di Fabrizio Scoccia
"Influenza più aggressiva del solito, casi in aumento e picco nelle Marche": l'analisi del dottor Gobbi
L’influenza è una sindrome patologica che si ripete tutti gli anni. Alle porte dell’inverno è già noto il virus responsabile, si appronta un vaccino a disposizione di tutta la popolazione con particolare raccomandazione di farne uso soprattutto per bambini ed anziani e coloro che hanno delle fragilità pregresse. Negli ultimi anni l’azione patogena dell’influenza è stata sempre abbastanza blanda, quest’anno si è presentata più aggressiva con una importante incidenza e sintomatologia debilitante. Personalmente e in famiglia siamo stati colpiti, le prime avvisaglie il giorno di Natale con febbre alta, nausea, tosse stizzosa e dolori articolari. In questi giorni si sta riscontrando il picco di persone colpite. Ne parliamo con il dottor Stefano Gobbi, medico di Medicina Generale a Tolentino che ha ricevuto numerosissime chiamate dai suoi pazienti proprio per gestire una sempre più diffusa situazione influenzale. Dr Gobbi com’è la situazione? "In questo periodo c'è un aumento dei casi di influenza nella popolazione, con sintomi che vanno dalla febbre alta, tosse, dolori ossei a sintomi con nausea, dolori intestinali che mettono i pazienti a letto per qualche giorno. La tosse persistente per qualcuno rimane a lungo". Una particolare incidenza nella nostra regione? "Sembra di sì, nelle Marche si calcola che attualmente ci siano 25.000 persone a letto con l’influenza, un’incidenza tra le più alte in ambito nazionale. Da sottolineare la variante denominata K che colpisce la popolazione più debole specie cardiopatici, diabetici, bronchitici che devono essere salvaguardati. Il vaccino è efficace? "Il vaccino fatto da qualche tempo proprio per la variante K del virus che è subentrata sembrerebbe poco efficace per l’incidenza della patologia, ma in realtà permette nei soggetti malati una patologia meno impattante, cioè con sintomatologia più debole e quindi una migliore risoluzione. Quale terapia seguire? "Anzitutto si consiglia il riposo a letto, un’alimentazione leggera. La terapia consiste in farmaci antinfluenzali, antinfiammatori e fluidificanti per catarro e per calmare la tosse, riservando la terapia antibiotica solo a casi più difficili quando si sospetta un’infezione ulteriore a livello bronchitico e/o polmonare".
Divertirsi con amici e parenti: gustare la buona tavola fa bene alla salute, ma attenzione!
Con la festa dell’Immacolata iniziano tradizionalmente le feste natalizie, che si protrarranno fino all’Epifania del 6 gennaio 2026. Naturalmente le giornate salienti sono la vigilia e il giorno di Natale, la sera del 31 dicembre e il giorno di Capodanno. Un mese, insomma, di feste inframmezzate da giorni di apparente normalità, arricchite però da incontri conviviali per ritrovarsi e scambiarsi gli auguri con colleghi di lavoro, amici del calcetto, iscritti ai circoli sportivi e ricreativi, frequentatori di palestre, scuole di ballo e tante altre realtà. Momenti di serenità e condivisione che culminano nell’augurarsi un buon Natale e un felice anno nuovo. C’è tanta crisi, è vero, ma a questi riti con parenti e amici non possiamo e non dobbiamo sottrarci: rappresentano un modo per esorcizzare le preoccupazioni, le ansie e le difficoltà che caratterizzano tempi complessi come quelli che stiamo vivendo. Il rituale religioso della Natività, che per i credenti diventa un’oasi di gioia e speranza, e la diffusa percezione di amicizia, solidarietà e amore, espressa attraverso auguri, abbracci e regali, si trasformano in vere e proprie iniezioni di fiducia e allegria per persone di ogni età e condizione. Dopo una simile premessa, parlare dei rischi per la salute legati agli opulenti pranzi festivi potrebbe sembrare fuori luogo. Viene più naturale sottolineare i benefici di una inevitabile trasgressione vissuta in compagnia, in un periodo in cui il benessere dell’anima e della mente assume un ruolo prioritario. Anche la soddisfazione del corpo, seppur con qualche rischio, può diventare parte di un processo virtuoso, perché il cibo come momento relazionale aiuta ad allentare le tensioni e ritemprarsi dallo stress. Affinché però questi effetti positivi si realizzino, la trasgressione deve essere vissuta con consapevolezza e amore verso sé stessi, rimanendo circostanziata e bilanciata da piccoli accorgimenti capaci di compensarne gli effetti sulla linea e sulla salute generale. Possiamo così rispondere con un sorriso ai sensi di colpa, sapendo che anche lo “strappo alla regola”, se carico di significati orientati al benessere, è una carezza che ci concediamo. Secondo le tradizioni gastronomiche, tra Natale e Capodanno, considerando vigilie e giorni festivi, si può arrivare a consumare oltre 6000 calorie. Un numero elevato, certo, ma che non deve spaventare: dopo le feste si può ridurre per qualche giorno l’apporto calorico e aumentare l’attività fisica, intensificando l’allenamento per chi già lo pratica o concedendosi qualche camminata in più per i sedentari. Una presa di coscienza semplice e concreta, per vivere meglio e assaporare fino in fondo la bellezza di questo straordinario periodo dell’anno.
"Una gioventù 'malata' o trascurata?": l'intervista alla psicologa clinica Maria Stella Andreozzi
L’argomento è serio, serissimo. Le cronache giornaliere ci consegnano episodi di estrema gravità che riguardano i comportamenti dei giovani ed anche giovanissimi. Ci siamo occupati nelle pagine precedenti della popolazione anziana e del suo incremento con i conseguenti problemi di organizzazione sociale e tutela della salute. La popolazione giovane merita altrettanta attenzione, i giovani sono la parte più viva della società, sono il futuro, sono la parte più bella, dovrebbero essere la parte più sana. Nelle nazioni occidentali ed in particolare in Italia il numero dei giovani in percentuale sta decrescendo in conseguenza del calo della natalità che ha colpito le società più industrializzate risentendo di una crisi soprattutto di organizzazione sociale ed economica prima strisciante e poi divenuta, in certi ambiti, dirompente. Possiamo considerare come gioventù quel periodo che va dall’adolescenza fino alla prima maturità, dai 13 ai 30 anni circa. Le generazioni che intercorrono tra questi due limiti di tempo sono incappate forse nel periodo peggiore dal dopoguerra. Il modello di sviluppo economico si è basato sul consumismo e nel secolo scorso ha contribuito alla crescita di società evolute rapidamente in tutti i loro aspetti. La tecnologia ha fatto passi rapidi e da gigante invadendo la vita di ognuno di noi, dalla comunicazione all’educazione, dall’alimentazione alla gestione del tempo libero, fino alla tutela della salute. Un fenomeno gigantesco che ha contribuito a dare opportunità di visibilità e parola a tutti, ha creato un’inedita ed evoluta società moderna. Anche nel periodo migliore, almeno in Italia, quando la tecnologia non era così invasiva, qualche punto nero nello splendore di un benessere generale in espansione però si intravedeva, ma era inghiottito dall’ebbrezza e dall’eccitazione per la possibilità di avere sempre di più. Il culto quasi smisurato del denaro era evidente che stava fiaccando il valore della cultura, della morale, della tutela dell’ambiente, dei valori legati ad una società arcaica e spesso contadina che aveva sempre tutelato la famiglia e l’educazione dei più giovani. Le speculazioni edilizie con immane deturpamento ambientale, le speculazioni finanziarie con la concentrazione di grandi ricchezze nelle mani di pochi a scapito dei tanti che la ricchezza l’avevano prodotta, i mercati del vizio, per esempio droga e prostituzione, sembravano tutti mali minori, quasi fisiologici, uno scotto da pagare per l’acquisizione del benessere generalizzato. Le droghe meritano un momento di riflessione perché per i giovani hanno rappresentato e rappresentano ancora un pericolo enorme. Per una parte rilevante di loro la droga ha deteriorato la vita, spesso l’ha distrutta economicamente, intellettualmente e fisicamente e non solo la loro, ma anche quella delle persone più vicine. Se si parla di salute la tossicodipendenza ha determinato e determina gravi conseguenze neurologiche e psichiatriche, il deperimento fisico, la difficoltà di studiare o lavorare, poi la possibilità di contrarre infezioni come epatiti, AIDS, un calvario senza fine che ha annientato, e continua a farlo, milioni di giovani, peggio di una guerra. Tutto questo è potuto succedere grazie all’avidità smisurata di organizzazioni criminali che hanno iniettato nella società un “virus” devastante proprio per colpire e sfruttare i giovani. Un altro buco nero tollerato è stata la deliberata