POTENZA PICENA - Il consigliere comunale del Partito Democratico, Tommaso Gaballo, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere chiarimenti sulla cessazione del servizio di gestione dei parcheggi a pagamento affidato alla Azienda Servizi Potenza Picena S.r.l., società interamente partecipata dal Comune di Potenza Picena.
L’affidamento “in house” alla società pubblica risaliva al giugno 2022, quando l’Amministrazione Tartabini aveva scelto di puntare sulla partecipata – già impegnata nella gestione delle farmacie comunali – con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’efficienza del servizio e aumentare la redditività per le casse comunali. Nel contratto di servizio era previsto che almeno il 45% dei ricavi dei parcheggi venisse riversato al Comune.
«Nel solo 2025 – evidenzia Gaballo – i ricavi complessivi sono stati pari a 167.442,19 euro, di cui 75.349 euro destinati al Comune. Numeri che dimostrano come la gestione pubblica stesse garantendo un ritorno economico concreto».
Il 31 dicembre 2025 è però arrivata la comunicazione di cessazione del servizio affidato ad A.S.P.P. S.r.l. Una decisione che, sottolinea il consigliere dem, «non risulta accompagnata da contestazioni formali sulla gestione svolta dalla società partecipata».
Altro elemento critico riguarda la tempistica: il nuovo gestore sarebbe stato individuato solo a partire dal 1° marzo 2026, lasciando per due mesi il servizio senza affidamento, con una conseguente riduzione degli introiti per il Comune.
Nell’interrogazione, Gaballo chiede all’Amministrazione di chiarire: perché si sia deciso di interrompere la gestione pubblica del servizio;per quale motivo si sia scelto di tornare a un operatore privato; quali siano le motivazioni del periodo transitorio senza gestore;quale futuro si intenda riservare ad A.S.P.P. S.r.l., alla luce del ridimensionamento del progetto di azienda multiservizi annunciato nel 2022.
«È necessario fare chiarezza – conclude Gaballo – su una scelta che appare in controtendenza rispetto agli obiettivi dichiarati dall’Amministrazione e che rischia di penalizzare le casse comunali».
Laura Laviano sbatte la porta e lascia la Lega, un addio che scuote il panorama politico cittadino. L'assessore all'ambiente e alle attività produttive della giunta Parcaroli, rompe gli indugi e ufficializza l'uscita dal Carroccio. Una decisione sofferta ma irrevocabile, accompagnata da una nota dai toni durissimi in cui l’esponente di giunta denuncia un clima di ostilità e una gestione del partito lontana dal servizio alla comunità.
L'assessore ha chiarito subito le ragioni del suo gesto, rivendicando la coerenza del proprio percorso: "Comunico ufficialmente la mia uscita dalla Lega. Ho onorato il mandato fino alla fine di questa consigliatura per rispetto degli elettori che mi hanno scelta, ma oggi le divergenze politiche e di visione rendono impossibile la mia permanenza in un partito che oltretutto è in perenne conflitto con se' stesso".
Secondo Laviano, il problema sarebbe strutturale: "Per come la intendo io, la politica è una missione al servizio dei cittadini. Purtroppo, dopo oltre cinque anni, mi trovo a denunciare una realtà fatta di interessi personali e brama di potere. Esiste un malinteso che sta distruggendo le nostre istituzioni: l'idea che la politica serva per 'farsi un curriculum' o assicurarsi un posto di lavoro".
L'assessore ha poi rivendicato il valore della competenza: "La realtà deve essere l'opposto: non è la politica che deve dare un lavoro a te; sei tu che, con la tua esperienza e professionalità, ti metti a disposizione della comunità. Chi non ha nulla da dare finirà inevitabilmente per usare la propria posizione per fini privati. Paradossalmente, la mia indipendenza professionale è stata usata come pretesto per isolarmi, quando invece la competenza e l'autonomia economica dovrebbero essere un valore aggiunto".
Il passaggio più amaro riguarda il trattamento ricevuto durante i recenti problemi di salute che l'hanno costretta a un periodo di degenza: "In questi anni ho subito attacchi continui, mirati a colpirmi come persona pur di occupare 'un posto al sole'. La vicenda che mi ha coinvolta ultimamente è stata la prova del nove. In un momento di estrema fragilità, ho visto cadere le maschere".
Un "copione" che, secondo Laviano, si sarebbe già visto in passato: "Già nel 2023 mentre affrontavo l'incidente che mi costringeva sulla sedia a rotelle, alcuni vertici erano pronti a 'farmi fuori', approfittando della mia vulnerabilità. Un copione che si sta ripetendo oggi: indifferenza, o peggio, il tentativo di sfruttare la mia assenza fisica per eliminarmi politicamente. Non posso dimenticare le frasi atroci di chi, in passato, mi ha augurato la morte perché non mi sono piegata a concedere privilegi non legittimi".
Non mancano però parole di stima per chi le è rimasto vicino: "Voglio esprimere la mia profonda riconoscenza ai componenti del gruppo consiliare Lega, rimasto al mio fianco con lealtà e ai molti cittadini e ai numerosi esponenti dell’opposizione che mi hanno dimostrato vicinanza sincera. Questo prova che l'umanità viene prima delle tessere di partito".
Diametralmente opposto il giudizio su altri esponenti: "La mia totale mancanza di stima va invece a quei soggetti che gravitano nell'ombra della Lega e che usano lo slogan 'la Lega si serve, della Lega non ci si serve' e che sono i primi ad usare la politica come 'bassa macelleria sociale'. A loro dico che la mia dignità non è in vendita".
Nonostante l'addio al partito e i limiti fisici del momento, Laura Laviano assicura che non lascerà il suo incarico: "La convalescenza mi impone un limite fisico, ma la politica non si fa solo con le gambe: si fa con la testa e con il cuore. Anche da casa o da un letto d'ospedale, il mio impegno non arretra di un millimetro. Chi ha sperato che la mia assenza fisica diventasse un'assenza politica resterà deluso".
La chiosa è un guanto di sfida per il futuro: "Vado avanti a testa alta, con la forza della verità. La Politica del Buon Senso esiste ancora nel mio operato e non scenderò mai a patti con chi calpesta la sofferenza altrui per un misero interesse personale".
Il countdown per le comunali del 24 e 25 maggio è ufficialmente iniziato, ma nel centrodestra maceratese il clima è tutt’altro che sereno. A scuotere le acque è una nota congiunta del coordinatore comunale di Noi Moderati, Luigi Carelli, e del suo vice Guido Garufi, che non usano giri di parole per descrivere l'attuale fase di stallo della coalizione, definendola un «assurdo travaglio».
L’analisi parte da una constatazione pragmatica dello scenario avversario: «Noi Moderati prende atto dell’attuale geografia politica di Macerata, le elezioni, del resto, non sono lontane: il 24 maggio. Tra poco, dunque. A nessuno deve sfuggire che il centro sinistra abbia trovato importante e razionale sintesi e accordo sul candidato Gianluca Tittarelli, espressione indubbiamente civica».
Il partito rivendica con forza la propria identità e il lavoro svolto sul territorio, presentandosi con una compagine solida: «Il nostro partito, sia chiaro, ha già una sua lista “senza riempitivi” (per intenderci), ed ha una posizione “centrista” ovvero è “il centro” del centrodestra e fino ad oggi marca con decisione questa posizione». Tuttavia, è proprio guardando al resto della coalizione che emergono le critiche più aspre.
