Merce contraffatta per un valore di oltre un milione di euro (6.576 pezzi) è stata sequestrata, dal Nucleo di Polizia economico finanziaria della guardia di finanza-Sezione Mobile di Fermo, a un’azienda di Grottazzolina. Il blitz è scattato martedì scorso quando sono stati trovati e posti sotto sequestro i prodotti contraffatti: si tratta principalmente di calzature di lusso del brand "Cesare Paciotti", e accessori e fibbie riproducenti il celebre logo dell'azienda civitanovese conosciuta a livello internazionale. Un italiano è stato segnalato all'Autorità Giudiziaria per il reato di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti.
"Il valore di un singolo paio di calzature - ricorda la gdf - oscilla dai 400 euro fino ai 900 euro (richiesti come prezzo per un paio di stivali griffati); di pari pregio ma di valore inferiore gli accessori rinvenuti con il medesimo marchio di fabbrica e facilmente riconoscibile". La merce sequestrata sarebbe stata presumibilmente immessa sul mercato nazionale nelle prossime festività. I finanzieri hanno anche acquisito documentazione contabile che sarà oggetto dei successivi, dovuti approfondimenti d'indagine.
"Il servizio - spiegano le Fiamme gialle - si inserisce in un più ampio contesto perseguito a livello nazionale dal Corpo e teso verso la salvaguardia del mercato e di quelle imprese che operano, quotidianamente, nel rispetto delle leggi.
Falsi Green Pass rilasciati da due medici di famiglia, uno di San Benedetto e l’altro di Ascoli Piceno. È su quanto stanno cercando di far luce gli inquirenti che hanno iscritto i professionisti sul registro degli indagati. I dottori dell’Area Vasta 5– in base alle prime indagini – avrebbero rilasciato a un numero imprecisato di pazienti la certificazione verde che attesta l’avvenuta vaccinazione anti-Covid, senza che essa sia mai avvenuta
Del caso si stanno occupando i carabinieri dei Nas, a seguito di alcune indagini interne effettuate dall’Area Vasta 5. Pochi mesi fa, infatti, i due professionisti avrebbero richiesto un numero maggiore di vaccini rispetto al numero reale dei pazienti assistiti ai quali era stato rilasciato il Green Pass. Una procedura anomala, che non è passata inosservata ed è stata subito segnalata al Nucleo speciale dei militari dell’Arma. I due medici, nei prossimi giorni, saranno chiamati a chiarire la situazione.
È stato individuato poche ore fa in una delle frazioni di Valfornace il corpo di un settantenne, che - secondo le prime indagini - sarebbe morto precipitando da una scarpata, a bordo del proprio trattore. Sono ancora sul posto le forze dell'ordine intervenute per recuperare i resti dell'anziano conducente, ma le cause che hanno portato alla perdita di controllo del mezzo sono ancora da chiarire.
20.52 Si chiama Costantino Cardinali l'uomo di 73 anni che ha perso la vita oggi a bordo del proprio trattore. Cardinali, meccanico in pensione, sarebbe uscito stamane alle 11.30 per recarsi in campagna. Sono stati i familiari a lanciare l'allarme nel pomeriggio non vedendolo rientrare a casa. Si presume che l'incidente sia avvenuto a ridosso delle ore 17. Ancora sul posto le forze dell'ordine.
(IN AGGIORNAMENTO)
Senza mascherina all'interno del bar: multati il titolare, un dipendente e un cliente. Per tutti e tre i carabinieri e gli agenti della polizia locale di San Severino Marche hanno previsto una sanzione di 400 euro. È quanto emerso a seguito dei servizi a largo raggio posti in essere, durante il fine settimana, dalle stazioni e dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Tolentino.
Sempre a San Severino, nella serata di sabato, un giovane è stato controllato alla guida con un tasso alcolemico di 1.1 (oltre due volte superiore al limite di legge), che prevede il ritiro della patente e la denuncia all’Autorità Giudiziaria, ai sensi dell’articolo 186 del codice della strada.
Durante un servizio perlustrativo messo in atto venerdì, i carabinieri della stazione di Loro Piceno hanno fermato un uomo originario della provincia di Caserta che, a seguito di controllo, è risultato destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. I militari lo hanno tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza dell’Autorità Giudiziaria e tradotto al carcere di Aversa, nel Casertano.
