le aree cani pubbliche, perché permettono di entrare e uscire in sicurezza senza il rischio che un animale scappi durante il passaggio.
La qualità delle recinzioni riflette la qualità della vita urbana
Se c'è una cosa che si evince con chiarezza osservando le realtà comunali che investono seriamente in questi spazi, è che la qualità delle recinzioni per cani riflette direttamente la qualità della vita urbana. Un'area cani ben progettata non è solo un servizio: è un vero e proprio segnale di civiltà. Le amministrazioni pubbliche non dovrebbero fermarsi al risparmio immediato, ma ragionare in termini di investimento a lunga durata.
Scegliere soluzioni tecnicamente solide, progettate per durare e pensate davvero per gli animali, significa non solo proteggere gli animali e le persone, ma anche ridurre i costi di manutenzione nel tempo e, soprattutto, costruire spazi di cui i cittadini andranno davvero fieri.
Domande frequenti su recinti e aree cani comunali
- Qual è l'altezza minima consigliata per una recinzione in un'area cani pubblica? In genere si raccomanda un'altezza minima di 120-150 cm per cani di taglia media, ma per aree frequentate da razze di grande taglia o molto atletiche è preferibile arrivare a 180-200 cm.
- I cancelli delle aree cani devono avere caratteristiche particolari? Sì, lo standard attuale prevede cancelli a doppia apertura con zona filtro intermedia, che impedisce la fuga degli animali durante l'accesso e l'uscita degli utenti.
- Quali materiali sono più adatti per recinzioni in aree cani pubbliche? Le reti elettrosaldate zincate o plastificate sono tra le soluzioni più diffuse per la loro robustezza, resistenza agli agenti atmosferici e bassa necessità di manutenzione nel tempo.
- È necessario un iter burocratico per installare un'area cani in un parco comunale? In genere sì: l'installazione richiede una delibera comunale e, in alcuni casi, una comunicazione o autorizzazione edilizia, soprattutto in aree sottoposte a vincoli paesaggistici.
- Come si dimensiona correttamente un'area cani in base alla popolazione canina locale? Una stima di partenza è circa 15-20 mq per cane atteso contemporaneamente; è consigliabile separare l'area in due zone distinte per cani di taglia grande e piccola.
- Retissima fornisce soluzioni per enti pubblici e amministrazioni comunali? Sì, Retissima progetta e installa recinzioni su misura per enti pubblici, con sopralluogo gratuito e supporto tecnico dalla progettazione alla posa in opera.
(Foto di Alexa da Pixabay)
Un passo decisivo per il recupero del cimitero civico di Macerata. È stato disposto il trasferimento di 600.000 euro, cifra che rappresenta l’anticipazione del 20% del contributo complessivo, destinata ai lavori di riparazione e rafforzamento locale.
L’opera, che ha un valore totale di 3 milioni di euro, rientra nel programma straordinario di rigenerazione urbana e ricostruzione delle opere pubbliche della Regione Marche (Ordinanza commissariale n. 137/2023). I fondi appena sbloccati permetteranno di sostenere l’avvio della fase progettuale, già affidata e verificata dall'Ufficio Speciale per la Ricostruzione (USR) Marche.
L’intervento si focalizzerà in particolare sul restauro dei chiostri e sulla messa in sicurezza dell'ingresso monumentale su via Pancalducci, aree che necessitano di cure strutturali per tornare alla piena dignità e sicurezza.
"Intervenire sul cimitero di Macerata significa restituire dignità a uno spazio profondamente legato alla memoria collettiva - ha dichiarato il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, sottolineando la sinergia con il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’USR e il sindaco Sandro Parcaroli -. Il nostro obiettivo è accelerare ulteriormente il cambio di passo, unendo qualità, sicurezza e attenzione al valore sociale dei luoghi".
Dall'amministrazione comunale di Macerata arriva un messaggio di soddisfazione: "Il trasferimento di questa prima tranche permetterà di recuperare un luogo della memoria che merita di tornare nella piena disponibilità dei cittadini in condizioni di decoro e sicurezza. Ringraziamo il Commissario Castelli e la Regione per il supporto costante e la sinergia dimostrata verso la nostra comunità".
Appuntamento di assoluto rilievo per la stagione culturale cittadina di Macerata. Giovedì 9 aprile, alle ore 18:30, presso la Bottega del Libro in corso della Repubblica, Guido Garufi presenterà la sua ultima fatica letteraria, “All’ordine della notte”.