Secondo Carelli e Garufi, l'incertezza sul nome del leader della coalizione rischia di compromettere la corsa elettorale. «Desta stupore e inquietudine l’enorme e detestabile “rallentamento” nella scelta del candidato sindaco poiché, lo diciamo convinti, questo è nocivo e sembra assurdo, illogico, controproducente e allarmante ed anche irritante».
I dirigenti locali di Noi Moderati puntano il dito contro le dinamiche di potere che scavalcano il merito e il territorio: «Nessuno, eccetto che i risultati e le competenze, può decretare vincitori e vinti, assessori e vicesindaci, non altri, non telefonate romane. Il buon senso questo consiglierebbe, di ragionare a freddo: gli assetti dei partiti sono mutati e sarebbe il caso di essere realisti».
Il comunicato si chiude con un monito diretto al primo cittadino in carica e una previsione per nulla ottimistica sulla tenuta della coalizione al primo turno. «L’attuale “lotta per le investiture” ci sembra disdicevole e rende il terreno nebbioso e ambiguo. Anche noi attendiamo la decisione del sindaco uscente, Sandro Parcaroli, invitandolo a stringere e ad ognuno un bagno di umiltà».
Secondo gli esponenti di Noi Moderati, la frammentazione attuale peserà sulle urne: «Non sarà più un centrodestra vincente al primo turno. Questo è quanto noi ci sentiamo moralmente in dovere di comunicare prima di tutto alla nostra area elettorale e a quelli che diserteranno i seggi, lo facciamo per nostra autotutela poichè non si possono richiedere sacrifici umani».
In vista del referendum confermativo sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, è stato costituito a Macerata il "Comitato per il Sì al referendum", coordinato dall’avvocato Gerardo Pizzirusso, con l'obiettivo di promuovere l’informazione ed il confronto su un tema di rango costituzionale di particolare rilevanza.
"Il 'Comitato per il Sì' al referendum ha natura a-partitica ed a-politica ed è composto da liberi cittadini ed esponenti della società civile uniti dalla comune volontà di sostenere la riforma e di condividerne lo scopo teso a garantire il fondamentale principio dell’effettività del giusto processo", spiega Pizzirusso.
Il Comitato si propone di "spiegare le ragioni giuridiche e processuali del Sì, nonché le motivazioni dell'impegno civico finalizzato a favorire la sensibilizzazione di tutti i cittadini su una riforma epocale della giustizia - prosegue Pizzirusso -, ritenendo che una giustizia che funzioni è una condizione essenziale per la libertà e per la tutela dei diritti.
Il Comitato ha già avviato il calendario degli incontri per illustrare ed informare i cittadini sulle ragioni del Sì, con un primo incontro pubblico fissato per il 27 febbraio, alle ore 18:00, a Macerata, presso Casa Filarmonica in Via Ghino Valenti 120 cui la cittadinanza è invitata a partecipare.
Dopo l’articolo pubblicato dalla nostra testata (leggi qui), Stefano Parcaroli interviene per precisare alcuni passaggi che definisce «fattualmente errati» e che, a suo dire, avrebbero generato una ricostruzione non corretta dei rapporti tra la famiglia Parcaroli e la società R-Store.
Il punto centrale della replica riguarda la titolazione dell’articolo, nel quale R-Store veniva indicata come «ex azienda di Parcaroli». «La realtà è opposta — chiarisce — R-Store non era, non è e non è mai stata l’azienda di Sandro Parcaroli né la mia. È invece la società che ha acquistato da noi Med Computer S.r.l., con sede a Macerata. Noi siamo stati i venditori, non i proprietari di R-Store».
Med Computer, storica azienda maceratese attiva nel settore delle tecnologie digitali, era stata fondata dal padre Sandro Parcaroli e guidata negli anni dalla famiglia. Nel corso del 2024 la società è stata ceduta a R-Store S.p.A., al termine — viene precisato — di una trattativa che ha coinvolto advisor professionali e una procedura di due diligence.
Contestualmente alla vendita, perfezionata a fine 2024, Stefano Parcaroli è rimasto nel management della società acquirente con il ruolo di vice-presidente. «Ho accettato l’incarico esclusivamente per garantire continuità operativa e tutelare le persone che lavoravano con me da anni», afferma.
Per quanto riguarda l’indagine che coinvolge R-Store e alcuni suoi esponenti, relativa a fatti del 2023, Parcaroli sottolinea di aver appreso la notizia «dagli organi di informazione, come il resto dell’opinione pubblica». La famiglia si dichiara estranea alle condotte oggetto di accertamento e aggiunge che, qualora le contestazioni trovassero riscontro, sarebbe «tra i soggetti eventualmente danneggiati».
Respinte inoltre le insinuazioni sulla provenienza dei fondi utilizzati per il pagamento della cessione di Med Computer. «La vendita — si legge nella nota — è stata interamente coperta da un’operazione finanziaria specifica, finalizzata con istituti bancari di primo livello». Parcaroli invita chi solleva dubbi a documentare eventuali contestazioni «con atti precisi».
Infine, viene ribadita la posizione di Sandro Parcaroli, attuale sindaco uscente di Macerata. «Non ha avuto alcun ruolo operativo, gestionale o decisionale nella vicenda, né ha mai ricoperto incarichi nelle società coinvolte». Secondo la famiglia, collegare la sua figura istituzionale all’inchiesta sarebbe «un atto che va oltre il legittimo esercizio del diritto di cronaca».
A sei mesi dall’apertura del cantiere e a un mese dalla diffida ufficiale, la ex strada statale 78 in località Callarella resta un simbolo di immobilismo e degrado. Quello che doveva essere un intervento di manutenzione si è trasformato in un vero e proprio ostacolo per automobilisti e residenti, costretti a percorrere un tratto cruciale della strada con un senso unico alternato estenuante.
Nonostante le numerose segnalazioni e la diffida formale presentata oltre un mese fa, nulla è cambiato. La carreggiata ridotta provoca code negli orari di punta e tempi di percorrenza dilatati, mentre la società responsabile del cantiere non ha fornito alcuna risposta, lasciando l’area in uno stato di incuria che preoccupa cittadini e utenti della strada.
A denunciare la situazione è il consigliere comunale di Sarnano, Andrea Merli: “Oltre 180 giorni di disagi, carreggiata ridotta e totale silenzio da parte della società: la situazione è ormai insostenibile. Chiediamo un intervento immediato degli enti competenti per il ripristino della viabilità o, quanto meno, l’avvio dei lavori”.
"L’istanza dei cittadini è chiara, conclude Merli: basta attese, servono fatti concreti, per garantire sicurezza e fluidità della viabilità".
Dopo il via libera del Consiglio Comunale alla variazione di bilancio, che ha confermato il contributo annuo di 190mila euro per Musicultura, oggi la Giunta ha compiuto un ulteriore passo di programmazione approvando una convenzione triennale con il festival della canzone popolare e d’autore.
Si tratta di una scelta significativa, che consente agli organizzatori di pianificare le attività con una prospettiva a lungo termine. Uscire dall’incertezza e adottare una convenzione pluriennale offre infatti una base stabile su cui costruire e programmare le future edizioni del festival, garantendo maggiore continuità e respiro strategico a una delle eccellenze culturali del territorio.
