Ad un anno dal sisma, il Comune di Macerata decide di premiare "gli angeli del terremoto", coloro che hanno reagito prontamente all'emergenza e che hanno sostenuto finora gli interventi a favore della popolazione terremotata. La cerimonia si è tenuta giovedì 26 ottobre alla Filarmonica e sono stati premiati con un attestato di benemerenza due gruppi: uno riguarda l'associazione cuochi, l'altro riguarda le associazioni di volontariato, le attività commerciali e le forze dell'ordine che hanno prestato a vario titolo la loro opera nei giorni del sisma di un anno fa.
Durante la serata sono state ripercorse con parole e immagini la storia dell’emergenza terremoto a Macerata, di come e con quale spirito sia stata affrontata e come da quel triste accadimento siano nate realtà belle, fatte di vicinanza, fratellanza, amicizia, spontaneità e solidarietà.
“In questo incontro aperto a tutta la città e organizzato a un anno dal terremoto - spiega il sindaco Romano Carancini - vogliamo raccontare le storie di solidarietà, vicinanza e volontariato che hanno reso più ricco questo lungo e difficile periodo a partire dai primi concitati momenti di emergenza fino ad arrivare ai giorni d’oggi. Una splendida rete di amicizie e di collaborazioni che ha messo in luce la natura generosa di una comunità che nelle difficoltà sa restare unita e in questa unione trova la sua forza.”
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un cittadino dell'entroterra maceratese, corrispondente locale per un organo di stampa, ad un anno dagli eventi sismici dell'ottobre 2016.
"Un anno è passato da quel 26 ottobre 2016, una data che è entrata dentro ognuno di noi come se fosse entrata in guerra la nostra Nazione. La nostra gente era abituata a parlare di terremoti dopo l’esperienza del sisma Marche – Umbria del 1997: oramai era un argomento che non destava più particolare preoccupazione, neanche con il terremoto del 24 agosto 2016. Ed invece quel 26 ottobre cambiò la vita di tutti noi facendo cadere molte delle nostre certezze: la scossa fu talmente forte da sembrare un bomba gettata dall’alto da un aereo.
Eravamo tutti nelle nostre case, chissà in quanti hanno avuto il timore di morire visto l’intensità del sisma. Quella notte sono scappato dalla casa e subito furono urla di disperazione e paura: di mia madre, dei miei vicini di casa. Vedere ed ascoltare tutto questo è stato straziante: non posso dimenticare neanche le urla di ragazzine adolescenti che per lo choc si sono buttate a terra battendo i pugni sul suolo.
A Pieve Torina, come negli altri paesi limitrofi del cratere, passammo tutti la notte fuori all’interno delle nostre auto connessi ai cellulari e alle autoradio per capire la dimensione di quanto accaduto, per conoscere le evoluzioni di una situazione spaventosa ma non chiara. Abbiamo provato sentimenti di angoscia, di rabbia, di spavento venendo a conoscenza dei gravi crolli, di ansia ipotizzando la presenza vittime. Per fortuna quest’ultime non ci sono state.
Passare la notte in auto non fu affatto comodo soprattutto in quella fredda notte di ottobre: in quanti siamo rientrati nelle case gravemente danneggiante per procurare cuscini, coperte, acqua! Io stesso, non sapendo cosa poteva aspettarmi, sono rientrato per procurare a mia madre i necessari medicinali. Non volevo rientrare ma non ho potuto cedere alla paura. Chissà quanti come me.
Era notte e osservando i volti tristi e spaventanti della nostra gente già capivo che questo terremoto non sarebbe stato affatto uguale a quello del 1997. La mattina dopo, quando ci svegliammo, fu un colpo al cuore perché con la luce del giorno avemmo la conferma di ciò che non avremmo voluto mai vedere: i crolli ed i gravi danni che avevano subito le nostre case. Eravamo tutti disorientati: non sapevamo quello che ci avrebbe aspettato e quale sarebbe stato il nostro futuro.
I sindaci del cratere comunicarono subito ai propri cittadini la possibilità di dormire nelle strutture di emergenza preparate dagli stessi Comuni nonché la possibilità di alloggiare negli hotel del basso maceratese e della costa adriatica. Io fui tra quelli che scelse la seconda opzione. Finalmente potevamo dormire al coperto dentro un letto e con i servizi necessari, una sola notte di paura e scomodità era bastata a sfinirci ma rimaneva sempre nei nostri pensieri il fatto di dover affrontare i giorni a seguire: cosa ne sarebbe stato del nostro futuro e di quello dei nostri piccoli paesi?
Eravamo tutti preoccupati ed ancora in preda allo shock ma tra terremotati abbiamo sempre cercato di farci coraggio per affrontare al meglio ogni problema, ogni paura senza essere soli. Ci siamo confidati per avere un po’ di speranza e tanto, spesso, è bastato a consolarci. Nei nostri paesi e nella costa adriatica furono preparate postazioni di emergenza da parte della Protezione Civile e delle associazioni di soccorso volontario: l’intento è stato quello di non farci mancare nulla, compresa una parola di conforto. Stessa cosa, per la mia esperienza, posso dire degli albergatori che si sono svegliati nel cuore della notte per preparare gli alloggi per migliaia di persone in arrivo. I terremotati dell’Alto Maceratese, in attesa di risposte da parte delle Istituzioni, non si sono mai dati per vinti anche dando vita ad associazioni, una delle più note è “Io non crollo” composta da molti giovani camerti.
“Io non crollo” ha provveduto a raccogliere beni di prima necessità, alle attività di recupero beni presso le abitazioni, al supporto logistico. Non dimentichiamo neanche ESN AURE Camerino, associazione che già esisteva da molto tempo prima del sisma di ottobre 2016 che tutt’ora si occupa dell’accoglienza e dell’integrazione degli studenti Erasmus nonché degli studenti internazionali. ESN AURE è composta da giovani non camerti che, durante l’emergenza terremoto, non hanno esitato a dare il loro supporto agli studenti e ad aiutarli ad ottenere le informazioni necessarie comunicate dalle Istituzioni e dalle Università.
E grande combattente è stata l’Università degli Studi di Camerino grazie al lavoro svolto dal Rettore Emerito Flavio Corradini e dal suo team: è stata garantita la continuità didattica e non è mai mancato supporto agli studenti. L’hashtag #ilfuturononcrolla è la conferma social del loro impegno. A breve dovrebbe essere pronto il nuovo campus e questa è la dimostrazione che la voglia di reagire c’è e la possibilità di operare e fare pure. Presenti anche i nostri compaesani residenti in Italia e all’Estero che hanno fatto delle donazioni tramite bonifici ai conti correnti dei Comuni del cratere pur di veder risorgere i nostri paesi, parte di quell’Italia che continuano ad amare da lontano.
