"Ingiustificato e penalizzante". È netta la contrarietà del vice presidente della Regione Marche Mirco Carloni, assessore al commercio, in merito al mantenimento dell’obbligo di indossare, fino al 30 giugno, dispositivi di protezione individuali da parte dei lavoratori della ristorazione.
Nella giornata di venerdì, in qualità di coordinatore della Commissione Sviluppo Economico, ha inviato una nota al presidente Massimiliano Fedriga della Conferenza delle regioni e province autonome e a tutti gli assessori regionale allo Sviluppo Economico, “perché, prima possibile, si intervenga sul Governo per eliminare immediatamente l’obbligo delle mascherine. Non si comprende per quale ragione questo obbligo continui a permanere nei confronti dei lavoratori del settore privato, essendo decaduto negli ambienti di lavoro del settore pubblico in cui resta solo la raccomandazione di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie aeree individuali negli ambienti chiusi, in cui non è possibile osservare la distanza interpersonale”.
Carloni ricorda come la stessa Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) sia “sul piede di guerra ed è intervenuta presso il Governo per rivedere la regola, degradando l’obbligo a raccomandazione, come nel settore pubblico”.
La decisione del permanere dell’obbligo era stata presa agli inizi di maggio, dopo la conferma del protocollo di sicurezza anti Covid che il Governo aveva firmato insieme ai sindacati, all’Inail, ai ministeri della Salute e dello Sviluppo economico e alle organizzazioni delle imprese.
“Non è accettabile la previsione di due pesi e due misure tra il settore pubblico e privato: la regola imposta ai privati appare ingiustificata nonché discriminatoria e sproporzionata, soprattutto in contesti ampiamente areati o senza contatto con il pubblico in cui i lavoratori osservano la raccomandazione del distanziamento sociale; la stessa regola, inoltre, alla luce delle altre disposizioni nazionali e dell’andamento dell’epidemia, risulta non più attuale”, conclude Carloni.
Nessun appoggio politico ufficiale in vista del ballottaggio da parte di Silvia Squadroni nei confronti di Mirella Paglialunga. Sarebbe questo il rumorso, confermato nel corso delle ultime ore, per la corsa alla poltrona di primo cittadino nel comune di Civitanova Marche.
Un accordo che per i più sembrava ormai raggiunto dopo i ripetuti incontri tra esponenti appartenenti al gruppo della Paglialunga e a quello della Squadroni nel corso della campagna elettorale che però sarebbero terminati in un nulla di fatto. Determinante il faccia a faccia avvenuto nel pomeriggio di giovedì proprio tra le due aspiranti sindaco.
Pende ancora sul gruppo della Squadroni la cocente delusione per l'andamento della tornata elettorale dello scorso 12 giugno durante la quale, nonostante l'imponente campagna elettorale condotta negli ultimi sei mesi, la candidata civica non è riuscita neppure a raggiungere il ballottaggio attestandosi al 13,88%.
E' andata ben oltre le aspettative invece Mirella Paglialunga, candidata proposta dal centrosinistra che è rimasto compatto intorno al nome dell'ex dirigente dell'Istituto Comprensivo Via Tacito raccogliendo a sorpresa il 31,18% delle preferenze cittadine. A fungere da spartiacque nella scelta di lasciare libero il proprio elettorato sarebbe giunta una decisione consensuale da parte delle candidate che comunque faranno parte del prossimo Consiglio comunale di Civitanova Marche. Nessuna quadra e il desiderio di non tingere di colori politici il proprio elettorato.Una scelta a sorpresa dopo la corsa - con tanto di arrivo dell'ex premier Conte in una piazza XX settembre semideserta - fatta dal Movimento Cinque Stelle per la Squadroni e non per la Paglialunga, a differenza dell'alleanza del centrosinistra compatto presente in Parlamento in funzione governativa.
Una notizia di certo positiva per il sindaco uscente, Fabrizio Ciarapica, forte del suo 46,70% ma che dovrà comunque passare attraverso la votazione del prossimo 26 giugno per tentare la scalata ai prossimi cinque importanti anni di amministrazione nel corso dei quali svolgeranno un ruolo centrale i fondi derivanti dal PNRR.
Di questi giorni gli incontri tra i candidati minori come Paolo Maria Squadroni e Vinicio Morgoni con la Paglialunga. Lunghe riunioni dalle quali potrebbe trovare conferma l'appoggio degli scontenti nei confronti della candidata del centrosinistra e in funzione anti - Ciarapica.
"Le tante parole rivolte ai giovani di San Severino evidentemente sono solo slogan da sbandierare in campagna elettorale, poi, quando se ne presenta l’occasione, si preferisce umiliarli con una dimostrazione di forza".
A dichiararlo è Leonardo Simoncini, nel commentare quanto accaduto in occasione dell’Assemblea straordinaria della Pro Loco per il rinnovo delle cariche sociali: "Si vedevano contrapposte due liste - ricorda -, una che riproponeva la precedente composizione, e un’altra rappresentata da 16 giovani intenzionati a mettere a disposizione le proprie idee e le proprie forze per la città". "È l’ennesima occasione persa", commenta Simoncini, candidato proprio nella seconda lista.
