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Episodi di violenza giovanile: è davvero tutto da imputare ai lockdown?

Episodi di violenza giovanile: è davvero tutto da imputare ai lockdown?

L’episodio di violenza contro il rider di Cagliari, malmenato da un gruppo di ragazzi mentre stava facendo consegne in città la sera della finale italia Inghilterra non è stato un episodio isolato.

Un episodio analogo si è verificato a San Donà, in provincia di Venezia.A denunciarlo è un pensionato di settant’anni, pestato da dieci ventenni davanti casa: “una furia mai vista, potevano uccidermi”.” Mi hanno aspettato in branco quando sono sceso dall’auto”.

L’uomo, per anni autista di ambulanze al pronto soccorso dell’ospedale, è stato malmenato dopo una discussione per un parcheggio. Stava entrando nella sua abitazione con l’auto in sosta per aprire il cancello. Qualcuno gli ha urlato di spostarsi. Sceso dicendo che doveva rientrare in casa si è consumato il pestaggio. “Ero a terra, ma continuavano a picchiarmi”. 

Spesso leggiamo che la causa scatenante dell’aggressività giovanile di cui sempre più spesso si sente parlare è la pandemia, che avrebbe slatentizzato un disagio che si manifesta con aggressività e violenza.

Il disagio emotivo, la frustrazione della propria libertà, lo stress avrebbero innescato reazioni violente come “valvola di sfogo”.

Eppure ormai da anni, molto prima della pandemia, è ad esempio in voga tra i giovanissimi il “Knockout game” , un “gioco” come definito da molti, ma che gioco non è, che prevede di colpire a caso i passanti sconosciuti con un pugno in pieno volto.

Far filmare l’accaduto dagli amici bulli per postare il video su youtube o su altri social e allontanarsi come se nulla fosse, è il fine di questo delirante comportamento. Da Milano, Venezia, Brescia a Roma, Palermo, Napoli, questo trionfo di demenza è giunto in Italia già dal 2014, quando si sono verificati i primi episodi.

Se è vero che nel particolare e difficile periodo di cambiamenti che è l’adolescenza, il confronto con l’altro è di vitale importanza per la formazione e crescita, per la costruzione dell’identità di un ragazzo, è fuorviante imputare ai lockdown vissuti a causa della pandemia “sic et simpliciter” il fenomeno dell’aggressività giovanile.

E’ forse più realistica la considerazione, frutto di studi di ricerca sui comportamenti devianti e criminali giovanili,  che l’aggressività ed il comportamento antisociale hanno una loro genesi raramente riconducibile ad un’unica causa.

I fattori di rischio, utili da conoscere per prevenire il consolidamento di una carriera criminale non conseguenti a disturbi psichiatrici acuti e cronici, vanno da una carenza educativa da parte dei genitori (abusi o trascuratezza), all’appartanenza ad una cerchia di amicizie che promuovono la violenza, all’assenteismo scolastico in giovane età, all’uso abuso di droghe, allo stile violento appreso nella comunità e all’immediata fruizione di contenuti violenti nei mass media.

La prevenzione secondo gli studi specialistici è affidata ad una precoce educazione emotiva:il controllo del comportamento dei figli ed una migliore comunicazione affettiva possono aiutare a prevenire l’aggressività scaturente dall’incapacità di affrontare adeguatamente i problemi, dalla poca tolleranza alla frustrazione, dai problemi familiari.

 

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