L'opera si inserisce in quella linea "notturna" e di disvelamento che attraversa l'intera produzione dell'autore, un percorso iniziato nel 1980 con l’opera d'esordio Hortus e maturato in oltre cinquant'anni di scrittura e militanza intellettuale.
La figura di Garufi rappresenta un ponte prezioso con la grande letteratura del "Secolo breve". Il suo cammino poetico e critico è stato forgiato da legami profondi: dalla trentennale filiazione quasi paterna con Mario Luzi ai contatti con Vittorio Sereni (entrambi prefatori di quattro suoi volumi), fino allo studio "telepatico" del secondo Montale e ai dialoghi con maestri del calibro di Zanzotto, Bigongiari e Franco Loi.
Accanto alla produzione lirica, Garufi ha condotto una fondamentale attività di militanza critica insieme a Remo Pagnanelli, concretizzatasi in due antologie pilastro sulla poesia marchigiana e in saggi su Campana, Gozzano e Montale. Il suo approccio, spesso arricchito da riflessioni estetiche di taglio freudiano e junghiano, emerge con forza in testi metodologici come “Il tempo, il labirinto, la scrittura”.
La poesia di Garufi, che si pone in consapevole antagonismo con lo sperimentalismo e le avanguardie, ha varcato i confini nazionali. Le sue opere sono state tradotte in spagnolo da Emilio Coco e in inglese da Desmond O’Grady (già sodale di Sartre e Beckett). Presente nelle maggiori antologie nazionali (tra cui Garzanti nel 2000), l'autore vanta anche un'importante attività di traduttore di classici latini per Bompiani.
Oltre 200 motociclisti a Chiesanuova di Treia hanno partecipato alla quarta edizione di “Chiesanuova in Moto”, tradizionale appuntamento del lunedì di Pasquetta, richiamando appassionati delle due ruote da tutta la regione e anche da fuori Marche.
Il moto incontro ha preso il via nelle prime ore della mattinata, con i partecipanti accolti dagli organizzatori e invitati alla consueta colazione pasquale a base di uova sode e panini con salumi, in un clima conviviale e festoso.
Momento significativo della giornata è stata la benedizione impartita dal parroco Don Igino Tartabini, che ha sottolineato come la passione per la moto rappresenti anche un modo per apprezzare le bellezze del creato.
La piazza si è rapidamente riempita, superando le duecento presenze, con motociclisti provenienti da diverse realtà del territorio e non solo, uniti dalla passione per le due ruote e dallo spirito di condivisione. Tra i modelli esposti, grande attenzione per le immancabili Harley-Davidson, con esemplari moderni e d’epoca che hanno segnato la storia del motociclismo.
L’evento è stato organizzato dal gruppo “Bikers Forever Young”, fondato nel 2013 da cinque amici e oggi composto da circa 40 aderenti attivi. Il gruppo si è distinto negli anni per la promozione del mototurismo nazionale e internazionale, con viaggi fino in Nord America e Russia.
L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione per inaugurare simbolicamente la nuova stagione motociclistica. Gli organizzatori si sono detti soddisfatti per l’ampia partecipazione, evidenziando come eventi di questo tipo non siano solo momenti di aggregazione, ma anche strumenti per valorizzare il territorio e rafforzare il senso di comunità.
La manifestazione si è inserita nel cartellone della tradizionale festa e fiera di San Vincenzo, contribuendo ad arricchire il programma delle celebrazioni.
Al moto incontro hanno partecipato numerose realtà del settore, tra cui Harleisti Marchigiani, Moto Club “Fagioli” di Cingoli, Gli Scellerati di Appignano, Agostinelli Moto Adventuring, Black Skorpions San Severino Marche e Bikers Kave, con la presenza anche della UISP Macerata con un proprio stand informativo.
In chiusura, gli organizzatori hanno ringraziato tutti i partecipanti, auspicando una partecipazione ancora più ampia per la prossima edizione.
La privacy online viene spesso associata ai social network, considerati da molti i principali strumenti di raccolta dati. In realtà, esiste un canale ancora più discreto e potente, capace di raccontare molto di più sulle nostre abitudini quotidiane: la casella di email. È proprio qui che si concentra una quantità enorme di informazioni sensibili, spesso ignorata dagli utenti ma estremamente preziosa per chi si occupa di analisi dei dati.
Un archivio digitale delle nostre abitudini
La posta elettronica è diventata nel tempo un vero e proprio contenitore della nostra vita digitale. Al suo interno si accumulano conferme di acquisto, prenotazioni di viaggi, ricevute fiscali, iscrizioni a servizi, comunicazioni lavorative e personali. Ogni messaggio contribuisce a costruire una fotografia dettagliata dei nostri comportamenti.