L’uomo, già sottoposto all’obbligo di dimora, per i reati di estorsione, minaccia e danneggiamento, aveva il permesso di lavorare nelle Marche come muratore, impiegato nella ricostruzione post-sisma; è stato però destinatario di un aggravamento della misura per aver violato le prescrizioni che gli erano state imposte.
"Torneremo a San Martino per tenere viva la sua memoria". La promessa della figlia Gabriella Turchetti durante i funerali di 'nonna Peppina', al secolo Giuseppa Fattori divenuta simbolo di resilienza delle popolazioni terremotate del Maceratese.
L'anziana, che rifiutò di lasciare una casetta di legno (dichiarata abusiva e poi 'sanata' dalla legge 'Salva Peppina') realizzata nei pressi della propria abitazione distrutta dal sisma del 2016 a Borgo Moreggini di San Martino di Fiastra (Macerata): è morta pochi giorni prima di compiere 99 anni. Il piccolo santuario del Beato Ugolino a Fiegni di Fiastra non è bastato contenere, nel pomeriggio di sabato, tutte le persone giunte per stringersi intorno alla famiglia di nonna Peppina: in molti sono rimasti fuori ad ascoltare la funzione celebrata da don Oreste Campagna e don Giancarlo Pesciotti.
"Di grandi donne come lei non ne nasceranno più", le parole della figlia Gabriella che ha ricordato come la madre, anziana ma piena di vita, era voluta fortemente tornare nel borgo e ricordava sempre le persone che non avevano avuto la possibilità di farlo. In chiesa, in prima fila i nipoti di Peppina, le figlie Agata e Gabriella, il genero Maurizio Borghetti. Tra gli altri c'erano il deputato Tullio Patassini, il sindaco di Fiastra Sauro Scaficchia e Venanzo Rocchetti, ex sindaco di Serravalle.
Pneumatico vagante in superstrada: il traffico va in tilt.
L’incidente è accaduto nel pomeriggio, intorno alle 17, lungo la SS77 della Val di Chienti, all’altezza dello svincolo per Morrovalle direzione mare. Un’auto procedeva verso Civitanova, quando una ruota si è staccata dal mezzo ed è andata a centrare due vetture che provenivano dalla direzione opposta.
I danni sono stati lievi proprio perché il tratto stradale in questione è interessato da lavori che hanno comportato il restringimento della carreggiata, perciò le due vetture transitavano a velocità moderata . In superstrada si sono verificate code chilometriche con notevoli disagi alla circolazione. Sul posto per regolare il traffico la Polizia Stradale. Non si sono registrati feriti.
Scomparsa di Giuseppe Rosati, presentata denuncia contro ignoti. I familiari dell’82enne di cui si sono perse le tracce dallo scorso 8 novembre, vuole andare fino in fondo a questa vicenda, “Abbiamo deciso di presentare denuncia ai carabinieri di Visso per non lasciare nulla di intentato e verificare anche la possibilità che qualcuno stia aiutando mio padre", spiega all'ANSA la figlia Claudia”.
Dopo la scomparsa dell'anziano, avvenuta la mattina da Cupi di Visso, le ricerche per una decina di giorni hanno impegnato carabinieri forestali e del gruppo provinciale di Macerata, guardia di finanza, vigili del fuoco, volontari di Protezione civile, supportate anche dall'impiego di cani molecolari, di droni e di un elicottero. "Non sappiamo più cosa pensare - aggiunge la figlia dell'82enne - Sono quasi due settimane che lo stiamo cercando ininterrottamente ovunque, sembra scomparso nel nulla. A questo punto crediamo che sia opportuno indirizzare le indagini anche su altre ipotesi".
Quando si è allontanato, Giuseppe indossava i pantaloni blu di una tuta, un maglione grigio e un cappellino mimetico con la visiera. E aveva con sé il bastone bianco, essendo ipovedente. Alla figlia aveva detto di andare a fare una passeggiata lungo la strada principale del borgo, ma poi non è più tornato. L'allerta della scomparsa era stata data intorno all'ora di pranzo. Le ricerche non hanno dato alcun esito concreto, nonostante alcuni presunti avvistamenti in località diverse.
