La Civitanovese Calcio 1919 comunica di aver sollevato dall’incarico l’allenatore Andrea Mercanti. “Si tratta di una decisione profondamente sofferta, maturata al termine di un’attenta e serena riflessione condivisa tra la società e l’area tecnica. La scelta nasce dalla volontà di dare una svolta alla stagione, restituendo entusiasmo, fiducia e continuità di risultati all’ambiente rossoblù”, si legge nella nota ufficiale diffusa dal club.
La società ha inoltre voluto ringraziare il tecnico per il lavoro svolto in questi mesi: “La società desidera esprimere a mister Mercanti il più sincero ringraziamento per la serietà, la disponibilità e l’impegno dimostrati nel corso del suo incarico, augurandogli le migliori fortune umane e professionali per il prosieguo della carriera”.
Il bilancio di inizio stagione non ha premiato Mercanti, che nelle prime cinque giornate di campionato ha raccolto tre sconfitte e due pareggi. In mezzo, la soddisfazione per la qualificazione ai quarti di finale di Coppa dopo la vittoria ai rigori contro la Sangiustese e il successo esterno per 2-0 sul campo del Chiesanuova nel match d’andata. Proprio quella doppia vittoria, unita al buon pareggio di Tolentino, sembrava aver rilanciato le sue quotazioni. Tuttavia, la sconfitta interna per 2-1 contro l’Urbania, la seconda consecutiva al Polisportivo, ha spinto la dirigenza a intervenire.
Come successore di Mercanti è stato scelto Daniele Marinelli, ex allenatore di Maceratese, Cluentina e Montegranaro, che nel pomeriggio ha diretto il suo primo allenamento in rossoblù.
Intanto, Andrea Mercanti ha affidato ai social il suo saluto ai colori rossoblù: "Noi abbiamo dato sempre il massimo siamo stati onesti, leali e molto professionali mettendo ( forse 24 ore al giorno) la Civitanovese prima di tutto e tutti e ringrazio ugualmente chi mi ha dato la possibilità di allenare la squadra della mia città e della mia vita ! L.amore la passione e il cuore che abbiamo sempre messo in ogni singolo allenamento e gara ufficiale con tutti i ragazzi ( nessuno escluso ) e con tutto il mio staff tecnico rimarranno nei miei pensieri e ricordi per sempre !
Da uomo di sport so' bene che ci possono essere anche questi tristi momenti di profonda delusione ma dobbiamo sempre reagire, farci forza andando avanti con quei valori morali e sportivi che ho sempre cercato di onorare rispettare e trasmettere ai ragazzi nel mio percorso sportivo.
Ciao Citano' un giorno spero di rincontrarti e di emozionarni ancora una volta come ho fatto spesso in questi due mesi!!".
La Guardia di Finanza di Padova ha eseguito un sequestro preventivo di 17,2 milioni disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Padova. L'operazione conclude un'indagine che ha portato a deferire alla Procura europea di Venezia 48 imprenditori agricoli per associazione a delinquere e truffa aggravata: avrebbero realizzato un sistema di frode per ottenere indebitamente, tra il 2017 e il 2022, contributi del Fondo europeo agricolo di garanzia per oltre 20 milioni.
Le indagini sono state svolte dal 2021 al 2025 dal Gruppo della Guardia di Finanza di Padova in collaborazione con i Nuclei di polizia economico-finanziaria di Macerata e Rieti, le Sezioni aeree della Guardia di Finanza di Pratica di Mare e di Pescara e il Nucleo investigativo Polizia ambientale agroalimentare e forestale dell'Arma dei carabinieri di Rieti. Secondo le indagini gli indagati, domiciliati in Veneto e in altre regioni, hanno ottenuto contributi attraverso due condotte fraudolente.
La prima: frazionamento di un'azienda del Padovano in dodici imprese agricole "di comodo" dislocate in Veneto, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, eludendo i limiti della Politica agricola comune che fissa il tetto massimo degli aiuti a 500mila euro annui per azienda.
La seconda: elusione del divieto di pascolamento svolto da terzi per consentire a soggetti compiacenti di incassare contributi senza diritto. Numerosi imprenditori del Nord Italia, in possesso di titoli Pac inutilizzati, si rivolgevano a due padovani per ottenere formalmente terreni, stalle, bestiame, pastori e veterinari. In realtà le aziende richiedenti non esercitavano alcuna attività di pascolo: queste venivano svolte dagli ideatori della frode che conseguivano vantaggi economici grazie ai canoni di locazione dei terreni destinati al pascolo, concessi a prezzi fuori mercato.
Il Gip ha disposto anche un sequestro preventivo al trasferimento di titoli di pagamento per circa 4 milioni notificato ad Agea. Gli imprenditori sono stati segnalati alla Procura regionale della Corte dei Conti del Veneto per un danno erariale di 32,1 milioni.
La S.S. Maceratese comunica che, nel corso della scorsa settimana, gli attaccanti Cristiano Marsilii e Mamadou Alfred Koné hanno risolto consensualmente il proprio contratto con la società.
“La Società desidera ringraziare entrambi i calciatori per l’impegno, la serietà e la professionalità dimostrati durante la loro permanenza in biancorosso, augurando loro le migliori fortune per il prosieguo della carriera”, si legge nella nota ufficiale diffusa dal club.
Marsilii e Koné, dopo essere stati valutati nel precampionato, non sono riusciti a ritagliarsi spazio nelle scelte di Mister Possanzini. L’ivoriano non ha mai esordito in gare ufficiali, mentre l’ex Chieti ha collezionato soltanto due brevi apparizioni nelle prime giornate di campionato, finendo poi stabilmente fuori dai convocati.
Le loro partenze aprono ora la possibilità per la dirigenza biancorossa di tornare sul mercato alla ricerca di una punta centrale di ruolo, tassello che al momento manca nell’organico. Il profilo più accreditato resta quello di Jonathan Ciabuschi, centravanti attualmente fuori rosa all’Atletico Ascoli, giocatore che unirebbe fisicità e capacità realizzativa all’attacco maceratese.
Nel frattempo, la squadra riprenderà oggi pomeriggio gli allenamenti al campo dei Pini, in vista della delicata sfida casalinga di domenica contro L’Aquila, match che sarà trasmesso in diretta su Rete8. Prima di arrivare all’Helvia Recina, gli abruzzesi saranno impegnati mercoledì nei trentaduesimi di finale di Coppa Italia sul campo dell’Albalonga.
I quiz show sono uno specchio della società: nascono come intrattenimento “leggero”, ma negli anni hanno incorporato sapere, linguaggi e tecnologie fino a diventare prodotti culturali complessi. Se ieri il fulcro era la curiosità – rispondere bene a una domanda – oggi l’esperienza si estende: studio scenografico ad alto tasso tecnologico, app di partecipazione in tempo reale, sperimentazioni interattive su piattaforme streaming e perfino ambienti immersivi. Eppure il patto con il pubblico resta lo stesso: mettere alla prova la conoscenza.
Dalle origini radiofoniche allo shock etico che ha cambiato le regole
Il quiz nasce sulla radio statunitense degli anni ’30 come programma di partecipazione del pubblico, prima di esplodere in televisione nel dopoguerra. Il genere si afferma perché fonde gioco, tensione e nozioni enciclopediche in pillole narrative facilmente condivisibili.
