Sanità

Montecassiano, inaugurato il nuovo Punto Salute con assistenza infermieristica

Montecassiano, inaugurato il nuovo Punto Salute con assistenza infermieristica

Questa mattina è stato inaugurato a Montecassiano, presso la sede del Distretto sanitario locale, il nuovo ambulatorio IFeC Punto Salute. Alla cerimonia hanno partecipato il vicepresidente e assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, il direttore generale dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Macerata Alessandro Marini e il sindaco di Montecassiano Leonardo Catena. Il Punto Salute di Montecassiano prevede la presenza di un’infermiera del servizio domiciliare e sarà aperto il lunedì e il mercoledì mattina, dalle 7.45 alle 12.15, andando a integrare l’attività dell’ambulatorio infermieristico già operativo presso il Distretto. L’iniziativa fa parte di un più ampio progetto regionale che conta già 27 punti salute, concepiti per compensare la carenza di medici di medicina generale. Nelle Marche, infatti, su un fabbisogno di circa 1.250 medici, mancano attualmente circa 200 professionisti. Il modello Punto Salute offre prestazioni quali elettrocardiogrammi, holter pressori e cardiaci, saturimetrie e altre analisi preliminari, spesso con il supporto della telemedicina. “Questi presidi – ha spiegato Saltamartini – rappresentano un’alternativa concreta per garantire servizi sanitari vicini ai cittadini e prevenire accessi impropri ai pronto soccorso. A Montecassiano operano quattro medici di base e un pediatra, e il nuovo Punto Salute favorirà l’accesso alle prestazioni”. Il direttore Marini ha sottolineato il valore della telemedicina integrata nel servizio, che consente di gestire casi con il supporto a distanza di specialisti, offrendo un aiuto concreto ai medici di famiglia. “Stiamo progressivamente trasformando il sistema sanitario regionale da un modello centrato sull’ospedale a uno basato sulla presa in carico territoriale, più adeguato alla gestione delle cronicità e dei bisogni della popolazione anziana”. L’infermiere di famiglia e di comunità (IFeC) rappresenta un ruolo chiave: agisce in autonomia, collaborando con medici e servizi territoriali, per garantire assistenza infermieristica a medio-bassa complessità, promuovere la salute e supportare l’autogestione dei pazienti. Tra le prestazioni disponibili nel Punto Salute di Montecassiano figurano elettrocardiogrammi, holter, spirometrie, densitometrie ossee, misurazioni dei parametri vitali, somministrazione di terapie iniettive, gestione di cateteri e medicazioni di vario tipo.   L’accesso è libero nei giorni e orari indicati, con prenotazioni gestite dall’infermiera tramite Cup, su prescrizione del medico di medicina generale.

06/06/2025 15:27
La Lube scommette sul futuro: arriva Noa Duflos-Rossi, talento francese non ancora diciottenne

La Lube scommette sul futuro: arriva Noa Duflos-Rossi, talento francese non ancora diciottenne

La Cucine Lube Civitanova apre il volley mercato estivo con un innesto dal respiro internazionale, puntando su gioventù, talento e prospettiva. Il club vicecampione d’Italia ha ufficializzato l’arrivo dello schiacciatore ricevitore Noa Duflos-Rossi, astro nascente della pallavolo francese, che ha firmato un contratto triennale con la società marchigiana. Un investimento ambizioso che conferma la filosofia cuciniera: costruire il futuro affiancando l’esperienza all’energia e al potenziale delle nuove leve. Originario di Sète, città portuale nel sud della Francia, Noa Duflos-Rossi è figlio d’arte: il padre Patrick, oggi allenatore, è stato protagonista nella nazionale transalpina. Alto 198 cm e prossimo alla maggiore età – compirà 18 anni il 10 settembre – Noa ha già lasciato un segno importante nella scena internazionale giovanile. Con la maglia della Francia ha conquistato l’argento europeo U19 nel 2022, il titolo mondiale di categoria nel 2023 e quello continentale nel 2024, venendo premiato come miglior schiacciatore e mvp del torneo. Formatosi nel prestigioso Centre National du Volley-Ball, l’equivalente francese del Club Italia, Duflos-Rossi ha collezionato anche un bronzo nazionale nel 2023/24 con la squadra federale Elite Avenir, prima di affrontare la sua prima vera stagione nella massima serie con lo Spacer’s Toulouse Volley, terzo classificato in Coppa nazionale. Le sue qualità non sono sfuggite nemmeno ad Andrea Giani, commissario tecnico della nazionale maggiore francese, che lo ha inserito nella lista della Volleyball Nations League, a conferma del potenziale fuori dal comune. "Giocare in Italia, con la maglia della Lube, è un sogno che si avvera - ha dichiarato Duflos-Rossi -. Sono felice di entrare a far parte di un club così prestigioso. Mi ha colpito il progetto di crescita che mi è stato presentato e voglio dare tutto me stesso per migliorarmi, onorare questi colori e far gioire i tifosi. È la mia prima esperienza fuori dalla Francia, ma mi sento pronto". Entusiasta anche il direttore generale Beppe Cormio, che ha seguito a lungo il giovane talento prima di portarlo in Italia: "Noa è uno dei giovani più promettenti in circolazione. Gioca già con personalità nella massima serie francese e ha vinto tutto nelle nazionali giovanili. Ha i requisiti per diventare un fuoriclasse, ma dovrà lavorare sodo e restare umile. È bravo in seconda linea e ha qualità offensive notevoli. Se seguirà i consigli dello staff e si farà guidare, potrà diventare uno degli ingaggi più importanti degli ultimi anni". Con Duflos-Rossi, la Lube conferma la propria visione a lungo termine: crescere insieme ai giocatori, valorizzando i migliori giovani italiani e internazionali. Una scommessa sul talento, ma soprattutto sulla formazione, che nel caso del giovanissimo Noa potrebbe rivelarsi presto vincente.

05/06/2025 11:20
Macerata inaugura il nuovo reparto angiografico: 800mila euro per la salute del cuore

Macerata inaugura il nuovo reparto angiografico: 800mila euro per la salute del cuore

Inaugurato stamattina il nuovo reparto angiografico al quinto piano dell'ospedale di Macerata. Dopo i lavori edili ed impiantistici di circa 800 mila euro, che hanno interessato una superficie complessiva di circa 360 mq, l’Ast di Macerata in un unico piano ha a disposizione due sale angiografiche dedicate l’una alla cura delle patologie aritmologiche e alla prevenzione della morte cardiaca improvvisa, l’altra alla patologia coronarica e alle cardiopatie strutturali, quale ad esempio la stenosi valvolare aortica. Il progetto concretizza il connubio necessario per trattare i pazienti affetti da patologie cardiovascolari e che necessitano dl terapia medica e invasiva, garantendo efficienza nella logistica e ottimizzazione della comunicazione tra le diverse figure impiegate quotidianamente nella cura. “Nella nostra Azienda possiamo vantare la presenza di un polo cardiovascolare di eccellenza, in grado di garantire standard elevati di assistenza ai pazienti e al contempo un tasso di mortalità inferiore alla media nazionale. Ringrazio per questo i primari Mario Luzi e Francesco Pellone con le loro équipe per essere in grado di alzare sempre l’asticella della qualità delle prestazioni erogate ai cittadini", ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini. Numerose le autorità presenti alla conferenza stampa, oltre al direttore generale Alessandro Marini e al direttore sanitario Daniela Corsi, tra le quali il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli accompagnato dalla vice Francesca D’Alessandro e dagli assessori Paolo Renna alla sicurezza, e Oriana Piccioni al bilancio, il Vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, il dottor Pietro Pinciaroli in rappresentanza dell’Ordine dei Medici e il comandante della polizia locale Danilo Doria. "Ringrazio la Regione Marche per gli investimenti di questi ultimi due anni e vorrei ricordare come siamo passati dal 2010 con interventi ogni tre giorni a settimana al 2015 quando è stato attivato l’H24 in reperibilità. Ogni anno nella sala angiografica dedicata alla Cardiologia Interventistica-Emodinamica si trattano in media 1200 pazienti affetti da patologia coronarica, di cui circa il 50% richiedono interventi di angioplastica anche complessi", ha affermato il dottor Francesco Pellone. "Trattiamo 210 infarti tempo dipendenti e di questo ringrazio tutta la mia equipe per il grande lavoro svolto, Macerata ha la mortalità media inferiore in Italia e credo che questo sia un risultato importante. Possiamo vantare nell'ospedale la presenza di quattro sale di Emodinamica, la sala dell’Elettrofisiologia forse è meno nota ai più, tuttavia ha una funzione vitale in quanto è in grado di riconoscere la presenza di patologie, quali ad esempio la fibrillazione atriale, che se non diagnosticate in tempo possono essere fatali", ha spiegato il primario della cardiologia Mario Luzi. "Credo che dobbiate essere orgogliosi dei risultati che state ottenendo in termini di crescita del numero delle prestazioni erogate e di qualità delle cure che siete in grado di offrire ai cittadini - ha affermato l'assessore alla sanità Filippo Saltamartini - la testimonianza del vostro encomiabile lavoro è tangibile, perché la regione Marche ha ottenuto anche quest’anno la quota premiale per la garanzia dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), ma siamo anche Regione Benchmark e primi in Italia, dopo la Provincia di Bolzano, per tecnologie elettromedicali più nuove". 