I Sindaci, poi, sono degli ufficiali in prima linea nella trincea del fronte terremoto: hanno lavorato e stanno lavorando giorno e notte per far rinascere i paesi e per far tornare i loro concittadini nelle proprie terre. Per i Sindaci non è mai stato facile affrontare i granitici ostacoli della burocrazia e non lo è tutt’ora ad esempio in materia di installazione di casette SAE e di ricostruzione delle case inagibili, oggi che le richieste dei cittadini si fanno sempre più pressanti, oggi che non vogliamo più saperne dei complicati meccanismi della burocrazia e vogliamo risposte certe ed immediate. Tra tutti i cittadini proprietari delle case inagibili livello B che non possono fare richiesta di casette SAE, che hanno presentato i progetti di restauro ma ancora non sanno quando partiranno i lavori.
Ai Sindaci del cratere va la nostra ammirazione perché nonostante la situazione difficile hanno seguito, e seguono, le procedure stabilite dai canali istituzionali pur non stancandosi mai di chiedere più poteri e più autonomia nella gestione nei propri territori. I nostri Sindaci, disponibili ad accettare anche la figura di un Commissario Straordinario che svolga funzioni di coordinamento ma che ribadiscono di aver bisogno di piena libertà di azione in materia di ricostruzione e nella gestione dei territori da loro amministrati.
Come già accennato molti cittadini, non avendo risposte certe, già a distanza di pochi mesi dal sisma, hanno dato vita a comitati spontanei in modo da dar voce più facilmente alle istanze ed alle esigenze dei terremotati non risparmiandosi nelle proposte ai Sindaci e alle Istituzioni su come affrontare, e risolvere, le problematiche del terremoto. I Sindaci hanno apprezzato, ed apprezzano, le iniziative dei comitati, necessarie per ampliare e consolidare la conoscenza delle esperienze e per capire meglio come affrontare i problemi ma da sempre, tutti, mantengono ferma un preciso dettame: a condizione che i comitati non scavalchino nell’eccesso e nella strumentalizzazione mirando a sostituirsi alle amministrazioni competenti.
Il rischio è noto: i comitati hanno fatto delle buone proposte coinvolgendo le Istituzioni sono portavoce del pensiero, delle paure, delle angosce e delle speranze ma alcuni di essi (per fortuna pochi) sembrano creati al solo scopo di realizzare interessi di singoli e non quelli di una collettività privata, in pochi secondi, di elementi essenziali di vita.
Ma tra i veri “eroi” del terremoto vanno giustamente considerati loro: i commercianti (basti pensare al Vecchio Mulino e al Forno Pascoli di Pieve Torina che non hanno chiuso un solo giorno), e gli allevatori che, nonostante i crolli, la solitudine, il freddo, la neve ed ogni condizione avversa immaginabile non hanno abbandonato le loro terre continuando a lavorare e a garantire non solo il servizio e l’offerta ma soprattutto la loro presenza continua nel territorio. Grazie a loro per non averci abbandonato e per non aver desistito, nonostante tutto.
E nella cronaca di quanto accaduto va certamente evidenziata la mancanza di risposte certe da parte delle Istituzioni e le gravi e non trascurabili conseguenze nelle comunità terremotate. Questa mancanza di chiarezza ed il loro temporeggiare va annoverata, senza dubbio, tra le maggiori cause di quella “guerra tra poveri” che ha più volte stremato i terremotati suddivisi in due distinte “fazioni”: quelli rimasti nei paesi distrutti e quelli alloggiati negli hotel. Una guerra continuata nel momento in cui la Protezione Civile ha effettuato i trasferimenti degli sfollati presso altre strutture recettive per fare spazio ai turisti. Nulla di peggio per le nostre comunità martoriate.
Una guerra che invece vogliamo tutti combattere è quella contro coloro che hanno mirato ad arricchirsi sulle spalle della disgrazia di noi terremotati, coloro che, ad esempio, hanno richiesto ed ottenuto il contributo di autonoma sistemazione senza averne alcun diritto. Grazie agli inquirenti ed alle loro indagini che continuano a smascherare sempre nuovi casi di “furbetti del sisma”.
E quanto sopra per condividere che qualsiasi disgrazia che colpisca il proprio paese, una calamità naturale, un’epidemia o una guerra, dovrebbe principalmente insegnare ad ognuno di noi che la forza vera è data dalla collettività: dalla capacità di darsi da fare e soprattutto di restare uniti per risollevare il proprio destino e quello delle proprie terre. Ma a volte, soprattutto quando raccolgo le riflessioni di coloro che con me condividono questo destino, penso che forse neanche questo forte terremoto è riuscito a scuoterci. In una situazione come quella che stiamo passando è giusto protestare evidenziando cosa non va ma nello stesso tempo occorre essere propositivi, attivi e fattivi: facendo proposte concrete, anche se piccole, proponendosi con fare pratico, condividendo e smussando ogni nostra spigolatura verso l’obiettivo comune; diversamente si rischia di fare del populismo che già ha portato dei precedenti pericolosi, già confermati dalla storia.
Quando si affronta un’esperienza come il terremoto, oltre ad avere un aiuto materiale e psicologico, è necessario avere anche un aiuto spirituale, ruolo che nelle nostre terre è svolto dalle parrocchie. Ma qualche parroco è stato assente ed i terremotati, che sicuramente non avrebbero chiesto ai loro parroci di risolvere questioni relative alla ricostruzione, nel loro essere sfollati, perduti e soli, avrebbero certamente giovato del conforto dei loro sacerdoti.
È passato un anno da quel maledetto 26 ottobre 2016, la nostra vita è cambiata, i nostri animi sono cambiati. Molti paesi non saranno più quelli di prima e con alta probabilità molte frazioni non ci saranno più. Molti abitanti dei nostri paesi hanno deciso di non tornare più per paura e per stanchezza, per mancanza di risposte e di certezze, ma tanti altri hanno deciso di tornare per provare a far rinascere le nostre terre nonostante le difficoltà ed grandi sacrifici che ci aspettano. Il primo gradino di questa rinascita è la consegna delle casette SAE già completata dal Comune di Fiastra e ancora in fase di esecuzione nel Comune di Pieve Torina. Mi viene in mente una frase del vescovo del terremoto del Friuli del 1976 S.E Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, il quale pronunciò la frase che divenne lo slogan della ricostruzione: “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”.