distruzione dell’ambiente con un’immane opera di cementificazione ed inquinamento che ha letteralmente stravolto l’equilibrio tra gli elementi e le forze della natura. Di questo scempio ogni giorno ne vediamo le conseguenze. Per restare ai punti neri che poi sono diventati delle vere e proprie macchie, un altro problema della nostra società opulenta è quello dell’alimentazione scorretta ed eccessiva. La fame atavica dei nostri nonni e dei nostri padri ha generato per reazione, assumendo come forma di riscatto sociale, il consumo di un’enorme quantità di alimenti non necessari ed il conseguente rischio rappresentato soprattutto per i giovani dall’obesità. L’obesità giovanile, se non si corre presto ai ripari, mina la salute per tutta la vita. È anche evidente che il modello economico e politico basato sull’espansione dei consumi doveva prima o poi entrare in crisi. Quando si ha a disposizione tutto quello che viene proposto, il meccanismo del ricambio dei beni acquisiti è più lento di quello che propone la novità e vengono a cadere una dopo l’altra le certezze, in più con il peso e il pericolo delle contraddizioni del sistema; il lavoro innanzi tutto, ma anche la scuola, la tutela della salute, il concetto di famiglia, la ricerca di una prospettiva di futuro hanno subito e stanno ancora subendo un appannamento rovinoso. Il disorientamento anche dei migliori è palpabile e drammatico, figurarsi quello di coloro che restano più indietro. La tendenza è quella di rinchiudersi in una solitudine che illude di frequentare tutto il mondo attraverso lo schermo di uno smartphone e le innumerevoli proposte di ogni tipo e valore che in esso appaiono. Le famiglie cercano in qualche modo di arginare i danni, di difendere i loro giovani, ma fino a quando e in che modo lo possono fare? Oltretutto in periodi come questo i mercati del crimine e del vizio che propongono soluzioni compensative al disagio non arretrano, anzi si espandono ed offrono prodotti sempre nuovi ed appetibili. Droghe, alcool, “sballi” vari penetrano sempre più in una popolazione giovanile che comincia ad evidenziare le caratteristiche di uno stato di deriva. Tutto questo è un aspetto importante della salute con il rischio, speriamo solo teorico, che il grande aumento di aspettativa di vita rilevato nelle generazioni che erano giovani durante la guerra arretri ed evidenzi problematiche di salute nuove, frequenti e gravi. Cerchiamo una piccola sintesi con la dottoressa Maria Stella Andreozzi, psicologa clinica e docente contrattista all’Università di Macerata che si occupa tutti i giorni di questi problemi con gli studi e confrontandosi con esempi reali. Dott.ssa Andreozzi quali sono le cause dell'evidente disagio giovanile attuale? "In un mondo in continua e veloce trasformazione ai giovani di oggi è richiesto un costante e faticoso adattamento. Per spiegare questo disagio non si può non parlare dell’utilizzo che i giovani fanno dei social: una vera e propria sostituzione del mondo reale con quello virtuale, sottovalutandone le implicazioni. I giovani sembrano molto suscettibili all’illusione della facilità del successo e alla demonizzazione del fallimento. Forte è la paura di non essere all’altezza delle aspettative sociali e di non riuscire a reggere questo peso. Se da una parte ciò può degenerare in una corsa alla perfezione per non sentirsi inadeguati, dall’altra può determinare una ridotta esposizione personale a situazioni o contesti che possano generare emozioni spiacevoli e frustrazione. In entrambe le situazioni i giovani si sottraggono alla possibilità di far "palestra’" di emozioni che possono essere vissute negativamente, ma che sono estremamente utili nel nostro vivere quotidiano, come la vergogna e la paura". Quali sono le problematiche più frequenti che lei rileva nei giovani? "Tra le difficoltà più frequenti troviamo appunto l’utilizzo inappropriato delle nuove tecnologie, disturbi d’ansia e depressivi, dipendenze da sostanze psicoattive, problematiche alimentari e ritiro sociale. Si configurano come vere e proprie strategie per far fronte al disagio emozionale che i giovani vivono". Ci sono rimedi che lei potrebbe suggerire? "La presa di consapevolezza di un disagio è il primo passo. Qualora si senta il bisogno di aiuto più strutturato, è fondamentale rivolgersi a professionisti della salute mentale. Ricordiamo che l’educazione parte da piccoli, a casa, e l’azione preventiva ha un grande valore protettivo".
La felicità è una possibilità per tutti o un privilegio riservato a pochi?
Il tema della felicità è sempre più attuale anche perché stiamo vivendo tempi in cui essere contenti e felici è sempre più difficile, circondati come siamo da storie brutte che rattristano sia la società che gli individui. Cerchiamo di dare un indirizzo dove possiamo trovare la felicità. La buona salute è il bene più grande, il suo valore aggiunto può essere il benessere, la cui espressione trasfigurata è la felicità. Il tema della felicità è vecchio come il mondo, uno di quei concetti impossibili da catalogare e incastonare in schemi precisi e razionali. Tanti sostengono che la felicità non esiste e che è un’illusione irraggiungibile legata ai nostri sogni o alle nostre aspirazioni impossibili. Il paradosso – dicono – è che se talvolta si avvera qualche nostro sogno o qualche nostra aspirazione, non c’è neppure il tempo per essere soddisfatti e felici, perché magari altri sogni ed altre aspirazioni appaiono all’orizzonte. Altre linee di pensiero traducono il concetto di felicità nella possibilità di poter fare tutto quello che ci piace, frutto di un percorso fatto di speculazione intellettiva ed esperienza pratica fino ad arrivare ad uno stato di pace e serenità da godere in pieno, senza condizionamenti. Qualche tempo fa mi è capitato anche di vedere uno “Speciale TG1” dedicato proprio alla felicità che tentava di dimostrare, attraverso degli esempi, che la felicità esiste, che va ricercata in noi stessi e tradotta in comportamenti coraggiosi e definitivi. Uno degli esempi era Padre Pietro, nostro conterraneo, mancato diversi anni fa, ma in tantissimi lo ricordano. Era il frate eremita che sopra le Gole dell’Infernaccio, sui Monti Sibillini, aveva costruito una chiesa con l’aiuto di amici dove viveva da solo in contemplazione della splendida natura e più “vicino a Dio” come lui diceva. Padre Pietro era felice e trasmetteva questo suo stato d’animo a chi andava a trovarlo. Altro esempio elencato da quel reportage televisivo era il guardiano del Duomo di Milano, felice dall’alto delle guglie sopra la città di accudire e sorvegliare uno straordinario patrimonio artistico oltre che simbolo spirituale. E poi anche un manager di successo che ancora giovane aveva abbandonato tutto, carriera e denaro, per andare per mare e scrivere libri. Naturalmente queste storie appassionano, sono molto suggestive, subito viene in mente di seguirne l’esempio, trovare la strada della felicità e percorrerla velocemente. Non c’è motivo di dubitarne: Padre Pietro era felice, il guardiano del Duomo di Milano e il manager pentito anche loro felici, ma quanti possono permettersi il loro percorso? O meglio: quanti hanno la capacità e la possibilità di intravedere quella via della felicità ed intraprenderla? Vuol dire che milioni e milioni di persone non possono essere mai felici? Vivere felici significa sapersi isolare dal mondo, dalle sue dinamiche, dalle sue fatiche, dalle sue miserie e ritrovarsi in uno spazio incontaminato costruito dentro di noi ed avulso da tutto quello che ci circonda? La sofferenza, il dolore, la delusione non sono affatto contemplati nel carnet dell’uomo e della donna che possono essere felici? La forza e l’impegno per superare le difficoltà non sono il presupposto essenziale per sentirsi bene una volta che l’operazione è riuscita? Esiste la felicità senza il dolore? La felicità esiste come status raggiunto e perenne o è il modo di vivere che deve essere felice? Le domande rimarranno senza risposta certa, ma se ognuno di noi cerca di perseguire i suoi ideali, la sua vocazione, con onestà, tolleranza e solidarietà verso gli altri, rispetto verso sé stessi e verso tutti, compresa la natura che ci circonda, molto suscettibile ai nostri comportamenti come dimostrano le tante preoccupazioni del mondo della scienza, forse si imbatterà in sofferenze fisiche e psicologiche di se stesso e di quelli che vivono accanto a lui, ma avrà vissuto una vita vera e degna… felice. Questo deve valere per tutti: per chi si isola in contemplazione sopra un monte, ma anche per la grandissima moltitudine di uomini e donne che ogni giorno lavorano, accudiscono i loro figli e faticano con coraggio e volontà per dare un senso compiuto alla loro vita.
