La Halley Matelica è già con le spalle al muro. In gara 1 degli ottavi di finale, i biancorossi cedono alla College Borgomanero per 91-106, pagando a caro prezzo un secondo tempo in cui l’energia e la profondità degli ospiti hanno fatto la differenza.
La squadra marchigiana riesce a restare in partita per due quarti, rispondendo colpo su colpo all’intensità imposta dai piemontesi. Nonostante una situazione complicata sul piano fisico – con diverse assenze e alcuni giocatori recuperati solo in extremis – la Vigor accetta la sfida sul ritmo, cercando di non farsi travolgere.
Nel primo tempo, però, sono soprattutto alcune disattenzioni difensive a permettere agli ospiti di condurre senza mai riuscire a dare lo strappo decisivo. La Halley si affida alle iniziative di Marrucci e al lavoro sotto canestro di Mozzi, bravo a guadagnarsi falli preziosi. Anche quando Borgomanero prova l’allungo sul +7 nel secondo quarto, i padroni di casa restano agganciati e, con un canestro allo scadere, chiudono sul 50-50 all’intervallo.
L’equilibrio si spezza al rientro dagli spogliatoi. Due triple del veterano Benzoni aprono la fuga del College, che alza ulteriormente l’intensità con Alberti e Buttiglione. In pochi minuti il divario si amplia fino al +15 e la Vigor, a corto di rotazioni e di energie, fatica a reggere l’urto.
Il solco si allarga ulteriormente in avvio di quarto periodo, quando Borgomanero tocca il +22. La Halley prova a reagire con orgoglio, accorciando fino al -14 grazie alle triple di Davico, ma gli ospiti controllano senza tremare e chiudono i conti con un successo netto e meritato.
Ora per Matelica la strada si fa in salita: mercoledì sera in Piemonte servirà un’impresa per riportare la serie in parità e guadagnarsi la “bella” davanti al proprio pubblico.
A fine gara, il tecnico Andrea Trullo analizza con lucidità: «Per le condizioni fisiche in cui siamo, questo era probabilmente l’accoppiamento peggiore. Per due quarti abbiamo retto contro una squadra molto fisica e atletica, ma alla lunga abbiamo pagato. Con rotazioni così ridotte è difficile mantenere alta l’intensità. Loro hanno meritato, ma in gara 2 proveremo a rendergli la vita difficile: non sarà semplice, ma abbiamo il dovere di provarci».
Halley Matelica – College Borgomanero 91-106 (serie 0-1) Parziali: 21-26, 29-24, 13-26, 28-30
Domenica 26 aprile si è rivelata una giornata memorabile per l’APD Juvenilia, protagonista al Trofeo città di Pollenza – “XI Memorial Gilda Leopardi”, appuntamento di rilievo per il pattinaggio corsa marchigiano. La manifestazione, valida come seconda tappa del Circuito Centro Marche, ha regalato emozioni, spettacolo e una grande partecipazione di atleti, favoriti anche da condizioni meteo ideali.
In pista si sono confrontati numerosi giovani pattinatori, dai Giovanissimi agli Allievi, offrendo gare avvincenti e di alto livello tecnico. Tra questi, si è distinta la squadra gialloblù della Juvenilia, capace di conquistare importanti risultati e numerosi piazzamenti sul podio.
Nella categoria Giovanissimi, Giorgia Crocetti ha ottenuto un ottimo terzo posto nella prova di destrezza. Tra gli Esordienti, grande protagonista Teodora Paesani, che ha centrato un doppio secondo posto sia nella destrezza che nel giro sprint. Ottime soddisfazioni anche nella categoria Ragazze, con Aurora Angelica Idda che ha dominato i 300 metri sprint conquistando il primo posto, seguita dalla compagna Susanna Baldassarri, seconda nella stessa gara.
Tra gli Allievi, si segnala la brillante prestazione di Davide Sdrubolini, capace di salire sul secondo gradino del podio nei 500 metri sprint.
Grazie alla determinazione e all’impegno di tutti gli atleti, la Juvenilia ha raggiunto un prestigioso secondo posto nella classifica generale, distinguendosi tra ben 29 società partecipanti e confermandosi tra le realtà più competitive del circuito.
Il fine settimana si era aperto nel migliore dei modi già il giorno precedente a Terni, dove, in occasione del XIV Memorial D. Pioli, la squadra aveva ottenuto risultati di grande rilievo, conquistando il primo Trofeo degli Appennini.
Un doppio successo che rappresenta motivo di orgoglio per tutta la società, premiando non solo le prestazioni sportive ma anche l’impegno organizzativo dimostrato nell’allestimento dell’evento di Pollenza. Con entusiasmo e fiducia, la Juvenilia guarda ora ai prossimi appuntamenti stagionali, forte di una crescita costante e di uno spirito di squadra sempre più solido.
La Lube Civitanova parte forte ma deve arrendersi alla rimonta della Sir Perugia, che si impone e vola sul 2-0 nella serie di finale scudetto, avvicinandosi in modo deciso al titolo. Gli umbri avranno ora la possibilità di chiudere i conti già in gara 3 davanti al proprio pubblico, con tre match point a disposizione. Ai biancorossi servirà un’impresa per riaprire la serie e riportarla nelle Marche.
Nel primo set la Lube scende in campo con grande aggressività, sostenuta anche dal pubblico del palas tutto esaurito. L’avvio è equilibrato, con scambi lunghi e intensi, ma sono i marchigiani a trovare il primo allungo grazie alla battuta e a un buon lavoro a muro. Bottolo e Podrascanin trascinano i padroni di casa, mentre anche Nikolov e Boninfante incidono dai nove metri. Nonostante i tentativi di rientro di Perugia, Civitanova mantiene il vantaggio e chiude il parziale sfruttando anche un errore al servizio degli avversari.
Nel secondo set la Lube sembra poter indirizzare definitivamente la gara. I biancorossi allungano con decisione, trovando continuità in attacco e al servizio e portandosi avanti con un margine importante. Tuttavia, proprio nel momento chiave, Perugia reagisce con qualità e determinazione. Il turno al servizio di Giannelli e l’efficacia a muro degli umbri ribaltano l’inerzia del set. La Sir recupera punto su punto, mette pressione alla ricezione marchigiana e nel finale completa la rimonta, pareggiando i conti grazie a un Plotnytskyi decisivo.
Nel terzo set la partita torna in equilibrio. La Lube prova a ripartire con maggiore attenzione e riesce anche a costruire un piccolo vantaggio, ma Perugia resta sempre in scia. Ancora una volta è la fase centrale del parziale a fare la differenza, con gli umbri che sfruttano al meglio le proprie bocche da fuoco. I marchigiani calano in attacco, mentre gli ospiti trovano soluzioni efficaci con Semeniuk e Loser, riuscendo a completare il sorpasso e portarsi avanti nel conto dei set.
Nel quarto set Civitanova è chiamata a reagire per allungare la sfida al tie-break. L’equilibrio regna fino alle battute finali, con le due squadre che si rispondono colpo su colpo. La tensione cresce, ma nel momento decisivo è ancora Perugia a trovare il break giusto con Giannelli e Ben Tara. La Lube resta in partita fino agli ultimi scambi, ma la Sir gestisce meglio i palloni decisivi e chiude il match, con Plotnytskyi a firmare il punto finale.