Con il terremoto 2016, sullo stesso piano delle fabbriche, vorrei potessero esserci tutte le scuole: la prima vera pietra della ricostruzione, il primo investimento per il futuro. Come a Pieve Torina, dove i ragazzi delle scuole elementari e medie, che svolgono attualmente le attività didattiche all’interno di un container messo a disposizione dal Comune, entreranno presto nella nuova scuola, ora in costruzione e presto pronta, donata da un gruppo di imprenditori senigalliesi grazie al progetto “Succisa Virescit”. Scuola fortemente voluta dal Sindaco e da tutta la comunità.
Le nostre terre hanno affrontato così tante difficoltà, la storia lo racconta, e nonostante tutto hanno ricominciato a vivere: per quale motivo i nostri paesi non dovrebbero prendere spunto dagli errori del passato per rinascere e riprendersi anche questa volta?"
Dopo il caso della sparizione della fiamma sopra la granata dal monumento al Maresciallo Piermanni a Civitanova, venuto alla luce il mese scorso (leggi qui), da qualche giorno il simbolo dei Carabinieri apposto sul busto è tornato ad essere integro.
E' stato infatti sostituito quello provvisorio in plastica, apposto prima dell'inaugurazione, con uno definitivo in ottone, più bello e robusto del precedente.
Un sogno che si concretizza a un anno di distanza dal terremoto che nell'ottobre del 2016 ha devastato il centro Italia: per Natale a Muccia sarà realizzata la nuova chiesa a servizio di tutta la comunità.Sarà intitolata a Papa Francesco.
Quella che sembrava una missione impossibile, è diventata realtà grazie all'impegno e alla collaborazione fra diversi soggetti che, dopo diversi contatti, sono riusciti a trovare un punto d'incontro comune e a regalare alla comunità di Muccia una struttura di 120 metri quadrati dove realizzare la nuova chiesa.
Sono stati Guido Picchio e il sindaco di Muccia Mario Baroni a tessere le fila per arrivare a questo splendido obiettivo, raggiunto grazie alla fondamentale collaborazione del dottor Sergio Zaccarelli, in rappresentanza di CNS, il Consorzio Nazionale Servizi di Bologna.
Un precedente incontro ad Accumoli fra il presidente di Cns, Baroni e Picchio aveva consentito di avere già la garanzia che la chiesa si sarebbe fatta. Poi l'ultimo incontro a Muccia ha ufficializzato il regalo alla piccola cittadina dell'entroterra.
Nei prossimi giorni inizieranno i lavori di costruzione della chiesa che, così entro Natale, sarà a completa disposizione della comunità di Muccia.
Consegnate 7 casette agli abitanti della frazione Costafiore di Muccia. Nella mattina di giovedì 26 ottobre si è tenuta la cerimonia della consegna delle chiavi ai 22 abitanti della piccola località muccese che ad un anno dal sisma riescono a tornare "a casa" nei luoghi di residenza. Presenti il sindaco Mario Baroni, l’assessore alla Protezione Civile della Regione Marche, Angelo Sciapichetti, i rappresentanti della ditta esecutrice dei lavori, del Consorzio Cns, dell’Erap, le autorità militari e religiose e i cittadini.
“Consegnare oggi ad un anno esatto dal sisma le prime casette a Muccia – ha detto Sciapichetti – è un segnale di speranza. Occorrono gesti concreti che rispondano alle esigenze delle famiglie. I cittadini devono poter tornare il prima possibile nei propri luoghi d’origine, non solo nei comuni, ma, come stiamo facendo oggi, nelle singole frazioni. Occorre in primo luogo ricreare le comunità, poi far ripartire le attività commerciali e artigianali, così riprende un’economia e questi luoghi tornano a vivere. La situazione è drammatica e difficile, ma con l’impegno corale di tutti qui a Muccia contiamo di consegnare altre casette entro novembre e terminare le ultime assegnazioni entro Natale. Questo pomeriggio sarò a Roma dove incontrerò il commissario De Micheli per affrontare i nodi della semplificazione e della ricostruzione leggera, occorre dare al più presto la possibilità ai cittadini di intervenire in modo semplice e veloce”.
Il cantiere di Borgo Costafiore è potuto procedere velocemente, grazie alla situazione dei luoghi che non ha comportato imprevisti e difficoltà particolari da gestire. Frane, dissesti, fiumi, opere pubbliche da ricollocare, incidono non di rado sui cronoprogramma preventivati. “Grazie all’impegno di tutti, dalla ditta esecutrice al consorzio Cns, all’Erap, alla Regione – ha detto Baroni – oggi ventidue persone tornano a vivere a Costafiore. A breve verrà avviata l’area commerciale di Muccia e gli altri due piccoli villaggi prenderanno tra poco vita, grazie alla consegna delle ultime Sae. Una volta montate verrà collocato anche un locale di 120 metri quadrati donato dal consorzio Cns che verrà adibito a chiesa. La comunità pian piano si rinsalda”.
Il Consiglio Comunale del Comune di Recanati approva la variazione di bilancio. Così inizia il terzo "round" per i lavori di ristrutturazione post sisma al Palazzo Comunale. inoltre Recanati avrà un nuovo campetto di calcio a 5 e relativa copertura (anche a servizio delle scuole, in particolare del Liceo Scientifico), verrà sistemata l'area parcheggi al PalaCingolani e sarà effettuato un intervento a sostegno delle attività commerciali e di chi ristruttura nel Centro Storico.
"Nuovi investimenti per la crescita della città utilizzando i proventi della copertura assicurativa del Palazzo Comunale - dichiara il Sindaco Francesco Fiordomo - L'attenzione e la lungimiranza dei funzionari e degli uffici comunali ci ha consentito di riscuotere 3 milioni di euro ed ora li utilizziamo per riaprire il Palazzo Comunale e per altri interventi che danno risposte concrete alle richieste dei cittadini".
Il Palazzo Comunale, dopo la sistemazione del tetto e l'incatenamento della struttura e il rifacimento dei solai, sarà interessato da un successivo intervento con la sistemazione in particolare dell'Aula Magna, Sala del Consiglio e Sala degli Stemmi.
All'anniversario del terremoto dell'ottobre 2016 il Sindaco di San Severino Marche Rosa Piermattei continua la sua battaglia per la ricostruzione. “A un anno dal terremoto lascio urlare il silenzio dei cantieri e per un giorno sto zitta”. Così commenta la poca velocità nell'affrontare le problematiche derivate dal sisma. La Piermattei fa il giro dei più importanti cantieri della ricostruzione in città: prima quello dell’Itts, l’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Eustachio Divini”, e poi quello delle Sae, le strutture emergenziali che sono in fase di installazione nel rione San Michele.