Diabete tipo 1 e 2: sintomi, prevenzione e consigli per la cura. Intervista al dottor Gabriele Maolo
Esiste una patologia subdola, spesso silente ma che, stando agli ultimi dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), colpisce più di 537milioni di persone nel mondo che raggiungeranno 700 milioni entro il 2040 determinando in maniera più o meno diretta circa 1,5 milioni di decessi. Stiamo parlando del diabete, condizione in crescente aumento anche nel nostro Paese, dove si stima che i diabetici arriveranno ad essere 5 milioni entro il 2030. Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero da livelli troppo alti di zucchero (glucosio) nel sangue. Essa può essere dovuta innanzitutto all’incapacità da parte del pancreas di produrre insulina, cioè l’ormone deputato al trasporto del glucosio nelle cellule dove viene utilizzato come fonte energetica: è questo il caso del diabete mellito di tipo 1, malattia autoimmune (poiché è lo stesso sistema immunitario a distruggere le cellule pancreatiche adibite alla produzione di insulina) che, nella maggior parte dei casi fa il suo esordio in età infantile o adolescenziale. In Italia sono circa 20.000 i bambini ed adolescenti che ne sono affetti; sono in aumento di 10/11 nuovi casi ogni 100.000 abitati/anno. In questi casi la terapia è personalizzata con la somministrazione dell’ormone insulina. Ma la forma più diffusa del diabete mellito è quella di tipo 2. In Italia questo tipo di diabete colpisce circa il 6% della popolazione adulta pari a circa 3,5/3,9 milioni di persone. La prevalenza aumenta in modo significativo con l’età superando il 15% nella fascia 65-74 anni ed il 20% negli over 85. È per questo che nelle Marche i principali enti pubblici, in collaborazione con gli istituti di ricerca, hanno lavorato per allestire una rete diabetologica integrata, con 15 centri di diabetologia diffusi sul territorio regionale che fanno capo ad unico database clinico. Sono 80.000 i marchigiani affetti, un numero in crescente aumento che ha spinto la Regione ad aderire al progetto internazionale Cities Changing Diabetes, con l’obiettivo di valutare l’incidenza della patologia nelle diverse aree del territorio e definire un piano preciso allo scopo di salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire la malattia. In occasione della Giornata Mondiale del Diabete (14 Novembre) sono molteplici le manifestazioni per l’informazione e anche per facilitare i cittadini a sottoporsi all’esame della glicemia. Ne parliamo con il dottor Gabriele Maolo, già Direttore dell’U.O. di diabetologia dell'ospedale di Macerata e oggi consulente del centro medico Associati Fisiomed. Dott. Maolo, quali sono i principali sintomi del diabete? "Esistono una serie di sintomi che possono considerarsi dei campanelli d’allarme: calo ponderale, dolore agli arti inferiori, astenia, fame e sete intense e frequenti, urine molto abbondanti, gengiviti, alterazioni della vista, difficile cicatrizzazione delle ferite e frequenti infiammazioni associate a prurito, soprattutto degli organi genitali. Spesso i pazienti si presentano da specialisti come l’oculista o il dentista lamentando dei fastidi e sono loro stessi a sospettare la presenza della malattia diabetica, altre volte è in unità coronarica che si scopre di essere diabetici. Tutti dovrebbero essere più attenti ed ascoltare i segnali del proprio corpo, così che la diagnosi possa essere effettuata prima che insorgano complicanze croniche, soprattutto a carico di apparato cardiovascolare, reni, occhi, nervi e del piede. Per il diabete mellito di tipo 2 l’età e il sovrappeso o obesità sono fattori di rischio importanti. Mentre invecchiare è inevitabile, il controllo del peso corporeo e la corretta alimentazione associata ad una costante attività fisica sono fattori perfettamente e facilmente modificabili." Come avviene la diagnosi? "Attraverso un prelievo del sangue. I valori di riferimento sono glicemia in qualsiasi momento > 200 mg/dl, glicemia a digiuno >= 126 mg/dl, glicemia dopo 2 ore dal carico orale di glucosio (OGTT) >= 200 mg/dl ed emoglobina glicosilata >= 6,5%". Come curare il diabete? "Innanzitutto occorre che la persona diabetica sia consapevole di dover affrontare una modifica radicale del suo stile di vita e seguire scrupolosamente la terapia farmacologica. I cardini della cura sono infatti la dieta, l’attività fisica ed i farmaci. Per quel che riguarda la dieta, non occorre eliminare intere categorie di alimenti, anzi, dovrebbe includere cibi che contengono carboidrati e non esistono evidenze che l’abituale apporto di proteine debba essere modificato se la funzione renale è normale. I grassi saturi dovrebbero costituire meno del 10% dell’apporto energetico totale e la quantità di colesterolo dovrebbe essere < 200mg/die. A queste abitudini alimentari vanno associati l’assunzione regolare dei medicinali che lo specialista riterrà opportuno prescrivere e –fondamentale- una costante attività fisica. Mentre i vecchi farmaci vanno scomparendo, nuove classi di nuovi farmaci sono state introdotte nella cura del diabete. Una classe chiamata agonisti recettoriali del GLP1 sono molto efficaci nel controllare e ridurre il peso corporeo e di conseguenza di prevenire e curare il diabete dell’adulto. Un’altra classe di farmaci, le glifozine, oltre che nel controllare i valori della glicemia sono molto efficaci nel prevenire e controllare le complicanze croniche della malattia diabetica come la patologia cardiovascolare con anche possibile mortalità, lo scompenso cardiaco e il danno renale che può portare alla dialisi. Per quanto riguarda l’attività fisica essa dovrebbe essere aerobica, di intensità adeguata al singolo paziente, da praticarsi almeno tre volte alla settimana per minimo 30 minuti per seduta". Immagino che i consigli relativi alla dieta e all’attività fisica siano validi anche parlando di prevenzione "Certamente. Prevenire una malattia significa innanzitutto conoscerla. I soggetti geneticamente predisposti devono sapere che la sedentarietà e un’alimentazione eccessiva, troppo ricca in zuccheri semplici, bevande dolci e alcooliche, grassi saturi crea una condizione di sovrappeso o di obesità che favorisce lo sviluppo del diabete mellito. Passa sempre tutto attraverso l’adozione di corretti stili di vita, anche nella prevenzione e cura di un particolare tipo di diabete come quello gestazionale".