Il successo, però, porta anche storture: alla fine degli anni ’50 gli scandali legati ai quiz truccati negli USA innescano un ripensamento profondo del settore, con nuove prassi editoriali e controlli, e un cambio di sensibilità nel pubblico, che chiede trasparenza. Quella ferita ha spinto i produttori a progettare format più solidi e verificabili, lasciando un’impronta duratura sulla grammatica dei giochi televisivi.
L’Italia dei grandi telequiz e la centralità della cultura generale
In Italia, l’onda arriva presto e diventa rito nazionale. “Lascia o raddoppia?” (dal 1955) trasforma le serate dei telespettatori in un appuntamento collettivo e inaugura un’idea di quiz come evento popolare, capace di parlare al Paese intero. Pochi anni dopo “Rischiatutto” (1970–1974) rafforza il legame fra spettacolo e cultura generale, con materia di specializzazione, tabellone e regolamenti che valorizzano studio e memoria. Le Teche Rai documentano bene l’importanza di questi format nella storia del costume.
Formati iconici e innovazione di linguaggio
Alcuni titoli cambiano per sempre le regole del gioco. “Jeopardy!” innova la struttura: indizi formulati come risposte e concorrenti che devono “porre la domanda”, una soluzione brillante per intensificare il ragionamento e alzare l’asticella culturale. Negli anni Duemila il programma continua a rinnovarsi anche visivamente: nel 2024 il celebre pannello a 36 monitor è stato sostituito da un’unica videowall ad altissima definizione, segno di come l’hardware di studio sia parte integrante della narrazione.
“Who Wants to Be a Millionaire?” (1998) introduce a sua volta una drammaturgia modernissima – progressione a soglie, “lifelines” come aiuti – diventando un format globale e dimostrando che la suspense può nascere anche dalla micro-gestione della scelta informata. La sua forza visiva (illuminazione, set circolare, musica) ha fissato uno standard produttivo poi imitato.
La svolta interattiva: dal telecomando allo smartphone
La tecnologia ha progressivamente abbattuto il muro fra studio e salotto. All’inizio degli anni 2000 la versione britannica di “Millionaire” sperimenta la partecipazione in tempo reale via TV digitale: i telespettatori giocano in parallelo, segno di una televisione già “a due vie”. Pochi anni dopo, broadcaster come Channel 4 integrano la “second screen” con app ufficiali che aggiungono quiz, voti e contenuti sincronizzati; nel caso di “The Million Pound Drop” le performance aggregate del pubblico entrano in grafica, contaminando il racconto live.
Con lo smartphone, il salto: nel 2017 “HQ Trivia” trasforma il live mobile in fenomeno globale, dimostrando che un’utenza di massa può condividere la stessa partita, allo stesso minuto, in qualunque luogo. Il modello ha avuto alti e bassi, ma ha indicato una via: il quiz come appuntamento comunitario digitale.
Anche lo streaming ha provato a strutturare format interattivi nativi: nel 2022 Netflix lancia “Trivia Quest”, una serie-gioco quotidiana giocabile direttamente in piattaforma; il test conferma che l’interazione non è un gadget, ma una forma narrativa. In seguito, la stessa Netflix ha ridotto l’offerta interattiva, segnale che la sostenibilità del modello richiede ancora ricerca sul rapporto fra costi, engagement e linguaggi.
Live game show online: la grammatica televisiva in studio virtuale
Negli ultimi anni una nuova nicchia ha portato la grammatica del quiz nello streaming in diretta con conduttori reali e regia multicamera, ricreando lo studio televisivo in ambienti digitali e con motori grafici evoluti. In questo perimetro rientrano i “live game show” ospitati da operatori di gioco online: produzioni che uniscono ruote, pareti LED, bonus round e interazione in tempo reale. Esempi come Crazy Time mostrano l’ibridazione fra estetica TV e infrastrutture di streaming sempre più sofisticate (multi-camera live, RNG certificati, set scenografici), senza confondersi con i quiz televisivi tradizionali per finalità e contesto.
Dallo studio al “phygital”: dagli XR set agli ambienti immersivi
L’evoluzione tecnologica non è solo logistica: modifica linguaggio e percezione. Videowall unificati, tracking di camera, grafica in tempo reale e luci intelligenti consentono round più chiari e spettacolari, con informazioni leggibili e feedback immediato per pubblico e concorrenti (si veda, ancora, il caso “Jeopardy!”). La stessa idea “esperienziale” si sposta a casa: nel 2025 “Jeopardy! Daily” arriva su Apple Arcade con una versione che, su visori come Vision Pro, ricrea lo studio in ambienti immersivi, avvicinando ancora di più chi gioca alla grammatica del programma.
Più cultura, non meno: perché oggi i quiz sono (anche) divulgazione
Il cliché del quiz “vuoto” è superato da tempo. Format storici come “University Challenge” nel Regno Unito hanno consolidato l’idea del quiz come palestra di cultura accademica, capace di valorizzare contenuti specialistici e rigore nella verifica delle risposte; non a caso il programma è percepito come istituzione nazionale con un forte capitale simbolico. In parallelo, format mainstream hanno imparato a dosare domande di attualità, scienze, arti e letteratura con ritmo televisivo, trasformando il quiz in un contesto di apprendimento leggero ma non superficiale.
Il Club Alpino Accademico Italiano (CAAI), massima espressione dell'alpinismo di eccellenza nel panorama nazionale, ha accolto tra i suoi membri il settempedano Alessandro Fabrini.
Insegnante di educazione fisica e osteopata, Alessandro, socio del CAI – sezione di San Severino Marche dal 1999, ha ottenuto il riconoscimento riservato a chi si distingue per un'attività alpinistica di alto livello su roccia, ghiaccio e misto.
La sua ammissione nel mondo “accademico” rappresenta il coronamento di un percorso che lo ha visto protagonista di imprese di notevole difficoltà tecnica, sia sulle vette di casa che sulle grandi montagne delle Alpi e del mondo.
La passione di Fabrini per la montagna ha radici profonde. Fin da bambino ha seguito la strada del padre Gianfrancesco, grande medico e appassionato di montagna. Nelle sue stesse parole un percorso di vita condiviso in famiglia: “Ho iniziato a frequentare la montagna fin da bambino con mio padre e mia madre e per diversi anni sono stato nel mondo dello sci alpino agonistico, partecipando a gare regionali e nazionali”.
L'alpinismo ha preso il sopravvento dopo un corso del CAI: “Arrampicavo occasionalmente, finché all’età di 17 anni ho deciso di partecipare ad un corso di arrampicata libera ed in seguito ad un corso di alpinismo presso la scuola ‘Giuliano Mainini’ di Macerata.
Un’escursione, in particolare, ha segnato la sua vita: “Ricordo ancora l’ultima uscita del corso sul ghiacciaio del Monte Rosa: rimasi ‘stregato’ da quell’ambiente. Da quel giorno in poi l’andare in montagna non fu più una cosa occasionale, ma divenne una costante”. Alessandro ha così iniziato a frequentare assiduamente i Monti Sibillini, per poi spostarsi sempre più spesso sulle Alpi, affascinato dall'alta quota.
Per lui, l'alpinismo non è solo una sfida fisica, ma un'esperienza profonda e di condivisione: “Frequentare questo ambiente, negli anni, mi ha permesso di conoscere, scalare e stringere grandi nuove amicizie con persone che condividono la mia stessa passione”. Alessandro è particolarmente attratto dalle “grandi vie d’ambiente”, dove può trascorrere più giorni immerso nel cuore delle montagne. “Ripercorrere le grandi pareti o le vie storiche, dopo aver letto i racconti degli alpinisti che le hanno vissute per primi – racconta – è per me come intraprendere un viaggio nella storia dell’alpinismo. Un'esperienza carica di significato ed emozioni”.
