Un nuovo tassello si aggiunge al mosaico della solidarietà civitanovese. Ieri, presso la sede di via Parini, l'Anas (Associazione Nazionale di Azione Sociale) ha ufficializzato la donazione di un importante carico di materiale sanitario alla Caritas cittadina. La consegna, che ha riguardato dispositivi di protezione individuale come gel igienizzante e guanti monouso, rappresenta il frutto di un percorso iniziato lo scorso settembre con una cena di beneficenza e coordinato con il supporto dell'amministrazione comunale.
Alla cerimonia hanno preso parte la presidente regionale Anas Alessandra Perugini, il consigliere comunale Gianluca Crocetti e il direttore della Caritas Marco Malaccari, insieme ai promotori delle iniziative solidali legate allo stabilimento balneare Dune. La presidente Perugini ha voluto sottolineare l'importanza della rete istituzionale: "Un ringraziamento particolare va al Comune di Civitanova, nella persona del consigliere Gianluca Crocetti, per l’organizzazione e il coordinamento impeccabile dell’iniziativa. La sua attenzione verso il terzo settore rappresenta un valore aggiunto per il territorio".
L'iniziativa non si ferma qui. Anas ha infatti annunciato che nei prossimi giorni verranno effettuate nuove donazioni ad altre realtà locali, confermando la disponibilità di ulteriori scorte. "Sostenere la Caritas e tutte le realtà che ogni giorno operano accanto alle persone più fragili è fondamentale", ha aggiunto il consigliere Crocetti, lanciando un appello diretto: "Invito le associazioni che hanno necessità di materiale sanitario a mettersi in contatto con me così da poter organizzare la consegna".
Successo oltre ogni aspettativa per la settima edizione del Contest Lizard di Macerata. Nella serata di sabato 11 e nei due spettacoli di domenica 12 aprile, pomeridiano e serale, sul palco del Teatro Italia, letteralmente gremito (sold out per tutti gli spettacoli), oltre 250 concorrenti divisi in 38 band si sono sfidati proponendo brani storici pubblicati tra il 2000 e il 2009. Abbiamo potuto ascoltare il meglio della musica internazionale degli anni 2000, hit indimenticabili.
Le band erano divise in 3 categorie, basate sull’età media dei componenti: la categoria 1 età media tra i 14 e i 25 anni di età; la categoria 2 tra gli 8 e i 14 anni; per finire con la categoria 3, quella degli over 25 anni.
Questi i vincitori del premio in denaro da € 500, messo in palio dagli sponsor, votati dalla Giuria di qualità: per la categoria 1 (da 15 a 25 anni) sono risultati vincitori i DREAMENSION (Pagnanelli Greta, Andreozzi Edoardo, Piccioni Francesco, Pieroni Nicola) con il brano I'm Outta Love (Anastacia). Per la categoria 2 (da 8 a 14 anni) gli I CASINISTI(Tantalocco Mattia, Cognigni Giulia, Scapellato Elena, Grieco Gioele, Possedoni Camilla, Tantalocco Anna) con il brano Somebody Told Me (The Killers). Per la categoria 3 (over 25 anni) i DOMINO (Di Caro Rosangela, Marcolini Mauro, Bussolotto Alessandro, Fortuna Federica, Gasparetti David) con il brano I'm Outta Love (Anastacia).
La Giuria di qualità ha ritenuto meritevoli di Menzione d’Onore Malica Pierdominici (cantante dei Black Wolf) e Nicola Santinelli (batterista degli Euterpe).
Questi invece i vincitori determinati dalla Giuria Popolare, formata dalla totalità del pubblico pagante, che ha assegnato buoni acquisto di € 250 messi a disposizione dagli sponsor: per la categoria 1 sono risultati vincitori FUEL THANK (Frezzotti Nicolò, Montecchia Stefano, Cortella Pericle, Ciccarelli Pietro, Toso Giorgio Maria, Pallotto Ernesto) con il brano Chop Suey (System Of A Down). Per la categoria 2 i SEVEN SPARKS (Trivelli Diego, Papa Filippo, Bortolotti Greta, Poloni Marta, Ndiaye Racine Marco, Spadari Beatrice, Amici Matilde) con il brano Boulevard of Broken Dreams (Green Day). Per la categoria 3 i CROSSROAD (Corbelli Carlo Maria, Catalini Elio, Tognetti Danilo, Gabrielli Filippo, Cardarelli Giulio, Ferretti Lucia, Giustozzi Manuela) con il brano Rome Wasn't Built in a Day (Morcheeba).
La Giuria di qualità era formata da musicisti professionisti ed esperti del settore che si sono alternati nelle due giornate: il compositore e bassista Mario Guarini (Presidente di giuria), uno dei bassisti più importanti del panorama italiano (collaborazioni con Baglioni, Zero e molti altri); Stefano Lelii, coordinatore e docente di elettroacustica, acustica e informatica musicale presso il Conservatorio Braga di Teramo; Samuele Giacomozzi, musicista eclettico, pianista, compositore e arrangiatore di grande sensibilità; Domenico Candellori, maestro delle percussioni e del ritmo, artista di caratura internazionale.
Brillante la presentazione di Angelo Massimi che ha dimostrato grande simpatia e professionalità apprezzata dai concorrenti e dal pubblico che ha gremito il teatro per tutti e tre gli spettacoli.
Lo staff tecnico di HEPTAGON si è superato, con un allestimento e servizio audio e luci spettacolare, di primissimo livello tecnico. Il fotografo Marco Conti ha raccontato l’evento con i suoi splendidi scatti. Da sottolineare la bravura dei coristi che hanno accompagnato l’esibizione delle band: Sarah Castro, Irene Laslo, Leonardo Frezzotti e Massimo Gerini e il bassista Luca Gnocchini.
I tre spettacoli sono stati aperti dall’esibizione dei ragazzi di “Polivocalità” (Bolognini Chiara, Bonfigli Caterina, Cau Federico, Longobardi Anna, Nanni Filippo, Nicosia Alessia, Perello Moscetti Barbara, Polci Aurora, Polci Caterina, Tifi Chiara, Tirea Arianna, Zamputi Lorenzo) seguiti dal cantautore Leonardo Frezzotti (Fritz), insegnante di canto presso l’accademia Musicale Lizard di Macerata, diplomato con il massimo dei voti alla Lizard Accademie Musicali di Fiesole e laureato al conservatorio di Parma. Per il pubblico presente ascoltare il Medley con brani di Tiziano Ferro è stata un’esperienza sensoriale unica: l’utilizzo di più voci, infatti, ha creato un’atmosfera profondamente emozionante.
Si è percepita in sala la grande energia dimostrata sul palco degli oltre 250 partecipanti. Il desiderio di portare sul palco brani storici e di racchiudere nei pochi minuti dell’esibizione un lavoro portato avanti per mesi è stato indescrivibile, come confermato dai musicisti presenti.
L’Accademia Lizard di Macerata, in costante crescita, ha dimostrato capacità didattica di altissimo livello. Al termine di ogni evento gli allievi più meritevoli hanno ricevuto la sacca premio “Il Migliore” assegnata dalla Sede Centrale Lizard in base ai risultati ottenuti nell’ultima sessione di esami per il livello SSM (Scuola Superiore di Musica), la fase più avanzata del percorso Lizard, che dopo 4 esami prevede il conseguimento del prestigioso Diploma, inseguito da allievi in più di 70 accademie sparse per il mondo (con sedi in Italia, Cina, Russia e Spagna). Oltre a loro, sono stati premiati anche i migliori per gli altri livelli, gli SPM e SMB (rispettivamente Primaria e di Base).