Sessant’anni di AIRC: la ricerca che salva la vita
Lunedì 27 ottobre con una cerimonia al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è aperta la nuova edizione dei “Giorni della Ricerca”, la campagna nazionale dell’AIRC di cui quest’anno ricorrono 60 anni di attività. Molti mezzi di comunicazione pubblici e privati stanno ricordando il numero 45521 attraverso il quale, tramite un semplice SMS o telefonata da numero fisso o da cellulare, tutti possono contribuire al finanziamento della ricerca contro il cancro.In tantissime piazze l’8 novembre sarà possibile contribuire acquistando i cioccolatini della ricerca. Il cancro è una patologia con grande incidenza, può colpire tutti gli organi del nostro corpo, la mortalità è ancora alta, seconda solo alle patologie cardiovascolari. Se comunque fino a non molti anni fa il malato di cancro vedeva di molto ridotta la sua aspettativa di vita, oggi possiamo dire che la situazione è radicalmente cambiata. Tanti malati di cancro sopravvivono a lungo, parecchi, soprattutto per certe tipologie di tumore, guariscono; la sensazione è che siamo avviati verso un percorso virtuoso della scienza che approderà in tempi non tanto lunghi alla sconfitta del cancro. Il merito di questa esaltante aspettativa è della ricerca: l’AIRC ne è un veicolo importante che non solo riesce a procurare i fondi, ma negli ultimi 50 anni è riuscita a creare una comunicazione che stimola la prevenzione, fondamentale per le patologie oncologiche, e la diagnosi precoce, alla base per una vittoria sulla malattia. L’AIRC significa anche l’impegno di tanti ricercatori giovani e meno giovani che assaporano il piacere e la soddisfazione di vedere pian piano sgretolarsi il mito di invincibile di un’anomala e devastante mutazione di tessuti, con la grande probabilità, attraverso le metastasi, di infiltrare altri organi con una progressiva distruzione dei principi vitali. La ricerca, con applicazione, pazienza e costanza, ha trovato sempre uno spiraglio nella diagnosi e nella cura; gli spiragli hanno aperto altri spiragli e le specialità medico-scientifiche più interessate all’argomento — la radiologia, la chirurgia, la farmacologia — con una simbiosi operativa e di supporto continuo, hanno ottenuto risultati fino alla grande speranza di oggi. Gli input, le indicazioni per tutti però arrivano dagli anonimi laboratori di ricerca, dall’osservazione di un numero infinito di reazioni chimiche e biochimiche, dalle sperimentazioni tra provette e sofisticate macchine dell’ingegneria medicale. Il ricercatore, le squadre di ricercatori, elaborano un progetto, lo perseguono, devono essere pronti a persistere o cambiare strada a seconda dei risultati quotidiani. Se oggi il cancro può essere curato con una chirurgia molto conservativa, con una chemioterapia mirata e specifica priva dei devastanti effetti collaterali, se addirittura possiamo pensare ad una stimolazione del sistema immunitario che subito blocchi le cellule anomale, lo dobbiamo ai comunicati che escono da quelle stanze appartate dove uomini e donne lavorano per poter raggiungere un risultato scientifico di successo utile a tutti. A volte la vita dei ricercatori riserva sorprese inaspettate: non raramente cercavano un risultato e ne hanno scoperto per caso uno più importante. Un esempio non proprio calzante ma con tanta attinenza sono gli studi sul m-RNA per ricercare la via immunitaria contro il cancro: pur conservando la sua originaria finalità, questa ricerca è risultata essenziale per la realizzazione in tempi record di un vaccino contro il covid. La ricerca e i suoi attori sono il fulcro dello sviluppo della civiltà umana. Oggi abbiamo riservato la nostra attenzione alla ricerca medico-scientifica e specificatamente alla ricerca contro il cancro, ma la ricerca è alla base di ogni attività umana per migliorarla e per renderla più utile alla nostra vita. Escluderei da questa virtuosa compagnia tutti quelli che si adoperano per trovare le armi più sofisticate e i metodi per distruggere la vita. Ho avuto occasione, per il mio lavoro, di conoscere due tra i più grandi ricercatori della scienza medica insigniti del Premio Nobel: la professoressa Rita Levi Montalcini ed il professore Renato Dulbecco. La professoressa Montalcini in due occasioni ha cercato di spiegarmi i suoi studi sulle cellule del cervello; il professor Dulbecco, in un incontro di più di tre ore, mi parlò del DNA, dei cromosomi e del nostro patrimonio genetico. Due occasioni che non potrò mai dimenticare. Cercai di incamerare le loro nozioni, ma soprattutto rimasi colpito dal loro sguardo, dalla loro espressione serena e gentile di sognatori… i ricercatori possono trasformare il sogno in realtà.
Associati Fisiomed, Falistocco: "Il nostro centro medico investe nel territorio e nella cultura del benessere"
Nelle mie collaborazioni dedicate all’informazione medico-scientifica nella ricerca di una sempre più vasta diffusione della cultura della salute ho dovuto constatare un grande impegno di un centro medico, Associati Fisiomed, non solo economico ma anche organizzativo sia nelle strutture del gruppo che con interventi nelle manifestazioni culturali che vengono promosse da associazioni ed istituzioni. Per meglio comprendere gli obiettivi e lo spirito di un simile comportamento con una continua presenza nelle attività sociali del territorio ci siamo rivolti all’AD Enrico Falistocco. Enrico Falistocco ci descriva in cosa siete protagonisti nelle attività e manifestazioni e perché. "Associati Fisiomed è ormai un centro medico importante, con 10 sedi di cui una moderna inaugurata due anni fa a Sforzacosta e una fuori regione a Milano che coprono in modo omogeneo la provincia di Macerata, ma anche parte della provincia di Fermo e quella come detto fuori regione con attrattiva per tanti pazienti non solo del territorio. Il nostro lavoro con le migliori professionalità mediche e la migliore tecnologia per la diagnosi ed anche per la cura è quello di rispondere alle esigenze di tutela della salute dei cittadini. Quando però si arriva al nostro livello la tutela della salute non può essere circoscritta alla diagnosi e cura, bisogna avere la lungimiranza e la capacità di allargare la visione ed includere elementi ulteriori che possano concorrere alla qualità della vita di tutti, come la prevenzione della malattia e la ricerca del benessere". Come organizzate il vostro lavoro per raggiungere questo virtuoso obiettivo? "Anzitutto nella nostra nuova sede a Sforzacosta abbiamo organizzato degli spazi, acquisito tecnologie, ingaggiato figure professionali per una buona e corretta informazione medico-scientifica a disposizione di tutti, inoltre anche un programma di aggiornamento per tutti i nostri operatori sanitari. Noi abbiamo un ottimo servizio di medicina dello sport, ma non ci limitiamo alla certificazione di idoneità, seguiamo tante squadre di più sport, amatoriali, dilettantistiche ed anche professionistiche nel loro percorso con la disponibilità dei servizi sanitari, ma anche con un supporto di consulenza professionale ed economico. Lo sport è salute per tutti, nei giovani è addirittura fondamentale sia per una buona crescita del corpo sia per la formazione della personalità. Poi ci sono le manifestazioni che riteniamo utili per la convivenza sociale, per la crescita culturale dei cittadini, per la ricerca di un benessere collettivo. Faccio qualche esempio: partecipiamo a Musicultura, a Macerata Opera Festival dello Sferisterio con particolare attenzione al progetto inserito “In Opera” dedicato all’utilizzo della musica lirica in soccorso dei più fragili portatori di disabilità. E’ dell’ultimo periodo la collaborazione con una nuova realtà della cultura maceratese Uni3 Macerata che ha nel suo programma ben 27 corsi tra cui "La cultura della salute". Noi di Associati Fisiomed curiamo proprio questo corso con professionisti della comunicazione scientifica e la disponibilità di specialisti medici. Con il CNA, l’organizzazione di maggior presenza nel territorio per la sua tutela dell’artigianato e della piccola imprenditoria, abbiamo stipulato una collaborazione per portare l’informazione medico-scientifica per la prevenzione all’interno delle aziende. In occasione dell’Ottobre Rosa per la prevenzione e diagnosi del tumore del seno della donna abbiamo organizzato con il patronato due eventi: alla Laipe di Tolentino e al calzaturificio 2R di Morrovalle. Ne sono previsti altri entro breve tempo. Grande partecipazione ed interesse delle dipendenti per la relazione di un medico specialista di grande esperienza come la dottoressa Cesarina Giustozzi. Ed inoltre collaboriamo con l’associazione Polizia di Stato che si occupa di problematiche sociali come il consumo di droghe,l’immigrazione e la violenza sulle donne". Per concludere come vorrebbe descrivere il vostro impegno? "Associati Fisiomed è un ottimo centro medico per la diagnosi e cura delle malattie, ma non trascura la cura del territorio proprio per far vivere meglio e tutelare anche in quel modo la salute di chi ci vive".
