Secondo pareggio consecutivo per il Tolentino, fermato dalla Jesina tra le mura amiche dello stadio "Della Vittoria". I leoncelli confermano l'ottimo momento di forma costringendo i cremisi sull'1-1 al termine di una partita nervosa e decisa nel finale dalla rete di Rotondo che replica a Grillo. Un mezzo passo falso che allontana i cremisi dalla zona play-off, ora distante tre lunghezze.
LE FORMAZIONI - Il Tolentino ritrova come titolari capitan Tizi e Moscati. L'undici iniziale odierno si avvicina, dunque, a quello tipo nella testa di mister Passarini. In panchina, però, siede il vice Corradini per via della squalifica ancora attiva sulle spalle del primo allenatore cremisi.
Nella Jesina ci sono diverse novità rispetto alla formazione che ha battuto il Montegranaro una settimana fa. Gran parte delle attenzioni sono concentrate sul talento innegabile di Minnozzi, grande ex. Schierati anche due ex Maceratese come Grillo e Amedeo Massei.
LA CRONACA - Terreno di gioco zuppo d'acqua per via delle continue piogge cadute in settimana, con il pallone che si impantana nelle pozze del "Della Vittoria" con frequenza condizionante. Siamo ai limiti della praticabilità. Nei 20 minuti inaugurali da segnalare soltanto la volée senza pretese di Minnozzi al 17' ed il tiro impreciso di Moscati un giro di lancette più tardi.
La prima chance vera arriva al 21' con l'ottima intesa tra Lovotti e Moscati, che porta quest'ultimo a liberare un diagonale ben ribattuto da Santarelli coi piedi. Parata non semplice. Tegola in casa cremisi al 23': Capezzani accusa un problema muscolare e alza bandiera bianca. Al suo posto entra Rozzi, senza riscaldamento.
Al 27' Minnozzi tenta il gol della domenica con una punizione dalla lunga distanza, ma Roberto fa buona guardia. Ancora Jesina al 28' con la bordata di Gioacchini che termina alta. Al 34' Alberione sguscia via sulla sinistra, con una gran finta di corpo, per poi incunearsi in area e tentare il tiro a giro, deviato in corner. Null'altro accade nel primo tempo.
SECONDO TEMPO - Al rientro dagli spogliatoi il sole prova a fare capolino tra le nuvole. Amedeo Massei sfiora la rete al 50' con un piazzato che finisce non distante dall'incrocio dei pali su scarico intelligente di Minnozzi.
Break di Ceccarelli al 54': il centrocampista leoncello strappa la palla ad Alberione e conclude dal limite, Roberto para. Corradini comprende che l'inerzia della partita sta cambiando e decide di varare un assetto più offensivo. Al 56' fuori Alberione, dentro Rotondo. Tre punte in campo per il Tolentino.
La scossa sperata, in casa cremisi, non arriva. La Jesina continua a fare la sua partita e trova il rocambolesco vantaggio al 67'. Sul primo angolo della partita per gli ospiti, una sponda libera al colpo di testa ravvicinato Grillo che, anche grazie a una successiva deviazione, insacca.
La reazione dei locali arriva al 72' con la rovesciata di Lovotti, tanto spettacolare quanto centrale: Santarelli abbranca il pallone in due tempi. Nella ripresa l'arbitraggio diventa assai balbettante, con numerosi contatti non valutati correttamente.
Nel finale, in maniera inevitabile, sale il nervosismo. Le interruzioni si moltiplicano, tanto che vengono concessi ben 8 minuti di recupero. La partita oramai assume più i contorni della lotta greco-romana che del calcio. Al sesto minuto di recupero il Tolentino riesce ad agguntare un pareggio che pareva ormai insperato.
Tizi opera una rimessa laterale dalla lunga gittata, Lovotti spizza la sfera e la accomoda per Rotondo che è eccezionale nel girarsi e scaricare in rete una conclusione potentissima. Nell'esultanza mister Puddu e il presidente Romagnoli entrano in bagarre e vengono entrambi espulsi. Poco più tardi arriva il triplice fischio che fa terminare la contesa sportiva, ma non quella verbale. Gli animi restano assai accesi e si sfiora la rissa tra i membri delle due compagini.
Tabellino Tolentino - Jesina 1-1
TOLENTINO: Roberto, Diouane (85' Romitelli), Strano, Fontana, Alberione (56' Rotondo), Giandomenico, Tizi, Tortelli, Capezzani (25' Rozzi), Lovotti, Moscati. All. Corradini
JESINA: Santarelli, Manna, Paglialunga (80' De Maio), Amedeo Massei, Grillo, Nacciarriti, Borocci (90' D'Angelo), Ceccarelli (78' Romizi), Angeletti, Minnozzi, Gioacchini (71' Cingolani). All. Puddu
Arbitro: Leonardo Caporaletti di Macerata Assistenti: Francesco Buttafoco di San Benedetto del Tronto e Alessio Censori di San Benedetto del Tronto
Reti: 67' Grillo (J), 90+6' Rotondo (T); ammoniti: Grillo, Fontana, Alberione, Tortelli Paglialunga, Lovotti, Gasparoni; espulsi: Romagnoli (presidente Tolentino), Puddu (allenatore Jesina); corner 2-2; recupero: 1' e 8'.
La Maceratese esce sconfitta di misura dal “Gran Sasso d’Italia”, battuta 1-0 da L’Aquila nella 24ª giornata del girone F di Serie D. Decide un colpo di testa di Sparacello all’82’, al termine di una gara equilibrata e combattuta, in cui i biancorossi avevano anche trovato il gol nel primo tempo, annullato per fuorigioco.
A dieci anni dall’ultima volta la Maceratese torna a L’Aquila e disputa una gara di personalità contro una delle corazzate del girone. Dopo lo 0-0 dei primi 45’, segnati dal gol annullato a Ciattaglia, nella ripresa la sfida resta aperta fino al corner che decide il match a otto minuti dalla fine.
Primo tempo
Partenza aggressiva dei padroni di casa, con De Grazia che al 2’ prova dalla distanza trovando la risposta sicura di Gagliardini. L’Aquila spinge soprattutto sulle fasce, ma la Maceratese si difende con ordine e riparte con qualità.
Al 12’ la prima grande occasione biancorossa: De Angelis recupera alto e serve Marras, che dal limite sfiora il palo con un mancino potente. Poco dopo Ciattaglia viene anticipato dall’uscita di Michelin su imbucata ancora di Marras.
I rossoblù rispondono con conclusioni dalla distanza: Carella impegna Gagliardini al 26’, mentre al 36’ è decisivo l’estremo difensore biancorosso sulla botta di Cioffredi.
L’episodio chiave arriva al 43’: Osorio serve Ciattaglia sul filo del fuorigioco, l’attaccante supera Michelin e segna, ma l’assistente alza la bandierina per una posizione molto dubbia. Si va al riposo sullo 0-0.
Secondo tempo
All’intervallo doppio cambio per L’Aquila, ma è la Maceratese a ripartire con coraggio. Al 59’ errore di rinvio di Michelin, Marras intercetta e calcia a giro: palla alta di poco.