“In questo modo si è istituito un filo conduttore tra ciò che viene svolto durante tutto l’anno e l’evento del contest, dimostrando agli allievi, ai genitori e a tutto il pubblico, - sottolinea il Direttore Artistico Massimo Liverotti - che nell’Accademia Lizard viene data importanza fondamentale non solo alla singola performance ma alla costanza nell’impegno durante tutto l’anno accademico, fino al momento finale degli esami, e che il merito viene conquistato quotidianamente attraverso un percorso non sempre semplice ma sicuramente riconosciuto dagli insegnanti, dall’Accademia tutta e dal pubblico”.
“La Pasqua nelle Marche, i riti della settimana santa e le tradizioni di primavera” è il titolo dell’incontro che andrà in scena domenica, alle 18, al Cineteatro Moderno di Montecosaro Scalo.
Ad ingresso libero, sarà un appuntamento tra memoria e futuro che descriverà il periodo religioso della Pasqua arrivando fino al ciclo di primavera e verrà accompagnato dai canti della tradizione. Saranno Li Matti de Montecò a pensare alla parte musicale.
Il gruppo folk ha ideato e organizzato l’iniziativa, di fatto un bis del riuscito appuntamento di gennaio che, invece, era centrato sul periodo che dal 25 dicembre porta alla conclusione, tre mesi dopo, del ciclo invernale.
Li Matti de Montecò alterneranno il canto di questa della Passione, che ripercorre ora per ora il processo, la crocefissione, il martirio e la risurrezione di Cristo, ai canti religiosi del periodo pasquale. Per l’occasione, questi ultimi saranno musicati assieme al violinista, compositore e produttore marchigiano Valentino Alessandrini.
L’incontro è patrocinato dalla F.I.T.A.C. (Federazione Italiana del Turismo Associativo e Cooperativo), dal Consiglio regionale delle Marche, Italia Nel Cuore, Comune Di Montecosaro e Banco Marchigiano. Ha come partner principali il Centro Studi Montecosaresi, il Centro Studi Tradizioni Popolari “Radici del futuro” di Ascoli e l’associazione Italea Marche.
Per la parte culturale, storica e religiosa interverranno la professoressa Gabriella Piccioni, presidentessa del Centro Studi tradizioni popolari “Radici del Futuro” di Ascoli Piceno (con una digressione sul valore antropologico dei riti della settimana santa e la tradizione del Cantar maggio nelle Marche) e il professor Fabio Macedoni, presidente della compagnia teatrale “Valenti” di Treia, autore di innumerevoli opere teatrali in dialetto marchigiano (che leggerà poesie sulla Pasqua di autori dialettali marchigiani). Moderatore il giornalista Daniele Andreani.
Nella vicenda giudiziaria legata ai presunti vaccini bluff utilizzati per ottenere il Green Pass, che aveva coinvolto complessivamente 77 indagati, sono stati inizialmente chiamati in causa anche nove minorenni, per i quali era stato avviato un procedimento separato presso il tribunale per i minorenni di Ancona. Tutti i ragazzi sono stati recentemente prosciolti dal giudice per le udienze preliminari con la formula "perché il fatto non sussiste", chiudendo così la loro posizione all’interno dell’inchiesta.
Secondo l’ipotesi accusatoria, nel periodo compreso tra il 6 dicembre 2021 e l’8 gennaio 2022, alcuni dei giovani, accompagnati in alcuni casi dalla madre e in altri dal padre, si sarebbero recati presso l’hub vaccinale Covid-19 all’interno del palazzetto dello sport Paolinelli di Ancona, dove, in concorso con i genitori e con l’infermiere Emanuele Luchetti, si sarebbe simulata la somministrazione del vaccino. In questo modo sarebbe stato rilasciato un certificato di avvenuta vaccinazione che, secondo l’accusa, risultava ideologicamente falso.
Parallelamente al procedimento principale della procura di Ancona, che vedeva coinvolte 77 persone con accuse a vario titolo di peculato, corruzione e falso, si era aperto un ulteriore filone presso la procura del tribunale per i minorenni. In questo contesto erano stati iscritti nove giovani che all’epoca dei fatti avevano età comprese tra i 14 e i 17 anni.
Tra loro figuravano un 14enne di Morrovalle, due 14enni di Civitanova, un 17enne di Camerata Picena, un 16enne di Chiaravalle, una 14enne di Porto Sant’Elpidio e tre 16enni provenienti dalla provincia di Bologna. Anche per loro, con la decisione del Gup, è arrivata la piena assoluzione con la formula "perché il fatto non sussiste".
Anche per la stagione estiva 2026, l'amministrazione comunale conferma l’attivazione di parcheggi temporanei nelle aree comunali, una misura ormai consolidata per migliorare la gestione della sosta e la mobilità urbana nei mesi di maggiore afflusso turistico.
La delibera approvata ieri dalla Giunta prevede l’utilizzo temporaneo di aree comunali oggi non utilizzate o in fase di trasformazione, da destinare a parcheggi pubblici gratuiti nel periodo compreso tra aprile e settembre, quindi in un arco temporale più ampio rispetto all’anno precedente. Si tratta di un parcheggio a Fontespina, all’interno della lottizzazione "Belvedere" e un altro adiacente a via Aldo Moro (zona Stadio).
"Vista la necessità di parcheggi auto durante il periodo estivo, sia nella zona nord che nella zona sud della città – sottolinea l’assessore alla mobilità e ai parcheggi Roberta Belletti – abbiamo ritenuto opportuno proseguire con la sistemazione e la messa a disposizione di queste aree, per renderle fruibili a residenti e turisti. Si tratta di interventi mirati, con lavori di livellamento e sistemazione dei terreni, che consentono di ampliare in tempi rapidi l’offerta di sosta. Le aree sono a disposizione dell’utenza a titolo gratuito".
Il percorso si inserisce in un lavoro progressivo di individuazione e recupero di spazi disponibili sul territorio, anche grazie alle segnalazioni e al contributo operativo del consigliere comunale Andrea Ruffini, in particolare per quanto riguarda alcune aree nella zona sud, che hanno consentito di incrementare i posti auto a servizio degli arrivi estivi.
Parallelamente, l’amministrazione sta portando avanti anche interventi strutturali: sono infatti in fase di realizzazione le acquisizioni delle aree previste nell’ambito della lottizzazione Belvedere, che consentiranno di ampliare ulteriormente la disponibilità di spazi destinati alla sosta.
L’obiettivo è quello di facilitare la fruibilità del lungomare e dei quartieri limitrofi, riducendo la sosta lungo le strade e migliorando la sicurezza e la viabilità, attraverso una gestione efficace e sostenibile degli spazi urbani.
Un patrimonio storico e naturalistico da riscoprire, proteggere e restituire al suo antico splendore. Sabato 18 aprile, il comune di Montelupone rinnova l'appuntamento con la "Pulizia delle Fonti Rurali", un’iniziativa di volontariato civico che chiama a raccolta l'intera cittadinanza per un’importante opera di riqualificazione del territorio. L’appuntamento è fissato per le ore 8:00 al Parco Eleuteri, dove i partecipanti si ritroveranno per dare inizio ai lavori che proseguiranno fino a mezzogiorno.