La vittoria consente a Perugia di portarsi sul 2-0 nella serie e di avvicinarsi sensibilmente allo scudetto. Per la Lube resta il rammarico per non aver sfruttato il vantaggio nel secondo set, ma anche la consapevolezza di aver lottato con orgoglio. Ora servirà una prova perfetta in gara 3 per tenere viva la finale.
CIVITANOVA – PERUGIA 1-3 (25-21, 22-25, 22-25, 23-25)
CUCINE LUBE CIVITANOVA
: Gargiulo 8, Loeppky 14, Nikolov 14, Podrascanin 6, Boninfante 1, Bottolo 16; Balaso (L), Koukartsev 1, Duflos Rossi1, Orduna, D’herr 4. NE.: Bisotto (L), Tenorio, Hamza. All. Medei.
SIR SUSA SCAI PERUGIA:
Russo 5, Giannelli 3, Plotnytskyi 18, Solè 5, Ben Tara 23, Semeniuk 13; Colaci (L), Dzavoronok, Loser 3, Argilagos. NE.:Cvanciger, Ishikawa, Gaggini (L), Crosato. All. Lorenzetti.
ARBITRI: Zavater e Piana.
Il consigliere comunale Pierfrancesco Castiglioni interviene con una dura replica alle dichiarazioni del capogruppo PD in consiglio provinciale Narciso Ricotta, parlando apertamente di una “polemica strumentale per nascondere il non voto sull’affidamento in house del servizio idrico”.
Castiglioni accusa Ricotta di avere “la memoria corta”, ricordando che lo scorso 10 marzo, con la delibera di consiglio n. 3, lo stesso voto fu espresso all’unanimità sulla variazione di bilancio che stabiliva le indennità del futuro presidente della Provincia di Macerata. “Il 16 marzo, appena sei giorni dopo, il brutto risveglio: Gentilucci ha vinto le elezioni. E così, quello ch’era giusto il 10 marzo diventa sbagliato il 16”, afferma il consigliere, parlando di una polemica “meramente strumentale”.
Secondo Castiglioni, “il problema non è l’indennità prevista per legge (L. 234/2021), bensì chi la percepisce”, mentre il vero nodo della vicenda sarebbe un altro. “Alzare questo polverone serve a nascondere quella che è la vera notizia: il PD non ha votato, proprio nell’ultima assise provinciale, la delibera assunta unitariamente da tutti i sindaci dell’ATO 3, compresi quelli del PD, per la gestione pubblica dell’acqua”.
Il consigliere parla di una scelta grave, che “manifesta una responsabilità distante dagli interessi dei cittadini” e che evidenzierebbe uno “scollamento del gruppo consiliare del PD con i sindaci che fanno riferimento alla loro stessa parte politica”.
In chiusura, Castiglioni invita a cambiare tono: “Si può comprendere la delusione di Ricotta per un esito elettorale diverso da quello che auspicava, ma è ora di guardare avanti, superare i livori e le delusioni della sconfitta e collaborare invece fattivamente per il bene delle comunità maceratesi”.
Momenti di paura questa mattina lungo l’autostrada A14, dove intorno alle 10:45 una coppia di motociclisti è rimasta coinvolta in un incidente nel tratto in direzione Ancona, tra i caselli di Loreto e Ancona Sud. I due, entrambi 50enni residenti a Pollenza, viaggiavano a bordo di una Bmw quando la donna, che si trovava come passeggera, è stata colta da un malore improvviso perdendo conoscenza.
Il marito, accortosi immediatamente della situazione, ha cercato di mantenere il controllo del mezzo, ma il peso della donna priva di sensi ha reso impossibile evitare la caduta, con la moto che è finita a terra. L’incidente avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, ma fortunatamente è avvenuto in un momento senza traffico sopraggiungente, evitando il rischio di essere investiti da altri veicoli.
Dopo la caduta, i due sono riusciti a fermarsi nella corsia di emergenza, in attesa dei soccorsi, allertati da alcuni automobilisti di passaggio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 112, con l’automedica dell’ospedale di Osimo e un’ambulanza della Croce Verde di Castelfidardo, oltre alle pattuglie della polizia Stradale. Inizialmente è stato richiesto anche l’intervento dell’eliambulanza da Torrette, poi rientrato.
La donna, dopo le prime cure sul posto, è stata trasportata al pronto soccorso di Torrette in codice rosso precauzionale, mentre il marito ha riportato escoriazioni e contusioni non gravi. Nonostante la dinamica dell’incidente, entrambi non risultano in pericolo di vita.
La Recanatese conquista una vittoria fondamentale superando il Fossombrone per 2-0 e assicurandosi l’accesso ai playout di Serie D. I giallorossi si giocheranno ora la permanenza in categoria in gara unica allo stadio Angelini di Chieti, dove per evitare la retrocessione in Eccellenza sarà necessario vincere. In caso di parità al termine dei tempi regolamentari si disputeranno i supplementari e, se il risultato resterà in equilibrio, sarà retrocessa la squadra peggio classificata al termine della stagione.
Non è stata una partita semplice per la formazione di Giovanni Pagliari, anche a causa dell’espulsione di Nanapere a inizio ripresa, un episodio che ha complicato i piani dei padroni di casa. La Recanatese è riuscita comunque a sbloccare il risultato con Scorza e a chiudere i conti nel finale con il colpo di testa di Ciccanti. Il Fossombrone, nonostante la salvezza già raggiunta, ha giocato con intensità creando diverse occasioni, tra cui due traverse e una grande parata di Fioravanti che hanno mantenuto inviolata la porta.
Nei giorni precedenti alla gara non sono mancate polemiche, con il presidente Massimiliano Guzzini che ha espresso forte disappunto per la decisione della giustizia sportiva riguardo al Chieti, giudicata penalizzante per il regolare svolgimento dei playout. Nonostante questo clima, la Recanatese era chiamata a vincere per non dipendere dai risultati degli altri campi.
Nel primo tempo i giallorossi partono con determinazione, rendendosi subito pericolosi con Nanapere e poi con Scorza, che sfiora il gol nei primi minuti. Il vantaggio arriva al 14’, quando lo stesso Scorza avanza centralmente e calcia dal limite trovando una deviazione decisiva che beffa il portiere. Dopo il gol il ritmo cala anche per il caldo, mentre il Fossombrone cresce e crea alcune occasioni con Giometti e Casolla, senza però riuscire a trovare la rete.
Nella ripresa la gara cambia subito volto con l’espulsione diretta di Nanapere al 52’, una decisione contestata che lascia la Recanatese in inferiorità numerica. Il Fossombrone prova ad approfittarne e va vicino al pareggio in più occasioni, colpendo anche una traversa e sfiorando il gol con Giometti. I giallorossi soffrono ma resistono, cercando di ripartire quando possibile. Nel finale, al minuto 88, arriva il gol che chiude la partita: Ciccanti svetta di testa sul secondo palo e firma il 2-0 che mette al sicuro il risultato. Nei minuti di recupero il Fossombrone prova ancora a riaprire il match, ma Fioravanti si oppone con un intervento decisivo.