"L'Amministrazione Comunale ha deciso di schierarsi nettamente, tradendo quelli che sono sempre stati i principi sfoggiati, secondo i quali i giovani sono una risorsa da trattenere - aggiunge -. Bisogna prendere atto che in tutto ciò non vi è un reale interesse di attuare un ricambio generazionale per sperimentare nuove idee e mettere in campo forze nuove, ma la tendenza è quella conservatrice, per cui, sarcasticamente, i giovani possono entrare in campo quando non sono più giovani".
"La paura maggiore è che a forza di pacche sulla spalla e schiaffi (metaforicamente parlando) tutte le giovani risorse del nostro paese rivolgano le proprie forze altrove, quando è necessario riconoscere che qui, invece, ce n’è reale bisogno. Un augurio al “nuovo” direttivo della Pro Loco, certi che possano attuare le buone intenzioni dimostrate, ma San Severino ha bisogno di cambiare paradigma prima che sia troppo tardi", conclude Simoncini.
"Vergognoso che i soldi pubblici vengano utilizzati per massimizzare i profitti personali". Lo afferma la senatrice Donatella Agostinelli del Movimento 5 Stelle commentando la notizia degli appalti truccati nella Regione Marche.
"Inoltre, al di là di eventuali reati - continua Agostinelli – con la scusa della pulizia degli argini è evidente, anche agli occhi di un profano, che negli anni è stata fatta un’operazione quanto meno troppo radicale e si sia proceduto a tagli indiscriminati".
"È inaccettabile che venga fatto un danno all’ecosistema dei fiumi marchigiani, che è un bene della collettività – conclude la senatrice pentastellata – auspico che la magistratura faccia il suo corso e che venga fatta giustizia".
In vista del ballottaggio del prossimo 26 giugno, si profilano due scenari possibili riguardo la composizione del nuovo Consiglio comunale di Tolentino. Dirimente sarà il risultato delle urne.
Le prime proiezioni, ufficiose, in caso di vittoria di Silvia Luconi prevedono, per la sua coalizione, l'assegnazione di 10 consiglieri, 2 consiglieri più il candidato sindaco alla coalizione che ha sostenuto Mauro Sclavi e 2 consiglieri più il candidato sindaco alla coalizione che ha sostenuto Massimo D’Este.
Questi i consiglieri spettanti alle liste: Fratelli d’Italia 3 consiglieri, Tolentino nel Cuore 4 consiglieri, Lega 1 consigliere, Tolentino è Viva 2 consiglieri, Tolentino Popolare 2 consiglieri, Partito Democratico 1 consigliere e Civico 22 1 consigliere.
Pertanto il Consiglio comunale, in base alle preferenze riportate dai candidati sarà composto, oltre che da Silvia Luconi, da Francesco Pio Colosi, Stefano Salvatori e Flavia Capitani per Fratelli d’Italia, Monia Prioretti, Silvia Tatò, Andrea Crocenzi e Mirco Mancini per Tolentino nel Cuore, Giovanni Gabrielli per la Lega, Stefano Gobbi e Gabriella Accoramboni per E’ Viva Tolentino, Mauro Sclavi (candidato sindaco) Alessandro Massi e Alessia Pupo per Tolentino Popolare, Massimo D’Este (candidato sindaco), Luca Cesini per il Partito Democratico e Cinzia Pucciarelli per Civico 22.
In caso di vittoria del candidato sindaco Mauro Sclavi spettano 10 consiglieri alla coalizione che ha sostenuto lo stesso Sclavi, 3 consiglieri più il candidato sindaco alla coalizione che ha sostenuto Silvia Luconi e 1 consigliere più il candidato sindaco alla coalizione che ha sostenuto Massimo D’Este.
Questi i consiglieri spettanti alle liste: Tolentino Civica e Solidale 2 consiglieri, Tolentino Popolare 7 consiglieri, Riformisti Tolentino 1 consigliere, Fratelli d’Italia 1 consigliere, Tolentino nel Cuore 2 consiglieri, Partito Democratico 1 consigliere.
Pertanto il Consiglio comunale in base alle preferenze riportate dai candidati sarà composto, oltre che da Mauro Sclavi, da Flavia Giombetti e Stefano Servili per Tolentino Civica e Solidale, Alessandro Massi, Alessia Pupo, Benedetta Lancioni, Fabiano Gobbi, Samanta Casali, Fabio Borgiani, Antonio Trombetta per Tolentino Popolare, Diego Aloisi per Riformisti Tolentino, Silvia Luconi (candidato sindaco) Francesco Pio Colosi per Fratelli d’Italia, Monia Prioretti, Silvia Tatò per Tolentino nel Cuore, Massimo D’Este (candidato sindaco) Luca Cesini per il Partito Democratico.
"Si tratta di un risultato storico, mai era capitato che una lista di una terza coalizione fosse il partito più votato. Allo stesso modo, è storico anche il ballottaggio raggiunto da Mauro Sclavi, che con il suo entusiasmo, la sua serietà e la sua voglia di fare ha trainato tutti noi. Abbiamo lavorato tanto per arrivare sin qui".
A dichiararlo è Alessandro Massi Gentiloni Silveri, il candidato consigliere più votato alle elezioni amministrative di Tolentino con i suoi 545 voti. Un exploit che, confida Massi, "non mi aspettavo. Ringrazio la mia famiglia e i cittadini". 'Tolentino Popolare', di cui era capolista, è passata dal 12,36% delle preferenze raggiunto alle elezioni del 2017 al 17,61% del 2022, con una crescita quantificabile in oltre 400 voti.
