Pamela non ha potuto festeggiare il suo 23esimo compleanno. Era la mattina del 30 gennaio 2018 quando i suoi resti furono ritrovati in due trolley a Pollenza. Pamela è stata uccisa a coltellate, il suo corpo smembrato, i suoi organi asportati, lavata con la candeggina messa in due trolley lasciati sul ciglio della strada.
La Cassazione ha condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio e lo scempio crudele e terrificante del corpo della giovane, Innocent Oseghale, killer che, secondo le motivazioni depositate dalla Cassazione a giugno, ha agito con “freddezza e con capacità di previsione". La Suprema Corte ha d’altro canto annullato con rinvio l’aggravante per violenza sessuale, sostenuta invece dall’accusa, impostazione che era stata accolta dai giudici di primo e di secondo grado che lo avevano condannato all'ergastolo. La pena effettiva che dovrà scontare Oseghale dipenderà quindi di fatto, da quanto si stabilirà nel giudizio di rinvio in Appello relativamente a questo capo d’imputazione.
Lo strazio per la mamma di Pamela, Alessandra Verni, prosegue, laddove la giustizia non è ancora giunta a mettere un punto su un processo che rinnova la lacerazione di una ferita insanabile. Accanto a lei, l’Avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia di Pamela, zio di Pamela, che da sempre combatte al suo fianco per ottenere quella piena giustizia cui ogni vittima dovrebbe avere diritto.
E’ stato proprio l’avvocato Verni che , nello stesso giorno del compleanno di Pamela, il 23 agosto 2022, ha annunciato la nascita del “Comitato nazionale sulla criminalità etnica in Italia”. Il Comitato “si occuperà di raccogliere e analizzare i dati, le cause, le conseguenze e tutto ciò che possa riguardare tale fenomeno nel nostro Paese, collegato, naturalmente, a quello delle organizzazioni criminali autoctone e transnazionali. Nelle prossime settimane, il comitato si trasformerà in un osservatorio o in un centro studi dedicato a Pamela, la giovane studentessa romana trucidata per mano di un nigeriano condannato, per questo, in via definitiva. Questo lavoro sarà in ricordo di tutte le vittime di tale criminalità e dei loro familiari. Troppe volte abbiamo assistito a fatti di cronaca sottaciuti o non trattati nel giusto modo, salvo poi subire, inermi, la strumentalizzazione di altri che, certamente gravi, non possono però assurgere a criterio unico per etichettare una comunità o un Popolo intero come razzista o altro".
L’Avvocato, portavoce del Comitato, nell’occasione è tornato a richiedere l’attenzione sul fenomeno della mafia nigeriana, da tempo per lui oggetto di studio, “per molto tempo negata, nel nostro Paese, o non riconosciuta, o, ancora, sottaciuta, essa e' un grave fenomeno le cui prime vittime sono le nigeriane stesse”. Eppure, già in un rapporto della DIA del 2016, la criminalità organizzata nigeriana viene descritta come “la più pervasiva, formata da diverse cellule criminali indipendenti e con strutture operative differenziate ma interconnesse, dislocate in Italia e in altri Paesi europei ed extraeuropei”.
Ed ancora, nella realazione semestrale del 2021 della DIA si legge (pag.325) : “I sodalizi nigeriani risulterebbero in ogni caso inseriti a pieno titolo nel narcotraffico, utilizzando una complessa rete di corrieri “ovulatori” che introducono nel territorio nazionale eroina e cocaina avvalendosi dei normali vettori aerei e terrestri oppure sfruttando le rotte dei flussi migratori irregolari.” (..) La criminalità nigeriana sarebbe dedita anche alla tratta di esseri umani connessa con lo sfruttamento della prostituzione e all’accattonaggio forzoso. I sodalizi risultano inoltre attivi nelle estorsioni in danno di cittadini africani, nella falsificazione di documenti, nella contraffazione monetaria, nelle truffe e frodi informatiche, nonché nei reati contro la persona e il patrimonio. (..) Ad assumere particolare rilievo sono i c.d. secret cults le cui caratteristiche essenziali sono l’organizzazione gerarchica, la struttura paramilitare, i riti di affiliazione, i codici di comportamento e in generale un modus agendi al quale la Corte di Cassazione ha più volte riconosciuto la tipica connotazione di “mafiosità”.
Un’iniziativa quella del Comitato che , come si legge in un post su facebook nella pagina “La voce di Pamela Mastropietro” “Non basterà, nè per riportarti in vita, nè per cambiare le cose. Ma servirà, quantomeno, a far sì che, anche per noi che stiamo qui, il 30 gennaio 2018, possa considerarsi davvero la Tua nascita a nuova vita".
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dal legale Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa al contratto di comodato d’uso gratuito avente ad oggetto un immobile e concluso a beneficio di un familiare. Ecco la risposta dell’avvocato Oberdan Pantana alla domanda posta da una lettrice di Porto Recanati che chiede: “Il proprietario di un immobile concesso in comodato d’uso gratuito per esigenze familiari al proprio figlio, può richiedere il possesso del bene in caso di separazione della coppia beneficiaria?”
Il caso di specie ci offre l’occasione di far chiarezza su una questione estremamente attuale, sulla quale ha avuto modo di pronunciarsi la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, stabilendo il seguente principio di diritto: “Il comodato di un immobile che sia pattuito per la destinazione di esso a soddisfare le esigenze abitative familiari, non è assoggettabile al recesso “ad nutum” da parte del comodante, dal momento che il rapporto creato secondo lo schema contrattuale di cui all’art. 1809 cod. civ., sorge per un uso determinato ed ha una durata funzionalmente legata alla permanenza della famiglia, pur se in crisi” (Corte di Cassazione; Sez. Un.; Sent. n. 20448 dep. il 29.09.2014).
Difatti, l’art. 1809 c.c. citato nella menzionata sentenza, prevedendo espressamente che, “Il comodatario è obbligato a restituire la cosa alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando se n’è servito in conformità del contratto”, sancisce un nesso inscindibile tra la finalità per la quale il comodato viene perfezionato e la durata dello stesso, impedendo dunque al proprietario concedente, di rientrare con semplice richiesta, nel possesso del bene oggetto di tale contatto, fino a che permanga l’esigenza che si intende soddisfare.