Al 60’ gol annullato anche ai padroni di casa per fuorigioco. La gara resta combattuta, con la Rata che regge l’urto e prova a colpire in ripartenza, mentre Gagliardini si conferma attento sulle conclusioni dalla distanza.
Il match si decide all’82’: calcio d’angolo battuto da Mantini sul primo palo, dove Sparacello svetta di testa e infila nell’angolino l’1-0.
La Maceratese prova a reagire immediatamente, ma non riesce a rendersi davvero pericolosa nel finale. Dopo sei minuti di recupero, arriva il triplice fischio: 1-0 per L’Aquila.
Un’altra sconfitta di misura e ancora nel finale per la Maceratese, che paga a caro prezzo un episodio su palla inattiva dopo una prestazione ordinata e coraggiosa. I biancorossi restano a quota 27 punti, con un margine minimo sulla zona playout, ma escono dall’Abruzzo con la consapevolezza di potersela giocare anche contro le squadre di vertice.
L’AQUILA – MACERATESE 1-0
Rete: 82’ Sparacello.
L’AQUILA (3-5-2): Michelin; Tomas, Tavcar, Brunetti; Astemio (25’ Cioffredi), De Grazia (46’ Konaté), Vecchione (46’ Mantini), Carella (80’ Touré), Trifelli; Di Renzo, Sparacello.
A disp. Zandri, Lombardi, Belardinelli, Scimia, Pandolfi.
All. Mauro Chianese.
MACERATESE (4-3-3): Gagliardini; Perini (85’ Arbusti), Siniega, Lucero, Morganti (72’ Mastrippolito); Ciattaglia, De Angelis, Ambrogi (81’ Marchegiani); Marras (79’ Cirulli), Ciabuschi (65’ Gagliardi), Osorio.
A disp. Prugni, Nasic, Papa, Donzelli.
All. Matteo Possanzini.
Arbitro: Francesco Fermo (Torre Annunziata).
Assistenti: Letizia Quartararo (Firenze), Samuele Michele Scellato (Pesaro).
Ammoniti: Astemio, Tomas, Tavcar, Konaté, Mantini, Trifelli.
Recupero: 1’ pt, 6’ st.
Purtroppo le condizioni meteo non hanno aiutato gli organizzatori del Carnevale Tolentinate 2026.
Se infatti in mattinata le previsioni facevano auspicare in una attenuazione dei fenomeni piovosi a partire dalle ore 13 che avevano fatto ben sperare per lo svolgimento della manifestazione, il perdurare della pioggia anche nel pomeriggio non ha consentito di effettuare la sfilata dei gruppi mascherati, come in altri Comuni limitrofi.
Nella giornata di lunedì 16 febbraio, il Comitato organizzatore si riunirà con i Comitati di Quartiere e di Contrada per vagliare tutte le possibili soluzioni tra cui, quella già prevista, del rinvio del Carnevale a domenica 22 febbraio 2026.
Se il calendario ha provato a giocare un brutto scherzo sovrapponendo Cupido alle maschere, Macerata ha risposto con un raddoppio di energia. Sabato 14 febbraio, il teatro della Filarmonica si è trasformato in un caleidoscopio di colori e creatività, confermandosi il salotto pulsante della vita sociale cittadina. Dimenticate i soliti travestimenti: quest’anno la fantasia ha preso il volo, letteralmente.
A rubare l'occhio è stata infatti la "Filarmonica Airlines", un’intera crew di soci trasformati in impeccabili operatori di volo, ma non sono mancati i richiami al fascino retrò del mondo Steampunk o le atmosfere "noir" della Famiglia Addams. Il momento delle premiazioni ha regalato sorrisi e applausi. Il premio per la maschera singola più bella è andato a "Ballo Inferno", un travolgente omaggio alla Febbre del sabato sera, mentre tra i gruppi si sono fatti notare i molti operatori di volo della Filarmonica Airlines, premiati per il gruppo più numeroso. Menzione speciale per un elegantissimo Charlie Chaplin e l'ironia del sindaco di Sarnano, sceso in campo (anzi, in teatro) in veste di rugbista, con tanto di moglie cheerleader e figlio di soli 13 mesi trasformato in una tenerissima palla da rugby.
Soddisfatto il Presidente della Filarmonica, Enrico Ruffini, che per l’occasione ha vestito i panni (e la saggezza) del Grillo Parlante: "Siete bellissimi e vi ringrazio per questo calore. Vedere così tante maschere riporta la mente alle storiche feste degli anni ’60, quando la città affollava il bar Venanzetti per veder sfilare chi entrava nella nostra Associazione". Un plauso è arrivato anche dalle istituzioni. Il vicesindaco Francesca d’Alessandro ha lodato il ruolo centrale della Filarmonica, capace di unire cultura e attenzione verso i più fragili.
Presente anche l’assessore al bilancio Oriana Piccioni e la sottosegretaria regionale Silvia Luconi, reduce dal successo della Bit di Milano: "Eventi come questo in palazzi storici sono fondamentali: trattengono i cittadini nei luoghi simbolo e attraggono visitatori, unendo il gioco alla valorizzazione del territorio". Gestire la sovrapposizione con la festa degli innamorati è stata la sfida di Aldo Zeppilli, gestore della ristorazione: "Ci siamo divisi in due: festa di Carnevale qui in Filarmonica e atmosfera romantica al Centrale. Siamo felici della riuscita e della presenza delle istituzioni che sostengono il territorio". La serata, immortalata dagli scatti d'autore del Circolo Fotografico della Provincia di Macerata, è scivolata via tra balli e risate grazie all'animazione travolgente del duo "Attenti a quei due". Un sabato di Carnevale che ha dimostrato come, a Macerata, la voglia di stare insieme sia la maschera più bella di tutte.
L’arte come strumento per scavare sotto la superficie e rivelare la complessità dell’anima. È stata inaugurata in città, presso la galleria A.P. Lab (all’interno dello studio dell’avvocato e collezionista Alessia Panella), la mostra personale di Paul Albert Dari.
L’artista italo-americano-canadese, che ha scelto come suo "buen retiro" il borgo marchigiano di Sarnano, approda nel cuore del Polesine con una visione profonda del mondo della donna, lontana dagli stereotipi della perfezione estetica.
Paul Albert Dari porta con sé un bagaglio professionale legato al mondo della moda, dove per anni ha disegnato accessori femminili. Tuttavia, nella sua pittura, l’artista ha scelto di allontanarsi dalla perfezione dell’immagine imposta dai canoni attuali. La sua è una narrazione sulla tela del mondo interiore: un viaggio fatto di angoscia, paura e solitudine, ma anche di maternità, felicità e amicizia.
L’opera di Dari si inserisce nel solco dell’espressionismo, privilegiando l’espressione soggettiva dell’emozione rispetto alla rappresentazione oggettiva della realtà. Attraverso l’uso di colori intensi, forme distorte e pennellate forti, l’artista comunica stati d’animo universali, realizzando una mappa multicolore del mondo femminile e femminista.
La mostra, dal titolo evocativo “Under the skin” (Sotto la pelle), non si propone come una selezione antologica, ma come un dialogo tra opere che descrivono lo spirito eclettico delle donne. Il percorso espositivo è articolato in veri e propri "capitoli" che toccano temi centrali: dalla ricerca della felicità alla solitudine, fino alla forza della creatività.