Le fonti rurali, silenziose testimoni della civiltà contadina e della storia del borgo, rappresentano un legame profondo tra l’uomo, l’acqua e la terra, ma necessitano di cure costanti per non essere sopraffatte dal tempo e dalla vegetazione. La mattinata sarà dunque dedicata non solo alla manutenzione e pulizia, ma anche alla riscoperta storica e alla valorizzazione di questi siti simbolici. L'evento nasce da una sinergia collettiva che vede la collaborazione di diverse realtà locali, tra cui Federcaccia, Ekoclub e Operazione Paladini del Territorio, unite per la tutela dei beni comuni.
"Questa iniziativa che ormai proponiamo da diversi anni - spiega il sindaco Rolando Pecora - è dedicata non tanto alla manutenzione, ma a un vero e proprio atto di cura verso la bellezza del borgo che viviamo ogni giorno. Prendersene cura significa vivere in un posto migliore in cui ognuno cerca di fare la propria parte".
Nelle Marche l’inglese non è più un problema di base, ma resta una competenza a metà.
I dati più recenti dell’EF English Proficiency Index collocano la regione a 509 punti, in linea con la media nazionale ma ancora distante dai territori più performanti del Nord. Un livello sufficiente per comprendere testi e conversazioni, meno per sostenere un dialogo fluido.
È qui che emerge il vero nodo: non quanto inglese si conosce, ma quanto si riesce a usare.
Una competenza che oggi vale più del titolo
Negli ultimi anni il ruolo dell’inglese è cambiato in modo concreto. Non è più solo una materia scolastica o un requisito formale nel curriculum. È diventato uno strumento quotidiano.
Serve per lavorare con clienti esteri, per accedere a contenuti e formazione, per partecipare a contesti internazionali anche restando in Italia. In molte realtà, anche locali, la differenza non la fa chi “conosce” l’inglese, ma chi riesce a usarlo con naturalezza.
E qui il sistema tradizionale mostra i suoi limiti. La scuola costruisce una base, ma raramente offre continuità nell’uso reale della lingua. Il risultato è una competenza spesso passiva.
Il punto di svolta: uscire dal contesto
Per colmare questo divario, sempre più studenti e giovani professionisti stanno scegliendo una strada diversa: vivere la lingua invece di studiarla.
I viaggi studio in Inghilterra si stanno affermando proprio per questo. Non tanto come esperienza formativa “in più”, ma come acceleratore.
La differenza sta nel contesto. Parlare inglese non è più un esercizio, ma una necessità quotidiana: per orientarsi, socializzare, partecipare alle attività. La lingua smette di essere oggetto di studio e diventa mezzo.
Non è più la “vacanza studio” di una volta
Negli ultimi anni anche questo tipo di esperienza si è evoluto. I viaggi studio oggi sono costruiti in modo più flessibile e mirato. Cambiano per durata, intensità e obiettivi e si rivolgono non solo agli studenti più giovani, ma anche a universitari e adulti.
La componente centrale resta l’immersione, ma si affianca a percorsi più strutturati, con corsi personalizzati, ambienti internazionali e attività che prolungano l’apprendimento oltre l’aula.
In questo contesto si inseriscono realtà come EF, attiva da oltre 60 anni nella formazione linguistica internazionale, che organizzano programmi in diverse città del Regno Unito come Londra, Brighton o Manchester. I corsi sono generalmente modulabili per livello e obiettivi, con inizio frequente durante l’anno, e prevedono un mix di lezioni, attività e momenti di utilizzo reale della lingua.
Un elemento sempre più centrale è la personalizzazione: dalla scelta dell’intensità del corso fino alla tipologia di alloggio, spesso in famiglia ospitante o in residenze studentesche, per favorire un contatto continuo con la lingua anche fuori dall’aula. In alcuni casi, questi percorsi permettono anche di ottenere certificazioni linguistiche utili in ambito accademico o professionale.
L’esperienza raccontata da chi l’ha vissuta
Per chi parte, il cambiamento è spesso immediato.
Luca, 23 anni, di Ancona, racconta così la sua esperienza:
“Sono stato a Brighton per 4 settimane in una famiglia ospitante. È stata un'esperienza incredibile perché ho potuto migliorare il mio inglese grazie al programma EF e parlare con persone provenienti da tutto il mondo. Consiglio un viaggio studio perché è una grande opportunità per scoprire culture diverse.”
Il valore, in questi casi, non è solo linguistico. È anche personale. Vivere in un altro contesto, gestire la quotidianità, entrare in contatto con culture diverse cambia il modo di relazionarsi, anche con la lingua.
Dalle Marche al mondo, passando dalla lingua
Il dato delle Marche racconta una realtà diffusa: una buona base, ma ancora distante da una piena padronanza operativa. In un contesto sempre più interconnesso, questa distanza si traduce in opportunità mancate. Ed è proprio qui che esperienze come i viaggi studio in Inghilterra trovano il loro spazio. Non come alternativa alla formazione tradizionale, ma come passaggio necessario per completarla.
Perché, oggi più che mai, sapere una lingua non basta. Bisogna saperla usare.
L’azienda agricola Alberto Quacquarini, con sede a Serrapetrona, è stata premiata oggi a Vinitaly con il Premio Angelo Betti, riconoscimento dedicato ai “Benemeriti della viticoltura italiana”.
Durante la prima giornata della manifestazione veronese, il premio è stato assegnato ai fratelli Luca e Mauro Quacquarini, eredi del fondatore Alberto. Già nel 1958 fu proprio lui a credere nella Vernaccia Nera, scegliendo di investire su un vitigno autoctono che all'epoca era ancora poco valorizzato.
Oggi l’azienda, che opera in regime biologico, conta circa 30 ettari di vigneto e una produzione annua di 100mila bottiglie. Una quota pari al 15% viene destinata ai mercati esteri, in particolare Stati Uniti ed Europa.
La Vernaccia di Serrapetrona ha visto riconosciuta la Doc nel 1971, per poi ottenere la Docg nel 2003, distinguendosi come l’unico spumante rosso italiano a fregiarsi di questo titolo.
Tra le iniziative in programma figurano lo sviluppo di un impianto agrivoltaico e un ulteriore impulso alle attività di enoturismo. "È avviata anche una fase di ricambio generazionale, con l’ingresso della terza generazione", sottolinea Mauro Quacquarini.
"Dietro questo premio ci sono radici familiari solide, rispetto per la natura e una qualità ampiamente riconosciuta – dichiara il vicepresidente e assessore regionale all’Agricoltura, Enrico Rossi -. È anche grazie a realtà come questa che le Marche continuano a esprimere una vitivinicoltura autorevole, originale e profondamente legata alla propria identità".
Immersa nella campagna marchigiana, Villa Berta si conferma una delle location più suggestive per la stagione dei matrimoni, un luogo dove eleganza, natura e accoglienza si incontrano per creare eventi indimenticabili. Situata lungo la strada tra San Severino Marche e Passo di Treia, la villa unisce una posizione strategica alla tranquillità del verde, diventando un punto di riferimento per chi desidera un matrimonio raffinato e su misura nel Maceratese.
“Questo locale lo abbiamo preso tre anni fa e abbiamo lavorato per far crescere la qualità e la clientela”, racconta il titolare Otello Moretti. “Abbiamo fatto scelte importanti, come concentrarci su carne e pesce, e puntiamo sempre più in alto, soprattutto per matrimoni ed eventi. Stiamo lavorando molto in questa direzione e i clienti ci seguono. Anche stasera abbiamo diverse proposte di menù, dalla carne al pesce, e non manca nulla. Il parco con piscina è davvero bellissimo ed è la location ideale con l’arrivo dei primi caldi”. Moretti sottolinea anche l’avvio della stagione: “Abbiamo già le prove matrimoni per l’estate e il primo evento sarà il 20 giugno”.