Le 545 preferenze totalizzate da Massi unite alle 447 di Alessia Pupo, anche lei candidata con 'Tolentino Popolare' (la seconda più votata nel Comune), sommate fanno un totale maggiore dei voti ottenuti dall'intera lista del Partito Democratico: 962 contro 823. "Credo che la flessione del Pd a Tolentino sia un processo in atto da tempo - sottolinea Massi - ma anche il risultato di Lega, Forza Italia e della lista di Stefano Gobbi (È Viva Tolentino n.d.r.) deve far riflettere", evidenzia.
"Abbiamo dimostrato che un nuovo modo di far politica è possibile anche a Tolentino, prendendo esempio dal successo riportato dalle coalizioni civiche in altri comuni italiani - aggiunge -. Dopo essere stati cacciati da Pezzanesi, io e Alessia (Pupo) abbiamo continuato ad impegnarci in maniera attiva per la città, pur senza ricoprire ruoli in Giunta", continua Massi che, in vista del ballottaggio del 26 giugno non nasconde l'entusiasmo presente nella coalizione, ma avverte: "Ci sono ancora 900 voti di distacco da recuperare".
Per farlo bisognerà lavorare anche sull'astensionismo. A Tolentino si è recato alle urne solo il 55,60% degli aventi diritto (dato inferiore rispetto a 5 anni fa): "Il modo di fare politica di Pezzanesi, che ha accentrato tutto su di sé, ha allontanato le persone - spiega Massi -. Tanti cittadini hanno avvertito la sensazione che andare a votare fosse diventato inutile. Noi dobbiamo convincerli che voltare pagina e cambiare questo modo di fare, dopo 10 anni, è possibile".
E D'Este che ruolo avrà? "È prematuro parlare di alleanze, ma siamo pronti a dialogare. Su alcuni temi programmatici abbiamo visioni comuni. Pur essendo alla sua prima candidatura, si è dimostrato davvero corretto per tutta la durata della campagna elettorale. Ha giocato la partita così come va fatto, ovvero anteponendo l'amore per Tolentino a tutto il resto. Di questo gli va dato atto".
È arrivato notte fonda il dato definitivo delle 40 sezioni totali scrutinate sull'intero territorio comunale. Il verdetto delle urne ha decretato il ballottaggio tra il sindaco uscente di centrodestra, Fabrizio Ciarapica, e la candidata del centrosinistra, Mirella Paglialunga. In sintesi i top e i flop della prima tornata elettorale, in attesa del secondo turno in programma domenica 26 giugno.
Fratelli d’Italia è risultato essere il primo partito in città, nonché, unica lista ad andare sopra il tetto delle 2 mila preferenze (2.115), seguito dal Pd (11,8%) e dalla sorprendente performance della civica in appoggio a Ciarapica Civitanova Unica (11,6%), unici altri due gruppi a sfondare il tetto del 10%.
Nella lista Civitanova Unica spicca l’exploit dell’assessore ai lavori pubblici uscente Ermanno Carassai, recordman di preferenze con 389. All’interno della coalizione di centrodestra, il risultato meno convincente è quello della Lega, che non va oltre il 5,9% e che finisce dietro pure al partito del sindaco uscente Forza Italia (7,6%) che dalla civica di Fausto Troiani Vince Civitanova (8,1%), con il vicesindaco che però viene battuto nella sfida interna dall’assessore al bilancio Roberta Belletti (234 a 220).
In quota FdI, l’assessore ai servizi social Barbara Capponi risulta essere la seconda più votata in coalizione con 335 preferenze, che precede con ampio divario l’assessore al commercio Francesco Caldaroni (191 voti) e il consigliere uscente Roberto Pantella (168). Nel partito Forza Italia bene il presidente del consiglio comunale Claudio Morresi (186 voti), mentre all’interno della lista Insieme per Civitanova, dove il più votato risulta Ferdinando Nicoletti (104 voti). Buon risultato anche per il candidato di Vittorio Sgarbi Gianluca Crocetti che ottiene 129 preferenze (ma potrebbero non bastare per sedere in Consiglio comunale).
Nel centrosinistra exploit del leader di Dipende da Noi Roberto Mancini che totalizza, infatti, ben 368 preferenze, secondo assoluto. Bene anche l’ex consigliere regionale Francesco Micucci del Pd (330 voti) Alle loro spalle ci sono l’ex sindaco Tommaso Corvatta (244 preferenze a fare da traino alla sua creatura, Futuro in Comune) e il capolista de La nuova città Piero Gismondi (240), segue Letizia Murri (198 voti) per Ascoltiamo la città.
Nei dem macina voti il consigliere uscente Yuri Rosati (207 preferenze), più staccate la segretaria cittadina del Pd Lidia Iezzi e Vera Spanò (134 voti a testa). Fuori a prescindere da come andrà il ballottaggio Pier Paolo Rossi, leader di Civitanova Cambia, sorpassato in casa da Paola Formica (124 voti a 112).
