Domenica 17 aprile alle ore 21,15 presso il Teatro "Giuseppe Verdi" di Pollenza si terrà lo spettacolo Taxi a due piazze, con Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia. L’evento è frutto della collaborazione tra il Comune di Pollenza e l’A.M.A.T. Sul palco si avvicenderanno anche Renato Cortesi, Silvia Delfino, Biancamaria Lelli, Antonio Pisu e Piero di Blasio. L’opera di Ray Cooney verrà resa nella versione italiana di Jaja Fiastri, mentre musica e regia sono state curate da Gianluca Guidi.La vicenda narra di Mario Rossi, taxista, sposato con Alice, residente in piazza Irnerio 100 e Mario Rossi, taxista, sposato con Barbara, che vive in piazza Risorgimento. I due protagonisti non rappresentano in realtà un curioso caso di omonimia, ma forse c’è dietro una precisa pianificazione. Orari e turni di lavoro di Mario Rossi, ma anche quelli di entrambe le mogli, vengono incastrati alla perfezione per due anni. Tutto però si complica quando, per compiere una buona azione, Mario Rossi riceve una brutta botta in testa e sviene. Al risveglio, il taxista darà ad un infermiere l’indirizzo della prima moglie e a un impiegato dell’ospedale quello della seconda facendo arrivare la denuncia a due diversi commissariati di polizia. Seguirà una serie di equivoci, coincidenze, bugie e mistificazioni che intricando all’inverosimile la trama, porterà un finale inaspettato e sorprendente.Per informazioni e prenotazioni si può contattare al numero 349.4730823.
Riceviamo da Alberto Mobili, presidente del comitato "No Crem" il seguente comunicato riguardante la volontà politica di proseguire i lavori per la costruzione del forno crematorio a Civitanova:"Il consigliere Rossi, presidente della commissione lavori pubblici e l'assessore Poeta, ci avevano rassicurato sul fatto che la delibera N° 66 del 2015 forno crematorio, era ormai superata e che stavano prendendo in considerazioni altre soluzioni tecniche. Con sorpresa invece ci è capitato di leggere la delibera di Giunta del 29 dicembre 2015 con la quale veniva approvato il Documento Unico di Programmazione (DUP) 2016-2018. Infatti a pagina 69, relativo agli investimenti per il 2016, viene riproposto il forno crematorio a Civitanova Alta. Forse dovevamo essere veggenti per scoprire che il DUP era stato deliberato il 29 dicembre 2015 mentre c'era la pausa natalizia, perché è stato pubblicato solo il 23 febbraio di quest'anno e per questo ci era sfuggito. Per lo stesso motivo probabilmente l'assessore Poeta, che era assente in quella riunione di giunta, era all'oscuro della delibera, tanto da assicurarci in commissione consiliare che la Giunta considerava superata l'emergenza. Altro discorso invece per l'altro amministratore che ormai è confinato in un limbo politico a causa delle ultime vicissitudini che lo riguardano e che quindi probabilmente non viene tenuto aggiornato sulle decisioni.Noi chiediamo quindi alla Giunta che provveda semplicemente con una delibera a cancellare quel punto dimostrando coerenza con quanto dichiarato recentemente cioè che "l'emergenza è finita". Ai gruppi consiliari e ai singoli consiglieri, che condividono e appoggiano la nostra battaglia contro uno scempio ambientale economico, che si configura più come un business e non come una reale esigenza cittadina, chiediamo di mettere in atto tutte le soluzioni utili affinché questa voce venga cancellata dal DUP 2016-2018 definitivamente. Per questo abbiamo indetto un'assemblea pubblica nella quale invitiamo i gruppi consiliari e tutti i consiglieri comunali per un confronto che si terrà venerdì alle 21:30 presso l'Auditorium San Paolo di Civitanova Alta, in cui informeremo i cittadini della rinnovata volontà politica della Giunta, di costruire un forno crematorio a Civitanova Alta e nella quale continueremo a raccogliere firme per la diffida alla realizzazione di questo impianto."
Da una recente indagine de La Polis-Università di Urbino, coordinata da Ilvo Diamanti, su ''Come sono cambiati i marchigiani'' sono emersi dati poco rassicuranti.Secondo questa ricerca infatti presentata all'Istao ad Ancona, in collaborazione con il Consiglio regionale nell'ambito dei seminari per amministratori locali ''#Marcheuropa'' il 45% del campione di mille intervistati teme per il lavoro (il 57% pensa siano venute meno le opportunità di occupazione), il 55% segnala un declino della qualità dei servizi. Anche se l'83% è ancora contento di vivere qua.Le Marche hanno perso fiducia, hanno paura del futuro, soprattutto del lavoro che non c'è, hanno perduto la ''complicità fra economia e società, il legame fra imprese, famiglia, comunità'', che ne facevano il tratto distintivo, non si vivono più come un pezzo, sostanzialmente soddisfatto, dell'Italia di mezzo, ma ''sono ormai in mezzo all'Italia'': una regione in crisi, come molte altre.I marchigiani si sentono "in sintonia con l'Umbria anzitutto, poi con l'Emilia Romagna e la Toscana. Circa meta' dei cittadini vede con favore la creazione di una grande regione dell'Italia centrale, l'Italia di mezzo, con i vicini umbri e toscani, che si affianca a un crescente sentimento di appartenenza al riferimento territoriale e simbolico del 'Centro Italia'".(ansa)
Simone Riccioni, domenica 17 aprile alle 16, nella chiesa del buon pastore di Macerata sarà ospite dell'incontro organizzato dalla "rete per l'educazione" formata da bene 10 associazioni che si celebrerà in concomitanza con la festa a Collevario. Riccioni nelle edizioni passate è stato preceduto da ospiti quali Claudia Koll, Alessandro Meluzzi, Paolo Brosio, Lorena Bianchetti, Pupi Avati, Maria Grazia Capulli, che hanno offerto la possibilità di rendere la festa di una parrocchia e di un quartiere, un evento per la città. Gli appuntamenti della Rete per l’Educazione hanno infatti trovato nella parrocchia di Collevario, guidata da don Gennaro De Filippi, terreno fertile per crescere. Oltre alle domande che in questo periodo vengono poste all’attore marchigiano sull’onda lunga del successo avuto con il film di Alessandro Valori “Come saltano i pesci“ nelle sale dal 31 marzo, domenica si avrà modo di conoscere Simone Riccioni come persona oltre il personaggio.Il tema dell’incontro sarà “Salvaguardare la felicità nei giovani e nella società” traendo spunto da “educare è salvaguardare”, filo conduttore che ha caratterizzato gli appuntamenti di quest’anno giunti al decimo ciclo. Ovviamente non mancherà la possibilità di far domande, selfie e chiedere autografi ma Paola Olmi, la giornalista che lo intervisterà, cercherà di scoprire come l’essere cristiano, scelta apparentemente impopolare in questi anni, possa essere vissuta con serenità e successo.
