È stata ricevuta in Municipio dal sindaco Denis Cingolani Suor Elisea, la clarissa del Monastero Beata Mattia che da anni è impegnata al servizio della comunità matelicese. Da oggi, 7 luglio, Suor Elisea è ufficialmente una cittadina italiana, un traguardo importante che rappresenta una gioia condivisa dall'intera città.
"Oggi è una giornata di grande gioia e orgoglio per tutta la comunità di Matelica – ha dichiarato il sindaco Denis Cingolani –. Ho avuto il privilegio di accogliere Suor Elisea e di ricevere il suo giuramento di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione. Da oggi è ufficialmente una nuova cittadina italiana.
Suor Elisea è un punto di riferimento fondamentale per la nostra città, da sempre impegnata nel donarsi agli altri con umiltà, amore e dedizione. Insieme alla sua congregazione porta ogni giorno vicinanza, ascolto e sostegno a chi ne ha più bisogno.
Questo traguardo non rappresenta soltanto un passaggio amministrativo, ma il riconoscimento ufficiale di un legame profondo che già univa Suor Elisea alla nostra terra e al nostro Paese. La sua scelta di diventare cittadina italiana ci riempie di gioia.
A nome dell'amministrazione comunale e dell'intera cittadinanza, le rivolgo il più caloroso benvenuto. Grazie per tutto quello che fa per la nostra comunità. Buon cammino, viva l'Italia e viva Matelica".
Sono 4.140 le firme consegnate questa mattina in Regione dal Comitato No Discarica Montefano, guidato dalla sindaca Angela Barbieri, per ribadire la contrarietà ai due siti individuati nel territorio comunale per la realizzazione di nuove discariche.
Una delegazione composta da rappresentanti delle comunità di Montefano, Passatempo e San Biagio ha partecipato a un sit-in davanti alla sede della Regione Marche, chiedendo maggiore trasparenza sull'iter che ha portato il territorio montefanese in cima alla graduatoria per l'individuazione dei siti.
Nel documento consegnato, il comitato esprime il proprio no ai due progetti di discarica, contesta quella che definisce una mancanza di trasparenza e denuncia l'introduzione di tre criteri politici da parte dell'ATA di Macerata, ritenuti responsabili di aver modificato l'esito della graduatoria tecnica elaborata dall'Università sulla base di venti criteri scientifici.
Nel corso della mattinata i rappresentanti del comitato sono stati ricevuti dal presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui, dall'assessore regionale all'Ambiente Tiziano Consoli e dai consiglieri regionali Leonardo Catena e Valeria Mancinelli.
Secondo quanto riferito dal Comitato No Discariche Montefano, durante l'incontro è stato illustrato alle istituzioni il motivo della protesta e sono stati chiesti chiarimenti sulle procedure che hanno portato Montefano al primo posto della graduatoria. La Regione avrebbe assicurato che il primo passo sarà verificare la legittimità delle procedure adottate nel corso dell'iter.
Il comitato ha espresso soddisfazione per l'esito della giornata, definendola un successo e ringraziando tutti i cittadini che hanno preso parte al sit-in, oltre a coloro che hanno manifestato il proprio sostegno pur non potendo essere presenti.
La campagna del grano duro 2026 si apre con forti preoccupazioni per le imprese agricole del Maceratese. A lanciare l'allarme è Confagricoltura, che denuncia prezzi di mercato ancora ben al di sotto dei costi di produzione, una situazione che mette a rischio la redditività delle aziende cerealicole e la tenuta di un comparto considerato strategico per l'agricoltura provinciale.
Secondo l'associazione, il quadro non è migliorato neppure con l'avvio della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro, uno strumento sul quale, nei mesi scorsi, erano state riposte aspettative che si sono rivelate infondate.
Confagricoltura chiarisce che la CUN non è stata istituita per fissare prezzi remunerativi o garantire il reddito degli agricoltori, ma esclusivamente per rilevare in modo trasparente l'andamento del mercato attraverso il confronto tra i diversi soggetti della filiera. L'associazione sottolinea inoltre come la composizione della Commissione non sia equilibrata, dal momento che gli stoccatori, ovvero coloro che materialmente immagazzinano il grano, ne sono rimasti esclusi.
Per questo motivo, secondo Confagricoltura, attribuire alla Commissione il compito di risolvere la crisi del comparto ha significato alimentare aspettative non realistiche tra gli agricoltori. La delusione odierna, evidenzia l'organizzazione, non deriva dal funzionamento della CUN, che si limita a svolgere il ruolo previsto dalla normativa, ma dall'aver presentato questo organismo come la soluzione ai problemi del settore. Il nodo resta invece rappresentato dalle dinamiche del mercato, sulle quali la Commissione non ha alcun potere di intervento.
L'associazione individua la principale criticità nella mancanza di una strategia politica di lungo periodo, a livello europeo, nazionale e locale, a sostegno della cerealicoltura. Negli ultimi anni, sostiene Confagricoltura, si è fatto ricorso prevalentemente a interventi emergenziali e contributi occasionali, spesso destinati esclusivamente ai produttori, senza costruire strumenti capaci di rafforzare in modo strutturale la competitività delle imprese.
Una situazione che, secondo l'organizzazione, non riguarda soltanto il Maceratese ma interessa l'intero Centro Italia. Per questo Confagricoltura Abruzzo, Confagricoltura Lazio, Confagricoltura Marche e Confagricoltura Umbria chiedono di investire nel rafforzamento delle relazioni tra tutti gli anelli della filiera, dalla produzione allo stoccaggio, dalla trasformazione all'industria fino alla grande distribuzione organizzata.
Le associazioni ritengono fondamentale incentivare strumenti di aggregazione dell'offerta, come Organizzazioni di Produttori e cooperative agricole, affinché le imprese possano acquisire maggiore forza contrattuale, programmare meglio la produzione e gestire con maggiore efficienza gli equilibri tra domanda e offerta.
Tra le richieste figurano anche un maggiore ricorso ai contratti di filiera, investimenti nella qualità delle produzioni, nello stoccaggio e nell'innovazione, oltre alla piena attuazione del decreto-legge 63/2024 sui costi di produzione, evitando che il peso delle misure ricada esclusivamente sulle aziende agricole.
Per Confagricoltura il comparto cerealicolo italiano ha bisogno di una strategia di lungo periodo e non di interventi occasionali. L'associazione richiama inoltre l'attenzione sul forte squilibrio esistente tra il prezzo riconosciuto al grano e quello dei prodotti derivati, come la pasta, una volta arrivati sugli scaffali della grande distribuzione, ritenendo necessario costruire una filiera più moderna, competitiva e capace di distribuire il valore in modo più equilibrato tra tutti gli operatori.
Solo attraverso un cambio di impostazione, conclude Confagricoltura, sarà possibile garantire un futuro alla coltivazione dei cereali e alla sostenibilità economica delle imprese agricole.
Il movimento ViviAmo Civitanova interviene sul tema della sicurezza dopo la presentazione del piano regionale "Marche Sicure", illustrato dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, chiedendo chiarimenti all'Amministrazione comunale in merito a presunti fondi destinati al potenziamento dei servizi di vigilanza privata.
"Con la presentazione del piano 'Marche Sicure', il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha illustrato una strategia che punta sulla collaborazione tra istituzioni, Forze dell'Ordine, enti locali, categorie economiche e cittadini.
Il piano prevede il rafforzamento della Polizia Locale, il potenziamento della videosorveglianza, l'attivazione di presidi mobili nelle aree più critiche e, soprattutto, la collaborazione con gli istituti di vigilanza privata per la tutela del territorio e del patrimonio pubblico.
Si tratta di una scelta che condividiamo pienamente, perché è la stessa che ViviAmo Civitanova sosteneva già nel 2024.
Quando in Corso Dalmazia aumentavano degrado, risse e situazioni di disagio, non siamo rimasti a guardare. Abbiamo proposto il ricorso alla vigilanza privata, incontrato il Procuratore della Repubblica per chiedere un rafforzamento della sicurezza e sostenuto il protocollo 'Mille Occhi sulla Città', nato proprio per favorire la collaborazione tra istituzioni e istituti di vigilanza privata.