“Il Comune di Macerata rinnova con convinzione il proprio impegno a fianco di Musicultura, approvando una convenzione triennale che rafforza una collaborazione storica e strategica per la nostra città – ha dichiarato il sindaco Sandro Parcaroli. – Musicultura non è solo un evento di grande prestigio nazionale, ma un patrimonio culturale che negli anni ha saputo valorizzare giovani talenti e promuovere l’immagine della città oltre i confini locali. Questa intesa, raggiunta grazie al dialogo continuo con la Regione Marche, ci permette di programmare con maggiore stabilità e visione, investendo sulla cultura come leva di crescita, attrattività e sviluppo economico per il territorio”.
Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore agli Eventi, Riccardo Sacchi, che ha sottolineato come la convenzione rappresenti un vero e proprio cambio di passo amministrativo: “Garantendo stabilità per tre anni, diamo maggiore certezza organizzativa a una manifestazione che è uno dei fiori all’occhiello della nostra proposta musicale e culturale. Non è solo una questione di cifre, ma di metodo: permettere a Musicultura di avere una visione di lungo periodo significa investire seriamente sulla qualità e sulla risonanza del festival. Il nostro obiettivo è dare basi solide a chi porta il nome di Macerata alla ribalta nazionale, favorendo una crescita costante che ricade positivamente sull’intero tessuto cittadino”.
Sul futuro del mattatoio di Villa Potenza viene rilanciata la disponibilità ad avviare un confronto ampio con istituzioni, associazioni di categoria e realtà del territorio, con l’obiettivo di individuare una soluzione condivisa dopo lo stop alla procedura di vendita. Al centro dell’intervento del sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli, c'è il valore strategico della struttura per la filiera agroalimentare provinciale, il richiamo ai dati aggiornati sugli allevamenti e la richiesta di un percorso concreto e partecipato per tutelare occupazione, imprese e indotto.
“Sono pronto ad aprire un tavolo di confronto con la Coldiretti, con i Comuni del territorio, con tutte le associazioni di categoria, le organizzazioni agricole e le realtà economiche e sociali che vorranno dare un contributo concreto per salvare il mattatoio di Villa Potenza.
Un dialogo vero, trasparente e inclusivo, non riservato soltanto alle amministrazioni di Treia, Appignano, Caldarola, Montecassiano, Montefano, Montelupone e Porto Recanati che, subito dopo l’asta di gennaio, mi avevano richiesto un incontro urgente, ma aperto a tutto il comprensorio e a ogni soggetto interessato. Perché il destino del mattatoio non riguarda un singolo Comune: riguarda un intero sistema produttivo, centinaia di famiglie, allevatori, trasportatori, lavoratori e imprese dell’indotto”.
Il sindaco fa poi menzione delle iniziative avviate dopo la decisione del Tribunale di Macerata e richiama i numeri del comparto zootecnico provinciale: “Come ho spiegato anche in Consiglio comunale, non appena ricevuta la decisione del Tribunale di Macerata che ha sospeso la vendita e revocato l’aggiudicazione provvisoria del mattatoio, mi sono immediatamente attivato. Ho chiesto agli uffici comunali una tabella riepilogativa per valutare la consistenza bovina nella nostra provincia e, dai dati aggiornati al 31 dicembre 2025, emerge la presenza di oltre 16mila capi e 726 allevamenti”.
Da qui, l’attenzione si sposta sull’impatto che l’assenza di una struttura operativa avrebbe sulle aziende del territorio e sulla tenuta della filiera:“Si tratta di un numero significativo, che dimostra quanto sia strategico mantenere sul territorio una struttura funzionante ed efficiente. Senza un mattatoio operativo, gli allevatori sarebbero costretti a spostarsi fuori provincia, con un aumento dei costi, delle difficoltà logistiche e un impatto negativo sulla competitività delle nostre aziende.”
Infine, viene ribadita la linea indicata per affrontare la situazione, con un appello alla collaborazione istituzionale e alla tutela del sistema economico locale: “Il mio obiettivo è chiaro: costruire insieme una soluzione sostenibile, concreta e duratura. Serve responsabilità istituzionale, serve una visione condivisa e serve la volontà di superare divisioni e polemiche. Mettiamo al centro il lavoro, la filiera agroalimentare e la tutela del nostro tessuto economico.
Io ci sono, con spirito di collaborazione e con la determinazione di chi sa che difendere il mattatoio di Villa Potenza significa difendere una parte importante dell’economia e dell’identità del nostro territorio”.
Chi avesse letto stamattina i principali quotidiani italiani avrebbe potuto ritenere che le “riflessioni” di Sandro Parcaroli sull’opportunità o meno di ricandidarsi a Sindaco abbiano qualche motivo un po’ più concreto, ma assai meno dichiarato, per prolungarsi.
Sia chiaro: Sandro Parcaroli in questa faccenda non c’entra nulla direttamente, ma comunque è probabile che gli crei qualche scomodità d’immagine.È curioso – vedi tu le coincidenze – che tutto accada il giorno dopo le dichiarazioni di assoluta trasparenza che il Sindaco ha fatto sulla faccenda del mattatoio su cui comunque si avvia un’indagine del Consiglio comunale. Di questo avrò modo di riparlare e forse ai partiti di maggioranza che ieri hanno tuonato: come si osa mettere in discussione la buona fede del Sindaco dovranno avviare delle riflessioni.
Non è mai bene, quando si deve essere chiari e si richiederebbe eguale chiarezza dai protagonisti, evitare di affastellare troppi argomenti.
Partiamo dai titoli di prima pagina. Corriere della Sera: “Docenti sotto accusa: Pc e smartphone con i soldi del Pnrr”. Il Mattino: “Cresta sui fondi Ue, indagati 16 docenti e ricercatori italiani”. La Repubblica: “Docenti sotto accusa: Pc e smartphone con i soldi del Pnrr”. Il Giornale: “Retata di prof al Sud, Pc, tablet e iPhone con i fondi europei”.
La faccenda sembra seria assai. L’inchiesta parte da una richiesta che la Procura della Corte europea ha fatto alla magistratura italiana e i sostituti procuratori di Napoli e Palermo, Gery Ferrara e Amelia Luise, si sono messi al lavoro. Risultato: 16 richieste di arresto.
Si legge in un passaggio dell’articolo di Lara Sirignano a pagina 25 del Corriere della Sera:
“Due docenti avrebbero già confessato. L’AD (amministratore delegato) di R-Store, Giancarlo Fimiani, vicepresidente di Confindustria Napoli, il deus ex machina (così lo definiscono i magistrati napoletani) che avrebbe sfruttato proprie conoscenze per accaparrarsi le gare, si è dimesso.”
Salvo Palazzolo, a pagina 26 di Repubblica, tra le altre cose scrive:
“Intanto due manager della R-Store, Antonio Fedullo e Mario Piacenti, sono stati sospesi dall’incarico. L’Ad Giancarlo Fimiani si è invece dimesso. Anche loro rischiano i domiciliari”.
Per sommi capi è successo questo: i docenti e ricercatori, anche di prestigiosi enti, si mettevano d’accordo con R-Store per fare avere alla società gli appalti di fornitura di strumenti elettronici, gonfiavano gli importi e poi riscuotevano da R-Store una tangente sotto forma di iPhone, televisori e tablet.