Al triplice fischio la Recanatese può festeggiare una vittoria pesante che vale l’accesso ai playout, ultimo ostacolo da superare per mantenere la categoria.
RECANATESE (3-4-1-2 ): Fioravanti; Giusti, Vecchio, Cocino; Gori (10’ st Ciccanti), Scorza (41’ st Carano), Ferro, Mordini; D’Angelo (23’ st Eleuteri);Pierfederici (23’ st Chiarella), Nanapere. A disp.: Zagaglia, Carano, Di Francesco, Paoltroni, Fiumanò, Pesaresi. All. Pagliari.
FORSEMPRONESE (4-3-1-2): Bianchini; Ronchetti, Giunchetti (16’ st Dolce), Imbriola, Fabbri (28’ st Valmori); Mancini (23’ st Pagliari), Ballerini (18’st Bucchi), Ghinelli; Kamagate (16’ st Di Paoli); Casolla, Giometti. A disp.: Umbertini, Klijajic, Cleri, Carloni. All. Giuliodori.
Arbitro: Andrea Augello di Agridento (Pongan di Biella e Mariut di Asti).
Reti : pt. 14’ Scorza (R); st. 43’ Ciccanti (R).
Allo stadio “Guido Angelini” di Chieti va in scena l’ultima giornata del girone F di Serie D, con la Maceratese impegnata sul campo degli abruzzesi in una sfida decisiva per la salvezza. I biancorossi arrivano con l’obiettivo di chiudere definitivamente il discorso permanenza in categoria, mentre il Chieti cerca punti per garantirsi il miglior piazzamento possibile in ottica playout. Buona la cornice di pubblico, con circa 200 tifosi ospiti presenti. Prima del calcio d’inizio viene osservato un minuto di silenzio in ricordo di Alex Zanardi.
Nel primo tempo la gara si mantiene su ritmi equilibrati e senza grandi occasioni da rete. Il primo tentativo è della Maceratese con Gagliardi, che da fuori area calcia alto di poco. Il Chieti risponde con alcune iniziative, tra cui un cross insidioso respinto da Morganti e un tentativo di Ela Mangue neutralizzato da Cusin. La partita resta bloccata, con difese attente e pochi spazi. Da segnalare l’infortunio di Perini, costretto a uscire al 32’, sostituito da Arbusti, con conseguente riassetto tattico della Maceratese. Nel finale non succede altro di rilevante e si va all’intervallo sullo 0-0, con i portieri mai realmente impegnati.
Nella ripresa il copione non cambia molto, con le squadre prudenti e attente a non scoprirsi. La Maceratese prova a rendersi pericolosa su palla inattiva con Gagliardi, mentre il Chieti cresce con il passare dei minuti. Al 25’ arriva l’occasione più importante fino a quel momento con una conclusione potente di Mbaye, sulla quale Cusin compie un grande intervento aiutato anche dalla traversa. Gli abruzzesi insistono e al 40’ trovano il vantaggio: cross dalla destra e inserimento di Ela Mangue, che sul secondo palo batte Cusin firmando l’1-0. Nel finale il Chieti gestisce il risultato, mentre la Maceratese non riesce a trovare il pareggio. Dopo quattro minuti di recupero arriva il triplice fischio.
La partita si chiude con la vittoria del Chieti per 1-0, ma per la Maceratese arriva comunque la salvezza, grazie alla migliore differenza reti rispetto al Sora, nonostante la vittoria dei ciociari a Castelfidardo. Un traguardo raggiunto al termine di una stagione sofferta ma conclusa con l’obiettivo centrato.
Tabellino: Chieti-Maceratese 1-0
Chieti (3-4-2-1): Mercorelli; Caparros, Morichelli, Allessi (Calvosa); Gueye, Sanz (Selasi), Surricchio (Mastronardi), Popovici; Margiotta (El Yousfi), Mbaye; Ela Mangue (Di Pardo). Allenatore: Del Zotti
Maceratese (4-3-3): Cusin; Perini (Arbusti), Siniega, Mastrippolito, Morganti; Sabattini, De Angelis, Ruani (Nasic); Ciattaglia, Ciabuschi, Gagliardi. Allenatore: Lauro
Arbitro: Marco Zini (Udine)
Ammoniti: Sanz, Allessi (Chieti); Ruani, Sabattini, Nasic (Maceratese)
Rete: 40’ st Ela Mangue
Foto Francesco Tartari
Un weekend amaro per l'ARES Safety Macerata, che torna dalla trasferta lombarda con due sconfitte contro le campionesse dell'MKF Saronno (7-1 e 1-0) nella sesta giornata di Serie A1. Nonostante una prestazione corale solida, a fare la differenza è stata la maggiore concretezza delle padrone di casa nei momenti clou.
Il pomeriggio si era aperto sotto i migliori auspici per Macerata. Al primo inning, una valida di Carter spingeva a casa Tittarelli, portando le ospiti in vantaggio. La gioia, però, è durata poco: al cambio campo Saronno ha subito ribaltato il punteggio con un doppio di Saviola e il fuoricampo da 2 RBI di De Luca (3-1). Nel quarto inning, le lombarde hanno ipotecato la vittoria segnando altre quattro volte, sfruttando i doppi di Rotondo e Saviola e un errore della difesa maceratese per il definitivo 7-1.
La seconda sfida è stata un vero manifesto del softball d'alto livello, dominata dal duello in pedana tra le lanciatrici statunitensi Avery (ex Macerata) e Carter. Entrambe hanno sfoderato una prestazione maiuscola, chiudendo con 7 strike out a testa.
In una partita bloccata sul filo del rasoio, l'equilibrio si è spezzato solo al quarto inning quando, ancora una volta, De Luca ha trovato il guizzo vincente: un fuoricampo solitario che ha fissato il risultato sull'1-0. Macerata, nonostante la grande tenuta difensiva, non è riuscita a trovare il colpo del pareggio, pagando una leggera mancanza di cinismo in attacco.
I risultati della sesta giornata confermano la forza delle big: oltre alla doppietta di Saronno su Macerata, si registrano gli "sweep" (doppie vittorie) di Caronno, Pianoro e Bollate (quest'ultima trionfatrice nel big-match contro Forlì), mentre Rovigo e Castellana chiudono in pareggio.
Tornano gli Aperitivi Europei, un evento ormai simbolo della città di Macerata, capace ogni anno di animare il centro storico con colori, sapori e atmosfere internazionali. Promossa dal Comune in collaborazione con le attività locali, l’iniziativa si inserisce nel calendario della Festa dell’Europa e rappresenta un’occasione unica per vivere la città in modo diverso, trasformandola in un vero e proprio viaggio tra le culture del continente.
L'appuntamento di quest'anno si svilupperà su quattro giornate: gli aperitivi si terranno da giovedì 7 a sabato 9 maggio a partire dalle 19:00, mentre per la giornata conclusiva di domenica 10 maggio si inizierà già nel pomeriggio, a partire dalle 16:00.
