Lutto alla Stazione Carabinieri di Recanati per la scomparsa del Brigadiere Capo Giovanni Francesco Perniola. Il militare si è spento nella notte, all’età di 56 anni, a causa di una terribile malattia che non gli ha lasciato scampo.
Nato a Sant’Eramo in Colle, si è arruolato quale allievo carabiniere nel dicembre del 1986 e, al termine del corso di formazione, è stato assegnato dapprima alla Stazione Carabinieri di Reggio Calabria Principale, ove è rimasto fino al febbraio del 1992, quando è stato trasferito presso la Stazione Carabinieri di Recanati, luogo dove ha lavorato senza soluzione di continuità ed ha stabilmente vissuto con la moglie Rosa e i due figli Michele Mirco e Stefano, rispettivamente di trenta e ventiquattro anni.
"Sovrintendente di preclare qualità morali e militari - si legge in una nota dell'Arma - si è fatto subito apprezzare dalla comunità recanatese per le sue spiccate doti umane, sempre pronto e disponibile alla causa comune, costituiva sicuro punto di riferimento per la cittadinanza e i suoi colleghi, ha sempre lavorato con grande professionalità, competenza, dedizione e slancio".
"Il suo innato intuito investigativo gli ha consentito di ottenere nella carriera anche due encomi per il suo determinante contributo fornito a complesse ed articolate indagini relative a fatti delittuosi che hanno interessato il territorio maceratese negli anni 2013 e 2019". Le esequie avranno luogo domani 21 marzo, alle alle ore 15.30, presso il Duomo di Recanati.
Ciclista di 23 anni travolto da due auto, muore all'ospedale di Torrette dove era stato trasferito d'urgenza.
La segnalazione è scattata intorno alle ore 21: un uomo in sella alla bici è stato travolto a Recanati, all'altezza della strada Regina. Sul posto è intervenuto prontamente il 118 per fornire i soccorsi necessari: le ferite riportate dal ciclista hanno ritenuto opportuno un primo ricovero per accertamenti presso l'ospedale di Macerata. Successivamente, la diagnosi preliminare ha richiesto la necessità di un trasferimento d'urgenza presso il Torrette di Ancona in eliambulanza.
Insieme ai sanitari si sono precipitati sul luogo dell'incidente anche gli uomini della Compagnia dei Carabinieri di Civitanova. Secondo una ricostruzione, l'uomo sarebbe stato prima urtato da un'auto che lo ha fatto cadere a terra e successivamente travolto da una seconda vettura che sopraggiungeva. La dinamica dell'accaduto resta ancora oggetto d'indagine per le forze dell'ordine.
Le condizioni del ciclista sono apparse subito gravi. Disperati i tentativi dei sanitari di salvargli la vita, ma l'uomo si è spento nelle prime ore della mattinata all'ospedale dorico. Non aveva con sè i documenti al momento del tragico incidente, perciò i Carabinieri stanno cercando elementi utili per procedere all'identificazione.
I vigili del fuoco salvano un cane rimasto bloccato su un tronco in un'ansa del fiume Tronto. A dare l'allarme è stato il suo proprietario, questa mattina, dopo che l'animale si era allontanato entrando in acqua, ma senza riuscire a tornare a riva.
Vedendo il suo animale in estrema difficoltà, l'uomo non sapendo come aiutarlo, ha contattato i Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno. Sul posto è giunta prontamente una squadra composta anche da operatori del nucleo speleo-alpino-fluviale che ha, dapprima, individuato l’animale e quindi - con dotazioni specifiche - ha raggiunto il cane portandolo a riva, dove ha potuto riabbracciare il proprietario.
Un'organizzazione di trafficanti di droga prevalentemente composta da persone di origine straniera, approfittando della necessità di trovare lavoro da parte di connazionali, li arruolava, inducendoli a trasportare dal Pakistan in Italia eroina pura in ovuli ingeriti dai corrieri.