Il linguaggio pittorico di Dari è contrassegnato da un abbecedario del colore e della materia personalissimo. I colori sono accesi, talvolta violenti e innaturali: rossi, aranci e verdi acidi che non descrivono il reale, ma lo caricano di una tensione emotiva vibrante, offrendo una connessione con una donna forte, simbiotica e, purtroppo, oggi più che mai messa in pericolo.
Al cuore dell’esposizione risiede un significato universale: non c’è futuro senza rispetto della complessità femminile. Paul Albert Dari riversa nelle sue tele una passione viscerale per il rispetto della donna, inteso come paesaggio necessario per raggiungere un equilibrio fra i sessi.
"Rispetto per la donna - sottolinea il progetto espositivo - significa anche impegno a lasciare a chi ci seguirà un mondo migliore ove la parità possa trovare dimora". La mostra rappresenta dunque non solo un momento artistico per Rovigo, ma un invito collettivo alla riflessione e alla consapevolezza.
PalaMedi sold out, grande cornice di pubblico e atmosfera da brividi: il derby non tradisce le attese e alla fine a far festa è l’Attila Junior Basket, che supera la Pallacanestro Recanati 2001 per 70-63 e si conferma capolista della Division D di Serie B Interregionale.
L’avvio è tutto di marca leopardiana: Recanati parte con un devastante 0-12 che ammutolisce il palazzetto e chiude il primo quarto avanti 16-20. L’Attila incassa il colpo, ma non perde lucidità. Con pazienza e solidità difensiva, i rivieraschi ricuciono lo strappo e a metà del secondo periodo mettono la freccia. All’intervallo il tabellone dice 30-29 per i padroni di casa: è il primo segnale di una serata destinata a cambiare padrone.
Nella ripresa l’Attila alza i giri del motore. L’intensità cresce, la difesa si fa più aggressiva e l’attacco trova ritmo e soluzioni. Il 53-47 al 30’ certifica l’inerzia tutta dalla parte dei portorecanatesi, che toccano anche la doppia cifra di vantaggio grazie a un parziale costruito con energia e qualità. Recanati, priva di Urbutis, prova a rientrare con orgoglio, ma ogni tentativo viene respinto con maturità e sangue freddo. L’Attila controlla, gestisce e chiude i conti sul 70-63 tra l’entusiasmo del pubblico.
Protagonisti assoluti Gamazo e Farina, entrambi a quota 19 punti: il primo domina sotto i tabelloni con una prova monumentale da 15 rimbalzi, il secondo punisce dall’arco con un chirurgico 5/10 da tre punti. Fondamentali anche i 16 punti di Caroè, prezioso nei momenti chiave del match.
Per Recanati il miglior realizzatore è Pozzetti con 14 punti, seguito da Buzzone (13) e Andreani (12), ma non basta per arginare un’Attila più solida e continua nell’arco dei quaranta minuti.
È una vittoria che pesa doppio: per il prestigio del derby e per una classifica che vede l’Attila saldamente in vetta. Carattere, qualità e identità: i rivieraschi lanciano un messaggio forte al campionato.
Foto: Alfonso Alfonsi
MACERATA - Una riflessione amara, condita da una punta di ironia, quella che arriva da Sabrina De Padova, consigliera comunale del gruppo misto. Al centro del dibattito c'è lo strumento dell'accesso agli atti, "la cui percezione sembra mutare a seconda delle convenienze politiche", scrive in una nota De Padova.
La consigliera, che ha seduto tra i banchi della maggioranza prima di passare al misto, rivendica con forza il suo operato: "Da sei anni ho fatto una cosa apparentemente rivoluzionaria: ho letto le carte. Ho chiesto documenti, verificato somme spese, studiato il bilancio". Un lavoro che ha toccato ogni ambito cittadino, dai lavori pubblici al benessere animale, fino al "tempio" della lirica: "Ho approfondito perfino lo Sferisterio di Macerata – tempio della lirica ma, a quanto pare, anche luogo dove le domande possono risultare stonate".
De Padova tiene a precisare che il suo attivismo non è mai stato un esercizio di stile: "Non per hobby. Non per mettermi in mostra. Ma perché noi consiglieri veniamo votati dai cittadini, non nominati per diritto divino dagli assessori".
Il racconto della consigliera si fa poi più denso di retroscena, rivelando le resistenze incontrate durante il suo mandato in maggioranza. Per quello che lei definisce uno "zelo sospetto", sarebbero arrivate "telefonate garbate ma ferme: 'Non sarebbe meglio ritirare quell’accesso agli atti?".
Ma non solo telefonate: sono giunte anche "lettere formali che mettevano in dubbio la mia appartenenza alla maggioranza. Come se controllare fosse un tradimento. Come se studiare fosse un atto di ribellione".
Nonostante le frizioni, la consigliera rivendica la propria identità: "Non mi sono mai sentita una consigliera di minoranza. Mi sono sentita una consigliera che faceva il proprio dovere", nonostante ammetta che spesso, nei corridoi del Comune, si mormori che "per 'crescere' convenga seguire le indicazioni. E possibilmente farlo in silenzio".
Il punto di rottura (o di "miracolo", come lo definisce lei) è arrivato di recente, con l'attenzione sollevata da altri colleghi su questioni calde come il mattatoio comunale. "Improvvisamente l’accesso agli atti diventa nobile. Sacrosanto - sottolinea De Padova, evidenziando il cambio di rotta -. Finalmente! Viene da dire. Peccato che per sei anni fosse considerato inappropriato, eccessivo, quasi fastidioso".
Da qui nascono gli interrogativi che la consigliera pone alla città e all'amministrazione: "È cambiata la sensibilità istituzionale? O forse l’accesso agli atti diventa virtuoso solo quando conviene a determinati equilibri? Perché la trasparenza non può essere a intermittenza".
L'intervento di Sabrina De Padova si chiude con una promessa di continuità e un pizzico di scetticismo verso il futuro degli equilibri maceratesi: "Io continuerò a fare ciò che ho fatto in questi sei anni: vigilare, proporre, stimolare. Con serenità e con un sorriso". E sulla presunta "scoperta" della responsabilità del controllo da parte dei colleghi chiosa: "Forse qualcosa è cambiato. O forse no. Magari è solo cambiato il vento e le rotte devono adeguarsi".
Si è chiusa tra gli applausi e le emozioni la prima edizione di Civitanova in Love. A calare il sipario sulla rassegna dedicata al sentimento universale è stato Francesco Sole, ospite d’eccezione ieri sera in un Teatro Annibal Caro gremito. L'autore e influencer da milioni di follower ha saputo toccare le corde del cuore, trasformando la serata in un viaggio intimo e partecipato.
Accolto dal calore del pubblico civitanovese, Sole non ha nascosto l'emozione: "Un onore per me trascorrere questo San Valentino qui a Civitanova, insieme a voi in questo bellissimo teatro. Vedere la città così addobbata e romantica mi ha fatto sentire meno timido nei confronti di questo sentimento".