Per l'occasione, bar, ristoranti e locali aderenti interpreteranno un Paese europeo, proponendo aperitivi a tema ispirati alle tradizioni gastronomiche e conviviali di tutta Europa. Un percorso diffuso che unisce gusto, socialità e scoperta, valorizzando il tessuto commerciale cittadino e rafforzando il senso di appartenenza a una comunità europea condivisa.
Ecco l'elenco dei locali: Almalù Bar Gelateria — Polonia, Viale Indipendenza 16; Antica Norcineria Rapari — Paesi Bassi, Via Panfilo 2; Barezio — Spagna, Via Garibaldi 72; Bar Ginetta — Grecia, Largo Affede 11/A; Bar Villetti — Grecia, Via Pannelli 30; Basquiat Bistrot — Spagna, Via Gramsci 23; Because The Night — Polonia, Piazza della Libertà 8; Bifolchi Divini— Germania, Galleria Scipione 1; Birreria Burning — Estonia, Via della Pescheria Vecchia 4; Birreria Fabric — Norvegia, Vicolo Ferrari 12; Birroteca Beer Bang Macerata — Svezia, Piazza Mazzini 46/50; Cabaret — Grecia, Via Gramsci 57; Caffè Corso — Francia, Corso della Repubblica 31; Caffetteria Tuttincluso — Francia, Viale Martiri della Libertà 5; Casa Cairoli — Francia, Corso Cairoli 123/129; Centrale Macerata — Germania, Piazza della Libertà 4; Civico 37 — Danimarca, Corso della Repubblica 37/39; Crazy Burger — Paesi Bassi, Corso Cairoli 25; Digusto Macerata — Spagna, Via XX Settembre 12; Dumpling Bar Macerata — Romania, Corso della Repubblica 47; Fior di Grano — Albania, Via S. Giovanni Bosco 6; Forneria Garibaldi — Germania, Piazza Annessione 14/B; Friends Caffè— Turchia, Piazza Annessione 13; Hab — Germania, Via Gramsci 24; Hotel Lauri — Grecia, Via Tommaso Lauri 6; Il Quartino — Spagna, Corso della Repubblica 33; Infusione — Portogallo, Corso della Repubblica 12; La Botte Gaia Enoteca — Francia, Piazza Mazzini 1; La Rotonda — Spagna, Giardini Diaz; Libreria del Monte — Portogallo, Via XXIV Maggio 3; Maia Fucina Gourmet — Austria, Via Garibaldi 43; Mamò — Portogallo, Via Garibaldi 57; McFast Pizza & Burger — Belgio, Corso Matteotti 29; Misticpizza — Germania, Via Zincone 3; Mon Amour Cafè — Spagna, Viale Trieste 9; Osteria Agnese — Albania, Via De Amicis 1; Palazzo Cortesi — Germania, Piazza Cesare Battisti 6; Pizzeria da Coso — Repubblica Ceca, Corso Cairoli 21; Pizzeria Roberta — Spagna, Via Garibaldi 34; Pizzeria Scalette — Germania, Via Lauro Rossi 56; Playmarche — Belgio, Piazza della Libertà 24; Porchetteria Centrale — Romania, Piazza della Libertà 11; Pub Tempo Scaduto — Grecia, Piazza Mazzini 64; Salsamenteria Gastronomica — Portogallo, Corso Cairoli 1; Samo Fuori dal Corso — Spagna, Piazza Vittorio Veneto 8; Signore Te ne Ringrazi — Croazia, Via della Pescheria Vecchia 26/28; Spritz & Chips — Paesi Bassi, Via Gramsci 51/A; Spulla — Francia, Via Armaroli 54; Sugo — Paesi Bassi, Via Gramsci 4; Towanda — Spagna, Via Garibaldi 5; Verde Caffè — Spagna, Corso della Repubblica 43; Zerodiciannove — Germania, Piazza Mazzini 21.
Sembra che il sindaco di Genova in quota alla sinistra fucsia, Silvia Salis, sia il nuovo volto politicamente prescelto dal potere dominante per rappresentare le sue istanze. L’ordine del discorso e dell’immagine continua a proporre a pie’ sospinto la figura di Silvia Salis, presentandola come il nuovo volto della politica e financo come la possibile nuova guida del Paese dopo che la figura di Giorgia Meloni, come già ha iniziato a fare, sarà definitivamente tramontata sul piano politico.
Addirittura il noto rotocalco iperliberista “Vanity Fair” ha dedicato la copertina a Silvia Salis, come già fece a suo tempo con il tosco rottamatore Matteo Renzi. In effetti, Silvia Salis pare la figura ottimale per rappresentare le istanze dell’ordine dominante: anzitutto non ha una provenienza politica ed è dunque perfettamente malleabile per l’ordine discorsivo e politico dominante.
Non ha un’identità politica sua propria e dunque è pronta ad assumere quella di volta in volta richiesta dallo spirito del tempo, dunque dalla globalizzazione neoliberale in tinta arcobaleno.
Nei suoi discorsi, il grande assente è la politica, poiché ella parla soltanto di questioni irrilevanti e marginali legate alle chiacchiere arcobaleno e ai temi vuoti dell’inclusività, buoni sempre e solo a nascondere il conflitto di classe e lo sfruttamento annesso, l’imperialismo americano e la questione sociale.
Insomma, sembra proprio che Silvia Salis farà ancora parlare molto di sé e anzi diventerà, come in parte già sta diventando, la protagonista dello scenario politico a venire, traghettando come sempre il consenso delle masse verso il potere della globalizzazione neoliberale. E intanto, puntuale come un orologio elvetico, adesso spunta il marchio depositato dalla Salis: si chiama “Futuro Democratico”, come rivelato da diversi quotidiani nazionali.
Tutto come da copione, dunque: Silvia Salis, come abbiamo già sottolineato, rappresenta il nuovo volto della politica spuntato dal nulla, almeno in apparenza; in realtà, si tratta dell’ennesimo prodotto politico dell’ordine dominante e in funzione della riproduzione dei rapporti di forza dominanti.
Incessantemente le classi dominanti sono alla ricerca di nuovi personaggi politici affidabili, che possano rappresentare al meglio le loro istanze e il loro programma liberalprogressista, ma poi anche – non dimentichiamolo – di personaggi che rappresentino al meglio l’opposizione controllata e la messa in scena di un dissenso funzionale esso stesso allo status quo.
In questa luce debbono leggersi tanto il “Futuro Democratico” di Silvia Salis, quanto il “Futuro Nazionale” del generale Vannacci. Il primo rappresenta il lato del consenso alla civiltà dei consumi e al sinedrio liberalprogressista, il secondo simboleggia il lato della contestazione addomesticata ed essa stessa funzionale alla dominazione dell’ordine egemonico (giacché il Vannacci non mette in discussione il liberismo, l’atlantismo e lo schema di destra e sinistra).
Sia la Salis, sia il Vannacci – i nuovi volti politici del presente – accettano senza batter ciglio il neoliberismo e l’atlantismo, cosicché, dietro l’opposizione fittizia, si nasconde l’identità di vedute che garantisce l’indisturbata dominazione dei gruppi egemonici e delle classi dirigenti, voglio dire il mantenimento dello status quo della civiltà liberalatlantista.