Il PD Macerata nella mattina di venerdì 15 aprile ha indetto una conferenza stampa per rimarcare le proprie posizioni in merito al referendum di domenica 17 aprile. Presenti gli esponenti piddini Bruno Mandrelli, Stefano Di Pietro e Alessia Scoccianti che, nel corso dell'incontro hanno ribadito che, anche a Macerata, una parte del Partito Democratico si trova in accordo con le ultime affermazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha invitato gli elettori a non recarsi alle urne."Questo referendum, afferma Di Pietro, è stato fortemente snaturato e strumentalizzato dall'opposizione nonostante quelle trattate siano questioni centrali per il nostro paese, visto che l'italia è un paese energicamente molto dipendente. Abbiamo bisogno di scelte chiare e puntuali in questo settore. Questo voto si è trasformato in una battaglia contro le decisioni del governo, siamo molto distanti da un effettivo interesse per l'ambiente. È diventato un voto politico, il vero bersaglio è il governo Renzi ma il Partito non è scoraggiato da questo atteggiamento. Per quanto riguarda la "vera partita" tra il PD e gli avversari bisognerà aspettare il referendum costituzionale di ottobre, di gran lunga più importante di quello del 17 aprile. Anche Giorgio Napolitano ha invitato all'astensione definendo il referendum "pretestuoso". Se si prevede un quorum per la validità, astenersi è ugualmente una scelta legittima pari alle altre.""Il PD, fa eco Mandrelli, ha lasciato libertà di azione, sia sul voto che sull'astensione. La decisione più logica sarebbe finire di estrarre l'estraibile senza lasciare i giacimenti in funzione a metà. Il referendum non è stato voluto dai cittadini ma dai consigli regionali e non vieta nuovi impianti bensì rende impossibile lo sfruttamento degli esistenti alla scadenza delle concessioni. Quindi si chiudono impianti perfettamente funzionanti a discapito di migliaia di posti di lavoro e rendendoci ancora più dipendenti."Dello stesso parere Alessia Scoccianti: "Il referendum non modifica la possibilità di compiere nuove trivellazioni oltre le 12 miglia. Una vittoria dei sì impedirà solamente l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni. Questo porrebbe anche diverse problematiche come lo smaltimento degli impianti stessi."
Lo "swing" si balla a rilento. Anzi, la musica rischia di fermarsi. E per avere chiarimenti la deputata del Movimento Cinque Stelle Patrizia Terzoni si rivolge al ministro graziano Delrio.La vicenda è quella relativa ai treni 220-Swing. "Quella dei treni “220-Swing”, prodotti da una ditta polacca e attivi nelle Marche sulla linea Fabriano-Civitanova Marche" dice l'onorevole Terzoni "è ormai una vera e propria farsa. L’assessore regionale ai Trasporti Sciapichetti mesi fa presentò in pompa magna i convogli come gioielli di ultima generazione a metano, salvo dover fare dietrofront subito dopo: i treni sono diesel Euro 3. Ora scopriamo che questi treni della discordia hanno qualche problemino di compatibilità e rischiano di uscire dai binari.Mentre Sciapichetti minimizza asserendo che sono in corso semplici ispezioni sull’apparato elettrico e che i passeggeri sono in una botte di ferro, Trenitalia decide invece di fermarli, nelle Marche come in Abruzzo, Toscana, Veneto e nelle altre regioni che li hanno acquistati. Dai controlli fatti sui telai dei carrelli infatti sarebbero emerse delle non conformità. L’assessore regionale, anche questa volta, è scivolato: mentre Trenitalia dice “fischi” lui capisce “fiaschi”. Resta il fatto che quanto ribadito dalle verifiche è scandaloso: non solo i passeggeri della tratta marchigiana in questione si sono visti “spezzettare” il percorso a Macerata, ma ora devono temere pure per la loro sicurezza magari mentre vanno a lavoro o a dare un esame all’università. Su questi treni Swing i pasticci continuano a susseguirsi, per questo ieri ho depositato un’interrogazione parlamentare al ministro dei Trasporti Graziano Delrio chiedendo che prenda in mano la situazione e renda noti gli esiti dei controlli: sulla sicurezza dei passeggeri non si può giocare al rimpallo di “colpe”. Inoltre il ministero deve accertare anche eventuali responsabilità amministrative: tutto questo scempio, non va dimenticato, è stato messo in piedi con i quattrini dei cittadini e tutto ciò è insopportabile".
di Tamara MoroniIn un Referendum come quello di domenica prossima, 17 Aprile, che non è tra i più sentiti come ,ad esempio, quelli costitutivi di un diritto civile, ma relativo all'art. 6, promosso da 9 Regioni per l’abrogazione del comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016) promulgato dal presente Governo , e su una materia tecnica e complessa quale quella energetica, si ha la forte tentazione di disertare le urne e rimettere tutto in mano al Governo per non impegnarsi troppo nella libera formazione della propria scelta di voto. In questo caso, scelta resa meno vigorosa per gli effetti differiti nell’arco di alcuni anni, qualora , superato il quorum , e vinto il Si, di fatto, le estrazioni entro le 12 miglia dalla costa cesserebbero soltanto alla scadenza del contratto di concessione, eventualmente prorogabili previe nuove e approfondite indagini di impatto ambientale necessarie per ia semplice ragione che, l’istallazione delle piattaforme interessate risalgono ad anni precedenti l’introduzione delle norme sul rispetto d’impatto ambientale, e di conseguenza per le società petrolifere , farsi carico alla scadenza di contratto dei costi di demolizione degli impianti finora da essi sfruttati. Tuttavia, l’interesse al Referendum in questione si è acceso nell’ultimo periodo , e, quale sarà il suo risultato, gli va riconosciuto il merito di andare oltre il singolo quesito referendario col porre l’attenzione su di un settore produttivo attraverso una migliore conoscenza a livello qualitativo e quantitativo degli impianti estrattivi presenti sul nostro territorio , e alla loro ricaduta in termini ambientali. Cosa ancora più importante, questa consultazione popolare ci investe direttamente a pronunciarci se volere o no mettere uno stop nel prossimo futuro per fare il punto sullo stato di salute del nostro mare, delle nostre coste, a seguito delle estrazioni di petrolio o gas degli ultimi decenni.In un quadro così composito , s’inseriscono inoltre risvolti che toccano il sociale, con il lavoro che deriva da queste attività, e l’economia nazionale. Finisce allora, che il dibattito tra i sostenitori del SI e i fautori de NO, trova terreno di scontro tra i due diversi punti d’ osservazione , dove in uno prevale l’aspetto ambientale e collettivo, nell’altro quello più rivolto al fattore economico, col risultato di venire a trovarsi su un fronte contrapposto, pur avendo ognuno a riferimento quello che è il cosiddetto bene comune .Da qui, l’appello degli uni a privilegiare e preservare il bene comune acqua, suolo, sottosuolo, terra, aria, fauna ittica, biodiversità, invitando a sfruttare piuttosto che le risorse fino ad esaurimento, questi elementi naturali quale patrimonio paesaggistico, agricolo, turistico, per generare sempre più imprese che grazie a questi lavorano e danno lavoro , a partire dallo smantellamento di quelle piattaforme entro le 12 miglia, obsolete e improduttive , nel mentre verrebbero potenziate e incentivate sempre più fonti energetiche rinnovabili; degli altri, la propensione a continuare l’attività estrattiva fino ad esaurimento dei giacimenti, e quindi, a dare più valore allo sfruttamento fino al depauperamento totale del bene comune presente nel sottosuolo.E vengo al punto per cui scrivo. Indipendentemente dal dibattito filosofico e pragmatico portato avanti da eminenti personaggi , tra cui economisti, negli ultimi anni su cosa sia questo bene comune - uno per tutti il biologo Garrett Hardin , che già nel 1968 pubblicò nella r vista Science “ La tragedia dei beni comuni”, e la cui posizione è, in sintesi, che gli utilizzatori di una risorsa comune sono intrappolati in un dilemma tra interesse individuale