Appare quasi blasfemo che nella stessa sala dove lunedì si è consumato uno degli episodi più espliciti di sciatteria istituzionale e protervia politica che Macerata abbia mai conosciuto si renda oggi l’estremo saluto all’onorevole Adriano Ciaffi: un gigante della politica, l’uomo che ha traghettato le macerie della Dc verso un nuovo orizzonte, che ha immaginato – criticabile o meno che fosse – una Macerata futura impegnandosi perché la costruzione si facesse; certo con logica di “parte”, ma mai con perseguimento di proprio interesse.
Ancor più "offensivo" della sua memoria è constatare che Adriano Ciaffi è l’artefice della riforma che ha portato all’elezione diretta del sindaco e che va incontro all’estremo saluto a 48 ore dalla presa d’atto da parte della città di non avere un sindaco, bensì un uomo che è eterodiretto, incapace di proporre alcunché al cospetto dell’invadenza di figure che nulla c’entrano con i destini della città e che perseguono un proprio interesse di bottega.
Per tutto il tempo del calvario del centrodestra che si è consumato lunedì pomeriggio al centro dei banchi della giunta non c’era un sindaco, ma il cartonato di Sandro Parcaroli con lo sguardo perso, a un tratto confortato dalle “pie donne” Francesca D’Alessandro e Barbara Antolini, in cerca di un cenno di assenso da parte dei suoi due “guardiani”: Mauro Lucentini il commissario ad acta della Lega e il consigliere di minoranza di Appignano, Luca Buldorini.
È un ritratto che molto somiglia all’indimenticabile pagina di Alessandro Manzoni quando Don Abbondio incontra i Bravi che lo ammoniscono: "il signor curato è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio. Signor curato, l’illustrissimo signor don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente". Non stiamo certo qui a indagare se esista un don Rodrigo, ma di certo s’addice alla bisogna la “sentenza” manzoniana su don Abbondio: "Il coraggio se uno non ce l’ha mica se lo può dare".
Il cartonato di Parcaroli lunedì non ha guardato in faccia nessun consigliere, non è stato in grado di far sentire il peso personale. Di fronte ai continui colpi che lui e la sua presunta maggioranza ricevevano avrebbe potuto ben dire ritiriamo la candidatura di Francesco Luciani – tra l’altro mandato allo sbaraglio, convien dire, senza troppo rispetto – oppure rivediamo la giunta, o ancora fermi tutti io ci metto la faccia: o votate Lucentini o si va tutti a casa. Niente! Nascosto, mesto, cereo in volto.
A confermare che lui è stato messo lì per curare gli interessi di qualcun altro e che ha dei vincoli che molto somigliano a quelli del “curato” (e un po’ di curia qui c’entra): ai quali non si può sottrarre. Per la verità dal coté curiale – il mago delle preferenze Merlini e forse il capo di gabinetto Poletti – dopo che si è appalesato il ballottaggio si è tentata una ricopertura a sinistra con il via libera a Romano Mari, ma si sa com’è andata e oggi l’incertezza regna sovrana.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Pierfrancesco Castiglioni ha improvvisato uno show da urlatore per nascondere la pena di quello spettacolo, ma sa benissimo che lui e buona parte della dirigenza locale di Fratelli d’Italia porta il peso di questo indecoroso spettacolo. Ciò che più è stato sorprendente è che a nessuna delle comparse di questa tragicommedia è venuto fatto di pensare: ma quelli che ci hanno votato si aspettavano questo? E qui si devono avanzare altre considerazioni che aprono scenari a dir poco inquietanti per la città.
Si era scritto nei giorni andati che la giunta varata sotto dettatura dei “bravi” era una giunta di minoranza dove inspiegabilmente spuntano figure eccentriche e che aveva tagliato fuori due partiti di centro e cattolici che sono stati indispensabili alla vittoria del centrodestra. Qui si è manifestata la protervia della Lega. Non solo, in questo clima di esondante tracotanza anche altri parti hanno fatto errori nell’indicare o escludere i propri componenti della giunta.
E questo ha portato all’esito ridicolmente funesto per il centrodestra lunedì in consiglio comunale dove c’è stato anche un episodio di assoluta gravità e di cui il segretario generale si è reso corresponsabile. L’assessore in pectore ai lavori pubblici, Andrea Marchiori, avrebbe imposto ai cinque consiglieri della sua lista di scrivere sulle schede "Lucentini presidente" perché non si potesse dubitare della loro fedeltà alla linea. In una votazione a scrutinio segreto questa è una chiara indicazione vietata dai regolamenti comunali, ma anche dalla legge (perdoni onorevole Ciaffi, ma davvero non sanno quello che fanno) e tuttavia il segretario ha dato buone, inutilmente, quelle schede.
Tralasciamo – per carità di patria - di narrare la sceneggiata consiliare e veniamo agli interrogativi che pressano. Che succederà domani? Insisteranno col proporre Francesco Luciani, eletto nella lista emanazione di Paolo Calcinaro e questo è particolare non trascurabile, o cercheranno altro nome magari con un accordo? Si sa che si sono incontrati quelli di Fratelli d’Italia e nonostante le perorazioni di Pierfrancesco Castiglioni che ha alternato blandizie e minacce l’incertezza sul voto resta. La ragione c’è.
Si sa che Francesco Acquaroli sarebbe pronto a scaricare Sandro Parcaroli. Le motivazioni sono tre. La prima è l’assoluta inconsistenza del sindaco cartonato appalesatasi in tutta la sua evidenza lunedì; la seconda è che il prossimo anno ci sono le politiche e Acquaroli come esponente di punta di FdI ha bisogno di una vera coesione del centrodestra; sa perfettamente che questa Lega che ha cercato di arraffare tutto a Macerata non è la Lega che correrà, sa che ha bisogno come il pane dell’appoggio dei cattolici, sa infine che non può permettersi una lite in regione con Calcinaro.
L’ordine di Arianna Meloni è uno solo: vincere le politiche per governare a Roma. E, detto tra noi, palazzo Chigi val bene un Parcaroli che non ha invece capito, o forse non è in condizioni di praticarlo, che una giunta val bene un saluto (a) romano. Peraltro Acquaroli che vuole assolutamente prendere le distanze da questa Lega del maceratese ha i mezzi per farlo. Basta che allarghi la giunta regionale per far entrare come assessore Renzo Marinelli e coloro i quali tengono al guinzaglio Parcaroli vengono messi all’angolo.
Ma c’è la terza motivazione che pesa e conta più di tutte. Se Sandro Parcaroli è eterodiretto la giunta si trova in balia di interessi esterni e finisce che a governare la città non è più la politica, ma un comitato d’affari. Di questo il presidente ha gran timore senza contare che per come si sono messe le cose è evidente che questa giunta avrebbe vita difficilissima su ogni provvedimento. C’è poi il mistero del perché Sandro Parcaroli si sia tenuto per sé la delega all’urbanistica.
Una interpretazione che è giunta fino a palazzo Raffaello è che Parcaroli avrebbe promesso all’ingegnere capo Tristano Luchetti – che non a caso prima delle elezioni è stato riconfermato nell’incarico per un triennio – il ritorno a Macerata della dottoressa Francesca Pallotta (ora in forza al comune di Recanati) come dirigente dei lavori pubblici in modo da dare totale spazio al medesimo Luchetti sul settore urbanistico.
Ora che il Pnrr si è esaurito – e ci saranno delle sorprese non liete in bilancio per il comune di Macerata – l’urbanistica, settore che lo stesso Luchetti ha più volte detto di preferire, torna centrale anche perché ci sono nuove zone di espansione, nuovi terreni sui quali immaginare progetti. In campagna elettorale Parcaroli ha continuato a promettere "Macerata deve crescere" e chi meglio dell’ingegner Luchetti per farla crescere?
Per tutte queste ragioni – oltreché per le acque agitate nel rapporto con la curia e il mondo cattolico circostanza che certo non fa piacere al presidente della regione – Francesco Acquaroli avrebbe detto ad alcuni dei suoi: Parcaroli si può scaricare. Ecco perché Pierfrancesco Castiglioni, che non deve essere stato avvertito del cambio di linea, si danna con relativo scarso costrutto. Pare che Francesco Acquaroli – che ha parecchie gatte da pelare anche a Civitanova Marche e a San Benedetto – abbia aggiunto: va scaricato in fretta perché poi ci sono le politiche.
È del pari evidente che se giovedì (la seduta di oggi del Consiglio sarà rinviata in rispetto della memoria di Adriano Ciaffi, ndr) Francesco Luciani non riuscisse a passare la crisi di maggioranza sarebbe insanabile e Acquaroli dovrebbe convincere Parcaroli a farsi da parte per evitare contraccolpi in regione. Insomma si profila un braccio di ferro durissimo tra i “protettori” del sindaco cartonato e i vertici regionali testimoniato dai telefoni roventi di tutti i consiglieri sottoposti a fortissime pressioni. Nelle prossime 48 ore si verificherà se le cose stanno così. Nel frattempo Macerata assiste, piange e rimpiange Adriano Ciaffi.