04/06/2025 18:20
Inaugurata la nuova Psichiatria a Macerata: “Spazi pensati in funzione del paziente”

Inaugurata la nuova Psichiatria a Macerata: “Spazi pensati in funzione del paziente”

La nuova Palazzina del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ast di Macerata, all’interno del Dipartimento di Salute Mentale, ristrutturata con un intervento di circa 4 milioni di euro per opere di adeguamento sismico ed efficientamento energetico con Fondi Por Fesr 2014/2020, è stata inaugurata stamattina alla presenza delle autorità intervenute, fra le quali il vicepresidente e assessore alla Sanità della Regione Marche Filippo Saltamartini, il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli,  il vescovo monsignor Nazzareno Marconi, il colonnello Ferdinando Mazzacuva della Guardia di Finanza, la prorettrice dell’Università di Macerata professoressa Natascia Mattucci. Al finanziamento regionale l’Ast di Macerata ha aggiunto fondi propri per interventi di dettaglio funzionali alle esigenze del Reparto e per l’acquisto di arredi. Si tratta di un edifico moderno e funzionale alle esigenze di cura del paziente, dotato di spazi ampi e luminosi che si sviluppa su due piani, al cui interno trovano posto anche idonei locali per ospitare i minori. Al piano terra è svolta l’attività del Centro di Salute Mentale, dove troviamo gli ambulatori, ma anche l’attività territoriale che viene realizzata al domicilio del paziente da parte di medici e infermieri. Sempre al piano terra si trova il Centro Diurno, dove si realizzano interventi riabilitativi in regime di semiresidenzialità. Mentre al primo piano è ubicato il Reparto dove viene svolto il trattamento in regime di ricovero delle acuzie psichiatrie, con 12 posti letto estensibili a 16. “Vorrei ringraziare la Regione Marche attraverso l’assessore Baldelli per il finanziamento dei lavori di questa palazzina, ma anche il nostro Ufficio Tecnico per tutto il lavoro svolto dietro le quinte. La nuova palazzina S.P.D.C. non è soltanto una struttura nuova, ma innovativa perché spazi e ambienti sono stati pensati in funzione del paziente, secondo il principio di umanizzazione delle cure, e degli operatori sanitari che vi lavorano – ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata  Alessandro Marini. “Nelle antiche regole monastiche c’è una parte dedicata a come costruire il monastero, è importante allora aver pensato alla realizzazione di questa struttura sulla base delle esigenze di chi dovrà venire a curarsi – ha esordito il vescovo di Macerata monsignor Nazzareno Marconi che ha benedetto la struttura. “La nuova Palazzina della Psichiatria vuole essere un luogo che cura, – ha affermato il direttore del Dipartimento di Salute Mentale Stefano Nassini – sappiamo, infatti, come ci ricorda l’Oms che non c’è salute senza salute mentale". "Assistiamo oggi ad un aumento della domanda di disagio sociale con un aumento anche del tasso di suicidi. Le persone che si rivolgono al nostro Centro rappresentano una popolazione eterogenea e noi dobbiamo offrire loro percorsi di cura individualizzati, sulla base delle specificità di ciascuno. Se oggi aumentano i problemi di salute mentale, è vero anche che abbiamo cure efficaci a disposizione per gestire le acuzie nel miglior modo possibile, garantendo sicurezza a operatori e pazienti e riducendo le aggressività”. “Come Regione Marche abbiamo investito sulla prossimità della salute per i cittadini e per questo abbiamo costituito le Aziende Sanitarie Territoriali per rispondere adeguatamente ai loro bisogni di cura e assistenza sanitaria – ha dichiarato il vicepresidente della Giunta e assessore alla Sanità della Regione Marche Filippo Saltamartini. "Dallo Studio che come Regione abbiamo commissionato alle Università Politecnica delle Marche e Bicocca di Milano sulla domanda sanitaria delle Marche, è emerso che dopo le liste di attesa, le problematiche relative alla psiche erano quelle in aumento. Con il nuovo Piano Socio Sanitario approvato abbiamo previsto, di conseguenza, un potenziamento di queste strutture per dare risposte proprio ad un bisogno emergente e fondamentale di salute mentale, che è alla base di tutto. Continuiamo a lavorare per reperire e formare psicologi, psichiatri e neuropsichiatri infantili, perché sono professionisti che svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutare le persone, soprattutto i giovani, ad affrontare il disagio sociale emergente e le complesse sfide poste dalla società in cui viviamo”.   

03/06/2025 18:43
Il futuro della sanità: tra crisi del pubblico, sfide della prevenzione e integrazione con il privato

Il futuro della sanità: tra crisi del pubblico, sfide della prevenzione e integrazione con il privato

La sanità che verrà... non lo sappiamo perché le stagioni della vita, della politica, delle idee e delle ideologie stanno acquisendo una dinamica particolarmente veloce, volubile ed intrisa di tutte le variabili sociali, tecnologiche, economiche. Un principio è certo ed indiscutibile: tutti hanno il diritto di difendere il bene più prezioso della vita, la salute. In una società culturalmente avanzata, democraticamente organizzata ed umanamente consapevole questo principio deve essere intangibile ed ogni sforzo da parte di tutti è doveroso perché sia rispettato. È evidente che nonostante l'assoluta razionale priorità le difficoltà siano tante e spesso acuite anche da scelte politico-amministrative che non danno i risultati sperati o addirittura perché la salute viene considerata un bene commerciale e non un valore umano vitale. Fatta questa premessa doverosa dobbiamo anche riconoscere che il Servizio Sanitario Nazionale Italiano è tra i più trasversali e universali al mondo permettendo un accesso gratuito o quasi a tutti i migliori servizi sanitari a tutti i cittadini ed anche residenti in Italia. Il problema è che il servizio pubblico non ce la fa più, fa fatica a fare fronte alle esigenze legittime di una popolazione sempre più anziana, maggiormente vulnerabile, e con l'ausilio di una assistenza e di una tecnologia in continua evoluzione nella diagnosi e cura della malattia. Proprio in questo convulso contesto la comunicazione sanitaria, l'educazione alla salute e quindi la prevenzione sta assumendo un ruolo sempre più centrale. In una visione così variegata è opportuno pensare che il Servizio Pubblico ha bisogno di collaborazione, integrazione, solidarietà organizzativa da tutte quelle strutture anche private che abbiamo però la finalità di facilitare i cittadini e le istituzioni perché la salute sia al centro degli obiettivi. Le strutture sanitarie private di sicuro hanno un obiettivo economico ma se ligie ai principi fondamentali del loro servizio lo devono amalgamare al raggiungimento di un risultato  generale. Ed ecco allora l'auspicata unione di intenti, la diminuzione di alcune malattie con la pace, concordia e interazione della ricerca. La spesa per la prevenzione può essere molto vantaggiosa anche a confronto della possibilità di limitare patologie e cure. Il futuro della Sanità dovrebbe essere incentrato proprio sulla collaborazione tra pubblico e privato, dove il privato non è convenzionato ma integrato, dove può dare un contributo decisivo nella rincorsa continua a una tecnologia sempre più avanzata e in continua evoluzione, dove l'istituzione di spazi organizzativi e utilizzo di professionalità per la comunicazione e cultura della salute per la prevenzione abbia tempi e modalità veloci ed efficaci. Le strutture private devono condividere intuizioni e progetti con le istituzioni pubbliche. Di sicuro un simile modello ridurrebbe la spesa perché favorirebbe una unica visione della necessità del territorio con ruoli ben distribuiti a secondo delle capacità dimostrate e condivise. Un'utopia? Ci sono già personalità politico-amministrative e tecnici della Sanità pubblica che lavorano a un progetto unitario, ci sono imprenditori della sanità privata che non ambiscono solo a una favorevole convenzione dei servizi ma propongono un modello attento alle urgenze dei cittadini e alla comunicazione e prevenzione. Far incontrare le loro intuizioni potrebbe essere l'embrione di un Servizio Sanitario nuovo, necessario per garantire la protezione della salute a tutti indistintamente come è scritto nella nostra Costituzione.