A differenza dei social network, dove i contenuti possono essere filtrati o costruiti ad hoc, le email rappresentano azioni reali. Un biglietto del treno indica uno spostamento concreto, una fattura rivela una spesa effettiva, una conferma di prenotazione racconta un’esperienza vissuta o pianificata.
Se analizzate nel loro insieme, queste informazioni permettono di tracciare un profilo estremamente preciso: dove andiamo, cosa compriamo, quanto spendiamo e quali sono le nostre preferenze.
Come avviene la profilazione attraverso le email
Molti servizi digitali offrono funzionalità che prevedono l’accesso alla casella di posta elettronica. Spesso viene richiesto per sincronizzare informazioni, organizzare viaggi o migliorare l’esperienza utente. Tuttavia, dietro questa apparente comodità si nasconde un sistema avanzato di raccolta e analisi dei dati.
Attraverso tecnologie di scansione automatica, le email possono essere analizzate per estrarre dati chiave: prodotti acquistati, destinazioni visitate, abitudini di consumo. Questo tipo di profilazione è particolarmente efficace perché si basa su dati concreti e verificabili, non su semplici interazioni digitali.
Il risultato è una conoscenza approfondita dell’utente, utilizzata per offrire pubblicità mirate, suggerimenti personalizzati e, in alcuni casi, per valutazioni legate al credito o all’affidabilità economica.
I numeri della sicurezza digitale in Italia
Il contesto italiano evidenzia chiaramente quanto la sicurezza della posta elettronica sia un tema cruciale. Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia per l’Italia Digitale, gli attacchi informatici sono in costante aumento, con una forte incidenza proprio sulle credenziali email.
Il rapporto Clusit sulla sicurezza ICT in Italia segnala inoltre che oltre il 70% degli incidenti informatici coinvolge la posta elettronica, spesso attraverso tecniche di phishing o accessi non autorizzati. Questo dato mette in luce quanto l’email rappresenti uno degli anelli più vulnerabili della catena digitale.
Non meno importante è il livello di consapevolezza degli utenti: meno del 40% degli italiani utilizza sistemi di autenticazione a due fattori, lasciando così le proprie caselle di posta esposte a rischi significativi.
Una comodità che espone a rischi
La centralizzazione delle informazioni nella posta elettronica offre indubbi vantaggi in termini di praticità. Avere tutto in un unico spazio consente di gestire facilmente documenti, ricevute e comunicazioni. Tuttavia, questa comodità comporta anche un’esposizione maggiore.
Una casella email violata può aprire le porte a numerosi altri account: servizi bancari, piattaforme di acquisto online, profili social. Anche senza un attacco diretto, l’accesso da parte di applicazioni di terze parti può comportare una raccolta continua di dati personali.
Il problema principale è spesso la scarsa attenzione con cui vengono accettate le condizioni d’uso. Molti utenti autorizzano l’accesso ai propri dati senza valutare le conseguenze, contribuendo inconsapevolmente alla costruzione del proprio profilo digitale.
Strategie per proteggere i propri dati
Adottare comportamenti più consapevoli è fondamentale per ridurre i rischi legati alla profilazione e alla sicurezza. Alcune semplici azioni possono migliorare significativamente la protezione dei dati:
- Utilizzare password robuste e diverse per ogni servizio
- Attivare l’autenticazione a due fattori
- Revocare l’accesso alle app non più utilizzate
- Evitare di conservare email sensibili per lunghi periodi
- Creare indirizzi email separati per differenti attività
Anche la gestione delle iscrizioni gioca un ruolo importante: ridurre il numero di newsletter e servizi collegati alla propria email limita la quantità di informazioni disponibili per eventuali analisi.
Pensare alla privacy esclusivamente in relazione ai social network rischia di essere riduttivo: la vera ricchezza di dati si trova spesso in spazi meno visibili ma molto più strutturati, come la posta elettronica.
Solo attraverso una gestione più attenta e informata degli strumenti digitali è possibile proteggere davvero la propria identità. In un contesto sempre più connesso, ciò che conta non è solo ciò che condividiamo pubblicamente, ma anche ciò che conserviamo in privato.
Decisamente surreale e demenziale è quanto accaduto nei giorni scorsi in relazione alla base militare di Sigonella. Si era infatti inizialmente diffusa la notizia, riportata ad esempio dal "Fatto Quotidiano", secondo cui l'Italia aveva negato agli Stati Uniti d'America l'utilizzo della base: sembrava si stesse ripetendo, in miniatura, una scena analoga a quella di Bettino Craxi che con patriottismo eroico si oppose agli americani, tra l'altro pagando poi carissimo quella fiera opposizione.