A tal proposito, occorre osservare che, in un’altra recente sentenza, la n. 21785/2019, la stessa Suprema Corte si è pronunciata in ordine al legittimo recesso della proprietaria di un appartamento concesso in comodato d’uso gratuito al figlio e alla rispettiva ex moglie, la quale anche dopo il divorzio da quest’ultimo, aveva continuato ad utilizzare l’immobile ad oggetto, esclusivamente per la notte, pur avendo costituito un nuovo nucleo familiare con un altro uomo ed acquistato una nuova casa, rilevando come in tale circostanza, “Le caratteristiche concrete del rapporto quali dedotte in giudizio, fanno protendere per la cessazione della finalità del comodato, in ragione del venir meno della reale destinazione dell’appartamento.
Essendo lo stesso appartamento rimasto occupato soltanto di notte e a meri fini strumentali, per evitare cioè una pronuncia di restituzione alla legittima proprietaria. Da tali motivi ne deriva che le esigenze connesse all’uso familiare dell’immobile concesso in comodato d’uso gratuito siano certamente venute meno”, così legittimando il recesso della proprietaria comodante (Cass. Civ.; Sez. III; Sent. n. 21785/2019; dep. 29.08.2019).
Pertanto, in risposta alla domanda del nostro lettore ed in linea con la più autorevole giurisprudenza di legittimità, si può affermare che: “Quando un terzo abbia concesso in comodato un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di separazione o divorzio dei beneficiari, non modifica la natura e il contenuto del titolo di godimento sull’immobile, con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto nel contratto a patto che permangano le effettive esigenze abitative di ciascun soggetto” (Cass. Civ.; SS.UU.; Sent. n. 13603/2004). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
La Fondazione Limper per il Parkinson Onlus, con il patrocinio anche del Comune di Pollenza, promuove la III edizione dell’iniziativa “Swim for Parkinson 2022”, al fine di sensibilizzare e informare la popolazione sulla patologia del Parkinson e sostenere la ricerca medico-scientifica.
“La traversata dello Stretto di Messina, da Capo Peloro a Cannitello, rappresenta per le persone con Parkinson una prova non solo fisica ma anche di grande coraggio e resilienza”, si legge in una nota della Fondazione.
“La traversata è un’occasione per mettersi alla prova e dimostrare che non vi sono limiti imposti dalla propria patologia”. Saranno 30 i partecipanti (tra neurologi, caregiver e persone con Parkinson) che il 6 settembre 2022 si cimenteranno nella sfida e circa 3,5 i chilometri che nuoteranno per una giornata all’insegna dello sport e per raccogliere i fondi a favore della ricerca.
Il movimento, unito alla leggerezza dell’acqua sono di grande beneficio sia fisico che mentale nella malattia del Parkinson: l’allenamento preparatorio per affrontare la traversata rappresenta uno stimolo continuo, un obiettivo da costruire bracciata dopo bracciata. Roberto Ripani, cittadino di Pollenza nonché partecipante all’iniziativa, è stato ricevuto oggi insieme alla sua famiglia dal sindaco Mauro Romoli presso la sede comunale per la presentazione della maglietta, realizzata in collaborazione col Comune, che verrà indossata in occasione della traversata.
Una raffica di Kalashnikov AK-47 può bastare per uccidere un uomo. Ma per riservare lo stesso destino alle sue idee e azioni, serve l’indifferenza e l’oblio. In occasione del 40° anniversario dalla scomparsa del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – occorsa con l’attentato mafioso in via Carini il 3 settembre 1982 – il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha scelto di riportare l’attenzione pubblica su uno dei pensieri più esaustivi del fu Prefetto di Palermo: “Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli”.
Una riflessione (al tempo) volta a smuovere le coscienze e auspicare un futuro degno di essere vissuto per le nuove generazioni, pacifico e scevro da ogni paura dal punto di vista sociale e civile. Dalla Chiesa aveva abnegazione nello svolgere il proprio lavoro e buon senso nell’esporsi a livello mediatico. Lui, che durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò alla Resistenza contro il nazifascismo; che posto al comando della Legione carabinieri di Palermo condusse in prima persona quelle indagini operate dalla seconda metà degli anni ’60 e i cui risultati finirono nel famoso “Rapporto dei 114” (riferito alle cosche mafiose di Cosa Nostra); che nel pieno degli anni ’70 guidò il contrasto al terrorismo brigatista, forte anche delle rivelazioni fornite dal pentito Patrizio Peci.
Finchè non fece ritorno a Palermo nella primavera del 1982 (sotto il governo Spadolini) nelle vesti di prefetto, con la promessa da parte dello Stato di “poteri speciali” utili a portare avanti la lotta contro Cosa Nostra. Poteri che, in realtà, non gli furono mai concessi. Eppure, nel limite delle proprie possibilità, dalla Chiesa portò avanti le sue inchieste, puntando alla pancia delle pubbliche amministrazioni (colpevoli, secondo lui, di favorire le infiltrazioni criminali all’interno delle istituzioni) e riuscendo persino a redigere il cosiddetto “Rapporto dei 162” (nel quale veniva ricostruito l’organigramma delle famiglie mafiose palermitane).
L’ostracismo locale e nazionale, però, non tarda a manifestarsi. Il generale piemontese viene presto isolato dai suoi colleghi, trovandosi per questo costretto anche a fare i conti con la muta ostilità dei politici siciliani. Le sue azioni vengono d’un tratto sminuite e derise, e - non ultimo - anche il suo secondo matrimonio con Emanuela Setti Carraro finisce con l’essere strumentalizzato (lei di 30 anni più giovane). Per capirci, in un’intervista al Manifesto (agosto 1982) un anonimo funzionario della questura di Palermo dichiarò: “Dalla Chiesa farebbe bene ad andarsi a sciacquare le palle al mare e a non rompere i coglioni qui da noi”.
Era chiaro che la precisa e minuziosa strategia del gen. aveva suscitato il panico tra i mafiosi e i loro garanti nascosti tra le fila della politica - Democrazia Cristiana in prima linea - e della magistratura: sua l’espressione “ingiustizia che assolve” usata per definire le sentenze dei giudici sospettosamente indulgenti nei confronti di taluni criminali. Abbastanza da decretarne la condanna a morte, insieme alla moglie e l’agente di scorta Domenico Russo.