A fare luce sulla banda la Squadra Mobile di Ancona, Sezione criminalità organizzata, e il Commissariato di Senigallia con un'indagine, in corso da un anno, che ha già portato a 18 arresti. L'ultimo tassello dell'operazione "Mezza Luna d'oro" è arrivato ora con l'arresto di un giovane pakistano, ritenuto tra i vertici dell'organizzazione, finito in carcere.
L'attività investigativa, oltre agli arresti di persone con vari ruoli nell'organizzazione tra cui gli "ovulatori", ha portato al sequestro nel complesso di circa 4 chilogrammi di eroina. L'illecita attività di traffico e spaccio della sola sostanza rinvenuta e sequestrata, avrebbe permesso di guadagnare ingenti somme di denaro nell'ordine di circa 850mila euro, tre volte il valore di acquisto della droga pura.
Gli sviluppi investigativi condotti dalla Polizia Giudiziaria coordinata dalla Procura di Ancona, sono culminati con l'emissione da parte del Gip di un ordine di custodia cautelare in carcere per l'unico soggetto che era ancora in libertà.
Il cane "cash dog" Isabel fiuta 30mila euro nascosti in un trolley all'interno di un'autovettura appena sbarcata al porto di Ancona da una motonave proveniente dalla Grecia.
È accaduto durante controlli valutari sui conducenti e passeggeri di veicoli e autoarticolati in transito nello scalo da parte dei funzionari dell'Agenzia Dogane e Monopoli e i finanzieri della locale Compagnia.
Per la somma di denaro non era stata effettuata la dichiarazione prevista dalla normativa valutaria quando si introduce in Italia contante di importo pari o superiore a 10mila euro. Ciò dovrebbe avvenire attraverso moduli da inviare telematicamente o da consegnare in forma scritta all'Agenzia Dogane e Monopoli.
La persona controllata, di nazionalità greca, ha tenuto un comportamento sospetto durante i controlli e i funzionari doganali e finanzieri hanno approfondito la verifica sull'auto usando anche il prezioso fiuto del pastore tedesco, l'ultimo esemplare entrato a far parte delle unità cinofile delle Fiamme gialle di Ancona .
'Isabel' è addestrata a cercare valuta ed è capace di fiutare l'odore delle banconote, tanto da riuscire a scovare il denaro meticolosamente occultato in un trolley custodito nel bagagliaio della vettura, avvolto in un sacco di plastica tra vestiti e altri oggetti personali.
È scattata la sanzione immediata che prevede l'oblazione per un importo del 15% sull'eccedenza oltre la soglia ammessa, circa 3mila euro.
Lutto a Macerata. Si è spento ieri all’età di 76 anni l'ex deputato Luciano D’Ulizia, per anni alla guida dell'Unione nazionale cooperative italiane. Impegnato nella Gioventù Aclista, D’Ulizia ha partecipato attivamente alla rifondazione e alla crescita del Consorzio marchigiano delle cooperative agricole.
Nel 1971 aveva partecipato alla fondazione dell'Unci (Unione nazionale cooperative d’Italia), di cui nel 1983 fu eletto presidente nazionale. Nel 1980 fu eletto al consiglio comunale di Macerata, mentre la sua ultima avventura politica è risalente al 2006, quando è stato eletto alla Camera con Italia dei Valori. Lascia una moglie e due figli. Il funerale avrà luogo domani, alle 10.30, nella chiesa della Santa Madre di Dio.
Responsabilità anche per associazione a delinquere per la banda dello spray (imputati 6 giovani del Modenese) in relazione alla strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo nella quale, la notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018, morirono nella calca cinque minorenni e una madre 39enne dopo spruzzi di spray al peperoncino finalizzati a rapinare giovanissimi.