Sul palco, l’autore ha presentato il suo romanzo, "I giorni in cui ho imparato ad amare", una narrazione che esplora fragilità e crescita personale. Stimolato sulla definizione di amore, Sole ha risposto con sincerità: "Per me l’amore rimane una grande domanda, ma in questo momento non ho bisogno di una risposta. Sicuramente i miei libri ne sanno qualcosa in più di me".
La scelta di Francesco Sole come testimonial conclusivo non è stata casuale. In un’epoca dominata dalla velocità dei social e degli smartphone, l’evento è stato un invito a fermarsi e riflettere sul significato più profondo del legame affettivo, lontano dalla superficialità. L'assessore e gli organizzatori hanno sottolineato come l'amore sia un valore da coltivare con consapevolezza, ringraziando il sindaco Ciarapica, l’assessore Pantella, l’Azienda Teatri e tutti i commercianti che hanno reso possibile il successo della settimana.
Ad aprire la serata è stata la performance acustica di Lorenzo Girelli, che con chitarra e voce ha creato un'atmosfera magica, preparando il palco all'ingresso di Sole. Molto apprezzata anche la proiezione del video realizzato da PlayMarche e Saks, che ha riproposto le immagini del videomapping che domenica scorsa ha illuminato la piazza, diventando l'icona di questa edizione di esordio.
Dopo il successo civitanovese, che ha goduto di una risonanza nazionale grazie alla promozione social dell'autore, Francesco Sole proseguirà il suo tour oggi a Verona, ma il segno lasciato nelle Marche resta profondo.
Si stanno svolgendo in pompa magna le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina: come è ormai evidente da tempo, le olimpiadi hanno cessato di essere un evento sportivo per trasformarsi in evento mediatico e ideologico volto a ortopedizzare le masse in senso liberalprogressista.
A questo riguardo, desidero richiamare l’attenzione su un aspetto che non può certo passare inosservato e che rappresenta la chiave di volta per comprendere la valenza ideologica dell’evento olimpionico in sé considerato: la Russia di Putin non è stata ammessa, mentre Israele può gareggiare come se nulla fosse, voglio dire come se non stesse realizzando un deplorevole genocidio ai danni del popolo palestinese, orchestrato e diretto dal criminale di guerra Netanyahu.
Insomma, la Russia non viene ammessa dacché è indicata come responsabile del conflitto in corso in Ucraina, quando in realtà, come sappiamo, detto conflitto non è altro se non la guerra dell’Occidente contro la Russia utilizzando il guitto di Kiev come semplice strumento bellico. Invece, Israele, che pure sta compiendo un genocidio ai danni del popolo di Gaza, può essere tranquillamente ammesso dato che è parte integrante dell’occidente e con gli Stati Uniti d’America forma oltretutto il mostro bicefalo dell’imperialismo globale.
Intelligenti pauca, come avrebbero detto i nostri antenati romani: ovvero a chi è dotato di intelligenza basta davvero poco per capire, in questo caso per comprendere la gravità ma puoi anche l’ipocrisia insopportabile della situazione olimpionica e non solo olimpionica.
E, intanto, Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio ed esponente di spicco della giullaresca destra bluette neoliberale, filoisraeliana, filoucraina, filoatlantista e filobancaria, ha dichiarato che chi si oppone alle Olimpiadi è nemico dell’Italia. Lo ha dichiarato in relazione alle forti opposizioni e alle nette contestazioni che stanno emergendo in questi giorni in relazione all’evento olimpionico, che in effetti come ormai da tempo più che una gara sportiva si presenta come un grande evento mediatico di diffusione degli schemi del pensiero unico a supporto dell’imperialismo occidentale e del suo controverso lifestyle liquido e deregolamentato.
L’infame espressione “nemici dell’Italia” richiama in maniera piuttosto evidente il gergo di Mussolini, senza che ovviamente Giorgia Meloni abbia nulla a che vedere con l’esperienza del fascismo in quanto tale, essendo lei e il suo partitino risibile l’espressione quintessenziale del neoliberismo atlantista.
Se proprio vogliamo a tutti i costi individuare i veri nemici dell’Italia oggi, ebbene li dobbiamo ravvisare proprio nel giullaresco e risibile governo di Giorgia Meloni: un governo che sta mandando armi e soldi all’Ucraina lasciando nella solitudine più radicale gli italiani in difficoltà dalle Marche terremotate alla Sicilia sott’acqua, per non tacere poi dello squallido aumento dell’età pensionabile a nocumento della popolazione della nostra patria.
E che dire poi della deplorevole subalternità della nostra patria con il governo Meloni proprio come con i precedenti governi della sinistra neo-liberale rispetto a Washington e a Israele? E della rottura dei rapporti con la Russia di Putin nel nome delle richieste dell’Unione Europea? Insomma, se proprio vogliamo vedere i nemici dell’Italia, ebbene oggi essi sono al potere come lo erano con i precedenti governi della sinistra fucsia. La situazione è tragica, ma non seria...
In occasione di S. Valentino 2026 ci pare opportuno ribadire alcune considerazioni sul sentimento più bello. L’umanità da sempre si pone delle domande a cui è molto difficile dare una risposta o, meglio, le risposte ci sono e molto variegate, ma nessuno ha la certezza della verità.
Concetti come la felicità, il senso della vita, cosa c’è dopo la morte, che cos’è il peccato, che cos’è la virtù… tutti quesiti a cui possiamo aggiungere quello del nostro argomento di oggi.
L’uomo e la donna, a qualsiasi età, possono percepire un languore subdolo, dolce ed amaro allo stesso tempo, che ti penetra pian piano sconvolgendo persino il ritmo del cuore, la contrazione dei muscoli, la lucidità dei pensieri. Sei innamorato o innamorata…!
Ma cosa può causare tutto questo? I sensi ne sono sicuramente i veicoli: hanno comunicato al cervello di aver visto l’immagine più bella o sentito la voce più soave. Magari obiettivamente non è vero, ma il nostro cervello – o la nostra anima – in quel momento aveva bisogno di quello che ha visto e sentito e, una volta trovato, non lo molla più, facendolo diventare parte di sé stesso.
Quanti milioni di reazioni biochimiche ci saranno alla base di questo coinvolgimento totale verso un’altra persona? L’amore che ti coinvolge libera quelle sostanze tanto benefiche denominate endorfine, che moltiplicano ed attivano gli ormoni.
E poi il godimento determinato dall’impetuosa liberazione di dopamine, le nostre droghe endogene che sanno confezionare uno stato celestiale di gioia e di serenità. È l’immagine dell’amore condiviso che è anche supporto reciproco nella vita pratica di tutti i giorni, stima, sicurezza dell’aiuto e progetti per il futuro.
L’amore allora può essere una terapia? È benessere, il valore aggiunto possibile ad una vita normale. Ma l’amore condiviso non c’è sempre, spesso non è per sempre. L’amore respinto, ostacolato, tradito o ferito sono tipologie che vivi da solo e che senti mutilate, oppressive, a volte disperate. In questo stato di cupezza percepisci che il cuore non batte, ma sbatte.
L’amore è una malattia? In questi casi ne ha tutte le caratteristiche, ma può scattare l’intervento di una specie di sistema immunitario dell’amore, i cui anticorpi hanno le sembianze dell’impegno sul lavoro, degli hobby e degli amici.