Il vissuto in quota di Fabrini presenta un'impressionante lista di salite, che spaziano dall’alpinismo classico allo scialpinismo. Tra le più significative: la Cresta integrale di Peuterey (Monte Bianco, 4500 metri di dislivello), la Parete Nord delle Grandes Jorasses, il Pilone Centrale del Freney (via Bonington), e la via Heckmair all’iconica parete nord dell’Eiger (Svizzera, Alpi Bernesi), affrontate con l’amico Fabrizio Rossi.
Ma tante altre sono le montagne protagoniste delle sue imprese: il Diedro di Mefisto sul Paretone del Corno Grande (Gran Sasso), la parete nord del Civetta, la parete sud della Marmolada, la parete Est delle Grandes Jorasses.
Appassionato di sci, ha presto abbandonato le piste sempre più affollate per dedicarsi allo sci alpinismo. Insieme al fratello e ad amici ha collezionato numerose salite oltre i 4000 metri delle Alpi, raggiungendo con gli sci le vette del gruppo del Monte Rosa, dell’Oberland, del Mischabel e degli Écrins.
Oltre alle salite, Alessandro Fabrini si dedica attivamente alla divulgazione e alla didattica. Dal 2019 è istruttore di arrampicata sportiva, lavorando con ragazzi dai 4 ai 18 anni. Ha tenuto serate fotografiche presso la sezione CAI di San Severino Marche e nel 2022 è stato invitato a presentare le sue esperienze al Congresso degli istruttori del Club Alpino Italiano.
La sua esperienza si estende anche fuori dall’Europa, con spedizioni nella Yosemite Valley (2015) e in Perù (2024), dove ha raggiunto la vetta del Nevado Ishinca (5530 m) e del Nevado Alpamayo (5945 m).
“L’ingresso di Alessandro Fabrini nel Club Alpino Accademico Italiano non è solo un riconoscimento delle sue abilità tecniche, ma anche un attestato del suo spirito di condivisione e della sua passione, che continua a ispirare e a contribuire alla comunità alpinistica e a far conoscere la Città di San Severino Marche non solo in Italia ma nel mondo – sottolinea con orgoglio il sindaco Rosa Piermattei –. Le imprese di questo sportivo sono davvero impressionanti, così come la sua disponibilità e la sua volontà di condividere le esperienze con tutti gli appassionati di montagna”.
Una bellissima iniziativa quella che si è svolta nella Giornata della Festa dei Nonni, presso la Scuola dell’Infanzia Rodari di Civitanova Marche: le maestre hanno organizzato un ritrovo tra nonni e nipoti per trascorrere un’ora spensierata insieme. Dopo una breve “intervista”, dove sono stati raccontati i gusti e le abitudini dei nonni da bambini, le due generazioni si sono cimentate nella pittura con le dita su una piccola tela magnetica che hanno poi potuto portare a casa come cadeau per la loro giornata.
L’iniziativa si è conclusa solo dopo aver consumato uno spuntino genuino con piccole fettine di pane condite con olio e sale, proprio come si faceva una volta. Ecco una delle testimonianze dei nonni, segno dell'ottima e ben riuscita giornata tra le mura scolastiche dell'infanzia: "Mi è piaciuto tanto fare il lavoretto insieme alla bambina e ringrazio le Maestre Meri e Antonella per aver organizzato questa 'festicciola' che ha dato la possibilità a tutti noi di vivere e creare un bellissimo ricordo con e per nostri amati nipoti".
Oltre 4.500 porzioni servite, 30 quintali di mosto impastati e ospiti d’eccezione per i 50 anni della Sagra dei Sughitti che Montecassiano ha celebrato con tre giorni di festa. C’è chi conta le candeline e chi serve i Sughitti: a Montecassiano si è appena chiusa un’edizione storica della sagra dedicata a questo dolce contadino autunnale, che ha festeggiato i suoi 50 anni.
Mosto d’uva, farina di polenta, noci e un programma ricchissimo che ha preso il via venerdì, in un clima di festa tra risate e racconti: protagonista della serata il brillante 'Doppiatore Marchigiano', che ha regalato momenti esilaranti al pubblico. insieme a Natasha Stefanenko, per la presentazione del suo nuovo libro. Sabato è stato il momento del gusto, con lo show cooking firmato dal Grand Tour di Tipicità, dove i riflettori si sono accesi sui sapori autentici del territorio, rielaborati in chiave creativa. Ma anche del divertimento, per i più giovani, con lo spettacolo "I Love Formentera" di Radio 105.
Fino al gran finale di domenica quando il palco ha ospitato una madrina speciale, l’attrice Milena Miconi, che ha portato eleganza e simpatia nel cuore della festa. Cinquant’anni portati con entusiasmo e voglia di rinnovarsi anche in nuove vesti come il gelato ai Sughitti, diventato ormai immancabile, nonostante le temperature quasi invernali.
«Un ringraziamento speciale va alla Pro Loco di Montecassiano, motore instancabile della manifestazione e a tutti i volontari che hanno lavorato da mesi per questa edizione - ha detto il sindaco Leonardo Catena - Dietro a questi tre giorni ci sono tanto impegno passione, competenza e spirito di squadra. Cinquant'anni sono un traguardo importante, frutto di un lavoro collettivo e dimostrazione concreta che quando una comunità si unisce, può costruire qualcosa di bello, duraturo e capace di dare valore alle proprie radici senza rinunciare a guardare avanti con nuovi stimoli».
«Questo mezzo secolo della Sagra dei Sughitti non vogliono essere un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza – ha detto con un sorriso Giuseppe Principi, presidente della Pro Loco –. Due anni fa siamo anche stati insigniti del titolo di “Sagra di qualità”, un premio che abbiamo ricevuto in Senato e che dà lustro al nostro lavoro e a Montecassiano e da domani iniziamo a lavorare alla prossima edizione».
Venerdì 10 ottobre, alle ore 18,15, presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Civitanova Marche, si svolgerà la proiezione del documentario del progetto europeo ImproLANDS, co-finanziato da Europa Creativa e guidato da Accademia56.
L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Civitanova e rappresenta un momento significativo di restituzione pubblica del percorso biennale che ha messo al centro il teatro d’improvvisazione come strumento di rigenerazione culturale, benessere e coesione comunitaria.
Il progetto ha coinvolto territori di quattro Paesi: Italia, Spagna, Grecia e Romania, attraverso residenze artistiche, laboratori, performance e produzioni partecipative, ponendo l'accento su come l'improvvisazione possa alimentare creatività, fiducia collettiva e memoria condivisa.
ImproLANDS ha dimostrato come territori marginalizzati, segnati da spopolamento e traumi collettivi, possano trovare nell’arte condivisa uno strumento di ascolto, trasformazione e benessere.
Durante la residenza italiana, numerose realtà locali dei Comuni di Belforte Del Chienti, Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona, sono state parte attiva.
Il documentario partecipativo prodotto da Studio 8zero (editing di Paolo Strologo) fonde riprese professionali e materiali amatoriali girati dai partecipanti stessi, raccontando con uno sguardo corale il percorso vissuto dalle comunità coinvolte. Seguirà un breve dibattito aperto con il team di progetto.