Il potere dominante crea le sue immagini politiche prodotte in vitro grazie a martellanti campagne mediatiche e pubblicitarie, con le quali propone alle masse teledipendenti e tecnonarcotizzate figure che non hanno storia politica e che sembrano spuntate dal nulla, quando in realtà sono selezionate con cura dall’ordine dominante per rappresentare al meglio le proprie istanze e per illudere le masse popolari circa l’esistenza di un’alternativa in realtà inesistente, poiché a esistere nel quadro politico dominante è soltanto l’alternanza tra partiti tutti interni al partito unico fintamente articolato del turbocapitale sans frontières.
Abbiamo festeggiato il 1° maggio, i lavoratori nelle piazze hanno dimostrato il loro orgoglio, rivendicato le conquiste e fatto conoscere le nuove aspettative per poi magari esprimere tutta la loro gioia in spettacoli musicali e di costume. Il 1° maggio festeggia il diritto universale a un luogo di lavoro dignitoso, sano e sicuro, non solo come obbligo morale ed etico, ma come necessità imprescindibile per il benessere individuale e collettivo e per la produttività delle imprese.
Abbiamo quotidianamente il dovere di garantire luoghi di lavoro dove i lavoratori non vadano incontro ad infortuni e a malattie professionali e dove la salute e la sicurezza vengano tutelate. Erano queste le tematiche della Giornata Internazionale sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro celebrata il 28 aprile, due date connesse con le considerazioni sul problema salute nel lavoro.
Ne parliamo con la dottoresssa Lucia Isolani Direttore UOC Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro - AST Macerata, Professore Medicina del Lavoro presso l’Università degli Studi Carlo Bo' di Urbino. Il suo un impegno va oltre le competenze territoriali per l’organizzazione di un servizio sempre più presente ed utile per tutti i lavoratori, con una visione illuminata che coinvolge l’intero patrimonio medico-scientifico dei territori.
Dott.ssa Isolani, quanti sono gli infortuni sul lavoro in Italia?
"Nel 2024 sono state registrate 593 mila denunce di infortunio, con un lieve aumento rispetto al 2023: il 68,4% degli infortuni interessa il genere maschile e la classe di età con il maggior numero di infortuni è quella 50-64 anni. Gli infortuni sul lavoro con esito mortale sono stati 1.202. Il settore delle costruzioni e dell’agricoltura si confermano come settori produttivi più pericolosi, dove più frequentemente si verificano infortuni gravi, gravissimi e mortali".
Ancora troppi infortuni. E cosa possiamo fare per evitare che accadano?
"Sono fondamentali le regole, le procedure, la formazione ed i comportamenti. Nel momento in cui all’interno di un’azienda tutti i lavoratori, colletti bianchi e colletti blu, acquisiscono comportamenti sicuri che diventano naturali ed ordinari gli infortuni non accadono. Si tratta di un processo culturale da costruire assieme, lavorando su modifiche tecniche, organizzative e procedurali, con attenzione anche ai quasi infortuni (near miss), che ci possono far apprendere importanti lezioni di prevenzione.
Dovremmo inoltre evitare di avere una visione miope e considerare non solo gli infortuni, ma anche le malattie professionali, di cui ancora si parla poco e che costano molto di più degli infortuni, con costi sanitari, economici e sociali che gravano allo stesso tempo su lavoratore, impresa e stato".
Quante e quali sono le malattie professionali?
"Nel 2024 le patologie di origine professionale denunciate all’Inail sono salite a oltre 88mila, con un incremento del 21,8% rispetto al 2023, interessando 58mila lavoratori, con un trend in crescita ininterrotto dal 2000. La crescita delle malattie professionali denunciate non è necessariamente conseguenza di un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma può essere attribuita ad una maggiore consapevolezza dei lavoratori e dei medici certificatori in merito alle coperture assicurative e al progressivo ampliamento delle patologie riconoscibili.
Le malattie professionali sono prevalentemente muscoloscheletriche (tre su quattro). Seguono le neuropatie come la sindrome del tunnel carpale, le ipoacusie, le dermatopatie e i tumori professionali".
Quali sono le priorità attuali e le prospettive future della prevenzione in un luogo di lavoro?
"Certamente è prioritario accrescere la cultura della prevenzione nelle scuole, apprendendo fin da piccoli regole e comportamenti che possano garantire sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro, con una formazione costante nel tempo. L’attenzione deve essere tenuta alta in settori complessi come l’edilizia e l’agricoltura, dove tradizionalmente i rischi e i pericoli sono numerosi e gli infortuni frequenti, anche in considerazione del lavoro irregolare e dell’impiego di lavoratori stranieri.
Bisogna inoltre far emergere malattie professionali ancora oggi sommerse come i tumori, promuovendo screening e vaccinazioni in un’ottica più ampia di sanità pubblica. Le malattie muscoloscheletriche, così frequenti e destinate ad aumentare con il crescere dell’età, dovranno essere affrontate affinché non divengano causa di disabilità, abbattendo barriere, modificando condizioni ambientali sfavorevoli e trovando soluzioni ergonomiche, anche ricorrendo a dispositivi robotici passivi come gli esoscheletri.
In considerazione dell’aumento dell’età pensionabile, visto il tempo che si dovrà trascorrere al lavoro, diviene necessario che i lavoratori stiano bene, dal punto di vista sia fisico che psichico, creando sia lavori flessibili in grado di rispondere alle esigenze di vita delle persone, sia luoghi di lavoro che possano favorire il benessere psichico, campagne di screening e stili di vita salutari. Insomma, in prevenzione molto è stato fatto, ma ancora molto certamente si deve fare, costruendo reti solide e definendo collaborazioni valide: la scommessa per il futuro è senz'altro avvincente".
Esiste un’espressione giapponese, Ichigo-ichie, che potremmo tradurre letteralmente come "una volta, un incontro". Racchiude un concetto profondo: ogni momento è un’occasione unica, un frammento di tempo che non potrà mai essere replicato. Anche se tornassimo nello stesso luogo o rivedessimo la stessa persona, noi stessi saremmo già diversi; il nostro respiro avrebbe cambiato ritmo, il mondo sarebbe mutato. Ogni istante non colto è, per definizione, un istante perso per sempre.
Vivere nel presente richiede il coraggio della consapevolezza. Significa accettare l’impermanenza e abbracciare il "semplice stare" invece del "dover fare". Quando riconosciamo che ogni percezione è irripetibile, conferiamo alla vita intensità e colori nuovi. È in questa piena presenza che l’ego si dissolve: mentre la mente tende a fuggire altrove, il corpo rimane ancorato al "qui e ora", offrendoci i cinque sensi come bussole per orientarci nel reale.
Perché facciamo così fatica ad abitare il presente?
Se il presente è l’unico spazio in cui la vita accade, perché l’essere umano sembra programmato per stare ovunque tranne che nel momento attuale? La risposta risiede in parte nella nostra biologia. Il cervello attiva il cosiddetto Default Mode Network (DMN), un circuito neurale che entra in funzione quando la mente è a riposo. In quel limbo, il pensiero viaggia verso il passato o il futuro, analizzando vecchi conflitti o simulando scenari ipotetici, spesso angoscianti.