Nella coalizione di Silvia Squadroni, emerge il flop del Movimento 5 Stelle, cui non è bastata nemmeno la visita in città di Giuseppe Conte a far invertire la rotta. La lista totalizza appena 433 voti, per un misero 2,6%: 74 le preferenze ottenute dal consigliere uscente Stefano Mei. Nella coalizione a sostegno di Silvia Squadroni due soli candidati superano quota 100: Lavinia Bianchi (165) e Giuseppe Lepretti (125).
Civitanova si spacca (quasi) a metà per la seconda volta: cinque anni fa ci volle il ballottaggio per decretare sindaco della città Fabrizio Ciarapica (FI), dopo un primo turno che lo aveva visto raggiungere circa il 34% delle preferenze rispetto al 33% del suo diretto avversario Tommaso Claudio Corvatta (PD). Per le Comunali 2022 la coalizione di centrodestra migliora, ma non abbastanza da sfangarla al primo giro di boa: Ciarapica ottiene il 46,70% contro il 31,24% di Mirella Paglialunga (PD), rimandando al 26 giugno l’esito finale (leggi qui).
Un plus del 12% rispetto al 2017, quello del sindaco forzista, che se da una parte vuole render conto di un trend positivo, dall’altro apre nuovamente alle riflessioni su "cosa sia esattamente la politica" oggi. Non fosse altro che per le dichiarazioni rilasciate dalla stessa Paglialunga già a poche ore dalla fine dello spoglio (leggi qui): “La nostra società non ha ancora ben chiaro quale sia il valore della democrazia rispetto al voto, perché continuano ad avere grande risalto altre situazioni che pagano probabilmente molto di più rispetto ai programmi più decisi e forti”.
Parole che, inevitabilmente, fanno da èco al già discusso calo di affluenza alle urne (-5%) rispetto al 2017: “Sull’assenteismo, credo che si tratti di un dato in linea con la situazione nazionale, non vedo un’esclusività solo per Civitanova. Che ci sia una disaffezione dei cittadini è una realtà, ma la vedo piu collegata a un sistema culturale che negli ultimi anni è cresciuto. Andare tutti al mare di domenica è perfettamente in linea con la cultura degli ultimi decenni, e ad alcuni fa comodo che cresca ancora e ponga una distanza rispetto anche ai giovani”.
Un’analisi ineccepibile quella di Paglialunga, forte senz’altro di una serie di priorità programmatiche abbastanza convincenti da averle permesso di screditare i 'rumors' che prima del 12 giugno la davano al massimo al 25% delle preferenze. In senso prettamente più politico, l’ex dirigente scolastica ha dimostrato quanto l’ultima amministrazione Ciarapica abbia sì attuato una serie di scelte e interventi volti a migliorare la qualità di vita dei cittadini, ma in qualche modo non abbastanza validi da persuadere l’elettorato in quest’ultima tornata elettorale.
Il centrosinistra, insomma, può ancora giocarsela fino all’ultimo, come è già successo cinque anni fa. Nelle prossime due settimane conteranno gli argomenti, la fattibilità di taluni progetti, l’attenzione verso i residenti - che si tratti degli imprenditori preoccupati dei propri introiti (ma con le loro agevolazioni statali) o dei residenti meno abbienti “in fila in piazza per prendere il bonus 100 euro” – e non ultimo, il destino di alcuni voti emersi in questo giro di amministrative. Come quelli, ad esempio, che non hanno permesso a Silvia Squadroni (“SìAmo Civitanova”) di andare oltre il 13,83%, ma che potrebbero fare la differenza nel prossimo ballottaggio. Questo, naturalmente, in virtù di un’alleanza con questo o quel candidato. O magari nulla di tutto ciò. In ogni caso, l’esito finale sulle Comunali di Civitanova appare tutt’altro che scontato.
A trionfare, nelle preferenze, sono state le due liste civiche "Cambiano Corridonia" e "Corridonia Insieme", capaci di trainare le rispettive coalizioni. Questo quanto emerge dai risultati definitivi del primo turno per le elezioni del sindaco e del consiglio comunale della città di Corridonia, che hanno decretato il ballottaggio tra la coalizione di Giuliana Giampaoli (3.355 voti, 48,93%) e quella di Manuele Pierantoni (2.440 voti, 35.58%). Terzo posto per Sandro Scipioni (1.061 voti, 15,47%).
Nessuno dei principali partiti nazionali correva con un proprio simbolo nella tornata elettorale. Questi tutti i voti di lista e le relative percentuali: Corridonia Insieme, 1.495 voti (24,42%); Pensare Corridonia 616 voti (10,06%); Corridonia Rinasce 515 voti (8,4%); Noi Cittadini 440 voti (7,18%); Cambiamo Corridonia 1.865 voti (30,46%) e Centrodestra Corridonia 1.191 (19,45%).
Regina delle preferenze, tra i candidati consiglieri, è Nelia Calvigioni con 652 voti (Cambiamo Corridonia), seguita da Francesco Andreozzi (261 voti, Corridonia Insieme). Terza più votata è Donatella Batocchi (193 voti, Corridonia Insieme), mentre in top five ci sono anche Gioele Giaché (187 voti, Cambiamo Corridonia) e Monica Segretti (184 voti, Corridonia Insieme). Nella liste a sostegno del candidato Sandro Scipioni i più votati, invece, sono stati Lina Agostinelli (74 voti) e Michele Perfetti (72).