01/06/2025 12:41
All'ospedale di San Severino Marche i primi trapianti di endotelio corneale artificiale nelle Marche

All'ospedale di San Severino Marche i primi trapianti di endotelio corneale artificiale nelle Marche

Sono stati effettuati per la prima volta nella Regione Marche nell’Unità Operativa di Oculistica dell’Ospedale di San Severino, diretta da Vincenzo Ramovecchi, i primi trapianti di endotelio corneale artificiale su due pazienti marchigiani. “Gli interventi sono riusciti alla perfezione – ha affermato il Primario Vincenzo Ramovecchi - si tratta di una nuovissima tecnica che prevede l’utilizzo, nell’ambito del trapianto di cornea, di un tessuto artificiale sintetizzato in laboratorio al posto di quello delle cornee umane prelevate da cadavere". In Italia fino ad oggi i trapianti di endotelio artificiale sono stati effettuati soltanto in altri tre Centri: 3 a Cagliari, 2 a Brescia e circa 20 a Bologna.  "Il principale vantaggio dell’endotelio artificiale – aggiunge il Dr. Ramovecchi - è quello di evitare sia il rigetto del trapianto che lo scompenso corneale, due complicanze possibili e non infrequenti del trapianto di endotelio corneale di origine umana, che possono portare al fallimento del trapianto stesso". L’U.O.C. di Oculistica di San Severino Marche è attualmente il centro dove si effettua il maggior numero di trapianti di cornea della Regione Marche, oltre ad essere Centro di riferimento regionale per la diagnosi e cura del cheratocono, una patologia della cornea che provoca il suo assottigliamento e sfiancamento (ectasia) fino a determinare una protrusione conica, con progressiva compromissione della vista. Il Reparto diretto dal dottor Ramovecchi è anche centro riconosciuto a livello nazionale per la chirurgia del glaucoma con tecniche innovative e mini invasive. Il glaucoma è una patologia progressiva che colpisce il nervo ottico con compromissione del campo visivo ed è causata dall’aumento della pressione dell'occhio. Sul fronte delle liste di attesa il Direttore dell’Oculistica Ramovecchi ha sottolineato come “La nosta Unità Operativa è impegnata nell’abbreviare le tempistiche di attesa per le visite oculistiche e colgo l’occasione per ringraziare le dottoresse Martina Mennecozzi, Elena Lucerna e Nora Patrizietti per il loro prezioso supporto finalizzato al raggiungimento di questo obiettivo”.  Il Reparto di Oculistica di San Severino si conferma un’eccellenza regionale per la cura delle malattie dell’occhio e l’utilizzo di tecnologie innovative - ha dichiarato il Direttore Generale dell’Ast di Macerata Dr. Alessandro Marini -.  Il mio ringraziamento all’equipe diretta dal Primario Vincenzo Ramovecchi per l’importante traguardo raggiunto, che conferma l’elevata caratura professionale dei medici che lavorano all’interno della nostra Azienda”.

31/05/2025 17:15
Civitanova, inaugurata la nuova Tac a 160 strati: tecnologia avanzata per diagnosi ad alta precisione

Civitanova, inaugurata la nuova Tac a 160 strati: tecnologia avanzata per diagnosi ad alta precisione

E’ stata inaugurata stamattina la nuova Tac a 160 strati acquistata per l’ospedale di Civitanova Marche e funzionante presso il reparto di radiologia diretto dal dottor Carlo Santurbano. La nuova apparecchiatura di tomografia computerizzata di ultima generazione apre la strada a diagnosi più rapide, accurate e a misura dei pazienti. Si tratta della Canon Aquilion a 160 strati, uno dei sistemi più moderni e avanzati nel campo della diagnostica per immagini. Alla conferenza stampa erano presenti il vicepresidente della regione Marche e assessore alla sanità Filippo Saltamartini, il consigliere regionale Pierpaolo Borroni, il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini e il direttore sanitario Daniela Corsi. "La nuova Tac utilizza un approccio innovativo basato su un sistema avanzato di intelligenza artificiale che consente di analizzare i tessuti in modo dettagliato e di ottenere immagini con una nitidezza superiore, mantenendo una dose di radiazioni tra le più basse della categoria, grazie agli innovativi sistemi tecnologici", ha dichiarato il primario della Radiologia di Civitanova Carlo Santurbano. "Ringrazio la regione Marche per le risorse destinate all’acquisto della nuova Tac e il gruppo di progetto che ha lavorato dietro le quinte per permetterne l’acquisto e la successiva installazione. L’introduzione di questa nuova tecnologia rappresenta un importante passo avanti per la sanità del territorio perché è capace di offrire prestazioni diagnostiche rapide, accurate e sicure, in linea con i più elevati standard internazionali", ha dichiarato il direttore generale dell'Ast di Macerata Alessandro Marini. La nuova Tac fa parte di un importante piano di ammodernamento del parco tecnologico dell'azienda sanitaria, che proseguirà nel 2025 e che prevede investimenti per oltre 1.5 milioni di euro.  "Esprimo grande soddisfazione per questo macchinario che va a vantaggio non solo dell’ospedale di Civitanova, ma di un intero territorio. E’ un percorso nell’innovazione che la regione sta portando avanti per intervenire meglio nella diagnosi e cura dei cittadini che si rivolgono al nostro Servizio Sanitario – ha affermato il sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica -. Ringrazio i medici che ogni giorno con grande competenza e impegno garantiscono la qualità delle prestazioni sanitarie erogate”. "C’era una volta l’Ospedale unico, mentre oggi si manifesta grazie all’acquisto della nuova Tac la nostra intenzione di potenziare l’Ospedale di I livello di Civitanova con nuove tecnologie – ha esordito l’Assessore alla Sanità Filippo Saltamartini. – Il nuovo Piano Socio Sanitario, gli investimenti in edilizia sanitaria che stiamo portando avanti in particolare nella sanità territoriale con i cantieri iniziati delle Case e Ospedali di Comunità dimostrano la volontà della nostra Regione di investire risorse importanti per garantire ai cittadini il pieno diritto alla Salute. Vorrei ricordare come a livello nazionale siamo la prima Regione cui è stata attribuita la quota premiale per i Lea, Livelli Essenziali di Assistenza, garantiti alla popolazione e questo ottimo risultato è frutto della competenza, impegno e dedizione che ciascuno di voi impiega ogni giorno nel lavoro che svolge”.

30/05/2025 19:00
Macerata, Marini sul caso Migliorelli: "Centrato l'obiettivo clinico, attenzione a non danneggiare il lavoro dei sanitari"

Macerata, Marini sul caso Migliorelli: "Centrato l'obiettivo clinico, attenzione a non danneggiare il lavoro dei sanitari"

Dopo il caso sollevato da Matteo Ricci, candidato presidente della regione Marche per il Pd, all'ospedale di Macerata, riguardante Francesco Migliorelli, paziente ricoverato in Osservazione Breve Intensiva (Obi) per alcuni giorni e rimasto 6 giorni senza posto letto, interviene il direttore generale dell'azienda sanitaria territoriale, Alessandro Marini. Il dg prende posizione sulla vicenda, rivendicando il buon esito del percorso clinico seguito e invitando a distinguere tra la libertà di critica e il rispetto per il lavoro svolto nelle corsie ospedaliere. "Gradirei che in questa vicenda emergesse il buon esito del lavoro svolto dagli operatori sanitari nella cura prestata al paziente - ha dichiarato Marini -. Il paziente è stato accolto in pronto soccorso, ricoverato in Osservazione Breve Intensiva in un letto tecnico e sottoposto ai trattamenti e accertamenti necessari, in funzione delle sue condizioni cliniche. I giorni trascorsi in Obi - aggiunge - sono stati fondamentali per stabilizzare il quadro e individuare il reparto più idoneo per il ricovero. Questo è un percorso clinico previsto e applicato in tutta Italia, non un’anomalia". Marini, pur riconoscendo la legittimità delle critiche, mette in guardia contro una narrazione generalizzata e dannosa. "Distinguiamo - osserva - il piano delle necessità di cura da quello della libertà di espressione. Determinate azioni, pur comprensibili in altri contesti, una volta rilanciate sui social finiscono per trasmettere un’immagine distorta delle strutture ospedaliere, sminuendo l’impegno di chi vi lavora ogni giorno per affrontare e superare difficoltà reali”. Il direttore generale ricorda inoltre che esistono procedure precise per tutelare la sicurezza delle strutture e del personale. "Le strutture e gli operatori sanitari sono esposti a forti pressioni, e talvolta anche a episodi di violenza. In presenza di comportamenti ritenuti incongrui o potenzialmente lesivi, i dirigenti hanno il dovere di effettuare segnalazioni alle autorità competenti, lasciando a queste la valutazione degli eventuali sviluppi".  Infine, Marini contestualizza le criticità legate ai tempi di permanenza in pronto soccorso e al cosiddetto "boarding". "La questione dei posti letto e della gestione dei pazienti in attesa di ricovero è una criticità nazionale, non esclusiva di Macerata o delle Marche. Parliamo di un problema che affligge il sistema sanitario da almeno vent’anni e che oggi si intreccia con una carenza di personale e l’aumento della domanda di cure". 