Un destino tragico e silente, comune a tutti coloro che in quegli anni - da sotto una toga, da dietro una divisa o con una penna in mano - avevano la sfortuna di costituire un’anomalia all’interno del complesso sistema italiano: colpa di quell’ostinata propensione a “servire lo Stato, preservare le leggi, combattere per la giustizia civile in nome della collettività”. Una serie di requisiti che lo stesso dalla Chiesa esigeva da ogni giovane aspirante carabiniere a dispetto di sacrifici e rinunce, e che in qualche modo andrebbero reintegrati all’interno di una società come quella attuale che, nonostante i potenti mezzi a disposizione, dell’opportunismo e dell’omertà sembra voler insistere nel farne i pilastri della propria identità (e non solo in riferimento al "cancro mafia").
Il suo discorso (forse) più emblematico, il compianto generale originario di Saluzzo (CN) lo tenne il primo maggio 1982, all’indomani del brutale assassinio per mano mafiosa di Pio La Torre e Rosario Di Salvo. “Se esiste un potere, questo è solo dello Stato e delle sue istituzioni e delle leggi. Non possiamo oltre delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti. Potere può essere un sostantivo nel nostro vocabolario, ma anche un verbo. Ebbene io l’ho colto in questo senso e lo voglio sottolineare in tutte le sue espressioni […]. Poter convivere, poter essere sereni, poter guardare in faccia l’interlocutore senza abbassare gli occhi, poter ridere, poter parlare, poter sentire, poter guardare in viso i nostri figli e i figli dei nostri figli senza avere la sensazione di doverci rimproverare qualcosa”.
Questa mattina, presso l’Auditorium dell’Assm Spa di Tolentino il sindaco Mauro Sclavi ha incontrato la stampa per spiegare nei minimi dettagli qual è stato il percorso che ha portato il presidente Assm, Stefano Servili, a dimettersi dall’incarico assegnatogli lo scorso 28 luglio. Presenti il vice presidente Roberto Lombardelli e i membri del CdA Valeria Attili, Monica Martarelli e Alfredo Birrozzi.
Candidato in campagna elettorale a sostegno del sindaco risultato vincente, il dottor Servili è stato individuato come figura ideale alla guida dell’Assm sia per caratteristiche professionali che umane. In accordo con il Cda Sclavi ha intessuto rapporti diretti sia con lo stesso Servili che con l’Asur per cui lavora in qualità di dirigente medico con contratto a tempo indeterminato.
"Senza nessun preavviso da parte dell’Asur l’autorizzazione concessa e inviata al dottor Servili, è stata revocata in data 25 agosto" è stato spiegato durante la conferenza. L'amministrazione ha chiesto qualche giorno allo stesso Servili, "che è bene ribadirlo non ha mai sottratto neanche un minuto al suo lavoro di chirurgo - ha precisato il primo cittadino -, e dal momento della revoca non ha firmato nessun atto dell’Assm, per avvalersi del parere di due legali l’avvocato Archimi e l’avvocato Campanari rispettivamente esperti in diritto societario pubblico e in diritto del lavoro con specializzazione in campo sanitario, che hanno prodotto un fascicolo di 22 pagine dove sostanzialmente si evidenziava l’insussistenza dell’incompatibilità".
Un successivo colloquio con il direttore generale Asur però non ha permesso nessun punto d’incontro. Due quindi erano le strade percorribili: adire le vie legali per far valere ognuno le proprie ragioni o fare un passo indietro da parte del presidente Servili.
"Con grande senso del dovere e di sacrificio personale" ha sottolineato il sindaco Sclavi "il dottor Servili ha preferito rinunciare all’incarico per evitare rallentamenti e impedimenti che non avrebbero portato benefici a nessuno, per questo motivo mi voglio complimentare con lui per il grande altruismo, di questi tempi raro pregio da trovare nelle persone".
Nuovi orari di apertura all'Ufficio Informazioni Turistiche del Comune di Civitanova Marche: è stata ampliata la fascia oraria mediante convenzione con la regione Marche, che ha approvato il quadro di interventi per il 2022 stanziando un contributo per la gestione dello sportello informativo anche come Punto I.A.T. regionale.
Oltre alla maggiore disponibilità oraria, il provvedimento vuole garantire l'accrescimento del capitale complessivo delle competenze sia sotto il profilo degli standard di accoglienza, sia in relazione alle conoscenze del territorio non soltanto locale, ma anche regionale nel suo complesso e delle abilità linguistiche. Da questa settimana e fino a dicembre, il personale dell'ufficio viene quindi integrato con un'ulteriore figura qualificata di assistente alla comunicazione e informazione turistica.
Questi i nuovi orari: da lunedì al venerdì, ore 10-13 e 15:30-19:30 (solo il martedì pomeriggio dalle 15,00 alle 17,30) e il sabato e la domenica dalle ore 9 alle 13 e dalle 15:30 alle 19:30. Per eventuali aggiornamenti e variazioni, consultare sempre il portale turistico istituzionale: https://turismo.comune.civitanova.mc.it/
“Ma il pescatore poi chi è” recita il ritornello della nota canzone. Ma stavolta a finire truffato dalla rete è stato Francesco Gabbani: o meglio, una sua inguaribile fan. Proprio in occasione del concerto di stasera all’arena Sferisterio, Maria Rossi (nome fittizio), residente a Macerata, si è messa in azione via social nella speranza di poter incontrare dietro le quinte il proprio beniamino: ma il risultato è stato quello dell’ennesimo imbroglio architettato dai furbetti del web che si nascondono dietro i nomi dei big della musica o del cinema.
Dopo essersi recentemente iscritta a uno dei fan club più attivi su facebook (“Francesco Gabbani supporter Sicilia”, gruppo con quasi 20mila iscritti), Maria è stata presto contatta in via privata tramite Telegram da quello che credeva verosimilmente essere il cantante originario di Carrara: nome utente, @Francescogabbani_21.
Dopo i primi scambi di battute, complimenti e ringraziamenti vari, la conversazione telematica ha preso però una piega sospettosa: in particolare, nel momento in cui il presunto Gabbani si è sbilanciato nei confronti della stessa Maria chiedendole come favore estemporaneo una ricarica tramite gift card per effettuare acquisti su Steam (nota piattaforma digitale legata al mondo dei videogiochi). La cortese disponibilità della donna - insieme alla promessa di libero accesso alle quinte dopo il concerto allo Sferisterio - è venuto a costare l’esborso di ben 100 euro, in ricariche da 50 l’una.