Un piano di riordino complessivo per garantire legalità, equità e incolumità pubblica in quello che rappresenta un pezzo fondamentale della storia e dell'economia cittadina, ma che da tempo sconta "criticità non più sostenibili". L'assessore al commercio del comune di Civitanova Marche, Roberto Pantella, interviene direttamente per fare chiarezza sullo stato dell'arte del mercato del sabato: "Se oggi la situazione può apparire in una fase di stallo, e qualcuno potrebbe pensare che nel frattempo non sia stato fatto nulla, è solo perché alcuni ambulanti hanno scelto di intraprendere le vie legali che stanno purtroppo rallentando la procedura".
"Il mio obiettivo, e mio dovere, è semplicemente fare in modo che il mercato funzioni, con regole uguali per tutti e, soprattutto, si svolga in totale sicurezza" rimarca l'assessore, aggiungendo poi con fermezza che "la sicurezza non è negoziabile. L'obiettivo non è penalizzare chi lavora e fa sacrifici, ma garantire passaggi liberi, via di fuga e un mercato fruibile e sicuro per tutti. Le resistenze degli operatori e il rischio di controversie legali non possono fermare il percorso di riordino intrapreso".
"Nonostante la pendenza dei ricorsi, l'attività di monitoraggio non si è fermata e, grazie alla presenza costante degli agenti della polizia locale, le operazioni di "spunta" per l'assegnazione dei posti liberi "vengono chiuse già alle 8:45 del mattino", rimarca Pantella. Un risultato importante che, spiega l'assessore, serve a "permettere agli agenti della polizia locale, una volta terminata la spunta, di ritornare tra i banchi per monitorare l'area. Vogliamo evitare che qualcuno, pensando di farla franca, provi a sottrarsi ai controlli occupando abusivamente gli spazi in un secondo momento, a scapito di chi rispetta le regole".
Il piano di verifiche tocca da vicino anche la regolarità delle merci esposte, contrastando la vendita di materiale usato senza l'obbligatorio cartello informativo o di oggetti del proprio ingegno in palese violazione del regolamento di polizia urbana. "Rimettere in fila le cose, pur tra obiettive difficoltà, e far rispettare le regole, tra le quali quelle sugli ingombri e sulle merci, non è un atto di forza ma un dovere nei confronti della stragrande maggioranza degli ambulanti che lavorano onestamente e di tutti i cittadini che ogni sabato frequentano il nostro mercato" conclude l'assessore.
La città di Macerata si stringe nel ricordo e nel cordoglio per la scomparsa di Adriano Ciaffi, figura di primissimo piano della storia politica, istituzionale e culturale delle Marche, spentosi all'età di 90 anni. Per consentire a cittadini, amici e rappresentanti delle istituzioni di tributargli l'ultimo saluto, la camera ardente è stata allestita a partire da questa mattina all'interno del Palazzo Comunale in piazza della Libertà, dove resterà aperta per le visite dalle ore 10:00 alle ore 21:00.
Un omaggio doveroso a un uomo che ha incarnato una stagione nobilissima della Democrazia Cristiana e che si è ricongiunto idealmente a figure storiche del territorio come Elio Ballesi (unico precedente di una camera ardente allestita in Comune), già sindaco di Macerata per due mandati oltre che senatore della repubblica. Le esequie ufficiali si terranno invece domani mattina, con i funerali che saranno celebrati nella chiesa di Santa Croce.
Accanto al cordoglio del mondo politico, si leva in queste ore anche la voce del panorama culturale locale, da sempre sostenuto con passione dall'avvocato e parlamentare maceratese. Riceviamo e pubblichiamo integralmente il toccante e dettagliato ricordo espresso da Alberto Meriggi, presidente del centro studi storici maceratesi, associazione di cui Ciaffi era socio storico e attento sostenitore.
Il ricordo di Alberto Meriggi (Presidente del Centro Studi Storici Maceratesi)
"A nome mio personale, del Consiglio direttivo e di tutti i soci del Centro Studi Storici Maceratesi, associazione che ho l’onore di presiedere, desidero esprimere alla famiglia Ciaffi le più sentite condoglianze per la perdita del carissimo Adriano, da sempre socio e attento sostenitore dell’importanza della cultura e della storia dei nostri territori. Adriano Ciaffi ha sempre guardato con attenzione e con passione a coloro che si dedicavano a preservare la storia locale e, con il loro lavoro di ricerca, studio e pubblicazioni, a renderla conoscenza per tutti.
Desidero ringraziarlo anche per aver sempre sostenuto l’impegno del Centro Studi Storici Maceratesi rivolto alla tutela, alla valorizzazione e alla custodia della memoria, delle tradizioni e delle identità delle nostre comunità, piccole e grandi. Oggi resta il vuoto per la sua assenza, ma rimane la gratitudine per ciò che ha saputo donare con solidarietà, vicinanza e sostegno materiale, al volontariato locale impegnato nel difficile servizio per la crescita e promozione della cultura.
Ma sul piano strettamente personale non posso trascurare l’On. Adriano Ciaffi, uomo delle istituzioni e dell’impegno politico. Lo conobbi quando negli anni Sessanta del secolo passato le sue idee e le sue battaglie per la trasformazione della mezzadria in affitto e per un miglioramento delle condizioni dei mezzadri e dei lavoratori della terra fecero profonda presa sui sentimenti di mio padre, mezzadro a Chiesanuova di Treia e suo grande amico.
L’entusiasmo di mio padre e dei tanti giovani contadini di quegli anni, per quelle idee di miglioramento delle loro condizioni di vita, ebbero effetti anche su di me, poco più che adolescente, ma che ben presto mi coinvolsero al punto da convincermi a seguire la militanza politica di Adriano Ciaffi; rimasi incuriosito e interessato soprattutto da quel suo percorso che procedeva sul binario della politica intesa come servizio, umanità, dialogo e confronto e, soprattutto, rispetto delle persone di qualunque ceto sociale. Nella mia zona io e mio padre, più che democristiani, cominciammo ad essere considerati semplicemente "ciaffiani", e non ci dispiaceva.
Quando poi la vita mi immerse nel mondo della cultura e della ricerca storica, con all’inizio una particolare attenzione anche alla rivisitazione delle pagine più importanti della storia di Treia, la mia città, molto amata anche da Ciaffi, trovai in lui un entusiasta sostenitore di quel mio primo impegno nel mondo della cultura.
Quando nei primi anni Ottanta fondammo e avviammo a Treia un Centro Culturale Polivalente - una associazione che, fra l’altro, fece conoscere nella cittadina il nome, oggi prestigioso, di Dolores Prato - per rendere più suggestiva la cerimonia dell’inaugurazione di quel Centro Polivalente, Ciaffi portò a Treia il giornalista Nuccio Fava, allora direttore del TG1. Né mancò la sua vicinanza come socio e militante quando, alla fine degli anni Ottanta, si riuscì a ridar vita, sempre a Treia, alla prestigiosa Accademia Georgica.
Sempre convinto sostenitore dell’impegno del Centro Studi Storici Maceratesi fin dai tempi della sua fondazione, nel 1965, e vicino ai fondatori, Dante Cecchi, Pio Cartechini ed Aldo Adversi, ne ha sempre seguito con interesse le varie attività, considerandole di grande valore per la cultura del territorio.
Desidero sottolineare con soddisfazione che fin dall’inizio della mia presidenza nel Centro Studi sono state frequenti le sue telefonate dopo qualche evento a cui aveva partecipato, per congratularsi per la riuscita e per l’interesse suscitato dal tema trattato, conversazioni che chiudeva sempre con incitamenti e incoraggiamenti a proseguire su quella difficile ma preziosa strada.
Conosceva bene la storia di Macerata di ogni epoca, ma nelle conversazioni spesso amava ritornare alle vicende belliche che interessarono il Maceratese e le Marche durante la seconda guerra mondiale e spesso, in privato, amava soffermarsi su quanto accadde nella zona di San Lorenzo di Treia dove la famiglia aveva una abitazione. Sono certo che Adriano Ciaffi continuerà a vivere nel ricordo di chi lo ha conosciuto e apprezzato per la sua umanità, la sua umiltà, il suo legame per la nostra terra, per la politica come servizio e per la passione per la cultura e la storia. È stato di certo una delle figure più emblematiche della miglior gioventù maceratese e marchigiana del secondo dopoguerra. Ci mancherà!".
Quattro i punti all’ordine del giorno del consiglio comunale riunitosi ieri sera a Morrovalle, ma l’attenzione era tutta concentrata sulla valutazione e approvazione del progetto definitivo del futuro sottopasso ferroviario di Trodica, insieme al parere del Comune ai fini del nulla osta idraulico, della variante al Prg e delle interferenze con strade e altri impianti di proprietà comunale. Atti che consentiranno all’amministrazione di presentarsi alla conferenza dei servizi in programma giovedì, passaggio destinato a far compiere un ulteriore passo avanti all’iter dell’opera.
Il progetto, approvato all’unanimità, è stato illustrato nelle sue linee generali da Ernesto Tosoni, dirigente del settore Urbanistica del Comune. L’intervento prevede una struttura con conformazione a "ferro di cavallo", il cui punto di attraversamento della linea ferroviaria sarà collocato circa 170 metri più a valle rispetto all’attuale passaggio a livello. Sono inoltre previste una rotatoria, una nuova viabilità di collegamento tra via Giotto e via Brodolini e percorsi ciclopedonali affiancati alla carreggiata destinata ai veicoli.