Scatenarono una rissa in piazza Dario Conti, a Camerino: per un anno tre giovani non potranno più frequentare i luoghi della movida camerte. Il provvedimento, che prevede il divieto di accesso nei luoghi in cui si sono verificati gli episodi di violenza, è stato emesso dal questore di Macerata Vincenzo Trombadore, in sinergia con l’Arma dei carabinieri.
Proprio i carabinieri sedarono la rissa provocata da tre ragazzi, di età compresa dai 19 e 21 anni, la scorsa estate, nei pressi del centro commerciale “Sottocorte Village”. I tre, originari di San Severino Marche ma residenti a Matelica, furono anche denunciati.
Un tratto del fiume Chienti in secca: i carabinieri forestali denunciano i responsabili di due aziende del settore idroelettrico. È il risultato di una mirata operazione condotta dai militari della stazione di Macerata, riscontrando l’abusiva messa in secca di un tratto del corso d’acqua.
La causa del prosciugamento di circa 400 metri di alveo è stata individuata dai carabinieri in una captazione a scopo idroelettrico. In particolare, i militari hanno constatato che era stato realizzato un terrapieno in ghiaia tale da formare uno sbarramento per l’intera larghezza dell’alveo in modo che tutta l’acqua fosse convogliata nel canale idroelettrico: questo al fine di aumentarne la portata e di conseguenza la produzione di energia anche nei periodi più siccitosi come quelli della scorsa estate.
È stato riscontrato inoltre che, anche a valle del sistema di prelevamento del canale idroelettrico, veniva rilasciata nell’alveo del fiume Chienti una minima parte dell’acqua necessaria a garantire il minimo deflusso vitale: questo comportando una seria minaccia all’integrità della vita dell’ecosistema fluviale. Dallo sviluppo delle successive indagini è emerso, peraltro, che per i lavori di movimentazione della ghiaia, al fine di realizzare lo sbarramento alle acque a sevizio dell’opera di presa, non vi erano autorizzazioni né idrauliche né paesaggistiche e neppure edilizie.
Sono stati conseguentemente denunciati a piede libero all’Autorità Giudiziaria per diversi reati, che riguardano violazioni della normativa a tutela delle foreste, delle biodiversità, del paesaggio e dell’ecosistema, i due responsabili delle aziende proprietarie della derivazione idroelettrica. I due soggetti indagati, in caso di condanna definitiva, rischiano pene fino ad un massimo di sette anni, tra reclusione e arresto oltre che una multa fino a 200mila euro.
Brillante operazione della Polizia Locale del Comune di San Severino Marche che ha individuato e denunciato, nel giro di pochissime ore dall’accaduto, l’autore di un furto commesso nella centralissima piazza Del Popolo.
A fare le spese del colpo, avvenuto in pieno giorno e sotto gli occhi di tutti, l’autista addetto alle consegne di una ditta di Civitanova specializzata in forniture di bibite, liquori e alcolici in alcuni bar e ristoranti della zona. Approfittando del momentaneo allontanamento dell’addetto, impegnato nelle operazioni di scarico di alcune merci, l’autore del colpo si sarebbe avvicinato all’autocarro della ditta lasciato parcheggiato e avrebbe portato via una confezione da sei bottiglie di vino di buona qualità, per poi allontanarsi a piedi.
L’autista del mezzo, un uomo di Porto Sant’Elpidio, sulle prime ha pensato si trattasse di uno scherzo ma non ha impiegato molto a capire che dietro l’accaduto c’era l’azione di un malintenzionato e così si è presentato al comando della Polizia Locale per sporgere regolare denuncia. Con in mano la bolla di carico l’uomo ha descritto la merce prelevata a sua insaputa da uno sconosciuto che è stato colto sul fatto da una delle telecamere del circuito pubblico di videosorveglianza.
E’ a queste che la Polizia Locale si è subito affidata per individuare il responsabile del gesto. Le indagini degli agenti coordinati dal sostituto commissario Adriano Bizzarri hanno permesso di ricostruire, in pochissimo tempo, tutta l’azione del furto. Il responsabile, un 52enne residente in città, è stato individuato e denunciato all’autorità giudiziaria per furto aggravato.
Arrestati mentre stavano consegnando la droga ad un loro cliente nei pressi di un distributore di benzina, nella frazione di Passo di Treia: in manette un italiano e un macedone, entrambi pluripregiudicati. A compiere l'operazione sono stati, nella tarda serata di venerdì, gli investigatori della Squadra Mobile di Macerata, diretti dal Commissario Capo Matteo Luconi.