Almeno questo è il quadro accusatorio che è però antipatico perché rivela che con gli appalti pubblici anche gli insospettabili ingrassano sulle spalle dei cittadini contribuenti.
Domanda: e che c’entra Sandro Parcaroli? Nulla. Direttamente. Si dà però il caso che la Med-Store, anzi meglio la Juce che è la finanziaria di famiglia Parcaroli, e la R-Store oggi siano una cosa sola.
Stefano Parcaroli, il figlio prediletto del Sindaco che lo ha accompagnato in tutta la stagione della scorsa campagna elettorale e per gran parte del percorso politico-amministrativo, al punto che in incontri istituzionali di altissimo livello partecipava a fianco del primo cittadino come consulente strategico, il 31 ottobre 2024 dichiarava a Il Resto del Carlino, edizione di Macerata, quanto segue:
“Il gruppo Med annuncia la conclusione dell’operazione che porterà entro fine anno all’unione delle insegne Juice e R-Store (con un totale di 100 negozi) e all’ingresso di Rekordata s.r.l., Med Innovations s.r.l. e ICT Industries s.r.l. nel gruppo R-Store spa (guidato da Giancarlo Fimiani)”.
Stefano Parcaroli, del gruppo implicato nell’inchiesta europea, è oggi – a meno di modifiche dell’ultima ora – vicepresidente e al tempo della fusione dichiarava con soddisfazione:
“Nell’accordo raggiunto abbiamo garantito la persistenza a Macerata e provincia delle sedi legali e operative di molte aziende del gruppo in modo tale da salvaguardare tutto il personale attualmente presente. Accanto a me, alla guida e supervisione di molte di queste aziende e attività, rimarrà anche mia sorella Lucia, che entrerà nei Cda di alcune società del gruppo e continuerà a occuparsi di tutti gli aspetti legali e amministrativi. Insomma, non solo una grande opportunità per le nostre società, ma sicuramente una grande sicurezza per tutti i nostri collaboratori e per le loro famiglie, che ho voluto porre al primo posto nelle decisioni che abbiamo maturato in questi ultimi mesi".
Applausi. Ma Stefano Parcaroli è rimasto vittima come “cieco strumento di occhiuta rapina?” Sarebbe interessante saperlo. Poi arriva la magistratura e qualche certezza forse viene messa in dubbio.
È doveroso precisare che l’inchiesta in corso si riferisce a fatti che sarebbero accaduti nel 2023, cioè un anno prima del “matrimonio” tra l’azienda di Sandro e Stefano Parcaroli e la R-Store guidata da Giancarlo Fimiani, che però da un anno e mezzo è a capo anche delle aziende maceratesi e lavora gomito a gomito con il figlio del Sindaco, che probabilmente è ancora azionista, sia pure con una quota largamente minoritaria, del gruppo nato dalla fusione di Juce (Parcaroli) con R-Store (Fimiani).
Certo non sarebbe un bel vedere in campagna elettorale se ad esempio la Guardia di Finanza andasse a fare qualche ispezione negli uffici dove ancora opera qualche membro della famiglia Parcaroli.
Di certo il Sindaco in questa faccenda non c’entra nulla, ma in forza di quella trasparenza tanto invocata e rivendicata ieri sarebbe il caso chiarisse se sapeva, quando ha accettato l’offerta di R-Store, di questi traffici; se il pagamento delle sue azioni è avvenuto anche grazie ai proventi di queste tangenti e se infine è a conoscenza che pratiche simili continuano e soprattutto che cosa intende fare oggi nei confronti di R-Store e dei suoi rapporti con Giancarlo Fimiani.
Non c’è nulla d’irregolare, ma insomma non è un bel vedere che un Sindaco sia in affari con chi fa la cresta sul Pnrr, quel fiume di soldi che consente oggi a lui, qui a Macerata, di farsi merito degli investimenti.
Di quanto conta il Pnrr ne sa qualcosa l’assessore Lego che ieri, novello Orazio Coclite, mentre si discuteva della commissione d’inchiesta sul mattatoio in Consiglio comunale ha offerto il petto per difendere il suo Sindaco – per lui la candidatura di Parcaroli è la sola garanzia di rimanere in quel posto – affermando:
“Nessuno può discutere sulla trasparenza dell’amministrazione del Sindaco Parcaroli, nessuno può mettere in discussione la lealtà del primo cittadino: la trasparenza non è solo un dovere giuridico, ma anche un dovere morale”.
Ecco appunto: può dirci il Sindaco se conosce Giancarlo Fimiani? Se quando ha trattato la fusione tra Juce e R-Store era a conoscenza dell’inchiesta? Se ha il sospetto che le pratiche oggi sottoposte a censura dalle Procure di Napoli e Palermo, nell’azienda di cui è socio, continuino e se lui, avendone conoscenza, le ha denunciate?
Può dire se quando suo figlio, attuale vicepresidente di R-Store, lo ha accompagnato negli appuntamenti istituzionali, eravate a conoscenza dell’indagine? Può dire infine se la sua lunga riflessione sull’accettare o meno la candidatura a Sindaco è legata in qualche misura alla vicenda giudiziaria? Domande se ne potrebbero fare molte altre, ma in virtù della trasparenza basterebbero queste prime risposte.
Avvertendo che stavolta non basta un vernacolare “E che sapio io?”.
Il Consiglio comunale ha approvato questo pomeriggio l’istituzione della commissione di indagine sulla vicenda dell’asta del mattatoio, con un voto unanime che segna un passaggio politico rilevante per la città. Ventidue i consiglieri presenti in aula e altrettanti i voti favorevoli, dopo che la maggioranza aveva chiesto di estendere l’analisi a partire dal 1992, anno di costruzione della struttura e del successivo affidamento al Cemaco per la gestione.
Ad aprire il dibattito è stato il consigliere del Pd Andrea Perticarari, che ha sottolineato come negli ultimi anni non fosse mai stata avanzata la richiesta di una commissione di indagine sull’attività amministrativa. Un elemento che, secondo l’esponente dem, rende evidente la gravità della situazione. Perticarari ha ripercorso le tappe della vicenda, dalla delibera del Consiglio che impegnava il Comune a partecipare all’asta, fino ai passaggi successivi culminati nella mancata partecipazione dell’ente. «Il Comune aveva tutte le carte in regola per partecipare ma tutto questo non è accaduto, vogliamo sapere perché», ha concluso.
L’assessore Andrea Marchiori ha chiarito la posizione dell’amministrazione, spiegando che non è stata data un’indicazione di voto e che la proposta delle opposizioni non viene criticata. Ha ribadito la trasparenza dell’amministrazione e del sindaco Sandro Parcaroli, definendola non solo un dovere giuridico ma anche morale. Marchiori ha evidenziato come la giunta si fosse già attivata prima della richiesta della commissione per tentare di partecipare all’asta, nel rispetto dell’indirizzo espresso dal Consiglio. Ha inoltre richiamato un precedente legato alla vicenda delle piscine durante il mandato del sindaco Carancini, quando una richiesta analoga di commissione non fu autorizzata dall’allora maggioranza di centrosinistra. «Mentre c’è un’asta in corso ci sarà una commissione che indagherà sul perché il Comune non ha partecipato», ha osservato, parlando di una situazione che a suo avviso riflette il clima politico maceratese.
