È morto nella giornata di ieri, nella sua abitazione, Franco Amoroso, 60 anni, paziente oncologico che era diventato suo malgrado il simbolo delle criticità della sanità pubblica marchigiana. Originario di Treviso ma residente da tempo a Senigallia, Amoroso combatteva contro la recidiva di un tumore al colon e si era trovato, nei giorni scorsi, al centro di un caso che aveva scosso l’opinione pubblica.
Il nome di Amoroso era finito sulle prime pagine dopo la denuncia della moglie Cecilia, che aveva raccontato l’odissea vissuta al pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, dove l’uomo era stato costretto a sdraiarsi sul pavimento a causa della mancanza di letti e barelle. Il dolore, insopportabile, non gli permetteva nemmeno di restare seduto: la moglie aveva descritto quelle ore drammatiche in cui il marito era stato adagiato su una coperta posizionata nel corridoio del presidio sanitario, in attesa di un posto letto che non arrivava.
La notizia aveva provocato un’ondata di indignazione, e l’episodio aveva spinto il direttore generale dell’Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona, Giovanni Stroppa, a presentare scuse ufficiali e ad annunciare verifiche interne. Scuse che, tuttavia, la vedova ha fermamente respinto, ritenendole insufficienti rispetto a quanto accaduto.
Amoroso, che era in procinto di iniziare una nuova terapia all’ospedale regionale di Torrette ad Ancona, non è riuscito a ricevere le cure in tempo. Il peggioramento del suo quadro clinico, già fragile per la recidiva del tumore al colon, ha accelerato il decorso della malattia, portandolo alla morte nella sua casa di Senigallia.
L’Ast di Ancona ha comunicato che gli esiti dell’indagine interna, inizialmente previsti per questi giorni, saranno resi noti in un secondo momento, in segno di rispetto per il lutto della famiglia. La decisione è stata annunciata dopo il clamore suscitato dalla vicenda e dalla reazione della moglie, che ha richiesto tempi più lunghi per elaborare il dolore.
La morte di Franco Amoroso riaccende così il dibattito sulle condizioni dei pronto soccorso e sulla carenza di posti letto, una problematica che in molte strutture sanitarie italiane viene denunciata da anni.
Un richiamo forte alla memoria come responsabilità viva e quotidiana, capace di parlare non solo del passato ma anche del presente. Si sono svolte a Civitanova Marche le celebrazioni cittadine per il Giorno della Memoria, aperte dall’intervento di Mirella Paglialunga, vice presidente del Consiglio comunale facente funzioni, che ha invitato la comunità a un impegno attivo contro ogni forma di discriminazione.
“La giornata della memoria deve insegnare a dire mai più – ha affermato – e a sollecitare la nostra presa di posizione, senza indifferenza, contro tutte le discriminazioni ed i crimini del presente, i crimini contro i più deboli, contro le donne, contro i bambini”. Un appello a trasformare il ricordo della Shoah in coscienza civile e responsabilità collettiva.
Paglialunga ha ricordato come la Legge 211 del 2000 istituisca il Giorno della Memoria “affinché la memoria possa impedire la nascita di nuovi totalitarismi e di ulteriori forme di negazione dei diritti dell’uomo”. Educare alla memoria, ha sottolineato, significa “costruire un antidoto ai fascismi”, ricordando che “la Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, si fonda sulla lotta al fascismo e che la Costituzione è un baluardo contro il ritorno di ideologie inumane”.
Nel suo intervento, la vice presidente del Consiglio comunale ha definito l’Olocausto “uno dei più gravi crimini internazionali della storia”, richiamando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La memoria non deve essere solo ricordo del passato, ma deve garantire un impegno per i diritti umani nel presente”. Da qui il riferimento anche agli altri genocidi e agli atti genocidari avvenuti dopo la Shoah, “fino alla drammaticità delle condizioni del popolo di Gaza, dove ad oggi si contano circa 67.000 morti”.
Le celebrazioni hanno avuto inizio nel vicolo della Luna, nell’area dell’ex Ghetto ebraico di Civitanova Alta, con il ritrovo delle autorità civili e militari, per poi proseguire all’Istituto di Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci”, coinvolgendo attivamente il mondo della scuola.
Nel corso della mattinata è intervenuto anche il sindaco Fabrizio Ciarapica, che ha ribadito il valore attuale della memoria: “Ricordare la Shoah significa assumersi una responsabilità morale quotidiana. La memoria non è solo commemorazione, ma impegno concreto a difendere la dignità umana, a contrastare ogni forma di odio, razzismo e discriminazione”. Centrale, secondo il primo cittadino, è il ruolo dell’educazione: “Solo attraverso le giovani generazioni possiamo costruire una società più giusta e capace di riconoscere i segnali dell’intolleranza prima che si trasformino in tragedia”.
Agli studenti si è rivolta direttamente l’assessore ai Servizi socio-educativi Barbara Capponi, ponendo una domanda chiave: “Quale fu il vero potere che rese possibile tanto orrore?”. La risposta, secondo l’assessore, va ricercata nella “cultura del nemico”, una tentazione sempre attuale che porta a demonizzare l’altro. “Se chi rappresenta idee diverse diventa un nemico – ha spiegato – non c’è più limite e tutto diventa possibile”. Da qui l’invito ai ragazzi a una “resistenza culturale quotidiana”, ricordando che “si possono rinnegare le idee, non le persone”.
La giornata si è conclusa con l’intervento della professoressa Clara Ferranti sul tema “Il valore pedagogico della Memoria” e con le riflessioni degli studenti dei diversi istituti scolastici cittadini. Il manifesto del Giorno della Memoria 2026 è stato realizzato dagli studenti dell’Istituto Bonifazi – sezione Grafica e comunicazione, a testimonianza di un percorso che affida alle nuove generazioni il compito di custodire e rinnovare la memoria.
La Civitanovese scivola all’ultimo posto in classifica e il clima torna a farsi pesante. La sconfitta interna contro il Tolentino (LEGGI QUI) pesa sia sul morale sia sulla graduatoria e riporta alla mente scenari che i tifosi speravano di lasciarsi alle spalle dopo il blitz esterno di Matelica. Come se non bastasse, la prossima trasferta di Urbania si preannuncia complicata: saranno infatti assenti per squalifica i titolari D’Ancora e Lorenzoni, oltre al tecnico Daniele Marinelli, tutti fermati dopo la gara contro i cremisi.
Il ko di domenica ha acceso il dibattito anche sul futuro dell’allenatore, finito nel mirino di una parte della tifoseria, soprattutto sui social. In casa rossoblù la dirigenza ha avviato alcune riflessioni, ma al momento non sembrano profilarsi ribaltoni immediati: salvo sorprese, Marinelli resterà alla guida della squadra almeno fino al prossimo impegno di campionato.
A rafforzare questa linea sarebbe stato anche il sostegno del gruppo squadra, che – attraverso alcuni elementi più rappresentativi – avrebbe confermato la propria fiducia nel tecnico. L’impegno, fin qui, non è mai mancato, così come non sono mancati gli interventi sul mercato. Quello che continua a non arrivare è però il cambio di passo auspicato, soprattutto in termini di risultati.