L’appuntamento di Civitanova del 10 ottobre si inserisce nella fase successiva di disseminazione, con l’obiettivo di condividere i risultati del progetto anche con le comunità marchigiane e favorire un dialogo tra territori interni e costieri. La proiezione sarà preceduta alle 17,30 da un incontro in Comune con i giornalisti.
Il TEAM ImproLANDS è formato da Emanuela Del Savio (coordinamento generale e dimensione europea del progetto), Mario D’Ingianna (coordinamento operativo e logistico interno), Fabio Ambrosini (direzione artistica), Gianluca Budini (artista esperto – senior – di improvvisazione), Daniele Pettinari (organizzazione degli eventi di disseminazione e del coinvolgimento degli stakeholder locali) e Studio 8Zero, con editing a cura di Paolo Strologo.
Il presidente del Cermis, Andrea Passacantando, ha incontrato, l’altro giorno, a Roma, il sottosegretario all’Agricoltura, alla Sovranità alimentare e alle Foreste, Patrizio La Pietra, per presentare le attività e le prospettive del Cermis, Centro di ricerca e sperimentazione per il miglioramento vegetale “Nazareno Strampelli”, una delle eccellenze della ricerca agronomica italiana.
Durante l’incontro, svoltosi in un clima cordiale e costruttivo, Andrea Passacantando ha illustrato la missione e i progetti del Centro, evidenziando il ruolo cruciale che esso riveste non solo per le Marche, ma per l’intero comparto agricolo nazionale.
Il Cermis affonda le proprie radici in una lunga tradizione di ricerca agronomica nata nelle Marche diversi decenni fa, portando avanti la “rivoluzione verde” avviata dal maceratese Nazareno Strampelli. Nel tempo, il Centro ha saputo coniugare la vocazione agricola del territorio con una visione scientifica e innovativa, diventando un punto di riferimento nazionale ed europeo.
Fra i traguardi raggiunti si annoverano lo sviluppo di nuove varietà adatte ai diversi areali italiani, il sostegno alle aziende agricole nelle scelte colturali e la promozione della sostenibilità delle produzioni.
Oggi il Cermis è impegnato in una intensa attività di sperimentazione e miglioramento vegetale, che si svolge su circa 6.000 parcelle sperimentali. Qui vengono condotti test e prove su varietà provenienti da tutta Europa, con l’obiettivo di selezionare quelle più idonee a garantire produzioni agricole di qualità, capaci di resistere ai cambiamenti climatici e alle sfide del mercato globale.
«Il nostro lavoro quotidiano – ha spiegato il presidente Passacantando – è quello di mettere la ricerca scientifica al servizio del mondo agricolo. La sperimentazione che conduciamo non resta confinata nei campi di prova, ma viene trasferita direttamente alle aziende, fornendo risposte concrete per migliorare produttività e sostenibilità. Ogni anno sono realizzate circa 100 prove sperimentali su almeno dieci diverse specie agrarie, per un totale di 6.000 parcelle e 3.000 varietà, su una superficie di circa 20 ettari».
Il sottosegretario Patrizio La Pietra ha espresso vivo interesse per le attività del Centro, sottolineandone l’importanza strategica in un periodo cruciale per l’agricoltura italiana.
L’incontro ha rappresentato un’occasione significativa per rafforzare il dialogo istituzionale e porre le basi per future collaborazioni tra il Cermis e il Ministero. La valorizzazione delle eccellenze marchigiane e il sostegno a centri di ricerca come il Cermis rientrano a pieno titolo nelle strategie di sviluppo del comparto agricolo, chiamato oggi a coniugare innovazione, competitività e sostenibilità.
All’incontro, insieme ad Andrea Passacantando, era presente anche Sauro Petrini, funzionario Masaf del settore ippico.
Grande spettacolo e tanta emozione al Palasport Fontescodella, dove la CBF Balducci HR Macerata ha fatto il suo ritorno ufficiale in Serie A1 Tigotà con una prova di grande carattere, chiusa con una sconfitta al tie-break (2-3) contro l’Honda Cuneo Granda Volley. Un debutto amaro solo nel punteggio, perché le arancionere hanno regalato al pubblico un match vibrante, intenso e carico di emozioni.
In un Fontescodella gremito e colorato d’arancione, la città di Macerata ha risposto presente per celebrare il ritorno nella massima serie. L’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni, in un inedito Monday Night che ha visto tutte le squadre della A1 scendere in campo in contemporanea.
Già dal riscaldamento il calore del pubblico si è fatto sentire. Non sono mancati nemmeno i tifosi arrivati da Cuneo, presenti nonostante la lunga trasferta in un giorno lavorativo.
Nel prepartita, emozioni e parole di orgoglio dai vertici societari. Il presidente Pietro Paolella ha raccontato: “Emozionato come il primo giorno di scuola. Bello, bello veramente, perché ritornare nella massima serie — per me che sono nato e vivo a Macerata — è un grande orgoglio. È una felicità difficile da descrivere, ma sono veramente felice".
Il Commendatore Franco Balducci ha aggiunto: “Siamo pronti, faremo senz’altro un buon campionato, con la speranza di fare molto di più di quello che siamo. Il campo lo dirà: è una squadra nuova, ma dagli allenamenti si vede che può fare molto bene".
Anche l’AD Massimiliano Balducci ha espresso la sua emozione: “È sempre un’emozione, a prescindere dalla categoria, iniziare un nuovo campionato. Questa volta lo è ancora di più, perché torniamo ai massimi livelli. Sappiamo che sarà una stagione piena di difficoltà, ma anche di gioia”.
Prima del fischio d’inizio, momento di fair play con l’omaggio floreale all’ex arancionera Safa Allaoui, consegnato dal DS Maurizio Storani. Poi spazio allo spettacolo in campo: primo set al cardiopalma chiuso da Macerata 30-28 dopo una lunga battaglia punto a punto, seguito da un secondo parziale dominato 25-12. Le ospiti hanno però reagito con orgoglio, vincendo il terzo set 29-27 e ribaltando il quarto 25-18. Nel tie-break le arancionere sono state ad un passo dal successo (14-11), ma Cuneo ha completato una rimonta incredibile (16-14), portando a casa i primi due punti stagionali. Sugli scudi Bintu Diop, autrice di 30 punti e miglior realizzatrice della serata.
Nonostante il rammarico per l’occasione sfumata, il pubblico ha tributato un lungo applauso alla squadra, riconoscendo la grande prestazione e l’intensità mostrata. Una serata che segna non solo l’inizio del campionato, ma anche il ritorno ufficiale di Macerata nel grande volley italiano.
Le arancionere torneranno in campo domenica alle 17:00, ancora al Pala Fontescodella, per affrontare la Wash4green Monviso Volley.
Dopo le elezioni regionali, il Partito Democratico di Macerata si è riunito nella sede di via Spalato per analizzare il risultato elettorale e avviare una riflessione collettiva sulle strategie in vista delle comunali 2026.
All’incontro erano presenti la segretaria cittadina Ninfa Contigiani, il candidato alle regionali Romano Carancini, i consiglieri comunali Narciso Ricotta e Andrea Perticarari, l’onorevole Irene Manzi, insieme a dirigenti e rappresentanti dei Giovani Democratici.