e utilità collettiva da cui non è possibile uscire con soluzioni tecniche come può essere, ad esempio, l'incremento di produttività che, in definitiva, si risolverebbe in espedienti in grado solo di spostare il problema in avanti nel tempo, per cui l'ultima parola, secondo Hardin, spetta all'intervento di un'autorità esterna, lo Stato, che imponga la "coercizione" come sistema per evitare la "tragedia” attraverso soluzioni politiche e legislative che tutelino la salvaguardia dell'interesse e del bene della collettività , che viene prima di ogni altro diritto individuale- mi sono chiesta più e più volte in casi come questo : come è possibile, avere lo stesso sguardo rivolto al “ bene comune” e trovarsi in simile conflitto d’ interessi contrapposti? La mia risposta è stata: perché” il bene comune” è un concetto superato , non in grado di investire ogni cosa di significato comune. . Perché , “il bene comune “ non indica esattamente quale sia questo bene comune a tutti. In sintesi , perché “ bene comune” non è la misura per valutare quale sia il vero interesse generale. Ma allora, di quale concetto sostitutivo ci si può avvalere che possa mettere d’accordo tutti? Io l’ho trovato in questo: IL SENSO COMUNE. Perché dotare qualcosa, qualsiasi cosa, di un significato comune reale e non astratto, vuol dire spostare l’ accento dal bene oggetto - materiale o immateriale - in sé, al soggetto presente e futuro che di quel bene comune gode e di cui non può fare a meno. In questa accezione di bene, non più comune ma di “senso comune” trovo conforto nel racconto di una storia tratta da un fatto vero e a cui lascio la parola nel dialogo riportato dal film “ Una casa sotto il cielo” , preceduta da una breve trama del film. Negli anni ’50, uno scrittore americano, Eugene Carter, che aveva passato diversi anni in Italia da studente torna dieci anni dopo la fine della seconda guerra mondiale in cerca di spunti per il libro che sta scrivendo su testimonianze di vite difficili. A Galtelli, piccolo borgo sperduto tra le montagne del Nuorese, vive il protagonista di una di queste storie, Gaetano Piras, che all’età di sette anni viene portato in montagna dal padre, un pastore, per imparare il mestiere. Dopo cinque anni, ormai esperto, viene "venduto" ad un armentario, il Conte Casula, e diviene servo pastore. Il suo è un lavoro duro, durissimo, che consiste nel portare le pecore del padrone per i pascoli delle montagne, dormendo solo, e con un solo occhio, per mesi e mesi all’aperto, senza stipendio ma ricevendo in cambio del lavoro, dieci o dodici pecore all'anno quando andava bene. Nel 1925, Gaetano, che intanto si è sposato ed ha anche un figlio, e riuscito a mettere insieme un centinaio di pecore e si mette in proprio. Ma un giorno, in una località vicina al suo paese, viene rubato un gregge di proprietà di un certo Tolla. Un dipendente di questi dichiara ai carabinieri di aver sentito dire che il furto e stato commesso per incarico del Conte Casula, l'ex-padrone di Gaetano. Indignato per questa ingiustizia ritenendo il conte una persona perbene, e per riconoscenza verso il suo ex padrone, Gaetano si autoaccusa del furto recandosi dai carabinieri , ma il primo a non credergli è proprio il comandante della locale stazione. Gaetano, decide allora di risarcire con le sue 200 pecore Tolla ,a condizione che ritiri la denuncia contro il conte Casula, il quale gli sarà riconoscente offrendogli di tornare a lavorare per lui, in quanto se lo avesse indennizzato per le sue 200 pecore, tutti avrebbero pensato che dietro l’ autodenuncia di un suo ex dipendente , effettivamente fosse stato lui a commissionare il furto . Così, ripreso al suo servizio, Gaetano si fa 15 più altri 5 anni da servo pastore prima di rendersi definitivamente libero. La storia di Gaetano sconvolge lo scrittore americano, che non può quindi fare a meno di esclamare alla fine :” My God, ma è ridicolo! Perché proprio lei, lei che aveva lottato sin da bambino per farsi una posizione, una famiglia, che bisogno c’era?Gaetano: “Voi non potete capire. La vostra logica è lavorare, mangiare, dormire. Tutti i giorni, tutto l’anno, tutta la vita. La regolarità, senza sorprese, è ciò che desiderate . E perciò, le disgrazie, le malattie, e tutto ciò che è tragico, vi turba, e vi domandate: e perché proprio a me? E figurarsi uno, che se le va a cercare! E bèh, e bèh, per voi, è proprio matto!Eugene: Non è vero, io l’ammiro, la invidio , io non ne sarei stato davvero capace , ma, mi creda, non è facile da capire, Un gesto eroico è dettato quasi sempre da un impulso, è fatto quindi di getto, e poi si fa perché ci si trova coinvolti, e poi perché ci si trova nel momento esatto in cui il fatto avviene . Ecco, lei non era chiamato in causa, lei non c’era, quindi non capisco perché abbia sentito l’impulso di sacrificarsi .Gaetano: Io c’ero . Quando sono nato, sono entrato nel corpo del pastore Piras di Galtelli, e vi ho trovato gambe robuste, un cuore forte, e una certa porzione di cervello. E voi, invece, siete entrati in un altro corpo, e ci avete trovato un cervello migliore, ma non gambe come le mie. La parte che vi è toccata , è diversa, dalla mia. Voi avete potuto studiare, e conoscere cose diverse della vita e del mondo. E io no. Io conosco le mosse della volpe che vuole rubarmi gli agnellini; le arie, le arie che piacciono agli avvoltoi; o le erbe che cercano le mie pecore. Io capisco il male e il bene di qui., e voi che venite da lontano, capite il bene e il male di tanti altri posti. Capito mi avete? Chissà quante belle cose avete conosciuto, hè? Io so solo che sono belli i disegni delle nuvole in cielo. Che mi piace la forma degli alberi piegati dal vento. Che ammiro la goccia che buca la roccia. Natura, insomma. Guardate la quercia, che da sola fa la ghianda. Il suo capolavoro. Lei fa la sua parte, io la mia, mi pare giusto. Voi sapete fare la ghianda? No. E la quercia sì. C’è tutta scritta dentro la sua storia.Eugene: Ma lei, quindi pensa che chiunque altro al suo posto avrebbe fatto la stessa cosa?Gaetano: No, non ho detto questo. Anzi, per anni sono stato nel ridicolo. Pochi hanno apprezzato. Ma io, non l’ho fatto per gli altri. Forse non lo so perché l’ho fatto, ma non mi sono pentito. Si pente chi fa qualcosa di male.Eugene: Ma poi, avete trovato il vero colpevole?Gaetano: No, non si seppe mai. In seguito ho fatto il servo pastore per altri 15 anni presso il conte Casula. Alla fine ero quasi libero quando, era il 1945, ci fu una tremenda morìa e mi morì mezzo gregge ,e così sono rimasto altri 5 anni. Ora sono 10 anni che sono un uomo libero.Eugene: Ma perché lo fece? Rischiare di andare a finire in galera per il padrone, che senso aveva tutto ciò?Gaetano: Vedete, per noi sardi, il senso del rispetto è diverso da come lo intendete voi. E’ un rispetto morale, è come… è come se ci sentissimo sempre in debito verso gli altri. Come posso dire…se qualcuno viene a trovarmi, un pezzo di formaggio, un bicchiere di vino, c’è sempre per lui, anche se non l’ho mai visto. E questa non è semplicità ospitalità, no, è rispetto. E spero che sia sempre così. Non so se mi sono spiegato. Noi pastori, poi, questo rispetto, lo rivolgiamo alla natura dove viviamo. Tutti abbiamo la stessa casa sotto il cielo. Questa terra la sento mia, ma allo stesso tempo anche degli altri. Tutti ,ci sediamo allo stesso masso quando ci passiamo vicini. Tutti , andiamo alla stessa sorgente quando abbiamo sete. Tutti, d’estate, ci ripariamo all’ombra della stessa quercia. Insomma: abbiamo un senso comune delle cose. E’ una questione di rispetto, appunto. Noi, anche alle bestie diamo una dignità umana, vivono nelle nostre case, ci preoccupiamo quando stanno male, le seguiamo fin dalla nascita, hè, siamo le loro levatrici. Ma sapete che io le conosco una ad una? E allora, anche il padrone va rispettato. Non perché è il padrone, ma perché è una sicurezza, rappresenta il futuro, ma anche il passato. Il conte Casula è stato un secondo padre per me, e i padri, si rispettano sempre.