L’amore non è né malattia, né terapia: è solo la più sublime possibilità di esprimere la nostra umanità con tutta la sua forza e la sua fragilità. L’amore è la vita e in qualche occasione può anche esplorare l’altra vita: sembra di essere arrivati alle porte del paradiso, ma quando è respinto o tradito si soffrono le pene dell’inferno.
Quando ci innamoriamo, l'altro non è solo un compagno, diventa uno specchio del nostro mondo interiore. Ci mette di fronte alle nostre fragilità, costringendoci a un confronto inevitabile. L'amore vero va oltre il brivido iniziale, non è solo emozione, bensì un impegno profondo, che richiede un'evoluzione personale in nome del "noi". Una relazione sana germoglia quando entrambi si assumono la responsabilità delle proprie ferite, senza dover chiedere all’altro di cambiare al nostro posto.
È un patto di crescita reciproca, dove la vulnerabilità diventa ponte, non barriera. Eppure, troppe storie d'amore inciampano su un ostacolo invisibile: l'inconsapevolezza emotiva. Molte persone segnate dal passato, sono prive di strumenti per poter regolare le emozioni e comprendere le proprie dinamiche interiori. Immaginate una discussione banale.
Voi cercate chiarimento, parlate con calma e l'altro, invece di ascoltare le vostre parole, sente solo le sue ferite pregresse. L’invito al dialogo risuona come un attacco personale. Scatta il vittimismo con reazioni sproporzionate, credono di essere accusati ingiustamente, senza interrogarsi sul motivo.
Queste figure, emotivamente immature, faticano a gestire la rabbia o la paura. Esplodono in veri assalti verbali, proiettando le proprie insicurezze su di voi, facendovi dubitare di voi stessi. Non tollerano la vostra vulnerabilità – un momento di debolezza li spaventa – e il dialogo si arena.
Da un lato, voi provate a fare la vostra parte: vi mettete in discussione e vi assumete la responsabilità. Dall'altro, solo muri, chiusure, zero crescita. Il rapporto si cristallizza in una dinamica infantile, sterile, dove nessuno evolve. Se non siete temprati da una solida struttura interiore, all’inizio cedete per salvare la relazione e imparate a non combattere più: ogni tentativo sfocia in un litigio che vi lascia più fragili. Entrate in "modalità ansiosa": il senso di insicurezza vi pervade.
Tradite voi stessi, rimpicciolite la voce per non urtare la suscettibilità altrui. Pesate ogni parola prima di pronunciarla. Spontaneità e libertà svaniscono. Vi spegnete poco a poco, fino a quando comprendete che l'altro non vi ascolta per capire, ma solo per vincere e proteggere il suo ego.
Allora arriva una sorta di accettazione dell’impossibilità di poter cambiare l’altro o di poter salvare da soli la relazione. In quell’istante decidete di scegliere la vostra vita, iniziate a conservare energia e cuore. Il silenzio diventa il vostro baluardo: non punizione, ma confini sacri. Vi allontanate, e la guarigione inizia.
Quando una relazione smette di offrire sicurezza, tacere non è resa, ma rispetto per la propria pace e auto protezione. E da qui, liberi, possiamo amare di nuovo, noi stessi per primi. "L'amore è inevitabile, le relazioni no". (cit. attribuita a Esther Perel) Sta a noi scegliere partner pronti al viaggio.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa ai licenziamenti e la loro legittimità.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana, alla domanda posta da un lettore di Macerata che chiede: "E’ legittimo il licenziamento del cassiere di un supermercato che fallisce il test del carrello?".
Il caso di specie ci offre la possibilità di far chiarezza su una questione molto delicata ed attuale riguardante un lavoratore, con il ruolo di ausiliario alle vendite che veniva licenziato per giusta causa a seguito di un procedimento disciplinare relativo al mancato superamento del "test del carrello"; in pratica, un ispettore aziendale, fintosi cliente, ha riempito il carrello con diversi prodotti, alcuni dei quali occultati all'interno di altre confezioni o posti sotto altri colli e il lavoratore, non accortosi della presenza di merce occultata, ne ometteva la corretta registrazione. Il test a cui è stato sottoposto il lavoratore aveva lo scopo di verificare il rispetto delle procedure di cassa illustrate durante un corso di formazione.
Il lavoratore impugnava il licenziamento, sostenendone la nullità per discriminatorietà dello stesso, in quanto il test sarebbe stato effettuato solo nei confronti dei dipendenti più anziani, nonché l'illegittimità per insussistenza della giusta causa; la Società, invece, ribadiva la legittimità del test quale espressione del potere di controllo datoriale, sostenendo che si trattasse di una verifica volta a valutare la diligenza del lavoratore e non di un'attività di vigilanza.
In tale contesto, è doveroso innanzitutto valutare se le attività di controllo antifrode e di vigilanza sul patrimonio aziendale rientrino nella declaratoria delle mansioni affidate a un cassiere, per poi esaminare se la pretesa datoriale di ispezione minuziosa della merce sia esigibile nei limiti dei principi di buona fede e correttezza contrattuale previsti dagli artt. 1175, 1375 c.c.; inoltre, valutare se l'attuazione del c.d. “test del carrello”, che converte una finalità formativa in leva disciplinare, configuri una violazione dell'obbligo di tutela della personalità morale del lavoratore.
A tal proposito, il Tribunale adito accoglieva il ricorso del lavoratore, dichiarando la nullità del licenziamento e ordinando la reintegra nel posto di lavoro, operando innanzitutto una netta distinzione tra la finalità formativa del controllo e la sua distorsione in chiave sanzionatoria; se una verifica della preparazione del dipendente è in sé legittima, l'utilizzo di un test per precostituire un inadempimento da sanzionare è contrario ai canoni di buona fede e correttezza. Tale sistema, inoltre, secondo il Tribunale, si pone in violazione anche dell'art. 2087 c.c., in quanto lesivo della dignità del lavoratore.
Analizzando, poi, la declaratoria dell’effettività dei compiti spettanti ad un "cassiere comune", gli stessi non includono funzioni di controllo antifrode, le quali richiedono una professionalità specifica non prevista dal contratto collettivo per quel livello di inquadramento. Inoltre, il nucleo centrale della decisione risiede nella qualificazione del comportamento datoriale come una "artificiosa preordinazione" volta a creare l'apparenza di una giusta causa; l'induzione in errore del lavoratore tramite un mezzo fraudolento rende il successivo licenziamento nullo. Infine, il Tribunale ha ritenuto provato anche il profilo discriminatorio della condotta datoriale, stante la circostanza che il test fosse stato effettuato esclusivamente nei confronti di dipendenti più anziani.
Pertanto, in linea con la più recente giurisprudenza ed in risposta alla domanda del nostro lettore, si può affermare che: “È nullo il licenziamento disciplinare irrogato quale conseguenza del mancato superamento, da parte di un dipendente, di un test interno disposto dal datore di lavoro con finalità diverse rispetto alla verifica della formazione ricevuta. Tale strumento, infatti, è illegittimo qualora imponga lo svolgimento di compiti estranei alle mansioni assegnate al dipendente, oppure sia utilizzato come modalità di controllo in violazione dei canoni di buona fede e correttezza” (Tribunale di Siena, sentenza del 05.01.2026 n. 586/2026).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Il nome del successore di Sandro Parcaroli alla guida della Provincia di Macerata non sarà quello di Andrea Staffolani. Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi e il sostegno ricevuto dai colleghi amministratori, il sindaco di Morrovalle ha deciso di declinare ufficialmente la proposta, scegliendo di dedicarsi esclusivamente alla propria città.