Un’opera considerata strategica per Morrovalle e attesa da decenni. "Questo fu uno dei primi finanziamenti messi sul tavolo dalla giunta Acquaroli nel 2020, appena insediata - ha ricordato il sindaco Andrea Staffolani -. Negli anni il costo dell’intervento è cresciuto dai 6 milioni inizialmente previsti a 9 milioni, poi a 14 e oggi supera i 18 milioni. Oltre al sottopasso sono previste importanti opere di viabilità complementare, necessarie anche per la soppressione di altri due passaggi ferroviari minori. Abbiamo inoltre cercato di migliorare l’accesso alla stazione sfruttando anche il lato sud, chiedendo la realizzazione di un parcheggio di scambio e di un sottopassaggio pedonale per raggiungere i binari".
Il sindaco ha poi sottolineato come l’amministrazione attenda con fiducia l’esito della conferenza dei servizi: "Abbiamo ottenuto anche il parere favorevole del Genio Civile, che rappresentava uno degli aspetti più delicati per il rischio idrogeologico legato al torrente Bagnolo. Con i lavori già avviati nel primo stralcio questa criticità sarà risolta. La Provincia, invece, realizzerà la rotatoria all’incrocio della stazione grazie a un finanziamento di 700 mila euro, con lavori previsti all’inizio del 2027. Una volta completate queste opere propedeutiche si potrà procedere con la realizzazione del sottopasso".
Il Consiglio comunale ha inoltre approvato a maggioranza l’adesione alla Rottamazione quinquies e il regolamento per l’applicazione della definizione agevolata dei tributi comunali. Entrambi gli strumenti consentiranno ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione debitoria senza il pagamento di sanzioni e interessi: nel primo caso nei confronti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, nel secondo direttamente verso il Comune.
"Per quanto riguarda la Rottamazione quinquies – ha spiegato l’assessore al Bilancio Alfredo Benedetti – a Morrovalle si parla di un ammontare complessivo di circa 3,7 milioni di euro, con lo stralcio di circa 280 mila euro di sanzioni. Poiché queste somme confluiscono quasi interamente nel bilancio comunale rimanendo però vincolate nel fondo crediti di dubbia esigibilità, ridurre questo monte crediti significa liberare importanti risorse di cassa".
Analogo il ragionamento per i debiti nei confronti del Comune. "Una prima parte riguarda crediti già iscritti a ruolo, come Imu e Tari non pagate, sanzioni del Codice della strada e Cup – ha aggiunto Benedetti –. Parliamo di circa 250 mila euro di Imu, con 53 mila euro di sanzioni e 30 mila di interessi; 32 mila euro di Tari, con 14 mila euro di sanzioni e mille euro di interessi; e 173 mila euro di sanzioni del Codice della strada, con ulteriori 12 mila euro di interessi. Il 90% di questi crediti blocca risorse nel fondo crediti di dubbia esigibilità, per cui anche un recupero parziale consentirebbe di migliorare la disponibilità di cassa".
L’assessore ha infine ricordato che la definizione agevolata riguarderà anche le cosiddette autodenunce, come nel caso dei passi carrabili mai dichiarati al Comune. Chi regolarizzerà spontaneamente la propria posizione potrà farlo senza sanzioni né interessi e avrà inoltre la possibilità di usufruire della rateizzazione.
All’ultimo punto il Consiglio ha approvato a maggioranza anche il secondo passaggio relativo all’adozione di una variante parziale riguardante un’area comunale in via Luciano Laurana. L’obiettivo dell’amministrazione è procedere alla vendita di un piccolo appezzamento di terreno e destinare il ricavato alla realizzazione di un parcheggio a servizio della zona.
Una comunità ferita che cerca nel silenzio e nella vicinanza la forza di reagire a un dolore immenso. Dopo la tragica e prematura scomparsa del ventottenne Michele Caporali, il giovane residente a Cessapalombo che ha perso la vita nella serata di domenica a causa di un drammatico incidente stradale in sella alla sua motocicletta lungo la strada provinciale 147 nel territorio di Caldarola, l'intero paese si mobilita per rendergli omaggio. Nella serata di oggi, martedì 30 giugno, i cittadini, gli amici e le realtà locali si ritroveranno per dare vita a una commovente fiaccolata intitolata "Una luce per Michele".
L'iniziativa, nata dal profondo cordoglio che ha unito il piccolo centro dell'entroterra maceratese, vede la partecipazione attiva e il patrocinio del comune di Cessapalombo, della Pro Loco di Cessapalombo e dell'unione sportiva dilettantistica Palombese nella quale Michele militava, a testimonianza di quanto il ragazzo fosse amato e integrato nel tessuto sociale locale. L'appuntamento, per tutti coloro che vorranno stringersi attorno alla famiglia, è fissato per le ore 21:15 con ritrovo nel piazzale della scuola elementare di Cessapalombo.
Da lì partirà un cammino silenzioso, illuminato dalle fiamme delle candele, guidato da un messaggio semplice e profondo condiviso dagli organizzatori: "Il tuo sorriso rimarrà per sempre nei nostri cuori. Camminiamo insieme per non dimenticarti mai". Un momento di raccoglimento collettivo che trasformerà la disperazione di queste ore in un abbraccio ideale a un ragazzo strappato troppo presto alla vita.
Nel bel mezzo del terremoto politico che ha investito la neonata Giunta del Parcaroli bis e contrassegnato la prima seduta del Consiglio comunale di Macerata, culminata con il fallimento della riconferma di Francesco Luciani come presidente dell'assise e il rinvio dei lavori per la mancanza del numero legale, la minoranza già alza i toni.
A farsi portavoce del profondo dissenso tra i banchi dell'opposizione è il consigliere comunale del Partito Democratico Andrea Perticarari, già protagonista in aula durante le convulse fasi della quarta votazione per aver sollevato una mozione d'ordine contro alcune schede contestate.
Attraverso un durissimo intervento affidato ai propri canali social a pochissimi minuti dalla fine della seduta, l'esponente dem ha stigmatizzato l'atteggiamento della coalizione di centrodestra: "Dopo la mancata elezione del presidente del Consiglio da parte della maggioranza che addirittura abbandona l’aula facendo mancare il numero legale la faccio semplice perché il resto sono chiacchiere e giochetti politici che non interessano alle persone. Io da sindaco mi sarei dimesso, anche solo per dignità, ma si vede che ormai la politica non ha più nemmeno quella sull’altare del potere".
A fare eco alle dichiarazioni del consigliere, anche una nota del gruppo del Pd di Macerata: "La maggioranza ha provato a rinviare la seduta contro il regolamento e successivamente ha fatto mancare il numero legale già alla prima seduta. Ciò perché sono stati incapaci di dirimere i disaccordi interni riguardo alla proposta del nome da indicare per la Presidenza del Consiglio".
"L'ingovernabilità è generata dalle scelte del Sindaco che si è fatto imporre dalla lista della Lega le nomine della Giunta, creando da subito frizioni e rancori profondi. Si denota quindi fin dal primo giorno sia incapacità di governare che una pericolosa e inaccettabile torsione delle Istituzioni ad esigenze di parte. Il tutto a spese dei cittadini nella inevitabile ripetizione delle sedute consiliari", conclude la nota del Pd di Macerata.
Una partenza in salita che si trasforma in un lunedì di altissima tensione e sancisce un iniziale, clamoroso passo falso all'interno della neonata Giunta del Parcaroli bis. Al primo appuntamento della massima assise cittadina il centrodestra fallisce l'obiettivo principale, ovvero la riconferma di Francesco Luciani alla presidenza del Consiglio comunale, finendo sotto il fuoco incrociato dei franchi tiratori e decretando lo scioglimento della seduta per mancanza del numero legale.
Il verdetto dell'aula certifica nei fatti il forte malumore che serpeggiava alla vigilia all'interno delle anime escluse dall'esecutivo cittadino a trazione leghista e fortemente spostato a destra, una composizione che ha indispettito le liste di centro e cattoliche come "Macerata Unica" e "L'Unione di Centro", scontentando al contempo frange di Forza Italia e Fratelli d'Italia.
Il pomeriggio in aula è stato caratterizzato da continui colpi di scena: al termine del terzo scrutinio, andato a vuoto in quanto Luciani non ha raggiunto il quorum nonostante fosse necessaria soltanto la maggioranza assoluta dei votanti (a differenza delle prime due in cui servivano i 2/3 dei consiglieri eletti), la seduta è stata improvvisamente sospesa per presunti "motivi tecnici" in quanto "terminate le schede cartacee di voto".
Dopo anche la terza votazione infruttuosa, il clima si è surriscaldato prima del quarto scrutinio quando la consigliera Deborah Pantana di "Macerata Unica" ha proposto una mozione di sospensione per aggiornare i lavori a giovedì; la richiesta è stata tuttavia dichiarata inammissibile dal segretario comunale dopo minuti di accesa bagarre.
Al momento dello spoglio decisivo della quarta votazione è emerso il caos delle preferenze: il candidato Francesco Luciani si è fermato a quota 16 voti (sotto il quorum richiesto di 17), nonostante il segretario abbia convalidato ben cinque schede recanti la dicitura "Luciani Presidente" e una indicante "Luciani D." (pur chiamandosi l'esponente Francesco), scatenando la dura reazione del consigliere d'opposizione del Partito Democratico Andrea Perticarari, il quale ha sollevato una mozione d'ordine: "Sono stati ritenuti validi e legittimi i voti 'Luciani Presidente' e 'Luciani D'. Spero - ha dichiarato rivolgendosi al segretario comunale - che questo non sia un precedente anche per le prossime volte e che vengano considerati validi solo i voti senza segni di riconoscimento"
Constatata la mancanza di sicurezza sui numeri, la maggioranza ha optato per la strategia dell'abbandono dell'aula per congelare il voto (già assenti sin da inizio seduta Silvano Iommi e Laura Laviano, quest'ultima per malattia): la prima e la seconda chiamata della quinta votazione sono andate deserte per assenza di numero legale, fino all'epilogo finale della terza chiamata che ha registrato appena 14 presenti, costringendo al rinvio ufficiale del consiglio comunale a domani alle ore 15:00. Il tutto quando l'orologio segna quasi le 18:45, dopo ore dall'inizio del lavori.