“Oggi non commento – aggiunge il primo cittadino settempedano – Voglio però dire grazie a tutti i volontari e alle istituzioni per la vicinanza che ci hanno fatto sentire, e per l’aiuto che ci hanno dato, in piena emergenza. E voglio dire grazie alla popolazione per la dignità e la compostezza fino ad oggi dimostrate. Nonostante il nostro sia stato il primo Comune a portare a termine più di 7mila controlli, a concludere da solo le demolizioni degli edifici pericolanti, a portare via praticamente tutte le macerie, ci ritroviamo bloccati e impotenti. Abbiamo fatto tutto quanto ci competeva ma non è stato sufficiente per far partire i cantieri. Mi aspettavo che almeno la ricostruzione leggera potesse decollare e invece nulla. E’ per questo che oggi, un anno dopo, preferisco lasciare che sia il silenzio della ricostruzione ad urlare per scuotere, almeno, gli animi di tutti”.
L'attesa per le soluzioni abitative di emergenza appare eterna, così Terre in Moto Marche ha messo in piedi una singolare protesta: alcune casette di carone sono state posizionate ad Ancona sotto la sede della Regione.
"Visto e considerato che quelle che da un anno dovrebbero sorgere nei paesi colpiti dal terremoto ancora non si vedono, come rete Terre In Moto, abbiamo voluto consegnare alla Regione le nostre SAE, che con l’occasione ribattezziamo “Soluzioni abitative in attesa eterna”. Dopo un anno continuare a chiamarle con il loro nome (Strutture abitative in emergenza) sembra una gigantesca presa per i fondelli. Per rendersi conto del punto della situazione basta confrontare i tempi che la Regione aveva previsto a maggio 2017 con lo stato attuale delle cose.
Queste strutture" spiegano i referenti di Terre in Moto "rappresentano chiaramente solo una delle criticità ancora presenti e con le quali ci confrontiamo ogni giorno ma sotto l’aspetto simbolico sono fondamentali perché nel ritardo della loro consegna è racchiuso tutto il senso della strategia dell’abbandono di cui parliamo da mesi.
Aggiungiamo inoltre che è gravissimo quanto emerso in queste settimane, già previsto e prevedibile, in merito alle condizioni degli operai che lavorano alla costruzione e posa delle SAE. Costretti a turni di lavoro massacranti e con qualsiasi condizione meteo (su richiesta esplicita della Regione stessa) si ritrovano a scontare ritardi e responsabilità che sicuramente non sono di loro competenza. Ancora una volta a pagare sono i più deboli.
Le nostre casette sono anche un messaggio rispetto alle tanto vituperate “casette abusive”, contro le quali ci si è mossi con tanto rigore. Di fronte ai ritardi ancora presenti se ci sono stati degli abusi sono stati sicuramente quelli commessi dalla politica e non quelli di chi, con tutte le differenze e i distinguo del caso, hanno pagato di tasca propria l’unico modo per resistere. Politica che se da un lato mostra tutta la sua incapacità dall’altro ha iniziato a “far calare” gli sciacalli in vista di una campagna elettorale che nel cratere si appresta ad essere devastante. Ma chi ha perso casa e lavoro, se non i propri cari, non è carne da macello e non accetta la guerra tra poveri che si vorrebbe imporre.
Ad un anno delle scosse che più hanno colpito i nostri territori, lasciamo quindi queste casette abusive sotto a palazzo Raffaello, sede della Regione Marche e invitiamo tutti alla Marcia del Ritorno che abbiamo organizzato per domenica 29 ottobre alle ore 10.00 da Maddalena di Muccia a Pieve Torina. Torneremo in strada nel cratere per riprendere parola tutti insieme, terremotati e non, e per gridare la nostra volontà di tornare, resistere e ricostruire".
L’Associazione Help S.O.S. salute e famiglia Onlus di San Severino torna ad alzare la guardia sull’ospedale settempedano, perché sottoutilizzato come struttura pienamente agibile e “spogliato” di servizi importanti per il territorio. Una delibera di Giunta regionale, dell’agosto 2016, ha messo per iscritto ciò che dovrebbe funzionare all’indomani della chiusura del punto-nascite, ma ormai è passato più di un anno – c’è stato anche un terremoto che ha devastato l’entroterra – e poco o nulla è stato concretizzato.
Così la presidente dell’Associazione, Cristina Marcucci, ha preso carta e penna e ha scritto per “fotografare” l’attuale preoccupante situazione. “La week surgery – sottolinea – doveva essere di riferimento provinciale, inglobando pure le attività di Recanati e soprattutto di Tolentino: 80% degli interventi a ciclo breve in ambito chirurgico, dermatologico, ginecologico e oculistico dovevano essere svolti a San Severino. Invece assistiamo a continui pensionamenti dei medici senza sostituzione: gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati Oddi e Rocci, mentre la dottoressa Coccaro è stata trasferita al Pronto soccorso di Camerino. Inoltre, le sale operatorie lavorano con turni ridotti da 12 a 6 ore.
Per quanto riguarda poi l’attività ginecologica, siamo davvero al minimo: un giorno a settimana per le ecografie a cura dell’equipe di Macerata del dottor Pelagalli, più attività di consultorio il martedì mattino con la dottoressa Brandi. Per il resto della settimana il servizio è totalmente scoperto, quando invece la stessa determina di chiusura dei punti nascita prevedeva che rimanessero tutti i servizi legati alla gravidanza fino alla 36^ settimana. A ciò si aggiunga che l’ambulatorio pediatrico di 18 ore non è stato mai attivato pienamente, visto che funziona soltanto 10 ore; si è passati, quindi, da un reparto perfettamente funzionante a una povera manciata di ore, lasciando scoperto totalmente - dal punto di vista del soccorso e della specialistica - un intero territorio che va da Fabriano fino a Macerata.
Infine, a livello di lungodegenza e cure intermedie i 10+10 posti letto non sono mai stati attivati e non c’è al momento neppure una tempistica precisa sulla loro effettiva operatività. Insomma, una presa in giro, come se ci fosse un preciso progetto di depauperare questa struttura per spostare quanto più possibile verso altre strutture, lasciando le zone interne prive di servizi e approfittando della debolezza di un territorio duramente colpito dal sisma. Dovrebbe essere invece l’esatto contrario: “L’ospedale di San Severino è ben collegato – rimarca l’Associazione Help – e ha spazi adeguati per risolvere il grande problema delle lunghe liste d’attesa per i piccoli interventi e può svolgere ottimamente la funzione di supporto ai centri più grandi. E non ci si dica che i medici non vogliono venire a San Severino: loro chiedono solo la certezza di avere un posto che, spostandosi, gli garantisca un progetto di vita”.