Intanto è ufficiale la separazione con il difensore centrale Matias Cahais, mentre la società resta attiva sul mercato alla ricerca di rinforzi utili per il rush finale della stagione. Resta ora da capire se dalle difficoltà potrà nascere una reazione concreta già dalle prossime uscite. Il tempo per raddrizzare la stagione c’è, ma serviranno risposte immediate dal campo e scelte lucide fuori. La Civitanovese è chiamata a invertire la rotta in fretta, perché la classifica non concede più margini di errore.
(Foto Civitanovese Calcio)
Un traguardo storico che diventa occasione di riflessione collettiva. Nel contesto delle celebrazioni per il cinquantesimo anno di attività, il gruppo scout Agesci "San Severino 1" e la comunità MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) invitano la cittadinanza a un evento di grande spessore educativo. Venerdì prossimo (30 gennaio), alle ore 21, il teatro Italia ospiterà l’incontro dal titolo "Generazioni di felicità".
L’iniziativa, patrocinata dal Comune, si propone di esplorare le potenzialità del metodo scout come strumento pedagogico intramontabile, capace di parlare a giovani e adulti. Per l'occasione, interverranno due relatori di assoluto rilievo nel panorama scoutistico nazionale e internazionale: Gualtiero Zanolini, già membro del Comitato Mondiale dello Scoutismo, affronterà il tema “Perché lo scoutismo è educativo?”, analizzando come il contatto con la natura, il servizio e la vita di gruppo contribuiscano alla formazione di cittadini consapevoli mentre Luca Lanari, referente nazionale per la formazione Masci, interverrà sul tema: "Perché essere scout anche da adulti?", esplorando il senso di appartenenza e le emozioni di chi sceglie di continuare a vivere i valori della Promessa anche nell'età adulta.
Per l’occasione gli scout del gruppo “san Severino 1” condivideranno con famiglie, educatori e cittadini la bellezza di un percorso che da mezzo secolo aiuta tanti giovani settempedani a diventare 'buoni cittadini', con uno sguardo rivolto al futuro". L'ingresso è libero e tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Sabato 31 gennaio, a partire dalle ore 18, presso il ristorante La Locanda Sul Mare di Civitanova (Lungomare Nord) si terrà la presentazione del libro “Che cos’è l’amore?” di Michele Cesari, in un incontro che unisce parole, pensiero e convivialità.
Un contesto ideale per un’opera che esplora l’amore nelle sue molteplici sfaccettature: forza vitale, ferita, legame e rinascita, intrecciando poesia e riflessione filosofica. Durante la presentazione, l’autore accompagnerà il pubblico in un viaggio emotivo e culturale attraverso i versi e i temi del libro, aprendo uno spazio di ascolto e confronto sul sentimento più universale e necessario dell’esistenza.
All’inizio dell’evento porteranno il loro saluto il sindaco Fabrizio Ciarapica e il consigliere comunale Gianluca Crocetti. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio dell'amministrazione comunale.
A conclusione dell’incontro, gli ospiti potranno degustare le prelibatezze preparate dallo chef del ristorante, in un momento di convivialità che coinvolgerà mente, cuore e gusto, accompagnati dalla musica di Ezio Mancini. Un appuntamento che promette di essere più di una semplice presentazione: un incontro tra parole, emozioni e sapori, in riva al mare.
La sconfitta interna della Maceratese contro il Sora (LEGGI QUI) è una di quelle partite che fanno discutere, dividono, lasciano l’amaro in bocca e pongono interrogativi che vanno oltre il semplice risultato. Per trovare un paragone recente con il grande calcio, quanto visto all’Helvia Recina ricorda da vicino il ko della Juventus a Cagliari di qualche settimana fa: dominio territoriale, 80% di possesso palla, 21 tiri verso la porta e una sconfitta per 1-0 sull’unica conclusione in porta dei sardi.
Numeri alla mano, la fotografia del match è impietosa: il Sora ha calciato tre volte verso la porta difesa da Gagliardini, trovando due reti. La Maceratese, al contrario, ha prodotto 21 tiri complessivi, nove dei quali nello specchio, costruendo almeno sei o sette palle gol nitide, ma raccogliendo soltanto un gol. Spesso le statistiche non raccontano tutta la verità di una partita, ma in questo caso aiutano a descrivere un pomeriggio in cui la sorte e la concretezza sotto porta non sono state alleate dei biancorossi.
Dello stesso avviso Edoardo Ruani, capitano in pectore della Rata, intervenuto durante LuneDiretta, la trasmissione dedicata alla Serie D in onda su Tv Centro Marche: «Serviva un po’ più di lucidità e concretezza sotto porta. La prestazione c’è stata, le occasioni pure, ma non le abbiamo sfruttate a differenza loro, che con due occasioni hanno segnato due gol. Quindi bravi loro».
Il momento non è semplice anche dal punto di vista dei risultati: un solo punto conquistato nelle ultime quattro partite. Ma Ruani invita a guardare il quadro complessivo con maggiore equilibrio: «Anche nel girone di andata abbiamo vissuto momenti di difficoltà come questo, ma siamo rimasti uniti e aggrappati alla stessa idea. Le prestazioni c’erano e i risultati no, poi alla lunga siamo usciti. Credo che continuando così ci riprenderemo senza problemi».
Archiviata la sfida con il Sora, la Maceratese riprenderà questo pomeriggio gli allenamenti in vista della trasferta di domenica contro la Sammaurese, gara che assume ora un peso ancora più rilevante. Non solo perché si tratta di una squadra impegnata nella lotta per non retrocedere, ma anche per il momento della stagione. I romagnoli, penultimi con 14 punti, sono però in ripresa, avendo collezionato due vittorie e due pareggi in questo avvio di 2026. I biancorossi dovranno inoltre fare a meno di De Angelis, pedina importante nello scacchiere di Possanzini, fermato per un turno per somma di ammonizioni. Ruani suona la carica: «Sappiamo che è una partita importantissima. Azzeriamo la sconfitta di domenica e ripartiamo, consapevoli che sarà una gara da non sottovalutare. Anche loro avranno grandi motivazioni, giocano in casa su un campo difficile e sono in ripresa. Sarà dura, ma possiamo farcela».
Tornando alla gara con il Sora, il centrocampista biancorosso ha stretto i denti per essere in campo nonostante i quattro punti di sutura alla gamba rimediati nella precedente trasferta di Fossombrone: «Il mister ha fiducia in me e spero di ricambiarla. Sapevo che c’era bisogno visto che era una partita importante e ho fatto di tutto per esserci. Peccato per il risultato».