Il sindaco Tommaso Claudio Corvatta ha convocato la stampa questa mattina per tornare sul mancato incontro con i residenti del centro di ieri pomeriggio e per fare il punto sui problemi di ordine pubblico della zona.“Rinviare un appuntamento capita ed è capitato in passato, non è certo un accadimento anomalo – premette il primo cittadino - Alle persone che hanno chiesto l'incontro, inizialmente fissato per le 18.45 di ieri, sono state proposte ben tre date: oggi alle 13, nel tardo pomeriggio di martedì prossimo o nel tardo pomeriggio di giovedì 21 aprile. E' stata data quindi una disponibilità oltre il dovuto, ma abbiamo ricevuto altrettanti rifiuti. L'annullamento dell'appuntamento è stato comunicato nella mattinata di mercoledì, con più di 24 ore di anticipo. Malgrado i richiedenti sapessero che nessuno li avrebbe ricevuti, si sono presentati comunque. E' chiaro quindi che l'intento non fosse quello di dialogare col sindaco, ma di creare un polverone. Ricevo tutti, dialogo con tutti, lavoro per tutta la città, ma non sono ostaggio di nessuno e non accetto questi atteggiamenti, che di certo non hanno la minima utilità per risolvere i problemi che vengono segnalati. Non si può pretendere di avere ragione solo perché si è un gruppo di cittadini. Se loro denunciano il degrado del centro, io denuncio il degrado dei rapporti civili che certi comportamenti denotano”.Quanto ai problemi di disordine e schiamazzi nei pressi del Donoma denunciati dai residenti, Corvatta fa il punto delle azioni già adottare. “Non è una criticità nuova, sono questioni ben note, di cui ho parlato più volte con diversi residenti. Ricordo che di interventi in due anni ne sono stati effettuati diversi. Abbiamo eliminato il commercio ambulante nei pressi della discoteca, abbiamo cercato di limitare il parcheggio selvaggio attraverso il parcheggio serale a pagamento. Ci siamo fatti da intermediari per far sostituire il generatore che procurava rumori molesti. Abbiamo chiesto e ottenuto dal Donoma la predisposizione di personale per l'accompagnamento della clientela fuori dal locale. Abbiamo fatto installare, a spese dei proprietari del locale, telecamere di videosorveglianza che gli stessi residenti del centro avevano richiesto a gran voce, e le cui immagini sono acquisite dal nostro comando di Polizia municipale. Abbiamo ripetutamente chiesto la presenza di pattugliamenti notturni da parte delle forze dell'ordine”.Per concludere, Corvatta rinnova “la disponibilità ad incontrare chiunque e, se richiesto, a partecipare ad assemblee pubbliche. Certo mi aspetterei un segnale di ravvedimento da chi ha organizzato l'iniziativa di ieri con l'obiettivo evidente di cercare una ribalta piuttosto che di parlare con me”.
Potevano bastare poco più di tremila euro per salvare la Settempeda? E' questa la domanda che ci si pone dopo la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Macerata che ha accolto, in parte, il ricorso presentato dal solo Paolo Pieroni, presidente della Settempeda nel biennio 2006-2007, periodo oggetto di accertamento da parte della Guardia di Finanza.Paolo Pieroni, difeso dal dottor Flavio Pieroni, ha quasi azzerato le pretese dell'accertamento effettuato dall'Agenzia delle Entrate: in base a tale sentenza, l'importo da pagare per la Settempeda dagli originari 109.180 euro è stato ridotto a circa 3500 euro, cifra che sicuramente non avrebbe dovuto determinare la scomparsa di una società gloriosa e blasonata come la Settempeda.La vicenda risale ad alcuni anni fa, nelle more di una verifica effettuata dalla Guardia di Finanza: la dirigenza dell'epoca, secondo quanto affermato dalla difesa, non aveva fatto alcuna comunicazione a Paolo Pieroni e non aveva richiesto chiarimenti allo stesso."Il comportamento tenuto da parte dei rappresentanti della società sportiva, non ha giovato nè alla posizione personale del Pieroni, nè alla stessa società destinataria a fine 2014 di un accertamento che immediatamente ha generato prematuri e inutili allarmismi. Per i dirigenti della Settempeda, però, da subito Paolo Pieroni era identificato come unico colpevole e unico responsabile delle presunte violazioni fiscali": Pieroni e il suo consulente, una volta informati dei fatti, in diversi incontri con i responsabili della società, hanno subito confermato la piena disponibilità a concertare con la S.S. Settempeda la migliore strategia difensiva nella fase di accertamento con adesione ed eventualmente pure nel successivo probabile contenzioso."Il comportamento tenuto invece dalla Settempeda" dice ancora la difesa di Paolo Pieroni "nelle persone dei due presidenti Sandro Teloni e Piero Sileoni, è stato di chiusura totale, rinunciando persino alla proposizione del ricorso per tutelare quantomeno la posizione della società sportiva. Non solo. Gli stessi hanno anche minacciato di voler agire nei confronti del Pieroni nelle opportune sedi per l'enorme danno sociale arrecato alla società sportiva a seguito della indotta cessazione dell'attività della Settempeda. La migliore risposta a queste affermazioni al comportamento tenuto viene dalla recente sentenza". Come a dire: sarebbe bastato probabilmente un semplice ricorso per evitare che la Settempeda facesse la fine che invece ha fatto.
