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Il Papa sta bene, le Marche meno. Ma nei Tg nazionali (quasi) non si vede

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Il Papa sta bene, le Marche un po' meno. Eppure, a guardare i telegiornali nazionali, si potrebbe non accorgersene. Non perché l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma non esista, né perché nessuno ne abbia scritto. Le agenzie di stampa e diverse testate online hanno raccontato gli arresti e i numeri dell'operazione. Il problema è un altro: quanto di tutto questo è arrivato al pubblico televisivo nazionale?

L'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dalla Guardia di finanza, ha portato a otto arresti, 51 indagati e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro. Al centro, presunti illeciti nella gestione di appalti e lavori legati alla ricostruzione post-sisma, con il coinvolgimento anche di commesse della Regione Marche, dell'Erdis e dell'Università di Camerino. Tra gli arrestati figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d'Italia, e l'imprenditore edile Enrico Crucianelli, titolare della Crucianelli Rest-Edile di Tolentino.

E allora la domanda è semplice: possibile che una vicenda di queste dimensioni, con 51 indagati, decine di milioni di euro sequestrati e un ex uomo di fiducia del governatore marchigiano tra gli arrestati, non trovi nei principali telegiornali nazionali uno spazio capace di restituirne davvero la portata?

Abbiamo guardato il Tg1 delle 13:30 del 22 ottobre. Un servizio sull'operazione c'era, ma senza nominare le Marche: il riferimento geografico era «un'inchiesta da Accumoli a Norcia». Nessun nome degli arrestati, nessun riferimento al peso politico di uno degli uomini coinvolti. Fabio Pistarelli non è un nome qualsiasi nella vicenda: è stato capo di gabinetto di Acquaroli, presidente della Regione ed esponente di Fratelli d'Italia. Un elemento tutt'altro che secondario per comprendere la rilevanza pubblica dell'inchiesta.

Si tratta anche dell'unico riferimento alla vicenda fatto all'interno delle principali edizioni del Tg1, perlomeno sino alla giornata odierna. Il coinvolgimento dell'ex capo di gabinetto di Acquaroli all'interno di una trasmissione di Rai Uno è stato menzionato, in base alle nostre ricerche, soltanto durante la trasmissione "Cinque Minuti" condotta da Bruno Vespa andata in onda nella serata del 22 ottobre scorso. A citarlo, nel corso di un dibattito con il collega Massimo Lupi, è stato Angelo Bonelli, leader di Avs. Un accenno subito caduto nel vuoto per via dell'intervento immediato del conduttore che ha riportato l'attenzione su altri argomenti. 

Nelle edizioni di Tg2, Tg5 e Tg La7 che abbiamo verificato non abbiamo trovato un racconto televisivo che desse conto di questi elementi. Questo non significa che l'indagine sia stata ignorata da tutta l'informazione nazionale: sui siti delle testate e attraverso le agenzie la notizia è circolata. Ma una cosa è pubblicare una notizia online, un'altra è darle spazio, contesto e visibilità nel principale appuntamento televisivo con l'informazione.

La questione, del resto, non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria. Perché qui non si parla di un appalto qualsiasi, in una regione qualsiasi. Si parla della ricostruzione dopo il terremoto del 2016, la ferita ancora aperta di un territorio che comprende le Marche e attraversa tutto il Centro Italia. Una ferita fatta di case perdute, attività sospese, comunità che resistono e paesi che, a dieci anni dalle prime scosse, continuano a misurare la distanza tra ciò che è stato promesso e ciò che è diventato realtà.

Nei primi dieci anni dopo il sisma qualcosa è stato ricostruito, e negarlo sarebbe ingiusto. I dati della struttura commissariale guidata da Guido Castelli raccontano il lavoro svolto, le risorse mobilitate e gli interventi portati avanti. Non è nostra intenzione contestare quei numeri per partito preso. Ma i numeri sull'avanzamento dei lavori non esauriscono la domanda sulla ricostruzione: quanto resta ancora da fare e, soprattutto, come sono state gestite le risorse pubbliche destinate a restituire un futuro a questi territori?

Basta attraversare i paesi del cratere per capire che il percorso non è concluso. A Muccia, dove si è svolto il Consiglio regionale aperto dedicato al sisma, campanili ed edifici sono ancora incatenati da strutture lignee. A Tolentino, prima ancora di osservare le facciate, lo sguardo incontra le gru che punteggiano il cielo. Sono immagini quotidiane per chi vive qui, forse meno familiari per chi osserva il terremoto da lontano.

E non è la prima volta che il racconto della ricostruzione mostra differenze di prospettiva. Il confronto tra i dati della struttura commissariale e le analisi di ActionAid ha già evidenziato come gli stessi processi possano essere letti attraverso parametri e valutazioni differenti: da una parte l'avanzamento degli interventi, dall'altra le criticità, i ritardi e le esigenze ancora insoddisfatte delle comunità. Due prospettive che meritano di essere messe a confronto, non ridotte a una contrapposizione tra chi sostiene che tutto proceda e chi vede soltanto ciò che manca.

L'inchiesta giudiziaria apre ora un altro fronte, ancora più delicato. Non dimostra che la ricostruzione nel suo complesso sia stata illegale, né autorizza a mettere sotto accusa indiscriminatamente chi ha lavorato nei cantieri. Ma pone interrogativi seri sulla gestione di una parte degli appalti e sull'impiego delle risorse pubbliche in un territorio che aveva, e ha ancora, un bisogno enorme di fiducia.

È proprio per questo che la vicenda avrebbe meritato un racconto televisivo capace di spiegare dove siamo, che cosa viene contestato e chi sono le figure coinvolte, senza confondere le accuse con le condanne e senza sacrificare la complessità sull'altare dei pochi secondi a disposizione.

Non si tratta di pretendere che ogni telegiornale apra con le Marche. Si tratta di chiedersi perché un'inchiesta di questa portata, che tocca la ricostruzione post-sisma e coinvolge figure di rilievo istituzionale e imprenditoriale, rischi di arrivare al pubblico nazionale senza i nomi, il contesto e il significato necessari a comprenderla.

Perché il terremoto non è stato soltanto una tragedia consumata in pochi secondi. È una storia che continua da dieci anni, con conseguenze politiche, economiche e sociali che riguardano l'intero Paese. E se oggi, oltre alle macerie ancora visibili, emergono ipotesi di illeciti nella gestione di una parte della ricostruzione, la notizia non riguarda soltanto chi abita nei comuni del cratere.

Il Papa sta bene, dunque. Ma le Marche hanno ancora parecchie domande a cui qualcuno dovrà rispondere. E sarebbe auspicabile che, almeno questa volta, il resto d'Italia potesse ascoltarle.

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