Nel corso della discussione, il consigliere dem Narciso Ricotta ha espresso perplessità sulla ricostruzione fornita, affermando che avrebbe preferito un intervento diretto del sindaco. Ha sollevato dubbi sulle modalità con cui è stata inviata la richiesta di partecipazione all’asta, sostenendo che la comunicazione non sarebbe dovuta essere indirizzata al delegato alla vendita ma al giudice, come poi fatto successivamente dall’avvocato del Comune. Ricotta ha anche definito inopportuno un eventuale colloquio con chi ha partecipato all’asta, qualora confermato.
Di diverso avviso Barbara Antolini di Forza Italia, secondo cui per chiarire le circostanze sarebbe stato sufficiente esaminare gli atti. A suo giudizio non emergono atti illegittimi né condotte dolose, né tantomeno un danno per l’ente. Ha sostenuto che il sindaco abbia agito in maniera lineare e che l’opposizione abbia colto l’occasione per attaccarlo politicamente. «Se la minoranza vuole la commissione di indagine, noi siamo favorevoli perché il sindaco non ha nulla da nascondere», ha dichiarato.
Sulla stessa linea Pierfrancesco Castiglioni di Fratelli d’Italia, che ha difeso l’operato del primo cittadino nella gestione del mattatoio e del mercato ortofrutticolo. Secondo Castiglioni la commissione servirebbe solo in chiave di campagna elettorale, ribadendo la convinzione di aver agito correttamente.
Il capogruppo della Lega Aldo Alessandrini ha spiegato di aver chiesto gli atti per difendere il sindaco e ha sostenuto che, se la minoranza avesse fatto lo stesso, avrebbe constatato l’assenza di elementi su cui indagare. Ha quindi proposto un emendamento per estendere il lavoro della commissione a tutta la storia del mattatoio, dalla sua realizzazione nel 1992 alle gestioni passate del Cemaco fino a oggi.
Ha preso poi la parola anche il sindaco Sandro Parcaroli, rivendicando l’impegno personale profuso per salvare la struttura. Ha ricordato le numerose visite al mattatoio e gli incontri con gli operatori, oltre ai confronti con l’imprenditore Ilario Marcolini per mantenere attiva la macellazione, sottolineando la necessità di garantire la presenza di bovini per sostenere l’attività. Parcaroli ha invitato eventuali imprenditori interessati a farsi avanti e ha riferito di aver parlato con il sindaco di Treia Franco Capponi, evidenziando le criticità strutturali dell’impianto, definito sovradimensionato e costoso. «Non è un problema di destra o sinistra, ho solo voluto salvare il mattatoio», ha affermato, dichiarandosi favorevole alla commissione e ribadendo di non aver mai compiuto atti illeciti.
Dal gruppo misto Sabrina De Padova ha ribadito di aver sempre esercitato il proprio ruolo con autonomia, anche all’interno della maggioranza. Sulla vicenda ha dichiarato di non aver riscontrato irregolarità sostanziali, ma alcune superficialità operative. Pur riconoscendo la buona fede e l’impegno del sindaco, ha sostenuto la necessità di fare piena luce, definendo la commissione uno strumento di trasparenza e non un attacco politico.
Alberto Cicarè di Strada Comune ha espresso apprezzamento per l’impegno del sindaco ma ha parlato di una situazione disastrosa che partirebbe dal ’96, definendo la vicenda complessa e poco chiara.
L’emendamento proposto da Alessandrini per includere nell’indagine l’intera storia del mattatoio dal 1992 a oggi è stato approvato con 22 voti favorevoli su 22 presenti. Lo stesso esito ha accompagnato il voto finale sulla commissione di indagine, che lavorerà dunque per ricostruire l’intera vicenda, dalle origini della struttura fino agli ultimi sviluppi legati all’asta.
I gruppi di opposizione in Consiglio regionale delle Marche – Pd, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Lista Ricci e Progetto Marche Vive – accusano la maggioranza di centrodestra guidata dal presidente Francesco Acquaroli di aver ricompensato “voltagabbana” con nomine nel consiglio d’amministrazione dell’Erap.
Nel mirino dell’opposizione ci sono tre nuove nomine: Tommaso Fagioli di Azione, consigliere comunale di Ancona eletto con il centrosinistra; Federico Talè, ex consigliere regionale prima nel Pd e poi in Italia Viva; e Gigliola Bordoni, ex vice sindaca del comune di Monte San Giusto.
Secondo i gruppi firmatari del comunicato, questi tre sarebbero stati premiati per il sostegno offerto ad Acquaroli alle ultime elezioni regionali. “Il trasformismo – scrivono – è diventato ormai da oltre cinque anni un tratto distintivo del presidente Acquaroli: una continua campagna acquisti pagata con ruoli e incarichi pubblici a favore di chi si accontenta di soddisfare le proprie piccole ambizioni personali con un semplice salto dall'altra parte della barricata”.
Le nomine, approvate oggi dall’Assemblea legislativa, riaccendono il dibattito sul rapporto tra politica e incarichi pubblici nella regione, con le opposizioni pronte a vigilare sulle future scelte della maggioranza.
Ieri pomeriggio si è svolto il consiglio comunale di Macerata, durante il quale sono state affrontate diverse interrogazioni e deliberazioni, tra cui il conferimento della cittadinanza onoraria al cardiochirurgo Massimo Massetti e l’approvazione della convenzione triennale di Musicultura. Tuttavia, sono stati rinviati i temi più attesi e dibattuti, in particolare la discussione sulla commissione d’indagine relativa alla vicenda dell’asta del Mattatoio, che da settimane anima il confronto politico cittadino.
La consigliera Barbara Antolini di Forza Italia ha chiesto che la discussione avvenisse a porte chiuse, motivando la richiesta con la necessità di evitare la diffusione di informazioni riservate sulla disponibilità finanziaria del Comune. Una posizione che ha subito acceso il dibattito in aula.
Dal fronte opposto, prima Andrea Perticarari e poi il consigliere Ricotta del Partito Democratico hanno contestato l’esistenza stessa di un’informazione segreta, definendola un "finto segreto". Secondo l’esponente dem, la cifra di duecentomila euro era già stata resa pubblica, essendo indicata nell’ordine del giorno, nella delibera comunale e nell’istanza presentata al giudice, oltre a essere stata riportata dalla stampa locale. Nonostante le obiezioni, la maggioranza dell’aula ha votato a favore della seduta segreta, con 18 voti favorevoli e 10 contrari.
Va ricordato che la commissione d’indagine è stata approvata all’unanimità, dunque con il voto favorevole anche dei consiglieri di maggioranza su una delibera proposta dal centrosinistra. La diretta dei lavori è stata trasmessa limitatamente alla fase di discussione, mentre non sono state rese pubbliche le informazioni relative agli aspetti economici.
Alla luce di questa decisione, oggi pomeriggio si terrà dunque una seduta a camere spente dedicata esclusivamente alla questione del Mattatoio, un passaggio che si preannuncia cruciale e che continua a infiammare il clima politico locale.
Resta, invece, avvolto dal silenzio un altro tema centrale per il futuro amministrativo della città. Né la minoranza né il diretto interessato hanno preso posizione sulla ricandidatura del sindaco uscente, Sandro Parcaroli. In aula è circolata anche l’ipotesi di dimissioni al termine del consiglio, ma al momento il futuro politico del primo cittadino rimane incerto e tutto da chiarire.