29/05/2025 16:30
Diabete e innovazione nelle Marche: sensori glicemici anche per i pazienti con terapia insulinica leggera

Diabete e innovazione nelle Marche: sensori glicemici anche per i pazienti con terapia insulinica leggera

Nelle Marche tecnologie e innovazioni tecnologiche, come i sistemi di monitoraggio della glicemia con sensori, cambiano la gestione del diabete. Clinici ed esperti del settore sanitario ne hanno discusso ad Ancona nel corso dell’evento “Diabetes Innovation Days: Tecnologie e innovazione nella regione Marche” organizzato da Abbott. Al centro del dibattito, l’utilizzo dei sensori per il monitoraggio della glicemia anche nei pazienti con diabete di tipo 2 in trattamento insulinico non intensivo, alla luce delle nuove possibilità prescrittive introdotte nella Regione Marche. "La Regione, con una delibera rivoluzionaria, ha ridefinito e ampliato i criteri di accesso ai sistemi di monitoraggio del glucosio con sensori, in linea con le linee guida nazionali e internazionali - sottolinea il dottor Massimiliano Petrelli, referente della Rete diabetologica della Regione Marche, che spiega -. A differenza di altre regioni, ora questi sistemi possono essere prescritti anche ai pazienti con diabete che fanno l’insulina una sola volta al giorno, a pazienti che non hanno il diabete ma patologie che impattano sui livelli glicemici come ad esempio la fibrosi cistica o altre malattie rare, e li possiamo anche utilizzare, per un periodo limitato di tre mesi, nei pazienti diabetici in terapia ipoglicemizzante orale o con disliglicemia". L’incontro ha evidenziato il ruolo sempre più centrale delle tecnologie nella gestione del diabete, con particolare attenzione all’impatto che queste innovazioni possono avere sulla qualità della vita dei pazienti e sull’efficienza del sistema sanitario: "Con i sensori per il monitoraggio della glicemia i team diabetologici hanno un’arma in più per controllare il diabete, ridurre le ospedalizzazioni, gli accessi al pronto soccorso e le complicanze del diabete come la retinopatia, la nefropatia e la dialisi. Il futuro del controllo glicemico è sicuramente dei sensori", afferma Massimiliano Petrelli. I dispositivi di monitoraggio della glicemia con sensore, come FreeStyle Libre di Abbott, eliminano la necessità di pungere le dita e offrono alle persone con diabete i dati e le conoscenze di cui hanno bisogno per aiutarle a vivere una vita più sana. Sono composti da un piccolo sensore che si applica facilmente sulla parte posteriore del braccio e che è in grado di inviare automaticamente il dato ogni minuto direttamente al proprio smartphone, anche senza necessità di una scansione. Con una rapida occhiata al cellulare, le persone con diabete possono prendere decisioni più informate e più velocemente fornendo ai team diabetologici un’arma in più per controllare il diabete e le sue complicanze apportando modifiche allo stile di vita o alle terapie. I numeri del diabete, anche nella nostra regione, fanno parlare di una vera e propria pandemia. Nelle Marche la prevalenza della malattia, pur essendo più bassa di quella nazionale, è cresciuta di circa il 40% negli ultimi vent’anni e oggi circa il 5,5% della popolazione ha il diabete. Come conferma il dottor Petrelli: "Attualmente nelle Marche abbiamo circa 82 mila pazienti con diabete, ma questa è solo la punta dell'iceberg, perché molte persone hanno già il diabete ma non sanno di averlo perché non fanno i controlli glicemici. Circa 68 mila pazienti sono seguiti dai centri diabetologici, che in regione sono 15 più un centro specifico per la diabetologia pediatrica, e gli altri sono seguiti dai medici di medicina generale".  

29/05/2025 10:30
Sarnano, il futuro è per gli over 75: parte Smart Village, il progetto per la salute e l'autonomia degli anziani

Sarnano, il futuro è per gli over 75: parte Smart Village, il progetto per la salute e l'autonomia degli anziani

È ufficialmente in corso a Sarnano la sperimentazione del progetto Smart Village, un’iniziativa innovativa rivolta agli anziani over 75 residenti nei territori dell’entroterra marchigiano. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita delle persone anziane, prevenire eventi acuti invalidanti e supportarle nel mantenimento dell’autonomia e della vita attiva nel proprio contesto sociale. Il progetto si sviluppa in quattro fasi chiave: arruolamento degli utenti, screening multidimensionale, assegnazione dei dispositivi e attivazione dei servizi, e monitoraggio dei parametri. Nella provincia di Macerata sono stati attivati cinque hub di riferimento. In particolare, l’hub di Sarnano coordina le attività nei comuni di Gualdo, Penna San Giovanni e Monte San Martino. Sette pazienti sono stati selezionati dai medici di medicina generale: 3 residenti a Sarnano, 2 a Gualdo e 2 a Penna San Giovanni. Dal 6 al 20 maggio, presso gli ambulatori delle Terme comunali di Sarnano, gli utenti prenderanno parte alla fase di screening multidimensionale che prevede cinque visite specialistiche (cardiologica, fisiatrica, nutrizionale, psicologica e sociale) per valutare complessivamente lo stato di salute e benessere degli anziani coinvolti. Successivamente, ogni partecipante riceverà un kit di dispositivi di automonitoraggio per rilevare parametri vitali come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, elettrocardiogramma, saturazione, temperatura corporea, peso, e le cadute accidentali. A questi si aggiungeranno attività sociali e di promozione della salute, realizzate in rete con le realtà locali. Ogni utente sarà supportato da un mediatore digitale, una figura professionale che lo affiancherà nelle misurazioni e nel mantenimento dei contatti con familiari e servizi. I medici di medicina generale, infine, controlleranno da remoto i parametri rilevati per un’assistenza continua e personalizzata.  

26/05/2025 19:40
25 Maggio 2025: Giornata mondiale della tiroide e nuovo PDTA tiroideo dell’Ast di Macerata

25 Maggio 2025: Giornata mondiale della tiroide e nuovo PDTA tiroideo dell’Ast di Macerata

L’Ast di Macerata ha attivato un nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico (PDTA) per le patologie della tiroide, coordinato dall’Unità Operativa di Medicina Nucleare, diretta dalla Dr.ssa Francesca Capoccetti. Oggi, 25 maggio, si celebra la giornata mondiale della tiroide, con la finalità di porre sotto i riflettori l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. La tiroide, infatti, è un organo che incide significativamente sul benessere di ogni individuo, eppure spesso le patologie tiroidee sono sottovalutate o ignorate, provocando diagnosi tardive, complicanze e ripercussioni sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette. Le principali patologie che coinvolgono la tiroide sono l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e i noduli tiroidei, tra cui i tumori e ognuna di loro, pur avendo peculiari caratteristiche, ha un grande impatto sulla salute pubblica. Il nuovo PDTA dell’Ast è nato su indicazione della Direzione Generale e Sanitaria con l’obiettivo di offrire ai pazienti un percorso strutturato, multidisciplinare e personalizzato, volto alla diagnosi precoce, al trattamento efficace e al follow-up delle principali malattie tiroidee. Rappresenta, quindi, un modello organizzativo innovativo, che coinvolge attivamente diversi professionisti: medici nucleari, anatomopatologi, anestesisti, chirurghi, diabetologi, fisiatri, fisici medici, oculisti, oncologi, radiologi, otorinolaringoiatri, patologi clinici, radiologi interventisti, radioterapisti oncologi, terapisti del dolore, Medici di Medicina Generale e tecnici sanitari e infermieri. “La presa in carico del paziente avviene in modo centralizzato presso l’U.O.C. di Medicina Nucleare e integrata con tutte le specialistiche presenti nell’Ast e con i Centri di Riferimento Regionali, garantendo tempi rapidi di accesso agli esami diagnostici, valutazioni cliniche multidisciplinari e terapie mirate, inclusi i trattamenti radiometabolici con iodio-131 personalizzati – ha spiegato la Primaria della Medicina Nucleare dell’Ospedale di Macerata Dr.ssa Francesca Capoccetti. Sin dal 2003, con l’istituzione del Centro Regionale di Terapia Radiometabolica, il Reparto di Medicina Nucleare dell’Ast di Macerata è centro di Riferimento per la gestione dei pazienti regionali ed extra regionali affetti da patologia tiroidea, peraltro in costante aumento, sia per quanto riguarda le forme benigne come il gozzo e l’ipertiroidismo, che per quelle oncologiche”. Negli anni sono stati trattati numerosi pazienti soprattutto extra regionali (circa il 20%), che hanno scelto l’azienda sanitaria maceratese per la presenza di tutte le branche specialistiche dedicate, che garantiscono al cittadino le diverse possibilità diagnostiche e terapeutiche oggi a disposizione, ma principalmente perché l’approccio terapeutico medico nucleare è basato sull’esecuzione di piani personalizzati, creati su studi dosimetrici, cha garantiscono il massimo effetto terapeutico a fronte del minor detrimento possibile”. “Con questo PDTA si è voluto offrire ai cittadini un percorso clinico chiaro, sicuro e omogeneo, basato sulle più recenti linee guida nazionali e internazionali. – ha affermato il Direttore Generale dell’Ast di Macerata Dr. Alessandro Marini.  L’Ast di Macerata si conferma come Centro di Riferimento per la gestione integrata delle patologie tiroidee, con un approccio fondato sulla centralità del paziente attraverso la collaborazione tra professionisti e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate in ambito diagnostico e terapeutico”.  