La storia di Villa Berta affonda le radici nel primo Novecento, quando il signor Roversi decise di costruire questa residenza signorile dedicandola alla moglie Berta. Il nome deriva dal vicino fosso Berta, simbolo del forte legame con il territorio. L’architettura conserva ancora oggi un fascino senza tempo, con dettagli come le torrette angolari, la cappella dedicata a Sant’Antonio, la serra e l’essiccatoio che raccontano una tradizione di campagna autentica. Dopo un attento restauro, la struttura è diventata un resort e ristorante esclusivo, capace di coniugare storia e modernità.
A confermare il momento positivo è anche Jessica, wedding planner della villa: “Ci stiamo preparando al meglio per una stagione intensa, perché ogni matrimonio è un sogno su misura. Cerchiamo di organizzare ogni dettaglio in modo personalizzato. Speriamo nel bel tempo per lavorare all’esterno, tra piscina e giardino, ma Villa Berta offre anche soluzioni interne di alto livello, garantendo sempre un risultato ottimale. Per un matrimonio perfetto è fondamentale affidarsi a professionisti e lavorare in squadra, ed è proprio questo che offriamo qui”.
Villa Berta si conferma così una location ideale per matrimoni, capace di unire paesaggi mozzafiato, cura dei dettagli e un servizio sempre più orientato all’eccellenza, trasformando ogni evento in un’esperienza unica e memorabile.
Donald Trump è, infine, sceso a miti consigli e non ha “fatto morire un’intera civiltà”, come aveva apocalitticamente e demenzialmente annunciato. Si è infatti trovato – Deo gratias – un provvisorio accordo in Iran, un accordo che prevede la sospensione del conflitto per due settimane e la completa riapertura dello Stretto di Hormuz. Provvidenziale è stato l’intervento della Cina, che ha spinto l’Iran ad accettare l’accordo, rivelandosi ancora una volta lo Stato più lungimirante oggi esistente sulla faccia della Terra.
Dopo minacce su minacce, rivelandosi essa stessa integralista, fanatica e teocratica, la civiltà del dollaro scende a compromessi, comprendendo, meglio tardi che mai, la propria impossibilità di piegare l’Iran come invece pensava di poter agevolmente fare. Questo accordo ci segnala incontrovertibilmente la potenza dell’Iran, in grado di costringere gli USA all’accordo e alla tregua. Ci segnala altresì, una volta di più, l’intelligenza strategica della Cina, ormai la vera guida del pianeta, faro di civiltà e di pace.
E ci segnala, infine, il lento e inesorabile tramonto dell’Occidente americanocentrico, regno del nulla che, abitato dal nichilismo, produce solo morte e distruzione. Tanto rumore per nulla, per dirla con il vecchio Shakespeare: la barbarie sconfinata di cui Trump è portavoce ha dovuto fare i conti con il principio di realtà e soprattutto con l’encomiabile potenza dell’Iran, protetto e supportato dalla Cina.
Intanto, il senatore Claudio Borghi, della Lega di Matteo Salvini, ha commentato l'accordo trovato tra Iran e Stati Uniti sostenendo testualmente che Trump "vi ha trollato tutti". Il verbo trollare, proprio della neolingua contemporanea, vale come sinonimo di prendere in giro e gabellare.
La tesi del Borghi, dunque, è quella secondo cui Trump ha preso in giro tutti, fingendo di voler portare il conflitto fino alle sue estreme conseguenze, per poi risolverlo, almeno provvisoriamente, mediante la tregua che si è raggiunta nei giorni scorsi.
Apprezziamo lo sforzo ermeneutico particolarmente fantasioso e acrobatico del Borghi, ma ci pare che, a conti fatti, le cose stiano decisamente altrimenti. La realtà - al cui principio ci permettiamo di invitare il Borghi - è che Donald Trump è stato costretto dai rapporti di forza a scendere a più miti consigli, ben sapendo di non poter piegare l'Iran e di dover necessariamente scendere a patti con esso. Come non mi stanco di ripetere, Washington pensava di chiudere la partita persiana in una settimana: questa era la sua strategia.
Se ne inferisce che la strategia è fallita miseramente e che attualmente Washington non ne ha più una, cosicché è ora è costretta a muoversi scompostamente, tra minacce e accordi repentini. Viceversa, la Persia una strategia ce l'ha e la sta seguendo meticolosamente. Essa consiste in tre punti fondamentali: in primo luogo, usare lo Stretto come arma di ricatto e di strangolamento per l'Europa; in secondo luogo, resistere a oltranza e a ogni costo contro il barbaro invasore; in terzo luogo, generare zizzania tra i membri del Patto Atlantico. Insomma, Trump non ha "trollato" proprio nessuno, ma semmai, se proprio vogliamo usare questo verbo disgustoso, è stato trollato pesantemente dalla Persia: inutile negarlo.
Una nuova luce illumina l'incrocio tra via Rossini e via 1° Maggio. L'area comunale, storica "porta d'ingresso" per chi sale da Trodica, è stata restituita alla cittadinanza dopo un profondo restyling che ha dato vita a un progetto dal profondo valore simbolico: un monumento dedicato ai "caduti contemporanei".
L'opera nasce per ricordare Daniele Paolucci, scomparso tragicamente in un incidente stradale nel 2007, ma il suo messaggio vuole abbracciare tutte le vite spezzate prematuramente.
Il cuore dell'intervento è una piramide stilizzata, caratterizzata da squarci di luce a led che la rendono suggestiva durante le ore notturne. Un'opera che fonde design e spiritualità, resa possibile dalla sinergia tra l'amministrazione comunale e la famiglia Paolucci.
Noemi Paolucci, sorella di Daniele, ha spiegato così la genesi dell'idea: "Quando il comune di Morrovalle ha presentato il bando per la riqualificazione dell'area verde in via Rossini, lì dove storicamente è sempre stato il monumento dei caduti, abbiamo pensato di partecipare presentando un progetto che oggi si è realizzato. Abbiamo pensato ad un monumento in ricordo di quelli che sono i caduti del nostro presente, di chi soprattutto ci ha lasciati troppo presto e che ora vive in cielo da dove continua a brillare anche sulla terra".
Un progetto che nasce dal dolore ma punta alla rinascita: "La perdita dei nostri giovani spesso ci lascia immersi in un oceano di perché - continua Noemi - rimanere in piedi è davvero un gioco da equilibristi. Il monumento è anche un inno alla vita, che seppur per sentieri diversi tende sempre verso un’unica direzione. Il filo di seta della nostra piramide vorrebbe arrivare ad abbracciare la vita e dare speranza, soprattutto a chi si trova a fare i conti con la perdita di un proprio caro. Sedendoci sulla panchina si può contemplare un meraviglioso paesaggio e l’infinito del cielo: nei momenti in cui ci sentiamo persi, lì possiamo riuscire a fare grata memoria".
Anche il sindaco Andrea Staffolani ha espresso gratitudine per l'iniziativa, sostenuta dall'ente anche a livello economico: "Ringraziamo la famiglia Paolucci per l’impegno e la dedizione con le quali ha creduto in questa iniziativa. È bello che si siano incontrate due esigenze: da un lato quella di riqualificare un’area strategica per il decoro urbano; dall’altro quella di ricordare coloro che ci hanno lasciato troppo presto, senza un addio, senza un perché".
Fino a ieri ho creduto che Zygmunt Bauman – il sociologo polacco profeta dei “legami liquidi” – rispecchiasse la nostra epoca relazionale. Oggi sono costretta a rivedere la mia tesi: Bauman inizia ad apparirmi come un inguaribile ottimista, un romantico d’altri tempi.