Roberto Lucarelli è il nuovo sindaco di Camerino. Battuto sul fil di lana l’ex sindaco Sandro Sborgia con il 50,66 % delle preferenze (pari a 1766 voti), contro il 49,34% (pari a 1720) dello sfidante della coalizione Camerino Ripartiamo (leggi qui tutti numeri). La città ducale ritorna al centrodestra, dopo il commissariamento. Lucarelli ottiene 8 seggi, contro i 4 di Sborgia.
Ecco il nuovo consiglio comunale, per la lista di maggioranza Camerino Insieme sono stati i più votati Antonella Nalli 409, Gianluca Pasqui 401, Silvia Piscini 395, Erika Cervelli 274, Stefano Falcioni 248, Alessandro Salvetti 177, Giovanni Fedeli 165, Cesare Pierdominici 132.
Per l’opposizione Camerino Ripartiamo è eletto il candidato sindaco Sandro Sborgia, oltre ai consiglieri Lucia Jajani 378 preferenze, Roberta Fattoretti 244, Luca Marassi 241.
Le preferenze totali della lista Camerino Insieme: Erika Cervelli 274, Stefano Falcioni 248, Giovanni Fedeli 165, Marcello Maccari 47, Chiara Marsili 84, Antonella Nalli 409, Alessandro Paoloni 110, Gianluca Pasqui 401, Cesare Pierdominici 132, Silvia Piscini 395, Alessandro Salvetti 177, Tiziano Siviglia 64.
Le preferenze totali della lista Ripartiamo: Gionata Bentivoglia 49, Alberto Cavallaro 207, Roberta Fattoretti 244, Lucia Jajani 378, Vincenzo Luzi 51, Luca Marassi 241, Rosella Paggio 142, Sonia Santacchi 137, Stefano Sfascia 239, Alessia Tavoloni 98, Mario Tesauri 162, Sauro Tromboni 71.
"C'è delusione per aver conseguito soltanto il 35% delle preferenze, però sappiamo che al ballottaggio si aprirà un altro discorso. Quasi un cittadino su due non è andato a votare, abbiamo molto su cui poter far leva". A dichiararlo è Manuele Pierantoni, candidato sindaco del centrosinistra nonché vicesindaco uscente nell'amministrazione Cartechini.
Sarà lui a sfidare Giuliana Giampaoli nel ballottaggio in programma il prossimo 26 giugno. Decisivi sono risultati circa 60 voti, quelli che hanno diviso la candidata del centrodestra dalla vittoria al primo turno (leggi qui le sue dichiarazioni).
"Sicuramente la gran parte di coloro che sono rimasti a casa appartenevano al nostro elettorato. Dovremo lavorare molto sull'astensionismo, c'è margine. Possiamo recuperare", spiega fiducioso Pierantoni.
"Di certo il fatto di aver perso ben 8 punti percentuali di affluenza rispetto al 2017 fa riflettere - prosegue il vicesindaco uscente -. La campagna elettorale condotta dalla lista della Giampaoli, con attacchi e critiche continue, ha avvelenato il clima e di certo non ha aiutato in questo senso. In ogni caso, il giudizio dei cittadini va sempre rispettato".
Riguardo le prospettive di un'alleanza con Sandro Scipioni, Pierantoni si mostra possibilista: "Domani, a mente fredda, inizieremo le analisi. Di certo siamo aperti al dialogo, sebbene sino a questo momento non lo abbia mai valutato. Non perché pensassi di vincere, ma perchè eravamo concentrati sul nostro progetto e sul nostro programma. Nell'ultimo loro comizio prospettavano addirittura una festa. Di certo l'abbiamo rimandata".
Vicini ormai alla chiusura degli scrutini, parlano gli esclusi dal possibile ballottaggio: "La lista 3V a Civitanova finora ha preso più della metà dei voti dei 5 stelle, 1/8 di quelli del PD e 1/8 di quelli della Meloni - commenta con un post sui social la candidata del Movimento 3V Alessandra Contigiani, ultima in termini di preferenze nel comune della riviera -. E ci siamo candidati da soli. Gli unici. Per la prima volta. Direi che il risultato per ora, nonostante tutto, sia abbastanza soddisfacente".
Si dice deluso dai civitanovesi il candidato della coalizione "Nova Urbs, Parola ai cittadini", Paolo Maria Squadroni, che con la sua lista civica puntava a risultati migliori del 3,81% ottenuto a dieci seggi dalla chiusura ufficiale dei conteggi. "Si è preferita la continuità alla novità. Per il ballottaggio ancora nulla di deciso".
Insoddisfatto anche Vinicio Morgoni, candidato sindaco della coalizione "La Nostra Città" al momento penultimo con un dato al di sotto del 3%, ben lontano dalle aspettative iniziali: “Il risultato elettorale vede i partiti tradizionali assolutamente vincenti, uniti sono imbattibili. Le liste civiche si sono dimostrate nuovamente marginali, nonostante anche noi avessimo progetti importanti, armonizzati e ben delineati. Ma la volontà popolare è sovrana".