25/05/2025 15:21
Da Petriolo ad Ancona, in moto per un sorriso: 18mila euro per i bambini del Salesi

Da Petriolo ad Ancona, in moto per un sorriso: 18mila euro per i bambini del Salesi

Un lungo serpentone colorato di moto ha invaso Piazza IV Novembre ad Ancona, davanti al Monumento ai Caduti del Passetto, per la quindicesima edizione del motoraduno per i bambini del Salesi, organizzato dall’associazione 2 Wheels 4 Benefit. Sono state 500 le due ruote giunte da tutte le Marche e partite da Petriolo (100 più dell’anno scorso) per compiere la loro missione di solidarietà nei confronti dei piccoli ricoverati presso il Dipartimento Materno Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. Anche quest’anno l’associazione di motociclisti ha devoluto l’intero incasso ricavato dalle iscrizioni al motoraduno, 18mila euro, a sostegno delle attività e dei progetti di ricerca scientifica che la Fondazione Ospedale Salesi ETS mette in campo quotidianamente per il benessere dei bambini ricoverati e delle loro famiglie. I coloratissimi e rombanti bolidi dopo aver attraversato il Viale della Vittoria, attirando moltissimi curiosi, hanno raggiunto Piazza IV Novembre. Una delegazione di centauri con le loro caratteristiche giacche di pelle, accompagnati dagli operatori della Fondazione Ospedale Salesi ETS, sono entrati nei reparti dell’Ospedale dove hanno portato doni e tanta gioia ai piccoli ricoverati. Anche quest’anno il grande cuore dei motociclisti, sia dell’associazione organizzatrice che dei partecipanti, ha permesso di arrivare ad una donazione record. "Siamo profondamente grati all’associazione che da quindici anni è al nostro fianco per i bambini del Salesi - dichiara il vicepresidente della Fondazione Ospedale Salesi ETS, Saverio Sabatini - il loro prezioso sostegno contribuisce a sostenere i nostri progetti e le nostre attività finalizzati a migliorare la qualità di vita in ospedale, ad umanizzare le cure e donare momenti di allegria e spensieratezza ai bambini ricoverati, contribuendo a spezzare la routine della degenza ospedaliera". Ad attendere i motociclisti in piazza anche i consiglieri della Fondazione Ospedale Salesi ETS Danilo Falappa e Fabrizio Burzacchini. "Anche quest’anno, con grande entusiasmo ed orgoglio, rinnoviamo il nostro sostegno alla Fondazione Ospedale Salesi ETS. Siamo giunti alla quindicesima edizione del motoraduno", ha ricordato Matteo Fermani, presidente dell’associazione 2 Wheels 4 Benefit. "Quando abbiamo iniziato, diciassette anni fa (due edizioni sono saltate a causa della pandemia di Covid), eravamo poco più che ragazzi. Oggi molti di noi hanno una famiglia, dei figli, e questo ci fa percepire ancora di più il valore e l'importanza di questa iniziativa - ha aggiunto Fermani -. Entrare nei reparti, incontrare i bambini, ci ha toccato fin da subito il cuore: è un'esperienza che ci ricorda il senso della vita. Per questo, da anni, organizziamo con orgoglio questo evento, con l’obiettivo di portare un momento di gioia e leggerezza ai piccoli pazienti del Salesi". "L’Ospedale è un’eccellenza a livello nazionale - ha concluso - e ci è sembrato giusto poter offrire il nostro contributo. Un grande ringraziamento al personale della Fondazione Ospedale Salesi ETS per il supporto nell'organizzazione dell'evento e ai partecipanti all’evento perché il loro contributo è fondamentale e non solo dal punto di vista economico. Senza i motociclisti non potrebbe esistere l’evento".

25/05/2025 14:20
"Non tutto quel che sembra fame lo è davvero": imparare a distinguere i segnali del corpo

"Non tutto quel che sembra fame lo è davvero": imparare a distinguere i segnali del corpo

È mezzogiorno, sei al lavoro, e lo stomaco comincia a brontolare. Ma è davvero fame? O è solo l’abitudine a mangiare a quell’ora? La fame non è solo un segnale biologico, ma un linguaggio complesso del nostro corpo, che intreccia ormoni, cervello, emozioni e anche le nostre abitudini quotidiane. Capire perché abbiamo fame (e che tipo di fame proviamo!) può aiutarci a mangiare meglio e a prenderci più cura di noi stessi. Per prima cosa, dobbiamo definire il concetto di fame. Questa è un segnale naturale e indispensabile: è il modo con cui il nostro corpo ci dice che ha bisogno di energia. La fame, quella fisiologica, si presenta gradualmente: una lieve sensazione di vuoto, un calo di energia, forse un po’ di irritabilità. È il corpo che ci avvisa di aver bisogno di carburante. Questo meccanismo è orchestrato da una rete di messaggeri chimici, tra cui spicca la grelina, l’ormone prodotto dallo stomaco quando è vuoto. La grelina invia un segnale all’ipotalamo, una piccola ma potentissima area del cervello, attivando il desiderio di cercare e consumare cibo. Quando mangiamo, entrano in gioco altri ormoni: la leptina, prodotta dal tessuto adiposo, ci comunica che siamo sazi; l’insulina, oltre a regolare la glicemia, contribuisce anch’essa alla percezione di sazietà; altri messaggeri intestinali, come il peptide YY e il GLP-1, completano il quadro, spegnendo gradualmente il senso di fame. Ma non tutte le forme di fame nascono dallo stomaco. Spesso, capita di rivolgerci al cibo per trovare conforto in momenti di stress, noia, solitudine o tristezza. Questa è quella che chiamiamo fame emotiva: un’esperienza comune, che fa parte del modo in cui molte persone imparano a gestire emozioni intense o situazioni difficili. Anche se questo tipo di fame non si spegne sempre con il cibo, riconoscerla è un primo passo importante verso un rapporto più consapevole con ciò che mangiamo e con noi stessi. A volte, poi, il bisogno può diventare più impulsivo e automatico: ci ritroviamo a mangiare senza averlo pianificato, quasi senza accorgercene. È una risposta del cervello che cerca benessere attraverso qualcosa di accessibile e familiare. Ogni volta che mangiamo qualcosa che ci piace, il nostro sistema di ricompensa si attiva e rilascia dopamina, associando quella sensazione positiva al cibo consumato. Il problema è che questo meccanismo può sfuggire al controllo, facendoci desiderare certi alimenti anche in assenza di vera fame. Non si tratta di debolezza: è una risposta neurobiologica che tutti abbiamo. Comprendere queste dinamiche con gentilezza, senza giudizio, ci permette di affrontarle in modo più sereno e di prenderci cura di noi in maniera più completa. Riconoscere le diverse forme di fame è il primo passo per instaurare un rapporto più sano con il cibo. Fermarsi un attimo prima di mangiare, ascoltare il corpo e chiedersi se si ha davvero fame o se si cerca qualcosa d’altro, può fare la differenza. Anche prestare attenzione a come e quando mangiamo (senza distrazioni, gustando ogni boccone) aiuta il cervello a registrare meglio il pasto, migliorando il senso di sazietà. Dormire bene, muoversi regolarmente e gestire lo stress sono altri alleati preziosi per mantenere in equilibrio i segnali della fame. In fondo, imparare a distinguere la fame del corpo da quella del cuore non significa rinunciare al piacere di mangiare, ma riscoprirlo in modo più autentico e consapevole. Perché ascoltarsi, davvero, è il primo passo per prendersi cura di sé.    