Le sue acque instabili descrivevano un mondo di amori precari ma pur sempre tangibili. Partendo dal legame solido delle generazioni passate, attraverso la fluida instabilità della modernità liquida, siamo approdati a un’evaporazione totale: i sentimenti si dissolvono nell’aria come una nuvola di vapore da sigaretta elettronica. Una vera e propria “svapata” relazionale: avvolgente sul momento, ma destinata a svanire nel nulla senza lasciare traccia, odore o peso specifico.
Molti iniziano il loro primo approccio su Tinder o Bumble, giardini digitali di promesse infinite. Un match! La dopamina sale alle stelle, si inizia a chattare e si idealizza l’altro come l’anima gemella su misura, cucita da foto filtrate e info spiritose. Qualche incontro fisico, ma poi l’inevitabile imprevisto: evaporazione pura! Il silenzio improvviso.
Il partner fantasma si dissolve, lasciando l’amaro in bocca di un’energia solo apparente. Questo è il sintomo di una società solo apparentemente connessa ma iperindividuale, dove la prossimità fisica è un’opzione e la vulnerabilità non è tenuta in alcuna considerazione. Al primo dubbio o insicurezza si scappa, per paura di mostrarsi per come si è o di deludere l’aspettativa creata nel mondo virtuale.
La vita vera ha bisogno di presenza, non di idealizzazione; richiede corpi con fragilità, difetti e nevrosi irrisolte. Qualcuno ha voglia o tempo per tutto ciò? Preferiamo una distrazione leggera che riempie lo schermo per un istante. Questa tendenza a sparire è una difesa: tanto più il rapporto resta leggero, tanto meno si rischia il fallimento o il dolore.
Meglio la tristezza momentanea rispetto alla fatica di una relazione che richiede impegno e intimità. L’altro non è più un soggetto da scoprire, ma un oggetto necessario a colmare un vuoto e quindi facilmente sostituibile. Non un individuo reale ma uno specchio che deve riflettere l’immagine che desideriamo. E così consumiamo relazioni gassose: “svapiamo” emozioni senza neanche lasciare tracce di cenere, solo un vago profumo che svanisce nell’etere.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, "Chiedilo all'avvocato". Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa alla tematica sul risarcimento danni e nello specifico in ambito sportivo.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana, alla domanda posta da una lettrice di Macerata che chiede: "Durante una competizione un atleta provoca un fatto illecito che provoca danni, la responsabilità è solo sua o può risponderne anche la società sportiva per cui gioca?".
Nel mondo dello sport, soprattutto a livello dilettantistico, è diffusa l’idea che eventuali comportamenti illeciti commessi in campo restino impuniti o confinati alla sfera personale dell’atleta, in realtà, il quadro giuridico è più articolato e meno intuitivo di quanto si possa pensare. L’ordinamento prevede che anche i soggetti che si avvalgono dell’attività altrui possano essere chiamati a rispondere dei danni provocati da chi agisce nel loro interesse: è il principio espresso dall’articolo 2049 del codice civile, che disciplina la responsabilità dei "padroni e committenti" e che, secondo un orientamento ormai consolidato, si applica ben oltre i confini del lavoro subordinato.
Si tratta di una forma di responsabilità di natura sostanzialmente oggettiva, fondata sul principio “cuius commoda eius et incommoda”: chi trae vantaggio dall’attività altrui deve sopportarne anche i rischi; in questo modo, l’onere della prova si sposta sul preponente, il quale, per andare esente da responsabilità, dovrebbe dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, superando la tradizionale presunzione di colpa in eligendo o in vigilando.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che tale responsabilità non richiede necessariamente un rapporto di lavoro subordinato, né un contratto formale o una prestazione retribuita: è sufficiente che sussista un rapporto di preposizione, anche solo occasionale, ossia che il soggetto autore dell’illecito sia inserito nell’organizzazione del preponente e operi nel suo interesse.
Elemento decisivo è il nesso di "occasionalità necessaria", che ricorre quando l'attività affidata abbia reso possibile o anche solo agevolato la commissione dell’illecito, come precisato dalla giurisprudenza (Cass. civ. n. 2851/2025), tale nesso non viene meno neppure quando il comportamento dell’autore rappresenti un abuso o una violazione delle regole: anche un eccesso o una condotta contraria alle istruzioni può restare collegata alle mansioni, se è proprio il ruolo ricoperto ad aver creato l’occasione del fatto.
Proprio su queste basi si innesta la recente decisione della Cassazione penale, sez. V, n. 12258 del 31 marzo 2026, nel caso di specie, la Corte d’Appello di Venezia, pur confermando la responsabilità penale dell’imputato per un delitto di lesioni, aveva escluso la responsabilità civile dell’associazione sportiva dilettantistica di appartenenza, ritenendo indispensabile un rapporto di lavoro subordinato tra atleta e società.
A seguito del ricorso della parte offesa la Suprema Corte ne accoglieva le motivazioni in quanto l'atleta era tesserato, capitano della squadra e pienamente inserito nella struttura organizzativa dell’associazione, essendo sottoposto al potere direttivo e disciplinare esercitato attraverso allenatore, staff tecnico e sistema disciplinare interno, come dimostrato anche dalla sanzione inflitta per i fatti accaduti: la condotta lesiva si era verificata proprio nello svolgimento della competizione sportiva, quindi nell’ambito dell’attività per cui l’atleta operava per conto della società.
Pertanto, in risposta alla nostra lettrice, si può affermare che "pur in assenza di un rapporto di subordinazione lavorativa, l’associazione sportiva può essere chiamata a rispondere dei danni derivanti dall’illecito commesso dal proprio atleta nello svolgimento dell’attività sportiva cui è preposto" (Cass. Pen., Sez. V, Ord. n. 12258 del 31.03.2026). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Cinque anni fa, un laboratorio di ceramica a Faenza vendeva 40 pezzi al mese dal proprio negozio fisico. Oggi, quello stesso laboratorio spedisce 300 ordini al mese in 14 paesi. La differenza non è stata un forno più grande o più personale. È stato un sito web con un pulsante per il checkout.
Le piccole imprese in Italia e in Europa stanno vivendo esattamente questo cambiamento. Il negozio fisico non è scomparso, ma non è più l'unico canale di entrate (e spesso nemmeno quello principale). Ciò che è cambiato è la rapidità con cui un operatore individuale o un micro-team può passare dall'idea alla prima vendita online.
I numeri dietro al cambiamento
Secondo i dati Eurostat, il fatturato dell’e-commerce tra le PMI europee è cresciuto del 22% tra il 2022 e il 2025. Ma la vera notizia non è la crescita complessiva. È chi sta crescendo.
Le aziende con meno di 10 dipendenti rappresentano ora il 38% dei nuovi negozi online in Italia. Si tratta di un enorme balzo rispetto al solo 19% del 2020. Non si tratta di aziende tecnologiche o di marchi nativi digitali. Sono panetterie, laboratori di pelletteria, librerie indipendenti e consulenti freelance che aggiungono un pulsante “Acquista” alle loro attività esistenti.
La barriera all'ingresso è diminuita perché gli strumenti sono diventati più semplici. Piattaforme come E-commerce con Jimdo.com consentono a un imprenditore di creare un negozio online funzionante in un pomeriggio, senza bisogno di uno sviluppatore. Questa accessibilità è importante quando il tuo intero team è composto da tre persone e nessuno ha studiato informatica.