Tomosintesi, la "TAC del seno" che salva la vita: intervista alla dottoressa Giustozzi
Non si è ancora concluso il mese definito "Ottobre Rosa" dedicato alla prevenzione e sensibilizzazione del tumore del seno, la patologia più diffusa, più insidiosa e pericolosa per il genere femminile. Il tumore del seno colpisce una donna su 18 nell’età di massima incidenza (50-69 anni) e 1 donna su 8 considerando il corso dell’intera vita. Nel 2024 in Italia sono state stimate circa 56.000 diagnosi del tumore del seno nelle donne e anche 500 negli uomini. L’incidenza anno dopo anno sta aumentando, ma per fortuna sta diminuendo la mortalità. Sono ben conosciuti i fattori di rischio legati alle cattive abitudini come quelle alimentari (abuso di alcol, consumo elevato di grassi animali e zuccheri) e fumo; importante inoltre il rischio ereditario con mutazioni dei geni trasmessi dai genitori. Fondamentale la diagnosi precoce dell’insorgenza del tumore per poterlo controllare e sconfiggere. I programmi di screening attuati dal Servizio Sanitario Nazionale con mammografia biennale per le donne con età compresa tra i 50-69 anni, in alcune regioni estesa dai 45 ai 74 anni, sono la base del netto calo di mortalità. Nella diagnosi che necessariamente deve essere sempre più precoce un ruolo importante lo riveste il progresso tecnologico, l’ultima risorsa è l’esame di tomosintesi del seno. Ne parliamo con la dottoressa Cesarina Giustozzi, già dirigente medico radiologo in struttura pubblica ed attualmente consulente del centro medico Associati Fisiomed dove è possibile effettuare l’esame di tomosintesi. La dottoressa Giustozzi ha aderito allo sviluppo di un progetto dell’organizzazione imprenditoriale CNA in collaborazione con il centro medico Associati Fisiomed per portare una completa informazione per la prevenzione del tumore del seno in alcune aziende del territorio dove l’occupazione è prevalentemente femminile. Il primo appuntamento sarà martedì 21 ottobre presso l’azienda Laipe di Tolentino, il giorno 24 ottobre presso il calzaturificio 2R di Morrovalle. Davvero un’iniziativa concreta e che potrà avere ulteriori sviluppi per la preservazione della salute in futuro. Abbiamo rivolto alcune domande proprio alla dottoressa Giustozzi sull’utilizzo dei moderni mezzi di diagnosi per una malattia come il tumore del seno con grande incidenza nella popolazione femminile. - Dott.ssa Giustozzi, ci descriva l’esame di tomosintesi del seno. "La tomosintesi è un’applicazione del mammografo digitale. A differenza di tutti i mammografi precedenti durante l’esecuzione dell’esame il tubo di raggi X si muove tagliando il tessuto mammario in strati millimetrici con evidenza di lesioni anche minime e liberate da ogni sovrapposizione, dunque possiamo parlare di una TAC del seno". - È previsto un aumento della dose di raggi X erogata alla paziente? "No, assolutamente, la dose finale corrisponde a quella erogata con il digitale". - Quali sono le principali indicazioni della tomosintesi? "Le mammelle dense tipiche delle donne giovani dove si individua con questa tecnica il doppio dei tumori, poi le mammelle operate con visualizzazione ottimale della cicatrice, micro calcificazioni benigne e maligne, tumori multicentrici, la bilateralità molto frequente". - Quale futuro per la tomosintesi? "La tomosintesi associata ad iniezione di mezzo di contrasto iodato, i tumori sono riccamente vascolarizzati e quindi assumeranno il mezzo di contrasto in modo marcato e caratteristico. Per concludere possiamo dire che la tomosintesi può accorciare di molto i tempi di diagnosi e quindi favorire una probabile guarigione".
Ottobre mese rosa: prevenzione, diagnosi e cura del tumore al seno
Tra tutti i tumori che possono colpire la specie umana, il tumore del seno per le donne è sicuramente quello con l’incidenza maggiore. Si stima che in un anno ci siano decine di migliaia di diagnosi; con riferimento ai dati del Ministero della Salute, quelle eseguite nel 2024 sono state circa 56.000. Si tratta di una patologia oncologica che fino a qualche anno fa presentava un’alta mortalità. A prescindere dalla tipologia, che presenta delle variazioni dal punto di vista morfologico ed istologico, fino a 20 anni fa si calcolava che per 8 donne su 10 non si prospettava una lunga sopravvivenza alla patologia. Ma la ricerca ha sviluppato un continuo progresso della tecnica chirurgica, delle terapie specifiche ed anche dei protocolli di comportamento nel post-operatorio. Una grande influenza sulla riduzione della mortalità hanno avuto gli screening di prevenzione per una diagnosi precoce, a cui le donne si sottopongono soprattutto nella fascia di età più a rischio (45-70 anni). Il Servizio Sanitario Nazionale opera con un’organizzazione capillare, avvertendo tutte le donne interessate della possibilità di un esame mammografico gratuito, da ripetersi ogni due anni. La mammografia è l’esame di elezione per una diagnosi precoce di tumore del seno. Anche questo esame ha subito un’evoluzione tecnologica e, pur essendo generalmente efficace, in certe occasioni — come nella versione con tomosintesi — riesce a percepire modificazioni cellulari minime, altrimenti non rilevabili, anche in seni particolarmente densi. I fattori di rischio per il tumore del seno sono sicuramente l’età e la familiarità; si stima che una percentuale compresa tra il 5 e il 7% dei tumori mammari sia ereditaria. Anche gli ormoni hanno un ruolo nell’incidenza della patologia: aumentano la possibilità un menarca precoce, una menopausa tardiva e anche l’assenza di gravidanze, così come i contraccettivi orali ed alcune terapie ormonali sostitutive. Quanto descritto rappresenta i rischi non modificabili; sono invece modificabili quelli legati ai comportamenti individuali: alimentazione scorretta, sovrappeso e obesità, consumo di alcol e fumo. Si è invece verificato che l’allattamento al seno riduce il rischio di ammalarsi di cancro al seno. La rilevazione dei sintomi è spesso associata alla percezione di un nodulo tramite autopalpazione. Nella maggior parte dei casi si tratta di forme benigne, come fibroadenomi e cisti, che compaiono principalmente nelle donne fertili, hanno forma regolare, sono dolorosi e mobili al tatto. I noduli maligni, invece, presentano bordi irregolari, non si spostano e sono in genere segno di una forma tumorale già avanzata. Un segno da tenere in considerazione è anche l’alterazione della forma del capezzolo o la perdita di liquido da un solo capezzolo. Oltre alla mammografia per la fascia di età più esposta, la diagnosi prevede per le donne under 45 un’ecografia mammaria, da cui possono emergere eventuali ulteriori accertamenti. La terapia per questo tipo di tumore è anzitutto chirurgica, per rimuovere i tessuti malati. Si tende, se possibile, alla chirurgia conservativa con l’obiettivo di salvare il seno, ma in alcuni casi si procede alla mastectomia parziale o totale. Anche in questo caso è possibile la ricostruzione del seno. Dopo l’intervento si effettua una radioterapia adiuvante per ridurre il rischio di recidiva locale. A seguito di un’attenta valutazione istologica e biologica del carcinoma, a molte pazienti viene proposta una terapia farmacologica: la chemioterapia non è sempre necessaria, potendo essere sostituita da terapie ormonali o trattamenti mirati su bersagli molecolari. Negli ultimi anni si è assistito a un progresso significativo delle tecniche di cura, tale da rendere possibile anche il trattamento di tumori particolarmente aggressivi o in fase avanzata. È notizia recente, nell’ambito della ricerca, l’approvazione da parte dell’AIFA di una nuova terapia mirata per una forma molto aggressiva di tumore al seno, in grado di ridurre il rischio di morte del 34% in tutta la popolazione studiata e addirittura del 52% nelle pazienti con metastasi cerebrali. Il mese di ottobre è dedicato proprio all’informazione sulla prevenzione, diagnosi precoce e cura del tumore del seno. Nella rubrica “Sano a sapersi” dedicheremo più di una puntata a questo argomento fondamentale per la salute delle donne. Oggi abbiamo preferito iniziare con un’analisi dell’elemento tecnologico più significativo: la diagnosi precoce. Abbiamo interpellato il Dr. Pietro Cruciani, radiologo diagnostico, già responsabile del servizio di Radiologia presso l’Ospedale di Camerino-San Severino, attualmente consulente del centro medico Associati Fisiomed, per descrivere l’ultima tecnologia a sua disposizione: la mammografia con tomosintesi. - Dr. Cruciani quali sono le differenze tra la mammografia digitale tradizionale e quella con tomosintesi? "Entrambe le tecniche sono digitali. La mammografia con tomosintesi, pur erogando sostanzialmente la stessa dose di radiazioni assorbite, offre un miglior risultato diagnostico. Con questa tecnica è infatti possibile studiare la mammella anche nella terza dimensione, la profondità, evitando la sovrapposizione delle strutture ghiandolari della mammella. Il risultato finale è una maggior accuratezza con possibilità di individuare lesioni meno evidenziabili con la mammografia tradizionale che possono rimanere nascoste sotto al tessuto ghiandolare normale". - Quali vantaggi hanno le pazienti nell’eseguire questo tipo di esame? "Il posizionamento della mammella è più confortevole e flessibile, a vantaggio delle donne diversamente abili o in carrozzina. L’apparecchio guadagna in profondità con visualizzazione ottimale del tessuto retromammario. L’esame è meno doloroso di una mammografia standard poiché con la tomosintesi la compressione è ridotta al minimo, quanto basta per stendere il tessuto". - A chi è consigliato maggiormente questo tipo di esame? "Alle donne con mammelle dense, male esplorabili con mammografia standard. In questi seni la tomo, eliminando le sovrapposizioni ha individuato statisticamente il doppio dei tumori. È indicato inoltre nelle mammelle già operate, nei tumori multicentrici e quando sono presenti microcalcificazioni con ottimale analisi morfologica".
