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Eventi Belforte del Chienti

Belforte, “Giustizia Donna”: quando riconoscere la violenza è il primo passo per uscirne

Giustizia Donna

C’è una frase che è rimasta impressa a chi ha partecipato all’incontro “Giustizia Donna” all’ex oratorio di Belforte del Chienti, ed è quella pronunciata dalla dottoressa Elisa Giusti, coordinatrice del Cav Sos Donna Macerata: la violenza spegne. Spegne piano, senza che quasi te ne accorga, ed è proprio questo il motivo per cui riconoscerla resta il passaggio più difficile per chi la vive.

L’appuntamento, patrocinato dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Marche in collaborazione con il Comune e Pro Belforte, ha riunito tre voci diverse ma complementari: quella giuridica, quella dell’accoglienza e quella delle forze dell’ordine, per raccontare insieme un fenomeno che riguarda tutte le famiglie, senza distinzioni.

Elisa Giusti ha spiegato come tutto spesso cominci con il cosiddetto love bombing, quell’eccesso di attenzioni che fa innamorare e che poi, lentamente, si trasforma in controllo, nel linguaggio, nelle scelte, nei no che diventano sempre più difficili da pronunciare. Le donne che si rivolgono al Cav, ha raccontato, spesso lo fanno quando la violenza è già consumata, perché manca la consapevolezza di cosa sia davvero questo servizio e di come possa aiutare prima che sia troppo tardi. Il numero 1522, attivo 24 ore su 24, è proprio pensato per questo: non è una denuncia, ma un primo passo per non sentirsi più sole.

L’avvocato Marco Massei ha invece messo l’accento su un aspetto molto concreto, quello delle prove. La violenza psicologica, ha spiegato, è difficile da dimostrare in tribunale proprio perché non lascia segni visibili, ed è per questo che diventa fondamentale conservare messaggi, registrazioni, testimonianze di chi sta vicino a chi soffre. Anche il mancato pagamento di un mantenimento, ha ricordato, è una forma di violenza economica che va documentata nel tempo. E per chi ha paura di raccontare, esiste la possibilità di essere ascoltate a porte chiuse, con domande che tutelano la persona durante l’audizione.

A completare il quadro è arrivata la testimonianza del maggiore Giulia Maggi, comandante della Compagnia Carabinieri di Tolentino, che durante la serata è stata anche salutata e ringraziata per il servizio svolto sul territorio in occasione del suo trasferimento ad altro incarico. Il maggiore ha raccontato quanto sia importante, per chi lavora sul campo, saper leggere i segnali che una donna porta con sé quando si presenta in caserma: una ciabatta al posto delle scarpe, l’assenza del cellulare, l’agitazione di chi vuole andare via subito, anche senza lesioni visibili, anche quando poi torna sui suoi passi e nega tutto. Sono dettagli che le forze dell’ordine devono imparare a cogliere, perché la vergogna e il timore del giudizio degli altri restano ancora oggi tra i freni più forti al parlare.

Rispetto al periodo della pandemia, ha sottolineato il maggiore Maggi, le denunce sono aumentate, segno che qualcosa si sta muovendo. E la comunità maceratese, ha aggiunto, dimostra ogni giorno di più il desiderio di esserci, di fare rete, perché è proprio lavorando insieme, tra istituzioni, forze dell’ordine e associazioni, che si ottengono i risultati migliori.

Un incontro che ha unito riflessione e strumenti concreti, per ricordare a tutti che nessuna donna dovrebbe mai sentirsi sola davanti alla violenza, e che ogni piccolo passo verso la consapevolezza è già un passo verso la libertà.

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