La Corte d'assise d'appello ha riconosciuto l'accusa associativa oltre ai reati di omicidio preterintenzionale, lesioni, furto e rapina. Rispetto al primo grado, aumenti di pena variabili da 1 mese a 4 mesi: inflitte condanne tra i 10 anni e 9 mesi e i 12 anni e 6 mesi e 20 giorni.
In primo grado i sei ragazzi del Modenese, al tempo dei fatti poco più che ventenni, sono stati riconosciuti responsabili, in concorso, di omicidio preterintenzionale, lesioni personali, furto e rapina. La pena più alta era stata inflitta a Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone (12 anni e 4 mesi); poi Andrea Cavallari (11 anni e 6 mesi), Moez Akari (11 anni e 2 mesi), Souhaib Haddada (10 anni e 11 mesi) e Badr Amouiyah (10 anni e 5 mesi. All'udienza di oggi gli imputati erano collegati in videoconferenza dalle varie carceri in cui sono detenuti dal loro arresto avvenuto nell'agosto del 2019.
La pubblica accusa, rappresentata dal sostituto Procuratore generale, Ernesto Napolillo, ha chiesto il riconoscimento anche dell'accusa di associazione per delinquere, non concesso in primo grado, e un aggravamento di pena di sei mesi per ogni imputato.
Giovane di 31 anni investito da un'auto mentre attraversa: finisce al pronto soccorso. È quanto accaduto, intorno alle 20 della serata di oggi, in via Spalato a Macerata. In base a una prima ricostruzione, il giovane stava attraversando sulle strisce pedonali, quando - per cause in corso di accertamento - è stato travolto da una Mini che sopraggiungeva.
Immediato l'arrivo sul posto dei sanitari del 118 che hanno prestato al ragazzo investito le prime cure del caso, per poi trasferirlo all'ospedale Torrette di Ancona per accertamenti.
Il giovane non versa in gravi condizioni, ma a seguito dell'impatto con il veicolo ha riportato dei traumi sulla cui entità si è ritenuto necessario fare approfondimenti medici. Sul posto la Polizia Locale per ricostruire l'esatta dinamica di quanto avvenuto.
(Foto di Giammario Scodanibbio)
Ci è voluta una fitta rete di contatti – tra messaggi e chiamate - da Morrovalle all’Ucraina. Ci sono voluti tutta la speranza e il coraggio possibili per evitare i bombardamenti, proteggere i propri cari, portarli in salvo. E ci sono volute ancora 48 ore di viaggio, dopo tre settimane di bunker e traversate intorno ai grossi centri abitati.
Ma alla fine, Marco Frusca – finanziere di Ravenna di cui abbiamo raccontato e seguito la vicenda personale – ce l’ha fatta: è riuscito, insieme alla compagna Viktoriia, sua sorella e le nipotine, a salire sull’ultimo pullmino della Croce Rossa in transito per la città di Rivne. Questo prima che chiudessero anche lì ogni altra possibilità di fuga dalla guerra in maniera definitiva.
In attesa di poter riabbracciare gli zii, la cugina (Paolo, Rosita ed Elena, residenti nel Maceratese) e l’amica Tetyana (ucraina che dal ‘ 96 vive a Trodica) che lo hanno aiutato e sostenuto a distanza per farlo tornare a casa sano e salvo, Marco ci ha raccontato come ha vissuto le ultime ore di questo suo personale ‘viaggio della speranza’.
Marco, come sono state le tue prime ore di nuovo in Italia? Il viaggio è andato bene, per fortuna. Siamo partiti dalla città di Rivne giovedì scorso e abbiamo attraversato i confini di Slovenia, Ungheria e Romania per quasi due giorni interi. La sera di venerdì 11 marzo eravamo di nuovo a casa. Ora stiamo affrontando le pratiche burocratiche per l’accoglienza della mia compagna, della sorella e le bambine che sono tornate con me.
