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Insulti e minacce social alla figlia di Ilenia Fabbri, la donna uccisa in casa sua. In nome di chi o di cosa?

Insulti e minacce social alla figlia di Ilenia Fabbri, la donna uccisa in casa sua. In nome di chi o di cosa?

Torna l'appuntamento con la rubrica settimanale "La Strada delle Vittime", nella quale si affronta l'analisi della casistica criminale con approccio vittimologico. 

La figlia di Ilenia, Arianna, è stata raggiunta da decine di insulti sui social. “Meriti il carcere per aver difeso il padre assassino”, “Ergastolo, a lui e alla figlia”, ed altri che non giova riportare.

La sua “colpa”? 

Arianna ha rilasciato delle dichiarazioni a favore del padre, Claudio Nanni, in carcere con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio dell’ex moglie, madre di Arianna. La ragazza ha più volte ribadito di credere alla versione del padre, che sostiene di aver ingaggiato l’assassino solo per far paura all’ex moglie  dietro il compenso di circa 2000 euro, diversamente da quanto sostiene l’esecutore materiale, Pierluigi Barbieri, che ha affermato di aver ricevuto ordine dal Nanni di compiere il delitto dietro la promessa di 20mila euro e un’auto usata. 

La ragazza ha presentato querela in Commissariato per diffamazione aggravata, allegando oltre una cinquantina di pagine di screenshot di messaggi postati sulla pagina del suo profilo Facebook. 

Il dato oggettivo è uno: Ilenia non c’è più, è stata uccisa, è la vittima di un terribile omicidio. Ma c’è anche un altro dato oggettivo: qualsiasi sarà la verità processuale, che verrà accertata nelle dovute sedi e dalle autorità competenti, anche la figlia Arianna è una vittima collaterale del reato consumato: ha subito quale effetto del reato una perdita tragica, quello della propria madre, e la perdita del proprio padre, ancorchè vivo, perchè finito in carcere con l’accusa di omicidio.

 Oggi, con gli insulti a lei indirizzati, sta subendo di fatto una colpevolizzazione. 

Arianna viene colpevolizzata nel contesto sociale, dal giudizio sulle sue scelte di vita (nel caso specifico per la sua scelta di credere a suo padre), scordando che si sta parlando, appunto, di una vittima collaterale.

In nome di chi o di cosa? Perchè accade ciò? Chi scrive non ha la pretesa di avere una risposta a tale fenomeno siociologico, certa tuttavia che tali insulti  espressi attraverso i social nulla hanno a che vedere con il rispetto per la memoria di Ilenia, visto che si sta di fatto aggredendo la sua unica figlia,nè con un non meglio specificato senso di giustizia, poichè, chi di giustizia desidera parlare, non può prescindere dall’inquadramento oggettivo delle dinamiche relazionali sottostanti al reato: e, si ribadisce, Arianna è vittima collaterale del reato.

Non riconoscerla come tale ma, anzi, colpevolizzarla, significa aver perso di vista quel minimo di empatia che permetta se non di percepire, quantomeno di “provare ad immaginare” cosa sta provando una ragazza dopo un trauma come quello subito da Arianna, e quale sia il difficile percorso che dovrà affrontare per superarlo.

Secondo un rappporto del Censis il popolo (anche quello italiano) è sempre più incattivito e rancoroso. Gli insulti e le minacce che arrivano via social sono opera, come dice la senatrice Segre, che ne è vittima, di odiatori seriali contro i quali ci si può anche difendere; ma certamente le offese a portata di click vanno ad aumentare l’atmosfera traumatica in cui è immersa Arianna.

 

 

 

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