Nella sala consiliare del comune di Macerata si è svolta una conferenza stampa per presentare il bilancio consuntivo dell'anno 2015 dell'Associazione Arena Sferisterio. Sono intervenuti Romano Carancini, presidente dell'Associazione, Antonio Pettinari, vice presidente, Luciano Messi sovrintendete dell'Associazione e Giorgio Piergiacomi presidente del Collegio dei Revisori dei Conti dell'Associazione."4 anni fa con uno spirito comune nasceva una nuova storia che raccontiamo con entusiasmo e sorpresa. Il risultato di un anno di gestione è un risultato in equilibrio che testimonia come ci siamo arrivati" ha esordito Carancini. Il presidente ha evidenziato la capacità organizzativa dell'Associazione, la volontà di lavorare sulla previsione prevedendo e controllando i costi. I ricavi si basano invece su quattro elementi importanti ossia quello dei contributi pubblici che quest'anno ha destato preoccupazione in quanto si è assistito ad una sbilancio di 250.000 euro in quanto il sistema dello spettacolo non è pianificabile. Il secondo elemento riguarda i contributi degli sponsor che grazie all'impegno della società e dei partnership ha portato un guadagno di 598.000 euro, il terzo fattore è costituito dalla biglietteria che ha portato anch'essa un risultato buono finendo per varcare la soglia di un incasso loro di 1 milione di euro. Il quarto elemento riguarda le altre entrate che hanno portato un ricavo di 408.000 euro compensate con i costi. Carancini ha quindi concluso il suo intervento descrivendo una situazione di equilibrio dell'Associazione che ha permesso di compensare il venir meno di 250.000 euro di contributi pubblici attraverso il lavoro con e dentro le istituzioni, una solidità professionale di rilievo. Nel 2015 il Macerata Opera Festival esce in sostanziale equilibrio, con un utile di 2009 euro, risultato straordinario a fronte dei contributi pubblici in calo. Questo è stato possibile per il rigore che c’è nella pianificazione e nel controllo della spesa: in preventivo per la Stagione Lirica abbiamo previsto 2.810.000 euro e la spesa a consuntivo si è distaccata di 4.477 euro, includendo al suo interno le attività del Festival Off. La scelta di Luciano Messi come sovrintendente, la sua esperienza nell’organizzazione della produzione e nella gestione amministrativa e artistica, è molto importante proprio in questo senso.Per la prima volta nella storia nell'anno 2015 la percentuale di contributi privati ha superato quella dei contributi pubblici. Ringrazio tutta la struttura, il personale, le maestranze, il consiglio d'amministrazione che svolgono un lavoro di qualità, è un risultato di tutti" ha dichiarato.Pettinari ha continuato sostenendo che l'attività dell'Associazione ha permesso di sfatare alcuni luoghi comuni come quello che la lirica presuppone ingenti risorse, che produce debiti, che non interessa tutti, che la crisi non permette l'acquisto dei biglietti da parte di tutti. "Invece nel 2015 il teatro è stato pieno, pieno di stranieri, pieno di giovani che hanno apprezzato la qualità dello spettacolo. La ricaduta sul territorio è notevolissima per l'intera comunità provinciale che ha adottato lo Sferisterio" ha affermato il vicepresidente. "L'obiettivo è la valorizzazione delle nostre risorse,c'è stata un'apertura all'istituzioni nazionali, siamo stati tutti uniti e se il territorio sta unito, se si fa squadra si superano le difficoltà" ha concluso.Messi invece ha sostenuto l'importanza determinante dei costi di oltre 40.000 euro che rappresentano una difesa salda, che l'amministrazione generale tiene sotto controllo. "La vera sfida è quella sui ricavi che si basa sugli elementi illustrati da Carancini. Messi ha ribadito l'importanza dell'elemento della biglietteria che "deve essere messo per primo in ordine concettuale in quanto tutto perde di senso se colui che finanzia lo spettacolo non gode, non gradisce lo spettacolo. Anche il fattore delle altre entrate provenienti da altre attività come la Festa Marchigiana, Musicultura, la rete lirica è determinante. Il sovrintendente ha concluso l'intervento elencando dei valori importanti come il valore progetto, il valore pubblico con più di 2000 paganti, il valore giovani, il lavoro con 500 persone per 20.000 giornate complessive, di cui un quinto under35. C’è anche un fondamentale valore territorio. Col 90% delle maestranze di provenienza regionale e il 70% della spesa che ricade direttamente nelle Marche sotto forma di reddito o di acquisto di beni e servizi, oltre all’indotto”. "Il nostro lavoro si basa sulla velocità, il teatro si deve guidare in modo veloce per arrivare prima degli altri, entro il tempo limite e sfidando continuamente gli ostacoli. La nostra è una macchina eccellente nella quale si investe" ha concluso.Piergiacomi ha invece affermato come nell'ultimo quinquennio si è stati attenti alla gestione finanziaria. "I flussi di cassa sono stati positivi e quindi l'ammontare dei debiti è stato minore. Si sono registrati 200.000 euro di indebitamento in meno, che rafforzano l'aspetto patrimoniale. La gestione ha generato flussi di cassa positivi che hanno permesso di ridurre sia l’indebitamento lordo, da considerarsi come debiti totali, che l’indebitamento netto, da considerarsi quale differenza tra debiti totali e crediti totali. Quest’ultimo è passato dai quasi 1,2 milioni di euro del 2010 a circa 200mila di fine 2015. Non secondari altri due dati: le minori spese sugli interessi passivi, scesi da 138mila euro nel 2010 a 42mila euro, e il venir meno di alcune aree di rischio che hanno permesso di liberare risorse da poter utilizzare nella gestione corrente.L'amministrazione è puntuale, attenta ai vari adempimenti" ha dichiarato.
Nota di Marco Bindelli, vice presidente della BCC di Civitanova Marche e Montecosaro e consigliere delegato ai rapporti con il Movimento del Credito CooperativoE’ stata appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore dal 15 aprile 2016, la Legge 8 aprile 2016, n. 49, contenente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, recante misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, ed è scattata la fase due della riforma, quella più importante e che doveva essere affrontata già diversi anni fa: la definizione del modello industriale del credito cooperativo, ossia del Gruppo Bancario Cooperativo (GBC) o dei Gruppi Bancari Cooperativi.Stiamo parlando della vera riforma del Credito Cooperativo, ossia della capacità delle BCC di adattarsi alle nuove sfide del mercato che il nuovo quadro normativo dovrebbe agevolare, ma che, invece rischia, addirittura, di peggiorare, perché è bene ricordare che, seppur continueranno ad esistere ed operare tutti i consigli di amministrazione delle BCC eletti dall'assemblea dei soci, il GBC e le singole banche aderenti saranno considerate esattamente alla stregua di tutte le altre banche vigilate dalla BCE e, per delega, dalla stessa Banca d'Italia.Tralasciando le 3 o 4 BCC che usufruiranno della “particolare” way out creata appositamente per loro, tutte le altre 360 BCC avranno 18 mesi di tempo dall’entrata in vigore delle norme attuative del MEF e della Banca d’Italia per costituire la potenziale banca capogruppo (o le potenziali capogruppo) ed inviare all’organo di vigilanza la documentazione prevista.Conseguentemente, la sfida, di non facile soluzione, che le BCC si apprestano ad affrontare è, sia di natura tecnica, che politica.Le resistenze al cambiamento sono notevoli e la legge appena approvata in via definitiva rischia di aggravare una situazione già difficile qualora il credito cooperativo, chiamato ora a confrontarsi e a competere con i grandi gruppi bancari, non riesca a risolvere i veri problemi che si segnalano da tempo: governance, efficienza ed innovazione!Con l’introduzione, da parte della Camera dei deputati, della norma che consente al MEF di ridurre (sotto il 50%) la soglia di partecipazione delle BCC al capitale della capogruppo per esigenze di stabilità del gruppo stesso, la necessità di cambiamento del credito cooperativo diventa ancora più attuale ed urgente se non si vuole consegnare in tempi brevi l’intero sistema ai grandi gruppi bancari e finanziari internazionali. In altre parole, anche grazie all’introduzione della predetta norma, il credito cooperativo è costretto a produrre un progetto industriale serio, efficace e, soprattutto, scevro da quelle logiche politiche che hanno caratterizzato sino ad ora, nel bene e nel male, l’intero sistema. Occorre, cioè, riformare la riforma delle BCC appena approvata, o quanto meno coloro che l’hanno proposta, introducendo concetti di meritocrazia, competenza e trasparenza nella governance della capogruppo e, conseguentemente, delle BCC aderenti al gruppo.Tra le numerose modifiche apportate nel corso dell'esame da parte della Camera dei deputati e che attengono alla nuova ripartizione dei poteri tra MEF e Banca d’Italia, ce n’è una, in particolare, che lascia intravedere uno