La tua vicenda ha attirato molti commenti. Alcuni, però, dubitano del fatto che tu ti sia mosso da Chernihiv, a nord dell’Ucraina, e ti sia spostato verso sud ovest prima di risalire e arrivare a Rivne. Chi non ha vissuto una simile esperienza non può capire, ed è un peccato che alcune persone cerchino una logica nelle dinamiche della guerra o nella fuga da essa. La paura di finire sotto le bombe l’ho vissuta sulla mia pelle: semplicemente ci si muove evitandole, battendo strade secondarie e lontane dalle grandi città.
Qual era la situazione quando sei partito? Nei tre giorni prima della partenza sembrava di trovarsi in un Paese tranquillo. Poi nel giro di poche ore, la guerra ha cominciato a raggiungere l’ovest dell’Ucraina: sono stati attaccati piccoli aeroporti, vicino a Leopoli e al confine Polacco.
Quindi è vero che l’invasione sta procedendo con una sorta di strategia di accerchiamento della capitale? Sì, i russi sono partiti dal nord est e sono arrivati al sud, bombardando negli ultimi giorni Odessa e Mariupol. Ora lanciano missili anche dal mare, per capirci.
Che idea ti sei fatto degli sviluppi futuri di questa guerra? Noi ci siamo semplicemente svegliati un giorno che era scoppiata una guerra: nessuno ci credeva. E nessuno ad oggi crede nemmeno che i negoziati risolveranno davvero la questione. Almeno finché Kiev non cadrà del tutto.
Si è discusso molto in questi ultimi giorni anche del ruolo dei nazionalisti ucraini. L’intero popolo ha scelto di seguire Zelensky: molti ucraini sono persino rientrati dall’Italia per andare a combattere. Avrebbero potuto rimanere al sicuro, e invece hanno risposto alla chiamata per difendere il loro Paese. Non si sottometteranno mai. L’Ucraina oggi è il Vietnam dell’Europa: la Russia se vuole conquistarla dovrà raderla al suolo.
Si potrà evitare secondo te? Credo che la Russia non vincerà questa guerra: Putin sta subendo duri colpi. Basti pensare che ha già perso quattro dei suoi generali più importanti.
E se dovesse ricorrere ad attacchi ancora più pesanti, come il nucleare? Sarebbe un suicidio. L’Occidente può rispondere in qualsiasi momento, ma significherebbe la fine del mondo.
Qual è stato il tuo ultimo pensiero prima di lasciare l’Ucraina? È stato per le povere donne e i bambini, costretti a rimanere lì nonostante i corridoi umanitari. I bombardamenti non si fermano mai, e loro non possono fuggire.
E il primo appena hai rimesso piede in Italia? Che ce l’avevo fatta davvero! Avrei voluto portare via da quell’inferno anche altre persone. Fortunatamente, sono riuscito a mettere in salvo le mie preziose compagne di viaggio.
Illeciti contro il reddito di cittadinanza: denunciate dieci persone. È l'esito di un'operazione compiuta dai finanzieri della Tenenza di Porto Recanati, in collaborazione e sinergia con l’inps, nonché con il coordinamento della locale Autorità Giudiziaria: sono stati percepiti, complessivamente, indebiti sussidi per circa 50mila euro.
I riscontri, condotti attraverso l’incrocio dei dati desumibili dalle numerose banche dati in uso alle Fiamme Gialle, e suffragati dall’attività informativa svolta sul territorio, hanno riguardato sia la veridicità delle dichiarazioni rese nelle istanze volte ad ottenere il sussidio che i dati riportati nelle Dichiarazioni Sostitutive Uniche per il calcolo dell’Isee, poste a base della quantificazione del beneficio spettante.
Ciò ha permesso di circoscrivere gli approfondimenti ad alcuni beneficiari, nei confronti dei quali emergevano concreti elementi di anomalie. L’attenzione, in particolare, si è concentrata su 10 persone, 9 delle quali di origine extracomunitaria, di cui 5 residenti nel noto complesso multietnico della città rivierasca, denominato “Hotel House”.