In passato, questa capacità è stata una straordinaria strategia di sopravvivenza: ricordare i pericoli vissuti serviva a prevenire quelli futuri. Oggi, però, questo meccanismo si trasforma spesso in una strategia di fuga. Ci rifugiamo nel "poi" o nel "prima" per anestetizzare il dolore, la noia o la solitudine del presente. Cerchiamo dopamina nella pianificazione di stimoli futuri, convinti che il controllo e la programmazione possano proteggerci dall’imprevedibilità della vita.
Come possiamo onorare la vita nel quotidiano?
Siamo educati a vivere in funzione dei risultati, proiettati costantemente verso il prossimo traguardo. Eppure, la vita accade quasi sempre mentre siamo impegnati a fare altro. Praticare l’Ichigo-ichie - o la moderna Mindfulness - significa interrompere la dinamica dell'ansia e tornare a valorizzare i gesti minimi.
Bere un caffè al mattino senza guardare lo smartphone, ascoltare un amico abitando le sue parole, significa riconoscere l'essenza di ciò che abbiamo di fronte. È un atto di rispetto verso l'esistenza: smettere di dare per scontato il mondo solo perché ci siamo abituati alla sua presenza.
Abbracciare la filosofia dell’Ichigo-ichie è oggi un atto contro la distrazione di massa. È l’antidoto al rimpianto. Se iniziamo a considerare ogni incontro come il primo e l'ultimo, la qualità della nostra attenzione cambia radicalmente.
Non abbiamo bisogno di eventi straordinari per sentirci vivi; abbiamo bisogno di una presenza vera nell'ordinario. Togliere il telefono dalla tavola, guardare negli occhi chi ci parla, trasformare un errore inatteso in una sfumatura unica che ci caratterizza: sono queste le piccole cerimonie quotidiane che possiamo accogliere con gratitudine. In un eterno fluire, l'unica dimora che possediamo è l'istante che stiamo respirando proprio ora.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa alle infiltrazioni nei condomìni e alla ripartizione delle spese, con attenzione ai profili di responsabilità tra proprietari e condominio.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana, alla domanda posta da un lettore di Macerata che chiede: “Se dal lastrico solare di un condomino provengono infiltrazioni d’acqua chi è tenuto a pagare?”.
Le infiltrazioni d’acqua nei condomìni continuano a rappresentare una delle principali fonti di contenzioso tra proprietari di appartamenti, ma non sempre le spese vengono ripartite in modo coerente con la reale funzione dei beni coinvolti.
È proprio su questo punto che interviene una recente decisione della Corte di Cassazione, destinata a incidere in modo significativo sulla prassi, affrontando il tema delle infiltrazioni provenienti da lastrici solari o terrazze a livello di proprietà esclusiva e dei relativi criteri di imputazione dei costi.
La vicenda origina da un giudizio instaurato dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata, nel quale i proprietari di un’unità immobiliare avevano convenuto in giudizio la titolare dell’appartamento sovrastante, lamentando danni causati da ripetute infiltrazioni d’acqua provenienti dal terrazzo di proprietà esclusiva di quest’ultima; gli attori chiedevano l’accertamento della responsabilità esclusiva della convenuta, la sua condanna al risarcimento dei danni subiti e l’esecuzione delle opere necessarie ad eliminar le cause di infiltrazione.
Nel corso del giudizio veniva accertato che le infiltrazioni erano dovute a una inadeguata impermeabilizzazione e a un sistema di deflusso delle acque non idoneo, senza che emergessero elementi sufficienti per imputare tali carenze a una condotta diretta della proprietaria del lastrico.
I giudici di merito, sia in primo grado sia in appello, escludevano una responsabilità esclusiva della stessa e ritenevano applicabile il criterio di cui all’art. 1126 c.c., che disciplina la ripartizione delle spese per i lastrici solari ad uso esclusivo, ponendo un terzo dell’importo a carico del titolare e i restanti due terzi a carico dei condomini le cui unità risultano coperte dal lastrico; in tale prospettiva, la responsabilità per i danni veniva distribuita tra le parti.
La decisione veniva impugnata dai proprietari dell’immobile sottostante, i quali contestavano l’applicazione automatica dell’art. 1126 c.c., evidenziando come nel caso di specie il lastrico solare non svolgesse una funzione di copertura a favore di una pluralità di unità immobiliari, ma incidesse solo su una.
Tale circostanza, unitamente alla presenza di un edificio composto da due soli proprietari, avrebbe dovuto condurre, secondo i ricorrenti, all’applicazione di un diverso criterio di riparto, più coerente con la funzione effettiva del bene.
Investita della questione, la Corte di Cassazione accoglie il motivo di ricorso relativo alla violazione di legge e introduce un chiarimento di rilievo sistematico, essa osserva come il criterio previsto dall’art. 1126 c.c. abbia natura derogatoria rispetto al principio generale di cui all’art. 1123 c.c. e trovi giustificazione solo quando il lastrico, pur essendo di uso o proprietà esclusiva, svolge anche una funzione di copertura a vantaggio di più unità immobiliari, così da bilanciare l’utilità esclusiva del titolare con quella, più ampia, degli altri condomini.
Diversamente, quando il lastrico solare o la terrazza a livello copre una sola unità immobiliare, viene meno la ratio della norma: applicare l’art. 1126 c.c. determinerebbe un effetto sproporzionato, imponendo al proprietario dell’immobile sottostante di sostenere una quota rilevante di spesa per un bene dal quale trae un’utilità limitata; in tali casi, afferma la Corte, il criterio corretto è quello di cui all’art. 1125 c.c., quale espressione del principio generale di proporzionalità tra spese e utilità sancito dall’art. 1123 c.c.
La decisione valorizza dunque la funzione concreta del bene, imponendo di verificare se il lastrico serva più unità o una soltanto, con conseguenze dirette sulla ripartizione delle spese.
Resta fermo che, in materia di infiltrazioni, può configurarsi una responsabilità concorrente tra il proprietario del lastrico, quale custode ex art. 2051 c.c., e il condominio, salvo prova contraria. Pertanto, in risposta al nostro lettore, si può affermare che: "Se il terrazzo o lastrico solare da cui provengono le infiltrazioni copre esclusivamente il suo appartamento, non si applica il criterio dell’art. 1126 c.c., ma quello dell’art. 1125 c.c., con una ripartizione delle spese più aderente all’effettiva utilità del bene; resta comunque possibile una responsabilità concorrente tra il proprietario del terrazzo e il condominio, a seconda delle cause del danno" (Cass. civ., sez. II, ord., 21 aprile 2026, n. 10534). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Non è solo una questione di passaporti, ma di radici profonde che sfidano l’oceano. Il sindaco di Monte San Martino, Matteo Pompei, ha accolto in questi giorni Juan Carlos Paglialunga, consigliere del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) per l’America Latina, per un incontro istituzionale volto a rafforzare il legame tra il borgo marchigiano e la vastissima comunità argentina.
