Brusca frenata per il nuovo centro logistico Amazon nello spazio dell’Interporto a Jesi Est. Durante la commissione consiliare, svoltasi il 15 febbraio scorso, è stato lo stesso primo cittadino di Jesi, Massimo Bacci, a smorzare la questione: “È passato tanto tempo dalla presentazione della variante, vedo difficile che l’iniziativa vada a buon fine, ha dichiarato".
“I tempi lunghi, la necessità di assenso da parte di privati proprietari in quell’area, la richiesta continua di modifiche alla variante, c’è il rischio oggettivo che l’investimento non si faccia”, ha spiegato il sindaco, chiarendo come la variante urbanistica sia di iniziativa privata e riportando in commissione tutte quelle perplessità già espresse in sede di Consiglio comunale di fine gennaio.
Proseguono in ogni caso i colloqui tra il colosso statunitense e l’Interporto per il nuovo centro di distribuzione logistica. Ad interloquire con le parti in causa rappresentanti della Scannell, il general contractor di Amazon. Intanto in zona, la scorsa settimana sono iniziati i lavori preliminari all’eventuale insediamento del nuovo polo di distribuzione. Sono state recintate, infatti, le superfici fra Interporto e svincolo della SS76.
Un segnale che appariva chiaro, prima della riunione della commissione consiliare che ha frenato gli entusiasmi. Nel progetto previsto, il mega centro di distribuzione Amazon si estenderà su una superficie di 66mila metri quadrati, con una stima di 1000 assunzioni (Leggi qui per saperne di più)
Torna a scendere l'incidenza di positivi al coronavirus ogni 100mila abitanti nelle Marche: ora il valore si attesta a 1.038,96 (ieri 1.089,65 e il giorno prima 1.043,66). Nell'ultima giornata sono stati rilevati 2.174 nuovi casi, in base a 7.050 tamponi di cui 5.237 nel percorso diagnostico (41,5% di positivi) e 1.813 nel percorso guariti.
I dati dell'Osservatorio epidemiologico regionale danno conto di 399 persone con sintomi; tra i nuovi casi ci sono 702 contatti stretti di positivi, 558 contatti domestici, 44 in ambito scolastico/formativo, cinque in ambito lavorativo, quattro in ambiente di vita/socialità, due in ambito assistenziale, uno in ambito sanitario. Per 441 contagi è ancora in corso un approfondimento epidemiologico.
A livello provinciale sono stati registrati 609 casi ad Ancona, 504 a Macerata, 346 a Pesaro Urbino, 325 ad Ascoli Piceno e 315 a Fermo; 75 contagiati provenienti da fuori regione. Tra le fasce d'età il numero più alto di contagi in quella 25-44 anni (614), seguita da 45-59 anni (489), 6-10 anni (183) e 60-69 anni (181).
Nove ricoverati in meno per Covid-19 nell'ultima giornata nelle Marche che però fanno registrare altri otto decessi correlati con il totale di vittime che cresce a 3.539. Lo fa sapere la Regione.
Il quadro di ricoveri si sta progressivamente alleggerendo, a partire da quelli in Terapia intensiva che scendono a 32 (-2 rispetto a ieri) con una percentuale di occupazione di pazienti Covid del "12,5% sui 256 posti letto disponibili", secondo la Regione, a sei posti dalla soglia della zona bianca (10%).
In 24ore -4 ricoveri in Semintensiva (64) e -3 nei reparti non intensivi (244): complessivamente anche la saturazione Covid in Area Medica si posiziona sotto la soglia 'arancione' con 308 (-7) pazienti su 1.027 letti (29,9%). Molto alto il numero di dimessi nell'ultima giornata: sono 41.
Otto i decessi in 24 ore correlati al Covid-19, tutte le vittime presentavano patologie pregresse: quattro deceduti risiedevano in provincia di Ancona (un 70enne di Jesi, un 77enne di Ostra Vetere, una 85enne di Castelfidardo e un 85enne di Camerano), due nel Pesarese (una 88enne di Fossombrone e una 98enne di Fano), due nel Fermano (una 85ene di Montefalcone Appennino e una 86enne di Porto Sant'Elpidio).
Un milione e 100mila mascherine 'Ffp2' provenienti dalla Cina e importate da una ditta del Fermano sono state sequestrate in quanto non conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, in particolare presentavano una percentuale di filtrazione di gran lunga inferiore a quella dichiarata dal produttore, circa il 30% rispetto al 98%.
Nell'operazione "Colorful mask" i militari della Tenenza delle Guardia di Finanza di Senigallia (Ancona) hanno denunciato il titolare della ditta importatrice per violazione dell'art.14 dlgs n. 475 del 1992 che punisce chi produce, importa o vende dispositivi di protezione individuale (Dpi) non conformi ai requisiti di sicurezza.
Mediante controlli, iniziati nella zona di Senigallia, sull'osservanza delle norme sulla commercializzazione dei dispositivi di protezione individuale, i finanzieri hanno riscontrato in alcuni punti vendita la presenza di mascherine "Ffp2", riferibili al medesimo importatore dalla Cina, prive sulla confezione dell'indicazione del sito Internet da cui poter scaricare il certificato di conformità del previsto marchio "CE", per accertarne la regolarità.
Individuato l'importatore, una ditta del Fermano gestita da una persona originaria della Cina, è stata ricostruita la filiera distributiva: sono stati perquisiti punti vendita e sequestrati dispositivi di protezione individuale su tutto il territorio nazionale (Roma, Milano, Prato, Padova e altre città del Sud Italia), con il coinvolgimento di 80 reparti della Guardia di Finanza e l'impiego di oltre 200 militari.