Per la maggior parte di essi è emersa la falsa dichiarazione di possedere il requisito della residenza in Italia da almeno 10 anni e/o di avervi risieduto ininterrottamente almeno due anni prima dal momento della presentazione dell’istanza. In altri casi, invece, è risultata l’omessa comunicazione delle intervenute variazioni dello stato reddituale, lavorativo o familiare, fattori che incidono sulla determinazione della prestazione sociale erogata, fino ad azzerarne il diritto alla percezione.
I richiedenti che hanno illecitamente beneficiato della misura di sostegno, complessivamente quantificata in circa 50mila euro, sono stati segnalati alla Direzione Provinciale dell’Inps. di Macerata, per l’interruzione dell’erogazione del sussidio, nonché alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, con contestuale richiesta della misura cautelare del sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle somme non spettanti.
Si è svolto questa mattina, in videoconferenza, l'incontro tra il prefetto Flavio Ferdani e tutti i sindaci dei comuni della provincia di Macerata, sul tema dell'emergenza Ucraina.
L’incontro, caratterizzato da spirito di costruttiva e leale collaborazione inter-istituzionale, è stato l'occasione per un proficuo scambio di informazioni riguardo all'accoglienza di cittadini ucraini sul territorio provinciale. Sono già circa 480 i cittadini ucraini giunti nel Maceratese, in massima parte donne con 219 minori al seguito.
L’Ufficio Immigrazione della Questura sta operando per la presa in carico delle richieste di permesso di soggiorno provvisorio, che consentirà, tra l'altro, ai profughi di guerra ucraini di avere un codice identificativo anche al fine di poter accedere ai servizi del sistema sanitario nazionale, tra cui il medico di medicina generale e il pediatra per i bambini.
Sul fronte dell'accoglienza, il Prefetto ha comunicato ai sindaci di operare affinché venga "ampliata la rete dei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria), attraverso una capillare ricognizione del territorio".
"Positivo è stato il riscontro avuto nell'odierna riunione dai sindaci - ha sottolineato Ferdani -, molti dei quali si sono resi disponibili a vagliare la possibilità di addivenire ad 'Accordi di collaborazione', normativamente previsti, da sottoscrivere direttamente con la Prefettura, che permetterebbe alle Amministrazioni comunali di divenire esse stesse 'gestori' dei C.A.S. presso strutture, pubbliche o private, che si trovino, comunque, nella disponibilità dei Comuni stessi, dove ospitare cittadini ucraini profughi di guerra".
Il Prefetto ha, poi, ricordato che "è stata già costituita un'apposita Unità di crisi presso la Prefettura", cui partecipano, quali componenti fissi, il Comune capoluogo, le Forze dell'Ordine, l’Asur e l’Ufficio Scolastico Provinciale.
All'incontro di oggi, unitamente allo staff del Prefetto, erano, infatti, presenti la direttrice dell'Area Vasta 3, Corsi; il dirigente del Dipartimento Prevenzione, Tebaldi; il direttore dell'Ufficio Scolastico Provinciale Vespasiani; il vicario della Questura, dott. Carrozzo; il comandante del Nucleo Operativo Radiomobile provinciale dei Carabinieri, Ten. Colonnello Mengasini.
Coppia di coniugi ucraini aggredita in pieno centro da due baby rapinatori, a Macerata: in manette uno dei malviventi, di soli 17 anni.
I FATTI - Nella mattinata del 9 marzo, infatti, a seguito dell'aggravamento della misura cautelare del collocamento in comunità richiesta dalla Procura per i Minorenni di Ancona e successivamente accolta dal G.I.P. del Tribunale, la Squadra Mobile della Questura di Macerata ha proceduto all'arresto del minore diciassettenne, autore della rapina aggravata commessa in danno di una coppia di coniugi ucraini lo scorso 23 gennaio a Macerata.