Nell'auto nella quale viaggiavano i due, sono state rinvenute diverse dosi di cocaina per il successivo smercio in tutto il territorio della provincia di Macerata. Ad essere stato sorpreso mentre cedeva una dose in un cambio di 50 euro è stato il pusher italiano. I poliziotti della Squadra Mobile sono riusciti a individuare i due spacciatori, che si muovevano in auto per fare le consegne di cocaina, a pedinarli e, attraverso vari appostamenti, hanno assistito alla consegna della droga. In quel momento, sono intervenuti in azione e, con mossa fulminea, hanno bloccato i due pusher e recuperato la droga e il denaro.
Oltre che per spaccio, il macedone è stato arrestato anche perché era rientrato in Italia noncurante del divieto di farvi ingresso, emesso a seguito dell’espulsione dal territorio nazionale avvenuta lo scorso giugno.
Porto San Giorgio - È di Gianni Brandoli il corpo senza vita rinvenuto sullo scivolo di ammaraggio del porto turistico nelle prime ore del pomeriggio di ieri. L'uomo, un 76enne, era scomparso nel nulla dallo scorso 9 novembre, dopo aver detto alla moglie di andare a fare la sua consueta passeggiata al mare.
A completarne il riconoscimento sono stati i familiari, dopo che i carabinieri aveva ricostruito con quasi assoluta certezza la sua identità. Il corpo è stato rinvenuto dalla squadra sommozzatori dei Vigili del Fuoco, che si trovava nella zona proprio per le operazioni di ricerca di Brandoli, del quale si erano perse le tracce da più di dieci giorni. Ad essere ritrovata era stata soltanto la sua auto, parcheggiata, come abitudine, davanti alla villa delle Canossiane.
Il cadavere si presentava in avanzato stato di decomposizione, dopo essere stato - verosimilmente - trasportato dalla corrente per molti giorni. Sul posto oltre al personale dei Carabinieri, sono intervenuti anche gli uomini della Polizia di Stato e della Capitaneria di Porto. Il 76enne, originario di Varese ma da 20 anni residente nelle Marche a Montegiorgio prima e a Porto San Giorgio poi, non aveva alcun motivo di compiere gesti inconsulti vista la perfetta salute psico-fisica e il ricco patrimonio. Secondo gli inquirenti, l'ipotesi più probabile è che Brandoli possa aver accusato un malore sulla battigia per poi venire risucchiato dal mare. In ogni caso, non si escludono a priori altre piste.
Era la notte del 18 novembre 1989 quando Denis Bergamini, 27 anni, centrocampista del Cosenza, alla vigilia della sfida contro il Messina venne ritrovato senza vita lungo la strada 106 Jonica. Il caso venne archiviato frettolosamente come suicidio: venne dato credito alla testimonianza dell’ex fidanzata Isabella Internò che sostenne sin dall’inizio questa tesi. Per le ricostruzioni dell’epoca quindi il calciatore si sarebbe buttato sotto un camion e sarebbe stato trascinato per 60 metri.
Il caso venne riaperto nel 2011 dalla Procura di Castrovillari grazie alla famiglia, alla tenacia della sorella gemella di Denis in particolare, che non aveva mai creduto alla tesi del suicidio: Denis stava bene, la sua brillante carriera lo stava portando a fare il grande salto in serie A, con probabile destinazione Fiorentina di Roberto Baggio. Secondo la nuova ricostruzione sul caso riaperto vent’anni dopo, attraverso la riesumazione del corpo, l’autopsia e le indagini scientifiche disposte nel 2017, è emerso che Denis sarebbe stato narcotizzato o asfissiato; il suo corpo successivamente spostato sulla strada per inscenare un incidente stradale.
Ad oggi proprio l’ex fidanzata di Bergamini, Isabella Internò, 19 anni all’epoca dei fatti, resta l’unica indagata con l’accusa di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi: avrebbe ucciso Bergamini attirandolo con una trappola, per poi inscenare il suicidio con l’aiuto di altre persone. Il movente sarebbe stato l’incapacità della Internò di accettare la volontà del ragazzo di interrompere la relazione con lei. Ad aprile di quest’anno la Procura di Castrovillari ha chiesto il rinvio a giudizio per la Internò. La prima udienza si è tenuta il 25 ottobre. La seconda si terrà il 25 novembre prossimo, quando verranno ascoltati oltre 220 testimoni.