Inevitabile, infine, il tema dell’allenatore. Dopo il ko con il Sora, mister Possanzini è finito sul banco degli imputati, ma Ruani difende senza esitazioni il proprio tecnico: «In campo andiamo noi. Gli errori sui gol presi e quelli non fatti sono stati nostri. Il mister ci chiede cose difficili ma che sono nelle nostre corde. Le abbiamo fatte bene lo scorso anno e anche quest’anno. Con un po’ più di concentrazione e concretezza, al 99% l’avremmo portata a casa. La colpa è più nostra che del mister».
Ed è qui che il discorso si allarga, andando oltre Macerata e la Serie D. In un periodo in cui, soprattutto in Serie A, si discute ossessivamente di risultati e prestazioni, di “vincere giocando male” o “perdere giocando bene”, del calcio di Fabregas contrapposto a quello di Allegri, la Maceratese offre uno spunto di riflessione. Le prestazioni, quando sono costanti, non sono mai casuali: indicano un percorso. La Rata è una neopromossa, costruita con molti giovani, chiamata a crescere e a imparare anche da giornate come questa. I risultati vanno ritrovati, senza dubbio, ma il campo sta dicendo che la strada intrapresa ha una sua logica. Nel calcio, alla lunga, chi costruisce prima o poi raccoglie: alla Maceratese il compito di trasformare le buone prestazioni in punti, senza perdere fiducia nel percorso intrapreso.
(Foto Francesco Tartari | S.S. Maceratese)
Barbara Foria, attrice napoletana e Woman in Red D.O.P (Pura Denominazione di Origine Partenopea), porta a teatro il diario di una ragazza speciale, ma non unica. Domenica 1° febbraio alle ore 18.00 va in scena al Politeama Franco Moschini Basta un filo di rossetto, one woman show sulla donna 3.0. In questo spettacolo Barbara Foria raccoglie le riflessioni di una cinquantenne pronta a darsi un peso nella società e a fare un bilancio della propria vita, che anche se drammatico “è sempre meglio della bilancia e di darsi un peso”.
Coco Chanel diceva: «Se siete tristi, se avete un problema d’amore, truccatevi, mettetevi il rossetto rosso e attaccate». Così il rossetto diventa simbolo di potere, libertà, allegria e sensualità, un alleato per sentirsi più belle, sicure, pronte a brillare e a lasciare il segno. Basta scegliere la nuance giusta, abbinarla all’occasione, allo stato d’animo ma soprattutto agli sbalzi di umore e di ormoni di una donna di mezza età, quasi sull’orlo di una crisi di nervi, per dare alle giornate un colore diverso. È grazie al rossetto che Barbara Foria vede il mondo meno grigio e più colorato, portando sul palco esilaranti storie di vita vissuta, con tutte le nevrosi e contraddizioni dei nostri tempi.
Che sia rosso, rosa, viola, nude o marrone, che lo si usi per baciare, mangiare, sorridere, urlare o scrivere sullo specchio del bagno, tutte dovrebbero indossare il proprio rossetto preferito ogni mattina e andare alla conquista del mondo.
Barbara Foria è un’artista poliedrica, tra i volti più amati del panorama nazionale. Protagonista di numerose trasmissioni televisive dedicate alla comicità, è anche regina dei teatri italiani della risata. Ha preso parte a diversi programmi per Rai, La7 e Comedy Central, tra cui Tintoria Show, Pirati, Assolo Comicità in tour e Cuore al centro della coppia. È stata uno dei volti di Rai 4 e inviata di spicco dell’irriverente magazine Sugo di Gregorio Paolini.
A teatro ha lavorato per anni al fianco di Rosalia Porcaro nello spettacolo Sessosenzacuore.com, per la regia di Serena Dandini. Il grande successo arriva con il suo primo One Woman Show Sto matrimonio non sa… d’affare!, scritto con Luciano Melchionna e diretto da Marco Simeoli. Nel 2012 entra nel cast di Colorado, conquistando il pubblico con monologhi irriverenti che la consacrano come “la beniamina delle donne”, “la donna in rosso” e “girl power”.
Nonostante i numerosi impegni televisivi, non ha mai abbandonato il teatro, portando in scena spettacoli come Il piacere è tutto mio!, Gli uomini preferiscono le tonte, Love Cost, A qualcuno piace in saldo! fino ai più recenti Volevo una cena romantica… e l’ho pagata io! ed Euforia, entrambi con la regia di Claudio Insegno. Durante la 75ª edizione del Festival di Sanremo è stata inviata speciale de “La Vita in Diretta”.
Biglietti: 30 euro + prevendita, in vendita al Botteghino del Politeama, aperto dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e da tre ore prima di ogni spettacolo, oppure online su www.politeama.org/biglietti.
La stagione artistica del Politeama è organizzata con il patrocinio del Comune di Tolentino e con il contributo di Estra Prometeo, Zurich Antinori Assifin e Gruppo Medico Fisiomed.
Il prossimo appuntamento sarà domenica 15 marzo con Massimo Ghini in Noi Giuda, spettacolo scritto da Angelo Longoni.
Ilaria Gazzella nel 2021 scese in piazza a Macerata per sensibilizzare le persone sul tema della salute mentale (qui la nostra intervista); a distanza di cinque anni dalla sua scomparsa le sue sorelle portano avanti il suo messaggio
Sabato 31 gennaio al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio debutterà, a cura dell’associazione +Artisti APS, il musical "Blu Mare", riduzione teatrale del racconto omonimo, scritto dalla maceratese Giuseppina Gazzella, e dedicato ad Ilaria, che nel 2021 scelse di lasciare un mondo di cui non si sentiva più parte. Qualche tempo prima aveva gridato il suo appello inginocchiandosi in piazza a Macerata, esponendo un cartello con scritto "la salute mentale non è un tabù".
Una presa di posizione netta, che era l’inizio di un progetto che Ilaria avrebbe voluto realizzare, pur non avendone le forze. Dalla sua idea sono nati due progetti distinti, ma collegati, portati avanti dalle sue sorelle, Giuseppina e Ylenia: oltre a “Blu Mare” infatti, esiste il progetto MalaMente, ideato da Ylenia Gazzella, con il supporto attivo e fondamentale del CTR di Macerata.
Tante sono già le iniziative realizzate attraverso MalaMente, con flashmob in diverse città, collaborazioni con associazioni e con l’Università degli Studi di Macerata. Ora queste due realtà si intrecciano, per creare un legame ancora più forte con quello che era il desiderio di Ilaria.
"Blu Mare" racconta quello che c’è dietro ad una diagnosi, la solitudine che può portare alla sofferenza mentale e come delle dinamiche familiari e relazionali sbagliate possano portare una persona a perdersi.
La malattia mentale è spesso invisibile, e per questo ancora più difficile da far comprendere; molti malati e le loro famiglie la vivono con vergogna, o peggio, non la riconoscono. "Blu Mare" vuole sollevare il velo sulle tante dinamiche che possono colpire la mente, in particolare delle persone più sensibili, più fragili.
L’appuntamento è quindi per sabato 31 gennaio, alle ore 21:15, al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio. I biglietti sono in prevendita su vivaticket.com o presso la biglietteria del teatro, aperta il martedì e il venerdì dalle 17 alle 19, o il giorno stesso dello spettacolo dalle ore 19.