Dalle indagini è risultato che il ragazzino, il primo marzo scorso, si era allontanato senza giustificato motivo dalla comunità dove era stato collocato, evidenziando un atteggiamento di resistenza ad ogni programma rieducativo e un'elevata pericolosità sociale.
I fatti contestati al minore risalgono allo scorso 23 gennaio. Le indagini, dirette dalla Procura minorile dorica, a seguito degli iniziali accertamenti svolti dagli agenti della Squadra Mobile, hanno permesso di ricostruire che, verso le prime ore del mattino, due coniugi ucraini erano stati aggrediti e malmenati per futili motivi nel centro storico di Macerata da due soggetti che avevano rubato successivamente il telefono cellulare alla donna, prima di dileguarsi a piedi.
In particolare, mentre uno dei due baby furfanti minacciava l'uomo con una bottiglia di vetro rotta, l'altro si era impossessato del telefonino, sfilandolo dal giubbotto della donna ancora a terra a seguito dei colpi ricevuti.
Il minore autore della rapina, subito individuato dalla stessa persona offesa e accompagnato in Questura, è stato collocato presso il centro di prima accoglienza su disposizione della Procura minorile, in attesa dell'esito dell'udienza di convalida che, in seguito, ha stabilito il suo collocamento in comunità. Attualmente il giovane è ristretto presso l'Istituto penale minorile di Bari a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
Uomo di 84 anni si toglie la vita: la tragica scoperta a Tolentino. Il dramma si è consumato verso mezzogiorno, in località Ributino. L'anziano, stando alle prime informazioni, si è impiccato. La vittima viveva insieme alla famiglia in una casa di campagna. A trovarlo sono stati proprio i familiari, all'interno della rimessa di mezzi agricoli presente all'interno della proprietà.
Lanciato l'allarme sono accorsi sul posto i mezzi di soccorso del 118. Gli operatori dell'emergenza hanno trovato il corpo ormai privo di vita dell'uomo, per lui non c'è stato nulla da fare. Presenti sul luogo anche i Carabinieri per gli accertamenti del caso, ma non sembrano esserci dubbi sulla volontarietà del gesto.
Incidente domestico per un 79enne che è stato soccorso in eliambulanza. È quanto avvenuto poco dopo le 11:30 a Tolentino in zona Pace. In base a una prima ricostruzione, l'uomo si è presentato al punto di Primo Intervento della città con una profonda ferita alla mano provocata da un frullino.
Constatati i traumi riportati dal 79enne, i sanitari hanno richiesto il supporto logistico dell'eliambulanza, atterrata nel punto più vicino dove si è verificato il fatto. Secondo fonti mediche, l'uomo avrebbe riportato l'amputazione di un dito della mano: è stato trasferito in codice rosso all'ospedale Torrette di Ancona.
Indagato titolare di azienda presunto reclutatore e sfruttatore di manodopera clandestina: aveva organizzato un mercato sommerso di permessi di soggiorno.
I FATTI - Gli approfondimenti investigativi svolti dal nucleo Carabinieri ispettorato del Lavoro, hanno permesso di individuare numerose richieste di emersione presentate da un’azienda di servizi in agricoltura, con sede a Recanati, già sottoposta ad amministrazione giudiziaria per caporalato. I militari, sospettando che i molteplici contratti registrati e presentati fossero stati stipulati al fine di consentire un illecito arricchimento del datore di lavoro, hanno svolto specifici accertamenti.
I Carabinieri hanno constatato che il datore di lavoro aveva predisposto un’attività illecita del tipo mercato sommerso di permessi di soggiorno sfruttando la procedura della recente emersione. I militari hanno accertato, infatti, che tutti i cittadini stranieri, erano stati costretti a pagare la somma di 6000 euro per regolarizzare la loro posizione sul territorio nazionale. Nella fattispecie tale somma veniva consegnata, in contanti, al titolare dell’azienda che si occupava anche di formalizzare i contratti di lavoro, in alcuni casi fittizi perché gli stranieri non svolgevano alcuna attività lavorativa presso quell’azienda.