24/05/2025 16:00
Civitanova, al via il congresso sulle malattie colo-rettali: Focus su chirurgia e Intelligenza Artificiale

Civitanova, al via il congresso sulle malattie colo-rettali: Focus su chirurgia e Intelligenza Artificiale

Domani, 23 maggio, all'Hotel Cosmopolitan di Civitanova Marche, a partire dalle 8:30, si terrà il Congresso interregionale della Società Italiana di Chirurgia Colo-Rettale (SICCR) Marche-Umbria. L’evento, dal titolo “Colonproctologia: chirurgia specialistica, approccio olistico, intelligenza artificiale”, sarà dedicato alle malattie del colon, del retto e dell’ano, con particolare attenzione alle nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche. Organizzato dall’Unità Operativa Complessa di Chirurgia dell’ospedale costiero, diretta dal dottor Stefano De Luca, il congresso è un appuntamento di rilievo, accreditato Ecm, che vedrà la partecipazione di esperti provenienti da tutta Italia. Il confronto riguarderà patologie sia benigne — come stipsi, incontinenza, emorroidi, ragadi, fistole e prolassi — sia maligne, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti e l’efficacia delle cure. Da circa vent’anni, l’ospedale di Civitanova vanta un’Unità di Coloproctologia (UCP), attualmente guidata dalla dottor Sara Bartola, rappresentante regionale nella rete nazionale della Società Italiana di Chirurgia Colorettale. Grazie alla sinergia con la Direzione Sanitaria dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Macerata, l’Ucp dispone di tecnologie all’avanguardia per la diagnosi e il trattamento delle patologie di questo settore specialistico. “Le patologie benigne, pur numerose, e quelle maligne, per gravità, incidono profondamente sulla qualità della vita — ha spiegato il dottor Stefano De Luca, Primario di Chirurgia —. È fondamentale un approccio multidisciplinare che, oltre a integrare le più recenti innovazioni tecnologiche, ponga al centro la persona, con attenzione al suo vissuto personale.” L’Ucp di Civitanova si distingue proprio per questo approccio olistico, che coinvolge diversi reparti della struttura sanitaria, con l’obiettivo di offrire cure sempre più efficaci e personalizzate.

22/05/2025 19:31
Treia, innovazione nella terapia riabilitativa: donate all'ospedale di comunità apparecchiature robotiche

Treia, innovazione nella terapia riabilitativa: donate all'ospedale di comunità apparecchiature robotiche

Due nuove strumentazioni robotiche sono state donate all’Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ospedale di Comunità di Treia, diretta dal dottor Giorgio Caraffa, e inaugurate stamattina alla presenza di autorità civili, militari e religiose. Sono intervenuti, infatti, il vice presidente e assessore alla sanità della Regione Marche Filippo Saltamartini, la consigliera regionale Anna Menghi, il presidente della Provincia Sandro Parcaroli, il sindaco di Treia Franco Capponi e il parroco don Francisco Parraga. Le donazioni sono frutto della generosità della ditta Cucine Lube di Treia, presente il presidente Luciano Sileoni e di un privato cittadino che è voluto restare nell’anonimato. Le apparecchiature robotiche donate servono a supporto dell’attività di recupero delle abilità del paziente con esiti neurologici e ortopedici e arricchiscono il patrimonio terapeutico del fisioterapista, senza tuttavia sostituirlo. “Il primo strumento è il sistema Glorhea, un’apparecchiatura utilizzata per la riabilitazione dell’arto superiore - spiega il primario della Riabilitazione dell’Ospedale di Comunità di Treia, Giorgio Caraffa. - E’ composta da un guanto robotizzato morbido con tendini artificiali collegati ad un sistema robotico, che permette il movimento guidato della mano del paziente così da indurre movimenti fisiologici delle dita e potenziare i cambiamenti neuroplastici a livello cerebrale. Il guanto riabilitativo mobilizza le articolazioni delle dita mentre contemporaneamente il paziente osserva sullo schermo una simulazione 3D della mano in movimento. La seconda strumentazione donata dalla ditta Lube di Treia è utilizzata per la riabilitazione dell’arto inferiore, si tratta del sistema Gait Trainer composto da un tapis roulant dotato di un piano strumentato, che monitora e registra la lunghezza, la velocità e la simmetria del passo permettendo un feedback visivo e documentando i risultati ottenuti - spiega il dottor Caraffa. Lo strumento è dotato di un sistema di dispesatura (il NxStep), che consente di sopportare il peso completo e parziale senza compromettere la corretta cinematica dell'andatura, offrendo l'opportunità di una riabilitazione precoce e fornendo al contempo un ambiente sicuro per il paziente e il terapista. I terapisti possono concentrarsi in questo modo sul trattamento del loro paziente, facilitando manualmente le fasi del passo”. “Desidero ringraziare i donatori per la loro generosità – ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini – e sottolineare le grandi professionalità e competenze presenti nel Reparto di Riabilitazione di Treia che permettono il recupero completo delle abilità motorie del paziente. Le tecnologie donate insieme alla programmazione aziendale degli investimenti e delle attività sanitarie ci permette di garantire ai cittadini una rete di assistenza integrata ed efficace, capace di rispondere adeguatamente alle necessità di cura della popolazione”. “Vorrei ringraziare tutti i miei collaboratori – ha esordito Giorgio Caraffa – e in particolare il sindaco di Treia Franco Capponi per l’impegno profuso in passato per mantenere alto il nome della nostra struttura e l’imprenditore Luciano Sileoni per l’amicizia fraterna e la vicinanza da sempre dimostrata per la sua città e per l’Ospedale di Comunità”. “La Riabilitazione di Treia è un presidio pubblico e non dobbiamo dimenticarlo, rappresenta la prossimità della Sanità ai cittadini, quello che stiamo realizzando e che dobbiamo mantenere grazie al lavoro e all’abnegazione di tutti i soggetti coinvolti” – ha affermato la consigliera regionale Anna Menghi. “Sono tanti i feedback positivi che mi arrivano sull’Ospedale di Treia, questo a dimostrazione dell’eccellenza delle cure erogate attraverso l’amore e la dedizione dimostrata da tutti gli operatori sanitari– ha dichiarato il vice presidente della giunta e assessore alla Sanità della Regione Marche Filippo Saltamartini. Rivendico come giunta regionale gli investimenti fatti sull’Ospedale di Comunità di Treia, in particolare aver destinato le risorse del PNRR, ora abbiamo, infatti, un cantiere in corso e i lavori procedono secondo cronoprogramma per la Casa e Ospedale di Comunità. E prosegue “Diversamente rispetto al passato dove si voleva costruire un Ospedale unico e centralizzato, noi abbiamo impostato la nostra strategia politica sulla sanità di prossimità. La Riabilitazione di Treia è un esempio di come un sistema sanitario che funziona è capace di essere attrattivo per i pazienti e per gli imprenditori, come Sileoni della Lube, che decidono di investire in tecnologie robotiche per innalzare il livello dell’offerta sanitaria erogata ai cittadini nell’ambito del principio di sussidiarietà orizzontale, sollecitata anche a livello costituzionale”.        

19/05/2025 16:33
Cibo e infiammazione: come mangiare per stare bene davvero

Cibo e infiammazione: come mangiare per stare bene davvero

Ci sentiamo spesso stanchi, con una fastidiosa sensazione di pesantezza addominale o dolori ricorrenti, e tendiamo a dare la colpa allo stress, al cambio di stagione o semplicemente all’età. Ma se alla base di questi disturbi ci fosse un “fuoco silenzioso” che arde dentro di noi ogni giorno? È ciò che molti scienziati definiscono infiammazione cronica di basso grado: uno stato persistente e silente dell’organismo che, nel tempo, può favorire l’insorgenza di patologie come diabete, obesità, disturbi cardiovascolari e persino malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. La buona notizia è che, secondo numerose ricerche scientifiche, ciò che mangiamo ogni giorno può davvero aiutare a spegnere questo fuoco. L’infiammazione, infatti, è una risposta naturale e utile del nostro corpo, attivata per proteggerci da infezioni o traumi. Tuttavia, quando questa risposta diventa continua e sproporzionata, può provocare danni ai tessuti e creare le condizioni ideali per lo sviluppo di malattie croniche. Studi pubblicati su riviste internazionali come Nature Reviews Immunology e The Lancet hanno evidenziato come un’alimentazione squilibrata, ricca di zuccheri e grassi industriali, possa alterare profondamente la composizione del microbiota intestinale, contribuendo a mantenere attivo uno stato infiammatorio nel tempo. Una revisione recente pubblicata sul British Medical Journal ha identificato alcuni alimenti di largo consumo che possono contribuire in modo significativo all’infiammazione cronica, specialmente se assunti con regolarità. Tra questi vi sono gli zuccheri raffinati, presenti in dolci, bibite e snack confezionati; i cereali ultra-raffinati, poveri di fibra; gli oli vegetali ad alto contenuto di omega-6, come quello di mais o girasole; le carni lavorate e insaccate, così come l’alcol in eccesso. Non si tratta di demonizzare questi cibi, ma di limitarne il consumo e fare spazio a scelte alimentari più sane e bilanciate. Fortunatamente, la natura ci mette a disposizione numerosi alleati contro l’infiammazione, molti dei quali appartengono alla nostra tradizione mediterranea. Non servono alimenti esotici o di moda: ciò che fa davvero la differenza sono le abitudini quotidiane. Frutta e verdura colorata, ricca di polifenoli e antiossidanti, pesce azzurro come alici, sgombro e sardine, fonte preziosa di omega-3, noci e semi oleosi, olio extravergine di oliva, spezie come curcuma e zenzero, legumi e cereali integrali sono tutti cibi capaci di nutrire l’intestino e modulare i processi infiammatori in modo naturale. Uno studio condotto dall’Università di Harvard e pubblicato su JAMA Internal Medicine ha dimostrato che chi segue regolarmente un’alimentazione ricca di alimenti vegetali e povera di cibi ultra-processati presenta livelli più bassi di marcatori infiammatori nel sangue, come la proteina C-reattiva, un indicatore chiave dello stato infiammatorio sistemico. L’alimentazione anti-infiammatoria non è una moda passeggera né una dieta rigida: è un ritorno consapevole a una cucina semplice, stagionale, varia e gustosa. È adatta a ogni età e può migliorare l’energia, la digestione, l’umore e persino l’aspetto della pelle. Sempre più medici sottolineano che uno dei modi migliori per ridurre l’infiammazione non si trova in farmacia, ma nel frigorifero. Cambiando ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto, possiamo davvero agire alla radice dell’infiammazione, migliorando il nostro benessere in modo concreto e duraturo.  