Grande successo per il secondo appuntamento della Stagione Teatrale 25/26. Il Sindaco Stefano Burocchi e il Sottosegretario Silvia Luconi celebrano la rinascita culturale del Teatro Comunale di Penna San Giovanni dopo il restauro.
Seconda serata e secondo tutto esaurito per la stagione teatrale di Penna San Giovanni. Dopo l’apertura con Ugo Dighero, ieri sera il pubblico ha riempito di nuovo il Teatro Comunale per "Una giornata qualunque", confermando che il borgo ha voglia di teatro.
In scena Gaia De Laurentiis nei panni di Giulia, una donna fragile e piena di insicurezze che ha saputo strappare risate e riflessioni. Insieme a lei lo straordinario regista Stefano Artissunch e il figlio Lorenzo: a soli 21 anni, talento e naturalezza sul palco che non sono passati inosservati.
È stata una serata dinamica, fatta di ritmi giusti e una scenografia coinvolgente che ha accompagnato il pubblico dall'inizio alla fine.
Ma la serata non si è chiusa col sipario: attori e spettatori si sono ritrovati subito dopo lo spettacolo per scambiarsi sorrisi, impressioni e complimenti, rafforzando quel legame diretto tra teatro e comunità.
Oltre al Sindaco Stefano Burocchi e al Direttore Artistico Carlo Vitale, che hanno omaggiato tutta la produzione Synergie Teatrali con Danila Celani, in platea era presente anche Silvia Luconi, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale. Originaria di Tolentino ma molto legata a Penna San Giovanni, Luconi ha espresso il piacere di rivedere il teatro attivo e ristrutturato: un luogo che smette di essere solo un edificio per tornare a essere, con gioia, il centro della comunità, attraverso progetti culturali concreti e ambiziosi come questa stagione.
Si torna a teatro sabato 7 febbraio per una serata dedicata alla grande musica d’autore.
“Sono un medico di medicina generale, un medico del territorio: un territorio dove vivo, dove ho cresciuto i miei figli”. Inizia così la lettera aperta che Daniele Massaccesi, medico di famiglia a Recanati, ha inviato al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, all’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, al direttore generale dell’Ast 3 di Macerata Alessandro Marini, al sindaco di Recanati Emanuele Pepa e all’assessore comunale alla Sanità Maurizio Paoletti, per richiamare l’attenzione sulle crescenti difficoltà del Servizio sanitario nazionale, in particolare sul fronte della medicina territoriale.
Una riflessione che nasce da un’esperienza lunga decenni: “Dopo decenni di attività professionale, sento il bisogno di condividere una riflessione su ciò che è diventato oggi il Servizio sanitario nazionale e sulle difficoltà sempre più evidenti che esso sta affrontando”. Difficoltà che, sottolinea il medico, non sono più episodiche: “Le criticità che i cittadini incontrano nell’accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie pubbliche sono ormai sotto gli occhi di tutti”.
Tra i fattori che mettono maggiormente sotto pressione il sistema c’è l’invecchiamento della popolazione. “La vita media si è allungata grazie ai progressi della medicina, ma proprio per questo aumenta la richiesta di assistenza sanitaria”, osserva Massaccesi, evidenziando come i servizi disponibili “faticano a stare al passo con le necessità crescenti”.
Uno dei nodi più critici riguarda i Pronto Soccorso, descritti come “costantemente affollati”. “I colleghi che vi lavorano affrontano turni estenuanti e un sovraccarico continuo – scrive – tanto che molti, dopo anni di resistenza, rinunciano all’incarico”. Una situazione che, secondo il medico, è aggravata dal progressivo ridimensionamento del ruolo del medico di medicina generale.
“Fino a qualche anno fa la medicina generale poteva fornire un supporto più diretto – ricorda – era possibile accedere rapidamente agli specialisti ed effettuare esami urgenti come elettrocardiogrammi, ecografie, Tac o risonanze magnetiche. Oggi tutto questo è diventato estremamente difficile”. Anche le richieste contrassegnate come urgenti comportano spesso tempi incompatibili con una diagnosi tempestiva: “Tre giorni, per un elettrocardiogramma o un’ecografia urgente, possono essere un tempo troppo lungo”.
Massaccesi evidenzia come il medico di famiglia non possa più “ricoverare direttamente i pazienti”, dovendo far transitare ogni percorso attraverso il Pronto Soccorso. “Dopo quarant’anni di professione credo che l’esperienza clinica mi consenta almeno di formulare un’ipotesi diagnostica – scrive – ma senza la possibilità di accedere rapidamente agli esami necessari sono costretto a inviare il paziente in un Pronto Soccorso già sovraccarico. Questo non sempre è a vantaggio del paziente”.
Il medico respinge anche l’idea che i medici di base abusino delle richieste urgenti: “L’urgenza è una responsabilità professionale precisa: il medico risponde personalmente delle proprie decisioni”. E aggiunge: “Se vi sono abusi, esistono strumenti per controllarli. Ma l’urgenza, quando è reale, deve essere riconosciuta come tale”.
Nella lettera viene richiamata anche la progressiva riduzione dei servizi sul territorio, con “attività specialistiche limitate” e una radiologia che può contare su “un solo medico e per mezza giornata”, mentre nei festivi la copertura è affidata alla telemedicina. Da qui la domanda diretta: “È davvero impossibile migliorare questa situazione?”.
Tra le proposte avanzate, la rivalutazione del medico di medicina generale come medico di primo intervento territoriale. “Una richiesta di ricovero del medico di famiglia dovrebbe avere lo stesso valore di quella proveniente da un punto di primo intervento ospedaliero”, sottolinea Massaccesi, precisando che “non si tratterebbe di costi aggiuntivi significativi, ma di riconoscere pienamente il ruolo del medico di famiglia”.
Ampio spazio è dedicato anche all’assistenza domiciliare, che a Recanati “funziona ed è una risorsa preziosa”, ma che andrebbe potenziata. “La vera emergenza non nasce solo in Pronto Soccorso: nasce anche nelle case delle persone”, scrive il medico, ricordando come “la stessa malattia abbia un peso diverso se colpisce un giovane o un anziano fragile che vive solo”.
“Ogni volta che ho dovuto proporre un ricovero, non ho mai incontrato un paziente felice di essere ospedalizzato”, conclude Massaccesi. “Tutti chiedono, se possibile, di restare nella propria casa”. Da qui l’appello finale: rafforzare la medicina territoriale e l’integrazione tra ospedale e medico di famiglia significa “investire davvero nella sanità del futuro”.
Dopo 64 anni di lavoro, di racconti davanti allo specchio, di generazioni cresciute su quella sedia, Francesco Pazzelli posa le forbici e va in pensione. Si chiude così una pagina di storia di Caldarola, un punto di riferimento che ha attraversato decenni di cambiamenti, nel mestiere e nella vita del paese.