I Vescovi delle Marche si sono incontrati a Loreto mercoledì 25 ottobre. Nel corso dei lavori, è stato eletto presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana Mons. Piero Coccia, Arcivescovo Metropolita di Pesaro. Egli succede al Card. Edoardo Menichelli, al quale è stato rinnovato il più sentito grazie per il servizio reso come presidente della Conferenza dei Vescovi marchigiani.
I vescovi hanno, poi, espresso la loro cordiale gratitudine anche a Mons. Luigi Conti, Amministratore Apostolico di Fermo che lascerà il suo compito a Mons. Rocco Pennacchio, neo eletto Arcivescovo di Fermo.
Tra gli altri temi affrontati, c'è l'aggiornamento da parte di Mons. Stefano Russo, Vescovo di Fabriano-Matelica, sulla situazione post sisma nelle varie diocesi. Sono state evidenziate problematiche e prospettive future, rendendosi urgente una concertazione anche con le autorità regionali oltre che con il neo Commissario straordinario per la ricostruzione, De Micheli.
Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa dell'assessore regionale Angelo Sciapichetti rivolta al sindaco di Macerata Romano Carancini.
“Il vero scandalo nella gestione del servizio idrico nella provincia di Macerata è che ci sono molteplici piccoli soggetti gestori, anziché l’ente unico, a cui si sarebbe dovuti arrivare già entro il 2015, come previsto dalla legge. Così inefficienze e costi lievitano. Carancini dovrebbe ricordare che il presidente dell’AAto 3 Francesco Fiordomo, insediatosi alla fine del 2015, aveva pubblicamente preso l’impegno di arrivare al gestore unico entro e non oltre l’estate del 2016, mentre invece nonostante le ripetute sollecitazioni pubbliche e private effettuate dagli uffici e dal sottoscritto in questo senso, siamo ad ottobre 2017 ed ancora abbiamo molti, troppi soggetti gestori.
Ci sono infatti ad oggi tre società che detengono partecipazioni in ben sette ex municipalizzate, inoltre otto comuni mantengono, in modo difforme dalla normativa, la gestione diretta. Sono solo tre i piccoli comuni che, in modo regolare, gestiscono direttamente il servizio. La situazione è troppo frammentata e completamente contraria alla legge. Occorre pervenire al più presto al soggetto unico gestore, per garantire non solo il rispetto delle norme, ma anche quelle economie di scala che permettano una gestione efficiente del servizio idrico integrato di qualità a servizio dei cittadini”.
Da parte della Regione non c’è nessuna chiusura a priori né la volontà di vanificare gli investimenti nel servizio idrico integrato che, anzi auspichiamo e lavoriamo affinché crescano, per razionalizzare, eliminare le perdite, aumentare la qualità ed abbassare i costi per i cittadini. Questo può essere fatto solo con il gestore unico, non con una miriade di piccoli gestori.
Non corrisponde assolutamente al vero che ci sia un diniego pregiudiziale della Regione sulla captazione come dice il Sindaco di Macerata, tant'è vero che abbiamo recentemente autorizzato un aumento di 50 litri al secondo per consentire di far arrivare l’acqua del Nera nei rubinetti delle famiglie dei Comuni di Montecassiano e Montefano dove fino ad oggi sono arrivati gli impianti realizzati dalla società Acquedotto del Nera.
La quantificazione definitiva della captazione d’acqua potrà avvenire solo a seguito degli studi e approfondimenti in corso. Il terremoto ha sconvolto l’assetto idrogeologico dell’area dei Sibillini, ne è scaturita come noto l’esondazione del Fiume Nera, fenomeno che è stato sotto gli occhi di tutti.
In un primo momento si era registrato un improvviso e significativo aumento della portata, che attualmente, tuttavia, è in fase di regressione con altrettanto significativa riduzione. Il dovere della regione deve essere quello della salvaguardia della risorsa idrica come bene pubblico, per soddisfare le esigenze attuali e delle generazioni future, per questo le autorizzazioni seguiranno rigorosi accertamenti tecnico scientifici”.
Si è costituito ieri sera, nel corso di un incontro tenutosi a Tolentino, un comitato intercomunale tra San Severino, Cingoli, Tolentino e Recanati che ha come scopo quello di fare da baluardo, nella lotta per conservare i servizi sanitari essenziali alla popolazione di questi quattro comuni e dei paesi del circondario. Gli obiettivi prioritari sono il ripristino dei servizi di emergenza e il potenziamento dei punti di primo intervento, importanti riferimenti territoriali all'interno dell'offerta sanitaria provinciale, indispensabili per garantire il diritto alla salute.
Al di là della futura localizzazione dell'ospedale provinciale, i referenti del comitato intercomunale intendono gettare le basi anche per un modo nuovo di porsi, nell'offerta dei servizi essenziali per le comunità, come la sanità, la scuola, i trasporti, la gestione del post terremoto, chiedendo un nuovo modo di amministrare, partendo dal basso e dalle necessità reali delle comunità. I comuni di Cingoli e Tolentino faranno da capofila per la prossima richiesta di un incontro in Regione, in cui sarà ribadita la richiesta di mantenere i servizi sanitari nelle strutture cittadine esistenti di comuni di media grandezza, che non rappresentano solo il proprio territorio, ma sono il riferimento dei centri limitrofi, per un potenziale bacino d'utenza di circa 100 mila abitanti.
All'incontro sono intervenuti il sindaco ed il vicesindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi e Silvia Luconi, il vicesindaco di Cingoli Luigi Ippoliti, i rappresentanti dei comitati per la difesa degli ospedali di San Severino Marche e di Recanati.
"Dobbiamo ricostruire i muri, certamente. Ma soprattutto dobbiamo ricostruire le comunità, fatte di bambini e di scuole, di cittadini che lavorano e di un ambiente che non verrà deturpato". Questo è ciò che ha detto il Commissario alla ricostruzione Paola De Micheli, durante il suo intervento alla presentazione del calendario che l'Associazione nazionale funzionari di polizia ha realizzato con l'obiettivo di raccogliere fondi per i bambini orfani del terremoto.
"Ci sono ferite profondissime che restano anche a distanza di tempo - ha aggiunto De Micheli - e altre ferite che possono essere rimarginate, come quelle sull'integrità della comunità. Il nostro compito, che è molto complicato, è costruire il futuro nel senso pieno del termine, affrontando la ricostruzione nella sua pienezza. Non possiamo perdere di vista l'insieme del progetto". De Micheli ha poi ribadito che è fondamentale "coniugare la velocità nel fare le cose col farle bene".]Ce la stiamo mettendo tutta - ha concluso - e continueremo a farlo".