Nonostante la stima raccolta sul territorio, Staffolani ha preferito fare un passo indietro rispetto alla corsa per la massima carica provinciale. Una decisione comunicata tempestivamente anche ai vertici politici regionali: "Sono lusingato per la considerazione - ha dichiarato il sindaco - ma, come anticipato già venerdì al presidente della Regione Francesco Acquaroli, non è mia intenzione candidarmi per questo importante incarico".
Alla base della scelta c'è la volontà di onorare il mandato ricevuto dai cittadini di Morrovalle. "Il lavoro di sindaco mi assorbe e richiede grande dedizione - spiega Staffolani -. Siamo al primo mandato e, insieme all’amministrazione comunale, stiamo gestendo tante questioni decisive per il futuro del nostro territorio".
Il primo cittadino ha sottolineato il legame profondo con la sua comunità: "Voglio spendere tutte le mie energie per il Comune di Morrovalle, mettendocela tutta per portare a termine i tanti progetti già avviati e quelli molto importanti che stanno per partire".
Un 14 febbraio senza regali e, purtroppo, senza punti per la Banca Macerata Fisiomed. Nella sesta giornata di ritorno del campionato di Serie A2 Credem Banca, i biancorossi di coach Giannini incappano in una serata opaca, uscendo sconfitti dal palasport veneto per 3-1 contro la Alva Inox 2 Emme Service Porto Viro. Una frenata brusca che, dopo tre stop consecutivi, complica i piani della vigilia e costringe i maceratesi a guardarsi nuovamente alle spalle in ottica salvezza.
L'avvio di gara aveva lasciato sperare in un esito diverso. Nel primo set, i ragazzi di Giannini sono partiti con il piglio giusto grazie a un ace di Bara Fall e alla vena realizzativa di Novello, autore di due battute vincenti consecutive per il break del 17-20. Un muro di Diaferia ha sigillato il parziale sul 22-25, portando Macerata in vantaggio.
Tuttavia, la luce si è spenta progressivamente. Nel secondo set, dopo un inizio equilibrato, una serie di errori gratuiti e invasioni ha permesso ai padroni di casa di scappare sul 20-15. Porto Viro, trascinata da un solido Pinali, ha pareggiato i conti (25-19) approfittando di un set letteralmente "gettato alle ortiche" dai biancorossi, imprecisi sia in attacco che in fase di costruzione.
Il terzo e il quarto parziale hanno visto il dominio crescente dei nerofucsia. Nonostante i tentativi di Zhelev e del capitano, Macerata è apparsa inerme di fronte ai colpi di Erati e Magliano. Il terzo set si è chiuso 25-17, mentre l'ultimo atto è stato un vero e proprio monologo veneto: Porto Viro è scappata subito sull'8-2, approfittando di un vistoso calo dei marchigiani in tutti i fondamentali.
A nulla sono valsi i cambi operati da Giannini, come l'inserimento di Garello per un opaco Karyagin. Il match si è concluso con un muro di Eccher (25-18) che ha consegnato i tre punti ai veneti.
La situazione ora si fa delicata. Con questa sconfitta, la Banca Macerata Fisiomed vede assottigliarsi il margine sulla zona calda, complice il rilancio proprio di Porto Viro. Tra le fila maceratesi, i migliori realizzatori sono stati Novello e Zhelev con 16 punti (stesso score per Klobucar sul fronte opposto), ma la prestazione corale è mancata nei momenti decisivi.
I biancorossi dovranno ora resettare immediatamente per ritrovare quella grinta mostrata a gennaio e blindare l'obiettivo salvezza nelle prossime sfide di campionato.
ALVA INOX 2 EMME SERVICE PORTO VIRO - BANCA MACERATA FISIOMED 3-1 (22-25, 25-19, 25-17, 25-18)
IL TABELLINO:
Porto Viro: Erati 14, Zonta 1, Magliano 12, Brondolo, Klobucar 16, Mazzon, Eccher 13, Chiloiro, Pinali 13, Morgese (L1). NE: Ferreira Silva, Sperandio, Lamprecht, (L2). All: Bologna, Ass: Zambonin
Macerata: Novello 16, Pedron 1, Garello 2, Fall 9, Diaferia 6, Zhelev 16, Karyagin 10, Becchio, Maccarone 2, Gabbanelli (L1). NE: Fabi, Talevi, Dolcini (L2). All: Giannini, Ass: Leoni.
Durata set: 28’, 28’, 23’, 28’ per un’ora e 47 minuti. Note: Battute punto Porto Viro 3 con 10 errori, Macerata 6 con 12 errori. Muri punto Porto Viro 10, Macerata 4, Attacco punto Porto Viro 57%, Macerata 50%, Ricezione positiva Porto Viro 47% (29% perfetta), Macerata 45% (19% perfetta).
(Photo Credits: Porto Viro)
Prosegue senza sosta l’attività di prevenzione del Comando Provinciale dei carabinieri di Macerata. Nei giorni scorsi, un articolato dispositivo di controllo ha passato al setaccio il territorio, coinvolgendo i militari delle Compagnie di Macerata, Tolentino e Camerino. Il bilancio complessivo parla di diverse denunce a piede libero, sequestri di droga e patenti ritirate per guida in stato di alterazione.
CINGOLI - Sulla S.P. 502, nei pressi di Cingoli, i carabinieri della locale stazione hanno fermato un 53enne residente nell'Anconetano, già noto alle forze dell'ordine. L'uomo, sottoposto all'etilometro, ha fatto registrare un tasso alcolemico di 1,19 g/l, oltre il doppio del limite consentito. Per lui è scattato il ritiro immediato della patente e la denuncia per guida in stato di ebbrezza.
SERRAVALLE - Ancora più concitata la situazione registrata a Serravalle di Chienti. In questo caso, un giovane di 20 anni residente a Napoli ha forzato un posto di blocco, fuggendo a velocità sostenuta nel centro abitato. Ne è scaturito un inseguimento durato diversi chilometri con i militari dell’Aliquota Radiomobile di Camerino e delle stazioni di Matelica e Fiuminata.
Una volta bloccato, il ragazzo ha mostrato evidenti sintomi di ebbrezza ma si è rifiutato di sottoporsi al test. Per lui è scattata la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, il sequestro amministrativo del veicolo e l'addio alla patente.
TOLENTINO - Il monitoraggio non ha risparmiato il contrasto alla diffusione degli stupefacenti, con interventi mirati nei centri abitati. A Tolentino, due uomini di 58 e 30 anni sono stati intercettati a bordo di un’auto e, a seguito di una perquisizione veicolare, sono stati trovati in possesso di alcune dosi di hashish, poi poste sotto sequestro. Entrambi sono stati deferiti per detenzione di sostanze stupefacenti.