Sindrome Feto-Alcolica: perché l’alcol in gravidanza è un rischio per madre e bambino
Le giornate dedicate a problematiche della nostra salute sono molto numerose, fanno parte di una strategia di comunicazione che possa essere efficace nella diffusione di una cultura della salute generale e di conseguenza nella prevenzione. Il 9 settembre scorso è stata la Giornata Mondiale della "Sindrome Feto-alcolica e dei disturbi correlati"; si celebra dal 1999. Se ne è molto parlato e in ambito scientifico e della prevenzione è un argomento sempre più di attualità. La salute dell’infanzia è al centro della ricerca, della clinica ed anche dell’informazione, quella del feto ne è sicuramente la primissima fase, importantissima che può condizionare lo sviluppo del bambino e l’intero percorso della vita fisiologica dell’individuo che sarà. L’argomento a prima vista può sembrare molto specifico e circoscritto, ma si stima che una donna su tre (33%) consuma abitualmente alcol durante la gravidanza con rischi che possono riguardare l’area neurologica sullo sviluppo del feto e sulla futura crescita nell’infanzia e possono causare disabilità comportamentali e neuro cognitive. Ne parliamo con il dottor Paolo Perri, specialista in Pediatria e Neonatologia già Direttore dell’U.O. di Pediatria e Neonatologia dell’ospedale di Macerata attuale consulente presso il centro medico Associati Fisiomed. 1) Il 9 settembre è stata la giornata mondiale della sindrome feto alcoolica e quindi di ciò che comporta l’uso dell’alcool in gravidanza per il feto ed il neonato. Dott. Perri qual è il significato di questo evento? "Il 10% delle donne consuma alcool durante la gravidanza. Non essendo stata a tutt’oggi stabilita una dose di alcol sicuramente esente da rischi durante la gravidanza, la Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione della Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica e disturbi correlati, che si celebra il 9 settembre, ribadisce che è opportuno astenersi completamente durante tutto il periodo". 2) Quali sono le possibili conseguenze del consumo di alcol in gravidanza? "Il consumo cronico di quantità eccessive di alcol può, infatti, causare seri problemi a madre e neonato, aumentando il rischio di abortività spontanea, morte intrauterina, sindrome della morte improvvisa in culla, parto pretermine, basso peso alla nascita, ma, in particolar modo, può essere responsabile dell’insorgenza di difetti dello sviluppo fetale a carico di vari organi e apparati e di disabilità dello sviluppo neurocognitivo infantile. Queste disabilità, conseguenti all'esposizione all'etanolo in utero, sono note come Disturbi dello Spettro Alcolico Fetale (FASD) e la FAS, o Sindrome Feto Alcolica, ne è la forma clinica più grave". 3) Quali sono le raccomandazioni al riguardo delle società scientifiche? "Da anni, la Società Italiana di Neonatologia, insieme al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità, auspicano ad aumentare la consapevolezza nelle donne in gravidanza, in età fertile e che stanno programmando una gravidanza, attraverso campagne di comunicazione e prevenzione. È importante, infatti, garantire un’informazione quanto più corretta, immediata ed esauriente possibile, che renda le donne consapevoli, evitando di esporre loro ed i nascituri ai rischi di danni evitabili, sostenendo uno stile di vita più sano e azzerando il consumo di alcolici".
Unitre Macerata: 27 corsi e laboratori, "la cultura della salute" interessante e utile per tutti
Martedì 9 settembre nella sala dedicata alla comunicazione del centro medico “Associati Fisiomed” di Sforzacosta si è tenuta la presentazione alla stampa dell’Unitre Macerata. Presenti gli ideatori e gestori con tanti docenti designati per i vari corsi, il mondo della comunicazione del territorio al gran completo. Davvero una bella sensazione, quasi un ristoro per i tempi che viviamo, vedere tanta gente contenta di dare il proprio contributo di adesione e di impegno professionale ad una iniziativa del volontariato già sperimentata e di successo in tante parti, ma che mancava a Macerata. Uno sguardo nella sala gremita rilevava nei volti emozione e soddisfazione, perfino l’eleganza delle signore ben contribuiva al clima di festa. L’amministratore unico di Associati Fisiomed Enrico Falistocco ha dato il benvenuto, ha confermato l’impegno di Associati Fisiomed non solo nella gestione dei servizi sanitari di primo livello, ma anche a tutto quello che può essere utile al bene sociale, alla ricerca del benessere dei cittadini, in questo caso alla programmazione di Unitre dell’impegnativo corso "La cultura della salute". Ha annunciato la disponibilità di professionisti della comunicazione sanitaria e specialisti medici pronti a soddisfare l’esigenza di una buona informazione medico-scientifica per la prevenzione della malattia. Il Presidente di Unitre Macerata Renzo Serrani ha ringraziato tutti i partecipanti per la presenza e la disponibilità, ha sottolineato il particolare impegno di alcuni, ha spiegato bene l’esigenza di una sempre maggiore consapevolezza, della necessità di virtuose iniziative rivolte al benessere: fanno crescere tutti, chi le realizza e chi le riceve in una armonia sociale in questi tempi particolari e difficili. La direttrice responsabile dei corsi di Unitre Macerata, professoressa Nicoletta Sabatini, ha sottolineato l’impegno per la realizzazione dei 27 corsi previsti, la grande disponibilità di professionisti di ottimo livello a proporre la loro conoscenza e la loro esperienza alle tre età: giovani, adulti ed anziani. I corsi sono circoscritti nell’ambito delle discipline umanistiche, scientifiche ed artistiche, ma possono essere amalgamate in un progetto di umanesimo generale come ha tenuto a sottolineare la Professoressa Sabatini, considerando anche l’impegno di volontariato sociale che esse rappresentano. Tra i docenti, in questo caso meglio dire coordinatore, anche chi cura questa rubrica, in collaborazione con Associati Fisiomed. Con l’impegno di medici ed operatori sanitari che operano in quel centro medico, abbiamo stilato un programma di più di 20 incontri da metà ottobre fino ad aprile tutti i mercoledì pomeriggio con pausa durante il periodo natalizio. Verranno trattati gli argomenti della salute più importanti e sentiti, più idonei alla ricerca della prevenzione della malattia e del benessere. Nella manifestazione di martedì scorso ho avuto occasione di cosa vuol dire per me "cultura della salute". La cultura non è solo conoscenza e nozionismo, è anche partecipazione, saper adeguare a ciò che si apprende anche i propri comportamenti e stili di vita. Significa anche diventare veicolo di diffusione di questa cultura perché diventi sempre più una evidenza importante della vita sociale. Lunedì 15 settembre inizieranno le iscrizioni all’Unitre Macerata. 331 1221741 è il numero a cui rivolgersi per informazioni, macerata@unitre.net è l’indirizzo e-mail, https://unitremacerata.com il sito. Sono presenti anche informazioni dei corsi sulla pagina facebook Unitre Macerata- Università delle tre età.