A cosa imputa il record negativo di affluenze per questa giornata di elezioni? “Il cittadino non va a votare quando sta talmente bene da non sentire la necessità di andare a esprimere la propria condizione. Oppure, al contrario, è talmente disamorato da non trovare più motivo per andare a votare. Sono due facce di una stessa medaglia che, sinceramente, non so valutare. Personalmente credo che i quesiti referendari potessero essere accorpati in un’unica scheda: hanno reso difficile anche l’operazione stessa del voto”.
Quali sono i progetti per il futuro? “Se dovessimo entrare in consiglio comunale avremmo una visibilità tale da poter dare maggiore spessore alla nostra proposta. Nell’altro caso continueremo a svolgere la nostra attività, per quanto marginale”.
La vera sorpresa in negativo di questa tornata elettorale su Civitanova Marche è stata nettamente Silvia Squadroni. La candidata della lista civica SiAmo Civitanova, nonostante una arrembante campagna elettorale, non è riuscita neppure ad arrivare al ballottaggio. Non oltre il 15% la stima dei voti finali a lei attribuiti, oltre 30 punti percentuali in meno rispetto al sindaco uscente Fabrizio Ciarapica.
Malissimo anche il Movimento Cinque Stelle, che avrebbe dovuto supportarla con l'arrivo in città di Giuseppe Conte e che invece si è spaccato intorno al nome dell'ex esponente del centrodestra locale. Squadroni che, come fatto nel corso di tutta la campagna elettorale, ha deciso di non rispondere alle domande poste da parte della redazione di Picchio News.
“Eravamo arrivati al traguardo e mi dispiace non portare a casa il risultato per 50 - 60 voti. Ci avevo creduto ma siamo comunque in fase di verifica per quanto riguarda i voti di un seggio che non sono ancora stati ufficializzati. Temo però non sposteranno così tanto”. E’ visibilmente delusa Giuliana Giampaoli, candidata civica con il centrodestra per la prima poltrona di Corridonia.
E’ stata la più votata nel comune che maggiormente ha risentito dell’astensionismo dei cittadini: nei seggi elettorali: “L’enorme astensionismo si riflette sul trend nazionale e su tutta la provincia. Credo che anche il periodo pandemico abbia giocato un ruolo importante. E ci si è disamorati un po’ della politica”, spiega la Giampaoli.
“Sono soddisfatta perché abbiamo portato avanti una proposta nuova, una coalizione civica partitica che poteva avere tante variabili ma che si è dimostrata vincente. Nonostante non fossi al di dentro della politica, a parte gli ultimi cinque anni, i cittadini credo abbiano capito la proposta”, ha spiegato ancora la candidata sindaca.
Appuntamento allora per il prossimo 26 giugno, quando dall’altra parte delle schede elettorali per il ballottaggio ci sarà il vicesindaco uscente, Manuele Pierantoni. “Nei prossimi cinque anni non vogliamo solo riportare a casa dei risultati ma anche le persone ad appassionarsi alla politica. Per il ballottaggio voglio convincere gli indecisi e sappiamo che il ballottaggio è più difficile rispetto a un primo turno. Ma noi vogliamo andare avanti senza curarci delle polemiche”.
"Se dicessi che non mi sento deluso dall'esito delle elezioni, direi una falsità, ma lo accettiamo e faremo tesoro di questo percorso. Continueremo a lavorare sull'idea di un centrosinistra nuovo". A parlare è Massimo D'Este, il grande sconfitto della tornata elettorale, a Tolentino.
I risultati del primo turno, infatti, hanno decretato il ballottaggio - in programma il prossimo 26 giugno - tra i candidati Silvia Luconi e Mauro Sclavi (leggi qui le loro dichiarazioni), con l'esclusione della coalizione di centrosinistra.
D'Este, alla prima partecipazione attiva in politica, definisce il suo approccio a questo mondo "fin troppo positivo. Pensavo che la nostra visione sarebbe stata assimilata in meno tempo. La mia delusione nasce proprio da questo, ma dalle sconfitte e dai momenti di caduta dobbiamo rialzarci".
"Il nostro è un lavoro lungo e faticoso - ribadisce D'Este -. Vogliamo un rapporto di reciprocità tra il cittadino e chi amministra. Non bisogna pensare che il politico dall'alto decida, ma deve esserci partecipazione, e ormai le persone si sono abituate a non partecipare".
Uno dei temi principali delle elezioni, a Tolentino così come in gran parte d'Italia, è stata proprio la scarsa affluenza alle urne. "Dobbiamo porci degli interrogativi importanti, c'è da ricreare un percorso motivazionale nei confronti dell'elettorato che, molto probabilmente, non riconosce più l'importanza del voto. Non ci sono più scuole di politica in ambito territoriale né i circoli, dove la politica si respira ed entra dentro le vene".
"Forse ha giocato anche la paura che tutti i numeri e le cifre che sono stati dati non saremmo stati in grado di gestirli così come l'attuale amministrazione ha garantito - confida D'Este -. Credo che il timore che qualcosa sarebbe potuto cambiare in modo negativo, abbia avuto il suo ruolo".
E, infine, su eventuali accordi in vista del ballottaggio, il candidato del centrosinistra lascia le porte aperte al dialogo: "Ora lasciamo decantare questo briciolo di amarezza che ci pervade - afferma -. La scelta non la farò io, ma tutti insieme decideremo. Penso possano esserci delle basi su cui poterci confrontare con Mauro (Sclavi, ndr). Molti aspetti del programma possono anche coincidere. Ne parleremo serenamente, a bocce ferme".