Una volta effettuata la transazione economica, a far cadere ogni ombra di dubbio è stato il rimando da parte del “profilo fake” al presunto contatto telegram del managament dello stesso Gabbani: @Managementvipmeetandgreetsection, al quale Maria avrebbe dovuto fornire ulteriori dati sensibili al fine di ottenere la tessera vip utile ad accedere al retropalco. A nulla è valsa neppure la segnalazione della truffa fatta direttamente all'entourage del cantautore attraverso i contatti del sito ufficiale, di cui non è pervenuta alcuna risposta.
“Non m’importa di aver perso dei soldi - ammette la donna - ma ho voluto subito denunciare alle autorità competenti quanto accaduto affinché non capiti ad altre persone. Siamo semplici fan, e nel nostro entusiamo, ci auguriamo spesso di poter conoscere di persona, un giorno, il nostro musicista o attore preferito. Purtroppo ci sono troppi delinquenti e approfittatori nel mondo dei social, e ora ne so qualcosa per diretta esperienza: ma questo, certamente, non mi impedirà di continuare a manifestare il mio amore per la musica e di sostenere il mio cantante preferito”.
Il mercato settimanale del martedì di piazzale Gabrielli si traferisce temporaneamente al Foro Boario. Lo fa sapere l’amministrazione comunale di Tolentino che spiega come sia imminente, nel piazzale, l’allestimento di numerosi cantieri per la ricostruzione edilizia post-sisma 2016, i quali occuperanno tutta l’area ove attualmente si svolge l’omonimo mercato, a cui seguirà anche il rifacimento del manto stradale oramai completamente deteriorato e pericoloso per i pedoni.
La Giunta ha ritenuto, quindi, necessario trasferire in via del tutto temporanea e sperimentale il mercato di piazzale Gabrielli in zona Foro Boario – parcheggio multipiano, ove vi sono spazi sufficienti ed appropriati per accogliere tutti i 21 posteggi costituenti il mercato.
“La nostra decisione - precisa l’assessore al Commercio Fabiano Gobbi – deriva da validi motivi di pubblico interesse e cause di forza maggiore oltre a limitazioni e vincoli imposti da viabilità, traffico e limiti igienico-sanitari che impongono il trasferimento in via temporanea e sperimentale del mercato di piazzale Gabrielli in zona Foro Boario a decorrere dal prossimo martedì 6 settembre” .
“Ovviamente, trascorso il periodo di sperimentazione di tre mesi (settembre,ottobre, novembre 2022), l’amministrazione si riserva di valutare l’opportunità, sentiti i commercianti interessati, di approvare definitivamente la nuova dislocazione sottoponendo la proposta di modifica del piano mercatale al Consiglio comunale, ovvero di prorogare la temporanea dislocazione fino a cessazione delle cause e dei motivi che hanno determinato il trasferimento in questione.
Si precisa, infine, che la scelta dei nuovi posteggi da parte degli operatori su aree pubbliche, titolari di concessione nel mercato di piazzale Gabrielli, è avvenuta il 30 agosto 2022 sulla base della graduatoria definitiva predisposta dall’Area Suap nel rispetto dei criteri stabiliti dall’apposita normativa e che spostamento viene adottato a seguito dei pareri favorevoli del Suap e della Polizia Locale”.
Va ricordato che nella prima metà del ‘900 il Foro Boario ospitava già un grande mercato di bestiame e cavalli. Resta, invece, invariato l’allestimento delle bancarelle nel centro città di via Garibaldi, piazza della Libertà, via Filelfo, piazza Martiri di Montalto, via Parisani, via Tambroni e piazza dell’Unità.
Macerata si è aggiudicata il finanziamento di un milione e 500mila euro del bando del Ministero relativo al Pnrr, che prevede la realizzazione di nuovi impianti per favorire il recupero di aree urbane e il progetto proposto dal Comune permetterà di realizzare un impianto sportivo polivalente di arti marziali e scherma a Piediripa.
"Macerata si aggiudica un altro finanziamento importante che andrà a interessare la zona più popolosa della città – ha detto il sindaco Sandro Parcaroli -. Oltre a investire nello sport, con questo progetto l’Amministrazione ha puntato anche a una diversificazione dell’offerta di modo da attirare maggiori sportivi e appassionati in città. Crediamo molto nell’etica e nel valore dello sport come strumento di benessere fisico e psichico ma anche di prevenzione".
"Un altro bando competitivo del Pnrr nel quale per vincere occorreva presentare un progetto attrattivo e all’avanguardia sia sotto il profilo tecnico che funzionale: abbiamo vinto, ma a vincere ancora una volta sono i maceratesi che avranno una palestra polifunzionale a costo zero per il bilancio comunale – ha continuato l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Marchiori -. La città sta cambiando sia nelle piccole cose che nei grandi investimenti e anche l’obiettivo di questo progetto è quello di un utilizzo responsabile di denaro pubblico per una struttura che sarà a servizio dei giovani atleti".
"Nell’anno di Macerata Città Europea dello Sport arriva un altro importante finanziamento per la città che da un lato incentiva la pratica della scherma e dall’altro non dimentica la funzione sociale che tale impianto avrà in una frazione come Piediripa – ha aggiunto l’assessore allo Sport Riccardo Sacchi -. Possiamo così rispondere alle numerose richieste delle società sportive che, giustamente, rivendicano degli spazi e che costituiscono una vera e propria ricchezza per Macerata. Un ringraziamento infine alla competenza e al valido lavoro degli Uffici comunali".
La nuova palestra interesserà una porzione di 2.832 metri quadri circa. La struttura progettata consentirà di svolgere attività sportiva polivalente di scherma e arti marziali e sarà realizzata con caratteristiche tali da consentire anche la pratica dei principali sport indoor, oltre a tutte le attività sportive a corpo libero.
Si prevede un’area di gioco libera di 24 x 15 metri lineari per una superficie complessiva pari a 360 metri quadri, oltre spogliatoi, depositi, servizi igienici e locali tecnici. La superficie per l’attività sportiva sarà pavimentata in pvc e avrà un’altezza libera di circa 8 metri. La palestra sarà pavimentata in gomma nel rispetto delle prescrizioni Coni mentre i restanti servizi e locali in gres porcellanato antiscivolo.