Sport e salute: il binomio vincente per il benessere di corpo e mente
Tra le forme di tutela della salute e di prevenzione della malattia è sicuramente da annoverare l’attività fisica. Sollecita la funzione degli organi del nostro corpo, sicuramente l’apparato muscolo-osteo-articolare, ma anche il sistema circolatorio con interferenze positive in tutti gli organi fino a stimolare anche il nostro diffuso e multiforme sistema immunitario, guardiano principe della nostra buona salute. L’attività fisica deve essere nei modi e nei tempi conforme allo status e alle situazioni particolari degli individui; l’unica cosa certa è che va ricercata e praticata con buona continuità e in tutte le fasi della vita, dall’infanzia fino alla vecchiaia. Questo ruolo riconosciuto e il benessere percepito fin dagli albori della storia ha stimolato l’uomo a trasformarla in forme di competizione con sé stessi e con gli altri. La storia è piena di lontani ricordi di gare in diverse specialità, dove era stata convogliata e circoscritta la forma fisica coniugata con la mente, fonte di strategia e passione: i requisiti naturali dell’atleta in gara. Già nell’antica Grecia le Olimpiadi erano un grande avvenimento popolare; la corsa a piedi, a cavallo, il lancio del disco… tante erano già allora le forme di sport. Nel tempo le specialità sportive si sono moltiplicate, hanno rappresentato anche la cultura e la storia di popoli e nazioni. Oggi le attività sportive sono innumerevoli, per la maggior parte hanno un riconoscimento globale, rivestono un ruolo sociale importante, si sono differenziate nella pratica amatoriale, dilettantistica e, per molti sport, anche professionistica. Inoltre l’influenza economica dello sport non è trascurabile. Lo sport ha subìto le innovazioni della storia, ma ha conservato il suo ruolo originario di coesione sociale, di ricerca del benessere individuale, di viatico per la protezione della salute. Un ruolo ormai istituzionalizzato di un fenomeno diffuso virtuoso per il corpo e la mente, per la crescita come per la conservazione, va curato con regole e servizi che diano la possibilità ad atlete ed atleti amatoriali o professionisti di esprimersi al meglio e senza rischi. Proprio in questa visione, in Italia vige una legge che obbliga chiunque voglia fare sport organizzato e usufruire di impianti sportivi a sottoporsi a visita medica che certifichi l’idoneità all’attività sportiva praticata. Gli esami vanno praticati con una gradualità di approfondimento dall’amatoriale alla professionistica. Accanto a questi doverosi obblighi di legge si sta diffondendo l’esigenza di servizi aggiuntivi che creino, con i servizi sanitari per l’idoneità, anche la diagnosi e cura di eventuali infortuni, formando un polo di riferimento completo per la tutela dell’atleta e il suo massimo rendimento in sicurezza e con benessere percepito. L’alimentazione, la conoscenza anatomica e fisiologica del nostro corpo con tutte le sue possibili reazioni sotto stress agonistici, e il supporto psicologico, sono elementi che migliorano la consapevolezza di come vivere l’esperienza di praticante sportivo. Un modello così concepito, con tanta professionalità e moderna strumentazione per visite mediche e cura di alcuni infortuni, coniugato anche con uno specifico servizio di comunicazione gestito da autorevoli fonti specialistiche a disposizione di squadre, club o semplici amatori, è stato istituito nel nostro territorio dal Centro Medico Associati Fisiomed nella sua nuova sede a Sforzacosta. Un’esperienza già da qualche tempo praticata e molto apprezzata, sicuramente uno scatto in avanti di come utilizzare al meglio lo sport nella tutela della salute.
Bellezza e salute: oltre l’apparenza, verso il fascino autentico
La bellezza e la salute sono sicuramente i due elementi della nostra vita a cui aspiriamo di più. Insieme sono diventati anche uno slogan pubblicitario molto efficace, a volte rappresentano la denominazione stessa di centri estetici, centri benessere e persino poliambulatori. Tra le due categorie ci sono sicuramente connessioni, parlarne ci può anche aiutare nella nostra particolare ricerca per essere “più sani e più belli”. Ma cos’è la bellezza? È sicuramente una percezione sensitiva in cui la vista la fa da padrone, il tatto può portare il suo contributo, l’olfatto in certe situazioni ne può esaltare i particolari, il gusto mi pare non abbia alcun ruolo. I canoni di bellezza, storicamente, sono cambiati ed evoluti rispecchiando quelle che sono le tendenze sociologiche e culturali racchiuse in quel termine abbastanza generico che è la “moda”. Quando si parla di bellezza la storia ci ha consegnato maggior attenzione verso le donne piuttosto che verso gli uomini, tutto perché magari la donna ha subìto nel tempo un’emarginazione sociale, relegata alla procreazione con quindi una maggior propensione a dover rappresentare anzitutto con la sua bellezza un’attrazione sessuale, fondamentale per la conservazione della specie. L’uomo ha avuto sempre più opportunità per far valere, attraverso il lavoro ed il ruolo sociale, la propria identità. Per capire meglio quanto gli impulsi sociali condizionino i canoni di bellezza basta ricordare che fino a non molti decenni fa, quando ancora alimentarsi a sufficienza non era così scontato, la donna prosperosa e rubiconda e l’uomo in carne erano considerati belli, perché rappresentavano una buona locazione economica e quindi sociale. Veniamo ai nostri giorni. I canoni di bellezza sono stati completamente sconvolti dal benessere diffuso ed anche la bellezza fisica dell’uomo ha acquisito una valenza che prima non aveva. Ciò è avvenuto certamente per l’emancipazione della donna, più indipendente, più inserita nel contesto generale e quindi con la possibilità di essere più attenta agli input dei propri sensi verso l’altro sesso. Quello che però non è cambiato, e penso valga ancora di più oggi, è la necessità di una valutazione globale dei canoni di bellezza. I lineamenti del viso, i capelli, lo sguardo, il colore degli occhi, l’altezza, l’armonia del corpo, con qualche differenziazione tra donna e uomo, sono sicuramente gli attributi a cui fa riferimento il concetto di bellezza fisica. La vita e tanti episodi che caratterizzano il suo svolgimento ci dà sempre l’occasione di constatare che questi attributi non possono essere i soli per definire bella una persona. Quali sono allora i valori che integrano la bellezza, che l’arricchiscono, che la conservano, che addirittura la possano creare quando nella percezione sensitiva non c’è? L’intelligenza, la cultura, il buon senso, la simpatia intesa come attenzione, solidarietà e bontà verso gli altri, sono capaci di incastonare la bellezza in un involucro nuovo e indistruttibile che possiamo chiamare carattere, classe, personalità, fascino… Sono questi i punti di arrivo davvero essenziali sia per la donna che per l’uomo e nel tempo è molto più facile riconoscere l’importanza per la propria bellezza degli elementi spirituali più che di quelli fisici. Quante donne, se non supportate da un bagaglio di forza interiore, crollano davanti ai segni del tempo che tendono a ledere la loro bellezza fisica? Quante donne si chiudono in loro stesse perché si sentono brutte? Alcune donne, invece, pur non essendo belle ed anche non più giovani, riescono a proporre in maniera prepotente la loro personalità. Quante donne hanno dovuto subire l’umiliazione di constatare che i loro soli connotati fisici, anche se notevoli, non bastavano più? E l’uomo? Negli ultimi anni l’estetica maschile ha avuto un boom inverosimile, ma mi pare ancora più umiliante che per le donne dover ad un certo punto percepire, se non c’è una personalità di spessore alle spalle, di essere un oggetto da guardare al massimo per un utilizzo temporaneo. E la salute? La salute non è solo assenza di malattia, è anche ricerca di benessere e convivere in maniera soddisfacente con il proprio corpo non può essere che utile. La ricerca di bellezza però, se non passa attraverso il filtro dei nostri valori interiori, può rivelarsi deleteria anche per la salute. Nell’era del “magro è bello”, l’anoressia e la bulimia che ne sono una conseguenza, sono diventate delle piaghe sociali, che compromettono la salute di adolescenti e non solo. Una corretta alimentazione e soprattutto una costante attività fisica coniugano in maniera virtuosa la bellezza del nostro corpo e la sua salute. L’utilità di certi interventi di chirurgia plastica va ricercata nella psicologia degli individui interessati, ma certo fa un po’ impressione vedere cambiare i connotati delle persone. Vorrei chiudere questa piccola riflessione con degli esempi di bellezza che sono riusciti a prescindere da canoni, mode e tendenze. Il fascino è l’espressione giusta, l’amalgama positivo che una persona riesce a trasmettere agli altri, è la sublimazione della bellezza e può fare anche a meno dell’aspetto fisico: Madre Teresa di Calcutta, Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack, semplicemente affascinanti. Anna Magnani, Barbara Streisand, Meryl Streep, donne non belle, ma “bellissime” perché sopraffatti dal loro fascino. Bisogna avere la forza di creare questo fascino, di ricercarlo in noi stessi e di stimolarlo negli altri, soprattutto nelle donne che pensano di aver raggiunto la vetta con la bellezza che si vede.