Pazzelli ha iniziato giovanissimo: era il 1958 quando muoveva i primi passi come apprendista a Caldarola, nella bottega del barbiere Manlio Ravaglioli. Quattro anni dopo, nel 1962, apre la sua prima barbieria in via Roma e nel 1969, alla cessazione dell’attività del suo maestro, si trasferisce in piazza Vittorio Emanuele, sotto il loggiato di Palazzo Pallotta: un luogo diventato simbolo, dove per anni si sono incrociate storie e generazioni intere.
Professionista curioso e sempre attento all’evoluzione del mestiere, Pazzelli ha frequentato l’Anam, l’Accademia Nazionale di Acconciatura Maschile, conseguendo il diploma. Nel 1980 è diventato maestro acconciatore maschile e nel 1984 ha ottenuto l’attestato di riqualificazione professionale.
Ha partecipato a numerosi concorsi di acconciatura maschile e a festival di moda e colore, sia a livello provinciale che regionale, portando passione e competenza anche fuori dai confini caldarolesi. Nel 2013 è arrivato un importante riconoscimento: la medaglia d’oro della Camera di Commercio di Macerata, premio a una carriera fatta di grande dedizione.
La sua storia professionale si intreccia però inevitabilmente con quella di Caldarola, segnata anche da eventi difficili. Il terremoto del 1997 lo costringe a lasciare temporaneamente lo storico negozio sotto le logge e a trasferirsi lungo viale Umberto I. Ma l’11 novembre 2001 riesce a tornare a casa, sotto il loggiato di Palazzo Pallotta. Un ritorno che sembrava definitivo, fino al nuovo sisma del 2016, che lo obbliga a trasferirsi ancora, questa volta in via Martiri di Montalto, nella zona industriale, sede dalla quale oggi arriva la pensione.
Ora Francesco Pazzelli lascia il testimone al futuro, e lo fa con serenità e soddisfazione: l’attività, infatti, sarà rilevata da un giovane. Una notizia che lo rende particolarmente felice, perché il mestiere del barbiere non è solo un lavoro storico: la barbieria è prima di tutto un luogo di incontro, di vita quotidiana.
L’augurio è che chi verrà dopo di lui sappia portare avanti questa attività con la stessa passione di Pazzelli, continuando a raccontare, tra un taglio e l’altro, la storia di Caldarola e delle sue generazioni.
La casa giapponese del lusso porta la sua esperienza ventennale nell'elettrificazione a un nuovo livello con i modelli Plug-in Hybrid, tecnologia che promette fino a 97 chilometri di autonomia completamente elettrica nel ciclo urbano.
I numeri parlano chiaro: oltre 3 milioni di veicoli ibridi Lexus venduti dal 2005 hanno preparato il terreno per questa evoluzione tecnologica che combina il meglio di due mondi.
La svolta arriva con i modelli plug in NX 450h+ e RX 450h+, che introducono una filosofia diversa rispetto ai competitor: quando la batteria si scarica, il sistema non passa semplicemente al motore termico, ma attiva la modalità Full Hybrid di quarta generazione.
Il sistema Plug-in Hybrid Lexus: architettura e componenti della quarta generazione
Il cuore pulsante della tecnologia Plug in Hybrid Lexus si basa su un'architettura sofisticata che integra un motore benzina 2.5 litri a ciclo Atkinson con due motori elettrici sincroni a magneti permanenti.
Il motore elettrico anteriore sviluppa 134 kW (182 CV) con una coppia di 270 Nm, mentre quello posteriore genera 40 kW (54 CV) con 121 Nm, garantendo la trazione integrale AWD senza albero di trasmissione meccanico al retrotreno.
La batteria agli ioni di litio da 18,1 kWh rappresenta il vero salto generazionale: posizionata strategicamente sulla piattaforma TNGA-K, non compromette lo spazio del bagagliaio mantenendo invariata la capacità di carico rispetto alle versioni Full Hybrid.
Il sistema genera una potenza combinata di 227 kW (309 CV) sulla NX 450h+ e 224 kW (304 CV) sulla RX 450h+, gestita attraverso una trasmissione eCVT che ottimizza costantemente il flusso energetico tra i vari componenti.
Modalità di guida e gestione intelligente dell'energia: dall'EV Mode alla ricarica automatica
Ti starai chiedendo come gestire al meglio l'energia disponibile nella tua Plug-in Hybrid Lexus, e la risposta arriva dal selettore a quattro modalità che trasforma ogni viaggio in un'esperienza su misura.
La modalità EV predefinita sfrutta al massimo i 74 km di autonomia elettrica, perfetta per gli spostamenti quotidiani in città dove il silenzio e l'assenza di emissioni fanno davvero la differenza.
Ma il vero genio del sistema sta nella modalità Auto EV/Hybrid, che funziona come un direttore d'orchestra invisibile: monitora costantemente strada, carica e acceleratore per decidere quando usare l'elettrico e quando chiamare in causa il motore termico, sempre con l'obiettivo della massima efficienza.
Ecco dove Lexus si distingue davvero: quando la batteria si scarica, non sei semplicemente "a benzina" come negli altri Plug-in, ma passi alla collaudata modalità Full Hybrid di quarta generazione che continua a recuperare energia attraverso la frenata rigenerativa, mentre la modalità Charge ti permette addirittura di ricaricare attivamente durante i viaggi lunghi.
Autonomia, prestazioni e ricarica: i numeri reali della tecnologia Plug-in Hybrid
Parliamo di numeri concreti, quelli che contano davvero quando devi decidere se questa tecnologia fa per te: la NX 450h+ promette fino a 97 km di autonomia elettrica in città secondo il ciclo WLTP, ma nella vita reale ti aspettano comunque 55-70 km in modalità elettrica a zero emissioni.
Può sembrare poco rispetto alle elettriche pure, ma considera questo: con un caricatore di bordo da 6,6 kW e una wallbox domestica, in sole 2,5 ore mentre dormi l'auto è pronta per altri 70 km silenziosi fino a 135 km/h, più che sufficienti per la maggior parte dei pendolari italiani.
Le prestazioni? Sorprendenti per un sistema così complesso: scatto 0-100 in 6,0-6,3 secondi per la NX (6,5 per la più pesante RX), mentre i consumi reali si attestano su un notevole 4,55 l/100 km come dimostrato nel test indipendente Roma-Forlì.
L'app Lexus Link+ sul tuo smartphone diventa poi il centro di comando per tutto: ti mostra dove ricaricare in tutta Europa con prezzi in tempo reale, ti permette di programmare la ricarica nelle ore più economiche e ti avvisa quando la batteria è pronta.
Vantaggi concreti per il guidatore: dalla guida in modalità elettrica a zero emissioni al risparmio economico
Immagina di entrare in una ZTL durante un blocco del traffico senza preoccupazioni, muovendoti in modalità elettrica a zero emissioni mentre altri restano fermi: questo è solo uno dei vantaggi pratici che la tecnologia Plug-in Hybrid Lexus porta nella vita quotidiana.