Non è passata inosservata la citazione ricevuta da Matelica in occasione del convegno sull’apiturismo che si è tenuto lo scorso 20 agosto a Montelupone. La città, infatti, è stata presa come esempio di successo nel campo del turismo legato al miele, con i complimenti che ora arrivano direttamente da Palazzo Raffaello.
Un modello di successo citato dagli esperti che conferma in pieno il titolo di “Città del Miele” ricevuto soprattutto grazie all’impegno della locale Cooperativa degli Apicoltori Montani: una realtà unica nella regione Marche grazie ad una fattoria didattica con agriturismo e una mieloteca nazionale. Grazie anche alla qualità di altri prodotti tipici come vino, pasta, zafferano, salumi e formaggi, Matelica presenta un’offerta turistica a tutto tondo dal punto di vista dell’enogastronomia, valorizzata anche dal titolo di “Spighe Verdi” da ormai 7 anni.
Un insieme di riconoscimenti e citazioni che ha attirato l’attenzione della Regione Marche, tanto che in questi giorni in Comune è arrivata una lettera dal presidente del Consiglio Regionale Dino Latini. «Ho appreso con vero piacere e stima che il comune di Matelica è stato portato come esempio di eccellenza da imitare per tutti i territori che vogliano investire in apiturismo, durante la manifestazione Apimarche di Montelupone – scrive Latini –.
Mi fa molto piacere sapere che l’amministrazione comunale di Matelica stia lavorando per valorizzare il territorio e le sue peculiarità attraverso questo tipo di turismo sostenibile. Mi auguro si possa continuare su questa strada». Grande soddisfazione per il sindaco Massimo Baldini e per il suo vice e assessore all’Agricoltura Denis Cingolani, che si sono detti entusiasti per l’ennesimo apprezzamento su questo fronte.
«Riconoscimenti che ci gratificano e che arrivano grazie al lavoro e ai sacrifici di tanti appassionati e della Cooperativa degli Apicoltori Montani, realtà che siamo fieri di avere qui a Matelica» hanno fatto sapere Baldini e Cingolani.
Abortire nelle Marche è difficile, se non proprio impossibile in alcune province. Accettare questo dato di fatto è il primo passo per muoversi in una direzione più giusta e più equa, nel rispetto dei diritti inviolabili della persona. Il diritto all’interruzione di gravidanza dovrebbe essere tutelato a prescindere dal colore politico, in quanto riconosciuto a livello internazionale fra i diritti umani. Eppure, negli ultimi 3 anni, la regione ha subito un tracollo in tal senso, andando a complicare una situazione che già di partenza non era delle più rosee.
A partire dal 2019 le linee guida del ministero della salute (adottate a partire da giugno 2014 per quanto riguarda la somministrazione della pillola Ru486 ndr) in materia abortiva sono state progressivamente riviste, negando la possibilità alle donne di sottoporsi all’interruzione farmacologica della gravidanza. Una messa al bando programmatica della Ru486, in pieno contrasto con la legge 194/78 del 1978 che garantisce a ogni donna la libertà di interrompere volontariamente la gestazione entro 90 giorni dal concepimento.
La maggior parte delle interruzioni di gravidanza nelle Marche vengono infatti effettuate con il ‘metodo karman’ (metodo chirurgico, più invasivo di quello farmacologico), per il 67,7% del totale, contro una media nazionale che si attesta al 40,9% e quella delle regioni del centro al 34,2%.
Nel 2020 sono state registrate soltanto 153 IVG effettuate con metodo farmacologico (mifepristone e prostaglandine), pari all’ 11,3% del totale: una percentuale significativamente più bassa a quella delle altre regioni del Centro (39%) e dell’Italia nel complesso (31,9%).
Inutili le contestazioni dall’opposizione che a gennaio del 2021, nella persona della consigliera dem Manuela Bora, aveva proposto una mozione per far rispettare le linee nazionali e continuare a garantire l’importante diritto abortivo alle donne marchigiane. La risposta ricevuta da Bora dopo aver incalzato Giorgia Latini furono 1450 pannolini, tanti quante le interruzioni effettuate nelle Marche nel 2019, inviati da un gruppo anti-abortista.
L’indagine condotta dal gruppo transfemminista “Non una di meno”, risalente allo scorso 28 settembre, getta una luce inquietante sulla situazione marchigiana: nei reparti di ginecologia gli obiettori di coscienza fra il personale sanitario arrivano a picchi del 100%, rendendo impossibile in alcuni ospedali effettuare un’Ivg. In assoluto la cifra si attestava attorno al 71,2% (57 obiettori su 80, esclusa la provincia di Ancona che non ha risposto all’indagine) con gli ospedali di Jesi e Fermo all’ultimo posto.
Le uniche eccezioni Urbino e San Benedetto del Tronto che, con “solo” il 40% di obiettori fra ginecologi e ostetrici, si attestano come gli unici poli ancora in grado di sostenere le esigenze sanitarie delle donne marchigiane. La Ru486, a Macerata e Urbino, viene somministrata solamente entro le prime 7 settimane - invece che 9 – contro le linee del Ministero.
Nel 2020, gli obiettori di coscienza rappresentano il 70% dei ginecologi, il 42,6% degli anestesisti e il 22,5% del personale non medico (dati ministero della salute). Dunque, la percentuale di medici obiettori nelle Marche cresce rispetto al 2019 e supera quella della media nazionale (64,6%). Dal 2007 al 2020 i ginecologi obiettori nelle Marche sono aumentati del 12,3%, mentre il personale non medico obiettore ha visto un incremento del 15,4%.
L’interruzione di gravidanza è un diritto fondamentale e inalienabile che poggia sul presupposto di scelta individuale, di proprietà del proprio corpo e sui diritti alla salute, alla maternità e alla vita: “Costringere qualcuno a condurre una gravidanza indesiderata, o costringerlo a cercare un aborto non sicuro – si legge nella sezione dedicata su Amnesty International -, è una violazione dei diritti umani, inclusi i diritti alla privacy, all’autonomia e all’integrità corporea”.
Un report più recente della CGIL sottolinea come il tasso di abortività nelle Marche sia del 4,5% inferiore rispetto alle altre regioni d’Italia: nel 2020 le interruzioni volontarie di gravidanza registrate sono state 1351 (con un decremento del -2,7% rispetto al 2019, presumibilmente a causa della pandemia da Covid 19): 446 interventi nella provincia di Ancona, 335 nella provincia di Macerata, 299 ad Ascoli Piceno, 271 nella provincia di Pesaro Urbino e nessuna IVG nella provincia di Fermo.