Inoltre, i commercianti si sono autotassati, sostenendo direttamente il costo di un servizio di vigilanza per contribuire alla tutela della città.
Oggi, però, emerge un elemento che riteniamo debba essere chiarito pubblicamente.
Il consigliere regionale Pierpaolo Borroni ha dichiarato che nel 2025 erano disponibili 30mila euro destinati proprio all'impiego di guardie giurate private a supporto della Polizia Locale, ma che tali risorse non sarebbero state utilizzate.
Se questa circostanza trova conferma negli atti amministrativi, è inevitabile porsi alcune domande.
Perché il Comune non ha utilizzato quelle risorse? Perché lasciare che fossero i commercianti a sostenere un costo che, almeno in parte, avrebbe potuto essere coperto con fondi pubblici?
Oggi la Regione afferma chiaramente che la sicurezza si costruisce anche attraverso la collaborazione tra istituzioni e vigilanza privata. È la stessa impostazione che sostenevamo quando il problema veniva minimizzato.
Per questo chiediamo all'Amministrazione comunale la massima trasparenza. Vogliamo sapere se i 30mila euro erano realmente disponibili, da quale atto risultassero, se siano stati utilizzati e, in caso contrario, per quale motivo.
La sicurezza non può dipendere dalla buona volontà e dalle disponibilità economiche dei commercianti. I cittadini pagano le tasse anche per garantire questo servizio.
Se esistevano risorse pubbliche destinate a rafforzare la sicurezza e non sono state impiegate, è giusto che l'Amministrazione lo spieghi con documenti e fatti. Perché la trasparenza non è una scelta, ma un dovere nei confronti di tutti i cittadini".
Un'idea nata per ricordare un amico scomparso è diventata, anno dopo anno, un appuntamento capace di coinvolgere sempre più persone. Si è conclusa nel fine settimana l'ottava edizione di "Parto dalla Vetta", il cammino ideato da Paolo Monina, Lorenzo Lezzieri e Francesco Filipponi in memoria di Giorgio Accattoli, amico del gruppo scomparso nel 2014.
L'iniziativa propone un percorso che unisce Montefano alla cima del Monte San Vicino, affrontato nell'arco di due giorni lungo itinerari alternativi rispetto alle strade più battute. La prima tappa, particolarmente impegnativa, conduce fino a Pian dell'Elmo, con pernottamento all'Elmo Camping, dopo 43 chilometri di cammino. Il giorno successivo il gruppo raggiunge la vetta del Monte San Vicino, simbolicamente punto di arrivo ma anche di una nuova partenza.
"Parto dalla Vetta" non è soltanto un'escursione, ma un'esperienza di condivisione, memoria e crescita personale. Il viaggio rappresenta infatti un percorso di fatica e di superamento delle proprie paure, sostenuto dalla forza del gruppo, fino a raggiungere la cima della montagna più iconica delle Marche. Da lì prende forma il significato stesso del cammino: "partire dalla vetta", tornando alla quotidianità con uno sguardo rinnovato e uno spirito di rinascita.
L'edizione 2026 ha fatto registrare un risultato particolarmente significativo: sono stati 30 i partecipanti arrivati sulla sommità del Monte San Vicino, un numero impensabile se confrontato con gli inizi dell'iniziativa, quando nel 2019 il gruppo era composto da appena tre persone.
Ogni anno il cammino si sviluppa attorno a un tema diverso. L'edizione 2026 è stata dedicata alla "restanza", un concetto che racconta la scelta di restare a vivere, lavorare e investire nel proprio territorio d'origine. Una decisione che non nasce dalla nostalgia o dall'immobilismo, ma dalla volontà di prendersi cura della propria comunità, contrastando lo spopolamento e la progressiva perdita di opportunità nelle aree interne. Un restare dinamico, fatto di partecipazione, attenzione e ricerca di nuove possibilità affinché piccoli centri come Montefano possano continuare a guardare al futuro.
Tra i protagonisti del cammino merita una menzione speciale il giovanissimo Nicolò, che a soli 13 anni ha completato l'intero percorso, affrontando quasi 50 chilometri di cammino insieme agli adulti e dimostrando grande determinazione e spirito di gruppo.
Un'iniziativa che, nel corso degli anni, ha saputo trasformarsi da semplice ricordo di un amico in un appuntamento capace di unire persone, valorizzare il territorio e trasmettere un messaggio di speranza, comunità e appartenenza.
La Regione Marche punta su un nuovo modello di sicurezza integrata con l’operazione "Marche Sicure", il progetto approvato dalla giunta regionale su proposta del presidente Francesco Acquaroli per rafforzare la tutela di cittadini, famiglie e imprese e promuovere legalità, coesione sociale e attrattività del territorio.
L’atto di indirizzo definisce una strategia complessiva che coinvolgerà istituzioni, enti locali, forze dell’ordine, categorie economiche, imprese, organizzazioni sindacali e cittadini. L’obiettivo è affrontare il tema della sicurezza attraverso un approccio che affianchi ai controlli anche prevenzione, innovazione tecnologica e collaborazione tra soggetti pubblici e privati.
Il presidente Acquaroli ha sottolineato come il provvedimento rappresenti un ulteriore passo nel percorso avviato dalla Regione per rafforzare la sicurezza sul territorio, anche in raccordo con le iniziative del Governo nazionale. La sicurezza, secondo il presidente, deve essere affrontata come una responsabilità collettiva e con una visione strategica capace di sostenere anche i Comuni, spesso chiamati a gestire difficoltà legate alla pressione burocratica e alla limitatezza delle risorse disponibili.
Pur rimanendo una delle regioni italiane con i più bassi livelli di criminalità, le Marche devono prepararsi ai cambiamenti sociali e ai nuovi fenomeni che stanno interessando anche il territorio regionale. Per questo la Regione punta a rafforzare la cultura della legalità e a garantire condizioni sempre più sicure per cittadini e imprese.
Una particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, con iniziative di sensibilizzazione sui rischi legati all’abuso di alcol e all’utilizzo di sostanze stupefacenti, soprattutto nei luoghi di aggregazione. L’obiettivo è promuovere un modello di divertimento sano e responsabile, prevenendo situazioni potenzialmente pericolose.
L’operazione “Marche Sicure” nasce dalla consapevolezza che la sicurezza rappresenta un elemento essenziale per la qualità della vita, la coesione sociale e la competitività del sistema economico regionale. In un territorio caratterizzato da piccoli comuni, vaste aree interne, distretti produttivi specializzati, attività economiche diffuse e infrastrutture strategiche, investire nella sicurezza significa tutelare cittadini e imprese, sostenere gli investimenti, valorizzare le produzioni locali e favorire turismo e sviluppo sostenibile.
Nel rispetto delle competenze dello Stato in materia di ordine pubblico, la Regione promuove un modello basato sulla collaborazione tra Prefetture, Questure, Forze dell’Ordine, enti locali, parti sociali e cittadini.
La strategia si articola in sei assi principali. Il primo riguarda la governance integrata della sicurezza, attraverso l’istituzione del Tavolo regionale per la sicurezza integrata e lo sviluppo dei Patti di sicurezza urbani, con l’obiettivo di creare un confronto stabile tra tutti i soggetti coinvolti.
Il secondo asse è dedicato alle tecnologie per la sicurezza del territorio, con il potenziamento della videosorveglianza intelligente, il monitoraggio avanzato e l’attivazione di control room comunali e intercomunali.
Il terzo riguarda i controlli per la salute, la sicurezza e la qualità alimentare, con azioni per tutelare le produzioni regionali, contrastare contraffazioni e concorrenza sleale e prevenire l’abuso di alcol e l’uso di sostanze stupefacenti.
Il quarto asse è rivolto alla legalità economica e abitativa, con interventi contro abusivismo, lavoro nero e utilizzi irregolari del patrimonio immobiliare, compreso il fenomeno dei subaffitti non regolari.
Il quinto punta sulla collaborazione pubblico-privato per la sicurezza, attraverso il rafforzamento della polizia locale con nuovi strumenti tecnologici, formazione e supporto ai presidi mobili nelle aree critiche, oltre alla collaborazione con gli istituti di vigilanza privata per la tutela di immobili, infrastrutture e patrimoni pubblici, nel rispetto delle competenze previste dalla normativa.