FONTE ANSA
Il quadro parziale che sta vivendo la sanità maceratese ad un anno di distanza dal terremoto non è dei più confortanti considerando l’ospedale di Tolentino parzialmente inagibile, la RSA di San Ginesio ancora chiusa e la week Surgery di San Severino Marche che non decolla, senza contare le diverse strutture per anziani chiuse nelle zone montane. Proprio per questo Elisabetta Guglielmi, Segretaria Nursind Macerata, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche, si fa sentire.
“Non si è fatto nulla per migliorare la situazione. - dice la Guglielmi - Era il 27 ottobre del 2016. Il ricordo di quella giornata al presidio ospedaliero di Tolentino è ancora vivo e fa male. Una giornata iniziata con la notizia che tutto l’ospedale fosse inagibile, dove molti dipendenti in servizio o rientrati appositamente, si sono ritrovati in reparto per dare il loro contributo. 35 pazienti sono stati trasferiti tra l’ospedale civile di Macerata, nelle case di riposo o in altre strutture sanitarie in meno di 5 ore, grazie all’impegno di un gruppo di lavoro affiatato e preparato.
Ricordo ancora l'ospedale vuoto alle nostre spalle con il cuore in gola e le lacrime agli occhi, i volti dei colleghi e il lungo abbraccio prima di lasciarci con l'amara consapevolezza che nulla sarebbe stato più come prima. Già dallo stesso pomeriggio alcuni infermieri ed OSS prestavano servizio al presidio ospedaliero di Macerata in Geriatria o Pneumologia. Oggi dopo tanto clamore fatto dal Sindaco durante la campagna elettorale, le rassicurazioni del Direttore dell' AV3, gli elogi del Direttore Generale Asur e i complimenti ricevuti dal Presidente della Regione Marche, cosa troviamo a Tolentino? Dal 3 novembre 2016 la Lumpa (lungodegenza medicina post acuzie) si sarebbe dovuta trasformare in un Ospedale di Comunità con 40 posti letto. Dove sono andati a finire? Tolentino oltre a qualche ambulatorio, è ridotto ad un PPI ((Punto Primo Intervento) che senza una radiologia ed un centro per effettuare esami urgenti, non ha senso di esistere. Sorte migliore non è toccata alla RSA di San Ginesio, che dopo il 30 ottobre ha evacuato i 16 ospiti presenti e li ha trasferiti a Recanati. Ad oggi i posti letto della RSA di San Ginesio sono stati accorpati alle cure intermedie ma ridotti a 6. Senza alcun preavviso, il personale in eccesso è stato spostato in altre strutture sanitarie. La Week Surgery di San Severino Marche sarebbe dovuta diventare il centro d'eccellenza per l'Area Vasta 3 ma ancora tarda a decollare.
La politica si batte per difendere i vari PPI senza dare delle risposte soddisfacenti che invece sono prontamente arrivate dal privato. I sindacati chiedono la trasparenza e la chiarezza e si vedono rinviare decisioni e incontri utili ad affrontare i problemi. Il Nursind nella riunione del 24 ottobre con i rappresentanti dell’AV3, ha più volte richiamato l'attenzione sul fatto che tanti colleghi dopo l'evento sismico ancora non sono tornati nelle proprie case e che percorrono centinaia di chilometri per andare a lavorare, non avendo avuto un’assegnazione definitiva rispetto al regolamento sulla Mobilità. L’AV3 rispetta la legge quando sospende i rimborsi per i trasferimenti dopo 240 giorni ma viene meno alle regole non dando risposte adeguate sull’intricato groviglio della Mobilità ferma al 2010. Dall'azienda abbiamo ricevuto l'esile promessa a chiudere il percorso entro l'anno. Tutto questo è inaccettabile.
Nursind provvederà a diffidare l’AV3 ai fini del rispetto dell’art. 7 che individua come termine essenziale per la mobilità 12 mesi dall’assegnazione temporanea in esercizio del potere organizzatorio.”
Dopo aver licenziato, nel corso dell’ultima seduta, la proposta di deliberazione per proporre alle Camere l’inserimento, nell’ambito del Bilancio di previsione dello Stato, delle risorse da destinare alla riqualificazione dell’Hotel House, la Terza Commissione assembleare, questa mattina, ha effettuato un sopralluogo alla struttura abitativa di Porto Recanati.
Un passaggio doveroso per toccare con mano le tante problematiche di ordine non soltanto strutturale e abitativo, ma anche sociale e di pubblica sicurezza che attanagliano l’edificio-quartiere porto recanatese. Sono, infatti, 480 gli appartamenti che costituiscono la grande struttura, dislocati su 17 piani ed oltre 2500 tra residenti e domiciliati, in larga parte stranieri. La Commissione, presieduta da Andrea Biancani, è stata accompagnata nel sopralluogo dal sindaco di Porto Recanati, Roberto Mozzicafreddo, e da alcuni rappresentanti del Consiglio comunale dapprima all’esterno del fabbricato e, successivamente, all’interno di uno spazio comunale, situato al pianterreno, dove è attiva una biblioteca per ragazzi.
“Un sopralluogo che ha consentito, anche ai consiglieri regionali che non sono della zona, di conoscere la situazione. – ha rilevato Biancani – E’ oramai imprescindibile che la questione venga affrontata ad un livello più alto di quello comunale ed è giusto che lo Stato si occupi dell’Hotel House così come si è occupato di altre zone degradate delle grandi città d’Italia, in quanto risulta evidente una condizione di forte disagio sociale accompagnata da carenze strutturali e criticità delle zone adiacenti. La priorità che è, poi, emersa con chiarezza dal confronto con i presenti è quella di mettere in condizione l’attuale amministratore condominiale, nominato dal Tribunale, di approvare il Bilancio e quindi procedere alla riscossione delle quote da destinare ad interventi di messa in sicurezza e ripristino del decoro”.
La proposta di deliberazione regionale, di cui è primo firmatario il consigliere regionale Luca Marconi (gli altri firmatari dell’iniziativa sono i consiglieri Fabio Urbinati e Boris Rapa, oltre all’assessore Angelo Sciapichetti, anch’egli presente al sopralluogo) chiede, in sostanza, di inserire nella legge di Bilancio statale specifiche voci di finanziamento per “interventi di riqualificazione e messa in sicurezza dell’edificio-quartiere Hotel House di Porto Recanati”.