Perché il solo commercio al dettaglio tradizionale ha smesso di funzionare
L'affluenza nei centri delle città italiane è diminuita di circa il 15% tra il 2019 e il 2024. I dati ISTAT sull'adozione delle TIC nelle imprese italiane confermano che solo il 20,4% delle aziende italiane con almeno 10 dipendenti ha venduto online nel 2024, il che significa che quasi l'80% del tessuto produttivo non ha ancora monetizzato attraverso l'e-commerce.
L'aumento degli affitti e il cambiamento delle abitudini dei consumatori hanno spinto i piccoli rivenditori verso modelli ibridi che combinano vendite fisiche e digitali.
E il cambiamento non riguarda solo la sopravvivenza. Molti negozi fisici in buona salute hanno aggiunto l'e-commerce perché i loro clienti se lo aspettavano. Un cliente che scopre una borsa fatta a mano su Instagram vuole comprarla subito, non pianificare un viaggio dall'altra parte della città il sabato successivo.
Il mobile commerce ha ulteriormente accelerato questo processo. Oltre il 61% degli acquisti online italiani avviene ora su smartphone, il che significa che l'intero percorso dalla scoperta all'acquisto può richiedere meno di tre minuti. Le piccole imprese che si sono adattate a questa realtà hanno visto risultati immediati.
Logistica e pagamenti sono diventati più semplici
Uno dei motivi per cui le piccole imprese hanno evitato l'e-commerce per anni era il mal di testa operativo. Spedizioni, resi, elaborazione dei pagamenti, conformità fiscale transfrontaliera: sembrava di costruire una seconda attività sopra la prima.
Questo è cambiato. Servizi come le opzioni di evasione degli ordini e-commerce di Poste Italiane e l'elaborazione dei pagamenti localizzata di Stripe hanno eliminato i punti di attrito più dolorosi. Un ceramista di Deruta ora può accettare pagamenti in euro, sterline e dollari senza dover comprendere i protocolli di cambio valuta.
La vendita transfrontaliera, un tempo riservata alle aziende con agenti doganali, è diventata accessibile alle microimprese. Il sistema One Stop Shop (OSS) dell'UE per l'IVA, parte del più ampio quadro normativo del commercio elettronico spiegato su Wikipedia, ha semplificato la rendicontazione fiscale per i venditori che spediscono negli Stati membri.
Quel singolo cambiamento normativo ha aperto 27 mercati nazionali con una sola registrazione.
Il collegamento con il social commerce
Le piccole imprese hanno un vantaggio autentico rispetto ai grandi rivenditori: la personalità. E le piattaforme social premiano proprio questo. Una ceramista che filma il suo processo su TikTok o un venditore di formaggi che pubblica aggiornamenti sulla stagionatura su Instagram costruiscono una fedeltà del pubblico che nessun marchio aziendale può replicare.
Questo percorso dal contenuto al commercio è potente. Una ricerca del Consorzio Netcomm mostra che l'82,7% delle aziende italiane di e-commerce è attivo sui social media, con artigiani e produttori alimentari italiani tra i segmenti in più rapida crescita sulle piattaforme di social selling. Il percorso di conversione è breve: un cliente guarda un video di 30 secondi, clicca sul negozio e completa un acquisto prima che il video successivo venga riprodotto automaticamente.
Ma il social commerce funziona al meglio quando si collega a un vero e proprio negozio online. Affidarsi interamente allo shop integrato di Instagram o a un elenco su un marketplace significa non possedere la relazione con il cliente. Le piccole imprese intelligenti utilizzano i canali social per la scoperta e il proprio sito di e-commerce per la transazione effettiva.
Cosa ci aspetta
Le piccole imprese che stanno prosperando online in questo momento non sono quelle con la tecnologia più sofisticata. Sono quelle che hanno iniziato. Un negozio funzionante con 20 prodotti batte un negozio pianificato con 200 prodotti che non viene mai lanciato.
Strumenti basati sull'intelligenza artificiale per le descrizioni dei prodotti, la gestione automatizzata dell'inventario e l'analisi predittiva stanno già arrivando su piattaforme adatte alle PMI. Il divario tra ciò che un'azienda di 5 persone e un'azienda di 500 persone possono fare online continua a ridursi. Per le piccole imprese disposte a sperimentare, la trasformazione dell'e-commerce non sta rallentando. È solo all'inizio.
Si è compiuto questa mattina a Potenza Picena un passo decisivo per la realizzazione del nuovo casello autostradale della Valpotenza sulla A14. L'incontro ha visto la partecipazione del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana, dell’assessore alle Infrastrutture Francesco Baldelli e dei rappresentanti istituzionali della provincia di Macerata e dei comuni di Potenza Picena, Montelupone, Recanati, Porto Recanati e Macerata.
Il vertice ha sancito l'avvio ufficiale del tavolo tecnico, strumento necessario per entrare nella fase operativa di un’opera attesa dal territorio da oltre quarant’anni. Il nuovo svincolo sorgerà tra le stazioni di Loreto-Porto Recanati e Civitanova Marche e si collegherà direttamente alla SP 576 Helvia Recina tramite rampe dedicate e una nuova rotatoria.
Secondo il cronoprogramma illustrato da Autostrade per l’Italia, l’iter autorizzativo e il progetto esecutivo si concluderanno all'inizio del prossimo anno, mentre l’avvio effettivo dei cantieri è previsto per il secondo trimestre del 2027. L'infrastruttura è stata progettata con un approccio sostenibile per decongestionare il traffico urbano, spostando i mezzi pesanti sulla rete autostradale e potenziando la sicurezza stradale.
Il presidente Francesco Acquaroli ha definito l'opera come un'opportunità storica capace di cambiare il destino di un intero distretto produttivo, rendendo la valle nuovamente competitiva e attrattiva per gli investimenti. Anche l’assessore Francesco Baldelli ha rimarcato come il casello sia il tassello finale di un piano di interventi più ampio, che include l'ammodernamento della Strada Regina e i collegamenti tra Sforzacosta, Macerata e Villa Potenza, per i quali la Regione ha investito oltre 50 milioni di euro.
Una nuova ondata di tentativi di truffa digitale sta colpendo in queste ore i contribuenti maceratesi. Diversi cittadini hanno segnalato la ricezione di messaggi ingannevoli sul proprio smartphone che simulano comunicazioni ufficiali dell'Ufficio Entrate del Comune di Macerata. L'obiettivo dei malviventi è chiaro: sfruttare la paura di sanzioni per sottrarre dati personali e bancari.
Il meccanismo utilizzato è quello dello "smishing", ovvero il phishing tramite sms. Il testo del messaggio, segnalato da numerosi utenti, recita testualmente: "La tua posizione Tari risulta non corretta. Per evitare sanzioni contatta urgentemente il numero XXXXXXXXX". Il tono urgente e la minaccia di sanzioni immediate sono studiati appositamente per spingere la vittima a chiamare il numero indicato, dove operatori compiacenti cercano di estorcere codici di accesso o dati sensibili.
L'amministrazione comunale è intervenuta prontamente per chiarire l'assoluta estraneità dell'ente a queste comunicazioni, specificando che l'Ufficio Entrate non utilizza mai il canale sms per interfacciarsi con l’utenza, né richiede pagamenti o regolarizzazioni tramite procedure telefoniche. Le uniche modalità di contatto valide restano esclusivamente quelle istituzionali già note, come la posta ordinaria, la pec, le email degli uffici o i colloqui diretti presso le sedi comunali.