Non si poteva che giubilare al cospetto di una tale notizia, quasi un tardivo riscatto del desolante governo di Giorgia Meloni. Poche ore dopo, è intervenuto prontamente Guido Crosetto, esponente di spicco della giullaresca destra neoliberale e atlantista, a smentire la notizia, ribadendo come sempre la totale subalternità della nostra patria all'imperialismo assassino di Washington.
Il prode Crosetto, infatti, ha chiarito che l'Italia continua a dare il suo pieno supporto a Washington e alle sue operazioni, come da copione e come del resto si richiede a una serva a tutti gli effetti quale è oggi la nostra sventurata Italia, poco cambia se con la destra o con la sinistra al governo.
Lo stesso Crosetto, in altra sede, ha ammesso di non riuscire a dormire la notte al pensiero di quello che attende l'Italia in relazione alla guerra iraniana. Peccato però che Crosetto non faccia concretamente nulla per evitare la tragedia e anzi con il suo giullaresco governo si adoperi attivamente per trascinare l'Italia verso l'abisso, lasciandola sempre e comunque al soldo di Washington e della sua dominazione della nostra patria.
Come sempre, la cosa più assurda è che gli sfasciacarrozze che ci troviamo al governo abbiano pure il coraggio di definirsi patrioti, quando il loro è un patriottismo di cartapesta, dietro il quale si nasconde come sempre la totale subalternità all'imperialismo a stelle e strisce.
Intanto, Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, l’attuale presidente della civiltà del dollaro, minaccia ancora una volta l’Iran: "Accordo subito o distruggeremo i vostri siti". Sono parole evidentemente deliranti, del tutto indegne del presidente di uno dei più importanti stati del pianeta, che oltretutto si fregia a sproposito del titolo di "più grande democrazia del mondo".
A ben vedere, si tratta di parole degne massimamente di un qualsivoglia gangster di periferia, avvezzo a trattare soltanto mediante il ricorso alla violenza e alle minacce. Lo stesso contegno, insomma, che abbiamo visto dispiegarsi in relazione al Venezuela, reso oggetto di un vero e proprio golpe militare con tanto di rapimento del suo presidente.
Ciò oltretutto rivela come Trump e Netanyahu, criminale di guerra genocidario, siano palesemente in difficoltà e abbiano decisamente fatto male i conti per quel che concerne la Persia: quest’ultima non soltanto non si sta piegando all’imperialismo assassino dell’Occidente sotto cupola atlantista, ma sta fieramente opponendo resistenza, mobilitando ogni risorsa materiale e immateriale per difendere la propria sovranità contro le mire imperialistiche di USraele.
Quest’ultimo vorrebbe neutralizzare la Persia per poter in tal maniera controllarne il petrolio e per poter devitalizzare in via definitiva quello che resta il più grande fortilizio di resistenza contro le politiche criminali dell’imperialismo di USraele. Ora, dalle parole di Trump si inserisce in maniera adamantina una insicurezza completa, voglio dire la sempre più chiara consapevolezza di non essere in grado di piegare la Persia, sempre più simile a un Vietnam 2.0, ovvero a un pantano senza ritorno.
Nel teatro dell’inconscio junghiano, la scelta del partner non è che il riflesso della nostra evoluzione spirituale. Nel pensiero di Carl Gustav Jung, l’incontro con l’altro non è mai un evento casuale, bensì il riflesso di un dialogo tra la nostra coscienza e le nostre proiezioni: l’Anima e l’Animus.
L’Anima (il femminile inconscio nell'uomo) e l’Animus (il maschile inconscio nella donna) non sono entità statiche, ma vere e proprie guide psichiche che evolvono attraverso quattro stadi di maturazione. Ogni fase rappresenta un grado di consapevolezza che condiziona la tipologia di partner da cui ci sentiamo attratti.
I quattro volti dell’Anima: l’ascesa dell’uomo
Per l'uomo, l'Anima rappresenta tutte le caratteristiche psicologiche femminili. Il suo sviluppo si articola in una scala che va dal biologico al sapienziale:
Eva - È l'archetipo legato all'istinto vitale e alla fertilità. Qui la donna è percepita come madre e come oggetto di attrazione fisica pura, radicata nella dimensione biologica della sopravvivenza.