Oltre alle mascherine non conformi, è stata sequestrata la documentazione contabile e tecnica a corredo delle importazioni. Le analisi di laboratorio disposte dall'Autorità Giudiziaria ed eseguite sui dispositivi di protezione indivifuale sequestrati, hanno poi evidenziato la percentuale di filtrazione inferiore a quella dichiarata e non conforme con i parametri europei. Analoghi risultati di non conformità sono giunti all'esito dell'analisi documentale sui certificati esibiti dalla società fermana a corredo della relativa fornitura.
(Foto di repertorio)
È il Cesena ad aggiudicarsi il big match in notturna dello stadio “Del Conero” grazie alle reti di Ciofi nel primo tempo, Candela e Pierini nella ripresa. È amaro il ritorno sugli spalti della Curva Nord: sold out già dal pomeriggio i 1500 posti a disposizione, per una cornice di pubblico biancorosso da altre categorie.
L’Ancona Matelica incappa in una serata da dimenticare e non riesce nel proposito di fermare una delle “big” del campionato, come capitato nel turno pre natalizio con il Pescara, con il quale divise la posta.
Il Cavalluccio dell’ex dorico Viali arrivava ad Ancona con una gran fame di riscatto. Solo un pari in rimonta nell’ultimo turno con il Grosseto e tante assenze (Mulè, Gonnelli, Favale,Pittarello e Tonin). Padroni di casa invece con la salvezza matematica conquistata dopo il blitz di Imola con tredici giornate d’anticipo e tanta voglia di continuare a stupire.
Prima frazione equilibrata, con le squadre che si affrontavano a viso aperto e la gara che viveva di fiammate. Al guizzo di Sereni rispondeva la traversa di Bortolussi, prima dell’episodio chiave del match intorno alla mezz’ora.
Proprio nel momento in cui l’Ancona Matelica si trovava in dieci, con Masetti pronto a rientrare da bordo campo dopo un infortunio, la palla sfilava dalla sua parte e Ciofi da buona posizione aveva il tempo di colpire indisturbato trovando il vantaggio. I padroni di casa potevano subito riportarsi in careggiata con Rolfini, ma il Cobra biancorosso non riusciva a far male.
Nella ripresa pronti via ed il Cesena raddoppiava: la rasoiata chirurgica di Candela valeva il 2-0 per i bianconeri che provavano ad addormentare la gara. I biancorossi non demordevano e provavano subito ad accorciare con Moretti, ma la sua incornata terminava fuori bersaglio.
Triplo cambio intorno al 20’ del secondo tempo per mister Colavitto, che provava a rinvigorire l’attacco con gli innesti di D’Eramo, Faggioli e Del Sole, con il primo subito a farsi pericoloso, ma senza riuscire a svoltare l’inerzia della gara. Il Cesena trovava infine la rete del 3-0 con il tiro a giro di Pierini.
Nel prossimo turno, in programma domenica, l’Ancona Matelica tornerà a viaggiare verso Montevarchi, dove affronterà nuovamente quello che la scorsa estate fu il suo primo avversario di Coppa Italia.
Mercoledì invece sarà di nuovo turno infrasettimanale al Del Conero: alle ore 18:00 arriverà il Grosseto, per il recupero della seconda giornata del girone di ritorno, posticipata lo scorso gennaio per evitare le recrudescenze del Covid.
TABELLINO
ANCONA MATELICA (4-3-3): 22 Avella; 14 Tofanari, 25 Masetti (9’ st 5 Bianconi), 6 Iotti, 3 Di Renzo; 4 Iannoni (19’ st 23 D’Eramo), 7 Gasperi, 8 Delcarro; 9 Rolfini (19’ st 21 Del Sole), 17 Moretti (40’ st 19 Palesi), 10 Sereni (20’ st 18 Faggioli). A disposizione: 12 Vitali, 15 Sabattini, 20 Vrioni, 26 Ruani, 27 Papa, 28 Maurizii, 33 Noce. Allenatore Gianluca Colavitto.
CESENA (4-3-2-1): 33 Nardi; 2 Candela, 28 Pogliano (35’ st 98 Lepri), 15 Ciofi, 32 Calderoni; 5 Steffè, 6 Brambilla (27’ st 4 Rigoni), 8 Ardizzone (20’ st 25 Missiroli); 9 Caturano (20’ st 16 Ilari), 10 Pierini (35’ st 31 Frieser); 20 Bortolussi. A disposizione: 22 Benedettini, 34 Bizzini, 14 Berti, 44 Cristian Shpendi, 45 Stiven Shpendi. Allenatore: William Viali.
ARBITRO: Sig. Mattia Ubaldi della sezione di Roma 1.
ASSISTENTI: Sig.ri Michele Piatti della sezione di Como e Glauco Zanellati della sezione di Seregno.
QUARTO UOMO: Sig. Giorgio Di Cicco della sezione di Lanciano.
RETI: 31’ pt Ciofi, 2’ st Candela, 31’ st Pierini.
NOTE: spettatori totali 2387, di cui circa un centinaio ospiti, per un incasso di euro 22382,54; locali in divisa biancorossa, pantaloncini e calzettoni bianchi e portiere grigio; ospiti in divisa bianca con riporti neri, pantaloncini neri, calzettoni bianchi e portiere azzurro; ammoniti Gasperi e Pogliano; corner 8-2; recupero 2’ pt, 3’ st.
“Il Governo Draghi vuole mettere in atto un vero e proprio esproprio ai danni di 30mila imprese balneari italiane che avrà durissime conseguenze economiche e sociali anche nelle Marche. I nostri parlamentari daranno battaglia in parlamento mantenendo la barra dritta anche su questa delicata situazione con coerenza e a favore di tante imprese familiari marchigiane”. Questo il commento dal consigliere di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale delle Marche, Elena Leonardi all'indomani della riforma delle concessioni balneari votata all'unanimità dal Cdm.
