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Cronaca Tolentino

Ricostruzione post-sisma, tra gli arrestati Crucianelli e Pistarelli: tutti i dettagli della maxi-inchiesta

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Dai subappalti nei cantieri del terremoto alle presunte corruzioni negli affidamenti pubblici: il gip presso il Tribunale di Ancona ha disposto otto arresti in carcere e sequestri per oltre 57 milioni di euro. Sono 51 le persone indagate.

Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe intrecciato gli appalti della ricostruzione privata post-sisma con presunti rapporti con ambienti della criminalità organizzata, e un secondo filone relativo alla corruzione negli affidamenti pubblici. È il quadro delineato dalla Procura di Ancona nell’ambito dell’operazione "Ricostruzione", che vede tra i nomi di maggior rilievo quelli dell'imprenditore Enrico Crucianelli, già presidente Ance Macerata, e dell’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente regionale Francesco Acquaroli, ruolo lasciato nel dicembre 2025.

Il primo filone dell'inchiesta riguarda i finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione privata dopo il terremoto del 2016. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, "pur disponendo di una forza lavoro incompatibile con il numero degli appalti acquisiti", Crucianelli avrebbe acquisito una "posizione monopolistica nel settore della ricostruzione".

Per realizzare gli interventi avrebbe fatto ricorso in maniera "sistematica" al subappalto di manodopera. Gli investigatori ipotizzano che, attraverso questo meccanismo, sarebbero entrate nella filiera imprese con criticità sotto il profilo antimafia o riconducibili, secondo l’accusa, a soggetti vicini alla criminalità organizzata. Il valore complessivo degli appalti e delle risorse esaminati si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro. Le stime investigative indicano profitti per circa 39 milioni per l’impresa appaltatrice e 18 milioni per i subappaltatori.

In questo filone compare anche Vincenzo Chiappalone, imprenditore edile stanziatosi a Sassoferrato dalla fine degli anni Novanta, indicato tra le persone coinvolte nell’inchiesta. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe avuto rapporti con ambienti della ’ndrangheta calabrese e avrebbe utilizzato società attive nei subappalti per operazioni fatturate solo formalmente.

L'indagine, in particolare, riferisce di rapporti con la famiglia Avignone di Taurianova e Cittanova e con la cosca Crea di Rizziconi, quest'ultima già coinvolta in precedenti indagini relative all’omicidio, avvenuto a Pesaro nel 2018, del fratello del collaboratore di giustizia Gerolamo Bruzzese.

Le fatture per operazioni inesistenti contestate ammonterebbero a circa 8 milioni di euro. Una parte dei pagamenti sarebbe poi stata restituita in contanti o trasferita a soggetti ritenuti legati a famiglie criminali calabresi.

Tra i nomi citati nell’ambito delle società formalmente intestate a terzi figurano anche Giuseppe e Raffaele Diana, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero riconducibili ad ambienti vicini al clan dei Casalesi, fazione Zagaria. Secondo gli investigatori, alcune società sarebbero state intestate formalmente a prestanome per celare i soggetti che ne avrebbero avuto il controllo effettivo.

Il meccanismo ipotizzato avrebbe consentito di aggirare vincoli e ostacoli amministrativi attraverso l’impiego di società formalmente riconducibili a persone diverse dai soggetti che, secondo gli inquirenti, ne avrebbero avuto il controllo effettivo. Tra le contestazioni figurano la presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la fittizia intestazione di attività economiche e, in alcuni casi, l’aggravante mafiosa.

Il presunto sistema di corruzione negli appalti pubblici

Un secondo filone riguarda l’ipotizzata esistenza di un "comitato d'affari" in grado di influenzare procedure pubbliche, attraverso relazioni con funzionari e amministratori e la corresponsione di denaro o altre utilità. Tra i nomi di rilievo figura Fabio Pistarelli, avvocato ed ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.