Il sesto asse riguarda l’educazione alla legalità e la prevenzione delle frodi, con attività nelle scuole per promuovere cittadinanza responsabile e campagne informative rivolte agli anziani e ai soggetti più vulnerabili contro truffe e raggiri.
L’atto approvato dalla giunta regionale rappresenta una fase di programmazione. Le singole linee di intervento saranno sviluppate attraverso successivi provvedimenti, accordi istituzionali, protocolli operativi e bandi pubblici, con l’obiettivo di costruire un sistema di sicurezza sempre più coordinato e vicino alle esigenze della comunità marchigiana.
Le Marche chiudono il 2025 con una crescita economica superiore alla media nazionale. È quanto emerge dalle stime contenute nell'ultima analisi della Svimez, diffuso qualche settimana fa, secondo cui il Pil regionale aumenta dello 0,9%, a fronte del +0,5% registrato dall'Italia. Tra le regioni del Centro, solo il Lazio, con un incremento del 2%, fa meglio, mentre Toscana (-0,6%) e Umbria (-0,2%) chiudono l'anno in flessione.
A sostenere la crescita marchigiana è soprattutto la buona tenuta dei principali comparti produttivi. L'agricoltura registra un incremento del 10%, l'industria cresce dell'1,5%, le costruzioni dello 0,8% e i servizi dello 0,2%. Nel complesso, tra il 2022 e il 2025, l'economia marchigiana mette a segno una crescita cumulata del 6,6%.
Tra gli elementi più significativi evidenziati dal rapporto c'è il forte aumento degli investimenti in costruzioni, cresciuti nelle Marche del 53,4% nel quadriennio 2022-2025. Si tratta di uno degli incrementi più elevati a livello nazionale, superiore alla media del Centro-Nord (+34,3%). Anche gli investimenti nelle opere pubbliche mostrano una dinamica particolarmente positiva, con un aumento del 103,2%, effetto della progressiva attuazione degli interventi finanziati dal Pnrr per la ricostruzione post-sisma.
Accanto ai segnali positivi, il dossier evidenzia però una criticità importante sul fronte del commercio internazionale. Nel 2025 le esportazioni marchigiane si attestano a 13,43 miliardi di euro, in calo del 7,6% rispetto all'anno precedente. Nonostante la flessione, l'export continua a rappresentare una componente rilevante dell'economia regionale, con un'incidenza pari al 25,6% del Pil.
Il quadro delineato dalla Svimez conferma quindi una regione che riesce a crescere più della media italiana grazie alla spinta degli investimenti e alla tenuta del sistema produttivo, ma che continua a fare i conti con le difficoltà dei mercati esteri. Una situazione che riflette anche l'andamento nazionale: nel 2025 il Pil italiano si è fermato al +0,5%, mentre il Mezzogiorno, per il quarto anno consecutivo, ha registrato una crescita superiore a quella del Centro-Nord, sostenuta soprattutto dagli investimenti pubblici.
Le Marche custodiscono un patrimonio silenzioso fatto di case vuote, chiese diroccate e strade che ormai nessuno percorre più. Sono i borghi fantasma, paesi che un tempo brulicavano di vita e oggi restano sospesi tra memoria e natura. Chi ama la storia, la fotografia o semplicemente le atmosfere fuori dal tempo troverà in questa regione un itinerario davvero sorprendente, lontano dalle mete più affollate della costa adriatica.
Cosa sono i borghi fantasma e perché affascinano sempre più viaggiatori
Il fenomeno dello spopolamento non è recente. Secondo alcune stime, in Italia esistono oltre 6.000 borghi abbandonati o a forte rischio abbandono, e le Marche ne custodiscono una parte significativa, soprattutto nell'entroterra appenninico. Guerre, terremoti, emigrazione verso le città: le cause cambiano da paese a paese, ma il risultato è sempre lo stesso, cioè interi centri abitati lasciati alla natura, con tetti crollati e piazze invase dall'erba alta.
Negli ultimi anni questi luoghi sono diventati mete ambite per fotografi ed escursionisti curiosi. Prima di partire conviene però organizzarsi bene, perché in molte di queste zone la copertura internet è scarsa e, quando si trova un wifi pubblico in un bar di paese, la connessione non è mai davvero sicura. Ecco perché uno strumento come VeePN può tornare utile. Aiuta a proteggere la tua connessione Internet anche quando sei lontano da casa, permettendoti di cercare informazioni o prenotare il tuo prossimo soggiorno direttamente dal tuo telefono.
Quando visitare e come raggiungere l'entroterra marchigiano
La primavera e l'inizio dell'autunno restano i periodi migliori per esplorare questi luoghi, quando le temperature sono miti e la vegetazione non ha ancora invaso del tutto i sentieri. In pieno inverno alcune strade di montagna possono chiudersi per la neve, mentre in estate il caldo rende le camminate più faticose nelle ore centrali della giornata.
Per raggiungere l'entroterra marchigiano conviene muoversi in auto, dato che i mezzi pubblici arrivano raramente fino alle frazioni più isolate. Gli aeroporti di riferimento restano quello di Ancona-Falconara e, in alternativa, quello di Perugia, entrambi collegati durante l'estate ad alcune città italiane con voli diretti.
Elcito, il borgo sospeso sul Monte San Vicino
A quasi 900 metri di altitudine, appoggiato sulle pendici del Monte San Vicino, sorge Elcito, frazione di San Severino Marche. Oggi vi abitano stabilmente pochissime persone, forse una decina, anche se d'estate il numero cresce grazie a chi torna nelle vecchie case di famiglia. Le pietre grigie delle abitazioni si confondono con la roccia della montagna, tanto che da lontano è difficile capire dove finisca il paese e cominci la natura.
Camminare tra i vicoli stretti significa respirare ancora l'atmosfera di un tempo: portoni chiusi, persiane socchiuse, un piccolo forno comune spento ormai da decenni. Non è raro incrociare qualche escursionista diretto verso le cime vicine, dato che Elcito è anche un ottimo punto di partenza per diversi sentieri di trekking, alcuni dei quali collegano il borgo ad altre frazioni ormai disabitate.
Precicchie e Crispiero, i volti nascosti del maceratese
Nell'entroterra di Macerata si trovano altri due esempi interessanti di spopolamento. Precicchie, frazione di Sarnano, conserva ancora una piccola chiesa e alcune case in pietra, mentre Crispiero, vicino a Muccia, porta tuttora i segni del terremoto del 2016.
Alcune caratteristiche accomunano questi borghi minori:
● Architettura in pietra locale, spesso di origine medievale
● Una chiesa, quasi sempre cuore storico del paese
● Case abbandonate ma raramente demolite, quindi ancora visibili
● Sentieri d'accesso non sempre segnalati bene
Ogni borgo diventa così una specie di piccolo museo a cielo aperto, anche se serve prudenza, perché molte strutture sono pericolanti.
Pescara del Tronto, la memoria di una notte d'agosto
Diverso, e decisamente più doloroso, è il caso di Pescara del Tronto, frazione di Arquata del Tronto. Il 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo 6.0 rase al suolo gran parte dell'abitato in pochi secondi, nel cuore della notte. Il sisma coinvolse complessivamente più di 100 comuni tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, e causò quasi 300 vittime in tutta l'area colpita.
Un abitante del posto, intervistato anni dopo da un giornale locale, raccontò così quei momenti:
"La terra tremava così forte che sembrava non dovesse fermarsi mai più."
Oggi il paese vecchio resta transennato, ma è visibile da un punto panoramico poco distante, diventato negli anni un luogo di riflessione più che di semplice turismo.
Come organizzare un viaggio tra i borghi abbandonati delle Marche
Visitare questi luoghi richiede un minimo di pianificazione. Le strade sono spesso strette e poco illuminate, quindi meglio muoversi con la luce del giorno. Un consiglio pratico: scaricare le mappe offline prima di lasciare le zone con copertura telefonica, perché in molte valli il segnale sparisce del tutto.
Tali viaggi hanno le loro sfumature. Per chi prepara l'itinerario da smartphone o computer, può essere comodo affidarsi a una VPN gratuita, disponibile anche come estensione per il browser Chrome, così da avere una protezione di base mentre si consultano forum di viaggio, mappe e recensioni di agriturismi. Questo resta un buon punto di partenza per chi non vuole installare altro software sul computer.