“Si tratta di uno stop fino a fine 2023 e conseguenza il via libera a gare dal primo gennaio del 2024. Ci sono nazioni come Portogallo, Spagna e Croazia che hanno rinnovato le concessioni per qualche decennio senza che l'Unione europea intervenisse, creando di fatto una condizione che avvantaggia gli Stati nostri competitor nel settore turistico. È sconvolgente la decisione del Cdm di condannare un comparto strategico per la nostra Nazione come quella dei balneari.
Nelle Marche sono ben oltre 550 le imprese balneari attive che danno lavoro a più di 2.800 addetti. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di piccole e medie imprese a conduzione familiare che, ora, rischiano di perdere tutto non riuscendo fronteggiare le proposte delle multinazionali straniere. Le nostre belle coste, infatti, sono molto appetibili e l’ingresso di multinazionali potrebbe comportare un forte aumento della disoccupazione locale e, nel contempo, a un abbassamento della qualità dei servizi offerti.
Anche in questo caso – conclude Leonardi – ci siamo mostrati, per l’appunto con i fatti, l’unica forza politica coerente che proverà, in tutti i modi, a modificare questo emendamento per tutelare migliaia di lavoratori marchigiani e italiani”.
Sembra essere iniziato per gli italiani un graduale ritorno alla normalità post pandemia. Ma per il definitivo decorso del green pass bisognerà aspettare ancora alcuni mesi, in base all’evoluzione della curva epidemiologica.
Lo precisa il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. «Se la campagna vaccinale raggiungerà il suo obbiettivo sarà ragionevole parlare di un ulteriore allentamento delle misure restrittive. Ma bisogna riparlarne il 31 marzo, giorno in cui è stato stabilito il termine dello stato d’emergenza».
Nulla di certo quindi, per ora: l’obbligo di esibire il green pass resterà ancora in vigore per accedere a negozi, mezzi di trasporto, palestre, ristoranti e bar. Una misura "prudente e cautelativa" da parte del Governo, che preferisce attendere i numeri ufficiali delle terze dosi prima di prendere ulteriori decisioni in materia.
Di fatto, l’unico allentamento finora adottato rimane quello di poter stare all’aperto senza mascherina, già concesso dall’11 febbraio 2022. Evitando gli assembramenti.
Tuttavia, secondo alcune proiezioni, è possibile prevedere la riapertura progressiva di alcuni locali.
Per bar e ristoranti, ad esempio, l’obbligo della mascherina all’aperto per sostare al tavolo scadrà direttamente il 1° aprile; il discorso dovrebbe valere in breve tempo anche per le consumazioni all’interno.
Lo stesso non vale per piscine e palestre, che ancora dovranno attendere aggiornamenti in merito. Di contro, le prime concessioni spetteranno a circoli sportivi ed attività all’aperto.
Sui mezzi di trasporto, invece, esibire il green passa sarà ancora obbligatorio, senza alcuna scadenza prevista. Prudenza che interesserà anche cinema e teatri, a differenza delle arene dove verrà accordata una maggiore libertà in vista dell’estate.
Per quanto riguarda i negozi, la proposta avanzata dai rappresentanti di categoria è quella di limitare gli acquirenti al possesso del semplice green pass di base – ottenuto tramite tampone o anche prima dose. Il che dovrebbe portare a una graduale eliminazione dell’obbligo, sostituito dall’ingresso contingentato.
Infine, la certificazione verde di base per i lavoratori sarà l’ultima misura ad essere allentata, senza escludere eventuali proroghe. Fermo restando l’obbligo del vaccino per gli over 50 fino al 15 giugno 2022, attualmente per il Governo appare impossibile eliminare del tutto e in tempi brevi il controllo per l’ingresso presso uffici e fabbriche.
Il 23 settembre 2020 Francesco Acquaroli vinceva le elezioni sottraendo la Regione Marche agli ultimi cinquant’anni di governo di centrosinistra. Il tempo di annunciare i membri ufficiali che avrebbero composto la nuova giunta e, nell’arco di poche settimane, dai reparti dell’opposizione scattò il ricorso al Tar. Il motivo? Sei uomini alla guida di Palazzo Raffaello e solamente una donna: Giorgia Latini.
Un anno il tempo trascorso per la decisione dei giudici amministrativi motivata dalla sentenza 557 del 23 giugno 2021: “La presenza di una sola donna è sufficiente a garantire la rappresentanza di entrambi i sessi all’interno della giunta regionale” (Statuto della Regione Marche, art. 3 comma 2. e art. 7, comma 2). Tutto regolare, quindi.
A distanza di otto mesi, l’opposizione è tornata alla carica con un nuovo ricorso firmato da 62 esponenti, tra cui la consigliera uscente Paola Maria Petrucci, la consigliera regionale Pd Manuela Bora, il candidato governatore di Dipende da Noi, Roberto Mancini e l’ex magistrato e presidente regionale Vito D’Ambrosio. Con una pronuncia rimandata direttamente al Consiglio di Stato.
La richiesta: annullare i decreti regionali che regolano la nomina degli assessori e attribuiscono le varie deleghe. Le ragioni dei ricorrenti vanno ricercate in quella che, da parte della giunta Acquaroli, risulta essere un’aperta violazione di tutta la normativa italiana ed europea in materia di parità di genere.
I riferimenti di Petrucci e colleghi rimandano alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, al Preambolo Dichiarazione dei diritti umani ONU, alla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne adottata delle Nazioni Unite del 1979, al Trattato dell’Unione Europea fino alla Costituzione Italiana.
Una serie di norme che per loro natura dovrebbero garantire, se non la parità di genere assoluta, “una presenza femminile più equilibrata con almeno due componenti all'interno dell'amministrazione regionale". Nulla che però, a livello giurisprudenziale, possa di fatto vincolare le scelte operate in materia dal presidente Acquaroli.