Si apre così una faglia politica che investe direttamente anche i palazzi regionali. Il presidente della regione Marche Francesco Acquaroli aveva infatti raccomandato un esecutivo inclusivo per i centristi e il fallimento odierno potrebbe accelerare la rimozione del capo di gabinetto regionale Renato Poletti, accusato di non aver saputo gestire le trattative territoriali e i rapporti con la curia maceratese (come avevamo scritto ieri), dove l'esclusione dell'area cattolica è stata vissuta come uno schiaffo che ha messo in subbuglio l'intero mondo del volontariato. Con i franchi tiratori che hanno ufficialmente aperto le ostilità, la tenuta della maggioranza di Parcaroli si sposta ora sulle prossime ventiquattro ore di trattative.
Nuovo incarico per il sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica, all'interno dell'organigramma di Futuro Nazionale. Dopo l'ingresso nell’assemblea nazionale del partito, avvenuto il 14 giugno scorso in occasione dell'assemblea costituente, Ciarapica è stato ufficialmente nominato responsabile regionale per la fase costituente nelle Marche, assumendo di fatto la guida e il ruolo di coordinatore regionale del movimento.
Il provvedimento è stato siglato dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, su preciso mandato dell'ex generale Roberto Vannacci e in conformità con le norme dello statuto interno. Secondo quanto comunicato dalla stessa forza politica, la scelta rappresenta "un riconoscimento dell'attività organizzativa e di aggregazione delle diverse sensibilità territoriali svolta in questi mesi, segnando un passaggio chiave per il radicamento della struttura nella regione".
Nel quadro del nuovo mandato, Ciarapica ha espresso l'intenzione di impostare l'azione politica basandosi sull'ascolto dei comitati locali e sul rafforzamento del dialogo tra le varie province: "Le linee programmatiche immediate riguarderanno il coordinamento delle attività sul territorio e la costruzione di un'azione politica unitaria. Nelle prossime settimane, in sinergia con il coordinatore nazionale, si procederà alla nomina dei responsabili provinciali e territoriali per completare i livelli operativi e la struttura marchigiana del partito".
Cantava Domenico Modugno negli anni del boom, quando a Macerata si faceva lo struscio, i negozi erano pieni e brillavano invece delle lucette le insegne della Upim, “piange il telefono perché non voi votà, anche se dico Parca so già che non risponderà”.
Eh già: partenza in salita per la giunta della protervia leghista con un lunedì da alte tensioni in consiglio comunale. I cellulari sono roventi; il riscaldamento climatico c’entra poco perché i maggiorenti dei partiti che si sono fatti promotori di un governo cittadino a trazione leghista che esclude il centro e i cattolici stanno inseguendo quelli che in epoca di prima Repubblica si chiamavano peones, ma che guardando al secondo esecutivo Parcaroli sono dei consiglieri con titoli assai superiori di quelli di alcuni neo-assessori, certamente superiori alla coppia dei “consigliori” del Sindaco.
Nelle telefonate si passa dalle minacce alle blandizie, ma tutti hanno capito che una promessa di Sandro Parcaroli dura come un gatto in tangenziale. Perciò a conti fatti al Centrodestra mancano da 6 a 8 voti per far eleggere Francesco Luciani presidente del Consiglio Comunale. Il suo bis è stato messo in discussione della composizione della giunta che ha indispettito Macerata Unica (leggi Deborah Pantana) e Unione di Centro e scontentato moltissimi consiglieri di Fratelli d’Italia (lì si annida il maggior numero di franchi tiratori annunciati) di Forza Italia, ma si sa che anche un paio di consiglieri della Lega sarebbero pronti a impallinare Luciani.
I massimi strateghi della Sandropolitik (Mauro Lucentini e il consiglier di minoranza di Appignano) non hanno fatto i conti con i subentranti in consiglio! Dunque a conti fatti a Luciani mancano almeno tre voti da Fratelli d’Italia, due voti da Forza Italia, uno o due dalla Lega e i due delle liste del Centrodestra che pure hanno vinto le elezioni, ma sono state escluse dall’esecutivo. Domani alla prima seduta del Consiglio comunale gli assessori (che non votano per il presidente del Consiglio tranne il Sindaco) arriveranno con il pallottoliere, il pubblico con i pop corn. Del resto per alcuni cabalisti il 17 non è un numero fortunatissimo. Si starà a vedere. Ma come conseguenza di questa giunta annunciata di destra destra non c’è solo il voto su Luciani, ci sono ripercussioni che vanno ben al di là del perimetro del Consiglio comunale e investono direttamente la Regione e la Curia.
Oltre ad avere un riflesso politico importante che dimostra come i cosiddetti “registi” della politica locale abbiano la vista assai corta. Se si pigliano a riferimento i sondaggi nazionali emerge prepotente la considerazione che sacrificare il Centro (soprattutto con un Roberto Vannacci rampante) per la destra è sconfitta sicura, ma guardando ai risultati elettorali di Macerata si scopre che Sandro Parcaroli disubbidendo alla giusta indicazione di Francesco Acquaroli che raccomandava un esecutivo composto da 3 di Fdi, 2 della Lega, 2 di FI e un assessore ciascuno dei partiti di centro ha dato vita a una giunta di minoranza. I tre partiti rappresentati in giunta assommano infatti al 38,6% dei voti raccolti nelle scorse comunali, il campo di Centrosinistra vale il 41,7% in senso stretto, l’area anti-Parcaroli assommando Sigona, Orioli e Ripa sale al 49,8%. Quelli che Parcaroli ha lasciato fuori dalla porta (Udc 2,99% e Popolari 1,6) sono quelli che lo hanno fatto vincere e che se in Consiglio comunale si mettono di traverso aggregando attorno a sé tutto il dissenso non lo faranno governare. Di questo il Sindaco è stato avvertito direttamente da una telefonata di Maurizio Lupi, segretario nazionale di Noi moderati, rispetto a cui pare il primo cittadino abbia fatto spallucce.
Vedremo domani quali saranno le conseguenze. Che invece già ci sono e pesanti in Regione e in Curia. Da quel che trapela Francesco Acquaroli – si parla di un’animata discussione una settimana fa ai 50 anni di Eurosuole tra lui e Mauro Lucentini: sarebbero volate parole grosse – è talmente scontento che starebbe pensando di mandare a casa Renato Poletti, il suo capo di gabinetto arrivato in sostituzione di Fabio Pistarelli che, sostengono le malelingue, contempla questo spettacolo dei politici maceratesi dilettanti allo sbaraglio con malcelata soddisfazione. Poletti – nonostante il cognome non è parente del fu cardinale grande tessitore di vicende curiali all’ombra di papa Paolo VI, ma spesso tirato in ballo anche per il caso di Emanuela Orlandi visto che fu lui ad autorizzare la sepoltura del capo della banda della Magliana De Pedis nella cattedrale di Sant’Apollinare – ha mancato l’appuntamento proprio con la curia di Macerata.
Secondo Acquaroli non è stato capace di tenere a freno le aspirazioni di don Gianluca Merlini che avrebbe dirottato tantissimi voti sulla Lega contro le opinioni del medesimo vescovo. Su Merlini ci sono adesso voci di possibile trasferimento ad altro incarico in atra diocesi, ma nessuno sa la verità sul destino del mago delle preferenze Merlini. Una cosa è sicura nella Fondazione Bandini che è servita a Poletti per scalare l’ufficio in Regione l’esclusione dei centristi cattolici dalla giunta è stata vissuta come uno schiaffo e tutto il volontariato cattolico è in subbuglio. Ma sul (forse) capo di gabinetto della Regione c’è un altro appunto. Si sa che Francesca D’Alessandro che ha stracciato tutti in fatto di preferenze, segno evidente che gli elettori ne hanno riconosciuto la capacità e la dedizione, voleva l’assessorato alla cultura oltreché l’incarico di vicesindaco che si è conquistata per meriti.
Ebbene pare che Poletti nella trattativa con Merlini – sono tornati i tempi del Papa re quando il legato pontificio decideva i destini della città da piazza Strambi e sembra che questo il vescovo a Merlini non sia disposto a perdonarlo - piuttosto che portare avanti le indicazioni ricevute da Francesco Acquaroli abbia tutelato le indicazioni ricevute da Katiuscia Cassetta (non si è ripresentata per evitare il giudizio degli elettori) di nominare Lorella Benedetti assessora alla cultura per stoppare proprio la D’Alessandro con la quale la Cassetta non ha mai avuto rapporti idilliaci. Poletti che nel curriculum si vanta di avere ottimi rapporti col Vaticano sarebbe stato sensibilizzato a prestare attenzione alle istanze della Cassetta proprio da ambienti curiali. La Benedetti assicurerebbe una totale continuità con le scelte della fu assessora preferita da Parcaroli e si vocifera infatti che nonostante la sua assoluta fedeltà a Fratelli d’Italia l’esattora (questo è il nomignolo che hanno già dato alla neo responsabile dalla cultura perché proviene dall’Agenzia delle Entrate) sia il quarto assessore d’influenza leghista. Ebbene questa manovra potrebbe costare il gabinetto regionale a Poletti.