spiraglio positivo perché obbliga ad intraprendere la direzione indicata.Si tratta del nuovo comma 7-bis dell’art. 37-bis con il quale si prevede che la Banca d’Italia, al fine di assicurare la sana e prudente gestione, la competitività e l’efficienza del GBC, detta disposizioni con riferimento ai requisiti minimi organizzativi ed operativi della capogruppo, al contenuto minimo del contratto di coesione, alle caratteristiche della garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle BCC aderenti, al procedimento per la costituzione del gruppo e all’adesione al medesimo.Indubbiamente, l’aver previsto concetti di competitività ed efficienza per il GBC sui quali la Banca d’Italia fornirà disposizioni specifiche di attuazione, costringe il sistema a convergere verso un’unica o più capogruppo aventi i predetti requisiti.Al momento, l’unico piano industriale concreto contenente i citati requisiti resta quello presentato da Cassa Centrale Banca lo scorso anno alla borsa valori di Milano durante il processo di riforma.In attesa di conoscere quello di Iccrea Holding SpA, la quale ha dichiarato il 4 marzo scorso di attendere l’approvazione definitiva della legge di riforma delle BCC, è iniziato il braccio di ferro tra i due soggetti per imporre il proprio modello industriale e tentare di evitare la costituzione più gruppi.A prescindere da quella che sarà la scelta finale, gruppo unico o più gruppi, è ovvio che la possibilità di successo del credito cooperativo ed il mantenimento della maggioranza del capitale della capogruppo o delle capogruppo in mano alle BCC dipenderà dalla capacità di elaborare ed attuare piani industriali in grado di preoccuparsi, non solo del requisito minimo del patrimonio imposto dalla normativa, ma anche della capacità prospettica di produrre reddito in un contesto di tassi di interesse particolarmente bassi e, dunque, della capacità di incidere sia sul mercato (competitività e innovazione) che sul cost-income (efficienza), inteso quale rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione.Ecco allora che, nonostante l’inusuale assenza dei sindacati registrata sino ad ora, saranno proprio i lavoratori dipendenti a dover sopportare i maggiori sacrifici richiesti dalla nuova legge di riforma delle BCC.L’unica speranza, per questi e per l’intero sistema del credito cooperativo, è che (a) si inizi a distinguere tra BCC virtuose e banche deficitarie, il cui numero, tra l’altro, è in continuo aumento, e che (b) si interrompa quell’antica ed obsoleta pratica che ha visto mescolare le piccole mele marcie insieme a quelle più grandi nella convinzione di migliorarne la qualità media (anche in considerazione del fatto che le BCC medio-grandi stanno mostrando maggiori problematicità rispetto a quelle piccole o medio-piccole) .Solo attraverso specifici piani di risanamento portati avanti con trasparenza e competenza da chi non ha prodotto situazioni di dissesto (o comunque da chi non ha operato in un’ottica politica), si potrà tentare un’applicazione positiva della nuova legge di riforma, atteso che anche le BCC virtuose saranno costrette a ristrutturarsi per riuscire a resistere al nuovo contesto competitivo internazionale.In altri termini, si intende affermare che, un conto è procedere con tagli occupazionali trasversali uguali per tutte le BCC, altra cosa è, invece, incidere, caso per caso, in funzione dell’andamento gestionale e prospettico di ciascuna banca, analogamente a quanto accade per tutte le altre aziende non bancarie.A tal proposito, il corretto utilizzo del fondo temporaneo introdotto con l’art. 2-bis segnerà il primo spartiacque tra la fine del credito cooperativo e la sua possibilità di sopravvivenza.Proprio sul corretto utilizzo del fondo temporaneo, la BCC di Civitanova Marche e Montecosaro vigilerà e presterà particolare attenzione, sia nel proprio interesse che di quello dell’intero sistema.
Il sindaco Corvatta annulla l'incontro per un impegno a Foligno e i residenti si infuriano. Botta e risposta a stretto giro di posta fra il primo cittadino di Civitanova e un gruppo di residenti del centro storico, dopo che il sindaco aveva deciso di disdire l'incontro programmato per questo pomeriggio a causa di un impegno sopraggiunto."Nel rispetto di chi non conosce i fatti che hanno portato all'assembramento di un gruppo di cittadini questo pomeriggio sotto al palazzo comunale, è bene spiegare che sul finire della scorsa settimana un gruppetto di quattro persone, che si sono qualificate come residenti del centro, si sono recate nella mia segreteria richiedendo un appuntamento con il sindaco. Hanno espresso esigenze piuttosto rigorose, chiedendo di svolgere tale incontro nel tardo pomeriggio, preferibilmente il giovedì. Andando loro incontro, lunedì 11 aprile è stato concordato l'appuntamento per oggi, giovedì 14 aprile alle ore 18.45, quindi in orario inusuale e di chiusura degli uffici.A causa di un impegno istituzionale sopraggiunto e improrogabile, come l'invito a Foligno per la presentazione del Festival della Scienza gemellata con Futura Festival, questo e altri appuntamenti sono stati rinviati. Ma la referente che aveva lasciato il proprio contatto ha rifiutato lo spostamento, sia a brevissima scadenza, il giorno successivo nella tarda mattinata, sia per la settimana successiva, in orario analogo a quello inizialmente previsto per oggi. Le ho dato personalmente disponibilità a svolgere un'assemblea pubblica in data da concordare, ma nonostante tutto è rimasta irremovibile, pretendendo di parlare oggi stesso, nell'orario stabilito, con qualche rappresentante del comune, chiunque fosse. Perchè tale rigidità? Evidentemente perché quello che da parte mia era un colloquio in clima di collaborazione ed ascolto, era a tutti gli effetti un agguato, tanto che la popolazione è stata fomentata a suon di volantini, pubblicazione di un evento su Facebook, al grido di “Fermiamo il degrado! Fai sentire la tua voce, unisciti a noi”. Non a caso, dopo che i soggetti interessati sono stati informati della mia impossibilità a riceverli per oggi, hanno pensato bene di informare qualche organo di stampa dell'appuntamento in programma. Chi ha manifestato rigidità ed indisponibilità, quindi, non è certo stato il sindaco. Non è certo stato il sindaco, quindi, a negarsi".Di tutt'altro tenore la tesi dei residenti che sottolineano come "lunedì 11 aprile, dopo un nostro sollecito, il Sindaco Corvatta ci comunicava che avrebbe ricevuto il gruppo di residenti del centro alle ore 19. Nel darci appuntamento, il Sindaco non ha posto condizioni o limiti alla partecipazione di coloro che erano interessati, specie nel numero.Lieti del fatto che potessimo finalmente confrontarci insieme con il Primo Cittadino e proporre una nostra soluzione condivisa a problematiche di vandalismo, degrado, schiamazzi notturni ecc. ecc. abbiamo cercato di informare tutti coloro che avevano i nostri stessi problemi e che potevano essere interessati ad assistere, giovani e meno giovani.(Foto Ciro Lazzarini)Ieri, mercoledì 13 aprile, un giorno prima dell’appuntamento, il Segretario ci ha comunicato verbalmente che il Sindaco aveva deciso di cancellare l’appuntamento con il gruppo dei residenti del Centro Storico perché aveva un impegno imprevisto a Foligno. Abbiamo chiesto se il Sindaco potesse delegare qualcuno ad andare a Foligno, dal momento che noi residenti del Centro ci eravamo organizzati, anche lavorativamente, per partecipare all’appuntamento che il Sindaco ci aveva fissato. Abbiamo chiesto se era possibile incontrare in sua vece il Vice sindaco –che presiede il Comune in assenza del Sindaco. Abbiamo chiesto al Sindaco di organizzare un altro appuntamento o un’assemblea in un’altra data e lui ha risposto che ci avrebbe fatto sapere.Nelle ore successive il Sindaco pubblicava sul proprio profilo in un social network il messaggio informativo, che noi avevamo precedentemente pubblicato, SBARRATO CON UNA X, scrivendo che l’appuntamento non si sarebbe più tenuto perché doveva andare a Foligno. In più affermava, sempre via social, che l’appuntamento che lui stesso aveva accordato a un gruppo di residenti non era altro che un’assemblea “camuffata” , che non sapeva che erano stati informati più residenti e che non eravamo stati abbastanza “scaltri”.La nostra iniziativa invero è stata portata avanti alla luce del sole. L’informazione sui social lo dimsotra. Il Sindaco è stato costantemente informato su tutto, già da martedì e dunque non c’è stata alcuna sorpresa.Che il Sindaco lo voglia chiamare “appuntamento”, “assemblea”, “incontro”, “meeting” con i residenti, sta di fatto che ancora una volta è riuscito a spostare l’attenzione dal problema del degrado senza nemmeno ascoltare la richiesta di cittadini esasperati.Non ci saremmo mai aspettati che il Sindaco cancellasse con una X, ammutinasse, il nostro invito democratico agli atri residenti del Centro ad assistere a una discussione di pubblica utilità su disagi comuni".
