L’epidemia "virale senza virus" che colpisce i giovani: tra alcol, social e assenza di punti di riferimento
Senza ricorrere ai canoni scientifici della materia, ai professionisti che lavorano nella valutazione dell’età evolutiva, ricorrendo alla nostra esperienza di ex giovanissimi e giovani, magari genitori ed anche nonni, analizziamo il disagio giovanile che sembra prorompente, per tanti un vero e proprio male oscuro.
L’esempio non è il manipolo di ragazzini che distruggono il centro di Milano, o Torino o Bologna, quelli sono i casi estremi di un fenomeno molto più grande, percepibile dappertutto, persino nei nostri paesi di provincia.
I locali o altri ritrovi pieni di ragazzini che nei fine settimana si "sballano" con alcol e spesso con droghe, non sono fenomeni isolati, sono la normalità, poi le ore passate in discoteche assordanti fino all’alba, risse sanguinose tra clan piuttosto frequenti spesso seguite da incidenti stradali con morti e feriti.
Come vogliamo chiamare questa accertata situazione? Male sociale? Epidemia virale senza virus che mina la mente e il corpo di milioni di ragazze e ragazzi?
Ricorriamo alla nostra esperienza di adulti. Quando ero bambino, poi adolescente e ragazzo, la mia famiglia e quelle dei miei coetanei erano l’ambito che monopolizzava la nostra vita, poi condivisa con la scuola, ma sempre con i genitori e anche i nonni supervisori. Non c’erano i social, si organizzavano le emozionanti feste di compleanno con ballo nei garage nel pomeriggio.
Quando arrivarono le discoteche, aprivano di pomeriggio e chiudevano al massimo a mezzanotte con i genitori in trepida attesa a casa se si tardava qualche minuto. I locali con fiumi di birra e liquori con i commercianti di droga erano inimmaginabili.
Mi si dirà: ma questa è preistoria! Sveglia, Fabrizio, è passato più di mezzo secolo! È vero, ma i valori umani e di comportamento non hanno età e nella storia, in alcuni periodi sono stati esaltati ed in altri distrutti.
Cambiamo argomento; non c‘erano i telefonini, quindi non c’erano i social, c’era la TV che nel pomeriggio trasmetteva la “TV dei ragazzi” con eroi come Zorro, Rintintin, Lassie, topo Gigio e “dopo Carosello tutti a nanna”. Qui non siamo alla preistoria, ma addirittura al paleolitico!
Il computer, o meglio lo smartphone è l’oggetto immancabile come una volta il diario, che da ragazzi non serviva solo per annotare i compiti scolastici, ma era una sorta di confidente in cui scrivevamo spesso i nostri segreti. Oggigiorno i ragazzi non sono più abituati a scrivere, trovano tutto scritto su ogni argomento, spesso trovano messaggi a dir poco diseducativi, che istigano alla violenza.
Se poi accendono la TV non trovano più la “TV dei ragazzi”, ma interminabili trasmissioni su stragi, femminicidi, guerre, risse televisive nei vari talk-show in cui politicanti contrapposti si insultano a vicenda.
Passiamo al gioco e al tempo libero. Oggi i ragazzi sempre meno si divertono con giochi all’aria aperta o in compagnia di amici, preferiscono restare chiusi nella propria camera con i loro amici preferiti: lo smartphone, le cuffiette negli orecchi, il computer… Per noi invece c’era l’oratorio, il cortile con i vari giochi, felici di rientrare in casa dopo aver passato ore ed ore con i nostri amici coetanei!
E la scuola? Maestri e professori considerati insegnanti part-time e spesso sopportati e persino aggrediti da alunni e genitori se per caso oggetto di rimprovero per il loro comportamento in classe. Tutto ben diverso dal rispetto che avevamo noi verso quelle figure essenziali per la nostra educazione e cultura.
Ultimo capitolo, ma il più importante: i giovani hanno bisogno di amore, o meglio di sentirsi amati, hanno bisogno di esempi positivi che sappiano stimolare i migliori sentimenti e i valori umani positivi. Tutti i genitori amano i propri figli, ma spesso non hanno tempo di dimostrarlo, tutti i genitori vorrebbero i loro figli ben educati, ma spesso essi stessi hanno lacune inghiottiti nel vortice dell’arrivismo economico, dalle difficoltà della vita quotidiana quando i soldi non bastano.
Ed allora deve intervenire la società, la politica che non è buona se non mette al primo posto e ben distaccato il bisogno di proteggere la vita e il futuro dei giovani e l’aiuto alle famiglie per far recuperare il ruolo insostituibile nella crescita dei ragazzi, per far recuperare i principi fondamentali per educarli e proteggerli.
Se poi tanti rinunciano ad avere figli perché consapevoli di non poter essere buoni genitori e i giovanissimi vanno a spaccare le vetrine, non si sa se per rabbia o per divertimento o per noia, perché abbandonati a loro stessi, non ci lamentiamo: la colpa è la nostra e della società che ci guida.
Per finire, distinguere la popolazione giovanile di questi tempi tra italiani, stranieri e “maranza” è un alibi insostenibile che i giovani non comprendono, è l’ennesimo cattivo esempio per la socialità odierna e, peggio, per quella che dovrà venire.
Se poi vogliamo pure tener conto della cronaca attuale dei nostri territori i ragazzi costretti a vivere nelle casette di legno per anni, con disagi di ogni tipo nella scuola e in tutte le loro attività forse non apprezzano che alcuni hanno lucrato sui loro disagi… ma qui siamo fortunati: la cultura contadina che perdona e si impegna per il bene di tutti fa parte ancora della loro genetica e non ha mai compreso la violenza.

nubi sparse (MC)
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