Ecco cosa portare con sé, in sintesi:
- Scarponi comodi, utili anche per brevi tratti su terreno sconnesso
- Una torcia, per un eventuale rientro al tramonto
- Acqua a sufficienza, perché nei borghi abbandonati non ci sono negozi
- Una batteria esterna per il telefono, indispensabile se si usa il GPS
Un patrimonio fragile da custodire
I borghi fantasma delle Marche non sono semplici curiosità da fotografare. Sono testimonianze di una storia fatta di lavoro contadino, comunità strette e, in alcuni casi, tragedie recenti che hanno segnato intere generazioni di famiglie marchigiane. Visitarli con rispetto significa anche contribuire, in piccola parte, a mantenerli vivi nella memoria collettiva.
Chi cerca un viaggio diverso dal solito troverà qui silenzio, storia e paesaggi che raccontano più di tante guide turistiche messe insieme. Bastano scarpe comode, un po' di curiosità e la voglia di camminare tra le pietre di un passato che, in fondo, non è mai davvero scomparso, e che aspetta solo qualcuno disposto ad ascoltarlo.
Anche per la stagione estiva 2026 si rinnova l'appuntamento con il “Bus Mare” per raggiungere la spiaggia di Porto Recanati. Il Comune di San Severino Marche, in collaborazione con la società Contram Servizi per la Mobilità, ha ufficializzato l'attivazione delle corse pensate per agevolare gli spostamenti di cittadini, famiglie e giovani verso la località balneare della costa adriatica senza lo stress del traffico e del parcheggio.
Il collegamento sarà operativo dal 13 luglio e fino al 1 agosto, coprendo i giorni feriali dal lunedì al sabato (escluse le domeniche e i giorni festivi). Il servizio prevede una comoda corsa di andata al mattino e una di ritorno nel primo pomeriggio, garantendo una giornata di relax al mare.
Il viaggio di andata osserverà i seguente orari: ore 7 stazione di San Severino Marche, 7:02 inizio di via Settempeda, 7:03 via Settempeda fermata ospedale, 7:05 località Taccoli, 7:09 località Rocchetta, 7:30 Sambucheto, 8:00 Porto Recanati.
La corsa di ritorno ripartirà da Porto Recanati alle ore 13, arriverà a Sambucheto alle ore 13:30, in località Rocchetta alle 13:51, località Taccoli alle 13:55, via Settempeda ospedale ore 13:57, inizio di via Settempeda alle ore 13:58 e terminerà la corsa alla stazione ferroviaria dove l’arrivo è previsto per le ore 14.
La biblioteca comunale Silvio Zavatti ha programmato la rimodulazione degli orari di apertura al pubblico e la temporanea variazione dei servizi all'utenza in vista del periodo estivo. Le modifiche, che entreranno in vigore a partire da lunedì 13 luglio e si protrarranno fino a martedì 18 agosto, prevedono in particolare la sospensione del servizio di prestito interbibliotecario, mentre rimarrà regolarmente attivo e accessibile il prestito del materiale librario e documentario direttamente posseduto dalla struttura civitanovese.
Il calendario estivo prevede inoltre una finestra di chiusura totale al pubblico fissata da sabato 8 agosto a martedì 18 agosto, giornata in cui la città celebra la festa del patrono San Marone. Durante questo lasso di tempo tutti i servizi e le sale di lettura rimarranno inaccessibili per consentire le consuete attività interne e la pausa estiva del personale.
La regolare attività riprenderà regolarmente a partire da mercoledì 19 agosto, data in cui verrà integralmente ripristinato il consueto orario di apertura al pubblico della struttura. Da quel momento la biblioteca tornerà a essere fruibile dal lunedì al venerdì con orario continuato dalle ore 09:00 alle ore 19:00, ricordando agli utenti che la sospensione delle operazioni legate ai servizi di prestito è fissata alle ore 18:45, mentre nella giornata di sabato l'apertura sarà limitata alla sola fascia mattutina, precisamente dalle ore 9:00 alle ore 12:30.
Il comune di Civitanova Marche ha pubblicato l'avviso pubblico che assegna rimborsi economici alle famiglie residenti per le spese di frequenza dei centri estivi per l'anno 2026. L'iniziativa, promossa nell'ambito del più ampio progetto comunale “Civitanova Città con l’Infanzia”, mette a disposizione contributi mirati sulla base dell'indicatore Isee ed è aperta anche ai nuclei familiari con figli maggiorenni con disabilità, con la possibilità di presentare le relative istanze formali entro la scadenza perentoria del prossimo 31 agosto 2026.
L'agevolazione è rivolta nello specifico a tutti i cittadini residenti nel territorio comunale di Civitanova Marche e ai cittadini extracomunitari regolarmente in possesso di un permesso di soggiorno almeno annuale o di una carta di soggiorno. La richiesta del sussidio economico può essere inoltrata dal genitore o dal soggetto affidatario dei minori o dei maggiorenni con disabilità iscritti alle attività ricreative della stagione estiva. L'obiettivo espresso dall'amministrazione è quello di favorire la socializzazione dei giovani e agevolare la gestione logistica quotidiana dei genitori.
Come spiegato dall'assessore ai servizi sociali Barbara Capponi, la misura di quest'anno include un importante ampliamento del supporto, garantendo l'adesione al bando anche per le famiglie di ragazzi con disabilità maggiorenni e la piena compatibilità con le ore di assistenza già a carico dell'ente locale, così da offrire una maggiore possibilità di aggregazione per tutti.
L'assegnazione finale dei contributi avverrà attraverso la formulazione di una specifica graduatoria comunale in ordine crescente di valore ISEE minorenni, suddivisa in due distinte fasce di reddito. La prima fascia accoglie i nuclei con un Isee pari o inferiore a 8.637,02 euro, che avranno diritto a un rimborso integrale o parziale al 50% della spesa sostenuta.
La seconda fascia comprende invece le famiglie con un valore Isee superiore a 8.637,02 euro e fino alla soglia massima di 20.000,00 euro, per le quali è previsto un contributo entro il limite massimo di 100,00 euro per ciascun figlio. Anche le persone con disabilità documentata di età superiore ai 18 anni, che frequentano centri estivi con un servizio di assistenza a carico del comune, rientreranno nei medesimi criteri di assegnazione previsti per la seconda fascia del bando.
Per accedere al beneficio, i cittadini interessati possono reperire i moduli di domanda ufficiali all'interno della sezione bandi del sito istituzionale dell'ente oppure ritirarli fisicamente presso l'ufficio relazioni con il pubblico (Urp) situato al piano terra della sede municipale in Piazza XX Settembre.
Per quanto riguarda l'invio della documentazione, la domanda firmata dovrà pervenire tassativamente entro fine agosto e potrà essere consegnata a mano direttamente allo sportello dell'Urp, oppure trasmessa per via telematica inviando una email all'indirizzo di posta ordinaria del protocollo o tramite una posta elettronica certificata (Pec) all'indirizzo istituzionale del comune. L'amministrazione specifica che verranno escluse dal computo le istanze inviate ad altri indirizzi mail comunali non autorizzati e che per ulteriori chiarimenti restano attivi i contatti telefonici e l'indirizzo email dell'ufficio servizi sociali.
Oggi nella mia rubrica voglio presentare un progetto su cui stiamo lavorando da tempo. “La cultura della salute” è un progetto che dalla sua denominazione evoca la necessità di una diffusa informazione medico-scientifica organizzata, che si avvale delle fonti più autorevoli, degli operatori più preparati e con più esperienza, nel coinvolgimento generale per un principio ed un valore universale.
È infatti assolutamente auspicabile che tutti i cittadini, di qualsiasi ceto e grado di cultura, abbiano la cognizione basilare di come funziona il nostro corpo, di come dobbiamo comportarci per salvaguardarne la massima efficienza, come chiedere aiuto e a chi quando percepiamo segnali negativi, come meglio sfruttare le opportunità che la società ci concede per la salvaguardia della salute e la ricerca del benessere.