Delle 1327 donne che hanno scelto – e sottolineo “scelto” – di interrompere la propria gravidanza, 110 (8,3%) si sono recate in strutture fuori regione. A spiccare negativamente da questo punto di vista in senso provinciale è Fermo, con un allarmante 92,9% di donne recatesi fuori provincia per abortire (7,1% fuori regione). Altro record negativo per le Marche che si attesta alle ultime posizioni con quasi una donna su dieci costretta a recarsi in Emilia Romagna, Abruzzo e Umbria per accedere a tale diritto.
"Una donna su dieci si reca fuori Regione per una IVG, l’aborto farmacologico ha percentuali inferiori rispetto alle altre Regioni, la percentuale dei medici obiettori aumenta rispetto al 2019. Tutti dati che sono in controtendenza rispetto al dato nazionale – commenta il segretario regionale CGIL Marche Loredana Longhin – La 194/78 è una legge di civiltà. La Cgil si opporrà sempre al modello conservatore che questa Giunta sta cercando di imporre, e rivendicherà sempre il diritto sociale della maternità e il diritto alla salute delle donne".
(Fonte foto: pagina FB "Non Una di Meno Transterritoriale Marche")
La Prefettura ha reso noto il calendario delle postazioni degli autovelox che saranno installati lungo la superstrada nel mese di settembre. Sul sito internet dell'ente, nell'apposita sezione dedicata, è possibile consultare l'elenco delle postazioni attive giorno per giorno.
Un elenco che verrà aggiornato mensilmente. Da sottolineare come il calendario faccia riferimento agli autovelox gestiti sia dalla polizia stradale di Macerata che dalle polizie locali dei singoli comuni.
IL CALENDARIO COMPLETO DI SETTEBRE 2022
Autovelox in funzione da giovedì primo settembre, con orario 8-20, a Macerata, in direzione mare. Il 2 settembre luglio duplice attivazione: dalle 13 alle 20 controlli a Macerata, sia in corsia mare-monti che in corsia monti-mare. Il giorno seguente attivazione a Corridonia (13-19, direzione monti) e Camerino (8-13, direzione mare). Autovelox spenti domenica 4 settembre.
Si riprende lunedì 5 settembre in direzione mare a Macerata, dalle 8 alle 20, e in direzione monti a Tolentino dalle 8 alle 13. Si resta a Macerata il giorno seguente, sempre in direzione mare, dalle 8 alle 20. Il 7 settembre controlli ancora a Macerata (dalle 8 alle 20 in direzione mare) e a Corridonia, in direzione monti, dalle 8 alle 13. Giovedì 8 settembre stop ai controlli.
Venerdì 9 settembre controlli allo svincolo di Camerino, in direzione mare, dalle 8 alle 14 e a Montecosaro, in direzione monti, dalle 8 alle 13. Il giorno successivo si torna a Macerata, in entrambe le direzioni di marcia, dalle 8 alle 20. Autovelox spenti domenica 11 settembre.
Doppia attivazione lunedì 12 settembre: la Polstrada eseguirà controlli a Macerata, in direzione monti, dalle 8 alle 20, e a Tolentino, in direzione mare, dalle 13 alle 20. Autovelox presenti anche il 13 e 14 settembre a Macerata, in entrambe le direzioni, dalle 8 alle 20. Il giorno dopo l'autovelox sarà presente agli svincoli di Tolentino (dalle 8 alle 13, in direzione monti) e Montecosaro (dalle 13 alle 19, direzione monti). Autovelox spenti venerdì 16 settembre, mentre sabato 17 controlli a Camerino (dalle 13 alle 19, in direzione mare) e Corridonia (dalle 13 alle 19, in direzione monti). Nuovo stop domenica 18 settembre.
Lunedì 19 settembre duplice attivazione: a Montecosaro dalle 8 alle 13 in direzione monti; a Caldarola/Belforte in direzione monti dalle 13 alle 19. Il 20, 21 e 22 settembre a Macerata controlli della Polstrada con stessi orari e posizionamento: dalle 8 alle 20, su entrambe le direzioni. Poi venerdì 23 settembre triplice attivazione: a Tolentino (dalle 13 alle 20, in direzione mare); Caldarola/Belforte (dalle 13 alle 19, direzione monti); Corridonia (dalle 8 alle 13, direzione monti). Il giorno seguenti controlli allo svincolo di Camerino, dalle 13 alle 19, in direzione mare. Stop ai controlli domenica 25 settembre.
Nell'ultima settimana di settembre autovelox attivi dal lunedì al venerdì: il 26 settembre a Montecosaro (direzione monti, 8-13) e Caldarola/Belforte (direzione monti, 13-19); il 27 settembre attivazioni a Macerata (8-20, direzione mare) e Corridonia (13-19, direzione monti); il 28 settembre a Macerata, direzione mare, dalle 8 alle 20; il 29 settembre a Macerata (8-20, in direzione mare) e Caldarola/Belforte (8-13, direzione monti); il 30 settembre dalle 8 alle 13, in direzione mare, a Camerino.
Nel dettaglio, ecco l'elenco completo delle attivazioni con il relativo chilometraggio:
Dopo tre anni di permanenza alla guida del nucleo di polizia economico-finanziaria di Macerata, il colonnello Massimiliano Bolognese lascia la sede per andare a ricoprire il prestigioso incarico di comandante provinciale a Fermo.
Determinante l’apporto fornito dall’ufficiale superiore durante il periodo di servizio, nel quale ha condotto brillanti operazioni, che hanno consentito di conseguire eccellenti risultati nella lotta all’evasione fiscale, agli sprechi di denaro pubblico, alla contraffazione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Tra questi, si citano, ad esempio, l’operazione "K2" a contrasto delle frodi fiscali e del riciclaggio internazionale (che ha consentito di deferire alla Procura della Repubblica di Macerata 56 soggetti per non aver versato somme dovute all’Erario, utilizzando in compensazione crediti inesistenti, per un importo complessivo di oltre 14 milioni di euro); i servizi sul reddito di cittadinanza, che hanno disvelato condotte illecite nel settore della spesa pubblica; l’operazione “Cespuglio” (conclusasi con l’emissione di 3 misure cautelari personali e la denuncia a piede libero di altre 4 persone coinvolte, a vario titolo, nella cessione di sostanza stupefacente del tipo “cocaina”).