17/05/2025 15:23
Macerata, "Salviamoci la pelle": screening gratuiti e convegno per la prevenzione dei tumori cutanei

Macerata, "Salviamoci la pelle": screening gratuiti e convegno per la prevenzione dei tumori cutanei

Dopo il positivo riscontro dello scorso anno, giovedì 22 maggio, alle 16:30, presso la Sala Polivalente dell'Ircr Macerata di piazza Mazzini 34 si terrà la seconda edizione di "Salviamoci la pelle!", appuntamento dedicato alla prevenzione dei tumori della pelle. L’iniziativa prevede screening dermatologici gratuiti dalle 16:30 alle 18:30 seguiti da un convegno informativo aperto a tutta la cittadinanza. Tra i relatori, ci saranno i dottori Marco Sigona, specialista dermatologico; Daniele Dusi, specialista dermatologico e dermochirurgo e Paolo Lupetti, specializzando in dermatologia. L'incontro rappresenta una preziosa occasione per ricevere una valutazione specialistica dei nei e delle lesioni cutanee sospette e per approfondire le corrette abitudini di prevenzione, soprattutto in vista della stagione estiva. La partecipazione agli screening è gratuita con prenotazione obbligatoria (è possibile chiamare il 342-1945653 dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 14:00). "Iniziative di questo tipo rientrano pienamente nello spirito del progetto dell’Assessorato 'Attivi si nasce' che proprio in queste settimane vede il suo sviluppo in 'Attivi si nasce… in salute', ciclo di incontri dedicati al benessere psicofisico della persona - ha detto il vice sindaco e assessore alle politiche sociali, Francesca D'Alessandro -. Questo appuntamento tutto dedicato alla pelle si inserisce perfettamente nel calendario delle attività finalizzate a incentivare la consapevolezza e il benessere dei cittadini di tutte le età. Un ringraziamento ai professionisti che interverranno per la loro attenzione e disponibilità". "Siamo costantemente al fianco delle associazioni del territorio per promuovere momenti di prevenzione, socialità e informazione a favore di tutta la comunità - ha aggiunto Amedeo Gravina, presidente Ircr Macerara -. Eventi come questo dimostrano quanto sia importante fare rete e collaborare per la salute e il benessere di tutti i cittadini". L'iniziativa è promossa da Ircr Macerata in collaborazione con il Comune di Macerata, A.d.m. Associazione Dermatologica Maceratese, Isdin, BioNike e Sidco - Società Italiana di Dermatologia Chirurgica, Oncologica, Correttiva ed Estetica.  

15/05/2025 16:30
Diagnosi più rapide e accurate contro i tumori della pelle: a Torrette arriva il Total Body Mapping

Diagnosi più rapide e accurate contro i tumori della pelle: a Torrette arriva il Total Body Mapping

Un’importante novità nella lotta ai tumori cutanei arriva dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche: presso la clinica di cermatologia di Torrette, diretta dalla professoressa Oriana Simonetti, è operativo il Total Body Mapping (TBM), uno strumento diagnostico innovativo destinato a cambiare radicalmente la prevenzione e la gestione delle neoplasie della pelle, in particolare del melanoma. Il TBM è una tecnologia avanzata che consente la mappatura completa e automatica di tutte le lesioni cutanee presenti sul corpo del paziente, grazie a una fotocamera ad alta definizione. In pochi minuti è possibile ottenere un quadro dettagliato e preciso della situazione dermatologica del paziente, facilitando diagnosi più tempestive e interventi più mirati. “Siamo molto felici di comunicare che la nostra struttura si è dotata di questo macchinario molto importante – spiega la prof.ssa Oriana Simonetti –. La prevenzione, e di conseguenza l’intervento precoce, rappresenta il paradigma fondante delle nostre attività. Il nostro obiettivo principale resta la salute dei pazienti”. Il melanoma è una delle forme tumorali cutanee più aggressive e tra le più comuni tra i giovani adulti, oltre a colpire frequentemente in età avanzata. In questo scenario, la disponibilità del TBM rappresenta un grande passo avanti: solo pochi centri nelle Marche dispongono di questa tecnologia, e quello di Torrette si distingue per la sua capacità di unire tecnologia d’avanguardia e approccio clinico personalizzato. Il sistema si rivela particolarmente utile per il monitoraggio continuo e approfondito dei pazienti a rischio, come quelli con numerose lesioni neviche o coloro che si sottopongono a terapie immunosoppressive. Attraverso controlli periodici, il TBM consente di individuare lesioni nuove o modificate, contribuendo a una diagnosi precoce fondamentale per l’efficacia dei trattamenti. L’acquisizione del TBM risponde a un bisogno crescente: offrire strumenti sempre più efficaci nella lotta contro i tumori della pelle e garantire al paziente un percorso di cura personalizzato, preciso e rapido. La Clinica di Dermatologia dell’AOU delle Marche si conferma così un punto di riferimento regionale nella dermatologia oncologica.  

15/05/2025 09:50
Alla mamma…e oltre: come vivere bene e a lungo nella terza età, intervista al dottor Mancini

Alla mamma…e oltre: come vivere bene e a lungo nella terza età, intervista al dottor Mancini