Durante l’assemblea, la segretaria Ninfa Contigiani ha sottolineato la necessità di "rinnovare il dialogo tra politica e cittadini", descrivendo la società come "più stanca e chiusa in sé", attraversata da sentimenti di "rabbia e sfiducia" che nascono dalla perdita di benessere e che, di fatto, allontanano dalla partecipazione politica.
Nel suo intervento, Romano Carancini ha espresso "rammarico per la perdita di rappresentanza della città in Regione", attribuendola a vari fattori, tra cui "il sovrapporsi delle candidature". Ha, inoltre, richiamato l’attenzione sul fenomeno dell’astensionismo, indicato da tutti i presenti come una delle criticità principali di questa tornata elettorale.
Il PD cittadino ha ribadito la propria fiducia nella figura di Matteo Ricci, riconoscendo nella sua candidatura “un valore di coinvolgimento e partecipazione” che ha ridotto significativamente il divario di partenza. Un risultato definito “un patrimonio da non disperdere”, su cui costruire le basi per il futuro politico del partito nella regione.
Guardando alle elezioni comunali del 2026, i Democratici hanno evidenziato come la sfida a Macerata sarà “diversa rispetto a quella regionale”. Secondo la segretaria Contigiani, il centrodestra cittadino avrebbe "segnato un passo indietro", con responsabilità attribuite all’attuale amministrazione Parcaroli.
"Si registra un scontento crescente tra i cittadini", puntualizzano dal Pd. Un malessere che "combinato con una nuova energia dell’alleanza di centrosinistra", potrebbe tradursi in "opportunità positive" per la prossima competizione amministrativa.
Dall’analisi dei seggi è emerso che Matteo Ricci ha prevalso nelle aree centrali della città e in alcune zone tradizionalmente favorevoli al centrosinistra, mentre ha perso terreno in altre parti del territorio.
Un dato che ha suscitato particolare riflessione riguarda Piediripa, dove il risultato è stato deludente nonostante le battaglie del centrosinistra contro la costruzione del nuovo centro commerciale, tema molto discusso negli ultimi mesi.
Un traguardo storico per l’agility dog italiano e una grande soddisfazione per la provincia di Macerata. Andrea Buongarzoni di Urbisaglia, insieme alla sua inseparabile Brigitte, ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali FCI di Agility Dog 2025, disputati dal 17 al 21 settembre a Kalmar, in Svezia.
Buongarzoni faceva parte della nazionale italiana impegnata nella categoria Medium, in squadra con Martina Magnoli Klimesova con Malinka, Viennalisa Di Tullio con Witch e Giacomo Blessent con Like. Il quartetto azzurro ha centrato un risultato senza precedenti: terzo posto assoluto tra le 29 squadre in gara, portando l’Italia sul podio mondiale per la prima volta nella storia di questa categoria.
L’evento, organizzato dalla Federazione Cinologica Internazionale (FCI), ha riunito oltre 500 binomi provenienti da 40 Paesi. Tra percorsi di altissimo livello tecnico e una concorrenza serrata, la prestazione degli italiani ha brillato per precisione, velocità e grande affiatamento tra atleta e cane.
«È stata un’esperienza incredibile – racconta Buongarzoni – poter rappresentare l’Italia in un contesto così prestigioso e tornare a casa con una medaglia mondiale è un’emozione che non si dimentica. Brigitte è stata straordinaria, ha dato tutto in ogni manche. Questo risultato è il frutto di tanto lavoro, passione e fiducia reciproca».
L’impresa di Buongarzoni e Brigitte, insieme a quella dei compagni di squadra, conferma l’eccellente livello dell’agility dog italiano, capace di competere ai massimi livelli internazionali.Un orgoglio per l’intero movimento cinofilo nazionale e, soprattutto, per Urbisaglia e la provincia di Macerata, che possono vantare un atleta capace di portare il nome del territorio sul podio del mondo.
L’Università di Camerino compie un nuovo passo verso la didattica del futuro con l’inaugurazione del laboratorio immersivo di Chimica, presentato oggi presso il Polo didattico Sant’Agostino. Il laboratorio rappresenta un ambiente di apprendimento innovativo che combina tecnologia, realtà virtuale e formazione scientifica, offrendo agli studenti un’esperienza pratica e interattiva in totale sicurezza.
All’evento di presentazione hanno partecipato il rettore Graziano Leoni, la prorettrice alla Didattica Giulia Bonacucina, il docente e presidente dell’associazione PA Social Francesco Di Costanzo, la delegata all’Orientamento Isolina Marota, il direttore della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute Gianni Sagratini, il docente del corso di Chimica generale Fabio Marchetti e i docenti responsabili del progetto, Claudio Pettinari e Daniele Rossi.
“Il laboratorio immersivo – ha spiegato il rettore Leoni – rappresenta un esempio quasi unico in Italia di come la tecnologia possa diventare un alleato della formazione scientifica. Gli studenti potranno comprendere e vivere la Chimica in prima persona, un’esperienza utile anche come orientamento per le scuole superiori. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto, dimostrando quanto la collaborazione tra discipline e generazioni possa produrre risultati di grande valore per la comunità universitaria”.
Il professor Claudio Pettinari ha aggiunto: “Questa metodologia fungerà da addestramento virtuale: gli studenti entreranno poi in laboratorio reale con maggiore sicurezza, consapevoli dei materiali e degli strumenti che incontreranno”.
Il progetto è stato sviluppato grazie al contributo di giovani ricercatrici della Scuola di Architettura e Design “E. Vittoria”, coordinate dal professor Daniele Rossi, in collaborazione con l’azienda Open Comunicazione e i docenti dei corsi di Chimica.
All’interno del laboratorio virtuale, gli studenti potranno eseguire esperimenti reali in realtà virtuale, manipolando strumenti e reagenti digitali e osservando fenomeni chimici in totale sicurezza. L’esperienza è guidata da un’interfaccia interattiva che accompagna passo dopo passo, stimolando osservazione, riflessione e sperimentazione. L’aspetto visivo è studiato per rendere l’esperienza chiara e coinvolgente, con colori più accesi per indicare gli oggetti potenzialmente pericolosi.
“La nostra finalità – ha sottolineato la prorettrice Bonacucina – è rendere l’apprendimento della Chimica più accessibile e stimolante, promuovendo al contempo la collaborazione tra diverse aree scientifiche e progettuali dell’ateneo”.
Con questa iniziativa, Unicam conferma la sua vocazione all’innovazione didattica, puntando a stimolare curiosità, partecipazione e consapevolezza scientifica tra le nuove generazioni di studenti.
È stato presentato questa mattina, nei moderni spazi del Social@b, il programma ufficiale del Macerata Humanities Festival 2025, che dal 14 al 17 ottobre, con anteprime già dal 10 ottobre, trasformerà la città in un laboratorio diffuso di idee, arte e partecipazione. Quattro giornate dense di incontri, spettacoli, mostre, workshop e riflessioni per esplorare il tema di quest’anno, “La forza del dialogo. Saperi e pratiche per la vita comune”, un invito a riscoprire il valore del confronto come chiave per ricucire le fratture del nostro tempo.