Si apre invece la partita del gabinetto comunale che è il piano B. Qualora infatti Luciani non passasse – anche per evitare un inevitabile scontro in Regione col potentissimo assessore Paolo Calcinaro promotore della lista dove l’ex presidente del Consiglio comunale si è presentato – gli si dovrebbe offrire un assessorato e l’unico che potrebbe cederlo è Giuseppe Romano che però il sindaco è obbligato a compensare lautamente. Con Romano Parcaroli le promesse deve rispettarle! Per il titolare del negozio di camicie si era già prospettata l’ipotesi di fargli fare il city manager, ma purtroppo questo signore non ha i titoli. Così verrebbe messo nel gabinetto del Sindaco con emolumento congruo. Staremo a vedere se domani in Consiglio comunale i “franchi” tireranno lo scarico!
LEGGI ANCHE: LA SMENTITA DI KATIUSCIA CASSETTA: "NESSUNA PRESSIONE SULLA GIUNTA"
MACERATA – Nell’ottica della valorizzazione delle risorse interne, dell’unità d’intenti e della trasparenza nelle scelte, il gruppo consiliare del Partito Democratico ha definito una linea organizzativa basata sulla continuità e, al tempo stesso, sul rinnovamento della propria classe dirigente.
La decisione prevede la conferma di Narciso Ricotta nel ruolo di capogruppo, con un successivo avvicendamento a metà mandato, quando la guida passerà ad Andrea Perticarari.
Si tratta di un passaggio definito dal gruppo come strategico e generazionale, volto a consolidare la nuova classe dirigente attraverso la collaborazione tra l’esperienza delle figure storiche e il contributo dei consiglieri più recenti.
Il gruppo consiliare del Partito Democratico ribadisce inoltre l’impegno a svolgere un’opposizione costruttiva e attenta alle esigenze della città, non limitata ai soli lavori d’aula, ma aperta anche alle istanze che emergono dal territorio.
«Nella piena consapevolezza e volontà di dover essere una forza politica trainante, competente ma anche innovativa, ci prepariamo fin da ora con trasparenza al nostro ruolo di opposizione per poi essere pronti ad amministrare la città», conclude la nota del gruppo consiliare.
MACERATA – “Decreti sicurezza, sicurezza per chi e da chi?” È la domanda al centro del dibattito pubblico svoltosi ieri sera alle 18 al Bar Ginetta, in largo Affede, nel centro storico di Macerata.
L’incontro, promosso da ANPI ed Emergency, è stato introdotto da Chiara Bonotti per l’Anpi e da Giovanna Ciarlantini per Emergency. Numerosi cittadini hanno partecipato ascoltando gli interventi delle avvocate Lucrezia Boari, vicepresidente provinciale Anpi, e Roberta Sforza, dell’Associazione Avvocato di Strada.
Il confronto si è aperto con una riflessione sul significato dei cosiddetti “decreti sicurezza”, varati dal Governo tra il 2023 e il 2026. Secondo quanto emerso nel dibattito, il termine “sicurezza” rappresenterebbe già una scelta politica e comunicativa. In questo contesto è stata richiamata una riflessione critica:“Chiamare ‘Sicurezza’ una legge è già una manipolazione dell’opinione pubblica: chi vorrebbe mai il pericolo o l’insicurezza?”
È stata inoltre posta la questione su chi siano i destinatari delle misure e quali fenomeni vengano effettivamente affrontati.Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come i diversi “pacchetti sicurezza” non contengano, secondo i relatori, interventi strutturali su povertà, disagio sociale, abitativo e giovanile, a fronte di un’attenzione prevalentemente rivolta all’ordine pubblico.
Da qui la domanda centrale rivolta ai presenti: se tali provvedimenti siano realmente efficaci nel contrasto alla criminalità e alle criticità sociali, oppure se rappresentino soprattutto uno strumento di comunicazione politica.
Il dibattito si è poi ampliato al tema della progressiva compressione dei diritti costituzionali, spesso giustificata in nome della sicurezza o dell’emergenza, a fronte – è stato osservato – della disponibilità di risorse in altri ambiti, come quello delle spese militari.
Ampio spazio è stato dedicato al tema della sanità pubblica. Giovanna Ciarlantini (Emergency) ha richiamato l’articolo 32 della Costituzione, sottolineando le difficoltà crescenti del sistema sanitario nazionale.
“L’articolo 32 afferma che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo, ma liste d’attesa interminabili e carenza di personale fanno sì che chi può si rivolga al privato e chi non può rinunci a curarsi”, è stato evidenziato nel corso dell’intervento.
Emergency ha ricordato anche la propria presenza in Italia, accanto all’attività internazionale, in risposta all’aumento delle richieste di assistenza da parte di cittadini in difficoltà.
Un altro focus ha riguardato le politiche migratorie, con riferimento ai decreti Piantedosi e Cutro, indicati come misure che renderebbero più complesso il soccorso in mare e ridurrebbero gli strumenti di accoglienza e integrazione.
In questo contesto è stata ribadita una posizione sintetizzata nello slogan emerso durante il dibattito:“La sicurezza passa solo attraverso l’integrazione, non con l’emarginazione.”
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del diritto di manifestare. Le relatrici hanno evidenziato come la questione riguardi potenzialmente tutti i cittadini, anche al di fuori delle appartenenze politiche.
È stato sottolineato il tema dell’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico e diritti costituzionali, soprattutto in relazione a nuove forme di protesta e alle possibili conseguenze normative.
In chiusura, Lucrezia Boari ha evidenziato il rischio di una progressiva marginalizzazione di categorie sociali già fragili e una riduzione degli spazi di espressione del dissenso.
L’incontro si è concluso con un richiamo condiviso al valore della Costituzione e dei diritti fondamentali.
La riflessione finale ha sottolineato come la tutela dei diritti non riguardi solo singole categorie, ma l’intera collettività: la riduzione dei diritti di alcuni può tradursi in una fragilità complessiva del sistema democratico.
Si aprono i primi fronti politici all'interno della coalizione di centrodestra all'indomani della composizione della nuova giunta guidata dal sindaco riconfermato Sandro Parcaroli. Attravento una nota congiunta a firma di Matteo Pompei (Civici Marche) e Maika Gabellieri (Noi Moderati), le componenti centriste della maggioranza hanno preso ufficialmente posizione contro la propria esclusione dall'esecutivo cittadino, che ha visto il mancato inserimento della rappresentante Deborah Pantana.
"L'area moderata, civica e centrista che ha contribuito alla rielezione di Sandro Parcaroli prende atto della composizione della nuova giunta - esordisce la nota -: una squadra dalla quale resta esclusa ogni nostra rappresentanza, pur essendo noi a pieno titolo parte della coalizione di maggioranza. È un fatto politico, e come tale va detto con chiarezza. Non per polemica, ma perché chi ci ha votato ha diritto a una parola netta".
I firmatari del testo rivendicano il peso specifico dei consensi ottenuti dalla lista Macerata Unica alla luce del serrato verdetto delle urne, ricordando come il primo turno si sia deciso per una manciata di schede, con Parcaroli fermatosi al 49,96%. "Noi Moderati e i Civici Marche, uniti nella lista Macerata Unica, hanno portato alla coalizione un apporto di voti determinante, ottenendo l'elezione di un proprio rappresentante in consiglio comunale (Pantana per l'appunto, ndr). Abbiamo vinto insieme agli altri, con tutti e da pari: non dietro nessuno. Per questo respingiamo, con fermezza e senza acrimonia, l'idea che l'area moderata possa essere trattata come un'opzione: un elemento accessorio da includere o escludere secondo convenienza, un alleato buono per raccogliere consensi ma non per sedere ai tavoli che contano. Chi concorre a una vittoria con pari dignità non è un servitore della coalizione: ne è socio".
L'esclusione dai posti di comando della giunta, secondo quanto evidenziato dai rappresentanti civici e centristi, aprirà una fase di attenta osservazione sulle dinamiche interne della maggioranza.
"Una scelta come quella maturata in questi giorni non è priva di conseguenze politiche - avvertono Pompei e Gabellieri -, e noi la registriamo per quello che è. La lealtà che abbiamo sempre garantito non è un automatismo né una sottomissione: si fonda sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei ruoli. Lo diciamo senza alzare la voce, certi che chi deve comprendere comprenderà".
Nonostante il mancato accordo sulla squadra di governo, i due esponenti politici confermano il presidio sul territorio e l'attività istituzionale sui banchi dell'assise civica maceratese. "Rappresentiamo una sensibilità precisa - moderata, civica, fatta di dialogo e concretezza - che è la voce di tanti cittadini che chiedono di essere rappresentati e che in altri spazi politici non si riconoscono. Quella voce è radicata nei territori, nei quartieri e nelle frazioni di Macerata, e lì continueremo a lavorare ogni giorno: in consiglio comunale, attraverso i nostri eletti, e fuori dal consiglio, accanto alle persone. Speriamo che la nuova amministrazione sappia governare bene, nell'interesse della città. Noi faremo la nostra parte con la responsabilità di sempre, ma anche con la piena consapevolezza del nostro valore e del nostro peso. Perché l'area moderata c'è, e intende farsi sentire: nei fatti, non solo nei ringraziamenti della sera della vittoria".