Elena - Incarna l'ideale romantico. È la bellezza che accende la passione, un'immagine estetica e sensuale che eleva l'eros oltre il semplice istinto, ma rimane ancora legata alla proiezione esterna.
Maria - Qui l'Anima si riveste di spiritualità, purezza ed elevazione etica. La figura femminile diventa oggetto di devozione, simbolo di un amore che sa andare oltre il possesso fisico.
Sofia - Al vertice dell'evoluzione risiede la Sapienza. La saggezza eterna che integra e trascende gli stadi precedenti, una guida interiore di conoscenza profonda che eleva l’uomo dall’ego verso l’universale, per l’unione tra eros (cuore) e logos (mente).
I quattro gradi dell’Animus: la metamorfosi della donna
Parallelamente, la donna sviluppa la propria componente maschile, verso l'azione e il logos nei seguenti passaggi di scelte:
L'Uomo Forte - Inizialmente, l'Animus si manifesta come potere fisico. È l'eroe muscoloso, il protettore, necessario alla procreazione e alla sicurezza materiale.
L'Uomo d'Azione - Al secondo stadio, l'archetipo evolve verso la capacità organizzativa. È colui che sa "fare", che possiede iniziativa e competenza, guidando la donna nel mondo sociale.
L'Uomo della Parola - Qui si accede al dominio del Logos. L'Animus diventa l'oratore, l'intellettuale o l'artista. La donna è attratta dalla creatività e dalla capacità comunicativa, segno di un'interiorità che inizia a strutturarsi attraverso il pensiero critico.
L'Uomo Saggio - Come per Sofia, l'ultimo stadio rappresenta la profondità del senso. È il mediatore dell'esperienza, la guida che permette alla donna di accedere alla propria verità interiore più profonda, incarnando coraggio, verità e spirito.
Verso l’armonia degli opposti
La scelta del compagno o della compagna dipende dal nostro attuale livello di crescita interiore. Aver integrato armonicamente dentro di noi l’Anima e l’Animus ci permette di vivere una relazione consapevole.
Quando l’uomo coltiva la propria sensibilità e intuizione (Anima) e la donna sviluppa la propria fermezza e capacità logica (Animus), si realizza l’integrazione degli opposti. In questo modo l'altro smette di essere uno schermo per le nostre proiezioni e diventa una persona reale da amare nella sua interezza. Il viaggio attraverso questi otto archetipi non è un percorso lineare, ma un movimento a spirale che ci sfida a guardare dentro noi stessi. La qualità delle nostre relazioni non è che il termometro della nostra anima.
Lunedì 6 aprile il giardino storico monumentale “Giuseppe Coletti” di San Severino Marche diventerà il cuore pulsante dell’evento “La Pasquetta dei Fetenti”, un'iniziativa nata per animare l’intera giornata in uno degli spazi verdi più amati della città grazie alla collaborazione tra Gartèn, Banzai e il Comune di San Severino Marche.
L’evento inizierà ufficialmente alle ore 12 trasformando l’area in un punto di ritrovo dedicato alla convivialità e al divertimento, dal pranzo fino a sera, in un clima di totale spensieratezza.
La maratona musicale partirà alle ore 13 con Luca Eboli e Dj B-Mas360 protagonisti fino alle 16.30, seguiti dal dj set di Mattia Lancioni che accompagnerà il pubblico verso la fascia serale mantenendo alto il ritmo fino alle 18.30.
Il momento clou della musica dal vivo vedrà salire sul palco i Just For Funk con un live set dalle sonorità funk e groove dalle 18.30 alle 21.30, per poi lasciare la chiusura della console nuovamente a Dj B-Mas360 fino alle ore 23.
All'interno del Gartèn sarà inoltre presente una suggestiva installazione di luci pensata per un contest fotografico social: caricando uno scatto e taggando le pagine di Gartèn e Banzai si potrà concorrere per la foto più bella e vincere un premio speciale tutto da scoprire.
L'appuntamento, aperto a giovani, famiglie e gruppi di amici, mira a valorizzare i giardini come punto di riferimento della realtà locale, offrendo una Pasquetta diversa dal consueto tra relax all'aria aperta, ottima gastronomia e intrattenimento di qualità.
Il maltempo che ha colpito l'entroterra negli ultimi giorni ha lasciato il segno nel territorio di Matelica. Questa mattina uno smottamento ha interessato l'arteria che collega le località di Colle Tenuto e Poggeto, ostruendo completamente il passaggio con fango, detriti e vegetazione finiti al centro della carreggiata.