Tra i protagonisti di questa edizione figurano Stefano Fresi, Domenico Iannacone, Catherine Dunne, Rossella Miccio, Gino Cecchettin, Cristina Bellemo, Veronica Ruffato, Barbara Poggio, Elena Mil, Ado Hasanović e Azra Nuhefendić, in un programma che conta oltre cinquanta appuntamenti diffusi tra teatri, biblioteche, sedi universitarie e spazi pubblici della città. Il Festival, promosso dall’Università di Macerata con il patrocinio di Regione Marche, Comune di Macerata e Fondazione Marche Cultura, è sostenuto da iGuzzini, BCC Recanati e Colmurano, Fior di Grano, BPER Banca e Lube.
Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti il rettore John McCourt, la delegata del rettore Fabiola Falappa, la presidente di Eum Simona Antolini e il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Macerata Piergiorgio Capparucci, insieme ai rappresentanti dei partner economici Gerardo Pizzirusso e Davide Celani per la BCC e Massimiliano Frapiccini per BPER Banca.
Nel suo intervento, il rettore John McCourt ha ricordato che «la forza del dialogo è al centro del nostro Festival delle Humanities proprio perché oggi abbiamo bisogno di imparare di nuovo ad ascoltarci. Viviamo in un tempo in cui tutti parlano e pochi ascoltano: per questo abbiamo costruito un programma di oltre cinquanta eventi dove l’ascolto e il confronto diventano una pratica viva, aperta a studenti, cittadini e visitatori, senza barriere d’ingresso».
La delegata del rettore Fabiola Falappa ha sottolineato come «il dialogo rappresenti una via capace di aprire nuove possibilità in un’epoca segnata da individualismo e conflitti. Il Festival non si limita alla teoria, ma propone esperienze dirette: incontri, laboratori, mostre e spettacoli che mettono realmente in relazione persone e saperi».
Le anteprime del Festival partiranno venerdì 10 ottobre con l’inaugurazione della mostra “Il soldatino pensò che era la pace” di Veronica Ruffato, ispirata al libro di Cristina Bellemo e curata dall’Accademia di Belle Arti e da Ars in Fabula presso Palazzo Lazzarini (ex Banca d’Italia). La sera, alle 21.15 al Teatro Lauro Rossi, sarà la volta di Stefano Fresi con “Dioggene”, spettacolo ironico e profondo che attraversa epoche e linguaggi per esplorare l’animo umano. Domenica 13 ottobre, al Teatro della Filarmonica, Roberta Biagiarelli porterà in scena “Figlie dell’epoca. Donne di pace in tempo di guerra”, dedicato al primo congresso internazionale femminile del 1915, simbolo di dialogo e riconciliazione.
L’apertura ufficiale del Festival avverrà martedì 14 ottobre con un workshop alla Lube Academy dedicato al “Dialogo intergenerazionale e cultura del lavoro”, occasione per riflettere sulle nuove forme di collaborazione tra generazioni in azienda e sul valore del confronto come leva di innovazione. Nel pomeriggio, alle 18, all'Orto dei Pensatori, si terrà la cerimonia inaugurale che segnerà l’avvio delle quattro giornate di incontri e dibattiti.
Da quel momento, Macerata si trasformerà in un grande spazio condiviso di partecipazione e confronto. Università, scuole, associazioni e istituzioni culturali animeranno la città con iniziative dedicate alla sostenibilità, alla giustizia, al cambiamento del lavoro e al ruolo del dialogo nelle scienze e nelle arti. Tra i tanti protagonisti, la scrittrice irlandese Catherine Dunne, la prorettrice dell’Università di Trento Barbara Poggio, il regista Ado Hasanović e la giornalista Azra Nuhefendić, con le loro testimonianze artistiche e civili sul dialogo tra memorie e culture. Uno dei momenti più attesi sarà l’incontro del 15 ottobre con Gino Cecchettin, che insieme al rettore McCourt e a Barbara Poggio, con intermezzi musicali di Elena Mil, rifletterà su come “trasformare il dolore per rinnovare la vita comune”.
Parallelamente si svolgerà la Fiera dell’Editoria Universitaria BooksUp, curata da Eum – Edizioni Università di Macerata, punto di riferimento nazionale per le University Press. Come ha spiegato Simona Antolini, «BooksUp vuole riflettere sul ruolo dell’editoria accademica nell’università contemporanea e nel mondo dell’open access. Due tavole rotonde affronteranno il tema del dialogo e dell’impatto dell’accesso aperto nella ricerca e nella didattica, fino alla stesura di un Manifesto delle University Press italiane, sottoscritto da rettori e prorettori di numerosi atenei».
Accanto agli incontri, non mancheranno le mostre e gli eventi artistici che accompagneranno l’intera manifestazione. La rassegna “Meru Tales” dell’artista keniota Anne Mwiti offrirà uno sguardo sull’Africa contemporanea intrecciando pittura e narrazione orale, mentre l’esposizione “Scrittori in dialogo” del Centro Bibliotecario di Ateneo esplorerà il ruolo della traduzione come pratica viva di mediazione tra culture. All’interno della Sala Sbriccoli, l’Expo Libri curato da La Bottega del Libro metterà in mostra le pubblicazioni delle University Press italiane e un’ampia selezione di opere in open access.
Ogni sera, i teatri cittadini ospiteranno spettacoli e concerti pensati come esperienze collettive di riflessione e bellezza. Martedì 14 ottobre, il Toudion Ensemble proporrà “Dialogo con la comunità”, concerto per coro femminile, arpa e corni con musiche di Brahms e Britten. Il 15 ottobre, al Teatro della Filarmonica, andrà in scena “Critone”, riscrittura del celebre dialogo platonico sul senso della giustizia, seguita dall’incontro con Cecchettin e Poggio. Giovedì 16 ottobre sarà la volta della Premiazione del Concorso Letterario Humanities, dedicato allo studente e poeta Pietro Polverini, con la partecipazione di Catherine Dunne, Andrea Pierdicca e le musiche di Lorenzo Sbarbati. Il Festival si chiuderà venerdì 17 ottobre al Teatro Lauro Rossi con Domenico Iannacone e il suo toccante spettacolo “Che ci faccio qui in scena”, una riflessione profonda sulla forza della parola e dell’incontro come strumenti di verità.
Tutti gli eventi del Festival sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per lo spettacolo di Iannacone i biglietti gratuiti saranno disponibili presso la biglietteria dei teatri dal giorno precedente. Il programma completo con tutte le informazioni è disponibile sul sito www.unimc.it/mhf.
Come ha ricordato in chiusura il rettore McCourt, «questo Festival appartiene a tutta la città e al territorio: è un invito al dialogo, alla partecipazione e all’ascolto reciproco. Solo insieme, attraverso la forza delle parole e delle idee, possiamo costruire una vita comune più giusta e consapevole».
Si è svolta questa mattina, nella Sala Consiliare del Comune di Camerino, la presentazione ufficiale della XX edizione del Premio Ugo Betti per la drammaturgia, uno dei più importanti riconoscimenti italiani per il teatro contemporaneo. Il bando è stato predisposto dal Centro studi teatrali e letterari Ugo Betti, organo di studio, programmazione e organizzazione nell’ambito delle attività teatrali e culturali in genere che opera per conto dell’Amministrazione comunale e approvato con Deliberazione della Giunta Comunale n. 135/2025.
Dopo i saluti del vicesindaco e assessore alla Cultura Antonella Nalli, che ha sottolineato l’importante lavoro svolto dal gruppo di lavoro, Francesco Rosati, direttore tecnico-scientifico del Centro studi, ha illustrato le novità dei premi, unitamente ad Angela Amici e Sonia Cavirani, componenti del Centro studi unitamente a Carla Carotenuto.