La vera forza di questo sistema sta nella sua doppia natura: usi l'elettrico per i tragitti casa-ufficio abbattendo i costi (parliamo di circa 2 euro per 100 km in modalità EV), ma hai sempre la sicurezza del motore termico per quel weekend improvvisato o quella riunione dall'altra parte d'Italia.
A differenza dei Plug-in convenzionali che diventano semplici auto a benzina quando la batteria si scarica, qui entra in gioco la tecnologia Full Hybrid di quarta generazione che Lexus perfeziona dal 2005: continui a recuperare energia, a ridurre consumi e emissioni, mantenendo attivi i benefici dell'elettrificazione.
Il tutto avvolto in un'esperienza premium che solo Lexus sa offrire: silenzio assoluto fino a 135 km/h in elettrico, display da 14 pollici che gestisce tutto con un tocco, volante riscaldato di serie e quel Lexus Safety System+ che ti fa sentire protetto come in una bolla tecnologica, giustificando ogni euro del suo posizionamento luxury.
Dopo vent'anni di leadership nell'ibrido, Lexus dimostra che la transizione energetica non deve essere fatta di rinunce ma di scelte intelligenti. I modelli 450h+ offrono il meglio di due mondi: elettrico per il quotidiano, ibrido per la libertà, sempre con quella qualità costruttiva e quell'attenzione al dettaglio che hanno reso il marchio giapponese sinonimo di affidabilità premium nel mondo dell'elettrificazione.
Porto Recanati si stringe nel dolore per la scomparsa di Ludovico Del Duca, una vita spezzata a soli 29 anni da un male spietato che non gli ha lasciato scampo. Il giovane impiegato si è spento intorno alle 19 di oggi all'ospedale di Torrette di Ancona, dove era ricoverato a seguito del precipitare di una situazione clinica apparsa critica già nelle ultime ore.
Per Ludovico, il destino è stato terribilmente rapido: la diagnosi di una grave malattia era arrivata soltanto un mese fa. In pochissime settimane, quel male lo ha strappato all’affetto della mamma Caterina, del papà Franco e del fratello maggiore Marco, lasciando un vuoto incolmabile in una famiglia già profondamente stimata in tutta la comunità.
Questa perdita colpisce una città già duramente provata da un’altra tragedia avvenuta appena 24 ore prima. Ieri sera, infatti, un malore improvviso dopo cena ha portato via Diego Ruspantini, 47 anni, ex portiere molto conosciuto nel panorama calcistico provinciale per i suoi trascorsi in Serie D con la Monturanese e in Eccellenza. Due lutti ravvicinati che uniscono nel cordoglio l'intera cittadinanza, attonita di fronte a un destino che, in un solo giorno, ha spento due giovani vite.
La blockchain è una delle innovazioni tecnologiche più significative degli ultimi anni, trovando applicazione in diversi settori, incluso quello del gioco d'azzardo online. Questa tecnologia offre un livello di sicurezza e trasparenza che sta cambiando il modo in cui i giochi vengono gestiti e percepiti. Le piattaforme che integrano la blockchain stanno guadagnando la fiducia degli utenti, grazie alla possibilità di verificare autonomamente le transazioni e l'equità dei giochi. Lizaro casino è un esempio di come queste innovazioni possano migliorare l'esperienza di gioco, offrendo una vasta gamma di giochi e opzioni di scommessa. In questo articolo, esploreremo come la blockchain stia influenzando positivamente il settore del gioco d'azzardo online.
La sicurezza nei giochi d'azzardo grazie alla blockchain
La sicurezza è una delle principali preoccupazioni per i giocatori online, e la blockchain offre una soluzione efficace. Grazie alla sua struttura decentralizzata, i dati degli utenti sono protetti da protocolli crittografici avanzati, rendendo difficile qualsiasi tentativo di manomissione. Questo non solo protegge le transazioni finanziarie, ma anche le informazioni personali degli utenti. Molti appassionati trovano in Lizaro casino un punto di riferimento affidabile, grazie a sistemi di protezione orientati alla massima tutela.
La trasparenza è un altro vantaggio significativo della blockchain. Ogni transazione è registrata in modo immutabile su un registro distribuito, accessibile a tutte le parti coinvolte. Questo permette ai giocatori di verificare l'equità dei giochi e la correttezza delle operazioni finanziarie, aumentando la fiducia nel sistema. La blockchain sta quindi contribuendo a creare un ambiente di gioco più sicuro e affidabile.
Esperienza di gioco migliorata per gli utenti
La blockchain sta migliorando l'esperienza di gioco fornendo nuove funzionalità che aumentano l'interazione e l'immersione dei giocatori. I contratti intelligenti, ad esempio, automatizzano pagamenti e premi senza l'intervento umano, riducendo il rischio di errori o frodi. Inoltre, le criptovalute stanno diventando un metodo di pagamento sempre più accettato nei casinò online, offrendo transazioni rapide e anonime.
Le piattaforme di gioco stanno sfruttando queste innovazioni per ottimizzare le operazioni quotidiane. La capacità della blockchain di gestire microtransazioni consente ai casinò di offrire una vasta gamma di giochi con puntate minime flessibili. Questo non solo attira nuovi utenti, ma migliora anche l'engagement dei giocatori esistenti, ridefinendo il panorama del gioco d'azzardo online.
Prospettive future della tecnologia nel gioco d'azzardo
Guardando al futuro, è evidente che la blockchain continuerà a guidare importanti innovazioni nel settore del gioco d'azzardo online. Nuove applicazioni come i giochi decentralizzati porteranno a esperienze ancora più coinvolgenti per gli utenti. Questi sviluppi potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui i giochi vengono progettati e fruibili. In questo contesto, Lizaro casino potrebbe sfruttare tali evoluzioni per proporre funzionalità sempre più rivoluzionarie, alimentate dalla decentralizzazione e dall'innovazione tecnologica.
Inoltre, la continua evoluzione della tecnologia potrebbe vedere l'emergere di piattaforme completamente autonome che operano su protocolli blockchain senza supervisione centrale. Ciò potrebbe portare a costi operativi ridotti per gli operatori e a margini migliori per i giocatori, creando un ecosistema più equo e sostenibile per tutti gli stakeholder coinvolti.
Non si placa la polemica sulla gestione degli ascensori e sul rapporto tra il comune di Macerata e la sua partecipata APM. Nonostante i recenti annunci di investimenti per nuovi impianti, il fronte politico si infiamma a causa della trasparenza sui controlli e della reale situazione dei disservizi.
Il consigliere del Movimento 5 Stelle, Roberto Cherubini, insieme a Strada Comune, ha espresso un giudizio durissimo sulla risposta ricevuta in aula dall'assessora al bilancio e alle società partecipate, Laura Piccioni, accusandola di voler "svuotare di senso il ruolo istituzionale".