Il presidente della Regione Marche, in merito alla tematica quote rosa, è fin qui apparso diviso tra apparente progessismo in salsa berlusconiana e una concezione della figura femminile strettamente adiacente a un concezione da Ancien Regime.
La tragedia di Giuseppe Lenoci porta con sé l’eco di altri giovani come lui che hanno perso la vita a “causa del lavoro”. Persone come Luana D’Orazio (22 anni), stritolata da un orditorio manomesso, o come Lorenzo Parelli (18 anni), schiacciato da una putrella. E poi ci sono i morti in itinere, come Giuseppe: quelli che hanno perso la vita durante il tragitto verso il posto di lavoro. Un percorso di almeno 100 km il suo, privo dei controlli che uno stage dovrebbe di norma prevedere.
La necessità di trovare un lavoro nel 2022 si scontra oggi non solo con le tanto discusse morti bianche, ma si lega sempre più a doppio filo con il futuro dei più giovani. Costretti a scendere in piazza per rivendicare il loro diritto a un domani migliore.
Nel frattempo, i sindacati proseguono con gli accomodamenti fra le parti – azienda e operaio – e le manovre previste anche dall’arrivo del PNRR. Perché molta sarà la forza lavoro impiegata per la ricostruzione post pandemia. Il che significa dover effettuare maggiori controlli per evitare altre tragedie. Ma sarà davvero così? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Galli, segretario regionale della CGIL Marche.
Cosa pensa della morte di Giuseppe Lenoci? La dinamica non è ancora chiara. Di per sé la questione delle morti sul lavoro è ormai un problema conclamato, così come la gestione dell’alternanza scuola-lavoro per gli studenti. Come era regolamentata l’attività svolta da questo ragazzo?
Lei già in passato aveva maturato riflessioni sull’alternanza scuola-lavoro? Noi del sindacato abbiamo sempre appoggiato l’affiancamento ai ragazzi sul posto di lavoro. Più in generale, tutti dovrebbero ricevere un’adeguata formazione preventiva e contare sulla giusta sicurezza. Spesso i rischi vengono sottovalutati.
Quindi per lei la formazione del lavoratore resta alla base di tutto? È il cuore della prevenzione. Possiamo fare tutti i controlli possibili - il Governo ha anche recentemente inasprito le sanzioni nei confronti delle aziende - ma come sindacato pensiamo che non basti questo come deterrente.
Quindi la sicurezza sul lavoro quanto deve essere garantita dai controlli e quanto dalla formazione? Direi 30% e 70%. Se la gente non conosce i rischi correlati alle attività, il problema non si risolve.
Questo però non rischia di ridurre le responsabilità di un titolare d’azienda che già si preoccupa di far crescere la produzione? Secondo me no. La Scuola Edile di Ascoli è un esempio: sta formando ragazzi che saranno preparati ai rischi, rispetto a chi viene buttato direttamente nei cantieri. C’è da dire che il PNRR amplificherà molto questo genere di lavoro nei prossimi mesi.
La disgrazia di Giuseppe Lenoci è solo l’ultimo caso di giovani morti sul lavoro. Però rimangono i casi di Luana D’Orazio e Lorenzo Parelli. Lo Stato dovrebbe garantire l’accesso ai ragazzi a tutte le opportunità, e con maggiore sicurezza.
Lenoci rientra nella categoria degli “infortuni in itinere”. Secondo i dati, almeno una morte su quattro avviene con queste dinamiche. È stata una fatalità: le morti in itinere vengono in generale considerate in maniera minore rispetto a quelle che avvengono sul posto di lavoro. Non sappiamo nemmeno se di mezzo c’è la formula dell’alternanza scuola-lavoro. Ma se ci pensi, quanti ragazzi potrebbero correre certi rischi solo perché vanno in Erasmus?
Quindi manca l’adeguata formazione anche presso gli istituti scolastici? Molte strutture in Italia e nelle Marche erano già presenti prima ancora che entrasse in vigore l’offerta formativa dell’alternanza scuola-lavoro.
Con l’arrivo del PNRR e la grande quantità di lavoro prevista per la “ricostruzione”, voi come sindacato come pensate di garantire la giusta sicurezza ai lavoratori? Gli imprenditori devono rispettare le leggi e dare garanzie; noi per legge abbiamo la figura del preposto che deve effettuare i controlli e rapportarsi con gli RLS. Il sindacato può solo cercare di formare quanti più rappresentanti possibili (d.lgs. 81/08). Non c’è bisogno di altre leggi. Purtroppo sono poche le imprese disposte a investire nella formazione dei lavoratori.
Oggi nelle Marche sono stati registrati 2.881 nuovi positivi (ieri erano 2.153), con un tasso di positività del 38,1% (dal 40,7%) sui 7.568 tamponi analizzati (ieri erano stati 2.518). Si stabilizza l'incidenza, che scende ormai da settimane e che oggi si attesta a 1.143,66 casi settimanali ogni 100mila abitanti (ieri era 1.161,71). È quanto emerge dai dati giornalieri diffusi dall'Osservatorio epidemiologico delle Marche.
In sostanza si tratta di una fase di 'appiattimento' della flessione, che dovrebbe portare ad una flessione del 5-10% a settimana. È ancora la provincia di Ancona la più colpita con 772 casi, seguita da Macerata (632), Pesaro Urbino (585), Ascoli Piceno (409) e Fermo (373); sono 110 i casi provenienti da fuori regione.
Sono 475 i soggetti con sintomi, 48 i positivi del setting scolastico/formativo, 829 i contatti stretti di casi positivi, 776 contatti domestici, 8 i contatti in ambiente di vita socialità, 723 i casi in fase di approfondimento epidemiologico.
