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Le vittime di abusi familiari, sono spesso vittime due volte

Le vittime di abusi familiari, sono spesso vittime due volte

"Mamma e papà non mi hanno mai creduto" ha raccontato agli agenti una giovanissima di Ancona, quando 3 anni fa, appena divenuta maggiorenne, ha deciso di denunciare il fratello, andando a raccontare  la sua storia in Questura. La ragazza ha dichiarato di essere stata vittima di abusi sessuali da parte del suo fratello maggiore per anni.

La scelta di denunciare sarebbe giunta  anche per l'ansia di proteggere la sua sorellina minore che  aveva da poco compiuto 8 anni. Perchè proprio ad 8 anni il fratello maggiore avrebbe iniziato ad abusare di lei.

Questa vicenda, sulla quale è stata avviata un'indagine, è purtroppo una delle troppe vicende che vedono i minori vittime di abusi sessuali intrafamiliari. Gli studi svolti sull argomento sono concordi nel ritenere che gli abusi sessuali sui minori avvengono nel 70% dei casi proprio all'interno della famiglia e tra le persone conosciute e di cui il minore si fida.

Per un bambino raccontare un abuso è un evento altamente stressante che richiede del tempo. Spesso il racconto non viene affrontato direttamente poichè il minore teme l’abusante, o viene da lui minacciato, o ha paura di non essere creduto. Normalmente la confessione viene fatta alla madre, ad un insegnante o al migliore amico di scuola.

Quando la vittima riesce a “liberarsi” dell’accaduto raccontandolo all’adulto protettivo, solitamente la madre, dovrebbe trovarsi di fronte alla più importante figura di riferimento: quella in grado di confrontarsi con il trauma e con le sue conseguenze, dotata della la capacità di provvedere immediatamente alla tutela del minore.

Si è constatato invece che la tendenza sistematica è quella di negare comportamenti abusanti da parte di un membro della famiglia: si “preferisce” attribuire il racconto a fantasie di un' adolescente, o a supposti "fraintendimenti", tentando di minimizzare l’accaduto.

Spesso vengono trascurati quegli indicatori di abuso sessuale, comportamenti e segnali immediati di sofferenza che il bambino manda, e la reazione di incredulità prevale. I racconti di abuso di un minore dovrebbero essere sempre indagati e approfonditi da parte delle figure di riferimento che ne vengono a conoscenza, con l'aiuto di operatori con una adeguata formazione e competenza tecnica.

Anche laddove emerga che l’abuso sessuale non c’è realmente stato (tuttavia gli esperti sottolineano che solitamente quando un bambino confida un abuso, non mente) la narrazione esplicita di eventi sessuali subiti è comunque indice di un malessere del minore che deve essere analizzato insieme a professionisti del settore.

Un percorso diagnostico in campo psicologico, o pediatrico o ginecologico che possono confermare la diagnosi di abuso sessuale, devono essere attivati dalla preoccupazione dell’adulto più vicino al minore; preoccupazione che è anche un obbligo di intervento e di protezione gravante sul genitore che, in quanto tale, assume una posizione di garanzia in ordine alla tutela dell’integrità psicofisica del figlio.

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