“Non esiste alcuna condizione per finanziare l’intervento dei privati – ha rilevato Marconi – ma, con la legge, si pone in primo piano, a livello di emergenza nazionale, la situazione che sta attraversando il comune di Porto Recanati, indicando la riqualificazione dell’Hotel House come dato nominativo preciso e prioritario”.
"Nei prossimi giorni" l'Italia riceverà il versamento di 1,2 miliardi di euro dal Fondo europeo di solidarietà per aiutare la ricostruzione nelle zone del centro Italia colpite dalle scosse di terremoto del 2016 e 2017.Lo ha annunciato in una nota la Commissione Ue, che a giugno aveva proposto lo stanziamento, il più elevato da quando esiste il Fondo di solidarietà.
Una volta ultimate le procedure tecniche necessarie, i soldi saranno nella disponibilità delle autorità italiane per supportare la ripresa delle attività economiche, coprire i costi dell'emergenza e di protezione del patrimonio culturale. "Con questo stanziamento noi manteniamo la nostra promessa di stare accanto all'Italia durante il processo di ricostruzione", ha dichiarato la commissaria Ue alla Politica regionale, Corina Cretu.
(Fonte Ansa)
Trascorso quasi un anno dalle violente scosse dell'ottobre 2016, la situazione della chiesa romanica della Santissima Annunziata o Basilica di Santa Maria a Piè di Chienti, è ancora di attesa di un sopralluogo. Dopo la messa in sicurezza di una colonna che presentava delle lesioni prodotte probabilmente dal terremoto, si stanno infatti aspettando i controlli da parte degli enti preposti.
La chiesa, ricorda Don Lauro Marinelli, parroco della frazione, è di proprietà del Comune e sono stati proprio gli esperti inviati dall'ufficio tecnico a verificarne le condizioni e "fasciare" la colonna in oggetto, per evitare che il problema rilevato si ampliasse e si potesse tramutare in qualcosa di più serio, permettendo la riapertura in tempi brevissimi, dopo la sua chiusura precauzionale.
Dal Municipio fanno sapere che si stanno aspettando le dovute verifiche per sapere quali lavori necessitano e quando farli, perché è lo Stato che se ne dovrebbe occupare, con i fondi del terremoto. Essendo però danneggiate centinaia di chiese, gran parte delle quali chiuse, è ovvio che un danno così lieve come quello dell'Annunziata rimanga un po' indietro nella gerarchia degli interventi.
Si sta quindi attendendo che la sovrintendenza disponga l'ennesimo sopralluogo, dopo averne già fatti al Palazzo Comunale, alla chiesa di Sant'Agostino e al Teatro delle Logge e quindi, probabilmente, ci sarà l'ammissione a qualche finanziamento per i danni da sisma. Montecosaro si trova, fortunatamente, fuori dall'area del cratere, per cui, giustamente, la precedenza viene data ad altre opere.
Vista l'entità del danno molto lieve dall'ufficio tecnico del Comune ritengono che non sarebbe un problema provvedere autonomamente ma si trovano con le mani legate fino a che i tecnici della Sovrintendenza o della Protezione Civile non daranno delle disposizioni in merito.
Una presa di posizione che non mancherà di scatenare ulteriori polemiche e discussioni.
Dopo la nota vicenda di domenica scorsa, quando alcuni tifosi della Lazio hanno mostrato delle figurine con Anna Frank con la maglia della Roma, su tutti i campi di gioco della serie A sarà letto un brano del 'Diario di Anna Frank' prima dell'inizio delle partite con un minuto di riflessione. La decisione è stata della Federcalcio d'intesa con l'Ucei, disponendo che i capitani delle squadre regalino una copia del libro, insieme a quella di 'Se questo è un uomo' di Primo Levi ai bambini che tradizionalmente li accompagnano sul terreno di gioco.
In serie B sarà comunque osservato un minuto di riflessione sulla memoria della Shoah.
Ma gli Ultras 1898 dell'Ascoli Picchio non saranno allo stadio quando sarà osservato il minuto di riflessione. "Non si pensa ai terremotati e agli anziani e si strumentalizzano una decina di adesivi" si legge in un post sulla pagina Facebook del gruppo di tifosi.
Il post completo recita: "Questa sera gli ultras della Curva Sud entreranno nel settore dopo il minuto di riflessione deciso dalla Lega. Non vogliamo essere complici di un teatrino mediatico e istituzionale che dimentica i terremotati e i nostri anziani ma è invece sempre prontissimo a indignarsi e a strumentalizzare una decina di adesivi".
Salvare Camerino dall'abbandono. E' questo l'obiettivo della petizione creata dal SACU, Seminario di Architettura e Cultura Urbana, e promossa dall'Università di Camerino, dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e dall'Archeoclub d’Italia.
Ad un anno dal terremoto, Camerino, uno dei comuni più colpiti dagli eventi sismici del 2016, è una città deserta. Strade, edifici e luoghi un tempo abitualmente frequentati da cittadini e studenti, sono vuoti. La paura più grande è l'abbandono del territorio e proprio per questo sono necessari interventi urgenti. Allora, l'idea di una petizione rivolta direttamente al Capo dello Stato per sollecitare interventi urgenti, in particolar modo a quattro importanti edifici della città ducale: il Palazzo ducale, il Teatro comunale ‘F. Marchetti’, il Polo museale e il Palazzo della Musica.
"Il centro storico di Camerino rischia l’abbandono a seguito degli eventi sismici dell’ottobre 2016: da allora la città dentro le mura è vuota. I palazzi, le vie e i luoghi pubblici, solitamente animati da migliaia di cittadini e di studenti, a distanza di quasi un anno dall’esodo, sono deserti. La vegetazione selvatica si fa strada fra le pietre e un’atmosfera metafisica, struggente avvolge il paesaggio urbano esanime.
Camerino ha una storia millenaria, le sue alte mura urbiche la cingono per trentadue ettari; tutte le funzioni pubbliche, fino a pochi decenni or sono erano concentrate al suo interno come pure i palazzi di pregio, le chiese, i monumenti, la sede storica dell’Università degli studi attiva sin dal XIV Secolo e quasi tutte le attività commerciali, sociali, culturali; fuori dalle mura soltanto poche conurbazioni a nord e a sud, sulle pendici della collina, senza un progetto di ‘città nuova’. Il duplice problema che oggi si pone a Camerino è di dare forma e sostanza alle conurbazioni esterne, soprattutto dopo gli eventi sismici che hanno comportato un aggravio di utenza delle infrastrutture esistenti e, soprattutto, di restituire alla vita il centro storico che rappresenta la vera anima e la stessa ragione d’essere della città.