Sembrerà strano a prima vista, ma per una grande percentuale delle persone l’argomento salute ha bisogno di alfabetizzazione, di partire quasi dall’ignoranza più assoluta. Una grande analogia ed esempio calzante può essere il grande impegno che nel dopoguerra fu profuso per eliminare l’analfabetismo. I mezzi di comunicazione allora limitati furono però utilizzati con grande profitto.
“Non è mai troppo tardi” una trasmissione della TV nazionale ancora giovane, che avvalendosi dell’empatia del bravo maestro Alberto Manzi, insegnò a leggere e a scrivere a tantissimi italiani. I tempi sono cambiati, i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati e sono diventati molto potenti, occorre solo la volontà di organizzare bene, di credere, far risaltare ad ogni livello politico ed amministrativo che la diagnosi e cura della malattia sono importanti ed indispensabili, ma le fondamenta della salute sociale ed individuale sono nella prevenzione.
Proprio della costruzione delle fondamenta vuole occuparsi il progetto “La cultura della salute”.
L’idea non è nuova; da tempo queste considerazioni sono dibattute ed evidenziate sia dal mondo scientifico degli operatori sanitari più illuminati, sia dagli operatori specifici della comunicazione e dalle autorità politico-amministrative.
Da qualche tempo si sta ragionando in un territorio compreso tra le province di Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno di come mettere in campo un servizio che possa essere utile a queste aspettative.
Chi scrive, Fabrizio Scoccia, giornalista medico-scientifico iscritto ASMI (Associazione Stampa Medica Italiana), già redattore delle pagine di medicina di gruppi editoriali importanti come il gruppo Gazzette, il Centro, il Messaggero, già presidente per più di dieci anni dell’Associazione Terme delle Marche, attualmente responsabile della comunicazione medico-scientifica dell’ importante gruppo medico Associati Fisiomed, ha coinvolto tanti attori possibili del mondo medico e della ricerca, rappresentativi ed autorevoli, dirigenti del Servizio Sanitario pubblico ed anche quelli del privato aperto a questa tematica, gli amministratori dei Comuni, i possibili supporter ed anche sponsor del progetto.
La sintesi è un programma che sarà presentato in una serata organizzata appositamente nel comune di confine tra le due province, Massa Fermana. Gli amministratori e gli abitanti del piccolo comune sono stati coinvolti e si dimostrano entusiasti dell’opportunità. Saranno presenti rappresentanti delle strutture sanitarie pubbliche e delle istituzioni locali e regionali.
I principi fondanti del progetto sono stati definiti anche se continuamente aperti al contributo di chi ha a cuore l’argomento.
Utilizzo settimanale di due rubriche giornalistiche già operative: “Sano a sapersi” di Picchio News Macerata e “La cultura della salute” di Vivere Fermo, Vivere San Benedetto, Vivere Ascoli Piceno. Inoltre la trasmissione radiofonica “Salute oggi” ogni lunedì su Radio Nuova Macerata. Questi gli appuntamenti fissi che godono già di grande seguito, con la collaborazione del mondo medico-scientifico territoriale.
Il progetto ha una redazione ed un comitato scientifico che si riserva di coinvolgere tutti i mezzi di comunicazione territoriali per argomenti di particolare importanza ed attualità.
Le amministrazioni comunali saranno stimolate, già alcune hanno aderito, ad organizzare manifestazioni con la partecipazione di specialisti conosciuti ed apprezzati. Nel 2026 sono previste 10 manifestazioni in altrettanti Comuni.
Indubbiamente il lavoro è molto impegnativo e necessita della passione costante di operatori in una struttura ben organizzata con l’ambizione di un sempre più ampio servizio. Tale progetto è inserito nell’attività dell’Associazione ai fini sociali denominata “Progetto comune APS” con sede nel comune di Monte San Pietrangeli.
Sono stati richiesti i patrocini delle istituzioni sanitarie pubbliche, la collaborazione delle AST e di tutti i loro operatori, il patrocinio del consiglio della regione Marche e quello dell’ordine dei giornalisti ed il coinvolgimento del terzo settore associativo operante nei territori. L’organizzazione ha bisogno del supporto economico di enti ed aziende che credono nel progetto con donazioni volontarie ed anche sponsorizzazioni di chi vuole legare il proprio marchio ad un simile progetto.
“La cultura della salute” ha già avuto una sua applicazione molto apprezzata nelle attività divulgative del centro medico Associati Fisiomed ed è stato un corso di punta dell’UNI3 Macerata.
L’impegno è di rendere quanto già sperimentato positivamente al servizio di tutti i cittadini che ne vogliono approfittare. “La cultura della salute” ha una direzione, un comitato scientifico di valutazione e sicurezza ed un’associazione no-profit di riferimento.
Nella prossima settimana sarà comunicata la data di presentazione a Massa Fermana.
C’è un’ansia contemporanea che tende a voler analizzare ogni istante della nostra esistenza. Viviamo con l’esigenza della spiegazione immediata, della risposta istantanea. Eppure, la nostra vita emotiva più profonda rifiuta la linearità. Vi sono incontri o deviazioni del destino che accadono senza un apparente motivo razionale, momenti in cui avvertiamo un’energia o un’inquietudine di cui non riusciamo a comprendere il reale significato.
La nostra reazione automatica è il controllo. Vogliamo capire subito, aggiustare il tiro, incasellare l’imprevisto nei confini rassicuranti della razionalità. Ma voler chiarire tutto troppo presto significa spesso ridurre il mistero a una realtà ben più banale di quella che stiamo effettivamente vivendo.
È in questi frangenti che ci viene richiesta una specifica competenza emotiva: la capacità di vivere nella realtà per quella che è, sapendo abitare il dubbio e sostare nell’incertezza. Forzare gli eventi per dare loro un senso immediato significa impoverire l’esperienza stessa. Il poeta John Keats la definiva «capacità negativa» (Negative Capability), ovvero l'abilità di persistere nel mistero e nel disagio del non sapere, senza l’ossessione di dover raggiungere una certezza razionale.
Dobbiamo uscire dalla pretesa di consumare tutto rapidamente, persino i significati, perché le transizioni più importanti della nostra vita hanno bisogno di oscurità per operare la loro metamorfosi. Se la luce della ragione è troppo forte e precoce, finisce per accecarsi anziché illuminarci.
La vita richiede il rispetto di una sintassi precisa: non possiamo pretendere la spiegazione prima del vissuto. Il senso profondo di ciò che ci accade emerge soltanto dopo che l’esperienza ha attraversato le quattro stazioni del suo flusso naturale.
La prima è l'intuizione. Accade qualcosa che non riusciamo a comprendere, avvertiamo una sottile confusione. Riusciamo soltanto a percepire un’energia nell’aria, ma la logica è ancora cieca. È quel «non so che» che ci lascia sospesi. In questa fase, il tentativo di razionalizzare è un errore: l’intuizione non va spiegata, va protetta, accettando il disagio di avvertire qualcosa che non sappiamo ancora nominare.
Poi, quell'energia si traduce in sentimento, in risonanza emotiva. Cominciamo a sentire l'evento prima ancora di pensarlo. Può manifestarsi come una forma di malinconia, o al contrario come un’euforia immotivata, una sensazione di estraneità o di profonda attrazione. È la fase in cui l'esperienza si incarna.
Saper «stare nel sentimento» significa non anestetizzarlo, non cercare una giustificazione logica per farlo svanire, ma accoglierlo come una transizione necessaria.
Segue la metabolizzazione nel silenzio. È un processo sotterraneo, lento e invisibile. La realtà ci ha colpito, il sentimento ci ha attraversato, e ora l'esperienza deve essere assimilata dal nostro essere. Richiede tempo, un tempo non negoziabile che non risponde alle logiche industriali dell'efficienza. In questo stadio sembra non succedere nulla, e invece sta succedendo tutto. È qui che si sperimenta la vera forza: quella di permettere alla vita di esprimersi.
Infine, si approda alla comprensione. Al termine di questo viaggio interiore emerge una rivelazione spontanea: la situazione si spiega a noi da sé, assumendo naturalmente la sua forma corretta. A questo punto non abbiamo semplicemente trovato una risposta a un quesito, ma siamo cambiati noi attraverso il processo.