Il modus operandi ormai consolidato era noto anche fuori provincia in quanto vari stranieri, provenienti da varie zone d’Italia, si rivolgevano direttamente all’indagato, il quale stipulava con loro un formale contratto di lavoro che garantiva, dietro compenso, un posto letto all’interno di abitazioni insalubri o non agibili e utilizzava i lavoratori, privi di permesso di soggiorno, ma in fase di emersione, nei campi siti nella provincia di Macerata e Fermo, sottoponendoli a gravi condizioni di sfruttamento. Estremamente precaria era la condizione a cui venivano sottoposti i lavoratori: gli stessi percepivano la retribuzione economica, ma venivano costretti a restituire gran parte dello stipendio.
I militari hanno raccolto, inoltre, le denunce di alcuni di questi lavoratori, stranieri, indigenti e alla ricerca di un rapporto di lavoro i quali, ormai esasperati dalle continue minacce del “caporale” e avendo percepito di essere stati raggirati dallo stesso, hanno deciso di rivolgersi ai carabinieri del Nil che ha previsto per alcuni di loro il rilascio del permesso di soggiorno provvisorio per aver denunciato le gravi condizioni di sfruttamento in cui versavano.
Difficoltà in fase di atterraggio con il parapendio sul Monte Murano: uomo soccorso in eliambulanza. Nel pomeriggio di lunedì, un 60enne in attività di volo con il parapendio, per cause in via di accertamento, durante la manovra di atterraggio ha urtato con la schiena contro un albero.
L'uomo si trovava, al momento dell'impatto, in una zona impervia in località Monte Murano, nel territorio comunale di Serra San Quirico, a ridosso della gola della Rossa. L'incidente contro l'arbusto e il successivo urto con il terreno hanno provocato alcune contusioni e il parapendista ha richiesto l'intervento del soccorso.
Dalla centrale operativa del 112 sono state allertate le squadre di terra del Soccorso Alpino e Speleologico della provincia di Ancona ed è stata fatta decollare l'eliambulanza proveniente dalla vicina base di Fabriano.
L'equipaggio composto dai medici e da un tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino e Speleologico hanno constatato le condizioni dell'uomo, lo hanno stabilizzato, caricato a bordo dell'eliambulanza e condotto presso l'ospedale Regionale di Torrette di Ancona.
Un 49enne di Pesaro è morto stamattina a seguito di un incidente stradale avvenuto poco dopo le 7:30 sulla strada panoramica Ardizio, nel territorio comunale di Pesaro.
L'uomo viaggiava in sella a uno scooter quando, all'altezza del civico 68, si è scontrato con un furgone che, secondo le prime informazioni, usciva da un passo.
Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari del 118, i Vigili del Fuoco e la Polizia Stradale. I sanitari hanno tentato inutilmente di rianimare il 49enne che è invece deceduto a causa dei gravi traumi riportati nell'impatto.
La dinamica dell'incidente è ancora al vaglio delle forze dell'ordine. A provvedere alla messa in sicurezza degli automezzi, tamponando una perdita di carburante, sono stati i pompieri.
Il questore di Ancona, Cesare Capocasa, ha firmato un ammonimento per stalking indirizzato ad una donna, residente fuori della provincia per il suo comportamento nei riguardi di un anconetano, con il quale aveva intrattenuto una relazione affettiva per circa un anno.
La donna, una 44enne, non ha accettato la fine della relazione con l'uomo, di alcuni anni più grande, e ha attuato condotte moleste e persecutorie, arrivando a minacciare di avvicinare la ex moglie ed i figli.
Minacce e molestie che si sono concretizzate in una profusione di messaggi e-mail, che l'uomo ha prodotto nell'istanza di ammonimento. Alla fine, di fronte al perdurare di questi comportamenti e temendo per la propria incolumità, l'uomo si è rivolto alla polizia.