“Sono soddisfatta perché è un buon risultato considerando che la coalizione ha fatto un percorso tutto sommato breve dallo scorso gennaio. Abbiammo una squadra forte, non ho mai pensato di arrivare alla vittoria immediata, il ballottaggio era scontato. E’ ancora presto per parlare in termini percentuali ma abbiamo comunque riscontrato un dato positivo”.
E' sorridente Mirella Paglialunga, intercettata questa sera di fronte la propria sede elettorale in via Corridoni a Civitanova Alta. in trepidante attesa, insieme a tanti sostenitori delle varie liste in suo sostegno. Tra questi, anche il consigliere uscente Pier Paolo Rossi. Da capire se sarà ballottaggio e in che percentuale tutto il centrosinistra sarà stato in grado di tracciare un solco alle proprie spalle rispetto alla terza candidata, che rischia un distacco di oltre 15 punti percentuali dall'ex dirigente scolastica del Via Tacito.
In chiave ballottaggio “mi hanno sorpreso i risultati di tutti, in particolare di Silvia Squadroni che visto il lavoro determinato e forte che ha fatto non ha avuto il successo che si pensava. Altrettanto se non di più Morgoni: delusione totale. Anche gli altri due candidati; questo dimostra che non bisogna disperdere i voti in campagna elettorale e rinforza una mia convinzione: restare forti intorno ai propri valori e non disperdersi dietro piccole questioni quotidiane”, sottolinea la Paglialunga.
“Non mi riferisco né ai Cinque Stelle né a nessun altro, perché il nostro programma che ho voluto identificare come progressista dove ci sono valori forti come antifascismo, partecipazione e trasparenza, li ribadisco: sono condizioni sine qua non che continueremo a portare all’elettorato per convincerlo a sostenerci", ha aggiunto la candidata del centrosinistra.
Magro il dato degli elettori, in netto calo rispetto alle precedenti amministrative ma in linea con il dato nazionale: “Che ci sia una disaffezione è una realtà, ma la vedo piu collegata a un sistema culturale che negli ultimi anni è cresciuto. Nel nostro programma è prevista una crescita della cultura democratica puntando molto sui giovani. Va da sé che la città deve occuparsi della scuola per abituare i giovani a una vita cittadina".
Ad aver forse penalizzato la candidata sindaca di centrosinistra, andata comunque oltre le aspettative con gli scrutini ancora in corso, la location della propria sede elettorale, lontana dal centro cittadino: “Ho scelto volutamente Civitanova Alta come quartier generale perché ho pensato che dovevo dare un segno simbolico. Dal punto di vista elettorale può darsi che abbia sbagliato, ma serviva un segnale: questo è un borgo dove non mettono mano da anni, a parte gli ultimi due mesi con qualche strada asfaltata. Però ci sono interessi molto forti”.
“Ripartire dai posti dimenticati, ma non solo. Dalla politica dimenticata: dalle situazioni da migliorare per aumentare la qualità della vita delle persone. Ripartiamo dai servizi sociali, non intesi come l’obolo delle persone che fanno la fila in piazza per essere umiliate e prendere 100 euro per il Covid, ma partiamo dai servizi delocalizzati nei quartieri, per sostenere le famiglie, gli anziani, non lasciare nella solitudine persone che non sanno nemmeno come raggiungere l’ospedale perché non hanno mezzi propri”, ha concluso la candidata sindaca del centro sinistra.
A Tolentino si va al ballottaggio per decretare il nome del nuovo primo cittadino (leggi qui i risultati dello scrutinio in diretta). A sfidarsi, tra due settimane, saranno la candidata della coalizione del centrodestra - nonché vicesindaco uscente - Silvia Luconi e il candidato del terzo polo civico, Mauro Sclavi.
Intercettati a caldo sulla scalinata che conduce alla sala stampa allestita dal Comune presso la Sala Riunioni dell'Ufficio Urbanistica, entrambi i candidati mostrano fiducia in vista dell'appuntamento decisivo del 26 giugno.
"Bisogna affrontare questi giorni con serenità - la stessa che mi accompagna oggi -, fermezza, e con la voglia di spiegare ai cittadini tutto quello che non è stato capito e compreso in termini di obiettivi e di risultati", dichiara Silvia Luconi che ammette, comunque, come ci sia un po' di delusione per la mancata vittoria al primo turno, ma ribadisce: "Siamo in largo vantaggio, sono fiduciosa".
"La scarsa affluenza alle urne? Ripercorre un trend nazionale, credo che prima di tutto si debbano interrogare i partiti a vario titolo. Qui a Tolentino credo che sia stata fatta una campagna elettorale per certi versi troppo avvelenata, che non ha fatto bene a nessuno e mette nelle condizioni l'elettore di allontanarsi o magari votare diversamente", conclude Luconi.
Estrema soddisfazione per il risultato raggiunto, traspare dalle parole di Sclavi: "Tre liste contro dieci era una missione da David contro, non uno, ma dieci Golia. Però non abbiamo avuto paura - dice -, siamo stati dritti e fermi anche quando la tramontana tirava forte. Il traguardo è stato raggiunto grazie alla coalizione, e non grazie al singolo. Ha vinto il nostro modo di essere e di pensare. Speriamo che questa sia solo la prima delle due vittorie".
