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Politica Civitanova Marche

Vitalità, Civitanova prima nelle Marche. Gabellieri: "Merito dei lavoratori, non di chi taglia i nastri"

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 Il 36° posto di Civitanova nella classifica nazionale dell’Indice di vitalità delle città medie è «un risultato di cui essere orgogliosi», ma non può diventare una medaglia da appuntarsi sul petto. A sostenerlo è Maika Gabellieri, esponente di Noi Moderati ed ex assessore della prima amministrazione Ciarapica, che interviene sul dato emerso dalla ricerca della Fondazione B.Live, rilanciata dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica.

Lo studio ha messo a confronto 260 città italiane tra 30mila e 100mila abitanti. Civitanova ha ottenuto un punteggio di 70,1, risultando prima città delle Marche, davanti a Fano, Pesaro, San Benedetto del Tronto e Ancona.

«È un risultato di cui essere orgogliosi. Ma va letto per quello che è, non per quello che fa comodo», sottolinea Gabellieri.

Secondo l’ex assessore, infatti, l'indice «non è una pagella dell'amministrazione comunale». «Non misura le scelte di una giunta, né premia chi siede a Palazzo Sforza. Misura un potenziale», afferma, richiamando lo stesso concetto di «potenziale dormiente» utilizzato dalla ricerca.

E proprio dai numeri, sostiene Gabellieri, emerge la vera origine del primato civitanovese. «Se poi si guardano i numeri di Civitanova, si capisce a chi va intestato quel primato. Non al reddito: il reddito medio, 21.862 euro, è addirittura sotto la media regionale».

Il dato più significativo sarebbe invece quello legato all'imprenditorialità: «Il 10,6% delle dichiarazioni fiscali, il valore più alto tra tutte le città marchigiane, e una demografia ancora giovane». Da qui la sua lettura: «Quel 36° posto lo hanno costruito i nostri imprenditori, i nostri artigiani, i professionisti dei più diversi settori, il distretto calzaturiero che questa città ha edificato in sessant’anni di lavoro. Lo ha costruito chi ogni mattina alza la saracinesca, non chi taglia un nastro».

Per Gabellieri, dunque, il dato dovrebbe essere utilizzato come punto di partenza per una riflessione sulle politiche future, non come strumento di autocelebrazione. E porta l'esempio di Alba, arrivata settima nella stessa classifica.

«La politica ha fatto una cosa semplice e adulta: ha portato lo studio in Consiglio comunale, ha convocato la Fondazione per un approfondimento, ha deciso di condividere i dati con tutta l’assemblea e di usarli per costruire le politiche di sviluppo future», racconta.

Un metodo che, secondo Gabellieri, dovrebbe essere seguito anche a Civitanova. «Il mio interesse non è “mettere il cappello” su questo risultato», è il principio che richiama.

La critica all'Amministrazione è quindi netta: «A Civitanova, invece, quel dato è stato trasformato in autocelebrazione anziché in un piano di lavoro: la prova, si è detto, del “lavoro serio di questi anni”».

Gabellieri parla di «un riflesso di un metodo che conosciamo bene» e cita in particolare il settore turistico: «Tanta comunicazione e poca strategia, tanta vetrina e poca sostanza». Il riferimento è a «fuochi d’artificio, tagli di nastro, qualche fotografia sui social», che a suo giudizio sono «utili all’immagine, incapaci di costruire economia, presenze e futuro».

Per l'esponente di Noi Moderati, il potenziale di Civitanova non è certo una scoperta recente. «La posizione geografica di Civitanova, il suo tessuto imprenditoriale, le sue infrastrutture — il porto turistico, un lungomare che ha riconquistato la Bandiera Blu, un borgo come Civitanova Alta, un tessuto vivo di eventi e cultura — raccontano un potenziale enorme».

Un potenziale che, però, deve essere trasformato in una strategia. «Il potenziale, per definizione, è dormiente: se non lo si lavora, se non lo si predispone, non esplode», sostiene Gabellieri, che indica nel turismo una delle principali direttrici di sviluppo.

«La strada per attivarlo ha un nome preciso: turismo. Non il turismo degli eventi-spot, ma il turismo come asse strategico di sviluppo», afferma.

Ma per l'ex assessore il turismo non può essere affrontato isolatamente. «Ha bisogno della Cultura e dello Sport per riempire i mesi vuoti e destagionalizzare i flussi; dell’Università e della Progettazione europea per portare competenze e intercettare i fondi che trasformano le idee in opere».

E ancora: «Serve un dialogo permanente con Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente, perché una destinazione la si disegna prima nel piano regolatore, la si rende raggiungibile con le infrastrutture, e la si costruisce a partire dal mare, dalle spiagge e dal verde che sono il nostro primo prodotto».

Gabellieri richiama anche la programmazione regionale. «È esattamente ciò che chiede anche la Regione: il Piano turistico 2026-2028 punta su destination management e destagionalizzazione, e indica come criticità proprio la frammentazione dell’offerta e la stagionalità».

Da qui l'appello: «Una città che è prima nelle Marche per vitalità economica dovrebbe essere in testa a questa sfida, non alla rincorsa».

Il dato della classifica, dunque, secondo Gabellieri dovrebbe rappresentare «la miglior notizia possibile», ma anche «una base di partenza, non un traguardo».

«Un’amministrazione seria, davanti a quella fotografia, non si appunta una medaglia: si rimbocca le maniche e chiede, di quel potenziale, che cosa ne facciamo. Da quale strada lo si fa esplodere».

L'intervento si chiude con una critica politica alla maggioranza. «Un’amministrazione seria non disperde le sue energie dietro ai litigi di potere, alle spartizioni interne, alle fughe dall’aula e ai regolamenti di conti tra chi dovrebbe governare insieme».

E aggiunge: «Ogni giornata spesa a contarsi i voti dentro la maggioranza è una giornata sottratta al futuro della città».

Infine, la conclusione: «Chi legge ogni dato soltanto come un merito proprio, e intanto lascia che la città resti ostaggio delle proprie divisioni, ha già smesso di lavorare. Chi legge quel dato come un compito, invece, ha appena cominciato».

«E questa città, il suo potenziale, se lo merita fino in fondo», conclude Gabellieri.

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