Attualmente, Monte San Martino ospita 18 cittadini argentini stabilmente residenti, una comunità perfettamente integrata che partecipa attivamente alla vita sociale del paese. Durante il confronto - a cui hanno preso parte anche Alessandro Morrone Mozzi e il consigliere comunale Mauro Virgili - il sindaco Pompei ha ribadito come l'accoglienza sia la chiave per contrastare lo spopolamento dei borghi: «Chi vuole vivere, lavorare e contribuire al benessere della comunità troverà un paese pronto ad accogliere», ha dichiarato il primo cittadino, ricordando la storica vocazione ospitale del borgo.
Al centro del dibattito anche le criticità sollevate dal Decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36 (cosiddetto Decreto Tajani), che ha introdotto una stretta sul riconoscimento della cittadinanza per i discendenti degli italiani. Secondo quanto emerso, la riforma sta creando ostacoli concreti a chi intende realmente trasferirsi in Italia. Paglialunga ha confermato l'impegno dei rappresentanti eletti all'estero per introdurre correttivi che distinguano tra chi chiede la cittadinanza per fini formali e chi, invece, desidera rientrare stabilmente nelle terre degli antenati.
L'integrazione a Monte San Martino passa anche per il quotidiano: Noelia Brito, portavoce della comunità locale, ha raccontato come tradizioni argentine quali l'asado, le empanadas e il gioco del truco stiano entrando nelle abitudini del paese. Sul fronte economico, il sindaco Pompei ha confermato l'avvio di collaborazioni con la regione di Salta per favorire scambi commerciali e opportunità di export per le imprese monsammartinesi, specialmente nel settore dell'alta tecnologia.
L'incontro si è chiuso con un sipario dedicato allo sport e al legame simbolico tra Monte San Martino e Bahía Blanca, città natale del capitano dell'Inter Lautaro Martínez. Paglialunga, concittadino del calciatore, si è detto disponibile a favorire un contatto per una futura visita del "Toro" nel borgo maceratese, magari in occasione del 50° anniversario della locale società sportiva che veste proprio i colori biancoazzurri.
«Visto che l'Italia non sarà ai prossimi Mondiali — ha scherzato il Sindaco Pompei — a Monte San Martino avremo un motivo in più per tifare Argentina».
Un laboratorio calzaturiero che di giorno produceva tomaie, ma che di notte si trasformava in una vera e propria casa da gioco clandestina. È quanto scoperto dai carabinieri della stazione di Montecosaro che, nella serata del 30 aprile, hanno portato a termine l’operazione convenzionalmente denominata "Game Over".
L'indagine, nata da una capillare attività informativa sul territorio, è culminata in un’irruzione fulminea in un locale seminterrato di un edificio di tre piani. I militari, supportati dai colleghi di Porto Potenza Picena e del nucleo radiomobile di Civitanova Marche, hanno sorpreso all'interno 13 cittadini di nazionalità cinese impegnati in sessioni di "Mahjong", un gioco d’azzardo basato sulla fortuna e su forti puntate di denaro.
Il locale era stato allestito nei minimi dettagli: tre tavoli tecnici professionali erano già pronti con tessere e fiches per la gestione delle puntate, ricreando l’ambiente di una bisca a tutti gli effetti.
L’attività investigativa ha permesso di denunciare a piede libero tutte le 13 persone presenti per esercizio di gioco d'azzardo. Tra questi, i carabinieri hanno individuato i presunti organizzatori: una coppia di coniugi residenti a Montecosaro, trovati in possesso della "cassa" dell'attività illegale.
Il bilancio dell'operazione comprende: 6.500 euro in contanti, rinvenuti tra i giocatori e nella cassa centrale; attrezzatura professionale, tra cui tavoli tecnici, fiches e tessere da Mahjong; sequestro preventivo dell'immobile, l'intero seminterrato è stato infatti sigillato dai militari.
"Questo risultato testimonia l'importanza della presenza capillare dell'Arma territoriale", commentano dal Comando Provinciale. La capacità dei militari di intercettare segnali anomali in contesti produttivi apparentemente silenti si è rivelata decisiva per smascherare un giro d'affari sommerso che operava nel cuore della zona industriale.
Non si ferma l’attività di prevenzione e contrasto al consumo di stupefacenti in città. I carabinieri della sezione radiomobile della Compagnia di Macerata hanno condotto nelle ultime ore una serie di controlli mirati che hanno portato alla segnalazione alla Prefettura di tre giovani, sorpresi in contesti diversi con dosi di hashish e cocaina.
Il primo intervento è avvenuto nel cuore della città, dove i militari hanno fermato per un controllo un 24enne di origini egiziane, residente a Milano ma domiciliato nel capoluogo. Il giovane, già noto alle forze dell'ordine, è stato trovato in possesso di 1,52 grammi di hashish.
Più pesanti le conseguenze per un 29enne di origini marocchine intercettato in tarda serata in via Verga alla guida di una Seat Althea. Durante l’ispezione del veicolo, i carabinieri hanno rinvenuto 0,62 grammi di cocaina e 0,85 grammi di hashish.
Oltre alla segnalazione amministrativa, per l'uomo è scattato l'immediato ritiro della patente di guida, come previsto dalla normativa per chi viene colto in possesso di sostanze stupefacenti al volante.
L'ultimo sequestro è avvenuto nel pomeriggio di ieri nella frazione di Piediripa. I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile sono intervenuti inizialmente per sedare una lite tra familiari, ma durante le fasi di identificazione dei presenti l'attenzione si è spostata su un 22enne ungherese residente a Mogliano. La perquisizione sul posto ha confermato i sospetti degli operanti: il giovane nascondeva 13,73 grammi di hashish.
Tutta la droga rinvenuta è stata posta sotto sequestro e sarà successivamente distrutta. I tre giovani dovranno ora rispondere della violazione dell'Art. 75 del D.P.R. 309/1990 per detenzione di stupefacenti ad uso personale.
Una violenta spedizione punitiva, nata per "chiarire" vecchi dissapori per futili motivi, si è trasformata in una brutale colluttazione che ha macchiato il cuore di Porto Potenza Picena. A distanza di mesi dai fatti, la meticolosa attività investigativa dei carabinieri della locale Stazione si è chiusa con la denuncia a piede libero di otto giovani, tutti di età compresa tra i 20 e i 22 anni.
I fatti risalgono alla notte del 15 giugno 2025. Intorno alle 00:30, la centralissima Piazza Douhet è diventata il ring di uno scontro tra due fazioni contrapposte. I giovani coinvolti, provenienti da vari comuni della provincia (Corridonia, Potenza Picena, Pollenza, Civitanova Marche e Macerata), si erano dati appuntamento per risolvere alcune pendenze personali.
La situazione è però degenerata rapidamente: quello che doveva essere un confronto verbale è diventato uno scontro fisico fatto di calci e pugni. Ad avere la peggio è stato un ragazzo di Potenza Picena che, nello scontro, ha riportato una frattura composta al cranio, giudicata guaribile dai sanitari con una prognosi di 30 giorni.
Il deferimento degli otto responsabili, accusati di rissa e lesioni personali, è stato possibile grazie a un incrocio tra tecnologia e indagini tradizionali. Fondamentali sono state le riprese del sistema di videosorveglianza comunale, che hanno permesso ai militari di cristallizzare le fasi del pestaggio e i volti dei partecipanti.