È scattato alle 14.30 l'allarme presso il Teatro Lauro Rossi di Macerata, e in pochi minuti sono intervenuti sul posto la Polizia Locale insieme ai Vigili del fuoco per appurare il grado dell'emergenza. Nel corso dell'opearazione è stata accertata quella che è risultata essere un'esercitazione antincendio, della quale però le forze dell'ordine non erano state preventivamente informate, come da normale procedura. Dalle dichiarazioni del sergente di polizia è emersa inoltre la grave mancanza da parte dei custodi della struttura di disporre le forze dell'ordine di una copia delle chiavi utili a facilitare futuri interventi nel caso di reali emergenze. Nell'arco di 40 minuti sono sopraggiunti anche gli altri responsabili del Teatro per chiarire ulteriormente le ragioni delle gravi mancanze delle quali si sono resi protagonisti, destando la preoccupazione e la curiosità dei cittadini.
Uomo trovato in stato confusionale: interviene l'aliambulanza. Il fatto è avvenuto questa mattina, intorno alle 10:15, presso il rifugio Cristo delle Nevi a Frontigano di Ussita. L'uomo è stato trovato da una comitiva di 5 persone che, comprese le difficoltà, ha chiamato immediatamente il 118. Sono arrivati sul posto il personale del soccorso alpino unitamente ai carabinieri forestali di Ussita e all'eliambulanza Icaro2. L'uomo, che secondo fonti mediche sarebbe stato vittima di un principio di ictus, è stato recuperato e trasportato d'urgenza in codice rosso all'ospedale di Macerata per essere sottoposto alle cure necessarie.
Nel corso della nottata uno dei due ascensori del Park Sì nel Centro Storico di Macerata è stato messo fuori uso da 11 vandali. A scoprire i danni procurati alla struttura i clienti che, recandosi a lavoro, hanno tentato di prendere l'ascensore ma lo hanno trovato transennato e fuori servizio. Sul posto immediato l'intervento da parte del sindaco Parcaroli accompagnato da Polizia municipale e tecnici dell'Apm.
Come è stato possibile verificare dalle immagini a circuito chiuso, "l’ascensore è stato utilizzato impropriamente da undici ragazzi che ci sono entrati contemporaneamente. L’Apm è stata subito informata del fatto e stiamo cercando di risolvere il problema il prima possibile per non creare ulteriore disagio alla cittadinanza", ha spiegato Parcaroli.
I giovani, dopo aver inopportunamente riempito l'ascensore oltre il peso di carico previsto, sono stati costretti a distruggere le porte poiché rimasti bloccati all'interno. "A chi si è reso responsabile dell’accaduto con una condotta impropria vorrei chiedere di avere maggiore rispetto per i servizi collettivi che sono, appunto, di tutta la comunità", ha aggiunto il sindaco di Macerata.
I carabinieri della Compagnia di Macerata stanno attentamente visionando i filmati del danneggiamento dell’ascensore del parcheggio del centro storico, acquisiti stamane dalla Polizia Locale e, a breve, potrebbero risalire alle generalità complete degli 11 giovani che stavano ammassati all’interno provocando il sovraccarico che ha impedito il perfetto allineamento della porta causando il blocco d’emergenza.
“A tal proposito - precisano dal comando dei carabinieri- la posizione di coloro i quali si presenteranno spontaneamente in caserma per fornire indicazioni circa la loro partecipazione al fatto, verrà tenuta in considerazione anche riguardo alla richiesta di risarcimento che verrà proposta dall’ente proprietario sulla scorta delle valutazioni dell’Autorità Giudiziaria”.
Due avvocati del Foro di Macerata indagati per falsificazione di testamento e circonvenzione di incapace. Scattate le misure cautelari nei loro confronti.