Sulla situazione delle Terme di Sarnano e della società partecipata Sarnano Terzo Millennio srl è intervenuto direttamente il sindaco Fabio Fantegrossi, con una nota ufficiale in replica alle recenti prese di posizione politiche dei gruppi di minoranza. Il primo cittadino ha aperto il suo intervento soffermandosi sulla gestione dei dati societari e sul livello di coinvolgimento dei consiglieri.
"Tutta la documentazione relativa alla società, alle sue condizioni economico-finanziarie e alle principali criticità gestionali è stata regolarmente trasmessa ai consiglieri ed è stato dato riscontro a tutti gli accessi agli atti ed alle interrogazioni presentate nel tempo - ha precisato Fantegrossi -. L’intero flusso informativo è stato inoltre portato, per conoscenza, anche all’attenzione del prefetto di Macerata, a garanzia della massima trasparenza amministrativa. Pertanto, non trovano riscontro le affermazioni secondo cui vi sarebbe una mancanza di informazioni o una gestione opaca della vicenda".
Nella nota viene sollevata anche la questione relativa alla partecipazione ai tavoli di confronto istituzionali. "Ciò che invece risulta oggettivamente verificabile è la limitata partecipazione di alcuni gruppi consiliari alle riunioni istituzionali convocate negli ultimi mesi, in particolare alle conferenze dei capigruppo - ha evidenziato il sindaco -. Perché evitare il confronto alle riunioni e poi rivendicare il mancato coinvolgimento?".
Per quanto riguarda lo stato economico della società, di cui il Comune detiene oltre l'87%, Fantegrossi ha spiegato che la strada della composizione negoziata della crisi non è percorribile a causa dei parametri normativi e che i contatti con i privati finora non hanno prodotto offerte vincolanti per coprire le fideiussioni esistenti da oltre 860mila euro.
Il documento del sindaco si sposta poi sull'analisi dello stato dell'immobile, parlando di criticità emerse durante i controlli per l'accreditamento socio-sanitario. "Dalle verifiche effettuate è emerso che non sarebbe mai stato ottenuto il certificato di prevenzione incendi previsto dalla normativa vigente - ha reso noto Fantegrossi -. È emerso inoltre che la struttura utilizzata per la delocalizzazione presentava già all’epoca criticità riconducibili agli effetti del sisma. Sono evidenti le criticità strutturali dell’immobile, tra le quali quelle significative nei locali seminterrati e dell’impossibilità di utilizzo del piano primo, nonché numerose carenze manutentive che richiedono interventi non più rinviabili".
Secondo quanto esposto dal capo dell'amministrazione, i decreti e i finanziamenti degli anni passati non sarebbero stati destinati all'adeguamento della sicurezza, spingendo la governance attuale a sospendere parzialmente le attività, a presentare un nuovo progetto ai vigili del fuoco e a ridurre temporaneamente gli spazi sotto i 500 metri quadrati per non interrompere la stagione. In merito alle prospettive future, a fronte della richiesta del revisore dei conti di valutare anche la liquidazione come "extrema ratio", il Comune sta valutando un piano attestato di risanamento e ha avviato l'iter normativo per il ricollocamento delle quote pubbliche.
"È stato conferito incarico a una società specializzata per la predisposizione di un bando per la privatizzazione della propria partecipazione alla Sarnano Terzo Millennio srl previa perizia di stima - ha concluso Fantegrossi -. In conclusione, è necessario ribadire con chiarezza che la situazione attuale è critica e che tale condizione era ben nota sin dall’inizio. Le attuali gravose criticità non nascono oggi, ma sono il risultato di un processo lungo, stratificato e non risolto nel tempo. Oggi si assiste paradossalmente a un tentativo di attribuire responsabilità a chi si sta facendo carico di portare alla luce e affrontare con trasparenza problemi rimasti irrisolti per anni".
Forza Italia Civitanova Marche ribadisce la propria posizione politica e respinge l’ipotesi di una “delega in bianco” nei confronti del sindaco Fabrizio Ciarapica (ex forzista ora in Futuro Nazionale) e delle scelte amministrative. Il partito azzurro conferma la linea della coerenza e del pieno rispetto del mandato elettorale sottoscritto con i cittadini.
A intervenire è il segretario cittadino Paolo Giannoni, che definisce l’attuale fase politica come una “pagina di chiarezza e di solida responsabilità politica”, chiarendo la posizione del movimento rispetto alle recenti ricostruzioni apparse sulla stampa locale.
“La presenza del segretario provinciale Gianluca Pasqui a un momento conviviale rientra nelle normali e corrette relazioni tra forze di coalizione – spiega Giannoni – ma trasformare una cena estiva nel segnale di nuovi assetti politici significa ignorare il funzionamento dei partiti strutturati. La linea di Forza Italia si decide esclusivamente nelle sedi ufficiali della segreteria cittadina, che resta l’unico organismo legittimato a rappresentare il partito a Civitanova Marche”.
Il segretario sottolinea inoltre come la partecipazione a momenti di confronto informale non possa essere interpretata come un cambiamento degli equilibri politici interni alla coalizione. “Le dinamiche di partito – aggiunge – non si definiscono attraverso interpretazioni giornalistiche, ma attraverso atti formali e condivisi”.
Giannoni richiama anche precedenti dichiarazioni della dirigenza di Vince Civitanova, ricordando come fosse già stata esclusa ogni ipotesi di riorganizzazione politica o fusione, invitando a evitare “ricostruzioni prive di fondamento politico”.
Sul piano amministrativo, Forza Italia ribadisce la centralità del patto con gli elettori e la necessità di mantenere saldo il rapporto con la città. “Non abbiamo ammainato nessuna vela e non intendiamo accettare strappi rispetto al patto elettorale originario – afferma Giannoni –. La nostra presenza in maggioranza non è una cambiale in bianco: la priorità resta la coerenza verso il mandato elettorale”.
Il segretario affronta infine anche il tema dei rapporti politici nel centrodestra, evidenziando la necessità di rispetto reciproco e chiarezza. “Il passaggio del sindaco Fabrizio Ciarapica al movimento di Vannacci rappresenta una frattura evidente rispetto agli impegni assunti con i cittadini. Forza Italia non sostiene posizioni in modo incondizionato e continuerà a valutare ogni scelta sulla base della coerenza con il programma elettorale”.
“La nostra permanenza in maggioranza – conclude Giannoni – non è un atto dovuto né una cambiale in bianco. Chi confonde atti di cortesia istituzionale con cambi di assetto politico resterà deluso: Forza Italia resta ferma sui propri valori e pronta al dialogo solo nel rispetto del mandato degli elettori”.
Si è svolta nella mattinata di venerdì 26 giugno 2026, al Teatro Comunale “Giuseppe Gasparrini” di Appignano, la cerimonia per il 252° anniversario di fondazione della Guardia di Finanza, alla presenza del comandante provinciale, colonnello Ferdinando Mazzacuva, e di numerose autorità civili e militari del territorio.
All’ingresso del teatro è stata allestita una mostra fotografica dedicata all’operato delle Fiamme Gialle nella provincia di Macerata, mentre la cerimonia è stata accompagnata dall’esibizione dell’Orchestra “Insieme per gli altri”, che ha contribuito a dare solennità all’evento.
Nel corso della mattinata sono stati letti i messaggi istituzionali del presidente della Repubblica e del comandante generale della Guardia di Finanza, Andrea De Gennaro. Il messaggio del Capo dello Stato ha espresso un sentito omaggio al Corpo, ricordando il sacrificio dei militari caduti e ringraziando le Fiamme Gialle per l’impegno quotidiano al servizio della Nazione. Quello del comandante generale ha invece ribadito il ruolo della Guardia di Finanza come «sentinella instancabile della legalità», impegnata nella tutela della sicurezza economico-finanziaria e nella difesa della democrazia e della libertà dei cittadini.
Particolarmente articolato l’intervento del colonnello Ferdinando Mazzacuva, che ha sottolineato come il lavoro della Guardia di Finanza, in qualità di polizia economico-finanziaria, significhi presidiare i flussi economici del territorio e contrastare frodi, evasione e illegalità. Il comandante ha ricordato i risultati operativi conseguiti in provincia di Macerata, con oltre 70 milioni di euro sequestrati e circa 700 lavoratori irregolari individuati, evidenziando inoltre l’attenzione crescente verso nuovi fenomeni come le truffe online, i mercati digitali e le criptoattività.
Nel suo intervento Mazzacuva ha richiamato anche l’importanza della collaborazione istituzionale con Corte dei Conti, Inps, Inail, Agenzia delle Dogane, forze di polizia ed enti locali, sottolineando come non possa esserci sicurezza economico-finanziaria senza sicurezza pubblica. Ha poi rivolto un ringraziamento personale al personale del Corpo e alla propria famiglia, ricordando il valore umano che sostiene quotidianamente il servizio.