Secondo Cherubini, l'amministrazione avrebbe eluso richieste precise su documenti che il Comune ha l'obbligo di verificare per contratto. "Di fronte a un’interrogazione puntuale, dettagliata e fondata su obblighi contrattuali precisi, l'assessora Piccioni ha scelto la strada peggiore: non rispondere", attacca il consigliere.
Il nodo riguarda la documentazione tecnica e gestionale che l'APM dovrebbe fornire all'Ente: "L’interrogazione presentata dai consiglieri del Movimento 5 Stelle e Strada Comune non chiedeva opinioni, ma risultanze su documenti formali obbligatori: il Piano degli investimenti previsto dal contratto APM; i report economico–gestionali e tecnico–qualitativi; i dati sui fuori servizio degli ascensori; gli atti di vigilanza e controllo del Comune. Tutti obblighi di cui chiedere giustificativi perché previsti dal contratto di servizio. Tutti ignorati nella risposta dell'assessora Piccioni".
A suscitare particolare indignazione nelle opposizioni è stata la ricostruzione dello stato degli impianti fatta dall'assessorato. Cherubini definisce grave la "negazione della realtà" riguardo ai guasti degli ultimi anni: "Piccioni ha affermato che non ci sarebbero state, dal 2020 ad oggi, segnalazioni di disservizi e problematiche relativi all’impiantistica presente nei parcheggi gestiti da Apm. Un’affermazione che stride clamorosamente con le segnalazioni dei cittadini, con gli articoli di stampa, con le comunicazioni informali degli stessi assessori di maggioranza e con l’esperienza quotidiana di chi quei parcheggi li usa davvero".
Per il Movimento 5 Stelle, non si tratta solo di un problema tecnico, ma di un danno alle categorie più deboli: "Qui non siamo di fronte a una semplice inefficienza amministrativa. Siamo davanti a una rimozione strumentale del problema, che colpisce direttamente le persone più fragili: anziani, disabili, famiglie con passeggini, cittadini che per accedere al centro storico dipendono dagli ascensori pubblici. Negare i disservizi significa negare un diritto".
L'affondo finale riguarda la funzione stessa dell'assessorato alle partecipate e la capacità del Comune di vigilare sull'operato della società di servizi. "La domanda allora è semplice: il Comune di Macerata controlla davvero APM o ha smesso di farlo? Perché se degli adempimenti obbligatori non si ha traccia, siamo davanti a gravi inadempienze. Se viceversa si sono onorati impegni contrattuali con le modalità previste ma di questi non vi è formale traccia, siamo davanti a un problema di chiara mancanza di trasparenza democratica".
Cherubini conclude ribadendo che la responsabilità è politica e amministrativa: "I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono ascensori funzionanti, informazioni affidabili, rispetto dei contratti e verità. Rispondere 'desumete' non è solo insufficiente. È irrispettoso. Ed è il segno di un’Amministrazione che, davanti ai problemi reali, preferisce voltarsi dall’altra parte".
Nel cuore dell'inverno, quando il borgo sembra cullato dal silenzio della storia, Urbisaglia si prepara a sprigionare un’energia vibrante e inaspettata. Domenica 8 febbraio segna il ritorno del "Carnevale delle Antiche Rovine", una seconda edizione che promette di essere molto più di una semplice sfilata: un vero e proprio rito di rinascita collettiva, dove il tempo si ferma per lasciare spazio alla meraviglia.
Il viaggio dell'allegria inizierà alle 14:30 in un luogo dall'alto valore simbolico, Piazza Minerva. Qui, all'ombra della Casa di Riposo locale, la festa troverà la sua ispirazione più autentica. Partire dinanzi a questa struttura significa abbracciare le radici e gli anziani del borgo, rendendoli testimoni e protagonisti di un Carnevale che non esclude nessuno. È un segnale forte di una festa capace di unire la saggezza del passato alla spensieratezza del futuro.
Mentre il corteo di circa venti carri e gruppi mascherati - provenienti da Urbisaglia, Colmurano, Loro Piceno e Ripe San Ginesio - inizierà a colorare le strade, l'atmosfera si farà elettrica. La creatività delle scuole e delle associazioni locali esploderà in un mosaico di maschere artigianali che sfileranno fino a raggiungere Piazza Garibaldi, dove dalle 14:00 saranno attivi stand di street food e beverage. Tra il mistero di un presentatore a sorpresa e il ritmo di Dj Lenny, la piazza si trasformerà in un palcoscenico dove l'attesa per la premiazione finale si mescolerà alla voglia di ballare.
L’evento nasce dall’intraprendenza di Tiziano Scagnoli del Ristorante "Le Tre Spighe Pizza & Co." e dall’operosità dell’Associazione "Urbisaglia 62010". Lo stesso Scagnoli sottolinea il valore dell’iniziativa: "Dopo 14 anni, Urbisaglia per me è diventata casa. Il Carnevale nasce dal desiderio di restituire energia e senso di appartenenza a questo borgo. Partiremo davanti alla Casa di Riposo per onorare il passato: è un passo concreto per far crescere il paese guardando al futuro con responsabilità e inclusività". Una visione condivisa dall'Associazione Urbisaglia 62010, che definisce l'evento come "uno spazio d’incontro autentico costruito con scuole, famiglie e associazioni per rimettere in circolo relazioni attraverso i colori".
A dare un senso profondo a questa giornata è il primo cittadino, Riccardo Natalini, che lancia un invito che suona come un manifesto di libertà: "Chi rinuncia a giocare, chi resta chiuso nella propria rigidità, perde l’occasione d’oro di rasserenarsi davvero. In un’epoca che ci vuole sempre seri e produttivi, il Carnevale è l'unico spazio in cui possiamo abbassare le difese e ritrovare quella leggerezza che ci salva l'anima. Chi non partecipa rimane ancorato alle proprie preoccupazioni; chi sceglie di sognare con noi impara di nuovo a respirare".
Culturae Lab srl, gestore dell'Incubatore di start-up innovative con sede a Servigliano, avvia una selezione pubblica per titoli e colloquio finalizzata all'individuazione di 2 figure professionali da inserire nel proprio team. Cerchiamo persone capaci, proattive e orientate all'innovazione, pronte a contribuire alla crescita dell’ecosistema imprenditoriale locale, a intercettare talenti e idee e a rafforzare il ruolo di Culturae Lab come hub di riferimento per start-up, creativi e imprese.
Il ruolo
Le risorse selezionate, con la qualifica di Animatore territoriale e gestore delle attività di incubazione, collaboreranno con la Direzione dell’incubatore nelle seguenti attività: progettazione e realizzazione di azioni di animazione territoriale; organizzazione di eventi, workshop e incontri divulgativi; scouting di idee imprenditoriali e start-up innovative; accoglienza e prima valutazione dei team interessati all’incubazione; supporto operativo alle attività quotidiane dell’incubatore; collaborazione alle attività di comunicazione (online e offline); redazione di report periodici.
Durata e sede
L’incarico ha durata di 12 mesi, con possibilità di proroga. Le attività si svolgeranno prevalentemente in presenza, presso la sede di Culturae Lab e nei luoghi interessati dalle iniziative sul territorio.