Accettare che alcune esperienze siano dei passaggi intermedi – ponti di cui non conosciamo la destinazione – richiede il coraggio di una passività feconda. Significa saper dire a noi stessi: «Non capisco cosa stia succedendo, ma resto qui a guardare». Solo quando l’ansia da controllo si sarà finalmente placata, la realtà si svelerà da sé, donandoci il senso profondo di ciò che ci abita.
Torna come ogni domenica la rubrica curata dall’avvocato Oberdan Pantana "Chiedilo all'Avvocato". Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la disciplina delle successioni ereditarie e, in particolare, le conseguenze derivanti dal possesso dei beni ereditari da parte del chiamato all'eredità e dalla successiva rinuncia.
Ecco la risposta dell’avvocato Oberdan Pantana alla domanda posta da un lettore di Macerata che chiede: “Se dopo la morte di un genitore continuo a utilizzare un immobile ereditario, posso comunque rinunciare all'eredità in un secondo momento?”.
Sul punto è recentemente intervenuta la Suprema Corte, la cui vicenda trae origine da una controversia definita in primo grado dal tribunale di Ragusa e confermata presso la corte d’appello di Catania, dichiarando inefficaci le rinunce all’eredità presentate da uno dei chiamati alla successione, ritenendo che quest’ultimo avesse già acquisito la qualità di erede in forza dell’art. 485 c.c., essendo risultato nel possesso di beni appartenenti all’asse ereditario senza avere provveduto, nei termini stabiliti dalla legge, alla redazione dell’inventario; la decisione aveva inoltre riconosciuto la sua qualità di proprietario dei beni caduti in successione, con tutte le conseguenze derivanti sul piano patrimoniale.
Contro tali pronunce era stato proposto ricorso presso la Cassazione, sostenendo che il possesso dei beni ereditari non fosse stato adeguatamente dimostrato e che il chiamato non avesse mai posto in essere atti di disposizione, né esercitato poteri tipici del proprietario, evidenziando come la semplice residenza anagrafica presso uno degli immobili appartenenti all’eredità non potesse costituire elemento sufficiente a dimostrare l’esistenza del possesso richiesto dall’art. 485 c.c., e affermando, inoltre, che la sua presenza nell’immobile fosse stata soltanto occasionale.
A tal proposito si osserva come il possesso rilevante ai fini dell’applicazione dell’art. 485 c.c. non richieda necessariamente l’esercizio di atti di gestione o di amministrazione del patrimonio ereditario, essendo sufficiente una relazione materiale con il bene che consenta al chiamato di utilizzarlo concretamente, mentre la volontà di accettare o rinunciare all’eredità risulta del tutto irrilevante, trattandosi di un effetto che la legge collega automaticamente alla mancata redazione dell’inventario entro il termine previsto.
A ciò vale il richiamo del consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità secondo cui l’acquisto della qualità di erede previsto dall’art. 485 c.c. non rappresenta una forma di accettazione tacita dell’eredità né una presunzione della volontà del chiamato, ma costituisce un acquisto che si verifica direttamente per effetto della legge, la quale collega tale conseguenza al mancato adempimento dell’obbligo di inventario quando il chiamato si trovi, anche solo in parte, nel possesso dei beni ereditari.
Pertanto, in risposta al nostro lettore, si può affermare che: "Il chiamato all'eredità che si trovi nel possesso dei beni ereditari e non provveda a redigere l'inventario entro tre mesi dall'apertura della successione acquista automaticamente, per effetto della legge, la qualità di erede puro e semplice e non può successivamente rinunciare validamente all'eredità, anche se non abbia compiuto atti di disposizione dei beni o manifestato la volontà di accettarla" (Cassazione civile, sezione I, sentenza del 01.04.2026, n. 480).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Dopo i lavori di ricostruzione e recupero seguiti agli eventi sismici del 2016, la Pinacoteca di Serrapetrona torna ad aprire le sue porte, restituendo alla comunità e ai visitatori un luogo che si propone come vero e proprio scrigno di arte, memoria e identità locale. Un ritorno atteso, che segna non solo la riapertura di uno spazio espositivo, ma anche un passaggio simbolico di rinascita per il territorio.
All’interno della Pinacoteca trovano posto opere d’arte sacra e contemporanea, il Museo dell’Uomo – custode di strumenti e testimonianze legate alle arti e ai mestieri dell’età preindustriale – oltre a una suggestiva sezione dedicata alla mostra ornitologica. Un percorso museale articolato che restituisce la complessità della vita rurale e culturale del territorio.
A sottolineare il valore simbolico e comunitario dell’iniziativa è intervenuta per prima il sindaco di Serrapetrona Silvia Pinzi, che ha richiamato il significato profondo del legame tra comunità e territorio: «Pavese in La luna e i falò disse che un paese vuole dire non sentirsi soli, nel paese ci sono le nostre radici. Questo è quello che rappresenta questo luogo».
Come ben si sa, il sisma segna un prima e un dopo, ed è proprio il “dopo” quello che la Pinacoteca significa per Serrapetrona: la restituzione alla comunità di un luogo così identitario rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di rinascita che le popolazioni del cratere stanno costruendo giorno dopo giorno. «Oggi parliamo di rinascita, non di resilienza. Resilienti lo siamo per natura», ha affermato il primo cittadino. «Siamo come la vernaccia, vitigno prepotente coltivato in un piccolo pezzo di terra: il chicco è duro, ma diventa amabile da chi sa come trattarlo». Un’immagine efficace per raccontare la capacità di trasformazione della natura e delle persone.
Tra gli interventi tecnici, Luca Vallesi ha evidenziato la funzione del museo come spazio di trasmissione della memoria: «Un museo ha il compito di tramandare, fare in modo che le radici non si perdano». Il percorso espositivo, ha spiegato, restituisce pienamente questo intento, esprimendo la ruralità del territorio attraverso tre sezioni capaci di raccontare l’eterogeneità dell’entroterra marchigiano.
Sul versante venatorio è intervenuto il presidente provinciale di Federcaccia, Nazzareno Galassi, che ha sottolineato quanto la caccia e la salvaguardia della fauna selvatica siano radicate nella cultura locale. Ne è testimonianza proprio la sezione museale di ornitologia, che conserva tracce e documenti di questa tradizione.
Il direttore artistico dell’Appennino Foto Festival, Stefano Ciocchetti, ha invece rimarcato il valore simbolico del tema scelto per l’edizione: «Il tema è rinascita e questo luogo lo incarna in pieno. Anche noi proviamo a portare rinascita attraverso piccoli eventi».
La giornata inaugurale è stata arricchita anche dall’apertura della mostra temporanea “Quello che resta”, del poeta e fotografo Emiliano Cribari, inserita nel programma dell’Appennino Foto Festival. Lo stesso Cribari ha offerto una riflessione sul senso del suo lavoro: «Attraverso la fotografia cerco di ascoltare ciò che i luoghi comunicano. L’arte serve a far passare il sangue della ferita, ma anche la luce della rigenerazione».
Momenti di forte partecipazione hanno accompagnato anche l’intervento dell’ex sindaco e presidente dell’Unione Montana, Giampiero Feliciotti, che ha espresso soddisfazione per il percorso di recupero e per il ruolo svolto dalle associazioni e dal volontariato nella gestione degli spazi pubblici.
La chiusura istituzionale è stata affidata al senatore e commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli, che ha richiamato il valore trasformativo degli eventi sismici: «La catastrofe lascia cicatrici ma anche segni di vitalità». E ancora: «Da questi piccoli borghi, grazie alla concretezza che vi contraddistingue, si schiude una capacità operativa che diventa anche sorriso». Un invito a non cedere alla rassegnazione: «Il nostro solo nemico è la rassegnazione».
La giornata si è conclusa con la benedizione di don Osman e il ringraziamento a don Aronne, in un clima di partecipazione corale che ha suggellato il ritorno della Pinacoteca alla vita pubblica. A chiudere simbolicamente la cerimonia, un brindisi ideale alla comunità e alla sua identità: «Viva Serrapetrona, viva la vernaccia».
Come far ballare i maceratesi surriscaldando ancora di più l’atmosfera di un già caldo pomeriggio di inizio luglio? Ci hanno pensato i No Another Name, giovane band maceratese capace di trasformare il centro storico in un vero e proprio palco a cielo aperto.