Totali più bassi per ogni classe di età, ma sono quelle tradizionalmente più colpite a raccogliere la metà dei contagi giornalieri: 728 per i 25-44enni, 675 per i 45-59enni. Sono poco meno di un terzo, 814, i contagi tra gli under 18: si conferma quella delle scuole elementari (6-10 anni) come la fascia più colpita con 286 positivi.
Nelle ultime 24 ore sono scesi a 350 i ricoverati per Covid-19 nelle Marche (-2 rispetto a ieri), dei quali 36 in Terapia intensiva (-6 rispetto alle ultime 24 ore) e 314 in Area medica; in particolare i pazienti in Semintensiva sono 67 (+3 rispetto a ieri) e quelli in reparti non intensivi 247 (+1 rispetto a ieri) mentre 27 persone sono state dimesse nell'ultima giornata.
Dal bollettino dell'Osservatorio epidemiologico regionale risultano anche nove decessi correlati al Covid: il più giovane è un 54enne di Filottrano. Ad aver perso la vita anche una 104enne di Ascoli Piceno, un 61enne di Rocca Santa Maria, una 80enne di Senigallia, un 81enne di Jesi, un 82enne di Rotella, un 69enne di Sant'Elpidio a Mara, una 84enne di Porto Sant'Elpidio e un 88enne di Falconara Marittima.
Al netto di una quarta ondata di contagi che sembra affievolirsi, di una gestione governativa bisognosa di ricorrere a nuovi obblighi e ordinanze – giustificata dalla necessità di raggiungere l’immunità di gregge e dalle fasi di collasso altalenante della Sanità – i dubbi sull’effettiva utilità dei vaccini restano per molti italiani ancora in piedi.
All’indomani delle ultime misure adottate nei confronti degli over 50 – ad oggi la comunità più refrattaria alla profilassi – il nostro Paese conta ancora 2,284 milioni di ultracinquantenni potenzialmente no vax, distribuiti all’interno di quel 10% totale di irriducibili di tutte le età.
Dopo due anni di emergenza, le argomentazioni addotte in merito a quella che risulta essere una “sfiducia patologica” sono ancora le stesse. “Il vaccino non è stato sperimentato”, “il Covid non esiste”, “siamo sotto dittatura sanitaria”, “chissà cosa c’è nel siero” miste a cospirazioni governative, informazione asservita al potere e un pozzo senza fondo di certezze.
Eppure, se si prendono in esame i dati rilasciati dall’Iss nel periodo compreso fra fine novembre e inizio del 2022 – nel quale cioè è stato evidenziato l’ultimo, grande picco di contagi legato alla variante Omicron – è possibile ricostruire quelli che sarebbero stati gli scenari plausibili qualora la campagna vaccinale non fosse mai stata realizzata.
Dal 10 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022 sono stati confermati circa 1.983.622 casi di Covid-19, di cui il 19,9% sono risultati non vaccinati, a fronte del 10% comprensivi anche di booster. Di conseguenza, i ricoverati no vax sono arrivati al 48%, mentre i vaccinati al 4,9%. Sul fronte terapie intensive e decessi, i numeri arrivano a 66% e 45,9% (no vax), rispetto ai più contenuti 2,8% e 4,2% (si vax).
Nel periodo preso in esame i casi positivi sarebbero potuti ammontare a circa 3.206.604 qualora nessuno fosse stato vaccinato. Ovvero un numero triplicato rispetto quello reale. Va da sé che i ricoveri ordinari avrebbero potuto quadruplicarsi (77.557 anziché 19.647) e addirittura arrivare a cinque volte tanto per le terapie intensive (11.093 anziché 2.075).In ultimo, la stima dei decessi sarebbe stata di 11.702 unità, a fronte degli effettivi 3.141. E se invece la copertura vaccinale avesse raggiunto il 100%? Casi positivi: 1.334.088. Ricoveri ordinari: 6.336. Terapie intensive: 393. Morti: 880.
"Una svolta storica per la sanità marchigiana in particolare quella territoriale e nel disegno delle infrastrutture sanitarie nelle Marche per i prossimi anni". Così il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli che, affiancato dagli assessori Filippo Saltamartini, Francesco Baldelli, Mirco Carloni e Guido Castelli, ha presentato Il Piano di attuazione del Pnrr nella sanità e l'aggiornamento del Masterplan per l'edilizia ospedaliera, approvati oggi dalla giunta.
Per quanto riguarda il Pnrr si tratta di 68.269.911,16 euro (su un totale di 182 milioni che comprendono anche macchinari, digitalizzazione, informatizzazione) di investimenti per reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriali: in particolare interventi su 29 case della comunità (circa 42,5 milioni), 9 ospedali di comunità (circa 23,2 milioni) e 15 centri operativi territoriali Cot (circa 2,6 milioni). Quanto al Masterplan dell'edilizia sanitaria, che prevede investimenti complessivi di 923 milioni di euro di cui 759,3 milioni di euro già finanziati, la giunta ha stanziato 157.595.19,33 euro di risorse aggiuntive di varia estrazione tra cui fondo ospedali sicuri (33 mln) e Fondi Por Fesr (78 mln).
Nel Masterplan, in particolare, è prevista la costruzione di tre nuovi ospedali: Pesaro (costo 150 milioni), Macerata (già oltre 60 milioni disponibili sui 140 milioni previsti) e San Benedetto del Tronto (costo 80 milioni; 400mila euro per la progettazione); ci sono poi sei nuove strutture per le emergenze (Urbino, Fano, Senigallia, Fabriano, Civitanova Marche, Ascoli Piceno).