In occasione della Festa della Mamma mi è venuto quasi spontaneo riproporre un articolo realizzato in collaborazione con il dottor Giorgio Mancini geriatra, che ben evidenzia le problematiche delle persone che si avviano verso l’anzianità o che la stanno vivendo. Tante sono le mamme, un grande augurio per loro.  L’attuale speranza di vita, molto più lunga rispetto al passato, crea nuove aspettative ed opportunità anche per chi è entrato nella cosiddetta "terza età" il cui limite gli studiosi e i geriatri tendono ad innalzare sempre di più oltre i 65 anni convenzionali. Negli ultimi decenni, le stagioni sono cambiate, le condizioni atmosferiche e climatiche sono mutate a causa di un impercettibile ma continuo riscaldamento del pianeta che ha prodotto inverni miti, estati torride, autunno e primavera sempre meno spesso connotati dalle loro tipiche caratteristiche. Al pari delle stagioni dell’anno solare, anche quelle della vita umana stanno mutando con un continuo allungamento della vita stessa e significativi elementi di assoluta novità, impensabili fino a non più di 50 anni fa.  Che ci siano connessioni nell’evolversi dei due fenomeni può essere un’idea suggestiva, benché mancante di un reale fondamento scientifico. Piace però evidenziare il continuo mutamento di tutte le cose, il "Panta rei" dei filosofi greci, che ha avuto la sua riprova nella storia, nei fenomeni fisici tangibili come nello spirito, nella vita nel suo complesso, i cui meccanismi non sono e forse non saranno mai svelati fino in fondo. Dopo questa premessa speculativa, la nostra pagina vuole occuparsi dell’evolversi delle stagioni dell’esistenza umana, di come si può allungare la vita e, soprattutto, di come viverla bene e con soddisfazione fino alla fine.  L’aumento della speranza di vita dipende da numerosi fattori: l’avanzamento della tecnologia che, tra le altre cose, ha permesso di tutelare l’igiene di un elemento essenziale come l’acqua; la conseguente diminuzione delle infezioni e i grandi progressi strumentali e farmacologici della medicina; le regolamentazioni sociali nel lavoro, la diffusione della cultura della prevenzione nella salute. La vita media che si allunga, non per tutti ma per molti, pone oggi il problema di individuare il fattore capace di amalgamare tutte le sue stagioni per colmarla di benessere e appagamento in tutte le sue fasi, che renda ogni momento degno e piacevole da vivere sia da giovani che da anziani, ovviamente con le dovute proporzioni. L’elemento capace di lenire i logorii fisici, psicologici e spirituali può essere anche l’amore. È questo un concetto che racchiude in sé tante immagini, ma, volendo trovare una definizione seppur incompleta e riduttiva, possiamo dire che l’amore è l’insieme di sensazioni in grado di stimolare al massimo le nostre risorse fisiche e mentali, coinvolgendoci in un’attrazione viscerale verso qualcuno o qualcosa.  Durante l’infanzia impariamo a riconoscere l’amore percependo quello che gli altri nutrono nei nostri confronti; chi non ne ha ricevuto da bambino fatica ad elargirne una volta cresciuto. Adolescenza e giovinezza segnano la scoperta dell’attrazione fisica, che ad un certo punto si trasforma in amore verso qualcuno e l’aspetto carnale del sentimento ci scuote fino a rapire e totalizzare la nostra mente. Poi crescendo l’amore può continuare a rivolgersi ad una persona in particolare ma si espande, in forme diversificate, verso i figli, le persone care, il lavoro, i nostri interessi… In tarda età solitamente figli e nipoti sono oggetto di amore, o meglio, per restare alla definizione, sono ciò che stimolano le capacità vitali. Ma, parlando dell’allungamento della vita e dei suoi risvolti, una considerazione particolare merita anche l’aspetto sessuale dell’amore. Esso si basa sullo stimolo ormonale innescato dalla natura per indurre la riproduzione della specie. Tale stimolo va decrescendo nell’uomo, ma può protrarsi fino alla tarda età, anche se l’atto in sé diviene sempre più difficoltoso per questioni “tecniche” dovute all’invecchiamento del sistema circolatorio. Nella donna, invece, l’impulso sessuale subisce un improvviso calo con l’arrivo della menopausa. Questo almeno era lo schema storicamente accettato, ma già da qualche tempo le cose hanno preso una piega ben diversa. Per l’uomo la farmacologia ha individuato il modo per superare le difficoltà circolatorie garantendo un deciso incremento della vita sessualmente attiva. Nella donna il meccanismo è decisamente più sottile e sofisticato: una donna in menopausa può sperare di vivere ancora molti anni e ciò la spinge ad attivare una serie di interventi a livello psicologico e comportamentale per piacersi, per piacere, per essere desiderata sempre più a lungo. Un mix di sensazioni e desideri che va a compensare lo stimolo ormonale venuto a mancare. Anche per la donna comunque la farmacologia sta muovendo i suoi passi per permettere una vita sessuale ancora appagante.  Tuttavia, la possibilità di vivere bene e a lungo la propria silver age è influenzata sia per l’uomo che per la donna da diversi altri fattori che possono essere quelli genetici, le occasioni sentimentali, la conservazione di un buono stato di salute con stili di vita appropriati. Ne parliamo con il dott. Giorgio Mancini, già direttore dell’U.O. di Geriatria dell’Ospedale di Macerata, oggi consulente del centro medico "Associati Fisiomed" e sempre molto impegnato nella ricerca dei migliori modi per la preservazione della salute degli anziani. Dott. Mancini, come tutelare la salute delle persone nella terza età ed oltre? "Bisogna affidarsi anzitutto a quanto la scienza e la medicina hanno messo in campo negli ultimi anni. Da sempre comunque l’attività fisica è la miglior forma di prevenzione e, in alcuni casi di cura. Svolta in forma lieve e moderata, non teme controindicazioni e apporta benefici a tutti gli organi. L’Active Aging è un messaggio molto positivo, eppure solo il 10-15% degli anziani pratica regolarmente attività fisica". Che tipo di attività fisica consiglia? "Basta camminare per stimolare tante funzioni vitali, ma vanno bene anche il nuoto, la bicicletta, il giardinaggio, il ballo. Siamo nati per muoverci e, assecondando questa nostra predisposizione in tutte le fasi della vita, possiamo sperare di vivere più a lungo senza disabilità". E l’attività intellettiva? "Il Premio Nobel Rita Levi Montalcini diceva 'il cervello non va mai in pensione'. Ogni giorno perdiamo circa cinquantamila cellule nervose, ma ne possediamo miliardi. Quelle che restano mantengono la loro connessione ed efficienza se coltiviamo interessi che ci piacciono: lettura, musica, radio, televisione, computer, teatro, cinema, vita sociale, volontariato. È bellissimo donare agli altri un po’ di ciò di cui abbiamo usufruito. È importante che gli anziani poi continuino ad interfacciarsi con i giovani, per esempio per trasmettere loro i segreti di tanti mestieri, per consegnare alle nuove generazioni le chiavi per realizzare il loro futuro tra passato e presente, tra esperienza e tecnologia". E l’amore?  È davvero possibile aspirare ad una vita sessualmente attiva anche nell’anzianità? "Attualmente ci sono molte condizioni che possono dare una risposta affermativa: miglioramento delle condizioni generali degli uomini e delle donne, gli ausili farmacologici sempre e comunque da utilizzare sotto controllo medico, una più grande possibilità di vita sociale ed individuale soddisfacente. Naturalmente l’approccio di ogni persona all’attività più intima della condizione umana è alla base di questa frontiera che non ha preclusioni per l’età".  L’alimentazione è importante? "Certamente e non solo per gli anziani.  Cibi e prodotti semplici e genuini influiscono positivamente sul processo di invecchiamento e sulla prevenzione di gravi patologie come i tumori. La dieta mediterranea, quella autentica dei nostri nonni, è di gran lunga preferibile ad altri regimi, mode e tendenze alimentari. Per vivere più a lungo e bene dovremmo limitare le quantità per non appesantire l’organismo. Cereali, latte, pesce, poca carne, frutta e verdura a volontà e, di tanto in tanto, un buon bicchiere di vino rosso: non serve altro". Per concludere, dott. Mancini?     "Occorre raggiungere e conquistare un equilibrio interiore, stare in pace con se stessi e con gli altri, realizzare una sintesi di tutte le potenzialità fisiche, psichiche, affettive, intellettive proprie della persona. Quando poi subentrano malattie serie non dobbiamo accanirci su quanto perso, ma piuttosto ricercare le cure più appropriate per sostenere il corpo e le funzioni ancora valide. Un mio convincimento, che cerco anche per quanto possibile di applicare nella mia vita professionale, è la possibilità che l’organizzazione sanitaria pubblica dia un’assistenza domiciliare quando l’anziano è piuttosto fragile e viene colpito da malanni non tanto gravi. La tendenza è sempre quella di ricorrere all’ospedalizzazione; si rischia di peggiorare sia lo stato fisico che psicologico del paziente. Se il medico lo ritiene opportuno l’assistenza a domicilio è sicuramente molto preferita ed apprezzata dalla persona fragile. Per gli organizzatori della nostra sanità sia un punto su cui riflettere". 

11/05/2025 12:30
Ospedali, territorio e medici di base: a Montecosaro si accende il dibattito sulla sanità

Ospedali, territorio e medici di base: a Montecosaro si accende il dibattito sulla sanità

Lo scorso giovedì 8 maggio, presso il Centro sociale “G. Cavalieri” di Montecosaro Scalo, si è tenuto l’incontro pubblico dal titolo provocatorio “La sanità è in salute!”, promosso dallo Spi Cgil con il patrocinio del Comune. Una serata di confronto aperta alla cittadinanza per riflettere sullo stato della sanità pubblica, con particolare riferimento alla situazione marchigiana. A introdurre i lavori è stato Reano Malaisi, ex sindaco di Montecosaro e rappresentante del Laboratorio delle Idee, che ha fornito un’ampia panoramica storico-politica del sistema sanitario regionale. Malaisi ha evidenziato le trasformazioni del servizio sanitario pubblico, ponendo l’accento sulla crescente difficoltà della sanità pubblica nel mantenere standard adeguati, anche a causa della pressione esercitata dal privato. A seguire, l’intervento di Maria Teresa Carloni dello Spi Cgil di Macerata ha riportato l’attenzione sulla normativa sanitaria attualmente in vigore e sulla riorganizzazione dei servizi territoriali, con l’obiettivo di affiancare strutture più piccole a quelle ospedaliere. Carloni ha però segnalato un dato allarmante: nelle Marche, circa il 9% della popolazione rinuncia alle cure, principalmente per motivi economici o a causa delle lunghe liste d’attesa. Il quadro si è ulteriormente arricchito con il contributo del dottor Tommaso Claudio Corvatta, medico di base, che ha denunciato la crisi profonda della medicina di prossimità. Oltre alla carenza di medici, Corvatta ha sottolineato la crescente distanza tra il medico di famiglia e il paziente, nonché l’eccessiva burocratizzazione del sistema sanitario, che vede crescere il numero di figure amministrative a scapito di quelle cliniche. «Senza medici – ha dichiarato – non può esserci sanità, anche se le strutture sono pronte e le attrezzature moderne». L’incontro si è concluso con un acceso dibattito tra il pubblico, a conferma dell’interesse e della preoccupazione diffusa tra i cittadini. Diversi gli spunti emersi su come la politica possa e debba intervenire per restituire dignità e funzionalità alla sanità pubblica.

10/05/2025 16:28
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