Il Consiglio regionale delle Marche ha sciolto le riserve, confermando l’avvocato maceratese Giancarlo Giulianelli nel ruolo di Garante regionale dei diritti della persona. L’elezione è arrivata all’esito della quinta votazione, sancendo l'inizio di un secondo mandato per il legale, che aveva iniziato il suo primo incarico il 16 febbraio 2021.
La riconferma di Giulianelli non è solo un atto amministrativo, ma assume un significato politico rilevante anche per gli equilibri della città di Macerata. Negli ambienti del centro-destra, infatti, il nome dell'avvocato continua a circolare con insistenza come uno dei papabili candidati sindaco per la coalizione nel caso in cui il primo cittadino uscente, Sandro Parcaroli, decidesse di non correre per un secondo mandato.
In quel caso, la figura di Giulianelli - forte dell'esperienza istituzionale maturata in Regione e della rinnovata fiducia dei partiti di maggioranza ad Ancona - rappresenterebbe una delle opzioni più solide sul tavolo del tavolo della coalizione.
Nella stessa seduta, l’Assemblea legislativa ha proceduto a un altro importante adempimento: l’elezione delle ventuno donne che comporranno la Commissione regionale per le pari opportunità (Cpo). L’organismo, istituito per promuovere l'uguaglianza di genere e contrastare ogni forma di discriminazione, è stato scelto da una rosa di 78 candidature valutate dall’Ufficio di Presidenza.
Tra le elette figurano nomi noti dell'impegno civile e politico marchigiano, tra cui la presidente uscente Maria Lina Vitturini. Ecco l'elenco completo delle componenti: Monica Casciotti, Donatella Cataldi, Maria Pia Cocciarini, Alessia Di Girolamo, Gloria Dibenedetto, Roberta Leri, Maria Antonietta Lupi, Loretta Manocchi, Giulia Marchionni, Katia Marilungo, Anna Morrone, Maria Clara Muci, Noemi Ortenzi, Romina Pierantoni, Virginia Reni, Luisella Rossi, Patrizia Serangeli, Raffaella Spettoli, Lucia Tarsi, Barbara Trasatti e Maria Lina Vitturini.
Mentre Giulianelli riprende ufficialmente le redini dell'Autorità di garanzia, la nuova Commissione Pari Opportunità dovrà essere convocata a breve dal presidente del Consiglio regionale, Gianluca Pasqui. Nel corso della prima riunione, le componenti saranno chiamate a eleggere una presidente e due vice presidenti. La Commissione resterà in carica per l'intera durata della legislatura regionale, lavorando a stretto contatto con le istituzioni per la tutela dei diritti e la parità di genere.
Dopo diverse segnalazioni abbiamo documentato lo stato della via d’accesso per i dipendenti all'ospedale di Macerata, che si raggiunge da via Pancalducci e prende il nome di Via Santa Lucia. Le denunce parlavano di una strada in condizioni disastrate, con buche profonde al centro del manto di asfalto, segnaletica abbandonata e un concreto rischio di nuove rotture. Una situazione che, nel tempo, ha causato disagi quotidiani ai lavoratori costretti a percorrere questa via per raggiungere il posto di lavoro.
Abbiamo raccolto e documentato con alcune foto lo stato del manto stradale, che appare oggettivamente degradato e compromesso. La profondità delle buche e l’evidente pericolosità del tratto rendono necessario un intervento urgente, per garantire sicurezza e accessibilità ai dipendenti che utilizzano questa strada come principale collegamento con l’ospedale.
Il Consiglio comunale di Macerata ha approvato all'unanimità una significativa variazione di bilancio che segna una svolta nella programmazione culturale della città. Il provvedimento garantisce stabilità triennale a Musicultura e finanzia l'attesa mostra "Expositio Mundi".
Grazie a questa manovra, l'amministrazione Parcaroli ha ripristinato il finanziamento di 190mila euro per Musicultura, blindandolo per le annualità 2026, 2027 e 2028. L'assessore al bilancio Oriana Piccioni ha evidenziato l’importanza strategica di questa scelta: "Con il ripristino di questo contributo, consentiamo agli organizzatori una programmazione triennale adeguata e di ampio respiro. Musicultura è una manifestazione di prestigio che porta Macerata alla ribalta nazionale; ogni evento che vede protagonista il nostro Sferisterio non solo arricchisce l’offerta culturale, ma alimenta il movimento turistico e favorisce l'indotto economico della città".
"La variazione di bilancio introduce inoltre le risorse necessarie per il progetto 'Expositio Mundi'. La mostra, la cui inaugurazione è prevista per la prossima stagione estiva, esplorerà l’evoluzione storica delle esposizioni d'arte: un percorso che parte dall’antesignano Giuseppe Ghezzi (pittore maceratese vissuto tra il 1634 e il 1721) per giungere fino ai giorni nostri. Curata dal ricercatore Lorenzo Benedetti, l'iniziativa si distingue per il suo carattere corale e diffuso e verrà realizzata insieme all’Università di Macerata e coinvolgendo attivamente gli studenti dell'Accademia di Belle Arti. La mostra toccherà i luoghi simbolo della cultura maceratese, tra cui i Musei civici di Palazzo Buonaccorsi, la Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti, lo Sferisterio e altri spazi espositivi del centro storico", conclude l'assessore Piccioni.
La campagna elettorale per le amministrative di maggio entra nel vivo e il Terzo Polo, la coalizione che riunisce le insegne di Azione, Base Popolare Marche, Partito Liberal Democratico e Movimento Repubblicani Europei (leggi qui), punta il dito contro l'amministrazione Parcaroli. Al centro della polemica c’è la gestione della vicenda legata al mattatoio, definita dai rappresentanti della coalizione come "l’ennesimo corto circuito della politica".
Il Terzo Polo ripercorre le tappe che hanno portato all'attuale stallo, criticando duramente le scelte del primo cittadino: "Il sindaco Parcaroli chiede ed ottiene dal Consiglio Comunale il via libera alla partecipazione all’asta di aggiudicazione del 'mattatoio' per un importo di € 375.000. Il sindaco all’ultimo decide di non partecipare perché le casse comunali non permettevano l’esborso di tale somma. L’asta viene aggiudicata ad un privato. L’asta viene poi annullata e ora si chiede all’amministrazione comunale di partecipare nuovamente, ma con un importo superiore alla precedente asta. Se un amministratore di condominio si comportasse così non esiteremmo a sbarazzarcene".
Secondo la coalizione centrista, la struttura è passata "da struttura di macellazione provinciale a spreco di denaro pubblico", ricordando come già in passato il consigliere Del Gobbo avesse ricostruito la "parabola discendente che ha portato al fallimento della società".
Il Terzo Polo solleva una serie di interrogativi diretti non solo all'attuale giunta, ma a tutta la classe dirigente che ha operato negli ultimi anni: "Tante sono le domande da porre al sindaco e a tutti gli attori politici, di destra e di sinistra, che hanno governato negli ultimi anni: qual è il vero stato del bilancio comunale? Cosa intende fare il comune acquisendo la struttura? Svolgerà attività di impresa gestendo direttamente il mattatoio? Affiderà in gestione a privati l’azienda con gara pubblica? Si sono calcolati gli investimenti necessari? Qual è la posizione delle organizzazioni del settore?".