La programmazione per l'edilizia comprende tre nuovi ospedali di comunità (Cagli, Fano, Tolentino); in corso di esecuzione quattro nuovi ospedali (Salesi, Inrca ad Ancona, Fermo e Amandola). L'ospedale di Pergola sarà integralmente ristrutturato e verranno riqualificati 33 strutture sanitarie e ospedali esistenti. Nel piano anche 34 interventi di adeguamento previsti dal dl 34/2020 riguardante misure urgenti per sostenere interventi nell'ambito dell'emergenza epidemiologica.
Ecco nel dettaglio tutti gli interventi previsti in provincia di Macerata:
AREA VASTA 3 | MACERATA
Per quel che riguarda l’Area Vasta 3, l’opera più significativa sarà il nuovo ospedale a Macerata che sorgerà in contrada Pieve. Sono stati stanziati oltre 60 milioni di euro. Altri interventi sono previsti per il Pnrr Sanità: Casa della Comunità a Recanati (5,1 mln); Corridonia: Casa della Comunità (1 mln) e Ospedale di Comunità (1,7 mln); Macerata: Casa di Comunità (1,8 mln) e Centro operativo territoriale; Treia: Casa della Comunità (200mila euro) e Ospedale di Comunità (800mila euro); Camerino: Casa della Comunità (1,8 mln); San Severino Marche: Casa della Comunità (2 mln) e Centro operativo territoriale.
Al Pnrr Sanità, si aggiungono gli interventi del Masterplan dell’edilizia sanitaria ed ospedaliera delle Marche. Per l’Area Vasta 3 sono: Nuovo ospedale a Tolentino (22,80 milioni); nuovo Distretto sanitario a San Ginesio (6,35 milioni); nuovo Distretto sanitario a Sarnano (3,05 milioni); Riqualificazione ospedale a Civitanova Marche (16 milioni); lavori di edilizia sanitaria palazzina Spdc Macerata (3,70 milioni); Rsa a Corridonia (3,90 milioni).
Creare una "progressione" nell'assistenza medica nelle Marche un "secondo anello" che colleghi l'assistenza primaria a quella per acuti, partendo dall'insegnamento dell'emergenza Covid nella quale pronto soccorso e ospedali si sono intasati di pazienti. L'assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini spiega il progetto di sanità diffusa sul territorio con interventi di attuazione del Pnrr per la Sanità, con l'evoluzione delle case della comunità (ex case della Salute), e con il Masterplan per l'edilizia ospedaliera.
"Oggi il sistema prevede l'assistenza primaria, con i medici di medicina generale/pediatri di libera scelta, e ospedale per acuti di primo livello e ospedale di secondo livello" mentre il percorso sarà: "medico generico/pediatra, case della comunità, ospedale di comunità, e man mano che l'assistenza diventa più importante, l'ospedale per acuti, Dea di secondo livello (Torrette ad Ancona)".
"Le case della comunità sono un'evoluzione moderna delle case della salute, - spiega Saltamartini - l'idea del governo per sopperire alla carenza di servizi sul territorio e alla carenza di medici, raggruppando i servizi territoriali (medici, pediatri, Adi, infermieri famiglia, psicologi, sociologi ecc.)". "Il contratto di lavoro che si sta rinnovando per la medicina generale - ricorda - prevede l'ipotesi di far trascorrere almeno 20 ore del servizio dei medici di medicina generale nelle case di comunità che rappresentano la struttura, con telemedicina, teleconferenza, e tutto ciò che di digitale può essere usato in sanità compresa l'intelligenza artificiale, per dare un servizio d'immediatezza".
Nella direzione di ovviare alla carenza di assistenza di prossimità, ricorda l'assessore, "voleva andare il centrodestra, si sta spostando il governo e si sta muovendo la sanità regionale". I criteri per le case di Comunità? "Si è guardato alle case della salute esistenti di proprietà pubblica, strutture corollario a ospedali per acuti". "Abbiamo 12 ospedali per acuti, ognuno avrà come riferimento l'ospedale di comunità e una casa di comunità".
È fuori pericolo la mamma 30enne abruzzese, non vaccinata, che aveva sviluppato una polmonite interstiziale bilaterale da Covid per la quale era stata ricoverata in prognosi riservata e in gravi condizioni presso il reparto di Clinica di Rianimazione dell'ospedale regionale di Torrette ad Ancona. Lo riferiscono fonti ospedaliere.
La donna, della provincia di Teramo, giunta alla ala trentaduesima settimana di gestazione, in seguito ad un improvviso peggioramento delle condizioni di salute era stata sottoposta a taglio cesareo e aveva dato alla luce un bambino del peso di circa 1 kg, ricoverato dopo il parto nella Terapia Intensiva neonatale dell'ospedale materno infantile Salesi di Ancona.
La donna era giunta al Salesi, il 24 gennaio scorso in condizioni critiche e per questo era stata ricoverata nella Rianimazione pediatrica (leggi qui) . Successivamente la donna era stata trasferita a Torrette, dove si trovava in ventilazione assistita e pronata. Negli ultimi giorni però – come riferito dall’Ansa - le sue condizioni cliniche sono migliorate e circa tre giorni fa la donna è stata estubata. Ora sta meglio, è vigile e collaborante e potrebbe essere trasferita già nella giornata di oggi all'ospedale Salesi”.
Un ragazzo di 16 anni è morto in un incidente stradale nelle Marche: era a bordo di un furgone di una ditta di termo-idraulica presso cui stava facendo uno stage. Il mezzo è finito fuori strada contro un albero a Serra de' Conti in orario di lavoro.
Per cause in fase di accertamento, l'uomo alla guida del furgone (un 37enne) ha perso il controllo del mezzo che è successivamente andato a schiantarsi contro un albero nel campo adiacente alla carreggiata.