Sul ballottaggio, il candidato civico apre le porte alla coalizione di centrosinistra: "D'Este? Il dialogo non si nega a nessuno. Sarebbe intelligente parlare con persone che non hanno un programma troppo distante dal nostro". Infine, un parere sull'affluenza, attestatasi soltanto al 55%: "Tolentino storicamente, dal 2012, non ha avuto mai un'affluenza superiore al 60% degli aventi diritto. La campagna elettorale urlata e buttata sul personale credo non paghi e il voto di oggi lo ha dimostrato. Chi è moderato e parla di temi, come abbiamo fatto noi, viene più gradito".
Pronostico rispettato a Civitanova Marche, dove il sindaco uscente Fabrizio Ciarapica si impone per il momento con ampio margine sugli sfidanti, tanto da non escludere la vittoria già al primo turno.
"Siamo primi su tutte le sezioni, c'è stato un riconoscimento positivo da parte della città sull'azione amministrativa - ha affermato il sindaco uscente Ciarapica - per questo la lista che porta il mio nome è prima. Per adesso i risultati raggiunti sono ottimi, se miglioreranno, saremo ancora più soddisfatti".
"E' anche un premio alla nostra campagna elettorale, sempre a favore dei cittadini, a differenza di chi ha avuto l'obiettivo di mettersi contro di noi usando la calunnia e la diffamazione - ha puntualizzato ancora l'esponente di Forza Italia. - Questo ci ha differenziato e ci ha fatto raggiungere un risultato soddisfacente."
Procede nel frattempo a rilento la conta dei voti nelle sezioni elettorali al momento mancanti. A complicare la situazione non soltanto l'elevato numero di candidati presenti nelle singole liste elettorali ma soprattutto una importante disorganizzazione all'interno delle sezioni. Ormai consolidato il vantaggio di Ciarapica e della candidata del centrosinistra Mirella Paglialunga sugli altri quattro sfidanti.
Non si esclude un clamoroso fotofinish, con Fabrizio Ciarapica che potrebbe addirittura riuscire a imporsi al primo turno. Risulta al momento migliorato in modo netto la rilevazione rispetto a cinque anni fa, quando con Corvatta andò al ballottaggio forte di un 37%.
Cambio di rotta per Camerino: Roberto Lucarelli (“Camerino Insieme”) ha prevalso sull’uscente Sandro Sborgia (“Ripartiamo”) dopo un testa a testa che ha portato allo scarto finale di appena 46 voti, e si attesta nuovo sindaco della città (leggi qui). Una felicità rimandata, però, come spiega lo stesso Lucarelli: “è doveroso oggi rispettare il lutto cittadino per il nostro giovane concittadino Samuele Micarelli, scomparso la scorsa notte”.
E sulle ragioni del successo elettorale, afferma: “La nostra è stata una campagna elettorale condotta tra la gente, dove abbiamo cercato di incontrare più persone possibili e cercato di spiegare quelle che erano le nostre proposte e linee programmatiche. Ringrazio tutti i cittadini: fra poche ore saremo già al lavoro con tutta la squadra”.
“Inizieremo – prosegue - da quelli che sono i documenti e le carte amministrative per capire cosa va migliorato nell’immediato. Sicuramente coinvolgeremo da subito il Commissario Straordinario Legnini e le varie istituzioni: un passaggio fondamentale del nostro piano di riscostruzione. E' troppo tempo che Camerino aspetta di ripartire, soprattutto per quel che riguarda i cantieri del centro storico".
“Parallelamente – aggiunge il neo sindaco camerte - punteremo alla rigenerazione e alle potenzialità attrattive della nostra città: a lungo le sue bellezze sono rimaste nascoste, soprattutto in virtù del fatto che ospita una delle università più prestigiose a livello nazionale e internazionale”.
A dispetto delle percentuali di affluenza alle urne da parte dei cittadini aventi diritto al voto (il 55,09 %, in calo di 4 punti rispetto al 2017), c’è grande attesa in tutta la regione delle Marche per conoscere i risultati di queste Elezioni Comunali 2022. Anche nella provincia di Macerata, rappresentanti di lista e scrutatori distribuiti fra i seggi di Civitanova, Tolentino, Corridonia, Camerino e Valfornace si sono attivati dalle ore 14, procedendo al conteggio delle schede, che entro la giornata decreteranno i vincitori immediati (come Massimo Citracca e Roberto Lucarelli) di quest’ultima tornata elettorale e i ‘rimandati’ al ballottaggio previsto per domenica 26 giugno.
Già dalle prime battute dello spoglio, si respira una forte aria di tensione e aspettativa legata non solo ai nomi dei sindaci che guideranno le città della provincia maceratese per i prossimi 5 anni, ma anche quelli dei nuovi membri dei rispettivi consigli comunali. Per alcuni la sfida fra i contendenti si giocherà tutta sul filo sottile della credibilità e delle promesse fatte durante la campagna elettorale, oltre che della bandiera politica cui – in un modo o nell’altro – si è scelto d’esser rappresentati. Con conseguente risonanza sul piano nazionale legata all’esito delle amministrative nelle altre regioni.