CAMERINO - Situazione analoga a Camerino, dove i militari dell'Aliquota Radiomobile hanno fermato un 45enne di Matelica risultato positivo al test preliminare per l'uso di droghe. Al fermo rifiuto dell'uomo di sottoporsi agli accertamenti clinici presso una struttura ospedaliera, i carabinieri hanno proceduto con la denuncia all'Autorità Giudiziaria, il ritiro della patente e il sequestro del mezzo.
Il ‘clasico’ della Superlega non tradisce le attese e si decide all’ultima palla davanti al presidente della Regione Francesco Acquaroli e al rettore di Unimc John Mc Court, seduti accanto al patron Fabio Giulianelli. Ne esce una sfida tiratissima, con un finale amaro per la Lube Civitanova, che incassa il secondo ko consecutivo in casa, in una gara che ha ricordato la più recente sfida di Champions.
Sotto 2-0 dopo un avvio pessimo, i cucinieri reagiscono e trascinano la Valsa Group Modena al tie break, ma nel quinto set gli emiliani sono più lucidi e precisi nel chiudere a loro favore l’incontro. Per Civitanova si allontana la possibilità di agganciare il quinto posto, mentre la squadra di Giuliani allunga la propria striscia positiva.
Dopo un approccio negativo, Medei ridisegna Civitanova: con gli innesti di D’herr, autore di 4 ace e 2 muri, e Koukartsev, arriva l’equilibrio necessario per mettere in difficoltà una Modena calata dopo due set iniziali di altissimo livello al servizio e in attacco. Davyskiba, mvp della gara, è il riferimento costante, bene anche Mati e Sanguinetti al centro e Tizi-Oualou in regia.
Tra i biancorossi il solito Nikolov chiude da top scorer, mentre Bottolo, in serata no, lascia presto il campo. La qualificazione anticipata ai quarti di finale di Champions League può dare entusiasmo alla Lube per il rush finale in Superlega, dove la squadra di Medei cerca di risalire la classifica in vista dei playoff scudetto al via a marzo. Resta però indecifrabile il cammino recente dei biancorossi, dall’exploit di Verona alla caduta europea, indolore per la classifica, a Montpellier. Civitanova voleva tornare a vincere in casa dopo lo stop con Perugia e riscattare il ko dell’andata al Pala Panini.
Per tentare la rimonta in classifica, la Lube aveva bisogno di una vittoria da tre punti per accorciare sulla quinta piazza. Medei parte con Boninfante-Nikolov, Bottolo-Loeppky, Tenorio-Gargiulo e Bisotto libero, preferito a Balaso. Risponde la Valsa Group con Tizi Oualou-Buchegger, Mati-Sanguinetti centrali, Porro-Davyskiba schiacciatori e Perry libero.
Dopo gli scambi iniziali il primo break è di Modena con il muro di Porro e l’ace di Mati per il 6-8, mentre Civitanova prova a reagire con le giocate al centro di Gargiulo. Ancora muro, stavolta con Buchegger, e attacco di Porro per il 12-16 che costringe Medei al time out. La squadra di Giuliani domina il primo set, con la Lube spettatrice e troppo fallosa.
Il secondo parziale si apre con due muri su Nikolov e altrettanti ace di Tizi-Oualou che valgono il 4-8. Dalla curva Predators si alza il coro “Ci svegliamo o no?” per una Civitanova che non reagisce. Dentro Orduna in regia per Boninfante e D’herr per Tenorio, poi anche Duflos Rossi e Koukartsev. Il servizio marchigiano non incide, quello emiliano sì: con Mati Modena vola sul 9-14 e controlla il set fino alla chiusura senza affanni.
Spalle al muro, la Lube reagisce nel terzo set. Il servizio Valsa crea ancora problemi, ma il muro biancorosso con Boninfante rimette avanti Civitanova 8-6. La gara si sporca, aumentano gli errori, soprattutto tra gli emiliani, e la Lube conduce 16-14. Sale in cattedra Gargiulo con tre punti consecutivi che riaprono la partita.
Nel quarto set Civitanova parte determinata 6-2 mentre Modena cala vistosamente al servizio e in attacco. Servizio e attacco biancorosso funzionano, quelli emiliani si spengono sull’11-6. D’herr incendia il palas con un turno in battuta impreziosito da due ace e la Lube conquista un tie break insperato ma meritato.
Nel quinto set l’equilibrio punto a punto si rompe con le giocate di Mati e Porro che portano Modena sul 9-12. Loeppky e Koukartsev riportano sotto i cucinieri, ma la Valsa Group conquista due match point e chiude al secondo, su servizio out di D’herr, condannando Civitanova a un’altra sconfitta interna che pesa sulla corsa playoff.
Nel ventesimo turno del Girone E di Seconda Categoria, la VR Macerata espugna lo stadio "Ex Enaoli" di Corridonia dove il CSKA difendeva la propria imbattibilità casalinga da oltre un anno.
Tre punti pesantissimi per i maceratesi che blindano la loro posizione all'interno della griglia playoff.
La partita inizia subito con un buon ritmo tra due squadre forti, organizzate e ben allenate.
Prima occasione di marca VR Macerata con Canesin che mette fuori dopo essersi fiondato su una palla respinta da Telloni.
Il CSKA risponde con l'ispirato Messi che dal fondo serve il ben posizionato Taglioni ma Fuscà respinge.
Al 20' la VR sblocca il punteggio: Elisei si trasforma in uomo assist e imbecca verticalmente Canesin che insacca dopo aver superato Telloni.
La reazione dei corridoniani non tarda ad arrivare: Camacci incrocia dal limite ma centra clamorosamente il palo.
La partita cresce di intensità con i padroni di casa che attaccano a testa bassa e la VR che respinge le sortite avversarie con estremo ordine.
Al 40', Danchivsky ruba il tempo a Romagnoli ma viene chiuso dall'ottima uscita di Telloni.
Nella ripresa il ritmo resta altissimo, entrambe le compagini vogliono vincere ma è la VR a centrare il raddoppio.
Al 55', Calabrese riceve sull'out di destra, converge al centro, salta due avversari e conclude trafiggendo Telloni in uscita. Un goal di pregevole fattura che vale lo 0-2 per gli ospiti.
Il CSKA si riversa interamente in avanti e schiera tutta l'artiglieria pesante con Okere, Gueye, Camacci, Messi e Taglioni contemporaneamente in campo.
La VR si difende e regge bene l'urto senza correre particolari rischi.
Al triplice fischio esplode la festa arancio-blu con i ragazzi di Mister Moretti che bissano il terzo successo consecutivo. VR che non subisce reti da tre gare e sale a quota 35 in classifica.
Mastica amaro il CSKA Corridonia che incappa nella quarta sconfitta stagionale e scivola a cinque lunghezze dalla capolista Casette D'Ete.
CSKA CORRIDONIA: Telloni, Zuffati (75' Giacchè), Romagnoli (60' Okere), Moriconi, Martinelli (70' Offidani), Grisogani, Taglioni, Monachesi (78' Macchiati), Messi, Carletta (Gueye).
A disposizione: Caminonni, Eleonori, Filacaro, Pandolfi.
Allenatore: Marco Bonfigli.