I componenti del gruppo, tutti tra gli 11 e i 13 anni, condividono una passione per la musica che li ha portati a formare una band nata sui banchi della scuola media “Dante Alighieri” di Macerata e cresciuta nel tempo fino all’attuale formazione.
In ordine alfabetico, i sette giovani musicisti sono: Francesco Saverio Battista (voce), Nicola Cacchiarelli (chitarra elettrica), Giulio Gabrielli (voce), Leone Gelsomini (basso), Alessio Properzi (tastiere), Elia Salvucci (batteria) e Mattia Tantalocco (chitarra elettrica).
La band si è esibita a sorpresa lo scorso venerdì lungo corso della Repubblica, attirando un pubblico numeroso che ha seguito l’esibizione per oltre un’ora e mezza, tra entusiasmo e applausi continui. A fermarsi ad ascoltarli non sono stati solo fan e familiari, ma anche passanti e curiosi colpiti dalla qualità e dall’energia della performance.
Il repertorio proposto ha spaziato tra grandi classici del rock internazionale, con brani di AC/DC, The Clash, Led Zeppelin, Chuck Berry, Beatles e Ivan Graziani, interpretati con sicurezza e grande presenza scenica nonostante la giovanissima età.
Il successo del gruppo non è frutto del caso, ma di studio, passione e di un percorso già ricco di riconoscimenti. Nel dicembre 2025 i No Another Name hanno ottenuto il primo premio assoluto al Concorso del Liceo Musicale “Rinaldini” di Ancona con un punteggio perfetto, mentre nel maggio 2026 si sono imposti anche al concorso nazionale “Giovani in crescendo” al Teatro Rossini di Pesaro, conquistando il primo e secondo posto assoluto.
La band è oggi già invitata a esibirsi in diversi eventi nelle Marche e continua a raccogliere consensi anche fuori dall’ambiente scolastico. Per chi volesse seguirne le attività, è attivo un canale WhatsApp pubblico chiamato “No Another Name fun club”, dedicato agli aggiornamenti sulle loro iniziative musicali.
Si è chiusa la prima settimana del progetto “Ci sto? Affare Fatica!” a Treia ed è già successo qualcosa di molto significativo.
Dieci ragazze e ragazzi hanno varcato le porte della Casa di Riposo e hanno incontrato i suoi ospiti, raccogliendo storie piene di vita e condividendo sorrisi, emozioni e piccoli gesti quotidiani.
Nel corso delle attività hanno lavorato insieme agli anziani, diventando per alcuni giorni non solo artigiani, ma anche reporter e fotografi. Tra una pennellata, una domanda e una risata, hanno avuto modo di scoprire passioni, arricchire lo sguardo e sviluppare maggiore sensibilità, in un percorso in cui la fatica si è trasformata in cura e relazione.
«L’incontro tra generazioni non è mai tempo perso – commenta l’assessora ai Servizi Sociali Camilla Palmieri – è esperienza che cresce e che permette di conoscere le persone che hanno vissuto e vivono la propria città, creando riconoscimento reciproco. Quest’anno abbiamo scelto di inserire anche una dimensione espositiva all’interno di “Affare Fatica”: il progetto della prima settimana è stato un racconto fotografico e narrativo della vita nella casa di riposo e darà vita a una piccola mostra con gli scatti dei ragazzi nelle prossime settimane. La prima settimana si è conclusa con la consapevolezza che fare qualcosa insieme può davvero cambiare il modo in cui guardiamo gli altri».
In occasione dell’EcoForum di Legambiente, che ospita ogni anno l’iniziativa Comuni Ricicloni dedicata ai migliori esempi di economia circolare in Italia, Cosmari Srl ha ricevuto una menzione speciale da parte di FBCA – The Food and Beverage Carton Alliance, organizzazione globale che riunisce i principali produttori di cartoni per bevande e alimenti, e da Comieco, Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica.
Il premio “Teniamoli d’Occhio” è stato conferito all’impianto di Tolentino per aver avviato, nell’ambito della sua già consolidata attività di gestione dei rifiuti, anche la selezione dei cartoni per bevande e alimenti. Nel 2025, Cosmari ha separato 115 tonnellate di cartoni, servendo un bacino di circa 320.000 abitanti distribuiti in oltre 50 Comuni della provincia di Macerata.
Questo riconoscimento testimonia non solo il valore del percorso intrapreso da Cosmari, ma anche il contributo determinante di tutto il territorio. La collaborazione di cittadini, amministrazioni e operatori del settore ha reso possibile la valorizzazione di un imballaggio a ridotta impronta di carbonio che, attraverso adeguati processi di raccolta, selezione e riciclo, può tornare a essere una risorsa per nuovi prodotti, alimentando un circolo virtuoso di economia circolare, come dichiarato da Konstantinos Malandrinos, Senior Policy Director European Public Affairs di FBCA.
«Siamo felici di ricevere questo premio che condividiamo con tutti i nostri cittadini-utenti – sottolinea il presidente di Cosmari Srl Paolo Gattafoni – La sostenibilità ha un nuovo standard. Siamo onorati di essere, con il nostro lavoro e impegno, un faro nell’innovazione, dando nuova vita alle risorse per un pianeta più pulito ed ecosostenibile».
Il riconoscimento conferma la validità degli investimenti e delle scelte organizzative portate avanti da Cosmari negli anni, in continuità con una gestione in house efficiente e orientata a rendere sempre più innovativa la gestione dei rifiuti nel territorio. Il premio rappresenta uno stimolo ulteriore per proseguire nel percorso di miglioramento continuo, rafforzando la collaborazione con Comuni, cittadini e operatori della filiera, come sottolineato anche dalla direttrice generale di Cosmari.
Il premio è stato ritirato dall’ingegner Massimo Procaccini, responsabile dell’impianto di selezione Cosmari, che nel corso della cerimonia – alla presenza anche del presidente di Legambiente Marche Marco Ciarulli – ha evidenziato l’importanza dell’impegno congiunto di cittadini e operatori nel favorire il recupero dei cartoni per bevande e alimenti.
Il riconoscimento valorizza l’impegno di Cosmari, già realtà consolidata nella gestione dei rifiuti, nell’ampliare i flussi di materiali selezionati e nel rafforzare la filiera del riciclo e dell’economia circolare. Composti mediamente per il 75% da carta e per il 25% da plastica e alluminio, i cartoni per bevande e alimenti sono completamente riciclabili e contribuiscono anche alla riduzione degli sprechi alimentari. Per garantire un corretto riciclo è fondamentale il conferimento nella raccolta differenziata, generalmente insieme alla carta e al cartone, salvo diverse indicazioni comunali.
Cosmari è stata inoltre inserita al 15° posto nella classifica “Cento di questi Consorzi” di Legambiente, nella categoria aziende sopra i 200 mila abitanti, risultando unica realtà del Centro-Sud in graduatoria.
Due nuovi interventi che migliorano la sicurezza, la mobilità e la qualità della vita dei cittadini. Sono stati inaugurati questa mattina il completamento della viabilità nell’area ex Micheletti e la riqualificazione della Ciclovia Adriatica nel tratto lungo il Chienti, due opere che rafforzano la rete della mobilità sostenibile di Civitanova Marche e confermano la collaborazione istituzionale tra Comune e Regione Marche.
Il primo intervento completa la nuova viabilità dell’area ex Micheletti, dove sono stati realizzati il collegamento stradale, il percorso ciclopedonale e i marciapiedi che mettono in sicurezza il collegamento tra via Zavatti e via Nelson Mandela, a servizio di un quartiere caratterizzato dalla presenza di scuole e numerose famiglie.
Il secondo intervento riguarda invece la manutenzione straordinaria e la riqualificazione della Ciclovia Adriatica nel tratto lungo il Chienti e in zona stadio, contribuendo a rendere sempre più attrattivo e funzionale uno degli itinerari cicloturistici più importanti della costa adriatica.