L'attacco si sposta poi su un piano di visione amministrativa e gestione delle risorse. Per il Terzo Polo, il modello seguito finora ha mostrato tutti i suoi limiti: "Per troppo tempo il pubblico ha gestito direttamente o indirettamente aziende in settori concorrenziali, con pessimi risultati e spreco di risorse pubbliche. Per il Terzo Polo Macerata è giunto il tempo che il privato si occupi di economia e il pubblico di assumere il ruolo di arbitro e controllore. Se si sceglie il contrario sarebbe doveroso informare i cittadini dei costi cui siamo destinati ad andare incontro".
"A Macerata stiamo aspettando quello che dirà Parcaroli, poi daremo tutto il nostro supporto, anche in base alla scelta". Così Francesco Acquaroli, presidente della regione Marche, ha risposto a una domanda sulle prossime elezioni amministrative durante una conferenza stampa a Palazzo Raffaello, ad Ancona.
Acquaroli ha precisato che la campagna elettorale per gli altri comuni partirà subito dopo le festività pasquali. Per quanto riguarda le province, il presidente ha aggiunto: "L'auspicio è che il centrodestra riesca a fare un salto di qualità ulteriore, ma sta ai sindaci e ai candidati riuscire a intercettare i voti che potrebbero essere nel mezzo".
Riguardo alla candidatura di Luca Paolorossi, sindaco di Filottrano in quota Lega, a presidente della Provincia di Ancona - inizialmente annunciata, poi ritrattata dallo stesso Paolorossi e infine riconfermata dai vertici provinciali del centrodestra - Acquaroli ha concluso: "Su Paolorossi la quadra c’è stata sempre. Ci sono dinamiche temporanee che non danno risposte immediate, ma nessuno ha mai nutrito ostilità nei suoi confronti".
L’associazione civica Officina delle Idee per Macerata ha ufficializzato, nella riunione del 17 febbraio 2026, la decisione di partecipare alla prossima competizione elettorale con una propria lista a sostegno della candidatura a sindaco del dottor Marco Sigona (leggi qui). Una scelta che segna un passaggio politico rilevante nel panorama cittadino: il gruppo, che in precedenza aveva preso parte al percorso dell’assemblea del centrosinistra, ha deciso di distaccarsi da quel tavolo per intraprendere un cammino autonomo, al termine di una riflessione interna legata alla visione programmatica e alle prospettive per la città.
Officina delle Idee rivendica la coerenza di un percorso avviato oltre un anno e mezzo fa, fondato su ascolto, confronto e coinvolgimento delle realtà del territorio, attraverso incontri pubblici e tavoli tematici che hanno portato alla costruzione di un programma definito “innovativo e condiviso per il futuro di Macerata”. In questo contesto è maturata la candidatura di Marco Sigona, indicato come sintesi di un progetto civico, aperto e orientato al futuro.
Direttore di Dermatologia, Sigona porta nella sfida amministrativa un profilo professionale consolidato e un’esperienza già maturata nel civismo cittadino. In questa intervista ripercorre le tappe che hanno portato alla sua candidatura, chiarisce le ragioni della scelta autonoma rispetto al centrosinistra e delinea le priorità del progetto politico che intende proporre alla città.
Dottor Sigona, perché ha deciso di candidarsi a sindaco di Macerata?
"Politicamente io provengo da un’idea di civismo e testimonianza ne è l’esperienza portata avanti con la lista Macerata Rinnova che nelle scorse amministrative del 2020 con il 3.8%, seppur nella minoranza, è stata la lista civica più votata di quella coalizione eleggendo un consigliere comunale.
Non lo nascondo, dopo averci riflettuto a lungo, ho accettato la proposta che è nata nel movimento Officina delle Idee per Macerata , ed approfitto per ringraziare pubblicamente tutti coloro con i quali ho fatto un percorso al suo interno e che hanno riposto fiducia nella mia persona proponendo il mio nominativo già dalla partecipazione ai lavori al tavolo della coalizione di centro sinistra. Ho accettato mosso da spirito di servizio e nel rispetto di un lavoro portato avanti in oltre un anno e mezzo, davvero con tanto impegno, sempre e solo nell’interesse della città".
La vostra lista si presenta fuori dalla coalizione del centrosinistra. Perché questa scelta?
"Come dichiarato anche in altre occasioni con il progetto di Officina delle Idee per Macerata abbiamo voluto invertire il paradigma del 'facciamo noi il programma e lo presentiamo alla città' con 'la città fa il suo programma e ci si impegna a fare quello che abbiamo pensato insieme'.
Un’idea ed un metodo innovativo che per prendere forma ha implicato il dedicare molto tempo all’ascolto di tante realtà cittadine con momenti d’incontro partecipati e da cui è emersa chiaramente la conferma che Macerata ha una comunità ricca, competente, generosa. Abbiamo percepito che Macerata ha tanta voglia di partecipare, di proporre, di costruire. Abbiamo per tempo raccolto molte idee e suggerimenti e contribuito ad elaborare un interessante programma per il tavolo programmatico e politico del centro sinistra ma sempre con un preciso obiettivo, quello di permettere ai cittadini di esprimersi in modo democratico e trasparente e decidere quale potesse essere, tra quelli che si erano resi disponibili in quel tavolo, il loro candidato ideale da portare alla competizione finale. Abbiamo sempre e coerentemente sostenuto questa volontà.
Così purtroppo non é stato e ce ne rammarichiamo poiché non comprendiamo ancora oggi le ragioni di una simile chiusura. Non è stato condiviso, anzi è stato negato, un punto per noi fondamentale ed irrinunciabile che rappresentava il naturale risultato di un lungo cammino fatto di ascolto della città e che la città ci chiedeva con quella modalità. Una parte di Officina delle Idee, dopo un momento di confronto al suo interno, ha deciso quindi di strutturarsi da movimento in una lista civica e proseguire con un suo progetto in autonomia con quei soggetti che si riconoscono più in un’area civica moderata e riformista e che vogliono dare un loro contributo a sostegno di un proprio candidato".
Quali saranno le priorità del programma di Officina delle idee e come intendete coinvolgere i cittadini nelle vostre scelte?
"Oggi vogliamo trasmettere il nostro slancio ed entusiasmo per rilanciare Macerata come “quel capoluogo che torni vivo e ad avere peso”, una città che riesca ad esprimere una governance più coordinata, partecipata e trasparente e che sia capace di rispettare in egual modo tutte le sue componenti, dando voce dai più giovani agli anziani, integrare il lavoro, la sua economia , la sua potenzialità di cultura e la qualità di vita.
In questo periodo avremo modo di ascoltare e leggere diversi programmi elettorali , che risulteranno spesso sovrapponibili , ma noi vogliamo dimostrare, a prescindere dalle promesse, di avere la capacità di affrontare le problematiche che si presenteranno giorno per giorno per risolverle, consapevoli certamente delle grandi difficoltà che sicuramente ci saranno ma anche delle soddisfazioni per esserci riusciti.
Siamo assolutamente aperti a ragionare con chiunque sia interessato al dialogo ed inclusivi con coloro che condividono questa modalità di far politica, che ci auspichiamo possa essere valorizzata da tutti quei cittadini stanchi di politiche fatte di sterili polemiche e diatribe e che non andando a votare non si sentono più rappresentati da troppo tempo dai tradizionali schieramenti".