L'emergenza è stata gestita con estrema rapidità: la squadra esterna degli operatori comunali è intervenuta immediatamente sul posto e, nel giro di appena 3 ore, ha rimosso i materiali accumulati, mettendo in sicurezza il tratto e ripristinando la normale circolazione. Nel pomeriggio operazione simile per modalità e durata anche a Colferraio, con la viabilità tornata in breve alla normalità.
L'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Denis Cingolani, ha espresso profonda gratitudine per la solerzia dimostrata dai lavoratori. "A loro va un sentito grazie da parte di tutta la città di Matelica - ha dichiarato il primo cittadino -. Come sempre si sono fatti trovare pronti e hanno risolto il problema in brevissimo tempo".
Questa mattina, all'Hotel La Ginestra di Recanati il dott. Gabriele Brandoni, medico e dirigente sanitario recanatese, ha annunciato la propria candidatura alla presidenza del Consiglio di Amministrazione della BCC di Recanati e Colmurano. Con una squadra “affidabile e credibile”, si candida in vista dell’assemblea dei soci chiamata al rinnovo degli organi di governo fissata per il 18 aprile al Centro Fiere di Villa Potenza di Macerata. La lista si autodefinisce “Alternativa” e si contrappone a quella del presidente uscente, l’avvocato Pizzorusso (leggi qui).
Direttore della Diabetologia dell’AST di Macerata, Brandoni porta una consolidata esperienza gestionale maturata nel sistema sanitario pubblico e incarichi in organismi come la Federazione Medico Sportiva Italiana e il COMIPA, oltre alla presidenza di Infinito Vita. La sua candidatura nasce con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il ruolo della banca come punto di riferimento economico e sociale del territorio.
“Viviamo una fase economica internazionale complessa – afferma – segnata da tensioni geopolitiche e da effetti rilevanti su energia, inflazione ed economia reale. In questo contesto le banche di territorio dovranno rafforzare la propria capacità di erogazione del credito accompagnando famiglie e imprese”.
Al centro della proposta, la valorizzazione dell’identità cooperativa della BCC, il sostegno al tessuto produttivo locale e l’attenzione alle nuove generazioni. Un passaggio rilevante riguarda anche la trasparenza del processo assembleare, che coinvolgerà circa 4.500 soci, con una forte presenza nelle aree costiere tra le province di Macerata e Ancona. Brandoni solleva perplessità sulle modalità di autenticazione delle deleghe, sottolineando come la scelta di limitarla a figure interne e al presidente uscente ponga un potenziale conflitto di interessi. “In una fase elettiva – osserva – devono essere garantiti in modo rigoroso i principi di terzietà, equilibrio e parità tra i candidati”.
Tra i punti qualificanti, anche la netta separazione tra gestione bancaria e dinamiche politiche. “La banca cooperativa è patrimonio di tutti i soci – ribadisce – e deve rimanere autonoma, indipendente e lontana da ogni logica politica”. Le linee strategiche indicano attenzione alla solidità economica, al credito per famiglie e PMI, alle sinergie con ICCREA Banca e Confidi, oltre a un forte investimento su innovazione tecnologica e digitalizzazione.
La lista Alternativa rivendica inoltre un elemento distintivo: l’approvazione senza riserve da parte di ICCREA, a differenza della lista del presidente uscente che ha dovuto sostituire tre nominativi su nove. “Una squadra pronta, credibile e trasparente”, sottolinea Brandoni, composta da figure professionali radicate nel territorio.
Tra i candidati al Consiglio di Amministrazione figurano, oltre allo stesso Brandoni, la consulente del lavoro Mirella Ascani, già consigliera della BCC e attiva nel sistema Confartigianato, l’imprenditore Gianluca Castagnari, amministratore delegato della Castagnari Srl, il perito agrario Gabriele Chiarici, libero professionista e già consigliere dell’istituto, e l’avvocato cassazionista Paolo Maggini, vicepresidente uscente.
Completano la lista l’avvocata Ilenia Montironi, esperta in diritto civile, il bancario in pensione Andrea Pecora, con esperienza nella stessa BCC e in ICCREA, l’imprenditore Oliviero Rotini, titolare della SIMEG Marmi di San Severino Marche, e la commercialista Laura Salvi, già componente del Collegio Sindacale.
Per il Collegio Sindacale sono candidati il professor Giuseppe Rivetti, docente di Diritto Tributario all’Università di Macerata, avvocato e revisore legale, la commercialista Lucia Carletta, con esperienza anche in ambito bancario, e Sergio Vincenzoni, commercialista e revisore con attività nella consulenza aziendale e societaria.