Non c'è pace per l'amministrazione comunale di Tolentino.Dopo la votazione contraria del presidente del consiglio comunale Mauro Sclavi al piano parcheggi nell'ultima seduta dell'assise consiliare, il sindaco Giuseppe Pezzanesi, con un durissimo comunicato stampa, aveva invitato Sclavi a dimettersi. A distanza di ventiquattro ore, arrivano le puntualizzazioni di Sclavi che, in buona sostanza, afferma che lui, proprio per evitare di arrivare a questo punto aveva già manifestato la sua volontà a rimettere il mandato. Volontà che, però, avrebbe trovato la contrarietà dei consiglieri comunali di maggioranza.Questo il testo della nota diffusa da Mauro Sclavi:"A seguito del comunicato stampa diffuso dal sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi, nel pomeriggio di ieri mercoledì 13 aprile ho cercato di contattarlo personalmente per farlo tornare a più miti consigli, ma essendo stato un tentativo inutile mi trovo costretto ad intervenire per raccontare i fatti così come si sono svolti, in modo tale che i cittadini possano farsi un’idea di come sono andate le cose.Prima di tutto, mi preme ringraziare le tantissime persone che mi hanno manifestato affetto, vicinanza e comprensione sia pubblicamente tramite i social network che privatamente tramite telefonate e messaggi: non posso nascondere che la cosa mi riempie di orgoglio perché evidentemente il messaggio che volevo trasmettere alla città è stato percepito correttamente e con esso il mio pensiero.Ma andiamo ai fatti.I consiglieri comunali di maggioranza sono stati portati a conoscenza del piano parcheggi in data 2 marzo 2016 con una riunione convocata dal sindaco Pezzanesi alle 18.30. Fin da subito ho espresso le mie perplessità in merito al piano così come ci veniva presentato.Il 23 marzo 2016, dopo una intensa trattativa personale con il sindaco che non ha portato ad alcun risultato concreto, ho portato a conoscenza dei consiglieri comunali la mia totale contrarietà al piano parcheggi che ritengo vessatorio verso i cittadini di Tolentino, anche per la durata di 25 anni che appare incongrua. In quella data, di fronte al sindaco, agli assessori e a tutti i consiglieri comunali di maggioranza ho manifestato la mia volontà a rimettere il mandato sia da presidente del consiglio comunale che da consigliere, qualora la mia posizione avesse potuto in qualche modo creare problemi all’amministrazione comunale. Tutti i consiglieri comunali hanno manifestamente rifiutato la mia disponibilità a dimettermi. Se loro avessero voluto, già in quel momento mi sarei dimesso per non alimentare polemiche e discussioni pretestuose e li ringrazio per quello che ritengo un attestato di stima.Nella riunione preconsiliare dell’8 aprile 2016, alla presenza anche della segretaria personale del sindaco, ho ribadito ancora una volta la mia totale e completa disponibilità a rimettere il mandato.Tuttavia, nonostante avessi confermato che avrei votato contro il piano parcheggi e avrei esternato il mio pensiero tramite la dichiarazione di voto, cosa che puntualmente e coerentemente ho fatto in consiglio comunale, i consiglieri hanno ribadito la loro contrarietà alle mie dimissioni.Resto basito di fronte alle parole del sindaco Pezzanesi che era ben a conoscenza di tutti questi passaggi e della mia posizione contraria a quello che continuo a ritenere un piano parcheggi che andrà a colpire le tasche dei cittadini in un momento economico difficilissimo per tante famiglie. Inoltre, mi risulta che, ancora una volta, il sindaco, in quella totale autonomia che conferma quattro anni di perfetta solitudine, abbia redatto il comunicato stampa senza consultare o portarne a conoscenza nessun consigliere comunale.Tanto dovevo ai Cittadini di Tolentino per l’amore di verità e giustizia che da sempre caratterizzano il mio operato".Ma resta ancora un nodo da sciogliere: Sclavi si dimetterà o no? A questo interrogativo ancora non è arrivata una risposta.[video width="400" height="300" mp4="http://picchionews.it/wp-content/uploads/2016/04/Sclavi.mp4"][/video]
Con il primo maggio, si apre la stagione estiva del Pepe Nero di Porto Sant'Elpidio sotto l'egida della Brp Eventi di Roberto Buratti.L'inaugurazione, come di consueto, in grande stile e sarà caratterizzata, oltre che dalla musica, anche da un pranzo al quale chiunque potrà partecipare al costo di 25 euro. La grande novità, è che con la nuova stagione entrano a far parte della famiglia Brp Eventi anche due nuovi main sponsor: Cirioni Arduino Autotrasporti e Ecotrade Italia srl. Una sinergia importante che darà ancora più forza a un'estate tutta da vivere.Intanto proseguono le serate al Maracuja Cafè di Macerata, dove, come di consueto, il giovedì è grande festa. Stasera special voice Alex L e dj set con Eddy Masterjoy e Dkoff.
A difesa della porzione della piazza di Tolentino, messa in vendita dall’amministrazione comunale, scende in campo “Piazze in piazza”, il blog nazionale che affianca la corposa indagine storica sulle piazze italiane scritta dal giornalista Giampiero Castellotti, con prefazione del sociologo Giuseppe De Rita (presidente del Censis) e poemetto di Pasquale Panella (autore dei testi degli ultimi cinque album di Lucio Battisti), pubblicata dall’editore SPedizioni di Roma.“Certo, si tratta di una superficie di appena cento metri quadrati – si legge nell’articolo sul blog. “Collocata in una piazza secondaria, per quanto storica, e non nel gioiellino centrale di piazza della Libertà. Eppure una dismissione di un bene pubblico – quindi di tutti - fa sempre male. Meglio, al limite, un comodato gratuito a qualche commerciante, ma mantenendo la funzione di memoria comune e di identità collettiva che ogni brandello di piazza pubblica incarna e conserva. Più che fare cassa, sarebbe utile eliminare gli sprechi. Quelli, sì, mai alienabili”.
Domenica 17 aprile si disputerà un appuntamento importantissimo per l'Helvia Recina Calcio, l'ultima partita di campionato contro il Loreto. "Questa è la partita più importante del campionato" ci racconta Dario Berdini, direttore sportivo della squadra, "sarà decisiva per la salvezza diretta e rimanere nel campionato di Eccellenza, altrimenti dovremmo passare attraverso la fastidiosa trafila dei play-out prima di poter dire con certezza di essere salvi".Da qualche settimana inoltre, sono iniziati i lavori per il nuovo campo sportivo a Villa Potenza. Berdini non nasconde che, una volta terminati i lavori, la squadra, qualora, e ce lo auguriamo, rimanesse in Eccellenza, si potrebbe spostare nella nuova infrastruttura, pronta per fine anno."È stato un campionato quello 2015-2016 discontinuo: abbiamo cominciato molto bene, ottenendo vittorie anche con le squadre più forti, ma a metà stagione questo trend è cambiato e abbiamo portato a casa qualche sconfitta di troppo" continua Berdini. "Tuttavia, ancora siamo fiduciosi e molto carichi per domenica. Chiamo a raccolta tutti i tifosi. Venite allo Stadio dei Pini a sostenerci, l'Helvia Recina ha bisogno di voi per rimanere in Eccellenza!"Tifosi, siete stati avvisati! Questo non è semplicemente un appuntamento, è l'appuntamento per "Eccellenza", in tutti i sensi!https://youtu.be/wAEbBo9fbVs
Oggi 14 Aprile, presso la sede storica delle conferenze stampa del King of the Beach, e cioè il ristorante il Veneziano, si è tenuta la conferenza stampa indetta dall'organizzatore della popolare manifestazione di beach volley. Alla conferenza stampa erano presenti Fulvio Taffoni ideatore ed organizzatore del King of the beach e il titolare del ristorante il Veneziano Mirco Ciavattini.La notizia tanto attesa è poi arrivata: Civitanova non ospiterà per i prossimi due anni un evento del King of the beach, e questo è avvenuto perché il comune di Civitanova Marche ha sostanzialmente respinto le richieste dell'organizzazione, fatte già nel dicembre 2015. A nulla sono valsi i tentativi di mediazione o di trovare una soluzione da parte del sindaco Corvatta che di fatto non rispondevano alle richieste fatte . Entro due settimane con una conferenza stampa che si svolgerà nella località che verrà scelta, la ASD King of the beach, annuncerà quale sarà la sede del King e Queen of the beach 2016. Ancora non è nota la data precisa a causa della presenza delle Olimpiadi di Rio e degli Europei di calcio. E' sicuro peraltro che l'evento rimarrà nelle Marche e più precisamente in una località tra le provincie di Fermo e Ascoli Piceno. Un peccato l'assenza del sindaco e di un qualsiasi membro della giunta di Civitanova Marche , anche per potere spiegare le motivazioni dettagliate della scelta che di fatto priverà Civitanova Marche di quella che era l'unica manifestazione sportiva estiva di grande respiro e con visibilità televisiva.