Lei è primario di Dermatologia: se Macerata fosse un paziente, quale sarebbe oggi la diagnosi e quale la cura che prescriverebbe?
"Parafrasando la sua domanda mi viene da rispondere che Macerata non è una malata cronica o terminale ma una paziente che ha soltanto la necessità di essere energicamente rimotivata, rigenerata, rilanciata, riacquistando stima in se stessa perché ha davvero tante potenzialità e i suoi cittadini ne sono pienamente consapevoli. Restando nell’esempio sanitario questo è il compito che deve avere un buon terapeuta, il medico pietoso non cura ma fa progredire la malattia, un detto popolare sempre attuale.
Conosco diverse realtà in cui colleghi medici hanno ricoperto cariche politiche ed amministrative importanti con un ottimo impegno perchè, come mi capita spesso di sottolineare, chi sceglie di essere medico è medico in ogni sua espressione, sente e svolge con spirito di servizio qualsiasi situazione nella vita quotidiana si trovi ad affrontare, anche la più difficile".
Il conto alla rovescia verso le amministrative del 24 e 25 maggio è iniziato, ma a Macerata il quadro politico resta tutt’altro che definito. Al centro delle attenzioni c’è ancora il sindaco uscente Sandro Parcaroli, il cui futuro politico appare sempre più incerto. Nelle ultime settimane avrebbe preso corpo, anche attraverso confidenze riservate, l’ipotesi di una sua rinuncia alla ricandidatura. Una scelta che non nasce all’improvviso, ma sarebbe il risultato di una somma di fattori personali e politici che hanno progressivamente logorato il primo cittadino.
Il clima che si respira in città avrebbe inciso più delle rassicurazioni arrivate da Roma. L'incontro di fine gennaio con Matteo Salvini aveva riacceso entusiasmo e fiducia, lasciando intendere che la strada del bis fosse ancora percorribile. Tuttavia, una volta rientrato a Macerata, Parcaroli si sarebbe ritrovato immerso in tensioni che quell’appuntamento non è riuscito a sciogliere. Anzi, le difficoltà locali sembrano aver avuto il sopravvento sugli incoraggiamenti nazionali.
A pesare maggiormente è stata la vicenda del mattatoio, divenuta uno dei terreni di scontro più duri di questa consiliatura. L'opposizione ha chiesto l’istituzione di una commissione d’indagine, sollevando interrogativi sulla gestione amministrativa. Un attacco che il sindaco avrebbe vissuto come una messa in discussione personale, oltre che politica. Non è un caso che il tema torni prepotentemente d'attualità proprio nel penultimo Consiglio comunale prima delle elezioni, destinato a trasformarsi in un passaggio ad alta tensione.
Ma il disagio del primo cittadino non si fermerebbe ai rapporti con la minoranza. Il fronte più delicato resta quello interno alla maggioranza, in particolare una Lega locale segnata da divisioni e malumori. La richiesta di accesso agli atti sul mattatoio avanzata dal capogruppo leghista Aldo Alessandrini è stata interpretata come un segnale di sfiducia difficilmente archiviabile. Un gesto che avrebbe accentuato la sensazione di isolamento del sindaco all’interno della sua stessa coalizione.
In questo contesto, alle tensioni politiche si intrecciano valutazioni più intime: l'età, la famiglia, il desiderio di ridurre l’esposizione pubblica dopo anni di amministrazione. Dubbi che rendono sempre meno scontata la sua permanenza in campo. Eppure, il centrodestra si trova di fronte a un problema tutt’altro che secondario: non può permettersi un vuoto di leadership a tre mesi dal voto.
Il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha ribadito la preferenza per la continuità, mentre Forza Italia ha confermato la disponibilità a sostenere un eventuale secondo mandato di Parcaroli. Le vere incognite restano però nel Carroccio, dove le fratture interne appaiono tutt’altro che ricomposte.
Se il sindaco dovesse ufficializzare il passo indietro, si aprirebbe una corsa contro il tempo per individuare un candidato condiviso. Fratelli d’Italia, oggi forza trainante della coalizione, valuta il nome dell’assessore Paolo Renna, considerato vicino ad Acquaroli e alla senatrice Elena Leonardi. Restano sullo sfondo anche la vicesindaca Francesca D'Alessandro, entrata da poco nel partito, e Fabio Pistarelli, già capo di gabinetto del governatore. In area azzurra circola il nome dell’assessore Riccardo Sacchi, mentre l’Udc guarda a Marco Caldarelli.
Sul versante opposto, il centrosinistra ha già sciolto le riserve con la candidatura di Gianluca Tittarelli. Una scelta che mette ulteriore pressione al centrodestra, chiamato ora a decidere se ricompattarsi attorno al sindaco uscente o aprire una trattativa complessa per il dopo-Parcaroli. In ogni caso, la partita sembra destinata a giocarsi più sugli equilibri interni alla coalizione che sul confronto con l’opposizione. E il tempo, ormai, non è più un alleato.
Si avvicina il momento delle elezioni provinciali nelle Marche, con il voto previsto domenica 15 marzo dalle 8:00 alle 20:00 presso le sedi provinciali. A differenza delle elezioni comunali, queste sono consultazioni di secondo livello, dove a votare non sono i cittadini, ma sindaci e consiglieri comunali dei Comuni interessati.
Nelle scorse ore i sindaci del territorio hanno ufficializzato le candidature a presidente degli enti provinciali, ora in fase di verifica da parte degli uffici elettorali. Per la Provincia di Ancona si sfideranno il presidente uscente Daniele Carnevali, sindaco di Polverigi, e Luca Paolorossi, sindaco di Filottrano. Nella Provincia di Macerata la corsa vede contrapposti Alessandro Gentilucci, sindaco di Pievetorina, e Robertino Paoloni, sindaco di Loro Piceno.
A Fermo è invece candidato unico Michele Ortenzi, presidente uscente e sindaco di Montegiorgio, mentre ad Ascoli Piceno la sfida sarà tra Sergio Loggi, presidente uscente e sindaco di Monteprandone, e Fabio Salvi, sindaco di Venarotta. La Provincia di Pesaro e Urbino resta esclusa da questa tornata elettorale, con il presidente Giuseppe Paolini ancora in carica.
Gli elettori chiamati al voto sono 663 ad Ancona, 696 a Macerata, 470 a Fermo e 404 ad Ascoli Piceno, rappresentando rispettivamente 47, 54, 38 e 32 Comuni votanti. Alcuni comuni commissariati, come Muccia a Macerata o Campofilone e Pedaso a Fermo, non partecipano al voto. Ogni elettore potrà esprimere un solo voto ponderato, calcolato in base alla popolazione del proprio Comune, che rientra in una delle fasce demografiche stabilite dalla normativa provinciale. Il peso di ciascun voto viene determinato dividendo la popolazione della fascia per la popolazione totale della provincia, poi per il numero di elettori della fascia, arrotondando alla terza cifra decimale e moltiplicando per 1.000.
Le elezioni di domenica definiranno quindi i nuovi presidenti delle Province, con sfide a due ad Ancona, Macerata e Ascoli, e una candidatura unica a Fermo, determinando la guida degli enti provinciali per i prossimi anni.