Nel comunicato della lista Alternativa emerge con forza il tema dell’indipendenza della governance, con il timore che la banca possa diventare terreno di influenza politica. “La nostra banca non sarà di questo o di quello, sarà la banca di tutti”, si legge, con l’obiettivo di garantire una gestione orientata esclusivamente agli interessi di soci e clienti.
Tra gli interventi, il vicepresidente uscente Paolo Maggini parla di “rinascita della banca in questi anni” e ribadisce la volontà di mantenerla autonoma e indipendente, “al mero servizio di soci e clienti”, puntando anche sulla capacità di intercettare le nuove esigenze della clientela in un contesto di evoluzione tecnologica. Lo stesso Maggini sottolinea come la divisione nasca da una visione diversa della banca, orientata a una gestione meno esposta e più funzionale.
Giuseppe Rivetti, candidato alla presidenza del Collegio Sindacale, richiama invece il valore della funzione di controllo come leva per lo sviluppo dell’istituto. “Ho già svolto servizio nel collegio sindacale. Vorrei tornare a svolgerlo a tempo pieno. Questa è una funzione di controllo che aiuta lo sviluppo della banca. sottolineo la mia indipendenza in quanto non svolgo una professione che va in contrasto con questo ruolo”, afferma, sottolineando anche la necessità di un ritorno alle origini, con maggiore vicinanza al territorio.
La BCC di Recanati e Colmurano conta circa 4.600 soci e 98 dipendenti. Proprio il ruolo del personale viene indicato dalla lista Alternativa come punto di forza decisivo per affrontare le sfide future e garantire continuità, crescita e qualità del servizio.
Nei prossimi giorni i candidati incontreranno i soci per presentare il programma e promuovere una partecipazione informata in vista dell’assemblea del 18 aprile, che per la prima volta dopo anni non si terrà a Recanati ma a Macerata.
Il percorso di rinascita del patrimonio storico-religioso marchigiano segna una tappa fondamentale a Treia. La Conferenza permanente ha dato il via libera definitivo al progetto di riparazione danni e rafforzamento locale del Santuario del Ss. Crocifisso, un complesso di straordinario valore architettonico che comprende la chiesa del XX secolo e l'attiguo convento dei Frati Minori (XVII-XVIII sec.).
La struttura rappresenta un unicum dell'eclettismo marchigiano: opera dell’architetto Cesare Bazzani, è l’unico esempio di edificio sacro in Italia realizzato con forme Liberty, dove decorazioni in terracotta e cemento nascondono tecnologie industriali d'avanguardia per l'epoca.
L’intervento, dal costo complessivo di 5.900.000,00 euro, prevede una serie di operazioni strutturali mirate a garantire la sicurezza e la stabilità del complesso. Il piano tecnico include il consolidamento della cupola tramite l'inserimento di catene metalliche e cerchiature esterne in fibra d'acciaio sul tamburo e sull'abside, oltre al rinforzo murario con l'applicazione di fibre bidirezionali e interventi di "scuci-cuci" per sanare le lesioni profonde.
Sarà inoltre realizzata la messa in sicurezza del campanile attraverso un sistema di tiranti verticali per scongiurarne il ribaltamento, mentre il restauro estetico sarà garantito dalla completa ristilatura dei giunti con malta di calce naturale per preservarne l'aspetto storico.
Il Commissario alla ricostruzione Guido Castelli ha commentato con soddisfazione l'approvazione, sottolineando che "non si tratta soltanto di recuperare un edificio di grande valore storico, ma di restituire alla comunità un luogo identitario, simbolo di fede e coesione". Castelli ha rivolto un ringraziamento particolare al presidente Acquaroli, all'Ufficio Ricostruzione, alla Provincia Picena dei Frati Minori e al sindaco Franco Capponi per la collaborazione prestata nel raggiungimento di questo traguardo.
La scelta del capospalla rappresenta il primo passo per costruire una valigia efficiente e adatta a un viaggio primaverile in una città europea. Ad aprile, le condizioni meteorologiche possono variare rapidamente, rendendo necessario un capo che sappia adattarsi sia alle mattinate fresche sia ai pomeriggi più miti. Un trench leggero o un blazer strutturato, realizzati in tessuti tecnici o misti lana, offrono protezione e una silhouette formale senza risultare ingombranti. Questi capi sono facilmente pieghevoli e si prestano a essere indossati sia per appuntamenti di lavoro sia per una cena elegante, mantenendo un aspetto ordinato anche dopo diverse ore in valigia. La scelta di colori neutri, come il blu scuro o il beige, permette inoltre di abbinarli facilmente agli altri elementi del guardaroba, riducendo il numero di capi necessari.