La terapia del dolore: intervista al dottor Luigi Filippo Nardi
Il dolore con la sua varia intensità e diffusione nel nostro organismo è il sintomo che rivela una condizione patologica ed influisce sulla qualità della vita. Trattarlo per ridurlo o eliminarlo è sicuramente una priorità terapeutica. Il dolore cronico è un problema che affligge milioni di persone, ma non bisogna mai arrendersi, esistono soluzioni efficaci, personalizzate e accessibili a tutti. Ne parliamo con il dottor Luigi Filippo Nardi specialista in Anestesia e Riabilitazione, terapia del dolore e cure palliative, già Direttore UOC terapia del dolore e cure palliative all’Ospedale di Macerata, dal 2018 libero professionista, consulente presso il centro medico Associati Fisiomed. Dr. Nardi, che cos’è la terapia del dolore? "La terapia del dolore è una disciplina medica che si occupa della diagnosi e del trattamento del dolore persistente, spesso slegato da un evento acuto. Non si tratta solo di prescrivere farmaci, ma di costruire un percorso che può includere terapie fisiche, tecniche infiltrative, approcci alternativi come l’ozonoterapia e anche il supporto psicologico. L’obiettivo è ridurre la sofferenza e restituire una vita dignitosa ai pazienti". Quali tipi di dolore si possono curare? "La gamma di disturbi trattabili è molto ampia. Si possono affrontare dolori alla schiena come lombalgie o sciatalgie, dolori articolari, nevralgie, cervicalgie, dolori legati alla malattia oncologica, dolori post-chirurgici e quelli legati a malattie croniche come artrosi, diabete o fibromialgia. Ogni dolore ha una causa e richiede una strategia mirata, personalizzata in base al paziente". L’ozonoterapia è una soluzione concreta? "Negli ultimi anni, l’ozonoterapia si è affermata come trattamento efficace e ben tollerato. Utilizziamo una miscela di ossigeno e ozono che ha proprietà antinfiammatorie, antidolorifiche e rigenerative. È utile per ernie discali, artrosi, infiammazioni muscolari e persino per malattie reumatologiche fuori terapia, disturbi post-Covid e sindromi croniche come la fibromialgia. Se eseguita da medici esperti, è una terapia sicura e naturale, che consente spesso di evitare l’uso continuativo di farmaci". Che risultati si possono aspettare? "I benefici possono variare da persona a persona, ma in molti casi i miglioramenti sono rapidi e duraturi. Dopo poche sedute, molti pazienti avvertono una significativa riduzione del dolore e un miglioramento nella mobilità. Tuttavia, è importante seguire un percorso personalizzato, stabilito dopo una valutazione medica approfondita". È sicura la terapia del dolore? "Sì, se effettuata da Medici esperti in farmacologia, nell’utilizzo delle tecniche antalgiche di base ed avanzate, e con una buona padronanza di strumenti come l’ecografo, che permette di visualizzare in tempo reale muscoli, tendini, nervi, articolazioni e altre strutture anatomiche. Grazie a questa guida, le infiltrazioni (sia farmacologiche sia a base di ozono) possono essere eseguite con estrema accuratezza, andando a colpire direttamente il punto infiammato o dolente, senza danneggiare i tessuti circostanti". È sempre necessario operarsi quando il dolore è forte? "No, nella maggior parte dei casi si può evitare l’intervento chirurgico. Con tecniche come infiltrazioni mirate, radiofrequenza o trattamenti come l’ozonoterapia, è possibile ottenere un grande miglioramento. L’importante è agire in tempo, senza rassegnarsi al dolore. Anche chi soffre da anni può trovare sollievo con un percorso corretto. La medicina del dolore ha fatto grandi progressi. Nessuno dovrebbe vivere con la sofferenza senza cercare una soluzione".
Nasce "Teen Pit Stop": il progetto per gli adolescenti ideato dalla pediatra Mirella Staffolani
La gestione della salute a qualsiasi età e ancor più nell’età adolescenziale, per i riflessi che può avere nel resto della vita, ha bisogno di strutture e progetti anche originali nella loro programmazione per venire incontro alle esigenze sempre più nuove e alle dinamiche di vita sempre più veloci che riscontriamo. Sono iniziative che possono diventare anche modelli per una generale tutela della salute nel servizio pubblico. Oggi vogliamo analizzare un progetto denominato “Teen Pit-Stop” rivolto agli adolescenti ideato dalla dott.ssa Mirella Staffolani, già dirigente medico pediatra all’ospedale di Civitanova Marche e poi a quello di Macerata, oggi consulente del centro medico Associati Fisiomed. - Perché un nuovo servizio dedicato agli adolescenti? "Come pediatra sento urgente il bisogno che i ragazzi possano trovare in uno spazio loro dedicato la risposta ai molti problemi che spesso, in un'età così vulnerabile e critica per la loro crescita e la costruzione della loro identità, possono essere risolti. Lavorando, ormai in pensione, presso il Centro Fisiomed, ho avuto la possibilità di rapportarmi con diversi specialisti, con i quali ho condiviso questa idea, subito da tutti accolta con entusiasmo". - Quali saranno gli specialisti coinvolti? "L'Equipe sarà composta da me come Pediatra, da una Nutrizionista, la drssa Elisa Pelati, da una Psicologa, da una Neuropsichiatra, la drssa Nelia Zamponi, da diversi Ginecologi (Drssa Claudia Curzi, drssa Gemma Lucarini, Dr Francesco Maiacano), dalle Ostetriche drssa Melissa Falistocco e drssa Eleonora Foglia". - Come si articola il percorso? "Dopo un'accurata anamnesi e visita medica effettuata dal Pediatra, l'adolescente, in base alle problematiche rilevate, sarà indirizzato allo specialista di competenza, per poi essere reinviato al Pediatra (o al proprio medico curante). Questo progetto nasce infatti dalla consapevolezza che, in un periodo storico critico per la Sanità, dovuto alla carenza di personale, è necessario creare alternative valide. Gli adolescenti necessitano di ascolto e quindi di molto tempo dedicato, che non sempre il pediatra di libera scelta o il medico di famiglia può ritagliarsi. Vorrei che il Centro Fisiomed diventasse per loro uno spazio dedicato ai loro bisogni, dove avranno anche la possibilità di sperimentarsi, essere protagonisti e proporre a noi specialisti temi di loro interesse su cui discutere. Penso ad esempio al grande problema delle malattie sessualmente trasmissibili (che da diversi anni insieme ad altri colleghi trattiamo in molti ambiti scolastici della nostra Regione), che costituiscono, come dichiarato dall'Oms, un problema emergente con conseguenze gravi, spesso sconosciute ai ragazzi. Informare i ragazzi di oggi affinché diventino adulti consapevoli e possano vivere la loro sessualità in modo sano e completo. Educare all'affettività ed alla sessualità consapevole. Faremo degli incontri a tema su problematiche da loro suggerite e di loro interesse, avendo a disposizione presso il Centro Fisiomed uno spazio adeguato. Alcuni incontri, ad esempio su temi di educazione alimentare o delle dipendenze patologiche, saranno aperti anche ai genitori, perché il coinvolgimento della famiglia è necessario ed insostituibile per cercare di risolvere i problemi dei nostri figli. - Come si chiama questo progetto? "Teen Pit Stop :uno spazio per fermarsi e riflettere su un'età che, come le macchine di formula uno, a volte va troppo in fretta con tutti i rischi connessi alla velocità. Partirà a settembre 2025, proprio per dare possibilità ai ragazzi di fare un check-up in un periodo di minore impegno scolastico. Veicoleremo così il messaggio che loro stessi sono i primi artefici della propria salute e del proprio benessere".

cielo coperto (MC)