Dopo un'istruttoria della Divisione Anticrimine, è stato emesso il provvedimento che intima alla stalker di interrompere ogni tipo di contatto e condotta lesiva. Nell'ultimo trimestre, fa sapere la Questura all'Ansa, sono già due gli ammonimenti emessi dal questore di Ancona per contrastare condotte moleste e persecutorie, prima che travalichino in fatti reato più gravi.
Incendio in un appartamento di corso Cavour, a Macerata. È quanto si è verificato in serata, intorno alle 21 e 30, al quarto piano di un palazzo posto al civico 117, a pochi passi dal centro del capoluogo.
Secondo una prima ricostruzione, il fuoco sarebbe divampato da una pentola con l'olio bollente per friggere, vani sono stati i tentativi della padrona di casa per spegnerla.
La donna, in casa assieme ai suoi due bambini, ha subito dato l'allarme quando ha visto il propagarsi delle fiamme alla cappa di aspirazione, con l'odore acre del fumo che ha invaso l'appartamento. Sul posto sono giunti immediatamente, con autobotte e autoscala, i vigili del fuoco, che hanno domato l'incendio e messo in sicurezza lo stabile.
Si segnalano danni ai pensili della cucina, ma fortunatamente la mamma e i suoi due figli si sono allontanati in tempo, uscendo illesi dall'incendio.
Ad avere la peggio sono state, invece, le quattro studentesse universitarie che si trovavano nell'appartamento al piano superiore, il quinto e ultimo. Le giovani hanno inalato il fumo e sono state soccorse dai sanitari del 118 giunti sul posto.
Hanno ricevuto cure in loco e sono state trasportate per accertamenti al pronto soccorso dell'ospedale di Macerata. Le loro condizioni, in ogni caso, non destano preoccupazioni. Ai rilievi procedono i Carabinieri. Entrambi gli appartamenti sono stati dichiarati momentaneamente inagibili.
Scopre fotografie di donne sul cellulare del marito, lo colpisce e lo tiene per i capelli in strada. Solo utilizzando lo spray al peperoncino gli agenti della Squadra Volanti sono riusciti a bloccare una donna che, a Porto San Giorgio, nella notte di domenica, stava aggredendo il marito a seguito di una furiosa lite scoppiata, a quanto pare, per motivi di gelosia.
La donna è stata accompagnata in Questura e segnalata alla Procura per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e sanzionata amministrativamente per lo stato di ubriachezza.
IL FATTO - I poliziotti avevano notato per strada i due che litigavano: la donna colpiva e teneva per i capelli il marito che cercava solo di difendersi, senza reagire. Inutili sono stati gli iniziali tentativi dei poliziotti di sottrarlo alla furia della consorte che, in evidente stato d'ebbrezza, ha iniziato a imprecare anche contro gli agenti tenendoli lontani con calci, senza lasciare la presa dell'uomo e rischiando di mettere in pericolo anche la propria incolumità fisica.
Così, per bloccarla senza rischiare di ferirla o di farla cadere, anche per il suo precario equilibrio psicofisico, gli operatori l'hanno prima avvisata e poi hanno nebulizzato lo spray urticante. Lei si è distratta, ha lasciato la presa ed è stata bloccata.
Sul posto anche personale sanitario che non ha riscontrato lesioni né sulla donna né sul marito. Anche nei momenti di attesa dell'ambulanza, la donna ha continuato a tentare di colpire con calci e schiaffi i poliziotti che hanno faticato non poco per calmarla dagli eccessi del suo stato di alterazione per l'ebbrezza alcolica.
Agli agenti l'uomo ha detto che sua moglie aveva scoperto alcune foto di donne sul cellulare e, presa dalla gelosia, dopo una discussione lo aveva aggredito poco prima dell'arrivo della Volante.