Prende forma la Macerata che sarà. Domani, venerdì 15 aprile, alle 21,15, nella sala convegni dell’Ostello Asilo Ricci il progetto in-Nova Macerata sarà infatti presentato alla città. Un incontro importante, che acquista prestigio anche dalla presenza degli ospiti. Ci sarà infatti il vescovo Nazzareno Marconi a sottolineare l’idea di comunità, il direttore del Centro Studi e Ricerca di iGuzzini, Piergiovanni Ceregioli, ad indicare l’idea di innovazione tecnologica e il ruolo della luce, il rettore dell’Università di Macerata e il presidente dell’ Accademia Belle Arti Macerata Evio Hermas Ercoli a sottolineare il fondamentale ruolo dei due enti, motori importanti della città. Coordina i lavori Massimiliano Colombi, responsabile del progetto.I contenuti del piano, che ha al centro una Macerata sostenibile e innovativa e che è il frutto di un’ampia e partecipata campagna di ascolto che ha raccolto suggerimenti e proposte delle associazioni di categoria, delle istituzioni pubbliche e dal mondo del volontariato, saranno resi noti dal sindaco Romano Carancini insieme a Emanuele Frontoni, Andrea Giaconi, Marco Marcatili dello staff Innothink che ha redatto il progetto insieme all’Ufficio Europa del Comune.Tre le direzioni a cui volge il progetto in-Nova Macerata. La prima è l’introduzione di nuove tecnologie a servizio della qualità della vita della città, fattore di primaria importanza per l’attrattività di nuove imprese. La seconda riguarda il ruolo della luce. La trasformazione a led della rete pubblica di illuminazione porterà enormi risparmi in termini energetici e renderà più bella la città valorizzando le ricchezze architettoniche.L’ultima idea verso cui tende il progetto del Comune di Macerata, che concorre insieme ad Ancona, Ascoli Piceno, Pesaro-Urbino, Fermo e Fano al finanziamento di 6 milioni di euro che sarà riconosciuto a ciascuno dei tre progetti vincitori, è l’investimento per il miglioramento della qualità ambientale. Una mobilità alternativa e un miglior accesso ai parcheggi renderanno Macerata una città più accessibile e più vivibile riducendo il traffico in circolazione.
Un lettore ci segnala una situazione di incuria nel centro storico di Macerata, ai danni dell'ex Cinema Corso, in Via Catenati 4, al di sotto di Corso dell Repubblica.Il Cinema verte in una condizione di spiacevole abbandono. Tralasciando le facciate esterne sporcate con varie scritte, ciò che preoccupa maggiormente sono gli interni. L'accesso è totalmente libero, chiunque può accedervi e vandalizzare i locali a proprio piacimento. "La situazione è la medesima da anni, ed è anche molto pericolosa" si lamenta il segnalatore. "Ma questo Cinema non doveva riaprire?". Le immagini parlano da sole.
Quod est dignitas? È questa la domanda ricorrente che negli ultimissimi giorni sta arrovellando tutti i cittadini di Tolentino. Che cos’è, appunto la dignità?Di questo sostantivo femminile si sta facendo uso ed abuso in consiglio comunale e nei numerosi comunicati stampa che vengono quotidianamente vergati dai principali esponenti politici della città. Il dizionario Devoto Oli, così la rappresenta: “il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sottolineare nei propri confronti ed imporre agli altri, mediante un comportamento ed un contegno adeguati.” È una brutta storia quella dei nuovi parcheggi di Tolentino.C’è la convocazione straordinaria del consiglio comunale per autorizzare la concessione, dalla durata di 25 anni. Sono previsti aumenti (da 500 a 1500) dei posti a pagamento. Sono previste coperture d’orario più restrittive in alcuni spazi, mentre in altri addirittura la sosta sarà a titolo oneroso 24 ore su 24. Poi c’è la massima urgenza di deliberare. I maligni dicono che la corsa contro il tempo sia suggerita solo per non incappare nel nuovo codice degli appalti, predisposto dall’autorità anti corruzione, che presto entrerà in vigore. Le opposizioni hanno quantificato un guadagno per il gestore di 800mila euro l’anno. Venti milioni alla fine del contratto venticinquennale, a fronte di una spesa di appena due milioni di euro per qualche lavoretto. Infine ci sono fratture insanabili pure tra parenti stretti all’interno della maggioranza consiliare. E qui entra in ballo la dignità.Il primo ad evocarla è stato il presidente del consiglio comunale Mauro Sclavi, cugino del sindaco Pezzanesi. Sclavi, non solo ha votato contro la proposta della sua giunta, ma nella sua dichiarazione di voto ha affermato che “una volta che uno si è giocata la dignità, lo ha fatto per sempre. Io non voglio giocarmi la mia dignità votando questo atto”. Pietre, più che parole. Pietre che sono franate in testa al sindaco e alla sua giunta. La risposta del sindaco non si è fatta attendere. In un comunicato stampa, Pezzanesi chiede a suo cugino di dimettersi. “Se si fa riferimento alla dignità forse per coerenza, per rispetto alla stessa, Sclavi farebbe meglio a dimettersi visto che, da quanto ci sembra di capire, non si riconosce più nelle scelte che questa Amministrazione con coraggio e lungimiranza sta concretizzando”.Pezzanesi, insomma, ne fa solo una questione di disciplina di gruppo. Ma liquidarla così è troppo semplice e non convince nessuno. Poco più di pannicello caldo che per un’ora al massimo, occupa i titoli di qualche giornale, ma che non scioglie i troppi nodi della questione: perché Mauro Sclavi, presidente del consiglio comunale di Tolentino, nonché stretto parente del sindaco Pezzanesi fa questa dura, ma al tempo stesso coraggiosa affermazione dall’alto del suo scranno? Perché Sclavi antepone la sua dignità alle logiche politiche di maggioranza e al suo ruolo di amministratore pubblico? Perché, poi le proposte nel consiglio comunale di Tolentino vengono sempre inserite all’ultimo momento come nel caso della fusione con Camporotondo? Perché, tornando ai parcheggi, non si aspetta che entri in vigore il nuovo codice degli appalti con le nuove normative, fortemente volute da Cantone? E perché ad un anno dalle elezioni, la maggioranza si va ad impelagare su di un progetto che prevede il triplicare dei parcheggi a pagamento, facendo infuriare tutta la cittadinanza, mettendo verosimilmente a rischio la sua stessa rielezione?Ecco, ci piacerebbe che il sindaco Pezzanesi rispondesse semplicemente a queste domande e facesse per sempre chiarezza sulla necessità di queste procedure urgenti ed indifferibili.Ne va della dignità di tutti…