La vittima, Giuseppe Lenoci, originario di Monte Urano (Fermo), viaggiava al posto del passeggero e ha subito il maggiore impatto contro l'albero. Giuseppe è morto sul colpo. Il conducente è stato invece sbalzato via dall'abitacolo, finendo a vari metri di distanza dal mezzo e venendo trasportato all'ospedale Torrette di Ancona in gravi condizioni
La squadra dei Vigili del Fuoco di Arcevia, in collaborazione con i sanitari del 118, ha provveduto ad estrarre il giovane dalle lamiere dell'abitacolo, ma il medico sul posto ha constatato subito il decesso del 16enne, che studiava in un centro di formazione professionale e stava svolgendo uno stage curriculare.
I vigili del fuoco hanno successivamente messo in sicurezza l’area dell’intervento. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti anche i carabinieri e la Polizia Locale.
Secondo la norma già in vigore dal dall'8 gennaio 2022 (e che scadrà a giugno), da martedì 15 febbraio scatterà l'obbligo per tutti gli over 50 di presentarsi a lavoro muniti di green pass.
Per entrare negli uffici, nelle fabbriche e nei negozi bisognerà infatti dimostrare di aver effettuato almeno la prima dose di vaccino (il richiamo o il booster). I datori di lavoro, inoltre, dovranno effettuare i dovuti controlli all'ingresso, anche a campione.
Chi verrà trovato sprovvisto della certificazione verde rischia la sospensione dal alvoro senza retribuzione e multe che vanno dai 600 ai 1500 euro. Somma che verrà raddoppiata in caso di reiterata violazione. Per i titolari dei luoghi di lavoro, invece, il mancato controllo del personale può costare dai 400 ai 1000 euro.
L'ordinanza del Ministero della Salute specifica che «dal 15 febbraio 2022, i soggetti ai quali si applica l’obbligo vaccinale per l’accesso ai luoghi di lavoro nell’ambito del territorio nazionale, devono possedere e sono tenuti a esibire una delle certificazioni verdi Covid-19 di vaccinazione o di guarigione».
Il provvedimento interessa ufficialmente gli ultracinquantenni già dal 1° febbraio, accompagnato dalla sanzione di 100 euro processata direttamente dall'Agenzia delle Entrate.
Nell'ultima giornata è proseguito ulteriormente il calo dell'incidenza di casi Covid ogni 100mila abitanti nelle Marche: in 24 ore registrati 2.153 positivi che porta l'incidenza a 1.161, 58 (ieri 1.185,95). È quanto emerge dai dati dell'Osservatorio epidemiologico regionale.
Tra gli ultimi positivi 451 persone presentano sintomi; i casi comprendono anche 750 contatti stretti di positivi, 617 contatti domestici, 2 in ambiente scolastico/formativo, 1 in ambiente lavorativo, 3 in ambiente di vita/socialità, 2 in ambito sanitario e 1 in quello assistenziale; su altri 318 sono in corso un approfondimento epidemiologico.
In 24 ore sono stati analizzati 7.925 tamponi (6.010 nel percorso diagnostico, con il 35,8% di positivi, e 1.915 nel percorso guariti). Tra le fasce d'età il numero più alto di casi ha riguardato quella tra 25 e 44 anni (601); seguono 45-59 anni con 473 casi e 6-10 anni (200).
A livello provinciale Ancona registra 556 positivi in un giorno; poi Macerata (512), Pesaro Urbino (376), Ascoli Piceno (352), Fermo (271); 86 i casi da fuori regione.
Nelle ultime 24 ore sono dimunuiti a 343 i ricoverati per Covid-19 nelle Marche (-1 rispetto a ieri), dei quali 44 in Terapia intensiva (-2 rispetto alle ultime 24 ore) e 299 in Area medica; in particolare i pazienti in Semintensiva sono 65 (-1 rispetto a ieri) e quelli in reparti non intensivi 234 (+2 rispetto a ieri) mentre 31 persone sono state dimesse nell'ultima giornata.
Dal bollettino dell'Osservatorio epidemiologico regionale risultano anche sei decessi correlato al Covid: tre uomini della provincia di Ancona (rispettivamente di 76, 61 e 78 anni), una donna di Grottammare (89 anni), una 84enne di Potenza Picena e una 79enne di Mondavio. Tutte le vittime presentavano patologie pregresse
Incidente tra due auto questa mattina, intorno alle 11:30, nella frazione Poggio di Ancona. Il sinistro si è verificato all'incrocio per San Germano. Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorritori del 118, che hanno prestato le cure del caso alle persone coinvolte nello scontro.
Ad avere la peggio sono stati gli occupanti di una delle due vetture coinvolte nel sinistro, una Volkswagen Golf di colore scuro, trasferiti per accertamenti al pronto soccorso.
Ancora da ricostruire l'esatta dinamica di quanto avvenuto: ai necessari rilievi procedono gli agenti della Polizia Locale. Per la messa in sicurezza del tratto interessato dal sinistro presenti anche i Vigili del Fuoco.
"Sarà Mario a decidere come e quando procedere. La relazione del Comitato Tecnico Multidisciplinare dell'Asur (Azienda Sanitaria Unica regionale) Marche non prevede tempi".
Lo dice all'Ansa l'avvocato Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Coscioni e componente del collegio legale che ha assistito il tetraplegico marchigiano nella sua battaglia per il suicidio medicalmente assistito in base alla sentenza della Corte Costituzionale 'Cappato/Dj Fabo'. "Il ruolo del Servizio sanitario nazionale regionale, che ha verificato la sussistenza dei requisiti previsti dalla Consulta, è finito", conclude.
E' corretto l'uso del Tiopentone per il suicidio medicalmente assistito chiesto da Mario, 44enne tetraplegico marchigiano che ha ingaggiato una battaglia legale con l'Azienda sanitaria Unica Regionale (Asur) per l'applicazione della sentenza della Consulta Cappato-Dj Fabo.