Gli uomini dell’Arma hanno poi incrociato i frame video con la conoscenza del territorio, riconoscendo diversi soggetti già noti alle forze dell’ordine e ricostruendo la rete di contatti che aveva portato il gruppo in piazza quella notte.
L'operazione, conclusasi formalmente lo scorso 30 aprile, ribadisce la linea della fermezza contro la violenza urbana. L'identificazione di tutti i coinvolti a distanza di quasi un anno sottolinea la determinazione dei carabinieri nel non lasciare impuniti episodi che minano la sicurezza pubblica e il decoro dei luoghi di aggregazione sociale.
Una serata "elettrica", autentica e fuori dagli schemi. Il comune di Castelraimondo archivia con soddisfazione il grande successo dell'Electric Tour 2026 di Enrico Ruggeri, che giovedì 30 aprile ha infiammato il Lanciano Forum.
L'artista milanese ha regalato al pubblico una performance rock pura, basata sull'improvvisazione e sulla musica suonata rigorosamente dal vivo. In un’epoca dominata da basi e sequenze digitali, il concerto di Ruggeri si è distinto per la sua natura diretta: una scaletta scelta sul momento che ha dato vita a un dialogo costante e spontaneo tra il palco e la sala gremita.
Accompagnato da una band di altissimo livello - composta da Sergio Aschieris e Johnny Gimpel alle chitarre, Francesco Luppi alle tastiere, Mitia Maccaferri al basso e voce e Lele Veronesi alla batteria - Ruggeri ha interpretato circa venti brani. Il filo conduttore è stato il rock, attraverso il quale il cantautore ha ripercorso i grandi successi che hanno segnato intere generazioni della musica italiana.
Lo stesso Ruggeri ha voluto ringraziare il pubblico marchigiano attraverso i propri canali social, definendo la data di Castelraimondo come una "partenza perfetta". «I giorni di prove ci hanno caricato, sembrava già un concerto di metà tour - ha scritto il cantante - grande band ma soprattutto grandi voi! Spero siate stati ben ripagati dei chilometri fatti, sappiate che siete preziosi».
Il ritorno è compiuto. Il Potenza Picena vince il girone C di Prima Categoria e riconquista la Promozione. La squadra giallorossa si riprende quel palcoscenico lasciato due anni fa, al termine di una stagione amara. Stavolta, però, il finale è completamente diverso: è il giorno della festa, della rivincita e della gioia giallorossa.
Sul campo di Porto Sant'Elpidio contro la Pinturetta, la squadra di mister Comotto costruisce il successo con una prova solida e concreta. L’avvio è subito intenso, con ritmi alti e tanti duelli fisici. Il primo segnale arriva al 17’, quando Castellano si libera al tiro ma trova la pronta risposta di Faini. Lo stesso attaccante ci riprova pochi minuti dopo con un pallonetto che però termina alto. Il match si sblocca al 32’: azione ben costruita sulla destra, cross rasoterra di Perna e inserimento perfetto di Pistelli, che con il destro firma l’1-0. Una rete cercata e meritata, arrivata poco dopo un gol annullato allo stesso Pistelli per fuorigioco. Il Potenza Picena chiude così il primo tempo in vantaggio, legittimando il risultato con una prestazione autoritaria.
Nella ripresa i giallorossi ripartono con determinazione, gestendo però con intelligenza il ritmo della gara. Castellano resta una spina nel fianco sulla corsia sinistra, ma le occasioni nitide diminuiscono. La squadra controlla senza correre particolari pericoli, abbassando i ritmi e giocando con maturità ogni possesso. Il tempo scorre, la tensione sale, ma il risultato non cambia. Fino al 96’, quando arriva il triplice fischio che libera tutta la gioia: il Potenza Picena è campione. La Promozione è realtà.
Dalla delusione alla rinascita, in una stagione che restituisce orgoglio a un’intera comunità. E a Porto Sant’Elpidio può finalmente partire la festa giallorossa.
A Macerata una piazza piena di entusiasmo ha accolto la visita della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, arrivata per sostenere il candidato sindaco Gianluca Tittarelli. Un momento politico fatto di incontro diretto con i cittadini. “Macerata si riparte” è lo slogan che accompagna una campagna elettorale costruita sull’"ascolto e sulla partecipazione", elementi che il candidato del centrosinistra indica come fondamentali per il cambiamento.
Tittarelli si presenta con un profilo che intreccia esperienze diverse, dall’imprenditoria allo sport fino al volontariato, sottolineando come queste abbiano formato il suo approccio amministrativo. “Vengo dall’imprenditoria dove bisogna fare quadrare i conti, dal mondo dello sport dove ho imparato il lavoro di squadra e dalla Caritas dove ho imparato il senso di servizio per gli ultimi”, afferma, indicando una visione concreta e allo stesso tempo sociale della politica. Al centro del suo programma c’è il tema della sanità, considerato prioritario e oggi trascurato: “Il diritto alla salute è fondamentale e con questa amministrazione è passato in secondo piano. L’ospedale è solo un progetto lontano”.
Nel suo intervento emerge anche una critica netta alla gestione attuale della città, descritta come priva di slancio e incapace di incidere davvero sul futuro del territorio. “Macerata ha perso centralità. Un tempo guidava, ora segue”, dice Tittarelli, evidenziando le conseguenze concrete di questo declino: chiusura di attività, perdita di servizi e una città sempre più percepita come luogo di passaggio. La sua proposta punta invece a un cambio di paradigma, perché “un sindaco non deve fare l’amministratore di condominio”, ma deve rappresentare e far valere la città in ogni sede.
Durante l’incontro con i cittadini emerge una forte esigenza di dialogo. Tittarelli racconta il clima della campagna elettorale come un percorso condiviso, sottolineando che “c’è una grande necessità di essere ascoltati” e che la partecipazione continuerà anche dopo le elezioni. Il progetto per Macerata si fonda sulla valorizzazione delle risorse esistenti, dalle associazioni al patrimonio culturale, con l’obiettivo di metterle in rete e renderle protagoniste dello sviluppo. “La città se riparte, riparte insieme”, ribadisce, indicando nella collaborazione il motore del cambiamento.
A rafforzare questo messaggio arriva l’intervento di Schlein, che lega la sfida locale a una visione più ampia. “Le parole chiave sono ascolto e partecipazione”, afferma, sottolineando l’importanza di una coalizione ampia e civica capace di rispondere ai bisogni reali delle persone. La segretaria dem pone l’accento su temi cruciali come la sanità pubblica, il lavoro e le opportunità per i giovani, denunciando le difficoltà crescenti per molti cittadini. “Sono molti gli italiani che rinunciano a curarsi perché non se lo possono più permettere”, ricorda, indicando la necessità di invertire questa tendenza.
Nel suo discorso emerge anche l’attenzione alla mobilità e allo sviluppo sostenibile, elementi considerati fondamentali per una città che vuole crescere e trattenere le nuove generazioni. Il sostegno a Tittarelli viene definito convinto e strategico, in una sfida che guarda al futuro di Macerata come laboratorio di una politica più vicina alle persone. “Vogliamo rianimare la città, mettere in rete le sue realtà e trasformarla in una comunità che si prende cura dei suoi cittadini”, conclude Schlein.