L'invito rivolto a chiunque riceva tali messaggi è di non rispondere, ignorare il testo e, soprattutto, non fornire alcuna informazione sensibile. Per verificare la propria reale situazione tributaria ed evitare spiacevoli raggiri, i cittadini possono scrivere all’indirizzo email tributi@comune.macerata.it oppure consultare i recapiti ufficiali presenti nel sito istituzionale del Comune. Si raccomanda la massima attenzione e si invita la cittadinanza a segnalare tempestivamente ogni episodio sospetto alle autorità competenti per arginare la diffusione della truffa.
Una presa di posizione a tutela delle eccellenze agroalimentari e del diritto all'informazione dei cittadini. La Giunta comunale di Civitanova Marche ha approvato una delibera di indirizzo strategica a sostegno dell’iniziativa promossa da Coldiretti, volta a rafforzare la trasparenza sull’origine dei prodotti e a contrastare l’uso improprio dell’etichetta "Made in Italy".
Il provvedimento nasce dalla necessità di colmare i vuoti della normativa europea che, attualmente, permette di definire "italiano" anche un prodotto realizzato con ingredienti esteri, purché l'ultima fase di trasformazione avvenga nel nostro Paese. Una pratica che l'amministrazione considera dannosa sia per i consumatori che per il comparto economico nazionale.
Con questo atto, il comune di Civitanova Marche si impegna ad attivarsi presso le sedi competenti, anche attraverso il supporto dell’ANCI, affinché venga avviato un percorso di revisione delle regole UE. L'obiettivo è garantire criteri più stringenti e trasparenti, valorizzando le filiere autentiche e promuovendo modifiche normative che rendano chiara e veritiera l’indicazione della provenienza degli alimenti.
La consigliera Paola Campetelli, che ha seguito l’iter del provvedimento, ha ribadito l'importanza di questa azione a difesa del territorio: "La delibera approvata rappresenta un passo importante per la difesa del vero Made in Italy e per la tutela dei nostri cittadini. Oggi troppo spesso sugli scaffali troviamo prodotti che richiamano l’italianità ma che, in realtà, utilizzano materie prime straniere".
"Ringrazio il Sindaco e la giunta per aver scelto di schierarsi con decisione al fianco delle imprese agricole e dei cittadini. Vogliamo regole più chiare a livello europeo, che permettano a chi acquista di sapere davvero cosa porta in tavola e che valorizzino in modo autentico il lavoro delle nostre filiere", ha concluso la consigliera.
Il piano di difesa della costa a Scossicci compie un significativo passo in avanti. Il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche ha infatti consegnato ufficialmente la variante tecnica suppletiva che potenzia il progetto di realizzazione delle scogliere emerse. Grazie all'accordo istituzionale con il comune di Porto Recanati, il quadro economico dell'opera passa da 9 a 10 milioni di euro complessivi, permettendo un intervento ancora più capillare ed efficace contro l'erosione marina.
L'integrazione progettuale non si limita a completare quanto già previsto, ovvero le otto barriere emerse attualmente in fase di costruzione e il salpamento delle strutture artificiali "Ferran", ma introduce nuove opere strutturali nel tratto più a nord del litorale. Nello specifico, la variante prevede il rifiorimento e la risagomatura dei 14 pennelli esistenti, ciascuno dei quali raggiungerà una lunghezza di 50 metri, di cui 30 emersi e 20 sommersi. Questa estensione dei lavori consentirà di mettere in sicurezza ulteriori 830 metri di costa, garantendo una protezione molto più ampia rispetto al piano originario.
Nonostante l'ampliamento del cantiere, il cronoprogramma non subirà rallentamenti. Sfruttando la contemporaneità dell'esecuzione delle nuove opere con quelle già appaltate, il termine di ultimazione rimane fissato per l'8 dicembre 2026. Un traguardo ambizioso che rispetta gli originari 203 giorni naturali consecutivi stabiliti alla consegna dei lavori lo scorso novembre.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Andrea Michelini, che ha sottolineato l'impegno corale di Regione Marche, Provveditorato e uffici comunali per vincere una sfida fondamentale per l'economia turistica locale. Sulla stessa linea l'assessore Lorenzo Riccetti, che ha rivendicato la concretezza dell'azione amministrativa rispetto alle polemiche del passato. Riccetti ha ribadito che, per la prima volta dopo anni, la città vede fatti concreti anziché semplici promesse, mettendo in guardia dai danni di immagine causati da allarmismi infondati e proposte di gestione finanziaria definite "puramente demagogiche".
In occasione della Giornata della Salute celebrata ieri, i dati diffusi dall'Istat nel report "La salute: una conquista da difendere" incoronano le Marche come la regione più longeva d’Italia, confermando un quadro complessivamente positivo ma segnato da profonde differenze territoriali.
L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita in costante crescita, ma il dato più significativo riguarda proprio il primato marchigiano, simbolo di un modello sanitario e sociale capace di garantire livelli di benessere superiori alla media nazionale.
Le Marche si distinguono per un’età mediana alla morte che supera gli 86 anni, posizionandosi nettamente al vertice rispetto alla media italiana e soprattutto rispetto ad alcune regioni del Sud. Il dato evidenzia un divario importante, considerando che in Campania l'età mediana si ferma sotto gli 82 anni, con uno scarto di circa 4 anni.
Nel dettaglio, l'età mediana alla morte nel 2023 è pari a 81,6 anni per gli uomini e 86,3 anni per le donne, con una media nazionale di 84,4 anni. Le Marche guidano la classifica con 86,1 anni, seguite da Umbria (85,9), Molise (85,7), Toscana (85,7), Emilia (85,5), Abruzzo (85,4), Liguria (85,4), Basilicata (85,3), Trento (85), Veneto (84,8), Friuli (84,7), Lombardia (84,6) e Bolzano (84,5), mentre sotto la media si collocano Valle d’Aosta (84,3), Puglia (84,1), Lazio (83,9), Calabria (83,8), Sicilia (83,3) e infine Campania (81,9). Questo conferma una marcata differenza tra Nord e Sud, oggi più evidente rispetto al passato.
A livello nazionale, la speranza di vita alla nascita ha raggiunto gli 83,4 anni, con una crescita significativa tra il 1990 e il 2024: circa 8 anni in più per gli uomini e 6,5 per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni. Tuttavia, il report evidenzia come la geografia della mortalità sia cambiata nel tempo. Se nel 1990 la mortalità maschile era più elevata al Nord e quella femminile al Sud, oggi la situazione è convergente, con livelli più alti nel Mezzogiorno per entrambi i sessi.
Tra il 1990 e il 2023 la mortalità standardizzata per età diminuisce del 43% tra gli uomini e di quasi il 40% tra le donne, ma con una riduzione più marcata nel Centro-Nord, dove in alcune regioni supera il 50%, mentre nel Mezzogiorno si attesta intorno al 35%. Questo ha contribuito a rendere il territorio di residenza un fattore determinante per la sopravvivenza.
Il report dell’Istat offre anche uno sguardo più ampio sull’evoluzione della salute in Italia, evidenziando come negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute sia diminuita dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025, più che dimezzata in termini standardizzati dal 9,8% al 4,5%. I miglioramenti più significativi riguardano le fasce più anziane: nel 2025 quasi il 28% delle donne di 85 anni e più dichiara di stare male o molto male, con una quota dimezzata rispetto al 1995, mentre tra gli uomini della stessa età si è passati dal 39,5% al 17,2%.