Requisiti
Possono candidarsi persone in possesso di: cittadinanza italiana o UE; laurea triennale o magistrale (ambiti economici, giuridici, sociali, comunicazione, innovazione o affini). Costituisce titolo preferenziale esperienza, anche non continuativa, in: incubatori/acceleratori e start- up; imprenditoria innovativa; progettazione territoriale o culturale; comunicazione e strumenti digitali. Completano il profilo: autonomia e responsabilità, capacità di lavorare in team, networking e public speaking, orientamento ai risultati.
Contratto e trattamento economico
Contratto di lavoro subordinato a tempo determinato (12 mesi, prorogabile). Inquadramento: CCNL Commercio/Servizi o altro CCNL coerente. Livello: impiegato medio, con incentivi legati ai risultati conseguiti (definiti in base all’esperienza).
Candidatura
La candidatura deve includere: curriculum vitae (formato europeo, firmato); lettera motivazionale; copia di documento di identità. La documentazione dovrà pervenire entro le ore 24:00 del 12 febbraio 2026 esclusivamente via email a: culturaelab@gmail.com. La selezione avverrà tramite valutazione dei curricula ed eventuale colloquio conoscitivo- motivazionale. I dati personali saranno trattati ai sensi del Regolamento UE 679/2016.
Storico successo per l’Hockey Potenza Picena, che si laurea campione d’Italia Indoor 2025/26 nella categoria Ragazzi al termine delle finali nazionali disputate il 24 e 25 gennaio a Castello d’Agogna.
Il titolo è arrivato al termine di una finale emozionante e combattutissima contro la Scuola Hockey Inder Singh di Bra. Dopo il 3-3 maturato nei tempi regolamentari, la sfida si è decisa ai rigori, dove i marchigiani sono stati impeccabili: decisive le reti di Romoli e Fermanelli, che hanno fissato il punteggio sul 5-4 finale, regalando il tricolore al sodalizio potentino.
Nel corso del torneo entrambe le squadre avevano dimostrato grande solidità, chiudendo a punteggio pieno la fase a gironi del sabato e conquistando poi la finale grazie alle vittorie nelle semifinali della domenica mattina.
Nella finale per il terzo posto, successo del Riva, che ha superato l’Adige per 4-2, conquistando la medaglia di bronzo. Quinto posto per il PGS Don Bosco, mentre l’HC Savona ha chiuso al sesto posto nazionale.
Per l’Hockey Potenza Picena si tratta di una conferma ai massimi livelli giovanili: il club marchigiano aveva infatti già conquistato il titolo Under 16 Maschile nella scorsa stagione, a testimonianza di un progetto sportivo solido e vincente.
Un Trodica solido, maturo e spietato quanto basta continua la sua rincorsa al vertice. Al “San Francesco” i biancocelesti superano 1-0 il Montegranaro grazie al sigillo del “condor” Cognini e accorciano a -2 sulla capolista Fermana, fermata sull’1-1 dall’Osimana al Diana. Dopo lo 0-0 nello scontro diretto della scorsa giornata, la corsa al primo posto si fa sempre più avvincente. È un turno che ridisegna la parte alta della classifica: Fermana resta in testa a quota 35, ma Trodica e K Sport Montecchio Gallo si portano a ridosso, entrambe a 33 punti. Proprio il Montecchio lancia un segnale fortissimo travolgendo 6-0 l’Urbino in trasferta.
Decisivo contro il Montegranaro il ritorno al gol di Luca Cognini, autore di una prova di grande spessore, in una partita interpretata dal Trodica con intensità e ferocia nel primo tempo e con intelligenza nella ripresa. Ancora una volta, a fare la differenza è stata la compattezza di squadra e una fase difensiva impeccabile, capace di blindare la porta per il settimo risultato utile consecutivo.
Soddisfatto ma con i piedi ben piantati a terra mister Roberto Buratti nel post gara: «Oggi era importante vincere. Gli altri risultati? Noi dobbiamo fare il nostro cammino. Faccio i complimenti ai ragazzi, su tutti a Tardini: un 2008 alla seconda partita ha giocato da veterano servendo anche un assist. Sono contentissimo per il ritorno al gol di Cognini, che ha fatto una grossa partita, così come tutti gli altri. Hanno interpretato la gara come volevo: mentalità e ferocia nel primo tempo, gestione nella ripresa».
Il tecnico biancoceleste sottolinea la crescita del gruppo: «Stiamo diventando squadra e abbiamo imparato a soffrire. Questo è il girone di ritorno: vittorie di misura soffrendo tutti insieme. La difesa non ha subito gol e queste sono le vittorie che mi piacciono».
Nonostante le assenze, la rosa risponde presente: «Ho la fortuna di avere quattro centrali difensivi che sono quattro titolari. L’assenza di Passalacqua non si è sentita perché Tomassini ha fatto una partita da 7,5. Domenica mancherà Ciaramitaro, ma abbiamo una rosa lunghissima. Devo essere bravo io a gestirla».
Infine, lo sguardo è già rivolto ai prossimi impegni: «La strada è quella giusta, ma non abbiamo fatto assolutamente nulla. Ci aspetta una partita difficilissima a Tolentino e poi lo scontro diretto col Montecchio. Ce la godiamo, ma subito testa al Tolentino: all’andata abbiamo perso in casa. Massima umiltà, lavoro e speriamo di toglierci parecchie soddisfazioni».
Il Trodica ha scelto di investire in maniera significativa sul mercato, costruendo una squadra ambiziosa e profonda. Un investimento importante, che sta producendo risultati concreti sul campo. Essere in corsa ai vertici da neopromossa resta qualcosa di tutt’altro che scontato e riuscire a vincere il campionato sarebbe, al di là di tutto, una grande impresa. Per questo l’ambiente continua a muoversi tra equilibrio e ambizione. La squadra pensa al lavoro quotidiano, mentre sugli spalti le Teste Matte vogliono continuare a sognare.
(Foto Marcello Valentini)
Il simbolo di Tolentino si ferma per lavori di riqualificazione. Proseguono in questi giorni le operazioni di allestimento del cantiere per la ristrutturazione del Palazzo comunale. Nell’ambito degli interventi programmati, martedì 27 e mercoledì 28 gennaio verrà spostata la centralina che regola il funzionamento dell’orologio della torre civica di piazza della Libertà, come comunicato in una nota del Comune.
Durante le due giornate necessarie al trasferimento dell’apparecchiatura all’interno della torre, l’orologio potrà registrare temporanei arresti o malfunzionamenti. Al termine delle operazioni tecniche, il sistema sarà nuovamente regolato e tutti i quadranti torneranno a funzionare regolarmente.
L’Amministrazione comunale si scusa per gli eventuali disagi arrecati alla cittadinanza, precisando che si tratta di interventi necessari e funzionali ai lavori di riqualificazione dell’edificio comunale, finalizzati a garantire maggiore sicurezza e tutela di uno dei luoghi simbolo della città.