A decidere l'appropriatezza del farmaco una commissione multidisciplinare di esperti, istituita dall'Asur, dopo la verifica delle condizioni di Mario da parte del Comitato Etico Regione Marche. L'Associazione Luca Coscioni parla di "una svolta storica".
La scelta del farmaco e delle modalità di somministrazione erano il tassello mancante rimasto in sospeso dopo il via libera del Comitato Etico regionale, che aveva individuato nel tetraplegico marchigiano le condizioni richieste dalla senza della Corte Costituzionale.
La battaglia legale di Mario però è cominciata oltre 15 mesi fa, con la richiesta al Tribunale di Ancona che l'Asur verificasse la sussistenza dei requisiti. Nello scorse settimane Mario aveva anche denunciato lo stesso Comitato e l'Asur Marche per il reato di tortura, oltre che per omissione di atti di ufficio.
"Sul cosiddetto 'aiuto al suicidio', da oggi in Italia abbiamo non solo delle regole precise, stabilite dalla Corte costituzionale nella 'Sentenza Cappato', ma anche delle procedure e delle pratiche mediche definite che includono le modalità di autosomministrazione del farmaco da parte del paziente", hanno dichiarato Filomena Gallo, codifensore di Mario, e Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni.
La validazione del farmaco e delle modalità di autosomministrazione "crea finalmente un precedente" e "sarebbe ora grave - sottolineano - se il Parlamento insistesse a voler approvare delle norme, come quelle in discussione alla Camera, che restringono, invece che ampliare, le regole già definite dalla Corte costituzionale. E' a questo punto ancora più importante che si possa tenere il referendum sul fine vita".
Incendio sulla spiaggia di Rocca Priora a Falconara dove i Vigili del Fuoco stanno intervenendo con un'autobotte ed un mezzo quattro per quattro. Le fiamme sono divampate da alcuni detriti che si sono ammassati lungo la spiaggia all'altezza del lungomare tra cui rami e pezzi di plastica.
I vigili del fuoco hanno domato le fiamme e si sono poi occupati di bonificare la zona. Non si segnalano persone coinvolte. Le cause dell’incendio sono ancora da chiarire, ma l’ipotesi più accreditata è che qualcuno abbia dato volontariamente fuoco ai detriti.
Per la rapina del telefono cellulare compiuta ai danni di una giovane ad Ancona il 30 novembre scorso, la Squadra mobile ha eseguito la misura del collocamento in Istituto penitenziario Minorile per due ragazzi (rintracciati dagli agenti presso le rispettive abitazioni) che al tempo dei fatti erano minorenni.
La misura cautelare è stata eseguita su delega della Procura per i Minorenni di Ancona: i due indagati sono stati collocati presso l'Istituto penitenziario minorile di Bologna per l'accusa di rapina aggravata.
L'attività investigativa, diretta e coordinata dalla Procura per i minori, era seguita alla rapina commessa in Largo Donatori di Sangue, in pieno centro cittadino.
Mentre percorreva a piedi la scalinata che conduce alla via limitrofa, una studentessa era stata avvicinata da due giovani che, in concorso tra loro, per procurare a se o ad altri un ingiusto profitto, avevano usato violenza nei suoi confronti: le avevano messo le mani davanti agli occhi, per impedirle di vedere, e l'avevano spintonata violentemente in avanti e si erano impossessati dell'IPhone della ragazza che in quel momento stava telefonando; poi erano fuggiti.
L'accusa è aggravata dall'aver agito in concorso tra loro e posto la vittima in stato di incapacità di agire. "L'efficace, puntuale coordinamento della Procura per i Minorenni di Ancona - commenta il Questore Cesare Capocasa - ha consentito di dare una risposta significativa ed esemplare a garanzia della sicurezza pubblica".
Nell'ultima giornata, seppure in misura contenuta, è proseguito il calo dell'incidenza di casi Covid ogni 100mila abitanti nelle Marche: in 24 ore registrati 2.409 positivi che porta l'incidenza a 1.185, 95 (ieri 1.190,95). È quanto emerge dai dati dell'Osservatorio epidemiologico regionale.
Tra gli ultimi positivi 419 persone presentano sintomi; i casi comprendono anche 812 contatti stretti di positivi, 753 contatti domestici, 22 in ambiente scolastico/formativo, 5 in ambiente lavorativo, 3 in ambiente di vita/socialità, un caso rispettivamente in ambito sanitario e assistenziale; su altri 381 sono in corso un approfondimento epidemiologico.
In 24 ore sono stati analizzati 8.139 tamponi (6.279 nel percorso diagnostico, con il 38,4% di positivi, e 1.860 nel percorso guariti). Sono 1.909 i positivi che emergono dai test antigenici. Tra le fasce d'età il numero più alto di casi ha riguardato quella tra 25 e 44 anni (691); seguono 45-59 anni con 517 casi e 6-10 anni (244).
A livello provinciale Ancona registra 725 positivi in un giorno; poi Macerata (551), Pesaro Urbino (383), Ascoli Piceno (353), Fermo (296); 101 i casi da fuori regione.
Nelle ultime 24 ore sono dimunuiti a 344 i ricoverati per Covid-19 nelle Marche (-4 rispetto a ieri), dei quali 46 in Terapia intensiva (-1 rispetto alle ultime 24 ore) e 298 in Area medica; in particolare i pazienti in Semintensiva sono 66 (-2 rispetto a ieri) e quelli in reparti non intensivi 232 (-1 rispetto a ieri) mentre 34 persone sono state dimesse nell'ultima giornata.
Dal bollettino dell'Osservatorio epidemiologico regionale risultano anche cinque decessi correlato al Covid: un 80enne di Ancona, un 95enne di Montecassiano, un 82enne di Fermo, una 53enne di Lapedona e un 70enne di Fabriano. Tutte le vittime presentavano patologie pregresse