Nel corso della cerimonia sono state consegnate le ricompense di ordine morale ai militari del comando provinciale Davide Rotondo, Pierluigi Sciamanna, Francesco Mirarchi, Fausto Siciliano, Antonio Mancini, Genesio Manetti, Augusto Soccionovo, Andrea Dottori, Valentina Pia Bruno, Francesco Magliocco, Santo Falcone, Roberto Matteucci, Marcello D’Alessio, Fabrizio Cori Carlitto, Massimiliano Barletta e Giuseppe Scoppettuolo, mentre quattro nuovi finanzieri hanno prestato giuramento al termine del percorso di addestramento.
Un riconoscimento è stato inoltre conferito al luogotenente Alberto Succi, finanziere in congedo. Il colonnello Mazzacuva ha poi consegnato un omaggio al sindaco di Appignano, Mariano Calamita, e a Gianni Silvia, fondatore dell’Orchestra “Insieme per gli altri”, ringraziando entrambi per il contributo all’organizzazione della cerimonia.
L’evento si è concluso con la lettura della Preghiera del Finanziere, momento di raccoglimento che ha chiuso ufficialmente la celebrazione del 252° anniversario della Guardia di Finanza.
MACERATA - Per commentare il “parto” della giunta di Macerata si dovrebbero scomodare categorie della politica che vanno da Machiavelli a Winston Churchill, ma il livello della campagna elettorale e quello di alcuni assessori incaricati consiglia di rifugiarsi nel nazional popolare. Va detto però che appena scattata la foto dell’esecutivo cittadino è già sfocata e lunedì si capirà perché. Ci sono due canzonette che, adattate alla civitas Mariae, si prestano. La prima intonata, tra gli altri, da Lando Fiorini fa più o meno così: il “Parcarolo va contro corrente e quando canta l’eco s’arisente”; l’altra portata al successo da Alan Sorrenti ha questo motivetto: “Noi siamo figli della luce, figli della luce che ti porta i voti”. Solo che queste due canzonette rischiano di essere la colonna sonora di una giunta destinata a morire nella culla. Per due peccati originali che Esopo, guardando alla Lega, spiegherebbe con la favola del bue e della rana che per invidia della bestia si gonfiò tanto da scoppiare e, guardando al sindaco, col corvo e la volpe: l’uccello, sentendosi adulato, finisce per dare il suo pezzo di formaggio in pasto alla volpe. Dette così le cose forse anche qualche neo-assessore le capisce.
Partiamo dall’eco che s’arisente. È quello del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli: un signore dai modi felpati soprattutto in politica. Pare che al varo di questa giunta le urla si sentissero dal Passetto. Lui si era raccomandato che la formula fosse 3, 2, 2, 1, 1 (tre assessori a Fratelli d’Italia, due alla Lega e Forza Italia, uno ciascuno alle due formazioni di centro e cattoliche). Acquaroli è ben consapevole che farà fatica a spiegare ai suoi di Fratelli d’Italia perché, avendo vinto le elezioni in Regione e, anche se con qualche patema, a Macerata subisce un k.o. tecnico dalla Lega. In più Acquaroli ha già enormi problemi a Civitanova Marche e a San Benedetto dove il suo partito è di fatto solo un portatore di voti, ma non ha adeguati posti di responsabilità.
Il presidente della Regione guarda lungo: verso le politiche, e sa che la giunta Parcaroli, composta com’è composta, darà durissimi contraccolpi. Sicuramente Acquaroli esce sconfitto dalla partita di Macerata e si vocifera che Mauro Lucentini – commissario ad acta della Lega – vada in giro vantandosene e destinando al Presidente epiteti non proprio da alleato. Questo è il difetto della Lega che si è fatta rana. Perché intanto Acquaroli ha rinfoderato l’idea di allargare la giunta regionale a otto assessori. Significa che Renzo Marinelli resta consigliere, che Filippo Saltamartini non rientra nell’assise regionale e che Giorgia Latini, segretario regionale della Lega, tra un anno, se vuole tornare in Parlamento, dovrà sudare le sette camicie.
Evidentemente a Lucentini deve sfuggire il detto che la vendetta è un piatto che si gusta freddo. Ma una finestra sulle politiche l’ha aperta anche il sindaco Parcaroli: vedremo come. Tra gli sconfitti di questa giunta ci sono sicuramente quattro figure storiche della destra: Pierfrancesco Castiglioni, che resta consigliere semplice e forse viene retrocesso anche da capogruppo di FdI; Simone Livi, che azzoppato in Regione non riemerge neppure a Macerata; Andrea Blarasin, scontentato su tutti i fronti; e soprattutto Massimo Belvederesi, il segretario provinciale di Macerata, che deve spiegare il flop di Civitanova Marche e perché ha ceduto a Macerata alle pretese della Lega.
Dunque la giunta Parcaroli parte con Francesco Acquaroli che la guarda in cagnesco e con Fratelli d’Italia largamente insoddisfatti. C’è l’altra canzonetta. Non è un mistero che don Gianluca Merlini abbia dirottato centinaia di voti sulla Lega. Lui è il “padre” dei cosiddetti “figli della luce” che in realtà sono ragazze e che a Macerata la vulgata popolare ha già ribattezzato come le “sottanone”. Pare che abbia cercato di arginare i “comunisti” facendo votare i leghisti. Ma non era previsto che Deborah Pantana e Marco Caldarelli fossero sfrattati. Pare che il vescovo, che pure ufficialmente si è tenuto lontanissimo dalla disputa elettorale, non abbia gradito e che con molta probabilità don Merlini sia destinato a breve ad altro incarico in un’altra diocesi.
Sin qui le conseguenze meno visibili: Sandro Parcaroli con la sua giunta si è giocato in un colpo solo l’appoggio della Regione e la benevolenza della Chiesa. Ma lui ha la sindrome del corvo e non si accorge che c’è una volpe, anzi ci sono molte volpi, in attesa che lui apra il becco per fargli cadere il formaggio. È sufficiente aspettare lunedì quando il consiglio comunale dovrà votare il nuovo presidente dell’assemblea. L’accordo di maggioranza dice che deve toccare di nuovo a Francesco Luciani, stavolta eletto nei “Maceratesi per Parcaroli” dopo aver lasciato la Lega.
A Luciani servono almeno 17 voti che, sulla carta, il centrodestra ha avendo la coalizione incassato il premio di maggioranza che la porta a venti consiglieri. Ma con la giunta appena formata Sandro Parcaroli è riuscito a fare ciò di cui quasi nessuno è stato capace: perdere il consenso ancora prima di insediarsi. Deborah Pantana ha già annunciato che farà opposizione, Marco Caldarelli ha avuto le mani libere dall’Udc che c’è rimasta malissimo dall’esclusione. Da venti consiglieri di maggioranza siamo già a diciotto.
In Forza Italia ci sono due scontenti (con la nomina degli assessori entrano in consiglio alcuni non eletti e la “Lega rana” di questo non ha tenuto conto) e altri due stanno in Fratelli d’Italia. Se va così, e l’opposizione vota compatta contro, Luciani non va oltre i 14 voti. E a quel punto lui pretenderà un posto in giunta. Chi è disposto Sandro Parcaroli a sacrificare? Teoricamente a farsi da parte dovrebbe essere Giuseppe Romano che, avendo già accettato la delega, si deve dimettere da consigliere. Ma se esce dalla giunta si trova con un pugno di mosche in mano. E cosa questo significhi come conseguenza Sandro Parcaroli lo sa fin troppo bene.
Se Luciani non passa, chi assicura a questa giunta di avere i voti per andare avanti quando ci saranno da approvare atti esiziali come il bilancio? Il Consiglio comunale sarà trasformato in un suk dove si mercanteggiano i voti? Sono considerazioni che, a tutta prima, la Lega pigliatutto (seguendo il manuale Cencelli si è portata a casa 6 posti su 10 avendo solo il 12% dei voti: ha retto grazie all’apparentamento con i commercianti e con gli elettricisti di “mago” Merlini) pare non aver fatto.
C’è il serio rischio che la famosa anatra zoppa di cui si vociferava in caso di vittoria di Gianluca Tittarelli sia la compagna di Sandro Parcaroli. Che però due conti se li deve essere fatti. A lui serve constatare che non ha la maggioranza, ma deve evitare di farsi sfiduciare, altrimenti con la politica ha chiuso, per dimettersi e poi presentarsi da vittima sacrificale a Matteo Salvini (ammesso che il capo attuale della Lega regga un anno) e chiedere la candidatura blindata al Senato fregando sia Giorgia Latini che Filippo Saltamartini.
Perciò si stanno già stampando le nuove schede elettorali per Macerata. Ma è ipotesi remota; molto più prossima è la possibilità che a Parcaroli si ponga un dilemma che fu di Enrico di Navarra: se Luciani vuole il posto da assessore, fare il sindaco val bene un saluto (a) romano?
PS - Queste cose succedono se uno per consigliere politico si sceglie chi per due volte ha cercato di fare il Sindaco in un paese di 4 mila abitanti e al massimo ha raccolto il 23% dei voti. La politica è una scienza: la furbizia non basta.
Si infiamma il dibattito politico attorno alla proposta di legge regionale sull’identità dei centri storici, sostenuta dal presidente Francesco Acquaroli e avallata anche dal sindaco di Macerata Sandro Parcaroli. A intervenire criticamente è Patrizia Sagretti, esponente di Alleanza Verdi Sinistra, che definisce l’impostazione del provvedimento una “scorciatoia ideologica” incapace di affrontare i reali problemi delle città.