Degne di nota anche l’operazione “Ultime volontà” (conclusasi con l’esecuzione di misure cautelari personali, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Macerata, nei confronti di due avvocati, indagati, a vario titolo, per i reati di falsità in testamento olografo e falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri e, in concorso, per l’ipotesi delittuosa di circonvenzione di persona incapace) e l’operazione “Half hand": leggi qui i dettagli.
Al colonello Bolognese subentra il tenente colonnello Francesco Mirarchi, 45 anni, coniugato con una figlia, originario di Siracusa. Laureato in giurisprudenza e scienze della sicurezza economico-finanziaria, si è arruolato nel Corpo nel 1996, anno di ingresso all’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo.
Nel corso della sua carriera ha prestato servizio, presso la Compagnia Pronto Impiego di Lamezia Terme, l’allora Nucleo Regionale di Polizia Tributaria Emilia Romagna di Bologna, la Compagnia di San Donà di Piave, il Comando Provinciale di Venezia.
Negli ultimi cinque anni ha retto il comando del 2° Nucleo Operativo Metropolitano di Venezia. Al termine di una simbolica cerimonia di passaggio di consegne, il comandante provinciale, Ferdinando Falco, ha ringraziato i due ufficiali, anche a nome dei colleghi e dei collaboratori, con l’auspicio di sempre più lusinghieri traguardi professionali.
I finanzieri del Comando Provinciale di Macerata proseguono l’attività di controllo economico del territorio, intensificata nel periodo estivo e finalizzata alla prevenzione e repressione dei traffici illeciti, con particolare riguardo al settore della contraffazione, dell’abusivismo commerciale e della sicurezza prodotti, a tutela dei consumatori e dei commercianti onesti.
L’attenzione degli agenti si è focalizzata sulla merce esposta alla vendita presso un esercizio commerciale di Treia (MC), dove, da un approfondito esame dei prodotti commercializzati, sono stati individuati oltre 4.000 giocattoli con apposto il marchio “CE” non veritiero.
Le Fiamme Gialle hanno infatti appurato che su tali prodotti - di fabbricazione cinese e destinati all’esportazione - per aggirare la rigorosa normativa europea in materia di sicurezza, a tutela dei consumatori (e, in particolare, dei bambini), era stato apposto soltanto il simbolo “CE”, (China Export), senza però sottoporli ad alcuna prova di conformità agli standard europei.
Alla luce di quanto emerso dal controllo ed in considerazione del fatto che il commerciante non è stato in grado di esibire la documentazione attestante l’idoneità dei giocattoli venduti, gli stessi sono stati sottoposti a sequestro amministrativo per violazione dell’art. 6 del D. Lgs. 11 aprile 2011, n. 54, “attuazione della direttiva 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli”, mentre il titolare dell’esercizio commerciale è stato segnalato alla Camera di Commercio per i provvedimenti di competenza sotto il profilo amministrativo. Saranno, inoltre, esperiti i conseguenti accertamenti per verificare eventuali profili di irregolarità dal punto di vista fiscale.
L’ufficio Servizi alla Persona del Comune di San Severino Marche informa che dal 1 settembre l’orario di apertura al pubblico dello sportello per gli adempimenti connessi alla presentazione delle dichiarazioni per il mantenimento del possesso dei requisiti per la concessione dei benefici di assistenza sisma (Cas, Sae, Mapre, invenduto Erap e sostitute Sae) sarà il seguente: martedì, giovedì e sabato dalle ore 9 alle 13, mercoledì e venerdì dalle ore 15 alle 18. L’ufficio sarà a disposizione per chiarimenti ai seguenti numeri di telefono 0733641304 – 0733641324 – 0733641305;
Non sono una novità i danni alle colture agricole causati dai cinghiali nella zona del matelicese e in generale in tutto l’entroterra, ma nell’ultimo periodo sono notevolmente incrementate le problematiche segnalate dagli agricoltori.
Per questo motivo il vicesindaco e assessore all’Agricoltura del comune di Matelica Denis Cingolani ha deciso di scrivere al suo omologo in consiglio regionale, Mirco Carloni, raccogliendo l’appello disperato di tanti coltivatori matelicesi.
"Riceviamo ormai quotidianamente lamentele da parte dei nostri concittadini che segnalano importanti danni alle colture a causa dei cinghiali, in queste ultime settimane soprattutto a vigneti e coltivazioni di girasoli - spiega Cingolani - per molti la situazione è diventata insostenibile, in quanto nemmeno le recinzioni elettrificate sembrano più contenere le numerose mandrie di cinghiali".
"Per questo motivo ho deciso di scrivere all’assessore Carloni, in modo che sia a conoscenza della circostanza e che prenda provvedimenti autorizzando una caccia di selezione per uscire da quella che per molti è una vera e propria situazione di emergenza. Chiaramente è importante rispettare e salvaguardare la fauna e l’ecosistema in generale, ma allo stesso tempo è necessario anche tutelare i beni delle tante famiglie che fanno dell’agricoltura la propria attività principale" conclude Cingolani.
L'Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) ha svolto 702 tra verifiche e accertamenti nel 2021: le violazioni accertate si riferiscono a 4.528 lavoratori, 665 dei quali completamente in nero, 223 soggetti a sfruttamento o caporalato; 1.490 i lavoratori coinvolti da fenomeni di interposizione illecita di manodopera; 999 le violazioni sull'orario di lavoro e 1.172 le violazioni in materia di salute e sicurezza. Sono dati contenuti nel Rapporto Annuale delle attività di tutela e igilanza dell'Ispettorato Nazionale di Lavoro nell'anno 2021.
Dal quadro delle statistiche emerge un tasso di irregolarità nelle Marche pari all'83,40% (in assoluto la percentuale più alta rispetto a tutte le altre regioni italiane), con percentuali ancora più alte in specifici settori: 90,86% nelle Costruzioni e 92,68% nei Servizi di Supporto alle imprese. In particolare, nel settore delle Cooperative di lavoro, emerge un tasso di irregolarità pari all'83% con una percentuale di lavoratori in nero o irregolari pari al 10,74%.