La vicenda
Dopo la morte di una ultranovantenne, avvenuta nell’ottobre 2020, all’unico figlio sarebbe spettata l’intera cospicua eredità. Al momento dell’apertura della successione, però, si era scoperto che la metà dell’ingente patrimonio, sulla base della volontà espressa dalla defunta attraverso un testamento olografo, doveva essere in realtà destinata a un’avvocatessa; questa si era infatti presentata dal notaio attestando la propria qualità di erede e, una volta incamerati i beni mobili e immobili caduti nella successione, aveva da subito iniziato a disporne, compiendo tutti gli atti che spettano tipicamente al proprietario (ad esempio, sostituendo le serrature delle abitazioni).
L’avvocatessa, unitamente a un suo collega di studio (entrambi iscritti all’Ordine degli Avvocati di Macerata), aveva a suo tempo assistito l’anziana defunta per alcuni affari. Tuttavia, dopo la sua scomparsa, i due legali avevano iniziato a recarsi sempre più frequentemente presso l’abitazione del figlio, il quale aveva risentito pesantemente, dal punto di vista fisico e psicologico, della morte della mamma, per lui unico e fondamentale punto di riferimento.
Prima della scomparsa di quest’ultima, il figlio aveva provveduto a rilasciare al collega dell’avvocatessa, davanti a un notaio, una procura generale con la quale gli affidava la gestione totale del patrimonio e dei suoi interessi personali, accompagnata dalla designazione dello stesso ad amministratore di sostegno, in previsione della propria eventuale futura incapacità; designazione che veniva superata da quella disposta dal Giudice tutelare di Macerata su richiesta del Procuratore nel luglio 2020.
Dalle investigazioni, eseguite dai finanzieri anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, su delega della Procura della Repubblica di Macerata a seguito di specifica denuncia, è emersa l’esistenza di un testamento apocrifo, sulla base del quale la metà del patrimonio sarebbe spettata di diritto all’avvocatessa. Oltre a ciò la circostanza che gli indagati, approfittando della condizione di debolezza dell’unico figlio in precarie condizioni fisiche e mentali, e attraverso una frequentazione assidua e costante, anche in periodo di pieno lockdown dovuto alla pandemia, lo avevano indotto a firmare la citata procura generale a favore di uno di loro: in tal modo, sostanzialmente, i due legali hanno potuto agevolmente disporre dell’intero patrimonio, senza alcun tipo di impedimento.
Da questo, derivano le contestazioni, a vario titolo, di falsità in testamento olografo e falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri a carico della professionista, nonché, in concorso con il suo collega di studio, di circonvenzione di persona incapace.
Sulla base degli elementi emersi nel corso degli approfondimenti investigativi svolti dalle Fiamme Gialle maceratesi, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Macerata, Domenico Potetti, accogliendo le richieste formulate dal Procuratore della Repubblica Claudio Rastrelli e dal P.M. titolare del procedimento Vincenzo Carusi, per impedire che i reati venissero portati a ulteriori conseguenze e che venissero reiterati, ha disposto a carico dei due avvocati: l’interdizione per un anno dalla professione di avvocato, in ordine alla cura, in ogni sede giudiziaria ed extragiudiziaria, degli interessi della vittima nonché alla cura e gestione di ogni procedura in materia di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno; il divieto di comunicazione e di avvicinamento all’abitazione e alla persona della vittima, mantenendo una distanza minima, da controllare mediante l’applicazione di braccialetti elettronici.
Inoltre, è stato ordinato ed eseguito il sequestro preventivo della somma di circa 1.500.000 euro, pari alla metà dei beni caduti in successione, corrispondenti alla parte dell’asse ereditario che erano finiti illecitamente nella disponibilità dell’avvocatessa, per effetto del testamento olografo, di cui diverse perizie calligrafiche hanno attestato l’inequivocabile falsità.
Il fatto non sussiste. Il processo in merito al disastro del 9 luglio 2015 che interessò le località di Tolentino, Corridonia, Pollenza, Urbisaglia, Colmurano, e delle frazioni di Sforzacosta e Piediripa, si è concluso ufficialmente con il proscioglimento da ogni capo d'imputazione del direttore del Cosmari, Giuseppe Giampaoli. Dopo 6 anni e due mesi, il tribunale ha accolto in via definitiva gli argomenti presentati dalla difesa - sostenuta dall'Avvocato Vando Scheggia - per un processo capitolato con un'assoluzione "nel merito".