“Questa Amministrazione ha sempre sostenuto le attività volte alla riscoperta di un personaggio straordinario qual è Ugo Betti – ha detto il vicesindaco Antonella Nalli - e attraverso il Centro studi a lui dedicato, che ringrazio per l’ottimo lavoro svolto in questi anni, crea opportunità di conoscenza e approfondimento della sua immensa produzione letteraria. Nel corso dell’anno sono state organizzate e continueremo ad organizzare iniziative rivolte alla cittadinanza, e con questi importanti Premi, che coinvolgono gli autori di teatro e i giovani delle scuole delle Marche, portiamo l’autore ben oltre i confini della sua amata Camerino”.
Il Premio, intitolato al celebre drammaturgo e magistrato camerte Ugo Betti, è aperto ad autori italiani e stranieri viventi e prevede un unico vincitore, che riceverà un premio in denaro di 3.000 euro e la pubblicazione dell’opera nella collana bettiana.
Il tema scelto per questa edizione è “La Solitudine”, suggestione centrale nella produzione letteraria di Betti, che gli autori dovranno sviluppare attraverso opere teatrali inedite. La scadenza per l’invio dei testi è fissata al 16 marzo 2026.
La giuria, composta da esponenti di spicco del panorama teatrale e accademico, è presieduta da Paolo Quazzolo, professore associato di Storia del Teatro presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste e ne fanno parte anche Anna Sica, docente ordinario in Discipline dello Spettacolo – Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo, Maddalena Giovannelli, docente di Storia del Teatro e Comunicazione Teatrale presso l’Università della Svizzera Italiana, Graziano Graziani, scrittore, critico teatrale e conduttore di Fahrenheit (Rai Radio 3), Sergio Lo Gatto, docente di Teatro e Scrittura – Metodologie della critica del teatro e dello spettacolo presso l’Università Sapienza di Roma, critico teatrale, direttore responsabile della testata Teatro e Critica, drammaturgo e Gilberto Santini, presidente dell’AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali).
La cerimonia di premiazione si svolgerà a Camerino il 6 giugno 2026.
Nel corso della conferenza è stato inoltre presentato il “Premio Ugo Betti per i Giovani”, concorso parallelo dedicato alle scuole della Regione Marche, nato per valorizzare la creatività delle nuove generazioni attraverso la scrittura, l’arte e i linguaggi multimediali.
Gli studenti, con la guida dei docenti, dovranno ispirarsi al tema “La Città”, sviluppato attraverso tre suggestive citazioni tratte dagli scritti di Betti, differenziate per grado scolastico (primaria, secondaria di I e secondaria di II grado).
Ciascun partecipante (individualmente o in gruppo) potrà concorrere con una sola opera inedita, scegliendo tra produzione letteraria, artistica o multimediale.
La scadenza per la presentazione dei lavori è fissata al 28 febbraio 2026. La cerimonia di premiazione si terrà a Camerino il 4 giugno 2026.
I premi assegnati consisteranno in una targa e un assegno di €250,00 per ciascun ordine di scuola. Sarà inoltre conferita la menzione speciale “Domenico Cavallaro”, in memoria del promotore del Premio per i giovani.
Civitanova continua a registrare una perdita significativa di attività commerciali nel centro città. Dai dati raccolti sui sette assi principali – viale Matteotti, vialetto Sud e Nord, corso Vittorio Emanuele, Via Trento, corso Dalmazia e Corso Umberto – su 419 esercizi, 108 risultano chiusi, pari al 25,8% del totale.
Il fenomeno è in crescita: le chiusure erano 93 a fine 2024 (22,2%), 99 ad aprile 2025 (23,6%) e 108 a settembre. In soli otto mesi, 15 negozi hanno abbassato le saracinesche, una media di quasi due al mese, proiettando un aumento annuo del 5,4%. In pratica, una vetrina su quattro del centro cittadino è ormai spenta.
Il quadro locale riflette tendenze più ampie: tra il 2012 e il 2024 in Italia sono scomparsi circa 118.000 negozi al dettaglio, e nelle Marche il saldo apertura/chiusura è ancora più negativo, con una nuova apertura ogni quattro chiusure.
Secondo Viviamo Civitanova, “questa fotografia non è solo un dato statistico, ma un segnale di allarme concreto: il centro città rischia di perdere vitalità e attrattività se non si interviene con strategie mirate”.
I fattori alla base della crisi sono noti: la competizione con e-commerce e grandi poli commerciali, costi di gestione elevati, carenze di decoro urbano, problemi di parcheggio e una percezione generale della città come poco attrattiva per i visitatori.
Il movimento civico propone alcune azioni concrete: “Serve introdurre sosta di cortesia, ridurre TARI e canone suolo per chi riapre locali sfitti, sostenere temporary store e pop-up, programmare eventi periodici in centro, incentivare usi culturali dei locali vuoti e rafforzare decoro e sicurezza – sottolineano da Viviamo Civitanova –. Solo così potremo riportare vita e movimento nei nostri corsi, invertire il saldo aperture/chiusure e far tornare il centro a essere un luogo vivo e attrattivo”.
L’obiettivo è chiaro: portare la vacancy sotto il 20% entro 12–18 mesi, aumentare la rotazione della sosta, crescere l’affluenza pedonale del 15% e riattivare almeno 30 locali sfitti con iniziative culturali o commerciali.
I dati alla base dell’analisi provengono da Confcommercio, Confesercenti, Unioncamere–InfoCamere e Regione Marche, ma per Viviamo Civitanova, più dei numeri, conta un progetto condiviso e azioni concrete per il futuro del commercio cittadino.
Un'ondata di entusiasmo e solidarietà ha invaso la Riserva naturale dell'Abbadia di Fiastra domenica scorsa per la settima edizione de "La forza del cammino - Mille passi cominciano sempre da uno", l’iniziativa promossa dall’associazione Le Orchidee Ets di Corridonia in occasione di ottobre rosa, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno.
Sono stati 474 i partecipanti che hanno preso parte alla camminata, un momento di condivisione e consapevolezza dedicato alla salute, alla prevenzione e al movimento come alleato del benessere. L’evento, ormai divenuto un appuntamento fisso per l’associazione, ha voluto lanciare un messaggio forte: camminare insieme significa sostenersi a vicenda e ricordare l’importanza della diagnosi precoce.
Come ogni anno, la manifestazione è stata resa possibile grazie a una rete di collaborazioni e sostegni che hanno contribuito al successo dell’iniziativa.Presente anche il dottor Nicola Battelli, direttore del reparto di Oncologia dell’Ast di Macerata, che da sempre accompagna con sensibilità le attività de Le Orchidee. In collaborazione con la LILT Macerata e la dottoressa Caramanti, sono state offerte visite senologiche gratuite, un gesto concreto di prevenzione a disposizione delle partecipanti.
Ad affiancare l’organizzazione anche gli istruttori di Macerata Nordic Walking, che hanno guidato con entusiasmo i partecipanti lungo il suggestivo percorso immerso nella natura della riserva, e l’azienda Oro della Terra, che ha donato i frutti distribuiti nel consueto "sacchetto della salute" al termine della camminata.
Un grazie va anche alla Fondazione Giustiniani-Bandini, che ha concesso gli spazi della Riserva, e alla Croce Rossa Italiana, sempre presente per garantire sicurezza e supporto, oltre ad aver collaborato alle attività sanitarie sul posto.