L’assessore regionale alle Infrastrutture Francesco Baldelli ha dichiarato:
«Più valore alla qualità della vita di intere comunità. Qui a Civitanova Marche due chiari esempi di come gli interventi infrastrutturali siano in grado di fare la differenza. Una nuova viabilità con un percorso ciclabile e marciapiedi per creare un collegamento in sicurezza, nell’area ex Micheletti, al servizio di un'area residenziale e scolastica frequentata da famiglie e studenti. Inoltre, con la manutenzione e la riqualificazione della Ciclovia Adriatica in zona stadio e nel percorso lungo il Chienti, creiamo un'attrattiva per i turisti che visitano una delle città più gettonate dell'Adriatico. Senza contare che, qui, tra qualche settimana inaugureremo anche il nuovo ponte ciclopedonale di collegamento tra Civitanova e Porto Sant’Elpidio».
Il sindaco Fabrizio Ciarapica ha sottolineato il valore strategico delle opere inaugurate:
«Queste infrastrutture rappresentano un investimento concreto sul futuro della città. Migliorano la sicurezza, rendono più efficienti i collegamenti e innalzano la qualità urbana dei quartieri interessati. La collaborazione con la Regione Marche continua a produrre risultati importanti e oggi consegniamo ai cittadini due opere che renderanno Civitanova ancora più vivibile, moderna e attrattiva».
L’assessore alla Mobilità sostenibile Roberta Belletti ha evidenziato il significato degli interventi all’interno della strategia comunale:
«La mobilità sostenibile si costruisce un’opera alla volta, creando una rete sempre più connessa e sicura. Il completamento della viabilità ex Micheletti offre finalmente un collegamento protetto per studenti, famiglie e residenti, mentre la riqualificazione della Ciclovia Adriatica rafforza un’infrastruttura strategica sia per gli spostamenti quotidiani sia per il turismo lento. Il nostro obiettivo è rendere la bicicletta e gli spostamenti a piedi una scelta sempre più naturale, sicura e accessibile».
L’assessore ai Lavori pubblici Ermanno Carassai ha posto l’attenzione sul lavoro svolto:
«Dietro ogni opera pubblica c’è un lungo percorso fatto di progettazione, reperimento delle risorse e realizzazione. Oggi inauguriamo due interventi che qualificano il territorio e rispondono a esigenze concrete della città. Continueremo a investire nella manutenzione e nella realizzazione di infrastrutture moderne, funzionali e sicure, perché migliorare gli spazi pubblici significa migliorare la vita quotidiana dei cittadini».
L’inaugurazione ha rappresentato anche un momento di condivisione istituzionale. Erano presenti il consigliere regionale Pierpaolo Borroni, l’assessore Giuseppe Cognigni e il consigliere comunale Fausto Troiani, a testimonianza della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali che ha accompagnato la realizzazione dei due interventi.
Con queste inaugurazioni Civitanova Marche prosegue il percorso di sviluppo di una mobilità sempre più sostenibile e integrata, puntando su sicurezza, qualità urbana e valorizzazione del territorio attraverso interventi concreti destinati a lasciare un beneficio duraturo per residenti, studenti e visitatori.
È stato inaugurato questa mattina il Glamping Simami, la nuova struttura ricettiva realizzata sulle sponde del lago di Caccamo, nel territorio comunale di Caldarola. Il progetto rappresenta la delocalizzazione temporanea dell’albergo comunale, dichiarato inagibile dopo il sisma del 2016, e segna un nuovo tassello nel percorso di rilancio turistico dell’entroterra.
Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco di Caldarola, Giuseppe Fabbroni, insieme ai sindaci e ai rappresentanti dei Comuni del territorio (Belforte del Chienti, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo, Serrapetrona e Tolentino), il presidente dell’Unione Montana dei Monti Azzurri Giampiero Feliciotti, il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, la sottosegretaria alla Presidenza della giunta regionale Silvia Luconi, il consigliere regionale Pierpaolo Borroni, il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, oltre ai rappresentanti dell’Ufficio speciale ricostruzione, ai tecnici e alle imprese che hanno realizzato l’intervento.
L’opera è stata finanziata attraverso i fondi destinati alla delocalizzazione delle attività produttive colpite dal terremoto. A fronte di uno stanziamento iniziale di 450mila euro, grazie al lavoro del tecnico Alessandro Donati, in collaborazione con l’Ufficio speciale ricostruzione e su impulso del commissario Castelli, l’intervento è stato portato a termine con una spesa di circa 225mila euro e vede realizzati una reception, tre bungalow (ciascuno con cucina, due camere, due bagni con doccia, climatizzatore e veranda) e due tende con affaccio sul lago di Caccamo, anch’esse con bagno interno e doccia e climatizzatore.
Quella del Glamping Simami è soprattutto una storia di coraggio e di fiducia nel futuro. Il gestore Massimiliano Vecchioni, infatti, aveva firmato il compromesso per la gestione dell’albergo comunale il 20 ottobre 2016. Cinque giorni dopo arrivò la prima forte scossa di terremoto e, il 30 ottobre, il sisma rese inagibile l’intera struttura che si trova ancora in zona rossa a pochi passi dalla piazza principale del paese.
«Eravamo pieni di progetti ed entusiasmo - le sue parole -. Cinque giorni dopo la terra ha tremato e il nostro albergo è finito in zona rossa. Chiunque avrebbe fatto un passo indietro. Invece, il 30 novembre 2016, a un mese dalla scossa più devastante, abbiamo firmato il rogito definitivo. Qualcuno mi ha dato del matto, forse un po’ lo ero, ma quella era la mia scommessa sul futuro di questa comunità».
Una scelta che ha dato il via a un percorso lungo e complesso.
«Nel frattempo non potevo restare a guardare le macerie e ho avviato l’iter per la delocalizzazione temporanea - ha spiegato -. Oggi inauguriamo questa struttura dieci anni dopo il terremoto. Non posso nascondere che la burocrazia non è stata dalla nostra parte: ci sono state lungaggini e ostacoli che avrebbero scoraggiato chiunque. Ma oggi siamo qui perché, alla fine, abbiamo vinto noi».
Per Vecchioni il nuovo glamping (termine che unisce le parole glamour e camping e vuole significare un campeggio di lusso, ndr) rappresenta molto più di una semplice struttura ricettiva.
«Guardandomi intorno vedo tre bungalow e due tende immerse nella natura, ma soprattutto la prova che la determinazione può essere più forte di qualsiasi scossa e di qualsiasi timbro burocratico. Questo glamping è un presidio di resistenza turistica e sociale, il segnale che Caldarola e questo territorio sono vivi, sanno accogliere e guardare avanti».
Nel suo intervento il gestore ha inoltre ringraziato il tecnico Alessandro Donati, l’amministrazione comunale di Caldarola, l’Unione Montana dei Monti Azzurri e i sindaci dei Comuni vicini, tutte le imprese coinvolte nella realizzazione dell’opera, sottolineando come il risultato sia stato possibile grazie a un lavoro di squadra.
Proprio il lavoro di squadra tra territori, amministratori e istituzioni è stato al centro degli interventi dei rappresentanti della politica, che hanno evidenziato il coraggio dell’imprenditore, ma anche la necessità di proseguire con il sostegno da parte degli enti locali su tutti i livelli.
«L'inaugurazione del Glamping Simami è un giorno di rinascita per Caldarola e per tutto l'entroterra marchigiano - le parole del commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. È la dimostrazione concreta che, anche dopo una ferita profonda come quella lasciata dal sisma del 2016, è possibile tornare a investire, creare opportunità e guardare al futuro con fiducia. Un ringraziamento va a chi, con tenacia e determinazione, ha scelto di scommettere su questi territori, trasformando le difficoltà in occasioni di crescita. Siamo in un luogo incantevole, affacciato sul lago di Caccamo, che attraverso una nuova offerta ricettiva potrà contribuire a promuovere lo sviluppo turistico dell'intera area e a valorizzarne le straordinarie potenzialità ambientali, paesaggistiche ed economiche. Ringrazio l'Ufficio Speciale Ricostruzione per il lavoro svolto, il presidente della Regione Francesco Acquaroli e tutte le istituzioni che hanno collaborato a questo risultato. La ricostruzione e il futuro si costruiscono insieme: sono un lavoro di squadra che unisce istituzioni, amministrazioni locali, professionisti, imprese e cittadini in un comune percorso di rinascita».