"Sulla base di quanto è stato avanzato dall'accusa - ha commentato l'avvocato - la colpa generica attribuita a Giampaoli verteva sull'imprudenza e la violazione di alcune norme per la sicurezza. A questo hanno aggiunto un paio di contravvenzioni specifiche con nesso causale, cadute dopo 5 anni come da Codice di Procedura Penale (art.126). I reati sono risultati incompatibili con la funzione del mio cliente, perché avrebbero dovuto fare leva su una serie di interessi personali che lui non aveva. Sarebbe stata roba da ecomafia. Invece per il giudice e la Cassazione è risultato evidente che il fatto non fosse stato commesso, e quindi non avevano ragion d'essere nemmeno le contravvenzioni. Non credo sia avvenuta mai una cosa del genere a Macerata, e forse raramente a livello nazionale".
Reato estinto per avvenuta prescrizione, nonostante le ben 600 pagine di consulenza redatte da tre ingegneri presentate in favore dell'accusa. Inoltre, le contravvenzioni relative al funzionamento dell'impianto di rilevamento di fumo e antincendio, e della manutenzione dei capannoni, non sono state di fatto considerate perché giuridicamente fuori dalla responsabilità del Cosmari. Stando poi alle altre carte in mano alla difesa, l'intervento per contenere l'incendio nel capannone "non ufficialmente in funzione" sarebbe avvenuto in maniera tempestiva (tra le ore 01:01 e le ore 01:06 circa), prima che i vigili del fuoco venissero contattati telefonicamente alle ore 01:08.
All'epoca dei fatti, la Procura aveva ipotizzato il reato di disastro ambientale colposo, facendo leva sull'incendio avvenuto, le conseguenze sulla salute degli abitanti e le opportune misure adottate sia per prevenire, sia per contenere le fiamme che interessarono lo stabilimento sito in Piane Chienti. Nella fattispecie, all'azienda venne contestata la rapidità di intervento (alcuni testimoni sostenevano di aver udito le esplosioni prima che le fiamme si alzassero) e le possibilità che l'origine del disastro fosse imputata al surriscaldamento delle bombole di acetilene o a un guasto elettrico di un macchinario. Distruggendo completamente il capannone di 4000 metri adibito alla lavorazione di carta, plastica e metalli.
"Con la sentenza sono più sereno - ha dichiarato il direttore Giampaoli - anche se si è trattato comunque di un momento drammatico per me e l'azienda. Tutte le precauzioni al tempo erano state attuate. Anche i periti lo hanno confermato. Il futuro ora appare sicuramente più roseo, il Cosmari ha l'occasione fra gli altri di sfruttare il PNRR e punteremo a rilanciare al meglio lo sviluppo della nostra attività. Altrimenti usufruiremo degli investimenti privati. Siamo una realtà importante per Macerata".
Ora il direttore Giampaoli si prepara ad affrontare le prossime udienze che lo vedono sotto accusa, in merito al rosso di 2 milioni sugli appalti del 2019 (a Marzo 2022) e all'inchiesta sull'amianto trovato nelle macerie post sisma (a settembre 2022).
Droga in auto: i carabinieri ritirano la patente ad un diciannovenne. Fermato anche un uomo alla guida di un'auto sequestrata, senza patente, assicurazione e revisione.
È il risultato di un servizio svolto dai carabinieri della stazione di Castelraimondo e di Serravalle di Chienti. Il diciannovenne, neopatentato, è stato trovato a bordo del proprio mezzo, in possesso di un modico quantitativo di hashish. I militari sono stati insospettiti dal nervosismo mostrato dal giovane, dopo averlo fermato per un controllo di routine dei documenti di guida. Successivamente i carabinieri hanno esteso le loro ricerche anche all’abitazione che 19enne divide con i suoi familiari. Anche in questo caso la ricerca ha portato al rinvenimento di un mix di marijuana ed hashish. Il giovane è stato segnalato come assuntore di stupefacenti.
Nel comune di Serravalle di Chienti, invece, una pattuglia della locale stazione ha fermato un trentacinquenne alla guida di un'utilitaria. Gli accertamenti successivi hanno portato alla luce il fatto che l'uomo conducendo un mezzo sequestrato e sprovvisto di revisione ed assicurazione. Il guidatore, di origine rumena, era inoltre privo di patente di guida perché mai conseguita. Scattato, di conseguenza, anche il sequestro dell'auto.