VR MACERATA: Fuscà, Calabrese, Ricciotti, Doga, Prenna, Benfatto (80' Intermesoli), Elisei (45' D'Amico), Ciurlanti, Canesin, Danchivsky (77' Carpano), Ricotta (60' Romagnoli).
A disposizione: Alfei, Gadou, Nicolai, Cardinali, Bertola.
Allenatore: Marco Moretti
MARCATORI: Canesin 20', Calabrese 55'.
ARBITRO:Marco Viglietta - Sezione di Macerata.
NOTE: presenti circa 200 spettatori.
Cento anni vissuti senza mai lasciare la propria casa, la propria terra, le proprie radici. Gino Benedetti ha tagliato questo traguardo straordinario festeggiato dai propri cari e dal sindaco Andrea Staffolani.
Nato l’11 febbraio 1926, Gino ha sempre vissuto a Morrovalle, nella stessa casa in cui è venuto al mondo. Agricoltore per tutta la vita, ha dedicato ogni giorno al lavoro nei campi, coltivando e gestendo terre di proprietà e conto terzi. Verdura, vino, olio, cereali: prodotti che non erano soltanto frutto del suo impegno, ma anche alimento quotidiano per la sua famiglia. Un modello di autosufficienza contadina che oggi appare quasi lontano nel tempo. La sua giovinezza è stata segnata dagli anni difficili della guerra. Aveva due fratelli: uno di loro perse la vita al fronte. Gino non partì perché terzo figlio maschio, ma visse in pieno le privazioni del Dopoguerra, contribuendo con sacrificio alla ricostruzione.
Il 4 ottobre 1953 ha sposato Marcella Lambertucci, con la quale si avvicina ai 73 anni di matrimonio. Dalla loro unione è nata Luciana; oggi la famiglia si è allargata con i nipoti Alessandro e Matteo, orgogliosi custodi di una storia che attraversa un secolo.
Oltre alla terra, Gino aveva altre passioni. Era un grande cacciatore e soprattutto un esperto nella lavorazione tradizionale del maiale, la “salata”. Fino a 90 anni ha continuato a coltivare l’orto. Solo le difficoltà nel camminare lo hanno costretto a rallentare.
«Gino è un punto di riferimento di Morrovalle da sempre – dice il sindaco Staffolani – un uomo che con il duro lavoro, la serietà e la voglia di fare ha contribuito a costruire la città di oggi. E l’ha fatto restando sempre fedele alla sua terra, alle sue origini, alla sua casa. A lui rivolgo gli auguri di buon compleanno a nome di tutta l’amministrazione comunale e di tutta la comunità morrovallese».
Partita pirotecnica al Tullio Leonori tra l’Audax Settempedana ed il Camerino-Castelraimondo che si conclude come all’andata sul 2-2. Allora il cecchino Enrico Biagetti fu glaciale dal dischetto, da dove realizzò la sua doppietta personale che concesse ai granata di uscire indenni dal terreno dei ducali. Stavolta Biagetti ha avuto le polveri bagnate, fallendo proprio un penalty.
«Ma sono cose che capitano in ogni categoria (basti pensare l’identica serata no dagli undici metri del rossonero Füllkrug…, ndr) - minimizza il trainer Michele Palazzi -. Ciò che conta è stata la nostra reazione sullo 0-2 all’ora di gioco, quando ormai molti non ci speravano più».
Invece «dapprima Pelagalli di testa su cross di Sparvoli – soggiunge il vice presidente Simone Valenti -, poi Gasparrini con un’opportuna correzione su una punizione all’altezza del primo palo ancora di Pelagalli hanno risposto alla doppietta di Bravetti. Nel finale tentativi a iosa, un paio di buone occasioni per noi ma anche un palo per gli ospiti hanno reso elettrizzante il confronto che si è chiuso come nel girone ascendente con tanti gol ma nessun vincitore. È stata proprio una partita emozionante».
Mister Palazzi elogia la prova dei ducali «bravi a tenere il pallino del gioco per un’ora, ma noi altrettanto decisi a risalire la china quando i nostri avversari hanno abbassato il ritmo. Ho raccolto con gioia l’invito a campionato in corso ad allenare l’Audax di cui conoscevo le capacità di alcuni giocatori per averli allenati in passato, ereditando il buon lavoro del collega Quagliuzzi con il fine principale di far divertire chi si mette la maglia e fa tanti sacrifici per dare il massimo. Siamo in una zona di classifica che ci consente di sperare ancora nei play-off, ma se non dovessero arrivare non faremmo drammi. Giochiamo e divertiamoci. Una partita alla volta».
A partire dalla prossima nella tana dei “cugini” del Calcio Nova Tolentino, battuti nel derby di andata per 2-1 grazie a Gasparrini e Biagetti (gol dal dischetto). Partita non proibitiva sulla carta, ma mai fidarsi della classifica (il recente match con l’Eroica Santangelo docet).
Un’azione coordinata, nata dal confronto con il territorio e finalizzata a garantire il rispetto delle regole, è al centro dell’ultima operazione della Polizia Locale di Civitanova Marche, impegnata sia sul fronte del commercio sia su quello della sicurezza stradale.
L’attività prende origine da una riunione operativa che ha coinvolto l’assessore alle Attività produttive Roberto Pantella, l’Ufficio Commercio, il Comando della Polizia Locale guidato dal dirigente Cristian Lupidi e le principali associazioni di categoria dei venditori ambulanti. In quell’occasione è emersa la richiesta di controlli mirati di polizia annonaria per tutelare gli operatori che rispettano le regole e contrastare eventuali forme di concorrenza sleale.
Nel corso del mercato settimanale di sabato, due aliquote della Polizia Locale hanno effettuato verifiche nell’area mercatale. Tre ambulanti sono stati sanzionati con una multa di 500 euro ciascuno per aver occupato una superficie superiore a quella assegnata. Altri due operatori sono attualmente oggetto di accertamenti: qualora non risultassero in regola, potrebbero incorrere in una sanzione fino a 5.000 euro, essendo già destinatari di precedenti provvedimenti di sospensione.
Parallelamente, sul fronte della sicurezza stradale, agenti in abiti civili hanno effettuato verifiche mirate che hanno portato al ritiro di quattro patenti ad automobilisti sorpresi a utilizzare il cellulare durante la guida. Per loro è stata elevata una sanzione di 250 euro e disposto il ritiro immediato del documento, finalizzato alla sospensione di 15 giorni da parte della Prefettura.
Nel corso degli stessi controlli è stato inoltre fermato un sessantunenne del posto alla guida di un’auto già sottoposta a sequestro per mancanza di assicurazione, di cui era custode. La violazione ha comportato la confisca definitiva del veicolo, una sanzione di 1.388 euro e la segnalazione per la revoca della patente.
«Il nostro obiettivo è garantire una città ordinata, dove il rispetto delle norme sia alla base del vivere civile – ha dichiarato il comandante Cristian Lupidi –. Essere una forza di prossimità significa ascoltare le esigenze delle categorie produttive e, allo stesso tempo, vigilare sulle strade per prevenire comportamenti pericolosi. Questi controlli rappresentano un impegno costante a tutela della comunità».
L’operazione conferma l’approccio integrato della Polizia Locale, impegnata su più fronti per assicurare legalità, sicurezza e corretto svolgimento delle attività economiche cittadine.