"Numeri disarmanti che confermano quanto denunciamo da tempo e con sempre maggiore preoccupazione", commenta il segretario generale della Cgil Marche, Giuseppe Santerelli. "Nessuno strumento sarà di per sé risolutore (ad esempio il salario minimo) - avverte il sindacalista - e nessuna ulteriore semplificazione burocratica migliorerà la vita alle imprese, se non si contrasta ogni forma di illegalità e di sfruttamento nel mondo del lavoro", partendo "dal rafforzamento dell'attività ispettiva, la cui attività è oggi certamente più mirata, ma in costante calo quantitativo complessivo. Non c'è altra strada possibile".
È deceduto nel pomeriggio di sabato scorso (alle ore 14.30) Walter Monteverde, l’ex camionista del quale la redazione di Picchio News ha voluto documentarne la drammatica vicenda agli inizi del mese di luglio 2022 (leggi qui). L’uomo – insieme alla compagna Pamela e alla figlia di 13 anni Elena – si era ritrovato costretto a vivere dal 20 marzo di quest’anno in un camper Ford Transit 1992 posteggiato nel parcheggio adiacente il sotterraneo dello Sferisterio di Macerata, a causa del pignoramento a fine 2020 della propria abitazione sita in via Menichelli (Casette Verdini) e alla mancata – o insufficiente - disponibilità da parte di istituzioni e agenzie immobiliari (nonostante i tentativi degli assistenti sociali) nel trovare per l’intera famiglia una nuova sistemazione (leggi qui).
“Con Walter avevamo da poco ripreso i contatti insieme agli altri parenti - racconta il cugino Stefano – perché qualche mese fa è venuto a mancare un nostro zio. In quell’occasione siamo venuti ulteriormente a conoscenza della situazione incredibile in cui si trovava: anche per questo ci siamo ripromessi di rimanere in contatto, ma purtroppo le sue condizioni di salute sono peggiorate in poco tempo”.
Dopo gli ultimi aggiornamenti pervenuti circa la faticosa ricerca di una nuova casa, Walter era stato ricoverato presso l’ospedale di Macerata lunedì 22 agosto in seguito a un peggioramento del proprio stato fisico (per cui è stato addirittura necessario un intervento di rianimazione), legato in particolare a una cefalea a grappolo cronica e a una trombosi venosa profonda delle quali già soffriva.
Quest’ultima patologia, secondo le informazioni preliminari, avrebbe causato un improvviso problema di circolazione con conseguente infezione, febbre e progressivo collasso degli organi vitali (soprattutto cuore e fegato). Nella giornata di mercoledì 24 agosto, l’uomo è stato trasferito d’urgenza al Torrette di Ancona per essere sottoposto a ulteriori terapie, ma nei giorni a seguire la situazione è nuovamente aggravata e per lui non c’è stato nient’altro da fare. Nelle prossime ore si attendono i risultati dell’autopsia che attesteranno le cause ufficiali della sua morte.
“A metà luglio io e mia figlia siamo riusciti a trovare una situazione abitativa provvisoria tramite i miei famigliari – ha dichiarato la compagna Pamela – ma Walter è rimasto nel camper. Ho continuato nel frattempo a sentire le agenzie immobiliari, ma alla fine tutto era stato rimandato a settembre perché ancora non avevano alcuna disponibilità per noi. Ora che Walter non c’è più, non so come faremo ad andare avanti”.
La redazione di Picchio News si unisce nel lutto alla famiglia e i parenti di Walter, esprimendo le più sentite e sincere condoglianze. La salma verrà esposta martedì 30 agosto alle ore 15.30 presso la Croce Verde di Sforzacosta, mentre i funerali si terranno nella stessa sede mercoledì 31 alle ore 9.
“Il giorno dopo l'evento pirotecnico di domenica sera siamo lieti di avere riscontrato una generalità di commenti positivi su una serata che è stata magica e che ha registrato un sold-out in tutti i locali della nostra città”.
A comunicarlo è il sindaco di Porto Recanati Andrea Michelini a seguito del doppio rinvio dei fuochi di ferragosto per maltempo e il conseguente eccezionale spostamento al 28 agosto, “nell’imminenza della Festa del Patrono, come tradizionalmente in uso fino a metà degli anni ‘70”, ricorda il primo cittadino.
C’è stato, però, un ulteriore imprevisto: “Nonostante la buona riuscita dello spettacolo, abbiamo purtroppo dovuto riscontrare il malfunzionamento di una piattaforma – dichiara Michelini - che a causa di motivazioni tecniche in corso di accertamento, non è entrata in funzione ed è addirittura affondata”.
“Gli organi preposti stanno indagando su questo incidente e ci faranno sapere le conclusioni alle quali giungeranno in proposito e le conseguenziali azioni da mettere in campo – conclude il sindaco -. Per quanto ci riguarda, siamo lieti che lo spettacolo sia stato apprezzato e al contempo consapevoli che avrebbe potuto essere ancora più avvincente se questo inconveniente non si fosse verificato”.
Via Le Rupi a Potenza Picena avrà un nuovo volto: nei giorni scorsi, infatti, la giunta comunale ha approvato lo studio di fattibilità tecnico economica che porterà all’acquisizione e alla demolizione di due immobili, di proprietà privata, collocati in quest’area, attualmente in stato di abbandono.
La riqualificazione favorirà il miglioramento della viabilità in centro storico e vedrà la realizzazione di nuovi parcheggi e il rifacimento della pavimentazione in corrispondenza degli edifici abbattuti. L’intervento rientra nel più ampio progetto urbano per il centro storico di Potenza Picena, commissionato all’architetto Roberta Angelini, che vede anche la riqualificazione della Torre Civica e di Piazza Matteotti.
“Abbattendo i due immobili collocati nell’area in oggetto, - spiega l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Potenza Picena, Luisa Isidori - migliorerà l’articolazione della relativa rete viaria. Il progetto ha un valore economico complessivo di 200.000 euro, somma finanziata con contributo straordinario dalla Regione Marche nell’ambito della legge regionale n.38 del 31/12/2021”.
Si tratta di uno degli interventi destinati al centro storico potentino: è infatti partito nei giorni scorsi il cantiere per il rifacimento dei marciapiedi su Viale Trieste, opera che sarà caratterizzata non solo da un nuovo manto stradale ma da un prezioso lavoro di arricchimento dello stesso. Approvato anche il progetto di restyling di Porta Galiziano, affidato alla ditta Marinucci srl: 90.000 euro il valore dell’intervento, finanziato con fondi ministeriali.