Secondo l’accusa, Pistarelli avrebbe ricevuto benefici per circa 105mila euro, di cui almeno 60mila in contanti e altri 45mila sotto forma di utilità, comprese opere di ristrutturazione edilizia. Nel presunto sistema sarebbero stati coinvolti intermediari, tra i quali Antonio Cervigni, imprenditore del settore termoidraulico di Pollenza, e Antonio Esposito, originario della provincia di Caserta. Le posizioni individuali e le singole contestazioni restano da valutare nelle sedi giudiziarie.

Tra gli episodi esaminati dagli investigatori c’è la compravendita dell'ex monastero "Corpus Domini Le Monachette", destinato a diventare una residenza universitaria. L’immobile, di proprietà di una famiglia di imprenditori maceratesi e danneggiato dal terremoto, sarebbe stato acquistato prima del sisma per circa 2 milioni di euro e rivenduto nel 2024 per oltre 3,3 milioni.

Il progetto di recupero, finanziato con risorse del ministero dell’Università e della ricerca e dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, avrebbe previsto interventi per circa 12 milioni di euro, di cui circa 6 milioni affidati a Crucianelli e successivamente subappaltati a società riconducibili, secondo l’ipotesi accusatoria, a Chiappalone.

Gli inquirenti ipotizzano che, in cambio di una somma di circa 250mila euro, l'immobile sia stato fatto acquistare da Erdis Marche per destinarlo a studentato. Sarebbe stata inoltre promessa una somma pari al 2% del valore dei lavori, circa 120mila euro, al gruppo e agli altri soggetti coinvolti, tra cui il precedente proprietario dell'immobile.

Nel filone degli appalti pubblici sono state esaminate anche altre procedure, tra cui la riconversione di un edificio militare ad Ancona in alloggi per studenti, alcuni affidamenti nel settore sanitario e contratti relativi alla gestione energetica e manutentiva e a strutture assistenziali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcune delle iniziative ipotizzate non sarebbero arrivate a conclusione dopo le dimissioni di Pistarelli, avvenute nel dicembre del 2025.

Il filone dell’Università di Camerino e gli altri indagati maceratesi

Un ulteriore ramo dell’inchiesta riguarda procedure di appalto dell’Università di Camerino. Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni soggetti dell’area tecnica dell’ateneo avrebbero ricevuto denaro o altre utilità in relazione a gare e affidamenti; i flussi contestati, per circa 350mila euro, sarebbero stati giustificati attraverso fatture ritenute false. Per questo filone il giudice per le indagini preliminari ha dichiarato l’incompetenza territoriale, disponendo la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria competente. Questo ramo non coinvolge Pistarelli.

Tra gli indagati figurano Gian Luca Marucci, ingegnere e responsabile dell'area tecnica dell'Università di Camerino, e Bruno Mogliani e Francesco Tomassetti, geometri collegati all'ufficio tecnico dell'ateneo.

Nell'elenco compaiono anche Francesco Ascenzi, architetto dell'ufficio tecnico dell'Università di Macerata, gli imprenditori maceratesi Andrea Intermesoli e Antonio Ezechielli, l'avvocato Fiorenzo Principi e l'imprenditore Adrian Tanasie, residente a Tolentino e indicato come legale rappresentante della Adriatica Costruzioni.

La loro iscrizione nel registro degli indagati non implica che a ciascuno siano contestate le medesime condotte: le singole posizioni vanno distinte sulla base degli atti giudiziari.

Sequestri per oltre 57 milioni di euro

Il bilancio dell’operazione comprende un sequestro preventivo da 56.802.639,57 euro relativo alle presunte frodi aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche e un ulteriore sequestro preventivo da 257.200 euro nell’ambito del filone sulla corruzione. Sono inoltre tre le società sottoposte a sequestro.

Le attività hanno interessato, oltre alle Marche, numerose altre regioni italiane, tra cui Lazio, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Veneto e Toscana. Alle operazioni hanno preso parte circa 230 finanzieri, impegnati anche in oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali.

L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari: le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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