Dopo quasi un anno di separazione dei cittadini dalla propria città comincia a venir meno l’idea del ritorno: molti, condizionati dall’esodo forzoso stanno ricostruendo la loro vita altrove, i più sono rimasti aggrappati alla speranza di ritrovare quel modo di vivere urbano di antica civiltà che contraddistingue da sempre Camerino. A quest’ultimi è obbligatorio dare una risposta prima che sia troppo tardi. La lentezza delle procedure ordinarie, unitamente ad una certa disattenzione al problema non aiutano a risollevare la sorte della città ducale: la normativa messa in atto per la ricostruzione è confusa e farraginosa, i tempi di attesa si prospettano ancora lunghi e incerti.È pur vero che occorre il tempo necessario per intervenire con giudizio su un territorio di grande bellezza e di altrettanto grande fragilità, esistono, comunque, delle priorità incontestabili per cui vale la pena di agire con urgenza; mi riferisco a quei luoghi rappresentativi della ‘civitas’ che fungono da attrattori di interesse per la città, promotori della rinascita sociale, culturale, economica e motivo per la sua rioccupazione residenziale. Per questo il Seminario di Architettura e Cultura Urbana promosso da Università di Camerino, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e Archeoclub d’Italia ha individuato quattro complessi monumentali esistenti all’interno del centro storico per una petizione rivolta al Capo dello Stato affinché sia attivata una specifica modalità d’intervento urgente per il loro risanamento: il Palazzo ducale, il Teatro comunale ‘F. Marchetti’, il Polo museale e il Palazzo della Musica.
Il Palazzo ducale, ricco di storia, col suo cortile rinascimentale che si affaccia sulle mura urbiche è sede del Rettorato, della Scuola di Giurisprudenza, dell’Aula Magna, di un’importante biblioteca aperta agli studenti ventiquattro ore su ventiquattro ed è, inoltre, tradizionale meta di visita turistica e di incontro dei cittadini. Il Teatro comunale, col suo impianto di palchi a ferro di cavallo, rappresenta il meglio del ‘Teatro ottocentesco del Melodramma’ ed è aperto tutto l’anno alle stagioni musicali e di prosa. Il Polo museale di San Domenico raccoglie importanti testimonianze della pittura camerinese del Quattrocento, il museo archeologico e il museo universitario delle scienze, unico nelle Marche. Il Palazzo della Musica, infine, è sede di scuole musicali di ogni livello, di stage, master e concerti che richiamano musicisti e pubblico dall’Italia e dall’estero.
Per questi edifici monumentali, il cui livello di danno causato dagli eventi sismici dello scorso anno è tale da consentire comunque un adeguato e sicuro risanamento strutturale, si chiede un intervento d’urgenza che li restituisca nel minor tempo possibile alla città per la sua rinascita".
Per sottoscrivere la petizione basta clicclare sul link: https://www.change.org/p/sergio-mattarella-salva-camerino-dall-abbandono-post-terremoto
oppure: www.unicam.it/culturaurbana
Vive in camper da un anno, assieme ai suoi genitori, per colpa del terremoto, ma una fascia da Miss - conquistata a Caserta nel concorso nazionale “Ragazza cinema Ok” - le ha restituito il sorriso e la gioia di fare le cose che più le piacciono, a cominciare dalla pallavolo. Protagonista di questa bella storia è una 17enne di San Severino, Giada Piermattei, studentessa del Liceo sportivo di Camerino. L'abbiamo incontrata nel piazzale dell'ospedale, dove ormai da un anno “risiede” con la mamma Betti e il papà Gabriele. Il caldo sole di questo ottobre riscalda la nostra chiacchierata di fronte alla loro “casa mobile”.
Allora, Giada, raccontaci questa esperienza...
“Unica delle Marche, sono stata ammessa alla fase conclusiva del concorso diretto dal regista Massimo Civale, 'Ragazza cinema Ok', giunto alla 31^ edizione. Eravamo una trentina, provenienti un po' da tutt'Italia: non ho vinto, ma la giuria mi ha premiata con la fascia di Miss Starlet, uno dei pochi titoli in palio”.
Com'era organizzato il concorso?
“Molto bene, ci hanno trattato meravigliosamente. Non era una semplice sfilata di bellezza: abbiamo fatto lezioni di portamento, prove di ballo per la sigla; poi l'impatto con le telecamere. Tutto si è svolto in uno studio televisivo perché la finale è stata trasmessa sul canale 903 di Sky. Il concorso nasce dall'idea di cercare nuove attrici per il cinema italiano”.
Ma ti piacerebbe entrare nel mondo dello spettacolo?
“Non è il mio sogno del cassetto, però non si sa mai. Questa esperienza è nata per gioco lo scorso anno quando un amico mi ha invitato a Montefano a partecipare a 'Una ragazza per il cinema'. Durante le selezioni ho vinto parecchie fasce e, poi, anche la finale delle Marche a Porto San Giorgio. Ho guadagnato così l'accesso alla fase nazionale, in Sicilia, dove però non sono andata per motivi familiari. Sempre nel 2016 sono stata eletta, a livello regionale, Miss Gran Prix Auto. Allora ci ho preso gusto, fino ad arrivare (lo scorso 6 e 7 ottobre; ndr) al concorso di Caserta”.
Insomma, una bella avventura!
“Piacevole, sì. I due giorni in Campania sono stati stupendi sia dal punto di vista formativo, sia a livello personale: ho fatto nuove amicizie, scambiato idee con gente che frequenta set e cast televisivi e ho sostenuto dei provini che potrebbero anche riservarmi delle sorprese. Staremo a vedere, intanto tutte le finaliste hanno ricevuto un attestato di partecipazione dell'Accademia cinematografica che dà crediti per il proprio curriculum”.
E adesso?
“Ora, dopo un periodo di stop, sono tornata a giocare a pallavolo in Prima divisione con la squadra di San Severino e spero di far bene. Ma in primis ho la scuola e il grande desiderio di tornare a casa mia, a Stigliano, dove siamo in attesa di poter avviare i lavori di riparazione dell'abitazione che lesionata solo in parte, si trova in 'zona rossa' per via di altri edifici da demolire”.
Giada è una ragazza che sa stare con i piedi per terra, ma alla sua età è anche giusto sognare e nutrire grande aspirazioni. Così la strada dello spettacolo, e del cinema in particolare, che in questo momento le sta strizzando l'occhio, potrebbe anche risultare una bella prospettiva per il suo futuro. Del resto, nelle Marche ha sbaragliato tutte le concorrenti, perché ha le carte in regola per emergere. E il carattere non le manca....