Fondamentale, come sempre, l’impegno delle volontarie de Le Orchidee Ets, che con passione e dedizione hanno curato ogni dettaglio dell’organizzazione. "La forza del cammino ci ricorda che muoversi insieme fa bene non solo al corpo, ma anche al cuore - sottolineano dall’associazione -. Un piccolo passo, ripetuto mille volte, può davvero fare una grande differenza".
Un intervento che guarda alla bellezza: è questa la cifra distintiva dei lavori in corso nella Chiesa dell’Immacolata di Macerata, promossi dalla Struttura Commissariale, dall’Ufficio Speciale Ricostruzione e dalla Diocesi di Macerata.
L’edificio, uno dei più significativi esempi di architettura neorinascimentale della seconda metà dell’Ottocento, custodisce un patrimonio decorativo di straordinario valore che il sisma del 2016/2017 ha messo a dura prova: soffitti a cassettoni, stucchi dorati, rosoni, mensole, fregi e pitture che raccontano una storia di arte, fede e cultura. Proprio su questi apparati si concentra l’intervento, che si distingue per la sua attenzione al restauro conservativo.
«Quello della Chiesa dell’Immacolata non è solo un cantiere, ma un gesto di cura verso un luogo che rappresenta un punto di riferimento per la comunità - spiega il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Un intervento che restituisce dignità e splendore a un’opera d’arte collettiva, nata dalla visione dell’architetto Giuseppe Rossi e arricchita nel tempo da artisti e artigiani. La Struttura commissariale, insieme alla Diocesi, all’Usr ed alla Regione, conferma così il proprio impegno non solo nella sicurezza, ma anche nella valorizzazione del patrimonio culturale delle Marche».
Il progetto, finanziato con 1,2 milioni di euro, prevede un restauro critico basato su principi di distinguibilità, reversibilità e minimo intervento. Le strutture lignee del cassettonato, realizzate con la tecnica dell’incannucciata e decorate con motivi classici e colori vivaci, saranno consolidate con sistemi di pendinatura diffusa, evitando interventi invasivi. Particolare attenzione è riservata al soffitto della navata centrale, dove campeggia la figura della Vergine in altorilievo, incorniciata da una sequenza di lacunari policromi.
Le superfici decorate, che coprono quasi 600 metri quadrati, saranno restaurate con tecniche non invasive, rispettando le cromie originali e la matericità degli stucchi e dei legni. Il restauro prevede la mappatura completa degli elementi, la pulitura, il consolidamento e, dove necessario, la ricostruzione mimetica delle parti mancanti. Anche le tele delle cappelle laterali, danneggiate da efflorescenze saline, saranno rimosse, restaurate e ricollocate, mentre la statua lignea della Madonna, attualmente messa in sicurezza con una rete, sarà oggetto di un intervento dedicato.
Commenta Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata: «La chiesa dell’Immacolata di Macerata, posta a metà di Corso Cavour, costituisce con la sua bellissima facciata e con i suoi ricchi decori interni un punto di riferimento spirituale per la città. La devozione Mariana a Macerata si articola idealmente su tre punti che attraversano la città: l’Immacolata, in direzione di Roma; la Madonna della salute, in prossimità del centro storico; e la Mater Misericordiae, proiettata verso il Santuario di Loreto e il mare. La chiesa dell’Immacolata è, in questo asse Mariano immaginario che attraversa la città, il luogo di culto più recente e indica perciò la devozione della Macerata nuova, che timidamente cominciava a sorgere fuori delle mura e a proiettarsi lungo tutte le propaggini del colle. Oggi la nostra città non sarebbe pensabile senza questo scrigno di devozione e di arte. Per questo è urgente e importante l’impegno della Diocesi e della struttura commissariale per un suo recupero non solo celere, ma che ne evidenzi anche all’interno tutto il potenziale di bellezza».
È stato un fine settimana all’insegna della cultura e della partecipazione quello appena trascorso a Pieve Torina, dove il festival MarcheStorie ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica. La presenza del presidente della Fondazione Marche Cultura, Andrea Agostini, ha sottolineato l’importanza della rassegna e la qualità delle iniziative proposte nel borgo dell’entroterra maceratese.
Due gli appuntamenti teatrali che hanno animato la manifestazione: le rappresentazioni della Compagnia della Marca e dello Sperimentale Teatro A, con le regie rispettivamente del giovane pievetorinese Nicolò Pelagalli, capace di emozionare il pubblico, e della talentuosa Allì Caracciolo, che ha firmato un’altra prova di grande sensibilità artistica.
A tracciare un bilancio positivo dell’evento è il sindaco Alessandro Gentilucci, che sottolinea come la cultura possa essere motore di coesione e sviluppo per il territorio.«La partecipazione del presidente della Fondazione Marche Cultura, Andrea Agostini, al festival MarcheStorie di Pieve Torina, è un ulteriore segno della qualità delle proposte che abbiamo presentato questo fine settimana a una platea numerosa e interessata – afferma Gentilucci –. Due spettacoli teatrali diversi, ma complementari, dedicati alla storia del territorio, messi in scena dalla Compagnia della Marca e dallo Sperimentale Teatro A, con le regie rispettivamente del giovane pievetorinese Nicolò Pelagalli, che ha fortemente emozionato il pubblico, e della lodevole Allì Caracciolo, hanno sancito il successo dell’apertura autunnale della stagione culturale pievetorinese».
Il primo cittadino evidenzia anche l’efficacia della formula che unisce spettacolo e tradizione enogastronomica. «Come sempre – aggiunge – abbiamo accompagnato le rappresentazioni con momenti di degustazione di prodotti locali e offerto ai partecipanti la possibilità di visitare il Museo della Nostra Terra, raccogliendo riscontri più che positivi. Il binomio cultura e cibo di qualità è vincente e continueremo a percorrerlo valorizzando le nostre tradizioni, le nostre bellezze naturali, le nostre tipicità perché ciò rappresenta il futuro dell’entroterra maceratese, sempre più legato a un turismo consapevole e responsabile, e alla presenza di servizi adeguati. Bene, dunque, il festival MarcheStorie perché rappresenta un’ulteriore opportunità di crescita per il territorio».
l ristorante ‘Nenetta’, storico locale e balneare situato sul lungomare Lepanto a Porto Recanati, ha tagliato sabato 4 ottobre scorso il traguardo dei 20 anni di attività, segnati da continua crescita e successo sotto la sapiente direzione di Francesco Scortichini. Festa grande, dunque, per il personale assieme ai clienti storici del ristorante.
È una lunga storia di ristorazione e tradizione culinaria, quella di Scortichini, che parte dal primo ristorante di famiglia a Numana negli anni ’50 del secolo scorso, aperto dai nonni Alvaro e Arduina, sino al 2005, quando Francesco, forte dell’esperienza maturata nel settore, ha deciso di fare il grande passo aprendo la propria attività.
“Faccio questo lavoro sin dall’infanzia, al fianco dei miei familiari – ha detto Scortichini -. Se siamo qui oggi a tagliare questo bel traguardo è anche grazie all’impegno e alla dedizione continua della mia famiglia e dei miei splendidi collaboratori, con l’obiettivo di offrire ai nostri clienti un’esperienza sempre più indimenticabile. In questa bellissima giornata voglio ringraziare tutti quanti hanno fatto parte di questo viaggio meraviglioso e che continueranno ad accompagnarmi lungo il cammino”.