Il pantalone elegante ma pratico per ogni occasione
Un pantalone dal taglio classico rappresenta un elemento imprescindibile per chi desidera mantenere un aspetto curato durante un city-break che preveda eventi formali. Optare per modelli in tessuti elasticizzati e resistenti alle pieghe permette di affrontare lunghe giornate senza rinunciare al comfort. I pantaloni a sigaretta o a palazzo, purché in colori sobri, si abbinano facilmente sia a camicie sia a maglieria leggera, garantendo versatilità e praticità. L’attenzione alla qualità del tessuto facilita la stiratura e la conservazione di una linea impeccabile, anche dopo essere stati riposti in valigia. Questo capo si presta a essere riutilizzato più volte durante il viaggio, modificando semplicemente gli abbinamenti per adattarsi a diversi contesti, dal meeting mattutino all’aperitivo serale.
Camicia o blusa: il cuore dell’outfit formale
La camicia o la blusa costituisce il centro di ogni outfit formale pensato per un viaggio leggero. Scegliere modelli in tessuti traspiranti come il cotone o la viscosa permette di mantenere il comfort anche in caso di variazioni di temperatura tipiche di aprile. Le camicie con taglio classico, prive di dettagli troppo vistosi, si adattano con facilità sia a un contesto lavorativo sia a un evento più informale. È consigliabile preferire colori chiari o stampe discrete, che si abbinano facilmente agli altri capi selezionati. Un dettaglio importante riguarda la facilità di manutenzione: le camicie che non richiedono stiratura o che possono essere appese in bagno per eliminare le pieghe con il vapore rappresentano una soluzione pratica per chi viaggia con bagaglio ridotto.
Il completo coordinato: praticità e stile in valigia
Per chi desidera un’opzione che unisca eleganza e praticità, il completo coordinato rappresenta una scelta strategica. Un tailleur da donna, composto da giacca e pantalone o gonna, permette di creare outfit formali senza dover riflettere troppo sugli abbinamenti. Questo tipo di completo, se realizzato in tessuti leggeri e resistenti alle pieghe, risulta ideale per essere trasportato in valigia e indossato all’occorrenza senza necessità di particolari attenzioni. La possibilità di separare i due pezzi e abbinarli ad altri capi presenti nel bagaglio consente di moltiplicare le combinazioni disponibili, ottimizzando lo spazio e mantenendo sempre un aspetto curato e professionale. Un completo in tonalità neutre, come il grigio o il blu navy, si presta a essere accessoriato in modo diverso per ogni occasione, garantendo flessibilità senza rinunciare allo stile.
La scarpa formale e confortevole per camminare in città
La scelta della calzatura rappresenta un aspetto cruciale per chi deve affrontare lunghe passeggiate su pavé cittadini mantenendo un aspetto formale. Una scarpa elegante, come un mocassino o una décolleté dal tacco medio, realizzata in materiali morbidi e traspiranti, con suola flessibile e antiscivolo, garantisce comfort per tutta la giornata senza compromettere l’eleganza dell’outfit. È fondamentale optare per modelli che abbiano già dimostrato di essere comodi, evitando di indossare per la prima volta scarpe nuove durante il viaggio. I colori neutri sono preferibili per facilitare gli abbinamenti e ridurre il numero di paia da portare con sé. Una scarpa ben scelta consente di affrontare sia impegni formali sia momenti di svago, adattandosi alle diverse esigenze di un city-break primaverile.
Accessori funzionali per completare l’outfit senza appesantire la valigia
Gli accessori rivestono un ruolo fondamentale nel definire l’aspetto finale di un outfit formale, soprattutto quando lo spazio in valigia è limitato. Una sciarpa leggera, facilmente ripiegabile, può offrire protezione nelle giornate più fresche e aggiungere un tocco di colore a un abbigliamento neutro. Una cintura sottile in pelle, scelta in una tonalità coordinata alle scarpe, contribuisce a dare struttura anche ai capi più semplici. Una borsa di dimensioni medie, rigida e ben organizzata, permette di portare con sé tutto il necessario senza appesantire il bagaglio. Gli accessori devono essere selezionati con attenzione per la loro capacità di adattarsi a più look, evitando oggetti superflui che rischiano di occupare spazio prezioso. Un paio di orecchini discreti o un orologio dal design essenziale completano l’insieme senza eccessi, garantendo un’immagine curata e coerente con la natura formale del viaggio.