Allo stesso tempo, la pandemia di Covid-19 ha inciso temporaneamente sulla mortalità per malattie infettive, salita al 12,4% nel 2020 e poi scesa al 5,0% nel 2023. Nel lungo periodo si registra una forte riduzione dei decessi per malattie respiratorie e dell’apparato digerente, passati rispettivamente da 5-600 a 60-70 e da circa 400 a 40 decessi ogni 100mila abitanti.
Tuttavia, con l’aumento della longevità crescono anche le patologie cronico-degenerative: i tumori rappresentano oggi il 26,3% dei decessi, mentre le malattie cardiovascolari sono passate al 30%, diventando la principale causa di morte. Aumenta anche la multimorbilità, che nel 2025 riguarda 13 milioni di persone, di cui il 39% ultra75enni, insieme alla diffusione di diabete e ipertensione, legata non solo all’invecchiamento ma anche a stili di vita meno salutari e a una maggiore capacità diagnostica.
La gestione degli spazi pubblici dedicati alla cura e allo svago dei nostri amati animali domestici rappresenta una delle sfide più concrete e attuali che le amministrazioni comunali italiane si trovano oggi ad affrontare. Non si tratta semplicemente di installare una rete o delimitare un’area verde: progettare recinti per cani sicuri e funzionali richiede una visione d’insieme capace di mettere al centro il benessere degli animali, la sicurezza dei cittadini e la durabilità nel tempo delle infrastrutture.
Sicurezza perimetrale: il punto di partenza imprescindibile
Quando si parla di spazi all'aperto destinati al pubblico, la sicurezza perimetrale non è un optional, ma un vero e proprio punto di partenza e una fortissima necessità strutturale. Un'area mal delimitata espone l'amministrazione a rischi legali, ma soprattutto mette in pericolo persone, animali, edifici e mezzi di trasporto.
Per gli spazi dedicati ai cani, questo principio assume un significato ancora più profondo. Un perimetro ben progettato non serve solo a contenere gli animali all'interno dell'area, ma protegge anche i passanti all'esterno, evita fughe improvvise verso strade trafficate e riduce il rischio di conflitti tra animali di taglie diverse. La sicurezza, in questo contesto, è anche e soprattutto sinonimo di rispetto: verso i nostri amici a quattro zampe, verso i loro proprietari, e verso l'intera comunità.
Quali spazi possono essere recintati per la salvaguardia degli animali
Le amministrazioni pubbliche hanno oggi a disposizione una gamma molto ampia di recinzioni per cani e di aree delimitabili. Le aree cani nei parchi comunali sono l'esempio più comune, ma certamente non l'unico. Una progettazione attenta del contesto — la dimensione dell'area, il numero di cani previsti, la tipologia di razze più diffuse nel territorio e le esigenze specifiche della comunità locale — è sempre il punto di partenza corretto.
Tipologie di aree recintabili in ambito comunale
Si possono recintare specifiche zone all'interno di parchi urbani, creando spazi dedicati dove i cani possono giocare e correre liberi senza guinzaglio in totale sicurezza. Altrettanto utile è la recinzione di aree limitrofe a rifugi o canili comunali, per consentire momenti di socializzazione e movimento agli animali ospitati. Non vanno dimenticati gli spazi verdi adiacenti a strutture pubbliche — scuole, ospedali, centri sportivi — dove è necessario garantire una separazione netta tra le diverse utenze per ragioni di sicurezza. Infine, le recinzioni per cani rappresentano una soluzione eccellente all'interno di percorsi naturalistici attrezzati, pensati per i proprietari che desiderano portare i propri cani in ambienti più stimolanti rispetto al classico “sgambatoio” pubblico.
Caratteristiche tecniche e opzioni più adatte al territorio
Quando si scelgono le recinzioni per cani in ambito pubblico, le variabili tecniche da considerare sono numerose e non vanno sottovalutate. Ogni parametro incide direttamente sulla funzionalità dello spazio, sulla sicurezza degli animali e sulla sostenibilità economica dell'intervento nel tempo.
Altezza e resistenza: i parametri critici
L'altezza delle recinzioni per cani è un parametro critico: deve essere sufficiente a impedire il salto anche ai cani di taglia grande o più atletici, tenendo conto che alcune razze sono in grado di superare agevolmente barriere di altezza standard. Altrettanto importante è la resistenza alla pressione e all'urto: le recinzioni pubbliche sono soggette a sollecitazioni continue da parte degli animali e all'usura degli agenti atmosferici. I materiali scelti devono garantire una lunga durata senza richiedere manutenzione frequente — aspetto fondamentale per le amministrazioni che devono ottimizzare i costi nel lungo periodo.
Tipologia di maglia e sistemi di accesso
La tipologia di maglia o pannello è un altro elemento determinante: spaziature troppo ampie possono rappresentare un pericolo per i cani di piccola taglia, che potrebbero infilarsi o restare intrappolati.
Esistono soluzioni con maglie a geometria variabile, più strette nella parte bassa e più ampie in quella alta, pensate proprio per rispondere a questa esigenza specifica. Infine, i sistemi di accesso meritano un'attenzione speciale: cancelli a doppia apertura con zona filtro intermedia sono oggi considerati lo standard per le aree cani pubbliche, perché permettono di entrare e uscire in sicurezza senza il rischio che un animale scappi durante il passaggio.
La qualità delle recinzioni riflette la qualità della vita urbana
Se c'è una cosa che si evince con chiarezza osservando le realtà comunali che investono seriamente in questi spazi, è che la qualità delle recinzioni per cani riflette direttamente la qualità della vita urbana. Un'area cani ben progettata non è solo un servizio: è un vero e proprio segnale di civiltà. Le amministrazioni pubbliche non dovrebbero fermarsi al risparmio immediato, ma ragionare in termini di investimento a lunga durata.
Scegliere soluzioni tecnicamente solide, progettate per durare e pensate davvero per gli animali, significa non solo proteggere gli animali e le persone, ma anche ridurre i costi di manutenzione nel tempo e, soprattutto, costruire spazi di cui i cittadini andranno davvero fieri.
Domande frequenti su recinti e aree cani comunali
- Qual è l'altezza minima consigliata per una recinzione in un'area cani pubblica? In genere si raccomanda un'altezza minima di 120-150 cm per cani di taglia media, ma per aree frequentate da razze di grande taglia o molto atletiche è preferibile arrivare a 180-200 cm.
- I cancelli delle aree cani devono avere caratteristiche particolari? Sì, lo standard attuale prevede cancelli a doppia apertura con zona filtro intermedia, che impedisce la fuga degli animali durante l'accesso e l'uscita degli utenti.
- Quali materiali sono più adatti per recinzioni in aree cani pubbliche? Le reti elettrosaldate zincate o plastificate sono tra le soluzioni più diffuse per la loro robustezza, resistenza agli agenti atmosferici e bassa necessità di manutenzione nel tempo.
- È necessario un iter burocratico per installare un'area cani in un parco comunale? In genere sì: l'installazione richiede una delibera comunale e, in alcuni casi, una comunicazione o autorizzazione edilizia, soprattutto in aree sottoposte a vincoli paesaggistici.
- Come si dimensiona correttamente un'area cani in base alla popolazione canina locale? Una stima di partenza è circa 15-20 mq per cane atteso contemporaneamente; è consigliabile separare l'area in due zone distinte per cani di taglia grande e piccola.
- Retissima fornisce soluzioni per enti pubblici e amministrazioni comunali? Sì, Retissima progetta e installa recinzioni su misura per enti pubblici, con sopralluogo gratuito e supporto tecnico dalla progettazione alla posa in opera.
(Foto di Alexa da Pixabay)