Secondo la posizione espressa da Sagretti, la tutela dell’identità culturale dei centri storici non può essere confusa con forme di “protezionismo gastronomico”, né risolversi attraverso limitazioni alle attività commerciali etniche. “Eliminare un’insegna o un tipo di offerta culinaria non restituirà vita ai corsi principali delle città”, si osserva nella nota.
L'esponente di Avs sottolinea come il declino dei centri storici sia legato a fattori strutturali, tra cui scelte urbanistiche, dinamiche demografiche e politiche abitative. Nel caso di Macerata, vengono richiamati alcuni elementi critici: difficoltà legate ai parcheggi per i residenti, inefficienze della Ztl, crisi del commercio tradizionale, progressivo spopolamento del centro e pressione sugli affitti, soprattutto per studenti universitari.
Viene inoltre criticata la gestione degli spazi pubblici e delle politiche urbane, con riferimento a piazza della Libertà e alla percezione di un centro sempre meno vissuto e attrattivo.
Per Avs, la rigenerazione dei centri storici passa invece da interventi strutturali: maggiore accessibilità, politiche abitative per studenti e famiglie, sostegno al commercio di prossimità, pedonalizzazioni mirate e potenziamento della mobilità sostenibile. L’obiettivo, si sottolinea, dovrebbe essere quello di “riportare vita” nei centri urbani piuttosto che introdurre restrizioni simboliche.
Nel richiamare una celebre frase di Nilde Iotti, il movimento ribadisce che “la tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco”, identificando nel tessuto sociale e nei cittadini la vera identità dei centri storici.
“La sfida – conclude Sagretti– è conservare ciò che rende vivi i centri urbani, non irrigidirli in modelli statici che rischiano di accelerarne il declino”.
Presentata questo pomeriggio nella Sala dell’Eneide di Palazzo Buonaccorsi la nuova giunta comunale che affiancherà il sindaco Sandro Parcaroli nel governo della città per i prossimi cinque anni. A oltre due settimane dalla vittoria al ballottaggio e a pochi giorni dal primo Consiglio comunale, il primo cittadino ha ufficializzato nomi e deleghe della squadra amministrativa.
Confermata nel ruolo di vicesindaco, Francesca D’Alessandro, alla quale viene affidata anche la delega ai Servizi sociali e alle Pari opportunità. Resta al suo posto anche Paolo Renna, che continuerà a occuparsi di Polizia locale, Sicurezza e gestione dei rifiuti.
Per Fratelli d’Italia entra in giunta Loretta Benedetti, che assume la delega alla Cultura e Istruzione, raccogliendo il testimone di Katiuscia Cassetta. Nella squadra amministrativa anche Pierfrancesco Tasso, tra i nomi più votati del nostro sondaggio, al quale vengono assegnate le deleghe a Famiglia, Personale e ai Servizi amministrativi, prendendo di fatto il posto di Marco Caldarelli.
Andrea Marchiori seguirà invece Urbanistica e Lavori pubblici, mentre Giuseppe Romano sarà il nuovo assessore al Commercio e alle Attività produttive. Oriana Piccioni, invece, sarà l'assessore all'ambiente.
Per Forza Italia viene confermato Riccardo Sacchi, che manterrà le deleghe allo Sport e ai Grandi eventi, mentre Barbara Antolini entra per la prima volta in giunta con la responsabilità del Bilancio e alle Partecipate.
Restano invece fuori dalla giunta alcuni alleati della coalizione. Maceratesi per Parcaroli ottiene la conferma di Francesco Luciani alla presidenza del Consiglio comunale, senza però esprimere assessori. Nessun posto in giunta anche per Noi Moderati, che aveva sostenuto la candidatura di Deborah Pantana, e per l’Udc, che nella precedente amministrazione era rappresentata dall’assessore Marco Caldarelli.
“Una giunta costruita con criterio – ha dichiarato il sindaco Parcaroli – nel rispetto delle percentuali ottenute dai partiti. Sono stati confermati diversi esponenti della precedente amministrazione, per non disperdere l’esperienza maturata in questi cinque anni e mezzo”.
Con la presentazione della nuova squadra amministrativa si apre ufficialmente una nuova fase del secondo mandato Parcaroli, chiamato ora a dare continuità ai progetti avviati e ad affrontare le principali sfide della città nei prossimi cinque anni.
Una bufera politica si abbatte sull'amministrazione comunale di Sarnano a seguito della partecipazione di un esponente della maggioranza a un evento commemorativo legato alla Repubblica Sociale Italiana. Partecipazione che ha portato all'immediata reazione del gruppo consiliare di opposizione "Insieme per Sarnano".
I fatti risalgono allo scorso 21 giugno quando, presso il cimitero comunale, si è tenuta la "LXXXII Commemorazione della Strage di Sarnano". Un evento che ha visto la presenza attiva del consigliere di maggioranza Alessandro Bruschi.
"Mai ci saremmo spinti a credere a quanto il video di quella giornata testimonia, ovvero il consigliere di maggioranza Bruschi che non solo si fa portavoce dell'amministrazione comunale, che é stata infatti ringraziata dagli organizzatori, ma che promette anche di erigere un nuovo monumento ai repubblichini, come se non bastasse quello che é posto appunto nel nostro cimitero e che, semmai, andrebbe rimosso".
Secondo la ricostruzione dei consiglieri di opposizione, i filmati della giornata documenterebbero una deriva nostalgica: "Nel video dell'evento, trasmesso addirittura anche su Fermo TV, dato che lo abbiamo citato, si possono ascoltare anche 'canzoncine' (o meglio canzonacce) fasciste sul finale con deposizione di una corona con scritto 'I Camerati'".
Davanti a questo scenario, i rappresentanti di "Insieme per Sarnano" hanno deciso di spostare immediatamente la battaglia all'interno dell'assise cittadina, formalizzando un atto ispettivo per costringere il sindaco e la giunta a prendere pubblicamente le distanze dall'accaduto.
"Il nostro gruppo ha già depositato un'interrogazione da discutere nel prossimo consiglio comunale – conclude la nota della minoranza – dove chiediamo che l'Amministrazione disconosca quanto fatto dal consigliere Bruschi. La nostra Costituzione é antifascista".
La proposta di legge approvata dalla giunta regionale delle Marche per la riqualificazione dei centri storici e la regolazione delle attività commerciali urbane ha innescato una folta scia di reazioni politiche, tra cui una lettera aperta che Roberto Cherubini, esponente del Movimento 5 Stelle di Macerata, ha indirizzato direttamente al governatore Francesco Acquaroli.
Il testo della delibera regionale prevede la possibilità di introdurre limitazioni all'apertura di determinate attività economiche nei borghi con l'intento di tutelare l'identità locale e valorizzare le specialità enogastronomiche del territorio - come le olive all'ascolana, i vincisgrassi e il ciauscolo - arginando la crescente diffusione di insegne internazionali come kebab, sushi e ristorazione asiatica.
Una strategia sollecitata dalle associazioni di categoria per salvaguardare il tessuto tradizionale, ma che Cherubini contesta radicalmente fin dalle prime righe della sua missiva, definendola senza mezzi termini "profondamente sbagliata" poiché "trasuda chiusura, paura e un’idea arretrata di società, che sa più di esclusione che di tutela", arrivando a configurarsi come un atteggiamento "intriso di una componente discriminatoria, se non apertamente razzista".
L'esponente pentastellato esprime forte sconcerto per il fatto che nel 2026 si debba "ancora assistere a provvedimenti che colpiscono - direttamente o indirettamente - le espressioni culturali di altri popoli", ricordando al presidente che "chi viaggia lo sa: le tradizioni degli altri non impoveriscono, arricchiscono" e che il confronto con la diversità rappresenta un'opportunità di crescita collettiva che "solo chi non ha mai davvero guardato oltre il proprio confine può pensare il contrario".
Per smontare la logica protezionistica della Regione, Cherubini solleva un paradosso internazionale, domandando ad Acquaroli cosa accadrebbe se tutti ragionassero allo stesso modo: "Che fine farebbe la cucina italiana nel mondo? Dovremmo aspettarci che i ristoranti italiani vengano ostacolati all’estero in nome di una presunta 'difesa delle identità locali'? Sarebbe ridicolo".
Nella sua visione, i centri storici non si proteggono affatto "svuotandoli o rendendoli monoculturali", bensì valorizzando la contaminazione e l'incontro, dato che le attività commerciali nate da altre culture creano occupazione e offrono scelta. L'analisi si sposta poi su una forte riflessione sociale e generazionale che tocca da vicino la quotidianità dei cittadini: "La realtà è già molto più avanti. Sempre più famiglie, anche quelle che si dichiaravano 'tradizionaliste', si trovano a confrontarsi con figli e figlie che amano persone di culture diverse o dello stesso sesso. Ed è proprio lì che molte certezze crollano. Perché quando la diversità entra in casa, smette improvvisamente di essere un problema astratto e diventa vita reale. Diventa amore. E l’amore, semplicemente, non si può normare né escludere".
Pur richiamando la proposta della giunta il rispetto dei dettami costituzionali e della direttiva Bolkestein sulla concorrenza, Cherubini conclude il suo affondo liquidando l'atto come una decisione miope e fuori dal tempo, esclamando che "le Marche meritano molto di più di questo. Meritano una visione aperta, intelligente, capace di stare nel mondo senza paura", poiché "la cultura non si difende escludendo gli altri, ma aprendosi ad essi".